giovedì 22 dicembre 2022

IL PARTITO DEL SUD A ROMA, CON IL TAVOLO NAZIONALE CONTRO OGNI FORMA DI AUTONOMIA DIFFERENZIATA




Il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti presente con i suoi rappresentanti (fra cui in foto Antonio Luongo, Andrew Notarnicola) e con l'intervento del suo dirigente, lo scrittore Valentino Romano, al presidio al Pantheon a Roma, organizzata dal Tavolo No Autonomia Differenziata in occasione della discussione in Parlamento della Legge di Bilancio.

Realtà sociali, sindacali e forze politiche, insieme, per chiedere il ritiro della bozza di legge Calderoli, dell’art. 143 della Legge di Bilancio e la cancellazione del comma 3 dell’art 116 della Costituzione.

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CONTRO OGNI AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Di Antonio Luongo

Ieri siamo stati presenti a Roma, col Partito del Sud, per far sentire la nostra voce e fermare la furia leghista e secessionista.
Per noi ha preso parola lo scrittore Valentino Romano.
Nonostante la data prenatalizia, abbiamo raccolto sotto il "No alla secessione dei ricchi" tantissime sigle e associazioni.
Tutti in difesa dell'Unità di Italia e per le pari opportunità per tutte le Regioni.
Abbiamo ufficialmente chiesto lo stralcio dell'articolo 143 dalla legge di bilancio, quello che rispolvera il contentino dei LEP, ma senza premesse economiche, destinato a fare da foglia di fico per il progetto nordista di Calderoli. Inoltre abbiamo ribadito la necessita di non toccare il reddito di cittadinanza in questo momento storico, azzardo politico che rischia di mandare in crisi tantissime famiglie.
Noi c'eravamo e su questi aspetti ci saremo sempre senza distinguo o tentennamenti, finché i cittadini meridionali non apriranno gli occhi e prenderanno in mano il loro destino!























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Il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti presente con i suoi rappresentanti (fra cui in foto Antonio Luongo, Andrew Notarnicola) e con l'intervento del suo dirigente, lo scrittore Valentino Romano, al presidio al Pantheon a Roma, organizzata dal Tavolo No Autonomia Differenziata in occasione della discussione in Parlamento della Legge di Bilancio.

Realtà sociali, sindacali e forze politiche, insieme, per chiedere il ritiro della bozza di legge Calderoli, dell’art. 143 della Legge di Bilancio e la cancellazione del comma 3 dell’art 116 della Costituzione.

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CONTRO OGNI AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Di Antonio Luongo

Ieri siamo stati presenti a Roma, col Partito del Sud, per far sentire la nostra voce e fermare la furia leghista e secessionista.
Per noi ha preso parola lo scrittore Valentino Romano.
Nonostante la data prenatalizia, abbiamo raccolto sotto il "No alla secessione dei ricchi" tantissime sigle e associazioni.
Tutti in difesa dell'Unità di Italia e per le pari opportunità per tutte le Regioni.
Abbiamo ufficialmente chiesto lo stralcio dell'articolo 143 dalla legge di bilancio, quello che rispolvera il contentino dei LEP, ma senza premesse economiche, destinato a fare da foglia di fico per il progetto nordista di Calderoli. Inoltre abbiamo ribadito la necessita di non toccare il reddito di cittadinanza in questo momento storico, azzardo politico che rischia di mandare in crisi tantissime famiglie.
Noi c'eravamo e su questi aspetti ci saremo sempre senza distinguo o tentennamenti, finché i cittadini meridionali non apriranno gli occhi e prenderanno in mano il loro destino!























lunedì 19 dicembre 2022

ROMA 21 DICEMBRE: ANCHE DA NAPOLI CONTRO L'AUTONOMIA DIFFERENZIATA!


Di Antonio Luongo

Bentornati al 1994!

Bentornata secessione!
L'antimeridionalismo non è mai passato di moda e oggi ha purtroppo l'approvazione anche di molti rappresentanti eletti al Sud e vendutisi al miglior offerente.
Lo scopo ormai è chiaro: spezzare le gambe al Sud e alla sua capacità di "fare"!
Poco importa che l'Italia resti zavorrata: pur di far ingrassare la sedicente "locomotiva settentrionale".
Il sud deve restare la colonia estrattiva, fornire emigrati, forza lavoro, risorse umane e materiali, ma non godere della ricchezza che contribuisce a creare.
Per tenere in piedi questo schema vale tutto!
Anche calpestare la Costituzione!

Noi non ci stiamo.
Siamo tutti uguali e nessun magheggio di #Calderoli, nessun accordo sotto banco in salsa piddina potrà impedirci di dimostrarlo!
TUTTI A ROMA IL 21 DICEMBRE CONTRO IL GOVERNO DELLA LEGA NORD E L'AUTONOMIA DIFFERENZIATA
NO ALLA “SECESSIONE DEI RICCHI”
Il Partito del Sud ci sarà!



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Di Antonio Luongo

Bentornati al 1994!

Bentornata secessione!
L'antimeridionalismo non è mai passato di moda e oggi ha purtroppo l'approvazione anche di molti rappresentanti eletti al Sud e vendutisi al miglior offerente.
Lo scopo ormai è chiaro: spezzare le gambe al Sud e alla sua capacità di "fare"!
Poco importa che l'Italia resti zavorrata: pur di far ingrassare la sedicente "locomotiva settentrionale".
Il sud deve restare la colonia estrattiva, fornire emigrati, forza lavoro, risorse umane e materiali, ma non godere della ricchezza che contribuisce a creare.
Per tenere in piedi questo schema vale tutto!
Anche calpestare la Costituzione!

Noi non ci stiamo.
Siamo tutti uguali e nessun magheggio di #Calderoli, nessun accordo sotto banco in salsa piddina potrà impedirci di dimostrarlo!
TUTTI A ROMA IL 21 DICEMBRE CONTRO IL GOVERNO DELLA LEGA NORD E L'AUTONOMIA DIFFERENZIATA
NO ALLA “SECESSIONE DEI RICCHI”
Il Partito del Sud ci sarà!



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lunedì 21 novembre 2022

SENZA SUD NON C'È ITALIA. SENZA SUD NON C'È SINISTRA. SENZA SUD NON C'È UNIONE.


 

Di Antonio Luongo

Sono giornate intense sul fronte del “federalismo” in salsa leghista.

