martedì 26 maggio 2009

Opel. Scontro nel governo di Berlino


Di Morias
Oggi si apre la settimana decisiva per l’acquisizione della casa automobilistica di Ruesselsheim. La valutazione dei piani presentati dalle rivali Fiat, Magna e Rhj (ovvero il fondo Usa Ripplewood) stanno portando allo scontro tra il vice cancelliere Steinmeier ed il ministro dell’economia Guttenberg.

Oggi alcuni quotidiani tedeschi forniscono indiscrezioni che vorrebbero il cancelliere Angela Merkel propensa ad accettare il piano industriale presentato la scorsa settimana dal Lingotto, tanto è vero che si parla di un incontro tra lo stesso cancelliere e l’ad Sergio Marchionne fissato a Berlino per le prossima ore: il governo tedesco vuole arrivare ad una decisione entro mercoledì, o al più tardi giovedì.

Intanto non si placano le polemiche tra Steinmeier e Guttenberg.

Il vice cancelliere Steinmeier (SPD) candidato cancelliere per le prossime elezioni autunnali, prende le distanze dal ministro dell’economia Karl Theodor zu Guttenberg il quale, stando alle sue dichiarazioni, rafforza l’ipotesi secondo la quale nessuno dei piani di acquisto presentati soddisferebbe le richieste di Berlino, ipotizzando quindi l’insolvenza di Opel.

Steinmeier ha dichiarato: "Smettiamola finalmente con queste "chiacchiere" di insolvenza. Gli sforzi del governo federale devono essere volti a salvare quanti più posti di lavoro possibili, invece di evocare costantemente nuovi terrori".

Guttenberg (CDU) ha rimandato al mittente la polemica affermando che il piano di insolvenza non è poi così drammatico: si potrebbero continuare le trattative guardando ad esse da una prospettiva diversa.

Secondo quanto riportato dallo Spiegel online, secondo il ministro dell’economia "Smettiamola finalmente con queste "chiacchiere" di insolvenza. Gli sforzi del governo federale devono essere volti a salvare quanti più posti di lavoro possibili, invece di evocare costantemente nuovi terrori".

Tutti i piani presentati richiedono un forte impegno dell’esecutivo della Merkel, si parla di 6 o 7 miliardi di euro di aiuti statali: il problema è che lo stesso governo tedesco richiede adeguate garanzie di restituzione del prestito.

I contendenti devono essere in grado di rischiare anche per conto loro, non si può pensare di acquisire Opel solo con la garanzia finanziaria del governo: questi capitalisti devono essere in grado di assumersi anche il rischio di impresa.

Questo è quanto richiede Berlino.

Intanto sia Magna che Fiat hanno presentato delle modifiche ai loro piani originari, apportando dei "miglioramenti".

Proposta Magna

Magna destinerebbe il 30% dell’utile netto a ripagare l’indebitamento garantito dalla mano pubblica: questo sarebbe garantito dall’aleanza con i russi Gaz e con la banca Sberbank. Non dovrebbero essere distribuiti dividendi fino all’estinzione dell’intero indebitamento: quantificato in 4,5 miliardi di euro. Garanzie concesse per un periodo di cinque anni.

Stima una perdita occupazionale di 2500 unità e soprattutto non garantisce la funzionalità del sito di Bochum.

Proposta Fiat

Marchionne assicura di nuovo il mantenimento di tutti e quattro gli stabilimenti Opel in Germania e quelli Fiat in Italia, dirottando i sacrifici verso i siti austriaci ed ungheresi.

Chiede un intervento pubblico pari a 6 miliardi di euro (prima erano 7) ripagandoli in cinque anni attraverso i minori costi derivanti da una piattaforma produttiva comune, ed attraverso un risparmio di 1,5 miliardi all’anno derivante dalle sinergie Fiat-Opel (Marchionne pensa, a ragione, alle economie di scala in prospettiva futura).

Prevede un esubero di personale pari ad almeno 10 mila unità in tutta Europa, con al massimo un esubero di 2 mila unità in Germania: <>, afferma Marchionne.

Spin Off

Nel nuovo gruppo che nascerebbe dalla fusione dei due marchi, Fiat apporterebbe tutta la divisione auto ad eccezione di Ferrari e Maserati, per un valore complessivo pari a 6 miliardi di euro.

Nei giorni scorsi è spuntata la notizia dei soggetti coinvolti nello spin off, sono tre importanti banche: Intesa San Paolo, Unicredit Group e Goldman Sachs.

Con il termine spin off si indica quella modalità di nascita di una nuova impresa in cui sono coinvolte risorse umane che si distaccano da una determinata organizzazione. Si crea, quindi, un nuovo spin off ogni volta che soggetti, impegnati in contesti industriali, danno vita ad un’iniziativa imprenditoriale, valorizzando le esperienze professionali ed il know how maturato.

Oltreoceano

"La partita è complessa" aveva detto Marchionne, ed in effetti non possiamo che dargli ragione.

Le carte se le sta giocando tutte, l’ad del Lingotto, ma non chiede l’elemosina.

La partita si gioca però anche oltreoceano: Gm è sempre più nei guai, ha chiesto ed ottenuto dal Dipartimento del Tesoro altri 4,5 miliardi di dollari per la gestione aziendale fino al 1 giugno.

In quella data il governo Usa dovrà decidere se applicare anche alla più grande delle "sorelle" di Detroit il chapter 11, che porta direttamente al fallimento pilotato, come per la Chrysler: con l’enorme differenza, però, che in questo caso non c’è nessuno interessato alla sua acquisizione.


