lunedì 4 maggio 2009

Il saccheggio delle risorse meridionali. Malandrinate e bugie in tempo di crisi


Di Stefania Brusca

La storia del Mezzogiorno è costellata di episodi di malgoverno. Quello dei meridionali che non utilizzano convenientemente ciò che hanno, disperdendolo in mille rivoli e clientele, e quello di Roma che fa il gioco delle tre carte dall’unità d’Italia ad oggi.

L’ultima malandrinata riguarda i fondi Fas. Allucinante la sottrazione sistematica e spudorata di risorse mentre i ministri menano vanto della loro attenzione verso il Mezzogiorno e promettono mari e monti, a cominciare dal ponte sullo Stretto. L’antica copertura mediatica per compiere gli scippi. Una specie di specchietto per le allodole.

Se un tempo il Sud era usato come bacino di manodopera a basso costo per il Nord, adesso è un pozzo da cui attingere risorse economiche. Esemplare a riguardo è l’utilizzo del fondo per le aree sottoutilizzate (Fas).

Il Fas è uno strumento di finanziamento delle politiche di sviluppo per il Meridione e per questo è soggetto a un vincolo territoriale che obbliga a destinare queste risorse per l’85% al Sud e per il 15% al Nord.

La legge finanziaria del 2007 prevedeva che il fondo avesse una dotazione di 64,4 miliardi di euro dal 2007 al 2013, poi diventati 63,3 miliardi dopo la ripartizione del Cipe (comitato interministeriale per la Programmazione economica). Oggi è di 45 miliardi di euro.

Che fine hanno fatto i soldi che mancano all’appello?

Sono stati in parte utilizzati per scopi diversi rispetto allo sviluppo del Sud.

Uno dei prelievi più consistenti dal Fas da parte del governo Berlusconi risale al 2008 quando vengono utilizzati oltre 3 miliardi, la metà delle risorse per il 2009.

I dati della ragioneria generale dello Stato elaborati da ItaliaOggi indicano che in quel periodo sono stati spesi, tra gli altri, 528 milioni per la copertura dell’abolizione dell’Ici sulla prima casa e disavanzi sanitari, 195 milioni per gli aiuti alla compagnia Tirrenia e 1,4 miliardi per il dl Ferrovie. Secondo il documento “Un balzo indietro per la Sicilia ” del centro studi della Cgil regionale, aggiornato al 31 dicembre 2008, sono state sottratti 2,7 miliardi di euro da destinare al potenziamento della viabilità di Sicilia e Calabria per rifondere i Comuni dai mancati introiti dell’Ici sulla prima casa.

A fine 2008, si legge nello studio del sindacato, il Fas residuo era di 48.758 miliardi di euro.

Il 6 marzo scorso arriva il nuovo aggiornamento dei fondi da parte del Cipe a 45 miliardi.

I 18 miliardi della quota nazionale del Fas adesso servono come risorse anticrisi.

Dopo l’ultima riunione del Cipe, 4 miliardi vengono assegnati al fondo ammortizzatori e 9 miliardi vengono messi nel fondo a sostegno dell’economia reale (a discrezione della presidenza del Consiglio). In tutto, 5 miliardi vanno alle infrastrutture. Della quota destinata alle regioni, 22 miliardi vengono assegnati alle regioni del Mezzogiorno e 5 miliardi al Centro-Nord.

Dal allora a oggi la Sicilia è l’unica regione che aspetta ancora l’approvazione del piano attuativo regionale da oltre 4 miliardi.

Intanto alcuni stanziamenti già programmati dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, restano bloccati in attesa che Palazzo Chigi decida le priorità, 2 miliardi destinati al recupero dei siti industriali inquinati, 1,8 miliardi per nuovi contratti di sviluppo per il Mezzogiorno, 700 milioni per incentivare l’utilizzo di fonti rinnovabili e gli interventi per il risparmio energetico.

