martedì 30 dicembre 2025

MOLISE FRA SANITA’ AL COLLASSO E VIOLAZIONE DELLA COSTITUZIONE - Comunicato Stampa




Come meridionalisti progressisti del Partito del Sud non possiamo che solidarizzare con il Sindaco di Isernia, Piero Castrataro, che per porre in evidenza la situazione drammatica della Sanità nella sua Città dorme in tenda davanti all’ingresso del “Veneziale”, l’ospedale della città molisana che negli anni, così come in tanti altri Ospedali del Mezzogiorno, è stato privato di alcuni reparti e servizi e che ora rischia concretamente di perdere quelli essenziali, sia per i tagli alla sanità pubblica operati dal Governo sia per carenza di medici.
Ortopedia ha già chiuso, i reparti di Oncologia e Psichiatria funzionano a singhiozzo, solo per citare alcuni casi. Di altri tagli si sta discutendo in questi giorni, come ad esempio quello, gravissimo, del mantenimento o meno del Punto nascita. Il “Veneziale” non è solo il punto di riferimento della città, ma di tutta la provincia di Isernia e quindi di più di 80mila persone, ma arrivare ad Isernia, spesso dopo ore di tragitto su strade ormai ridotte a tratturi e non trovarvi neanche più un pronto soccorso o un punto nascite, significa un rischio concreto per la vita dei cittadini.
Purtroppo, come nel caso in questione, troppo spesso, anche da parte dei media, ci si limita solo alla denuncia del problema ma non alla causa storica e nemmeno si propongono soluzioni redistributive percorribili.
Sarebbe utile impugnare da parte della Regione i criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, nonché quelli che riguardano la governance delle politiche di coesione e la legge Calderoli sull'autonomia differenziata, denunciando con forza che il governo centrale opera sempre e solo a svantaggio e sottrazione dei diritti dei cittadini del Sud.
Cosa che purtroppo il Presidente del Molise Roberti non fa, probabilmente per disciplina di Partito, mentre i cittadini si trovano così privati di assistenza o con casi di malasanità, come per un caso, comunque da approfondire, di avvelenamento accaduto in queste ore sempre in Molise.
Intanto il Servizio Sanitario Nazionale sta lentamente collassando a causa delle politiche governative, vista anche la conferma della de-capitalizzazione come politica principale per contenere la spesa sanitaria e i tetti come limiti invalicabili.
Come noto questa sforbiciata è il frutto di una serie di misure, che vanno dai tagli ai contratti (già in essere) di acquisto di beni e servizi sanitari e dispositivi medici, al taglio dei primariati in eccesso dopo l’applicazione dei nuovi standard ospedalieri, fino alla chiusura delle convenzioni con le case di cura con meno di 40 letti e l’applicazione ferrea dei nuovi parametri di efficienza negli ospedali, che dovranno lavorare a pieno regime per rispettare i nuovi tassi di ospedalizzazione. A questi si aggiungono, poi, interventi che puntano a contrastare le prestazioni sanitarie considerate inutili o inappropriate nel campo della specialistica ambulatoriale e nella riabilitazione.
Ovviamente la de-capitalizzazione del SSN significa maggiori possibilità di guadagno per la sanità privata, in più come diciamo da tempo l’aumento esponenziale delle spese militari richiesto da Unione Europea e Nato, a cui si è prontamente adeguato il Governo Meloni, comporta un deciso taglio del SSN, visto i parametri di bilancio da rispettare richiesti dalla Ue.
Una Ue sempre attenta ai bilanci e poco ai bisogni dei cittadini, per cui inutile stupirsi, mentre le Regioni del Sud, a partire dal Molise, sono già da anni sottofinanziate anche sulla Sanità da parte dei Governi nazionali.
Per tutto questo, e non solo, è doveroso solidarizzare con chi sul territorio giustamente protesta, a solo vantaggio dei cittadini, contro questa situazione che oltretutto contrasta con l’Art. 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Natale Cuccurese
Presidente nazionale del Partito del Sud


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Il quotidiano “Primo Piano Molise” ha rilanciato il 30/12/2025 il nostro comunicato stampa sulla situazione della Sanità in Molise.




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Come meridionalisti progressisti del Partito del Sud non possiamo che solidarizzare con il Sindaco di Isernia, Piero Castrataro, che per porre in evidenza la situazione drammatica della Sanità nella sua Città dorme in tenda davanti all’ingresso del “Veneziale”, l’ospedale della città molisana che negli anni, così come in tanti altri Ospedali del Mezzogiorno, è stato privato di alcuni reparti e servizi e che ora rischia concretamente di perdere quelli essenziali, sia per i tagli alla sanità pubblica operati dal Governo sia per carenza di medici.
Ortopedia ha già chiuso, i reparti di Oncologia e Psichiatria funzionano a singhiozzo, solo per citare alcuni casi. Di altri tagli si sta discutendo in questi giorni, come ad esempio quello, gravissimo, del mantenimento o meno del Punto nascita. Il “Veneziale” non è solo il punto di riferimento della città, ma di tutta la provincia di Isernia e quindi di più di 80mila persone, ma arrivare ad Isernia, spesso dopo ore di tragitto su strade ormai ridotte a tratturi e non trovarvi neanche più un pronto soccorso o un punto nascite, significa un rischio concreto per la vita dei cittadini.
Purtroppo, come nel caso in questione, troppo spesso, anche da parte dei media, ci si limita solo alla denuncia del problema ma non alla causa storica e nemmeno si propongono soluzioni redistributive percorribili.
Sarebbe utile impugnare da parte della Regione i criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, nonché quelli che riguardano la governance delle politiche di coesione e la legge Calderoli sull'autonomia differenziata, denunciando con forza che il governo centrale opera sempre e solo a svantaggio e sottrazione dei diritti dei cittadini del Sud.
Cosa che purtroppo il Presidente del Molise Roberti non fa, probabilmente per disciplina di Partito, mentre i cittadini si trovano così privati di assistenza o con casi di malasanità, come per un caso, comunque da approfondire, di avvelenamento accaduto in queste ore sempre in Molise.
Intanto il Servizio Sanitario Nazionale sta lentamente collassando a causa delle politiche governative, vista anche la conferma della de-capitalizzazione come politica principale per contenere la spesa sanitaria e i tetti come limiti invalicabili.
Come noto questa sforbiciata è il frutto di una serie di misure, che vanno dai tagli ai contratti (già in essere) di acquisto di beni e servizi sanitari e dispositivi medici, al taglio dei primariati in eccesso dopo l’applicazione dei nuovi standard ospedalieri, fino alla chiusura delle convenzioni con le case di cura con meno di 40 letti e l’applicazione ferrea dei nuovi parametri di efficienza negli ospedali, che dovranno lavorare a pieno regime per rispettare i nuovi tassi di ospedalizzazione. A questi si aggiungono, poi, interventi che puntano a contrastare le prestazioni sanitarie considerate inutili o inappropriate nel campo della specialistica ambulatoriale e nella riabilitazione.
Ovviamente la de-capitalizzazione del SSN significa maggiori possibilità di guadagno per la sanità privata, in più come diciamo da tempo l’aumento esponenziale delle spese militari richiesto da Unione Europea e Nato, a cui si è prontamente adeguato il Governo Meloni, comporta un deciso taglio del SSN, visto i parametri di bilancio da rispettare richiesti dalla Ue.
Una Ue sempre attenta ai bilanci e poco ai bisogni dei cittadini, per cui inutile stupirsi, mentre le Regioni del Sud, a partire dal Molise, sono già da anni sottofinanziate anche sulla Sanità da parte dei Governi nazionali.
Per tutto questo, e non solo, è doveroso solidarizzare con chi sul territorio giustamente protesta, a solo vantaggio dei cittadini, contro questa situazione che oltretutto contrasta con l’Art. 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Natale Cuccurese
Presidente nazionale del Partito del Sud


