Di Antonio Luongo
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martedì 1 marzo 2022
A Napoli una grande vittoria politica
Di Antonio Luongo
lunedì 28 febbraio 2022
NAPOLI CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI
Stamani, 28/02/2022, davanti al Maschio Angioino a Napoli evento d'adesione delle forze antiliberiste Prc, Pap, demA, Partito del Sud (con Antonio Luongo) e Pci alla Campagna di contestazione al Ddl Concorrenza del governo.
Il Governo Draghi accelera circa l'approvazione del DDL CONCORRENZA, che ha come unico fine la PRIVATIZZAZIONE di ciò che rimane dei servizi pubblici locali, soprattutto in termini di Acqua, trasporti e rifiuti, ed interviene anche su porti, spiagge e licenze taxi. Tale provvedimento di chiara impronta LIBERISTA, rappresenta anche una delle condizionali "trappola" per l'erogazione dei fondi PNRR (riforme abilitanti).
Stamani, 28/02/2022, davanti al Maschio Angioino a Napoli evento d'adesione delle forze antiliberiste Prc, Pap, demA, Partito del Sud (con Antonio Luongo) e Pci alla Campagna di contestazione al Ddl Concorrenza del governo.
Il Governo Draghi accelera circa l'approvazione del DDL CONCORRENZA, che ha come unico fine la PRIVATIZZAZIONE di ciò che rimane dei servizi pubblici locali, soprattutto in termini di Acqua, trasporti e rifiuti, ed interviene anche su porti, spiagge e licenze taxi. Tale provvedimento di chiara impronta LIBERISTA, rappresenta anche una delle condizionali "trappola" per l'erogazione dei fondi PNRR (riforme abilitanti).
domenica 27 febbraio 2022
NAPOLI: APPELLO PER UN PRESIDIO CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI - Maschio Angioino ore 9.00, lunedì 28 febbraio 2022
APPELLO PER UN PRESIDIO CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI
Napoli, Maschio Angioino ore 9.00, lunedì 28 febbraio 2022
APPELLO PER UN PRESIDIO CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI
Napoli, Maschio Angioino ore 9.00, lunedì 28 febbraio 2022
Natale Cuccurese: “Politici del centro-sinistra-destra, ‘patrioti’ sulla pelle dei meridionali”
La conclamata condizione del Sud Italia come colonia estrattiva interna di risorse economiche ed umane a favore del sistema Nord deve indurci a domandarci quale sia la composizione territoriale delle forze armate italiane, il cui intervento, nell’ambito dell’alleanza Nato, è invocato, dai maggiori leader del Partito Unico del Nord per fronteggiare la crisi ucraina.
Ebbene, a questa domanda ha dato una risposta chiara, netta ed inequivocabile il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, dati alla mano, sul suo profilo facebook personale, ha evidenziato che il 70,15% degli appartenenti alle forze armate italiane è di origine meridionale.
“Adesso capite – ha chiosato Cuccurese – che i patrioti del centro-sinistra-destra in Ucraina a combattere non vogliono mandarci i loro figli ma i vostri?!”
Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese
La conclamata condizione del Sud Italia come colonia estrattiva interna di risorse economiche ed umane a favore del sistema Nord deve indurci a domandarci quale sia la composizione territoriale delle forze armate italiane, il cui intervento, nell’ambito dell’alleanza Nato, è invocato, dai maggiori leader del Partito Unico del Nord per fronteggiare la crisi ucraina.
Ebbene, a questa domanda ha dato una risposta chiara, netta ed inequivocabile il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, dati alla mano, sul suo profilo facebook personale, ha evidenziato che il 70,15% degli appartenenti alle forze armate italiane è di origine meridionale.
“Adesso capite – ha chiosato Cuccurese – che i patrioti del centro-sinistra-destra in Ucraina a combattere non vogliono mandarci i loro figli ma i vostri?!”
Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese
LAB-SUD: “PER LA RISCOSSA DEL SUD, COMUNITÀ RIBELLI CON IL ‘CAPPELLO IN MANO’. BASTA REMORE!”
"Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud".
