Partito del Sud: Le ragioni della nostra presenza alle prossime elezioni Regionali e Comunali del 20-21 Settembre 2020
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martedì 25 agosto 2020
Le ragioni della nostra presenza alle prossime elezioni Regionali e Comunali del 20-21 Settembre 2020, in diretta web dalle 19.00 di giovedì 27 Agosto:
Partito del Sud: Le ragioni della nostra presenza alle prossime elezioni Regionali e Comunali del 20-21 Settembre 2020
lunedì 24 agosto 2020
LE LISTE DEL PARTITO DEL SUD ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI E COMUNALI DEL 20-21 SETTEMBRE 2020. PARTITO DEL SUD UN VOTO MERIDIONALISTA
ELEZIONI REGIONALI PUGLIA
ELEZIONI REGIONALI PUGLIA
mercoledì 12 agosto 2020
Un Paese da ripensare e rifondare
di Natale Cuccurese
La pandemia da Covid-19 poteva essere l’occasione per ripensare le relazioni fra le varie aree del Paese, visto che anche a livello europeo si è ben compreso che l’Italia per crescere ha bisogno di far funzionare in sinergia tutti i territori. Il Mezzogiorno, grazie alla bassa penetrazione dell’epidemia, poteva diventare il volano del rilancio per tutta l’Italia, ma purtroppo questo non è avvenuto per sola volontà politica. Così mentre il Nord pur con un’emergenza sanitaria gestita in modo non ottimale, come dimostrato da quanto è accaduto soprattutto in Lombardia, non si è mai fermato, il Sud, pur gestendo bene l’emergenza sanitaria, ha subito una chiusura totale, e una ripartenza ritardata, poco giustificata data la limitata diffusione del virus, fermando tutte le sue attività e subendo per questo un danno economico gravissimo calcolato in circa 100 Miliardi di euro, come confermato in questi giorni dal Centro Studi della Fipe-Confcommercio.
D’altra parte la consapevolezza di avere una carenza di strutture ospedaliere e relativi presidi, causata da una pluriennale sottrazione di risorse per ben 840 miliardi di euro a favore delle Regioni del Nord , come testimoniato dal rapporto Eurispes del gennaio 2020, ha costretto i presidenti delle Regioni del Sud ad usare metodi estremi, preoccupandosi sopra ogni altra cosa di salvaguardare la vita dei loro concittadini, anche per il timore dei possibili contagi per effetto della grande “fuga”dal Nord dell’8 marzo scorso di cui parleremo in seguito.
In conseguenza di questi avvenimenti l’ultimo rapporto Svimez, diffuso a fine luglio, ci informa che lo shock da Covid-19 ha colpito un Mezzogiorno già in recessione e che non aveva ancora recuperato i livelli pre-crisi 2008 di prodotto e occupazione. La previsione per il 2020 non è rosea, con una caduta della produzione più forte che al Nord e la perdita di ben 380mila occupati, mentre per il 2021 si prospetta una ripresa più lenta con solo un modesto recupero occupazionale rispetto al Nord.
È chiaro che la drammatica mancanza di lavoro crea preoccupazioni anche in relazione all’accendersi in autunno di possibili focolai di tensioni sociali, visto che dopo l’emergenza oltre il 60 per cento delle famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese. A questo si aggiunga che i cittadini residenti nel Mezzogiorno, a differenza di quanto si crede, pagano più tasse rispetto ai loro connazionali del Centro-Nord perché lo Stato, investendovi meno soldi, costringe gli enti locali ad aumentare la pressione fiscale per garantire i servizi, così come risulta dal dossier di Eurispes, diffuso pochi giorni fa, sulla condizione del Meridione e sulle politiche economiche adottate negli ultimi anni dallo Stato.
In questo quadro a dir poco sconfortante da pochi giorni sappiamo, grazie alla parziale desecretazione degli atti relativi alle decisioni del governo in merito all’emergenza, che il lockdown al Sud fu solo una decisione politica, presa il 7 marzo scorso, per la quale il governo sottopose i cittadini di circa 80 province, soprattutto del Centro e del Sud, a misure che il Comitato Tecnico Scientifico considerava necessarie solo in “Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti”.
Va ricordato che il 7 marzo una fuga di notizie, ha fatto finire sui principali giornali online – in Italia e nel mondo – la bozza del decreto del governo con le nuove misure per combattere il coronavirus. Secondo il quotidiano online della Cnn, quel documento gli è stato fornito dall’ufficio stampa della Regione Lombardia, la versione in pdf del decreto ha cominciato a girare su chat di whatsapp e sui social network, diventando praticamente virale. C’era dunque la volontà di diffonderlo il più possibile prima che diventasse ufficiale. L’improvvida anticipazione del decreto, prima che il decreto fosse efficace, ha prodotto un’oggettiva spinta all’esodo, dalle zone rosse, verso Sud con macchine, treni, autobus e aerei con il rischio concreto di diffondere il virus in ogni dove. Un fatto, questo della fuga di notizie, che come vedremo si rivelerà nelle fasi successive molto utile per mantenere intatta la capacità negoziale delle Regioni “frugali” del Nord.
