martedì 13 settembre 2022

La Legge sulla concorrenza. Servizi pubblici dati in gestione agli usurai

 



Quando tutto sarà privato, saremo privati di tutto

Con l’approvazione da parte del governo Draghi dell’art. 6 del Ddl Concorrenza, si sono sottratti al Popolo anche gli ultimi beni di proprietà collettiva demaniale per farli passare nelle mani di prenditori e speculatori della finanza a cui sono stati serviti su di un piatto d’argento, con la complicità di tutti, o quasi, i partiti presenti in Parlamento.

Con l’art. 6, divenuto l’articolo 8 della delibera di approvazione del Senato, il governo ha così spogliato l’Italia delle sue ultime fonti di produzione di “lavoro” e di “ricchezza nazionale”. Tali disposizioni, infatti, impongono la collocazione sul mercato interno europeo, inscindibilmente legato al mercato generale, di beni e gestione di servizi pubblici che fanno parte del demanio costituzionale, che ha come fine il perseguimento di interessi generali e pertanto non possono essere ceduti o gestiti da privati e S.p.A. private, cioè che devono perseguire gli interessi di privati.

Esemplificativo di questa operazione, che alcuni definiscono Agenda Draghi, è Il cosiddetto ‘Patto per Napoli’, le cui clausole sono imposte dallo Stato e che il Comune ha solo firmato per accettazione. Un atto, che senza alcuna discussione pubblica, vincolerà le generazioni future per i prossimi venti anni e che, nella sostanza, prevede un incremento delle tasse comunali, l’alienazione del patrimonio immobiliare e dei servizi pubblici locali, attraverso l’attuazione di un piano da presentare entro il primo settembre 2022 e che prevede l’ulteriore aumento della tassazione dei cittadini, già tra le più alte in Italia, e tiene aperta la porta alla svendita del patrimonio immobiliare e alle privatizzazioni dei servizi pubblici.

Di contro, a fronte dei tanti proclami fatti in campagna elettorale, arriveranno soltanto 1 miliardo e 231 milioni di euro spalmati nei prossimi 20 anni, cifra insufficiente se messa a confronto con gli enormi tagli fatti in questi anni al Comune e che comporteranno l’aumento anche di tasse come l’Irpef.
Si procede quindi con una ricetta liberista, che comporta il rischio, per non dire la certezza, che a pagare la privatizzazione dei servizi possano essere le fasce più deboli della popolazione, già gravate dall’aumento indiscriminato dei prezzi, delle bollette e dall’inflazione.

Misure come questa cedono alla speculazione dei privati ciò che resta del pubblico, come l’acqua, un tentativo questo mal celato di eliminare definitivamente l’anomalia meridionale della gestione pubblica dell’acqua a cominciare appunto da Napoli, che grazie all’azione incisiva dell’ex sindaco Luigi de Magistris ha dato forza all’Azienda speciale Abc (Acqua bene comune), facendo così di Napoli l’unica metropoli italiana a rispettare ed applicare il risultato del referendum popolare del 2011, funzionando anche come stimolo ed esempio per tanti piccoli Comuni che ancora oggi gestiscono “in house” le loro reti idriche nell’interesse dei loro cittadini.
Non a caso la mappa del tipo di gestione di questo preziosissimo bene comune si riflette in una ben precisa distribuzione territoriale. Infatti, per ora, la cessione delle fonti pubbliche alle multiutility nazionali e internazionali non è riuscita a attecchire con forza oltre il Sud Pontino.

Non bisogna poi dimenticare a supporto di questa spinta verso le privatizzazioni il Pnrr, che è in gran parte un prestito che bisognerà restituire alla Ue nei prossimi decenni e che vincola il nostro Paese ad ambiti di investimento decisi all’estero e soprattutto alle solite “riforme” (privatizzazioni) imposte da Bruxelles. E così il governo Draghi prosegue lo smantellamento dei beni comuni e, tramite il Pnrr, mira a collocare sul mercato, a favore delle multinazionali l’acqua pubblica e i servizi pubblici essenziali.
Inoltre nessuno delle decine di obiettivi del Pnrr prevede la riduzione degli squilibri territoriali, malgrado le raccomandazioni europee.

Procede così il lavoro di Draghi per chiudere le “zombie firms” (piccole e medie imprese), come programmato dal documento ‘Reviging and Restructuring the Corporate Sector Post-Covid’, a doppia firma di Mario Draghi e di Raghuram Rajan, pubblicato a dicembre 2020 dal Gruppo dei 30. Cioè la codifica della macelleria sociali di stampo greco. Un documento che si trova in rete e che tutti possono (e potevano) leggere, anche i partiti che hanno sostenuto Draghi in Parlamento. Se c’è una cosa che non si può imputare a Draghi è la mancanza di chiarezza, tutto è spiegato nero su bianco e pubblicamente.

I Paesi “frugali” del Nord Europa, i veri padroni della Ue, sono così pronti a spolpare l’Italia, prima della sua balcanizzazione grazie all’Autonomia differenziata.

Dopo le privatizzazioni delle aziende di Stato iniziate a fine anni ‘90, ora le famiglie italiane rappresentano con il loro risparmio, investito soprattutto nella casa, la principale ricchezza d’Italia. Questa distruzione di ricchezza a favore della finanza internazionale è forse la vera missione di Draghi, che sta, come da programma, demolendo le piccole attività, le zombie firms appunto, anche queste a conduzione famigliare.

In questa direzione predatoria non a caso va anche quanto scritto nel Pnrr, volto a velocizzare le procedure di pignoramento immobiliare a danno di famiglie alle prese con nuove e vecchie povertà, acuite nell’ultimo anno dal Covid. Famiglie o singoli a cui casomai è venuto a mancare del tutto il lavoro o che presto verrà a mancare, visto che non c’è più nessun blocco dei licenziamenti. Famiglie che già oggi fanno fatica a pagare le bollette o non riescono a pagare il mutuo e nemmeno a curarsi viste le privatizzazioni sempre più pervasive anche in campo sanitario.

Ciliegina sulla torta gli aumenti di luce, gas, benzina, generi alimentari ecc. che i politicanti addebitano alla guerra in Ucraina, ma che vedono in realtà il loro inizio più di un anno fa, generando abnormi extraprofitti utili solo ad ingrassare ulteriormente le grandi imprese energetiche italiane e straniere a danno di cittadini e aziende, stanno accelerando questo travaso di ricchezza.
Eppure nessuno interviene, tantomeno il governo, mentre questa “nuova tassa” colpisce indistintamente e senza nessun criterio di progressività tutti i cittadini. Aumenti che trovano la loro radice nelle scellerate scelte europee degli ultimi anni, a partire dalla liberalizzazione del settore energetico, al passaggio dai contratti a lungo termine al mercato spot e solo più recentemente alle sanzioni verso la Russia, tutte misure acriticamente recepite dai nostri politicanti in nome del “ce lo chiede l’Europa.

