mercoledì 24 febbraio 2021

Mezzogiorno, il buongiorno si vede dal discorso… di Draghi

 



di Michele Dell'Edera

Mi riprometto di fare alcune considerazioni sul discorso sul programma di Governo, pronunciato dal premier Draghi nei giorni scorsi, senza voler esternare considerazioni ideologiche o sulla provenienza geografica dei singoli ministri che compongono questo esecutivo dall’apparente maggioranza bulgara.

Il premier ha inserito nel suo discorso un piccolo paragrafo di 4 capoversi dal titolo: “Il Mezzogiorno”…

Nel primo capoverso ha detto: “aumento dell’occupazione, in primis, femminile è obiettivo imprescindibile”Su questo, ovviamente, nulla da ridire. È talmente scontato come punto visti i dati drammatici sulla disoccupazione al sud e ancor più se parliamo di occupazione femminile. Bene, quindi, ho pensato: una buona cosa…

Quello che però mi ha lasciato perplesso è il pezzetto successivo, cioè quello sul come si vuole combattere questa piaga. Il premier dice: “benessere, autodeterminazione, legalità, sicurezza sono strettamente legati all’aumento dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno”.

Ora proviamo a chiederci:

  1. benessere: Cosa vuol dire dal punto di vista politico? Certo avere un benessere” distribuito è una buona cosa, ma come lo raggiungiamo? Da dire che “distribuito” l’ho scritto io, il premier non lo ha detto, se lo avesse detto sarebbe già stata un’ottima cosa.
  2. Autodeterminazione: Ok, in che senso? Che se al sud saranno in grado di cavarsela da soli, allora forse si otterrà qualche risultato. Lo Stato cosa ci metterà di suo in tutto ciò? Cioè come favorirà tale autodeterminazione? Con “l’autonomia differenziata (del nord) forse?
  3. Legalità e sicurezza: Certamente legalità e sicurezza aiutano, ma da sempre questo è un mantra che accompagna il racconto del sud condannato da sé stesso perché illegale e non sicuro. Ma in quella affermazione c’è nascosta anche un’altra “verità” e cioè sembra quasi dire il premier: fino a quando non risolverete i vostri problemi non potremo fare nulla per risolvere il dramma della disoccupazione. Insomma la solita melassa di luoghi comuni. L’occupazione (femminile) al mezzogiorno arriverà quando saranno risolti i problemi di sicurezza e legalità. In pratica un ottimo alibi per il governo.

Andiamo adesso al secondo paragrafo dell’intervento del premier che spiega come potrà migliorare la situazione occupazionale ed economica al sud: Sviluppare la capacità di attrarre investimenti privati nazionali ed internazionali è essenziale per generare reddito, creare lavoro, invertire lo spopolamento demografico e spopolamento delle aree urbane interne.

Cosa si dice qui? Si dice che, innanzitutto, gli investimenti da attrarre devono essere “privati”. Questo vuol dire che nella mente del premier, o nel programma del governo, non c’è nulla che possa ricondurre ad un investimento statale nel mezzogiorno. In pratica non ci sarà alcuna possibilità di pensare ad un piano cospicuo di investimenti dello Stato per riportare in pari con le altre questa parte del Paese.

E che dire del declino demografico e lo spopolamento delle aree interne? Non è venuto mai in mente ai governi di questi ultimi anni che tagliare sanità, trasporti, scuole, strade e infrastrutture avrebbe reso impossibile la vita nei piccoli centri periferici? Ah già ma nell’ultimo trentennio si è predicata l’importanza della vita nelle città metropolitane e il taglio dei costi sui servizi… dei rami secchi si è detto. Salvo poi accorgersi che, con la pandemia, le carenze sanitarie, l’inadeguatezza dei trasporti, le carenze delle strutture e dell’organizzazione scolastica, l’isolamento delle piccole comunità avrebbe creato tutti i problemi che ancora oggi viviamo.

Nel terzo paragrafo del suo intervento il premier riprende ciò che aveva detto nel primo: “Ma per raggiungere questo obiettivo occorre creare un ambiente dove legalità e sicurezza siano sempre garantite. Vi sono poi strumenti specifici quali in credito d’imposta e altri interventi da concordare in sede europea”

Di sicurezza ne ho già accennato è una ripetizione e preferisco quindi non ripetermi, ma di strumenti economici ne vedo citato solo uno: Il credito d’imposta. Strumento ampiamente utilizzato nel passato, uno strumento certamente interessante, ma che da solo non è in grado di far ripartire un’economia che prima della pandemia era già in difficoltà.

Poi c’è la frase che richiama non meglio specificati interventi da concordare con l’Europa… Non sono specificati, ma ancora una volta più che un intervento dello Stato si spera in un intervento esterno, quasi miracoloso, dell’Europa.. Vedremo..

