mercoledì 15 luglio 2020

Assise meridionalista di Lab-Sud


Sabato 11 luglio alla sala Bianca di via Flaminia, si è tenuta l’assise meridionalista di Lab-Sud a cui hanno partecipato Roberto Morea, Loredana Marino, Natale Cuccurese, Rosa Rinaldi, Roberto Musacchio, Valentina Restaino, Antonio Mazzeo, Eleonora Forenza, Francesco Brigati, Francesco Campolongo, Marina Boscaino, Fortunato Maria Cacciatore, Alessandro Cannavale, Giorgio Squadra, Franco Ingrilli, Alessio Malinconico, Francesca Pesce, Gianni Fabbris, Rosa Tavella, Giosuè Bove, Enzo Ciconte, Sergio Marotta, Antonio Luongo, Marta Puntillo, Paola Nugnes, Rino Malinconico, Giovanni Russo Spena.
Ecco la registrazione della mattinata
e quella del pomeriggio



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Sabato 11 luglio alla sala Bianca di via Flaminia, si è tenuta l’assise meridionalista di Lab-Sud a cui hanno partecipato Roberto Morea, Loredana Marino, Natale Cuccurese, Rosa Rinaldi, Roberto Musacchio, Valentina Restaino, Antonio Mazzeo, Eleonora Forenza, Francesco Brigati, Francesco Campolongo, Marina Boscaino, Fortunato Maria Cacciatore, Alessandro Cannavale, Giorgio Squadra, Franco Ingrilli, Alessio Malinconico, Francesca Pesce, Gianni Fabbris, Rosa Tavella, Giosuè Bove, Enzo Ciconte, Sergio Marotta, Antonio Luongo, Marta Puntillo, Paola Nugnes, Rino Malinconico, Giovanni Russo Spena.
Ecco la registrazione della mattinata
e quella del pomeriggio



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venerdì 10 luglio 2020

Una carta dei diritti per il Mezzogiorno

Riconversione ecologica, salvaguardia della salute, valorizzazione delle risorse agricole sono solo alcuni dei nodi cruciali da risolvere per impedire l’ulteriore marginalizzazione del Sud. Che vede allontanarsi sempre più investimenti e fondi europei

Che l’emergenza Covid sia stata e sia una delle principali questioni a cui chi governa deve dedicarsi è fuori di dubbio e nessuno lo contesta, anzi.
L’azione di governo, l’azione dei governi europei, l’informazione paiono concentrarsi da mesi solo ed esclusivamente attorno a quello che sembra essere l’unico problema o l’unica questione sul tavolo.
La vicenda di Mondragone, con le palazzine isolate dall’esercito perché ad alta concentrazione contagio, il fatto che le persone lì residenti siano “bulgare”, come se fosse una colpa, pare essere l’unico problema nazionale.
Proviamo a fare mente locale, andiamo proprio in quella zona a nord della Campania in cui si colloca, secondo i più, la Terra dei fuochi. In quel territorio si muore, oltre che di Covid, anche in giovanissima età, per i veleni sversati per decenni da multinazionali e criminalità organizzata con la connivenza delle molte amministrazioni che nei decenni si sono susseguite. In quella zona è ancora presente (si dice bonificata) la centrale nucleare posta sul fiume Garigliano. Secondo alcune testimonianze degli abitanti della zona le morti per tumore anche lì superano le concentrazioni normali presenti sul resto del territorio nazionale.
Nel tempo questa questione è stata affrontata in tre modi: il problema non esiste; è tutta colpa dei rifiuti sversati dagli abitanti nelle campagne; si muore non per inquinamento, ma per una errata alimentazione. Questa storia dell’errata alimentazione negli ultimi anni è diventata una specie di mantra con qualche piccola variante: ad esempio a Taranto gli abitanti del rione Tamburi non muoiono per le polveri sottili prodotte dall’impianto siderurgico, ma per “un loro cattivo stile di vita”. Cattivo stile di vita che ritroviamo anche in Basilicata dove non è l’inquinamento da idrocarburi a creare problemi alla popolazione, ma anche qui pessime abitudini alimentari.
Da anni cittadini, comitati, poche amministrazioni illuminate chiedono ai governi regionali e nazionali di intervenire su queste emergenze, di bonificare le aree, di non concedere più ad aziende senza scrupoli di ferire a morte i territori. È da anni che questi stessi soggetti chiedono che vengano stanziati fondi per queste aree del Sud Italia, ma cosa accade: si concedono altre autorizzazioni a società petrolifere in mare e sulla terra in particolare tra Basilicata e Taranto, si decide di creare un deposito unico nazionale di scorie nucleari in Basilicata.
Si dirà: “notizie vecchie”. Certo, “notizie vecchie”, ma emergenze mai risolte, tanto si sa, in Italia un’emergenza lava l’altra e al Sud in particolare le lava tutte ed ogni volta che pare esserci una destinazione di fondi che va verso Sud, ecco che puntuale arriva una qualche emergenza utile a dirottare fondi altrove.
Nelle scorse settimane, in piena emergenza Covid, per affrontare la programmazione e il coordinamento della politica economica è stata proposta la sospensione della regola di destinazione del 34% degli investimenti a valere sulle risorse ordinarie al Sud, nonché una diversa distribuzione dei fondi europei di sviluppo e coesione.
Teniamo conto che la legge sul 34% di investimenti da destinarsi al Sud ha vita breve, tanto breve che certamente non ha ancora avuto modo di incidere realmente sulle politiche di uno Stato da sempre strabico e da sempre ipnotizzato da una visione che vede una parte del Paese “locomotiva” e un’altra parte “vagone”, anche un po’ malandato.
Al Mezzogiorno, come sempre, non rimane che l’elemosina, in perfetta coerenza con la complessiva linea politica dei governi Conte e precedenti. Se il Conte 1 si è caratterizzato per il sostegno all’autonomia differenziata, il Conte bis, pur annoverando al suo interno numerosi ministri, oltre allo stesso presidente del Consiglio, provenienti proprio dalle regioni meridionali, si è caratterizzato e si caratterizzerà per la sottrazione al Mezzogiorno di quei finanziamenti che sarebbero stati necessari a rallentare e a restringere il divario di sviluppo tra Nord e Sud del Paese sempre e comunque in aumento.
Scelte che restano incomprensibili e irresponsabili perché, se una crisi è anche un’opportunità, da una crisi non si può che uscire insieme, tutelando tutti i cittadini, senza esclusioni né contrapposizioni territoriali.
Senza il Mezzogiorno non c’è ripresa che tenga e il Sud va concepito come una effettiva risorsa del Paese e non un luogo marginalizzato o solo come un mercato di sfruttamento e consumo.
L’unico modo per uscire dalle emergenze e diseguaglianze, da tutte, è la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le regioni. È necessario mettere in sicurezza il carattere unitario e indivisibile della nostra Repubblica, già messo in crisi da modifiche costituzionali quali quella del Titolo V.
Tali modifiche hanno costituito terreno fertile per la richiesta di autonomia differenziata, altra sciagura nazionale.
In questa drammatica emergenza Covid, il transito alla Fase 2 ci consegna un’immagine distopica del futuro segnata anche da elementi di odio razziale, di matrice antropologica e biologica. Ecco perché è interessante articolare, a proposito di Sud e di aree marginalizzate del Paese, una proposta per “una nuova questione meridionale”.
Nel conflitto sempre esistente e mai estinto tra capitale e vita umana, i temi come: salvaguardia del territorio, inquinamento industriale, riconversione ecologica, valorizzazione delle risorse agricole pongono in modo nuovo il tema della salute, della difesa dell’ambiente, del lavoro/non lavoro, delle migrazioni, del reddito quale risposta al bisogno individuale della persona.
Oggi chi non vuole soccombere e far soccombere il Sud sotto il macigno di un potere costituito deve riprendere le fila di una discussione di cambiamento e di riscatto. Questo Sud così difficile e lacerato può rappresentare un terreno di sperimentazione politica e di politiche straordinario con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo rivolto più alla conservazione e all’arricchimento dei capitali esistenti che non alla creazione di un benessere diffuso. Per superare la politica delle emergenze che ne cancellano altre non puntando mai alla risoluzione delle questioni, il Mezzogiorno d’Italia necessita di un progetto globale di sviluppo che parta da una vera e propria “Carta dei diritti del Sud” che incarni la vocazione di un’intera area vasta, che veda nella riconversione e nell’innovazione ambientale, nell’agricoltura e nel turismo settori di crescita ed occupazione. Per gli uomini e le donne che abitano il Sud è necessario costruire insieme il proprio futuro. Il luogo certamente può essere l’assise meridionale che si terrà l’11 luglio a Roma. Il titolo: Il meridionalismo che cambia.
Perché le emergenze non diventino questioni, e perché le questioni non vengano oscurate da altre emergenze.

