giovedì 8 dicembre 2022

08/12/2007 - 08/12/2022 Il Partito del Sud compie quindici anni. BUON COMPLEANNO AL PARTITO DEL SUD !!

Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato il Partito del Sud.

Nei tredici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo o in coalizione, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; oltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, videoconferenze, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.

BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!



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Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato il Partito del Sud.

Nei tredici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo o in coalizione, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; oltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, videoconferenze, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.

BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!



mercoledì 7 dicembre 2022

PIAZZE DEL SUD CONTRO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA PER IL REDDITO

 Assemblea meridionalista di lancio

Ri_partimo da una città del Mezzogiorno, Salerno, per proseguire instancabilmente un percorso di conflitto e convergenza.
Il laboratorio La riscossa del sud in questi anni è stato luogo di approfondimenti, di analisi e rinnovamento interpretativo della questione meridionale, capace di stabilire un nesso tra modernità e trasformazione, di un sud risorsa del Paese e non marginalizzato a solo mercato di sfruttamento e consumo.
Riteniamo con convinzione che questo Sud, può rappresentare un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo.
Abbiamo il compito di rovesciare il senso comune della passività di cui il sud è oggetto. Elaborare l’altra narrazione. Rompere la gabbia di un’eredità fatta di stereotipi e pensieri che negano i rapporti asimmetrici di poteri che hanno tradotto processi storici e politici in rapporti geografici, creando i Sud dei subalterni, inferiori al nord del pianeta. Un salto critico e culturale di saperi e comunità che impone la decostruzione di quel dispositivo nazionale che sostiene e richiede un sud come alterità subordinata alla modernità, da incorporare, nella complessità odierna del capitale e nella sua moltiplicazione dello sfruttamento.
Riteniamo che domenica 11 sia un appuntamento importante per mettere a confronto realtà che si muovono sul terreno della lotta per il Sud.




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 Assemblea meridionalista di lancio

Ri_partimo da una città del Mezzogiorno, Salerno, per proseguire instancabilmente un percorso di conflitto e convergenza.
Il laboratorio La riscossa del sud in questi anni è stato luogo di approfondimenti, di analisi e rinnovamento interpretativo della questione meridionale, capace di stabilire un nesso tra modernità e trasformazione, di un sud risorsa del Paese e non marginalizzato a solo mercato di sfruttamento e consumo.
Riteniamo con convinzione che questo Sud, può rappresentare un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo.
Abbiamo il compito di rovesciare il senso comune della passività di cui il sud è oggetto. Elaborare l’altra narrazione. Rompere la gabbia di un’eredità fatta di stereotipi e pensieri che negano i rapporti asimmetrici di poteri che hanno tradotto processi storici e politici in rapporti geografici, creando i Sud dei subalterni, inferiori al nord del pianeta. Un salto critico e culturale di saperi e comunità che impone la decostruzione di quel dispositivo nazionale che sostiene e richiede un sud come alterità subordinata alla modernità, da incorporare, nella complessità odierna del capitale e nella sua moltiplicazione dello sfruttamento.
Riteniamo che domenica 11 sia un appuntamento importante per mettere a confronto realtà che si muovono sul terreno della lotta per il Sud.




sabato 3 dicembre 2022

Autonomia differenziata: una riforma pericolosa - In diretta on-line mercoledì 7 dicembre alle ore 19.00

CSI incontra Antonio Madera (Comitato NO AD) e Natale Cuccurese (Partito del Sud) che ci illustreranno i contenuti e le distorsioni di questa riforma.



In diretta on-line mercoledì 7 dicembre alle ore 19.00 dalla pagina CSI https://www.facebook.com/groups/confederazionesinistreitaliane

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CSI incontra Antonio Madera (Comitato NO AD) e Natale Cuccurese (Partito del Sud) che ci illustreranno i contenuti e le distorsioni di questa riforma.