Doveroso ricordare che questo governo, di cui fanno parte sia che il centrosinistra che il centrodestra, si guarda bene da interviene sugli extraprofitti generati da questa “colossale truffa”, come dichiarato dal Ministro Cingolani. Extraprofitti che se fossimo in un Paese normale sarebbero da tassare al 90%, con finalità redistributive verso gli utenti, a partire da quelli meno abbienti.

Così il governo, mentre i diritti delle famiglie e i sudati risparmi vanno lentamente in fumo, avanza con le sole parole d’ordine della competitività e delle privatizzazioni, sempre a favore di potentati e multinazionali.
Infine la domanda che dobbiamo farci è: dove si trovano le maggiori sacche di povertà in Italia? Ovviamente al Sud!
Campania e Sicilia sono infatti secondo i dati Eurostat le Regioni più povere non solo d’Italia, ma addirittura d’Europa. Ecco che tutto torna in attesa della prossima fine dell’unità nazionale, spolpare il Sud mandandogli meno fondi possibile e impoverirlo prima dei saluti finali.
Eppure non solo i media a supporto osannano Draghi come salvatore della patria, ma anche i partiti e parlamentari a supporto dopo averlo eletto Presidente del Consiglio continuano anche in campagna elettorale a dichiarare di volerne seguire “l’agenda”.

In questo quadro, come in un gioco di scatole cinesi, si innesta non a caso il programma economico della destra volto tramite la Flat Tax a sottrarre ulteriori risorse alle classi più deboli a livello nazionale, a partire dai cittadini del Mezzogiorno, a favore delle classi più ricche che si trovano principalmente al Nord del Paese.
Infatti l’aliquota proposta dalla Lega del 23% già si applica a a 18,3 milioni di contribuenti italiani con reddito fino a 15.000€. Ovviamente questi non avranno alcun beneficio da una riforma fiscale così come promessa dalla Lega.

I circa 6 milioni di contribuenti con reddito fra 29 e 50mila € avrebbero un beneficio medio di circa 2.500€, mentre i circa 2 milioni di contribuenti con reddito oltre i 50mila €, i più ricchi, otterrebbero un risparmio di ben 13mila €. Quindi solo il 20% dei contribuenti e dell’elettorato, i più ricchi, avrebbero un grande vantaggio da questa riforma.

Come detto questo segmento si trova in larghissima parte ad avere residenza al Nord. Dunque la Flat Tax redistribuisce le risorse a favore dei più ricchi, del Nord, a danno dei più poveri, concentrati al Sud. Infatti è stato calcolato che questa riforma trasferirebbe dal Sud (poveri) al Nord (ricchi) 50 Miliardi di €.

Ovviamente in questa guerra alle classi popolari la simulazione è possibile farla anche all’interno dei territori del Nord, non trattandosi esclusivamente di una lotta imposta dal razzismo di Stato contro il Sud, ma anche di una lotta di classe a livello nazionale da parte delle classi “digerenti” della destra liberale.
Secondo l’Istat, infatti il reddito medio in Italia è pari a 21.570 euro all’anno e la città di Milano ha un reddito medio pro capite di quasi 34mila euro all’anno. Ma, secondo la CGIL e basandosi sui numeri dell’Agenzia delle Entrate, il 27,7% del reddito prodotto è nelle mani del solo 2,4% della popolazione. Alla voce “deboli”, secondo la CIGL, ci sono i lavoratori part time, sia a tempo determinato che indeterminato: operai e impiegati che, avendo chiesto il tempo pieno ma senza risultato, portano a casa poco più di 12 mila euro all’anno. A questi si aggiungono tutti i lavoratori a chiamata: il loro reddito medio annuo si attesta sotto gli 8 mila euro.
A queste fasce si aggiunge quella fetta pari a circa il 40-50% dei 23mila nuclei familiari che percepiscono il Reddito di Cittadinanza a Milano. Secondo il Comune questa parte di percettori sono lavoratori che percepiscono in media 500 euro al mese, quindi 6 mila euro all’anno.

In questa guerra ai poveri non è quindi un caso che Meloni, Renzi, Calenda, Salvini, vogliano abolire il Reddito di Cittadinanza, così come richiedono da tempo quei prenditori, del Nord come del Sud, che han più difficoltà a trovare salariati da sfruttare. Il Reddito di Cittadinanza, per la prima volta in Italia, ha determinato un diritto dei poveri al welfare, senza chiedere un favore ai potenti di turno. Forse è questa anomalia che alcuni politici vogliono cancellare.
L’agenda Draghi (cioè l’agenda Ue) serve esattamente a questo scopo: dividere i tantissimi sommersi dai pochissimi salvati.

E’ l’agenda del partito consociativo della guerra, delle privatizzazioni, della precarizzazione del lavoro e dell’Autonomia differenziata.
Lo schema seguito, visto che l’Italia è un grande boccone, è stato dapprima quello di trasferire e concentrare la ricchezza al Nord (Teoria della Locomotiva), per poi apprestarsi, ora, al passaggio di questa ricchezza dal Nord Italia a chi gestisce la grande finanza internazionale, soprattutto del Nord Europa, e ai quei pochissimi oligarchi italiani che reggono da sempre il gioco ai potentati internazionali. Il tutto ovviamente in barba alla Costituzione. Una vicenda questa che pochi anni fa, su scala più piccola, si è già vista in Grecia, anche lì, guarda caso, gestita in prima persona da Draghi quando era Presidente BCE.

L’Italia è così un Paese sempre più disuguale e povero e sarebbe ora che le classi popolari riuscissero a far blocco esprimendo una propria rappresentanza politica nazionale, per impedire e contrastare, entrando in Parlamento, l’attacco portato dalla destra liberale che ha nell’ultimo trentennio quasi sempre fatto sponda con il cosiddetto centrosinistra del “voto utile”. Un voto che è poi sempre stato utilizzato contro gli interessi delle classi popolari, dimostrandosi così un voto del tutto inutile. Le elezioni però arrivano in leggero anticipo rispetto alla grande crisi economica prevista dagli osservatori per l’autunno. E’forse questo il vero motivo della repentina, inattesa, caduta del Governo Draghi e la decisione di chiudere la Legislatura e di stabilire le Elezioni il 25 settembre 2022, per poter così definire anticipatamente un Parlamento ancora più appiattito sull’asse NATO-UE-USA-DRAGHI e per evitare, con l’acuirsi della crisi economica, una risposta popolare nelle urne contraria allo status quo.

La sinistra non deve avere paura di ricordare che meno tasse, e soprattutto meno tasse per i ricchi (la flat tax appunto), significano una scuola peggiore, un sistema sanitario peggiore, trasporti peggiori, maggiori diseguaglianze territoriali. Bisogna poi interrogarsi se chi dichiara da “sinistra” di voler continuare a seguire l’Agenda Draghi possa ancora continuare a definirsi di “sinistra” o se, come appare da tempo evidente, è semplicemente il più pericoloso e insidioso nemico delle classi popolari.