Da circa un trentennio, in corrispondenza con la progressiva affermazione della centralità della presunta “questione settentrionale” agitata dalla Lega Nord e fatta propria dal Partito democratico, da Forza Italia e dal M5S, il Sud è privo di un’adeguata rappresentanza politica a livello istituzionale sia nazionale che locale.
Rimosso il Mezzogiorno dal discorso pubblico prima e derubricata la “questione meridionale” da questione nazionale a questione locale dopo, insomma, spenti i riflettori sullo storico divario Nord-Sud, nel corso degli ultimi diciassette anni, come certificato dal Rapporto Eurispes 2020, ai 20milioni di cittadini italiani residenti nelle regioni meridionali sono stati sottratti in modo del tutto illegittimo 840miliardi di euro di spesa pubblica allargata pro-capite.
Ancora oggi, come attestato da Cassa Depositi e Prestiti, dalla Ragioneria Generale dello Stato, dalla Corte dei Conti, dalla Corte costituzionale e dalla Svimez, sulla base del criterio della spesa storica, in nome dell’ideologia etno-liberista della “locomotiva” Nord e della “palla al piede” Sud, ogni anno ai cittadini meridionali vengono indebitamente scippati circa 60miliardi di euro di spesa pubblica complessiva annua per essere drenati verso le regioni settentrionali.
Il tutto avviene con la complicità delle classi dominanti estrattive meridionali, che, in cambio di un “piatto di lenticchie” più o meno abbondante, danno il via libera a che i diritti dei loro concittadini vengano limitati se non del tutto azzerati.
Se ancora oggi al Sud viene riservato nominalmente soltanto il 40% delle risorse “territorializzabili” dei circa 190miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza e non il 65%, come da criteri di ripartizione UE, se ancora oggi le maggiori Regioni leghiste e proto-leghiste del Nord – Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna – fanno “Asse” – l’“Asse del Male” – per perseguire la “secessione dei ricchi”, ciò è dovuto ad un drammatico vuoto di rappresentanza che lascia senza voce 20milioni di cittadini meridionali considerati da sempre “figli di un dio minore”, a cui se va bene, verranno riservate le briciole dell’extra-gettito fiscale dei territori “virtuosi” settentrionali.
Che fare per dare voce a chi non ha voce? Che fare per evitare quello che, a ragione, Natale Cuccurese ha definito il pericolo di “balcanizzazione” del Paese?
Avviare un processo costituente di tutte le forze meridionaliste e meridionali di orientamento progressista e radicale per dare vita a “comunità ribelli” con il “cappello in mano”. Questa, in estrema sintesi, l’appello politico lanciato dopo due anni di impegno meridionalistico a livello informativo e culturale dal “Laboratorio di riscossa per il Sud”.
Di seguito, la versione integrale dell’Appello”, pubblicato il 26 gennaio 2022 sul sito della “Rivista LEFT. Un pensiero nuovo a Sinistra”.
La riscossa del Sud, perché il Meridione non sia più terra di conquista e sfruttamento
Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire tutti insieme una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160 anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una colonia interna estrattiva. È ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con chi non è compromesso da decenni di connivenza politica e finanziaria con il “fronte del Nord”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, in rispetto dei principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per tutti i cittadini, del Sud così come del Nord.
Come Laboratorio per la riscossa del Sud, in collaborazione con la rivista Left e Transform Italia, crediamo che la fase storica attuale per il Mezzogiorno sia particolarmente delicata. Il Sud si dibatte fra Autonomia differenziata e destinazione dei fondi del Pnrr e appare ancora una volta come una colonia depredata ed abbandonata. Terra di conquista, di sfruttamento ed abbandono, dal 1861 vive una condizione che ne ha determinato nel corso dei secoli, nel senso comune, la convinzione di una zavorra per lo sviluppo del Paese, condizionandone da un lato un approccio antropologico della popolazione nella gestione del territorio e del quotidiano ma dall’altro la messa in discussione di uno stato di accettazione che ha dato vita a focolai di lotta e di conquista. I nostri territori sono stati luoghi di rivolte contadine, dei movimenti di occupazione delle terre, di movimenti per il salario, per il diritto al lavoro e alla casa, di movimenti femministi, delle conflittualità urbane lungo tutto il Novecento. Tutte rivoluzioni tradite, tutte “Rivoluzioni (sfruttate a favore) del ricco” così come bollate da Salvemini. Un lento trascinarsi che, come ben delineato da Antonio Gramsci hanno portato alla nascita e all’incancrenirsi della “Questione meridionale”, fino all’attuale degenerazione in dispregio degli articoli della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.
