Si è costituito il comitato italiano della Iniziativa dei Cittadini Europei denominata “Per il diritto alla cura, nessun profitto sulla pandemia”. L’iniziativa ha come scopo la raccolta di un milione di firme in tutta Europa per attivare un percorso legislativo europeo volto a garantire il diritto al vaccino e alla cura http://www.noprofitonpandemic.eu/it
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mercoledì 27 gennaio 2021
IL PARTITO DEL SUD HA ADERITO AL COMITATO ITALIANO "PER IL DIRITTO ALLA CURA, NESSUN PROFITTO SULLA PANDEMIA"
Si è costituito il comitato italiano della Iniziativa dei Cittadini Europei denominata “Per il diritto alla cura, nessun profitto sulla pandemia”. L’iniziativa ha come scopo la raccolta di un milione di firme in tutta Europa per attivare un percorso legislativo europeo volto a garantire il diritto al vaccino e alla cura http://www.noprofitonpandemic.eu/it
lunedì 25 gennaio 2021
LAB SUD: RECOVERY PLAN E SUD - IN DIRETTA VENERDI' 29 GENNAIO ORE 19,00
Ne parleremo in diretta venerdì 29 gennaio alle 19 dalla pagina fan del Laboratorio Sud https://www.facebook.com/LaboratorioSud
con:
Ne parleremo in diretta venerdì 29 gennaio alle 19 dalla pagina fan del Laboratorio Sud https://www.facebook.com/LaboratorioSud
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martedì 19 gennaio 2021
Natale Cuccurese: “Il Recovery Plan è così sbilanciato a favore del Nord che addirittura Carlo Bonomi si sente in dovere di segnalarlo”
Questa volta il Governo “giallo-rosso”, il Governo Conte bis, l’ha fatta veramente grossa.
Nella stesura della seconda bozza del Piano di Rinascita e Resilienza nazionale, meglio conosciuto come Recovery Plan, ha proposto di stanziare il grosso dei finanziamenti europei, sempre che questi ci vengano erogati dall’UE, per la solita onnivora, anche se malandata, “locomotiva” Nord.
La sperequazione di finanziamenti è tale, evidenzia Natale Cuccurese, da indurre persino il Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, a sentirsi in dovere di segnalarla.
Fonte: Vesuvianonews del 19/01/2021 – articolo Salvatore Lucchese
Questa volta il Governo “giallo-rosso”, il Governo Conte bis, l’ha fatta veramente grossa.
Nella stesura della seconda bozza del Piano di Rinascita e Resilienza nazionale, meglio conosciuto come Recovery Plan, ha proposto di stanziare il grosso dei finanziamenti europei, sempre che questi ci vengano erogati dall’UE, per la solita onnivora, anche se malandata, “locomotiva” Nord.
La sperequazione di finanziamenti è tale, evidenzia Natale Cuccurese, da indurre persino il Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, a sentirsi in dovere di segnalarla.
Fonte: Vesuvianonews del 19/01/2021 – articolo Salvatore Lucchese
mercoledì 6 gennaio 2021
Recovery plan: nel cambiamento tutto rimane come è
di Natale Cuccurese
L’ennesima sottrazione di risorse ai danni del Sud si sta concretizzando fra bonus, ristori e giravolte.
“Gli Stati membri potranno beneficiare di un contributo finanziario sotto forma di un sostegno non rimborsabile. L’importo massimo per Stato membro sarà stabilito in base a un criterio di ripartizione definito”.
Alle pagine 8 e 9 della proposta di regolamento, il parlamento europeo fissa i paletti sui criteri di ripartizione delle risorse a fondo perduto del Recovery Plan
“Dovranno essere destinate maggiori risorse a quei territori con più residenti, con maggiore disoccupazione e prodotto interno lordo inferiore”.
Seguendo i criteri Ue, il governo Conte dei 209 miliardi del Recovery Fund dovrebbe investire al Nord Italia il 21,20% dei 65,4 miliardi a fondo perduto previsti dal Piano nazionale ripresa e resilienza; il 12,81% al Centro e il 65,99% al Sud, ben oltre, quindi, il 34% previsto dal piano dell’Esecutivo nazionale. Quasi il doppio.
Anziché 22,23 miliardi, quindi, al Mezzogiorno dovrebbero andare 43,15 miliardi, una differenza di 20,9 miliardi; mentre al Centro-Nord, anziché 43,16 miliardi dovrebbero essere destinati 22,24 miliardi, sempre secondo i criteri Ue. Anche perché se il Sud non soffrisse di un così grave stato di prostrazione, causato dalle politiche monoculari a favore del Nord degli ultimi governi, mai all’Italia sarebbero spettati 209 miliardi.