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Il quotidiano “Primo Piano Molise” ha rilanciato il 30/12/2025 il nostro comunicato stampa sulla situazione della Sanità in Molise.




lunedì 22 dicembre 2025

Ponte sullo Stretto: l’ennesimo scippo al Sud

 di Natale Cuccurese

Che il Ponte sullo Stretto di Messina fosse un’arma di distrazione di massa per meridionali “ingenui” lo si sta ripetendo da tempi non sospetti, spesso in splendida solitudine, a volte anche sotto gli attacchi di chi affermava che LVI, Salvini, col Ponte (immaginario) “ha fatto anche cose buone”. Ricapitoliamo i tempi di questa patetica farsa partendo dalle origini.

Il gioco di prestigio di Salvini è stato quello di spostare fondi del Sud a favore del Nord e pagare gli sprechi già in atto del Ponte sullo Stretto con l’ennesimo scippo al Sud.

Il governo Meloni infatti ha a suo tempo dirottato 3,7 miliardi del Fondo infrastrutturale per Calabria e Sicilia verso la mega-opera. Così per finanziare un Ponte che non sarà mai finito il governo ha bloccato i fondi Pnrr già stanziati per il rinnovo, ampliamento e messa in sicurezza di infrastrutture regionali e provinciali al Sud (strade, ferrovie…) per 120.000 Km di viabilità.

Ricordo che invece quando ci sono Olimpiadi o grandi opere pubbliche al Nord tutti i cittadini pagano, anche quelli del Sud, viceversa i fondi vengono perennemente scippati con abili giochi di prestigio nel silenzio complice della gran parte dei politici meridionali presenti in Parlamento e della stampa di regime. Lo testimonia lo stato miserabile delle infrastrutture al Sud.

Il governo più antimeridionale della storia ha così usato ancora una volta la favola della realizzazione del Ponte sullo Stretto per prendere, in vista delle lezioni regionali al Sud, i voti dei creduloni e contemporaneamente spostare i fondi (veri) al Nord al grido di: “vi abbiamo dato (solo a chiacchiere) il Ponte sullo stretto e ora altri fondi per le infrastrutture al Sud non ci sono”. Non a caso lo scorso mese di maggio fa la Ragioneria dello Stato ha fatto presente che per l’opera mancavano le coperture.

Il ragionamento leghista può essere così riassunto: Togliamo risorse del Pnrr e dai fondi coesione al Sud per spostarle al Nord (fra penali e clamorosi stipendi ai manager all’interno di società legate al progetto del ponte sullo Stretto, in particolare in riferimento alla nomina di persone vicine a figure politiche) e al Sud diamo il (solo) progetto del ponte per tenerli buoni. Insomma soldi contro speranze a vuoto o se preferite oro contro perline luccicanti.

Ora ci avviamo verso la fine di questa farsa e grazie al supporto del leghista Giorgetti il governo sposta con un emendamento alla Manovra di Bilancio 3,5 miliardi di fondi (teoricamente) programmati per il Ponte a favore (per l’85% dell’intera cifra come afferma in uno studio Cgil Sicilia) degli imprenditori del Nord e di pochi altri capitoli di spesa che con il Sud nulla “c’azzeccano”, chiudendo così l’ennesimo giro di fondi dal Sud al Nord della storia.

A riferirlo nei giorni scorsi in Commissione è stato proprio il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, spiegando che le modifiche riguarderanno Zes (zona economica speciale), finanziamento di Transizione 5.0, la previdenza complementare (vengono stanziati 20 milioni per quella di polizia e forze armate) e soprattutto il parziale definanziamento del Ponte sullo Stretto con una «riprogrammazione» temporale dei fondi (spostandoli di fatto sulla prossima annualità, cioè all’anno del mai). Una questione, quella del Ponte sullo Stretto, che il Mit si affretta a ridimensionare, garantendo i fondi e l’avvio dei lavori «nei prossimi mesi anziché entro fine anno come auspicato».

Ricapitolando: il Sud ein particolar modo Calabria e Sicilia amministrate dal centrodestra,non avranno fondi e relative infrastrutture già programmate (3,7 miliardi) perché il leghista Salvini ha prima spostato i fondi sul progetto (immaginario) del Ponte ed ora il ministro leghista Giorgetti spostaquesti fondi (3,5 miliardia favore degli imprenditori del Nord (85% del totale) e di altri capitoli di spesa che non riguardano le infrastrutture a Sud. Se non è un gioco delle tre carte questo…

Arriva poi nella stessa serata del 16 dicembre dalla Corte dei Conti la conferma indiretta che non c’è mai stata da parte di Salvini e del governo Meloni la volontà reale di costruire il Ponte, visto che: “Il decreto del ministero dei Trasporti (cioè Salvini) relativo al terzo atto aggiuntivo della convenzione tra Mit e società Stretto di Messina per la costruzione del Ponte risulta incompatibile con le regole europee sulla modifica dei contratti in corso di validità”.

