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venerdì 31 dicembre 2021
Buon 2022 dal Partito del Sud!
mercoledì 29 dicembre 2021
Con Draghi al Quirinale torna la monarchia (sabauda)
Di Natale Cuccurese
Passato anche questo Natale l’orizzonte degli eventi non sembra particolarmente incoraggiante, visto che l’ormai imminente approvazione della Legge di Bilancio si basa sui soli voti di fiducia, senza nessuna discussione parlamentare e senza nemmeno che i parlamentari abbiano potuto prendere visione in tempi congrui dei vari articoli e discuterne. Con addirittura un collegato, quello sul via libera all’Autonomia differenziata, che al momento è formato solo dal titolo, con il testo che verrà aggiunto solo successivamente, evidentemente dopo decisioni prese nelle segrete stanze, in base alle alchimie spartitorie e agli equilibri di governo, anche in vista della elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Va rilevato che l’Italia sembra rapidamente indietreggiare nel corso della storia, per tornare ai tempi della monarchia assoluta, quando il monarca decideva e imponeva con i ministri da lui solo nominati tasse e investimenti e il suo governo era definito “dei migliori”. La storia cambiò solo con le Rivoluzioni, inglese e francese, e con la conseguente nascita dei Parlamenti.
Il salto indietro dell’Italia è quindi quanto mai preoccupante. E’ vero che anche negli ultimi anni si era arrivati con il fiatone all’approvazione della Legge di Bilancio, ma una compressione e una mancanza assoluta di dibattito come quest’anno non si era mai raggiunta. Un vulnus notevole che dovrebbe preoccupare cittadini, media e vertici dello Stato e che invece passa nell’indifferenza generale. Si è passati dalla aristocrazia del sangue a quella della finanza e visto che la storia è ciclica e spesso si ripete e “insegna ma non ha scolari”, sarà interessante vedere cosa accadrà nel prossimo futuro visto l’acuirsi della crisi.
Malgrado il quotidiano elogio a reti unificate a Draghi, se analizziamo solo i più recenti avvenimenti, notiamo che l’azione del Governo è tutta volta a solo vantaggio di confindustriali e prenditori vari e che la frase “non è il momento di prendere ma di dare ai cittadini”, pronunciata da Draghi ad inizio mandato, era riferita esclusivamente a queste due categorie, agli altri cittadini, i diseredati, la prossima Befana porterà solo carbone. Alla conferenza stampa di fine anno un giornalista de “Il Fatto Quotidiano” ha posto precise domande a Draghi sulla scelta governativa di favorire i redditi medio-alti in Legge di Bilancio in approvazione, ma il premier ha risposto trincerandosi dietro un giro di parole utile a depistare gli ascoltatori meno accorti, facendo leva sull’uso di “termini percentuali”.
È però evidente a tutti che un beneficio di 200€ a chi guadagna 20.000€/anno sia “percentualmente” maggiore di 500€ a chi ne guadagna 100.000€. Eppure si sta sempre regalando 500€ (cifra comunque maggiore di 200€) a chi guadagna 100 mila euro, altro che “progressività” scritta in Costituzione.
Così la presupposta “manovra espansiva” tanto decantata da governo e miopi politicanti a servizio permanente, con la prevista revisione Irpef va a tutto vantaggio dei redditi medio-alti e in combinazione con il Superbonus 110, si configura come assolutamente regressiva. Oltretutto queste risorse potrebbero avere un utilizzo socialmente più utile che non le ristrutturazioni di immobili di chi ha un reddito medio-alto, ad esempio essere utilizzate per compensare e sostenere il welfare di quei redditi più bassi che sono quelli meno favoriti dalla revisione, visto che nel caso in cui si prevedesse l’impossibilità di utilizzare il Superbonus per chi ha redditi superiori a 50 mila euro, il risparmio di imposta sarebbe di 9,6 miliardi, che corrisponde a circa due miliardi all’anno. Questo sì che andrebbe in quell’ottica di “dare” ai cittadini “in difficoltà” e non di dare ai “soliti” cittadini.
A maggior ragione se si pensa che ben 4,6 milioni di persone vivono oggi in condizione di povertà assoluta, contro i 2,8 milioni del 2008, secondo dati Istat. In questo modo si potrebbe iniziare ad aiutare concretamente quei cittadini più in difficoltà, che sono per la maggior quota nel Mezzogiorno, dove la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati Istat ed Eurispes sull’indice di povertà, che vede il Sud al primo posto d’Europa come Macroregione, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall’apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall’agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.
In questa direzione classista va anche il recente sblocco dei licenziamenti preteso e ottenuto da Confindustria; sblocco che già da qualche mese sta producendo i suoi effetti disastrosi sull’occupazione con licenziamenti a pioggia, alcuni addirittura via email.
Bisogna ricordare che sia i sindacati confederali che hanno accettato lo schema governativo e che solo ultimamente e limitatamente a CGIL e Uil han dato segnali di “risveglio” con lo sciopero generale del 16 dicembre, sia alcuni dei partiti che sostengono il governo, dopo aver fatto da sponda alle richieste di Confindustria, ora si stupiscono se le aziende licenziano, mentre c’è chi preme per togliere il Reddito di Cittadinanza al fine di dare tutti i fondi ai prenditori. Il fatto avviene proprio quando il Rapporto Inps 2020, con la fredda logica dei numeri, ha confermato che senza sussidi, RdC e senza il blocco dei licenziamenti l’Italia sarebbe andata incontro ad un vera e propria catastrofe sociale, con la diseguaglianza, che già è altissima, che sarebbe addirittura raddoppiata.
A proposito di diseguaglianza è doveroso ricordare la situazione che sta vivendo il Mezzogiorno, che già da prima della crisi Covid era in enorme difficoltà stretto tra razzismo di Stato e decennali scippi di fondi e risorse, l’ultimo sul Pnrr. Il Cnel nel suo rapporto 2020 ci informa che “Il risultato più drammatico del Covid è l’accentuazione del divario Nord-Sud nella speranza di vita che, mentre a livello nazionale continua ad essere la seconda più alta d’Europa, presenta difformità significative tra le città di Milano e Napoli fino a 3 anni che aumentano a 10 se si considerano le fasce sociali più povere del Mezzogiorno e quelle più ricche dell’Italia settentrionale”.