Basta rileggere il Gramsci dei Quaderni dal carcere per chiarirsi subito le idee: «La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l’effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla «fatalità», o rafforzarla se già esiste)».

Anche per porre fine a questo infingimento da parte di quella “sinistra” che da un trentennio ci ammorba con il racconto della Lega “costola della sinistra” e che non a caso vede il Pd pronto a far da sponda alla richiesta di autonomia differenziata presentate dalle regioni leghiste, che si è formata e opera Unione Popolare: sosteniamola!

Natale Cuccurese

Presidente del Partito del Sud
Candidato al Parlamento per Unione Popolare

Fonte: LavoroeSalute




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Quando tutto sarà privato, saremo privati di tutto

Con l’approvazione da parte del governo Draghi dell’art. 6 del Ddl Concorrenza, si sono sottratti al Popolo anche gli ultimi beni di proprietà collettiva demaniale per farli passare nelle mani di prenditori e speculatori della finanza a cui sono stati serviti su di un piatto d’argento, con la complicità di tutti, o quasi, i partiti presenti in Parlamento.

Con l’art. 6, divenuto l’articolo 8 della delibera di approvazione del Senato, il governo ha così spogliato l’Italia delle sue ultime fonti di produzione di “lavoro” e di “ricchezza nazionale”. Tali disposizioni, infatti, impongono la collocazione sul mercato interno europeo, inscindibilmente legato al mercato generale, di beni e gestione di servizi pubblici che fanno parte del demanio costituzionale, che ha come fine il perseguimento di interessi generali e pertanto non possono essere ceduti o gestiti da privati e S.p.A. private, cioè che devono perseguire gli interessi di privati.

Esemplificativo di questa operazione, che alcuni definiscono Agenda Draghi, è Il cosiddetto ‘Patto per Napoli’, le cui clausole sono imposte dallo Stato e che il Comune ha solo firmato per accettazione. Un atto, che senza alcuna discussione pubblica, vincolerà le generazioni future per i prossimi venti anni e che, nella sostanza, prevede un incremento delle tasse comunali, l’alienazione del patrimonio immobiliare e dei servizi pubblici locali, attraverso l’attuazione di un piano da presentare entro il primo settembre 2022 e che prevede l’ulteriore aumento della tassazione dei cittadini, già tra le più alte in Italia, e tiene aperta la porta alla svendita del patrimonio immobiliare e alle privatizzazioni dei servizi pubblici.

Di contro, a fronte dei tanti proclami fatti in campagna elettorale, arriveranno soltanto 1 miliardo e 231 milioni di euro spalmati nei prossimi 20 anni, cifra insufficiente se messa a confronto con gli enormi tagli fatti in questi anni al Comune e che comporteranno l’aumento anche di tasse come l’Irpef.
Si procede quindi con una ricetta liberista, che comporta il rischio, per non dire la certezza, che a pagare la privatizzazione dei servizi possano essere le fasce più deboli della popolazione, già gravate dall’aumento indiscriminato dei prezzi, delle bollette e dall’inflazione.

Misure come questa cedono alla speculazione dei privati ciò che resta del pubblico, come l’acqua, un tentativo questo mal celato di eliminare definitivamente l’anomalia meridionale della gestione pubblica dell’acqua a cominciare appunto da Napoli, che grazie all’azione incisiva dell’ex sindaco Luigi de Magistris ha dato forza all’Azienda speciale Abc (Acqua bene comune), facendo così di Napoli l’unica metropoli italiana a rispettare ed applicare il risultato del referendum popolare del 2011, funzionando anche come stimolo ed esempio per tanti piccoli Comuni che ancora oggi gestiscono “in house” le loro reti idriche nell’interesse dei loro cittadini.
Non a caso la mappa del tipo di gestione di questo preziosissimo bene comune si riflette in una ben precisa distribuzione territoriale. Infatti, per ora, la cessione delle fonti pubbliche alle multiutility nazionali e internazionali non è riuscita a attecchire con forza oltre il Sud Pontino.

Non bisogna poi dimenticare a supporto di questa spinta verso le privatizzazioni il Pnrr, che è in gran parte un prestito che bisognerà restituire alla Ue nei prossimi decenni e che vincola il nostro Paese ad ambiti di investimento decisi all’estero e soprattutto alle solite “riforme” (privatizzazioni) imposte da Bruxelles. E così il governo Draghi prosegue lo smantellamento dei beni comuni e, tramite il Pnrr, mira a collocare sul mercato, a favore delle multinazionali l’acqua pubblica e i servizi pubblici essenziali.
Inoltre nessuno delle decine di obiettivi del Pnrr prevede la riduzione degli squilibri territoriali, malgrado le raccomandazioni europee.

Procede così il lavoro di Draghi per chiudere le “zombie firms” (piccole e medie imprese), come programmato dal documento ‘Reviging and Restructuring the Corporate Sector Post-Covid’, a doppia firma di Mario Draghi e di Raghuram Rajan, pubblicato a dicembre 2020 dal Gruppo dei 30. Cioè la codifica della macelleria sociali di stampo greco. Un documento che si trova in rete e che tutti possono (e potevano) leggere, anche i partiti che hanno sostenuto Draghi in Parlamento. Se c’è una cosa che non si può imputare a Draghi è la mancanza di chiarezza, tutto è spiegato nero su bianco e pubblicamente.

I Paesi “frugali” del Nord Europa, i veri padroni della Ue, sono così pronti a spolpare l’Italia, prima della sua balcanizzazione grazie all’Autonomia differenziata.

Dopo le privatizzazioni delle aziende di Stato iniziate a fine anni ‘90, ora le famiglie italiane rappresentano con il loro risparmio, investito soprattutto nella casa, la principale ricchezza d’Italia. Questa distruzione di ricchezza a favore della finanza internazionale è forse la vera missione di Draghi, che sta, come da programma, demolendo le piccole attività, le zombie firms appunto, anche queste a conduzione famigliare.

In questa direzione predatoria non a caso va anche quanto scritto nel Pnrr, volto a velocizzare le procedure di pignoramento immobiliare a danno di famiglie alle prese con nuove e vecchie povertà, acuite nell’ultimo anno dal Covid. Famiglie o singoli a cui casomai è venuto a mancare del tutto il lavoro o che presto verrà a mancare, visto che non c’è più nessun blocco dei licenziamenti. Famiglie che già oggi fanno fatica a pagare le bollette o non riescono a pagare il mutuo e nemmeno a curarsi viste le privatizzazioni sempre più pervasive anche in campo sanitario.

Ciliegina sulla torta gli aumenti di luce, gas, benzina, generi alimentari ecc. che i politicanti addebitano alla guerra in Ucraina, ma che vedono in realtà il loro inizio più di un anno fa, generando abnormi extraprofitti utili solo ad ingrassare ulteriormente le grandi imprese energetiche italiane e straniere a danno di cittadini e aziende, stanno accelerando questo travaso di ricchezza.
Eppure nessuno interviene, tantomeno il governo, mentre questa “nuova tassa” colpisce indistintamente e senza nessun criterio di progressività tutti i cittadini. Aumenti che trovano la loro radice nelle scellerate scelte europee degli ultimi anni, a partire dalla liberalizzazione del settore energetico, al passaggio dai contratti a lungo termine al mercato spot e solo più recentemente alle sanzioni verso la Russia, tutte misure acriticamente recepite dai nostri politicanti in nome del “ce lo chiede l’Europa.

