martedì 7 giugno 2022

A NAPOLI SABATO 11 GIUGNO CONVEGNO: "MEZZOGIORNO RISORSA POSSIBILE TRA DUE MONDI"

Sabato 11 giugno Natale Cuccurese, Presidente/Segretario del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti, sarà a Napoli per parlare di “guerra, crisi e #Mezzogiorno”. Quali saranno le conseguenze della crisi in corso per il #Sud.


Vi aspettiamo a questo Convegno organizzato da @ilPCI all’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino dalle ore 10.00









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Sabato 11 giugno Natale Cuccurese, Presidente/Segretario del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti, sarà a Napoli per parlare di “guerra, crisi e #Mezzogiorno”. Quali saranno le conseguenze della crisi in corso per il #Sud.


Vi aspettiamo a questo Convegno organizzato da @ilPCI all’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino dalle ore 10.00









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lunedì 6 giugno 2022

Referendum giustizia, il Partito del Sud vota NO!

 



1. La nostra Costituzione prevede l’adozione del referendum abrogativo, l’uso corretto di questo strumento è l’abrogazione di leggi che si ritengono sbagliate, non il taglio di parti di leggi per ottenere risultati diversi dal principio della legge stessa. Il referendum deve essere abrogativo e non una forma surrettizia e impropria di legiferare. Le riforme, anche le più necessarie, devono essere concepite organicamente, discusse e approvate dai rappresentanti dei cittadini nel Parlamento. Inoltre, se si tratta di argomenti complessi e molto tecnici, c’è il forte rischio che gli elettori si orientino sulla base delle indicazioni dei partiti e non nel merito dei quesiti specifici. 

In questo caso l’urgente miglioramento e la velocizzazione della giustizia italiana devono passare dalle aule parlamentari, non dalle forzature referendarie. Inoltre è da deprecare la demagogica utilizzazione di referendum distorti in chiave antiparlamentare, che mina alle basi il sistema complesso delle nostre istituzioni. La discussione è antica, ma mai come in questo caso è attuale.

2. Il quadro della politica e dell’etica pubblica in Italia è catastrofico. Il fatto che alcune forze politiche abbiano proposto dei referendum non per migliorare la giustizia italiana, ma per indebolire la magistratura, è molto pericoloso. La giustizia italiana, come tutte le burocrazie di questo paese, funziona male. Le cause sono molteplici e occorre che il parlamento e le forze politiche le affrontino e si impegnino per una rapida e radicale riforma. Ma i referendum proposti non toccano alcun elemento reale per migliorare e velocizzare il sistema giudiziario, il loro obiettivo generale è chiaro: aumentare ulteriormente l’impunità, in particolare per i crimini dei potenti che meglio possono avvalersi di interpretazioni capziose e negatrici del diritto.

Particolarmente gravi sono l’abolizione della Severino con l’intento di riportare i corrotti in parlamento e il depotenziamento indiscriminato della custodia cautelare, che aggrava l’insicurezza dei cittadini e non migliora le garanzie di libertà. Il vero problema è quello della eccessiva durata del procedimento (indagini + processo), ma questi referendum non sciolgono (né potrebbero) tale nodo. I referendum su separazione delle funzioni e metodo di votazione del Csm presentano aspetti di grande problematicità. Si tratta di questioni che richiedono soluzioni attente e calibrate votate in Parlamento.

La verità è che anche questi quesiti referendari hanno l’obiettivo non solo simbolico di punire la magistratura. In effetti, si vuole dividere il paese in una truffaldina scomposizione tra sedicenti “garantisti” e cosiddetti “giustizialisti”. La Giustizia deve essere davvero efficiente e uguale per tutti, senza privilegi e impunità.

3. L’assurdità di questi referendum, sedicenti garantisti, è dovuta poi al fatto che tra i proponenti c’è la Lega, il partito che in Italia ha più di tutti lucrato vantaggio elettorale strumentalizzando casi di criminalità; ha trasformato il sangue in consenso. La Lega è un partito beceramente “giustizialista” o placidamente “garantista” a seconda di chi sia il presunto colpevole. Se sono immigrati, la condanna è istantanea, non solo senza appello, ma proprio senza processo; se invece i presunti colpevoli sono propri membri o rappresentanti della sua base elettorale ecco diventare improvvisamente e graniticamente garantista. Composta da un ceto dirigente largamente compromesso in reati d’ogni genere, si è fatta complice di vergognose leggi ad personam e ha protetto privilegi e corporazioni. La presenza della Lega tra i promotori indica chiaramente come l’obiettivo non sia una giustizia egualitaria ma una giustizia, nella sostanza, debole nei confronti dei reati economici finanziari e della criminalità politica, e implacabile verso la piccola criminalità.

4. È errato l’utilizzo “legislativo” dello strumento referendario; in più questi referendum sono profondamente sbagliati sia nel merito sia per l’uso politico che se ne vuole fare. Il Comitato invita associazioni, partiti e singoli cittadini ad adoperarsi per ottenere il fallimento di questa iniziativa referendaria attraverso l’astensione dal voto. La legalità in Italia deve tornare un tema centrale del dibattito politico e la giustizia deve riacquisire autorevolezza ed efficienza: per entrambi questi obiettivi il referendum non deve passare.

Da Comitato del No



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1. La nostra Costituzione prevede l’adozione del referendum abrogativo, l’uso corretto di questo strumento è l’abrogazione di leggi che si ritengono sbagliate, non il taglio di parti di leggi per ottenere risultati diversi dal principio della legge stessa. Il referendum deve essere abrogativo e non una forma surrettizia e impropria di legiferare. Le riforme, anche le più necessarie, devono essere concepite organicamente, discusse e approvate dai rappresentanti dei cittadini nel Parlamento. Inoltre, se si tratta di argomenti complessi e molto tecnici, c’è il forte rischio che gli elettori si orientino sulla base delle indicazioni dei partiti e non nel merito dei quesiti specifici. 

In questo caso l’urgente miglioramento e la velocizzazione della giustizia italiana devono passare dalle aule parlamentari, non dalle forzature referendarie. Inoltre è da deprecare la demagogica utilizzazione di referendum distorti in chiave antiparlamentare, che mina alle basi il sistema complesso delle nostre istituzioni. La discussione è antica, ma mai come in questo caso è attuale.

2. Il quadro della politica e dell’etica pubblica in Italia è catastrofico. Il fatto che alcune forze politiche abbiano proposto dei referendum non per migliorare la giustizia italiana, ma per indebolire la magistratura, è molto pericoloso. La giustizia italiana, come tutte le burocrazie di questo paese, funziona male. Le cause sono molteplici e occorre che il parlamento e le forze politiche le affrontino e si impegnino per una rapida e radicale riforma. Ma i referendum proposti non toccano alcun elemento reale per migliorare e velocizzare il sistema giudiziario, il loro obiettivo generale è chiaro: aumentare ulteriormente l’impunità, in particolare per i crimini dei potenti che meglio possono avvalersi di interpretazioni capziose e negatrici del diritto.

