domenica 21 giugno 2009

Berlusconi? Va in bestia perchè la parte sana del Paese vuole la verità


Di Ugo Dinello



La verità è che è in ritardo. Si è accorto che la parte sana del Paese vuole capire quello che succede e questo lo fa andare in bestia".
Felice Casson di indagini ha lunga esperienza. Ex magistrato inquirente, titolare di inchieste antimafia, antiterrorismo e di indagini territoriali e internazionali complesse, è ora membro della commissione Giustizia del Senato. E non scorda una cosa: che il cosiddetto "Disegno di legge anti intercettazioni" il titolo dato alla manovra con cui in realtà viene bloccata gran parte dell'attività della magistratura e la maggior parte delle notizie di stampa giudiziaria, era al secondo punto del famoso programma elettorale presentato dall'attuale presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica, Silvio Berlusconi. Al secondo posto quando, ad esempio, il tanto pubblicizzato "Piano per la sicurezza" era solo al quinto.

E non può dimenticare, essendo sotto gli occhi di tutti, la rabbia con cui il capo del centrodestra ha fatto approvare in tempi record un testo blindato alla Camera sul divieto di usare le intercettazioni contro la criminalità e sul divieto ai giornalisti di scrivere delle inchieste. Il tutto mentre, negli ultimi giorni prima della definitiva approvazione del disegno di legge, emergono particolari inquietanti sui comportamenti privati di un personaggio pubblico. Comportamenti che non possono esulare, come annotato anche da buona parte del settore moderato dell'opinione pubblica, da un giudizio politico.
Il piano qual è?
"Un problema a due sezioni che fa capire molto - spiega Casson - da una parte lo stop a determinate inchieste che lo riguardano, stop attuato con i divieti di indagine e lo scorporo della polizia giudiziaria. Dall'altro il divieto ai cittadini di essere informati su quanto avviene nella Repubblica. Evidentemente siamo di fronte alla precisa volontà di agire al di fuori delle regole democratiche, dato che il controllo, in una democrazia occidentale, avviene tramite due pilastri: chi fa le indagini e chi ne informa i cittadini".

Quindi un piano che, seppure in ritardo, nasce da lontano?
"Sì, il piano prevede che stampa e magistratura siano controllati. In realtà quello che stupisce è la mancanza di una novità: da sempre, con il controllo delle televisioni e della stampa, e con il massiccio tiro al bersaglio contro la magistratura, questo piano va avanti tra gli applausi. Ora però arriva l'intoppo quando ha capito di essere in ritardo. Perché nel frattempo delle indagini e la relativa informazione ai cittadini, sono andate avanti con le ultime boccate di ossigeno prima del black out finale sull'informazione. Black out che avverrà quando il disegno Alfano-Berlusconi diventerà legge".

La reazione del presidente del Consiglio è stata spaventosa, certamente fuori dai canali e modi istituzionali. Può essere letta come una conferma?
"Sì, la reazione rabbiosa conferma i sospetti. E' un quadro d'insieme abbastanza comune, senza dubbio di basso livello ma che è supportato da un'organizzazione mediatica che non ha precedenti nella storia delle democrazie occidentali. Un potere di proaganda estremo che gli permette di continuare un disegno molto semplice: poter essere al di sopra delle regole e dei controlli. Quando lui può affermare: "Non me ne andrò dalla politica senza aver scorporato le carriere dei magistrati (cioè senza aver messo i pubblici ministeri sotto controllo politico) e regolato la stampa", magari comprando, facendo pressione o vietando, si capisce che sta perseguendo un disegno che parte da lontano".

Tanti lacciuoli che corrono a formare un'unica catena?
"Esatto. Quindi massima attenzione proprio ora, perché la tattica di questa presa di potere è diversificata, ma la strategia è unica. Togliere libertà di difesa e informazione agli Italiani per permettere a Silvio Berlusconi di poter fare ciò che vuole".