Stupisce che Papa Francesco nella sua omelia di S.Stefano si meravigli “dell’inverno demografico” in Italia, per una popolazione che fra denatalità ed emigrazioni bibliche è in calo anno dopo anno. Ma forse il Papa non è a conoscenza del fatto che ormai l’Italia, grazie alle ricette neoliberiste che ci propinano da trent’anni tutti i governi di centrodestra e centrosinistra, è un inferno di precariato dove le famiglie non possono più programmare un futuro dignitoso per sè e i propri figli. Evidentemente non conosce le condizioni di sfruttamento bestiale dei rider, dei precari di ogni genere e tipo, che ricordano quelle descritti da Dickens nella Londra dell’800.
A questo siamo tornati nell’Italia attuale, con una Costituzione tradita, mai interamente applicata e più volte ritoccata in peggio in passato e anche recentemente con la riduzione dei parlamentari, che han trasformato il Paese, grazie a politicanti imbelli, in un laboratorio mondiale dell’ordoliberismo.
Ben venga pertanto una iniziativa come quella della raccolta firma on line di Transform!italia (https://transform-italia.it/appello-piu-salari-piu-diritti/) per i salari minimi ed i diritti dei lavoratori. Utile a sollevare e segnalare il problema ai parlamentari europei. Ricordando che i salari italiani sono, caso unico in Europa, più bassi oggi che nel 1990.
Un Paese l’Italia che avanza verso il burrone con la testa girata all’indietro, mentre giovani e cittadini senza futuro e speranza emigrano in massa all’estero.
Chi è responsabile della crisi attuale (e delle precedenti) dovrebbe ora per la stampa mainstream risolverla, usando però solo le vecchie ricette che ci hanno portato all’attuale situazione. Mentre addirittura c’è chi auspica un ritorno ad una monarchia di fatto, con un Presidente della Repubblica che dirige dall’alto l’operato del Governo, ovviamente a solo a vantaggio dei “migliori”. Il tutto riponendo la Costituzione del 1948 dentro un cassetto, visto che Il semipresidenzialismo non è previsto. Il che, dopo aver giurato di rispettare la Costituzione da parte di Premier e Ministri, è semplicemente eversivo.
Fonte: Transform!italia
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Di Natale Cuccurese
Passato anche questo Natale l’orizzonte degli eventi non sembra particolarmente incoraggiante, visto che l’ormai imminente approvazione della Legge di Bilancio si basa sui soli voti di fiducia, senza nessuna discussione parlamentare e senza nemmeno che i parlamentari abbiano potuto prendere visione in tempi congrui dei vari articoli e discuterne. Con addirittura un collegato, quello sul via libera all’Autonomia differenziata, che al momento è formato solo dal titolo, con il testo che verrà aggiunto solo successivamente, evidentemente dopo decisioni prese nelle segrete stanze, in base alle alchimie spartitorie e agli equilibri di governo, anche in vista della elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Va rilevato che l’Italia sembra rapidamente indietreggiare nel corso della storia, per tornare ai tempi della monarchia assoluta, quando il monarca decideva e imponeva con i ministri da lui solo nominati tasse e investimenti e il suo governo era definito “dei migliori”. La storia cambiò solo con le Rivoluzioni, inglese e francese, e con la conseguente nascita dei Parlamenti.
Il salto indietro dell’Italia è quindi quanto mai preoccupante. E’ vero che anche negli ultimi anni si era arrivati con il fiatone all’approvazione della Legge di Bilancio, ma una compressione e una mancanza assoluta di dibattito come quest’anno non si era mai raggiunta. Un vulnus notevole che dovrebbe preoccupare cittadini, media e vertici dello Stato e che invece passa nell’indifferenza generale. Si è passati dalla aristocrazia del sangue a quella della finanza e visto che la storia è ciclica e spesso si ripete e “insegna ma non ha scolari”, sarà interessante vedere cosa accadrà nel prossimo futuro visto l’acuirsi della crisi.
Malgrado il quotidiano elogio a reti unificate a Draghi, se analizziamo solo i più recenti avvenimenti, notiamo che l’azione del Governo è tutta volta a solo vantaggio di confindustriali e prenditori vari e che la frase “non è il momento di prendere ma di dare ai cittadini”, pronunciata da Draghi ad inizio mandato, era riferita esclusivamente a queste due categorie, agli altri cittadini, i diseredati, la prossima Befana porterà solo carbone. Alla conferenza stampa di fine anno un giornalista de “Il Fatto Quotidiano” ha posto precise domande a Draghi sulla scelta governativa di favorire i redditi medio-alti in Legge di Bilancio in approvazione, ma il premier ha risposto trincerandosi dietro un giro di parole utile a depistare gli ascoltatori meno accorti, facendo leva sull’uso di “termini percentuali”.
È però evidente a tutti che un beneficio di 200€ a chi guadagna 20.000€/anno sia “percentualmente” maggiore di 500€ a chi ne guadagna 100.000€. Eppure si sta sempre regalando 500€ (cifra comunque maggiore di 200€) a chi guadagna 100 mila euro, altro che “progressività” scritta in Costituzione.
Così la presupposta “manovra espansiva” tanto decantata da governo e miopi politicanti a servizio permanente, con la prevista revisione Irpef va a tutto vantaggio dei redditi medio-alti e in combinazione con il Superbonus 110, si configura come assolutamente regressiva. Oltretutto queste risorse potrebbero avere un utilizzo socialmente più utile che non le ristrutturazioni di immobili di chi ha un reddito medio-alto, ad esempio essere utilizzate per compensare e sostenere il welfare di quei redditi più bassi che sono quelli meno favoriti dalla revisione, visto che nel caso in cui si prevedesse l’impossibilità di utilizzare il Superbonus per chi ha redditi superiori a 50 mila euro, il risparmio di imposta sarebbe di 9,6 miliardi, che corrisponde a circa due miliardi all’anno. Questo sì che andrebbe in quell’ottica di “dare” ai cittadini “in difficoltà” e non di dare ai “soliti” cittadini.
A maggior ragione se si pensa che ben 4,6 milioni di persone vivono oggi in condizione di povertà assoluta, contro i 2,8 milioni del 2008, secondo dati Istat. In questo modo si potrebbe iniziare ad aiutare concretamente quei cittadini più in difficoltà, che sono per la maggior quota nel Mezzogiorno, dove la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati Istat ed Eurispes sull’indice di povertà, che vede il Sud al primo posto d’Europa come Macroregione, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall’apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall’agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.