In diretta on-line mercoledì 7 dicembre alle ore 19.00 dalla pagina CSI https://www.facebook.com/groups/confederazionesinistreitaliane

giovedì 1 dicembre 2022

AUTONOMIA DIFFERENZIATA…VERSO L’ASSEMBLEA DI SALERNO…- in diretta Giovedì 1 dicembre 2022 alle 20:30 sulla pagina facebook del Partito del Sud

Giovedì 1 dicembre 2022 alle 20:30 sulla pagina facebook del Partito del Sud (https://www.facebook.com/PdelSud) sarà trasmesso un incontro propedeutico all’assemblea nazionale per il Mezzogiorno che si terrà l’11 dicembre a Salerno.

Il titolo dell’incontro, da non perdere assolutamente e se possibile da condividere, è AUTONOMIA DIFFERENZIATA…VERSO L’ASSEMBLEA DI SALERNO…
Interverranno: Loredana Marino (Laboratorio la Riscossa del Sud), Ciro Esposito (Comitato G. Salvemini), Nicola Manfredelli (Carta di Venosa), Natale Cuccurese (Presidente Partito del Sud).

Modera: Michele Dell'Edera (giornalista e vice Presidente Partito del Sud).

L’invito è a partecipare e ad interagire formulando delle domande.



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Giovedì 1 dicembre 2022 alle 20:30 sulla pagina facebook del Partito del Sud (https://www.facebook.com/PdelSud) sarà trasmesso un incontro propedeutico all’assemblea nazionale per il Mezzogiorno che si terrà l’11 dicembre a Salerno.

Il titolo dell’incontro, da non perdere assolutamente e se possibile da condividere, è AUTONOMIA DIFFERENZIATA…VERSO L’ASSEMBLEA DI SALERNO…
Interverranno: Loredana Marino (Laboratorio la Riscossa del Sud), Ciro Esposito (Comitato G. Salvemini), Nicola Manfredelli (Carta di Venosa), Natale Cuccurese (Presidente Partito del Sud).

Modera: Michele Dell'Edera (giornalista e vice Presidente Partito del Sud).

L’invito è a partecipare e ad interagire formulando delle domande.



sabato 26 novembre 2022

Cuccurese: “La sinistra o è meridionalista o è automaticamente proto-leghista”

Sin dalle sue origini, la questione meridionale è stata sollevata come questione sociale, economica e civile di valenza nazionale sia dai liberali moderati, sia dai democratici radicali, sia dai socialisti, dai comunisti e dai cattolici, sia dai meridionalisti di opposizione che da quelli di governo.

È solo negli ultimi decenni che si è diffuso anche un meridionalismo identitario, di matrice, perlopiù, neo-borbonica, speculare a quello alimentato dalla Lega Nord, tanto da indurre molti attivisti, militanti e politici, anche nel campo delle sinistre sociali e radicali, ad identificare le posizioni ed i temi relativi all’attuale dibattito sulla “nuova questione meridionale” con le posizioni identitarie e filo-borboniche tout court.

Un errore politico che evidenzia il problema fondamentale sia della rimozione della memoria storica sia della scomparsa dei partiti come intellettuali ed educatori collettivi.

Un problema cruciale a cui bisognerebbe dare una risposta anche in termini di formazione culturale, civile e politica mediante un’“archeologia” della questione meridionale e del meridionalismo, al fine di ripristinarne, recuperarne ed attualizzarne il volto autentico, quello sociale, popolare ed unitario, dietro le pericolose derive identitarie, che potrebbero prendere sempre più piede, conducendo in questo modo ad una vera e propria “balcanizzazione” del Paese, se i bisogni ed i diritti disattesi dei cittadini meridionali non trovassero una rappresentanza nel campo politico autenticamente progressista e radicale.   

Di recente, su questi temi è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

In tutto questo disastro – ha evidenziato Cuccurese – per costruire l’alternativa popolare di sinistra alle parole d’ordine antiliberista, ambientalista, anticapitalista, antifascista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, in questo caso sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese



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Sin dalle sue origini, la questione meridionale è stata sollevata come questione sociale, economica e civile di valenza nazionale sia dai liberali moderati, sia dai democratici radicali, sia dai socialisti, dai comunisti e dai cattolici, sia dai meridionalisti di opposizione che da quelli di governo.

