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lunedì 29 giugno 2020
Elezioni comunali, il partito del Sud si schiera al fianco del sindaco Falcomatà
Elezioni comunali, il partito del Sud si schiera al fianco del sindaco Falcomatà
„I meridionalisti progressisti Spadafora, Romeo e Coliandro lanciano un appello agli elettori e ribadiscono che "l’unica alternativa sociale concreta è meridionalista"
“
Elezioni comunali, il partito del Sud si schiera al fianco del sindaco Falcomatà
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Potrebbe interessarti: https://www.reggiotoday.it/politica/elezioni-comunali-partito-sud-sostegno-falcomata.html?fbclid=IwAR0nui8YlXwVVy2mXfEUOiOtJ_2kqyU6dKDIn8eWpBS7R_6LHpoHiesg93E
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„I meridionalisti progressisti Spadafora, Romeo e Coliandro lanciano un appello agli elettori e ribadiscono che "l’unica alternativa sociale concreta è meridionalista"
“
Elezioni comunali, il partito del Sud si schiera al fianco del sindaco Falcomatà
„
"Riportare la nuova questione meridionale al centro dell'agenda politica nazionale. Questo l'obiettivo essenziale del Partito del Sud che, continuando nel suo percorso meridionalista gramsciano, con forti e giustificate aspirazioni euromediterranee, ha deciso di sostenere con la lista a proprio simbolo a Reggio Calabria la candidatura del Sindaco Giuseppe Falcomatà, di cui nell’azione politica sempre al servizio del proprio territorio, è indubbia l’efficacia organizzativa messa in mostra negli ultimi drammatici mesi".
E' quanto affermano in una nota Giuseppe Spadafora, coordinatore regionale Calabria, Filippo Romeo, coordinatore provinciale Reggio Calabria e Massimo Coliandro, coordinatore comunale Reggio Calabria.
"Siamo interessati ad una Reggio - continuano gli esponenti del Partito del Sud - che, partendo da valori meridionalisti e progressisti, quali la tutela e la promozione del lavoro e dello sviluppo per fermare l’emigrazione dei più giovani, la difesa dell’ambiente, della salute, della parità di genere ed il contrasto alle mafie, sia in grado di dettare una strada nuova, nell’interesse dei cittadini, lottando per eliminare per sempre squilibri e diseguaglianze, come quelle che hanno comportato come da studi Eurispes dal 2000 al 2017 sottrazione di risorse per oltre 840 miliardi di Euro ai danni di tutto il Sud.
La Lega e la sua dottrina di odio e rancore è la nostra principale avversaria, ma se è cresciuta è perchè sono state fatte politiche sbagliate a livello nazionale, a partire dalla modifica del Titolo V nel 2001. Il regionalismo differenziato, figlio minore del nazionalismo, è l’esempio più eclatante di come, in modo spesso trasversale e miope, si stiano legittimando le richieste leghiste di secessione della Padania. L’Autonomia così intesa non è solo rottura dell’unità nazionale e rischio di balcanizzazione del Paese, ma significa aprire le porte a ulteriori privatizzazioni e conseguenti discriminazioni a danno delle fasce più deboli della cittadinanza, sia a Sud che a Nord".
"Anche Reggio Calabria - spiegano Spadafora, Romeo e Coliandro - infatti è stata rapinata, grazie al meccanismo della “spesa storica”, di servizi e risorse. Eclatante il caso dello scippo subito a danno degli asili nido, su cui bene si è espresso pochi mesi fa il sindaco Falcomatà nel corso della trasmissione Report denunciando la rapina avventa a danno del Comune di Reggio. I bambini di Reggio Calabria, così come i cittadini reggini nel loro insieme, non sono di serie B rispetto a quelli del Nord. Pretendiamo stessi diritti così come da dettato costituzionale!
Dobbiamo perciò far fronte comune contro una destra aggressiva che si presenta con tratti tutt’altro che nuovi, mescolando all’antimeridionalismo che la Lega ha abbandonato solo di facciata, forti pulsioni e spontanee intese d'ispirazione neo-fascista, in un crogiolo esplosivo fatto di forze in cerca di radicamento e di leadership nella gestione del malcontento soprattutto in questo momento di emergenza nazionale causa pandemia. Reggio non può nuovamente cadere in balia dei deliri sovranisti, a maggior ragione ora che il centro-destra addirittura si presenta con un candidato Sindaco leghista, un evento che non può che far ribollire il sangue di ogni reggino che senta forte il legame con la propria terra".
I rappresentanti del Partito si rivolgono "alle fasce sociali colpite dalla crisi, dalla precarietà e da politiche nazionali di feroce liberismo. Agli elettori e alle elettrici della sinistra disorientati di fronte alla frammentazione e a tutti coloro che si rifugiano nell’astensionismo avendo perso la speranza del cambiamento. A tutte e a tutti costoro diciamo che l’unica alternativa sociale concreta è meridionalista!
La sola in grado di ribaltare la prospettiva geografica e ripartire con forza da Sud! Se anche tu non sopporti più la descrizione tossica di un Sud e di una Reggio col “cappello in mano”, fatta da media nazionali e da politicanti senza scrupoli, partecipa con noi alla sfida elettorale per ribaltare definitivamente questo stato di cose inaccettabile. Invitiamo dunque tutti i cittadini reggini a contattarci per candidarsi nella nostra lista. E’ una occasione unica anche per comitati e movimenti civici di portare, tramite la nostra lista, direttamente le proprie istanze in Comune!"
Fonte: Reggio Today
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“Potrebbe interessarti: https://www.reggiotoday.it/politica/elezioni-comunali-partito-sud-sostegno-falcomata.html?fbclid=IwAR0nui8YlXwVVy2mXfEUOiOtJ_2kqyU6dKDIn8eWpBS7R_6LHpoHiesg93E
Elezioni comunali, il partito del Sud si schiera al fianco del sindaco Falcomatà
„I meridionalisti progressisti Spadafora, Romeo e Coliandro lanciano un appello agli elettori e ribadiscono che "l’unica alternativa sociale concreta è meridionalista"
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Elezioni comunali, il partito del Sud si schiera al fianco del sindaco Falcomatà
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„I meridionalisti progressisti Spadafora, Romeo e Coliandro lanciano un appello agli elettori e ribadiscono che "l’unica alternativa sociale concreta è meridionalista"
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Elezioni comunali, il partito del Sud si schiera al fianco del sindaco Falcomatà
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"Riportare la nuova questione meridionale al centro dell'agenda politica nazionale. Questo l'obiettivo essenziale del Partito del Sud che, continuando nel suo percorso meridionalista gramsciano, con forti e giustificate aspirazioni euromediterranee, ha deciso di sostenere con la lista a proprio simbolo a Reggio Calabria la candidatura del Sindaco Giuseppe Falcomatà, di cui nell’azione politica sempre al servizio del proprio territorio, è indubbia l’efficacia organizzativa messa in mostra negli ultimi drammatici mesi".
E' quanto affermano in una nota Giuseppe Spadafora, coordinatore regionale Calabria, Filippo Romeo, coordinatore provinciale Reggio Calabria e Massimo Coliandro, coordinatore comunale Reggio Calabria.
"Siamo interessati ad una Reggio - continuano gli esponenti del Partito del Sud - che, partendo da valori meridionalisti e progressisti, quali la tutela e la promozione del lavoro e dello sviluppo per fermare l’emigrazione dei più giovani, la difesa dell’ambiente, della salute, della parità di genere ed il contrasto alle mafie, sia in grado di dettare una strada nuova, nell’interesse dei cittadini, lottando per eliminare per sempre squilibri e diseguaglianze, come quelle che hanno comportato come da studi Eurispes dal 2000 al 2017 sottrazione di risorse per oltre 840 miliardi di Euro ai danni di tutto il Sud.
La Lega e la sua dottrina di odio e rancore è la nostra principale avversaria, ma se è cresciuta è perchè sono state fatte politiche sbagliate a livello nazionale, a partire dalla modifica del Titolo V nel 2001. Il regionalismo differenziato, figlio minore del nazionalismo, è l’esempio più eclatante di come, in modo spesso trasversale e miope, si stiano legittimando le richieste leghiste di secessione della Padania. L’Autonomia così intesa non è solo rottura dell’unità nazionale e rischio di balcanizzazione del Paese, ma significa aprire le porte a ulteriori privatizzazioni e conseguenti discriminazioni a danno delle fasce più deboli della cittadinanza, sia a Sud che a Nord".
"Anche Reggio Calabria - spiegano Spadafora, Romeo e Coliandro - infatti è stata rapinata, grazie al meccanismo della “spesa storica”, di servizi e risorse. Eclatante il caso dello scippo subito a danno degli asili nido, su cui bene si è espresso pochi mesi fa il sindaco Falcomatà nel corso della trasmissione Report denunciando la rapina avventa a danno del Comune di Reggio. I bambini di Reggio Calabria, così come i cittadini reggini nel loro insieme, non sono di serie B rispetto a quelli del Nord. Pretendiamo stessi diritti così come da dettato costituzionale!
Dobbiamo perciò far fronte comune contro una destra aggressiva che si presenta con tratti tutt’altro che nuovi, mescolando all’antimeridionalismo che la Lega ha abbandonato solo di facciata, forti pulsioni e spontanee intese d'ispirazione neo-fascista, in un crogiolo esplosivo fatto di forze in cerca di radicamento e di leadership nella gestione del malcontento soprattutto in questo momento di emergenza nazionale causa pandemia. Reggio non può nuovamente cadere in balia dei deliri sovranisti, a maggior ragione ora che il centro-destra addirittura si presenta con un candidato Sindaco leghista, un evento che non può che far ribollire il sangue di ogni reggino che senta forte il legame con la propria terra".
I rappresentanti del Partito si rivolgono "alle fasce sociali colpite dalla crisi, dalla precarietà e da politiche nazionali di feroce liberismo. Agli elettori e alle elettrici della sinistra disorientati di fronte alla frammentazione e a tutti coloro che si rifugiano nell’astensionismo avendo perso la speranza del cambiamento. A tutte e a tutti costoro diciamo che l’unica alternativa sociale concreta è meridionalista!
La sola in grado di ribaltare la prospettiva geografica e ripartire con forza da Sud! Se anche tu non sopporti più la descrizione tossica di un Sud e di una Reggio col “cappello in mano”, fatta da media nazionali e da politicanti senza scrupoli, partecipa con noi alla sfida elettorale per ribaltare definitivamente questo stato di cose inaccettabile. Invitiamo dunque tutti i cittadini reggini a contattarci per candidarsi nella nostra lista. E’ una occasione unica anche per comitati e movimenti civici di portare, tramite la nostra lista, direttamente le proprie istanze in Comune!"
Fonte: Reggio Today
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“Potrebbe interessarti: https://www.reggiotoday.it/politica/elezioni-comunali-partito-sud-sostegno-falcomata.html?fbclid=IwAR0nui8YlXwVVy2mXfEUOiOtJ_2kqyU6dKDIn8eWpBS7R_6LHpoHiesg93E
sabato 27 giugno 2020
Regionali campane, ecologisti in campo Appello alla sinistra da Stop biocidio. Ma Potere al popolo ha già avviato da gennaio un percorso autonomo con assemblee per le liste e il candidato governatore
Di Adriana Pollice
Il Manifesto del 25.06.2020
Leggi tutto »
Il Manifesto del 25.06.2020
«La terra sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia»: gli attivisti di Stop biocidio hanno scelto le parole di papa Francesco per convocare l’assemblea del 4 luglio a Taverna del Re (Giugliano) per verificare la possibilità di siglare un patto che porti alle regionali campane, un’alternativa ecologista e di sinistra al governatore dem Vincenzo De Luca.