Particolarmente gravi sono l’abolizione della Severino con l’intento di riportare i corrotti in parlamento e il depotenziamento indiscriminato della custodia cautelare, che aggrava l’insicurezza dei cittadini e non migliora le garanzie di libertà. Il vero problema è quello della eccessiva durata del procedimento (indagini + processo), ma questi referendum non sciolgono (né potrebbero) tale nodo. I referendum su separazione delle funzioni e metodo di votazione del Csm presentano aspetti di grande problematicità. Si tratta di questioni che richiedono soluzioni attente e calibrate votate in Parlamento.

La verità è che anche questi quesiti referendari hanno l’obiettivo non solo simbolico di punire la magistratura. In effetti, si vuole dividere il paese in una truffaldina scomposizione tra sedicenti “garantisti” e cosiddetti “giustizialisti”. La Giustizia deve essere davvero efficiente e uguale per tutti, senza privilegi e impunità.

3. L’assurdità di questi referendum, sedicenti garantisti, è dovuta poi al fatto che tra i proponenti c’è la Lega, il partito che in Italia ha più di tutti lucrato vantaggio elettorale strumentalizzando casi di criminalità; ha trasformato il sangue in consenso. La Lega è un partito beceramente “giustizialista” o placidamente “garantista” a seconda di chi sia il presunto colpevole. Se sono immigrati, la condanna è istantanea, non solo senza appello, ma proprio senza processo; se invece i presunti colpevoli sono propri membri o rappresentanti della sua base elettorale ecco diventare improvvisamente e graniticamente garantista. Composta da un ceto dirigente largamente compromesso in reati d’ogni genere, si è fatta complice di vergognose leggi ad personam e ha protetto privilegi e corporazioni. La presenza della Lega tra i promotori indica chiaramente come l’obiettivo non sia una giustizia egualitaria ma una giustizia, nella sostanza, debole nei confronti dei reati economici finanziari e della criminalità politica, e implacabile verso la piccola criminalità.

4. È errato l’utilizzo “legislativo” dello strumento referendario; in più questi referendum sono profondamente sbagliati sia nel merito sia per l’uso politico che se ne vuole fare. Il Comitato invita associazioni, partiti e singoli cittadini ad adoperarsi per ottenere il fallimento di questa iniziativa referendaria attraverso l’astensione dal voto. La legalità in Italia deve tornare un tema centrale del dibattito politico e la giustizia deve riacquisire autorevolezza ed efficienza: per entrambi questi obiettivi il referendum non deve passare.

Da Comitato del No



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domenica 5 giugno 2022

MANFREDI SVEGLIA, NAPOLI NON PUÒ ASPETTARE!

Di Antonio Luongo

Da sempre nella storia qualsiasi "crisi" non colpisce tutti in modo uguale. Meno reddito hai più sei esposto a rischi sociali perché il margine per cavartela e sopportare un qualsiasi aumento di prezzi è minore, anzi probabilmente inesistente.

1️⃣ Più sei povero, più paghi la crisi.
2️⃣ Più vivi in un territorio in difficoltà socio-economiche, più avresti bisogno di servizi pubblici, di Stato, per sopportare la crisi e non dover reperire sul mercato, pagando di tasca tua, i servizi essenziali (sanità, mobilità, assistenza agli anziani o agli infanti).
➡️ Sommate queste condizioni e vi renderete conto che chi vive al #Sud la crisi la paga tripla: perché ha meno reddito, perché ha meno servizi e perché in tempo di crisi queste condizioni impattano in modo direttamente proporzionale alle possibilità economiche e generano un circolo vizioso:
❗❗❗PIU' SEI POVERO, PIÙ POVERO DIVENTERAI
Eppure solo il Partito del Sud ha il coraggio di raccontare questo punto di vista scomodo. Anche la posizione di presunti partiti di sinistra è annacquata.
La risposta dello Stato è fingere di non vedere. La risposta di #Draghi è fottersene; ricordate le sue parole: quelle del Sud erano "sterili rivendicazioni".
Aspettiamo forse che il supporto alle famiglie in difficoltà arrivi dalla Camorra spa?
E così oggi con l'inflazione che galoppa al +7%, e il governo che regala qualche spicciolo, leggiamo dei primi provvedimenti collegati al "salva Napoli", che non per nulla qualche tempo fa ribattezzai strozza Napoli":

🔴Asili nido concessi in gestione ai privati
🔴Riscossione tributi concessa in gestione ai privati.
🔴Prestito statale non erogabile per la spesa corrente (quella che a un Comune serve a pagare personale e servizi.

Sindaco e giunta approvano e non battono ciglio.
IN PAROLE POVERE MANFREDI, VOTATO PER FARE IL SINDACO, ALTRO NON FA CHE IL COMMISSARIO DI DRAGHI, al solo scopo di evitare tirate d'orecchi europee sul #PNRR. Ad un anno dell'elezione voi avete notizia di qualche iniziativa per provare a risollevare la città?
Di che morte moriranno i concittadini evidentemente non è affar suo.
Ma ora che la crisi inizia ad attanagliare tutt'Italia, possiamo permettere che al governo della terza città di Italia ci sia un passacarte, tra l'altro pagato bene con circa 12.500 euro mensile?
MANFREDI SVEGLIA, NAPOLI NON PUÒ ASPETTARE!

immagine @ilgiorno




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Di Antonio Luongo

Da sempre nella storia qualsiasi "crisi" non colpisce tutti in modo uguale. Meno reddito hai più sei esposto a rischi sociali perché il margine per cavartela e sopportare un qualsiasi aumento di prezzi è minore, anzi probabilmente inesistente.

1️⃣ Più sei povero, più paghi la crisi.
2️⃣ Più vivi in un territorio in difficoltà socio-economiche, più avresti bisogno di servizi pubblici, di Stato, per sopportare la crisi e non dover reperire sul mercato, pagando di tasca tua, i servizi essenziali (sanità, mobilità, assistenza agli anziani o agli infanti).
➡️ Sommate queste condizioni e vi renderete conto che chi vive al #Sud la crisi la paga tripla: perché ha meno reddito, perché ha meno servizi e perché in tempo di crisi queste condizioni impattano in modo direttamente proporzionale alle possibilità economiche e generano un circolo vizioso:
❗❗❗PIU' SEI POVERO, PIÙ POVERO DIVENTERAI
Eppure solo il Partito del Sud ha il coraggio di raccontare questo punto di vista scomodo. Anche la posizione di presunti partiti di sinistra è annacquata.
La risposta dello Stato è fingere di non vedere. La risposta di #Draghi è fottersene; ricordate le sue parole: quelle del Sud erano "sterili rivendicazioni".
Aspettiamo forse che il supporto alle famiglie in difficoltà arrivi dalla Camorra spa?
E così oggi con l'inflazione che galoppa al +7%, e il governo che regala qualche spicciolo, leggiamo dei primi provvedimenti collegati al "salva Napoli", che non per nulla qualche tempo fa ribattezzai strozza Napoli":

🔴Asili nido concessi in gestione ai privati
🔴Riscossione tributi concessa in gestione ai privati.
🔴Prestito statale non erogabile per la spesa corrente (quella che a un Comune serve a pagare personale e servizi.

