Ecco il simbolo che troverete nelle schede elettorali a sostegno dalla candidatura di Paolo Berdini a Sindaco di Roma; c'è anche il Partito del Sud.
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sabato 28 agosto 2021
IL 3 E IL 4 OTTOBRE SI VOTA PER LE COMUNALI A ROMA E IL PARTITO DEL SUD SARA' PRESENTE A SOSTEGNO DI PAOLO BERDINI SINDACO!
Ecco il simbolo che troverete nelle schede elettorali a sostegno dalla candidatura di Paolo Berdini a Sindaco di Roma; c'è anche il Partito del Sud.
lunedì 23 agosto 2021
NAPOLI RIPARTE DALLE PERIFERIE. L'ITALIA RIPARTA DA SUD. IL 3 E IL 4 OTTOBRE SI VOTA PER LE COMUNALI A NAPOLI E NOI COME PARTITO DEL SUD – MERIDIONALISTI PROGRESSISTI, COME SEMPRE, CI SAREMO!
C O M U N I C A T O STAMPA
Il Partito del Sud persegue per sua vocazione una prospettiva politica meridionalista progressista che vuole rimettere al centro la difesa degli ultimi a partire dalla lotta agli squilibri territoriali. A Napoli questi squilibri sono rappresentati dalle differenze di vivibilità e possibilità che si toccano con mano nelle periferie.
C O M U N I C A T O STAMPA
Il Partito del Sud persegue per sua vocazione una prospettiva politica meridionalista progressista che vuole rimettere al centro la difesa degli ultimi a partire dalla lotta agli squilibri territoriali. A Napoli questi squilibri sono rappresentati dalle differenze di vivibilità e possibilità che si toccano con mano nelle periferie.
mercoledì 4 agosto 2021
DOPO LA SECESSIONE DEI RICCHI ARRIVA "LA RIVOLUZIONE DEL RICCO"!
Poveri meridionali!
La maggior parte dei poveri in Italia risiede al Sud, come certificato da Eurostat. Ora oltre alla povertà devono combattere contro il governo più classista ed antimeridionale della storia della Repubblica.
Le politiche dei Governi dell’ultimo ventennio, che ha visto cieca obbedienza ad ogni ordine di Bruxelles, privatizzazioni a pioggia, modifica del Titolo V, politiche ultra liberiste, pareggio di bilancio ecc., hanno prodotto, anno dopo anno, i loro frutti avvelenati, fra cui un aumento sempre maggiore della povertà assoluta della popolazione oggi arrivata al record di 5,6 milioni di cittadini, in larga maggioranza nel Mezzogiorno, la macroarea più povera di tutto il continente, con Sicilia e Campania ai primi due posti per rischio povertà della classifica Eurostat, seguite da Calabria, Puglia, Basilicata e Molise.
L’Italia, governata da sempre sulla base di un feroce razzismo di Stato contro il Sud, ha letteralmente spolpato la propria colonia interna massacrandone senza ritegno i cittadini, senza nessun rispetto per la Costituzione nata dalla Resistenza. Una Costituzione comunque più volte modificata in senso antipopolare in questi anni. Abbiamo così assistito in questi ultimi trent’anni a una vera e propria “Rivoluzione del ricco”, dalla definizione del grande meridionalista Gaetano Salvemini.
Sembra impossibile eppure con il governo Draghi, sospinto da leghisti, protoleghisti e media di regime, un governo composto da un banchiere e dai suoi tecnocrati che hanno commissariato il Parlamento, si vuole continuare su di una strada classista ed oligarchica che porterà inevitabilmente a gravi problemi sociali. Dopo aver spolpato il Sud ora passano inevitabilmente alle classi più deboli anche del Nord, come infatti rivelato dagli ultimi dati Istat che dimostrano come la povertà sia inevitabilmente in deciso aumento anche nel Centro-Nord.
In questa direzione va la proposta di Renzi di un referendum sul Reddito di Cittadinanza, dopo che il suo tentativo di modificare la Costituzione in senso liberticida tramite referendum era già stata respinta dai cittadini nel 2016. Renzi quindi chiede non di correggere il RdC, magari migliorarlo, ma cancellarlo del tutto, lasciando le persone più in difficoltà senza un sostegno. Letteralmente alla fame ed in balia di una classe imprenditoriale senza scrupoli e pronta a sfruttare i cittadini in modo bestiale, come sta venendo alla luce grazie ad una inchiesta in corso in Veneto.
Cittadini letteralmente in balia del ricatto occupazionale da parte di prenditori senza scrupoli che pretendono di sfruttare per i loro soli interessi manovalanza a basso costo e senza diritti. Le parole scelte pochi giorni fa da Renzi sulla “gente che deve soffrire” e sul carattere “diseducativo” del RdC sono a dir poco disgustose e classiste. Indice di un ritorno alla oligarchia dei “migliori” come nell’Italietta monarchica.
Si chiedeva Salvemini a proposito di questa “Rivoluzione del ricco”: l’Italia prefascista fu una democrazia?! La risposta è negativa! “Non esiste una democrazia dove non vi è uguaglianza di diritti”.
