martedì 17 ottobre 2017

A Palermo assemblea elettorale con Ottavio Navarra e Partito del Sud



Domenica 15 ottobre c.a. presso la sede della coop. Prosopon di Palermo, in prossimità delle elezioni per il rinnovo dell’assemblea Siciliana, ha avuto luogo un’assemblea elettorale con Ottavio Navarra candidato alle elezioni Siciliane nella lista “CENTO PASSI” con Claudio Fava presidente e sostenuto dal Partito del Sud.



L’assemblea è stata molto partecipata. Dopo una introduzione da parte del Coord. Regionale del Partito del Sud Giovanni Maniscalco, che ha presentato il programma del Partito e le motivazioni del sostegno elettorale a Navarra, è stata data la parola al candidato. Navarra dopo un’autopresentazione ha esposto il programma elettorale della lista CENTO PASSI che coincide con quello del partito del sud: Lotta alla mafia ch’è fondamentale per lo sviluppo socio-economico della Sicilia; Maggiori infrastrutture e trasporti; rifondare la sanità in sicilia e fare i concorsi per aumentare gli organici, specialmente nei pronto soccorso degli ospedali; Aumentare la spesa pubblica per investimenti in Occupazione giovanile e nell’agricoltura; Moralizzazione della pubblica amministrazione regionale ecc…



Dopo l’intervento di Navarra si è aperto il dibattito con i presenti che hanno posto domande al candidato. L’assemblea si è conclusa con la soddisfazione di tutti i presenti per il dibattito costruttivo e con l’impegno d’intraprendere, anche dopo le elezioni iniziative politiche per lo sviluppo economico-sociale della Sicilia.


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Domenica 15 ottobre c.a. presso la sede della coop. Prosopon di Palermo, in prossimità delle elezioni per il rinnovo dell’assemblea Siciliana, ha avuto luogo un’assemblea elettorale con Ottavio Navarra candidato alle elezioni Siciliane nella lista “CENTO PASSI” con Claudio Fava presidente e sostenuto dal Partito del Sud.



L’assemblea è stata molto partecipata. Dopo una introduzione da parte del Coord. Regionale del Partito del Sud Giovanni Maniscalco, che ha presentato il programma del Partito e le motivazioni del sostegno elettorale a Navarra, è stata data la parola al candidato. Navarra dopo un’autopresentazione ha esposto il programma elettorale della lista CENTO PASSI che coincide con quello del partito del sud: Lotta alla mafia ch’è fondamentale per lo sviluppo socio-economico della Sicilia; Maggiori infrastrutture e trasporti; rifondare la sanità in sicilia e fare i concorsi per aumentare gli organici, specialmente nei pronto soccorso degli ospedali; Aumentare la spesa pubblica per investimenti in Occupazione giovanile e nell’agricoltura; Moralizzazione della pubblica amministrazione regionale ecc…



Dopo l’intervento di Navarra si è aperto il dibattito con i presenti che hanno posto domande al candidato. L’assemblea si è conclusa con la soddisfazione di tutti i presenti per il dibattito costruttivo e con l’impegno d’intraprendere, anche dopo le elezioni iniziative politiche per lo sviluppo economico-sociale della Sicilia.


venerdì 13 ottobre 2017

Il Partito del Sud alla manifestazione a Roma contro tutte le disuguaglianze del 14 ottobre



Per l'articolo 3 della nostra Costituzione repubblicana, per i diritti e contro tutte le disuguaglianze tra cui quelle tra Sud e resto del paese...una delegazione romana del Partito del Sud ci sarà a Piazza Don Bosco!

La manifestazione organizzata dalla Rete dei numeri pari di Don Ciotti prevede la mobilitazione di diverse piazze italiane.

Qui il programma di Roma dove invitiamo iscritti e simpatizzanti
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Per l'articolo 3 della nostra Costituzione repubblicana, per i diritti e contro tutte le disuguaglianze tra cui quelle tra Sud e resto del paese...una delegazione romana del Partito del Sud ci sarà a Piazza Don Bosco!

La manifestazione organizzata dalla Rete dei numeri pari di Don Ciotti prevede la mobilitazione di diverse piazze italiane.

Qui il programma di Roma dove invitiamo iscritti e simpatizzanti

mercoledì 11 ottobre 2017

Palermo, elezioni regionali 2017 - Domenica 15 Ottobre incontro del Partito del Sud con Ottavio Navarra

Domenica 15 Ottobre ore 17.30 presso i locali di Prosopon via Oreto 466-Palermo, Giovanni Maniscalco, Coord. Regionale del Partito del Sud, organizza un aperitivo con Ottavio Navarra, candidato alle elezioni regionali con la lista "Cento Passi" con Claudio Fava presidente.
Tutti i cittadini sono invitati.

Finalmente in Sicilia una sinistra compatta ed unita si batterà per il riscatto socio-economico-culturale della Regione e dei Siciliani.




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Domenica 15 Ottobre ore 17.30 presso i locali di Prosopon via Oreto 466-Palermo, Giovanni Maniscalco, Coord. Regionale del Partito del Sud, organizza un aperitivo con Ottavio Navarra, candidato alle elezioni regionali con la lista "Cento Passi" con Claudio Fava presidente.
Tutti i cittadini sono invitati.

Finalmente in Sicilia una sinistra compatta ed unita si batterà per il riscatto socio-economico-culturale della Regione e dei Siciliani.




venerdì 6 ottobre 2017

Il Partito del Sud all'incontro dei Comitati per la Democrazia Costituzionale a Roma il 7 ottobre, per la modifica art. 81 e la LIP Scuola