Michele Dell’Edera e Loredana Marino fanno parte del Lab-Sud la riscossa del Sud che promuove per l’11 luglio a Roma (via Flaminia 53, ore 10.30) l’incontro Il meridionalismo che cambia. Diretta streaming sulle pagine Facebook di Transform! Italia e di Left.

Fonte: Left




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Riconversione ecologica, salvaguardia della salute, valorizzazione delle risorse agricole sono solo alcuni dei nodi cruciali da risolvere per impedire l’ulteriore marginalizzazione del Sud. Che vede allontanarsi sempre più investimenti e fondi europei

Che l’emergenza Covid sia stata e sia una delle principali questioni a cui chi governa deve dedicarsi è fuori di dubbio e nessuno lo contesta, anzi.
L’azione di governo, l’azione dei governi europei, l’informazione paiono concentrarsi da mesi solo ed esclusivamente attorno a quello che sembra essere l’unico problema o l’unica questione sul tavolo.
La vicenda di Mondragone, con le palazzine isolate dall’esercito perché ad alta concentrazione contagio, il fatto che le persone lì residenti siano “bulgare”, come se fosse una colpa, pare essere l’unico problema nazionale.
Proviamo a fare mente locale, andiamo proprio in quella zona a nord della Campania in cui si colloca, secondo i più, la Terra dei fuochi. In quel territorio si muore, oltre che di Covid, anche in giovanissima età, per i veleni sversati per decenni da multinazionali e criminalità organizzata con la connivenza delle molte amministrazioni che nei decenni si sono susseguite. In quella zona è ancora presente (si dice bonificata) la centrale nucleare posta sul fiume Garigliano. Secondo alcune testimonianze degli abitanti della zona le morti per tumore anche lì superano le concentrazioni normali presenti sul resto del territorio nazionale.
Nel tempo questa questione è stata affrontata in tre modi: il problema non esiste; è tutta colpa dei rifiuti sversati dagli abitanti nelle campagne; si muore non per inquinamento, ma per una errata alimentazione. Questa storia dell’errata alimentazione negli ultimi anni è diventata una specie di mantra con qualche piccola variante: ad esempio a Taranto gli abitanti del rione Tamburi non muoiono per le polveri sottili prodotte dall’impianto siderurgico, ma per “un loro cattivo stile di vita”. Cattivo stile di vita che ritroviamo anche in Basilicata dove non è l’inquinamento da idrocarburi a creare problemi alla popolazione, ma anche qui pessime abitudini alimentari.
Da anni cittadini, comitati, poche amministrazioni illuminate chiedono ai governi regionali e nazionali di intervenire su queste emergenze, di bonificare le aree, di non concedere più ad aziende senza scrupoli di ferire a morte i territori. È da anni che questi stessi soggetti chiedono che vengano stanziati fondi per queste aree del Sud Italia, ma cosa accade: si concedono altre autorizzazioni a società petrolifere in mare e sulla terra in particolare tra Basilicata e Taranto, si decide di creare un deposito unico nazionale di scorie nucleari in Basilicata.
Si dirà: “notizie vecchie”. Certo, “notizie vecchie”, ma emergenze mai risolte, tanto si sa, in Italia un’emergenza lava l’altra e al Sud in particolare le lava tutte ed ogni volta che pare esserci una destinazione di fondi che va verso Sud, ecco che puntuale arriva una qualche emergenza utile a dirottare fondi altrove.
Nelle scorse settimane, in piena emergenza Covid, per affrontare la programmazione e il coordinamento della politica economica è stata proposta la sospensione della regola di destinazione del 34% degli investimenti a valere sulle risorse ordinarie al Sud, nonché una diversa distribuzione dei fondi europei di sviluppo e coesione.
Teniamo conto che la legge sul 34% di investimenti da destinarsi al Sud ha vita breve, tanto breve che certamente non ha ancora avuto modo di incidere realmente sulle politiche di uno Stato da sempre strabico e da sempre ipnotizzato da una visione che vede una parte del Paese “locomotiva” e un’altra parte “vagone”, anche un po’ malandato.
Al Mezzogiorno, come sempre, non rimane che l’elemosina, in perfetta coerenza con la complessiva linea politica dei governi Conte e precedenti. Se il Conte 1 si è caratterizzato per il sostegno all’autonomia differenziata, il Conte bis, pur annoverando al suo interno numerosi ministri, oltre allo stesso presidente del Consiglio, provenienti proprio dalle regioni meridionali, si è caratterizzato e si caratterizzerà per la sottrazione al Mezzogiorno di quei finanziamenti che sarebbero stati necessari a rallentare e a restringere il divario di sviluppo tra Nord e Sud del Paese sempre e comunque in aumento.
Scelte che restano incomprensibili e irresponsabili perché, se una crisi è anche un’opportunità, da una crisi non si può che uscire insieme, tutelando tutti i cittadini, senza esclusioni né contrapposizioni territoriali.
Senza il Mezzogiorno non c’è ripresa che tenga e il Sud va concepito come una effettiva risorsa del Paese e non un luogo marginalizzato o solo come un mercato di sfruttamento e consumo.
L’unico modo per uscire dalle emergenze e diseguaglianze, da tutte, è la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le regioni. È necessario mettere in sicurezza il carattere unitario e indivisibile della nostra Repubblica, già messo in crisi da modifiche costituzionali quali quella del Titolo V.
Tali modifiche hanno costituito terreno fertile per la richiesta di autonomia differenziata, altra sciagura nazionale.
In questa drammatica emergenza Covid, il transito alla Fase 2 ci consegna un’immagine distopica del futuro segnata anche da elementi di odio razziale, di matrice antropologica e biologica. Ecco perché è interessante articolare, a proposito di Sud e di aree marginalizzate del Paese, una proposta per “una nuova questione meridionale”.
Nel conflitto sempre esistente e mai estinto tra capitale e vita umana, i temi come: salvaguardia del territorio, inquinamento industriale, riconversione ecologica, valorizzazione delle risorse agricole pongono in modo nuovo il tema della salute, della difesa dell’ambiente, del lavoro/non lavoro, delle migrazioni, del reddito quale risposta al bisogno individuale della persona.
Oggi chi non vuole soccombere e far soccombere il Sud sotto il macigno di un potere costituito deve riprendere le fila di una discussione di cambiamento e di riscatto. Questo Sud così difficile e lacerato può rappresentare un terreno di sperimentazione politica e di politiche straordinario con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo rivolto più alla conservazione e all’arricchimento dei capitali esistenti che non alla creazione di un benessere diffuso. Per superare la politica delle emergenze che ne cancellano altre non puntando mai alla risoluzione delle questioni, il Mezzogiorno d’Italia necessita di un progetto globale di sviluppo che parta da una vera e propria “Carta dei diritti del Sud” che incarni la vocazione di un’intera area vasta, che veda nella riconversione e nell’innovazione ambientale, nell’agricoltura e nel turismo settori di crescita ed occupazione. Per gli uomini e le donne che abitano il Sud è necessario costruire insieme il proprio futuro. Il luogo certamente può essere l’assise meridionale che si terrà l’11 luglio a Roma. Il titolo: Il meridionalismo che cambia.
Perché le emergenze non diventino questioni, e perché le questioni non vengano oscurate da altre emergenze.