Sindaco e giunta approvano e non battono ciglio.
IN PAROLE POVERE MANFREDI, VOTATO PER FARE IL SINDACO, ALTRO NON FA CHE IL COMMISSARIO DI DRAGHI, al solo scopo di evitare tirate d'orecchi europee sul #PNRR. Ad un anno dell'elezione voi avete notizia di qualche iniziativa per provare a risollevare la città?
Di che morte moriranno i concittadini evidentemente non è affar suo.
Ma ora che la crisi inizia ad attanagliare tutt'Italia, possiamo permettere che al governo della terza città di Italia ci sia un passacarte, tra l'altro pagato bene con circa 12.500 euro mensile?
MANFREDI SVEGLIA, NAPOLI NON PUÒ ASPETTARE!

immagine @ilgiorno




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mercoledì 1 giugno 2022

Natale Cuccurese: “L’asse Carfagna-Ambrosetti privatizza la questione meridionale”



Dietro la retorica imbonitrice del Governo dei “migliori” sullo storico divario tra Nord e Sud Italia, in realtà, si celano gli interessi dei gruppi imprenditoriali settentrionali, che, grazie alla regia della Ministra per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna da Salerno, si apprestano a trarre profitti dalla “nuova questione meridionale”.

Questo, in estrema sintesi, l’allarme lanciato tramite social dal Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Nel convegno di Sorrento, – ha osservato Cuccurese – una specie di ‘sagra del piatto di lenticchie’ tutta a vantaggio di prenditori, think tank, multinazionali, politicanti in cerca di visibilità in vista delle prossime elezioni, lobby, multiutility, tutti/e del Nord, evidentemente al fine di ‘svendere’ gli ultimi asset del Mezzogiorno partendo dal settore energetico, Mara Carfagna, sostituendo la Svimez con il forum Ambrosetti, ha dato forse inizio ad una nuova stagione di sfruttamento per il Mezzogiorno, ovvero alla privatizzazione della Questione Meridionale”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese


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Dietro la retorica imbonitrice del Governo dei “migliori” sullo storico divario tra Nord e Sud Italia, in realtà, si celano gli interessi dei gruppi imprenditoriali settentrionali, che, grazie alla regia della Ministra per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna da Salerno, si apprestano a trarre profitti dalla “nuova questione meridionale”.

Questo, in estrema sintesi, l’allarme lanciato tramite social dal Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Nel convegno di Sorrento, – ha osservato Cuccurese – una specie di ‘sagra del piatto di lenticchie’ tutta a vantaggio di prenditori, think tank, multinazionali, politicanti in cerca di visibilità in vista delle prossime elezioni, lobby, multiutility, tutti/e del Nord, evidentemente al fine di ‘svendere’ gli ultimi asset del Mezzogiorno partendo dal settore energetico, Mara Carfagna, sostituendo la Svimez con il forum Ambrosetti, ha dato forse inizio ad una nuova stagione di sfruttamento per il Mezzogiorno, ovvero alla privatizzazione della Questione Meridionale”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese


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giovedì 26 maggio 2022

FUORI DALLA GUERRA. AUMENTARE SALARI E SPESA SOCIALE


Di Antonio Luongo

Sono mesi che l'Italia si comporta come un paese co-belligerante nascondendosi dietro la giustificazione della solidarietà al popolo ucraino.

Sull'adesione sostanziale ad una guerra di fatto abbiamo già espresso la nostra totale condanna. Il comportamento vassallo nei confronti dei diktat americani da parte di Italia e Europa ha già trasformato un conflitto regionale in una potenziale guerra mondiale.
In più, nel nostro caso, in totale disprezzo della Costituzione Italiana.
Con la guerra ci portiamo a casa anche un rischio molto più concreto, vicino ed ugualmente drammatico: quello della crisi economica. L'aumento dei costi energetici ha triplicato i prezzi delle utenze delle famiglie italiane. L'ISTAT parla di aumento di spesa media a famiglia per circa 2.500 euro all'anno.
Aggiungiamoci la crisi di interi settori e decine aziende che vacillano e rischiano la chiusura.
È realtà inconfutabile.
Vorrei dire al nostro Parlamento e al governo: se questo avete voluto, ora quanto meno gestite le conseguenze!
L'elemosina governativa con un una tantum di 200 euro è evidentemente una trovata di mera facciata, di fronte alle cifre di cui parlo
È chiaro che serve una presa di posizione netta del governo Draghi che non può limitarsi a fare il decisionista solo per aumentare le spese militari.
Se nulla si può fare per interrompere il conflitto, allora prendiamone atto e attiviamo un piano di sostegno alle famiglie italiane, rimoduliamo la prospettiva strategica del governo.
In questo regime di debolezza e di scarsa tenuta, voi immaginate cosa potrebbe accadere se il governo insistesse su “Ddl Concorrenza” in combinato disposto con l'Autonomia Differenziata?
Si innesterebbe un circuito vizioso che toglierebbe alle zone più deboli del paese qualsiasi tipo di tutela, immettendo sul mercato privato servizi e cittadini senza alcuna tutela. Parliamo di privatizzazioni che hanno un peso enorme nella vita di tutti i giorni come trasporti, acqua, servizi sociali.
Chi è già povero diventerebbe ancora più povero, ancora più marginale in una società che già oggi se ne frega di chi non tiene il passo.
Botte piena e moglie ubriaca non si possono avere. Se l'Italia non é stata in grado di fare nulla per la pace, allora sia coerente: siamo in guerra e un popolo in guerra non si mette a sperimentare riforme così rischiose, con un così elevato costo sociale.
Non si gioca sulla carne viva dei cittadini. Io e il Partito del Sud saremo sempre in piazza a rivendicare questi diritti!









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Di Antonio Luongo

Sono mesi che l'Italia si comporta come un paese co-belligerante nascondendosi dietro la giustificazione della solidarietà al popolo ucraino.