E così mentre al nord si procedeva ad un lockdown tardivo per i residenti, soprattutto ad Alzano e Nembro con conseguente strage di cittadini, e light per le imprese, come da desiderata di Confindustria, al Sud si sprangava tutto senza nessun ritegno.
In piena pandemia c’è chi attaccava il governo definendolo sottomesso al Comitato tecnico scientifico tale da ridurre la politica al ruolo di notaio, ma ora sappiamo che era l’esatto contrario.
A questo punto diviene chiaro quello che da tempo si vociferava : durante il lockdown decine di milioni di italiani hanno patito costi morali e materiali non necessari, colpevolizzati ed inseguiti in modo a dir poco ridicolo da droni ed elicotteri, ma soprattutto con la limitazione immotivata di numerosi e delicatissimi diritti costituzionali. Il tutto ben si adegua alla narrazione nazionale, o meglio al racconto discriminatorio in voga da 160 anni, che fa di tutto pur di impedire che il Sud possa organizzare la propria produzione in modo indipendente. Intollerabile il rischio che alcune aziende del Sud potessero sostituirsi in alcune produzioni ad aziende del Nord, iniziando così (finalmente) ad invertire lo status quo che vede dall’Unità il Sud nella sola veste di Colonia interna estrattiva, usa solo al consumo di prodotti del Nord. In questo quadro il governo inoltre aveva da parte dell’opposizione guidata dalla Lega, già i fucili puntati contro una chiusura solo parziale venduta come “anti-lombarda”.
È su questo fronte che il governo ha dimostrato di essere prono agli interessi dei confindustriali del Nord, dopo che di questa sudditanza già c’erano state parecchie evidenze durante e dopo il lockdown. La mancata chiusura delle attività non essenziali, quel comma che derogava sulle chiusure a discrezione e autocertificazione padronale, è un’altra responsabilità storica del governo e degli avidi arpagoni confindustriali del nord.
Risibile la tesi di chi ora dice che è stato comunque giusto chiudere tutto per sicurezza, al fine di evitare l’estendersi incontrollato della pandemia, quando per il CTS sarebbe bastato chiudere per tempo le aree maggiormente colpite. Comunque non essendoci la controprova, dobbiamo limitarci ai soli dati certi ed infatti sappiamo con precisione, grazie al rapporto Svimez, che la decisione politica del governo ha avuto la conseguenza di aver messo in ginocchio, anche per i prossimi anni, il Mezzogiorno.
La domanda è: se il CTS avesse detto, in condizioni diverse, di chiudere solo le Regioni del Sud il governo avrebbe chiuso anche le Regioni del Nord? Ognuno può dare la risposta che vuole, ma risulta evidente che mai lo avrebbe fatto…
Ma il governo a quali interessi ha risposto non chiudendo il Nord in modo selettivo? Perché se non ci facciamo questa domanda non capiamo l’essenza stessa di questo governo. Un governo cioè che si muove in modo totalmente sincrono con quelli che l’han preceduto nei decenni, dimostrando nei fatti che non c’è nessun cambiamento: gli interessi della “locomotiva del Nord”, cioè di Confindustria, vengono prima di ogni altra considerazione e per interesse nazionale si può oggi, dopo la desecretazione degli atti, con sicurezza affermare che si intende solo quello delle Regioni del Nord autoproclamatesi “virtuose”, quelle che han richiesto l’autonomia differenziata, il resto del Paese è solo un’appendice al servizio di questi esclusivi interessi.
Di fronte a questa evidenza risulta ancora più arrogante e irrispettoso l’atteggiamento borioso del #ricominciodalNord dei Sala, Gori, Bonaccini e codazzo al seguito, come se non fosse bastato il trentennio leghista.
Se si vuole arrivare alla balcanizzazione del Paese sicuramente la strada imboccata è quella giusta, visto poi che le “Regioni Secessioniste del Nord” non recedono dai loro propositi egoistici di “autonomia differenziata”, malgrado che proprio la regionalizzazione in campo sanitario ha posto in evidenza che lo spezzettamento regionale non ha funzionato in questa emergenza. Inoltre la responsabilità di aver riaperto anzitempo le “frontiere” delle regioni del Nord, quelle con il maggior numero di contagiati, ricade interamente sul governo, “Regioni secessioniste del Nord” e Confindustria, a maggior ragione ora che i contagi sono in costante ripresa a livello nazionale.
A questo punto chi risarcirà i cittadini e le aziende del Sud per il danno subito dalla chiusura immotivata, a detta del CTS?
Visto che il governo ha la fortuna della pioggia di miliardi di euro in arrivo dall’Ue tramite il Recovery Fund, soldi che in larga parte dovranno essere investiti nel Mezzogiorno, come indicato dalla Ue, per iniziare a colmare il divario fra le due aree del Paese e per permettere al Paese di crescere in modo maggiormente armonico ed incisivo, riuscirà il governo a difendere dalle mire predatorie dei “governatori secessionisti del Nord” questa ripartizione o dovremo assistere all’ennesimo scippo ai danni del Sud? E i cittadini del Sud quanto ancora continueranno a pazientare e sopportare di fronte a questi miserabili e continui furti di risorse?
