martedì 6 gennaio 2009

Rifiuti, la battaglia si sposta in Puglia


Di Carlo Vulpio


UGENTO (Lecce) — Presìdi davanti alla discarica stracolma del bacino Lecce/3 (24 Comuni) e blocchi stradali con auto e trattori per non far passare i tir carichi di monnezza provenienti dal bacino Lecce/2 (46 Comuni). La discarica di contrada Burgesi, a Ugento - 21 metri d'altezza, di cui 8 fuori terra, per un carico di 21 mila chilogrammi per metro quadrato -, non ce la fa più. E non ce la fanno più nemmeno i cittadini, che non vogliono saperne di un'altra «sopraelevazione» della discarica, per stoccare i rifiuti dei Comuni vicini fino al 31 gennaio, come vuole l'ordinanza del presidente della giunta regionale, Nichi Vendola. La discarica di Ugento, dicono i tecnici, è una cava di tufo che già sopporta rifiuti per un peso (1 milione 400 mila tonnellate) almeno doppio rispetto a quello preventivato e, per questa ragione, «sicuramente sarà piena di lesioni sul fondo».

La gente è arrabbiata. Dopo quindici anni di gestione commissariale dell'eterna emergenza rifiuti, e nonostante le ripetute denunce sulla discarica di Giuseppe Basile, il consigliere provinciale (IdV) ammazzato il 15 giugno scorso, è di nuovo punto e a capo. Il sindaco di Ugento, Eugenio Ozza (centrodestra), che in questi anni non ha fatto granché per evitare che dentro la discarica finisse di tutto e di più, improvvisamente riscopre i suoi poteri ed emette un'ordinanza che contraddice quella di Vendola e vieta di scaricare rifiuti a Burgesi. Mentre Vendola e il suo assessore all'Ecologia, Michele Losappio (Rifondazione), sembrano cascare dal pero e scongiurano blocchi e manifestazioni, sventolando «il plauso e la solidarietà» ricevuti dal premier Silvio Berlusconi, «contro un centrodestra che gioca allo sfascio».

Siamo alla commedia delle parti, mentre la situazione, dopo tre giorni di manifestazioni e sit in, volge al dramma. E allora ecco di nuovo riproposta, come in Campania, l'anacronistica querelle «discariche o inceneritori», come se in Europa non venisse già praticata la «terza via» del riciclaggio e del compostaggio. Mentre si finge di non sapere che costruire un'altra discarica di 550 mila metri cubi a Corigliano d'Otranto, dove smaltire le 180 mila tonnellate annue di rifiuti del bacino Lecce/2, è un rimedio peggiore del male. Perché la scelta di Corigliano, avviata da Raffaele Fitto, completata da Nichi Vendola, e aggiudicata con altri cinque progetti allo stesso consorzio, Cogeam, mette in serio pericolo 80-90 milioni di metri cubi di acqua annui. Il fosso della discarica, infatti, è proprio in perpendicolare sulla ricca falda profonda, che alimenta i pozzi con cui l'Acquedotto pugliese disseta il Salento. Il Tar di Lecce ha cercato di porre vincoli e condizioni, ma la Regione ha detto che si può fare e l'Aqp, che negli anni '90 si era opposta al progetto (la metà dell'attuale), definendolo «un disastro», adesso tace. «Ora e sempre, emergenza», è lo slogan a Ugento e a Corigliano. Al terzo giorno, l'ironia applicata alla monnezza può ancora funzionare.


Fonte: Corriere della Sera 04 gennaio 2009

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Di Carlo Vulpio


UGENTO (Lecce) — Presìdi davanti alla discarica stracolma del bacino Lecce/3 (24 Comuni) e blocchi stradali con auto e trattori per non far passare i tir carichi di monnezza provenienti dal bacino Lecce/2 (46 Comuni). La discarica di contrada Burgesi, a Ugento - 21 metri d'altezza, di cui 8 fuori terra, per un carico di 21 mila chilogrammi per metro quadrato -, non ce la fa più. E non ce la fanno più nemmeno i cittadini, che non vogliono saperne di un'altra «sopraelevazione» della discarica, per stoccare i rifiuti dei Comuni vicini fino al 31 gennaio, come vuole l'ordinanza del presidente della giunta regionale, Nichi Vendola. La discarica di Ugento, dicono i tecnici, è una cava di tufo che già sopporta rifiuti per un peso (1 milione 400 mila tonnellate) almeno doppio rispetto a quello preventivato e, per questa ragione, «sicuramente sarà piena di lesioni sul fondo».

La gente è arrabbiata. Dopo quindici anni di gestione commissariale dell'eterna emergenza rifiuti, e nonostante le ripetute denunce sulla discarica di Giuseppe Basile, il consigliere provinciale (IdV) ammazzato il 15 giugno scorso, è di nuovo punto e a capo. Il sindaco di Ugento, Eugenio Ozza (centrodestra), che in questi anni non ha fatto granché per evitare che dentro la discarica finisse di tutto e di più, improvvisamente riscopre i suoi poteri ed emette un'ordinanza che contraddice quella di Vendola e vieta di scaricare rifiuti a Burgesi. Mentre Vendola e il suo assessore all'Ecologia, Michele Losappio (Rifondazione), sembrano cascare dal pero e scongiurano blocchi e manifestazioni, sventolando «il plauso e la solidarietà» ricevuti dal premier Silvio Berlusconi, «contro un centrodestra che gioca allo sfascio».

Siamo alla commedia delle parti, mentre la situazione, dopo tre giorni di manifestazioni e sit in, volge al dramma. E allora ecco di nuovo riproposta, come in Campania, l'anacronistica querelle «discariche o inceneritori», come se in Europa non venisse già praticata la «terza via» del riciclaggio e del compostaggio. Mentre si finge di non sapere che costruire un'altra discarica di 550 mila metri cubi a Corigliano d'Otranto, dove smaltire le 180 mila tonnellate annue di rifiuti del bacino Lecce/2, è un rimedio peggiore del male. Perché la scelta di Corigliano, avviata da Raffaele Fitto, completata da Nichi Vendola, e aggiudicata con altri cinque progetti allo stesso consorzio, Cogeam, mette in serio pericolo 80-90 milioni di metri cubi di acqua annui. Il fosso della discarica, infatti, è proprio in perpendicolare sulla ricca falda profonda, che alimenta i pozzi con cui l'Acquedotto pugliese disseta il Salento. Il Tar di Lecce ha cercato di porre vincoli e condizioni, ma la Regione ha detto che si può fare e l'Aqp, che negli anni '90 si era opposta al progetto (la metà dell'attuale), definendolo «un disastro», adesso tace. «Ora e sempre, emergenza», è lo slogan a Ugento e a Corigliano. Al terzo giorno, l'ironia applicata alla monnezza può ancora funzionare.


Fonte: Corriere della Sera 04 gennaio 2009

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