Sull'adesione sostanziale ad una guerra di fatto abbiamo già espresso la nostra totale condanna. Il comportamento vassallo nei confronti dei diktat americani da parte di Italia e Europa ha già trasformato un conflitto regionale in una potenziale guerra mondiale.
In più, nel nostro caso, in totale disprezzo della Costituzione Italiana.
Con la guerra ci portiamo a casa anche un rischio molto più concreto, vicino ed ugualmente drammatico: quello della crisi economica. L'aumento dei costi energetici ha triplicato i prezzi delle utenze delle famiglie italiane. L'ISTAT parla di aumento di spesa media a famiglia per circa 2.500 euro all'anno.
Aggiungiamoci la crisi di interi settori e decine aziende che vacillano e rischiano la chiusura.
È realtà inconfutabile.
Vorrei dire al nostro Parlamento e al governo: se questo avete voluto, ora quanto meno gestite le conseguenze!
L'elemosina governativa con un una tantum di 200 euro è evidentemente una trovata di mera facciata, di fronte alle cifre di cui parlo
È chiaro che serve una presa di posizione netta del governo Draghi che non può limitarsi a fare il decisionista solo per aumentare le spese militari.
Se nulla si può fare per interrompere il conflitto, allora prendiamone atto e attiviamo un piano di sostegno alle famiglie italiane, rimoduliamo la prospettiva strategica del governo.
In questo regime di debolezza e di scarsa tenuta, voi immaginate cosa potrebbe accadere se il governo insistesse su “Ddl Concorrenza” in combinato disposto con l'Autonomia Differenziata?
Si innesterebbe un circuito vizioso che toglierebbe alle zone più deboli del paese qualsiasi tipo di tutela, immettendo sul mercato privato servizi e cittadini senza alcuna tutela. Parliamo di privatizzazioni che hanno un peso enorme nella vita di tutti i giorni come trasporti, acqua, servizi sociali.
Chi è già povero diventerebbe ancora più povero, ancora più marginale in una società che già oggi se ne frega di chi non tiene il passo.
Botte piena e moglie ubriaca non si possono avere. Se l'Italia non é stata in grado di fare nulla per la pace, allora sia coerente: siamo in guerra e un popolo in guerra non si mette a sperimentare riforme così rischiose, con un così elevato costo sociale.
Non si gioca sulla carne viva dei cittadini. Io e il Partito del Sud saremo sempre in piazza a rivendicare questi diritti!









sabato 21 maggio 2022

Natale Cuccurese: “Al Sud le prediche, alle Università del Nord i soldi”

Non è trascorsa neanche una settimana dal Forum sorrentino “Vieni al Sud” promosso dalla Ministra per il Sud e la coesione sociale Mara Carfagna da Salerno che si copre che quello che, grazie ai presunti miracoli di “Santo” Mario Draghi da Roma, è stato propagandisticamente presentato come il “Mezzogiorno capitale del nuovo mondo” continua, invece, a subire “scippi” su “scippi” a tutto vantaggio dell’oramai famigerata locomotiva Nord.

Sul tema è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, tramite i canali social, ha denunciato: “Fondi alle Università, Sud penalizzato dal meccanismo iniquo che premia un Nord già ricco. Continuano così le prediche a vuoto, come quella del Forum di Sorrento, sulla volontà di fare sviluppare il Mezzogiorno, mentre si procede come sempre quando si tratta di passare dalle parole ai fatti privilegiando una parte, la solita”. “Il sistema – ha concluso Cuccurese – ricalca quello aberrante degli asili nido per cui i soldi pubblici vanno alle realtà in cui le strutture già esistono”.

Insomma, altro che “Mezzogiorno capitale del nuovo mondo”. Purtroppo, il Sud continua ad essere trattato, invece, come la solita colonia estrattiva interna di risorse ad opera di un sistema Nord sempre più bulimico.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese




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Non è trascorsa neanche una settimana dal Forum sorrentino “Vieni al Sud” promosso dalla Ministra per il Sud e la coesione sociale Mara Carfagna da Salerno che si copre che quello che, grazie ai presunti miracoli di “Santo” Mario Draghi da Roma, è stato propagandisticamente presentato come il “Mezzogiorno capitale del nuovo mondo” continua, invece, a subire “scippi” su “scippi” a tutto vantaggio dell’oramai famigerata locomotiva Nord.

Sul tema è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, tramite i canali social, ha denunciato: “Fondi alle Università, Sud penalizzato dal meccanismo iniquo che premia un Nord già ricco. Continuano così le prediche a vuoto, come quella del Forum di Sorrento, sulla volontà di fare sviluppare il Mezzogiorno, mentre si procede come sempre quando si tratta di passare dalle parole ai fatti privilegiando una parte, la solita”. “Il sistema – ha concluso Cuccurese – ricalca quello aberrante degli asili nido per cui i soldi pubblici vanno alle realtà in cui le strutture già esistono”.

Insomma, altro che “Mezzogiorno capitale del nuovo mondo”. Purtroppo, il Sud continua ad essere trattato, invece, come la solita colonia estrattiva interna di risorse ad opera di un sistema Nord sempre più bulimico.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese




mercoledì 18 maggio 2022

Forum del Sud: come ti finanzio il Nord

 di Natale Cuccurese

Con la foto fra il sorridente ministro Brunetta (il più acerrimo nemico del South working) che ha dichiarato che non c’è una questione meridionale, ma mediterranea e la ministra Gelmini, che sul tavolo nazionale vuole mettere in “soffitta” i LEP (Livelli essenziali delle prestazioni) a proposito di Autonomia differenziata (sul tema segnalo l’interrogazione da poco presentata dalla Capogruppo di ManifestA alla Camera, On. Simona Suriano, realizzata in collaborazione con il Laboratorio la Riscossa del Sud), la ministra del Sud Carfagna ci ha deliziato il fine settimana organizzando il Forum del Sud di Sorrento.

Una specie di “sagra del piatto di lenticchie” tutta a vantaggio di prenditori, think tank, multinazionali, politicanti in cerca di visibilità in vista delle prossime elezioni, lobby, multiutility, tutti/e del Nord, evidentemente al fine di “svendere” gli ultimi asset del Mezzogiorno partendo dal settore energetico, in questo momento quanto mai prezioso. Intendiamoci, è sempre bene che il Governo si interessi al Mezzogiorno e ne discuta, ma indicare i rigassificatori come priorità non pare proprio il massimo.

Particolarmente preoccupante il riferimento alla “sostituzione da parte della cabina di regia delle amministrazioni lente o inadempienti” a proposito di PNRR. Eppure da mesi denunciamo la situazione delle amministrazioni del Sud in condizioni di emergenza, con poco personale tecnico e impossibilitate a rispettati i tempi stretti richiesti nella presentazione dei progetti, causa i tagli imposti dai governi da più di un decennio causa austerity e spending review. Tagli che hanno colpito in misura molto maggiore le amministrazioni del Sud.