Ricordo, solo ad esempio, che per le infrastrutture abbiamo alle spalle un ventennio di spesa iniqua. Gli ultimi dati, al 2019, danno, per infatti per il Sud – un’area dove vive il 34% della popolazione – un livello di spesa in opere pubbliche pari al 19% del totale.
Purtroppo il Piano di Rilancio non ha al momento alcuna clausola che garantisca una equilibrata allocazione territoriale delle sue risorse. Lo conferma l’intervista del Ministro Amendola al Messaggero del 20 novembre. Andrebbe inserita, soprattutto a garanzia delle aree più deboli del Paese, che comunque non sono solo al Sud.
Il governatore De Luca ha convocato circa un mese fa in videoconferenza i presidenti di regione del Sud, di ogni colore politico, chiamandoli a resistere al “vero e proprio furto in danno del Sud e delle sue Regioni” che si prepara nel riparto dei fondi Ue.
Uno studioso autorevole come Giannola parla di “presa in giro”, e di taglio di fondi che spetterebbero al Mezzogiorno sul Mattino del 15 dicembre. Un giornale non sospetto di simpatie meridionaliste come il Foglio ci informa, il 17 dicembre, che “esiste, almeno nelle ansie dei parlamentari meridionali del Pd, il tema delle scarse risorse destinate alle infrastrutture da Napoli in giù”.
Dalle notizie che filtrano, non è infondato trarre che nel piano in elaborazione l’obiettivo strategico di ridurre il divario con il Nord e rilanciare il Sud non c’è. Conte, intervenendo il mese scorso a un convegno, sul Recovery Plan al Sud ha dedicato qualche parola ad alta velocità, agricoltura di precisione, rete idrica e poli di ricerca.
Non sappiamo se l’iniziativa dei presidenti avrà seguito, e dove porterà. Nel 2015 già propose la stessa iniziativa Michele Emiliano, appena eletto, ma senza successo. Da lì iniziò il contrasto con l’allora PdC Renzi, contrasto da allora mai sopito.
La prima domanda è: a parte Emiliano, gli altri Presidenti delle Regioni del Sud, legati in alleanza a doppio filo con la Lega se non direttamente leghisti e come tali portatori diretti di interessi a difesa dello status quo a solo vantaggio del Nord potranno mai aderire?
Appare difficile, infatti non hanno partecipato alla prima riunione i leghisti Spirlì e Solinas, del P.S.d’Az. alleato della Lega, declinando l’invito per precedenti impegni.
Appare così ancora più chiaro cosa c’è in gioco, fra le altre cose, alle prossime elezioni regionali calabresi.
Purtroppo però gli eventi a danno del Sud incalzano, c’è un ulteriore problema e cioè quanto riportato da alcuni giornali il 24 dicembre. Sarebbe arrivata una nota riservata da Bruxelles che mette sotto accusa i conti italiani. Ipotizzando che dei 209 miliardi totali del Recovery Fund il governo ne avrebbe utilizzati già oltre 75 per i suoi bonus (rubinetti, mobili, occhiali, telefoni, bonus 110% ecc. ) e i suoi ristori. Governo che, da queste anticipazioni, vorrebbe sostituire i titoli del debito pubblico già emessi con equivalenti titoli europei. Ma la Commissione europea non permetterebbe partite di giro contabili. Lo spazio in bilancio disponibile sui saldi programmati consente così all’Italia di spendere al massimo 110 miliardi aggiuntivi, metà dei quali sempre comunque a debito. In ogni caso molto meno dei 209 sbandierati…
Questo, se confermato è il pericolo maggiore, per il Sud e per il Paese tutto, che lentamente sta emergendo, come avevo anticipato nel corso dell’ultimo dibattito video del 27 dicembre del Lab-Sud (Laboratorio per la Riscossa del Sud) che vede la partecipazione fra gli altri di Transform!italia
(https://www.facebook.com/transform.italia/videos/254774859318506/).
Alla luce di quanto riportato da un articolo del Sole 24 ore del 2 gennaio 2021, che conferma quanto sopra aggiungendo ulteriori dettagli, risultano ancora più chiare e preoccupanti le parole del Ministro Provenzano, che avevo riportato sempre nel corso della diretta Lab-Sud del 27 dicembre: “il ministro Provenzano ha affermato pochi minuti fa durante una diretta dal Senato che il consiglio dei Ministri, in realtà, ad oggi non ha ancora discusso la bozza del Recovery Fund e nemmeno è stata fissata una data di discussione”.