Al fine di invertire la prospettiva geografica stiamo già lavorando da più di due anni. Da tutto questo lavoro sono nati sia documenti come la Carta dei diritti del Sud, lettere aperte ai deputati meridionali, al ministro del Sud, sia con incontri sui territori, fin quando è stato possibile vista l’emergenza in cui ci troviamo tutti a vivere ed operare, e poi con tanti incontri in diretta on-line.
L’ultimo dei quali con Luigi de Magistris nei giorni scorsi per presentare il libro Lezioni meridionali nato in collaborazione con Left ( qui il link alla presentazione video) dove sono stati sottolineati aspetti che a noi sembrano fondamentali, così come sottolineato anche dalle condivisibili parole di Luigi de Magistris.
Nei giorni antecedenti quest’ultimo incontro abbiamo prodotto il testo “Sud senza rappresentanza” che si può leggere su Transform!italia proprio per porre in rilievo questi aspetti. La nostra idea è che il Sud alla fine dell’attuale commedia politica, gestita dal governo più antimeridionale e classista della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà, se va bene e come sempre, con un’elemosina per quanto riguarda il Pnrr e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo. Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese, è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.
Per cui a nostro avviso è ora di dare una “scossa” e una degna rappresentanza politica al Sud!
Dato che il laboratorio permanente “La riscossa del Sud” è uno spazio di confronto che incontra i territori, attraversando tutte le regioni del Sud, pensiamo di organizzare un primo grande appuntamento assembleare, non appena l’emergenza in corso lo renderà possibile, tra le realtà organizzate meridionali, per strutturare la nostra opposizione, non solo con quanti in questi lunghi mesi hanno aderito al nostro percorso e che ringraziamo, ma aperta anche a tutti quanti lottano per i diritti negati e le offese recate al Sud.
Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud.
Fonte: Il Sud Conta - articolo di Salvatore Lucchese
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"Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud".
Da circa un trentennio, in corrispondenza con la progressiva affermazione della centralità della presunta “questione settentrionale” agitata dalla Lega Nord e fatta propria dal Partito democratico, da Forza Italia e dal M5S, il Sud è privo di un’adeguata rappresentanza politica a livello istituzionale sia nazionale che locale.
Rimosso il Mezzogiorno dal discorso pubblico prima e derubricata la “questione meridionale” da questione nazionale a questione locale dopo, insomma, spenti i riflettori sullo storico divario Nord-Sud, nel corso degli ultimi diciassette anni, come certificato dal Rapporto Eurispes 2020, ai 20milioni di cittadini italiani residenti nelle regioni meridionali sono stati sottratti in modo del tutto illegittimo 840miliardi di euro di spesa pubblica allargata pro-capite.
Ancora oggi, come attestato da Cassa Depositi e Prestiti, dalla Ragioneria Generale dello Stato, dalla Corte dei Conti, dalla Corte costituzionale e dalla Svimez, sulla base del criterio della spesa storica, in nome dell’ideologia etno-liberista della “locomotiva” Nord e della “palla al piede” Sud, ogni anno ai cittadini meridionali vengono indebitamente scippati circa 60miliardi di euro di spesa pubblica complessiva annua per essere drenati verso le regioni settentrionali.
Il tutto avviene con la complicità delle classi dominanti estrattive meridionali, che, in cambio di un “piatto di lenticchie” più o meno abbondante, danno il via libera a che i diritti dei loro concittadini vengano limitati se non del tutto azzerati.