Michele Dell’Edera e Loredana Marino fanno parte del Lab-Sud la riscossa del Sud che promuove per l’11 luglio a Roma (via Flaminia 53, ore 10.30) l’incontro Il meridionalismo che cambia. Diretta streaming sulle pagine Facebook di Transform! Italia e di Left.

Fonte: Left




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giovedì 9 luglio 2020

Roma 11 Luglio Lab-Sud: “Il Meridionalismo Che Cambia”

Riesplosa nel corso dell’ultimo ventennio a causa di precise scelte politiche che, ancora oggi, mirano a foraggiare sistematicamente la “locomotiva” Nord a discapito della “palla al piede Sud”, a partire dalla mobilitazione contro l’attuazione del federalismo asimmetrico ed estrattivo richiesto dalle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, la “nuova questione meridionale” è tornata ad essere oggetto di un serrato confronto politico-culturale alimentato da partiti politici, comitati, associazioni, movimenti, giornali, centri di ricerca, università, riviste, attivisti, militanti, studiosi ed intellettuali.
E’ all’interno di questo contesto che, promossa da Rif. Comunista, dal Partito del Sud, da Transform!Italia e dalla rivista Left, è nato “Lab-Sud. La riscossa del Sud.
Ora, dopo quasi un anno di analisi, approfondimenti e dibattiti, sabato 11 luglio, alle ore 10:30, a Roma, via Flaminia 53, promosso proprio da Lab-Sud, si terrà l’incontro-dibattito: “Il meridionalismo che cambia”.
In occasione dell’incontro, che sarà trasmesso in diretta streaming sulle pagine facebook di Transform!Italia e di Left, sarà presentata la “Carta dei diritti per il Mezzogiorno”, incentrata, tra gli altri, sui temi della riconversione ecologica, della tutela della salute e della valorizzazione delle risorse agricole.



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Riesplosa nel corso dell’ultimo ventennio a causa di precise scelte politiche che, ancora oggi, mirano a foraggiare sistematicamente la “locomotiva” Nord a discapito della “palla al piede Sud”, a partire dalla mobilitazione contro l’attuazione del federalismo asimmetrico ed estrattivo richiesto dalle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, la “nuova questione meridionale” è tornata ad essere oggetto di un serrato confronto politico-culturale alimentato da partiti politici, comitati, associazioni, movimenti, giornali, centri di ricerca, università, riviste, attivisti, militanti, studiosi ed intellettuali.
E’ all’interno di questo contesto che, promossa da Rif. Comunista, dal Partito del Sud, da Transform!Italia e dalla rivista Left, è nato “Lab-Sud. La riscossa del Sud.
Ora, dopo quasi un anno di analisi, approfondimenti e dibattiti, sabato 11 luglio, alle ore 10:30, a Roma, via Flaminia 53, promosso proprio da Lab-Sud, si terrà l’incontro-dibattito: “Il meridionalismo che cambia”.
In occasione dell’incontro, che sarà trasmesso in diretta streaming sulle pagine facebook di Transform!Italia e di Left, sarà presentata la “Carta dei diritti per il Mezzogiorno”, incentrata, tra gli altri, sui temi della riconversione ecologica, della tutela della salute e della valorizzazione delle risorse agricole.



giovedì 2 luglio 2020

Cuccurese (Partito del Sud): 'Perché sosteniamo Emiliano'