Doveroso ricordare che questo governo, di cui fanno parte sia che il centrosinistra che il centrodestra, si guarda bene da interviene sugli extraprofitti generati da questa “colossale truffa”, come dichiarato dal Ministro Cingolani. Extraprofitti che se fossimo in un Paese normale sarebbero da tassare al 90%, con finalità redistributive verso gli utenti, a partire da quelli meno abbienti.

Così il governo, mentre i diritti delle famiglie e i sudati risparmi vanno lentamente in fumo, avanza con le sole parole d’ordine della competitività e delle privatizzazioni, sempre a favore di potentati e multinazionali.
Infine la domanda che dobbiamo farci è: dove si trovano le maggiori sacche di povertà in Italia? Ovviamente al Sud!
Campania e Sicilia sono infatti secondo i dati Eurostat le Regioni più povere non solo d’Italia, ma addirittura d’Europa. Ecco che tutto torna in attesa della prossima fine dell’unità nazionale, spolpare il Sud mandandogli meno fondi possibile e impoverirlo prima dei saluti finali.
Eppure non solo i media a supporto osannano Draghi come salvatore della patria, ma anche i partiti e parlamentari a supporto dopo averlo eletto Presidente del Consiglio continuano anche in campagna elettorale a dichiarare di volerne seguire “l’agenda”.

In questo quadro, come in un gioco di scatole cinesi, si innesta non a caso il programma economico della destra volto tramite la Flat Tax a sottrarre ulteriori risorse alle classi più deboli a livello nazionale, a partire dai cittadini del Mezzogiorno, a favore delle classi più ricche che si trovano principalmente al Nord del Paese.
Infatti l’aliquota proposta dalla Lega del 23% già si applica a a 18,3 milioni di contribuenti italiani con reddito fino a 15.000€. Ovviamente questi non avranno alcun beneficio da una riforma fiscale così come promessa dalla Lega.

I circa 6 milioni di contribuenti con reddito fra 29 e 50mila € avrebbero un beneficio medio di circa 2.500€, mentre i circa 2 milioni di contribuenti con reddito oltre i 50mila €, i più ricchi, otterrebbero un risparmio di ben 13mila €. Quindi solo il 20% dei contribuenti e dell’elettorato, i più ricchi, avrebbero un grande vantaggio da questa riforma.

Come detto questo segmento si trova in larghissima parte ad avere residenza al Nord. Dunque la Flat Tax redistribuisce le risorse a favore dei più ricchi, del Nord, a danno dei più poveri, concentrati al Sud. Infatti è stato calcolato che questa riforma trasferirebbe dal Sud (poveri) al Nord (ricchi) 50 Miliardi di €.

Ovviamente in questa guerra alle classi popolari la simulazione è possibile farla anche all’interno dei territori del Nord, non trattandosi esclusivamente di una lotta imposta dal razzismo di Stato contro il Sud, ma anche di una lotta di classe a livello nazionale da parte delle classi “digerenti” della destra liberale.
Secondo l’Istat, infatti il reddito medio in Italia è pari a 21.570 euro all’anno e la città di Milano ha un reddito medio pro capite di quasi 34mila euro all’anno. Ma, secondo la CGIL e basandosi sui numeri dell’Agenzia delle Entrate, il 27,7% del reddito prodotto è nelle mani del solo 2,4% della popolazione. Alla voce “deboli”, secondo la CIGL, ci sono i lavoratori part time, sia a tempo determinato che indeterminato: operai e impiegati che, avendo chiesto il tempo pieno ma senza risultato, portano a casa poco più di 12 mila euro all’anno. A questi si aggiungono tutti i lavoratori a chiamata: il loro reddito medio annuo si attesta sotto gli 8 mila euro.
A queste fasce si aggiunge quella fetta pari a circa il 40-50% dei 23mila nuclei familiari che percepiscono il Reddito di Cittadinanza a Milano. Secondo il Comune questa parte di percettori sono lavoratori che percepiscono in media 500 euro al mese, quindi 6 mila euro all’anno.

In questa guerra ai poveri non è quindi un caso che Meloni, Renzi, Calenda, Salvini, vogliano abolire il Reddito di Cittadinanza, così come richiedono da tempo quei prenditori, del Nord come del Sud, che han più difficoltà a trovare salariati da sfruttare. Il Reddito di Cittadinanza, per la prima volta in Italia, ha determinato un diritto dei poveri al welfare, senza chiedere un favore ai potenti di turno. Forse è questa anomalia che alcuni politici vogliono cancellare.
L’agenda Draghi (cioè l’agenda Ue) serve esattamente a questo scopo: dividere i tantissimi sommersi dai pochissimi salvati.

E’ l’agenda del partito consociativo della guerra, delle privatizzazioni, della precarizzazione del lavoro e dell’Autonomia differenziata.
Lo schema seguito, visto che l’Italia è un grande boccone, è stato dapprima quello di trasferire e concentrare la ricchezza al Nord (Teoria della Locomotiva), per poi apprestarsi, ora, al passaggio di questa ricchezza dal Nord Italia a chi gestisce la grande finanza internazionale, soprattutto del Nord Europa, e ai quei pochissimi oligarchi italiani che reggono da sempre il gioco ai potentati internazionali. Il tutto ovviamente in barba alla Costituzione. Una vicenda questa che pochi anni fa, su scala più piccola, si è già vista in Grecia, anche lì, guarda caso, gestita in prima persona da Draghi quando era Presidente BCE.

L’Italia è così un Paese sempre più disuguale e povero e sarebbe ora che le classi popolari riuscissero a far blocco esprimendo una propria rappresentanza politica nazionale, per impedire e contrastare, entrando in Parlamento, l’attacco portato dalla destra liberale che ha nell’ultimo trentennio quasi sempre fatto sponda con il cosiddetto centrosinistra del “voto utile”. Un voto che è poi sempre stato utilizzato contro gli interessi delle classi popolari, dimostrandosi così un voto del tutto inutile. Le elezioni però arrivano in leggero anticipo rispetto alla grande crisi economica prevista dagli osservatori per l’autunno. E’forse questo il vero motivo della repentina, inattesa, caduta del Governo Draghi e la decisione di chiudere la Legislatura e di stabilire le Elezioni il 25 settembre 2022, per poter così definire anticipatamente un Parlamento ancora più appiattito sull’asse NATO-UE-USA-DRAGHI e per evitare, con l’acuirsi della crisi economica, una risposta popolare nelle urne contraria allo status quo.