È solo negli ultimi decenni che si è diffuso anche un meridionalismo identitario, di matrice, perlopiù, neo-borbonica, speculare a quello alimentato dalla Lega Nord, tanto da indurre molti attivisti, militanti e politici, anche nel campo delle sinistre sociali e radicali, ad identificare le posizioni ed i temi relativi all’attuale dibattito sulla “nuova questione meridionale” con le posizioni identitarie e filo-borboniche tout court.

Un errore politico che evidenzia il problema fondamentale sia della rimozione della memoria storica sia della scomparsa dei partiti come intellettuali ed educatori collettivi.

Un problema cruciale a cui bisognerebbe dare una risposta anche in termini di formazione culturale, civile e politica mediante un’“archeologia” della questione meridionale e del meridionalismo, al fine di ripristinarne, recuperarne ed attualizzarne il volto autentico, quello sociale, popolare ed unitario, dietro le pericolose derive identitarie, che potrebbero prendere sempre più piede, conducendo in questo modo ad una vera e propria “balcanizzazione” del Paese, se i bisogni ed i diritti disattesi dei cittadini meridionali non trovassero una rappresentanza nel campo politico autenticamente progressista e radicale.   

Di recente, su questi temi è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

In tutto questo disastro – ha evidenziato Cuccurese – per costruire l’alternativa popolare di sinistra alle parole d’ordine antiliberista, ambientalista, anticapitalista, antifascista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, in questo caso sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese



giovedì 24 novembre 2022

Cuccurese: “Governo Meloni, il Sud umiliato deve insorgere”



La categoria sociologica della “lotta di classe dopo la lotta di classe” descrive e denuncia le politiche neo-liberiste che tolgono ai poveri e alle classi lavoratrici per dare ai ricchi. Descrive e denuncia la redistribuzione alla rovescia delle risorse economiche, dei poteri, delle capacità e dell’opportunità verso il vertice della piramide sociale a discapito delle classi intermedie e di quelle popolari.

In Italia, la grande porcata della redistribuzione delle risorse alla rovescia avviene sia a livello sociale che a livello territoriale ed alimenta ulteriormente lo storico divario tra il Nord e il Sud di un Paese sempre più diviso e diseguale.

Coerentemente alle politiche etno-liberiste degli ultimi decenni, anche il governo Meloni toglie ai poveri e al Sud per dare ai ricchi e al Nord, come dimostrano sia il suo progetto di federalismo estrattivo sia il suo attacco al Reddito di cittadinanza.  

Di recente, sull’argomento è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, a cui va riconosciuto l’indiscusso merito di essere l’unico leader della sinistra radicale che tiene sempre accessi i riflettori sulla nuova questione meridionale.  

Nel pieno della crisi economica ed energetica – ha scritto Cuccurese – il governo fascio-razzista crea una ulteriore tempesta sociale, specie in Campania e Sicilia. Ai cittadini, ridotti in miseria da 161 anni di colonialismo estrattivo a vantaggio di una sola parte del Paese, non resterà che fare la fila alla Caritas o insorgere”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese


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La categoria sociologica della “lotta di classe dopo la lotta di classe” descrive e denuncia le politiche neo-liberiste che tolgono ai poveri e alle classi lavoratrici per dare ai ricchi. Descrive e denuncia la redistribuzione alla rovescia delle risorse economiche, dei poteri, delle capacità e dell’opportunità verso il vertice della piramide sociale a discapito delle classi intermedie e di quelle popolari.

In Italia, la grande porcata della redistribuzione delle risorse alla rovescia avviene sia a livello sociale che a livello territoriale ed alimenta ulteriormente lo storico divario tra il Nord e il Sud di un Paese sempre più diviso e diseguale.

Coerentemente alle politiche etno-liberiste degli ultimi decenni, anche il governo Meloni toglie ai poveri e al Sud per dare ai ricchi e al Nord, come dimostrano sia il suo progetto di federalismo estrattivo sia il suo attacco al Reddito di cittadinanza.  

