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sabato 15 gennaio 2022
Disastro Sanità Campana
mercoledì 12 gennaio 2022
Ferrovie e asili nido al Sud, l’ultima beffa del Pnrr
Di Natale Cuccurese
Fonte: Left
Gran parte degli investimenti previsti del Piano nazionale di ripresa e resilienza per il Mezzogiorno non sono «territorializzabili». Così l'Alta velocità si allontana. E nei servizi all'infanzia rimangono le disuguaglianze rispetto al resto del Paese
Sui giornali di inizio anno è apparsa la notizia che per l’Alta Velocità, «salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è “territorializzabile”».
Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.
Ricordo che avevamo subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.
La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.
Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.
Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e Pil inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni fa pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.
Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.
Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.
Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna, ma a questo punto forse sarebbe più corretto parlare di “deportazione programmata”, di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.
Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.
Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.
L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud
Nella foto: il ministro dell’Economia Daniele Franco e il presidente del Consiglio alla Camera per le comunicazioni sul Recovery Plan, Roma, 26 aprile 2021
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Di Natale Cuccurese
Fonte: Left
Gran parte degli investimenti previsti del Piano nazionale di ripresa e resilienza per il Mezzogiorno non sono «territorializzabili». Così l'Alta velocità si allontana. E nei servizi all'infanzia rimangono le disuguaglianze rispetto al resto del Paese
Sui giornali di inizio anno è apparsa la notizia che per l’Alta Velocità, «salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è “territorializzabile”».
Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.
Ricordo che avevamo subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.
La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.
Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.
Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e Pil inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni fa pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.
Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.
Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.
Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna, ma a questo punto forse sarebbe più corretto parlare di “deportazione programmata”, di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.
Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.
Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.
L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud
Nella foto: il ministro dell’Economia Daniele Franco e il presidente del Consiglio alla Camera per le comunicazioni sul Recovery Plan, Roma, 26 aprile 2021
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martedì 4 gennaio 2022
Natale Cuccurese: “Tra scippi di Stato al Sud ed autonomia differenziata, la balcanizzazione del Paese è dietro l’angolo”
Tra promesse mancate, cortine fumogene, scippi di Stato relativi sia alla spesa pubblica ordinaria che ai finanziamenti europei del Pnrr e l’approvazione a “scatola vuota” del disegno legge sull’autonomia differenziata, a “scatola vuota” perché saranno i satrapi di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna a riempirla di contenuti a loro piacimento, i cittadini del Sud Italia vengono presi in giro un giorni sì e l’altro pure.
L’ultima beffa, come ha evidenziato anche il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, è quella relativa allo scippo degli investimenti in infrastrutture ferroviarie.
“Alta Velocità, – ha denunciato Cuccurese – salta la riserva del 40%: non è ‘territorializzabile’”. “È da luglio, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – quando si è scoperto, semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non erano territorializzati e che lo si va ripetendo”.
“Il Sud, – ha proseguito Cuccurese – alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, supportato nell’inganno dai soliti ascari a servizio, si ritroverà come sempre con una elemosina, ma i suoi cittadini al pari di quelli dei territori più avvantaggiati si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo dei banchieri con l’Europa per i prossimi decenni nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla”.
“Se a questo aggiungiamo anche l’autonomia differenziata – ha concluso il leader dei meridionalisti progressisti – è facile capire come la balcanizzazione del Paese sia dietro l’angolo”.
Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese
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Tra promesse mancate, cortine fumogene, scippi di Stato relativi sia alla spesa pubblica ordinaria che ai finanziamenti europei del Pnrr e l’approvazione a “scatola vuota” del disegno legge sull’autonomia differenziata, a “scatola vuota” perché saranno i satrapi di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna a riempirla di contenuti a loro piacimento, i cittadini del Sud Italia vengono presi in giro un giorni sì e l’altro pure.
L’ultima beffa, come ha evidenziato anche il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, è quella relativa allo scippo degli investimenti in infrastrutture ferroviarie.
“Alta Velocità, – ha denunciato Cuccurese – salta la riserva del 40%: non è ‘territorializzabile’”. “È da luglio, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – quando si è scoperto, semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non erano territorializzati e che lo si va ripetendo”.
“Il Sud, – ha proseguito Cuccurese – alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, supportato nell’inganno dai soliti ascari a servizio, si ritroverà come sempre con una elemosina, ma i suoi cittadini al pari di quelli dei territori più avvantaggiati si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo dei banchieri con l’Europa per i prossimi decenni nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla”.