È stata cioè tutta una presa in giro, un’arma di distrazione di massa come detto, mirante solo a bloccare la costruzione di nuove infrastrutture già previste e finanziate al Sud, per triangolare l’85% dei primi 3,5 miliardi previsti per la costruzione del Ponte dal Sud verso gli imprenditori del Nord, come proposto ora da un emendamento alla manovra di bilancio del governo Meloni. Più chiaro di così…

Ora si può pure pensare che al governo ci siano degli incapaci totali, ma pur pensandone tutto il male possibile risulta non credibile sino a simili livelli, anche perché questa commedia per palati facili è stata creata dal governo di Prima il Nord.

Eppure c’è chi al Sud ha abboccato, gli ha creduto tessendone le lodi e questo risulta ancora più vergognoso.

Non bisogna poi dimenticare che con la mancata realizzazione del Ponte sullo Stretto, il Consorzio Eurolink con la capofila Webuild (sede legale in Lombardia) avrà diritto ad incassareuna mega penale da 1,5 miliardi di euro. Ecco cosa intendeva Salvini quando lo scorso agosto garantiva che il Ponte avrebbe fatto impennare il Pil della Lombardia.

Il cosiddetto “Affare Ponte” si sta rivelando per quello che era fin dall’inizio: un enorme opera di propaganda unita allo spreco di denaro pubblico per alimentare società, consulenti e propaganda, senza che l’opera prenda mai forma.

Insomma non solo è possibile (per non dire certo) che nulla verrà costruito, soprattutto dopo la bocciatura un paio di mesi fa da parte della Corte dei Conti, ma il Sud si ritrova anche “mazziato e cornuto”: scippato come si ritrova di fondi e opere infrastrutturali necessarie ed urgenti in cambio di chiacchiere a colori. Ovviamente sui giornali nessuno sottolinea questa fregatura…

Funziona così da oltre 160 anni eppure, incredibile a dirsi, c’è ancora chi ci casca. E se un giorno qualcuno protesterà per l’ennesimo spreco di fondi pubblici si accuserà l‘inefficienza dei meridionali alimentando così anche il razzismo di Stato. Tanto la memoria di grandissima parte degli italiani è corta.

La responsabilità politica di questa commedia è tutta di Matteo Salvini, Ministro per le infrastrutture, e dovrebbe portare alle sue dimissioni. Certo, se fossimo un paese serio e non in un paese dove il governo “balla” sul palco come in un anticipo del veglione di capodanno, come in un cinepanettone di serie B.

Fonte: Meridione/Meridiani



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 di Natale Cuccurese

Che il Ponte sullo Stretto di Messina fosse un’arma di distrazione di massa per meridionali “ingenui” lo si sta ripetendo da tempi non sospetti, spesso in splendida solitudine, a volte anche sotto gli attacchi di chi affermava che LVI, Salvini, col Ponte (immaginario) “ha fatto anche cose buone”. Ricapitoliamo i tempi di questa patetica farsa partendo dalle origini.

Il gioco di prestigio di Salvini è stato quello di spostare fondi del Sud a favore del Nord e pagare gli sprechi già in atto del Ponte sullo Stretto con l’ennesimo scippo al Sud.

Il governo Meloni infatti ha a suo tempo dirottato 3,7 miliardi del Fondo infrastrutturale per Calabria e Sicilia verso la mega-opera. Così per finanziare un Ponte che non sarà mai finito il governo ha bloccato i fondi Pnrr già stanziati per il rinnovo, ampliamento e messa in sicurezza di infrastrutture regionali e provinciali al Sud (strade, ferrovie…) per 120.000 Km di viabilità.

Ricordo che invece quando ci sono Olimpiadi o grandi opere pubbliche al Nord tutti i cittadini pagano, anche quelli del Sud, viceversa i fondi vengono perennemente scippati con abili giochi di prestigio nel silenzio complice della gran parte dei politici meridionali presenti in Parlamento e della stampa di regime. Lo testimonia lo stato miserabile delle infrastrutture al Sud.

Il governo più antimeridionale della storia ha così usato ancora una volta la favola della realizzazione del Ponte sullo Stretto per prendere, in vista delle lezioni regionali al Sud, i voti dei creduloni e contemporaneamente spostare i fondi (veri) al Nord al grido di: “vi abbiamo dato (solo a chiacchiere) il Ponte sullo stretto e ora altri fondi per le infrastrutture al Sud non ci sono”. Non a caso lo scorso mese di maggio fa la Ragioneria dello Stato ha fatto presente che per l’opera mancavano le coperture.

Il ragionamento leghista può essere così riassunto: Togliamo risorse del Pnrr e dai fondi coesione al Sud per spostarle al Nord (fra penali e clamorosi stipendi ai manager all’interno di società legate al progetto del ponte sullo Stretto, in particolare in riferimento alla nomina di persone vicine a figure politiche) e al Sud diamo il (solo) progetto del ponte per tenerli buoni. Insomma soldi contro speranze a vuoto o se preferite oro contro perline luccicanti.

Ora ci avviamo verso la fine di questa farsa e grazie al supporto del leghista Giorgetti il governo sposta con un emendamento alla Manovra di Bilancio 3,5 miliardi di fondi (teoricamente) programmati per il Ponte a favore (per l’85% dell’intera cifra come afferma in uno studio Cgil Sicilia) degli imprenditori del Nord e di pochi altri capitoli di spesa che con il Sud nulla “c’azzeccano”, chiudendo così l’ennesimo giro di fondi dal Sud al Nord della storia.

A riferirlo nei giorni scorsi in Commissione è stato proprio il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, spiegando che le modifiche riguarderanno Zes (zona economica speciale), finanziamento di Transizione 5.0, la previdenza complementare (vengono stanziati 20 milioni per quella di polizia e forze armate) e soprattutto il parziale definanziamento del Ponte sullo Stretto con una «riprogrammazione» temporale dei fondi (spostandoli di fatto sulla prossima annualità, cioè all’anno del mai). Una questione, quella del Ponte sullo Stretto, che il Mit si affretta a ridimensionare, garantendo i fondi e l’avvio dei lavori «nei prossimi mesi anziché entro fine anno come auspicato».

Ricapitolando: il Sud ein particolar modo Calabria e Sicilia amministrate dal centrodestra,non avranno fondi e relative infrastrutture già programmate (3,7 miliardi) perché il leghista Salvini ha prima spostato i fondi sul progetto (immaginario) del Ponte ed ora il ministro leghista Giorgetti spostaquesti fondi (3,5 miliardia favore degli imprenditori del Nord (85% del totale) e di altri capitoli di spesa che non riguardano le infrastrutture a Sud. Se non è un gioco delle tre carte questo…

Arriva poi nella stessa serata del 16 dicembre dalla Corte dei Conti la conferma indiretta che non c’è mai stata da parte di Salvini e del governo Meloni la volontà reale di costruire il Ponte, visto che: “Il decreto del ministero dei Trasporti (cioè Salvini) relativo al terzo atto aggiuntivo della convenzione tra Mit e società Stretto di Messina per la costruzione del Ponte risulta incompatibile con le regole europee sulla modifica dei contratti in corso di validità”.

