martedì 28 luglio 2009

Milano: non salga lo straniero!




Di Sherif El Sebaie






Alcuni giorni fa, il Tribunale del lavoro di Milano ha accolto il ricorso del 19enne marocchino Mohamed Hailoua, regolare e diplomato in Italia, che lamentava di non poter essere assunto dall’Atm (Azienda di trasporti milanesi) a causa di un regio decreto del 1931 (e cioè un decreto fascista) che prevede la cittadinanza italiana o europea per lavorare nel trasporto pubblico . Il collegio presieduto dal giudice Chiarina Sala ha dichiarato il “carattere discriminatorio” del comportamento dell’azienda, ordinando ad Atm “la rimozione della richiesta della cittadinanza tra i requisiti di selezione delle offerte di lavoro e delle proposte di assunzione, in moduli cartacei o telematici” in quanto la permanenza del requisito di una determinata cittadinanza, ai fini dell’assunzione, “verrebbe ad assumere i connotati di una disparità di trattamento in senso diseguale e più svantaggioso per il non cittadino”. Un ragionamento cristallino, direi. Ma in Italia - quando si parla dei "diritti" degli immigrati (e solo di quelli) - tutto diventa di colpo molto torbido e, per usare le parole di un politicante milanese, "poco chiaro".


Lo sa bene Hailoua che per avere ragione, ha dovuto presentare un reclamo dopo che era stato respinto un suo primo ricorso. E perché mai? Perché gli avvocati dell'azienda hanno avuto la faccia di tolla necessaria per affermare che: "Il servizio di pubblico trasporto involge delicati aspetti di sicurezza pubblica, ed è particolarmente esposto, ad esempio, a rischi di attentati. È proprio di questi giorni la notizia, apparsa sulle maggiori testate giornalistiche, che cinque terroristi magrebini avrebbero organizzato un attentato nella metropolitana milanese che avrebbe dovuto realizzarsi prima delle elezioni del 2006". E ancora: "Il legame personale del cittadino allo Stato dà maggiori garanzie in relazione alla sicurezza e incolumità pubblica". In altre parole il giovane marocchino sarebbe un potenziale terrorista. E non conta che il posto di lavoro in questione non sia quello del conducente. "Un'analoga delicatezza deve rinvenirsi, altresì, nell'attività di chi opera manutenzione dei mezzi, o di chi svolge, su di essi, comunque attività di tipo tecnico". Potenziale sabotatore, quindi.

Sorge spontanea una domanda: per quale motivo un aspirante terrorista dovrebbe prendersi la briga di farsi assumere dall'Atm per sabotare un pullman, quando - molto più facilmente - può salirci sopra (e senza pagare il biglietto) con uno zainetto imbottito di tritolo? Eppure questo elementare buonsenso viene a mancare, quando - sacrilegio! -ci si trova davanti ad un giovane immigrato che chiede solo di poter essere autorizzato a presentare il proprio curriculum. Trovo molto originale anche la trovata di portare ritagli di giornale a supporto delle proprie tesi in un processo simile. Anche perché i giornali italiani (come la televisione e la radio, del resto), su questi argomenti danno libero sfogo alla fantasia, abbattendo ogni freno inibitore. Sono molto curioso anche di sapere che fine hanno fatto i potenziali attentatori del 2006. Perché è davvero singolare che ogni tot mesi saltino fuori incredibili piani per sabotare la metropolitana di Milano e distruggere la Basilica di San Petronio a Bologna (evidentemente i terroristi islamici del Bel paese hanno poca fantasia: prendono di mira sempre gli stessi obiettivi anche a costo di essere puntualmente beccati), con tanto di arresti ecc e poi non se ne sa più nulla. Sono stati condannati, incarcerati, espulsi oppure - verosimilmente - assolti e rilasciati? Non sarebbe la prima volta, d'altronde, che viene fuori che dei poveracci sono stati incastrati per far fare carriera a qualcuno.

Quello di Hailoua è un esempio che tutti gli immigrati dovrebbero seguire. Cause, ricorsi e anche scioperi e manifestazioni dovrebbero essere strumenti di lotta quotidiana. Bisogna abbattere dall'interno questo sistema che riconosce solo doveri e niente diritti (non saprei definire diversamente un paese che incassa tasse, forza lavoro ecc senza dare in cambio almeno la possibilità di concorrere per un posto che - a detta dell'Atm stessa - non vogliono nemmeno gli italiani). Qualcuno ha avuto la faccia da bronzo necessaria per definire il ricorso di Hailoua "senzazionalistico", "creato ad arte", "studiato a tavolino", "strumentalizzato"ed "ambiguo" solo perché Hailoua ha fatto la causa senza presentare prima il curriculum. Anche qui, evidentemente, è venuto a mancare il buonsenso italiota. Ma, dico io, se leggo su un annuncio o un concorso che non mi posso presentare al tal lavoro perché è necessaria la cittadinanza, perché mai dovrei prima presentare la domanda, aspettare l'esclusione e quindi fare ricorso? Mi sembra molto più logico ed immediato fare causa per rimuovere l'ostacolo che condannerà comunque la domanda all'esclusione. Matteo Salvini, invece, europarlamentare della Lega ha commentato la sentenza dicendo che era addirittura "aberrante". "È arrivata l’ora che questi giudici si trasferiscano in Marocco, dove potranno assaporare le virtù del sistema giudiziario marocchino". Ecco: l'Europdeputato che ha proposto carrozze per i milanesi (e cioè per gli immigrati) non cerca pubblicità. Sta solo incentivando il turismo marocchino. Ogni commento è superfluo. Anche perché sono sicuro che, fra pochi anni, il posto di Salvini sarà saldamente occupato da un marocchino di seconda generazione.