Di recente, sull’argomento è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, a cui va riconosciuto l’indiscusso merito di essere l’unico leader della sinistra radicale che tiene sempre accessi i riflettori sulla nuova questione meridionale.  

Nel pieno della crisi economica ed energetica – ha scritto Cuccurese – il governo fascio-razzista crea una ulteriore tempesta sociale, specie in Campania e Sicilia. Ai cittadini, ridotti in miseria da 161 anni di colonialismo estrattivo a vantaggio di una sola parte del Paese, non resterà che fare la fila alla Caritas o insorgere”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese


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lunedì 21 novembre 2022

SENZA SUD NON C'È ITALIA. SENZA SUD NON C'È SINISTRA. SENZA SUD NON C'È UNIONE.


 

Di Antonio Luongo

Sono giornate intense sul fronte del “federalismo” in salsa leghista.

Il ministro Calderoli rifinisce il suo progetto ed è tutto un fiorire di dichiarazionie di slanci in avanti sull'Autonomia Differenziata: ogni regione potrà arrogare a se le competenze dello stato, come istruzione o la gestione della fiscalità, mettendo la parola fine all'unità del paese e facendosi beffe della Costituzione.
Andasse in porto, questa legge rinnegherà qualsiasi principio di solidarietà e uguaglianza tra regioni: se ce la fai è bene, altrimenti lo stato se ne disinteressa.

Dalla riforma del titolo V del 2001 regalata in modo sconsiderato alla Lega Nord e in più portata avanti insabbiando le uniche, seppur inadeguate, regole per arginare le disuguaglianze, come gli agognati LEP, il Meridione è letteralmente crollato sotto i colpi della lobby del Nord, trasversale da destra a “sinistra”.
Calderoli non si farà sfuggire l'occasione e completerà il sogno leghista. Probabilmente nelle successive settimane osserveremo un'apparente frenata, perché la corrente protoleghista del PD non potrà acuire le differenze, impegnata a tirare la volata congressuale a Bonaccini…ma si può davvero restare a guardare passivi in attesa del colpo di grazia?

L'opinione pubblica dà segnali di risveglio, anche a livello locale, ma è chiaro a tutti che il futuro dello Stato italiano, dell'unità nazionale e il tradimento ulteriore della Costituzione non potrà essere lasciata agli umori dei social o dei soli intellettuali.

-Occorre una ferma e costante azione politica
-Occorre andare oltre le dichiarazioni e costruire strategie concrete.

Ecco quindi che manca inspiegabilmente all'appello una posizione netta, articolata, precisa di Unione Popolare , che si avvicina alla sua assemblea costituente. Non sembra esserci visione e prospettiva su questa vicenda.

Lo lo dico subito, senza equivoci e sgomberando il campo dai convenevoli di facciata.
Se questa Unione deve essere "Popolare", il tema della nuova QUESTIONE MERIDIONALE, e tutto quello che ne consegue in termini di scelte programmatiche e politiche, deve essere prioritario.
Le diseguaglianze Nord - Sud, arrivati alle soglie 2023, dopo l'ennesimo netto indirizzo dell'Europa, stavolta corroborato da finanziamenti, ancora una volta quasi totalmente dirottati, non può essere "UN” tema, ma deve diventare "IL" tema.

Una forza politica che aspiri ad essere riferimento VERO dell'elettorato di sinistra, non può far finta di non vedere come la sperequazione italiana sia ormai soprattutto territoriale, per diritti, per possibilità, per finanziamenti.
Apriamo gli occhi. Viviamo due paesi diversi a seconda della latitudine.
Per dirla meglio quella che un tempo era una LOTTA DI CLASSE ora è innanzitutto e in modo ancora più retrogrado, una LOTTA DI TERRITORIO.