Il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti conferma la presentazione, per le prossime elezioni regionali in Puglia, di una lista con il proprio simbolo a sostegno del presidente uscente Michele Emiliano. Il Presidente nazionale, Natale Cuccurese, espone alcuni dei motivi alla base della decisione:
Partito Sud
Si dice che il paese non riparte senza il Sud. Ma poi permangono le differenze. Perchè?
Perché come dimostrato anche dall’ultimo Rapporto Eurispes 2020, la sottrazione al Sud di risorse a vantaggio del Nord, dovute in base alla semplice percentuale della popolazione residente (34%) è massiccia e pervasiva ed ammonta a ben 840 Miliardi di Euro solo nel periodo dal 2000 al 2017, a ancora continua al ritmo di 61,3 Miliardi all’anno. 
Basta guardare solamente la differenza in infrastrutture per rendersene conto. Si è arrivati all’attuale situazione di un Paese a due velocità che ha portato alla richiesta egoistica di Autonomia differenziata da parte di alcune Regioni del Nord. Una deriva pericolosa per l’unità nazionale che noi avversiamo. Abbiamo molto apprezzato su questo tema la posizione di Michele Emiliano, è anche questo uno dei motivi, non il solo, che ci ha convinto a sostenerlo anche in queste elezioni regionali, confermando il sostegno che già gli avevamo garantito nelle precedenti. 
Emiliano Cuccurese
Perché votare la lista Partito del Sud?
Quella delle prossime elezioni regionali è un’occasione che la Puglia deve saper cogliere ponendosi come obiettivo quello di ribaltare la prospettiva geografica ed essere tra le Regioni guida del Sud, aiutando la ripartenza di quest’area della penisola e con essa dell’intero sistema Paese. La Lega, con la sua dottrina di odio e rancore, è la nostra principale avversaria. Dobbiamo costruire, insieme alle altre forze di sinistra un argine contro questa destra aggressiva e che si presenta in Puglia con tratti tutt’altro che nuovi, mescolando all’antimeridionalismo che la Lega ha abbandonato solo di facciata, forti pulsioni d'ispirazione neo-fascista, in un crogiolo esplosivo fatto di forze in cerca di radicamento e di leadership nella gestione del malcontento soprattutto in questo momento di emergenza causa pandemia.
Sarebbe un danno molto serio, per la Puglia, per il Sud, per la tenuta democratica del Paese l’affermarsi di queste derive. Bisogna impedirlo! Anche per questo è per noi essenziale sostenere Michele Emiliano. Nel contempo le pretese regionalistiche impongono la presenza meridionalista all’interno delle Regioni in funzione non solo di contrasto ma anche di proposta alternativa.
"Noi del Partito del Sud - conclude Cuccurese - su questi temi non ci arrendiamo e chiediamo a tutti i cittadini pugliesi di unirsi a noi in questa lotta per dare al futuro governo della Puglia un’impronta sempre più meridionalista".
(geormini@gmail.com)


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Il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti conferma la presentazione, per le prossime elezioni regionali in Puglia, di una lista con il proprio simbolo a sostegno del presidente uscente Michele Emiliano. Il Presidente nazionale, Natale Cuccurese, espone alcuni dei motivi alla base della decisione:
Partito Sud
Si dice che il paese non riparte senza il Sud. Ma poi permangono le differenze. Perchè?
Perché come dimostrato anche dall’ultimo Rapporto Eurispes 2020, la sottrazione al Sud di risorse a vantaggio del Nord, dovute in base alla semplice percentuale della popolazione residente (34%) è massiccia e pervasiva ed ammonta a ben 840 Miliardi di Euro solo nel periodo dal 2000 al 2017, a ancora continua al ritmo di 61,3 Miliardi all’anno. 
Basta guardare solamente la differenza in infrastrutture per rendersene conto. Si è arrivati all’attuale situazione di un Paese a due velocità che ha portato alla richiesta egoistica di Autonomia differenziata da parte di alcune Regioni del Nord. Una deriva pericolosa per l’unità nazionale che noi avversiamo. Abbiamo molto apprezzato su questo tema la posizione di Michele Emiliano, è anche questo uno dei motivi, non il solo, che ci ha convinto a sostenerlo anche in queste elezioni regionali, confermando il sostegno che già gli avevamo garantito nelle precedenti. 
Emiliano Cuccurese
Perché votare la lista Partito del Sud?
Quella delle prossime elezioni regionali è un’occasione che la Puglia deve saper cogliere ponendosi come obiettivo quello di ribaltare la prospettiva geografica ed essere tra le Regioni guida del Sud, aiutando la ripartenza di quest’area della penisola e con essa dell’intero sistema Paese. La Lega, con la sua dottrina di odio e rancore, è la nostra principale avversaria. Dobbiamo costruire, insieme alle altre forze di sinistra un argine contro questa destra aggressiva e che si presenta in Puglia con tratti tutt’altro che nuovi, mescolando all’antimeridionalismo che la Lega ha abbandonato solo di facciata, forti pulsioni d'ispirazione neo-fascista, in un crogiolo esplosivo fatto di forze in cerca di radicamento e di leadership nella gestione del malcontento soprattutto in questo momento di emergenza causa pandemia.
Sarebbe un danno molto serio, per la Puglia, per il Sud, per la tenuta democratica del Paese l’affermarsi di queste derive. Bisogna impedirlo! Anche per questo è per noi essenziale sostenere Michele Emiliano. Nel contempo le pretese regionalistiche impongono la presenza meridionalista all’interno delle Regioni in funzione non solo di contrasto ma anche di proposta alternativa.
"Noi del Partito del Sud - conclude Cuccurese - su questi temi non ci arrendiamo e chiediamo a tutti i cittadini pugliesi di unirsi a noi in questa lotta per dare al futuro governo della Puglia un’impronta sempre più meridionalista".
(geormini@gmail.com)


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mercoledì 1 luglio 2020

Regionali Campania, Partito del Sud aderisce all’appello di Stop Biocidio.