Ultimo paragrafo, il de profundis“Per riuscire a spendere bene, utilizzando gli investimenti dedicati al Next Generation EU occorre irrobustire le amministrazioni meridionali, anche guardando con attenzione all’esperienza del passato che spesso ha deluso la speranza”. In questo passaggio non si lasciano aperte grandi speranze per il futuro. Innanzitutto si dice che bisogna “irrobustire le amministrazioni meridionali”, la mia domanda è: come si irrobustisce un’amministrazione in un paese democratico? Se poi irrobustire significa dare più fondi alle amministrazioni meridionali, non possiamo che essere d’accordo visto che ad oggi anche il famoso 34% degli investimenti che spetterebbe per legge al sud stenta ad arrivare. Capiremo.

La pietra tombale sul sud viene poi dalla frase finale: “anche guardando con attenzione all’esperienza del passato che spesso ha deluso la speranza”. Che semplicemente vuol dire: ci impegneremo a far fare a privati e ad Europa il nostro lavoro, ma visto come sono andate le cose nel passato non ci scommetterei che ci riusciamo.

Se il buongiorno per il Mezzogiorno si vede dal discorso del premier direi che è notte fonda. Spero di sbagliarmi.

Nota bene: non ho tagliato nulla dell’intervento del premier quello in grassetto è l’intervento completo

Fonte: Transform!italia



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di Michele Dell'Edera

Mi riprometto di fare alcune considerazioni sul discorso sul programma di Governo, pronunciato dal premier Draghi nei giorni scorsi, senza voler esternare considerazioni ideologiche o sulla provenienza geografica dei singoli ministri che compongono questo esecutivo dall’apparente maggioranza bulgara.

Il premier ha inserito nel suo discorso un piccolo paragrafo di 4 capoversi dal titolo: “Il Mezzogiorno”…

Nel primo capoverso ha detto: “aumento dell’occupazione, in primis, femminile è obiettivo imprescindibile”Su questo, ovviamente, nulla da ridire. È talmente scontato come punto visti i dati drammatici sulla disoccupazione al sud e ancor più se parliamo di occupazione femminile. Bene, quindi, ho pensato: una buona cosa…

Quello che però mi ha lasciato perplesso è il pezzetto successivo, cioè quello sul come si vuole combattere questa piaga. Il premier dice: “benessere, autodeterminazione, legalità, sicurezza sono strettamente legati all’aumento dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno”.

Ora proviamo a chiederci:

  1. benessere: Cosa vuol dire dal punto di vista politico? Certo avere un benessere” distribuito è una buona cosa, ma come lo raggiungiamo? Da dire che “distribuito” l’ho scritto io, il premier non lo ha detto, se lo avesse detto sarebbe già stata un’ottima cosa.
  2. Autodeterminazione: Ok, in che senso? Che se al sud saranno in grado di cavarsela da soli, allora forse si otterrà qualche risultato. Lo Stato cosa ci metterà di suo in tutto ciò? Cioè come favorirà tale autodeterminazione? Con “l’autonomia differenziata (del nord) forse?
  3. Legalità e sicurezza: Certamente legalità e sicurezza aiutano, ma da sempre questo è un mantra che accompagna il racconto del sud condannato da sé stesso perché illegale e non sicuro. Ma in quella affermazione c’è nascosta anche un’altra “verità” e cioè sembra quasi dire il premier: fino a quando non risolverete i vostri problemi non potremo fare nulla per risolvere il dramma della disoccupazione. Insomma la solita melassa di luoghi comuni. L’occupazione (femminile) al mezzogiorno arriverà quando saranno risolti i problemi di sicurezza e legalità. In pratica un ottimo alibi per il governo.

Andiamo adesso al secondo paragrafo dell’intervento del premier che spiega come potrà migliorare la situazione occupazionale ed economica al sud: Sviluppare la capacità di attrarre investimenti privati nazionali ed internazionali è essenziale per generare reddito, creare lavoro, invertire lo spopolamento demografico e spopolamento delle aree urbane interne.

Cosa si dice qui? Si dice che, innanzitutto, gli investimenti da attrarre devono essere “privati”. Questo vuol dire che nella mente del premier, o nel programma del governo, non c’è nulla che possa ricondurre ad un investimento statale nel mezzogiorno. In pratica non ci sarà alcuna possibilità di pensare ad un piano cospicuo di investimenti dello Stato per riportare in pari con le altre questa parte del Paese.