“Se a questo aggiungiamo anche l’autonomia differenziata – ha concluso il leader dei meridionalisti progressisti – è facile capire come la balcanizzazione del Paese sia dietro l’angolo”.
Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese
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sabato 1 gennaio 2022
Dividi et impera
venerdì 31 dicembre 2021
Buon 2022 dal Partito del Sud!
mercoledì 29 dicembre 2021
Con Draghi al Quirinale torna la monarchia (sabauda)
Di Natale Cuccurese
Passato anche questo Natale l’orizzonte degli eventi non sembra particolarmente incoraggiante, visto che l’ormai imminente approvazione della Legge di Bilancio si basa sui soli voti di fiducia, senza nessuna discussione parlamentare e senza nemmeno che i parlamentari abbiano potuto prendere visione in tempi congrui dei vari articoli e discuterne. Con addirittura un collegato, quello sul via libera all’Autonomia differenziata, che al momento è formato solo dal titolo, con il testo che verrà aggiunto solo successivamente, evidentemente dopo decisioni prese nelle segrete stanze, in base alle alchimie spartitorie e agli equilibri di governo, anche in vista della elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Va rilevato che l’Italia sembra rapidamente indietreggiare nel corso della storia, per tornare ai tempi della monarchia assoluta, quando il monarca decideva e imponeva con i ministri da lui solo nominati tasse e investimenti e il suo governo era definito “dei migliori”. La storia cambiò solo con le Rivoluzioni, inglese e francese, e con la conseguente nascita dei Parlamenti.
Il salto indietro dell’Italia è quindi quanto mai preoccupante. E’ vero che anche negli ultimi anni si era arrivati con il fiatone all’approvazione della Legge di Bilancio, ma una compressione e una mancanza assoluta di dibattito come quest’anno non si era mai raggiunta. Un vulnus notevole che dovrebbe preoccupare cittadini, media e vertici dello Stato e che invece passa nell’indifferenza generale. Si è passati dalla aristocrazia del sangue a quella della finanza e visto che la storia è ciclica e spesso si ripete e “insegna ma non ha scolari”, sarà interessante vedere cosa accadrà nel prossimo futuro visto l’acuirsi della crisi.
Malgrado il quotidiano elogio a reti unificate a Draghi, se analizziamo solo i più recenti avvenimenti, notiamo che l’azione del Governo è tutta volta a solo vantaggio di confindustriali e prenditori vari e che la frase “non è il momento di prendere ma di dare ai cittadini”, pronunciata da Draghi ad inizio mandato, era riferita esclusivamente a queste due categorie, agli altri cittadini, i diseredati, la prossima Befana porterà solo carbone. Alla conferenza stampa di fine anno un giornalista de “Il Fatto Quotidiano” ha posto precise domande a Draghi sulla scelta governativa di favorire i redditi medio-alti in Legge di Bilancio in approvazione, ma il premier ha risposto trincerandosi dietro un giro di parole utile a depistare gli ascoltatori meno accorti, facendo leva sull’uso di “termini percentuali”.
È però evidente a tutti che un beneficio di 200€ a chi guadagna 20.000€/anno sia “percentualmente” maggiore di 500€ a chi ne guadagna 100.000€. Eppure si sta sempre regalando 500€ (cifra comunque maggiore di 200€) a chi guadagna 100 mila euro, altro che “progressività” scritta in Costituzione.
Così la presupposta “manovra espansiva” tanto decantata da governo e miopi politicanti a servizio permanente, con la prevista revisione Irpef va a tutto vantaggio dei redditi medio-alti e in combinazione con il Superbonus 110, si configura come assolutamente regressiva. Oltretutto queste risorse potrebbero avere un utilizzo socialmente più utile che non le ristrutturazioni di immobili di chi ha un reddito medio-alto, ad esempio essere utilizzate per compensare e sostenere il welfare di quei redditi più bassi che sono quelli meno favoriti dalla revisione, visto che nel caso in cui si prevedesse l’impossibilità di utilizzare il Superbonus per chi ha redditi superiori a 50 mila euro, il risparmio di imposta sarebbe di 9,6 miliardi, che corrisponde a circa due miliardi all’anno. Questo sì che andrebbe in quell’ottica di “dare” ai cittadini “in difficoltà” e non di dare ai “soliti” cittadini.
A maggior ragione se si pensa che ben 4,6 milioni di persone vivono oggi in condizione di povertà assoluta, contro i 2,8 milioni del 2008, secondo dati Istat. In questo modo si potrebbe iniziare ad aiutare concretamente quei cittadini più in difficoltà, che sono per la maggior quota nel Mezzogiorno, dove la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati Istat ed Eurispes sull’indice di povertà, che vede il Sud al primo posto d’Europa come Macroregione, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall’apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall’agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.