Il Partito del Sud parteciperà ad un incontro a Roma il 7 ottobre, organizzato dai Comitati per la Democrazia Costituzionale che, dopo la battaglia vinta lo scorso 4 dicembre 2016 sul Referendum Costituzionale dove tra i Comitati del NO c’era anche la nostra presenza, hanno deciso di continuare la battaglia per difendere i valori e i principi della nostra Costituzione Repubblicana democratica ed antifascista.
Come già detto più volte, noi meridionalisti progressisti abbiamo sempre difeso e continueremo a difendere la nostra Costituzione, chiedendone l’applicazione integrale che soprattutto con l’articolo 3 comma 2 avrebbe risolto da tempo la “questione meridionale”.
Oggi a proposito di valori costituzionali, inizia a delinearsi un’altra battaglia su due fronti, quello della modifica dell’articolo 81 (quello recentemente modificato con l’introduzione del principio del pareggio di bilancio) e la Legge di Iniziativa Popolare sulla Scuola.
Iniziamo ad approfondire il primo tema, quello dell’articolo 81 che è stato modificato, quasi di nascosto e senza un dibattito pubblico, nel 2012 su chiaro pressing della UE e della sua politica di “austerity”. Queste politiche che stanno funzionando un po’ da Robin Hood al contrario continuando ad impoverire sempre di più tra gli Stati Europei quelli più deboli e in tutti gli stati le fasce più deboli e povere, sono accompagnate da una crescita impressionante della finanza globale. Mentre cresce l'ondata di razzismo e le barriere contro le migrazioni di uomini, nessuna barriera o confine o sovranità nazionale per la migrazione di merci e per la speculazione finanziaria, oramai l’illusione di una globalizzazione felice per tutti, e della famosa “mano invisibile del mercato” che aggiustava tutto e avrebbe reso tutti più ricchi e felici, è svanita da tempo in tutti i paesi occidentali.
C’è bisogno chiaramente di un’inversione di rotta rispetto alle politiche neoliberiste e di una lotta alla speculazione finanziaria, agendo su più fronti, su alcuni dei quali si discute da tempo sia nel nostro paese che in Europa, ricordiamo quelli per me principali:
  • Sovranità monetaria e ritorno del controllo delle Banche centrali nazionali e della Banca Centrale Europea al popolo e non alle banche private, ricordiamo che la Banca d’Italia divorziò dal Ministero del Tesoro che la controllava negli anni ’80 e proprio da quel momento è iniziato l’aumento vertiginoso del Debito pubblico italiano;
  • Separazione tra banche commerciali e banche d’investimento o d'affari;
  • Spostare la tassazione in modo progressivo dal lavoro alle rendite, soprattutto quelle finanziarie;
  • Ritorno a politiche macroeconomiche Keynesiane espansive ed agli investimenti pubblici, abbandonando austerity, fiscal compact e assurdi vincoli su astrusi indicatori o bilancio.
Come giustamente osserva l’amico Andrea Del Monaco in un recente articolo sull’Huffington Post queste politiche di austerity e riduzione spesa, insieme alla scelta di lasciare il nostro debito in mano al “mercato” e quindi alla speculazione finanziaria, hanno massacrato il paese intero negli ultimi anni, in particolare con la riduzione degli investimenti hanno penalizzato l'intero paese e ancor di più il Sud aggravando quindi la “questione meridionale” , quindi sono state esattamente il contrario di quello che serviva!
Per invertire la rotta, serve una sinistra vera che abbandoni queste politiche neo-liberiste anzi iper-liberiste, di cui Renzi e' solo uno degli ultimi protagonisti dell'ultimo ventennio ma c'è una linea continua e ininterrotta lungo tutti i governi (almeno nominalmente) di centro-sinistra e quelli di centro-destra per non parlare ovviamente di quelli "tecnici" o "di coalizione, un paese che si è spostato sempre più a destra con politiche che rendono il lavoro sempre più scarso e precario con meno diritti, con tagli al welfare e allo stato sociale, con un aumento spaventoso delle disuguaglianze…e ben vengano quindi tutte le iniziative di lotta a questa Italia e queste Europa della finanza, iniziando dall'assurdo vincolo introdotto nel 2012  (che ricordo fu votato nel silenzio generale a maggioranza assoluta, da quasi tutti da Bersani e Renzi fino a Berlusconi e i suoi…con solo qualche astenuto al diktat europeo e finanziario, forse per quel briciolo di dignità…).
Iniziamo quindi questa nuova lotta, sapendo che e’ una lotta per un paese pià giusto e più uguale, da Nord a Sud.




Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud

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Il Partito del Sud parteciperà ad un incontro a Roma il 7 ottobre, organizzato dai Comitati per la Democrazia Costituzionale che, dopo la battaglia vinta lo scorso 4 dicembre 2016 sul Referendum Costituzionale dove tra i Comitati del NO c’era anche la nostra presenza, hanno deciso di continuare la battaglia per difendere i valori e i principi della nostra Costituzione Repubblicana democratica ed antifascista.
Come già detto più volte, noi meridionalisti progressisti abbiamo sempre difeso e continueremo a difendere la nostra Costituzione, chiedendone l’applicazione integrale che soprattutto con l’articolo 3 comma 2 avrebbe risolto da tempo la “questione meridionale”.
Oggi a proposito di valori costituzionali, inizia a delinearsi un’altra battaglia su due fronti, quello della modifica dell’articolo 81 (quello recentemente modificato con l’introduzione del principio del pareggio di bilancio) e la Legge di Iniziativa Popolare sulla Scuola.
Iniziamo ad approfondire il primo tema, quello dell’articolo 81 che è stato modificato, quasi di nascosto e senza un dibattito pubblico, nel 2012 su chiaro pressing della UE e della sua politica di “austerity”. Queste politiche che stanno funzionando un po’ da Robin Hood al contrario continuando ad impoverire sempre di più tra gli Stati Europei quelli più deboli e in tutti gli stati le fasce più deboli e povere, sono accompagnate da una crescita impressionante della finanza globale. Mentre cresce l'ondata di razzismo e le barriere contro le migrazioni di uomini, nessuna barriera o confine o sovranità nazionale per la migrazione di merci e per la speculazione finanziaria, oramai l’illusione di una globalizzazione felice per tutti, e della famosa “mano invisibile del mercato” che aggiustava tutto e avrebbe reso tutti più ricchi e felici, è svanita da tempo in tutti i paesi occidentali.
C’è bisogno chiaramente di un’inversione di rotta rispetto alle politiche neoliberiste e di una lotta alla speculazione finanziaria, agendo su più fronti, su alcuni dei quali si discute da tempo sia nel nostro paese che in Europa, ricordiamo quelli per me principali:
  • Sovranità monetaria e ritorno del controllo delle Banche centrali nazionali e della Banca Centrale Europea al popolo e non alle banche private, ricordiamo che la Banca d’Italia divorziò dal Ministero del Tesoro che la controllava negli anni ’80 e proprio da quel momento è iniziato l’aumento vertiginoso del Debito pubblico italiano;
  • Separazione tra banche commerciali e banche d’investimento o d'affari;
  • Spostare la tassazione in modo progressivo dal lavoro alle rendite, soprattutto quelle finanziarie;
  • Ritorno a politiche macroeconomiche Keynesiane espansive ed agli investimenti pubblici, abbandonando austerity, fiscal compact e assurdi vincoli su astrusi indicatori o bilancio.
Come giustamente osserva l’amico Andrea Del Monaco in un recente articolo sull’Huffington Post queste politiche di austerity e riduzione spesa, insieme alla scelta di lasciare il nostro debito in mano al “mercato” e quindi alla speculazione finanziaria, hanno massacrato il paese intero negli ultimi anni, in particolare con la riduzione degli investimenti hanno penalizzato l'intero paese e ancor di più il Sud aggravando quindi la “questione meridionale” , quindi sono state esattamente il contrario di quello che serviva!
Per invertire la rotta, serve una sinistra vera che abbandoni queste politiche neo-liberiste anzi iper-liberiste, di cui Renzi e' solo uno degli ultimi protagonisti dell'ultimo ventennio ma c'è una linea continua e ininterrotta lungo tutti i governi (almeno nominalmente) di centro-sinistra e quelli di centro-destra per non parlare ovviamente di quelli "tecnici" o "di coalizione, un paese che si è spostato sempre più a destra con politiche che rendono il lavoro sempre più scarso e precario con meno diritti, con tagli al welfare e allo stato sociale, con un aumento spaventoso delle disuguaglianze…e ben vengano quindi tutte le iniziative di lotta a questa Italia e queste Europa della finanza, iniziando dall'assurdo vincolo introdotto nel 2012  (che ricordo fu votato nel silenzio generale a maggioranza assoluta, da quasi tutti da Bersani e Renzi fino a Berlusconi e i suoi…con solo qualche astenuto al diktat europeo e finanziario, forse per quel briciolo di dignità…).
Iniziamo quindi questa nuova lotta, sapendo che e’ una lotta per un paese pià giusto e più uguale, da Nord a Sud.




Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud

sabato 30 settembre 2017

VI° CONGRESSO NAZIONALE PARTITO DEL SUD - Napoli 28 Ottobre 2017

VI° CONGRESSO NAZIONALE PARTITO DEL SUD 
                         Napoli 28 Ottobre 2017

                                                               
                                         A tutti gli iscritti e simpatizzanti del Partito del Sud 

              CONVOCAZIONE VI° CONGRESSO NAZIONALE PARTITO DEL SUD




E' convocata per sabato 28 Ottobre 2017 l'assemblea ordinaria degli iscritti del Partito del Sud, in prima convocazione alle ore 00.01 ed in seconda convocazione alle ore 9.00 a Napoli all'Hotel Palazzo Alabardieri in via Alabardieri 38 a Chiaia. 