È stata cioè tutta una presa in giro, un’arma di distrazione di massa come detto, mirante solo a bloccare la costruzione di nuove infrastrutture già previste e finanziate al Sud, per triangolare l’85% dei primi 3,5 miliardi previsti per la costruzione del Ponte dal Sud verso gli imprenditori del Nord, come proposto ora da un emendamento alla manovra di bilancio del governo Meloni. Più chiaro di così…

Ora si può pure pensare che al governo ci siano degli incapaci totali, ma pur pensandone tutto il male possibile risulta non credibile sino a simili livelli, anche perché questa commedia per palati facili è stata creata dal governo di Prima il Nord.

Eppure c’è chi al Sud ha abboccato, gli ha creduto tessendone le lodi e questo risulta ancora più vergognoso.

Non bisogna poi dimenticare che con la mancata realizzazione del Ponte sullo Stretto, il Consorzio Eurolink con la capofila Webuild (sede legale in Lombardia) avrà diritto ad incassareuna mega penale da 1,5 miliardi di euro. Ecco cosa intendeva Salvini quando lo scorso agosto garantiva che il Ponte avrebbe fatto impennare il Pil della Lombardia.

Il cosiddetto “Affare Ponte” si sta rivelando per quello che era fin dall’inizio: un enorme opera di propaganda unita allo spreco di denaro pubblico per alimentare società, consulenti e propaganda, senza che l’opera prenda mai forma.

Insomma non solo è possibile (per non dire certo) che nulla verrà costruito, soprattutto dopo la bocciatura un paio di mesi fa da parte della Corte dei Conti, ma il Sud si ritrova anche “mazziato e cornuto”: scippato come si ritrova di fondi e opere infrastrutturali necessarie ed urgenti in cambio di chiacchiere a colori. Ovviamente sui giornali nessuno sottolinea questa fregatura…

Funziona così da oltre 160 anni eppure, incredibile a dirsi, c’è ancora chi ci casca. E se un giorno qualcuno protesterà per l’ennesimo spreco di fondi pubblici si accuserà l‘inefficienza dei meridionali alimentando così anche il razzismo di Stato. Tanto la memoria di grandissima parte degli italiani è corta.

La responsabilità politica di questa commedia è tutta di Matteo Salvini, Ministro per le infrastrutture, e dovrebbe portare alle sue dimissioni. Certo, se fossimo un paese serio e non in un paese dove il governo “balla” sul palco come in un anticipo del veglione di capodanno, come in un cinepanettone di serie B.

Fonte: Meridione/Meridiani



mercoledì 19 novembre 2025

ELEZIONI REGIONALI CAMPANIA 2025: VOTA I CANDIDATI INDIPENDENTI DEL PARTITO DEL SUD PRESENTI NELLA LISTA “A TESTA ALTA”


Ricordiamo che si possono esprimere due
preferenze all’interno della stessa lista purché di genere diverso, un uomo ed una donna.

Per votare i nostri candidati meridionalisti è sufficiente scrivere il cognome (come in foto)
LUONGO
RUSSO
in uno dei 92 comuni della città metropolitana di Napoli a fianco del simbolo “A TESTA ALTA” su cui va posta una X, così come sul nome del candidato Presidente della coalizione ROBERTO FICO
Si vota dalle 7.00 alle 23.00 di domenica 23 novembre e dalle 7.00 alle 15 di lunedì 24 novembre.




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Ricordiamo che si possono esprimere due
preferenze all’interno della stessa lista purché di genere diverso, un uomo ed una donna.

Per votare i nostri candidati meridionalisti è sufficiente scrivere il cognome (come in foto)
LUONGO
RUSSO
in uno dei 92 comuni della città metropolitana di Napoli a fianco del simbolo “A TESTA ALTA” su cui va posta una X, così come sul nome del candidato Presidente della coalizione ROBERTO FICO
Si vota dalle 7.00 alle 23.00 di domenica 23 novembre e dalle 7.00 alle 15 di lunedì 24 novembre.




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Emigrazioni e non immigrazioni la vera emergenza, a partire da Sud

 di Natale Cuccurese

Nel 2024 156.000 italiani si sono trasferiti all’estero, una media di 428 al giorno. Le mete più scelte: Germania, Spagna, Regno Unito e Svizzera.

Un Paese che continua così a perdere i suoi giovani migliori nella assoluta indifferenza governativa. Dal primo gennaio 2019 stiamo perdendo in media 126 mila abitanti all’anno, soprattutto giovani. Dal al punto di vista dei consumi questo significa perdere in modo diretto 2,3 miliardi di fatturato all’anno, dunque una limatura del Pil di 0,1% in ogni esercizio. Il che si aggiunge a consumi già deboli perché i salari sono di circa l’8% sotto i livelli pre-inflazione, mentre i nuovi rinnovi dei contratti appaiono del tutto insufficienti a recuperare il ritardo. Non serve un genio per capire che se i consumatori non sono messi in grado in grado di “consumare” tutto si ferma.

Il risultato è che si emigra dall’Italia tutta, si emigra dal Mezzogiorno, ma anche dalla “Padania”. Ad emigrare sono soprattutto i giovani con un alto livello di istruzione. Così riparte la fuga all’estero dei giovani italiani (ma quando mai si era fermata ?!): 100mila nel 2022-2023 hanno lasciato l’Italia, due terzi più di quelli che sono tornati, 156.000 nel 2024.

L’aumento di oltre un 50% di emigrazione giovanile in un solo anno dovrebbe far riflettere ed è indice di una situazione sempre più compromessa. In Italia non ci sono prospettive di lavoro adeguatamente remunerato, servizi minimi per le famiglie, garanzie di vita: meglio emigrare.

Inoltre l’Italia è la patria dei lavoratori poveri. I salari reali sono fermi da 30 anni, sono fra i più bassi d’Europa e l’inflazione li lima ulteriormente.Servirebbe subito un salario minimo indicizzato, un meccanismo per rinnovare i numerosi contratti scaduti e per rendere inoffensiva ogni ulteriore vampata inflazionistica. Ma i governi nulla fanno.In Italia l’ultimo dato Istat ci dice che la produzione industriale – al netto delle oscillazioni stagionali – è di 8,4 punti percentuali sotto ai livelli del 2021 e in agosto di due punti e mezzo sotto ai livelli di gennaio.