A settembre si fronteggeranno gli stessi candidati di 5 anni fa: Valeria Ciarambino per i 5S; Stefano Caldoro per il centrodestra; l’uscente De Luca con una decina di liste che andranno dai fuoriusciti di Forza Italia ad Art1 (passando per Clemente Mastella e Ciriaco De Mita). Caldoro e De Luca si erano già sfidati nel 2010 con la vittoria del primo. La pandemia, invece di cambiare il panorama politico, ha innescato l’ennesimo déjà vu ma stravolgendo gli equilibri. Se a febbraio De Luca era dato perdente, adesso veleggia con 12 punti di vantaggio attirando candidati dalla destra e dalla galassia Dema, il movimento del sindaco Luigi de Magistris, che ieri ha chiarito: «Un progetto nazionale, dopo il comune di Napoli, è quello che più mi interessa».
Stop biocidio è una sigla nata con la crisi campana dei rifiuti e i comitati della Terra dei fuochi, dentro ha componenti che fanno parte dell’esperienza arancione (come l’assessora alla Cultura Eleonora de Majo e il presidente di municipalità Ivo Poggiani) ma che stanno provando a costruire un percorso autonomo, anche in vista delle comunali partenopee del 2021. «In Campania manca una forza che rappresenti la tutela della salute e dell’ambiente – spiega Enzo Tosti -, l’invito è rivolto a tutte le forze che vogliono deporre vecchi simboli e accettare la sfida ambientalista a cominciare da una parte dei 5S, Potere al popolo, forze cattoliche, associazioni».
«Partire dalle piramidi di ecoballe di Taverna del Re è giusto» il commento di Tonino Scala, coordinatore regionale di Sinistra italiana, che ha deciso di non correre sotto le insegne di De Luca. Non l’aveva appoggiato neppure 5 anni fa. Il giudizio non è cambiato al punto da bocciare l’offerta di dare vita in Campania a un’esperienza simile alla lista Coraggiosa, su modello emiliano.
Interessati all’appello anche il Partito del Sud, Altra Europa, Cobas, il Partito comunista italiano e Rifondazione comunista che avevano già siglato un documento comune: «Vediamo segnali di resistenza a sinistra rispetto alla coalizione De Luca. Non tutti chiudono gli occhi sul suo modo di gestire la cosa pubblica, sulle idee che coltiva e sulle sue frequentazioni politiche. L’attuale governatore parla un linguaggio di destra, ossequia i potentati economici e persegue unicamente il potere. Sarebbe una iattura se le elezioni divenissero un’avvilente “lite a due” tra i seguaci di Salvini, Meloni e Berlusconi e i seguaci di De Luca, Mastella e Cirino Pomicino». Altra Europa ha dato l’adesione: «È necessaria l’accoglienza dei migranti e la ferma condanna di ogni lavoro senza diritti. Al centro di ogni programma deve esserci la difesa dei beni comuni, primo tra tutti l’acqua pubblica».
Potere al popolo è più avanti nel percorso verso le urne. Lo scorso gennaio sono cominciate le assemblee per discutere programma e lista. In Pap ci saranno gli iscritti ma anche candidature indipendenti: «Persone che partecipano a un processo democratico, dal basso. Siamo stanchi dei soliti cartelli elettorali che spuntano un mese prima delle elezioni. La nostra sfida è costruire un progetto politico coerente, che duri nel tempo». L’assemblea di Napoli ha proposto come candidato governatore Giuliano Granato, «lavoratore e sindacalista Usb». A giorni la scelta definitiva con il voto sui territori.
Di Adriana Pollice
Il Manifesto del 25.06.2020
Il Manifesto del 25.06.2020
«La terra sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia»: gli attivisti di Stop biocidio hanno scelto le parole di papa Francesco per convocare l’assemblea del 4 luglio a Taverna del Re (Giugliano) per verificare la possibilità di siglare un patto che porti alle regionali campane, un’alternativa ecologista e di sinistra al governatore dem Vincenzo De Luca.
A settembre si fronteggeranno gli stessi candidati di 5 anni fa: Valeria Ciarambino per i 5S; Stefano Caldoro per il centrodestra; l’uscente De Luca con una decina di liste che andranno dai fuoriusciti di Forza Italia ad Art1 (passando per Clemente Mastella e Ciriaco De Mita). Caldoro e De Luca si erano già sfidati nel 2010 con la vittoria del primo. La pandemia, invece di cambiare il panorama politico, ha innescato l’ennesimo déjà vu ma stravolgendo gli equilibri. Se a febbraio De Luca era dato perdente, adesso veleggia con 12 punti di vantaggio attirando candidati dalla destra e dalla galassia Dema, il movimento del sindaco Luigi de Magistris, che ieri ha chiarito: «Un progetto nazionale, dopo il comune di Napoli, è quello che più mi interessa».
Stop biocidio è una sigla nata con la crisi campana dei rifiuti e i comitati della Terra dei fuochi, dentro ha componenti che fanno parte dell’esperienza arancione (come l’assessora alla Cultura Eleonora de Majo e il presidente di municipalità Ivo Poggiani) ma che stanno provando a costruire un percorso autonomo, anche in vista delle comunali partenopee del 2021. «In Campania manca una forza che rappresenti la tutela della salute e dell’ambiente – spiega Enzo Tosti -, l’invito è rivolto a tutte le forze che vogliono deporre vecchi simboli e accettare la sfida ambientalista a cominciare da una parte dei 5S, Potere al popolo, forze cattoliche, associazioni».
«Partire dalle piramidi di ecoballe di Taverna del Re è giusto» il commento di Tonino Scala, coordinatore regionale di Sinistra italiana, che ha deciso di non correre sotto le insegne di De Luca. Non l’aveva appoggiato neppure 5 anni fa. Il giudizio non è cambiato al punto da bocciare l’offerta di dare vita in Campania a un’esperienza simile alla lista Coraggiosa, su modello emiliano.
Interessati all’appello anche il Partito del Sud, Altra Europa, Cobas, il Partito comunista italiano e Rifondazione comunista che avevano già siglato un documento comune: «Vediamo segnali di resistenza a sinistra rispetto alla coalizione De Luca. Non tutti chiudono gli occhi sul suo modo di gestire la cosa pubblica, sulle idee che coltiva e sulle sue frequentazioni politiche. L’attuale governatore parla un linguaggio di destra, ossequia i potentati economici e persegue unicamente il potere. Sarebbe una iattura se le elezioni divenissero un’avvilente “lite a due” tra i seguaci di Salvini, Meloni e Berlusconi e i seguaci di De Luca, Mastella e Cirino Pomicino». Altra Europa ha dato l’adesione: «È necessaria l’accoglienza dei migranti e la ferma condanna di ogni lavoro senza diritti. Al centro di ogni programma deve esserci la difesa dei beni comuni, primo tra tutti l’acqua pubblica».
Potere al popolo è più avanti nel percorso verso le urne. Lo scorso gennaio sono cominciate le assemblee per discutere programma e lista. In Pap ci saranno gli iscritti ma anche candidature indipendenti: «Persone che partecipano a un processo democratico, dal basso. Siamo stanchi dei soliti cartelli elettorali che spuntano un mese prima delle elezioni. La nostra sfida è costruire un progetto politico coerente, che duri nel tempo». L’assemblea di Napoli ha proposto come candidato governatore Giuliano Granato, «lavoratore e sindacalista Usb». A giorni la scelta definitiva con il voto sui territori.
mercoledì 24 giugno 2020
Regionali, Il Partito del Sud lista a sostegno di Emiliano
Il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti, presenta per le prossime elezioni regionali una lista a sostegno della candidatura di Michele Emiliano.
Il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti conferma la presentazione, per le prossime elezioni regionali in Puglia, di una lista con il proprio simbolo a sostegno del presidente uscente Michele Emiliano.

"Abbiamo scelto di presentare una lista, anche se sarebbe stato molto più semplice chiedere un po’ di visibilità in qualche altra lista presente a questa tornata elettorale", sottolinea Michele Dell'Edera, coordinatore regionale del Partito e vicepresidente nazionale

"Lo facciamo con determinazione - dice Michele Dell'Edera - anche se non è semplice; il nostro impegno è creare una lista dal basso, con chi ci vuole stare e vuole ridare dignità alla nostra terra rivendicando la necessità di servizi e investimenti per il rilancio regionale e per il rilancio dell'intero Mezzogiorno".
"Per farlo non possiamo - continua Dell'Edera - presentare una proposta annacquata. Dobbiamo presentare un simbolo e una lista che rivendichino la necessità di avere un Paese che non vada più a due o tre velocità, ma un Paese che sia unito soprattutto negli investimenti e nelle politiche:
Scuole
Università
Sanità
Trasporti, viabilità e ferrovie
Infrastrutture
Welfare giusto
Per un paese giusto ed equo con tutti i suoi cittadini, che ponga attenzione agli ultimi e ai giovani. Questi sono solo alcuni dei punti sui quali costruire il nostro apporto al futuro Governo regionale".
"Chiediamo quindi alle donne e agli uomini di Puglia - conclude Dell'Edera - di unirsi a noi in questa lotta per dare al futuro governo della Puglia un’impronta maggiormente meridionalista e maggiormente progressista".
(gelormini@gmail.com)
Fonte: Affari Italiani
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Il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti, presenta per le prossime elezioni regionali una lista a sostegno della candidatura di Michele Emiliano.
Il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti conferma la presentazione, per le prossime elezioni regionali in Puglia, di una lista con il proprio simbolo a sostegno del presidente uscente Michele Emiliano.

"Abbiamo scelto di presentare una lista, anche se sarebbe stato molto più semplice chiedere un po’ di visibilità in qualche altra lista presente a questa tornata elettorale", sottolinea Michele Dell'Edera, coordinatore regionale del Partito e vicepresidente nazionale

"Lo facciamo con determinazione - dice Michele Dell'Edera - anche se non è semplice; il nostro impegno è creare una lista dal basso, con chi ci vuole stare e vuole ridare dignità alla nostra terra rivendicando la necessità di servizi e investimenti per il rilancio regionale e per il rilancio dell'intero Mezzogiorno".
"Per farlo non possiamo - continua Dell'Edera - presentare una proposta annacquata. Dobbiamo presentare un simbolo e una lista che rivendichino la necessità di avere un Paese che non vada più a due o tre velocità, ma un Paese che sia unito soprattutto negli investimenti e nelle politiche:
Scuole
Università
Sanità
Trasporti, viabilità e ferrovie
Infrastrutture
Welfare giusto
Per un paese giusto ed equo con tutti i suoi cittadini, che ponga attenzione agli ultimi e ai giovani. Questi sono solo alcuni dei punti sui quali costruire il nostro apporto al futuro Governo regionale".
"Chiediamo quindi alle donne e agli uomini di Puglia - conclude Dell'Edera - di unirsi a noi in questa lotta per dare al futuro governo della Puglia un’impronta maggiormente meridionalista e maggiormente progressista".
(gelormini@gmail.com)
Fonte: Affari Italiani
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giovedì 18 giugno 2020
PUGLIA ELEZIONI REGIONALI – IL PARTITO DEL SUD A SOSTEGNO DI MICHELE EMILIANO
Riportare la Nuova Questione Meridionale al
centro dell'agenda politica nazionale. Questo l'obiettivo essenziale del Partito
del Sud che, continuando nel suo percorso meridionalista gramsciano, con
forti e giustificate aspirazioni euromediterranee, ha deciso di sostenere con
la propria lista alla presidenza della Regione Puglia la candidatura di Michele
Emiliano, di cui nell’azione politica è indubbia l’efficacia organizzativa,
messa ulteriormente in mostra negli ultimi drammatici mesi, e l'impronta
meridionalista e a cui ci lega da anni un rapporto consolidato di stima ed
amicizia.