In questa direzione classista va anche il recente sblocco dei licenziamenti preteso e ottenuto da Confindustria; sblocco che già da qualche mese sta producendo i suoi effetti disastrosi sull’occupazione con licenziamenti a pioggia, alcuni addirittura via email.
Bisogna ricordare che sia i sindacati confederali che hanno accettato lo schema governativo e che solo ultimamente e limitatamente a CGIL e Uil han dato segnali di “risveglio” con lo sciopero generale del 16 dicembre, sia alcuni dei partiti che sostengono il governo, dopo aver fatto da sponda alle richieste di Confindustria, ora si stupiscono se le aziende licenziano, mentre c’è chi preme per togliere il Reddito di Cittadinanza al fine di dare tutti i fondi ai prenditori. Il fatto avviene proprio quando il Rapporto Inps 2020, con la fredda logica dei numeri, ha confermato che senza sussidi, RdC e senza il blocco dei licenziamenti l’Italia sarebbe andata incontro ad un vera e propria catastrofe sociale, con la diseguaglianza, che già è altissima, che sarebbe addirittura raddoppiata.
A proposito di diseguaglianza è doveroso ricordare la situazione che sta vivendo il Mezzogiorno, che già da prima della crisi Covid era in enorme difficoltà stretto tra razzismo di Stato e decennali scippi di fondi e risorse, l’ultimo sul Pnrr. Il Cnel nel suo rapporto 2020 ci informa che “Il risultato più drammatico del Covid è l’accentuazione del divario Nord-Sud nella speranza di vita che, mentre a livello nazionale continua ad essere la seconda più alta d’Europa, presenta difformità significative tra le città di Milano e Napoli fino a 3 anni che aumentano a 10 se si considerano le fasce sociali più povere del Mezzogiorno e quelle più ricche dell’Italia settentrionale”.
Stupisce che Papa Francesco nella sua omelia di S.Stefano si meravigli “dell’inverno demografico” in Italia, per una popolazione che fra denatalità ed emigrazioni bibliche è in calo anno dopo anno. Ma forse il Papa non è a conoscenza del fatto che ormai l’Italia, grazie alle ricette neoliberiste che ci propinano da trent’anni tutti i governi di centrodestra e centrosinistra, è un inferno di precariato dove le famiglie non possono più programmare un futuro dignitoso per sè e i propri figli. Evidentemente non conosce le condizioni di sfruttamento bestiale dei rider, dei precari di ogni genere e tipo, che ricordano quelle descritti da Dickens nella Londra dell’800.
A questo siamo tornati nell’Italia attuale, con una Costituzione tradita, mai interamente applicata e più volte ritoccata in peggio in passato e anche recentemente con la riduzione dei parlamentari, che han trasformato il Paese, grazie a politicanti imbelli, in un laboratorio mondiale dell’ordoliberismo.
Ben venga pertanto una iniziativa come quella della raccolta firma on line di Transform!italia (https://transform-italia.it/appello-piu-salari-piu-diritti/) per i salari minimi ed i diritti dei lavoratori. Utile a sollevare e segnalare il problema ai parlamentari europei. Ricordando che i salari italiani sono, caso unico in Europa, più bassi oggi che nel 1990.
Un Paese l’Italia che avanza verso il burrone con la testa girata all’indietro, mentre giovani e cittadini senza futuro e speranza emigrano in massa all’estero.
Chi è responsabile della crisi attuale (e delle precedenti) dovrebbe ora per la stampa mainstream risolverla, usando però solo le vecchie ricette che ci hanno portato all’attuale situazione. Mentre addirittura c’è chi auspica un ritorno ad una monarchia di fatto, con un Presidente della Repubblica che dirige dall’alto l’operato del Governo, ovviamente a solo a vantaggio dei “migliori”. Il tutto riponendo la Costituzione del 1948 dentro un cassetto, visto che Il semipresidenzialismo non è previsto. Il che, dopo aver giurato di rispettare la Costituzione da parte di Premier e Ministri, è semplicemente eversivo.