Se ancora oggi al Sud viene riservato nominalmente soltanto il 40% delle risorse “territorializzabili” dei circa 190miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza e non il 65%, come da criteri di ripartizione UE, se ancora oggi le maggiori Regioni leghiste e proto-leghiste del Nord – Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna – fanno “Asse” – l’“Asse del Male” – per perseguire la “secessione dei ricchi”, ciò è dovuto ad un drammatico vuoto di rappresentanza che lascia senza voce 20milioni di cittadini meridionali considerati da sempre “figli di un dio minore”, a cui se va bene, verranno riservate le briciole dell’extra-gettito fiscale dei territori “virtuosi” settentrionali.
Che fare per dare voce a chi non ha voce? Che fare per evitare quello che, a ragione, Natale Cuccurese ha definito il pericolo di “balcanizzazione” del Paese?
Avviare un processo costituente di tutte le forze meridionaliste e meridionali di orientamento progressista e radicale per dare vita a “comunità ribelli” con il “cappello in mano”. Questa, in estrema sintesi, l’appello politico lanciato dopo due anni di impegno meridionalistico a livello informativo e culturale dal “Laboratorio di riscossa per il Sud”.
Di seguito, la versione integrale dell’Appello”, pubblicato il 26 gennaio 2022 sul sito della “Rivista LEFT. Un pensiero nuovo a Sinistra”.
La riscossa del Sud, perché il Meridione non sia più terra di conquista e sfruttamento
Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire tutti insieme una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160 anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una colonia interna estrattiva. È ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con chi non è compromesso da decenni di connivenza politica e finanziaria con il “fronte del Nord”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, in rispetto dei principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per tutti i cittadini, del Sud così come del Nord.
Come Laboratorio per la riscossa del Sud, in collaborazione con la rivista Left e Transform Italia, crediamo che la fase storica attuale per il Mezzogiorno sia particolarmente delicata. Il Sud si dibatte fra Autonomia differenziata e destinazione dei fondi del Pnrr e appare ancora una volta come una colonia depredata ed abbandonata. Terra di conquista, di sfruttamento ed abbandono, dal 1861 vive una condizione che ne ha determinato nel corso dei secoli, nel senso comune, la convinzione di una zavorra per lo sviluppo del Paese, condizionandone da un lato un approccio antropologico della popolazione nella gestione del territorio e del quotidiano ma dall’altro la messa in discussione di uno stato di accettazione che ha dato vita a focolai di lotta e di conquista. I nostri territori sono stati luoghi di rivolte contadine, dei movimenti di occupazione delle terre, di movimenti per il salario, per il diritto al lavoro e alla casa, di movimenti femministi, delle conflittualità urbane lungo tutto il Novecento. Tutte rivoluzioni tradite, tutte “Rivoluzioni (sfruttate a favore) del ricco” così come bollate da Salvemini. Un lento trascinarsi che, come ben delineato da Antonio Gramsci hanno portato alla nascita e all’incancrenirsi della “Questione meridionale”, fino all’attuale degenerazione in dispregio degli articoli della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.
Al fine di invertire la prospettiva geografica stiamo già lavorando da più di due anni. Da tutto questo lavoro sono nati sia documenti come la Carta dei diritti del Sud, lettere aperte ai deputati meridionali, al ministro del Sud, sia con incontri sui territori, fin quando è stato possibile vista l’emergenza in cui ci troviamo tutti a vivere ed operare, e poi con tanti incontri in diretta on-line.
L’ultimo dei quali con Luigi de Magistris nei giorni scorsi per presentare il libro Lezioni meridionali nato in collaborazione con Left ( qui il link alla presentazione video) dove sono stati sottolineati aspetti che a noi sembrano fondamentali, così come sottolineato anche dalle condivisibili parole di Luigi de Magistris.
Nei giorni antecedenti quest’ultimo incontro abbiamo prodotto il testo “Sud senza rappresentanza” che si può leggere su Transform!italia proprio per porre in rilievo questi aspetti. La nostra idea è che il Sud alla fine dell’attuale commedia politica, gestita dal governo più antimeridionale e classista della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà, se va bene e come sempre, con un’elemosina per quanto riguarda il Pnrr e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo. Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese, è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.