Il ministro Provenzano ha inserito nel DL Agosto l’abbattimento del 30% dei contributi previdenziali per le imprese del Sud, una manovra necessaria ma difensiva, che non è detto che generi nuova occupazione. Per creare nuovi posti di lavoro servono urgentemente massicci investimenti pubblici. Il governo ha l’obbligo di privilegiare il Sud, come detto è nelle “ragioni” del Recovery fund ridurre le disuguaglianze territoriali ed è il motivo per cui l’Europa ha messo in campo questo strumento. In settori fondamentali a partire da istruzione e sanità, i residenti del Sud soffrono di diritti di cittadinanza ridotti in spregio al dettato costituzionale. Non è più possibile pensare di proseguire con i vecchi schemi, soprattutto ora che il modo, questo sì realmente virtuoso, con cui il Mezzogiorno ha saputo affrontare la pandemia e contenerla ha del tutto risvegliato l’orgoglio d’appartenenza di larga parte dei cittadini meridionali che mostrano sempre maggiori segnali d’insofferenza verso soprusi e scippi.
Risulta sempre più evidente che questo è un Paese da ripensare e rifondare, facciamolo presto, e con giustizia, prima che sia troppo tardi.
Fonte:Transform!italia
.
di Natale Cuccurese
La pandemia da Covid-19 poteva essere l’occasione per ripensare le relazioni fra le varie aree del Paese, visto che anche a livello europeo si è ben compreso che l’Italia per crescere ha bisogno di far funzionare in sinergia tutti i territori. Il Mezzogiorno, grazie alla bassa penetrazione dell’epidemia, poteva diventare il volano del rilancio per tutta l’Italia, ma purtroppo questo non è avvenuto per sola volontà politica. Così mentre il Nord pur con un’emergenza sanitaria gestita in modo non ottimale, come dimostrato da quanto è accaduto soprattutto in Lombardia, non si è mai fermato, il Sud, pur gestendo bene l’emergenza sanitaria, ha subito una chiusura totale, e una ripartenza ritardata, poco giustificata data la limitata diffusione del virus, fermando tutte le sue attività e subendo per questo un danno economico gravissimo calcolato in circa 100 Miliardi di euro, come confermato in questi giorni dal Centro Studi della Fipe-Confcommercio.
D’altra parte la consapevolezza di avere una carenza di strutture ospedaliere e relativi presidi, causata da una pluriennale sottrazione di risorse per ben 840 miliardi di euro a favore delle Regioni del Nord , come testimoniato dal rapporto Eurispes del gennaio 2020, ha costretto i presidenti delle Regioni del Sud ad usare metodi estremi, preoccupandosi sopra ogni altra cosa di salvaguardare la vita dei loro concittadini, anche per il timore dei possibili contagi per effetto della grande “fuga”dal Nord dell’8 marzo scorso di cui parleremo in seguito.
In conseguenza di questi avvenimenti l’ultimo rapporto Svimez, diffuso a fine luglio, ci informa che lo shock da Covid-19 ha colpito un Mezzogiorno già in recessione e che non aveva ancora recuperato i livelli pre-crisi 2008 di prodotto e occupazione. La previsione per il 2020 non è rosea, con una caduta della produzione più forte che al Nord e la perdita di ben 380mila occupati, mentre per il 2021 si prospetta una ripresa più lenta con solo un modesto recupero occupazionale rispetto al Nord.
È chiaro che la drammatica mancanza di lavoro crea preoccupazioni anche in relazione all’accendersi in autunno di possibili focolai di tensioni sociali, visto che dopo l’emergenza oltre il 60 per cento delle famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese. A questo si aggiunga che i cittadini residenti nel Mezzogiorno, a differenza di quanto si crede, pagano più tasse rispetto ai loro connazionali del Centro-Nord perché lo Stato, investendovi meno soldi, costringe gli enti locali ad aumentare la pressione fiscale per garantire i servizi, così come risulta dal dossier di Eurispes, diffuso pochi giorni fa, sulla condizione del Meridione e sulle politiche economiche adottate negli ultimi anni dallo Stato.
In questo quadro a dir poco sconfortante da pochi giorni sappiamo, grazie alla parziale desecretazione degli atti relativi alle decisioni del governo in merito all’emergenza, che il lockdown al Sud fu solo una decisione politica, presa il 7 marzo scorso, per la quale il governo sottopose i cittadini di circa 80 province, soprattutto del Centro e del Sud, a misure che il Comitato Tecnico Scientifico considerava necessarie solo in “Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti”.
Va ricordato che il 7 marzo una fuga di notizie, ha fatto finire sui principali giornali online – in Italia e nel mondo – la bozza del decreto del governo con le nuove misure per combattere il coronavirus. Secondo il quotidiano online della Cnn, quel documento gli è stato fornito dall’ufficio stampa della Regione Lombardia, la versione in pdf del decreto ha cominciato a girare su chat di whatsapp e sui social network, diventando praticamente virale. C’era dunque la volontà di diffonderlo il più possibile prima che diventasse ufficiale. L’improvvida anticipazione del decreto, prima che il decreto fosse efficace, ha prodotto un’oggettiva spinta all’esodo, dalle zone rosse, verso Sud con macchine, treni, autobus e aerei con il rischio concreto di diffondere il virus in ogni dove. Un fatto, questo della fuga di notizie, che come vedremo si rivelerà nelle fasi successive molto utile per mantenere intatta la capacità negoziale delle Regioni “frugali” del Nord.