Fonte: Transform!italia
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Di Natale Cuccurese
Passato anche questo Natale l’orizzonte degli eventi non sembra particolarmente incoraggiante, visto che l’ormai imminente approvazione della Legge di Bilancio si basa sui soli voti di fiducia, senza nessuna discussione parlamentare e senza nemmeno che i parlamentari abbiano potuto prendere visione in tempi congrui dei vari articoli e discuterne. Con addirittura un collegato, quello sul via libera all’Autonomia differenziata, che al momento è formato solo dal titolo, con il testo che verrà aggiunto solo successivamente, evidentemente dopo decisioni prese nelle segrete stanze, in base alle alchimie spartitorie e agli equilibri di governo, anche in vista della elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Va rilevato che l’Italia sembra rapidamente indietreggiare nel corso della storia, per tornare ai tempi della monarchia assoluta, quando il monarca decideva e imponeva con i ministri da lui solo nominati tasse e investimenti e il suo governo era definito “dei migliori”. La storia cambiò solo con le Rivoluzioni, inglese e francese, e con la conseguente nascita dei Parlamenti.
Il salto indietro dell’Italia è quindi quanto mai preoccupante. E’ vero che anche negli ultimi anni si era arrivati con il fiatone all’approvazione della Legge di Bilancio, ma una compressione e una mancanza assoluta di dibattito come quest’anno non si era mai raggiunta. Un vulnus notevole che dovrebbe preoccupare cittadini, media e vertici dello Stato e che invece passa nell’indifferenza generale. Si è passati dalla aristocrazia del sangue a quella della finanza e visto che la storia è ciclica e spesso si ripete e “insegna ma non ha scolari”, sarà interessante vedere cosa accadrà nel prossimo futuro visto l’acuirsi della crisi.
Malgrado il quotidiano elogio a reti unificate a Draghi, se analizziamo solo i più recenti avvenimenti, notiamo che l’azione del Governo è tutta volta a solo vantaggio di confindustriali e prenditori vari e che la frase “non è il momento di prendere ma di dare ai cittadini”, pronunciata da Draghi ad inizio mandato, era riferita esclusivamente a queste due categorie, agli altri cittadini, i diseredati, la prossima Befana porterà solo carbone. Alla conferenza stampa di fine anno un giornalista de “Il Fatto Quotidiano” ha posto precise domande a Draghi sulla scelta governativa di favorire i redditi medio-alti in Legge di Bilancio in approvazione, ma il premier ha risposto trincerandosi dietro un giro di parole utile a depistare gli ascoltatori meno accorti, facendo leva sull’uso di “termini percentuali”.
È però evidente a tutti che un beneficio di 200€ a chi guadagna 20.000€/anno sia “percentualmente” maggiore di 500€ a chi ne guadagna 100.000€. Eppure si sta sempre regalando 500€ (cifra comunque maggiore di 200€) a chi guadagna 100 mila euro, altro che “progressività” scritta in Costituzione.
Così la presupposta “manovra espansiva” tanto decantata da governo e miopi politicanti a servizio permanente, con la prevista revisione Irpef va a tutto vantaggio dei redditi medio-alti e in combinazione con il Superbonus 110, si configura come assolutamente regressiva. Oltretutto queste risorse potrebbero avere un utilizzo socialmente più utile che non le ristrutturazioni di immobili di chi ha un reddito medio-alto, ad esempio essere utilizzate per compensare e sostenere il welfare di quei redditi più bassi che sono quelli meno favoriti dalla revisione, visto che nel caso in cui si prevedesse l’impossibilità di utilizzare il Superbonus per chi ha redditi superiori a 50 mila euro, il risparmio di imposta sarebbe di 9,6 miliardi, che corrisponde a circa due miliardi all’anno. Questo sì che andrebbe in quell’ottica di “dare” ai cittadini “in difficoltà” e non di dare ai “soliti” cittadini.
A maggior ragione se si pensa che ben 4,6 milioni di persone vivono oggi in condizione di povertà assoluta, contro i 2,8 milioni del 2008, secondo dati Istat. In questo modo si potrebbe iniziare ad aiutare concretamente quei cittadini più in difficoltà, che sono per la maggior quota nel Mezzogiorno, dove la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati Istat ed Eurispes sull’indice di povertà, che vede il Sud al primo posto d’Europa come Macroregione, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall’apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall’agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.
In questa direzione classista va anche il recente sblocco dei licenziamenti preteso e ottenuto da Confindustria; sblocco che già da qualche mese sta producendo i suoi effetti disastrosi sull’occupazione con licenziamenti a pioggia, alcuni addirittura via email.