Era un’oligarchia ancorata al potere con le classi popolari ridotte a masse informi di salariati a basso costo e nel caso di proteste era sempre pronto il Bava Beccaris di turno, non a caso decorato per la sua “bella impresa”. Il governo, grazie anche ad una legge elettorale ad hoc, era così bloccato nelle mani dei soli “migliori”. Completamente traditi gli ideali del Risorgimento che appunto si era rivelato essere stato, nei fatti, una Rivoluzione del ricco, utile solo ad alcune classi sociali e a danno totale delle classi popolari.
Se analizziamo la situazione dell’Italia attuale, con al governo “i migliori” imposti con una congiura di palazzo, con i lavoratori sempre più precari e quindi a rischio o meglio certezza di sfruttamento, poche regole e solo a vantaggio dei ricchi, con la repressione che si prepara a colpire sempre più duro i pochi che protestano e le elezioni bloccate da una legge elettorale sicuramente non rappresentativa dell’intero Paese e che vede, addirittura, la prossima riduzione dei parlamentari a danno della rappresentanza democratica dei territori, ci rendiamo facilmente conto come l’Italia del 2021 è più vicina a quella del 1921 che non alla modernità e soprattutto alla democrazia. Se a questo poi aggiungiamo, come recentemente fatto trasparire in un editoriale su La Stampa da Sorgi, la possibilità di una svolta autoritaria, è facile capire che siamo di fronte ad una vera e propria emergenza democratica.
In questa stessa direzione va anche il recente sblocco dei licenziamenti voluto da Confindustria, ottenuto senza colpo ferire grazie alla complicità sindacale e della politica politicante. Era inevitabile che ottenuto lo sblocco i camerieri politici in servizio permanente effettivo delle classi “migliori” passassero all’attacco del RdC, unico strumento che impedisce alle aziende di riuscire a ricattare del tutto cittadini e lavoratori.
Il Sud, già in enorme difficoltà e in preda anche ad un calo demografico pauroso, truffato e depredato dei fondi che gli spettavano nel #Pnrr, come sempre a favore del Nord, ne uscirà letteralmente distrutto e, una volta spolpato da questi “divoratori di carne cruda”, sarà abbandonato al suo destino e con la ratifica dell’atonomia differenziata si passerà all’inevitabile separazione del Paese.
Serve costruire rapidamente un’opposizione vera e popolare altrimenti l’Italia vivrà un massacro sociale di proporzioni inaudite e mai viste.
Le parole di Renzi, subito seguito su questa strada da Salvini, sono contro tutti gli italiani in difficoltà ad iniziare da quelli del Sud.
È Renzi il miglior alleato della Lega contro il Sud, anche su questo fronte.
Fonte: Transform!italia
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Poveri meridionali!
La maggior parte dei poveri in Italia risiede al Sud, come certificato da Eurostat. Ora oltre alla povertà devono combattere contro il governo più classista ed antimeridionale della storia della Repubblica.
Le politiche dei Governi dell’ultimo ventennio, che ha visto cieca obbedienza ad ogni ordine di Bruxelles, privatizzazioni a pioggia, modifica del Titolo V, politiche ultra liberiste, pareggio di bilancio ecc., hanno prodotto, anno dopo anno, i loro frutti avvelenati, fra cui un aumento sempre maggiore della povertà assoluta della popolazione oggi arrivata al record di 5,6 milioni di cittadini, in larga maggioranza nel Mezzogiorno, la macroarea più povera di tutto il continente, con Sicilia e Campania ai primi due posti per rischio povertà della classifica Eurostat, seguite da Calabria, Puglia, Basilicata e Molise.
L’Italia, governata da sempre sulla base di un feroce razzismo di Stato contro il Sud, ha letteralmente spolpato la propria colonia interna massacrandone senza ritegno i cittadini, senza nessun rispetto per la Costituzione nata dalla Resistenza. Una Costituzione comunque più volte modificata in senso antipopolare in questi anni. Abbiamo così assistito in questi ultimi trent’anni a una vera e propria “Rivoluzione del ricco”, dalla definizione del grande meridionalista Gaetano Salvemini.
Sembra impossibile eppure con il governo Draghi, sospinto da leghisti, protoleghisti e media di regime, un governo composto da un banchiere e dai suoi tecnocrati che hanno commissariato il Parlamento, si vuole continuare su di una strada classista ed oligarchica che porterà inevitabilmente a gravi problemi sociali. Dopo aver spolpato il Sud ora passano inevitabilmente alle classi più deboli anche del Nord, come infatti rivelato dagli ultimi dati Istat che dimostrano come la povertà sia inevitabilmente in deciso aumento anche nel Centro-Nord.
In questa direzione va la proposta di Renzi di un referendum sul Reddito di Cittadinanza, dopo che il suo tentativo di modificare la Costituzione in senso liberticida tramite referendum era già stata respinta dai cittadini nel 2016. Renzi quindi chiede non di correggere il RdC, magari migliorarlo, ma cancellarlo del tutto, lasciando le persone più in difficoltà senza un sostegno. Letteralmente alla fame ed in balia di una classe imprenditoriale senza scrupoli e pronta a sfruttare i cittadini in modo bestiale, come sta venendo alla luce grazie ad una inchiesta in corso in Veneto.