Inutile richiamare i poteri sostitutivi previsti dall’art. 120 di una Costituzione che con tutta evidenza non è più in vigore da tempo in Italia. Certo sarebbe stato carino avvisare i cittadini che, per i fondi del PNRR, fra bandi che spariscono, allocazioni che cambiano, criteri che mancano, sarà molto difficile raggiungere quel 40% di fondi destinati al Mezzogiorno dal totale di 191,5 miliardi in arrivo dalla UE. Percentuale che la ministra del Sud però continua a ripetere che arriverà a destinazione, come un mantra autoassolutorio. Questo a maggior ragione se improvvisamente le “ferree” regole del PNRR, oggi con la guerra in Ucraina, pare diventino carta straccia. Si finanzieranno infatti anche opere inquinanti legate a petrolio e gas, ovviamente partendo dai nuovi rigassificatori da collocarsi nel Mezzogiorno, così come detto dalla ministra Carfagna a Sorrento. E la transizione ecologica? Ma, figuriamoci, il Sud dietro le belle parole, è solo e come sempre visto esclusivamente come colonia estrattiva e se si inquina e sfrutta, poco male.

Eppure il ministro Franco ha snocciolato tutte le problematiche che da sempre affliggono il Mezzogiorno e che da sempre denunciamo e nel suo caso non è neppure la prima volta. Problematiche che con tutta evidenza sono quindi ben conosciute dal Governo, quello che manca sono le soluzioni o forse la volontà di ricercarle e applicarle. Dice infatti il ministro Franco: “Il PIL pro capite è al Sud il 55% di quello del Nord. È un divario enorme”. Per conseguire tassi di crescita più robusti è cruciale imprimere una forte accelerazione all’economia del Mezzogiorno e riavviare la convergenza tra le due aree del Paese. Il PNRR è un’opportunità nuova”, ma da solo non basta. Bisogna utilizzare tutti i fondi a disposizione e “saper spendere” le risorse, con una capacità “adeguata” di realizzare i progetti. L’ampiezza dei divari e il loro perdurare nel tempo indicano che i ritardi del Mezzogiorno non possono essere riassorbiti solo con un piano di 6 anni, per quanto ben congegnato. Il PNRR è fondamentale, ma non basta, dobbiamo esserne consapevoli. Per un tema di questa portata serve una strategia politica economica del Paese che utilizzi tutti gli strumenti a disposizione. A partire dai Fondi strutturali europei e dai fondi Sviluppo e coesione in un’ottica di complementarietà che vada oltre l’orizzonte temporale del Piano.

Tutto corretto, ma tutte cose che se restano solo proclami, si rivelano per quello che sono: propaganda utile solo a dare speranze ai cittadini meridionali così da raccattare qualche “voto ingenuo”.

Infatti, resta evidente che a Sorrento ha giocato a tutto campo, ma sempre a favore del Partito Unico del Nord, la ministra del Sud Mara Carfagna. Incalzata (come raramente accade) dalle domande dei giornalisti, ha rassicurato su ogni fronte, spostando l’arrivo di fondi per il Sud in un prossimo immaginifico futuro, ma garantendo sempre e comunque la quota del 40% al Sud, mentre le dichiarazioni del presidente Mario Draghi, che ha affermato di evitare le “pigre interpretazioni sul Sud” sono consolatorie, ma bisogna capire, appunto, se saranno foriere di iniziative concrete anche sulle infrastrutture, dato che adesso il Mezzogiorno è visto come hub del gas, anche questo principalmente nell’interesse del Nord, data la crisi in corso. Comunque, nel caso, ben vengano infrastrutture e collegamenti migliori che si aspettavano da decenni, anche se ancora una volta si nota il disinteresse riguardo le vocazioni produttive del Mezzogiorno.

Manca ad esempio dal dibattito il potenziamento della capacità produttiva di industria e servizi avanzati al Sud. Il PNRR destina a questo risorse per oltre 13 miliardi a Industria 4.0, che sarà utilizzata in larga parte al Nord, nei soli territori della cosiddetta “locomotiva”. Bisognerebbe accompagnare la transizione digitale ed energetica, non coi rigassificatori, ma con grandi iniziative di politiche pubbliche favorendo la nascita di occupazione di qualità nel Meridione. Non a caso tra le cinque Regioni di Paesi europei nelle quali il tasso d’occupazione è peggiore, ben 4, secondo i dati Eurostat di dieci giorni fa, sono italiane. Si tratta, nell’ordine, di Sicilia (con un tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni del 41,1%), Campania (41,3%), Calabria (42%) e Puglia (46,7%), mentre il tasso medio per l’Ue a 27 è del 68,4%. Assieme alle quattro regioni italiane c’è anche la Guyana francese, che si trova però in Sudamerica, a testimoniare la condizione coloniale che affligge il Sud. Così si favoriscono solo la fuga dei cervelli e la desertificazione demografica.

Non a caso pochi giorni fa il presidente della SVIMEZ, Adriano Giannola ha denunciato senza mezzi termini un’altra emergenza: “I bandi PNRR sulla scuola sono anti-costituzionali”. Per poi continuare: “Quando lo Stato individua un’esigenza su un diritto fondamentale, che sia la salute come l’istruzione, non può mica mettere a gara la sua attuazione mettendo in competizione gli enti locali. È lo Stato che deve organizzare l’offerta dei servizi”.

Inoltre, senza tanti giri di parole, sempre Giannola ha dichiarato: “C’è un concetto da sbattere in faccia al governo finché non lo comprende: il suo ruolo non è l’arbitro che garantisce il rispetto delle regole, è quello del regista, che individua i fabbisogni e poi coordina le risorse del Paese per realizzare i servizi dove necessario”.

L’immagine più distorta che arriva da Sorrento è ancora quella leghista, cioè del Meridione come un luogo d’elezione dell’impiego pubblico, mentre come detto abbiamo il problema opposto: le strutture statali del Sud sono sotto organico e andrebbero potenziate. Bisognerebbe assumere negli uffici di programmazione come negli asili, mentre il MIUR formula una norma che scaverà un enorme fossato tra università del Nord e del Sud. E così, come da decenni, ancora si parla per il solo Mezzogiorno di investimenti a rischio mafie, pericolo sicuramente vero, ma anche al Nord le mafie sono ben presenti come dimostra, fra gli altri il processo AEmilia. E poi, diciamocelo, perché discriminare e penalizzare solo i territori del Sud quando “la linea della palma” ha da tempo scavalcato le Alpi. Ma, poi, queste mafie non dovrebbe sconfiggerle lo Stato?! Perché non lo fa?!

Fonte: Transform!italia



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 di Natale Cuccurese

Con la foto fra il sorridente ministro Brunetta (il più acerrimo nemico del South working) che ha dichiarato che non c’è una questione meridionale, ma mediterranea e la ministra Gelmini, che sul tavolo nazionale vuole mettere in “soffitta” i LEP (Livelli essenziali delle prestazioni) a proposito di Autonomia differenziata (sul tema segnalo l’interrogazione da poco presentata dalla Capogruppo di ManifestA alla Camera, On. Simona Suriano, realizzata in collaborazione con il Laboratorio la Riscossa del Sud), la ministra del Sud Carfagna ci ha deliziato il fine settimana organizzando il Forum del Sud di Sorrento.