E così mentre al nord si procedeva ad un lockdown tardivo per i residenti, soprattutto ad Alzano e Nembro con conseguente strage di cittadini, e light per le imprese, come da desiderata di Confindustria, al Sud si sprangava tutto senza nessun ritegno.
In piena pandemia c’è chi attaccava il governo definendolo sottomesso al Comitato tecnico scientifico tale da ridurre la politica al ruolo di notaio, ma ora sappiamo che era l’esatto contrario.
A questo punto diviene chiaro quello che da tempo si vociferava : durante il lockdown decine di milioni di italiani hanno patito costi morali e materiali non necessari, colpevolizzati ed inseguiti in modo a dir poco ridicolo da droni ed elicotteri, ma soprattutto con la limitazione immotivata di numerosi e delicatissimi diritti costituzionali. Il tutto ben si adegua alla narrazione nazionale, o meglio al racconto discriminatorio in voga da 160 anni, che fa di tutto pur di impedire che il Sud possa organizzare la propria produzione in modo indipendente. Intollerabile il rischio che alcune aziende del Sud potessero sostituirsi in alcune produzioni ad aziende del Nord, iniziando così (finalmente) ad invertire lo status quo che vede dall’Unità il Sud nella sola veste di Colonia interna estrattiva, usa solo al consumo di prodotti del Nord. In questo quadro il governo inoltre aveva da parte dell’opposizione guidata dalla Lega, già i fucili puntati contro una chiusura solo parziale venduta come “anti-lombarda”.
È su questo fronte che il governo ha dimostrato di essere prono agli interessi dei confindustriali del Nord, dopo che di questa sudditanza già c’erano state parecchie evidenze durante e dopo il lockdown. La mancata chiusura delle attività non essenziali, quel comma che derogava sulle chiusure a discrezione e autocertificazione padronale, è un’altra responsabilità storica del governo e degli avidi arpagoni confindustriali del nord.
Risibile la tesi di chi ora dice che è stato comunque giusto chiudere tutto per sicurezza, al fine di evitare l’estendersi incontrollato della pandemia, quando per il CTS sarebbe bastato chiudere per tempo le aree maggiormente colpite. Comunque non essendoci la controprova, dobbiamo limitarci ai soli dati certi ed infatti sappiamo con precisione, grazie al rapporto Svimez, che la decisione politica del governo ha avuto la conseguenza di aver messo in ginocchio, anche per i prossimi anni, il Mezzogiorno.
La domanda è: se il CTS avesse detto, in condizioni diverse, di chiudere solo le Regioni del Sud il governo avrebbe chiuso anche le Regioni del Nord? Ognuno può dare la risposta che vuole, ma risulta evidente che mai lo avrebbe fatto…
Ma il governo a quali interessi ha risposto non chiudendo il Nord in modo selettivo? Perché se non ci facciamo questa domanda non capiamo l’essenza stessa di questo governo. Un governo cioè che si muove in modo totalmente sincrono con quelli che l’han preceduto nei decenni, dimostrando nei fatti che non c’è nessun cambiamento: gli interessi della “locomotiva del Nord”, cioè di Confindustria, vengono prima di ogni altra considerazione e per interesse nazionale si può oggi, dopo la desecretazione degli atti, con sicurezza affermare che si intende solo quello delle Regioni del Nord autoproclamatesi “virtuose”, quelle che han richiesto l’autonomia differenziata, il resto del Paese è solo un’appendice al servizio di questi esclusivi interessi.
Di fronte a questa evidenza risulta ancora più arrogante e irrispettoso l’atteggiamento borioso del #ricominciodalNord dei Sala, Gori, Bonaccini e codazzo al seguito, come se non fosse bastato il trentennio leghista.
Se si vuole arrivare alla balcanizzazione del Paese sicuramente la strada imboccata è quella giusta, visto poi che le “Regioni Secessioniste del Nord” non recedono dai loro propositi egoistici di “autonomia differenziata”, malgrado che proprio la regionalizzazione in campo sanitario ha posto in evidenza che lo spezzettamento regionale non ha funzionato in questa emergenza. Inoltre la responsabilità di aver riaperto anzitempo le “frontiere” delle regioni del Nord, quelle con il maggior numero di contagiati, ricade interamente sul governo, “Regioni secessioniste del Nord” e Confindustria, a maggior ragione ora che i contagi sono in costante ripresa a livello nazionale.
A questo punto chi risarcirà i cittadini e le aziende del Sud per il danno subito dalla chiusura immotivata, a detta del CTS?
Visto che il governo ha la fortuna della pioggia di miliardi di euro in arrivo dall’Ue tramite il Recovery Fund, soldi che in larga parte dovranno essere investiti nel Mezzogiorno, come indicato dalla Ue, per iniziare a colmare il divario fra le due aree del Paese e per permettere al Paese di crescere in modo maggiormente armonico ed incisivo, riuscirà il governo a difendere dalle mire predatorie dei “governatori secessionisti del Nord” questa ripartizione o dovremo assistere all’ennesimo scippo ai danni del Sud? E i cittadini del Sud quanto ancora continueranno a pazientare e sopportare di fronte a questi miserabili e continui furti di risorse?