In questa direzione classista va anche il recente sblocco dei licenziamenti preteso e ottenuto da Confindustria; sblocco che già da qualche mese sta producendo i suoi effetti disastrosi sull’occupazione con licenziamenti a pioggia, alcuni addirittura via email.
Bisogna ricordare che sia i sindacati confederali che hanno accettato lo schema governativo e che solo ultimamente e limitatamente a CGIL e Uil han dato segnali di “risveglio” con lo sciopero generale del 16 dicembre, sia alcuni dei partiti che sostengono il governo, dopo aver fatto da sponda alle richieste di Confindustria, ora si stupiscono se le aziende licenziano, mentre c’è chi preme per togliere il Reddito di Cittadinanza al fine di dare tutti i fondi ai prenditori. Il fatto avviene proprio quando il Rapporto Inps 2020, con la fredda logica dei numeri, ha confermato che senza sussidi, RdC e senza il blocco dei licenziamenti l’Italia sarebbe andata incontro ad un vera e propria catastrofe sociale, con la diseguaglianza, che già è altissima, che sarebbe addirittura raddoppiata.
A proposito di diseguaglianza è doveroso ricordare la situazione che sta vivendo il Mezzogiorno, che già da prima della crisi Covid era in enorme difficoltà stretto tra razzismo di Stato e decennali scippi di fondi e risorse, l’ultimo sul Pnrr. Il Cnel nel suo rapporto 2020 ci informa che “Il risultato più drammatico del Covid è l’accentuazione del divario Nord-Sud nella speranza di vita che, mentre a livello nazionale continua ad essere la seconda più alta d’Europa, presenta difformità significative tra le città di Milano e Napoli fino a 3 anni che aumentano a 10 se si considerano le fasce sociali più povere del Mezzogiorno e quelle più ricche dell’Italia settentrionale”.
Stupisce che Papa Francesco nella sua omelia di S.Stefano si meravigli “dell’inverno demografico” in Italia, per una popolazione che fra denatalità ed emigrazioni bibliche è in calo anno dopo anno. Ma forse il Papa non è a conoscenza del fatto che ormai l’Italia, grazie alle ricette neoliberiste che ci propinano da trent’anni tutti i governi di centrodestra e centrosinistra, è un inferno di precariato dove le famiglie non possono più programmare un futuro dignitoso per sè e i propri figli. Evidentemente non conosce le condizioni di sfruttamento bestiale dei rider, dei precari di ogni genere e tipo, che ricordano quelle descritti da Dickens nella Londra dell’800.
A questo siamo tornati nell’Italia attuale, con una Costituzione tradita, mai interamente applicata e più volte ritoccata in peggio in passato e anche recentemente con la riduzione dei parlamentari, che han trasformato il Paese, grazie a politicanti imbelli, in un laboratorio mondiale dell’ordoliberismo.
Ben venga pertanto una iniziativa come quella della raccolta firma on line di Transform!italia (https://transform-italia.it/appello-piu-salari-piu-diritti/) per i salari minimi ed i diritti dei lavoratori. Utile a sollevare e segnalare il problema ai parlamentari europei. Ricordando che i salari italiani sono, caso unico in Europa, più bassi oggi che nel 1990.
Un Paese l’Italia che avanza verso il burrone con la testa girata all’indietro, mentre giovani e cittadini senza futuro e speranza emigrano in massa all’estero.
Chi è responsabile della crisi attuale (e delle precedenti) dovrebbe ora per la stampa mainstream risolverla, usando però solo le vecchie ricette che ci hanno portato all’attuale situazione. Mentre addirittura c’è chi auspica un ritorno ad una monarchia di fatto, con un Presidente della Repubblica che dirige dall’alto l’operato del Governo, ovviamente a solo a vantaggio dei “migliori”. Il tutto riponendo la Costituzione del 1948 dentro un cassetto, visto che Il semipresidenzialismo non è previsto. Il che, dopo aver giurato di rispettare la Costituzione da parte di Premier e Ministri, è semplicemente eversivo.
Fonte: Transform!italia
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venerdì 24 dicembre 2021
AUGURI DI BUONE FESTE DAL PARTITO DEL SUD!
Auguri di buone festività a tutti!
Auguri di buone festività a tutti!
martedì 21 dicembre 2021
L'intervento di Enzo Riccio al Presidio di Roma contro L'Autonomia differenziata [VIDEO]
L'intervento di Enzo Riccio, del Comitato Direttivo Nazionale del Partito del Sud, oggi al Presidio di Roma in Piazza Santi Apostoli, convocato dal Tavolo NO AD, composto da partiti, movimenti, sindacati e associazioni, che sono scesi in piazza a difesa dell’integrità della Repubblica e contro l’inserimento del collegato all'autonomia differenziata nella Legge di Bilancio da parte del Governo Draghi, presentato addirittura senza testo.
L'intervento di Enzo Riccio, del Comitato Direttivo Nazionale del Partito del Sud, oggi al Presidio di Roma in Piazza Santi Apostoli, convocato dal Tavolo NO AD, composto da partiti, movimenti, sindacati e associazioni, che sono scesi in piazza a difesa dell’integrità della Repubblica e contro l’inserimento del collegato all'autonomia differenziata nella Legge di Bilancio da parte del Governo Draghi, presentato addirittura senza testo.
lunedì 20 dicembre 2021
IL PARTITO DEL SUD IN PIAZZA A ROMA IL 21 DICEMBRE CONTRO L'AUTONOMIA DIFFERENZIATA
Il Partito del Sud partecipa al presidio di martedì 21 dicembre, dalle ore 14.00 a Roma in Piazza Santi Apostoli, convocato dal Tavolo NO AD e composto da partiti, movimenti, sindacati e associazioni che si preparano a scendere in piazza per protestare contro le mosse del governo Draghi e a difesa dell’integrità della Repubblica e contro l’inserimento del collegato all'autonomia differenziata nella Legge di Bilancio, presentato addirittura senza testo, che al momento non è stato ancora depositato, è facile capire come l’attacco al Sud, già prostrato da una povertà che non ha eguali in Europa, grazie anche alla mancata definizione dal 2001 dei Lep, pongono il Governo Draghi in cima alla classifica, non solo fra quelli più classisti, ma anche fra i più antimeridionali della storia della Repubblica vista la concomitante sottrazione di fondi del Pnrr dal 65% indicato dall'Europa.