La sinistra non deve avere paura di ricordare che meno tasse, e soprattutto meno tasse per i ricchi (la flat tax appunto), significano una scuola peggiore, un sistema sanitario peggiore, trasporti peggiori, maggiori diseguaglianze territoriali. Bisogna poi interrogarsi se chi dichiara da “sinistra” di voler continuare a seguire l’Agenda Draghi possa ancora continuare a definirsi di “sinistra” o se, come appare da tempo evidente, è semplicemente il più pericoloso e insidioso nemico delle classi popolari.

Basta rileggere il Gramsci dei Quaderni dal carcere per chiarirsi subito le idee: «La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l’effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla «fatalità», o rafforzarla se già esiste)».

Anche per porre fine a questo infingimento da parte di quella “sinistra” che da un trentennio ci ammorba con il racconto della Lega “costola della sinistra” e che non a caso vede il Pd pronto a far da sponda alla richiesta di autonomia differenziata presentate dalle regioni leghiste, che si è formata e opera Unione Popolare: sosteniamola!

Natale Cuccurese

Presidente del Partito del Sud
Candidato al Parlamento per Unione Popolare

Fonte: LavoroeSalute




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sabato 10 settembre 2022

De Magistris: “Centro-destra, centro-sinistra e M5S vogliono l’autonomia differenziata a discapito del Sud”

 Nel corso di questa singolare campagna elettorale estiva, quasi tutte le formazioni politiche si sono riempite la bocca con la parola Sud. Peccato, però, che le stesse formazioni politiche che hanno promesso mari e monti al Mezzogiorno, oltre a non essere credibili, in quanto, nel corso degli ultimi venti anni, dal cosiddetto Centro-Sinistra al Centro-Destra passando per il sempre ambiguo ed ipocrita Movimento 5 Stelle, sono state parimenti responsabili degli “scippi” di Stato perpetrati nei confronti dei bisogni e dei diritti disattesi dei cittadini meridionali, contemplino nei loro programmi anche l’attuazione dell’autonomia differenziata, tramite la quale si vuole statuire definitivamente la condizione del Sud come “colonia estrattiva interna”.

L’unica formazione politica che nel suo programma politico ha inserito in modo credibile un NO fermo e deciso al “progetto di Autonomia differenziata” ed un SÌ altrettanto fermo e deciso a “politiche orientate a riequilibrarle le disparità tra Nord e Sud del Paese”, è quella dell’Unione Popolare, promossa, tra le altre formazioni della sinistra radicale e sociale che la costituiscono, dal Partito del Sud presieduto da Natale Cuccurese, da sempre impegnato politicamente e culturalmente nelle lotte a favore della definitiva soluzione della questione meridionale.

Di recente, il leader di Unione Popolare, Luigi de Magistris, è intervenuto su questi temi. “Centro-destra, centro-sinistra, 5S – ha dichiarato l’ex Sindaco di Napoli via social – vogliono tutti l’autonomia differenziata, per lasciare il Sud ancora più indietro e per rafforzare i poteri burocratico-clientelari della politica regionale contro sindaci ed autonomie territoriali”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese




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 Nel corso di questa singolare campagna elettorale estiva, quasi tutte le formazioni politiche si sono riempite la bocca con la parola Sud. Peccato, però, che le stesse formazioni politiche che hanno promesso mari e monti al Mezzogiorno, oltre a non essere credibili, in quanto, nel corso degli ultimi venti anni, dal cosiddetto Centro-Sinistra al Centro-Destra passando per il sempre ambiguo ed ipocrita Movimento 5 Stelle, sono state parimenti responsabili degli “scippi” di Stato perpetrati nei confronti dei bisogni e dei diritti disattesi dei cittadini meridionali, contemplino nei loro programmi anche l’attuazione dell’autonomia differenziata, tramite la quale si vuole statuire definitivamente la condizione del Sud come “colonia estrattiva interna”.

L’unica formazione politica che nel suo programma politico ha inserito in modo credibile un NO fermo e deciso al “progetto di Autonomia differenziata” ed un SÌ altrettanto fermo e deciso a “politiche orientate a riequilibrarle le disparità tra Nord e Sud del Paese”, è quella dell’Unione Popolare, promossa, tra le altre formazioni della sinistra radicale e sociale che la costituiscono, dal Partito del Sud presieduto da Natale Cuccurese, da sempre impegnato politicamente e culturalmente nelle lotte a favore della definitiva soluzione della questione meridionale.

Di recente, il leader di Unione Popolare, Luigi de Magistris, è intervenuto su questi temi. “Centro-destra, centro-sinistra, 5S – ha dichiarato l’ex Sindaco di Napoli via social – vogliono tutti l’autonomia differenziata, per lasciare il Sud ancora più indietro e per rafforzare i poteri burocratico-clientelari della politica regionale contro sindaci ed autonomie territoriali”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese




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martedì 30 agosto 2022

Emilia Romagna - Unione Popolare si presenta con il suo capo politico Luigi de Magistris, il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese e tanti altri candidate e candidati:

Venerdì 2 settembre Unione Popolare si presenta in piazza con il suo capo politico Luigi de Magistris, il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, Marta Collot, Paolo Ferrero e tanti altri candidate e candidati:

-A Reggio Emilia ai Chiostri della Ghiara dalle 14,30

-A Bologna in piazza dell'Unità dalle 18

-A Spilamberto alla festa di Rifondazione Comunista dalle ore 21

Venite a conoscere #UnionePopolare

Reggio Emilia: Unione Popolare presenta i suoi candidati nel Collegio PC/PR/RE/MO

Bologna: Unione Popolare si presenta in piazza con tutti i suoi candidati

Spilamberto (MO): Con Unione Popolare per l'Italia di cui abbiamo bisogno






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Venerdì 2 settembre Unione Popolare si presenta in piazza con il suo capo politico Luigi de Magistris, il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, Marta Collot, Paolo Ferrero e tanti altri candidate e candidati:

-A Reggio Emilia ai Chiostri della Ghiara dalle 14,30

-A Bologna in piazza dell'Unità dalle 18

-A Spilamberto alla festa di Rifondazione Comunista dalle ore 21

Venite a conoscere #UnionePopolare

Reggio Emilia: Unione Popolare presenta i suoi candidati nel Collegio PC/PR/RE/MO

Bologna: Unione Popolare si presenta in piazza con tutti i suoi candidati

Spilamberto (MO): Con Unione Popolare per l'Italia di cui abbiamo bisogno






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lunedì 22 agosto 2022

CUCCURESE CORRERA' PER UNIONE POPOLARE

Di Natale Cuccurese

Dopo la prova elettorale a Quattro Castella, come candidato Sindaco nelle Amministrative del 2019 per Sinistra Unita, conclusa col 7,5% di consensi, si prospetta una nuova, più difficile sfida per le elezioni politiche nazionali del 25 Settembre 2022.