Cittadini letteralmente in balia del ricatto occupazionale da parte di prenditori senza scrupoli che pretendono di sfruttare per i loro soli interessi manovalanza a basso costo e senza diritti. Le parole scelte pochi giorni fa da Renzi sulla “gente che deve soffrire” e sul carattere “diseducativo” del RdC sono a dir poco disgustose e classiste. Indice di un ritorno alla oligarchia dei “migliori” come nell’Italietta monarchica.
Si chiedeva Salvemini a proposito di questa “Rivoluzione del ricco”: l’Italia prefascista fu una democrazia?! La risposta è negativa! “Non esiste una democrazia dove non vi è uguaglianza di diritti”.
Era un’oligarchia ancorata al potere con le classi popolari ridotte a masse informi di salariati a basso costo e nel caso di proteste era sempre pronto il Bava Beccaris di turno, non a caso decorato per la sua “bella impresa”. Il governo, grazie anche ad una legge elettorale ad hoc, era così bloccato nelle mani dei soli “migliori”. Completamente traditi gli ideali del Risorgimento che appunto si era rivelato essere stato, nei fatti, una Rivoluzione del ricco, utile solo ad alcune classi sociali e a danno totale delle classi popolari.
Se analizziamo la situazione dell’Italia attuale, con al governo “i migliori” imposti con una congiura di palazzo, con i lavoratori sempre più precari e quindi a rischio o meglio certezza di sfruttamento, poche regole e solo a vantaggio dei ricchi, con la repressione che si prepara a colpire sempre più duro i pochi che protestano e le elezioni bloccate da una legge elettorale sicuramente non rappresentativa dell’intero Paese e che vede, addirittura, la prossima riduzione dei parlamentari a danno della rappresentanza democratica dei territori, ci rendiamo facilmente conto come l’Italia del 2021 è più vicina a quella del 1921 che non alla modernità e soprattutto alla democrazia. Se a questo poi aggiungiamo, come recentemente fatto trasparire in un editoriale su La Stampa da Sorgi, la possibilità di una svolta autoritaria, è facile capire che siamo di fronte ad una vera e propria emergenza democratica.
In questa stessa direzione va anche il recente sblocco dei licenziamenti voluto da Confindustria, ottenuto senza colpo ferire grazie alla complicità sindacale e della politica politicante. Era inevitabile che ottenuto lo sblocco i camerieri politici in servizio permanente effettivo delle classi “migliori” passassero all’attacco del RdC, unico strumento che impedisce alle aziende di riuscire a ricattare del tutto cittadini e lavoratori.
Il Sud, già in enorme difficoltà e in preda anche ad un calo demografico pauroso, truffato e depredato dei fondi che gli spettavano nel #Pnrr, come sempre a favore del Nord, ne uscirà letteralmente distrutto e, una volta spolpato da questi “divoratori di carne cruda”, sarà abbandonato al suo destino e con la ratifica dell’atonomia differenziata si passerà all’inevitabile separazione del Paese.
Serve costruire rapidamente un’opposizione vera e popolare altrimenti l’Italia vivrà un massacro sociale di proporzioni inaudite e mai viste.
Le parole di Renzi, subito seguito su questa strada da Salvini, sono contro tutti gli italiani in difficoltà ad iniziare da quelli del Sud.
È Renzi il miglior alleato della Lega contro il Sud, anche su questo fronte.
Fonte: Transform!italia
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domenica 1 agosto 2021
Natale Cuccurese: “La Gelmini rilancia la divisione del Paese a discapito del Sud. Va subito fermata, prima che sia troppo tardi!”
Dopo gli ultimi scippi subiti dal Sud, quello del Recovery Plan e quello del bonus 2021 per i servizi sociali, la foglia di fico della presunta svolta meridionalista del Governo Draghi, di cui un giorno sì e l’altro pure va cianciando il Direttore del “Quotidiano del Sud” Roberto Napoletano, è caduta definitivamente il 13 luglio, quando in sede parlamentare la forza-italiota e proto-leghista di origini bresciane Maria Stella Gelmini, non a caso Ministra per gli Affari regionali e le autonomie, ha rilanciato alla grande la “secessione dei ricchi” a tutto vantaggio del sistema Nord e a tutto discapito di un Sud da ridurre definitivamente a conclamata “colonia estrattiva interna”.
L’allarme è stato lanciato via social da uno dei più attenti e puntuali osservatori della “nuova questione meridionale”, il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.
“Maria Stella Gelmini – ha scritto – è intervenuta il 13 luglio in sede di Commissione parlamentare per le questioni regionali in un’audizione molto attesa da chi preme per il regionalismo differenziato, così come da chi, al contrario, ha a cuore l’unità e l’uniformità dei diritti dei cittadini e delle cittadine in Italia”.
“Da esso – ha proseguito Cuccurese – emerge la volontà pericolosa di procedere velocemente sulla strada dell’autonomia differenziata, da un lato attraverso una nuova ‘Legge quadro’, i cui contenuti appaiono, dalle dichiarazioni, peggiori di quella già grave dell’ex Ministro Boccia; dall’altro prevedendo canali particolari che permetterebbero addirittura di anticipare l’autonomia differenziata per le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna”.