Bisogna ricordare che sia i sindacati confederali che hanno accettato lo schema governativo e che solo ultimamente e limitatamente a CGIL e Uil han dato segnali di “risveglio” con lo sciopero generale del 16 dicembre, sia alcuni dei partiti che sostengono il governo, dopo aver fatto da sponda alle richieste di Confindustria, ora si stupiscono se le aziende licenziano, mentre c’è chi preme per togliere il Reddito di Cittadinanza al fine di dare tutti i fondi ai prenditori. Il fatto avviene proprio quando il Rapporto Inps 2020, con la fredda logica dei numeri, ha confermato che senza sussidi, RdC e senza il blocco dei licenziamenti l’Italia sarebbe andata incontro ad un vera e propria catastrofe sociale, con la diseguaglianza, che già è altissima, che sarebbe addirittura raddoppiata.
A proposito di diseguaglianza è doveroso ricordare la situazione che sta vivendo il Mezzogiorno, che già da prima della crisi Covid era in enorme difficoltà stretto tra razzismo di Stato e decennali scippi di fondi e risorse, l’ultimo sul Pnrr. Il Cnel nel suo rapporto 2020 ci informa che “Il risultato più drammatico del Covid è l’accentuazione del divario Nord-Sud nella speranza di vita che, mentre a livello nazionale continua ad essere la seconda più alta d’Europa, presenta difformità significative tra le città di Milano e Napoli fino a 3 anni che aumentano a 10 se si considerano le fasce sociali più povere del Mezzogiorno e quelle più ricche dell’Italia settentrionale”.
Stupisce che Papa Francesco nella sua omelia di S.Stefano si meravigli “dell’inverno demografico” in Italia, per una popolazione che fra denatalità ed emigrazioni bibliche è in calo anno dopo anno. Ma forse il Papa non è a conoscenza del fatto che ormai l’Italia, grazie alle ricette neoliberiste che ci propinano da trent’anni tutti i governi di centrodestra e centrosinistra, è un inferno di precariato dove le famiglie non possono più programmare un futuro dignitoso per sè e i propri figli. Evidentemente non conosce le condizioni di sfruttamento bestiale dei rider, dei precari di ogni genere e tipo, che ricordano quelle descritti da Dickens nella Londra dell’800.
A questo siamo tornati nell’Italia attuale, con una Costituzione tradita, mai interamente applicata e più volte ritoccata in peggio in passato e anche recentemente con la riduzione dei parlamentari, che han trasformato il Paese, grazie a politicanti imbelli, in un laboratorio mondiale dell’ordoliberismo.
Ben venga pertanto una iniziativa come quella della raccolta firma on line di Transform!italia (https://transform-italia.it/appello-piu-salari-piu-diritti/) per i salari minimi ed i diritti dei lavoratori. Utile a sollevare e segnalare il problema ai parlamentari europei. Ricordando che i salari italiani sono, caso unico in Europa, più bassi oggi che nel 1990.
Un Paese l’Italia che avanza verso il burrone con la testa girata all’indietro, mentre giovani e cittadini senza futuro e speranza emigrano in massa all’estero.
Chi è responsabile della crisi attuale (e delle precedenti) dovrebbe ora per la stampa mainstream risolverla, usando però solo le vecchie ricette che ci hanno portato all’attuale situazione. Mentre addirittura c’è chi auspica un ritorno ad una monarchia di fatto, con un Presidente della Repubblica che dirige dall’alto l’operato del Governo, ovviamente a solo a vantaggio dei “migliori”. Il tutto riponendo la Costituzione del 1948 dentro un cassetto, visto che Il semipresidenzialismo non è previsto. Il che, dopo aver giurato di rispettare la Costituzione da parte di Premier e Ministri, è semplicemente eversivo.
Fonte: Transform!italia
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venerdì 24 dicembre 2021
AUGURI DI BUONE FESTE DAL PARTITO DEL SUD!
Auguri di buone festività a tutti!
Auguri di buone festività a tutti!
martedì 21 dicembre 2021
L'intervento di Enzo Riccio al Presidio di Roma contro L'Autonomia differenziata [VIDEO]
L'intervento di Enzo Riccio, del Comitato Direttivo Nazionale del Partito del Sud, oggi al Presidio di Roma in Piazza Santi Apostoli, convocato dal Tavolo NO AD, composto da partiti, movimenti, sindacati e associazioni, che sono scesi in piazza a difesa dell’integrità della Repubblica e contro l’inserimento del collegato all'autonomia differenziata nella Legge di Bilancio da parte del Governo Draghi, presentato addirittura senza testo.