E che dire del declino demografico e lo spopolamento delle aree interne? Non è venuto mai in mente ai governi di questi ultimi anni che tagliare sanità, trasporti, scuole, strade e infrastrutture avrebbe reso impossibile la vita nei piccoli centri periferici? Ah già ma nell’ultimo trentennio si è predicata l’importanza della vita nelle città metropolitane e il taglio dei costi sui servizi… dei rami secchi si è detto. Salvo poi accorgersi che, con la pandemia, le carenze sanitarie, l’inadeguatezza dei trasporti, le carenze delle strutture e dell’organizzazione scolastica, l’isolamento delle piccole comunità avrebbe creato tutti i problemi che ancora oggi viviamo.

Nel terzo paragrafo del suo intervento il premier riprende ciò che aveva detto nel primo: “Ma per raggiungere questo obiettivo occorre creare un ambiente dove legalità e sicurezza siano sempre garantite. Vi sono poi strumenti specifici quali in credito d’imposta e altri interventi da concordare in sede europea”

Di sicurezza ne ho già accennato è una ripetizione e preferisco quindi non ripetermi, ma di strumenti economici ne vedo citato solo uno: Il credito d’imposta. Strumento ampiamente utilizzato nel passato, uno strumento certamente interessante, ma che da solo non è in grado di far ripartire un’economia che prima della pandemia era già in difficoltà.

Poi c’è la frase che richiama non meglio specificati interventi da concordare con l’Europa… Non sono specificati, ma ancora una volta più che un intervento dello Stato si spera in un intervento esterno, quasi miracoloso, dell’Europa.. Vedremo..

Ultimo paragrafo, il de profundis“Per riuscire a spendere bene, utilizzando gli investimenti dedicati al Next Generation EU occorre irrobustire le amministrazioni meridionali, anche guardando con attenzione all’esperienza del passato che spesso ha deluso la speranza”. In questo passaggio non si lasciano aperte grandi speranze per il futuro. Innanzitutto si dice che bisogna “irrobustire le amministrazioni meridionali”, la mia domanda è: come si irrobustisce un’amministrazione in un paese democratico? Se poi irrobustire significa dare più fondi alle amministrazioni meridionali, non possiamo che essere d’accordo visto che ad oggi anche il famoso 34% degli investimenti che spetterebbe per legge al sud stenta ad arrivare. Capiremo.

La pietra tombale sul sud viene poi dalla frase finale: “anche guardando con attenzione all’esperienza del passato che spesso ha deluso la speranza”. Che semplicemente vuol dire: ci impegneremo a far fare a privati e ad Europa il nostro lavoro, ma visto come sono andate le cose nel passato non ci scommetterei che ci riusciamo.

Se il buongiorno per il Mezzogiorno si vede dal discorso del premier direi che è notte fonda. Spero di sbagliarmi.

Nota bene: non ho tagliato nulla dell’intervento del premier quello in grassetto è l’intervento completo

Fonte: Transform!italia



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venerdì 19 febbraio 2021

" ADDIO SUD"

 Di Bruno Pappalardo 

Dovete sapere che la parola REGGIO, accostata ad altro toponimi territoriali ( CALABRIA – EMILIA ) non hanno diversa derivazione etimo- Deriva, infatti dal latinorex, regis (“re”) o regnum (“regno”) che significa “Città del Re". L’altro REGGIO  (Emilia ) si fa risalire dalla nascita della città da parte di Marco Emilio (Emilia)Lepido Dunque, “Regno di Lepido”. Insomma stessa matrice linguistica di “regis” .

Erano uguali anche per i Padri della Nostra Carta Costituzionale quando la scrissero configurando le “Regioni”. Tutte col medesimo valore istituzionale e amministrativo.

Dovevano, infatti, ricevere “equamente” lo stesso finanziamento statale, in ragione della densità demografica e secondo il criterio  della “progressività.”, presente nell'articolo 53 della Costituzione.

Gli italiani versano una imposta che cresce se crescere il reddito. e viceversa; Significa che, se una comunità di cittadini, appartenenti allo stesso territorio regionale, introita di più, deve versare di più allo Stato. Coinvolge anche il principio della “sussidiarietà” entrata in Costituzione mediante la riforma della legge 3 del 2001 del Titolo V . Nascono, per questo i cosiddetti  LEP. (Livelli Essenziali di Prestazioni)

Ma cosa è la “SUSSIDIARIETÀ” e cosa sono i “LEP” ?

La prima è quando“ le società di ordine superiore, ( STATO) deve sostenere e aiutare quelle minori o “corpi intermedi”,… - che per brevità e a titolo di esempio indichiamo le (sola)Regioni, - che versando in un deperimento economico e, dunque di servizi, (…assistenza sanitaria, istruzione, educazione, informazione e formazione et cetera)  ebbene, “lo Stato deve sostenerle finanziariamente e coordinare gli interventi degli altri corpi intermedi o regioni.