Fonte:Italiainformazioni segnalazione Redazione Due Sicilie
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Di Stefania Brusca

La storia del Mezzogiorno è costellata di episodi di malgoverno. Quello dei meridionali che non utilizzano convenientemente ciò che hanno, disperdendolo in mille rivoli e clientele, e quello di Roma che fa il gioco delle tre carte dall’unità d’Italia ad oggi.

L’ultima malandrinata riguarda i fondi Fas. Allucinante la sottrazione sistematica e spudorata di risorse mentre i ministri menano vanto della loro attenzione verso il Mezzogiorno e promettono mari e monti, a cominciare dal ponte sullo Stretto. L’antica copertura mediatica per compiere gli scippi. Una specie di specchietto per le allodole.

Se un tempo il Sud era usato come bacino di manodopera a basso costo per il Nord, adesso è un pozzo da cui attingere risorse economiche. Esemplare a riguardo è l’utilizzo del fondo per le aree sottoutilizzate (Fas).

Il Fas è uno strumento di finanziamento delle politiche di sviluppo per il Meridione e per questo è soggetto a un vincolo territoriale che obbliga a destinare queste risorse per l’85% al Sud e per il 15% al Nord.

La legge finanziaria del 2007 prevedeva che il fondo avesse una dotazione di 64,4 miliardi di euro dal 2007 al 2013, poi diventati 63,3 miliardi dopo la ripartizione del Cipe (comitato interministeriale per la Programmazione economica). Oggi è di 45 miliardi di euro.

Che fine hanno fatto i soldi che mancano all’appello?

Sono stati in parte utilizzati per scopi diversi rispetto allo sviluppo del Sud.

Uno dei prelievi più consistenti dal Fas da parte del governo Berlusconi risale al 2008 quando vengono utilizzati oltre 3 miliardi, la metà delle risorse per il 2009.

I dati della ragioneria generale dello Stato elaborati da ItaliaOggi indicano che in quel periodo sono stati spesi, tra gli altri, 528 milioni per la copertura dell’abolizione dell’Ici sulla prima casa e disavanzi sanitari, 195 milioni per gli aiuti alla compagnia Tirrenia e 1,4 miliardi per il dl Ferrovie. Secondo il documento “Un balzo indietro per la Sicilia ” del centro studi della Cgil regionale, aggiornato al 31 dicembre 2008, sono state sottratti 2,7 miliardi di euro da destinare al potenziamento della viabilità di Sicilia e Calabria per rifondere i Comuni dai mancati introiti dell’Ici sulla prima casa.

A fine 2008, si legge nello studio del sindacato, il Fas residuo era di 48.758 miliardi di euro.

Il 6 marzo scorso arriva il nuovo aggiornamento dei fondi da parte del Cipe a 45 miliardi.

I 18 miliardi della quota nazionale del Fas adesso servono come risorse anticrisi.

Dopo l’ultima riunione del Cipe, 4 miliardi vengono assegnati al fondo ammortizzatori e 9 miliardi vengono messi nel fondo a sostegno dell’economia reale (a discrezione della presidenza del Consiglio). In tutto, 5 miliardi vanno alle infrastrutture. Della quota destinata alle regioni, 22 miliardi vengono assegnati alle regioni del Mezzogiorno e 5 miliardi al Centro-Nord.

Dal allora a oggi la Sicilia è l’unica regione che aspetta ancora l’approvazione del piano attuativo regionale da oltre 4 miliardi.

Intanto alcuni stanziamenti già programmati dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, restano bloccati in attesa che Palazzo Chigi decida le priorità, 2 miliardi destinati al recupero dei siti industriali inquinati, 1,8 miliardi per nuovi contratti di sviluppo per il Mezzogiorno, 700 milioni per incentivare l’utilizzo di fonti rinnovabili e gli interventi per il risparmio energetico.

Fonte:Italiainformazioni segnalazione Redazione Due Sicilie

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