Il ministro Provenzano ha inserito nel DL Agosto l’abbattimento del 30% dei contributi previdenziali per le imprese del Sud, una manovra necessaria ma difensiva, che non è detto che generi nuova occupazione. Per creare nuovi posti di lavoro servono urgentemente massicci investimenti pubblici. Il governo ha l’obbligo di privilegiare il Sud, come detto è nelle “ragioni” del Recovery fund ridurre le disuguaglianze territoriali ed è il motivo per cui l’Europa ha messo in campo questo strumento. In settori fondamentali a partire da istruzione e sanità, i residenti del Sud soffrono di diritti di cittadinanza ridotti in spregio al dettato costituzionale. Non è più possibile pensare di proseguire con i vecchi schemi, soprattutto ora che il modo, questo sì realmente virtuoso, con cui il Mezzogiorno ha saputo affrontare la pandemia e contenerla ha del tutto risvegliato l’orgoglio d’appartenenza di larga parte dei cittadini meridionali che mostrano sempre maggiori segnali d’insofferenza verso soprusi e scippi.
Risulta sempre più evidente che questo è un Paese da ripensare e rifondare, facciamolo presto, e con giustizia, prima che sia troppo tardi.
Fonte:Transform!italia
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mercoledì 29 luglio 2020
Dall’Europa soldi Sud…ati
L’ultimo Consiglio Europeo, il più lungo della storia, si è concluso con un compromesso che ha accontentato tutti. Il super sconto ha placato i Paesi “frugali” che si sono accontentati del “freno” al posto del veto. Si sono evidenziate una serie di contraddizioni ed egoismi di carattere nazionale che fan ben capire che dell’idea originaria di Unione Europea dei “padri fondatori” è rimasto ben poco.
In questo quadro giocato tutto sulle politiche neoliberiste ci sono comunque aspetti positivi per il Mezzogiorno, visto anche che la ribadita centralità delle politiche di coesione pare fatta su misura per colmare i divari del Sud.Un’opportunità storica per provare realmente a invertire il divario e ridurre le disuguaglianze territoriali. In quest’ottica è assolutamente indispensabile quanto previsto l’applicazione della clausola 34%, che attende il decreto attuativo dal 2016, che obbliga ad investire nelle regioni del Sud il 34% (la percentuale sul totale dei cittadini del Sud) di tutti gli investimenti ordinari nazionali, prevedendo almeno la stessa quota per i fondi in arrivo dall’Europa, visto inoltre che la Ministra per le Infrastrutture De Micheli pochi giorni fa ha dichiarato: «Il governo ha già deciso: al Sud il 40% del Recovery fund», e visto che L’Europa dice che se non cresce il Sud, non cresce l’Italia.
La quale, senza il Sud, si trascina in una stagnazione costante; altro che crescita!
Guardando il bicchiere mezzo pieno, di positivo c’è anche che il Ministro Boccia, dopo che negli ultimi mesi non ha fermato il progetto leghista, sposato dal Pd emiliano, di Autonomia differenziata e dopo aver presentato mesi fa bozze di discussione di “ Legge Cornice” ancora sulla base della “spesa storica”, “almeno per un anno” in attesa della definizione dei Lep, ha specificato in una intervista di pochi giorni fa sul Messaggero “che bisogna definire i Lep e finanziarli integralmente. Non ci sono più alibi e non si deve più perdere tempo”, avviando così il percorso che dovrebbe, finalmente, portare alla definizione dei Lep.
La svolta, oltre che dalla spinta dell’Europa, è arrivata anche dal Sose, società del Mef e Banca d’Italia, che mercoledì scorso ha consegnato in Parlamento la “ricognizione dei livelli delle prestazioni garantite nei territori delle Regioni a Statuto ordinario e i relativi costi”. Le valutazioni del Sose sono nell’ordine di grandezza di finanziamenti aggiuntivi per 9 miliardi di euro annui, per le sei Regioni meridionali a statuto ordinario, solo per raggiungere i diritti sociali minimi. Dal conteggio è esclusa la Sanità dove sono attivi i Lea e il trasporto pubblico locale. Per il resto l’analisi Sose mette in rilievo gli attuali divari notevolissimi fra le Regioni del Sud e del Nord. Purtroppo i Lep non sono la panacea per ogni attuale differenza, ma solo un argine all’eccesso di diseguaglianze e la cui mancata definizione dal 2001 ha contribuito allo scippo di risorse a solo vantaggio delle Regioni “virtuose” del Nord dal 2000 al 2017 per ben 840 miliardi di euro come evidenziato dal rapporto Eurispes dello scorso gennaio, scippo che continua al ritmo di 61,3 miliardi all’anno come da conteggi del QdS. Boccia inoltre propone, a mio avviso giustamente, di escludere sanità, organizzazione scuola, trasporto pubblico dal tavolo della Autonomia differenziata, ma ovviamente, soprattutto sulla sanità, alcuni governatori, a partire da quelli leghisti e protoleghisti, hanno alzato le barricate, troppo ghiotto il piatto.
Per quanto riguarda la Sanità è inoltre assolutamente necessario cambiare i criteri del riparto del fondo sanitario nazionale che da sempre penalizzano il Mezzogiorno, basandosi sulla quota paritaria pesata solo con la ponderazione per età e che privilegiano così le regioni con una maggiore popolazione anziana, cioè quelle del Nord. In questa babele di fregature ai danni del Sud anche l’arrivo dei fondi europei non potrà invertire la situazione sul lungo periodo.
