mercoledì 17 giugno 2020

CAMPANIA ELEZIONI REGIONALI 2020 Il PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI in campo per una presenza antifascista, meridionalista, progressista, ambientalista e antiliberista.

Abbiamo prodotto questo documento con le altre forze della vera Sinistra, progressista e meridionalista con una nostra doverosa e ulteriore attenzione anche al turismo, la cultura e al tema dell'abbandono scolastico.
Segue testo :
Abbiamo visto emergere, in questi giorni, segnali di resistenza a sinistra rispetto alla coalizione elettorale costruita da Vincenzo De Luca. Registriamo con favore che non tutti se la sentono di chiudere gli occhi sul suo modo di gestire la cosa pubblica, sulle idee che coltiva e sulle frequentazioni politiche che lo caratterizzano.
L’attuale presidente della Regione Campania è effettivamente un uomo che parla un linguaggio di destra, che ossequia i potentati economici e che persegue unicamente il potere per il potere.
Sarebbe davvero una iattura se le elezioni del prossimo settembre divenissero una avvilente “lite a due” tra i seguaci di Salvini, Meloni e Berlusconi e i seguaci di De Luca, Mastella e Cirino Pomicino; se i comitati di lotta e le pratiche di volontariato solidale non facessero sentire la propria voce; e se non fosse attivamente in campo il civismo democratico campano, che ha avuto in questi anni il suo principale punto di forza proprio nella capacità della esperienza amministrativa di Napoli città di interloquire con movimenti e associazioni e dare risposte ai bisogni popolari.
Noi guardiamo con rispetto e fiducia al dibattito serrato che sta oggi attraversando le formazioni politiche, i movimenti sociali e le associazioni culturali normalmente impegnate nelle pratiche di solidarietà e nella difesa dei diritti e dell’ambiente; e confidiamo che si arrivi in tempi rapidi alla definizione di un’ampia, inclusiva alternativa elettorale alle destre e a De Luca.
Noi ci saremo.
E ci saremo sottolineando, in particolare, che una campagna elettorale incentrata sul semplice “No a De Luca” sarebbe riduttiva e poco comprensibile per gli elettori. Noi ci stiamo a costruire assieme ad altri una presenza elettorale contrapposta tanto al centro-destra leghista di Caldoro (o di chiunque altro sarà), quanto al centro-sinistra iperliberista di De Luca; ma non vogliamo una lista (o una alleanza) che si qualifichi semplicemente per contrasto. Vogliamo, invece, una proposta capace di intervenire sulle molte sofferenze della Campania e che dia voce alle classi popolari così duramente colpite dagli effetti sociali della pandemia di Covid 19.
Con questa logica ci siamo rivolti, fin dallo scorso autunno, a tutti coloro che sperano una Nuova Campania e che quotidianamente si battono per una società a misura di essere umano.
E lo abbiamo ripetuto in questi mesi: costruiamo assieme una iniziativa elettorale che metta al centro il risanamento ambientale e la tutela dei beni comuni, che abbia davvero a cuore la sanità e la scuola pubblica, che valorizzi le vocazioni territoriali, a partire dall'agricoltura di qualità, e che rilanci il trasporto pubblico locale, a partire dalla riabilitazione delle linee locali e delle relative stazioni. E che sia in grado, proprio perché non compromessa coi potentati economici, di porsi frontalmente contro il malaffare e la camorra e di difendere e sviluppare il tessuto produttivo che ancora esiste nei nostri territori.
Soprattutto, abbiamo detto, occorre una amministrazione regionale seriamente impegnata in una prospettiva di riequilibrio delle condizioni di vita e di lavoro del nostro Mezzogiorno rispetto al resto d'Italia. Tanto più che le sciagurate ipotesi di autonomia regionale differenziata non sono state archiviate dalla pandemia, e anzi trovano continuamente sponda proprio nei cosiddetti “governatori d'assalto”, De Luca e Zaia in testa. Gli stessi provvedimenti governativi del cosiddetto “Rilancio Italia” mettono esplicitamente in discussione la clausola del 34% degli investimenti statali per il Mezzogiorno, nonché la riserva dell’80% dei fondi europei destinati alla coesione territoriale. Se non ci saranno modifiche in Parlamento, avremo un ennesimo travaso di risorse dal Sud al Nord dell'Italia.
Noi non intendiamo alimentare una contrapposizione tra il Nord e il Sud del nostro Paese; e però vogliamo che valga anche a proposito delle aree territoriali l'articolo 3 della Costituzione, che assegna alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono la reale uguaglianza tra i cittadini. La qual cosa implica il recupero effettivo dei fondi per il Sud, così gravemente penalizzato negli ultimi decenni dallo sciagurato principio dei trasferimenti statali sulla base della cosiddetta “spesa storica”, con la conseguenza che le regioni che hanno avuto di più in passato, hanno continuato ad avere di più; mentre chi avuto meno, ha continuato ad avere costantemente di meno.
Costruire una proposta elettorale in opposizione a De Luca e alle destre significa, per noi, assumere il riscatto del Sud come asse centrale di riferimento; e anzi, considerare il sistema di gestione politica di De Luca, esattamente per quello che è: il governo subalterno di un territorio destinato, dallo stesso sviluppo capitalistico, ad una crudele area di degrado, con produzioni di scarto, emigrazione dei giovani e un basso tenore di vita.
Diciamo dunque, a chiunque voglia costruire un'alternativa progressista e di sinistra a De Luca, che noi ci siamo. Ma ci siamo esattamente per sviluppare l'alternativa generale ad un sistema e non solo ad un uomo.
Pensiamo perciò a una lista antiliberista e antifascista, capace di riannodare in un unico filo le lotte ambientaliste, le rivendicazioni sul reddito e sul lavoro, le pratiche solidaristiche. E la vorremmo costruita in modo aperto, largo e inclusivo, con i movimenti di lotta, le associazioni di volontariato e cultura critica, le strutture sindacali, le formazioni politiche.
Ci pare una proposta non solo utile, ma necessaria, se si vuole contrastare davvero la dinamica di brutale regressione che penalizza la Campania tanto negli scranni della Regione, quanto nei palazzi delle istituzioni politiche nazionali. E siamo fiduciosi che il senso di responsabilità prevarrà e che le forze di sinistra, del civismo democratico e dei movimenti di lotta convergeranno davvero in un'unica proposta politico-elettorale.
Se condivideremo la logica di una contrapposizione frontale tanto alla destra quanto alla coalizione di De Luca basata sui contenuti di programma e non solo sulle modalità di gestione, noi non faremo questioni di primogeniture, nomi o bandiere.
Solo osserviamo che non c’è più tempo per tatticismi e lungaggini.
Andrea Balia (Partito del Sud); Costanza Boccardi (AltraEuropa); Ludovico Chianese (Confederazione Cobas - Napoli); Antonio Frattasi (Partito Comunista Italiano); Rino Malinconico (Partito della Rifondazione Comunista)