Per cui a nostro avviso è ora di dare una “scossa” e una degna rappresentanza politica al Sud!
Dato che il laboratorio permanente “La riscossa del Sud” è uno spazio di confronto che incontra i territori, attraversando tutte le regioni del Sud, pensiamo di organizzare un primo grande appuntamento assembleare, non appena l’emergenza in corso lo renderà possibile, tra le realtà organizzate meridionali, per strutturare la nostra opposizione, non solo con quanti in questi lunghi mesi hanno aderito al nostro percorso e che ringraziamo, ma aperta anche a tutti quanti lottano per i diritti negati e le offese recate al Sud.
Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud.
Fonte: Il Sud Conta - articolo di Salvatore Lucchese
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giovedì 24 febbraio 2022
IL PARTITO DEL SUD SI SCHIERA PER LA PACE CONTRO OGNI TIPO DI CONFLITTO
EMILIA ROMAGNA: NO ALL’ASSE DEL NORD, NO ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA! (Comunicato stampa unitario demA, PCI, Partito della Rifondazione Comunista, Partito del Sud e L’Altra Emilia-Romagna)
Riprende e si rafforza l’Asse delle Regioni ricche, nato con il malcelato scopo di accrescere nel Paese disuguaglianze sociali e territoriali, grazie all’Autonomia differenziata che rischia di portare in breve tempo alla dissoluzione dell’unità del Paese. Per togliere ogni dubbio sulla sponda separatista e di destra han ben pensato di chiamarlo "Asse dell'autonomia", Zaia-Bonaccini.
Riprende e si rafforza l’Asse delle Regioni ricche, nato con il malcelato scopo di accrescere nel Paese disuguaglianze sociali e territoriali, grazie all’Autonomia differenziata che rischia di portare in breve tempo alla dissoluzione dell’unità del Paese. Per togliere ogni dubbio sulla sponda separatista e di destra han ben pensato di chiamarlo "Asse dell'autonomia", Zaia-Bonaccini.
martedì 22 febbraio 2022
PRC, Partito del Sud e DemA: “No allo strozza Napoli”
Arriva in Consiglio Comunale il tanto strombazzato “patto per Napoli”, che tuttavia all’improvviso svela la sua identità e assume le sembianze di una trappola. L’accoglienza benevola che i rappresentanti istituzionali gli stanno riservando è legata ad una mistificazione, su cui occorre fare chiarezza.
Solidarietà istituzionale
La proposta di Draghi che il sindaco Manfredi aveva tanto caldeggiato, non è la tanto auspicata manovra di solidarietà istituzionale, ma nulla più di un prestito bancario con interessi altissimi. Lo stato centrale anticiperà soldi in cambio di un contributo annuale degli enti locali, pari a 1/4 del prestito erogato. Un vincolo così stringente, in presenza di situazioni debitorie palesemente straordinarie, a Napoli siamo quasi a 5 miliardi di euro, equivale a costringere l’ente locale a manovre finanziarie “estreme”. Per “finanziare” il prestito gli enti locali avranno una sola strada: scaricare l’onere sui cittadini.
Il patto per Napoli così articolato, non salva Napoli, ma la strozza
Il sindaco di Napoli, dopo aver millantato un corridoio preferenziale col governo e costruito su questa promessa la sua elezione, diventa semplicemente mandante di una manovra lacrime e sangue firmata da Draghi che ha ben poco a che vedere con la presa di coscienza sui problemi del Sud e di tante altre ipocrite bugie. Una posizione tanto più assurda se si pensa che la forte criticità dei conti degli enti locali è conseguenza delle scellerate scelte governative degli ultimi 20 anni, dal fiscal compact in poi.
Per l’ennesima volta, a differenza delle generose soluzioni trovate in passato, come avvenuto più volte per Roma, subiremo la ricetta ormai fallimentare dell’austerity, di uno Stato trasformato in mero contabile di impresa, con i diritti dei cittadini calpestati e inesistenti.