Ora con la consapevolezza che i ristori a d alcune categorie, visto l’andamento negativo della pandemia in corso, dovranno continuare anche nei prossimi mesi, per cui ai miliardi già previsti se ne dovranno aggiungere altri, come riportato dai giornali del 5 gennaio 2021, appare sempre più chiaro come questo Recovery Plan stia diventando un tip plan. Ricordando però che in inglese tip significa sia mancia che discarica.
In un quadro drammatico come se già la pandemia non fosse bastata a mandare al tappeto decine di migliaia di imprese e attività, dal primo gennaio il colpo definitivo per la parte più fragile del sistema economico e sociale del Paese, cioè principalmente quello del Mezzogiorno, potrebbe arrivare dalle nuove regole europee sul credito. I debitori in difficoltà rischiano di soccombere per la coincidenza tra l’entrata in vigore dell’identificazione dei crediti deteriorati e la stretta del cosiddetto calendar provisioning sulla copertura obbligatoria per le banche dei finanziamenti a rischio. Sono 2,7 milioni i clienti del sistema bancario con il fiato sospeso, quelli che, con la crisi Covid, hanno presentato richieste di moratoria su prestiti, mutui e finanziamenti per un valore totale di 302 miliardi. Ma questa gragnuola di colpi rischia anche di innescare una nuova stretta creditizia potenzialmente letale per il sistema economico messo in ginocchio dal coronavirus.
E come se questo non bastasse il Corriere della Sera del 3 gennaio ci informa con toni trionfalistici che per i Fondi Ue, “l’Italia recupera e raggiunge gli obiettivi di spesa”. Riprogrammati ben 11 miliardi per contrasto Covid. Interventi spesso sostitutivi (quando avrebbero dovuto essere aggiuntivi) di mancata spesa ordinaria. Risultato: sottratti altri 11 miliardi di € al Sud, ma questo l’articolo non lo dice…
E per concludere alle porte si profila una crisi di governo dagli esiti incerti. Si direbbe proprio che questo 2021 non inizi sotto i migliori auspici per il Mezzogiorno.
Fonte: Transform!italia
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di Natale Cuccurese
L’ennesima sottrazione di risorse ai danni del Sud si sta concretizzando fra bonus, ristori e giravolte.
“Gli Stati membri potranno beneficiare di un contributo finanziario sotto forma di un sostegno non rimborsabile. L’importo massimo per Stato membro sarà stabilito in base a un criterio di ripartizione definito”.
Alle pagine 8 e 9 della proposta di regolamento, il parlamento europeo fissa i paletti sui criteri di ripartizione delle risorse a fondo perduto del Recovery Plan
“Dovranno essere destinate maggiori risorse a quei territori con più residenti, con maggiore disoccupazione e prodotto interno lordo inferiore”.
Seguendo i criteri Ue, il governo Conte dei 209 miliardi del Recovery Fund dovrebbe investire al Nord Italia il 21,20% dei 65,4 miliardi a fondo perduto previsti dal Piano nazionale ripresa e resilienza; il 12,81% al Centro e il 65,99% al Sud, ben oltre, quindi, il 34% previsto dal piano dell’Esecutivo nazionale. Quasi il doppio.
Anziché 22,23 miliardi, quindi, al Mezzogiorno dovrebbero andare 43,15 miliardi, una differenza di 20,9 miliardi; mentre al Centro-Nord, anziché 43,16 miliardi dovrebbero essere destinati 22,24 miliardi, sempre secondo i criteri Ue. Anche perché se il Sud non soffrisse di un così grave stato di prostrazione, causato dalle politiche monoculari a favore del Nord degli ultimi governi, mai all’Italia sarebbero spettati 209 miliardi.
Ricordo, solo ad esempio, che per le infrastrutture abbiamo alle spalle un ventennio di spesa iniqua. Gli ultimi dati, al 2019, danno, per infatti per il Sud – un’area dove vive il 34% della popolazione – un livello di spesa in opere pubbliche pari al 19% del totale.
Purtroppo il Piano di Rilancio non ha al momento alcuna clausola che garantisca una equilibrata allocazione territoriale delle sue risorse. Lo conferma l’intervista del Ministro Amendola al Messaggero del 20 novembre. Andrebbe inserita, soprattutto a garanzia delle aree più deboli del Paese, che comunque non sono solo al Sud.
Il governatore De Luca ha convocato circa un mese fa in videoconferenza i presidenti di regione del Sud, di ogni colore politico, chiamandoli a resistere al “vero e proprio furto in danno del Sud e delle sue Regioni” che si prepara nel riparto dei fondi Ue.