Quella
delle prossime elezioni regionali è un’occasione
che la Puglia deve saper cogliere ponendosi
come obiettivo quello di essere
tra le Regioni guida del Sud, aiutando
la ripartenza di quest’area della penisola e con essa dell’intero sistema
paese. Siamo interessati ad una Puglia che, partendo da valori meridionalisti e
progressisti, quali la tutela e la promozione
del lavoro e dello sviluppo, dell’ambiente, della salute, della parità di
genere ed il contrasto alle mafie, si ponga come Regione in grado
di dettare una strada nuova, realizzando una nuova economia ecosostenibile in
grado di pensare agli equilibri lavorativi, dalla sicurezza sul lavoro e dai
diritti dei suoi cittadini, lottando per eliminare per sempre squilibri e
diseguaglianze, come quelle che hanno comportato come da studi Eurispes dal
2000 al 2017 sottrazione di risorse per oltre 840 Miliardi di Euro ai danni di
tutte le regioni del Sud. Chiediamo a Michele Emiliano, dal Partito del Sud già
sostenuto cinque anni fa, di puntare
con decisione alla missione di rendere questa nostra Regione punto centrale
di riferimento per il Sud e
per l’intero Paese, faro di esempio e di concreta
opportunità per tutte le future generazioni, non più costrette ad emigrare.
La Lega e
la sua dottrina di odio e rancore è la nostra principale avversaria, ma se è
cresciuta è perchè sono state fatte politiche sbagliate a livello nazionale, a
partire dalla modifica del Titolo V nel 2001, grazie anche al sostegno del
centro-sinistra. Il Regionalismo differenziato, figlio minore del nazionalismo,
è l’esempio più eclatante di come in modo trasversale e miope si stiano
legittimando le richieste leghiste di secessione della Padania. L’Autonomia così
intesa non è solo rottura dell’unità nazionale e rischio di balcanizzazione del
Paese, ma significa aprire le porte a ulteriori privatizzazioni e conseguenti
discriminazioni a danno delle fasce più deboli della cittadinanza, sia a Sud
che a Nord. Non a caso da sempre ci battiamo come Partito del Sud,
recentemente anche in Emilia Romagna in opposizione alle richieste di Autonomia
differenziata della Regione, per il ritiro di qualunque forma di autonomia
differenziata. Dobbiamo nel contempo e a maggior ragione costruire,
insieme alle altre forze di sinistra con cui da tempo collaboriamo un argine
contro la peggiore destra fascioleghista in Puglia. Una destra aggressiva
e forte che si presenta con tratti tutt’altro che nuovi, mescolando
all’antimeridionalismo che la Lega ha abbandonato solo di facciata, forti
pulsioni e spontanee intese d'ispirazione neo-fascista, in un crogiolo
esplosivo fatto di forze in cerca di radicamento e di leadership nella gestione
del malcontento soprattutto in questo momento di emergenza nazionale causa
pandemia. Sarebbe un danno molto serio, per la Puglia, per il Sud, per la
tenuta democratica del Paese l’affermarsi di queste derive. Bisogna impedirlo!
Nel contempo le folli pretese regionalistiche impongono la presenza
meridionalista all’interno delle Regioni in funzione non solo di contrasto ma
anche di proposta.
Ci rivolgiamo alle fasce sociali colpite dalla crisi, dalla precarietà e da
politiche nazionali di feroce liberismo. Ci
rivolgiamo agli elettori e alle elettrici della sinistra disorientati di fronte alla frammentazione, alle chiacchiere
alate, ma prive di contenuti, e a tutti coloro che si rifugiano nell’astensionismo avendo
perso la speranza del cambiamento. A tutte e a tutti costoro diciamo che l’unica alternativa concreta è meridionalista!
La sola in grado di ribaltare la prospettiva geografica e ripartire con
forza da Sud!
Se anche
tu non sopporti più la descrizione tossica di un Sud col cappello in mano,
fatto da media nazionali e politicanti senza scrupoli, partecipa con noi alla “Rivoluzione
meridionale”: collabora, candidati, sostienici !
Invitiamo
dunque tutti i cittadini pugliesi a contattarci per candidarsi nella nostra
lista. E’ una occasione unica anche per Comitati e Movimenti civici di portare,
tramite la nostra lista, direttamente le proprie istanze in Regione!
Partito
del Sud-Meridionalisti Progressisti
ll Presidente Nazionale – Natale Cuccurese
Il Coordinatore regionale – Michele Dell’Edera
Il Coordinatore regionale – Michele Dell’Edera
Per informazioni e contatti:
Riportare la Nuova Questione Meridionale al
centro dell'agenda politica nazionale. Questo l'obiettivo essenziale del Partito
del Sud che, continuando nel suo percorso meridionalista gramsciano, con
forti e giustificate aspirazioni euromediterranee, ha deciso di sostenere con
la propria lista alla presidenza della Regione Puglia la candidatura di Michele
Emiliano, di cui nell’azione politica è indubbia l’efficacia organizzativa,
messa ulteriormente in mostra negli ultimi drammatici mesi, e l'impronta
meridionalista e a cui ci lega da anni un rapporto consolidato di stima ed
amicizia.
Quella
delle prossime elezioni regionali è un’occasione
che la Puglia deve saper cogliere ponendosi
come obiettivo quello di essere
tra le Regioni guida del Sud, aiutando
la ripartenza di quest’area della penisola e con essa dell’intero sistema
paese. Siamo interessati ad una Puglia che, partendo da valori meridionalisti e
progressisti, quali la tutela e la promozione
del lavoro e dello sviluppo, dell’ambiente, della salute, della parità di
genere ed il contrasto alle mafie, si ponga come Regione in grado
di dettare una strada nuova, realizzando una nuova economia ecosostenibile in
grado di pensare agli equilibri lavorativi, dalla sicurezza sul lavoro e dai
diritti dei suoi cittadini, lottando per eliminare per sempre squilibri e
diseguaglianze, come quelle che hanno comportato come da studi Eurispes dal
2000 al 2017 sottrazione di risorse per oltre 840 Miliardi di Euro ai danni di
tutte le regioni del Sud. Chiediamo a Michele Emiliano, dal Partito del Sud già
sostenuto cinque anni fa, di puntare
con decisione alla missione di rendere questa nostra Regione punto centrale
di riferimento per il Sud e
per l’intero Paese, faro di esempio e di concreta
opportunità per tutte le future generazioni, non più costrette ad emigrare.
La Lega e
la sua dottrina di odio e rancore è la nostra principale avversaria, ma se è
cresciuta è perchè sono state fatte politiche sbagliate a livello nazionale, a
partire dalla modifica del Titolo V nel 2001, grazie anche al sostegno del
centro-sinistra. Il Regionalismo differenziato, figlio minore del nazionalismo,
è l’esempio più eclatante di come in modo trasversale e miope si stiano
legittimando le richieste leghiste di secessione della Padania. L’Autonomia così
intesa non è solo rottura dell’unità nazionale e rischio di balcanizzazione del
Paese, ma significa aprire le porte a ulteriori privatizzazioni e conseguenti
discriminazioni a danno delle fasce più deboli della cittadinanza, sia a Sud
che a Nord. Non a caso da sempre ci battiamo come Partito del Sud,
recentemente anche in Emilia Romagna in opposizione alle richieste di Autonomia
differenziata della Regione, per il ritiro di qualunque forma di autonomia
differenziata. Dobbiamo nel contempo e a maggior ragione costruire,
insieme alle altre forze di sinistra con cui da tempo collaboriamo un argine
contro la peggiore destra fascioleghista in Puglia. Una destra aggressiva
e forte che si presenta con tratti tutt’altro che nuovi, mescolando
all’antimeridionalismo che la Lega ha abbandonato solo di facciata, forti
pulsioni e spontanee intese d'ispirazione neo-fascista, in un crogiolo
esplosivo fatto di forze in cerca di radicamento e di leadership nella gestione
del malcontento soprattutto in questo momento di emergenza nazionale causa
pandemia. Sarebbe un danno molto serio, per la Puglia, per il Sud, per la
tenuta democratica del Paese l’affermarsi di queste derive. Bisogna impedirlo!
Nel contempo le folli pretese regionalistiche impongono la presenza
meridionalista all’interno delle Regioni in funzione non solo di contrasto ma
anche di proposta.
Ci rivolgiamo alle fasce sociali colpite dalla crisi, dalla precarietà e da
politiche nazionali di feroce liberismo. Ci
rivolgiamo agli elettori e alle elettrici della sinistra disorientati di fronte alla frammentazione, alle chiacchiere
alate, ma prive di contenuti, e a tutti coloro che si rifugiano nell’astensionismo avendo
perso la speranza del cambiamento. A tutte e a tutti costoro diciamo che l’unica alternativa concreta è meridionalista!
La sola in grado di ribaltare la prospettiva geografica e ripartire con
forza da Sud!
Se anche
tu non sopporti più la descrizione tossica di un Sud col cappello in mano,
fatto da media nazionali e politicanti senza scrupoli, partecipa con noi alla “Rivoluzione
meridionale”: collabora, candidati, sostienici !
Invitiamo
dunque tutti i cittadini pugliesi a contattarci per candidarsi nella nostra
lista. E’ una occasione unica anche per Comitati e Movimenti civici di portare,
tramite la nostra lista, direttamente le proprie istanze in Regione!
Partito
del Sud-Meridionalisti Progressisti
ll Presidente Nazionale – Natale Cuccurese
Il Coordinatore regionale – Michele Dell’Edera
Il Coordinatore regionale – Michele Dell’Edera
Per informazioni e contatti:
mercoledì 17 giugno 2020
Il sonno della ragione genera (statue di) mostri
di Natale
Cuccurese
Che sia finalmente arrivato il momento di rimuovere dal panorama delle città del sud le statue dedicate agli uomini simbolo di una colonizzazione e da quelle dell’intero paese da quelli simbolo del fascismo…?! Se è vero, come è vero, che le “statue della vergogna” celebrano il passato, ipotecando il presente, iniziamo a rimuovere quelle dei colonizzatori venuti alla conquista del Sud grazie al “Risorgimento della monarchia sabauda”.
Quello che fu fatta passare per unificazione o addirittura liberazione e altro non fu che una guerra coloniale di conquista dove nei fatti si usarono le stesse logiche distruttive e strategie predatorie (che al Sud ancora oggi permangono) poi replicate in Etiopia qualche decennio dopo. Unica differenza nel 1860 non usarono l’iprite, ma solo perché al tempo non esisteva…
Statue che non sono pericolose perché ricordano una guerra civile dell’Ottocento, ma perché legittimano la centralità del razzismo e del colonialismo padano al Sud, ancora oggi portati ad esempio a scuola, nel terzo millennio.
E con esse permangono di pari livello titolazioni e statue a personaggi invischiati o addirittura responsabili di atrocità e deportazioni legate al fascismo. Non è possibile che ancora oggi vi siano strade, statue, dedicate a chi firmó le leggi razziali nel 1938, come Vittorio Emanuel III, insieme all’obelisco di Mussolini a Roma, al monumento ad Affile al maresciallo Graziani. Addirittura a Cassino nel 2018 si è deciso di dedicare una stele ai paracadutisti tedeschi delle SS che in quella zona avevano combattuto. Sono solo alcuni esempi di una lunga serie vergognosa.
E come è possibile che al Sud via siano toponimi dedicati a chi come Nino Bixio massacró i contadini a Bronte, a quel criminale di guerra di Cialdini che infierì sui cittadini di Gaeta e brució interi paesi. Come è possibile che via sia tutt’oggi aperto a Torino un “museo Cesare Lombroso” con resti umani di uomini che avevano combattuto per la propria terra, retrocessi a briganti dalla storiografia colonizzatrice, e le cui spoglie sono esposte oggi alle scolaresche in visita, quasi a voler inculcare sin da piccoli l’orrore e il disprezzo verso il meridionale descritto, grazie alle teorie lombrosiane, come geneticamente inferiore.
Una nazione civile avrebbe da tempo chiuso quel museo dell’orrore. Come è possibile che lo stesso Lombroso abbia una statua, oltretutto d’aspetto inquietante, in quel di Verona. All’uomo che teorizzò l’eugenetica italiana, teorie poi riprese e sviluppate dal nazismo. È ora di finirla con la propaganda dei colonizzatori venuti dal Nord che non solo hanno portato il Sud allo stadio attuale di crisi e miseria, ma che ancora insistono nel depredarlo senza posa, mai sazi, e a raccontare le solite menzogne sul Sud e sulla sua presunta inferiorità.