Fonte:
Articolo21
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Di Ugo Dinello



La verità è che è in ritardo. Si è accorto che la parte sana del Paese vuole capire quello che succede e questo lo fa andare in bestia".
Felice Casson di indagini ha lunga esperienza. Ex magistrato inquirente, titolare di inchieste antimafia, antiterrorismo e di indagini territoriali e internazionali complesse, è ora membro della commissione Giustizia del Senato. E non scorda una cosa: che il cosiddetto "Disegno di legge anti intercettazioni" il titolo dato alla manovra con cui in realtà viene bloccata gran parte dell'attività della magistratura e la maggior parte delle notizie di stampa giudiziaria, era al secondo punto del famoso programma elettorale presentato dall'attuale presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica, Silvio Berlusconi. Al secondo posto quando, ad esempio, il tanto pubblicizzato "Piano per la sicurezza" era solo al quinto.

E non può dimenticare, essendo sotto gli occhi di tutti, la rabbia con cui il capo del centrodestra ha fatto approvare in tempi record un testo blindato alla Camera sul divieto di usare le intercettazioni contro la criminalità e sul divieto ai giornalisti di scrivere delle inchieste. Il tutto mentre, negli ultimi giorni prima della definitiva approvazione del disegno di legge, emergono particolari inquietanti sui comportamenti privati di un personaggio pubblico. Comportamenti che non possono esulare, come annotato anche da buona parte del settore moderato dell'opinione pubblica, da un giudizio politico.
Il piano qual è?
"Un problema a due sezioni che fa capire molto - spiega Casson - da una parte lo stop a determinate inchieste che lo riguardano, stop attuato con i divieti di indagine e lo scorporo della polizia giudiziaria. Dall'altro il divieto ai cittadini di essere informati su quanto avviene nella Repubblica. Evidentemente siamo di fronte alla precisa volontà di agire al di fuori delle regole democratiche, dato che il controllo, in una democrazia occidentale, avviene tramite due pilastri: chi fa le indagini e chi ne informa i cittadini".

Quindi un piano che, seppure in ritardo, nasce da lontano?
"Sì, il piano prevede che stampa e magistratura siano controllati. In realtà quello che stupisce è la mancanza di una novità: da sempre, con il controllo delle televisioni e della stampa, e con il massiccio tiro al bersaglio contro la magistratura, questo piano va avanti tra gli applausi. Ora però arriva l'intoppo quando ha capito di essere in ritardo. Perché nel frattempo delle indagini e la relativa informazione ai cittadini, sono andate avanti con le ultime boccate di ossigeno prima del black out finale sull'informazione. Black out che avverrà quando il disegno Alfano-Berlusconi diventerà legge".

La reazione del presidente del Consiglio è stata spaventosa, certamente fuori dai canali e modi istituzionali. Può essere letta come una conferma?
"Sì, la reazione rabbiosa conferma i sospetti. E' un quadro d'insieme abbastanza comune, senza dubbio di basso livello ma che è supportato da un'organizzazione mediatica che non ha precedenti nella storia delle democrazie occidentali. Un potere di proaganda estremo che gli permette di continuare un disegno molto semplice: poter essere al di sopra delle regole e dei controlli. Quando lui può affermare: "Non me ne andrò dalla politica senza aver scorporato le carriere dei magistrati (cioè senza aver messo i pubblici ministeri sotto controllo politico) e regolato la stampa", magari comprando, facendo pressione o vietando, si capisce che sta perseguendo un disegno che parte da lontano".

Tanti lacciuoli che corrono a formare un'unica catena?
"Esatto. Quindi massima attenzione proprio ora, perché la tattica di questa presa di potere è diversificata, ma la strategia è unica. Togliere libertà di difesa e informazione agli Italiani per permettere a Silvio Berlusconi di poter fare ciò che vuole".



Fonte:
Articolo21

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