Questo principio è stato sancito dall’Unione Europea nel trattato di Maastricht il 7 febbraio del 1992,

Ecco che allora, lo Stato crea un “fondo di perequazione” che mira a alleviare le diseguaglianze tra  territori. Se tra i cittadini di diverse Regioni si palesano differenti capacità fiscale, allora interviene il fondo per dare gli stessi standard di prestazione nella somministrazione di servizi, nonostante gli sbilanci) alimentato da quote di entrate tributarie.

I LEP, sono appunto, la definizione di questi standard prestazionali molto bassi al SUD

Ma i LEP non verranno mai attivati, perché odiati dalle regioni ricche e tutto viene congelato.

Intanto le regioni ricche (quelle del Nord) incassano sia gli introiti ordinari dello Stato che quelli erogati  in eccesso dalla “Spesa storica”: “Se Milano possiede 1000 asili-nido e Regio Calabria solo 10, a Milano arrivano soldi per 1000 asilo e a Reggio Calabria solo quelli per 10”.

Questa sperequazione anticostituzionale genera un squilibrio socio-economico tra territori originando nuova disoccupazione, Pil interno territoriale depresso, quantità di servizi scadenti et cetera. Questo è stato una delle ragione che ha determinato l’enorme divario tra il Sud e il Nord, tra territori di serie A e quelli di serie B, favorendo la richiesta d’una “Autonomia Differenziata Regionale” o Secessione dei Ricchi spaccando il Paese in due.

GIANCARLO GIORGETTI, della LEGA all’epoca al governo, nel 2013 è Presidente della Commissione per il Federalismo Fiscale. Scopre tutto. Chiede di secretare e insabbiare i dati. La faccenda è troppo grossa.

La SVIMEZ, ( Associazione per lo Sviluppo dell'Industria nel Mezzogiorno) scopre tutto e viene calcolato che dal 2009, ma anche da molto prima) il Nord, ha sottratto al Sud, 840 MILIARDI di euro.

GIANCARLO GIORGETTI è stato nominato il 12 Febbraio 2021, MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO.

REGGIO EMILIA E REGGIO CALABRIA NON SONO UGUALI !

Fonte:https://journwitfront.blogspot.com/





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 Di Bruno Pappalardo 

Dovete sapere che la parola REGGIO, accostata ad altro toponimi territoriali ( CALABRIA – EMILIA ) non hanno diversa derivazione etimo- Deriva, infatti dal latinorex, regis (“re”) o regnum (“regno”) che significa “Città del Re". L’altro REGGIO  (Emilia ) si fa risalire dalla nascita della città da parte di Marco Emilio (Emilia)Lepido Dunque, “Regno di Lepido”. Insomma stessa matrice linguistica di “regis” .

Erano uguali anche per i Padri della Nostra Carta Costituzionale quando la scrissero configurando le “Regioni”. Tutte col medesimo valore istituzionale e amministrativo.

Dovevano, infatti, ricevere “equamente” lo stesso finanziamento statale, in ragione della densità demografica e secondo il criterio  della “progressività.”, presente nell'articolo 53 della Costituzione.

Gli italiani versano una imposta che cresce se crescere il reddito. e viceversa; Significa che, se una comunità di cittadini, appartenenti allo stesso territorio regionale, introita di più, deve versare di più allo Stato. Coinvolge anche il principio della “sussidiarietà” entrata in Costituzione mediante la riforma della legge 3 del 2001 del Titolo V . Nascono, per questo i cosiddetti  LEP. (Livelli Essenziali di Prestazioni)

Ma cosa è la “SUSSIDIARIETÀ” e cosa sono i “LEP” ?

La prima è quando“ le società di ordine superiore, ( STATO) deve sostenere e aiutare quelle minori o “corpi intermedi”,… - che per brevità e a titolo di esempio indichiamo le (sola)Regioni, - che versando in un deperimento economico e, dunque di servizi, (…assistenza sanitaria, istruzione, educazione, informazione e formazione et cetera)  ebbene, “lo Stato deve sostenerle finanziariamente e coordinare gli interventi degli altri corpi intermedi o regioni.

Questo principio è stato sancito dall’Unione Europea nel trattato di Maastricht il 7 febbraio del 1992,

Ecco che allora, lo Stato crea un “fondo di perequazione” che mira a alleviare le diseguaglianze tra  territori. Se tra i cittadini di diverse Regioni si palesano differenti capacità fiscale, allora interviene il fondo per dare gli stessi standard di prestazione nella somministrazione di servizi, nonostante gli sbilanci) alimentato da quote di entrate tributarie.