Ora politicanti separatisti vorrebbero continuare con le ruberie nel nome del “Regionalismo”, non a caso, figlio minore del nazionalismo. Siamo alla sublimazione di quel “ razzismo di Stato”, dall’unità stella polare di ogni governo in carica, che oggi mira a sganciare la colonia interna Mezzogiorno, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità.
Alcuni “difensori”, spesso interessati, replicano con la tesi che i gesti di alcuni di questi “grandi uomini” destinatari di statue e toponimi a imperitura memoria, andrebbero contestualizzate al periodo storico in cui hanno vissuto. Eppure molti si opposero in quegli stessi anni al fascismo e al razzismo conquistatore, scelsero, furono partigiani, si opposero agli oppressori fascisti e razzisti, proprio nello stesso contesto. Il problema è che spesso chi ne rivendica le opere e i gesti falsifica la storia nei dettagli meno edificanti.
Vedasi il caso di Montanelli, il giornalista che dichiarò in un’intervista a Le Figaro nel febbraio del 1960 “Ah! La Sicilia! Voi avete l’Algeria, noi abbiamo la Sicilia. Ma voi non siete obbligati a dire agli algerini che sono francesi. Noi, circostanza aggravante, siamo obbligati ad accordare ai siciliani la qualità di italiani”. Lo stesso che si vantava sulle reti Rai, ed in articoli vari, di avere abusato di una minorenne locale durante il suo servizio militare in Eritrea.
La discussione sulle statue non è oziosa o secondaria, perché in realtà si sta discutendo del presente, non del passato, ci sono molte persone nella storia italiana degli oppressi che non hanno statue, non si capisce perché lasciare come esempio ai posteri proprio le statue degli oppressori, dei carnefici, dei razzisti , dei corrotti, dei criminali, dei corruttori, dei pedofili.
Non c’è bisogno di guardare fino agli USA, non c’è bisogno di guardare fino all’America Latina, guardiamo in casa nostra e al putrido racconto razzista che i media italici fanno quotidianamente, ancora oggi ogni giorno, sul Sud e non solo. Quello che è accaduto nell’ultima emergenza basta e avanza per descrivere un Paese dove il razzismo e il fascismo si respirano sempre più opprimenti e immondi nell’aria.
Attiviamoci per rimuovere statue e toponimi della vergogna partendo dalle città del Sud, attiviamoci in tutta Italia per rimuovere la cappa sovranista che si prepara ad opprimere di nuovo l’Italia.
Fonte : Transform!italia
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Che sia finalmente arrivato il momento di rimuovere dal panorama delle città del sud le statue dedicate agli uomini simbolo di una colonizzazione e da quelle dell’intero paese da quelli simbolo del fascismo…?! Se è vero, come è vero, che le “statue della vergogna” celebrano il passato, ipotecando il presente, iniziamo a rimuovere quelle dei colonizzatori venuti alla conquista del Sud grazie al “Risorgimento della monarchia sabauda”.
Quello che fu fatta passare per unificazione o addirittura liberazione e altro non fu che una guerra coloniale di conquista dove nei fatti si usarono le stesse logiche distruttive e strategie predatorie (che al Sud ancora oggi permangono) poi replicate in Etiopia qualche decennio dopo. Unica differenza nel 1860 non usarono l’iprite, ma solo perché al tempo non esisteva…
Statue che non sono pericolose perché ricordano una guerra civile dell’Ottocento, ma perché legittimano la centralità del razzismo e del colonialismo padano al Sud, ancora oggi portati ad esempio a scuola, nel terzo millennio.
E con esse permangono di pari livello titolazioni e statue a personaggi invischiati o addirittura responsabili di atrocità e deportazioni legate al fascismo. Non è possibile che ancora oggi vi siano strade, statue, dedicate a chi firmó le leggi razziali nel 1938, come Vittorio Emanuel III, insieme all’obelisco di Mussolini a Roma, al monumento ad Affile al maresciallo Graziani. Addirittura a Cassino nel 2018 si è deciso di dedicare una stele ai paracadutisti tedeschi delle SS che in quella zona avevano combattuto. Sono solo alcuni esempi di una lunga serie vergognosa.
E come è possibile che al Sud via siano toponimi dedicati a chi come Nino Bixio massacró i contadini a Bronte, a quel criminale di guerra di Cialdini che infierì sui cittadini di Gaeta e brució interi paesi. Come è possibile che via sia tutt’oggi aperto a Torino un “museo Cesare Lombroso” con resti umani di uomini che avevano combattuto per la propria terra, retrocessi a briganti dalla storiografia colonizzatrice, e le cui spoglie sono esposte oggi alle scolaresche in visita, quasi a voler inculcare sin da piccoli l’orrore e il disprezzo verso il meridionale descritto, grazie alle teorie lombrosiane, come geneticamente inferiore.
Una nazione civile avrebbe da tempo chiuso quel museo dell’orrore. Come è possibile che lo stesso Lombroso abbia una statua, oltretutto d’aspetto inquietante, in quel di Verona. All’uomo che teorizzò l’eugenetica italiana, teorie poi riprese e sviluppate dal nazismo. È ora di finirla con la propaganda dei colonizzatori venuti dal Nord che non solo hanno portato il Sud allo stadio attuale di crisi e miseria, ma che ancora insistono nel depredarlo senza posa, mai sazi, e a raccontare le solite menzogne sul Sud e sulla sua presunta inferiorità.
Ora politicanti separatisti vorrebbero continuare con le ruberie nel nome del “Regionalismo”, non a caso, figlio minore del nazionalismo. Siamo alla sublimazione di quel “ razzismo di Stato”, dall’unità stella polare di ogni governo in carica, che oggi mira a sganciare la colonia interna Mezzogiorno, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità.
Alcuni “difensori”, spesso interessati, replicano con la tesi che i gesti di alcuni di questi “grandi uomini” destinatari di statue e toponimi a imperitura memoria, andrebbero contestualizzate al periodo storico in cui hanno vissuto. Eppure molti si opposero in quegli stessi anni al fascismo e al razzismo conquistatore, scelsero, furono partigiani, si opposero agli oppressori fascisti e razzisti, proprio nello stesso contesto. Il problema è che spesso chi ne rivendica le opere e i gesti falsifica la storia nei dettagli meno edificanti.
Vedasi il caso di Montanelli, il giornalista che dichiarò in un’intervista a Le Figaro nel febbraio del 1960 “Ah! La Sicilia! Voi avete l’Algeria, noi abbiamo la Sicilia. Ma voi non siete obbligati a dire agli algerini che sono francesi. Noi, circostanza aggravante, siamo obbligati ad accordare ai siciliani la qualità di italiani”. Lo stesso che si vantava sulle reti Rai, ed in articoli vari, di avere abusato di una minorenne locale durante il suo servizio militare in Eritrea.
La discussione sulle statue non è oziosa o secondaria, perché in realtà si sta discutendo del presente, non del passato, ci sono molte persone nella storia italiana degli oppressi che non hanno statue, non si capisce perché lasciare come esempio ai posteri proprio le statue degli oppressori, dei carnefici, dei razzisti , dei corrotti, dei criminali, dei corruttori, dei pedofili.
Non c’è bisogno di guardare fino agli USA, non c’è bisogno di guardare fino all’America Latina, guardiamo in casa nostra e al putrido racconto razzista che i media italici fanno quotidianamente, ancora oggi ogni giorno, sul Sud e non solo. Quello che è accaduto nell’ultima emergenza basta e avanza per descrivere un Paese dove il razzismo e il fascismo si respirano sempre più opprimenti e immondi nell’aria.
Attiviamoci per rimuovere statue e toponimi della vergogna partendo dalle città del Sud, attiviamoci in tutta Italia per rimuovere la cappa sovranista che si prepara ad opprimere di nuovo l’Italia.
Fonte : Transform!italia
di Natale
Cuccurese
Che sia finalmente arrivato il momento di rimuovere dal panorama delle città del sud le statue dedicate agli uomini simbolo di una colonizzazione e da quelle dell’intero paese da quelli simbolo del fascismo…?! Se è vero, come è vero, che le “statue della vergogna” celebrano il passato, ipotecando il presente, iniziamo a rimuovere quelle dei colonizzatori venuti alla conquista del Sud grazie al “Risorgimento della monarchia sabauda”.
Quello che fu fatta passare per unificazione o addirittura liberazione e altro non fu che una guerra coloniale di conquista dove nei fatti si usarono le stesse logiche distruttive e strategie predatorie (che al Sud ancora oggi permangono) poi replicate in Etiopia qualche decennio dopo. Unica differenza nel 1860 non usarono l’iprite, ma solo perché al tempo non esisteva…
Statue che non sono pericolose perché ricordano una guerra civile dell’Ottocento, ma perché legittimano la centralità del razzismo e del colonialismo padano al Sud, ancora oggi portati ad esempio a scuola, nel terzo millennio.
E con esse permangono di pari livello titolazioni e statue a personaggi invischiati o addirittura responsabili di atrocità e deportazioni legate al fascismo. Non è possibile che ancora oggi vi siano strade, statue, dedicate a chi firmó le leggi razziali nel 1938, come Vittorio Emanuel III, insieme all’obelisco di Mussolini a Roma, al monumento ad Affile al maresciallo Graziani. Addirittura a Cassino nel 2018 si è deciso di dedicare una stele ai paracadutisti tedeschi delle SS che in quella zona avevano combattuto. Sono solo alcuni esempi di una lunga serie vergognosa.
E come è possibile che al Sud via siano toponimi dedicati a chi come Nino Bixio massacró i contadini a Bronte, a quel criminale di guerra di Cialdini che infierì sui cittadini di Gaeta e brució interi paesi. Come è possibile che via sia tutt’oggi aperto a Torino un “museo Cesare Lombroso” con resti umani di uomini che avevano combattuto per la propria terra, retrocessi a briganti dalla storiografia colonizzatrice, e le cui spoglie sono esposte oggi alle scolaresche in visita, quasi a voler inculcare sin da piccoli l’orrore e il disprezzo verso il meridionale descritto, grazie alle teorie lombrosiane, come geneticamente inferiore.
Una nazione civile avrebbe da tempo chiuso quel museo dell’orrore. Come è possibile che lo stesso Lombroso abbia una statua, oltretutto d’aspetto inquietante, in quel di Verona. All’uomo che teorizzò l’eugenetica italiana, teorie poi riprese e sviluppate dal nazismo. È ora di finirla con la propaganda dei colonizzatori venuti dal Nord che non solo hanno portato il Sud allo stadio attuale di crisi e miseria, ma che ancora insistono nel depredarlo senza posa, mai sazi, e a raccontare le solite menzogne sul Sud e sulla sua presunta inferiorità.
Ora politicanti separatisti vorrebbero continuare con le ruberie nel nome del “Regionalismo”, non a caso, figlio minore del nazionalismo. Siamo alla sublimazione di quel “ razzismo di Stato”, dall’unità stella polare di ogni governo in carica, che oggi mira a sganciare la colonia interna Mezzogiorno, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità.
Alcuni “difensori”, spesso interessati, replicano con la tesi che i gesti di alcuni di questi “grandi uomini” destinatari di statue e toponimi a imperitura memoria, andrebbero contestualizzate al periodo storico in cui hanno vissuto. Eppure molti si opposero in quegli stessi anni al fascismo e al razzismo conquistatore, scelsero, furono partigiani, si opposero agli oppressori fascisti e razzisti, proprio nello stesso contesto. Il problema è che spesso chi ne rivendica le opere e i gesti falsifica la storia nei dettagli meno edificanti.
Vedasi il caso di Montanelli, il giornalista che dichiarò in un’intervista a Le Figaro nel febbraio del 1960 “Ah! La Sicilia! Voi avete l’Algeria, noi abbiamo la Sicilia. Ma voi non siete obbligati a dire agli algerini che sono francesi. Noi, circostanza aggravante, siamo obbligati ad accordare ai siciliani la qualità di italiani”. Lo stesso che si vantava sulle reti Rai, ed in articoli vari, di avere abusato di una minorenne locale durante il suo servizio militare in Eritrea.