“Aderiamo all’appello di Stop Biocidio”. È quanto dichiara il responsabile area metropolitana del Partito del Sud, Antonio Luongo. Una decisione presa con piena adesione degli attivisti di tutta la regione Campania.
“Da uomo delle periferie – dichiara Luongo – ho un’esperienza, purtroppo vasta, di devastazioni ambientali che vanno a braccetto con le speculazione economica e finanziaria. Proprio sull’immondizia e sugli abusi che si celano dietro il ciclo dei rifiuti ho speso tantissimi anni, a partire dalla bomba ambientale che era la discarica dei Pisani, a Pianura”.
Un impegno sul territorio che oggi si traduce in appoggio ai movimenti di Stop Biocidio.
“Come attivista, prima, e successivamente, come consigliere dell’ente idrico Campano, combatto una battaglia, su cui pure si intrecciano in continuazione grandi interessi capitalisti e sfruttamento, senza mai cedere a pressioni e compromessi al ribasso: la battaglia è quella dell’acqua pubblica.
Non posso e non possiamo quindi non dare sostegno ad un percorso che punta a rompere il cartello di istituzioni deviate, collusione, mafie, degrado ambientale e impoverimento economico, i cittadini campani devono poter scegliere almeno una forza politica che rivendichi un punto di vista altro, un vero cambiamento di registro, un nuovo corso che si smarchi dalle solite logiche espressioni di lobby e interessi”. “Sono sempre gli stessi nomi, le stesse ramificazioni in quella mala politica che ha voluto e decretato la devastazione dei territori sui quali ha sciacallato, o quando ha tentato, ha dimostrato di non sapere nemmeno da dove iniziare per provare a incidere.   Un maldestro remake di un film visto e rivisto, con un finale che, purtroppo, non è mai piaciuto a nessuno”.
Il Partito del Sud, con forza sottolinea quanto questa politica sia in rapporto di sudditanza con i centri di potere che si trovano al settentrione. Rapporto confermato dal fatto che “in nessun programma troverete un NO chiaro e netto all’Autonomia differenziata, che condannerebbe la Campania a sprofondare nel degrado relegandola al ruolo di una colonia da spolpare”. “La presenza di Partito del Sud, in una aggregazione progressista che vedrà presto la luce, alternativa a Caldoro e De Luca, per la candidatura alle regionali, metterà al centro una battaglia: uno sviluppo sano che riparta dal Sud, che si traduce in una equa distribuzione delle risorse da parte dello stato centrale, per scrollarsi di dosso la puzza di vecchio e la convinzione che nulla mai cambierà”.


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“Aderiamo all’appello di Stop Biocidio”. È quanto dichiara il responsabile area metropolitana del Partito del Sud, Antonio Luongo. Una decisione presa con piena adesione degli attivisti di tutta la regione Campania.
“Da uomo delle periferie – dichiara Luongo – ho un’esperienza, purtroppo vasta, di devastazioni ambientali che vanno a braccetto con le speculazione economica e finanziaria. Proprio sull’immondizia e sugli abusi che si celano dietro il ciclo dei rifiuti ho speso tantissimi anni, a partire dalla bomba ambientale che era la discarica dei Pisani, a Pianura”.
Un impegno sul territorio che oggi si traduce in appoggio ai movimenti di Stop Biocidio.
“Come attivista, prima, e successivamente, come consigliere dell’ente idrico Campano, combatto una battaglia, su cui pure si intrecciano in continuazione grandi interessi capitalisti e sfruttamento, senza mai cedere a pressioni e compromessi al ribasso: la battaglia è quella dell’acqua pubblica.
Non posso e non possiamo quindi non dare sostegno ad un percorso che punta a rompere il cartello di istituzioni deviate, collusione, mafie, degrado ambientale e impoverimento economico, i cittadini campani devono poter scegliere almeno una forza politica che rivendichi un punto di vista altro, un vero cambiamento di registro, un nuovo corso che si smarchi dalle solite logiche espressioni di lobby e interessi”. “Sono sempre gli stessi nomi, le stesse ramificazioni in quella mala politica che ha voluto e decretato la devastazione dei territori sui quali ha sciacallato, o quando ha tentato, ha dimostrato di non sapere nemmeno da dove iniziare per provare a incidere.   Un maldestro remake di un film visto e rivisto, con un finale che, purtroppo, non è mai piaciuto a nessuno”.
Il Partito del Sud, con forza sottolinea quanto questa politica sia in rapporto di sudditanza con i centri di potere che si trovano al settentrione. Rapporto confermato dal fatto che “in nessun programma troverete un NO chiaro e netto all’Autonomia differenziata, che condannerebbe la Campania a sprofondare nel degrado relegandola al ruolo di una colonia da spolpare”. “La presenza di Partito del Sud, in una aggregazione progressista che vedrà presto la luce, alternativa a Caldoro e De Luca, per la candidatura alle regionali, metterà al centro una battaglia: uno sviluppo sano che riparta dal Sud, che si traduce in una equa distribuzione delle risorse da parte dello stato centrale, per scrollarsi di dosso la puzza di vecchio e la convinzione che nulla mai cambierà”.


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lunedì 29 giugno 2020

Elezioni Comunali di Reggio Calabria: “Il Partito del Sud appoggia il sindaco Falcomatà”


@GazzettadelSud 


                                                  @quotidianodelSud-Reggio Calabria






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Elezioni comunali, il partito del Sud si schiera al fianco del sindaco Falcomatà

Elezioni comunali, il partito del Sud si schiera al fianco del sindaco Falcomatà
I meridionalisti progressisti Spadafora, Romeo e Coliandro lanciano un appello agli elettori e ribadiscono che "l’unica alternativa sociale concreta è meridionalista"