I LEP, sono appunto, la definizione di questi standard prestazionali molto bassi al SUD

Ma i LEP non verranno mai attivati, perché odiati dalle regioni ricche e tutto viene congelato.

Intanto le regioni ricche (quelle del Nord) incassano sia gli introiti ordinari dello Stato che quelli erogati  in eccesso dalla “Spesa storica”: “Se Milano possiede 1000 asili-nido e Regio Calabria solo 10, a Milano arrivano soldi per 1000 asilo e a Reggio Calabria solo quelli per 10”.

Questa sperequazione anticostituzionale genera un squilibrio socio-economico tra territori originando nuova disoccupazione, Pil interno territoriale depresso, quantità di servizi scadenti et cetera. Questo è stato una delle ragione che ha determinato l’enorme divario tra il Sud e il Nord, tra territori di serie A e quelli di serie B, favorendo la richiesta d’una “Autonomia Differenziata Regionale” o Secessione dei Ricchi spaccando il Paese in due.

GIANCARLO GIORGETTI, della LEGA all’epoca al governo, nel 2013 è Presidente della Commissione per il Federalismo Fiscale. Scopre tutto. Chiede di secretare e insabbiare i dati. La faccenda è troppo grossa.

La SVIMEZ, ( Associazione per lo Sviluppo dell'Industria nel Mezzogiorno) scopre tutto e viene calcolato che dal 2009, ma anche da molto prima) il Nord, ha sottratto al Sud, 840 MILIARDI di euro.

GIANCARLO GIORGETTI è stato nominato il 12 Febbraio 2021, MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO.

REGGIO EMILIA E REGGIO CALABRIA NON SONO UGUALI !

Fonte:https://journwitfront.blogspot.com/





giovedì 18 febbraio 2021

L’ITALIA FRA DERIVA BALCANICA ED UNGHERESE: COSTRUIRE L’UNITA’ DELLE SINISTRE PER DARE UN’ALTERNATIVA AL PAESE IN OPPOSIZIONE AL GOVERNO DELLE DESTRE LIBERISTE DEL NORD CHE VOGLIONO DISTRUGGERE L’UNITA’ NAZIONALE E DEFRAUDARE IL MEZZOGIORNO

 




Che succederà all'Italia e al Mezzogiorno con l'avvento del governo Draghi?

Può un governo eterodiretto dai potentati finanziari del Nord Italia ed Europa dare le risposte giuste per risollevare l’intero Paese, e non il solo Nord, dalla crisi finanziaria e pandemica? Noi riteniamo che le solite ricette turbo-liberiste che sicuramente saranno proposte dal governo nei prossimi mesi, vista la storia anche personale di Draghi, unite al sovranismo padano, potrebbero portare ad inutili tensioni territoriali. Il sostegno spesso imbarazzante fornito dai media a Draghi e ai suoi mandarini appare come beneplacito alla riorganizzazione del capitalismo padano e al suo rilancio, dopo che la disastrosa gestione delle “virtuose (coi soldi del Sud) e frugali” Regioni “secessioniste” del Nord hanno mostrato come le privatizzazioni imposte dai cacicchi regionali e dai loro coraggiosi sostenitori negli ultimi anni siano costate il disastro sanitario sotto gli occhi di tutti.

Per fare questo sarà forte il sostegno dell’Europa dei poteri finanziari, mentre la sottolineatura atlantista è utile ad assicurargli il sostegno dell’amico americano.

Un rilancio della richiesta dell'Autonomia differenziata appare scontato. La Lega di Salvini entra infatti nel governo anche per passare all'incasso sul tema, dopo tanta attesa.

Il Pd nel documento presentato durante le consultazioni a Draghi a pagina 26/26 dà il via libera alla Autonomia differenziata, nell'ultima riga, rendendosi così complice delle mire della destra razzista nordica come già da tempo avviene in Emilia Romagna, cercando di dissimularla con una richiesta "di clausola di supremazia". In realtà il tentativo è puerile, sanno benissimo, come tutti, che il Governo nazionale può anche sostituirsi agli organi delle Regioni o degli enti locali nel caso, fra l’altro, di «pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica» (art. 120 della Costituzione); e infatti proprio nel campo della sanità ha negli ultimi anni “commissariato” alcune Regioni i cui bilanci non apparivano in equilibrio. Non c’è bisogno, dunque, di nessuna “clausola di supremazia”.

Inutile dire che l'ennesima sottrazione di risorse ad un Mezzogiorno già boccheggiante e da almeno un ventennio sottoposto a scippi di ogni tipo potrebbe avere come effetto la prossima balcanizzazione del Paese. Come si ripete da tempo l'Autonomia differenziata, progetto che discende dall'Europa, è eversiva dell'unità nazionale. Inoltre le recenti dichiarazioni della ministra per la Disabilità Stefani fanno capire come i leghisti marcheranno da vicino la ministra degli affari Regionali e Autonomie Gelmini, già di suo appassionata sostenitrice della autonomia differenziata, che considera addirittura “un bene anche per il Mezzogiorno”. Praticamente avremo due ministre delle Autonomie, una vicenda che indurrebbe al riso se non riguardasse i disabili ed il Mezzogiorno.