La discussione sulle statue non è oziosa o secondaria, perché in realtà si sta discutendo del presente, non del passato, ci sono molte persone nella storia italiana degli oppressi che non hanno statue, non si capisce perché lasciare come esempio ai posteri proprio le statue degli oppressori, dei carnefici, dei razzisti , dei corrotti, dei criminali, dei corruttori, dei pedofili.
Non c’è bisogno di guardare fino agli USA, non c’è bisogno di guardare fino all’America Latina, guardiamo in casa nostra e al putrido racconto razzista che i media italici fanno quotidianamente, ancora oggi ogni giorno, sul Sud e non solo. Quello che è accaduto nell’ultima emergenza basta e avanza per descrivere un Paese dove il razzismo e il fascismo si respirano sempre più opprimenti e immondi nell’aria.
Attiviamoci per rimuovere statue e toponimi della vergogna partendo dalle città del Sud, attiviamoci in tutta Italia per rimuovere la cappa sovranista che si prepara ad opprimere di nuovo l’Italia.
Fonte : Transform!italia
Che sia finalmente arrivato il momento di rimuovere dal panorama delle città del sud le statue dedicate agli uomini simbolo di una colonizzazione e da quelle dell’intero paese da quelli simbolo del fascismo…?! Se è vero, come è vero, che le “statue della vergogna” celebrano il passato, ipotecando il presente, iniziamo a rimuovere quelle dei colonizzatori venuti alla conquista del Sud grazie al “Risorgimento della monarchia sabauda”.
Quello che fu fatta passare per unificazione o addirittura liberazione e altro non fu che una guerra coloniale di conquista dove nei fatti si usarono le stesse logiche distruttive e strategie predatorie (che al Sud ancora oggi permangono) poi replicate in Etiopia qualche decennio dopo. Unica differenza nel 1860 non usarono l’iprite, ma solo perché al tempo non esisteva…
Statue che non sono pericolose perché ricordano una guerra civile dell’Ottocento, ma perché legittimano la centralità del razzismo e del colonialismo padano al Sud, ancora oggi portati ad esempio a scuola, nel terzo millennio.
E con esse permangono di pari livello titolazioni e statue a personaggi invischiati o addirittura responsabili di atrocità e deportazioni legate al fascismo. Non è possibile che ancora oggi vi siano strade, statue, dedicate a chi firmó le leggi razziali nel 1938, come Vittorio Emanuel III, insieme all’obelisco di Mussolini a Roma, al monumento ad Affile al maresciallo Graziani. Addirittura a Cassino nel 2018 si è deciso di dedicare una stele ai paracadutisti tedeschi delle SS che in quella zona avevano combattuto. Sono solo alcuni esempi di una lunga serie vergognosa.
E come è possibile che al Sud via siano toponimi dedicati a chi come Nino Bixio massacró i contadini a Bronte, a quel criminale di guerra di Cialdini che infierì sui cittadini di Gaeta e brució interi paesi. Come è possibile che via sia tutt’oggi aperto a Torino un “museo Cesare Lombroso” con resti umani di uomini che avevano combattuto per la propria terra, retrocessi a briganti dalla storiografia colonizzatrice, e le cui spoglie sono esposte oggi alle scolaresche in visita, quasi a voler inculcare sin da piccoli l’orrore e il disprezzo verso il meridionale descritto, grazie alle teorie lombrosiane, come geneticamente inferiore.
Una nazione civile avrebbe da tempo chiuso quel museo dell’orrore. Come è possibile che lo stesso Lombroso abbia una statua, oltretutto d’aspetto inquietante, in quel di Verona. All’uomo che teorizzò l’eugenetica italiana, teorie poi riprese e sviluppate dal nazismo. È ora di finirla con la propaganda dei colonizzatori venuti dal Nord che non solo hanno portato il Sud allo stadio attuale di crisi e miseria, ma che ancora insistono nel depredarlo senza posa, mai sazi, e a raccontare le solite menzogne sul Sud e sulla sua presunta inferiorità.
Ora politicanti separatisti vorrebbero continuare con le ruberie nel nome del “Regionalismo”, non a caso, figlio minore del nazionalismo. Siamo alla sublimazione di quel “ razzismo di Stato”, dall’unità stella polare di ogni governo in carica, che oggi mira a sganciare la colonia interna Mezzogiorno, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità.
Alcuni “difensori”, spesso interessati, replicano con la tesi che i gesti di alcuni di questi “grandi uomini” destinatari di statue e toponimi a imperitura memoria, andrebbero contestualizzate al periodo storico in cui hanno vissuto. Eppure molti si opposero in quegli stessi anni al fascismo e al razzismo conquistatore, scelsero, furono partigiani, si opposero agli oppressori fascisti e razzisti, proprio nello stesso contesto. Il problema è che spesso chi ne rivendica le opere e i gesti falsifica la storia nei dettagli meno edificanti.
Vedasi il caso di Montanelli, il giornalista che dichiarò in un’intervista a Le Figaro nel febbraio del 1960 “Ah! La Sicilia! Voi avete l’Algeria, noi abbiamo la Sicilia. Ma voi non siete obbligati a dire agli algerini che sono francesi. Noi, circostanza aggravante, siamo obbligati ad accordare ai siciliani la qualità di italiani”. Lo stesso che si vantava sulle reti Rai, ed in articoli vari, di avere abusato di una minorenne locale durante il suo servizio militare in Eritrea.
La discussione sulle statue non è oziosa o secondaria, perché in realtà si sta discutendo del presente, non del passato, ci sono molte persone nella storia italiana degli oppressi che non hanno statue, non si capisce perché lasciare come esempio ai posteri proprio le statue degli oppressori, dei carnefici, dei razzisti , dei corrotti, dei criminali, dei corruttori, dei pedofili.
Non c’è bisogno di guardare fino agli USA, non c’è bisogno di guardare fino all’America Latina, guardiamo in casa nostra e al putrido racconto razzista che i media italici fanno quotidianamente, ancora oggi ogni giorno, sul Sud e non solo. Quello che è accaduto nell’ultima emergenza basta e avanza per descrivere un Paese dove il razzismo e il fascismo si respirano sempre più opprimenti e immondi nell’aria.
Attiviamoci per rimuovere statue e toponimi della vergogna partendo dalle città del Sud, attiviamoci in tutta Italia per rimuovere la cappa sovranista che si prepara ad opprimere di nuovo l’Italia.
Fonte : Transform!italia
CAMPANIA ELEZIONI REGIONALI 2020 Il PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI in campo per una presenza antifascista, meridionalista, progressista, ambientalista e antiliberista.
Abbiamo prodotto questo documento con le altre forze della vera Sinistra, progressista e meridionalista con una nostra doverosa e ulteriore attenzione anche al turismo, la cultura e al tema dell'abbandono scolastico.
Segue testo :
Abbiamo visto emergere, in questi giorni, segnali di resistenza a sinistra rispetto alla coalizione elettorale costruita da Vincenzo De Luca. Registriamo con favore che non tutti se la sentono di chiudere gli occhi sul suo modo di gestire la cosa pubblica, sulle idee che coltiva e sulle frequentazioni politiche che lo caratterizzano.
L’attuale presidente della Regione Campania è effettivamente un uomo che parla un linguaggio di destra, che ossequia i potentati economici e che persegue unicamente il potere per il potere.
Sarebbe davvero una iattura se le elezioni del prossimo settembre divenissero una avvilente “lite a due” tra i seguaci di Salvini, Meloni e Berlusconi e i seguaci di De Luca, Mastella e Cirino Pomicino; se i comitati di lotta e le pratiche di volontariato solidale non facessero sentire la propria voce; e se non fosse attivamente in campo il civismo democratico campano, che ha avuto in questi anni il suo principale punto di forza proprio nella capacità della esperienza amministrativa di Napoli città di interloquire con movimenti e associazioni e dare risposte ai bisogni popolari.
Noi guardiamo con rispetto e fiducia al dibattito serrato che sta oggi attraversando le formazioni politiche, i movimenti sociali e le associazioni culturali normalmente impegnate nelle pratiche di solidarietà e nella difesa dei diritti e dell’ambiente; e confidiamo che si arrivi in tempi rapidi alla definizione di un’ampia, inclusiva alternativa elettorale alle destre e a De Luca.
Noi ci saremo.
E ci saremo sottolineando, in particolare, che una campagna elettorale incentrata sul semplice “No a De Luca” sarebbe riduttiva e poco comprensibile per gli elettori. Noi ci stiamo a costruire assieme ad altri una presenza elettorale contrapposta tanto al centro-destra leghista di Caldoro (o di chiunque altro sarà), quanto al centro-sinistra iperliberista di De Luca; ma non vogliamo una lista (o una alleanza) che si qualifichi semplicemente per contrasto. Vogliamo, invece, una proposta capace di intervenire sulle molte sofferenze della Campania e che dia voce alle classi popolari così duramente colpite dagli effetti sociali della pandemia di Covid 19.
Con questa logica ci siamo rivolti, fin dallo scorso autunno, a tutti coloro che sperano una Nuova Campania e che quotidianamente si battono per una società a misura di essere umano.
E lo abbiamo ripetuto in questi mesi: costruiamo assieme una iniziativa elettorale che metta al centro il risanamento ambientale e la tutela dei beni comuni, che abbia davvero a cuore la sanità e la scuola pubblica, che valorizzi le vocazioni territoriali, a partire dall'agricoltura di qualità, e che rilanci il trasporto pubblico locale, a partire dalla riabilitazione delle linee locali e delle relative stazioni. E che sia in grado, proprio perché non compromessa coi potentati economici, di porsi frontalmente contro il malaffare e la camorra e di difendere e sviluppare il tessuto produttivo che ancora esiste nei nostri territori.
Soprattutto, abbiamo detto, occorre una amministrazione regionale seriamente impegnata in una prospettiva di riequilibrio delle condizioni di vita e di lavoro del nostro Mezzogiorno rispetto al resto d'Italia. Tanto più che le sciagurate ipotesi di autonomia regionale differenziata non sono state archiviate dalla pandemia, e anzi trovano continuamente sponda proprio nei cosiddetti “governatori d'assalto”, De Luca e Zaia in testa. Gli stessi provvedimenti governativi del cosiddetto “Rilancio Italia” mettono esplicitamente in discussione la clausola del 34% degli investimenti statali per il Mezzogiorno, nonché la riserva dell’80% dei fondi europei destinati alla coesione territoriale. Se non ci saranno modifiche in Parlamento, avremo un ennesimo travaso di risorse dal Sud al Nord dell'Italia.
Noi non intendiamo alimentare una contrapposizione tra il Nord e il Sud del nostro Paese; e però vogliamo che valga anche a proposito delle aree territoriali l'articolo 3 della Costituzione, che assegna alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono la reale uguaglianza tra i cittadini. La qual cosa implica il recupero effettivo dei fondi per il Sud, così gravemente penalizzato negli ultimi decenni dallo sciagurato principio dei trasferimenti statali sulla base della cosiddetta “spesa storica”, con la conseguenza che le regioni che hanno avuto di più in passato, hanno continuato ad avere di più; mentre chi avuto meno, ha continuato ad avere costantemente di meno.
Costruire una proposta elettorale in opposizione a De Luca e alle destre significa, per noi, assumere il riscatto del Sud come asse centrale di riferimento; e anzi, considerare il sistema di gestione politica di De Luca, esattamente per quello che è: il governo subalterno di un territorio destinato, dallo stesso sviluppo capitalistico, ad una crudele area di degrado, con produzioni di scarto, emigrazione dei giovani e un basso tenore di vita.
Diciamo dunque, a chiunque voglia costruire un'alternativa progressista e di sinistra a De Luca, che noi ci siamo. Ma ci siamo esattamente per sviluppare l'alternativa generale ad un sistema e non solo ad un uomo.
Diciamo dunque, a chiunque voglia costruire un'alternativa progressista e di sinistra a De Luca, che noi ci siamo. Ma ci siamo esattamente per sviluppare l'alternativa generale ad un sistema e non solo ad un uomo.