I lavori avranno il seguente svolgimento: 

9,00 Apertura del Congresso al pubblico, l’accesso in sala è libero

9,30 Introduzione ai lavori da parte di Andrea Balia, Vice Presidente Nazionale, della Federazione ospitante di Napoli e di Michele Dell'Edera, Vice Presidente Nazionale.

9,50 Il Presidente Nazionale Natale Cuccurese traccerà i passaggi politici vissuti dal Partito durante la sua ultima presidenza, gli obiettivi raggiunti i futuri scenari.

10,10-13,30 interventi di saluto riservati ai soli ospiti invitati: personalità politiche e della società civile, rappresentanti di partiti, associazioni e movimenti. (L’elenco completo degli ospiti sarà diffuso nei prossimi giorni)

13,30-14,30 pausa lavori

Nel pomeriggio è prevista l'assemblea degli iscritti al movimento, l’accesso in sala e' riservato ai soli iscritti in regola con il tesseramento 2017 e le quote di adesione 2017 (rinnovi entro 30 aprile 2017 e nuovi iscritti entro il 30 settembre 2017), con il seguente Ordine del Giorno: 

 1) 14.30-15,00 Accredito partecipanti e costituzione assemblea

 2) 15,00-16.00 Saluto Presidente Nazionale in carica e approvazione bilanci.

 3) 16.00 -17.00 presentazione programma politico e mozioni congressuali

 4) 17.00-18.30 ulteriore dibattito libero con tempi contingentati in base agli iscritti a parlare, presentazione candidature, dichiarazioni di voto, votazione mozioni

 5) 18.30 -19.00 votazione della Segreteria Nazionale e del CDN (Consiglio Direttivo Nazionale) con votazione a scrutinio segreto (componenti del CDN e Presidente Nazionale che è anche il segretario politico del Partito)

6) 19,00-19.30 proclamazione CDN e Presidente Nazionale.
Ricordiamo che per la candidatura sia per il CDN che per il Presidente nazionale è richiesta la presentazione della propria candidatura prima dell'assemblea.  A norma dell'attuale e vigente Statuto la candidatura può essere presentata da qualsiasi iscritto al Partito in regola con il tesseramento 2017 entro e non oltre il 18 Ottobre 2017, inviando una mail a info@partitodelsud.eu

 7) 19,30 termine dei lavori




                                                                     
             
Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud


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VI° CONGRESSO NAZIONALE PARTITO DEL SUD 
                         Napoli 28 Ottobre 2017

                                                               
                                         A tutti gli iscritti e simpatizzanti del Partito del Sud 

              CONVOCAZIONE VI° CONGRESSO NAZIONALE PARTITO DEL SUD




E' convocata per sabato 28 Ottobre 2017 l'assemblea ordinaria degli iscritti del Partito del Sud, in prima convocazione alle ore 00.01 ed in seconda convocazione alle ore 9.00 a Napoli all'Hotel Palazzo Alabardieri in via Alabardieri 38 a Chiaia. 

I lavori avranno il seguente svolgimento: 

9,00 Apertura del Congresso al pubblico, l’accesso in sala è libero

9,30 Introduzione ai lavori da parte di Andrea Balia, Vice Presidente Nazionale, della Federazione ospitante di Napoli e di Michele Dell'Edera, Vice Presidente Nazionale.

9,50 Il Presidente Nazionale Natale Cuccurese traccerà i passaggi politici vissuti dal Partito durante la sua ultima presidenza, gli obiettivi raggiunti i futuri scenari.

10,10-13,30 interventi di saluto riservati ai soli ospiti invitati: personalità politiche e della società civile, rappresentanti di partiti, associazioni e movimenti. (L’elenco completo degli ospiti sarà diffuso nei prossimi giorni)

13,30-14,30 pausa lavori

Nel pomeriggio è prevista l'assemblea degli iscritti al movimento, l’accesso in sala e' riservato ai soli iscritti in regola con il tesseramento 2017 e le quote di adesione 2017 (rinnovi entro 30 aprile 2017 e nuovi iscritti entro il 30 settembre 2017), con il seguente Ordine del Giorno: 

 1) 14.30-15,00 Accredito partecipanti e costituzione assemblea

 2) 15,00-16.00 Saluto Presidente Nazionale in carica e approvazione bilanci.

 3) 16.00 -17.00 presentazione programma politico e mozioni congressuali

 4) 17.00-18.30 ulteriore dibattito libero con tempi contingentati in base agli iscritti a parlare, presentazione candidature, dichiarazioni di voto, votazione mozioni

 5) 18.30 -19.00 votazione della Segreteria Nazionale e del CDN (Consiglio Direttivo Nazionale) con votazione a scrutinio segreto (componenti del CDN e Presidente Nazionale che è anche il segretario politico del Partito)

6) 19,00-19.30 proclamazione CDN e Presidente Nazionale.
Ricordiamo che per la candidatura sia per il CDN che per il Presidente nazionale è richiesta la presentazione della propria candidatura prima dell'assemblea.  A norma dell'attuale e vigente Statuto la candidatura può essere presentata da qualsiasi iscritto al Partito in regola con il tesseramento 2017 entro e non oltre il 18 Ottobre 2017, inviando una mail a info@partitodelsud.eu

 7) 19,30 termine dei lavori




                                                                     
             
Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud


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lunedì 11 settembre 2017

COMUNICATO STAMPA PARTITO DEL SUD-SICILIA SULLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI 2017

PARTITO DEL SUD SICILIA 
Meridionalisti Progressisti 

COMUNICATO STAMPA 



Domenica 10 Settembre si è svolta l’assemblea dei partiti e movimenti della sinistra Siciliana a cui ha aderito il Partito del Sud.
L’Assemblea ha ratificato all’unanimità, a seguito di un percorso democratico, la candidatura di Claudio Fava a presidente della Regione Sicilia.

Nel suo intervento finale Fava ha descritto alcune linee fondamentali del programma che proporrà per il riscatto della Sicilia, mettendo a primo posto la lotta contro la criminalità mafiosa. Inoltre ha ribadito di volere al suo fianco come vice-presidente Ottavio Navarra.

Il Partito del Sud Sicilia si ritiene soddisfatto del risultato dell’assemblea ed assieme ai compagni di “ Possibile” (di cui è leader nazionale Giuseppe Civati) parteciperà alla stesura del programma elettorale. Finalmente in Sicilia abbiamo una sinistra unita e compatta che si batterà per il riscatto socio-economico-culturale della regione e dei Siciliani.

Palermo li, 11/09/2017
Il coord. Regionale Maniscalco Giovanni
Cell 3662393233



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PARTITO DEL SUD SICILIA 
Meridionalisti Progressisti 

COMUNICATO STAMPA 



Domenica 10 Settembre si è svolta l’assemblea dei partiti e movimenti della sinistra Siciliana a cui ha aderito il Partito del Sud.
L’Assemblea ha ratificato all’unanimità, a seguito di un percorso democratico, la candidatura di Claudio Fava a presidente della Regione Sicilia.

Nel suo intervento finale Fava ha descritto alcune linee fondamentali del programma che proporrà per il riscatto della Sicilia, mettendo a primo posto la lotta contro la criminalità mafiosa. Inoltre ha ribadito di volere al suo fianco come vice-presidente Ottavio Navarra.

Il Partito del Sud Sicilia si ritiene soddisfatto del risultato dell’assemblea ed assieme ai compagni di “ Possibile” (di cui è leader nazionale Giuseppe Civati) parteciperà alla stesura del programma elettorale. Finalmente in Sicilia abbiamo una sinistra unita e compatta che si batterà per il riscatto socio-economico-culturale della regione e dei Siciliani.