Fonte:Agoravox
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Di Morias
Oggi si apre la settimana decisiva per l’acquisizione della casa automobilistica di Ruesselsheim. La valutazione dei piani presentati dalle rivali Fiat, Magna e Rhj (ovvero il fondo Usa Ripplewood) stanno portando allo scontro tra il vice cancelliere Steinmeier ed il ministro dell’economia Guttenberg.

Oggi alcuni quotidiani tedeschi forniscono indiscrezioni che vorrebbero il cancelliere Angela Merkel propensa ad accettare il piano industriale presentato la scorsa settimana dal Lingotto, tanto è vero che si parla di un incontro tra lo stesso cancelliere e l’ad Sergio Marchionne fissato a Berlino per le prossima ore: il governo tedesco vuole arrivare ad una decisione entro mercoledì, o al più tardi giovedì.

Intanto non si placano le polemiche tra Steinmeier e Guttenberg.

Il vice cancelliere Steinmeier (SPD) candidato cancelliere per le prossime elezioni autunnali, prende le distanze dal ministro dell’economia Karl Theodor zu Guttenberg il quale, stando alle sue dichiarazioni, rafforza l’ipotesi secondo la quale nessuno dei piani di acquisto presentati soddisferebbe le richieste di Berlino, ipotizzando quindi l’insolvenza di Opel.

Steinmeier ha dichiarato: "Smettiamola finalmente con queste "chiacchiere" di insolvenza. Gli sforzi del governo federale devono essere volti a salvare quanti più posti di lavoro possibili, invece di evocare costantemente nuovi terrori".

Guttenberg (CDU) ha rimandato al mittente la polemica affermando che il piano di insolvenza non è poi così drammatico: si potrebbero continuare le trattative guardando ad esse da una prospettiva diversa.

Secondo quanto riportato dallo Spiegel online, secondo il ministro dell’economia "Smettiamola finalmente con queste "chiacchiere" di insolvenza. Gli sforzi del governo federale devono essere volti a salvare quanti più posti di lavoro possibili, invece di evocare costantemente nuovi terrori".

Tutti i piani presentati richiedono un forte impegno dell’esecutivo della Merkel, si parla di 6 o 7 miliardi di euro di aiuti statali: il problema è che lo stesso governo tedesco richiede adeguate garanzie di restituzione del prestito.

I contendenti devono essere in grado di rischiare anche per conto loro, non si può pensare di acquisire Opel solo con la garanzia finanziaria del governo: questi capitalisti devono essere in grado di assumersi anche il rischio di impresa.

Questo è quanto richiede Berlino.

Intanto sia Magna che Fiat hanno presentato delle modifiche ai loro piani originari, apportando dei "miglioramenti".

Proposta Magna

Magna destinerebbe il 30% dell’utile netto a ripagare l’indebitamento garantito dalla mano pubblica: questo sarebbe garantito dall’aleanza con i russi Gaz e con la banca Sberbank. Non dovrebbero essere distribuiti dividendi fino all’estinzione dell’intero indebitamento: quantificato in 4,5 miliardi di euro. Garanzie concesse per un periodo di cinque anni.

Stima una perdita occupazionale di 2500 unità e soprattutto non garantisce la funzionalità del sito di Bochum.

Proposta Fiat

Marchionne assicura di nuovo il mantenimento di tutti e quattro gli stabilimenti Opel in Germania e quelli Fiat in Italia, dirottando i sacrifici verso i siti austriaci ed ungheresi.

Chiede un intervento pubblico pari a 6 miliardi di euro (prima erano 7) ripagandoli in cinque anni attraverso i minori costi derivanti da una piattaforma produttiva comune, ed attraverso un risparmio di 1,5 miliardi all’anno derivante dalle sinergie Fiat-Opel (Marchionne pensa, a ragione, alle economie di scala in prospettiva futura).

Prevede un esubero di personale pari ad almeno 10 mila unità in tutta Europa, con al massimo un esubero di 2 mila unità in Germania: <>, afferma Marchionne.

Spin Off

Nel nuovo gruppo che nascerebbe dalla fusione dei due marchi, Fiat apporterebbe tutta la divisione auto ad eccezione di Ferrari e Maserati, per un valore complessivo pari a 6 miliardi di euro.

Nei giorni scorsi è spuntata la notizia dei soggetti coinvolti nello spin off, sono tre importanti banche: Intesa San Paolo, Unicredit Group e Goldman Sachs.

Con il termine spin off si indica quella modalità di nascita di una nuova impresa in cui sono coinvolte risorse umane che si distaccano da una determinata organizzazione. Si crea, quindi, un nuovo spin off ogni volta che soggetti, impegnati in contesti industriali, danno vita ad un’iniziativa imprenditoriale, valorizzando le esperienze professionali ed il know how maturato.

Oltreoceano

"La partita è complessa" aveva detto Marchionne, ed in effetti non possiamo che dargli ragione.

Le carte se le sta giocando tutte, l’ad del Lingotto, ma non chiede l’elemosina.

La partita si gioca però anche oltreoceano: Gm è sempre più nei guai, ha chiesto ed ottenuto dal Dipartimento del Tesoro altri 4,5 miliardi di dollari per la gestione aziendale fino al 1 giugno.

In quella data il governo Usa dovrà decidere se applicare anche alla più grande delle "sorelle" di Detroit il chapter 11, che porta direttamente al fallimento pilotato, come per la Chrysler: con l’enorme differenza, però, che in questo caso non c’è nessuno interessato alla sua acquisizione.


Fonte:Agoravox

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