“Si tratta – ha specificato il Presidente del Partito del Sud – di proposte appunto gravissime, ancor più se messe in relazione con l’annuncio da parte del governo dell’inserimento dell’autonomia differenziata come ‘collegato’ alla Legge di Bilancio, sulle quali è necessario che si realizzi subito l’unità di tutte le forze legate alle conquiste democratiche e all’unità del Paese affinché il progetto venga fermato e si apra finalmente nel Paese, al contrario, un serio dibattito pubblico, in grado di far emergere le tante voci e le approfondite argomentazioni di chi si batte per evitare un nuovo passo verso il regionalismo differenziato che rapresenterebbe, dopo i danni della ‘riforma’ del 2001, un vero pericolo per l’unità della Repubblica”.
“Il 18 ottobre – ha sottolineato Cuccurese – è stata proclamata una giornata di sciopero da parte dei sindacati Cobas, CUB, USB, SGB, Unicobas, Sial e altre sigle. Tra le parole d’ordine e le rivendicazioni di questo sciopero c’è il NO all’autonomia differenziata”.
“Invitiamo tutti – a proseguito il presidente del Partito del Sud – a partecipare alle iniziative che verranno prese in questa giornata, sottolineando il legame che esiste tra il pericolo di divisione del Paese, l’aumento delle diseguaglianze e gli attacchi alle conquiste storiche e alle condizioni di vista dei lavoratori”.
“Nel momento in cui – ha concluso Cuccurese – scioperi e manifestazioni, spesso spontanei, si stanno moltiplicando nel Paese, ci rivolgiamo inoltre ai sindacati confederali affinché queste lotte non vengano lasciate isolate, ma vengano subito unificate e colleghino i temi del lavoro e del ripristino del divieto di licenziare con quelli del No all’autonomia differenziata”.
Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese
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Dopo gli ultimi scippi subiti dal Sud, quello del Recovery Plan e quello del bonus 2021 per i servizi sociali, la foglia di fico della presunta svolta meridionalista del Governo Draghi, di cui un giorno sì e l’altro pure va cianciando il Direttore del “Quotidiano del Sud” Roberto Napoletano, è caduta definitivamente il 13 luglio, quando in sede parlamentare la forza-italiota e proto-leghista di origini bresciane Maria Stella Gelmini, non a caso Ministra per gli Affari regionali e le autonomie, ha rilanciato alla grande la “secessione dei ricchi” a tutto vantaggio del sistema Nord e a tutto discapito di un Sud da ridurre definitivamente a conclamata “colonia estrattiva interna”.
L’allarme è stato lanciato via social da uno dei più attenti e puntuali osservatori della “nuova questione meridionale”, il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.
“Maria Stella Gelmini – ha scritto – è intervenuta il 13 luglio in sede di Commissione parlamentare per le questioni regionali in un’audizione molto attesa da chi preme per il regionalismo differenziato, così come da chi, al contrario, ha a cuore l’unità e l’uniformità dei diritti dei cittadini e delle cittadine in Italia”.
“Da esso – ha proseguito Cuccurese – emerge la volontà pericolosa di procedere velocemente sulla strada dell’autonomia differenziata, da un lato attraverso una nuova ‘Legge quadro’, i cui contenuti appaiono, dalle dichiarazioni, peggiori di quella già grave dell’ex Ministro Boccia; dall’altro prevedendo canali particolari che permetterebbero addirittura di anticipare l’autonomia differenziata per le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna”.
“Si tratta – ha specificato il Presidente del Partito del Sud – di proposte appunto gravissime, ancor più se messe in relazione con l’annuncio da parte del governo dell’inserimento dell’autonomia differenziata come ‘collegato’ alla Legge di Bilancio, sulle quali è necessario che si realizzi subito l’unità di tutte le forze legate alle conquiste democratiche e all’unità del Paese affinché il progetto venga fermato e si apra finalmente nel Paese, al contrario, un serio dibattito pubblico, in grado di far emergere le tante voci e le approfondite argomentazioni di chi si batte per evitare un nuovo passo verso il regionalismo differenziato che rapresenterebbe, dopo i danni della ‘riforma’ del 2001, un vero pericolo per l’unità della Repubblica”.
“Il 18 ottobre – ha sottolineato Cuccurese – è stata proclamata una giornata di sciopero da parte dei sindacati Cobas, CUB, USB, SGB, Unicobas, Sial e altre sigle. Tra le parole d’ordine e le rivendicazioni di questo sciopero c’è il NO all’autonomia differenziata”.
“Invitiamo tutti – a proseguito il presidente del Partito del Sud – a partecipare alle iniziative che verranno prese in questa giornata, sottolineando il legame che esiste tra il pericolo di divisione del Paese, l’aumento delle diseguaglianze e gli attacchi alle conquiste storiche e alle condizioni di vista dei lavoratori”.
“Nel momento in cui – ha concluso Cuccurese – scioperi e manifestazioni, spesso spontanei, si stanno moltiplicando nel Paese, ci rivolgiamo inoltre ai sindacati confederali affinché queste lotte non vengano lasciate isolate, ma vengano subito unificate e colleghino i temi del lavoro e del ripristino del divieto di licenziare con quelli del No all’autonomia differenziata”.
Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese
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sabato 24 luglio 2021
Partito del Sud, Natale Cuccurese: “Letta e Manfredi si rivolgono ai napoletani come se fossero dei minus habens. Che vergogna!”
Come hanno ampiamente dimostrato le ricerche della Svimez e dell’Eurispes, da almeno due decenni, a Costituzione letteralmente rovesciata, i cittadini napoletani e quelli dell’intero Mezzogiorno vengono scippati dai Governi sedicenti nazionali di ogni colore dei loro più basilari diritti di cittadinanza relativi al lavoro, alla salute, all’istruzione e ai trasporti, ed ancora oggi si destina al Sud soltanto il 16% del Pnrr, anziché il 65%, come da parametri di ripartizione tra gli Stati membri dell’UE, e durante la campagna elettorale per l’elezione del nuovo Sindaco del capoluogo partenopeo il Partito che si definisce “democratico” cosa fa? Ne approfitta per sollevare la questione? Si batte per i diritti ed i bisogni disattesi dei cittadini napoletani? Fa scendere le “sardine” in piazza per garantirne l’uguaglianza formale e sostanziale? Giammai!
Da forza politica sedicente nazionale, ma in realtà al servizio permanente effettivo della presunta “locomotiva” Nord, come, ad esempio, dimostrano le posizioni al suo interno del proto-leghista Stefano Bonaccini a favore della “secessione dei ricchi”, prova, invece, a carpirne il consenso con trucchetti propagandistici da quattro soldi, che offendono anche la dignità e l’intelligenza dei partenopei.
“Enrico Letta – ha osservato a questo proposito il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – va a Napoli e annuncia: ‘Manfredi è il nostro Maradona’”.
“Dopo la pagliacciata della passeggiata di Manfredi e Conte con la maglietta di Maradona e tanto di pizza – ha concluso Cuccurese – ancora una volta è stato accostato il nome di Maradona a quello dello juventino Manfredi, ancora un politico che si rivolge ai napoletani come fossero minus habens. Che vergogna!”
Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese
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Come hanno ampiamente dimostrato le ricerche della Svimez e dell’Eurispes, da almeno due decenni, a Costituzione letteralmente rovesciata, i cittadini napoletani e quelli dell’intero Mezzogiorno vengono scippati dai Governi sedicenti nazionali di ogni colore dei loro più basilari diritti di cittadinanza relativi al lavoro, alla salute, all’istruzione e ai trasporti, ed ancora oggi si destina al Sud soltanto il 16% del Pnrr, anziché il 65%, come da parametri di ripartizione tra gli Stati membri dell’UE, e durante la campagna elettorale per l’elezione del nuovo Sindaco del capoluogo partenopeo il Partito che si definisce “democratico” cosa fa? Ne approfitta per sollevare la questione? Si batte per i diritti ed i bisogni disattesi dei cittadini napoletani? Fa scendere le “sardine” in piazza per garantirne l’uguaglianza formale e sostanziale? Giammai!
Da forza politica sedicente nazionale, ma in realtà al servizio permanente effettivo della presunta “locomotiva” Nord, come, ad esempio, dimostrano le posizioni al suo interno del proto-leghista Stefano Bonaccini a favore della “secessione dei ricchi”, prova, invece, a carpirne il consenso con trucchetti propagandistici da quattro soldi, che offendono anche la dignità e l’intelligenza dei partenopei.
“Enrico Letta – ha osservato a questo proposito il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – va a Napoli e annuncia: ‘Manfredi è il nostro Maradona’”.
“Dopo la pagliacciata della passeggiata di Manfredi e Conte con la maglietta di Maradona e tanto di pizza – ha concluso Cuccurese – ancora una volta è stato accostato il nome di Maradona a quello dello juventino Manfredi, ancora un politico che si rivolge ai napoletani come fossero minus habens. Che vergogna!”
Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese
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venerdì 23 luglio 2021
Natale Cuccurese: “La Ministra per il Sud (?) fa leva sui soliti clichés antimeridionali”
Di recente, facendo leva sul solito cliché di un Meridione inefficace e sprecone, la Ministra per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna, ha dichiarato: “I soldi del Pnrr destinati al Sud resteranno al Sud, ma non va sprecato neanche un centesimo”.
A questo proposito, via social, è intervenuto il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che ha osservato: “La ministra del Sud (?) Mara Carfagna ha un senso di colpa immotivato nei confronti dei fondi del Pnrr che (giustamente) arriveranno al Sud e che comunque sono già scontati dall’iniziale 65%”.
“Giusto vigilare – ha proseguito – sul corretto utilizzo dei fondi al Sud ma anche al Nord. Non bisogna infatti dimenticare le decine di esempi di fondi sprecati al Nord e per cui nessun politico (del Nord) ha mai pensato di mettersi la cenere in testa. Mose, Expo, Bre.Be.Mi, fondi distratti da Formigoni, Galan (ecc. ecc.), Tangentopoli, Rimborsopoli e chi più ne ha più ne metta”.