Elezioni comunali, il partito del Sud si schiera al fianco del sindaco Falcomatà
"Riportare la nuova questione meridionale al centro dell'agenda politica nazionale. Questo l'obiettivo essenziale del Partito del Sud che, continuando nel suo percorso meridionalista gramsciano, con forti e giustificate aspirazioni euromediterranee, ha deciso di sostenere con la lista a proprio simbolo a Reggio Calabria la candidatura del Sindaco Giuseppe Falcomatà, di cui nell’azione politica sempre al servizio del proprio territorio, è indubbia l’efficacia organizzativa messa in mostra negli ultimi drammatici mesi".
E' quanto affermano in una nota Giuseppe Spadafora, coordinatore regionale Calabria, Filippo Romeo, coordinatore provinciale Reggio Calabria e Massimo Coliandro, coordinatore comunale Reggio Calabria.
"Siamo interessati ad una Reggio - continuano gli esponenti del Partito del Sud - che, partendo da valori meridionalisti e progressisti, quali la tutela e la promozione del lavoro e dello sviluppo per fermare l’emigrazione dei più giovani, la difesa dell’ambiente, della salute, della parità di genere ed il contrasto alle mafie, sia in grado di dettare una strada nuova, nell’interesse dei cittadini, lottando per eliminare per sempre squilibri e diseguaglianze, come quelle che hanno comportato come da studi Eurispes dal 2000 al 2017 sottrazione di risorse per oltre 840 miliardi di Euro ai danni di tutto il Sud. 
La Lega e la sua dottrina di odio e rancore è la nostra principale avversaria, ma se è cresciuta è perchè sono state fatte politiche sbagliate a livello nazionale, a partire dalla modifica del Titolo V nel 2001. Il regionalismo differenziato, figlio minore del nazionalismo, è l’esempio più eclatante di come, in modo spesso trasversale e miope, si stiano legittimando le richieste leghiste di secessione della Padania. L’Autonomia così intesa non è solo rottura dell’unità nazionale e rischio di balcanizzazione del Paese, ma significa aprire le porte a ulteriori privatizzazioni e conseguenti discriminazioni a danno delle fasce più deboli della cittadinanza, sia a Sud che a Nord". 
"Anche Reggio Calabria - spiegano  Spadafora, Romeo e Coliandro - infatti è stata rapinata, grazie al meccanismo della “spesa storica”, di servizi e risorse. Eclatante il caso dello scippo subito a danno degli asili nido, su cui bene si è espresso pochi mesi fa il sindaco Falcomatà nel corso della trasmissione Report denunciando la rapina avventa a danno del Comune di Reggio. I bambini di Reggio Calabria, così come i cittadini reggini nel loro insieme, non sono di serie B rispetto a quelli del Nord. Pretendiamo stessi diritti così come da dettato costituzionale!
Dobbiamo perciò far fronte comune contro una destra aggressiva che si presenta con tratti tutt’altro che nuovi, mescolando all’antimeridionalismo che la Lega ha abbandonato solo di facciata, forti pulsioni e spontanee intese d'ispirazione neo-fascista, in un crogiolo esplosivo fatto di forze in cerca di radicamento e di leadership nella gestione del malcontento soprattutto in questo momento di emergenza nazionale causa pandemia. Reggio non può nuovamente cadere in balia dei deliri sovranisti, a maggior ragione ora che il centro-destra addirittura si presenta con un candidato Sindaco leghista, un evento che non può che far ribollire il sangue di ogni reggino che senta forte il legame con la propria terra".
I rappresentanti del Partito si rivolgono "alle fasce sociali colpite dalla crisi, dalla precarietà e da politiche nazionali di feroce liberismo. Agli elettori e alle elettrici della sinistra disorientati di fronte alla frammentazione e a tutti coloro che si rifugiano nell’astensionismo avendo perso la speranza del cambiamento. A tutte e a tutti costoro diciamo che l’unica alternativa sociale concreta è meridionalista!
La sola in grado di ribaltare la prospettiva geografica e ripartire con forza da Sud! Se anche tu non sopporti più la descrizione tossica di un Sud e di una Reggio col “cappello in mano”, fatta da media nazionali e da politicanti senza scrupoli, partecipa con noi alla sfida elettorale per ribaltare definitivamente questo stato di cose inaccettabile. Invitiamo dunque tutti i cittadini reggini a contattarci per candidarsi nella nostra lista. E’ una occasione unica anche per comitati e movimenti civici di portare, tramite la nostra lista, direttamente le proprie istanze in Comune!"
Fonte: Reggio Today


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Potrebbe interessarti: https://www.reggiotoday.it/politica/elezioni-comunali-partito-sud-sostegno-falcomata.html?fbclid=IwAR0nui8YlXwVVy2mXfEUOiOtJ_2kqyU6dKDIn8eWpBS7R_6LHpoHiesg93E
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Elezioni comunali, il partito del Sud si schiera al fianco del sindaco Falcomatà
I meridionalisti progressisti Spadafora, Romeo e Coliandro lanciano un appello agli elettori e ribadiscono che "l’unica alternativa sociale concreta è meridionalista"





Elezioni comunali, il partito del Sud si schiera al fianco del sindaco Falcomatà
"Riportare la nuova questione meridionale al centro dell'agenda politica nazionale. Questo l'obiettivo essenziale del Partito del Sud che, continuando nel suo percorso meridionalista gramsciano, con forti e giustificate aspirazioni euromediterranee, ha deciso di sostenere con la lista a proprio simbolo a Reggio Calabria la candidatura del Sindaco Giuseppe Falcomatà, di cui nell’azione politica sempre al servizio del proprio territorio, è indubbia l’efficacia organizzativa messa in mostra negli ultimi drammatici mesi".
E' quanto affermano in una nota Giuseppe Spadafora, coordinatore regionale Calabria, Filippo Romeo, coordinatore provinciale Reggio Calabria e Massimo Coliandro, coordinatore comunale Reggio Calabria.
"Siamo interessati ad una Reggio - continuano gli esponenti del Partito del Sud - che, partendo da valori meridionalisti e progressisti, quali la tutela e la promozione del lavoro e dello sviluppo per fermare l’emigrazione dei più giovani, la difesa dell’ambiente, della salute, della parità di genere ed il contrasto alle mafie, sia in grado di dettare una strada nuova, nell’interesse dei cittadini, lottando per eliminare per sempre squilibri e diseguaglianze, come quelle che hanno comportato come da studi Eurispes dal 2000 al 2017 sottrazione di risorse per oltre 840 miliardi di Euro ai danni di tutto il Sud. 
La Lega e la sua dottrina di odio e rancore è la nostra principale avversaria, ma se è cresciuta è perchè sono state fatte politiche sbagliate a livello nazionale, a partire dalla modifica del Titolo V nel 2001. Il regionalismo differenziato, figlio minore del nazionalismo, è l’esempio più eclatante di come, in modo spesso trasversale e miope, si stiano legittimando le richieste leghiste di secessione della Padania. L’Autonomia così intesa non è solo rottura dell’unità nazionale e rischio di balcanizzazione del Paese, ma significa aprire le porte a ulteriori privatizzazioni e conseguenti discriminazioni a danno delle fasce più deboli della cittadinanza, sia a Sud che a Nord". 
"Anche Reggio Calabria - spiegano  Spadafora, Romeo e Coliandro - infatti è stata rapinata, grazie al meccanismo della “spesa storica”, di servizi e risorse. Eclatante il caso dello scippo subito a danno degli asili nido, su cui bene si è espresso pochi mesi fa il sindaco Falcomatà nel corso della trasmissione Report denunciando la rapina avventa a danno del Comune di Reggio. I bambini di Reggio Calabria, così come i cittadini reggini nel loro insieme, non sono di serie B rispetto a quelli del Nord. Pretendiamo stessi diritti così come da dettato costituzionale!
Dobbiamo perciò far fronte comune contro una destra aggressiva che si presenta con tratti tutt’altro che nuovi, mescolando all’antimeridionalismo che la Lega ha abbandonato solo di facciata, forti pulsioni e spontanee intese d'ispirazione neo-fascista, in un crogiolo esplosivo fatto di forze in cerca di radicamento e di leadership nella gestione del malcontento soprattutto in questo momento di emergenza nazionale causa pandemia. Reggio non può nuovamente cadere in balia dei deliri sovranisti, a maggior ragione ora che il centro-destra addirittura si presenta con un candidato Sindaco leghista, un evento che non può che far ribollire il sangue di ogni reggino che senta forte il legame con la propria terra".
I rappresentanti del Partito si rivolgono "alle fasce sociali colpite dalla crisi, dalla precarietà e da politiche nazionali di feroce liberismo. Agli elettori e alle elettrici della sinistra disorientati di fronte alla frammentazione e a tutti coloro che si rifugiano nell’astensionismo avendo perso la speranza del cambiamento. A tutte e a tutti costoro diciamo che l’unica alternativa sociale concreta è meridionalista!
La sola in grado di ribaltare la prospettiva geografica e ripartire con forza da Sud! Se anche tu non sopporti più la descrizione tossica di un Sud e di una Reggio col “cappello in mano”, fatta da media nazionali e da politicanti senza scrupoli, partecipa con noi alla sfida elettorale per ribaltare definitivamente questo stato di cose inaccettabile. Invitiamo dunque tutti i cittadini reggini a contattarci per candidarsi nella nostra lista. E’ una occasione unica anche per comitati e movimenti civici di portare, tramite la nostra lista, direttamente le proprie istanze in Comune!"
Fonte: Reggio Today