Il ministro Calderoli rifinisce il suo progetto ed è tutto un fiorire di dichiarazionie di slanci in avanti sull'Autonomia Differenziata: ogni regione potrà arrogare a se le competenze dello stato, come istruzione o la gestione della fiscalità, mettendo la parola fine all'unità del paese e facendosi beffe della Costituzione.
Andasse in porto, questa legge rinnegherà qualsiasi principio di solidarietà e uguaglianza tra regioni: se ce la fai è bene, altrimenti lo stato se ne disinteressa.

Dalla riforma del titolo V del 2001 regalata in modo sconsiderato alla Lega Nord e in più portata avanti insabbiando le uniche, seppur inadeguate, regole per arginare le disuguaglianze, come gli agognati LEP, il Meridione è letteralmente crollato sotto i colpi della lobby del Nord, trasversale da destra a “sinistra”.
Calderoli non si farà sfuggire l'occasione e completerà il sogno leghista. Probabilmente nelle successive settimane osserveremo un'apparente frenata, perché la corrente protoleghista del PD non potrà acuire le differenze, impegnata a tirare la volata congressuale a Bonaccini…ma si può davvero restare a guardare passivi in attesa del colpo di grazia?

L'opinione pubblica dà segnali di risveglio, anche a livello locale, ma è chiaro a tutti che il futuro dello Stato italiano, dell'unità nazionale e il tradimento ulteriore della Costituzione non potrà essere lasciata agli umori dei social o dei soli intellettuali.

-Occorre una ferma e costante azione politica
-Occorre andare oltre le dichiarazioni e costruire strategie concrete.

Ecco quindi che manca inspiegabilmente all'appello una posizione netta, articolata, precisa di Unione Popolare , che si avvicina alla sua assemblea costituente. Non sembra esserci visione e prospettiva su questa vicenda.

Lo lo dico subito, senza equivoci e sgomberando il campo dai convenevoli di facciata.
Se questa Unione deve essere "Popolare", il tema della nuova QUESTIONE MERIDIONALE, e tutto quello che ne consegue in termini di scelte programmatiche e politiche, deve essere prioritario.
Le diseguaglianze Nord - Sud, arrivati alle soglie 2023, dopo l'ennesimo netto indirizzo dell'Europa, stavolta corroborato da finanziamenti, ancora una volta quasi totalmente dirottati, non può essere "UN” tema, ma deve diventare "IL" tema.

Una forza politica che aspiri ad essere riferimento VERO dell'elettorato di sinistra, non può far finta di non vedere come la sperequazione italiana sia ormai soprattutto territoriale, per diritti, per possibilità, per finanziamenti.
Apriamo gli occhi. Viviamo due paesi diversi a seconda della latitudine.
Per dirla meglio quella che un tempo era una LOTTA DI CLASSE ora è innanzitutto e in modo ancora più retrogrado, una LOTTA DI TERRITORIO.

Lungi da me svilire una traiettoria politica a questione di campanile, ma non si può far finta di non vedere che sia proprio questo il segno dell'accelerazione di Calderoli. E se la Costituzione viene svuotata fino a questo punto. Se l'unità del Paese viene picconata, sancendo per legge che esistono territori e cittadini di serie A e di serie B, allora non possono esistere distinguo. La difesa del Sud è in automatico difesa della Costituzione e chi vuole far ripartire la sinistra non può relegare l'argomento ad appendice o contentino da sbandierare per colorire la propria posizione sotto elezioni.
Dall'altra parte la destra ha chiaro il progetto del suo futuro: spingere su un regionalismo iniquo, egoista e che cristallizzi la rendita di posizioni raggiunte in 30 anni di federalismo zoppo , in cambio del sogno presidenzialista.

La sinistra non può inseguire pannicelli caldi. Deve rivoluzionare lo scenario e ribaltare il tavolo, avendo il coraggio di rimettere al centro il Meridione in quanto parte debole del sistema. Questo dice il Dna della sinistra.
Senza la priorità Sud, con tutto quello che significherà in termini di rappresentanza, posizionamento, agenda e percorsi programmatici l'Unione Popolare abbraccerà le identiche contraddizioni da cui ha dichiarato di voler prendere le distanze.
Siamo in tempo per fare in modo che ciò non avvenga e io e il Partito del Sud lavoreremo per questo.
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Di Antonio Luongo

Sono giornate intense sul fronte del “federalismo” in salsa leghista.

Il ministro Calderoli rifinisce il suo progetto ed è tutto un fiorire di dichiarazionie di slanci in avanti sull'Autonomia Differenziata: ogni regione potrà arrogare a se le competenze dello stato, come istruzione o la gestione della fiscalità, mettendo la parola fine all'unità del paese e facendosi beffe della Costituzione.
Andasse in porto, questa legge rinnegherà qualsiasi principio di solidarietà e uguaglianza tra regioni: se ce la fai è bene, altrimenti lo stato se ne disinteressa.

Dalla riforma del titolo V del 2001 regalata in modo sconsiderato alla Lega Nord e in più portata avanti insabbiando le uniche, seppur inadeguate, regole per arginare le disuguaglianze, come gli agognati LEP, il Meridione è letteralmente crollato sotto i colpi della lobby del Nord, trasversale da destra a “sinistra”.
Calderoli non si farà sfuggire l'occasione e completerà il sogno leghista. Probabilmente nelle successive settimane osserveremo un'apparente frenata, perché la corrente protoleghista del PD non potrà acuire le differenze, impegnata a tirare la volata congressuale a Bonaccini…ma si può davvero restare a guardare passivi in attesa del colpo di grazia?

L'opinione pubblica dà segnali di risveglio, anche a livello locale, ma è chiaro a tutti che il futuro dello Stato italiano, dell'unità nazionale e il tradimento ulteriore della Costituzione non potrà essere lasciata agli umori dei social o dei soli intellettuali.

-Occorre una ferma e costante azione politica
-Occorre andare oltre le dichiarazioni e costruire strategie concrete.

Ecco quindi che manca inspiegabilmente all'appello una posizione netta, articolata, precisa di Unione Popolare , che si avvicina alla sua assemblea costituente. Non sembra esserci visione e prospettiva su questa vicenda.

Lo lo dico subito, senza equivoci e sgomberando il campo dai convenevoli di facciata.
Se questa Unione deve essere "Popolare", il tema della nuova QUESTIONE MERIDIONALE, e tutto quello che ne consegue in termini di scelte programmatiche e politiche, deve essere prioritario.
Le diseguaglianze Nord - Sud, arrivati alle soglie 2023, dopo l'ennesimo netto indirizzo dell'Europa, stavolta corroborato da finanziamenti, ancora una volta quasi totalmente dirottati, non può essere "UN” tema, ma deve diventare "IL" tema.