Una specie di “sagra del piatto di lenticchie” tutta a vantaggio di prenditori, think tank, multinazionali, politicanti in cerca di visibilità in vista delle prossime elezioni, lobby, multiutility, tutti/e del Nord, evidentemente al fine di “svendere” gli ultimi asset del Mezzogiorno partendo dal settore energetico, in questo momento quanto mai prezioso. Intendiamoci, è sempre bene che il Governo si interessi al Mezzogiorno e ne discuta, ma indicare i rigassificatori come priorità non pare proprio il massimo.

Particolarmente preoccupante il riferimento alla “sostituzione da parte della cabina di regia delle amministrazioni lente o inadempienti” a proposito di PNRR. Eppure da mesi denunciamo la situazione delle amministrazioni del Sud in condizioni di emergenza, con poco personale tecnico e impossibilitate a rispettati i tempi stretti richiesti nella presentazione dei progetti, causa i tagli imposti dai governi da più di un decennio causa austerity e spending review. Tagli che hanno colpito in misura molto maggiore le amministrazioni del Sud.

Inutile richiamare i poteri sostitutivi previsti dall’art. 120 di una Costituzione che con tutta evidenza non è più in vigore da tempo in Italia. Certo sarebbe stato carino avvisare i cittadini che, per i fondi del PNRR, fra bandi che spariscono, allocazioni che cambiano, criteri che mancano, sarà molto difficile raggiungere quel 40% di fondi destinati al Mezzogiorno dal totale di 191,5 miliardi in arrivo dalla UE. Percentuale che la ministra del Sud però continua a ripetere che arriverà a destinazione, come un mantra autoassolutorio. Questo a maggior ragione se improvvisamente le “ferree” regole del PNRR, oggi con la guerra in Ucraina, pare diventino carta straccia. Si finanzieranno infatti anche opere inquinanti legate a petrolio e gas, ovviamente partendo dai nuovi rigassificatori da collocarsi nel Mezzogiorno, così come detto dalla ministra Carfagna a Sorrento. E la transizione ecologica? Ma, figuriamoci, il Sud dietro le belle parole, è solo e come sempre visto esclusivamente come colonia estrattiva e se si inquina e sfrutta, poco male.

Eppure il ministro Franco ha snocciolato tutte le problematiche che da sempre affliggono il Mezzogiorno e che da sempre denunciamo e nel suo caso non è neppure la prima volta. Problematiche che con tutta evidenza sono quindi ben conosciute dal Governo, quello che manca sono le soluzioni o forse la volontà di ricercarle e applicarle. Dice infatti il ministro Franco: “Il PIL pro capite è al Sud il 55% di quello del Nord. È un divario enorme”. Per conseguire tassi di crescita più robusti è cruciale imprimere una forte accelerazione all’economia del Mezzogiorno e riavviare la convergenza tra le due aree del Paese. Il PNRR è un’opportunità nuova”, ma da solo non basta. Bisogna utilizzare tutti i fondi a disposizione e “saper spendere” le risorse, con una capacità “adeguata” di realizzare i progetti. L’ampiezza dei divari e il loro perdurare nel tempo indicano che i ritardi del Mezzogiorno non possono essere riassorbiti solo con un piano di 6 anni, per quanto ben congegnato. Il PNRR è fondamentale, ma non basta, dobbiamo esserne consapevoli. Per un tema di questa portata serve una strategia politica economica del Paese che utilizzi tutti gli strumenti a disposizione. A partire dai Fondi strutturali europei e dai fondi Sviluppo e coesione in un’ottica di complementarietà che vada oltre l’orizzonte temporale del Piano.

Tutto corretto, ma tutte cose che se restano solo proclami, si rivelano per quello che sono: propaganda utile solo a dare speranze ai cittadini meridionali così da raccattare qualche “voto ingenuo”.

Infatti, resta evidente che a Sorrento ha giocato a tutto campo, ma sempre a favore del Partito Unico del Nord, la ministra del Sud Mara Carfagna. Incalzata (come raramente accade) dalle domande dei giornalisti, ha rassicurato su ogni fronte, spostando l’arrivo di fondi per il Sud in un prossimo immaginifico futuro, ma garantendo sempre e comunque la quota del 40% al Sud, mentre le dichiarazioni del presidente Mario Draghi, che ha affermato di evitare le “pigre interpretazioni sul Sud” sono consolatorie, ma bisogna capire, appunto, se saranno foriere di iniziative concrete anche sulle infrastrutture, dato che adesso il Mezzogiorno è visto come hub del gas, anche questo principalmente nell’interesse del Nord, data la crisi in corso. Comunque, nel caso, ben vengano infrastrutture e collegamenti migliori che si aspettavano da decenni, anche se ancora una volta si nota il disinteresse riguardo le vocazioni produttive del Mezzogiorno.

Manca ad esempio dal dibattito il potenziamento della capacità produttiva di industria e servizi avanzati al Sud. Il PNRR destina a questo risorse per oltre 13 miliardi a Industria 4.0, che sarà utilizzata in larga parte al Nord, nei soli territori della cosiddetta “locomotiva”. Bisognerebbe accompagnare la transizione digitale ed energetica, non coi rigassificatori, ma con grandi iniziative di politiche pubbliche favorendo la nascita di occupazione di qualità nel Meridione. Non a caso tra le cinque Regioni di Paesi europei nelle quali il tasso d’occupazione è peggiore, ben 4, secondo i dati Eurostat di dieci giorni fa, sono italiane. Si tratta, nell’ordine, di Sicilia (con un tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni del 41,1%), Campania (41,3%), Calabria (42%) e Puglia (46,7%), mentre il tasso medio per l’Ue a 27 è del 68,4%. Assieme alle quattro regioni italiane c’è anche la Guyana francese, che si trova però in Sudamerica, a testimoniare la condizione coloniale che affligge il Sud. Così si favoriscono solo la fuga dei cervelli e la desertificazione demografica.

Non a caso pochi giorni fa il presidente della SVIMEZ, Adriano Giannola ha denunciato senza mezzi termini un’altra emergenza: “I bandi PNRR sulla scuola sono anti-costituzionali”. Per poi continuare: “Quando lo Stato individua un’esigenza su un diritto fondamentale, che sia la salute come l’istruzione, non può mica mettere a gara la sua attuazione mettendo in competizione gli enti locali. È lo Stato che deve organizzare l’offerta dei servizi”.

Inoltre, senza tanti giri di parole, sempre Giannola ha dichiarato: “C’è un concetto da sbattere in faccia al governo finché non lo comprende: il suo ruolo non è l’arbitro che garantisce il rispetto delle regole, è quello del regista, che individua i fabbisogni e poi coordina le risorse del Paese per realizzare i servizi dove necessario”.