Pensiamo perciò a una lista antiliberista e antifascista, capace di riannodare in un unico filo le lotte ambientaliste, le rivendicazioni sul reddito e sul lavoro, le pratiche solidaristiche. E la vorremmo costruita in modo aperto, largo e inclusivo, con i movimenti di lotta, le associazioni di volontariato e cultura critica, le strutture sindacali, le formazioni politiche.
Ci pare una proposta non solo utile, ma necessaria, se si vuole contrastare davvero la dinamica di brutale regressione che penalizza la Campania tanto negli scranni della Regione, quanto nei palazzi delle istituzioni politiche nazionali. E siamo fiduciosi che il senso di responsabilità prevarrà e che le forze di sinistra, del civismo democratico e dei movimenti di lotta convergeranno davvero in un'unica proposta politico-elettorale.
Se condivideremo la logica di una contrapposizione frontale tanto alla destra quanto alla coalizione di De Luca basata sui contenuti di programma e non solo sulle modalità di gestione, noi non faremo questioni di primogeniture, nomi o bandiere.
Solo osserviamo che non c’è più tempo per tatticismi e lungaggini.
Solo osserviamo che non c’è più tempo per tatticismi e lungaggini.
Andrea Balia (Partito del Sud); Costanza Boccardi (AltraEuropa); Ludovico Chianese (Confederazione Cobas - Napoli); Antonio Frattasi (Partito Comunista Italiano); Rino Malinconico (Partito della Rifondazione Comunista)
Abbiamo prodotto questo documento con le altre forze della vera Sinistra, progressista e meridionalista con una nostra doverosa e ulteriore attenzione anche al turismo, la cultura e al tema dell'abbandono scolastico.
Segue testo :
Abbiamo visto emergere, in questi giorni, segnali di resistenza a sinistra rispetto alla coalizione elettorale costruita da Vincenzo De Luca. Registriamo con favore che non tutti se la sentono di chiudere gli occhi sul suo modo di gestire la cosa pubblica, sulle idee che coltiva e sulle frequentazioni politiche che lo caratterizzano.
L’attuale presidente della Regione Campania è effettivamente un uomo che parla un linguaggio di destra, che ossequia i potentati economici e che persegue unicamente il potere per il potere.
Sarebbe davvero una iattura se le elezioni del prossimo settembre divenissero una avvilente “lite a due” tra i seguaci di Salvini, Meloni e Berlusconi e i seguaci di De Luca, Mastella e Cirino Pomicino; se i comitati di lotta e le pratiche di volontariato solidale non facessero sentire la propria voce; e se non fosse attivamente in campo il civismo democratico campano, che ha avuto in questi anni il suo principale punto di forza proprio nella capacità della esperienza amministrativa di Napoli città di interloquire con movimenti e associazioni e dare risposte ai bisogni popolari.
Noi guardiamo con rispetto e fiducia al dibattito serrato che sta oggi attraversando le formazioni politiche, i movimenti sociali e le associazioni culturali normalmente impegnate nelle pratiche di solidarietà e nella difesa dei diritti e dell’ambiente; e confidiamo che si arrivi in tempi rapidi alla definizione di un’ampia, inclusiva alternativa elettorale alle destre e a De Luca.
Noi ci saremo.
E ci saremo sottolineando, in particolare, che una campagna elettorale incentrata sul semplice “No a De Luca” sarebbe riduttiva e poco comprensibile per gli elettori. Noi ci stiamo a costruire assieme ad altri una presenza elettorale contrapposta tanto al centro-destra leghista di Caldoro (o di chiunque altro sarà), quanto al centro-sinistra iperliberista di De Luca; ma non vogliamo una lista (o una alleanza) che si qualifichi semplicemente per contrasto. Vogliamo, invece, una proposta capace di intervenire sulle molte sofferenze della Campania e che dia voce alle classi popolari così duramente colpite dagli effetti sociali della pandemia di Covid 19.
Con questa logica ci siamo rivolti, fin dallo scorso autunno, a tutti coloro che sperano una Nuova Campania e che quotidianamente si battono per una società a misura di essere umano.
E lo abbiamo ripetuto in questi mesi: costruiamo assieme una iniziativa elettorale che metta al centro il risanamento ambientale e la tutela dei beni comuni, che abbia davvero a cuore la sanità e la scuola pubblica, che valorizzi le vocazioni territoriali, a partire dall'agricoltura di qualità, e che rilanci il trasporto pubblico locale, a partire dalla riabilitazione delle linee locali e delle relative stazioni. E che sia in grado, proprio perché non compromessa coi potentati economici, di porsi frontalmente contro il malaffare e la camorra e di difendere e sviluppare il tessuto produttivo che ancora esiste nei nostri territori.
Soprattutto, abbiamo detto, occorre una amministrazione regionale seriamente impegnata in una prospettiva di riequilibrio delle condizioni di vita e di lavoro del nostro Mezzogiorno rispetto al resto d'Italia. Tanto più che le sciagurate ipotesi di autonomia regionale differenziata non sono state archiviate dalla pandemia, e anzi trovano continuamente sponda proprio nei cosiddetti “governatori d'assalto”, De Luca e Zaia in testa. Gli stessi provvedimenti governativi del cosiddetto “Rilancio Italia” mettono esplicitamente in discussione la clausola del 34% degli investimenti statali per il Mezzogiorno, nonché la riserva dell’80% dei fondi europei destinati alla coesione territoriale. Se non ci saranno modifiche in Parlamento, avremo un ennesimo travaso di risorse dal Sud al Nord dell'Italia.
Noi non intendiamo alimentare una contrapposizione tra il Nord e il Sud del nostro Paese; e però vogliamo che valga anche a proposito delle aree territoriali l'articolo 3 della Costituzione, che assegna alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono la reale uguaglianza tra i cittadini. La qual cosa implica il recupero effettivo dei fondi per il Sud, così gravemente penalizzato negli ultimi decenni dallo sciagurato principio dei trasferimenti statali sulla base della cosiddetta “spesa storica”, con la conseguenza che le regioni che hanno avuto di più in passato, hanno continuato ad avere di più; mentre chi avuto meno, ha continuato ad avere costantemente di meno.
Costruire una proposta elettorale in opposizione a De Luca e alle destre significa, per noi, assumere il riscatto del Sud come asse centrale di riferimento; e anzi, considerare il sistema di gestione politica di De Luca, esattamente per quello che è: il governo subalterno di un territorio destinato, dallo stesso sviluppo capitalistico, ad una crudele area di degrado, con produzioni di scarto, emigrazione dei giovani e un basso tenore di vita.
Diciamo dunque, a chiunque voglia costruire un'alternativa progressista e di sinistra a De Luca, che noi ci siamo. Ma ci siamo esattamente per sviluppare l'alternativa generale ad un sistema e non solo ad un uomo.
Diciamo dunque, a chiunque voglia costruire un'alternativa progressista e di sinistra a De Luca, che noi ci siamo. Ma ci siamo esattamente per sviluppare l'alternativa generale ad un sistema e non solo ad un uomo.
Pensiamo perciò a una lista antiliberista e antifascista, capace di riannodare in un unico filo le lotte ambientaliste, le rivendicazioni sul reddito e sul lavoro, le pratiche solidaristiche. E la vorremmo costruita in modo aperto, largo e inclusivo, con i movimenti di lotta, le associazioni di volontariato e cultura critica, le strutture sindacali, le formazioni politiche.
Ci pare una proposta non solo utile, ma necessaria, se si vuole contrastare davvero la dinamica di brutale regressione che penalizza la Campania tanto negli scranni della Regione, quanto nei palazzi delle istituzioni politiche nazionali. E siamo fiduciosi che il senso di responsabilità prevarrà e che le forze di sinistra, del civismo democratico e dei movimenti di lotta convergeranno davvero in un'unica proposta politico-elettorale.
Se condivideremo la logica di una contrapposizione frontale tanto alla destra quanto alla coalizione di De Luca basata sui contenuti di programma e non solo sulle modalità di gestione, noi non faremo questioni di primogeniture, nomi o bandiere.
Solo osserviamo che non c’è più tempo per tatticismi e lungaggini.
Solo osserviamo che non c’è più tempo per tatticismi e lungaggini.
Andrea Balia (Partito del Sud); Costanza Boccardi (AltraEuropa); Ludovico Chianese (Confederazione Cobas - Napoli); Antonio Frattasi (Partito Comunista Italiano); Rino Malinconico (Partito della Rifondazione Comunista)
mercoledì 10 giugno 2020
12 Giugno 2020 ore 19 Diretta Lab-Sud: Nessuno scippo di risorse. Il Sud al centro della ricostruzione.
“Il Sud al centro della ricostruzione. Nessuno scippo di risorse".
Gli emendamenti e l'odg in Senato a cura del Laboratorio la riscossa del Sud.
Con:
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica;
Natale Cuccurese, Presidente Partito del Sud;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno Rifondazione Comunista;
Roberto Musacchio, già Parlamentare europeo;
Rosa Rinaldi, già sottosegretario al Ministero del Lavoro.
Coordina: Roberto Morea
Diretta dalla pagina facebook di Transform!italia: https://www.facebook.com/transform.italia/
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“Il Sud al centro della ricostruzione. Nessuno scippo di risorse".
Gli emendamenti e l'odg in Senato a cura del Laboratorio la riscossa del Sud.
Con:
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica;
Natale Cuccurese, Presidente Partito del Sud;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno Rifondazione Comunista;
Roberto Musacchio, già Parlamentare europeo;
Rosa Rinaldi, già sottosegretario al Ministero del Lavoro.