L'autonomia differenziata danneggia il Sud, ma anche le fasce più deboli della popolazione del Nord, visto che apre la porta alla stagione delle privatizzazioni indiscriminate di cui questo governo di banchieri è fautore.
Stop immediato e per sempre del regionalismo differenziato dalla Legge di Bilancio, in rispetto dell’articolo 5 della Costituzione e dei principi di uguaglianza e cittadinanza da Nord a Sud.
L'Autonomia differenziata disgrega la Repubblica, aumenta le diseguaglianze e quindi fa male al Paese.
Natale Cuccurese
Presidente Partito del Sud
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Il Partito del Sud partecipa al presidio di martedì 21 dicembre, dalle ore 14.00 a Roma in Piazza Santi Apostoli, convocato dal Tavolo NO AD e composto da partiti, movimenti, sindacati e associazioni che si preparano a scendere in piazza per protestare contro le mosse del governo Draghi e a difesa dell’integrità della Repubblica e contro l’inserimento del collegato all'autonomia differenziata nella Legge di Bilancio, presentato addirittura senza testo, che al momento non è stato ancora depositato, è facile capire come l’attacco al Sud, già prostrato da una povertà che non ha eguali in Europa, grazie anche alla mancata definizione dal 2001 dei Lep, pongono il Governo Draghi in cima alla classifica, non solo fra quelli più classisti, ma anche fra i più antimeridionali della storia della Repubblica vista la concomitante sottrazione di fondi del Pnrr dal 65% indicato dall'Europa.
L'autonomia differenziata danneggia il Sud, ma anche le fasce più deboli della popolazione del Nord, visto che apre la porta alla stagione delle privatizzazioni indiscriminate di cui questo governo di banchieri è fautore.
Stop immediato e per sempre del regionalismo differenziato dalla Legge di Bilancio, in rispetto dell’articolo 5 della Costituzione e dei principi di uguaglianza e cittadinanza da Nord a Sud.
L'Autonomia differenziata disgrega la Repubblica, aumenta le diseguaglianze e quindi fa male al Paese.
Natale Cuccurese
Presidente Partito del Sud
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CONTRO LE SPECULAZIONI SUI BIGLIETTI FERROVIARI ED AEREI IN OCCASIONI DELLE FESTIVITA’ A DANNO DEI MERIDIONALI EMIGRATI - COMUNICATO STAMPA
Come ogni anno le compagnie aeree e ferroviarie
rincarano fino al 300% i prezzi dei biglietti per taglieggiare i meridionali
che rientrano a casa per le feste.
Una vergogna che come Consiglio Direttivo Nazionale
del Partito del Sud segnaliamo anno dopo anno in occasione delle festività
natalizie e di quelle estive, ma il Governo attuale, così come i precedenti, continua
a non prendere alcun provvedimento per calmierare i prezzi.
La forte sensazione è che i prezzi dei biglietti vengano aumentati non solo per effetto della maggiore domanda, ma come conseguenza di una pratica speculativa che approfitta dello stato di necessità di quei cittadini meridionali che vogliono o devono tornare nel proprio comune di residenza per trascorrere le festività in famiglia. Una speculazione miserabile così come miserabile ed arretrato è questo Paese diseguale, dove camerieri politici, anche del Sud, sono al servizio permanente solo degli interessi di prenditori e aziende con sede legale al Nord o Multinazionali.
Cosi mentre al Nord aumentano i treni ad alta
velocità, nel Mezzogiorno viaggiano vecchie carrozze diesel e migliaia di
persone non prendono più il treno per via dei prezzi alti, dei tagli, del
degrado del servizio, della mancanza di corse e dei tempi biblici di
percorrenza.
Pochi anni fa persino la Commissione europea, tramite la
Commissaria Corina Cretu, era intervenuta presso il Governo affichè la Calabria
non rimanesse sconnessa dal resto d’Europa. Ma a parte le solite chiacchiere di
circostanza la politica politicante italiana, malgrado ce lo chiedesse
l’Europa, nulla ha fatto per risolvere il problema. Anche la mancanza da sempre
di infrastrutture moderne al Sud è servita a far destinare all’Italia la più
altra quota d’Europa del Recovery Fund (191,5 Miliardi) al fine di iniziare a
ridurre le differenze fra Nord e Sud, anche in infrastrutture. Nulla di quanto
chiesto dall’Europa però si sta realizzando, anzi la quota da destinarsi al
Mezzogiorno del 65% dei fondi indicata dall’Europa, è stata ridotta al 40% con
un tratto di penna dal Governo Draghi, mentre il sindaco di Milano Sala già sta
sgomitando per poter sottrarre al Sud più fondi possibili, indifferente al
fatto che in tutto il Sud ogni giorno circolano meno treni, più vecchi e più
lenti, che nella sola Lombardia.
Così non solo molti cittadini meridionali sono costretti ad emigrare per mancanza di opportunità, ma in più, tornare nella propria terra per le festività, assume grazie alla speculazione tariffaria le sembianze di un sopruso e di una rapina.
Basti pensare che il
biglietto del treno per Salerno tocca la cifra folle di 240,00€. E
pensare che Salerno è una città ancora ben collegata visto che è li che arriva
e si ferma la AV, mentre per recarsi in Calabria o in Sicilia, in tempi
sopportabili, le uniche soluzioni disponibili sono aerei dai costi proibitivi.
Ad esempio, un volo per
Palermo il 23 dicembre supera facilmente i 300€ a persona e
lo stesso vale per chi prova a raggiungere Lamezia Terme da Milano. Per spendere meno di 200 euro, l’alternativa è
prevedere scali a Tolosa o a Budapest.
Così anche per i Precari fuori sede che, a
Natale per tornare alle loro famiglie al Sud, spenderanno 400 euro di biglietto
aereo solo andata. Quest’anno più che mai i costi sono saliti alle stelle, per
cui molti rinunciano aumentando l’amarezza di chi resta lontano e non può
nemmeno passare le festività con i propri cari.
Per queste
festività poi è arrivata anche la ciliegina della presa in giro di Trenitalia
che per la tratta Av Milano-Parigi, appena inaugurata, prevede un costo di 29€
per un tempo di percorrenza di 6 ore. Mentre, ad esempio, per la tratta, non Av,
Milano-Potenza (a Matera non arriva il treno…) il costo arriva a 164,85€ e si è
a destinazione in ben 14 ore.