Lungi da me svilire una traiettoria politica a questione di campanile, ma non si può far finta di non vedere che sia proprio questo il segno dell'accelerazione di Calderoli. E se la Costituzione viene svuotata fino a questo punto. Se l'unità del Paese viene picconata, sancendo per legge che esistono territori e cittadini di serie A e di serie B, allora non possono esistere distinguo. La difesa del Sud è in automatico difesa della Costituzione e chi vuole far ripartire la sinistra non può relegare l'argomento ad appendice o contentino da sbandierare per colorire la propria posizione sotto elezioni.
Dall'altra parte la destra ha chiaro il progetto del suo futuro: spingere su un regionalismo iniquo, egoista e che cristallizzi la rendita di posizioni raggiunte in 30 anni di federalismo zoppo , in cambio del sogno presidenzialista.

La sinistra non può inseguire pannicelli caldi. Deve rivoluzionare lo scenario e ribaltare il tavolo, avendo il coraggio di rimettere al centro il Meridione in quanto parte debole del sistema. Questo dice il Dna della sinistra.
Senza la priorità Sud, con tutto quello che significherà in termini di rappresentanza, posizionamento, agenda e percorsi programmatici l'Unione Popolare abbraccerà le identiche contraddizioni da cui ha dichiarato di voler prendere le distanze.
Siamo in tempo per fare in modo che ciò non avvenga e io e il Partito del Sud lavoreremo per questo.
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Di Antonio Luongo

Sono giornate intense sul fronte del “federalismo” in salsa leghista.

Il ministro Calderoli rifinisce il suo progetto ed è tutto un fiorire di dichiarazionie di slanci in avanti sull'Autonomia Differenziata: ogni regione potrà arrogare a se le competenze dello stato, come istruzione o la gestione della fiscalità, mettendo la parola fine all'unità del paese e facendosi beffe della Costituzione.
Andasse in porto, questa legge rinnegherà qualsiasi principio di solidarietà e uguaglianza tra regioni: se ce la fai è bene, altrimenti lo stato se ne disinteressa.

Dalla riforma del titolo V del 2001 regalata in modo sconsiderato alla Lega Nord e in più portata avanti insabbiando le uniche, seppur inadeguate, regole per arginare le disuguaglianze, come gli agognati LEP, il Meridione è letteralmente crollato sotto i colpi della lobby del Nord, trasversale da destra a “sinistra”.
Calderoli non si farà sfuggire l'occasione e completerà il sogno leghista. Probabilmente nelle successive settimane osserveremo un'apparente frenata, perché la corrente protoleghista del PD non potrà acuire le differenze, impegnata a tirare la volata congressuale a Bonaccini…ma si può davvero restare a guardare passivi in attesa del colpo di grazia?

L'opinione pubblica dà segnali di risveglio, anche a livello locale, ma è chiaro a tutti che il futuro dello Stato italiano, dell'unità nazionale e il tradimento ulteriore della Costituzione non potrà essere lasciata agli umori dei social o dei soli intellettuali.

-Occorre una ferma e costante azione politica
-Occorre andare oltre le dichiarazioni e costruire strategie concrete.

Ecco quindi che manca inspiegabilmente all'appello una posizione netta, articolata, precisa di Unione Popolare , che si avvicina alla sua assemblea costituente. Non sembra esserci visione e prospettiva su questa vicenda.

Lo lo dico subito, senza equivoci e sgomberando il campo dai convenevoli di facciata.
Se questa Unione deve essere "Popolare", il tema della nuova QUESTIONE MERIDIONALE, e tutto quello che ne consegue in termini di scelte programmatiche e politiche, deve essere prioritario.
Le diseguaglianze Nord - Sud, arrivati alle soglie 2023, dopo l'ennesimo netto indirizzo dell'Europa, stavolta corroborato da finanziamenti, ancora una volta quasi totalmente dirottati, non può essere "UN” tema, ma deve diventare "IL" tema.

Una forza politica che aspiri ad essere riferimento VERO dell'elettorato di sinistra, non può far finta di non vedere come la sperequazione italiana sia ormai soprattutto territoriale, per diritti, per possibilità, per finanziamenti.
Apriamo gli occhi. Viviamo due paesi diversi a seconda della latitudine.
Per dirla meglio quella che un tempo era una LOTTA DI CLASSE ora è innanzitutto e in modo ancora più retrogrado, una LOTTA DI TERRITORIO.