Una forza politica che aspiri ad essere riferimento VERO dell'elettorato di sinistra, non può far finta di non vedere come la sperequazione italiana sia ormai soprattutto territoriale, per diritti, per possibilità, per finanziamenti.
Apriamo gli occhi. Viviamo due paesi diversi a seconda della latitudine.
Per dirla meglio quella che un tempo era una LOTTA DI CLASSE ora è innanzitutto e in modo ancora più retrogrado, una LOTTA DI TERRITORIO.

Lungi da me svilire una traiettoria politica a questione di campanile, ma non si può far finta di non vedere che sia proprio questo il segno dell'accelerazione di Calderoli. E se la Costituzione viene svuotata fino a questo punto. Se l'unità del Paese viene picconata, sancendo per legge che esistono territori e cittadini di serie A e di serie B, allora non possono esistere distinguo. La difesa del Sud è in automatico difesa della Costituzione e chi vuole far ripartire la sinistra non può relegare l'argomento ad appendice o contentino da sbandierare per colorire la propria posizione sotto elezioni.
Dall'altra parte la destra ha chiaro il progetto del suo futuro: spingere su un regionalismo iniquo, egoista e che cristallizzi la rendita di posizioni raggiunte in 30 anni di federalismo zoppo , in cambio del sogno presidenzialista.

La sinistra non può inseguire pannicelli caldi. Deve rivoluzionare lo scenario e ribaltare il tavolo, avendo il coraggio di rimettere al centro il Meridione in quanto parte debole del sistema. Questo dice il Dna della sinistra.
Senza la priorità Sud, con tutto quello che significherà in termini di rappresentanza, posizionamento, agenda e percorsi programmatici l'Unione Popolare abbraccerà le identiche contraddizioni da cui ha dichiarato di voler prendere le distanze.
Siamo in tempo per fare in modo che ciò non avvenga e io e il Partito del Sud lavoreremo per questo.

domenica 6 novembre 2022

#Napoli Insorgiamo partendo dal Sud per una reale alternativa a questo sistema

Di Antonio Luongo

Ieri a Napoli si è svolta una manifestazione dalla duplice valenza, cui ho partecipato insieme al Partito del Sud.

Oltre all'istanza pacifista, che finalmente inizia a trovare la forza per alzare la voce e riempire le piazze italiane, da Sud, da Napoli, dalla capitale simbolica del Sud, non a caso, si è alzata una protesta forte anche per le conseguenze che questa guerra ha causato in termini socio - economici.
Il monito è che l'impegno politico non diventi mera enunciazione di principio, lontana dal paese reale come fosse meno dignitoso rappresentare i bisogni delle persone in difficoltà. E noi su questo punto di vista saremo sempre in prima linea. È essenziale questo bagno di pragmatismo, per non svuotare di senso questo processo che torna a scuotere le coscienze e a riscoprire il coraggio dei propri diritti.
Diritto a un mondo riappacificato. Diritto a un mondo giusto.













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Di Antonio Luongo

Ieri a Napoli si è svolta una manifestazione dalla duplice valenza, cui ho partecipato insieme al Partito del Sud.

Oltre all'istanza pacifista, che finalmente inizia a trovare la forza per alzare la voce e riempire le piazze italiane, da Sud, da Napoli, dalla capitale simbolica del Sud, non a caso, si è alzata una protesta forte anche per le conseguenze che questa guerra ha causato in termini socio - economici.
Il monito è che l'impegno politico non diventi mera enunciazione di principio, lontana dal paese reale come fosse meno dignitoso rappresentare i bisogni delle persone in difficoltà. E noi su questo punto di vista saremo sempre in prima linea. È essenziale questo bagno di pragmatismo, per non svuotare di senso questo processo che torna a scuotere le coscienze e a riscoprire il coraggio dei propri diritti.
Diritto a un mondo riappacificato. Diritto a un mondo giusto.













venerdì 21 ottobre 2022

MENO ARMI, PIÙ DIPLOMAZIA!

 Di Antonio Luongo

Ci sono momenti in cui la cosa più importante è dare un segnale forte e chiaro.
È quello che ho voluto dare oggi, aderendo ad una manifestazione pacifista, con concentramento al centro di Napoli, a Largo Berlinguer.
Da molti promotori, pacifisti a intermittenza, sarà usata come foglia di fico o lava-coscienza.
Non importa.
Pur ribadendo la mia visione critica verso l'atlantismo, sento il dovere di dare forza a qualsiasi percorso possa spingere i governi a riaprire il tavolo della pace!
I fatti parlano chiaro e confermano la prospettiva annunciata da noi veri pacifisti: sono mesi che procediamo ciecamente verso l'escalation militare. Ci hanno raccontato la qualsiasi, hanno strumentalizzato le lotte partigiane, ma alla fine i fatti danno ragione a noi e non a loro.
Basta guerra! Basta armi! Finiamola di raccontarci frottole. Si prenda coscienza che occorre una trattativa seria per fermare il sangue.
E noi cittadini non possiamo girarci dall'altra parte. Se dall'alto fingono du non capire, significa che dal basso grideremo più forte: PACE. PACE. PACE.

















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 Di Antonio Luongo

Ci sono momenti in cui la cosa più importante è dare un segnale forte e chiaro.
È quello che ho voluto dare oggi, aderendo ad una manifestazione pacifista, con concentramento al centro di Napoli, a Largo Berlinguer.
Da molti promotori, pacifisti a intermittenza, sarà usata come foglia di fico o lava-coscienza.
Non importa.
Pur ribadendo la mia visione critica verso l'atlantismo, sento il dovere di dare forza a qualsiasi percorso possa spingere i governi a riaprire il tavolo della pace!
I fatti parlano chiaro e confermano la prospettiva annunciata da noi veri pacifisti: sono mesi che procediamo ciecamente verso l'escalation militare. Ci hanno raccontato la qualsiasi, hanno strumentalizzato le lotte partigiane, ma alla fine i fatti danno ragione a noi e non a loro.
Basta guerra! Basta armi! Finiamola di raccontarci frottole. Si prenda coscienza che occorre una trattativa seria per fermare il sangue.
E noi cittadini non possiamo girarci dall'altra parte. Se dall'alto fingono du non capire, significa che dal basso grideremo più forte: PACE. PACE. PACE.

















martedì 18 ottobre 2022

CHI ASCOLTA IL SUD?