Napoli non può accettare questo strozzinaggio mascherato. Partito del Sud, Dem-a e Rifondazione Comunista esprimono tutta la loro contrarietà e daranno battaglia in ogni sede per fermare questa condanna che sembra passare sotto silenzio nella complice indifferenza dei partiti della maggioranza consiliare.
Fonte: https://campania.iltabloid.it/2022/02/21/prc-partito-del-sud-e-dema-no-allo-strozza-napoli.html
Arriva in Consiglio Comunale il tanto strombazzato “patto per Napoli”, che tuttavia all’improvviso svela la sua identità e assume le sembianze di una trappola. L’accoglienza benevola che i rappresentanti istituzionali gli stanno riservando è legata ad una mistificazione, su cui occorre fare chiarezza.
Solidarietà istituzionale
La proposta di Draghi che il sindaco Manfredi aveva tanto caldeggiato, non è la tanto auspicata manovra di solidarietà istituzionale, ma nulla più di un prestito bancario con interessi altissimi. Lo stato centrale anticiperà soldi in cambio di un contributo annuale degli enti locali, pari a 1/4 del prestito erogato. Un vincolo così stringente, in presenza di situazioni debitorie palesemente straordinarie, a Napoli siamo quasi a 5 miliardi di euro, equivale a costringere l’ente locale a manovre finanziarie “estreme”. Per “finanziare” il prestito gli enti locali avranno una sola strada: scaricare l’onere sui cittadini.
Il patto per Napoli così articolato, non salva Napoli, ma la strozza
Il sindaco di Napoli, dopo aver millantato un corridoio preferenziale col governo e costruito su questa promessa la sua elezione, diventa semplicemente mandante di una manovra lacrime e sangue firmata da Draghi che ha ben poco a che vedere con la presa di coscienza sui problemi del Sud e di tante altre ipocrite bugie. Una posizione tanto più assurda se si pensa che la forte criticità dei conti degli enti locali è conseguenza delle scellerate scelte governative degli ultimi 20 anni, dal fiscal compact in poi.
Per l’ennesima volta, a differenza delle generose soluzioni trovate in passato, come avvenuto più volte per Roma, subiremo la ricetta ormai fallimentare dell’austerity, di uno Stato trasformato in mero contabile di impresa, con i diritti dei cittadini calpestati e inesistenti.
Napoli non può accettare questo strozzinaggio mascherato. Partito del Sud, Dem-a e Rifondazione Comunista esprimono tutta la loro contrarietà e daranno battaglia in ogni sede per fermare questa condanna che sembra passare sotto silenzio nella complice indifferenza dei partiti della maggioranza consiliare.
Fonte: https://campania.iltabloid.it/2022/02/21/prc-partito-del-sud-e-dema-no-allo-strozza-napoli.html
domenica 20 febbraio 2022
VICENZA: LE PIU' COMPLESSE VICENDE DEL CONFINE ORIENTALE
Anche a Vicenza il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti....
Piazza Matteotti oggi Sabato 19 febbraio alle 16.30. È intervenuta la prof.ssa Alessandra Kersevan contro il becero e violento revisionismo storico delle destre fascioleghiste sulle complesse vicende del confine orientale. Un momento culturale, di liberta, ma soprattutto un momento "antifascista".
Anche a Vicenza il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti....
Piazza Matteotti oggi Sabato 19 febbraio alle 16.30. È intervenuta la prof.ssa Alessandra Kersevan contro il becero e violento revisionismo storico delle destre fascioleghiste sulle complesse vicende del confine orientale. Un momento culturale, di liberta, ma soprattutto un momento "antifascista".
NO ALLA GUERRA!
Stamani... NO ALLA GUERRA... davanti alla Base Nato al Lago Patria, con Rfc, Pap, USB, demA, Luigi de Magistris, Maurizio Acerbo anche Antonio Luongo per il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti...
Di Antonio Luongo
Stamani... NO ALLA GUERRA... davanti alla Base Nato al Lago Patria, con Rfc, Pap, USB, demA, Luigi de Magistris, Maurizio Acerbo anche Antonio Luongo per il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti...
Di Antonio Luongo