Lungi da me svilire una traiettoria politica a questione di campanile, ma non si può far finta di non vedere che sia proprio questo il segno dell'accelerazione di Calderoli. E se la Costituzione viene svuotata fino a questo punto. Se l'unità del Paese viene picconata, sancendo per legge che esistono territori e cittadini di serie A e di serie B, allora non possono esistere distinguo. La difesa del Sud è in automatico difesa della Costituzione e chi vuole far ripartire la sinistra non può relegare l'argomento ad appendice o contentino da sbandierare per colorire la propria posizione sotto elezioni.
Dall'altra parte la destra ha chiaro il progetto del suo futuro: spingere su un regionalismo iniquo, egoista e che cristallizzi la rendita di posizioni raggiunte in 30 anni di federalismo zoppo , in cambio del sogno presidenzialista.

La sinistra non può inseguire pannicelli caldi. Deve rivoluzionare lo scenario e ribaltare il tavolo, avendo il coraggio di rimettere al centro il Meridione in quanto parte debole del sistema. Questo dice il Dna della sinistra.
Senza la priorità Sud, con tutto quello che significherà in termini di rappresentanza, posizionamento, agenda e percorsi programmatici l'Unione Popolare abbraccerà le identiche contraddizioni da cui ha dichiarato di voler prendere le distanze.
Siamo in tempo per fare in modo che ciò non avvenga e io e il Partito del Sud lavoreremo per questo.

domenica 13 novembre 2022

Cuccurese: “Governo Meloni, attacco ai poveri, attacco al Sud”

 



In Italia, 5,6 milioni di persone in persone in povertà assoluta; 8,8 mln in povertà relativa. La maggior parte, working poors, cioè lavorano, ma non guadagnano abbastanza per sfamare sé stessi e la famiglia. Su questo fronte servirebbe l’introduzione del salario minimo. Il Mezzogiorno in testa alle classifiche di povertà in Ue, i governi italiani da decenni nulla fanno, anzi il governo Meloni vuole abolire il RdC che, da dati Istat, ha salvato dalla povertà un milione di cittadini, e ora arrivano i rischi dell’autonomia differenziata che comporteranno per i cittadini ancora meno salute, ancora meno istruzione, ancora più povertà. L’Italia a tutta velocità verso il baratro”.

Questo quanto dichiarato via social dal Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.  

Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese



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In Italia, 5,6 milioni di persone in persone in povertà assoluta; 8,8 mln in povertà relativa. La maggior parte, working poors, cioè lavorano, ma non guadagnano abbastanza per sfamare sé stessi e la famiglia. Su questo fronte servirebbe l’introduzione del salario minimo. Il Mezzogiorno in testa alle classifiche di povertà in Ue, i governi italiani da decenni nulla fanno, anzi il governo Meloni vuole abolire il RdC che, da dati Istat, ha salvato dalla povertà un milione di cittadini, e ora arrivano i rischi dell’autonomia differenziata che comporteranno per i cittadini ancora meno salute, ancora meno istruzione, ancora più povertà. L’Italia a tutta velocità verso il baratro”.

Questo quanto dichiarato via social dal Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.  

Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese



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domenica 6 novembre 2022

UN 5 NOVEMBRE A ROMA CONTRO LA GUERRA!

Di Natale Cuccurese

A Roma ieri ha sfilato il popolo della Pace. Un enorme corteo, una manifestazione a cui ha dato la sua adesione formale agli organizzatori il Partito del Sud, che ha chiesto la via diplomatica per la fine di tutte le guerre. Un movimento dal popolare necessario per una manifestazione forte, variegata, unitaria contro la guerra. Senza bandiere di partito, sperando che a sinistra i partiti si occupino di pace non strumentalmente, con un necessario “mea culpa” per chi ha aumentato le spese militari.