Coordina: Roberto Morea
Diretta dalla pagina facebook di Transform!italia: https://www.facebook.com/transform.italia/
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sabato 6 giugno 2020
Sud, lo scandalo della spesa storica
Fonte: IlSudonline
La nostra costituzione trasuda del sangue di martiri che si sono immolati per ottenerla. Dal sogno d’avere lo Statuto Albertino all’odierna era glaciale che attanaglia la attanaglia, sono passati poco più di 170 anni. In una parabola discendente di attenzione la Costituzione è passata da essere anelata, ad essere considerata opprimente dai separatisti del nord mentre per il popolo meridionale mantiene il miraggio della mai raggiunta eguaglianza. Se guardiamo alle vicende politiche degli anni scorsi noi meridionali non siamo mai stati trattati in maniera uguale agli italiani del nord, siamo sempre: quelli che potevano aspettare, quelli che non contavano, anzi quelli da insultare perché parassiti di un nord produttivo. Circostanza divenuta ormai uno stereotipo per tutti, tanto che ormai in parte ce lo diciamo anche da soli. Molla scatenante di questo ingranaggio infernale fu la Legge Pica. Oggi per trovare tracce di questo retaggio basta ascoltare le notizie del telegiornale con un attimo di coscienza critica. Ponete attenzione, quando al nord vengono eseguiti arresti e tra gli indigeni viene pescato almeno un meridionale, subito viene sottolineata questa presenza che automaticamente diventa giustificazione al delinquere degli altri!Il retaggio si ripete anche in altri tematiche più importanti ovvero quando il governo o il parlamento legiferano sui denari pubblici scatta una sorta di format che aggira qualsiasi senso costituzionalmente riconosciuto di eguaglianza tra gli italiani ed anche in questa circostanza a stringere la cinghia è sempre il sud per dare al nord venendo anche gravato dalla falsa giustificazione che al Sud si rubano i soldi pubblici. Personalmente mastri d’opera fina ed ingordi come quelli che hanno subito condanne per le ruberie nella sanità pubblica lombarda o per il Mose, non li ho mai visti al Sud! Gli enti del nord hanno l’abitudine di alzare la voce nel silenzio delle restanti. Ma questo silenzio per molti anni è stato dettato da leggi quali la “Stammati” che però intendeva frenare la scellerata abitudine degli enti locali ad accendere mutui, sperando di contenere il debito pubblico italiano, che stava portando al fallimento lo Stato. Ma come si sa le leggi vengono applicate ai nemici ed interpretate per gli amici e quindi verso quale parte d’Italia credete che sia stata applicata la normativa e verso quali enti d’Italia sia stata interpreta? Questo strozzamento ha comportato che ad oggi la spesa storica (AMMONTARE EFFETTIVAMENTE SPESO DAL COMUNE IN UN ANNO PER L’OFFERTA DI SERVIZI AI CITTADINI E RICALCOLATA CON L’AUSILIO DELLE INFORMAZIONI RACCOLTE ATTRAVERSO I QUESTIONARI) cosa produce: a Reggio Emilia che ha 171.000 circa abitanti, contro i 180.000 circa di Reggio Calabria si può vivere diversamente perché Reggio Emilia ottiene 28 milioni di euro per l’istruzione, Reggio Calabria solo 9; 21 milioni vengono assegnati a Reggio Emilia per la cultura contro i 4 a Reggio Calabria. Vengono erogati dallo Stato a Reggio Emilia ben 54 milioni per l’edilizia popolare contro solo 8 assegnati a Reggio Calabria che sicuramente ha un numero di indigenti molto superiore vista la cronica mancanza di lavoro. Vengono erogati quasi 40 milioni in politiche sociali contro 17 per Reggio Calabria, quest’ultima ha tre asili contro i 60 che ha Reggio Emilia. E’ ora di conoscere le assegnazioni complessive di fondi per singolo comune DEVONO ESSERE PUBBLICATE E DISPONIBILI SEMPRE!!!!!!Ora vi siete fatti un’idea dei soprusi patiti in questo caso da Reggio Calabria in confronto a Reggio Emilia, ma il discorso può essere esteso a tutte le città del meridione che con la scusa degli effetti della legge Stammati e con il modus operandi / retaggio, da sempre utilizzato contro i meridionali, hanno ottenuto sempre meno!!Tra l’altro l’assegnazione di minori importi di bilancio comporta agli enti l’assurdo che la magistratura contabile, verificandone il bilancio e vigilandolo solo per gli importi assegnati senza sindacarne le discrasie tra città, è sempre pronta a bacchettare i comuni meridionali che sono in dissesto o che si avvicinano a ciò. Queste erogazioni avrebbero, per perseguire il dettato costituzionale dell’eguaglianza tra cittadini italiani, dovuto tenere conto del numero degli abitanti ricadenti sotto la gestione dell’ente e dell’ampiezza del territorio amministrato, invece hanno finito per consolidare solo punti di forza e di arroganza nordista verso gli enti del sud. Da qua si comprende il perenne commissariamento della sanità calabrese, gli enti sempre in stato pre-dissesto, le opere pubbliche mai terminate o finite dopo tempi interminabili dovute alla centellinazione delle erogazioni che le rendono obsolete già all’inaugurazione.Pensate perfino il leghista Giorgetti, presidente dell’allora Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, si accorge di questa macroscopica differenza e fa abbandonare alla lega nord il dire che al sud i politici sperperano il denaro affidatogli, perché constata che non vengono assegnati fondi sufficienti al Sud. Allora il Giorgetti fa virare la politica leghista e sdogana un format micidiale: LA SPESA STORICA. Ovvero la spesa che gli enti imputavano nei loro bilanci spesi in servizi negli anni 2015/2016. (GOGNA STUDIATA SCIENTIFICAMENTE PER OPPRIMERE IL SUD A BENEFICIO DEL NORD) Un esempio? Attorno al 2015 a Salerno è fallita la municipalizzata del trasporto pubblico e quindi in bilancio la spesa che andata scritta è stata: “0”.Secondo Giorgetti e la commissione, Salerno dovrà attenersi per le spese future e le imputazioni in bilancio alla spesa storica di zero euro per gli anni a venire?? Quindi secondo loro, Salerno non potrà mai avere un autobus di linea pubblico! Ma vi sembra normale!?!?Sono personalmente convito che il momento sia favorevole alla nascita nazionale del Partito del Sud perché proprio la spesa storica ha acceso una miccia che prima o poi farà esplodere in scioperi e proteste l’intero dormiente Sud appena prenderà coscienza della situazione, anche grazie a testate giornalistiche come questa Pregiatissima che pubblicano questo tipo di articoli. Sostenete il Partito del Sud per richiedere civilmente i diritti estorti al Sud e per dare un futuro nelle nostre terre ai nostri figli!! Facciamo nascere una coscienza Meridionalista. Lo meritiamo!!!
Di Massimo Cogliandro dal Partito del Sud Reggio Calabria.
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La nostra costituzione trasuda del sangue di martiri che si sono immolati per ottenerla. Dal sogno d’avere lo Statuto Albertino all’odierna era glaciale che attanaglia la attanaglia, sono passati poco più di 170 anni. In una parabola discendente di attenzione la Costituzione è passata da essere anelata, ad essere considerata opprimente dai separatisti del nord mentre per il popolo meridionale mantiene il miraggio della mai raggiunta eguaglianza. Se guardiamo alle vicende politiche degli anni scorsi noi meridionali non siamo mai stati trattati in maniera uguale agli italiani del nord, siamo sempre: quelli che potevano aspettare, quelli che non contavano, anzi quelli da insultare perché parassiti di un nord produttivo. Circostanza divenuta ormai uno stereotipo per tutti, tanto che ormai in parte ce lo diciamo anche da soli. Molla scatenante di questo ingranaggio infernale fu la Legge Pica. Oggi per trovare tracce di questo retaggio basta ascoltare le notizie del telegiornale con un attimo di coscienza critica. Ponete attenzione, quando al nord vengono eseguiti arresti e tra gli indigeni viene pescato almeno un meridionale, subito viene sottolineata questa presenza che automaticamente diventa giustificazione al delinquere degli altri!Il retaggio si ripete anche in altri tematiche più importanti ovvero quando il governo o il parlamento legiferano sui denari pubblici scatta una sorta di format che aggira qualsiasi senso costituzionalmente riconosciuto di eguaglianza tra gli italiani ed anche in questa circostanza a stringere la cinghia è sempre il sud per dare al nord venendo anche gravato dalla falsa giustificazione che al Sud si rubano i soldi pubblici. Personalmente mastri d’opera fina ed ingordi come quelli che hanno subito condanne per le ruberie nella sanità pubblica lombarda o per il Mose, non li ho mai visti al Sud! Gli enti del nord hanno l’abitudine di alzare la voce nel silenzio delle restanti. Ma questo silenzio per molti anni è stato dettato da leggi quali la “Stammati” che però intendeva frenare la scellerata abitudine degli enti locali ad accendere mutui, sperando di contenere il debito pubblico italiano, che stava portando al fallimento lo Stato. Ma come si sa le leggi vengono applicate ai nemici ed interpretate per gli amici e quindi verso quale parte d’Italia credete che sia stata applicata la normativa e verso quali enti d’Italia sia stata interpreta? Questo strozzamento ha comportato che ad oggi la spesa storica (AMMONTARE EFFETTIVAMENTE SPESO DAL COMUNE IN UN ANNO PER L’OFFERTA DI SERVIZI AI CITTADINI E RICALCOLATA CON L’AUSILIO DELLE INFORMAZIONI RACCOLTE ATTRAVERSO I QUESTIONARI) cosa produce: a Reggio Emilia che ha 171.000 circa abitanti, contro i 180.000 circa di Reggio Calabria si può vivere diversamente perché Reggio Emilia ottiene 28 milioni di euro per l’istruzione, Reggio Calabria solo 9; 21 milioni vengono assegnati a Reggio Emilia per la cultura contro i 4 a Reggio Calabria. Vengono erogati dallo Stato a Reggio Emilia ben 54 milioni per l’edilizia popolare contro solo 8 assegnati a Reggio Calabria che sicuramente ha un numero di indigenti molto superiore vista la cronica mancanza di lavoro. Vengono erogati quasi 40 milioni in politiche sociali contro 17 per Reggio Calabria, quest’ultima ha tre asili contro i 60 che ha Reggio Emilia. E’ ora di conoscere le assegnazioni complessive di fondi per singolo comune DEVONO ESSERE PUBBLICATE E DISPONIBILI SEMPRE!!!!!!Ora vi siete fatti un’idea dei soprusi patiti in questo caso da Reggio Calabria in confronto a Reggio Emilia, ma il discorso può essere esteso a tutte le città del meridione che con la scusa degli effetti della legge Stammati e con il modus operandi / retaggio, da sempre utilizzato contro i meridionali, hanno ottenuto sempre meno!!Tra l’altro l’assegnazione di minori importi di bilancio comporta agli enti l’assurdo che la magistratura contabile, verificandone il bilancio e vigilandolo solo per gli importi assegnati senza sindacarne le discrasie tra città, è sempre pronta a bacchettare i comuni meridionali che sono in dissesto o che si avvicinano a ciò. Queste erogazioni avrebbero, per perseguire il dettato costituzionale dell’eguaglianza tra cittadini italiani, dovuto tenere conto del numero degli abitanti ricadenti sotto la gestione dell’ente e dell’ampiezza del territorio amministrato, invece hanno finito per consolidare solo punti di forza e di arroganza nordista verso gli enti del sud. Da qua si comprende il perenne commissariamento della sanità calabrese, gli enti sempre in stato pre-dissesto, le opere pubbliche mai terminate o finite dopo tempi interminabili dovute alla centellinazione delle erogazioni che le rendono obsolete già all’inaugurazione.Pensate perfino il leghista Giorgetti, presidente dell’allora Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, si accorge di questa macroscopica differenza e fa abbandonare alla lega nord il dire che al sud i politici sperperano il denaro affidatogli, perché constata che non vengono assegnati fondi sufficienti al Sud. Allora il Giorgetti fa virare la politica leghista e sdogana un format micidiale: LA SPESA STORICA. Ovvero la spesa che gli enti imputavano nei loro bilanci spesi in servizi negli anni 2015/2016. (GOGNA STUDIATA SCIENTIFICAMENTE PER OPPRIMERE IL SUD A BENEFICIO DEL NORD) Un esempio? Attorno al 2015 a Salerno è fallita la municipalizzata del trasporto pubblico e quindi in bilancio la spesa che andata scritta è stata: “0”.Secondo Giorgetti e la commissione, Salerno dovrà attenersi per le spese future e le imputazioni in bilancio alla spesa storica di zero euro per gli anni a venire?? Quindi secondo loro, Salerno non potrà mai avere un autobus di linea pubblico! Ma vi sembra normale!?!?Sono personalmente convito che il momento sia favorevole alla nascita nazionale del Partito del Sud perché proprio la spesa storica ha acceso una miccia che prima o poi farà esplodere in scioperi e proteste l’intero dormiente Sud appena prenderà coscienza della situazione, anche grazie a testate giornalistiche come questa Pregiatissima che pubblicano questo tipo di articoli. Sostenete il Partito del Sud per richiedere civilmente i diritti estorti al Sud e per dare un futuro nelle nostre terre ai nostri figli!! Facciamo nascere una coscienza Meridionalista. Lo meritiamo!!!
Di Massimo Cogliandro dal Partito del Sud Reggio Calabria.