Ho infatti accettato la candidatura, nel listino uninominale per il Collegio Emilia-Romagna 03 - Reggio Emilia, per UNIONE POPOLARE, che ha in Luigi De Magistris il suo portavoce.
La repentina, inattesa caduta del Governo Draghi e la decisione del Capo dello Stato di chiudere la Legislatura e di stabilire le Elezioni il 25 settembre 2022, rischia di definire un Parlamento ancora più appiattito sull’asse NATO-UE-USA-DRAGHI e ha costretto UNIONE POPOLARE a uno sforzo quasi sovrumano, prima per la raccolta delle firme, indispensabili per ammettere alla competizione le forze non appartenenti alla Casta politica e poi per la campagna elettorale che affronteremo con pochi mezzi, ma come sempre a schiena dritta e senza scendere a compromessi.
Si tratta di una situazione difficilissima, davanti alla quale tutti coloro che non si riconoscono nell'attuale quadro politico consociativo e che avvertono la necessità e l'urgenza di dare una rappresentanza parlamentare a coloro che ne sono esclusi, devono mobilitarsi.
Nel ringraziare le tante e i tanti che a questo scopo hanno fatto la fila ad agosto per venire a firmare per noi in difesa dei principi della Costituzione nata dalla Resistenza, troppo spesso taciuti o negati soprattutto a danno dei cittadini del Mezzogiorno, è doveroso denunciare l'oscuramento che ha subito e continua a subire la nostra coalizione sui media e i telegiornali (per questo reputo importante e ringrazio il @Resto del Carlino e la @GazzettadiReggio per gli articoli odierni) segno evidente che Unione Popolare rappresenta l’unica vera lista alternative alla casta politica al potere in Italia. Casta che vuole imporre l’Agenda Draghi, cioè l’agenda del partito consociativo della guerra, delle privatizzazioni, della precarizzazione del lavoro e dell’Autonomia differenziata.
Non sarà facile, ma sono certo di avervi al mio fianco a sostegno di UNIONE POPOLARE CON LUIGI DE MAGISTRIS in questo “assalto al cielo” di fondamentale importanza per il Paese tutto e per il Mezzogiorno in particolare in questa travagliata fase storica.
Ringrazio tutte le attiviste e gli attivisti che stanno portando avanti una speranza di cambiamento nel Paese, ad iniziare da quelli del Partito del Sud, che insieme alle tante e ai tanti di Rifondazione Comunista, demA, Potere al Popolo, Manifesta, Risorgimento Socialista, Associazioni, Movimenti e liberi cittadini, dal Sud al Nord del Paese, si stanno impegnando generosamente in questa impresa democratica a difesa dei diritti costituzionali e per dare finalmente al Paese e al Mezzogiorno una rappresentanza politica a schiena dritta, così da far cessare definitivamente anche le distorte politiche che sono causa prima del razzismo di Stato.
AVANTI CON IL NOSTRO IMPEGNO, AVANTI CON "UNIONE POPOLARE CON DE MAGISTRIS”!






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Di Natale Cuccurese

Dopo la prova elettorale a Quattro Castella, come candidato Sindaco nelle Amministrative del 2019 per Sinistra Unita, conclusa col 7,5% di consensi, si prospetta una nuova, più difficile sfida per le elezioni politiche nazionali del 25 Settembre 2022.

Ho infatti accettato la candidatura, nel listino uninominale per il Collegio Emilia-Romagna 03 - Reggio Emilia, per UNIONE POPOLARE, che ha in Luigi De Magistris il suo portavoce.
La repentina, inattesa caduta del Governo Draghi e la decisione del Capo dello Stato di chiudere la Legislatura e di stabilire le Elezioni il 25 settembre 2022, rischia di definire un Parlamento ancora più appiattito sull’asse NATO-UE-USA-DRAGHI e ha costretto UNIONE POPOLARE a uno sforzo quasi sovrumano, prima per la raccolta delle firme, indispensabili per ammettere alla competizione le forze non appartenenti alla Casta politica e poi per la campagna elettorale che affronteremo con pochi mezzi, ma come sempre a schiena dritta e senza scendere a compromessi.
Si tratta di una situazione difficilissima, davanti alla quale tutti coloro che non si riconoscono nell'attuale quadro politico consociativo e che avvertono la necessità e l'urgenza di dare una rappresentanza parlamentare a coloro che ne sono esclusi, devono mobilitarsi.
Nel ringraziare le tante e i tanti che a questo scopo hanno fatto la fila ad agosto per venire a firmare per noi in difesa dei principi della Costituzione nata dalla Resistenza, troppo spesso taciuti o negati soprattutto a danno dei cittadini del Mezzogiorno, è doveroso denunciare l'oscuramento che ha subito e continua a subire la nostra coalizione sui media e i telegiornali (per questo reputo importante e ringrazio il @Resto del Carlino e la @GazzettadiReggio per gli articoli odierni) segno evidente che Unione Popolare rappresenta l’unica vera lista alternative alla casta politica al potere in Italia. Casta che vuole imporre l’Agenda Draghi, cioè l’agenda del partito consociativo della guerra, delle privatizzazioni, della precarizzazione del lavoro e dell’Autonomia differenziata.
Non sarà facile, ma sono certo di avervi al mio fianco a sostegno di UNIONE POPOLARE CON LUIGI DE MAGISTRIS in questo “assalto al cielo” di fondamentale importanza per il Paese tutto e per il Mezzogiorno in particolare in questa travagliata fase storica.
Ringrazio tutte le attiviste e gli attivisti che stanno portando avanti una speranza di cambiamento nel Paese, ad iniziare da quelli del Partito del Sud, che insieme alle tante e ai tanti di Rifondazione Comunista, demA, Potere al Popolo, Manifesta, Risorgimento Socialista, Associazioni, Movimenti e liberi cittadini, dal Sud al Nord del Paese, si stanno impegnando generosamente in questa impresa democratica a difesa dei diritti costituzionali e per dare finalmente al Paese e al Mezzogiorno una rappresentanza politica a schiena dritta, così da far cessare definitivamente anche le distorte politiche che sono causa prima del razzismo di Stato.
AVANTI CON IL NOSTRO IMPEGNO, AVANTI CON "UNIONE POPOLARE CON DE MAGISTRIS”!






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domenica 21 agosto 2022

LA DEMOCRAZIA HA VINTO!

Di Antonio Luongo

Dal basso, da soli, contro un sistema istituzionale che ha fatto di tutto per impedire l'organizzazione di una voce contraria al governo uscente.
Eppure i cittadini hanno saputo reagire con un sussulto di dignità: 60.000 firme in meno di 2 settimane, nonostante alla metà degli italiani fosse impedito firmare a causa di stupidi vincoli burocratici!
Il Partito del Sud ha contribuito al risultato con impegno e dedizione, grazie allo sforzo di tanti militanti.
Ora avremo in campo Unione Popolare , una forza politica che per bocca di Luigi de Magistris si batterà:
- in difesa dell'acqua pubblica
- contro l'autonomia differenziata e qualsiasi altro trucco in omaggio alla lobby del Nord
- in difesa del lavoro e dei diritti dei lavoratori
Ora facciamo sentire la nostra voce e costruiamo il nostro futuro.
Condividiamo la notizia di questa bellissima vittoria di libertà.