Quello che chiediamo come Partito del Sud è di dare una chance alla pace.
I pacifisti vogliono fermare la guerra, i guerrafondai vogliono vincere la guerra come precondizione per fermarla. Su questo crinale corre la demarcazione tra chi opera per la pace e chi parla di pace e concretamente alimenta la guerra. Attorno a questo nodo è stato possibile partecipare ad una manifestazione nazionale che ha dato finalmente voce a quella maggioranza del popolo italiano che non si riconosce nelle pratiche belliciste che hanno caratterizzato il governo Draghi e la sua maggioranza e che già caratterizzano il nuovo governo di destra.
Ripudiare la guerra, come chiede l’Art.11 della Costituzione, fermare l’invio di armi, ridurre le spese militari: poche e semplici parole d’ordine. È il caso quindi di continuare ad organizzarsi con sempre maggior decisione non solo sugli aspetti politici, ma anche sugli aspetti organizzativi e di analisi e diffusione dei veri motivi che causano la “Questione Meridionale, prima che i guerrafondai al governo ci portino diritti in guerra. Una guerra che sarebbe ancora una volta pagata soprattutto dai figli del Sud.

Ieri 100.000 persone a Roma e 10.000 a Napoli hanno perciò manifestato contro la guerra.
A Napoli anche contro le decisioni dei governi in campo economico e sociale che hanno portato, e porteranno ancor di più con l’Autonomia differenziata, il Sud e di conseguenza il paese tutto al disastro sociale e ad una balcanizzazione ormai dietro l’angolo.
Solo in 500 (ad essere buoni) a Milano gli “interventisti” con Calenda.

Eppure per i media di regime nazionali quest’ultima manifestazione merita più spazio di quella di Roma. Di quella di Napoli poi non ne parla praticamente nessuno.
Diecimila per il dissenso non fanno alcun rumore né notizia. Insorgere è giusto e per il Mezzogiorno appare ormai l’unica opzione percorribile!



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Di Natale Cuccurese

A Roma ieri ha sfilato il popolo della Pace. Un enorme corteo, una manifestazione a cui ha dato la sua adesione formale agli organizzatori il Partito del Sud, che ha chiesto la via diplomatica per la fine di tutte le guerre. Un movimento dal popolare necessario per una manifestazione forte, variegata, unitaria contro la guerra. Senza bandiere di partito, sperando che a sinistra i partiti si occupino di pace non strumentalmente, con un necessario “mea culpa” per chi ha aumentato le spese militari.

Quello che chiediamo come Partito del Sud è di dare una chance alla pace.
I pacifisti vogliono fermare la guerra, i guerrafondai vogliono vincere la guerra come precondizione per fermarla. Su questo crinale corre la demarcazione tra chi opera per la pace e chi parla di pace e concretamente alimenta la guerra. Attorno a questo nodo è stato possibile partecipare ad una manifestazione nazionale che ha dato finalmente voce a quella maggioranza del popolo italiano che non si riconosce nelle pratiche belliciste che hanno caratterizzato il governo Draghi e la sua maggioranza e che già caratterizzano il nuovo governo di destra.
Ripudiare la guerra, come chiede l’Art.11 della Costituzione, fermare l’invio di armi, ridurre le spese militari: poche e semplici parole d’ordine. È il caso quindi di continuare ad organizzarsi con sempre maggior decisione non solo sugli aspetti politici, ma anche sugli aspetti organizzativi e di analisi e diffusione dei veri motivi che causano la “Questione Meridionale, prima che i guerrafondai al governo ci portino diritti in guerra. Una guerra che sarebbe ancora una volta pagata soprattutto dai figli del Sud.

Ieri 100.000 persone a Roma e 10.000 a Napoli hanno perciò manifestato contro la guerra.
A Napoli anche contro le decisioni dei governi in campo economico e sociale che hanno portato, e porteranno ancor di più con l’Autonomia differenziata, il Sud e di conseguenza il paese tutto al disastro sociale e ad una balcanizzazione ormai dietro l’angolo.
Solo in 500 (ad essere buoni) a Milano gli “interventisti” con Calenda.

Eppure per i media di regime nazionali quest’ultima manifestazione merita più spazio di quella di Roma. Di quella di Napoli poi non ne parla praticamente nessuno.
Diecimila per il dissenso non fanno alcun rumore né notizia. Insorgere è giusto e per il Mezzogiorno appare ormai l’unica opzione percorribile!



 
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