Uno studioso autorevole come Giannola parla di “presa in giro”, e di taglio di fondi che spetterebbero al Mezzogiorno sul Mattino del 15 dicembre. Un giornale non sospetto di simpatie meridionaliste come il Foglio ci informa, il 17 dicembre, che “esiste, almeno nelle ansie dei parlamentari meridionali del Pd, il tema delle scarse risorse destinate alle infrastrutture da Napoli in giù”.
Dalle notizie che filtrano, non è infondato trarre che nel piano in elaborazione l’obiettivo strategico di ridurre il divario con il Nord e rilanciare il Sud non c’è. Conte, intervenendo il mese scorso a un convegno, sul Recovery Plan al Sud ha dedicato qualche parola ad alta velocità, agricoltura di precisione, rete idrica e poli di ricerca.
Non sappiamo se l’iniziativa dei presidenti avrà seguito, e dove porterà. Nel 2015 già propose la stessa iniziativa Michele Emiliano, appena eletto, ma senza successo. Da lì iniziò il contrasto con l’allora PdC Renzi, contrasto da allora mai sopito.
La prima domanda è: a parte Emiliano, gli altri Presidenti delle Regioni del Sud, legati in alleanza a doppio filo con la Lega se non direttamente leghisti e come tali portatori diretti di interessi a difesa dello status quo a solo vantaggio del Nord potranno mai aderire?
Appare difficile, infatti non hanno partecipato alla prima riunione i leghisti Spirlì e Solinas, del P.S.d’Az. alleato della Lega, declinando l’invito per precedenti impegni.
Appare così ancora più chiaro cosa c’è in gioco, fra le altre cose, alle prossime elezioni regionali calabresi.
Purtroppo però gli eventi a danno del Sud incalzano, c’è un ulteriore problema e cioè quanto riportato da alcuni giornali il 24 dicembre. Sarebbe arrivata una nota riservata da Bruxelles che mette sotto accusa i conti italiani. Ipotizzando che dei 209 miliardi totali del Recovery Fund il governo ne avrebbe utilizzati già oltre 75 per i suoi bonus (rubinetti, mobili, occhiali, telefoni, bonus 110% ecc. ) e i suoi ristori. Governo che, da queste anticipazioni, vorrebbe sostituire i titoli del debito pubblico già emessi con equivalenti titoli europei. Ma la Commissione europea non permetterebbe partite di giro contabili. Lo spazio in bilancio disponibile sui saldi programmati consente così all’Italia di spendere al massimo 110 miliardi aggiuntivi, metà dei quali sempre comunque a debito. In ogni caso molto meno dei 209 sbandierati…
Questo, se confermato è il pericolo maggiore, per il Sud e per il Paese tutto, che lentamente sta emergendo, come avevo anticipato nel corso dell’ultimo dibattito video del 27 dicembre del Lab-Sud (Laboratorio per la Riscossa del Sud) che vede la partecipazione fra gli altri di Transform!italia
(https://www.facebook.com/transform.italia/videos/254774859318506/).
Alla luce di quanto riportato da un articolo del Sole 24 ore del 2 gennaio 2021, che conferma quanto sopra aggiungendo ulteriori dettagli, risultano ancora più chiare e preoccupanti le parole del Ministro Provenzano, che avevo riportato sempre nel corso della diretta Lab-Sud del 27 dicembre: “il ministro Provenzano ha affermato pochi minuti fa durante una diretta dal Senato che il consiglio dei Ministri, in realtà, ad oggi non ha ancora discusso la bozza del Recovery Fund e nemmeno è stata fissata una data di discussione”.
Ora con la consapevolezza che i ristori a d alcune categorie, visto l’andamento negativo della pandemia in corso, dovranno continuare anche nei prossimi mesi, per cui ai miliardi già previsti se ne dovranno aggiungere altri, come riportato dai giornali del 5 gennaio 2021, appare sempre più chiaro come questo Recovery Plan stia diventando un tip plan. Ricordando però che in inglese tip significa sia mancia che discarica.