L'intervento di Enzo Riccio, del Comitato Direttivo Nazionale del Partito del Sud, oggi al Presidio di Roma in Piazza Santi Apostoli, convocato dal Tavolo NO AD, composto da partiti, movimenti, sindacati e associazioni, che sono scesi in piazza a difesa dell’integrità della Repubblica e contro l’inserimento del collegato all'autonomia differenziata nella Legge di Bilancio da parte del Governo Draghi, presentato addirittura senza testo.
lunedì 20 dicembre 2021
IL PARTITO DEL SUD IN PIAZZA A ROMA IL 21 DICEMBRE CONTRO L'AUTONOMIA DIFFERENZIATA
Il Partito del Sud partecipa al presidio di martedì 21 dicembre, dalle ore 14.00 a Roma in Piazza Santi Apostoli, convocato dal Tavolo NO AD e composto da partiti, movimenti, sindacati e associazioni che si preparano a scendere in piazza per protestare contro le mosse del governo Draghi e a difesa dell’integrità della Repubblica e contro l’inserimento del collegato all'autonomia differenziata nella Legge di Bilancio, presentato addirittura senza testo, che al momento non è stato ancora depositato, è facile capire come l’attacco al Sud, già prostrato da una povertà che non ha eguali in Europa, grazie anche alla mancata definizione dal 2001 dei Lep, pongono il Governo Draghi in cima alla classifica, non solo fra quelli più classisti, ma anche fra i più antimeridionali della storia della Repubblica vista la concomitante sottrazione di fondi del Pnrr dal 65% indicato dall'Europa.
L'autonomia differenziata danneggia il Sud, ma anche le fasce più deboli della popolazione del Nord, visto che apre la porta alla stagione delle privatizzazioni indiscriminate di cui questo governo di banchieri è fautore.
Stop immediato e per sempre del regionalismo differenziato dalla Legge di Bilancio, in rispetto dell’articolo 5 della Costituzione e dei principi di uguaglianza e cittadinanza da Nord a Sud.
L'Autonomia differenziata disgrega la Repubblica, aumenta le diseguaglianze e quindi fa male al Paese.
Natale Cuccurese
Presidente Partito del Sud
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Il Partito del Sud partecipa al presidio di martedì 21 dicembre, dalle ore 14.00 a Roma in Piazza Santi Apostoli, convocato dal Tavolo NO AD e composto da partiti, movimenti, sindacati e associazioni che si preparano a scendere in piazza per protestare contro le mosse del governo Draghi e a difesa dell’integrità della Repubblica e contro l’inserimento del collegato all'autonomia differenziata nella Legge di Bilancio, presentato addirittura senza testo, che al momento non è stato ancora depositato, è facile capire come l’attacco al Sud, già prostrato da una povertà che non ha eguali in Europa, grazie anche alla mancata definizione dal 2001 dei Lep, pongono il Governo Draghi in cima alla classifica, non solo fra quelli più classisti, ma anche fra i più antimeridionali della storia della Repubblica vista la concomitante sottrazione di fondi del Pnrr dal 65% indicato dall'Europa.
L'autonomia differenziata danneggia il Sud, ma anche le fasce più deboli della popolazione del Nord, visto che apre la porta alla stagione delle privatizzazioni indiscriminate di cui questo governo di banchieri è fautore.
Stop immediato e per sempre del regionalismo differenziato dalla Legge di Bilancio, in rispetto dell’articolo 5 della Costituzione e dei principi di uguaglianza e cittadinanza da Nord a Sud.
L'Autonomia differenziata disgrega la Repubblica, aumenta le diseguaglianze e quindi fa male al Paese.
Natale Cuccurese
Presidente Partito del Sud
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CONTRO LE SPECULAZIONI SUI BIGLIETTI FERROVIARI ED AEREI IN OCCASIONI DELLE FESTIVITA’ A DANNO DEI MERIDIONALI EMIGRATI - COMUNICATO STAMPA
Come ogni anno le compagnie aeree e ferroviarie
rincarano fino al 300% i prezzi dei biglietti per taglieggiare i meridionali
che rientrano a casa per le feste.
Una vergogna che come Consiglio Direttivo Nazionale
del Partito del Sud segnaliamo anno dopo anno in occasione delle festività
natalizie e di quelle estive, ma il Governo attuale, così come i precedenti, continua
a non prendere alcun provvedimento per calmierare i prezzi.
La forte sensazione è che i prezzi dei biglietti vengano aumentati non solo per effetto della maggiore domanda, ma come conseguenza di una pratica speculativa che approfitta dello stato di necessità di quei cittadini meridionali che vogliono o devono tornare nel proprio comune di residenza per trascorrere le festività in famiglia. Una speculazione miserabile così come miserabile ed arretrato è questo Paese diseguale, dove camerieri politici, anche del Sud, sono al servizio permanente solo degli interessi di prenditori e aziende con sede legale al Nord o Multinazionali.
