martedì 16 dicembre 2008

L'inviato delle Nazioni Unite a Gaza accusa Israele di crimine contro l'umanità


''Sarebbe un dovere per una Corte criminale internazionale investigare sulla situazione e determinare se i leader politici israeliani e i comandamenti militari responsabili dell'assedio di Gaza non andrebbero accusati e processati per violazioni contro le leggi criminali internazionali''.

Una rapporto spinoso. Parole pesanti come macigni, anche perché a pronunciarle non è un attivista filo palestinese, ma Richard Falk, docente universitario di diritto internazionale, ebreo statunitense. Il professor Falk, ieri, ha relazionato così davanti al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra. Il Consiglio, composto da 47 membri, ha discusso due giorni della situazione a Gaza, ascoltando il suo inviato. Falk ha esposto la situazione del rispetto dei diritti umani nella Striscia di Gaza, dove era stato inviato dall'Onu in qualità di inviato speciale, tracciando un quadro disarmante. Falk si è spinto fino a rinvenire nella politica israeliana a Gaza gli elementi della 'punizione collettiva' di un popolo, un ''crimine contro l'umanità''. L'inviato dell'Onu ha concluso il suo intervento chiedendo alle Nazioni Unite un intervento urgente sulla questione. Anche Aaron Leshno Yaar, ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, ha presenziato all'audizione, traendone però conclusioni opposte. Yaar, alla fine, si è infatti detto soddisfatto del dialogo in Consiglio, definito ''positivo e produttivo''.

Gaza appesa a una promessa. Produttivo di sicuro, visto che il Consiglio stesso ha diramato alla fine una lista di 99 raccomandazioni per il governo d'Israele, finalizzate al miglioramento del rispetto dei diritti umani dei palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Il governo di Tel Aviv si ripresenterà di fronte al Consiglio entro marzo di quest'anno per rendere conto delle iniziative prese in tal senso.
''Israele è impegnato a rafforzare le aree in cui stiamo avendo successo e a migliorare i punti che necessitano miglioramenti'', ha concluso vago l'ambasciatore Yaar. Nessun palestinese è stato invitato. Nessuno ha potuto quindi raccontare la vita quotidiana del milione e mezzo di palestinesi rinchiusi nella Striscia e soffocati dall'embargo che Israele ha posto in essere dopo la guerra civile che ha portato il movimento islamico di Hamas a scacciare Fatah e a prendere il controllo di Gaza nel 2007. Ma già dopo la vittoria elettorale di Hamas l'anno prima, in elezioni definite trasparenti da tutti gli osservatori internazionali. Da un anno a questa parte, Israele a Gaza fa entrare solo aiuti umanitari, ma solo quando lo ritiene opportuno. La popolazione è allo stremo. Dovrà aspettare almeno fino a marzo per un'altra riunione
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''Sarebbe un dovere per una Corte criminale internazionale investigare sulla situazione e determinare se i leader politici israeliani e i comandamenti militari responsabili dell'assedio di Gaza non andrebbero accusati e processati per violazioni contro le leggi criminali internazionali''.

Una rapporto spinoso. Parole pesanti come macigni, anche perché a pronunciarle non è un attivista filo palestinese, ma Richard Falk, docente universitario di diritto internazionale, ebreo statunitense. Il professor Falk, ieri, ha relazionato così davanti al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra. Il Consiglio, composto da 47 membri, ha discusso due giorni della situazione a Gaza, ascoltando il suo inviato. Falk ha esposto la situazione del rispetto dei diritti umani nella Striscia di Gaza, dove era stato inviato dall'Onu in qualità di inviato speciale, tracciando un quadro disarmante. Falk si è spinto fino a rinvenire nella politica israeliana a Gaza gli elementi della 'punizione collettiva' di un popolo, un ''crimine contro l'umanità''. L'inviato dell'Onu ha concluso il suo intervento chiedendo alle Nazioni Unite un intervento urgente sulla questione. Anche Aaron Leshno Yaar, ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, ha presenziato all'audizione, traendone però conclusioni opposte. Yaar, alla fine, si è infatti detto soddisfatto del dialogo in Consiglio, definito ''positivo e produttivo''.

Gaza appesa a una promessa. Produttivo di sicuro, visto che il Consiglio stesso ha diramato alla fine una lista di 99 raccomandazioni per il governo d'Israele, finalizzate al miglioramento del rispetto dei diritti umani dei palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Il governo di Tel Aviv si ripresenterà di fronte al Consiglio entro marzo di quest'anno per rendere conto delle iniziative prese in tal senso.
''Israele è impegnato a rafforzare le aree in cui stiamo avendo successo e a migliorare i punti che necessitano miglioramenti'', ha concluso vago l'ambasciatore Yaar. Nessun palestinese è stato invitato. Nessuno ha potuto quindi raccontare la vita quotidiana del milione e mezzo di palestinesi rinchiusi nella Striscia e soffocati dall'embargo che Israele ha posto in essere dopo la guerra civile che ha portato il movimento islamico di Hamas a scacciare Fatah e a prendere il controllo di Gaza nel 2007. Ma già dopo la vittoria elettorale di Hamas l'anno prima, in elezioni definite trasparenti da tutti gli osservatori internazionali. Da un anno a questa parte, Israele a Gaza fa entrare solo aiuti umanitari, ma solo quando lo ritiene opportuno. La popolazione è allo stremo. Dovrà aspettare almeno fino a marzo per un'altra riunione
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