Palermo li, 11/09/2017
Il coord. Regionale Maniscalco Giovanni
Cell 3662393233



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venerdì 8 settembre 2017

Il Partito del Sud si riorganizza in Sicilia con Giovanni Maniscalco, nuovo Coordinatore Regionale




Dopo le dimissioni nei mesi scorsi di Armando Melodia, a cui va il ringraziamento del Partito per il lavoro svolto, il Partito del Sud in Sicilia riparte di slancio con la nomina a nuovo Coordinatore Regionale di Giovanni Maniscalco.

Giovanni Maniscalco, che ha già ricoperto lo stesso incarico per il Partito fino al 2014, conosciuto per l'attività nel mondo sindacale e l'impegno nel sociale, è un dipendente del Ministero dell' Interno presso la Questura di Palermo.

Viste le già note attinenze di competenza e professionali legate ai prossimi importanti impegni ed iniziative che verranno affrontate in Sicilia dal Partito e la lunga militanza ed esperienza politica ed organizzativa, il nuovo Coord. Regionale del Partito del Sud in Sicilia avrà ampia delega sulla nomina di una struttura organizzativa di collaborazione sui territori.

Email per contatti: partitodelsud.siciliano@gmail.com


Comunicato Stampa


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Dopo le dimissioni nei mesi scorsi di Armando Melodia, a cui va il ringraziamento del Partito per il lavoro svolto, il Partito del Sud in Sicilia riparte di slancio con la nomina a nuovo Coordinatore Regionale di Giovanni Maniscalco.

Giovanni Maniscalco, che ha già ricoperto lo stesso incarico per il Partito fino al 2014, conosciuto per l'attività nel mondo sindacale e l'impegno nel sociale, è un dipendente del Ministero dell' Interno presso la Questura di Palermo.

Viste le già note attinenze di competenza e professionali legate ai prossimi importanti impegni ed iniziative che verranno affrontate in Sicilia dal Partito e la lunga militanza ed esperienza politica ed organizzativa, il nuovo Coord. Regionale del Partito del Sud in Sicilia avrà ampia delega sulla nomina di una struttura organizzativa di collaborazione sui territori.

Email per contatti: partitodelsud.siciliano@gmail.com


Comunicato Stampa


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lunedì 4 settembre 2017

BUFFA (PARTITO DEL SUD): "L'UNIONE DELLA SINISTRA È POSSIBILE ANCHE A CATANZARO"

Nota del rappresentante del movimento a Catanzaro Anna Maria Buffa 
L'unione della sinistra? Tutt'altro che utopia, secondo Anna Maria Buffa. La coordinatrice per la provincia di Catanzaro del Partito del Sud lo ha affermato, con particolare riferimento al comune di Catanzaro. «Mercoledì 26 luglio si è svolta, presso la Camera dei deputati, una conferenza stampa con la partecipazione di Pippo Civati, leader di "Possibile" e Natale Cuccurese, presidente del nostro partito» ha spiegato Anna Maria Buffa. 
Obiettivo, la costituzione di un soggetto federativo in grado di rispondere alle istanze del paese. «Si avverte il bisogno delle ragioni di un meridionalismo progressista. La sinistra dovrà farsi carico delle problematiche del Sud» come ha affermato Cuccurese. 
L'intesa, secondo Anna Maria Buffa, sarebbe utile anche in funzione dei prossimi appuntamenti sul territorio: «Rivolgo pubblicamente un invito ai rappresentanti della sinistra sul territorio per cementare anche su base locale ciò che stiamo costruendo con grandi sforzi su scala nazionale» ha dichiarato.


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Nota del rappresentante del movimento a Catanzaro Anna Maria Buffa 
L'unione della sinistra? Tutt'altro che utopia, secondo Anna Maria Buffa. La coordinatrice per la provincia di Catanzaro del Partito del Sud lo ha affermato, con particolare riferimento al comune di Catanzaro. «Mercoledì 26 luglio si è svolta, presso la Camera dei deputati, una conferenza stampa con la partecipazione di Pippo Civati, leader di "Possibile" e Natale Cuccurese, presidente del nostro partito» ha spiegato Anna Maria Buffa. 
Obiettivo, la costituzione di un soggetto federativo in grado di rispondere alle istanze del paese. «Si avverte il bisogno delle ragioni di un meridionalismo progressista. La sinistra dovrà farsi carico delle problematiche del Sud» come ha affermato Cuccurese. 
L'intesa, secondo Anna Maria Buffa, sarebbe utile anche in funzione dei prossimi appuntamenti sul territorio: «Rivolgo pubblicamente un invito ai rappresentanti della sinistra sul territorio per cementare anche su base locale ciò che stiamo costruendo con grandi sforzi su scala nazionale» ha dichiarato.


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martedì 22 agosto 2017

Referendum leghista sull'autonomia, una pistola puntata contro il Sud!


Di Natale Cuccurese

Lombardia e Veneto celebreranno il 22 ottobre prossimo due referendum consultivi per chiedere maggiore autonomia regionale. Li hanno indetti a braccetto due presidenti di Regione leghisti, Roberto Maroni e Luca Zaia, con il sostegno di tutto il centrodestra, ma anche il voto decisivo del Movimento 5 Stelle, che sostiene l’iniziativa anche in un recentissimo post di Grillo. L'idea è quella di sfruttare l'articolo 116 della Costituzione per spingere il Governo a trattare la cessione di maggiori materie di competenza alle due Regioni.

Nell’ultimo periodo anche parecchi sindaci lombardi del PD si sono aggiunti ai sostenitori dell’iniziativa, così come negli ultimi giorni il Presidente dell’Emilia-Romagna Bonaccini , escludendo però il passaggio referendario.

Interessante rimarcare come prima in Veneto, poi in Lombardia si è saldata un'alleanza necessaria con il M5s per far passare i due provvedimenti nei rispettivi Consigli regionali, dov'era necessaria una maggioranza dei due terzi.
I leghisti hanno tenuto i quesiti nel cassetto fino a un tempo per loro propizio. L'anno pre-elettorale del 2017. Una farsa, secondo alcuni dirigenti Dem, come il citato Bonaccini, che si sono invece poi ritrovati a rincorrere Maroni e Zaia una volta annunciata la data della consultazione per il 22 ottobre, anche perché essere contro la richiesta di maggior autonomia fiscale, che è nel Dna di molti cittadini ed imprenditori, potrebbe far pagare al Pd un prezzo alto in vista delle prossime elezioni politiche, forse ancora più alto di quello delle ultime Comunali.
Un piano ben strutturato e di lungo periodo quello leghista , che parte da lontano con il “frutto avvelenato” della riforma del titolo V della Costituzione nel 2001.

Nella forma, i due quesiti referendari sono però formulati in maniera diversa.
Essenziale, quello del Veneto: "Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?".
Più circostanziato, il quesito che gli elettori lombardi troveranno sulla loro scheda elettronica: "Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?".

E se il testo del referendum veneto si limita al virgolettato sopra riportato, quello lombardo, pur ripetendo la stessa identica frase, la inserisce in un contesto che rende il testo più cauto ed elaborato ma in fin dei conti ancor meno chiaro. Insomma, autonomisti nei proclami ma prudenti nella forma, forse per paura di risvegliare l’elettorato di sinistra (o la Corte costituzionale).