“La ministra del Sud (?) – ha concluso Cuccurese – deve capire che al Sud i cittadini non sono dei sudditi, ma hanno diritti costituzionali. Se ne faccia una ragione invece di alimentare i soliti stereotipi contro il Mezzogiorno e prestare il fianco, con simili dichiarazioni, a eventuali prossimi tentativi di scippo a favore del Nord di questi fondi che, dati i precedenti, probabilmente non mancheranno”.
Fonte: Vesuvianonews -Articolo di Salvatore Lucchese
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Di recente, facendo leva sul solito cliché di un Meridione inefficace e sprecone, la Ministra per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna, ha dichiarato: “I soldi del Pnrr destinati al Sud resteranno al Sud, ma non va sprecato neanche un centesimo”.
A questo proposito, via social, è intervenuto il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che ha osservato: “La ministra del Sud (?) Mara Carfagna ha un senso di colpa immotivato nei confronti dei fondi del Pnrr che (giustamente) arriveranno al Sud e che comunque sono già scontati dall’iniziale 65%”.
“Giusto vigilare – ha proseguito – sul corretto utilizzo dei fondi al Sud ma anche al Nord. Non bisogna infatti dimenticare le decine di esempi di fondi sprecati al Nord e per cui nessun politico (del Nord) ha mai pensato di mettersi la cenere in testa. Mose, Expo, Bre.Be.Mi, fondi distratti da Formigoni, Galan (ecc. ecc.), Tangentopoli, Rimborsopoli e chi più ne ha più ne metta”.
“La ministra del Sud (?) – ha concluso Cuccurese – deve capire che al Sud i cittadini non sono dei sudditi, ma hanno diritti costituzionali. Se ne faccia una ragione invece di alimentare i soliti stereotipi contro il Mezzogiorno e prestare il fianco, con simili dichiarazioni, a eventuali prossimi tentativi di scippo a favore del Nord di questi fondi che, dati i precedenti, probabilmente non mancheranno”.
Fonte: Vesuvianonews -Articolo di Salvatore Lucchese
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IL G20 A NAPOLI: IL PARTITO DEL SUD IN PIAZZA CON I COMITATI
Di Antonio Luongo
(Responsabile Città Metropolitana di Napoli del Partito del Sud)
Oggi ho partecipato al corteo di Napoli contro il G20 Ambiente organizzato dai movimenti, associazioni e comitati,da piazza Dante a piazza Bovio.
Di Antonio Luongo
(Responsabile Città Metropolitana di Napoli del Partito del Sud)
Oggi ho partecipato al corteo di Napoli contro il G20 Ambiente organizzato dai movimenti, associazioni e comitati,da piazza Dante a piazza Bovio.
mercoledì 21 luglio 2021
Variante Delta: paga ancora il Sud?!
di Natale Cuccurese
È in preparazione l’ennesima fregatura per il Mezzogiorno che si ritroverà “mazziato e cornuto”, pur senza colpa, per una possibile serrata in previsione della sempre maggiore diffusione della variante Delta, che ad agosto potrebbe bloccare la stagione turistica del Sud a tutto vantaggio delle spiagge e località turistiche del Centro-Nord.
Vediamo come…
Sabato scorso il ministro Speranza ha dichiarato che: “Per i nuovi colori ospedali decisivi”. “In una fase caratterizzata da un livello importante di vaccinazione è ragionevole che nei cambi di colore e nelle conseguenti misure di contenimento pesi di più il tasso di ospedalizzazione rispetto agli altri indicatori”, annuncia il ministro. Si sta ragionando se affiancare all’indicatore dei 50 casi per 100mila abitanti, oltre il quale si va automaticamente in giallo, anche quello dei letti di terapia intensiva occupati da malati Covid: il 10 per cento per l’emergenza e il 20 per i reparti ordinari.
La domanda è: dove ci saranno più posti disponibili rispetto ai cittadini residenti in ospedale e in terapia intensiva, al Nord o al Sud…?! E quindi chi raggiungerà prima la quota di emergenza oltre la quale scatta il giallo…?!
Risposta scontata, sperando ovviamente, per tutti, che l’impatto della variante Delta in termini di ospedalizzazione non sia quello temuto…
La Campania, ad esempio, pur con più abitanti e meno posti in terapia intensiva, conta 43.000 operatori sanitari pubblici contro i 59.000 del Veneto e 58.000 dell’Emilia Romagna, cosa questa che mette a rischio il diritto costituzionale alla salute. Giusto poi rimarcare che in modo particolare nei mesi di maggio e giugno la Campania, pur con la maggior densità abitativa d’Italia ha ricevuto meno dosi di vaccini rispetto alle altre Regioni italiane. Molti dimenticano che la Campania, così come quasi tutte le regioni del Sud, esce da poco da un lungo periodo di commissariamento alla Sanità, mentre la Corte dei Conti un paio di anni fa ha svelato il trucco contabile che permette alle “virtuose” Regioni del Nord di assumere dieci volte più in campo sanitario di quelle del Sud.
Infatti nel 2018, rispetto al 2004, al Nord i costi per assumere nuovi dipendenti negli ospedali sono lievitati di oltre il 23%, mentre al Mezzogiorno solo dell’8,5%.
Scarto che, nell’ultimo decennio, ha amplificato il divario Nord-Sud, riuscendo a creare due sistemi sanitari.