In un quadro drammatico come se già la pandemia non fosse bastata a mandare al tappeto decine di migliaia di imprese e attività, dal primo gennaio il colpo definitivo per la parte più fragile del sistema economico e sociale del Paese, cioè principalmente quello del Mezzogiorno, potrebbe arrivare dalle nuove regole europee sul credito. I debitori in difficoltà rischiano di soccombere per la coincidenza tra l’entrata in vigore dell’identificazione dei crediti deteriorati e la stretta del cosiddetto calendar provisioning sulla copertura obbligatoria per le banche dei finanziamenti a rischio. Sono 2,7 milioni i clienti del sistema bancario con il fiato sospeso, quelli che, con la crisi Covid, hanno presentato richieste di moratoria su prestiti, mutui e finanziamenti per un valore totale di 302 miliardi. Ma questa gragnuola di colpi rischia anche di innescare una nuova stretta creditizia potenzialmente letale per il sistema economico messo in ginocchio dal coronavirus.
E come se questo non bastasse il Corriere della Sera del 3 gennaio ci informa con toni trionfalistici che per i Fondi Ue, “l’Italia recupera e raggiunge gli obiettivi di spesa”. Riprogrammati ben 11 miliardi per contrasto Covid. Interventi spesso sostitutivi (quando avrebbero dovuto essere aggiuntivi) di mancata spesa ordinaria. Risultato: sottratti altri 11 miliardi di € al Sud, ma questo l’articolo non lo dice…
E per concludere alle porte si profila una crisi di governo dagli esiti incerti. Si direbbe proprio che questo 2021 non inizi sotto i migliori auspici per il Mezzogiorno.
Fonte: Transform!italia
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lunedì 4 gennaio 2021
Natale Cuccurese: “Attilio Fontana, un governatore che, se fosse stato del Sud, sarebbe già stato cacciato senza esitazioni e la Regione commissariata”
Guidata dal magnifico duo verde leghista Fontana/Gallera, la presunta “locomotiva” Lombardia deraglia anche rispetto al piano regionale vaccini anti-Covid 19 e il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ne rimarca tutti i limiti e le deficienze, ponendo, allo stesso tempo, l’accento sulla disparità di trattamento mediatico e politico se la stessa cosa fosse accaduta al Sud.
“Pensate – ha evidenziato Cuccurese – se la giustificazione dei ‘medici in ferie’ l’avesse usata un qualsiasi politico del Sud. Apriti cielo, si sarebbero scatenati i media nazionali con allegati opinionisti. I Giletti, i Cruciani , i Feltri, i Giordano, i Mughini…chissà quali strumentalizzazioni avrebbero usato contro il Sud e i suoi cittadini. Le urla forsennate, le offese, le risatine…”
“Invece – ha proseguito – lo ha detto il comico incompreso Gallera, che da mesi sforna idiozie senza fine insieme alla sua spalla Fontana, nel silenzio generale degli imbonitori di cui sopra. Eppure ‘l’efficiente’ Lombardia, la locomotiva che ha deragliato, è a livello mondiale la regione con più vittime da Covid”.
“Ora – ha incalzato Cuccurese – di fronte al disastro conclamato che va avanti da mesi come se nulla fosse, disastro ormai non più occultabile grazie anche alle demenziali dichiarazioni del duo comico di cui sopra, persino la Lega prende le distanze da Gallera nel tentativo disperato di salvare Fontana, cioè di chi ha nominato e difeso Gallera da sempre”.
“Un governatore – ha concluso – che, se fosse stato del Sud, sarebbe già stato cacciato senza esitazioni e la Regione commissariata”.
Fonte: Vesuvianonews – articolo di Salvatore Lucchese
Guidata dal magnifico duo verde leghista Fontana/Gallera, la presunta “locomotiva” Lombardia deraglia anche rispetto al piano regionale vaccini anti-Covid 19 e il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ne rimarca tutti i limiti e le deficienze, ponendo, allo stesso tempo, l’accento sulla disparità di trattamento mediatico e politico se la stessa cosa fosse accaduta al Sud.
“Pensate – ha evidenziato Cuccurese – se la giustificazione dei ‘medici in ferie’ l’avesse usata un qualsiasi politico del Sud. Apriti cielo, si sarebbero scatenati i media nazionali con allegati opinionisti. I Giletti, i Cruciani , i Feltri, i Giordano, i Mughini…chissà quali strumentalizzazioni avrebbero usato contro il Sud e i suoi cittadini. Le urla forsennate, le offese, le risatine…”
“Invece – ha proseguito – lo ha detto il comico incompreso Gallera, che da mesi sforna idiozie senza fine insieme alla sua spalla Fontana, nel silenzio generale degli imbonitori di cui sopra. Eppure ‘l’efficiente’ Lombardia, la locomotiva che ha deragliato, è a livello mondiale la regione con più vittime da Covid”.