È inoltre assolutamente doveroso vigilare su possibili e nuove sottrazioni di fondi al Sud e e ricordare che al momento tutto prosegue con le solite logiche a vantaggio di solo una parte del territorio nazionale: il Nord.
Infatti nel recentissimo DL Semplificazioni, l’art. 47 prevede, ancora una volta, che le risorse destinate al Mezzogiorno possono essere usate per risolvere le emergenze dell’intero Paese. Purtroppo al momento, in attesa dell’ arrivo dei fondi del Ricovey Fund, che non saranno rapidissimi, le uniche risorse disponibili sono quelle del Fondo di Coesione e Sviluppo e la paura è che in assenza, nel breve periodo, di altre risorse il Mezzogiorno assista, ancora una volta, ad un trasferimento dei fondi verso altre finalità e altri territori come già accaduto più volte in passato. In conclusione, detto che è positivo il linguaggio deciso usato da Boccia, anche al fine di riportare la “Questione meridionale” al centro dell’agenda del governo, è giusto ricordare che la definizione dei Lep non mette al riparo dalla possibile frammentazione del Paese in Regioni e di conseguenza cittadini di serie A al Nord e serie B al Sud, in barba a decenza e dettato costituzionale.
Fonte:Transform!italia
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L’ultimo Consiglio Europeo, il più lungo della storia, si è concluso con un compromesso che ha accontentato tutti. Il super sconto ha placato i Paesi “frugali” che si sono accontentati del “freno” al posto del veto. Si sono evidenziate una serie di contraddizioni ed egoismi di carattere nazionale che fan ben capire che dell’idea originaria di Unione Europea dei “padri fondatori” è rimasto ben poco.
In questo quadro giocato tutto sulle politiche neoliberiste ci sono comunque aspetti positivi per il Mezzogiorno, visto anche che la ribadita centralità delle politiche di coesione pare fatta su misura per colmare i divari del Sud.Un’opportunità storica per provare realmente a invertire il divario e ridurre le disuguaglianze territoriali. In quest’ottica è assolutamente indispensabile quanto previsto l’applicazione della clausola 34%, che attende il decreto attuativo dal 2016, che obbliga ad investire nelle regioni del Sud il 34% (la percentuale sul totale dei cittadini del Sud) di tutti gli investimenti ordinari nazionali, prevedendo almeno la stessa quota per i fondi in arrivo dall’Europa, visto inoltre che la Ministra per le Infrastrutture De Micheli pochi giorni fa ha dichiarato: «Il governo ha già deciso: al Sud il 40% del Recovery fund», e visto che L’Europa dice che se non cresce il Sud, non cresce l’Italia.
La quale, senza il Sud, si trascina in una stagnazione costante; altro che crescita!
Guardando il bicchiere mezzo pieno, di positivo c’è anche che il Ministro Boccia, dopo che negli ultimi mesi non ha fermato il progetto leghista, sposato dal Pd emiliano, di Autonomia differenziata e dopo aver presentato mesi fa bozze di discussione di “ Legge Cornice” ancora sulla base della “spesa storica”, “almeno per un anno” in attesa della definizione dei Lep, ha specificato in una intervista di pochi giorni fa sul Messaggero “che bisogna definire i Lep e finanziarli integralmente. Non ci sono più alibi e non si deve più perdere tempo”, avviando così il percorso che dovrebbe, finalmente, portare alla definizione dei Lep.
La svolta, oltre che dalla spinta dell’Europa, è arrivata anche dal Sose, società del Mef e Banca d’Italia, che mercoledì scorso ha consegnato in Parlamento la “ricognizione dei livelli delle prestazioni garantite nei territori delle Regioni a Statuto ordinario e i relativi costi”. Le valutazioni del Sose sono nell’ordine di grandezza di finanziamenti aggiuntivi per 9 miliardi di euro annui, per le sei Regioni meridionali a statuto ordinario, solo per raggiungere i diritti sociali minimi. Dal conteggio è esclusa la Sanità dove sono attivi i Lea e il trasporto pubblico locale. Per il resto l’analisi Sose mette in rilievo gli attuali divari notevolissimi fra le Regioni del Sud e del Nord. Purtroppo i Lep non sono la panacea per ogni attuale differenza, ma solo un argine all’eccesso di diseguaglianze e la cui mancata definizione dal 2001 ha contribuito allo scippo di risorse a solo vantaggio delle Regioni “virtuose” del Nord dal 2000 al 2017 per ben 840 miliardi di euro come evidenziato dal rapporto Eurispes dello scorso gennaio, scippo che continua al ritmo di 61,3 miliardi all’anno come da conteggi del QdS. Boccia inoltre propone, a mio avviso giustamente, di escludere sanità, organizzazione scuola, trasporto pubblico dal tavolo della Autonomia differenziata, ma ovviamente, soprattutto sulla sanità, alcuni governatori, a partire da quelli leghisti e protoleghisti, hanno alzato le barricate, troppo ghiotto il piatto.