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sabato 27 giugno 2020

ELEZIONI REGIONALI CAMPANIA: “TUTTI IN PIAZZA PER L’AMBIENTE”



@Repubblica-Napoli 26.06.2020


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@Repubblica-Napoli 26.06.2020


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Regionali campane, ecologisti in campo Appello alla sinistra da Stop biocidio. Ma Potere al popolo ha già avviato da gennaio un percorso autonomo con assemblee per le liste e il candidato governatore

Di Adriana Pollice
Il Manifesto del 25.06.2020

«La terra sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia»: gli attivisti di Stop biocidio hanno scelto le parole di papa Francesco per convocare l’assemblea del 4 luglio a Taverna del Re (Giugliano) per verificare la possibilità di siglare un patto che porti alle regionali campane, un’alternativa ecologista e di sinistra al governatore dem Vincenzo De Luca.
A settembre si fronteggeranno gli stessi candidati di 5 anni fa: Valeria Ciarambino per i 5S; Stefano Caldoro per il centrodestra; l’uscente De Luca con una decina di liste che andranno dai fuoriusciti di Forza Italia ad Art1 (passando per Clemente Mastella e Ciriaco De Mita). Caldoro e De Luca si erano già sfidati nel 2010 con la vittoria del primo. La pandemia, invece di cambiare il panorama politico, ha innescato l’ennesimo déjà vu ma stravolgendo gli equilibri. Se a febbraio De Luca era dato perdente, adesso veleggia con 12 punti di vantaggio attirando candidati dalla destra e dalla galassia Dema, il movimento del sindaco Luigi de Magistris, che ieri ha chiarito: «Un progetto nazionale, dopo il comune di Napoli, è quello che più mi interessa».
Stop biocidio è una sigla nata con la crisi campana dei rifiuti e i comitati della Terra dei fuochi, dentro ha componenti che fanno parte dell’esperienza arancione (come l’assessora alla Cultura Eleonora de Majo e il presidente di municipalità Ivo Poggiani) ma che stanno provando a costruire un percorso autonomo, anche in vista delle comunali partenopee del 2021. «In Campania manca una forza che rappresenti la tutela della salute e dell’ambiente – spiega Enzo Tosti -, l’invito è rivolto a tutte le forze che vogliono deporre vecchi simboli e accettare la sfida ambientalista a cominciare da una parte dei 5S, Potere al popolo, forze cattoliche, associazioni».
«Partire dalle piramidi di ecoballe di Taverna del Re è giusto» il commento di Tonino Scala, coordinatore regionale di Sinistra italiana, che ha deciso di non correre sotto le insegne di De Luca. Non l’aveva appoggiato neppure 5 anni fa. Il giudizio non è cambiato al punto da bocciare l’offerta di dare vita in Campania a un’esperienza simile alla lista Coraggiosa, su modello emiliano.
Interessati all’appello anche il Partito del Sud, Altra Europa, Cobas, il Partito comunista italiano e Rifondazione comunista che avevano già siglato un documento comune: «Vediamo segnali di resistenza a sinistra rispetto alla coalizione De Luca. Non tutti chiudono gli occhi sul suo modo di gestire la cosa pubblica, sulle idee che coltiva e sulle sue frequentazioni politiche. L’attuale governatore parla un linguaggio di destra, ossequia i potentati economici e persegue unicamente il potere. Sarebbe una iattura se le elezioni divenissero un’avvilente “lite a due” tra i seguaci di Salvini, Meloni e Berlusconi e i seguaci di De Luca, Mastella e Cirino Pomicino». Altra Europa ha dato l’adesione: «È necessaria l’accoglienza dei migranti e la ferma condanna di ogni lavoro senza diritti. Al centro di ogni programma deve esserci la difesa dei beni comuni, primo tra tutti l’acqua pubblica».
Potere al popolo è più avanti nel percorso verso le urne. Lo scorso gennaio sono cominciate le assemblee per discutere programma e lista. In Pap ci saranno gli iscritti ma anche candidature indipendenti: «Persone che partecipano a un processo democratico, dal basso. Siamo stanchi dei soliti cartelli elettorali che spuntano un mese prima delle elezioni. La nostra sfida è costruire un progetto politico coerente, che duri nel tempo». L’assemblea di Napoli ha proposto come candidato governatore Giuliano Granato, «lavoratore e sindacalista Usb». A giorni la scelta definitiva con il voto sui territori.