Questo il livello di disattenzione e di disservizio che Ferrovie e Stato italiano riservano ai cittadini del Mezzogiorno, che ora si apprestano a diventare anche di fatto cittadini di serie B grazie alla prossima approvazione del collegato dell’Autonomia differenziata alla Legge di Bilancio.
Come Partito del Sud chiediamo che il Governo
intervenga immediatamente presso le compagnie di trasporti aerei, ferroviari e
autostradali per calmierare i prezzi durante tutte le festività a calendario, perché
non sono più tollerabili queste speculazioni ai danni dei cittadini del
Mezzogiorno che violano il
diritto a ricongiungersi alla famiglia e che in presenza di posti liberi su
aerei e treni diventano un vero e proprio inaccettabile sopruso e uno schiaffo
a chi già è costretto da questo Stato ad emigrare per mancanza di opportunità
nel proprio territorio.
Consiglio Direttivo
Nazionale
Partito del Sud-Meridionalisti
Progressisti
.
Come ogni anno le compagnie aeree e ferroviarie
rincarano fino al 300% i prezzi dei biglietti per taglieggiare i meridionali
che rientrano a casa per le feste.
Una vergogna che come Consiglio Direttivo Nazionale
del Partito del Sud segnaliamo anno dopo anno in occasione delle festività
natalizie e di quelle estive, ma il Governo attuale, così come i precedenti, continua
a non prendere alcun provvedimento per calmierare i prezzi.
La forte sensazione è che i prezzi dei biglietti vengano aumentati non solo per effetto della maggiore domanda, ma come conseguenza di una pratica speculativa che approfitta dello stato di necessità di quei cittadini meridionali che vogliono o devono tornare nel proprio comune di residenza per trascorrere le festività in famiglia. Una speculazione miserabile così come miserabile ed arretrato è questo Paese diseguale, dove camerieri politici, anche del Sud, sono al servizio permanente solo degli interessi di prenditori e aziende con sede legale al Nord o Multinazionali.
Cosi mentre al Nord aumentano i treni ad alta
velocità, nel Mezzogiorno viaggiano vecchie carrozze diesel e migliaia di
persone non prendono più il treno per via dei prezzi alti, dei tagli, del
degrado del servizio, della mancanza di corse e dei tempi biblici di
percorrenza.
Pochi anni fa persino la Commissione europea, tramite la
Commissaria Corina Cretu, era intervenuta presso il Governo affichè la Calabria
non rimanesse sconnessa dal resto d’Europa. Ma a parte le solite chiacchiere di
circostanza la politica politicante italiana, malgrado ce lo chiedesse
l’Europa, nulla ha fatto per risolvere il problema. Anche la mancanza da sempre
di infrastrutture moderne al Sud è servita a far destinare all’Italia la più
altra quota d’Europa del Recovery Fund (191,5 Miliardi) al fine di iniziare a
ridurre le differenze fra Nord e Sud, anche in infrastrutture. Nulla di quanto
chiesto dall’Europa però si sta realizzando, anzi la quota da destinarsi al
Mezzogiorno del 65% dei fondi indicata dall’Europa, è stata ridotta al 40% con
un tratto di penna dal Governo Draghi, mentre il sindaco di Milano Sala già sta
sgomitando per poter sottrarre al Sud più fondi possibili, indifferente al
fatto che in tutto il Sud ogni giorno circolano meno treni, più vecchi e più
lenti, che nella sola Lombardia.
Così non solo molti cittadini meridionali sono costretti ad emigrare per mancanza di opportunità, ma in più, tornare nella propria terra per le festività, assume grazie alla speculazione tariffaria le sembianze di un sopruso e di una rapina.
Basti pensare che il
biglietto del treno per Salerno tocca la cifra folle di 240,00€. E
pensare che Salerno è una città ancora ben collegata visto che è li che arriva
e si ferma la AV, mentre per recarsi in Calabria o in Sicilia, in tempi
sopportabili, le uniche soluzioni disponibili sono aerei dai costi proibitivi.
Ad esempio, un volo per
Palermo il 23 dicembre supera facilmente i 300€ a persona e
lo stesso vale per chi prova a raggiungere Lamezia Terme da Milano. Per spendere meno di 200 euro, l’alternativa è
prevedere scali a Tolosa o a Budapest.
Così anche per i Precari fuori sede che, a
Natale per tornare alle loro famiglie al Sud, spenderanno 400 euro di biglietto
aereo solo andata. Quest’anno più che mai i costi sono saliti alle stelle, per
cui molti rinunciano aumentando l’amarezza di chi resta lontano e non può
nemmeno passare le festività con i propri cari.
Per queste
festività poi è arrivata anche la ciliegina della presa in giro di Trenitalia
che per la tratta Av Milano-Parigi, appena inaugurata, prevede un costo di 29€
per un tempo di percorrenza di 6 ore. Mentre, ad esempio, per la tratta, non Av,
Milano-Potenza (a Matera non arriva il treno…) il costo arriva a 164,85€ e si è
a destinazione in ben 14 ore.
Questo il livello di disattenzione e di disservizio che Ferrovie e Stato italiano riservano ai cittadini del Mezzogiorno, che ora si apprestano a diventare anche di fatto cittadini di serie B grazie alla prossima approvazione del collegato dell’Autonomia differenziata alla Legge di Bilancio.
Come Partito del Sud chiediamo che il Governo
intervenga immediatamente presso le compagnie di trasporti aerei, ferroviari e
autostradali per calmierare i prezzi durante tutte le festività a calendario, perché
non sono più tollerabili queste speculazioni ai danni dei cittadini del
Mezzogiorno che violano il
diritto a ricongiungersi alla famiglia e che in presenza di posti liberi su
aerei e treni diventano un vero e proprio inaccettabile sopruso e uno schiaffo
a chi già è costretto da questo Stato ad emigrare per mancanza di opportunità
nel proprio territorio.
Consiglio Direttivo
Nazionale
Partito del Sud-Meridionalisti
Progressisti
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venerdì 17 dicembre 2021
L'Autonomia differenziata fa male al Paese!
Parlamento annichilito mentre il Governo costruisce sotto copertura l’Autonomia Differenziata.