Per quanto riguarda la Sanità è inoltre assolutamente necessario cambiare i criteri del riparto del fondo sanitario nazionale che da sempre penalizzano il Mezzogiorno, basandosi sulla quota paritaria pesata solo con la ponderazione per età e che privilegiano così le regioni con una maggiore popolazione anziana, cioè quelle del Nord. In questa babele di fregature ai danni del Sud anche l’arrivo dei fondi europei non potrà invertire la situazione sul lungo periodo.
È inoltre assolutamente doveroso vigilare su possibili e nuove sottrazioni di fondi al Sud e e ricordare che al momento tutto prosegue con le solite logiche a vantaggio di solo una parte del territorio nazionale: il Nord.
Infatti nel recentissimo DL Semplificazioni, l’art. 47 prevede, ancora una volta, che le risorse destinate al Mezzogiorno possono essere usate per risolvere le emergenze dell’intero Paese. Purtroppo al momento, in attesa dell’ arrivo dei fondi del Ricovey Fund, che non saranno rapidissimi, le uniche risorse disponibili sono quelle del Fondo di Coesione e Sviluppo e la paura è che in assenza, nel breve periodo, di altre risorse il Mezzogiorno assista, ancora una volta, ad un trasferimento dei fondi verso altre finalità e altri territori come già accaduto più volte in passato. In conclusione, detto che è positivo il linguaggio deciso usato da Boccia, anche al fine di riportare la “Questione meridionale” al centro dell’agenda del governo, è giusto ricordare che la definizione dei Lep non mette al riparo dalla possibile frammentazione del Paese in Regioni e di conseguenza cittadini di serie A al Nord e serie B al Sud, in barba a decenza e dettato costituzionale.
Fonte:Transform!italia
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lunedì 27 luglio 2020
giovedì 23 luglio 2020
REGIONALI, NASCE “TERRA” , LISTA CIVICA AMBIENTALISTA IN CAMPANIA.
mercoledì 15 luglio 2020
Per il Sud e per l’Italia
- Diritto ad una qualità della vita uguale a quella delle altre regioni d’Italia.
- Diritto ad un ambiente sano, amico agli esseri umani.
- Diritto ad essere curati al meglio, senza distinzioni di censo.
- Diritto ad un lavoro stabile, tutelato dalla legge.
- Diritto ad un reddito certo, che permetta una esistenza dignitosa.
- Diritto ad una abitazione che garantisca la dignità delle persone.
- Diritto a una istruzione ricca e completa, che favorisca personalità consapevoli.
- Diritto ad un sistema efficiente di mobilità pubblica.
- Diritto all’accoglienza e all’inclusione come valori fondanti del vivere civile.
- Diritto alla piena valorizzazione del patrimonio culturale materiale ed immateriale.
- Diritto ad una amministrazione davvero democratica e trasparente della vita pubblica.
- Diritto alla tutela dalle pressioni affaristiche e mafiose.
- Diritto ad una qualità della vita uguale a quella delle altre regioni d’Italia.
- Diritto ad un ambiente sano, amico agli esseri umani.
- Diritto ad essere curati al meglio, senza distinzioni di censo.
- Diritto ad un lavoro stabile, tutelato dalla legge.
- Diritto ad un reddito certo, che permetta una esistenza dignitosa.
- Diritto ad una abitazione che garantisca la dignità delle persone.
- Diritto a una istruzione ricca e completa, che favorisca personalità consapevoli.
- Diritto ad un sistema efficiente di mobilità pubblica.
- Diritto all’accoglienza e all’inclusione come valori fondanti del vivere civile.
- Diritto alla piena valorizzazione del patrimonio culturale materiale ed immateriale.
- Diritto ad una amministrazione davvero democratica e trasparente della vita pubblica.
- Diritto alla tutela dalle pressioni affaristiche e mafiose.
Assise meridionalista di Lab-Sud
venerdì 10 luglio 2020
Una carta dei diritti per il Mezzogiorno
L’azione di governo, l’azione dei governi europei, l’informazione paiono concentrarsi da mesi solo ed esclusivamente attorno a quello che sembra essere l’unico problema o l’unica questione sul tavolo.
La vicenda di Mondragone, con le palazzine isolate dall’esercito perché ad alta concentrazione contagio, il fatto che le persone lì residenti siano “bulgare”, come se fosse una colpa, pare essere l’unico problema nazionale.
Proviamo a fare mente locale, andiamo proprio in quella zona a nord della Campania in cui si colloca, secondo i più, la Terra dei fuochi. In quel territorio si muore, oltre che di Covid, anche in giovanissima età, per i veleni sversati per decenni da multinazionali e criminalità organizzata con la connivenza delle molte amministrazioni che nei decenni si sono susseguite. In quella zona è ancora presente (si dice bonificata) la centrale nucleare posta sul fiume Garigliano. Secondo alcune testimonianze degli abitanti della zona le morti per tumore anche lì superano le concentrazioni normali presenti sul resto del territorio nazionale.
Da anni cittadini, comitati, poche amministrazioni illuminate chiedono ai governi regionali e nazionali di intervenire su queste emergenze, di bonificare le aree, di non concedere più ad aziende senza scrupoli di ferire a morte i territori. È da anni che questi stessi soggetti chiedono che vengano stanziati fondi per queste aree del Sud Italia, ma cosa accade: si concedono altre autorizzazioni a società petrolifere in mare e sulla terra in particolare tra Basilicata e Taranto, si decide di creare un deposito unico nazionale di scorie nucleari in Basilicata.