Così metà dei giovani parte dal Nord (dal Sud ormai sono già partiti quasi tutti). Il saldo migratorio dei 18-34enni nel 2011-2023 è -377mila. Il dato reale è tre volte più ampio, perché molti mantengono la residenza italiana.

Ovviamente quasi nessuno rileva che quello che oggi succede soprattutto nel Sud Italia, cioè che il numero dei pensionati ha superato quello dei lavoratori, nei prossimi anni accadrà inevitabilmente e con le stesse dinamiche anche nel resto del Paese.

Per cui giocoforza bisognerà studiare percorsi di integrazione per gli immigrati extracomunitarie casomai (ma questo va detto piano per non alterare la mente già offuscata di suo dei leghisti al governo) cercare di arginare l’emigrazione di giovani verso l’estero e di quelli del Sud verso i territori della “Locomotiva “(risulta del tutto evidente che è inutile emigrare dal Sud verso la “Padania”visto che anche i giovani del Nord emigrano all’estero per mancanza di opportunità…).

Intanto proseguono le farneticazioni social causate da quanto inculcato da generazioni nei cervelli da tempo piallati dal Razzismo di Stato grazie a politicanti razzisti e media a servizio, mentre la politica dell’emigrazione giovanile (o meno), come sempre, se ne frega.

La domanda quindi è: ma se i giovani del Nord per trovare un lavoro decente e ben remunerato scappano all’estero, perché i giovani laureati del Sud emigrano ancora nel Nord Italia? Per farsi sfruttare al posto loro?

Molto meglio emigrare direttamente all’estero, in Paesi civili e meno razzisti. Questo è uno dei motivi (per non dire l’unico) per cui la disoccupazione giovanile è migliorata nell’ultimo decennio. Tutti giovani che poi in stragrande maggioranza, trovando stipendi più alti, welfare e civiltà, che in Italia si sognano, raramente rientrano (e fanno benissimo) e mettono su famiglia nel Paese che li ospita e a qual punto il rientro diventa un miraggio. Già oggi Napoli è solo la quinta città al mondo per numero di napoletani, continuando così fra qualche decennio sarà la centesima.

Bisognerebbe capire che da molti anni l’Italia ha principalmente un problema di emigrazione, non di immigrazione. Emigrano molti più italiani di quanti migranti entrano in Italia. Ma i media di regime e i politici ne parlano poco e male a partire dal governo di turno.

Presto l’Italia tornerà ad essere solo un’espressione geografica. Non è detto sia un male, visto cosa siamo diventati. L’Italia è finita, andate (all’estero) in pace.

Fonte: Meridione/Meridiani




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 di Natale Cuccurese

Nel 2024 156.000 italiani si sono trasferiti all’estero, una media di 428 al giorno. Le mete più scelte: Germania, Spagna, Regno Unito e Svizzera.

Un Paese che continua così a perdere i suoi giovani migliori nella assoluta indifferenza governativa. Dal primo gennaio 2019 stiamo perdendo in media 126 mila abitanti all’anno, soprattutto giovani. Dal al punto di vista dei consumi questo significa perdere in modo diretto 2,3 miliardi di fatturato all’anno, dunque una limatura del Pil di 0,1% in ogni esercizio. Il che si aggiunge a consumi già deboli perché i salari sono di circa l’8% sotto i livelli pre-inflazione, mentre i nuovi rinnovi dei contratti appaiono del tutto insufficienti a recuperare il ritardo. Non serve un genio per capire che se i consumatori non sono messi in grado in grado di “consumare” tutto si ferma.

Il risultato è che si emigra dall’Italia tutta, si emigra dal Mezzogiorno, ma anche dalla “Padania”. Ad emigrare sono soprattutto i giovani con un alto livello di istruzione. Così riparte la fuga all’estero dei giovani italiani (ma quando mai si era fermata ?!): 100mila nel 2022-2023 hanno lasciato l’Italia, due terzi più di quelli che sono tornati, 156.000 nel 2024.

L’aumento di oltre un 50% di emigrazione giovanile in un solo anno dovrebbe far riflettere ed è indice di una situazione sempre più compromessa. In Italia non ci sono prospettive di lavoro adeguatamente remunerato, servizi minimi per le famiglie, garanzie di vita: meglio emigrare.

Inoltre l’Italia è la patria dei lavoratori poveri. I salari reali sono fermi da 30 anni, sono fra i più bassi d’Europa e l’inflazione li lima ulteriormente.Servirebbe subito un salario minimo indicizzato, un meccanismo per rinnovare i numerosi contratti scaduti e per rendere inoffensiva ogni ulteriore vampata inflazionistica. Ma i governi nulla fanno.In Italia l’ultimo dato Istat ci dice che la produzione industriale – al netto delle oscillazioni stagionali – è di 8,4 punti percentuali sotto ai livelli del 2021 e in agosto di due punti e mezzo sotto ai livelli di gennaio.

Così metà dei giovani parte dal Nord (dal Sud ormai sono già partiti quasi tutti). Il saldo migratorio dei 18-34enni nel 2011-2023 è -377mila. Il dato reale è tre volte più ampio, perché molti mantengono la residenza italiana.

Ovviamente quasi nessuno rileva che quello che oggi succede soprattutto nel Sud Italia, cioè che il numero dei pensionati ha superato quello dei lavoratori, nei prossimi anni accadrà inevitabilmente e con le stesse dinamiche anche nel resto del Paese.

Per cui giocoforza bisognerà studiare percorsi di integrazione per gli immigrati extracomunitarie casomai (ma questo va detto piano per non alterare la mente già offuscata di suo dei leghisti al governo) cercare di arginare l’emigrazione di giovani verso l’estero e di quelli del Sud verso i territori della “Locomotiva “(risulta del tutto evidente che è inutile emigrare dal Sud verso la “Padania”visto che anche i giovani del Nord emigrano all’estero per mancanza di opportunità…).

Intanto proseguono le farneticazioni social causate da quanto inculcato da generazioni nei cervelli da tempo piallati dal Razzismo di Stato grazie a politicanti razzisti e media a servizio, mentre la politica dell’emigrazione giovanile (o meno), come sempre, se ne frega.

La domanda quindi è: ma se i giovani del Nord per trovare un lavoro decente e ben remunerato scappano all’estero, perché i giovani laureati del Sud emigrano ancora nel Nord Italia? Per farsi sfruttare al posto loro?