“Ora – ha incalzato Cuccurese – di fronte al disastro conclamato che va avanti da mesi come se nulla fosse, disastro ormai non più occultabile grazie anche alle demenziali dichiarazioni del duo comico di cui sopra, persino la Lega prende le distanze da Gallera nel tentativo disperato di salvare Fontana, cioè di chi ha nominato e difeso Gallera da sempre”.
“Un governatore – ha concluso – che, se fosse stato del Sud, sarebbe già stato cacciato senza esitazioni e la Regione commissariata”.
Fonte: Vesuvianonews – articolo di Salvatore Lucchese
giovedì 31 dicembre 2020
Buon 2021 dal Partito del Sud!
Buon 2021 a tutt@!
Buon 2021 a tutt@!
giovedì 24 dicembre 2020
AUGURI DI BUON NATALE DAL PARTITO DEL SUD
Auguri di buon Natale e buone feste a tutti !
In un anno angoscioso e drammatico come è stato questo 2020 l'invito è a non arrendersi.Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti
Auguri di buon Natale e buone feste a tutti !
In un anno angoscioso e drammatico come è stato questo 2020 l'invito è a non arrendersi.Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti
martedì 22 dicembre 2020
IL SUD CHIEDE UGUAGLIANZA - Lunedì 28 Dicembre alle 19,00 diretta Facebook sulla pagina fan di Transform!italia
IL SUD CHIEDE UGUAGLIANZA
Stralciare l'autonomia differenziata dalla legge di bilancio!
Natale Cuccurese
con:
Marina Boscaino
Paola Nugnes
Giovanni Russo Spena
Roberto Morea
Il 2020 è stato un anno tribolato in cui la pandemia ha portato in drammatica evidenza i troppi nodi del Regionalismo, mai districarti dal 2001 ad oggi, che ora sono venuti tutti insieme al pettine.
Nel frattempo le crisi che si stanno succedendo, economica prima e da pandemia dopo, hanno acuito le differenze fra le due Italie.
L’ultimo Rapporto Svimez di pochi giorni fa ci informa infatti che nel Sud la pandemia è stata un acceleratore dei processi di ingiustizia sociale ampliando le distanze tra le due parti del Paese. A soffrire di più in questo periodo d’emergenza sono state le fasce della popolazione più fragili, soprattutto i giovani e le donne.
In estrema sintesi il Sud sconta un ritardo in infrastrutture e servizi, scolatici e sanitari in particolare, causati non solo dal ricorso alla “spesa storica”, ma anche dalla mai avvenuta definizione dei Lep, che hanno avuto come conseguenza un sottofinanziamento statale ad esclusivo favore delle regioni del Nord, mentre continua la perdita di popolazione residente e aumentano le persone beneficiarie di misure di sostegno al reddito causa il drammatico impoverimento della popolazione. Dato confermato dall’ultimo report Eurostat, di fine settembre, che vedono la Campania prima, la Sicilia seconda e la Calabria ottava fra le regioni europee con la maggior parte della popolazione a rischio povertà.
Visto il disastro umano e finanziario che, anno dopo anno, aumenta sempre di più nel Mezzogiorno e viste le evidenze delle problematiche sorte in campo sanitario nell’affrontare la pandemia si auspicava un ripensamento sulle modalità di applicazione dell’autonomia differenziata, visto che questa favorisce inammissibili differenziazioni all’interno del sistema delle regioni, che corre il rischio di minare alle basi quella unità che è a fondamento del sistema Costituzionale e dei rapporti Stato-Regioni.
Ma quali che siano le opinioni che si possono avere in merito all’autonomia differenziata, inserirla nella Legge di Bilancio senza un dibattito presso l’opinione pubblica, in un momento così drammatico, quando Governo, Parlamento e Regioni dovrebbero occuparsi unicamente di portarci fuori dalla situazione in cui ci troviamo, non è accettabile. Ciò significherebbe, peraltro, sottrarla alla partecipazione democratica ed alla possibilità di referendum, che non è possibile per le leggi finanziarie. Eppure è proprio quello che sta avvenendo, nel tentativo da parte delle regioni più forti di uscire prima dalla catastrofe economica causata dalla pandemia per ricostruirsi attraverso l’autonomia differenziata grazie alla sottrazione di risorse a scapito delle regioni più deboli, cioè quelle del Sud, già ampiamente saccheggiate dal 2001 a oggi.
Questo è avvenuto, sia perchè gli interessi legati al regionalismo sono forti, sia perchè lo Stato è uscito da questi anni di “devoluzione” indebolito nel funzionamento dei suoi organismi e della sua amministrazione.