Di Antonio Luongo

Le elezioni si sono concluse con un dato molto significativo: il numero di persone che non sono andate a votare.

Al Sud questo dato raggiunge percentuali imbarazzanti.
Nessuna offerta politica ha saputo intercettare le istanze dei cittadini meridionali.
Con questi numeri siamo di fronte a un vero e proprio problema di rappresentanza democratica. C'è un pezzo di paese che continua a restare invisibile, ad essere saltato a piè pari nell'analisi dei suoi bisogni e nella proposta di soluzioni.
Se guardiamo al numero di elettori e non alle percentuali, la destra è votata e seguita grosso modo sempre dalle stesse persone. Il blocco sociale che rappresenta e che la segue è grosso modo sempre lo stesso.
Dove i numeri crollano precipitosamente è a sinistra. Una caduta verticale.
Se incrociamo le due valutazioni, l'astensionismo meridionale e il crollo dei partiti di sinistra, è evidente che i fenomeni possono essere collegati.
Nei territori più deboli, con maggiore difficoltà sociale ed economica, dove si fa fatica a portare avanti vita quotidiana, con un livello di servizi, di lavoro disponibile più drammatico, con il reddito medio e il pil più basso. In quei territori non esiste adeguata rappresentanza nazionale.
La sinistra finge di non vedere. Continua a peccare di presunzione e a riciclare vecchie soluzioni ideali, valori alti, senza volersi "abbassare" a capire esigenze meno nobili filosoficamente, ma più vitali per la gente.
Al Sud questa rappresentazione è chiara. La gente rinuncia al voto, perché non sono quelle le risposte che cerca. Non giustifico questo atteggiamento, lo condanno, ma mi sforzo di capire cosa c'è dietro. È questo il dovere di chi fa politica.
Qualche tempo fa col Partito del Sud lanciammo un monito forte: la sinistra riparta da Sud, proprio perché in questo pezzo di territorio italiano si stavano da anni concentrando ed esasperando tutte le peggiori diseguaglianze che qualsiasi movimento di sinistra dovrebbe puntare a cancellare.
Ora la destra è al potere. Ad oggi, in due sole mosse ha presentato il suo conto. Seconda carica dello Stato è andata al nostalgico del fascismo La Russa, che nel suo discorso fa capire di puntare al presidenzialismo. Dall'altra parte, alla terza carica dello Stato, il leghista Fontana, che in modo perfettamente completare, fa capire che la sua priorità sarà l'AUTONOMIA DIFFERENZIATA, la “SECESSIONE DEI RICCHI”.
E la sinistra? Un silenzio assordante su quella che dovrebbe essere una priorità. Il paese da quando hanno iniziato a mettere mano al titolo V è sempre più spaccato. Ora, andasse in porto quest'ultima manovra di revisione costituzionale, le differenze esistenti e mai sanate resterebbero cristallizzate per legge.
E il paese resterebbe ancorato a questa visione primitiva e unica in Europa, con una zona forte e una colonia. Anche in Europa vedono l'assurdità di questo scenario. Solo in Italia non si muove foglia.
E se nemmeno i movimenti e i partiti di sinistra, vecchi e nuovi, abbracciano questa battaglia come prioritaria, il livello di desertificazione del Sud sarà inarrestabile. Poi non stupitevi se nessun meridionale vota. Sveglia!



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Di Antonio Luongo

Le elezioni si sono concluse con un dato molto significativo: il numero di persone che non sono andate a votare.

Al Sud questo dato raggiunge percentuali imbarazzanti.
Nessuna offerta politica ha saputo intercettare le istanze dei cittadini meridionali.
Con questi numeri siamo di fronte a un vero e proprio problema di rappresentanza democratica. C'è un pezzo di paese che continua a restare invisibile, ad essere saltato a piè pari nell'analisi dei suoi bisogni e nella proposta di soluzioni.
Se guardiamo al numero di elettori e non alle percentuali, la destra è votata e seguita grosso modo sempre dalle stesse persone. Il blocco sociale che rappresenta e che la segue è grosso modo sempre lo stesso.
Dove i numeri crollano precipitosamente è a sinistra. Una caduta verticale.
Se incrociamo le due valutazioni, l'astensionismo meridionale e il crollo dei partiti di sinistra, è evidente che i fenomeni possono essere collegati.
Nei territori più deboli, con maggiore difficoltà sociale ed economica, dove si fa fatica a portare avanti vita quotidiana, con un livello di servizi, di lavoro disponibile più drammatico, con il reddito medio e il pil più basso. In quei territori non esiste adeguata rappresentanza nazionale.
La sinistra finge di non vedere. Continua a peccare di presunzione e a riciclare vecchie soluzioni ideali, valori alti, senza volersi "abbassare" a capire esigenze meno nobili filosoficamente, ma più vitali per la gente.
Al Sud questa rappresentazione è chiara. La gente rinuncia al voto, perché non sono quelle le risposte che cerca. Non giustifico questo atteggiamento, lo condanno, ma mi sforzo di capire cosa c'è dietro. È questo il dovere di chi fa politica.
Qualche tempo fa col Partito del Sud lanciammo un monito forte: la sinistra riparta da Sud, proprio perché in questo pezzo di territorio italiano si stavano da anni concentrando ed esasperando tutte le peggiori diseguaglianze che qualsiasi movimento di sinistra dovrebbe puntare a cancellare.
Ora la destra è al potere. Ad oggi, in due sole mosse ha presentato il suo conto. Seconda carica dello Stato è andata al nostalgico del fascismo La Russa, che nel suo discorso fa capire di puntare al presidenzialismo. Dall'altra parte, alla terza carica dello Stato, il leghista Fontana, che in modo perfettamente completare, fa capire che la sua priorità sarà l'AUTONOMIA DIFFERENZIATA, la “SECESSIONE DEI RICCHI”.
E la sinistra? Un silenzio assordante su quella che dovrebbe essere una priorità. Il paese da quando hanno iniziato a mettere mano al titolo V è sempre più spaccato. Ora, andasse in porto quest'ultima manovra di revisione costituzionale, le differenze esistenti e mai sanate resterebbero cristallizzate per legge.
E il paese resterebbe ancorato a questa visione primitiva e unica in Europa, con una zona forte e una colonia. Anche in Europa vedono l'assurdità di questo scenario. Solo in Italia non si muove foglia.
E se nemmeno i movimenti e i partiti di sinistra, vecchi e nuovi, abbracciano questa battaglia come prioritaria, il livello di desertificazione del Sud sarà inarrestabile. Poi non stupitevi se nessun meridionale vota. Sveglia!