Molto meglio emigrare direttamente all’estero, in Paesi civili e meno razzisti. Questo è uno dei motivi (per non dire l’unico) per cui la disoccupazione giovanile è migliorata nell’ultimo decennio. Tutti giovani che poi in stragrande maggioranza, trovando stipendi più alti, welfare e civiltà, che in Italia si sognano, raramente rientrano (e fanno benissimo) e mettono su famiglia nel Paese che li ospita e a qual punto il rientro diventa un miraggio. Già oggi Napoli è solo la quinta città al mondo per numero di napoletani, continuando così fra qualche decennio sarà la centesima.

Bisognerebbe capire che da molti anni l’Italia ha principalmente un problema di emigrazione, non di immigrazione. Emigrano molti più italiani di quanti migranti entrano in Italia. Ma i media di regime e i politici ne parlano poco e male a partire dal governo di turno.

Presto l’Italia tornerà ad essere solo un’espressione geografica. Non è detto sia un male, visto cosa siamo diventati. L’Italia è finita, andate (all’estero) in pace.

Fonte: Meridione/Meridiani




lunedì 10 novembre 2025

Intervista a Antonio Luongo, candidato alla Regione Campania

Intervista a Antonio Luongo, consigliere comunale con de Magistris uomo di punta di una sinistra lontana da De Luca. Ora candidato alla Regione Campania 

D – Spieghiamo ai lettori dell’inviatoNews perche la sua discesa in campo per le Regionali’?

R – Serve una presenza più a sinistra nella coalizione, Appunto la mia formazione politica è sempre stato più a sinistra del PD….dal 2001 al 2006 sono stato eletto Consigliere Circoscrizionale a Soccavo in una lista civica di sinistra, nel 2011 eletto Consigliere al Comune di Napoli in quota IdV nel primo de Magistris. Da circa sette anni sono dirigente del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti ispirati a Gramsci, Dorso e Salvemini il pensiero politico meridionalista di sinistra in Italia.
Con la mia candidatura, insieme a quella di Lidia Russo, di indipendenti nella lista civica “A Testa Alta” nella coalizione di Centrosinistra con Fico presidente, vogliamo portare un apporto anche meridionalista nel Consiglio della Regione Campania, un segnale di UNITÀ A SINISTRA. Una scelta condivisa con l’intera dirigenza del Partito del Sud.

D – Fico vola nei sondaggi, ma lei lo considera capo Coalizione o ancora solo espressione dei 5 stelle?




R – Fico è stato indicato Presidente, condiviso dalla intera coalizione. Non ha alcuna esperienza di amministrazione locale ma possiede la caratura per poter assurgere al ruolo di presidente della Regione Campania, tenendo conto delle diverse sensibilità di tutta la coalizione, mettendo al centro i bisogni del territorio e dei cittadini campani, attuando il programma elettorale.

D – Che spazio c’è disponibile in Regione per una sinistra radicale lontano da business?

R – L’agibilità politica è garantita a tutte le sensibilità di coalizione tramite il programma condiviso da tutti.
D – Molto giovani sono convinti che Antonio Luongo sia in procinto di partecipare ad un progetto di sinistra per le prossime Comunali ?

R – Sicuramente le prossime elezioni comunali della città di Napoli ci vedranno, come Partito del Sud, protagonisti per la costruzione dal basso, di un progetto di sinistra, con la partecipazione delle forze progressiste della città, con lo stesso entusiasmo del 2011, per dare risposte concrete ai giovani in particolare per il lavoro e la casa, al fine di evitare le emigrazioni dei nostri cervelli.

D – Lei ha sempre lavorato tra gli ultimi, gli abbandonati, le persone sole. Mandiamo un messaggio di speranza .

R -La vera essenza politica sana, a mio avviso, è quella di essere sempre vicino agli ultimi.

D – Napoli non riesce ad esprimere un candidato pur essendo decisiva per il voto. Salerno Capoluogo reale di regione?

R – Assolutamente no, non c’è nessuna questione Salernocentrica. Il candidato presidente dell’intera coalizione di centro sinistra è Roberto Fico, un napoletano da sempre.




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Intervista a Antonio Luongo, consigliere comunale con de Magistris uomo di punta di una sinistra lontana da De Luca. Ora candidato alla Regione Campania 

D – Spieghiamo ai lettori dell’inviatoNews perche la sua discesa in campo per le Regionali’?

R – Serve una presenza più a sinistra nella coalizione, Appunto la mia formazione politica è sempre stato più a sinistra del PD….dal 2001 al 2006 sono stato eletto Consigliere Circoscrizionale a Soccavo in una lista civica di sinistra, nel 2011 eletto Consigliere al Comune di Napoli in quota IdV nel primo de Magistris. Da circa sette anni sono dirigente del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti ispirati a Gramsci, Dorso e Salvemini il pensiero politico meridionalista di sinistra in Italia.
Con la mia candidatura, insieme a quella di Lidia Russo, di indipendenti nella lista civica “A Testa Alta” nella coalizione di Centrosinistra con Fico presidente, vogliamo portare un apporto anche meridionalista nel Consiglio della Regione Campania, un segnale di UNITÀ A SINISTRA. Una scelta condivisa con l’intera dirigenza del Partito del Sud.

D – Fico vola nei sondaggi, ma lei lo considera capo Coalizione o ancora solo espressione dei 5 stelle?




R – Fico è stato indicato Presidente, condiviso dalla intera coalizione. Non ha alcuna esperienza di amministrazione locale ma possiede la caratura per poter assurgere al ruolo di presidente della Regione Campania, tenendo conto delle diverse sensibilità di tutta la coalizione, mettendo al centro i bisogni del territorio e dei cittadini campani, attuando il programma elettorale.

D – Che spazio c’è disponibile in Regione per una sinistra radicale lontano da business?

R – L’agibilità politica è garantita a tutte le sensibilità di coalizione tramite il programma condiviso da tutti.
D – Molto giovani sono convinti che Antonio Luongo sia in procinto di partecipare ad un progetto di sinistra per le prossime Comunali ?

R – Sicuramente le prossime elezioni comunali della città di Napoli ci vedranno, come Partito del Sud, protagonisti per la costruzione dal basso, di un progetto di sinistra, con la partecipazione delle forze progressiste della città, con lo stesso entusiasmo del 2011, per dare risposte concrete ai giovani in particolare per il lavoro e la casa, al fine di evitare le emigrazioni dei nostri cervelli.

D – Lei ha sempre lavorato tra gli ultimi, gli abbandonati, le persone sole. Mandiamo un messaggio di speranza .

R -La vera essenza politica sana, a mio avviso, è quella di essere sempre vicino agli ultimi.