Il governo Berlusconi nel 2010 impose un vincolo alla spesa per il personale sanitario: ogni Regione avrebbe potuto investire al massimo la stessa somma del 2004 ridotta dell’1,4%. Un vincolo, però, che, come certificato dalla Corte dei Conti, è stato aggirato da Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, cioè da coloro che hanno potuto garantire ugualmente il pareggio dei propri bilanci attingendo dal fondo autonomo.
Così, mentre Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana nel 2017, hanno speso 2,96 miliardi in più rispetto al 2014 per le assunzioni, nello stesso periodo il saldo totale di Abruzzo, Calabria, Campania, Puglia e Molise è di appena 247 milioni.
Il Nord ha speso 10 volte di più rispetto al Sud, mentre la Calabria (ancora commissariata) ha aumentato i suoi costi di appena 73 milioni.
Non bisogna poi dimenticare che il Fondo sanitario nazionale già oggi, grazie alla ripartizione fatta a solo vantaggio del Nord delle “quote capitarie ponderate”, riconosce in media 80 Euro in più ad ogni cittadino alle Regioni del Nord.
Questa situazione è fra le prime cause della “emigrazione sanitaria” dal Sud per un valore annuo di ben 5 miliardi. Bisogna rimarcare che senza questi soldi le Regioni “virtuose” andrebbero in disavanzo, ecco perché vi è stata la necessità politica di dover cronicizzare la situazione affinchè non crollasse la favola propalata da troppi anni della “locomotiva del Nord”.
Non va mai dimenticato, per chi non è un razzista, che le differenze di sviluppo e di possibilità fra diversi territori sono solo la conseguenza di precise scelte politiche.
Scelte politiche che con questa improvvida dichiarazione di Speranza sembrano andare come sempre a esclusivo vantaggio del Nord, mettendo in difficoltà la ripresa nel Mezzogiorno che dispone di molti meno letti in terapia intensiva per le ragioni viste sopra e che quindi in proiezione andrà a riempire le proprie “quote di letti occupati” (10 o 20 %) molto prima degli ospedali del Centro-Nord che dispone, sempre per quanto visto sopra, di molti più posti letto anche con una minore popolazione. Se a questo aggiungiamo poi una ripartizione di dosi di vaccini sbilanciata, come nel caso della Campania, possiamo ben immaginare come anche in caso di pandemia i cittadini italiani si dividano per questo governo, così come quelli che lo hanno preceduto, in cittadini di serie A al Nord e di serie B al Sud, con buona pace del dettato costituzionale.
Ma attenzione perché non è finita qui, visto che pochi giorni fa la Ministra per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini ha ribadito in Commissione Questioni Regionali la volontà di voler accelerare l’iter del regionalismo differenziato, con l’approvazione di una legge quadro entro settembre, per dare “più competenze e risorse alle regioni che ne fanno richiesta”, ignorando le dolorose diseguaglianze evidenziate dalla pandemia e con la complicità di tutte le forze presenti in Parlamento (nessuna esclusa), così da portare a compimento la nascita di venti piccoli staterelli a tutela una sola parte del Paese, quella più ricca e forte. Segnando così l’inizio della fine del Paese che si avvierà, inevitabilmente e definitivamente, sulla strada degli egoismi regionali e della conseguente frammentazione.
Fonte: Transform!italia
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di Natale Cuccurese
È in preparazione l’ennesima fregatura per il Mezzogiorno che si ritroverà “mazziato e cornuto”, pur senza colpa, per una possibile serrata in previsione della sempre maggiore diffusione della variante Delta, che ad agosto potrebbe bloccare la stagione turistica del Sud a tutto vantaggio delle spiagge e località turistiche del Centro-Nord.
Vediamo come…
Sabato scorso il ministro Speranza ha dichiarato che: “Per i nuovi colori ospedali decisivi”. “In una fase caratterizzata da un livello importante di vaccinazione è ragionevole che nei cambi di colore e nelle conseguenti misure di contenimento pesi di più il tasso di ospedalizzazione rispetto agli altri indicatori”, annuncia il ministro. Si sta ragionando se affiancare all’indicatore dei 50 casi per 100mila abitanti, oltre il quale si va automaticamente in giallo, anche quello dei letti di terapia intensiva occupati da malati Covid: il 10 per cento per l’emergenza e il 20 per i reparti ordinari.
La domanda è: dove ci saranno più posti disponibili rispetto ai cittadini residenti in ospedale e in terapia intensiva, al Nord o al Sud…?! E quindi chi raggiungerà prima la quota di emergenza oltre la quale scatta il giallo…?!
Risposta scontata, sperando ovviamente, per tutti, che l’impatto della variante Delta in termini di ospedalizzazione non sia quello temuto…
La Campania, ad esempio, pur con più abitanti e meno posti in terapia intensiva, conta 43.000 operatori sanitari pubblici contro i 59.000 del Veneto e 58.000 dell’Emilia Romagna, cosa questa che mette a rischio il diritto costituzionale alla salute. Giusto poi rimarcare che in modo particolare nei mesi di maggio e giugno la Campania, pur con la maggior densità abitativa d’Italia ha ricevuto meno dosi di vaccini rispetto alle altre Regioni italiane. Molti dimenticano che la Campania, così come quasi tutte le regioni del Sud, esce da poco da un lungo periodo di commissariamento alla Sanità, mentre la Corte dei Conti un paio di anni fa ha svelato il trucco contabile che permette alle “virtuose” Regioni del Nord di assumere dieci volte più in campo sanitario di quelle del Sud.