Cosi mentre al Nord aumentano i treni ad alta
velocità, nel Mezzogiorno viaggiano vecchie carrozze diesel e migliaia di
persone non prendono più il treno per via dei prezzi alti, dei tagli, del
degrado del servizio, della mancanza di corse e dei tempi biblici di
percorrenza.
Pochi anni fa persino la Commissione europea, tramite la
Commissaria Corina Cretu, era intervenuta presso il Governo affichè la Calabria
non rimanesse sconnessa dal resto d’Europa. Ma a parte le solite chiacchiere di
circostanza la politica politicante italiana, malgrado ce lo chiedesse
l’Europa, nulla ha fatto per risolvere il problema. Anche la mancanza da sempre
di infrastrutture moderne al Sud è servita a far destinare all’Italia la più
altra quota d’Europa del Recovery Fund (191,5 Miliardi) al fine di iniziare a
ridurre le differenze fra Nord e Sud, anche in infrastrutture. Nulla di quanto
chiesto dall’Europa però si sta realizzando, anzi la quota da destinarsi al
Mezzogiorno del 65% dei fondi indicata dall’Europa, è stata ridotta al 40% con
un tratto di penna dal Governo Draghi, mentre il sindaco di Milano Sala già sta
sgomitando per poter sottrarre al Sud più fondi possibili, indifferente al
fatto che in tutto il Sud ogni giorno circolano meno treni, più vecchi e più
lenti, che nella sola Lombardia.
Così non solo molti cittadini meridionali sono costretti ad emigrare per mancanza di opportunità, ma in più, tornare nella propria terra per le festività, assume grazie alla speculazione tariffaria le sembianze di un sopruso e di una rapina.
Basti pensare che il
biglietto del treno per Salerno tocca la cifra folle di 240,00€. E
pensare che Salerno è una città ancora ben collegata visto che è li che arriva
e si ferma la AV, mentre per recarsi in Calabria o in Sicilia, in tempi
sopportabili, le uniche soluzioni disponibili sono aerei dai costi proibitivi.
Ad esempio, un volo per
Palermo il 23 dicembre supera facilmente i 300€ a persona e
lo stesso vale per chi prova a raggiungere Lamezia Terme da Milano. Per spendere meno di 200 euro, l’alternativa è
prevedere scali a Tolosa o a Budapest.
Così anche per i Precari fuori sede che, a
Natale per tornare alle loro famiglie al Sud, spenderanno 400 euro di biglietto
aereo solo andata. Quest’anno più che mai i costi sono saliti alle stelle, per
cui molti rinunciano aumentando l’amarezza di chi resta lontano e non può
nemmeno passare le festività con i propri cari.
Per queste
festività poi è arrivata anche la ciliegina della presa in giro di Trenitalia
che per la tratta Av Milano-Parigi, appena inaugurata, prevede un costo di 29€
per un tempo di percorrenza di 6 ore. Mentre, ad esempio, per la tratta, non Av,
Milano-Potenza (a Matera non arriva il treno…) il costo arriva a 164,85€ e si è
a destinazione in ben 14 ore.
Questo il livello di disattenzione e di disservizio che Ferrovie e Stato italiano riservano ai cittadini del Mezzogiorno, che ora si apprestano a diventare anche di fatto cittadini di serie B grazie alla prossima approvazione del collegato dell’Autonomia differenziata alla Legge di Bilancio.
Come Partito del Sud chiediamo che il Governo
intervenga immediatamente presso le compagnie di trasporti aerei, ferroviari e
autostradali per calmierare i prezzi durante tutte le festività a calendario, perché
non sono più tollerabili queste speculazioni ai danni dei cittadini del
Mezzogiorno che violano il
diritto a ricongiungersi alla famiglia e che in presenza di posti liberi su
aerei e treni diventano un vero e proprio inaccettabile sopruso e uno schiaffo
a chi già è costretto da questo Stato ad emigrare per mancanza di opportunità
nel proprio territorio.
Consiglio Direttivo
Nazionale
Partito del Sud-Meridionalisti
Progressisti
.
Come ogni anno le compagnie aeree e ferroviarie
rincarano fino al 300% i prezzi dei biglietti per taglieggiare i meridionali
che rientrano a casa per le feste.
Una vergogna che come Consiglio Direttivo Nazionale
del Partito del Sud segnaliamo anno dopo anno in occasione delle festività
natalizie e di quelle estive, ma il Governo attuale, così come i precedenti, continua
a non prendere alcun provvedimento per calmierare i prezzi.