D – Napoli non riesce ad esprimere un candidato pur essendo decisiva per il voto. Salerno Capoluogo reale di regione?

R – Assolutamente no, non c’è nessuna questione Salernocentrica. Il candidato presidente dell’intera coalizione di centro sinistra è Roberto Fico, un napoletano da sempre.




Cuccurese: “UE nemica del Sud Italia e dei Sud Europa”

Una pietra tombale (o quasi) sulle speranze di vedere nel futuro prossimo l’Alta velocità in Calabria e nel Mezzogiorno d’Italia. Arriva dalla Commissione Ue, dove ricordo c’è la presenza del pugliese (buio) Fitto, che mercoledì scorso ha presentato la rete ferroviaria da realizzare entro il 2040. 

La Tav Ue sarà quindi realizzata con un mix di nuove linee e tratte già esistenti ma aggiornate, così da connettere le capitali e le principali città del Continente senza tralasciare i Paesi candidati ad entrare nel club. Peccato, però, che nelle mappe diffuse dai canali istituzionali di Bruxelles non ci sia alcuna traccia del Mezzogiorno. Non a caso la Macroregione più povera del Continente. 

La rete ad Alta velocità che da Roma e Milano risale verso Nord e Ovest non sembra contemplare Calabria, Basilicata, Puglia (solo Bari verrà collegata nel 2040) e Sicilia. Il disinteresse degli oligarchi dell’Unione verso i Sud Europa e in particolare quello d’Italia, così come del governo Meloni il più antimeridionale della storia, è da tempo totale ed incondizionato. 

Questa Unione, ademocratica, guerrafondaia e nordcentrica, è acerrima nemica dei popoli del Sud. Prima lo capiamo e meglio è. Questa avversione si è ben evidenziata con il riparto, monoculare e vergognoso, dei fondi Pnrr, in cui la Ue non solo non ha vigilato sulla reale riparto dei fondi che per il 65% dovevano essere destinati al Sud, ma ha retto il sacco al governo italiano per la consueta distrazione dei fondi (teoricamente) destinati al Sud verso il Nord“. 

Questo quanto dichiarato tramite i suoi canali social dal Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese. 

Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese




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Una pietra tombale (o quasi) sulle speranze di vedere nel futuro prossimo l’Alta velocità in Calabria e nel Mezzogiorno d’Italia. Arriva dalla Commissione Ue, dove ricordo c’è la presenza del pugliese (buio) Fitto, che mercoledì scorso ha presentato la rete ferroviaria da realizzare entro il 2040. 

La Tav Ue sarà quindi realizzata con un mix di nuove linee e tratte già esistenti ma aggiornate, così da connettere le capitali e le principali città del Continente senza tralasciare i Paesi candidati ad entrare nel club. Peccato, però, che nelle mappe diffuse dai canali istituzionali di Bruxelles non ci sia alcuna traccia del Mezzogiorno. Non a caso la Macroregione più povera del Continente. 

La rete ad Alta velocità che da Roma e Milano risale verso Nord e Ovest non sembra contemplare Calabria, Basilicata, Puglia (solo Bari verrà collegata nel 2040) e Sicilia. Il disinteresse degli oligarchi dell’Unione verso i Sud Europa e in particolare quello d’Italia, così come del governo Meloni il più antimeridionale della storia, è da tempo totale ed incondizionato. 

Questa Unione, ademocratica, guerrafondaia e nordcentrica, è acerrima nemica dei popoli del Sud. Prima lo capiamo e meglio è. Questa avversione si è ben evidenziata con il riparto, monoculare e vergognoso, dei fondi Pnrr, in cui la Ue non solo non ha vigilato sulla reale riparto dei fondi che per il 65% dovevano essere destinati al Sud, ma ha retto il sacco al governo italiano per la consueta distrazione dei fondi (teoricamente) destinati al Sud verso il Nord“. 

Questo quanto dichiarato tramite i suoi canali social dal Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese. 

Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese




venerdì 7 novembre 2025

A testa alta - Partito del Sud [SPECIALE ELEZIONI REGIONALI 2025 - CAMPANIA - VIDEO]


Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=fKrpL7C2eec


Intervista ad Antonio Luongo del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti sulle prossime elezioni regionali in Campania e sulle ragioni della sua candidatura nella lista "A testa alta" !






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Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=fKrpL7C2eec


Intervista ad Antonio Luongo del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti sulle prossime elezioni regionali in Campania e sulle ragioni della sua candidatura nella lista "A testa alta" !






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mercoledì 5 novembre 2025

Cuccurese: “Emigrazione e non immigrazione la vera emergenza nazionale, a partire da Sud”

 Nel 2024 156.000 italiani si sono trasferiti all’estero: 428 al giorno. Le mete più scelte: Germania, Spagna, Regno Unito e SvizzeraUn Paese che continua così a perdere i suoi giovani migliori nella assoluta indifferenza governativa. Si emigra dall’Italia tutta, si emigra dal Mezzogiorno, ma anche dalla Padania

Ad emigrare sono soprattutto i giovani con un alto livello di istruzione. Riparte la fuga all’estero dei giovani italiani (ma quando mai si era fermata ?!): 100mila nel 2022-2023 hanno lasciato l’Italia, due terzi più di quelli che sono tornati, 156.000 nel 2024. L’aumento di oltre un 50% di emigrazione giovanile in un solo anno dovrebbe far riflettere ed è indice di una situazione sempre più compromessa. In Italia non ci sono prospettive di lavoro adeguatamente remunerato, servizi minimi per le famiglia, garanzie di vita: meglio emigrare. 

Metà parte dal Nord (dal Sud ormai sono già partiti quasi tutti). Il saldo migratorio dei 18-34enni nel 2011-2023 è -377mila. Il dato reale è tre volte più ampio, perché molti mantengono la residenza italiana. Ovviamente quasi nessuno rileva che quello che oggi succede soprattutto nel Sud Italia, cioè che il numero dei pensionati ha superato quello dei lavoratori, nei prossimi anni accadrà inevitabilmente e con le stesse dinamiche anche nel resto del Paese. 

Per cui giocoforza bisognerà studiare percorsi di integrazione per gli immigrati extracomunitari e casomai (ma questo va detto piano per non alterare la mente già offuscata di suo dei leghisti al governo) cercare di arginare l’emigrazione di giovani verso l’estero e di quelli del Sud verso i territori della ‘Locomotiva’ (risulta evidente che è inutile emigrare verso la padania se anche i giovani del Nord emigrano all’estero per mancanza di opportunità). 