Infatti nel 2018, rispetto al 2004, al Nord i costi per assumere nuovi dipendenti negli ospedali sono lievitati di oltre il 23%, mentre al Mezzogiorno solo dell’8,5%.
Scarto che, nell’ultimo decennio, ha amplificato il divario Nord-Sud, riuscendo a creare due sistemi sanitari.
Il governo Berlusconi nel 2010 impose un vincolo alla spesa per il personale sanitario: ogni Regione avrebbe potuto investire al massimo la stessa somma del 2004 ridotta dell’1,4%. Un vincolo, però, che, come certificato dalla Corte dei Conti, è stato aggirato da Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, cioè da coloro che hanno potuto garantire ugualmente il pareggio dei propri bilanci attingendo dal fondo autonomo.
Così, mentre Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana nel 2017, hanno speso 2,96 miliardi in più rispetto al 2014 per le assunzioni, nello stesso periodo il saldo totale di Abruzzo, Calabria, Campania, Puglia e Molise è di appena 247 milioni.
Il Nord ha speso 10 volte di più rispetto al Sud, mentre la Calabria (ancora commissariata) ha aumentato i suoi costi di appena 73 milioni.
Non bisogna poi dimenticare che il Fondo sanitario nazionale già oggi, grazie alla ripartizione fatta a solo vantaggio del Nord delle “quote capitarie ponderate”, riconosce in media 80 Euro in più ad ogni cittadino alle Regioni del Nord.
Questa situazione è fra le prime cause della “emigrazione sanitaria” dal Sud per un valore annuo di ben 5 miliardi. Bisogna rimarcare che senza questi soldi le Regioni “virtuose” andrebbero in disavanzo, ecco perché vi è stata la necessità politica di dover cronicizzare la situazione affinchè non crollasse la favola propalata da troppi anni della “locomotiva del Nord”.
Non va mai dimenticato, per chi non è un razzista, che le differenze di sviluppo e di possibilità fra diversi territori sono solo la conseguenza di precise scelte politiche.
Scelte politiche che con questa improvvida dichiarazione di Speranza sembrano andare come sempre a esclusivo vantaggio del Nord, mettendo in difficoltà la ripresa nel Mezzogiorno che dispone di molti meno letti in terapia intensiva per le ragioni viste sopra e che quindi in proiezione andrà a riempire le proprie “quote di letti occupati” (10 o 20 %) molto prima degli ospedali del Centro-Nord che dispone, sempre per quanto visto sopra, di molti più posti letto anche con una minore popolazione. Se a questo aggiungiamo poi una ripartizione di dosi di vaccini sbilanciata, come nel caso della Campania, possiamo ben immaginare come anche in caso di pandemia i cittadini italiani si dividano per questo governo, così come quelli che lo hanno preceduto, in cittadini di serie A al Nord e di serie B al Sud, con buona pace del dettato costituzionale.
Ma attenzione perché non è finita qui, visto che pochi giorni fa la Ministra per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini ha ribadito in Commissione Questioni Regionali la volontà di voler accelerare l’iter del regionalismo differenziato, con l’approvazione di una legge quadro entro settembre, per dare “più competenze e risorse alle regioni che ne fanno richiesta”, ignorando le dolorose diseguaglianze evidenziate dalla pandemia e con la complicità di tutte le forze presenti in Parlamento (nessuna esclusa), così da portare a compimento la nascita di venti piccoli staterelli a tutela una sola parte del Paese, quella più ricca e forte. Segnando così l’inizio della fine del Paese che si avvierà, inevitabilmente e definitivamente, sulla strada degli egoismi regionali e della conseguente frammentazione.
Fonte: Transform!italia
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NAPOLI: SIAMO AL FIANCO DEGLI OPERAI DELLA WHIRLPOOL!
Di Antonio Luongo
(Responsabile Città Metropolitana di Napoli del Partito del Sud)
L'altro giorno ho partecipato con una delegazione del Partito del Sud e insieme ad Alessandra Clemente e ai partiti della sua coalizione all'assemblea cittadina degli operai della Whirpool.
Di Antonio Luongo
(Responsabile Città Metropolitana di Napoli del Partito del Sud)
L'altro giorno ho partecipato con una delegazione del Partito del Sud e insieme ad Alessandra Clemente e ai partiti della sua coalizione all'assemblea cittadina degli operai della Whirpool.
giovedì 8 luglio 2021
Sul bimestrale “Su la testa” un articolo di Natale Cuccurese dal titolo: “Il Mezzogiorno, storia di un disastro voluto”.
Ricordiamo che al momento la rivista, molto bella anche graficamente, è disponibile solo in abbonamento, ma presto sarà reperibile anche in libreria.
Ricordiamo che al momento la rivista, molto bella anche graficamente, è disponibile solo in abbonamento, ma presto sarà reperibile anche in libreria.





