Il quesito mescola due questioni, come recentemente analizzato dall’economista Gianfranco Viesti sulla rivista “Il Mulino”. La prima è l’attribuzione di ulteriori forme di autonomia alle regioni. All’articolo 116 della Costituzione si prevede che con legge dello Stato possano essere attribuite alle regioni a statuto ordinario «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia», rispetto alla vasta lista delle materie a legislazione concorrente (terzo comma dell’articolo 117), e all’organizzazione della giustizia di pace, alle norme generali sull’istruzione e alla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.
D’altra parte l’articolo 116 prevede già che le regioni possano prendere l’iniziativa per richiedere maggiori dosi di autonomia, sentiti gli enti locali, senza alcun bisogno di referendum e dei relativi costi ( dai 20 ai 50 Milioni di € secondo alcune stime). Strada questa che sembra voglia percorrere il Presidente Bonaccini per l’Emilia-Romagna .
L’iniziativa non precisa le materie sui cui si vuole maggiore autonomia, non nasce dall’individuazione di specifici temi su cui si ritiene sarebbe più opportuna una competenza regionale, ma il vero obiettivo sono le risorse finanziarie che si vogliono trattenere, detto che se si volesse trattenerle tutte si dovrebbe chiaramente parlare di secessione.
La maggiore autonomia, infatti, è “a beneficio esclusivo del grande popolo lombardo che si vedrebbe così sgravato, grazie all’autonomia fiscale, di ampie porzioni di fiscalità regionale e godrebbe di uno spettro maggiore di servizi e di un’assistenza rafforzata”. Ma non finisce qui: perché il presidente della Regione Lombardia Maroni è impegnato a convocare un tavolo, dopo lo svolgimento del referendum, composto da tutte quelle regioni che vantano un credito annuale nei confronti dello Stato centrale, per costituire un “Fronte del residuo fiscale”, “applicando il sacrosanto principio, ormai non più trascurabile, che le risorse rimangano nei territori che le hanno generate”.

Se vinceranno i Sì, (come probabile, chi mai non vorrebbe più autonomia fiscale in Italia?!) alle due Regioni non saranno attribuite di diritto maggiori forme di autonomia. La trattativa che potrebbe seguire i due referendum, come detto, sarebbe già possibile ora proprio sulla base dell'articolo 116 della Costituzione: è quello che inizialmente il centrosinistra aveva ricordato a Maroni e Zaia, i quali però hanno sostenuto di non essere mai stati ascoltati dai Governi in carica ( evidentemente compresi quelli del centrodestra che li hanno visti anche ministri).

La norma infatti stabilisce che la singola Regione interessata, sentiti gli enti locali, può chiedere di avere maggiori materie di competenza fra quelle elencate nel successivo articolo 117 in materia di organizzazione della giustizia di pace, ambiente, istruzione, oltre che fra quelle attualmente concorrenti con lo Stato, per un totale di 26 materie, come per esempio il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

Una volta firmata, l'intesa fra Stato e Regione deve essere ratificata con una legge, che per essere approvata deve ottenere il voto della maggioranza assoluta dei componenti (non bastano i presenti) delle due Camere. Un iter non scontato e lungo.

Il punto da cui nasce la necessità per i leghisti dell’iniziativa è in quel piccolo inciso all’interno del quesito: «con le relative risorse».

Il vero obiettivo è quindi ottenere maggiori risorse pubbliche rispetto alla situazione attuale e alle Regioni “non virtuose” ed il referendum serve solo come arma di pressione sul Parlamento, nel caso questa richiesta fosse sostenuta da un forte mandato popolare (necessario un dato superiore almeno ai 5 milioni di cittadini nella sola Lombardia, a detta dei promotori). Così come avvenne in UK nel caso della Brexit. 

Si dice: per trattenere sul suolo regionale una maggiore quota delle tasse pagate dai cittadini.
Ma le regole della tassazione e dell’allocazione della spesa nel nostro paese sono stabilite dai grandi principi costituzionali: ad esempio, la progressività della tassazione e l’istruzione obbligatoria e gratuita. Il «residuo fiscale» è semplicemente l’esito, in Italia come in tutti gli altri paesi civili, dell’applicazione delle norme costituzionali in presenza di differenze territoriali nei redditi, utile quindi per il principio di solidarietà redistributiva.

Il tentativo del referendum, dietro le richieste di maggiore autonomia, è quindi semplicemente quello di ottenere dallo Stato l’allocazione, in via preventiva, di maggiori risorse, ovviamente sottraendole a tutti gli altri cittadini italiani. È una evidente scelta politica che si colloca nella tradizione egoistica leghista. Tratteniamo per noi più soldi, gli altri, in primis i meridionali, prima spremuti e poi fatti passare, grazie anche alla compiacenza dei media, per spreconi, si arrangino.

Una deriva assai pericolosa, con una destra rampante, troppo spesso appiattita sui diktat leghisti, che dopo le elezioni politiche potrebbe trovarsi al governo del Paese e da lì sostenere l’iniziativa con degli effetti del tutto imprevedibili, visto che mira a scardinare gli assetti costituzionali su cui è basato il nostro Paese e a imporre l’egoismo territoriale dei più ricchi.

In altre parole le Regioni “povere”, dovranno arrangiarsi con quel poco che passerà il convento romano (a cui sempre bisognerà obbligatoriamente rivolgersi dato il residuo negativo) e cioè ancora meno di oggi visto che verranno a mancare risorse, mentre le Regioni “ricche" potranno mantenere poteri, trattenere risorse e gestirsi autonomamente.

Utile rimarcare come le Regioni del Sud non solo siano state messe in condizioni di squilibrio anche grazie alle politiche nazionali che da sempre privilegiano il Nord, ma siano in difficoltà a raggiungere l’utile anche per motivi tecnici.
Basta ricordare ad esempio il caso emblematico dello spostamento della sede legale di Alenia, qualche anno fa, dalla Campania alla Lombardia. Spostare una sede legale comporta significative conseguenze fiscali, a cominciare dall’Iva, che è tassa pagata dal consumatore finale direttamente allo Stato ma che successivamente viene girata per circa il 40% – 45% del suo valore alla Regione del produttore.
E'un caso fra i tanti che seguono le acquisizioni di aziende del Sud da parte di imprenditori con sede legale a Nord, per non parlare poi di chi produce ed inquina nel Mezzogiorno per arricchire Regioni del Nord, come visto sopra, grazie anche al solito ricatto occupazionale "o salute o lavoro" (Ilva, Basilicata...).

Inoltre il Sud, terra di consumatori è penalizzato verso il nord, terra di produttori. Basta guardare le statistiche per vedere che nel solo 2008, nel confronto tra la Lombardia e la Campania, i produttori residenti in Lombardia hanno venduto beni in Campania che hanno sommato un’IVA di circa 20-25 miliardi di euro. Al contrario i produttori residenti in Campania hanno venduto in Lombardia beni che hanno sommato un’IVA di circa 2 miliardi di euro. La differenze tra queste due cifre è andata allo Stato centrale e successivamente è stata trasferita per il 40-45% alla Regione di residenza dei produttori. Come a dire: nel 2008 i campani hanno finanziato in contanti e per circa 10-12 miliardi di euro la regione Lombardia. E questo è solo un anno fra tanti, riferito ad una sola Regione del Sud, la Campania...

In altre parole si vedrà sancita una differenziazione di opportunità fra territori nella stessa nazione, alla faccia della proclamata uguaglianza costituzionale che, seppur da sempre solo sulla carta, al momento ci permette ancora di rivendicare legittimamente uguali diritti e uguali servizi.

E’ un piano che parte da lontano e che si interseca perfettamente in decenni di politiche pubbliche che hanno incremento uno scarto nel Paese fra Sud e Centro-Nord, come nel caso della disparità di investimenti spesa in opere pubbliche (come da tabella SVIMEZ) che si acuisce a partire dai primi anni novanta, cioè dalle prime affermazioni elettorali della lega nord, riducendosi sempre più fino ad arrivare agli attuali minimi storici. Al nord invece l'intervento è rimasto inalterato o è aumentato.