L’immagine più distorta che arriva da Sorrento è ancora quella leghista, cioè del Meridione come un luogo d’elezione dell’impiego pubblico, mentre come detto abbiamo il problema opposto: le strutture statali del Sud sono sotto organico e andrebbero potenziate. Bisognerebbe assumere negli uffici di programmazione come negli asili, mentre il MIUR formula una norma che scaverà un enorme fossato tra università del Nord e del Sud. E così, come da decenni, ancora si parla per il solo Mezzogiorno di investimenti a rischio mafie, pericolo sicuramente vero, ma anche al Nord le mafie sono ben presenti come dimostra, fra gli altri il processo AEmilia. E poi, diciamocelo, perché discriminare e penalizzare solo i territori del Sud quando “la linea della palma” ha da tempo scavalcato le Alpi. Ma, poi, queste mafie non dovrebbe sconfiggerle lo Stato?! Perché non lo fa?!

Fonte: Transform!italia



lunedì 16 maggio 2022

L’ACQUA PUBBLICA NON SI TOCCA!

 Di Antonio Luongo

Ieri pomeriggio ho partecipato alla manifestazione a Napoli in Largo Berlinguer indetta dal Coordinamento Campano per la gestione dell'acqua pubblica e dai comitati per l'acqua pubblica di Napoli, area Nord Napoli, Avellino e Benevento.

Come sapete la battaglia per l’Acqua Pubblica è uno degli impegni che porto avanti da oltre 15 anni, una di quelle battaglie che mi ripagano di energie e fatiche profuse grazie ai risultati raggiunti per la comunità: referendum vinto, ripubblicizzazione della gestione idrica a Napoli con la trasformazione di Abc in Azienda Speciale, 11 anni fa.
Mai avrei pensato di ritrovarmi nuovamente in piazza a lottare, dopo conquiste democratiche ottenute grazie al coinvolgimento di milioni di cittadini.
L'Italia è un paese strano, dove anche quando un referendum, quello del 2011, coinvolge davvero il popolo e dà alla classe dirigente un segnale chiaro in difesa dei propri diritti, in questo caso dell'acqua pubblica, si trova sempre il modo per fregarsene.
In un paese serio il Ddl Concorrenza di Draghi non avrebbe mai visto la luce e sarebbe stato fermato innanzitutto dal Parlamento.

DRAGHI CON LA SCUSA DI SOCCORRERE GLI ENTI LOCALI, PUNTA A METTERE SUL MERCATO SERVIZI ESSENZIALI E A SOTTRARLI DAL CONTROLLO STATALE O DEI COMUNI.
Tutto questo è uno sfregio alle famiglie italiane, soprattutto in una fase storica in cui i costi dei servizi stanno lievitando.
É chiaro che se nessun partito dell'arco parlamentare inserisce la questione tra le sue priorità siamo di fronte anche a un problema di rappresentanza. Il Parlamento sembra farsi portavoce solo dei suoi personali interessi.

Non possiamo permetterlo. Ripartiamo dal basso come sempre. Insieme al Partito del Sud sarò sempre in prima linea a difesa dei diritti: L’ACQUA PUBBLICA NON SI TOCCA!



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 Di Antonio Luongo

Ieri pomeriggio ho partecipato alla manifestazione a Napoli in Largo Berlinguer indetta dal Coordinamento Campano per la gestione dell'acqua pubblica e dai comitati per l'acqua pubblica di Napoli, area Nord Napoli, Avellino e Benevento.

Come sapete la battaglia per l’Acqua Pubblica è uno degli impegni che porto avanti da oltre 15 anni, una di quelle battaglie che mi ripagano di energie e fatiche profuse grazie ai risultati raggiunti per la comunità: referendum vinto, ripubblicizzazione della gestione idrica a Napoli con la trasformazione di Abc in Azienda Speciale, 11 anni fa.
Mai avrei pensato di ritrovarmi nuovamente in piazza a lottare, dopo conquiste democratiche ottenute grazie al coinvolgimento di milioni di cittadini.
L'Italia è un paese strano, dove anche quando un referendum, quello del 2011, coinvolge davvero il popolo e dà alla classe dirigente un segnale chiaro in difesa dei propri diritti, in questo caso dell'acqua pubblica, si trova sempre il modo per fregarsene.
In un paese serio il Ddl Concorrenza di Draghi non avrebbe mai visto la luce e sarebbe stato fermato innanzitutto dal Parlamento.

DRAGHI CON LA SCUSA DI SOCCORRERE GLI ENTI LOCALI, PUNTA A METTERE SUL MERCATO SERVIZI ESSENZIALI E A SOTTRARLI DAL CONTROLLO STATALE O DEI COMUNI.
Tutto questo è uno sfregio alle famiglie italiane, soprattutto in una fase storica in cui i costi dei servizi stanno lievitando.
É chiaro che se nessun partito dell'arco parlamentare inserisce la questione tra le sue priorità siamo di fronte anche a un problema di rappresentanza. Il Parlamento sembra farsi portavoce solo dei suoi personali interessi.

Non possiamo permetterlo. Ripartiamo dal basso come sempre. Insieme al Partito del Sud sarò sempre in prima linea a difesa dei diritti: L’ACQUA PUBBLICA NON SI TOCCA!



sabato 14 maggio 2022

CULTURA BENE COMUNE

Di Antonio Luongo

Ieri pomeriggio sono stato al PAN Palazzo delle Arti Napoli, per partecipare all'assemblea pubblica contro la privatizzazione del beni culturali, in rappresentanza del Partito del Sud.


Oggi la crisi economica che attanaglia il Comune di Napoli rischia di trasformarsi in un cavallo di Troia per scardinare gli ultimi spazi che ancora resistono in un regime di bene pubblico in città, soprattutto all'interno del nostro patrimonio artistico culturale.

La nuova Giunta si sta mostrando latitante e lontana dal pragmatismo che tanto era stato pubblicizzato in campagna elettorale. Lo avevamo anticipato: governare senza soldi è quasi impossibile e per ora, guarda caso, nonostante un atteggiamento governativo ben più morbido, verso il nuovo sindaco, la realtà quotidiana dei napoletani peggiora e non migliora.
Dobbiamo tristemente prendere atto che la nuova maggioranza politica sembra avvolta da una passività e un'inerzia che Napoli non può assolutamente permettersi. Bisogna mettersi pancia a terra a lavorare per limitare i danni ORA, non mettersi alla finestra ad aspettare se e quando arriveranno degli aiuti.
Anche perchè, aspetto su cui più volte sto mettendo in guardia i miei concittadini, IL PATTO DI DRAGHI CON NAPOLI È SOLO UNA TRAPPOLA: dare due minuti di ossigeno e poi soffocare per sempre. In cambio si chiede di piegare la città a schemi neoliberisti che non le sono mai appartenuti storicamente, laddove la città ha sempre avuto un tessuto di energie dal basso, esperienze collettive, di condivisione sempre in movimento, ben al di là delle etichette dei partiti.
E' per dar voce a questa sensibilità trasversale che nel 2011 istituimmo l' Assessorato ai Beni Comuni. Negli anni successivi, rivoluzionammo l'ordinamento del Comune istituendo la categoria giuridica del "Bene Comune" con un delibera che ancora oggi è studiata nelle università di mezza Europa e ispira nuove forme organizzative in tantissimi enti locali, nazionali e non.