Inoltre lo spostamento quasi unanime del quadro politico verso destra, in nome di un liberismo aristocratico "dei migliori", unito alla riduzione dei parlamentari, grazie al recente referendum costituzionale dello scorso settembre, potrebbe aprire la porta a derive ungheresi. Ricordo che da simulazioni fatte dall’Istituto Cattaneo, ancor prima del referendum, così come dalla Fondazione Einaudi, evidenziano come con soli 267 deputati e 134 senatori (che la destra otterrebbe dai sondaggi attuali) si potrebbe «cambiare la Costituzione in ogni sua parte, senza possibilità per i cittadini di esprimersi con un successivo referendum». Inoltre sottolineamo un argomento che quasi nessuno ha sottolineato a suo tempo e cioè come la riduzione dei parlamentari aggraverà inevitabilmente la mancanza di rappresentanza del Mezzogiorno in Parlamento e approfondirà ancora di più la spaccatura già presente nel Paese.

Doveroso poi ricordare, sui temi della sanità e dell’ambiente, che proprio pochi giorni fa l’Istituto Superiore della Sanità ha finalmente certificato con i propri scienziati che nella Terra dei Fuochi “i tumori sono causati dai rifiuti della camorra”.

Attivisti, cittadini e movimenti lo gridano da anni, in una situazione drammatica per cittadini e territori che ha causato miglia di vittime, anche giovanissime. Ricordiamo che l’allora Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin in visita in quei luoghi nel 2014 addebitò agli “errati stili di vita” degli abitanti, anche dei neonati, l’esplosione dei tumori. Ma dopotutto l’emigrazione sanitaria aiutava e aiuta ancora oggi le “virtuose” regioni leghiste e protoleghiste del Nord a far quadrare i bilanci della loro sanità.

E così mentre i media riprendono a battere sui temi della "locomotiva", ed il Sud è completamente sparito dai giornali che trattano solo dei problemi del Lombardo-Veneto, è semplice prevedere che Draghi cercherà di tamponare in un primo momento le situazioni di maggiore difficoltà sociale, il che unito ad una ovvia ripresa del Pil (di cui si intesterà il merito esclusivo) semplicemente connesso alla ripresa delle attività in virtù dell'avanzamento delle vaccinazioni, gli darà quel consenso utile ad arrivare a fine legislatura, così da terminare la sua missione. Da lì in poi bisognerà valutare il risultato delle successive elezioni politiche.

Ora c'è uno spazio enorme da occupare immediatamente a Sinistra per contrastare nel Paese le derive antipopolari ed antimeridionali di cui sopra. Il sostegno assicurato al governo aristocratico della restaurazione capitalista padana da parte di forze che si definiscono di sinistra così come dai sindacati, fa capire che non servono "draghi" o "maghi", ma dovrebbe essere facile capire che se rappresenti, o vuoi rappresentare, o ancor di più se sei parte dei sacrificabili, del mondo del lavoro, del Sud, dei piccoli produttori o commercianti non puoi che stare fuori dal perimetro di questo governo, e sei costretto ad organizzarti e lottare se vuoi strappare risultati. Va costituita quindi quanto prima una popolare ed unitaria forza di Sinistra che contenga nel suo programma anche le ragioni del Sud e che sappia rappresentarle e sostenerle in un'ottica gramsciana e non generalista!

E così mentre avanzano molteplici crisi: economica, sanitaria, sociale ed il Mezzogiorno, ma non solo, è già una polveriera, appare sempre più evidente come nel Paese vi sia la necessità di una unione di forze realmente popolari che rimettano la questione sociale, dell’uguaglianza e dei diritti al centro dell’agenda politica nazionale. Riaffermando la presenza meridionalista progressista gramsciana che tenga costantemente sotto la lente d’ingrandimento la Questione Meridionale, al fine di risolvere definitivamente le disomogeneità nazionali ormai non più tollerabili, dando risposta alle necessità dei segmenti più deboli della popolazione dell’intero Paese prima che questo collassi verso derive balcaniche o ungheresi. La necessità è quella di ridare luce a quella Costituzione nata dalla Resistenza, da sempre ignorata in più articoli o stravolta in alcuni passaggi fondamentali come il pareggio di bilancio o il regionalismo monoculare, al fine di contrastare lo strapotere di quei potentati economico politici che continuando a sostenere “suprematismi regionali” potrebbero portare, in assenza di contrasto, al definitivo collasso del Paese.