Intanto proseguono le farneticazioni social causate da quanto inculcato da generazioni nei cervelli da tempo piallati dal Razzismo di Stato grazie a politicanti razzisti e media a servizio, mentre la politica dell’ emigrazione giovanile (o meno), come sempre, se ne strafrega. La domanda è: ma se i giovani del Nord per trovare un lavoro decente e ben remunerato scappano all’estero, perché i giovani laureati del Sud emigrano ancora nel Nord Italia? Per farsi sfruttare al posto loro? Molto meglio emigrare direttamente all’estero, in Paesi civili e meno razzisti. 

L’Italia è finita, andate (all’estero) in pace“. Questo quanto dichiarato tramite i suoi canali social dal Presidente del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti, Natale Cuccurese.

Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese





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 Nel 2024 156.000 italiani si sono trasferiti all’estero: 428 al giorno. Le mete più scelte: Germania, Spagna, Regno Unito e SvizzeraUn Paese che continua così a perdere i suoi giovani migliori nella assoluta indifferenza governativa. Si emigra dall’Italia tutta, si emigra dal Mezzogiorno, ma anche dalla Padania

Ad emigrare sono soprattutto i giovani con un alto livello di istruzione. Riparte la fuga all’estero dei giovani italiani (ma quando mai si era fermata ?!): 100mila nel 2022-2023 hanno lasciato l’Italia, due terzi più di quelli che sono tornati, 156.000 nel 2024. L’aumento di oltre un 50% di emigrazione giovanile in un solo anno dovrebbe far riflettere ed è indice di una situazione sempre più compromessa. In Italia non ci sono prospettive di lavoro adeguatamente remunerato, servizi minimi per le famiglia, garanzie di vita: meglio emigrare. 

Metà parte dal Nord (dal Sud ormai sono già partiti quasi tutti). Il saldo migratorio dei 18-34enni nel 2011-2023 è -377mila. Il dato reale è tre volte più ampio, perché molti mantengono la residenza italiana. Ovviamente quasi nessuno rileva che quello che oggi succede soprattutto nel Sud Italia, cioè che il numero dei pensionati ha superato quello dei lavoratori, nei prossimi anni accadrà inevitabilmente e con le stesse dinamiche anche nel resto del Paese. 

Per cui giocoforza bisognerà studiare percorsi di integrazione per gli immigrati extracomunitari e casomai (ma questo va detto piano per non alterare la mente già offuscata di suo dei leghisti al governo) cercare di arginare l’emigrazione di giovani verso l’estero e di quelli del Sud verso i territori della ‘Locomotiva’ (risulta evidente che è inutile emigrare verso la padania se anche i giovani del Nord emigrano all’estero per mancanza di opportunità). 

Intanto proseguono le farneticazioni social causate da quanto inculcato da generazioni nei cervelli da tempo piallati dal Razzismo di Stato grazie a politicanti razzisti e media a servizio, mentre la politica dell’ emigrazione giovanile (o meno), come sempre, se ne strafrega. La domanda è: ma se i giovani del Nord per trovare un lavoro decente e ben remunerato scappano all’estero, perché i giovani laureati del Sud emigrano ancora nel Nord Italia? Per farsi sfruttare al posto loro? Molto meglio emigrare direttamente all’estero, in Paesi civili e meno razzisti. 

L’Italia è finita, andate (all’estero) in pace“. Questo quanto dichiarato tramite i suoi canali social dal Presidente del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti, Natale Cuccurese.

Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese





martedì 7 ottobre 2025

Cuccurese: “Elezioni Calabria, bassa affluenza figlia anche del razzismo di Stato”

 Elezioni Regionali Calabria: prima delle solite considerazioni monche sull’astensionismo, che presto inonderanno i giornali di regime conditi dai soliti pregiudizi, che si guarderanno bene dal ricordare che affluenza simile (43,1%) in un in un recente passato si è registrata per le Regionali Lazio (37,2%-2023), Emilia Romagna (37,7%-2014) e Lombardia (41,7%-2013), ricordo che sul dato dell’affluenza in Calabria pesa il Razzismo di Stato

Su 1,9 milioni di cittadini aventi diritto al voto ben 670.000 sono impossibilitati ad esercitarlo, perchè tornare in Calabria dall’estero o dal Nord, coi prezzi (e i ritardi) di treni e aerei, risulta per tantissimi impossibile. 

Oltretutto in Italia per le elezioni Regionali, non è previsto il voto per posta dall’estero. In poche parole la Repubblica italiana nega i diritti costituzionali fondamentali a tantissimi cittadini calabresi. Parlo del diritto di voto e di conseguenza di rappresentanza politica, che così è negata! Negata, come in una dittatura o come più rispondente al nostro caso in uno Stato in cui vige l’apartheid. Il tutto è ovviamente taciuto dai media, proni ai dettami del potere, così come dalla politica politicante in larga parte nordcentrica o monoculare“. 

Questo quanto dichiarato tramite social dal Presidente del Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti Natale Cuccurese, a commento dell’esito elettorale delle elezioni regionali tenitesi in Calabria. 


Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese




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 Elezioni Regionali Calabria: prima delle solite considerazioni monche sull’astensionismo, che presto inonderanno i giornali di regime conditi dai soliti pregiudizi, che si guarderanno bene dal ricordare che affluenza simile (43,1%) in un in un recente passato si è registrata per le Regionali Lazio (37,2%-2023), Emilia Romagna (37,7%-2014) e Lombardia (41,7%-2013), ricordo che sul dato dell’affluenza in Calabria pesa il Razzismo di Stato

Su 1,9 milioni di cittadini aventi diritto al voto ben 670.000 sono impossibilitati ad esercitarlo, perchè tornare in Calabria dall’estero o dal Nord, coi prezzi (e i ritardi) di treni e aerei, risulta per tantissimi impossibile. 

Oltretutto in Italia per le elezioni Regionali, non è previsto il voto per posta dall’estero. In poche parole la Repubblica italiana nega i diritti costituzionali fondamentali a tantissimi cittadini calabresi. Parlo del diritto di voto e di conseguenza di rappresentanza politica, che così è negata! Negata, come in una dittatura o come più rispondente al nostro caso in uno Stato in cui vige l’apartheid. Il tutto è ovviamente taciuto dai media, proni ai dettami del potere, così come dalla politica politicante in larga parte nordcentrica o monoculare“. 

Questo quanto dichiarato tramite social dal Presidente del Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti Natale Cuccurese, a commento dell’esito elettorale delle elezioni regionali tenitesi in Calabria. 


Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese




 
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