domenica 18 settembre 2022

A Napoli, Lezioni meridionali: per la riscossa del Sud - Lunedì 19 Settembre 2022 ore 17,00

 Un nuovo evento del #SudLab a #Napoli lunedì 19

Lezioni meridionali: per la riscossa del Sud
Insieme a
Antonio Luogo
Marina Boscaino
Franco Russo
Paola Nugnes
Sergio Marotta
Domenico Ciruzzi
Elena Coccia
Loredana Marino
Giovanni Russo Spena
Coordina: Roberto Morea

Ore 17.00, presso Il tempo del vino e le rose, Piazza Dante 44 Napoli




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 Un nuovo evento del #SudLab a #Napoli lunedì 19

Lezioni meridionali: per la riscossa del Sud
Insieme a
Antonio Luogo
Marina Boscaino
Franco Russo
Paola Nugnes
Sergio Marotta
Domenico Ciruzzi
Elena Coccia
Loredana Marino
Giovanni Russo Spena
Coordina: Roberto Morea

Ore 17.00, presso Il tempo del vino e le rose, Piazza Dante 44 Napoli




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mercoledì 14 settembre 2022

VOTO UTILE? MA UTILE A CHI? A CHI CONVIENE?



Di Antonio Luongo

Si parla tanto di voto utile; ma l'unico voto utile è per Unione Popolare


Riflettiamo: bisogna evitare che la destra vada al potere. Fin qui tutti d'accordo.
Ma in che modo? Qui c'è tutta la differenza del mondo.

Fare la guerra alla destra non serve a nulla, se non si segna una distanza significativa nei contenuti e nel futuro che si vuole dare al paese.
Sono troppi anni ormai che agli italiani viene chiesto il voto con i toni più accesi e gli argomenti più creativi, salvo poi cancellare tutti i buoni propositi qualche settimana dopo in Parlamento. Quanti governi di larghe intese avete visto? Tutti dentro, compresi quelli che si dichiaravano "alternativi". Questo è il vero male della nostra democrazia: il consociativismo. È cosi che si riesce a non cambiare nulla, e si continuano a fare gli interessi dei potenti a discapito della povera gente.

Se chi milita in un partito di centrosinistra accetta o addirittura propone azioni di destra, che senso ha votarlo?
E siamo così convinti che la coalizione che fino all'altro ieri avrebbe condiviso le stesse posizioni di Calenda, con l'abolizione del reddito di cittadinanza vi sia "utile"?
Siamo così convinti che un partito che vuole l'autonomia differenziata al pari della Lega Nord, sia utile? Utile per chi? Certamente solo per una certa élites benestante.

Diamo il voto a idee, contenuti, posizioni, non alle chiacchiere da talk show. E occorre coerenza e certezza che quello che si dice in campagna elettorale non venga svenduto e stravolto alla prima convenienza per accaparrare una poltrona in più.
Rappresentanti credibili, non banderuole.
Il vero rischio democratico è avere un Parlamento col pensiero unico sulle principali questioni strategiche, come energia, lavoro e pressione fiscale.
Oggi l'unica forza che si colloca fuori da questo sistema di compromessi e inciuci è unione popolare. Unione Popolare ha scelto di rappresentare i cittadini e non i poteri forti o le lobby. Anche se ci costa il doppio della fatica.
E soprattutto: non siamo soli come vogliono farvi credere e come l'appoggio incondizionato di Melanchon a Luigi de Magistris ha dimostrato. È l'Italia che deve svegliarsi e intraprendere una strada che in gran parte dei paesi europei è realtà!
Pensateci.





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Di Antonio Luongo

Si parla tanto di voto utile; ma l'unico voto utile è per Unione Popolare


Riflettiamo: bisogna evitare che la destra vada al potere. Fin qui tutti d'accordo.
Ma in che modo? Qui c'è tutta la differenza del mondo.

Fare la guerra alla destra non serve a nulla, se non si segna una distanza significativa nei contenuti e nel futuro che si vuole dare al paese.
Sono troppi anni ormai che agli italiani viene chiesto il voto con i toni più accesi e gli argomenti più creativi, salvo poi cancellare tutti i buoni propositi qualche settimana dopo in Parlamento. Quanti governi di larghe intese avete visto? Tutti dentro, compresi quelli che si dichiaravano "alternativi". Questo è il vero male della nostra democrazia: il consociativismo. È cosi che si riesce a non cambiare nulla, e si continuano a fare gli interessi dei potenti a discapito della povera gente.

Se chi milita in un partito di centrosinistra accetta o addirittura propone azioni di destra, che senso ha votarlo?
E siamo così convinti che la coalizione che fino all'altro ieri avrebbe condiviso le stesse posizioni di Calenda, con l'abolizione del reddito di cittadinanza vi sia "utile"?
Siamo così convinti che un partito che vuole l'autonomia differenziata al pari della Lega Nord, sia utile? Utile per chi? Certamente solo per una certa élites benestante.

Diamo il voto a idee, contenuti, posizioni, non alle chiacchiere da talk show. E occorre coerenza e certezza che quello che si dice in campagna elettorale non venga svenduto e stravolto alla prima convenienza per accaparrare una poltrona in più.
Rappresentanti credibili, non banderuole.
Il vero rischio democratico è avere un Parlamento col pensiero unico sulle principali questioni strategiche, come energia, lavoro e pressione fiscale.
Oggi l'unica forza che si colloca fuori da questo sistema di compromessi e inciuci è unione popolare. Unione Popolare ha scelto di rappresentare i cittadini e non i poteri forti o le lobby. Anche se ci costa il doppio della fatica.
E soprattutto: non siamo soli come vogliono farvi credere e come l'appoggio incondizionato di Melanchon a Luigi de Magistris ha dimostrato. È l'Italia che deve svegliarsi e intraprendere una strada che in gran parte dei paesi europei è realtà!
Pensateci.





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domenica 21 agosto 2022

LA DEMOCRAZIA HA VINTO!