Ribadiamo pertanto la necessità di una non più procrastinabile costituzione d'un soggetto politico unitario di Sinistra, che si batta per il riscatto del popolo nelle sue totali esigenze reali e territoriali. In Italia si pone la necessità di costruire l’alternativa di sinistra, antiliberista, ambientalista, civica e meridionalista gramsciana che già a partire dalle prossime elezioni regionali in Calabria inizi a cooperare mostrandosi coeso e atto a formare una fronte popolare per opporsi con forza alle destre liberiste avanzanti. 

Per tutti questi motivi come Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti rilanciamo e raccogliamo l’appello aperto a tutte le soggettività che condividono l’urgenza di lavorare insieme alla costruzione di un percorso aperto e plurale per l’alternativa sociale, culturale e politica ai poli e agli schieramenti politici esistenti. 

 Se non ora quando...?!

 

Documento politico approvato dal

CONSIGLIO DIRETTIVO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD




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Che succederà all'Italia e al Mezzogiorno con l'avvento del governo Draghi?

Può un governo eterodiretto dai potentati finanziari del Nord Italia ed Europa dare le risposte giuste per risollevare l’intero Paese, e non il solo Nord, dalla crisi finanziaria e pandemica? Noi riteniamo che le solite ricette turbo-liberiste che sicuramente saranno proposte dal governo nei prossimi mesi, vista la storia anche personale di Draghi, unite al sovranismo padano, potrebbero portare ad inutili tensioni territoriali. Il sostegno spesso imbarazzante fornito dai media a Draghi e ai suoi mandarini appare come beneplacito alla riorganizzazione del capitalismo padano e al suo rilancio, dopo che la disastrosa gestione delle “virtuose (coi soldi del Sud) e frugali” Regioni “secessioniste” del Nord hanno mostrato come le privatizzazioni imposte dai cacicchi regionali e dai loro coraggiosi sostenitori negli ultimi anni siano costate il disastro sanitario sotto gli occhi di tutti.

Per fare questo sarà forte il sostegno dell’Europa dei poteri finanziari, mentre la sottolineatura atlantista è utile ad assicurargli il sostegno dell’amico americano.

Un rilancio della richiesta dell'Autonomia differenziata appare scontato. La Lega di Salvini entra infatti nel governo anche per passare all'incasso sul tema, dopo tanta attesa.

Il Pd nel documento presentato durante le consultazioni a Draghi a pagina 26/26 dà il via libera alla Autonomia differenziata, nell'ultima riga, rendendosi così complice delle mire della destra razzista nordica come già da tempo avviene in Emilia Romagna, cercando di dissimularla con una richiesta "di clausola di supremazia". In realtà il tentativo è puerile, sanno benissimo, come tutti, che il Governo nazionale può anche sostituirsi agli organi delle Regioni o degli enti locali nel caso, fra l’altro, di «pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica» (art. 120 della Costituzione); e infatti proprio nel campo della sanità ha negli ultimi anni “commissariato” alcune Regioni i cui bilanci non apparivano in equilibrio. Non c’è bisogno, dunque, di nessuna “clausola di supremazia”.

Inutile dire che l'ennesima sottrazione di risorse ad un Mezzogiorno già boccheggiante e da almeno un ventennio sottoposto a scippi di ogni tipo potrebbe avere come effetto la prossima balcanizzazione del Paese. Come si ripete da tempo l'Autonomia differenziata, progetto che discende dall'Europa, è eversiva dell'unità nazionale. Inoltre le recenti dichiarazioni della ministra per la Disabilità Stefani fanno capire come i leghisti marcheranno da vicino la ministra degli affari Regionali e Autonomie Gelmini, già di suo appassionata sostenitrice della autonomia differenziata, che considera addirittura “un bene anche per il Mezzogiorno”. Praticamente avremo due ministre delle Autonomie, una vicenda che indurrebbe al riso se non riguardasse i disabili ed il Mezzogiorno.

Inoltre lo spostamento quasi unanime del quadro politico verso destra, in nome di un liberismo aristocratico "dei migliori", unito alla riduzione dei parlamentari, grazie al recente referendum costituzionale dello scorso settembre, potrebbe aprire la porta a derive ungheresi. Ricordo che da simulazioni fatte dall’Istituto Cattaneo, ancor prima del referendum, così come dalla Fondazione Einaudi, evidenziano come con soli 267 deputati e 134 senatori (che la destra otterrebbe dai sondaggi attuali) si potrebbe «cambiare la Costituzione in ogni sua parte, senza possibilità per i cittadini di esprimersi con un successivo referendum». Inoltre sottolineamo un argomento che quasi nessuno ha sottolineato a suo tempo e cioè come la riduzione dei parlamentari aggraverà inevitabilmente la mancanza di rappresentanza del Mezzogiorno in Parlamento e approfondirà ancora di più la spaccatura già presente nel Paese.