Parlamento annichilito mentre il Governo costruisce sotto copertura l’Autonomia Differenziata.
mercoledì 15 dicembre 2021
La truffa del PNRR
di Natale Cuccurese
Come si continua a ripetere da mesi il PNRR per il Mezzogiorno è solo una truffa ben congegnata dai soliti centri di potere politico finanziari di quella “Milano Locomotiva” a cui recentemente si è inchinato anche l’ex PdC Conte (tradendo le decine di migliaia di voti avuti al Sud dal M5s). Ora leghisti e protoleghisti di lotta e di governo iniziano a uscire allo scoperto, pronti ad intercettare, come già tante volte in passato, ogni risorsa teoricamente destinata al Mezzogiorno.
Sui giornali del 14 dicembre 2021 troviamo infatti le parole del Sindaco di Milano Sala proferite in occasione del tour ‘Italiadomani’ promosso dal governo, che ha fatto tappa il 13 dicembre a Milano: “Per Sala ‘i fondi per l’edilizia popolare sono insufficienti’. E sul palco fa pressing sul governo perchè riassegni velocemente le risorse che i Comuni del sud non saranno in grado di investire. I bandi riservano il 40% delle risorse al Sud’. Milano ha chiesto 5 miliardi, è in grado di spendere un miliardo all’anno entro il 2026. A chi è in grado di fare di più è giusto che arrivi di più. Offriamo progetti già a livello definitivo, possiamo attivare gare rapidamente e gestire ricorsi – sottolinea -. Non contesto l’idea del 40% al sud, giusto dare a tutti la possibilità di partecipare. Milano si candida a usare i residui, qualora ci siano Comuni non in grado di investire nei tempi corretti”.
Per inquadrare meglio la situazione è utile un breve riassunto delle puntate precedenti di questa vera e propria “truffa” ordita ai danni del Sud.
Lo schema che il governo di turno attua per sottrarre fondi al Sud è sempre lo stesso nei decenni: promesse vane sull’arrivo di fondi, il cui arrivo è progressivamente spostato sempre più in avanti nel tempo per poi non parlarne più.
Dopo il taglio dei fondi del Pnrr, dal 65% da destinare al Sud come indicato dall’Europa, al 40%, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo, con la ministra del Sud in silenzio complice e il dibattito surreale sul Ponte sullo Stretto usato come “arma di distrazione di massa”, leggendo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) si è scoperto che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 miliardi annunciati dal governo, sono effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, non c’è traccia. Di fronte alle polemiche sorte la Ministra per il Sud, Mara Carfagna, ha risposto, che la restante parte degli investimenti verrà ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio.
Questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi non c’è alcuna quota minima territoriale e dove c’è, come il 34% nel bando nidi da 700 milioni, è una quota iniqua, perché il fabbisogno di nidi è per il 90% nel Mezzogiorno. In Italia, in 1 provincia su 4 vengono offerti almeno 33 posti in asili nido ogni 100 bimbi. Nessuna di queste province si trova a Sud. Un bambino del Sud, per questo Stato, ha sì diritto all’asilo nido, ma solo nella misura in cui gli enti locali del suo territorio sono stati capaci di vincere dei bandi competitivi con altri enti locali in luoghi più ricchi più collegati e con più personale (anche grazie ai trasferimenti statali da sempre diseguali). In caso contrario tale diritto decade e lui e la sua famiglia, che paga le stesse tasse delle famiglie che risiedono in territori più ricchi, si devono arrangiare.
Interessante notare che le preoccupazioni per l’ennesima sottrazione di risorse al Sud sono più che giustificate se solo dopo le polemiche sorte la scorsa estate la ministra del Sud, Mara Carfagna, durante il question time al Senato del 15 luglio, ha proposto di introdurre una norma per evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno con l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale”. Vincolo che evidentemente prima non c’era e comunque non pare oggi frenare la voracità dei sindaci lombardi. Evidentemente è un vincolo che esiste solo a chiacchiere.
Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e PIL inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva spettare il 65% del Pnrr, il Governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%.
La Commissione europea al corrente della situazione tace rendendosi complice della sottrazione.
Bisogna ricordare che insieme alla Grecia siamo l’unico Paese ad aver chiesto, oltre ai sussidi, tutta la quota disponibile dei prestiti. Bisognerebbe capire cosa impedisca all’Italia, che quest’anno emetterà titoli per 600 miliardi, di emetterne altri 40 all’anno fino al ‘26 per finanziare investimenti decisi in autonomia e senza controlli della Ue, al fine di evitare di avere un quadro di “riforme” già deciso, come da dettagliato cronoprogramma dettato dall’Europa, punto per punto, per accedere ai fondi del Recovery. Il Parlamento così risulta nei fatti commissariato, l’attuazione del cronoprogramma verrà semestralmente controllato dalla Commissione e l’erogazione dei fondi resterà a rischio. Non a caso all’arrivo ad agosto dall’Europa dell’anticipo di 24,9 miliardi di euro del Recovery, il nostro Tesoro, grazie alle aste di BTP, aveva già in cassa 114,75 miliardi di euro (fonti del Tesoro).
Quando poi arriveranno i fondi bisognerà spenderli velocemente per rientrare nei tempi di utilizzo richiesti dalla Commissione UE, come evidenziato da Sala, ma così facendo è già pronta l’accusa di aver favorito “le mafie italiane”. Se invece faremo opportuni controlli, ci accuseranno di essere lenti o corrotti. Dopo il monito del vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis contro frodi e mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati che bloccherebbero immediatamente i pagamenti, è infatti arrivato poche settimane fa un minaccioso articolo del quotidiano francese Le Figaro che ha titolato “Europa: occhio alle frodi con i fondi del Recovery plan”. Nell’articolo si evidenzia appunto il rischio di frodi ad opera delle “mafie italiane”.
In poche parole, comunque si muoverà l’Italia nell’utilizzo dei fondi del Recovery per l’Europa ci sarà motivo di rimbrotto, se va bene, se va male invece sarà motivo per sospendere l’erogazione dei fondi dopo la prima rata. Tanto valeva fare da soli, senza quota di prestiti.