Di Antonio Luongo

Dal basso, da soli, contro un sistema istituzionale che ha fatto di tutto per impedire l'organizzazione di una voce contraria al governo uscente.
Eppure i cittadini hanno saputo reagire con un sussulto di dignità: 60.000 firme in meno di 2 settimane, nonostante alla metà degli italiani fosse impedito firmare a causa di stupidi vincoli burocratici!
Il Partito del Sud ha contribuito al risultato con impegno e dedizione, grazie allo sforzo di tanti militanti.
Ora avremo in campo Unione Popolare , una forza politica che per bocca di Luigi de Magistris si batterà:
- in difesa dell'acqua pubblica
- contro l'autonomia differenziata e qualsiasi altro trucco in omaggio alla lobby del Nord
- in difesa del lavoro e dei diritti dei lavoratori
Ora facciamo sentire la nostra voce e costruiamo il nostro futuro.
Condividiamo la notizia di questa bellissima vittoria di libertà.







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Di Antonio Luongo

Dal basso, da soli, contro un sistema istituzionale che ha fatto di tutto per impedire l'organizzazione di una voce contraria al governo uscente.
Eppure i cittadini hanno saputo reagire con un sussulto di dignità: 60.000 firme in meno di 2 settimane, nonostante alla metà degli italiani fosse impedito firmare a causa di stupidi vincoli burocratici!
Il Partito del Sud ha contribuito al risultato con impegno e dedizione, grazie allo sforzo di tanti militanti.
Ora avremo in campo Unione Popolare , una forza politica che per bocca di Luigi de Magistris si batterà:
- in difesa dell'acqua pubblica
- contro l'autonomia differenziata e qualsiasi altro trucco in omaggio alla lobby del Nord
- in difesa del lavoro e dei diritti dei lavoratori
Ora facciamo sentire la nostra voce e costruiamo il nostro futuro.
Condividiamo la notizia di questa bellissima vittoria di libertà.







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sabato 13 agosto 2022

Unione popolare: si parte dal popolo e dalle periferie




Un gommista, un artigiano pasticciere e la Casa del Popolo. Categorie simbolo di un Paese e di una città Napoli, per la raccolta firme di Unione Popolare con De Magistris Presidente. Tre categorie, quelle scelte per la raccolta firme, rappresentative di quelle professioni maggiormente colpite dalla crisi, e per le quali l’attuale governo, non ha previsto alcun tipo di aiuto. Una forza politica popolare che si rivolge ai giovani alle categorie ignorate dalla politica, e dalle istituzioni. Un conglomerato popolare senza Conte, finte sinistre e finti ambientalisti che riunisce diverse forze della sinistra radicale: il gruppo parlamentare Manifesta, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, Partito del Sud, Risorgimento Socialista, DeMa. 

“Abbiamo iniziato simbolicamente da Soccavo e dal Rione Traiano – spiega Antonio Luongo, responsabile cittadino del Partito del Sud – luoghi simbolo della città di Napoli, periferia viva che chiede a gran voce il proprio riscatto”. La politica sta mostrando ogni giorno la propria incapacità di ragionare su seri programmi politici. “Serve una alternativa all’agenda Draghi – spiega ancora Antonio Luongo – il Paese ha bisogno di recuperare serenità anche rispetto a questo clima belligerante fuori e dentro la nazione. Città come Napoli chiedono risposte concrete alle problematiche, per cui oggi ci ritroviamo con tantissimi delusi del Pd e del M5S”.

Fonte: Terroniananmagazine



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Un gommista, un artigiano pasticciere e la Casa del Popolo. Categorie simbolo di un Paese e di una città Napoli, per la raccolta firme di Unione Popolare con De Magistris Presidente. Tre categorie, quelle scelte per la raccolta firme, rappresentative di quelle professioni maggiormente colpite dalla crisi, e per le quali l’attuale governo, non ha previsto alcun tipo di aiuto. Una forza politica popolare che si rivolge ai giovani alle categorie ignorate dalla politica, e dalle istituzioni. Un conglomerato popolare senza Conte, finte sinistre e finti ambientalisti che riunisce diverse forze della sinistra radicale: il gruppo parlamentare Manifesta, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, Partito del Sud, Risorgimento Socialista, DeMa. 

“Abbiamo iniziato simbolicamente da Soccavo e dal Rione Traiano – spiega Antonio Luongo, responsabile cittadino del Partito del Sud – luoghi simbolo della città di Napoli, periferia viva che chiede a gran voce il proprio riscatto”. La politica sta mostrando ogni giorno la propria incapacità di ragionare su seri programmi politici. “Serve una alternativa all’agenda Draghi – spiega ancora Antonio Luongo – il Paese ha bisogno di recuperare serenità anche rispetto a questo clima belligerante fuori e dentro la nazione. Città come Napoli chiedono risposte concrete alle problematiche, per cui oggi ci ritroviamo con tantissimi delusi del Pd e del M5S”.

Fonte: Terroniananmagazine



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giovedì 21 luglio 2022

Giù le mani dall’acqua pubblica del “modello Napoli”




Di Antonio Luongo

Fonte: Left

Si fa sempre più insistente la pressione per privatizzare il sistema di gestione dei servizi idrici portato avanti dall’ex sindaco De Magistris nel rispetto del referendum popolare del 2011. E la siccità al Nord sta accelerando questa operazione di smantellamento

Da mesi procede “la guerra dell’acqua”: un tentativo mal celato di eliminare definitivamente l’anomalia meridionale della gestione pubblica dell’acqua a cominciare da Napoli, che grazie all’azione incisiva dell’ex sindaco de Magistris ha dato forza all’Azienda speciale Abc (Acqua bene comune), facendo così di Napoli l’unica metropoli italiana a rispettare ed applicare il risultato del referendum popolare del 2011 e funzionando anche come stimolo ed esempio per tanti piccoli Comuni che ancora oggi gestiscono “in house” le loro reti idriche nell’interesse dei loro cittadini.
Non a caso la mappa del tipo di gestione di questo preziosissimo bene comune, si riflette in una ben precisa distribuzione territoriale. Infatti, per ora, la cessione delle fonti pubbliche alle multiutility nazionali e internazionali non è riuscita a attecchire con forza oltre il Sud pontino.

La guerra dell’acqua però resta in corso e in Campania da 7 anni i sostenitori principali delle privatizzazioni sono il presidente della Regione De Luca e il suo alter ego Bonavitacola.
La scelta sull’acqua fra pubblico o privato, è quindi diventata un vero e proprio valore qualificante tra chi ha una visione della società volta alla valorizzazione e difesa dei beni comuni e chi invece vuole tornare indietro, con sistemi di privatizzazione che sono ormai riconosciuti come dannosi in mezza Europa.