Così iI Governo ha deciso di inserire nel collegato alla Legge di Bilancio 2021, in discussione in questi giorni, il progetto dell’autonomia differenziata, esautorando così il Parlamento su una questione che coinvolge la vita di tutti i cittadini, creando un precedente gravissimo che apre la porta alla balcanizzazione del Paese diviso in “venti piccole Italie” in concorrenza fra loro, con legislazioni, servizi, sanità, scuola e ricerca, ambiente, contratti di lavoro diversi.
Siamo pertanto con la presente a richiederLe, in nome del bene comune, di attivarsi per arrivare allo stralcio del Ddl Boccia allegato alla Legge Finanziaria.
Inoltre per quanto riguarda l’assegnazione dei Fondi del Recovery Fund siamo a ricordare che l’Europa assegna 209 miliardi all’Italia proprio perché c’è il Sud, altrimenti non sarebbero mai stati tanti, al fine di iniziare a colmare il gap fra le due italie. Infatti l’Europa indica che dovranno essere destinate maggiori risorse a quei territori con più residenti, con maggiore disoccupazione e prodotto interno lordo inferiore.
Seguendo i criteri Ue chiaramente espressi, il governo Conte deve investire per il Nord Italia il 21,20% dei 65,4 miliardi a fondo perduto previsti dal Piano nazionale ripresa e resilienza; il 12,81% deve andare al Centro e il 65,99% al Sud, ben oltre, quindi, il 34% previsto dal piano dell’Esecutivo nazionale. Quasi il doppio. Anziché 22,23 miliardi, quindi, al Mezzogiorno dovrebbero andare 43,15 miliardi, una differenza di 20,9 miliardi; mentre al Centro-Nord, anziché 43,16 miliardi dovrebbero essere destinati 22,24 miliardi, secondo i criteri Ue.
Fondi che, si badi bene, non includono quelli nazionali per la coesione e quelli ordinari europei del 2021-27.
Il giusto intento europeo è quello di farla finita con un Mezzogiorno che in Europa rappresenta la più vasta area continentale col più basso reddito e la più alta disoccupazione.
Questo non solo per questioni di giustizia sociale, ma anche perché superare il divario porterà un beneficio per tutto il “Sistema Italia”, visto che già oggi ogni 100 euro speso in investimenti al Sud genera un ritorno di 40 euro al Centro Nord.
Pronti anche ad un eventuale dibattito-confronto, e restando comunque in attesa di una gradita risposta, salutiamo augurando un buon lavoro a vantaggio di tutti i cittadini italiani, nessuno escluso.
Loredana Marino
IL SUD CHIEDE UGUAGLIANZA
Stralciare l'autonomia differenziata dalla legge di bilancio!
Natale Cuccurese
con:
Marina Boscaino
Paola Nugnes
Giovanni Russo Spena
Roberto Morea
Il 2020 è stato un anno tribolato in cui la pandemia ha portato in drammatica evidenza i troppi nodi del Regionalismo, mai districarti dal 2001 ad oggi, che ora sono venuti tutti insieme al pettine.
Nel frattempo le crisi che si stanno succedendo, economica prima e da pandemia dopo, hanno acuito le differenze fra le due Italie.
L’ultimo Rapporto Svimez di pochi giorni fa ci informa infatti che nel Sud la pandemia è stata un acceleratore dei processi di ingiustizia sociale ampliando le distanze tra le due parti del Paese. A soffrire di più in questo periodo d’emergenza sono state le fasce della popolazione più fragili, soprattutto i giovani e le donne.
In estrema sintesi il Sud sconta un ritardo in infrastrutture e servizi, scolatici e sanitari in particolare, causati non solo dal ricorso alla “spesa storica”, ma anche dalla mai avvenuta definizione dei Lep, che hanno avuto come conseguenza un sottofinanziamento statale ad esclusivo favore delle regioni del Nord, mentre continua la perdita di popolazione residente e aumentano le persone beneficiarie di misure di sostegno al reddito causa il drammatico impoverimento della popolazione. Dato confermato dall’ultimo report Eurostat, di fine settembre, che vedono la Campania prima, la Sicilia seconda e la Calabria ottava fra le regioni europee con la maggior parte della popolazione a rischio povertà.
Visto il disastro umano e finanziario che, anno dopo anno, aumenta sempre di più nel Mezzogiorno e viste le evidenze delle problematiche sorte in campo sanitario nell’affrontare la pandemia si auspicava un ripensamento sulle modalità di applicazione dell’autonomia differenziata, visto che questa favorisce inammissibili differenziazioni all’interno del sistema delle regioni, che corre il rischio di minare alle basi quella unità che è a fondamento del sistema Costituzionale e dei rapporti Stato-Regioni.
