martedì 17 febbraio 2009

L’Italia che s’inceppa


Di Salvatore Parlagreco


Oscar Luigi Scalfaro chiudendo il suo discorso a difesa della Carta costituzionale, organizzato dal Partito democratico, ha congedato i presenti come fa un parroco alla fine della messa: Che Dio vi benedica. Qualche giorno fa Walter Veltroni, invocando maggiore decisione dal governo per alleviare gli effetti della crisi economica, ha lamentato che a capo del governo non ci fosse uno come De Gasperi.
Il Panteon di Veltroni è ancora vuoto, a parte John Ftitzgerald Kennedy, e on poteva certo invocare il ritorno di Massimo D’Alema Presidente del Consiglio. O Bettino Craxi.
Il PD assomiglia sempre più alla Democrazia cristiana, la qualcosa non è un male in assoluto, ma rischia di fare del PD la riedizione, in brutta copia, della balena bianca. Dopo avere fatto uscire la sinistra dai banchi del Parlamento, Veltroni potrebbe farla uscire anche dal partito.
E’ una preoccupazione esagerata?
Possibile, ma la quotidianità sembra confermare questa tendenza del PD, stimolata dalla preoccupazione, costante, di Veltroni e del loft romano, di perdere l’area poopolare del partito. Una preoccupazione reale, in verità: Francesco Rutelli e qualcun altro che conta, parlano e si atteggiano come gente che ha la valigia pronta, e questo naturalmente spaventa Veltroni che non vuole passare alla storia come il tutore fallimentare, piuttosto che il padre nobile del “partito nuovo” del riformismo moderato italiano.
Uno stato di soggezione, dunque, che non permette di governare la nave.
Il PD è l’erede di una tradizione che conobbe negli anni settanta i suoi momenti di gloria: l’alleanza, la solidarietà, l’intesa, il compromesso – chiamiamolo come ci piace - fra democristiani e comunisti, che i denigratori bollarono come cattocomunismo. L’area laica, riformista e socialista non c’è nel PD, e si vede lontano un miglio. Il destino cinico e baro non c’entra. La cultura laica non è entrata nel PD perché non è stata cercata, voluta, richiesta.
I radicali nei banchi del PD? E’ un’anomalia, frutto di un tatticismo incomprensibile e non di una sintesi di valori e programmi. Fra i leaders teodem e i radicali del PD non c’è alcun collante, anzi c’è bisogno di trincee e barricate per evitare il corpo a corpo.
Ignazio Marino, cattolicissimo figlio spirituale del cardinale Pappalardo, medico insigne, non gode di consenso nel PD a causa della sua posizione “laica” sul testamento biologico. Eppure pretende che si rispetti la volontà della persona, null’altro. In caso contrario, propone, sarebbe meglio chiedere al popolo che cosa ne pensa. Un referendum, dunque. Marino cerca di fare pressione sul Parlamento affinché si riconosca un diritto fondamentale, la libertà dell’individuo di rifiutare cure estreme. Sono piovute su Marino dure critiche dall’interno del PD.
Ciò non lascia adito a dubbi sulle tendenze prevalenti in campo democratico.
La difficoltà di trovare una linea comune su molti argomenti cruciali è spiegata da chi sta accanto a Veltroni come l’indizio di una trasformazione del PD nell’Ulivo, un partito arcipelago, che lascerebbe vivere tutte le culture. Non potrebbe essere il contrario, si afferma, perché un partito con il 30 per cento non può che essere un contenitore di culture diverse. Del PCU, a quanto pare, è stato cancellato anche il ricordo.
Ma allora perché è stato mandato a casa Romano Prodi ed è stato cancellato l’Ulivo? Se si voleva una federazione di partiti, sarebbe stato più utile, per fare cassetta, conservare anche all’interno del PD la cultura di sinistra, visto che in questo modo le chances (oggi al lumicino) di combattere ad armi pari il centrodestra sarebbero state ben maggiori.
Misteri, strade lastricate di contraddizioni, costruite dalle ambizioni dei dirigenti e squassate dal bisogno di conservare tutte le nicchie, all’esterno o all’interno del centrosinistra italiano.
Sono molti a chiedersi, a questo punto, se la stagione politica di Berlusconi al vertice dell’esecutivo sia così profondamente diversa da quella che l’ha preceduto, che vede Romano Prodi capo del Governo.
Sono personaggi agli antipodi, non c’è dubbio, ma fino a un certo punto.
Un’eresia?
La politica economica di Giulio Tremonti assomiglia molto da vicino a quella di Padoa Schioppa. Anzi, la cinghia è ancora più stretta che in passato. Giulio è terrorizzato dai conti in rosso.
Se il centrosinistra fu la stagione delle tasse, questa che cos’è se non la stagione dei tartassati? Invece che diminuire le tasse aumentano, mentre i tagli ai settori chiave della vita del Paese, dalla sicurezza all’istruzione sono ben più profondi.
Com’è che nessuno se ne acorge?
Il Premier oggi dice una cosa e il suo contrario con stupefacente gravità senza che alcuno gli chieda conto e ragione. E’ così credibile da essere diventato più forte delle sue bugie.
Questione di carisma?
No, Romano Prodi parlava agli italiani con l’aria di chi sta per dare l’estrema unzione al Paese, socchiudendo gli occhi per la tristezza e corrugando la fronte per lo sforzo nella ricerca delle parole adatte a consolare i cittadini. La gente non voleva e non poiteva credergli.
E’ qui che sta la differenza, oltre s’intende, al fatto che Romano dovea informarsi sullo stato di salute dei senatori a vita (over 80) prima di proporre i suoi provvedimenti legislativi, mentre Berlusconi governa con una maggioranza bulgara in Parlamento (e non gli basta).