Nelle scorse settimane, in piena emergenza Covid, per affrontare la programmazione e il coordinamento della politica economica è stata proposta la sospensione della regola di destinazione del 34% degli investimenti a valere sulle risorse ordinarie al Sud, nonché una diversa distribuzione dei fondi europei di sviluppo e coesione.
Teniamo conto che la legge sul 34% di investimenti da destinarsi al Sud ha vita breve, tanto breve che certamente non ha ancora avuto modo di incidere realmente sulle politiche di uno Stato da sempre strabico e da sempre ipnotizzato da una visione che vede una parte del Paese “locomotiva” e un’altra parte “vagone”, anche un po’ malandato.
Senza il Mezzogiorno non c’è ripresa che tenga e il Sud va concepito come una effettiva risorsa del Paese e non un luogo marginalizzato o solo come un mercato di sfruttamento e consumo.
L’unico modo per uscire dalle emergenze e diseguaglianze, da tutte, è la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le regioni. È necessario mettere in sicurezza il carattere unitario e indivisibile della nostra Repubblica, già messo in crisi da modifiche costituzionali quali quella del Titolo V.
Tali modifiche hanno costituito terreno fertile per la richiesta di autonomia differenziata, altra sciagura nazionale.
Nel conflitto sempre esistente e mai estinto tra capitale e vita umana, i temi come: salvaguardia del territorio, inquinamento industriale, riconversione ecologica, valorizzazione delle risorse agricole pongono in modo nuovo il tema della salute, della difesa dell’ambiente, del lavoro/non lavoro, delle migrazioni, del reddito quale risposta al bisogno individuale della persona.
Perché le emergenze non diventino questioni, e perché le questioni non vengano oscurate da altre emergenze.
L’azione di governo, l’azione dei governi europei, l’informazione paiono concentrarsi da mesi solo ed esclusivamente attorno a quello che sembra essere l’unico problema o l’unica questione sul tavolo.
La vicenda di Mondragone, con le palazzine isolate dall’esercito perché ad alta concentrazione contagio, il fatto che le persone lì residenti siano “bulgare”, come se fosse una colpa, pare essere l’unico problema nazionale.
Proviamo a fare mente locale, andiamo proprio in quella zona a nord della Campania in cui si colloca, secondo i più, la Terra dei fuochi. In quel territorio si muore, oltre che di Covid, anche in giovanissima età, per i veleni sversati per decenni da multinazionali e criminalità organizzata con la connivenza delle molte amministrazioni che nei decenni si sono susseguite. In quella zona è ancora presente (si dice bonificata) la centrale nucleare posta sul fiume Garigliano. Secondo alcune testimonianze degli abitanti della zona le morti per tumore anche lì superano le concentrazioni normali presenti sul resto del territorio nazionale.
Da anni cittadini, comitati, poche amministrazioni illuminate chiedono ai governi regionali e nazionali di intervenire su queste emergenze, di bonificare le aree, di non concedere più ad aziende senza scrupoli di ferire a morte i territori. È da anni che questi stessi soggetti chiedono che vengano stanziati fondi per queste aree del Sud Italia, ma cosa accade: si concedono altre autorizzazioni a società petrolifere in mare e sulla terra in particolare tra Basilicata e Taranto, si decide di creare un deposito unico nazionale di scorie nucleari in Basilicata.
Nelle scorse settimane, in piena emergenza Covid, per affrontare la programmazione e il coordinamento della politica economica è stata proposta la sospensione della regola di destinazione del 34% degli investimenti a valere sulle risorse ordinarie al Sud, nonché una diversa distribuzione dei fondi europei di sviluppo e coesione.
Teniamo conto che la legge sul 34% di investimenti da destinarsi al Sud ha vita breve, tanto breve che certamente non ha ancora avuto modo di incidere realmente sulle politiche di uno Stato da sempre strabico e da sempre ipnotizzato da una visione che vede una parte del Paese “locomotiva” e un’altra parte “vagone”, anche un po’ malandato.
Senza il Mezzogiorno non c’è ripresa che tenga e il Sud va concepito come una effettiva risorsa del Paese e non un luogo marginalizzato o solo come un mercato di sfruttamento e consumo.
L’unico modo per uscire dalle emergenze e diseguaglianze, da tutte, è la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le regioni. È necessario mettere in sicurezza il carattere unitario e indivisibile della nostra Repubblica, già messo in crisi da modifiche costituzionali quali quella del Titolo V.
Tali modifiche hanno costituito terreno fertile per la richiesta di autonomia differenziata, altra sciagura nazionale.
Nel conflitto sempre esistente e mai estinto tra capitale e vita umana, i temi come: salvaguardia del territorio, inquinamento industriale, riconversione ecologica, valorizzazione delle risorse agricole pongono in modo nuovo il tema della salute, della difesa dell’ambiente, del lavoro/non lavoro, delle migrazioni, del reddito quale risposta al bisogno individuale della persona.
Perché le emergenze non diventino questioni, e perché le questioni non vengano oscurate da altre emergenze.