Il nuovo corso sta costruendo la strada per la privatizzazione della cultura. Questa "svendita" è davvero il futuro che auspichiamo per una città con uno dei patrimoni artistico culturali più grandi d'Italia? 





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Di Antonio Luongo

Ieri pomeriggio sono stato al PAN Palazzo delle Arti Napoli, per partecipare all'assemblea pubblica contro la privatizzazione del beni culturali, in rappresentanza del Partito del Sud.


Oggi la crisi economica che attanaglia il Comune di Napoli rischia di trasformarsi in un cavallo di Troia per scardinare gli ultimi spazi che ancora resistono in un regime di bene pubblico in città, soprattutto all'interno del nostro patrimonio artistico culturale.

La nuova Giunta si sta mostrando latitante e lontana dal pragmatismo che tanto era stato pubblicizzato in campagna elettorale. Lo avevamo anticipato: governare senza soldi è quasi impossibile e per ora, guarda caso, nonostante un atteggiamento governativo ben più morbido, verso il nuovo sindaco, la realtà quotidiana dei napoletani peggiora e non migliora.
Dobbiamo tristemente prendere atto che la nuova maggioranza politica sembra avvolta da una passività e un'inerzia che Napoli non può assolutamente permettersi. Bisogna mettersi pancia a terra a lavorare per limitare i danni ORA, non mettersi alla finestra ad aspettare se e quando arriveranno degli aiuti.
Anche perchè, aspetto su cui più volte sto mettendo in guardia i miei concittadini, IL PATTO DI DRAGHI CON NAPOLI È SOLO UNA TRAPPOLA: dare due minuti di ossigeno e poi soffocare per sempre. In cambio si chiede di piegare la città a schemi neoliberisti che non le sono mai appartenuti storicamente, laddove la città ha sempre avuto un tessuto di energie dal basso, esperienze collettive, di condivisione sempre in movimento, ben al di là delle etichette dei partiti.
E' per dar voce a questa sensibilità trasversale che nel 2011 istituimmo l' Assessorato ai Beni Comuni. Negli anni successivi, rivoluzionammo l'ordinamento del Comune istituendo la categoria giuridica del "Bene Comune" con un delibera che ancora oggi è studiata nelle università di mezza Europa e ispira nuove forme organizzative in tantissimi enti locali, nazionali e non.

Il nuovo corso sta costruendo la strada per la privatizzazione della cultura. Questa "svendita" è davvero il futuro che auspichiamo per una città con uno dei patrimoni artistico culturali più grandi d'Italia? 





sabato 7 maggio 2022

Manifesta-Laboratorio del Sud, una collaborazione a vantaggio del Mezzogiorno






Il Gruppo parlamentare Manifesta e il Laboratorio per la Riscossa del Sud (Lab-Sud) incalzano il Governo dei cosiddetti “migliori” sui temi relativi alla “nuova questione meridionale”, aggiungendo, così, un altro tassello fondamentale al processo di costruzione della rappresentanza politica di 20 milioni di cittadini, che, da circa un trentennio, non hanno più voce, se non quella dei loro oppressori.

In estrema sintesi, ciò è quanto emerge dal comunicato stampa diffuso da Lab-Sud tramite la sua pagina Facebook istituzionale.

Il Laboratorio per la Riscossa del Sud – recita il comunicato stampa – è lieto di annunciare che grazie alla collaborazione con il Gruppo Parlamentare Manifesta ha iniziato a portare le tematiche meridionaliste gramsciane direttamente in Parlamento, a partire da una Interrogazione che chiede conto di alcuni aspetti dell’Autonomia differenziata legati ai Lep, la cui definizione attende dal 2001 e che da indiscrezioni giornalistiche, per volontà politica, addirittura ora andrebbero in ‘soffitta’”.

Ringraziamo pertanto – prosegue Lab-Sud – sia la Capogruppo di Manifesta Simona Suriano, per la disponibilità nei nostri confronti da sempre dimostrata e per avere presentato come prima firmataria l’Interrogazione in oggetto in Parlamento, sia i co-firmatari On. Ehm Yana Chiara del Gruppo Manifesta e gli On. Baroni Massimo Enrico e Pino Cabras del Gruppo Alternativa”.

Il riscatto del Sud – si conclude nel comunicato stampa – inizia anche dal portare direttamente in Parlamento e dar voce e visibilità a temi della scottante attualità legati alla mai risolta Questione meridionale, per sostenere oggi e poi rinforzare sempre di più quella rappresentanza del Mezzogiorno a schiena dritta di cui si sente da sempre la necessità e l’urgenza al fine di superare quelle sperequazioni territoriali e sociali che minano l’unità stessa del Paese”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo Salvatore Lucchese



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Il Gruppo parlamentare Manifesta e il Laboratorio per la Riscossa del Sud (Lab-Sud) incalzano il Governo dei cosiddetti “migliori” sui temi relativi alla “nuova questione meridionale”, aggiungendo, così, un altro tassello fondamentale al processo di costruzione della rappresentanza politica di 20 milioni di cittadini, che, da circa un trentennio, non hanno più voce, se non quella dei loro oppressori.

In estrema sintesi, ciò è quanto emerge dal comunicato stampa diffuso da Lab-Sud tramite la sua pagina Facebook istituzionale.

Il Laboratorio per la Riscossa del Sud – recita il comunicato stampa – è lieto di annunciare che grazie alla collaborazione con il Gruppo Parlamentare Manifesta ha iniziato a portare le tematiche meridionaliste gramsciane direttamente in Parlamento, a partire da una Interrogazione che chiede conto di alcuni aspetti dell’Autonomia differenziata legati ai Lep, la cui definizione attende dal 2001 e che da indiscrezioni giornalistiche, per volontà politica, addirittura ora andrebbero in ‘soffitta’”.

Ringraziamo pertanto – prosegue Lab-Sud – sia la Capogruppo di Manifesta Simona Suriano, per la disponibilità nei nostri confronti da sempre dimostrata e per avere presentato come prima firmataria l’Interrogazione in oggetto in Parlamento, sia i co-firmatari On. Ehm Yana Chiara del Gruppo Manifesta e gli On. Baroni Massimo Enrico e Pino Cabras del Gruppo Alternativa”.

Il riscatto del Sud – si conclude nel comunicato stampa – inizia anche dal portare direttamente in Parlamento e dar voce e visibilità a temi della scottante attualità legati alla mai risolta Questione meridionale, per sostenere oggi e poi rinforzare sempre di più quella rappresentanza del Mezzogiorno a schiena dritta di cui si sente da sempre la necessità e l’urgenza al fine di superare quelle sperequazioni territoriali e sociali che minano l’unità stessa del Paese”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo Salvatore Lucchese



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