Scarto di investimenti che ora forse permetterà appunto di concorrere a  togliere legalmente diritti ad alcuni per dare privilegi ad altri. A questi mancati investimenti statali al Sud si sono poi ultimamente sommate le politiche di austerità europea, che non a caso hanno impoverito tutti i Mezzogiorno d’Europa (come da tabella Eurostat in allegato e come argomentato nel corso della conferenza stampa alla Camera del 27 Luglio scorso insieme a Pippo Civati). 




A questo quadro desolante si aggiunga che il governo sottrae da anni al Sud una notevole quota dei fondi di coesione, destinandoli poi al nord, fondi destinati originariamente alla costruzione di infrastrutture nel Sud.

Occorrerebbe a questo punto, come da Rapporto SVIMEZ 2010, la creazione di una Macroregione Sud raggiungendo fra le Regioni del Sud tutte le intese necessarie, ai sensi dell'articolo 117, ottavo comma, della Costituzione, per l'esercizio unitario, anche attraverso l'istituzione di organi comuni, delle funzioni di propria competenza. Seguita dal centralizzare la gestione dei Fondi, ritornando ad un piano del Mezzogiorno e ad una Agenzia destinata a dirigere e a gestire progetti strategici: acque, rifiuti, difesa del suolo, infrastrutture strategiche ecc. 
In Calabria è in preparazione un referendum in tal senso, proposto dallo stesso centrodestra, anche in funzione evidente di non perdere consensi al Sud, ma a questo punto è una proposta giocata solo in difesa e tutta da definirsi nei tempi (comunque giudicata impossibile dall' On Gianluca Pini della Lega Nord, in una intervista sul QN Nazionale del 22 Agosto in riferimento all'ottenimento dell'autonomia basandosi sull'applicazione dei relativi articoli della Costituzione). D’altra parte la proposta della Macroregione, proprio basata sulla proposta Svimez era, in tempi non sospetti e giocando in attacco (anticipando cioè la propaganda leghista), fra i punti di programma che il Partito del Sud ha concretamente proposto a Michele Emiliano in occasione delle ultime elezioni regionali pugliesi 2015 e che Emiliano ha accettato inserendoli nel suo programma di governo regionale. Dettoapplicare il riparto che ovviamente serve, come visto, un accordo fra tutte le Regioni e detto che una collaborazione fra diverse Regioni del Sud si è andato a concretizzare pochi mesi dopo l'elezione, soprattutto in occasione del  referendum di aprile 2016 contro le trivelle.

In definitiva il Sud può uscire da questa stagione referendaria leghista con le ossa rotte, non solo definitivamente indicato al pubblico ludibrio, soprattutto dai media, quale cicala responsabile del proprio stato, ma soprattutto definitivamente marginalizzato, per non dire segregato.

Da rimarcare che inefficienze di sistema, politici e politiche inefficienti al Sud ci sono e sono da combattere, non si afferma il contrario, ma ci sono in egual misura anche al Centro-Nord, dove tanti scandali finanziari e non solo si susseguono da decenni. Ad esempio quello recentissimo delle banche, le cui conseguenze e i cui costi sono però ripartiti anche sui contribuenti del Sud, mentre per il Banco di Napoli a suo tempo si agì in modo differente, o meglio consegnando, per problematiche molto inferiori, l’ultima grande Banca del Sud nelle mani del San Paolo di Torino. In poche parole nessuna preclusione verso l'idea di autonomia, anzi ben venga per tutti, ma partendo da pari opportunità.Oggi invece "il gioco" a cui ci vogliono far partecipare è truccato alla radice e va combattuto. C'è chi in questi ultimi decenni ha goduto di tutte le opportunità, pagate da tutti, ed ora si vuole sfilare col "bottino". Per prevenire ogni forma di egoismo territoriale, basterebbe semplicemente applicare il riparto del versamento dell’IVA in base alla sede territoriale della singola unità produttiva in cui la vendita è stata effettuata e non più in base alla sede legale dell’azienda produttrice, anche vincolando tutti i soldi così ottenuti in spesa in opere pubbliche per il Mezzogiorno tramite il governo nazionale. Nei fatti invece il ventennio leghista si concluderebbe così con un “delitto perfetto” contro il Sud.

Inutile sottolineare cosa questo comporterebbe per il nostro futuro, con il Sud che già attualmente vede la metà della popolazione in povertà relativa e con una disoccupazione oltre il 30% (quella giovanile oltre il 50%) si possono facilmente prevedere scenari catastrofici, anche per la stessa tenuta democratica del Paese, se non ci si opporrà subito nelle opportune sedi a questa pericolosa deriva.
Un referendum consultivo contro il quale è opportuno esprimersi in modo chiaro, anche sotto forma di invito all’astensione, da parte di chi ha a cuore le sorti del Sud e da parte di tutta la sinistra, visto che mira anche nei fatti a formalizzare la creazione di cittadini con opportunità e servizi di serie A e di serie B, il che è semplicemente inaccettabile!




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Di Natale Cuccurese

Lombardia e Veneto celebreranno il 22 ottobre prossimo due referendum consultivi per chiedere maggiore autonomia regionale. Li hanno indetti a braccetto due presidenti di Regione leghisti, Roberto Maroni e Luca Zaia, con il sostegno di tutto il centrodestra, ma anche il voto decisivo del Movimento 5 Stelle, che sostiene l’iniziativa anche in un recentissimo post di Grillo. L'idea è quella di sfruttare l'articolo 116 della Costituzione per spingere il Governo a trattare la cessione di maggiori materie di competenza alle due Regioni.

Nell’ultimo periodo anche parecchi sindaci lombardi del PD si sono aggiunti ai sostenitori dell’iniziativa, così come negli ultimi giorni il Presidente dell’Emilia-Romagna Bonaccini , escludendo però il passaggio referendario.

Interessante rimarcare come prima in Veneto, poi in Lombardia si è saldata un'alleanza necessaria con il M5s per far passare i due provvedimenti nei rispettivi Consigli regionali, dov'era necessaria una maggioranza dei due terzi.
I leghisti hanno tenuto i quesiti nel cassetto fino a un tempo per loro propizio. L'anno pre-elettorale del 2017. Una farsa, secondo alcuni dirigenti Dem, come il citato Bonaccini, che si sono invece poi ritrovati a rincorrere Maroni e Zaia una volta annunciata la data della consultazione per il 22 ottobre, anche perché essere contro la richiesta di maggior autonomia fiscale, che è nel Dna di molti cittadini ed imprenditori, potrebbe far pagare al Pd un prezzo alto in vista delle prossime elezioni politiche, forse ancora più alto di quello delle ultime Comunali.
Un piano ben strutturato e di lungo periodo quello leghista , che parte da lontano con il “frutto avvelenato” della riforma del titolo V della Costituzione nel 2001.

Nella forma, i due quesiti referendari sono però formulati in maniera diversa.
Essenziale, quello del Veneto: "Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?".
Più circostanziato, il quesito che gli elettori lombardi troveranno sulla loro scheda elettronica: "Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?".

E se il testo del referendum veneto si limita al virgolettato sopra riportato, quello lombardo, pur ripetendo la stessa identica frase, la inserisce in un contesto che rende il testo più cauto ed elaborato ma in fin dei conti ancor meno chiaro. Insomma, autonomisti nei proclami ma prudenti nella forma, forse per paura di risvegliare l’elettorato di sinistra (o la Corte costituzionale).