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Di Adriana Pollice
Il Manifesto del 25.06.2020

«La terra sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia»: gli attivisti di Stop biocidio hanno scelto le parole di papa Francesco per convocare l’assemblea del 4 luglio a Taverna del Re (Giugliano) per verificare la possibilità di siglare un patto che porti alle regionali campane, un’alternativa ecologista e di sinistra al governatore dem Vincenzo De Luca.
A settembre si fronteggeranno gli stessi candidati di 5 anni fa: Valeria Ciarambino per i 5S; Stefano Caldoro per il centrodestra; l’uscente De Luca con una decina di liste che andranno dai fuoriusciti di Forza Italia ad Art1 (passando per Clemente Mastella e Ciriaco De Mita). Caldoro e De Luca si erano già sfidati nel 2010 con la vittoria del primo. La pandemia, invece di cambiare il panorama politico, ha innescato l’ennesimo déjà vu ma stravolgendo gli equilibri. Se a febbraio De Luca era dato perdente, adesso veleggia con 12 punti di vantaggio attirando candidati dalla destra e dalla galassia Dema, il movimento del sindaco Luigi de Magistris, che ieri ha chiarito: «Un progetto nazionale, dopo il comune di Napoli, è quello che più mi interessa».
Stop biocidio è una sigla nata con la crisi campana dei rifiuti e i comitati della Terra dei fuochi, dentro ha componenti che fanno parte dell’esperienza arancione (come l’assessora alla Cultura Eleonora de Majo e il presidente di municipalità Ivo Poggiani) ma che stanno provando a costruire un percorso autonomo, anche in vista delle comunali partenopee del 2021. «In Campania manca una forza che rappresenti la tutela della salute e dell’ambiente – spiega Enzo Tosti -, l’invito è rivolto a tutte le forze che vogliono deporre vecchi simboli e accettare la sfida ambientalista a cominciare da una parte dei 5S, Potere al popolo, forze cattoliche, associazioni».
«Partire dalle piramidi di ecoballe di Taverna del Re è giusto» il commento di Tonino Scala, coordinatore regionale di Sinistra italiana, che ha deciso di non correre sotto le insegne di De Luca. Non l’aveva appoggiato neppure 5 anni fa. Il giudizio non è cambiato al punto da bocciare l’offerta di dare vita in Campania a un’esperienza simile alla lista Coraggiosa, su modello emiliano.
Interessati all’appello anche il Partito del Sud, Altra Europa, Cobas, il Partito comunista italiano e Rifondazione comunista che avevano già siglato un documento comune: «Vediamo segnali di resistenza a sinistra rispetto alla coalizione De Luca. Non tutti chiudono gli occhi sul suo modo di gestire la cosa pubblica, sulle idee che coltiva e sulle sue frequentazioni politiche. L’attuale governatore parla un linguaggio di destra, ossequia i potentati economici e persegue unicamente il potere. Sarebbe una iattura se le elezioni divenissero un’avvilente “lite a due” tra i seguaci di Salvini, Meloni e Berlusconi e i seguaci di De Luca, Mastella e Cirino Pomicino». Altra Europa ha dato l’adesione: «È necessaria l’accoglienza dei migranti e la ferma condanna di ogni lavoro senza diritti. Al centro di ogni programma deve esserci la difesa dei beni comuni, primo tra tutti l’acqua pubblica».
Potere al popolo è più avanti nel percorso verso le urne. Lo scorso gennaio sono cominciate le assemblee per discutere programma e lista. In Pap ci saranno gli iscritti ma anche candidature indipendenti: «Persone che partecipano a un processo democratico, dal basso. Siamo stanchi dei soliti cartelli elettorali che spuntano un mese prima delle elezioni. La nostra sfida è costruire un progetto politico coerente, che duri nel tempo». L’assemblea di Napoli ha proposto come candidato governatore Giuliano Granato, «lavoratore e sindacalista Usb». A giorni la scelta definitiva con il voto sui territori.


mercoledì 24 giugno 2020

Regionali, Il Partito del Sud lista a sostegno di Emiliano

Il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti conferma la presentazione, per le prossime elezioni regionali in Puglia, di una lista con il proprio simbolo a sostegno del presidente uscente Michele Emiliano.
Partito Sud
"Abbiamo scelto di presentare una lista, anche se sarebbe stato molto più semplice chiedere un po’ di visibilità in qualche altra lista presente a questa tornata elettorale", sottolinea Michele Dell'Edera, coordinatore regionale del Partito e vicepresidente nazionale 
emiliano prtito sud10
"Lo facciamo con determinazione - dice Michele Dell'Edera - anche se non è semplice; il nostro impegno è creare una lista dal basso, con chi ci vuole stare e vuole ridare dignità alla nostra terra rivendicando la necessità di servizi e investimenti per il rilancio regionale e per il rilancio dell'intero Mezzogiorno".
"Per farlo non possiamo - continua Dell'Edera - presentare una proposta annacquata. Dobbiamo presentare un simbolo e una lista che rivendichino la necessità di avere un Paese che non vada più a due o tre velocità, ma un Paese che sia unito soprattutto negli investimenti e nelle politiche:
Scuole
Università
Sanità
Trasporti, viabilità e ferrovie
Infrastrutture
Welfare giusto
Per un paese giusto ed equo con tutti i suoi cittadini, che ponga attenzione agli ultimi e ai giovani. Questi sono solo alcuni dei punti sui quali costruire il nostro apporto al futuro Governo regionale".
"Chiediamo quindi alle donne e agli uomini di Puglia - conclude Dell'Edera - di unirsi a noi in questa lotta per dare al futuro governo della Puglia un’impronta maggiormente meridionalista e maggiormente progressista".
(gelormini@gmail.com)



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Il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti conferma la presentazione, per le prossime elezioni regionali in Puglia, di una lista con il proprio simbolo a sostegno del presidente uscente Michele Emiliano.
Partito Sud
"Abbiamo scelto di presentare una lista, anche se sarebbe stato molto più semplice chiedere un po’ di visibilità in qualche altra lista presente a questa tornata elettorale", sottolinea Michele Dell'Edera, coordinatore regionale del Partito e vicepresidente nazionale 
emiliano prtito sud10
"Lo facciamo con determinazione - dice Michele Dell'Edera - anche se non è semplice; il nostro impegno è creare una lista dal basso, con chi ci vuole stare e vuole ridare dignità alla nostra terra rivendicando la necessità di servizi e investimenti per il rilancio regionale e per il rilancio dell'intero Mezzogiorno".
"Per farlo non possiamo - continua Dell'Edera - presentare una proposta annacquata. Dobbiamo presentare un simbolo e una lista che rivendichino la necessità di avere un Paese che non vada più a due o tre velocità, ma un Paese che sia unito soprattutto negli investimenti e nelle politiche:
Scuole
Università
Sanità
Trasporti, viabilità e ferrovie
Infrastrutture
Welfare giusto
Per un paese giusto ed equo con tutti i suoi cittadini, che ponga attenzione agli ultimi e ai giovani. Questi sono solo alcuni dei punti sui quali costruire il nostro apporto al futuro Governo regionale".
"Chiediamo quindi alle donne e agli uomini di Puglia - conclude Dell'Edera - di unirsi a noi in questa lotta per dare al futuro governo della Puglia un’impronta maggiormente meridionalista e maggiormente progressista".
(gelormini@gmail.com)



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