Fonte: IlSudonline
La nostra costituzione trasuda del sangue di martiri che si sono immolati per ottenerla. Dal sogno d’avere lo Statuto Albertino all’odierna era glaciale che attanaglia la attanaglia, sono passati poco più di 170 anni. In una parabola discendente di attenzione la Costituzione è passata da essere anelata, ad essere considerata opprimente dai separatisti del nord mentre per il popolo meridionale mantiene il miraggio della mai raggiunta eguaglianza. Se guardiamo alle vicende politiche degli anni scorsi noi meridionali non siamo mai stati trattati in maniera uguale agli italiani del nord, siamo sempre: quelli che potevano aspettare, quelli che non contavano, anzi quelli da insultare perché parassiti di un nord produttivo. Circostanza divenuta ormai uno stereotipo per tutti, tanto che ormai in parte ce lo diciamo anche da soli. Molla scatenante di questo ingranaggio infernale fu la Legge Pica. Oggi per trovare tracce di questo retaggio basta ascoltare le notizie del telegiornale con un attimo di coscienza critica. Ponete attenzione, quando al nord vengono eseguiti arresti e tra gli indigeni viene pescato almeno un meridionale, subito viene sottolineata questa presenza che automaticamente diventa giustificazione al delinquere degli altri!Il retaggio si ripete anche in altri tematiche più importanti ovvero quando il governo o il parlamento legiferano sui denari pubblici scatta una sorta di format che aggira qualsiasi senso costituzionalmente riconosciuto di eguaglianza tra gli italiani ed anche in questa circostanza a stringere la cinghia è sempre il sud per dare al nord venendo anche gravato dalla falsa giustificazione che al Sud si rubano i soldi pubblici. Personalmente mastri d’opera fina ed ingordi come quelli che hanno subito condanne per le ruberie nella sanità pubblica lombarda o per il Mose, non li ho mai visti al Sud! Gli enti del nord hanno l’abitudine di alzare la voce nel silenzio delle restanti. Ma questo silenzio per molti anni è stato dettato da leggi quali la “Stammati” che però intendeva frenare la scellerata abitudine degli enti locali ad accendere mutui, sperando di contenere il debito pubblico italiano, che stava portando al fallimento lo Stato. Ma come si sa le leggi vengono applicate ai nemici ed interpretate per gli amici e quindi verso quale parte d’Italia credete che sia stata applicata la normativa e verso quali enti d’Italia sia stata interpreta? Questo strozzamento ha comportato che ad oggi la spesa storica (AMMONTARE EFFETTIVAMENTE SPESO DAL COMUNE IN UN ANNO PER L’OFFERTA DI SERVIZI AI CITTADINI E RICALCOLATA CON L’AUSILIO DELLE INFORMAZIONI RACCOLTE ATTRAVERSO I QUESTIONARI) cosa produce: a Reggio Emilia che ha 171.000 circa abitanti, contro i 180.000 circa di Reggio Calabria si può vivere diversamente perché Reggio Emilia ottiene 28 milioni di euro per l’istruzione, Reggio Calabria solo 9; 21 milioni vengono assegnati a Reggio Emilia per la cultura contro i 4 a Reggio Calabria. Vengono erogati dallo Stato a Reggio Emilia ben 54 milioni per l’edilizia popolare contro solo 8 assegnati a Reggio Calabria che sicuramente ha un numero di indigenti molto superiore vista la cronica mancanza di lavoro. Vengono erogati quasi 40 milioni in politiche sociali contro 17 per Reggio Calabria, quest’ultima ha tre asili contro i 60 che ha Reggio Emilia. E’ ora di conoscere le assegnazioni complessive di fondi per singolo comune DEVONO ESSERE PUBBLICATE E DISPONIBILI SEMPRE!!!!!!Ora vi siete fatti un’idea dei soprusi patiti in questo caso da Reggio Calabria in confronto a Reggio Emilia, ma il discorso può essere esteso a tutte le città del meridione che con la scusa degli effetti della legge Stammati e con il modus operandi / retaggio, da sempre utilizzato contro i meridionali, hanno ottenuto sempre meno!!Tra l’altro l’assegnazione di minori importi di bilancio comporta agli enti l’assurdo che la magistratura contabile, verificandone il bilancio e vigilandolo solo per gli importi assegnati senza sindacarne le discrasie tra città, è sempre pronta a bacchettare i comuni meridionali che sono in dissesto o che si avvicinano a ciò. Queste erogazioni avrebbero, per perseguire il dettato costituzionale dell’eguaglianza tra cittadini italiani, dovuto tenere conto del numero degli abitanti ricadenti sotto la gestione dell’ente e dell’ampiezza del territorio amministrato, invece hanno finito per consolidare solo punti di forza e di arroganza nordista verso gli enti del sud. Da qua si comprende il perenne commissariamento della sanità calabrese, gli enti sempre in stato pre-dissesto, le opere pubbliche mai terminate o finite dopo tempi interminabili dovute alla centellinazione delle erogazioni che le rendono obsolete già all’inaugurazione.Pensate perfino il leghista Giorgetti, presidente dell’allora Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, si accorge di questa macroscopica differenza e fa abbandonare alla lega nord il dire che al sud i politici sperperano il denaro affidatogli, perché constata che non vengono assegnati fondi sufficienti al Sud. Allora il Giorgetti fa virare la politica leghista e sdogana un format micidiale: LA SPESA STORICA. Ovvero la spesa che gli enti imputavano nei loro bilanci spesi in servizi negli anni 2015/2016. (GOGNA STUDIATA SCIENTIFICAMENTE PER OPPRIMERE IL SUD A BENEFICIO DEL NORD) Un esempio? Attorno al 2015 a Salerno è fallita la municipalizzata del trasporto pubblico e quindi in bilancio la spesa che andata scritta è stata: “0”.Secondo Giorgetti e la commissione, Salerno dovrà attenersi per le spese future e le imputazioni in bilancio alla spesa storica di zero euro per gli anni a venire?? Quindi secondo loro, Salerno non potrà mai avere un autobus di linea pubblico! Ma vi sembra normale!?!?Sono personalmente convito che il momento sia favorevole alla nascita nazionale del Partito del Sud perché proprio la spesa storica ha acceso una miccia che prima o poi farà esplodere in scioperi e proteste l’intero dormiente Sud appena prenderà coscienza della situazione, anche grazie a testate giornalistiche come questa Pregiatissima che pubblicano questo tipo di articoli. Sostenete il Partito del Sud per richiedere civilmente i diritti estorti al Sud e per dare un futuro nelle nostre terre ai nostri figli!! Facciamo nascere una coscienza Meridionalista. Lo meritiamo!!!
Di Massimo Cogliandro dal Partito del Sud Reggio Calabria.
La nostra costituzione trasuda del sangue di martiri che si sono immolati per ottenerla. Dal sogno d’avere lo Statuto Albertino all’odierna era glaciale che attanaglia la attanaglia, sono passati poco più di 170 anni. In una parabola discendente di attenzione la Costituzione è passata da essere anelata, ad essere considerata opprimente dai separatisti del nord mentre per il popolo meridionale mantiene il miraggio della mai raggiunta eguaglianza. Se guardiamo alle vicende politiche degli anni scorsi noi meridionali non siamo mai stati trattati in maniera uguale agli italiani del nord, siamo sempre: quelli che potevano aspettare, quelli che non contavano, anzi quelli da insultare perché parassiti di un nord produttivo. Circostanza divenuta ormai uno stereotipo per tutti, tanto che ormai in parte ce lo diciamo anche da soli. Molla scatenante di questo ingranaggio infernale fu la Legge Pica. Oggi per trovare tracce di questo retaggio basta ascoltare le notizie del telegiornale con un attimo di coscienza critica. Ponete attenzione, quando al nord vengono eseguiti arresti e tra gli indigeni viene pescato almeno un meridionale, subito viene sottolineata questa presenza che automaticamente diventa giustificazione al delinquere degli altri!Il retaggio si ripete anche in altri tematiche più importanti ovvero quando il governo o il parlamento legiferano sui denari pubblici scatta una sorta di format che aggira qualsiasi senso costituzionalmente riconosciuto di eguaglianza tra gli italiani ed anche in questa circostanza a stringere la cinghia è sempre il sud per dare al nord venendo anche gravato dalla falsa giustificazione che al Sud si rubano i soldi pubblici. Personalmente mastri d’opera fina ed ingordi come quelli che hanno subito condanne per le ruberie nella sanità pubblica lombarda o per il Mose, non li ho mai visti al Sud! Gli enti del nord hanno l’abitudine di alzare la voce nel silenzio delle restanti. Ma questo silenzio per molti anni è stato dettato da leggi quali la “Stammati” che però intendeva frenare la scellerata abitudine degli enti locali ad accendere mutui, sperando di contenere il debito pubblico italiano, che stava portando al fallimento lo Stato. Ma come si sa le leggi vengono applicate ai nemici ed interpretate per gli amici e quindi verso quale parte d’Italia credete che sia stata applicata la normativa e verso quali enti d’Italia sia stata interpreta? Questo strozzamento ha comportato che ad oggi la spesa storica (AMMONTARE EFFETTIVAMENTE SPESO DAL COMUNE IN UN ANNO PER L’OFFERTA DI SERVIZI AI CITTADINI E RICALCOLATA CON L’AUSILIO DELLE INFORMAZIONI RACCOLTE ATTRAVERSO I QUESTIONARI) cosa produce: a Reggio Emilia che ha 171.000 circa abitanti, contro i 180.000 circa di Reggio Calabria si può vivere diversamente perché Reggio Emilia ottiene 28 milioni di euro per l’istruzione, Reggio Calabria solo 9; 21 milioni vengono assegnati a Reggio Emilia per la cultura contro i 4 a Reggio Calabria. Vengono erogati dallo Stato a Reggio Emilia ben 54 milioni per l’edilizia popolare contro solo 8 assegnati a Reggio Calabria che sicuramente ha un numero di indigenti molto superiore vista la cronica mancanza di lavoro. Vengono erogati quasi 40 milioni in politiche sociali contro 17 per Reggio Calabria, quest’ultima ha tre asili contro i 60 che ha Reggio Emilia. E’ ora di conoscere le assegnazioni complessive di fondi per singolo comune DEVONO ESSERE PUBBLICATE E DISPONIBILI SEMPRE!!!!!!Ora vi siete fatti un’idea dei soprusi patiti in questo caso da Reggio Calabria in confronto a Reggio Emilia, ma il discorso può essere esteso a tutte le città del meridione che con la scusa degli effetti della legge Stammati e con il modus operandi / retaggio, da sempre utilizzato contro i meridionali, hanno ottenuto sempre meno!!Tra l’altro l’assegnazione di minori importi di bilancio comporta agli enti l’assurdo che la magistratura contabile, verificandone il bilancio e vigilandolo solo per gli importi assegnati senza sindacarne le discrasie tra città, è sempre pronta a bacchettare i comuni meridionali che sono in dissesto o che si avvicinano a ciò. Queste erogazioni avrebbero, per perseguire il dettato costituzionale dell’eguaglianza tra cittadini italiani, dovuto tenere conto del numero degli abitanti ricadenti sotto la gestione dell’ente e dell’ampiezza del territorio amministrato, invece hanno finito per consolidare solo punti di forza e di arroganza nordista verso gli enti del sud. Da qua si comprende il perenne commissariamento della sanità calabrese, gli enti sempre in stato pre-dissesto, le opere pubbliche mai terminate o finite dopo tempi interminabili dovute alla centellinazione delle erogazioni che le rendono obsolete già all’inaugurazione.Pensate perfino il leghista Giorgetti, presidente dell’allora Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, si accorge di questa macroscopica differenza e fa abbandonare alla lega nord il dire che al sud i politici sperperano il denaro affidatogli, perché constata che non vengono assegnati fondi sufficienti al Sud. Allora il Giorgetti fa virare la politica leghista e sdogana un format micidiale: LA SPESA STORICA. Ovvero la spesa che gli enti imputavano nei loro bilanci spesi in servizi negli anni 2015/2016. (GOGNA STUDIATA SCIENTIFICAMENTE PER OPPRIMERE IL SUD A BENEFICIO DEL NORD) Un esempio? Attorno al 2015 a Salerno è fallita la municipalizzata del trasporto pubblico e quindi in bilancio la spesa che andata scritta è stata: “0”.Secondo Giorgetti e la commissione, Salerno dovrà attenersi per le spese future e le imputazioni in bilancio alla spesa storica di zero euro per gli anni a venire?? Quindi secondo loro, Salerno non potrà mai avere un autobus di linea pubblico! Ma vi sembra normale!?!?Sono personalmente convito che il momento sia favorevole alla nascita nazionale del Partito del Sud perché proprio la spesa storica ha acceso una miccia che prima o poi farà esplodere in scioperi e proteste l’intero dormiente Sud appena prenderà coscienza della situazione, anche grazie a testate giornalistiche come questa Pregiatissima che pubblicano questo tipo di articoli. Sostenete il Partito del Sud per richiedere civilmente i diritti estorti al Sud e per dare un futuro nelle nostre terre ai nostri figli!! Facciamo nascere una coscienza Meridionalista. Lo meritiamo!!!
Di Massimo Cogliandro dal Partito del Sud Reggio Calabria.
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