Ma quali che siano le opinioni che si possono avere in merito all’autonomia differenziata, inserirla nella Legge di Bilancio senza un dibattito presso l’opinione pubblica, in un momento così drammatico, quando Governo, Parlamento e Regioni dovrebbero occuparsi unicamente di portarci fuori dalla situazione in cui ci troviamo, non è accettabile. Ciò significherebbe, peraltro, sottrarla alla partecipazione democratica ed alla possibilità di referendum, che non è possibile per le leggi finanziarie. Eppure è proprio quello che sta avvenendo, nel tentativo da parte delle regioni più forti di uscire prima dalla catastrofe economica causata dalla pandemia per ricostruirsi attraverso l’autonomia differenziata grazie alla sottrazione di risorse a scapito delle regioni più deboli, cioè quelle del Sud, già ampiamente saccheggiate dal 2001 a oggi.
Questo è avvenuto, sia perchè gli interessi legati al regionalismo sono forti, sia perchè lo Stato è uscito da questi anni di “devoluzione” indebolito nel funzionamento dei suoi organismi e della sua amministrazione.
Così iI Governo ha deciso di inserire nel collegato alla Legge di Bilancio 2021, in discussione in questi giorni, il progetto dell’autonomia differenziata, esautorando così il Parlamento su una questione che coinvolge la vita di tutti i cittadini, creando un precedente gravissimo che apre la porta alla balcanizzazione del Paese diviso in “venti piccole Italie” in concorrenza fra loro, con legislazioni, servizi, sanità, scuola e ricerca, ambiente, contratti di lavoro diversi.
Siamo pertanto con la presente a richiederLe, in nome del bene comune, di attivarsi per arrivare allo stralcio del Ddl Boccia allegato alla Legge Finanziaria.
Inoltre per quanto riguarda l’assegnazione dei Fondi del Recovery Fund siamo a ricordare che l’Europa assegna 209 miliardi all’Italia proprio perché c’è il Sud, altrimenti non sarebbero mai stati tanti, al fine di iniziare a colmare il gap fra le due italie. Infatti l’Europa indica che dovranno essere destinate maggiori risorse a quei territori con più residenti, con maggiore disoccupazione e prodotto interno lordo inferiore.
Seguendo i criteri Ue chiaramente espressi, il governo Conte deve investire per il Nord Italia il 21,20% dei 65,4 miliardi a fondo perduto previsti dal Piano nazionale ripresa e resilienza; il 12,81% deve andare al Centro e il 65,99% al Sud, ben oltre, quindi, il 34% previsto dal piano dell’Esecutivo nazionale. Quasi il doppio. Anziché 22,23 miliardi, quindi, al Mezzogiorno dovrebbero andare 43,15 miliardi, una differenza di 20,9 miliardi; mentre al Centro-Nord, anziché 43,16 miliardi dovrebbero essere destinati 22,24 miliardi, secondo i criteri Ue.
Fondi che, si badi bene, non includono quelli nazionali per la coesione e quelli ordinari europei del 2021-27.
Il giusto intento europeo è quello di farla finita con un Mezzogiorno che in Europa rappresenta la più vasta area continentale col più basso reddito e la più alta disoccupazione.
Questo non solo per questioni di giustizia sociale, ma anche perché superare il divario porterà un beneficio per tutto il “Sistema Italia”, visto che già oggi ogni 100 euro speso in investimenti al Sud genera un ritorno di 40 euro al Centro Nord.
Pronti anche ad un eventuale dibattito-confronto, e restando comunque in attesa di una gradita risposta, salutiamo augurando un buon lavoro a vantaggio di tutti i cittadini italiani, nessuno escluso.
Loredana Marino
venerdì 18 dicembre 2020
Storia e verità: incontro con Gigi Di Fiore e Valentino Romano. Lunedì 21 Dicembre 2020 alle ore 19,00
IL PARTITO DEL SUD INCONTRA
IL PARTITO DEL SUD INCONTRA
LETTERA APERTA AI PARLAMENTARI DELLA REPUBBLICA
LETTERA APERTA AI PARLAMENTARI DELLA REPUBBLICA
Stralcio Ddl Boccia allegato alla Legge di Bilancio 2021 e ripartizione Recovery Fund secondo le indicazioni europee
LETTERA APERTA AI PARLAMENTARI DELLA REPUBBLICA
Stralcio Ddl Boccia allegato alla Legge di Bilancio 2021 e ripartizione Recovery Fund secondo le indicazioni europee









