venerdì 4 dicembre 2009

Il Mezzogiorno e quelle (troppe) sfide perdute



Di Tullio Toscano

Può dirsi che da 50 anni a questa parte (per non andare ancora indietro nel tempo), non ci sia stato governo che non abbia riservato un paragrafo del suo programma al Mezzogiorno. La differenza sta solo nella quantità dei mezzi stanziati e nei risultati effettivamente raggiunti.Si cominciò con il Trattato di Roma del 1957, quando i governi del tempo si premurarono di allegarvi un “Protocollo”, che consentiva al nostro Paese di attuare un programma diretto a colmare, entro un decennio, lo storico divario tra il Nord e il Sud della Penisola.
Stando al protocollo, in sostanza, dopo il 1967 (scadenza del decennio) nessuno avrebbe più parlato o sentito parlare di “questione meridionale”, e sarebbe stato così chiuso un capitolo che tanto aveva appassionato meridionalisti del calibro di Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Francesco Nitti e altri.Purtroppo, siamo ormai approdati nell’anno di grazia 2009, ma la storica “questione” continua ad angustiare i nostri governanti, che progettano ora l’istituzione d’una “Banca del Sud”, come se al Sud il credito sia mancato e non sia stato invece distribuito con disinvoltura a ogni richiedente.
La storia di diversi istituti bancari meridionali è lì a dimostrarlo. A questo punto una domanda si pone. Se il problema non è quello delle risorse - sempre al centro sinora dei dibattiti meridionalistici - quali altre vie bisogna battere per avere qualche possibilità di successo?Secondo noi ciò che è mancato in questo “affare” è il buon uso del denaro affluito al Sud, da parte delle autorità e degli enti responsabili della relativa gestione. È per tale ragione che noi condividiamo l’opinione di coloro che, in questi giorni, hanno avanzato riserve sul progetto della Banca del Sud, disgiunto dal fermo proposito d’un miglioramento delle istituzioni e di tutti i servizi pubblici essenziali, notoriamente inefficienti e, non di rado, condizionati da inframmettenze criminali.
Se si riuscirà a risolvere questo particolare e annoso problema anche il Sud riprenderà quota, per avvicinarsi alle più progredite regioni del Nord, e vincere così la sfida lanciata mezzo secolo anni fa. Diciamo solo “avvicinarsi”, perchè il Mezzogiorno non può mai vincere il vantaggio di cui gode il Nord per la sua prossimità alla grande area economica dell’Europa continentale.

Fonte:
Avanti


Segnalazione ASDS

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Di Tullio Toscano

Può dirsi che da 50 anni a questa parte (per non andare ancora indietro nel tempo), non ci sia stato governo che non abbia riservato un paragrafo del suo programma al Mezzogiorno. La differenza sta solo nella quantità dei mezzi stanziati e nei risultati effettivamente raggiunti.Si cominciò con il Trattato di Roma del 1957, quando i governi del tempo si premurarono di allegarvi un “Protocollo”, che consentiva al nostro Paese di attuare un programma diretto a colmare, entro un decennio, lo storico divario tra il Nord e il Sud della Penisola.
Stando al protocollo, in sostanza, dopo il 1967 (scadenza del decennio) nessuno avrebbe più parlato o sentito parlare di “questione meridionale”, e sarebbe stato così chiuso un capitolo che tanto aveva appassionato meridionalisti del calibro di Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Francesco Nitti e altri.Purtroppo, siamo ormai approdati nell’anno di grazia 2009, ma la storica “questione” continua ad angustiare i nostri governanti, che progettano ora l’istituzione d’una “Banca del Sud”, come se al Sud il credito sia mancato e non sia stato invece distribuito con disinvoltura a ogni richiedente.
La storia di diversi istituti bancari meridionali è lì a dimostrarlo. A questo punto una domanda si pone. Se il problema non è quello delle risorse - sempre al centro sinora dei dibattiti meridionalistici - quali altre vie bisogna battere per avere qualche possibilità di successo?Secondo noi ciò che è mancato in questo “affare” è il buon uso del denaro affluito al Sud, da parte delle autorità e degli enti responsabili della relativa gestione. È per tale ragione che noi condividiamo l’opinione di coloro che, in questi giorni, hanno avanzato riserve sul progetto della Banca del Sud, disgiunto dal fermo proposito d’un miglioramento delle istituzioni e di tutti i servizi pubblici essenziali, notoriamente inefficienti e, non di rado, condizionati da inframmettenze criminali.
Se si riuscirà a risolvere questo particolare e annoso problema anche il Sud riprenderà quota, per avvicinarsi alle più progredite regioni del Nord, e vincere così la sfida lanciata mezzo secolo anni fa. Diciamo solo “avvicinarsi”, perchè il Mezzogiorno non può mai vincere il vantaggio di cui gode il Nord per la sua prossimità alla grande area economica dell’Europa continentale.

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