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Di Sherif El Sebaie






Alcuni giorni fa, il Tribunale del lavoro di Milano ha accolto il ricorso del 19enne marocchino Mohamed Hailoua, regolare e diplomato in Italia, che lamentava di non poter essere assunto dall’Atm (Azienda di trasporti milanesi) a causa di un regio decreto del 1931 (e cioè un decreto fascista) che prevede la cittadinanza italiana o europea per lavorare nel trasporto pubblico . Il collegio presieduto dal giudice Chiarina Sala ha dichiarato il “carattere discriminatorio” del comportamento dell’azienda, ordinando ad Atm “la rimozione della richiesta della cittadinanza tra i requisiti di selezione delle offerte di lavoro e delle proposte di assunzione, in moduli cartacei o telematici” in quanto la permanenza del requisito di una determinata cittadinanza, ai fini dell’assunzione, “verrebbe ad assumere i connotati di una disparità di trattamento in senso diseguale e più svantaggioso per il non cittadino”. Un ragionamento cristallino, direi. Ma in Italia - quando si parla dei "diritti" degli immigrati (e solo di quelli) - tutto diventa di colpo molto torbido e, per usare le parole di un politicante milanese, "poco chiaro".


Lo sa bene Hailoua che per avere ragione, ha dovuto presentare un reclamo dopo che era stato respinto un suo primo ricorso. E perché mai? Perché gli avvocati dell'azienda hanno avuto la faccia di tolla necessaria per affermare che: "Il servizio di pubblico trasporto involge delicati aspetti di sicurezza pubblica, ed è particolarmente esposto, ad esempio, a rischi di attentati. È proprio di questi giorni la notizia, apparsa sulle maggiori testate giornalistiche, che cinque terroristi magrebini avrebbero organizzato un attentato nella metropolitana milanese che avrebbe dovuto realizzarsi prima delle elezioni del 2006". E ancora: "Il legame personale del cittadino allo Stato dà maggiori garanzie in relazione alla sicurezza e incolumità pubblica". In altre parole il giovane marocchino sarebbe un potenziale terrorista. E non conta che il posto di lavoro in questione non sia quello del conducente. "Un'analoga delicatezza deve rinvenirsi, altresì, nell'attività di chi opera manutenzione dei mezzi, o di chi svolge, su di essi, comunque attività di tipo tecnico". Potenziale sabotatore, quindi.

Sorge spontanea una domanda: per quale motivo un aspirante terrorista dovrebbe prendersi la briga di farsi assumere dall'Atm per sabotare un pullman, quando - molto più facilmente - può salirci sopra (e senza pagare il biglietto) con uno zainetto imbottito di tritolo? Eppure questo elementare buonsenso viene a mancare, quando - sacrilegio! -ci si trova davanti ad un giovane immigrato che chiede solo di poter essere autorizzato a presentare il proprio curriculum. Trovo molto originale anche la trovata di portare ritagli di giornale a supporto delle proprie tesi in un processo simile. Anche perché i giornali italiani (come la televisione e la radio, del resto), su questi argomenti danno libero sfogo alla fantasia, abbattendo ogni freno inibitore. Sono molto curioso anche di sapere che fine hanno fatto i potenziali attentatori del 2006. Perché è davvero singolare che ogni tot mesi saltino fuori incredibili piani per sabotare la metropolitana di Milano e distruggere la Basilica di San Petronio a Bologna (evidentemente i terroristi islamici del Bel paese hanno poca fantasia: prendono di mira sempre gli stessi obiettivi anche a costo di essere puntualmente beccati), con tanto di arresti ecc e poi non se ne sa più nulla. Sono stati condannati, incarcerati, espulsi oppure - verosimilmente - assolti e rilasciati? Non sarebbe la prima volta, d'altronde, che viene fuori che dei poveracci sono stati incastrati per far fare carriera a qualcuno.

Quello di Hailoua è un esempio che tutti gli immigrati dovrebbero seguire. Cause, ricorsi e anche scioperi e manifestazioni dovrebbero essere strumenti di lotta quotidiana. Bisogna abbattere dall'interno questo sistema che riconosce solo doveri e niente diritti (non saprei definire diversamente un paese che incassa tasse, forza lavoro ecc senza dare in cambio almeno la possibilità di concorrere per un posto che - a detta dell'Atm stessa - non vogliono nemmeno gli italiani). Qualcuno ha avuto la faccia da bronzo necessaria per definire il ricorso di Hailoua "senzazionalistico", "creato ad arte", "studiato a tavolino", "strumentalizzato"ed "ambiguo" solo perché Hailoua ha fatto la causa senza presentare prima il curriculum. Anche qui, evidentemente, è venuto a mancare il buonsenso italiota. Ma, dico io, se leggo su un annuncio o un concorso che non mi posso presentare al tal lavoro perché è necessaria la cittadinanza, perché mai dovrei prima presentare la domanda, aspettare l'esclusione e quindi fare ricorso? Mi sembra molto più logico ed immediato fare causa per rimuovere l'ostacolo che condannerà comunque la domanda all'esclusione. Matteo Salvini, invece, europarlamentare della Lega ha commentato la sentenza dicendo che era addirittura "aberrante". "È arrivata l’ora che questi giudici si trasferiscano in Marocco, dove potranno assaporare le virtù del sistema giudiziario marocchino". Ecco: l'Europdeputato che ha proposto carrozze per i milanesi (e cioè per gli immigrati) non cerca pubblicità. Sta solo incentivando il turismo marocchino. Ogni commento è superfluo. Anche perché sono sicuro che, fra pochi anni, il posto di Salvini sarà saldamente occupato da un marocchino di seconda generazione.

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