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Di Salvatore Parlagreco


Oscar Luigi Scalfaro chiudendo il suo discorso a difesa della Carta costituzionale, organizzato dal Partito democratico, ha congedato i presenti come fa un parroco alla fine della messa: Che Dio vi benedica. Qualche giorno fa Walter Veltroni, invocando maggiore decisione dal governo per alleviare gli effetti della crisi economica, ha lamentato che a capo del governo non ci fosse uno come De Gasperi.
Il Panteon di Veltroni è ancora vuoto, a parte John Ftitzgerald Kennedy, e on poteva certo invocare il ritorno di Massimo D’Alema Presidente del Consiglio. O Bettino Craxi.
Il PD assomiglia sempre più alla Democrazia cristiana, la qualcosa non è un male in assoluto, ma rischia di fare del PD la riedizione, in brutta copia, della balena bianca. Dopo avere fatto uscire la sinistra dai banchi del Parlamento, Veltroni potrebbe farla uscire anche dal partito.
E’ una preoccupazione esagerata?
Possibile, ma la quotidianità sembra confermare questa tendenza del PD, stimolata dalla preoccupazione, costante, di Veltroni e del loft romano, di perdere l’area poopolare del partito. Una preoccupazione reale, in verità: Francesco Rutelli e qualcun altro che conta, parlano e si atteggiano come gente che ha la valigia pronta, e questo naturalmente spaventa Veltroni che non vuole passare alla storia come il tutore fallimentare, piuttosto che il padre nobile del “partito nuovo” del riformismo moderato italiano.
Uno stato di soggezione, dunque, che non permette di governare la nave.
Il PD è l’erede di una tradizione che conobbe negli anni settanta i suoi momenti di gloria: l’alleanza, la solidarietà, l’intesa, il compromesso – chiamiamolo come ci piace - fra democristiani e comunisti, che i denigratori bollarono come cattocomunismo. L’area laica, riformista e socialista non c’è nel PD, e si vede lontano un miglio. Il destino cinico e baro non c’entra. La cultura laica non è entrata nel PD perché non è stata cercata, voluta, richiesta.
I radicali nei banchi del PD? E’ un’anomalia, frutto di un tatticismo incomprensibile e non di una sintesi di valori e programmi. Fra i leaders teodem e i radicali del PD non c’è alcun collante, anzi c’è bisogno di trincee e barricate per evitare il corpo a corpo.
Ignazio Marino, cattolicissimo figlio spirituale del cardinale Pappalardo, medico insigne, non gode di consenso nel PD a causa della sua posizione “laica” sul testamento biologico. Eppure pretende che si rispetti la volontà della persona, null’altro. In caso contrario, propone, sarebbe meglio chiedere al popolo che cosa ne pensa. Un referendum, dunque. Marino cerca di fare pressione sul Parlamento affinché si riconosca un diritto fondamentale, la libertà dell’individuo di rifiutare cure estreme. Sono piovute su Marino dure critiche dall’interno del PD.
Ciò non lascia adito a dubbi sulle tendenze prevalenti in campo democratico.
La difficoltà di trovare una linea comune su molti argomenti cruciali è spiegata da chi sta accanto a Veltroni come l’indizio di una trasformazione del PD nell’Ulivo, un partito arcipelago, che lascerebbe vivere tutte le culture. Non potrebbe essere il contrario, si afferma, perché un partito con il 30 per cento non può che essere un contenitore di culture diverse. Del PCU, a quanto pare, è stato cancellato anche il ricordo.
Ma allora perché è stato mandato a casa Romano Prodi ed è stato cancellato l’Ulivo? Se si voleva una federazione di partiti, sarebbe stato più utile, per fare cassetta, conservare anche all’interno del PD la cultura di sinistra, visto che in questo modo le chances (oggi al lumicino) di combattere ad armi pari il centrodestra sarebbero state ben maggiori.
Misteri, strade lastricate di contraddizioni, costruite dalle ambizioni dei dirigenti e squassate dal bisogno di conservare tutte le nicchie, all’esterno o all’interno del centrosinistra italiano.
Sono molti a chiedersi, a questo punto, se la stagione politica di Berlusconi al vertice dell’esecutivo sia così profondamente diversa da quella che l’ha preceduto, che vede Romano Prodi capo del Governo.
Sono personaggi agli antipodi, non c’è dubbio, ma fino a un certo punto.
Un’eresia?
La politica economica di Giulio Tremonti assomiglia molto da vicino a quella di Padoa Schioppa. Anzi, la cinghia è ancora più stretta che in passato. Giulio è terrorizzato dai conti in rosso.
Se il centrosinistra fu la stagione delle tasse, questa che cos’è se non la stagione dei tartassati? Invece che diminuire le tasse aumentano, mentre i tagli ai settori chiave della vita del Paese, dalla sicurezza all’istruzione sono ben più profondi.
Com’è che nessuno se ne acorge?
Il Premier oggi dice una cosa e il suo contrario con stupefacente gravità senza che alcuno gli chieda conto e ragione. E’ così credibile da essere diventato più forte delle sue bugie.
Questione di carisma?
No, Romano Prodi parlava agli italiani con l’aria di chi sta per dare l’estrema unzione al Paese, socchiudendo gli occhi per la tristezza e corrugando la fronte per lo sforzo nella ricerca delle parole adatte a consolare i cittadini. La gente non voleva e non poiteva credergli.
E’ qui che sta la differenza, oltre s’intende, al fatto che Romano dovea informarsi sullo stato di salute dei senatori a vita (over 80) prima di proporre i suoi provvedimenti legislativi, mentre Berlusconi governa con una maggioranza bulgara in Parlamento (e non gli basta).

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