Doveroso poi ricordare, sui temi della sanità e dell’ambiente, che proprio pochi giorni fa l’Istituto Superiore della Sanità ha finalmente certificato con i propri scienziati che nella Terra dei Fuochi “i tumori sono causati dai rifiuti della camorra”.

Attivisti, cittadini e movimenti lo gridano da anni, in una situazione drammatica per cittadini e territori che ha causato miglia di vittime, anche giovanissime. Ricordiamo che l’allora Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin in visita in quei luoghi nel 2014 addebitò agli “errati stili di vita” degli abitanti, anche dei neonati, l’esplosione dei tumori. Ma dopotutto l’emigrazione sanitaria aiutava e aiuta ancora oggi le “virtuose” regioni leghiste e protoleghiste del Nord a far quadrare i bilanci della loro sanità.

E così mentre i media riprendono a battere sui temi della "locomotiva", ed il Sud è completamente sparito dai giornali che trattano solo dei problemi del Lombardo-Veneto, è semplice prevedere che Draghi cercherà di tamponare in un primo momento le situazioni di maggiore difficoltà sociale, il che unito ad una ovvia ripresa del Pil (di cui si intesterà il merito esclusivo) semplicemente connesso alla ripresa delle attività in virtù dell'avanzamento delle vaccinazioni, gli darà quel consenso utile ad arrivare a fine legislatura, così da terminare la sua missione. Da lì in poi bisognerà valutare il risultato delle successive elezioni politiche.

Ora c'è uno spazio enorme da occupare immediatamente a Sinistra per contrastare nel Paese le derive antipopolari ed antimeridionali di cui sopra. Il sostegno assicurato al governo aristocratico della restaurazione capitalista padana da parte di forze che si definiscono di sinistra così come dai sindacati, fa capire che non servono "draghi" o "maghi", ma dovrebbe essere facile capire che se rappresenti, o vuoi rappresentare, o ancor di più se sei parte dei sacrificabili, del mondo del lavoro, del Sud, dei piccoli produttori o commercianti non puoi che stare fuori dal perimetro di questo governo, e sei costretto ad organizzarti e lottare se vuoi strappare risultati. Va costituita quindi quanto prima una popolare ed unitaria forza di Sinistra che contenga nel suo programma anche le ragioni del Sud e che sappia rappresentarle e sostenerle in un'ottica gramsciana e non generalista!

E così mentre avanzano molteplici crisi: economica, sanitaria, sociale ed il Mezzogiorno, ma non solo, è già una polveriera, appare sempre più evidente come nel Paese vi sia la necessità di una unione di forze realmente popolari che rimettano la questione sociale, dell’uguaglianza e dei diritti al centro dell’agenda politica nazionale. Riaffermando la presenza meridionalista progressista gramsciana che tenga costantemente sotto la lente d’ingrandimento la Questione Meridionale, al fine di risolvere definitivamente le disomogeneità nazionali ormai non più tollerabili, dando risposta alle necessità dei segmenti più deboli della popolazione dell’intero Paese prima che questo collassi verso derive balcaniche o ungheresi. La necessità è quella di ridare luce a quella Costituzione nata dalla Resistenza, da sempre ignorata in più articoli o stravolta in alcuni passaggi fondamentali come il pareggio di bilancio o il regionalismo monoculare, al fine di contrastare lo strapotere di quei potentati economico politici che continuando a sostenere “suprematismi regionali” potrebbero portare, in assenza di contrasto, al definitivo collasso del Paese.


Ribadiamo pertanto la necessità di una non più procrastinabile costituzione d'un soggetto politico unitario di Sinistra, che si batta per il riscatto del popolo nelle sue totali esigenze reali e territoriali. In Italia si pone la necessità di costruire l’alternativa di sinistra, antiliberista, ambientalista, civica e meridionalista gramsciana che già a partire dalle prossime elezioni regionali in Calabria inizi a cooperare mostrandosi coeso e atto a formare una fronte popolare per opporsi con forza alle destre liberiste avanzanti. 

Per tutti questi motivi come Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti rilanciamo e raccogliamo l’appello aperto a tutte le soggettività che condividono l’urgenza di lavorare insieme alla costruzione di un percorso aperto e plurale per l’alternativa sociale, culturale e politica ai poli e agli schieramenti politici esistenti. 

 Se non ora quando...?!

 

Documento politico approvato dal

CONSIGLIO DIRETTIVO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD




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