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Di Antonio Luongo

Dal basso, da soli, contro un sistema istituzionale che ha fatto di tutto per impedire l'organizzazione di una voce contraria al governo uscente.
Eppure i cittadini hanno saputo reagire con un sussulto di dignità: 60.000 firme in meno di 2 settimane, nonostante alla metà degli italiani fosse impedito firmare a causa di stupidi vincoli burocratici!
Il Partito del Sud ha contribuito al risultato con impegno e dedizione, grazie allo sforzo di tanti militanti.
Ora avremo in campo Unione Popolare , una forza politica che per bocca di Luigi de Magistris si batterà:
- in difesa dell'acqua pubblica
- contro l'autonomia differenziata e qualsiasi altro trucco in omaggio alla lobby del Nord
- in difesa del lavoro e dei diritti dei lavoratori
Ora facciamo sentire la nostra voce e costruiamo il nostro futuro.
Condividiamo la notizia di questa bellissima vittoria di libertà.







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Traguardo raggiunto! Più di 60.000 firme per Unione Popolare con de Magistris

Oggi e domani saranno presentate le liste dell'Unione Popolare con de Magistris nei collegi di tutta Italia.

Nel ringraziare le tante e i tanti che hanno fatto la fila ad agosto per venire a firmare per noi in difesa dei principi della Costituzione nata dalla Resistenza, troppo spesso taciuti o negati soprattutto a danno dei cittadini del Mezzogiorno, è doveroso denunciare l'oscuramento che ha subito e continua a subire la nostra coalizione sui media e i telegiornali, segno evidente che Unione Popolare rappresenta l’unica vera lista alternative alla casta politica al potere in Italia. Casta che vuole imporre l’Agenda Draghi, cioè l’agenda del partito consociativo della guerra, delle privatizzazioni, della precarizzazione del lavoro e dell’Autonomia differenziata.
Opponiamoci con forza alle logiche leghiste e protoleghiste al potere da un trentennio sostenendo e votando il 25 settembre Unione Popolare.

Ringrazio le attiviste e gli attivisti del Partito del Sud che dal Sud al Nord del Paese hanno contribuito e si sono impegnati generosamente in questa impresa democratica a difesa dei diritti costituzionali e per dare finalmente al Mezzogiorno una rappresentanza politica a schiena dritta così da far cessare definitivamente le distorte politiche causa del razzismo di Stato.

Natale Cuccurese, presidente nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti





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Oggi e domani saranno presentate le liste dell'Unione Popolare con de Magistris nei collegi di tutta Italia.

Nel ringraziare le tante e i tanti che hanno fatto la fila ad agosto per venire a firmare per noi in difesa dei principi della Costituzione nata dalla Resistenza, troppo spesso taciuti o negati soprattutto a danno dei cittadini del Mezzogiorno, è doveroso denunciare l'oscuramento che ha subito e continua a subire la nostra coalizione sui media e i telegiornali, segno evidente che Unione Popolare rappresenta l’unica vera lista alternative alla casta politica al potere in Italia. Casta che vuole imporre l’Agenda Draghi, cioè l’agenda del partito consociativo della guerra, delle privatizzazioni, della precarizzazione del lavoro e dell’Autonomia differenziata.
Opponiamoci con forza alle logiche leghiste e protoleghiste al potere da un trentennio sostenendo e votando il 25 settembre Unione Popolare.

Ringrazio le attiviste e gli attivisti del Partito del Sud che dal Sud al Nord del Paese hanno contribuito e si sono impegnati generosamente in questa impresa democratica a difesa dei diritti costituzionali e per dare finalmente al Mezzogiorno una rappresentanza politica a schiena dritta così da far cessare definitivamente le distorte politiche causa del razzismo di Stato.

Natale Cuccurese, presidente nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti





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sabato 13 agosto 2022

ANCHE A REGGIO EMILIA PARLANO DI NOI...

Oggi sul @Carlino_Reggio, c’è spazio (anche) per @unione_popolare, per Luigi de Magistris e per i Partiti che compongono la coalizione, compreso il Partito del Sud …




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Oggi sul @Carlino_Reggio, c’è spazio (anche) per @unione_popolare, per Luigi de Magistris e per i Partiti che compongono la coalizione, compreso il Partito del Sud …




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Unione popolare: si parte dal popolo e dalle periferie




Un gommista, un artigiano pasticciere e la Casa del Popolo. Categorie simbolo di un Paese e di una città Napoli, per la raccolta firme di Unione Popolare con De Magistris Presidente. Tre categorie, quelle scelte per la raccolta firme, rappresentative di quelle professioni maggiormente colpite dalla crisi, e per le quali l’attuale governo, non ha previsto alcun tipo di aiuto. Una forza politica popolare che si rivolge ai giovani alle categorie ignorate dalla politica, e dalle istituzioni. Un conglomerato popolare senza Conte, finte sinistre e finti ambientalisti che riunisce diverse forze della sinistra radicale: il gruppo parlamentare Manifesta, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, Partito del Sud, Risorgimento Socialista, DeMa. 

“Abbiamo iniziato simbolicamente da Soccavo e dal Rione Traiano – spiega Antonio Luongo, responsabile cittadino del Partito del Sud – luoghi simbolo della città di Napoli, periferia viva che chiede a gran voce il proprio riscatto”. La politica sta mostrando ogni giorno la propria incapacità di ragionare su seri programmi politici. “Serve una alternativa all’agenda Draghi – spiega ancora Antonio Luongo – il Paese ha bisogno di recuperare serenità anche rispetto a questo clima belligerante fuori e dentro la nazione. Città come Napoli chiedono risposte concrete alle problematiche, per cui oggi ci ritroviamo con tantissimi delusi del Pd e del M5S”.

Fonte: Terroniananmagazine



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Un gommista, un artigiano pasticciere e la Casa del Popolo. Categorie simbolo di un Paese e di una città Napoli, per la raccolta firme di Unione Popolare con De Magistris Presidente. Tre categorie, quelle scelte per la raccolta firme, rappresentative di quelle professioni maggiormente colpite dalla crisi, e per le quali l’attuale governo, non ha previsto alcun tipo di aiuto. Una forza politica popolare che si rivolge ai giovani alle categorie ignorate dalla politica, e dalle istituzioni. Un conglomerato popolare senza Conte, finte sinistre e finti ambientalisti che riunisce diverse forze della sinistra radicale: il gruppo parlamentare Manifesta, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, Partito del Sud, Risorgimento Socialista, DeMa. 

“Abbiamo iniziato simbolicamente da Soccavo e dal Rione Traiano – spiega Antonio Luongo, responsabile cittadino del Partito del Sud – luoghi simbolo della città di Napoli, periferia viva che chiede a gran voce il proprio riscatto”. La politica sta mostrando ogni giorno la propria incapacità di ragionare su seri programmi politici. “Serve una alternativa all’agenda Draghi – spiega ancora Antonio Luongo – il Paese ha bisogno di recuperare serenità anche rispetto a questo clima belligerante fuori e dentro la nazione. Città come Napoli chiedono risposte concrete alle problematiche, per cui oggi ci ritroviamo con tantissimi delusi del Pd e del M5S”.

