mercoledì 22 aprile 2009

Il pm: rischio prescrizione. L’ inchiesta “Cassiopea” fu battezzata come la madre di tutte le inchieste sull’ecomafia.


Traffico rifiuti: imputati 98 imprenditori di tutt’Italia.

Processo fermo da 6 anni. Saltata l’ennesima udienza.

Il pm: rischio prescrizione. L’ inchiesta “Cassiopea” fu battezzata come la madre di tutte le inchieste sull’ecomafia.

20 Aprile 2009 - Il passo da lumaca della Giustizia oscura Cassiopea. Tra conflitti di competenze e udienze rinviate, inesorabilmente e beffardamente, svanisce in una bolla d’aria quella che nel 2001 fu battezzata come la madre di tutte le inchieste sulle ecomafie. Un’ operazione giudiziaria che fu raccontata con grande clamore da tutti i giornali ed alla quale Roberto Saviano ha dedicato più di una pagina, nel romanzo Gomorra. Venerdì al tribunale di San­ta Maria Capua Vetere, invece, taccuini assenti e telecamere spente. Si sarebbe dovuta celebra­re l’udienza preliminare.

Il gup Antonio Pepe avrebbe dovuto pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio che è stata formulata ormai sei anni fa dal pubblico ministero Donato Ce­glie a carico di 98 imputati. Associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, realizzazione e gestione di discariche abusive, getto pericoloso di cose, truffa ed abuso di uffi­cio i reati contestati. Gli imputati, secondo la Procura, avrebbero sversato tra il 1999 e il 2000 un milione di tonnellate di rifiuti perico­losi, soprattutto nelle province di Napoli e di Caserta, trasportati a bordo di centinaia di tir che provenivano dal nord. (…) Tutto seppellito nelle campagne della nostra regione, vicino ai campi coltivati, nelle cave, a un passo dai cor­si d’acqua.

L’udienza preliminare ancora una volta è stata rinviata. Se ne riparlerà ad ottobre, per­ché una ventina di notifiche agli imputati non sono state effettuate correttamente. Inesorabile, la prescrizione ha già cancella­to le ipotesi di reato meno gravi: truffa e abu­so di ufficio, getto pericoloso di cose, realizza­zione e gestione di discariche abusive. Resta in piedi l’associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, ma non per molto. «Se non arriveremo al terzo grado di giudizio en­tro il 2013 - ammette Ceglie - sarà cancella­to con un colpo di spugna anche questo rea­to » (…)

Il 13 aprile 2005, a conclusione dell’udienza preliminare, il gup Silvio Marco Guarriello si dichiarò in­competente a conoscere del processo e trasmi­se gli atti al Tribunale di Napoli. Da dove, nel 2007, sono stati restituiti a Santa Maria, non ritenendo le toghe partenopee che fossero di loro pertinenza.

ll 18 ottobre 2008 è stata fissa­ta di nuovo l’udienza preliminare a Santa Ma­ria. Un altro flop. E’ stata aggiornata a 6 mesi dopo per omesse o difettose notifiche. Copio­ne puntualmente ripetutosi ieri mattina. Masticano amaro le parti civili. «Quel che avevamo già denunciato tre anni fa si sta pun­tualmente verificando», sbotta Maurizio Mon­talto, l’avvocato che rappresenta nel giudizio Legambiente. Pino d’Ardo, il legale del Comu­ne di Napoli, non è meno demoralizzato: «Die­tro questa inchiesta ci sono due anni di inter­cettazioni ambientali, di verifiche del Noe e della Finanza, di appostamenti. Finiranno nel nulla». Ceglie, ieri assente in aula perché impe­gnato in contemporanea nell’udienza prelimi­nare per l’inchiesta Chernobyl - fanghi tossici sversati nei campi - promette battaglia: «A ot­tobre seguirò passo dopo passo le notifiche, nonostante non siano di competenza del mio ufficio». Potrebbe essere troppo tardi.