Il quesito mescola due questioni, come recentemente analizzato dall’economista Gianfranco Viesti sulla rivista “Il Mulino”. La prima è l’attribuzione di ulteriori forme di autonomia alle regioni. All’articolo 116 della Costituzione si prevede che con legge dello Stato possano essere attribuite alle regioni a statuto ordinario «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia», rispetto alla vasta lista delle materie a legislazione concorrente (terzo comma dell’articolo 117), e all’organizzazione della giustizia di pace, alle norme generali sull’istruzione e alla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.
D’altra parte l’articolo 116 prevede già che le regioni possano prendere l’iniziativa per richiedere maggiori dosi di autonomia, sentiti gli enti locali, senza alcun bisogno di referendum e dei relativi costi ( dai 20 ai 50 Milioni di € secondo alcune stime). Strada questa che sembra voglia percorrere il Presidente Bonaccini per l’Emilia-Romagna .
L’iniziativa non precisa le materie sui cui si vuole maggiore autonomia, non nasce dall’individuazione di specifici temi su cui si ritiene sarebbe più opportuna una competenza regionale, ma il vero obiettivo sono le risorse finanziarie che si vogliono trattenere, detto che se si volesse trattenerle tutte si dovrebbe chiaramente parlare di secessione.
La maggiore autonomia, infatti, è “a beneficio esclusivo del grande popolo lombardo che si vedrebbe così sgravato, grazie all’autonomia fiscale, di ampie porzioni di fiscalità regionale e godrebbe di uno spettro maggiore di servizi e di un’assistenza rafforzata”. Ma non finisce qui: perché il presidente della Regione Lombardia Maroni è impegnato a convocare un tavolo, dopo lo svolgimento del referendum, composto da tutte quelle regioni che vantano un credito annuale nei confronti dello Stato centrale, per costituire un “Fronte del residuo fiscale”, “applicando il sacrosanto principio, ormai non più trascurabile, che le risorse rimangano nei territori che le hanno generate”.

Se vinceranno i Sì, (come probabile, chi mai non vorrebbe più autonomia fiscale in Italia?!) alle due Regioni non saranno attribuite di diritto maggiori forme di autonomia. La trattativa che potrebbe seguire i due referendum, come detto, sarebbe già possibile ora proprio sulla base dell'articolo 116 della Costituzione: è quello che inizialmente il centrosinistra aveva ricordato a Maroni e Zaia, i quali però hanno sostenuto di non essere mai stati ascoltati dai Governi in carica ( evidentemente compresi quelli del centrodestra che li hanno visti anche ministri).

La norma infatti stabilisce che la singola Regione interessata, sentiti gli enti locali, può chiedere di avere maggiori materie di competenza fra quelle elencate nel successivo articolo 117 in materia di organizzazione della giustizia di pace, ambiente, istruzione, oltre che fra quelle attualmente concorrenti con lo Stato, per un totale di 26 materie, come per esempio il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

Una volta firmata, l'intesa fra Stato e Regione deve essere ratificata con una legge, che per essere approvata deve ottenere il voto della maggioranza assoluta dei componenti (non bastano i presenti) delle due Camere. Un iter non scontato e lungo.

Il punto da cui nasce la necessità per i leghisti dell’iniziativa è in quel piccolo inciso all’interno del quesito: «con le relative risorse».

Il vero obiettivo è quindi ottenere maggiori risorse pubbliche rispetto alla situazione attuale e alle Regioni “non virtuose” ed il referendum serve solo come arma di pressione sul Parlamento, nel caso questa richiesta fosse sostenuta da un forte mandato popolare (necessario un dato superiore almeno ai 5 milioni di cittadini nella sola Lombardia, a detta dei promotori). Così come avvenne in UK nel caso della Brexit. 

Si dice: per trattenere sul suolo regionale una maggiore quota delle tasse pagate dai cittadini.
Ma le regole della tassazione e dell’allocazione della spesa nel nostro paese sono stabilite dai grandi principi costituzionali: ad esempio, la progressività della tassazione e l’istruzione obbligatoria e gratuita. Il «residuo fiscale» è semplicemente l’esito, in Italia come in tutti gli altri paesi civili, dell’applicazione delle norme costituzionali in presenza di differenze territoriali nei redditi, utile quindi per il principio di solidarietà redistributiva.

Il tentativo del referendum, dietro le richieste di maggiore autonomia, è quindi semplicemente quello di ottenere dallo Stato l’allocazione, in via preventiva, di maggiori risorse, ovviamente sottraendole a tutti gli altri cittadini italiani. È una evidente scelta politica che si colloca nella tradizione egoistica leghista. Tratteniamo per noi più soldi, gli altri, in primis i meridionali, prima spremuti e poi fatti passare, grazie anche alla compiacenza dei media, per spreconi, si arrangino.

Una deriva assai pericolosa, con una destra rampante, troppo spesso appiattita sui diktat leghisti, che dopo le elezioni politiche potrebbe trovarsi al governo del Paese e da lì sostenere l’iniziativa con degli effetti del tutto imprevedibili, visto che mira a scardinare gli assetti costituzionali su cui è basato il nostro Paese e a imporre l’egoismo territoriale dei più ricchi.

In altre parole le Regioni “povere”, dovranno arrangiarsi con quel poco che passerà il convento romano (a cui sempre bisognerà obbligatoriamente rivolgersi dato il residuo negativo) e cioè ancora meno di oggi visto che verranno a mancare risorse, mentre le Regioni “ricche" potranno mantenere poteri, trattenere risorse e gestirsi autonomamente.

Utile rimarcare come le Regioni del Sud non solo siano state messe in condizioni di squilibrio anche grazie alle politiche nazionali che da sempre privilegiano il Nord, ma siano in difficoltà a raggiungere l’utile anche per motivi tecnici.
Basta ricordare ad esempio il caso emblematico dello spostamento della sede legale di Alenia, qualche anno fa, dalla Campania alla Lombardia. Spostare una sede legale comporta significative conseguenze fiscali, a cominciare dall’Iva, che è tassa pagata dal consumatore finale direttamente allo Stato ma che successivamente viene girata per circa il 40% – 45% del suo valore alla Regione del produttore.
E'un caso fra i tanti che seguono le acquisizioni di aziende del Sud da parte di imprenditori con sede legale a Nord, per non parlare poi di chi produce ed inquina nel Mezzogiorno per arricchire Regioni del Nord, come visto sopra, grazie anche al solito ricatto occupazionale "o salute o lavoro" (Ilva, Basilicata...).

Inoltre il Sud, terra di consumatori è penalizzato verso il nord, terra di produttori. Basta guardare le statistiche per vedere che nel solo 2008, nel confronto tra la Lombardia e la Campania, i produttori residenti in Lombardia hanno venduto beni in Campania che hanno sommato un’IVA di circa 20-25 miliardi di euro. Al contrario i produttori residenti in Campania hanno venduto in Lombardia beni che hanno sommato un’IVA di circa 2 miliardi di euro. La differenze tra queste due cifre è andata allo Stato centrale e successivamente è stata trasferita per il 40-45% alla Regione di residenza dei produttori. Come a dire: nel 2008 i campani hanno finanziato in contanti e per circa 10-12 miliardi di euro la regione Lombardia. E questo è solo un anno fra tanti, riferito ad una sola Regione del Sud, la Campania...

In altre parole si vedrà sancita una differenziazione di opportunità fra territori nella stessa nazione, alla faccia della proclamata uguaglianza costituzionale che, seppur da sempre solo sulla carta, al momento ci permette ancora di rivendicare legittimamente uguali diritti e uguali servizi.