La forte sensazione è che i prezzi dei biglietti vengano aumentati non solo per effetto della maggiore domanda, ma come conseguenza di una pratica speculativa che approfitta dello stato di necessità di quei cittadini meridionali che vogliono o devono tornare nel proprio comune di residenza per trascorrere le festività in famiglia. Una speculazione miserabile così come miserabile ed arretrato è questo Paese diseguale, dove camerieri politici, anche del Sud, sono al servizio permanente solo degli interessi di prenditori e aziende con sede legale al Nord o Multinazionali.
Cosi mentre al Nord aumentano i treni ad alta
velocità, nel Mezzogiorno viaggiano vecchie carrozze diesel e migliaia di
persone non prendono più il treno per via dei prezzi alti, dei tagli, del
degrado del servizio, della mancanza di corse e dei tempi biblici di
percorrenza.
Pochi anni fa persino la Commissione europea, tramite la
Commissaria Corina Cretu, era intervenuta presso il Governo affichè la Calabria
non rimanesse sconnessa dal resto d’Europa. Ma a parte le solite chiacchiere di
circostanza la politica politicante italiana, malgrado ce lo chiedesse
l’Europa, nulla ha fatto per risolvere il problema. Anche la mancanza da sempre
di infrastrutture moderne al Sud è servita a far destinare all’Italia la più
altra quota d’Europa del Recovery Fund (191,5 Miliardi) al fine di iniziare a
ridurre le differenze fra Nord e Sud, anche in infrastrutture. Nulla di quanto
chiesto dall’Europa però si sta realizzando, anzi la quota da destinarsi al
Mezzogiorno del 65% dei fondi indicata dall’Europa, è stata ridotta al 40% con
un tratto di penna dal Governo Draghi, mentre il sindaco di Milano Sala già sta
sgomitando per poter sottrarre al Sud più fondi possibili, indifferente al
fatto che in tutto il Sud ogni giorno circolano meno treni, più vecchi e più
lenti, che nella sola Lombardia.
Così non solo molti cittadini meridionali sono costretti ad emigrare per mancanza di opportunità, ma in più, tornare nella propria terra per le festività, assume grazie alla speculazione tariffaria le sembianze di un sopruso e di una rapina.
Basti pensare che il
biglietto del treno per Salerno tocca la cifra folle di 240,00€. E
pensare che Salerno è una città ancora ben collegata visto che è li che arriva
e si ferma la AV, mentre per recarsi in Calabria o in Sicilia, in tempi
sopportabili, le uniche soluzioni disponibili sono aerei dai costi proibitivi.
Ad esempio, un volo per
Palermo il 23 dicembre supera facilmente i 300€ a persona e
lo stesso vale per chi prova a raggiungere Lamezia Terme da Milano. Per spendere meno di 200 euro, l’alternativa è
prevedere scali a Tolosa o a Budapest.
Così anche per i Precari fuori sede che, a
Natale per tornare alle loro famiglie al Sud, spenderanno 400 euro di biglietto
aereo solo andata. Quest’anno più che mai i costi sono saliti alle stelle, per
cui molti rinunciano aumentando l’amarezza di chi resta lontano e non può
nemmeno passare le festività con i propri cari.
Per queste
festività poi è arrivata anche la ciliegina della presa in giro di Trenitalia
che per la tratta Av Milano-Parigi, appena inaugurata, prevede un costo di 29€
per un tempo di percorrenza di 6 ore. Mentre, ad esempio, per la tratta, non Av,
Milano-Potenza (a Matera non arriva il treno…) il costo arriva a 164,85€ e si è
a destinazione in ben 14 ore.
Questo il livello di disattenzione e di disservizio che Ferrovie e Stato italiano riservano ai cittadini del Mezzogiorno, che ora si apprestano a diventare anche di fatto cittadini di serie B grazie alla prossima approvazione del collegato dell’Autonomia differenziata alla Legge di Bilancio.
Come Partito del Sud chiediamo che il Governo
intervenga immediatamente presso le compagnie di trasporti aerei, ferroviari e
autostradali per calmierare i prezzi durante tutte le festività a calendario, perché
non sono più tollerabili queste speculazioni ai danni dei cittadini del
Mezzogiorno che violano il
diritto a ricongiungersi alla famiglia e che in presenza di posti liberi su
aerei e treni diventano un vero e proprio inaccettabile sopruso e uno schiaffo
a chi già è costretto da questo Stato ad emigrare per mancanza di opportunità
nel proprio territorio.
Consiglio Direttivo
Nazionale
Partito del Sud-Meridionalisti
Progressisti
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