(fonte: corrieredelmezzogiorno.corriere.it)

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Traffico rifiuti: imputati 98 imprenditori di tutt’Italia.

Processo fermo da 6 anni. Saltata l’ennesima udienza.

Il pm: rischio prescrizione. L’ inchiesta “Cassiopea” fu battezzata come la madre di tutte le inchieste sull’ecomafia.

20 Aprile 2009 - Il passo da lumaca della Giustizia oscura Cassiopea. Tra conflitti di competenze e udienze rinviate, inesorabilmente e beffardamente, svanisce in una bolla d’aria quella che nel 2001 fu battezzata come la madre di tutte le inchieste sulle ecomafie. Un’ operazione giudiziaria che fu raccontata con grande clamore da tutti i giornali ed alla quale Roberto Saviano ha dedicato più di una pagina, nel romanzo Gomorra. Venerdì al tribunale di San­ta Maria Capua Vetere, invece, taccuini assenti e telecamere spente. Si sarebbe dovuta celebra­re l’udienza preliminare.

Il gup Antonio Pepe avrebbe dovuto pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio che è stata formulata ormai sei anni fa dal pubblico ministero Donato Ce­glie a carico di 98 imputati. Associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, realizzazione e gestione di discariche abusive, getto pericoloso di cose, truffa ed abuso di uffi­cio i reati contestati. Gli imputati, secondo la Procura, avrebbero sversato tra il 1999 e il 2000 un milione di tonnellate di rifiuti perico­losi, soprattutto nelle province di Napoli e di Caserta, trasportati a bordo di centinaia di tir che provenivano dal nord. (…) Tutto seppellito nelle campagne della nostra regione, vicino ai campi coltivati, nelle cave, a un passo dai cor­si d’acqua.

L’udienza preliminare ancora una volta è stata rinviata. Se ne riparlerà ad ottobre, per­ché una ventina di notifiche agli imputati non sono state effettuate correttamente. Inesorabile, la prescrizione ha già cancella­to le ipotesi di reato meno gravi: truffa e abu­so di ufficio, getto pericoloso di cose, realizza­zione e gestione di discariche abusive. Resta in piedi l’associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, ma non per molto. «Se non arriveremo al terzo grado di giudizio en­tro il 2013 - ammette Ceglie - sarà cancella­to con un colpo di spugna anche questo rea­to » (…)

Il 13 aprile 2005, a conclusione dell’udienza preliminare, il gup Silvio Marco Guarriello si dichiarò in­competente a conoscere del processo e trasmi­se gli atti al Tribunale di Napoli. Da dove, nel 2007, sono stati restituiti a Santa Maria, non ritenendo le toghe partenopee che fossero di loro pertinenza.

ll 18 ottobre 2008 è stata fissa­ta di nuovo l’udienza preliminare a Santa Ma­ria. Un altro flop. E’ stata aggiornata a 6 mesi dopo per omesse o difettose notifiche. Copio­ne puntualmente ripetutosi ieri mattina. Masticano amaro le parti civili. «Quel che avevamo già denunciato tre anni fa si sta pun­tualmente verificando», sbotta Maurizio Mon­talto, l’avvocato che rappresenta nel giudizio Legambiente. Pino d’Ardo, il legale del Comu­ne di Napoli, non è meno demoralizzato: «Die­tro questa inchiesta ci sono due anni di inter­cettazioni ambientali, di verifiche del Noe e della Finanza, di appostamenti. Finiranno nel nulla». Ceglie, ieri assente in aula perché impe­gnato in contemporanea nell’udienza prelimi­nare per l’inchiesta Chernobyl - fanghi tossici sversati nei campi - promette battaglia: «A ot­tobre seguirò passo dopo passo le notifiche, nonostante non siano di competenza del mio ufficio». Potrebbe essere troppo tardi.

(fonte: corrieredelmezzogiorno.corriere.it)

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