E’ un piano che parte da lontano e che si interseca perfettamente in decenni di politiche pubbliche che hanno incremento uno scarto nel Paese fra Sud e Centro-Nord, come nel caso della disparità di investimenti spesa in opere pubbliche (come da tabella SVIMEZ) che si acuisce a partire dai primi anni novanta, cioè dalle prime affermazioni elettorali della lega nord, riducendosi sempre più fino ad arrivare agli attuali minimi storici. Al nord invece l'intervento è rimasto inalterato o è aumentato.


Scarto di investimenti che ora forse permetterà appunto di concorrere a  togliere legalmente diritti ad alcuni per dare privilegi ad altri. A questi mancati investimenti statali al Sud si sono poi ultimamente sommate le politiche di austerità europea, che non a caso hanno impoverito tutti i Mezzogiorno d’Europa (come da tabella Eurostat in allegato e come argomentato nel corso della conferenza stampa alla Camera del 27 Luglio scorso insieme a Pippo Civati). 




A questo quadro desolante si aggiunga che il governo sottrae da anni al Sud una notevole quota dei fondi di coesione, destinandoli poi al nord, fondi destinati originariamente alla costruzione di infrastrutture nel Sud.

Occorrerebbe a questo punto, come da Rapporto SVIMEZ 2010, la creazione di una Macroregione Sud raggiungendo fra le Regioni del Sud tutte le intese necessarie, ai sensi dell'articolo 117, ottavo comma, della Costituzione, per l'esercizio unitario, anche attraverso l'istituzione di organi comuni, delle funzioni di propria competenza. Seguita dal centralizzare la gestione dei Fondi, ritornando ad un piano del Mezzogiorno e ad una Agenzia destinata a dirigere e a gestire progetti strategici: acque, rifiuti, difesa del suolo, infrastrutture strategiche ecc. 
In Calabria è in preparazione un referendum in tal senso, proposto dallo stesso centrodestra, anche in funzione evidente di non perdere consensi al Sud, ma a questo punto è una proposta giocata solo in difesa e tutta da definirsi nei tempi (comunque giudicata impossibile dall' On Gianluca Pini della Lega Nord, in una intervista sul QN Nazionale del 22 Agosto in riferimento all'ottenimento dell'autonomia basandosi sull'applicazione dei relativi articoli della Costituzione). D’altra parte la proposta della Macroregione, proprio basata sulla proposta Svimez era, in tempi non sospetti e giocando in attacco (anticipando cioè la propaganda leghista), fra i punti di programma che il Partito del Sud ha concretamente proposto a Michele Emiliano in occasione delle ultime elezioni regionali pugliesi 2015 e che Emiliano ha accettato inserendoli nel suo programma di governo regionale. Dettoapplicare il riparto che ovviamente serve, come visto, un accordo fra tutte le Regioni e detto che una collaborazione fra diverse Regioni del Sud si è andato a concretizzare pochi mesi dopo l'elezione, soprattutto in occasione del  referendum di aprile 2016 contro le trivelle.

In definitiva il Sud può uscire da questa stagione referendaria leghista con le ossa rotte, non solo definitivamente indicato al pubblico ludibrio, soprattutto dai media, quale cicala responsabile del proprio stato, ma soprattutto definitivamente marginalizzato, per non dire segregato.

Da rimarcare che inefficienze di sistema, politici e politiche inefficienti al Sud ci sono e sono da combattere, non si afferma il contrario, ma ci sono in egual misura anche al Centro-Nord, dove tanti scandali finanziari e non solo si susseguono da decenni. Ad esempio quello recentissimo delle banche, le cui conseguenze e i cui costi sono però ripartiti anche sui contribuenti del Sud, mentre per il Banco di Napoli a suo tempo si agì in modo differente, o meglio consegnando, per problematiche molto inferiori, l’ultima grande Banca del Sud nelle mani del San Paolo di Torino. In poche parole nessuna preclusione verso l'idea di autonomia, anzi ben venga per tutti, ma partendo da pari opportunità.Oggi invece "il gioco" a cui ci vogliono far partecipare è truccato alla radice e va combattuto. C'è chi in questi ultimi decenni ha goduto di tutte le opportunità, pagate da tutti, ed ora si vuole sfilare col "bottino". Per prevenire ogni forma di egoismo territoriale, basterebbe semplicemente applicare il riparto del versamento dell’IVA in base alla sede territoriale della singola unità produttiva in cui la vendita è stata effettuata e non più in base alla sede legale dell’azienda produttrice, anche vincolando tutti i soldi così ottenuti in spesa in opere pubbliche per il Mezzogiorno tramite il governo nazionale. Nei fatti invece il ventennio leghista si concluderebbe così con un “delitto perfetto” contro il Sud.

Inutile sottolineare cosa questo comporterebbe per il nostro futuro, con il Sud che già attualmente vede la metà della popolazione in povertà relativa e con una disoccupazione oltre il 30% (quella giovanile oltre il 50%) si possono facilmente prevedere scenari catastrofici, anche per la stessa tenuta democratica del Paese, se non ci si opporrà subito nelle opportune sedi a questa pericolosa deriva.
Un referendum consultivo contro il quale è opportuno esprimersi in modo chiaro, anche sotto forma di invito all’astensione, da parte di chi ha a cuore le sorti del Sud e da parte di tutta la sinistra, visto che mira anche nei fatti a formalizzare la creazione di cittadini con opportunità e servizi di serie A e di serie B, il che è semplicemente inaccettabile!




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venerdì 28 luglio 2017

Ezio Spina (Partito del Sud): «L'unione della sinistra è possibile anche a Bisceglie» - Nota del rappresentante del movimento nella Bat



L'unione della sinistra? Tutt'altro che utopia, secondo Ezio Spina.

Il coordinatore per la provincia Bat del Partito del Sud lo ha affermato, con particolare riferimento ai comuni di Bisceglie e Barletta, in cui, al più tardi nel maggio 2018, si svolgeranno nuove elezioni amministrative. 

«Mercoledì si è svolta, presso la Camera dei deputati, una conferenza stampa con la partecipazione di Pippo Civati, leader di "Possibile" e Natale Cuccurese, presidente del nostro partito» ha spiegato Spina. Obiettivo, la costituzione di un soggetto federativo in grado di rispondere alle istanze del paese. «Si avverte il bisogno delle ragioni di un meridionalismo progressista. La sinistra dovrà farsi carico delle problematiche del Sud» ha aggiunto Cuccurese.

L'intesa, secondo Ezio Spina, sarebbe utile anche in funzione delle prossime comunali. «Rivolgo pubblicamente un invito ai rappresentanti della sinistra sul territorio per cementare anche su base locale ciò che stiamo costruendo con grandi sforzi su scala nazionale» ha dichiarato.

Fonte: BosceglieViva


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L'unione della sinistra? Tutt'altro che utopia, secondo Ezio Spina.

Il coordinatore per la provincia Bat del Partito del Sud lo ha affermato, con particolare riferimento ai comuni di Bisceglie e Barletta, in cui, al più tardi nel maggio 2018, si svolgeranno nuove elezioni amministrative. 

«Mercoledì si è svolta, presso la Camera dei deputati, una conferenza stampa con la partecipazione di Pippo Civati, leader di "Possibile" e Natale Cuccurese, presidente del nostro partito» ha spiegato Spina. Obiettivo, la costituzione di un soggetto federativo in grado di rispondere alle istanze del paese. «Si avverte il bisogno delle ragioni di un meridionalismo progressista. La sinistra dovrà farsi carico delle problematiche del Sud» ha aggiunto Cuccurese.

L'intesa, secondo Ezio Spina, sarebbe utile anche in funzione delle prossime comunali. «Rivolgo pubblicamente un invito ai rappresentanti della sinistra sul territorio per cementare anche su base locale ciò che stiamo costruendo con grandi sforzi su scala nazionale» ha dichiarato.

Fonte: BosceglieViva


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