Fonte: Terroniananmagazine



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mercoledì 10 agosto 2022

Natale Cuccurese: “Solo Unione popolare si oppone all’autonomia differenziata. Centrodestrasinistra a favore”



Se il Sud dovesse votare per il centro-destra o per il centro-sinistra si scaverebbe una fossa da solo. Anzi, metterebbe una pietra tombale sulla fossa che in cui già si ritrova dopo decenni di “scippi” e di politiche razziste di Stato perpetrati nei suoi confronti dal Partito Unico del Nord.

L’autonomia differenziata – osserva il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – è praticamente cosa fatta, visto che è usata come merce di scambio all’interno della coalizione di centrodestra da FdI per ottenere il presidenzialismo, e visto che anche il centrosinistra guida protoleghista la vuole da tempo ed è al centro dell’agenda Draghi”.

Questo – prosegue Cuccurese – a riprova che il centrodestrasinistra è un’unica pastetta e che votando una di queste due coalizioni, cioè cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto finale per il cittadino in realtà non cambia. Non a caso erano al governo tutti insieme con Draghi”.

Resta solo Unione Popolare – conclude il Presidente del Partito del Sud – che si oppone all’Autonomia differenziata e allo stravolgimento della Costituzione in senso presidenzialista”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese



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Se il Sud dovesse votare per il centro-destra o per il centro-sinistra si scaverebbe una fossa da solo. Anzi, metterebbe una pietra tombale sulla fossa che in cui già si ritrova dopo decenni di “scippi” e di politiche razziste di Stato perpetrati nei suoi confronti dal Partito Unico del Nord.

L’autonomia differenziata – osserva il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – è praticamente cosa fatta, visto che è usata come merce di scambio all’interno della coalizione di centrodestra da FdI per ottenere il presidenzialismo, e visto che anche il centrosinistra guida protoleghista la vuole da tempo ed è al centro dell’agenda Draghi”.

Questo – prosegue Cuccurese – a riprova che il centrodestrasinistra è un’unica pastetta e che votando una di queste due coalizioni, cioè cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto finale per il cittadino in realtà non cambia. Non a caso erano al governo tutti insieme con Draghi”.

Resta solo Unione Popolare – conclude il Presidente del Partito del Sud – che si oppone all’Autonomia differenziata e allo stravolgimento della Costituzione in senso presidenzialista”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese



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venerdì 5 agosto 2022

Luigi De Magistris-Unione Popolare: "Noi antagonisti ma di governo, persone credibili contro i saltimbanchi della politica" (VIDEO)

 
 Fonte video: La7

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LUIGI DE MAGISTRIS PORTAVOCE DI UNIONE POPOLARE : alla politica dei saltimbanchi risponderemo con candidature credibili. Ecco le nostre prime proposte per il nuovo Parlamento
“ Alla politica delle chiacchiere, delle poltrone e dei saltimbanchi, noi rispondiamo con candidature di persone credibili e con la testimonianza da portavoce nazionale che dove ho governato abbiamo fatto l’acqua pubblica e non privatizzato i servizi pubblici, risolto la questione rifiuti senza un nuovo inceneritore, stabilizzato i precari, applicato l’art.18 anche se eliminato dai governi di centro-sinistra, gestito istituzioni e denaro pubblico senza scandali e con le mani pulite, mettendo al centro cultura ed economia circolare. “ lo scrive oggi Luigi de Magistris portavoce di UNIONE POPOLARE
“Prime proposte in Parlamento: salario minimo e una casa per ogni famiglia. Stop invio armi e alt aumento spese militari. Stop fossile primo responsabile del cambiamento climatico. Restituzione al popolo della sovranità dei beni comuni ceduti ai profitti di pochi: dell’energia alle foreste, dall’acqua all’aria. Tassazione rendite finanziarie dei super ricchi per finanziare il reddito dei poveri.” conclude l’ex sindaco di Napoli. PRESENTATO SIMBOLO UNIONE POPOLARE De Magistris : non daremo tregua alla borghesia mafiosa. Libereremo i palazzi del potere dal puzzo del compromesso morale
"In Parlamento alla guida di Unione Popolare non darò tregua alla borghesia mafiosa, ai colletti bianchi che depredano il denaro pubblico cementificando il rapporto delle mafie con la politica, l’economia e le istituzioni, sottraendo il denaro ai diritti dei cittadini, a cominciare dalla sanità pubblica. La politica non ha fatto nulla perché non ha mani oneste, autonome, libere, competenti e coraggiose per attaccare al cuore il sistema criminale. Libereremo i palazzi del potere dal puzzo del compromesso morale."



E' quanto afferma il portavoce nazionale di UNIONE POPOLARE Luigi de Magistris


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 Fonte video: La7

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LUIGI DE MAGISTRIS PORTAVOCE DI UNIONE POPOLARE : alla politica dei saltimbanchi risponderemo con candidature credibili. Ecco le nostre prime proposte per il nuovo Parlamento
“ Alla politica delle chiacchiere, delle poltrone e dei saltimbanchi, noi rispondiamo con candidature di persone credibili e con la testimonianza da portavoce nazionale che dove ho governato abbiamo fatto l’acqua pubblica e non privatizzato i servizi pubblici, risolto la questione rifiuti senza un nuovo inceneritore, stabilizzato i precari, applicato l’art.18 anche se eliminato dai governi di centro-sinistra, gestito istituzioni e denaro pubblico senza scandali e con le mani pulite, mettendo al centro cultura ed economia circolare. “ lo scrive oggi Luigi de Magistris portavoce di UNIONE POPOLARE
“Prime proposte in Parlamento: salario minimo e una casa per ogni famiglia. Stop invio armi e alt aumento spese militari. Stop fossile primo responsabile del cambiamento climatico. Restituzione al popolo della sovranità dei beni comuni ceduti ai profitti di pochi: dell’energia alle foreste, dall’acqua all’aria. Tassazione rendite finanziarie dei super ricchi per finanziare il reddito dei poveri.” conclude l’ex sindaco di Napoli. PRESENTATO SIMBOLO UNIONE POPOLARE De Magistris : non daremo tregua alla borghesia mafiosa. Libereremo i palazzi del potere dal puzzo del compromesso morale
"In Parlamento alla guida di Unione Popolare non darò tregua alla borghesia mafiosa, ai colletti bianchi che depredano il denaro pubblico cementificando il rapporto delle mafie con la politica, l’economia e le istituzioni, sottraendo il denaro ai diritti dei cittadini, a cominciare dalla sanità pubblica. La politica non ha fatto nulla perché non ha mani oneste, autonome, libere, competenti e coraggiose per attaccare al cuore il sistema criminale. Libereremo i palazzi del potere dal puzzo del compromesso morale."



E' quanto afferma il portavoce nazionale di UNIONE POPOLARE Luigi de Magistris


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