Ora dietro le quinte la pressione politica e istituzionale a favore delle privatizzazioni sta diventando sempre più insistente. Il sopravvenuto rischio siccità in Pianura padana, con lo svuotamento del letto del Po ha spinto verso un’accelerazione nel picconamento del “sistema Napoli”. Dato che l’acqua è vista come un nodo strategico anche dell’infrastruttura energetica nazionale interconnessa e la sua privatizzazione o meno diventa simbolo di uno scontro tra visioni contrapposte dell’Italia di domani.
Smantellata l’Abc che serve una quota significativa della popolazione meridionale, la prossima privatizzazione di tutte le reti idriche locali al Sud avverrebbe con un veloce effetto domino. Nel momento in cui player come Acea, Hera, Gori, A2A, Veolia, Suez ecc. riuscissero ad avere il totale controllo della rete, da Nord a Sud, nessuna istituzione pubblica avrebbe più alcun potere contrattuale e forza per calmierare il mercato per gli anni a venire.

L’approccio diventa ancor più inaccettabile laddove nelle classi dirigenti si sta facendo strada una soluzione strumentale, ancora una volta ai danni del Sud.
Se la crisi siccità al Nord dovesse protrarsi, la soluzione verrebbe individuata nel travaso dalle falde acquifere meridionali, che almeno per ora non risentono del problema dell’inaridimento dei corsi fluviali e della salinizzazione delle acque dolci, come purtroppo sta avvenendo in forme drammatiche sul delta del Po e anche in altri fiumi del Nord.
L’unica soluzione per tamponare questo fenomeno ormai inarrestabile sarebbe progettare degli impianti di desalinizzazione, per trasformare l’acqua marina in acqua dolce. Una prospettiva non più rinviabile, necessaria per la sopravvivenza dell’industria primaria e secondaria. Tuttavia, come sempre, l’Italia sul tema si è fatta trovare impreparata, dato che per costruire un impianto adatto e collegarlo alla rete idrica servono tra i 3 e i 5 anni, un tempo d’attesa che con la situazione attuale non abbiamo.

Sfruttare le sorgenti meridionali per approvvigionare le regioni settentrionali è un’operazione tecnicamente possibile e anzi, altamente remunerativa per un gestore privato chiamato in soccorso di territori in stato d’emergenza.
Ovviamente in condizioni di emergenza nessuno potrebbe negare una mano tesa ai territori settentrionali in difficoltà, nel rispetto del principio di solidarietà costituzionale.
Tuttavia c’è un “però” grande come una casa.

L’acqua prima che un bene comune è anche una fonte di energia. È possibile approfittare di risorse strategiche per i singoli territori continuando volutamente a dimenticare di definire i Lep (Livelli essenziali di prestazione), che sono ormai l’unica seppur parziale misura di equilibrio e pari opportunità tra regioni? Se prescindiamo dall’aspetto dell’accesso all’acqua, diritto inalienabile di qualsiasi essere umano che non dovrebbe in alcun modo essere subalterno al libero mercato e alle speculazioni, e ci focalizziamo sull’acqua come risorsa energetica e quindi economica, per un Paese e per un territorio, senza i Lep in vigore e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo, qualsiasi forma di solidarietà si trasformerebbe immediatamente in un saccheggio dissimulato. In una nuova forma di colonialismo con condizioni predatorie come sempre unidirezionali.

I Lep nel disegno federalista che ormai i leghisti e la lobby del Nord hanno imposto al Paese grazie all’azione del governo Draghi e in modo del tutto trasversale alle forze parlamentari (non si spiegherebbe diversamente come il progetto Autonomia differenziata sia sopravvissuto indenne a ben 7 governi diversi ), sono la bussola su cui saranno misurate tutte le forme di finanziamento dello Stato centrale e guarda caso sono stati “messi in soffitta” da anni, non essendo nemmeno mai stati definiti, e ancora per anni vorrebbero tenerli in soffitta. Ragionare di crisi climatica ed energetica in un Paese profondamente diviso e diseguale come l’Italia non può più essere fatto se prima non sono chiare le regole del gioco.

Lo strumento per gestire queste ed altre future crisi e calamità naturali imposte dal cambiamento climatico esiste: è il Piano energetico nazionale (Pen), che l’Italia avrebbe dovuto redigere subito dopo i referendum contro il nucleare. Un Pen sostenuto dal basso da 21 Piani energetici regionali (Per), per le peculiarità territoriali.
È stato creato addirittura un ministero della Transizione ecologica, ma colui che lo gestisce ha iniziato a negare l’urgenza del l’innalzamento delle temperature, fa la guerra agli ambientalisti e ha proposto soluzioni vecchie di 40 anni, come il ritorno al nucleare e al fossile, mentre tutto tace subdolamente sulla “questione acqua”.
Il cambiamento climatico ci impone un cambio di paradigma, organizzativo, politico ed economico. Bisogna unirsi e lottare perché al più presto vengano abbandonate le tentazioni suprematiste regionali. Per il Mezzogiorno è quindi urgente avere una rappresentanza politica a schiena dritta. Solo così possiamo allontanarci dalla vocazione colonialista e predatoria tipica di una certa classe dirigente nord centrica.
Se non evolviamo presto verso una riscrittura delle priorità, i prenditori privati hanno individuato un nuovo bene da saccheggiare a danno delle classi più deboli del Sud come del Nord: l’acqua.

Nella foto: manifestazione per l’acqua pubblica, Roma, 26 marzo 2011

Fonte: Left



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Di Antonio Luongo

Fonte: Left

Si fa sempre più insistente la pressione per privatizzare il sistema di gestione dei servizi idrici portato avanti dall’ex sindaco De Magistris nel rispetto del referendum popolare del 2011. E la siccità al Nord sta accelerando questa operazione di smantellamento

Da mesi procede “la guerra dell’acqua”: un tentativo mal celato di eliminare definitivamente l’anomalia meridionale della gestione pubblica dell’acqua a cominciare da Napoli, che grazie all’azione incisiva dell’ex sindaco de Magistris ha dato forza all’Azienda speciale Abc (Acqua bene comune), facendo così di Napoli l’unica metropoli italiana a rispettare ed applicare il risultato del referendum popolare del 2011 e funzionando anche come stimolo ed esempio per tanti piccoli Comuni che ancora oggi gestiscono “in house” le loro reti idriche nell’interesse dei loro cittadini.
Non a caso la mappa del tipo di gestione di questo preziosissimo bene comune, si riflette in una ben precisa distribuzione territoriale. Infatti, per ora, la cessione delle fonti pubbliche alle multiutility nazionali e internazionali non è riuscita a attecchire con forza oltre il Sud pontino.