A maggior ragione se consideriamo che la Commissione europea pur fornendo le indicazioni per l’uso del PNRR non controlla il reale utilizzo geografico dei fondi permettendo così nei fatti che questi vadano, come sempre in Italia, sole aree più ricche. Già in passato la Commissione aveva fatto orecchie da mercante quando negli anni passati i governi a trazione nordista, ad esempio coi fondi FAS teoricamente destinati al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare risorse a Nord (coi FAS si sono pagate le multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.). Evidentemente prima della possibile separazione del Paese, grazie all’autonomia differenziata, si vuole rinforzare le regioni di interesse economico dell’area franco-tedesca rispetto a quelle del Sud, malgrado le belle parole usate a sostegno teorico dei territori più deboli della UE come il nostro Mezzogiorno.
Ora, come nelle migliori truffe ad opera di veloci e furtivi mariuoli, si passa alla fase due: “Il Pacco”!
Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale per i tagli imposti da Roma in passato per la spending review, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi, guarda caso come richiesto da Sala e Gori, punta dell’iceberg degli amministratori del Nord che con tutta evidenza sono già a tavola pronti a banchettare con i fondi che saranno distratti al Sud.
È questa una situazione denunciata a più riprese, ad esempio, da de Magistris quando era Sindaco di Napoli, che aveva spesso evidenziato come, nell’arco dei suoi due mandati alla guida della città, il personale in forze al municipio partenopeo si sia ridotto del 60% e come “quelli che dovrebbero correre più veloci, vengano messi in condizione di non poter correre”. In effetti, se si getta uno sguardo alla dotazione organica delle principali città italiane, salta agli occhi come il Comune di Napoli abbia perso – nel solo triennio 2017-2019 – ben 1.654 persone. Ad esempio non è vero, o al limite è vero solo in parte, che della mancata spesa dei fondi europei destinati al Sud per le infrastrutture sono responsabili solo le Regioni del Sud, ma ci sono grosse responsabilità da parte del Governo nazionale. È effetto (dell’imbroglio) del mancato co-finanziamento. Così, ad esempio, ai tempi del Governo Renzi sono stati scippati 10 miliardi di euro al Mezzogiorno, scaricando contemporaneamente la responsabilità della sottrazione sul Sud e sulle sue, spesso presunte, inefficienze.
Ciliegina finale: i cittadini del Sud si troveranno così a dover ripagare il prestito ricevuto dalla UE, tramite le tasse pagate allo Stato, nella stessa percentuale dei cittadini dei territori del Nord che però riceveranno la gran parte dei fondi stanziati.
I territori ricchi del Nord si apprestano così ad incassare quanto dovrebbe essere destinato al Mezzogiorno per il suo rilancio, e questo prossimo furto di risorse emerge pochi giorni prima dell’approvazione, nella Legge di Bilancio, del collegato che darà il via libera all’autonomia differenziata.
Ecco perché, per i cittadini del Sud, si può parlare di vera e propria truffa del PNRR…
Fonte: Transform!italia
di Natale Cuccurese
Come si continua a ripetere da mesi il PNRR per il Mezzogiorno è solo una truffa ben congegnata dai soliti centri di potere politico finanziari di quella “Milano Locomotiva” a cui recentemente si è inchinato anche l’ex PdC Conte (tradendo le decine di migliaia di voti avuti al Sud dal M5s). Ora leghisti e protoleghisti di lotta e di governo iniziano a uscire allo scoperto, pronti ad intercettare, come già tante volte in passato, ogni risorsa teoricamente destinata al Mezzogiorno.
Sui giornali del 14 dicembre 2021 troviamo infatti le parole del Sindaco di Milano Sala proferite in occasione del tour ‘Italiadomani’ promosso dal governo, che ha fatto tappa il 13 dicembre a Milano: “Per Sala ‘i fondi per l’edilizia popolare sono insufficienti’. E sul palco fa pressing sul governo perchè riassegni velocemente le risorse che i Comuni del sud non saranno in grado di investire. I bandi riservano il 40% delle risorse al Sud’. Milano ha chiesto 5 miliardi, è in grado di spendere un miliardo all’anno entro il 2026. A chi è in grado di fare di più è giusto che arrivi di più. Offriamo progetti già a livello definitivo, possiamo attivare gare rapidamente e gestire ricorsi – sottolinea -. Non contesto l’idea del 40% al sud, giusto dare a tutti la possibilità di partecipare. Milano si candida a usare i residui, qualora ci siano Comuni non in grado di investire nei tempi corretti”.
Per inquadrare meglio la situazione è utile un breve riassunto delle puntate precedenti di questa vera e propria “truffa” ordita ai danni del Sud.
Lo schema che il governo di turno attua per sottrarre fondi al Sud è sempre lo stesso nei decenni: promesse vane sull’arrivo di fondi, il cui arrivo è progressivamente spostato sempre più in avanti nel tempo per poi non parlarne più.
Dopo il taglio dei fondi del Pnrr, dal 65% da destinare al Sud come indicato dall’Europa, al 40%, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo, con la ministra del Sud in silenzio complice e il dibattito surreale sul Ponte sullo Stretto usato come “arma di distrazione di massa”, leggendo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) si è scoperto che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 miliardi annunciati dal governo, sono effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, non c’è traccia. Di fronte alle polemiche sorte la Ministra per il Sud, Mara Carfagna, ha risposto, che la restante parte degli investimenti verrà ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio.
Questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi non c’è alcuna quota minima territoriale e dove c’è, come il 34% nel bando nidi da 700 milioni, è una quota iniqua, perché il fabbisogno di nidi è per il 90% nel Mezzogiorno. In Italia, in 1 provincia su 4 vengono offerti almeno 33 posti in asili nido ogni 100 bimbi. Nessuna di queste province si trova a Sud. Un bambino del Sud, per questo Stato, ha sì diritto all’asilo nido, ma solo nella misura in cui gli enti locali del suo territorio sono stati capaci di vincere dei bandi competitivi con altri enti locali in luoghi più ricchi più collegati e con più personale (anche grazie ai trasferimenti statali da sempre diseguali). In caso contrario tale diritto decade e lui e la sua famiglia, che paga le stesse tasse delle famiglie che risiedono in territori più ricchi, si devono arrangiare.
Interessante notare che le preoccupazioni per l’ennesima sottrazione di risorse al Sud sono più che giustificate se solo dopo le polemiche sorte la scorsa estate la ministra del Sud, Mara Carfagna, durante il question time al Senato del 15 luglio, ha proposto di introdurre una norma per evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno con l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale”. Vincolo che evidentemente prima non c’era e comunque non pare oggi frenare la voracità dei sindaci lombardi. Evidentemente è un vincolo che esiste solo a chiacchiere.
Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e PIL inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva spettare il 65% del Pnrr, il Governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%.
La Commissione europea al corrente della situazione tace rendendosi complice della sottrazione.
Bisogna ricordare che insieme alla Grecia siamo l’unico Paese ad aver chiesto, oltre ai sussidi, tutta la quota disponibile dei prestiti. Bisognerebbe capire cosa impedisca all’Italia, che quest’anno emetterà titoli per 600 miliardi, di emetterne altri 40 all’anno fino al ‘26 per finanziare investimenti decisi in autonomia e senza controlli della Ue, al fine di evitare di avere un quadro di “riforme” già deciso, come da dettagliato cronoprogramma dettato dall’Europa, punto per punto, per accedere ai fondi del Recovery. Il Parlamento così risulta nei fatti commissariato, l’attuazione del cronoprogramma verrà semestralmente controllato dalla Commissione e l’erogazione dei fondi resterà a rischio. Non a caso all’arrivo ad agosto dall’Europa dell’anticipo di 24,9 miliardi di euro del Recovery, il nostro Tesoro, grazie alle aste di BTP, aveva già in cassa 114,75 miliardi di euro (fonti del Tesoro).
Quando poi arriveranno i fondi bisognerà spenderli velocemente per rientrare nei tempi di utilizzo richiesti dalla Commissione UE, come evidenziato da Sala, ma così facendo è già pronta l’accusa di aver favorito “le mafie italiane”. Se invece faremo opportuni controlli, ci accuseranno di essere lenti o corrotti. Dopo il monito del vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis contro frodi e mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati che bloccherebbero immediatamente i pagamenti, è infatti arrivato poche settimane fa un minaccioso articolo del quotidiano francese Le Figaro che ha titolato “Europa: occhio alle frodi con i fondi del Recovery plan”. Nell’articolo si evidenzia appunto il rischio di frodi ad opera delle “mafie italiane”.
In poche parole, comunque si muoverà l’Italia nell’utilizzo dei fondi del Recovery per l’Europa ci sarà motivo di rimbrotto, se va bene, se va male invece sarà motivo per sospendere l’erogazione dei fondi dopo la prima rata. Tanto valeva fare da soli, senza quota di prestiti.
A maggior ragione se consideriamo che la Commissione europea pur fornendo le indicazioni per l’uso del PNRR non controlla il reale utilizzo geografico dei fondi permettendo così nei fatti che questi vadano, come sempre in Italia, sole aree più ricche. Già in passato la Commissione aveva fatto orecchie da mercante quando negli anni passati i governi a trazione nordista, ad esempio coi fondi FAS teoricamente destinati al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare risorse a Nord (coi FAS si sono pagate le multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.). Evidentemente prima della possibile separazione del Paese, grazie all’autonomia differenziata, si vuole rinforzare le regioni di interesse economico dell’area franco-tedesca rispetto a quelle del Sud, malgrado le belle parole usate a sostegno teorico dei territori più deboli della UE come il nostro Mezzogiorno.
Ora, come nelle migliori truffe ad opera di veloci e furtivi mariuoli, si passa alla fase due: “Il Pacco”!
Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale per i tagli imposti da Roma in passato per la spending review, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi, guarda caso come richiesto da Sala e Gori, punta dell’iceberg degli amministratori del Nord che con tutta evidenza sono già a tavola pronti a banchettare con i fondi che saranno distratti al Sud.
È questa una situazione denunciata a più riprese, ad esempio, da de Magistris quando era Sindaco di Napoli, che aveva spesso evidenziato come, nell’arco dei suoi due mandati alla guida della città, il personale in forze al municipio partenopeo si sia ridotto del 60% e come “quelli che dovrebbero correre più veloci, vengano messi in condizione di non poter correre”. In effetti, se si getta uno sguardo alla dotazione organica delle principali città italiane, salta agli occhi come il Comune di Napoli abbia perso – nel solo triennio 2017-2019 – ben 1.654 persone. Ad esempio non è vero, o al limite è vero solo in parte, che della mancata spesa dei fondi europei destinati al Sud per le infrastrutture sono responsabili solo le Regioni del Sud, ma ci sono grosse responsabilità da parte del Governo nazionale. È effetto (dell’imbroglio) del mancato co-finanziamento. Così, ad esempio, ai tempi del Governo Renzi sono stati scippati 10 miliardi di euro al Mezzogiorno, scaricando contemporaneamente la responsabilità della sottrazione sul Sud e sulle sue, spesso presunte, inefficienze.
Ciliegina finale: i cittadini del Sud si troveranno così a dover ripagare il prestito ricevuto dalla UE, tramite le tasse pagate allo Stato, nella stessa percentuale dei cittadini dei territori del Nord che però riceveranno la gran parte dei fondi stanziati.
I territori ricchi del Nord si apprestano così ad incassare quanto dovrebbe essere destinato al Mezzogiorno per il suo rilancio, e questo prossimo furto di risorse emerge pochi giorni prima dell’approvazione, nella Legge di Bilancio, del collegato che darà il via libera all’autonomia differenziata.
Ecco perché, per i cittadini del Sud, si può parlare di vera e propria truffa del PNRR…
Fonte: Transform!italia
martedì 7 dicembre 2021
16.12.2021 PERCHE' ADERIRE E SOSTENERE LO SCIOPERO CONTRO IL GOVERNO PIU' CLASSISTA ED ANTIMERIDIONALE DELLA STORIA DELLA REPUBBLICA!
Cgil e Uil hanno proclamato lo sciopero generale per il giorno 16 dicembre a "sostegno delle proposte sindacali su precarietà, pensioni, fisco, lavoro e per la modifica della legge di bilancio"
Cgil e Uil hanno proclamato lo sciopero generale per il giorno 16 dicembre a "sostegno delle proposte sindacali su precarietà, pensioni, fisco, lavoro e per la modifica della legge di bilancio"
domenica 5 dicembre 2021
L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA FA MALE AL PAESE
Il 16 dicembre tutti al presidio di Roma in P.zza SS. Apostoli per il ritiro del DDL sull’Autonomia Differenziata dai collegati alla Legge di Bilancio!
Il 16 dicembre tutti al presidio di Roma in P.zza SS. Apostoli per il ritiro del DDL sull’Autonomia Differenziata dai collegati alla Legge di Bilancio!