La guerra dell’acqua però resta in corso e in Campania da 7 anni i sostenitori principali delle privatizzazioni sono il presidente della Regione De Luca e il suo alter ego Bonavitacola.
La scelta sull’acqua fra pubblico o privato, è quindi diventata un vero e proprio valore qualificante tra chi ha una visione della società volta alla valorizzazione e difesa dei beni comuni e chi invece vuole tornare indietro, con sistemi di privatizzazione che sono ormai riconosciuti come dannosi in mezza Europa.

Ora dietro le quinte la pressione politica e istituzionale a favore delle privatizzazioni sta diventando sempre più insistente. Il sopravvenuto rischio siccità in Pianura padana, con lo svuotamento del letto del Po ha spinto verso un’accelerazione nel picconamento del “sistema Napoli”. Dato che l’acqua è vista come un nodo strategico anche dell’infrastruttura energetica nazionale interconnessa e la sua privatizzazione o meno diventa simbolo di uno scontro tra visioni contrapposte dell’Italia di domani.
Smantellata l’Abc che serve una quota significativa della popolazione meridionale, la prossima privatizzazione di tutte le reti idriche locali al Sud avverrebbe con un veloce effetto domino. Nel momento in cui player come Acea, Hera, Gori, A2A, Veolia, Suez ecc. riuscissero ad avere il totale controllo della rete, da Nord a Sud, nessuna istituzione pubblica avrebbe più alcun potere contrattuale e forza per calmierare il mercato per gli anni a venire.

L’approccio diventa ancor più inaccettabile laddove nelle classi dirigenti si sta facendo strada una soluzione strumentale, ancora una volta ai danni del Sud.
Se la crisi siccità al Nord dovesse protrarsi, la soluzione verrebbe individuata nel travaso dalle falde acquifere meridionali, che almeno per ora non risentono del problema dell’inaridimento dei corsi fluviali e della salinizzazione delle acque dolci, come purtroppo sta avvenendo in forme drammatiche sul delta del Po e anche in altri fiumi del Nord.
L’unica soluzione per tamponare questo fenomeno ormai inarrestabile sarebbe progettare degli impianti di desalinizzazione, per trasformare l’acqua marina in acqua dolce. Una prospettiva non più rinviabile, necessaria per la sopravvivenza dell’industria primaria e secondaria. Tuttavia, come sempre, l’Italia sul tema si è fatta trovare impreparata, dato che per costruire un impianto adatto e collegarlo alla rete idrica servono tra i 3 e i 5 anni, un tempo d’attesa che con la situazione attuale non abbiamo.

Sfruttare le sorgenti meridionali per approvvigionare le regioni settentrionali è un’operazione tecnicamente possibile e anzi, altamente remunerativa per un gestore privato chiamato in soccorso di territori in stato d’emergenza.
Ovviamente in condizioni di emergenza nessuno potrebbe negare una mano tesa ai territori settentrionali in difficoltà, nel rispetto del principio di solidarietà costituzionale.
Tuttavia c’è un “però” grande come una casa.

L’acqua prima che un bene comune è anche una fonte di energia. È possibile approfittare di risorse strategiche per i singoli territori continuando volutamente a dimenticare di definire i Lep (Livelli essenziali di prestazione), che sono ormai l’unica seppur parziale misura di equilibrio e pari opportunità tra regioni? Se prescindiamo dall’aspetto dell’accesso all’acqua, diritto inalienabile di qualsiasi essere umano che non dovrebbe in alcun modo essere subalterno al libero mercato e alle speculazioni, e ci focalizziamo sull’acqua come risorsa energetica e quindi economica, per un Paese e per un territorio, senza i Lep in vigore e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo, qualsiasi forma di solidarietà si trasformerebbe immediatamente in un saccheggio dissimulato. In una nuova forma di colonialismo con condizioni predatorie come sempre unidirezionali.

I Lep nel disegno federalista che ormai i leghisti e la lobby del Nord hanno imposto al Paese grazie all’azione del governo Draghi e in modo del tutto trasversale alle forze parlamentari (non si spiegherebbe diversamente come il progetto Autonomia differenziata sia sopravvissuto indenne a ben 7 governi diversi ), sono la bussola su cui saranno misurate tutte le forme di finanziamento dello Stato centrale e guarda caso sono stati “messi in soffitta” da anni, non essendo nemmeno mai stati definiti, e ancora per anni vorrebbero tenerli in soffitta. Ragionare di crisi climatica ed energetica in un Paese profondamente diviso e diseguale come l’Italia non può più essere fatto se prima non sono chiare le regole del gioco.

Lo strumento per gestire queste ed altre future crisi e calamità naturali imposte dal cambiamento climatico esiste: è il Piano energetico nazionale (Pen), che l’Italia avrebbe dovuto redigere subito dopo i referendum contro il nucleare. Un Pen sostenuto dal basso da 21 Piani energetici regionali (Per), per le peculiarità territoriali.
È stato creato addirittura un ministero della Transizione ecologica, ma colui che lo gestisce ha iniziato a negare l’urgenza del l’innalzamento delle temperature, fa la guerra agli ambientalisti e ha proposto soluzioni vecchie di 40 anni, come il ritorno al nucleare e al fossile, mentre tutto tace subdolamente sulla “questione acqua”.
Il cambiamento climatico ci impone un cambio di paradigma, organizzativo, politico ed economico. Bisogna unirsi e lottare perché al più presto vengano abbandonate le tentazioni suprematiste regionali. Per il Mezzogiorno è quindi urgente avere una rappresentanza politica a schiena dritta. Solo così possiamo allontanarci dalla vocazione colonialista e predatoria tipica di una certa classe dirigente nord centrica.
Se non evolviamo presto verso una riscrittura delle priorità, i prenditori privati hanno individuato un nuovo bene da saccheggiare a danno delle classi più deboli del Sud come del Nord: l’acqua.

Nella foto: manifestazione per l’acqua pubblica, Roma, 26 marzo 2011

Fonte: Left



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