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Abbiamo prodotto questo documento con le altre forze della vera Sinistra, progressista e meridionalista con una nostra doverosa e ulteriore attenzione anche al turismo, la cultura e al tema dell'abbandono scolastico.
Segue testo :
Abbiamo visto emergere, in questi giorni, segnali di resistenza a sinistra rispetto alla coalizione elettorale costruita da Vincenzo De Luca. Registriamo con favore che non tutti se la sentono di chiudere gli occhi sul suo modo di gestire la cosa pubblica, sulle idee che coltiva e sulle frequentazioni politiche che lo caratterizzano.
L’attuale presidente della Regione Campania è effettivamente un uomo che parla un linguaggio di destra, che ossequia i potentati economici e che persegue unicamente il potere per il potere.
Sarebbe davvero una iattura se le elezioni del prossimo settembre divenissero una avvilente “lite a due” tra i seguaci di Salvini, Meloni e Berlusconi e i seguaci di De Luca, Mastella e Cirino Pomicino; se i comitati di lotta e le pratiche di volontariato solidale non facessero sentire la propria voce; e se non fosse attivamente in campo il civismo democratico campano, che ha avuto in questi anni il suo principale punto di forza proprio nella capacità della esperienza amministrativa di Napoli città di interloquire con movimenti e associazioni e dare risposte ai bisogni popolari.
Noi guardiamo con rispetto e fiducia al dibattito serrato che sta oggi attraversando le formazioni politiche, i movimenti sociali e le associazioni culturali normalmente impegnate nelle pratiche di solidarietà e nella difesa dei diritti e dell’ambiente; e confidiamo che si arrivi in tempi rapidi alla definizione di un’ampia, inclusiva alternativa elettorale alle destre e a De Luca.
Noi ci saremo.
E ci saremo sottolineando, in particolare, che una campagna elettorale incentrata sul semplice “No a De Luca” sarebbe riduttiva e poco comprensibile per gli elettori. Noi ci stiamo a costruire assieme ad altri una presenza elettorale contrapposta tanto al centro-destra leghista di Caldoro (o di chiunque altro sarà), quanto al centro-sinistra iperliberista di De Luca; ma non vogliamo una lista (o una alleanza) che si qualifichi semplicemente per contrasto. Vogliamo, invece, una proposta capace di intervenire sulle molte sofferenze della Campania e che dia voce alle classi popolari così duramente colpite dagli effetti sociali della pandemia di Covid 19.
Con questa logica ci siamo rivolti, fin dallo scorso autunno, a tutti coloro che sperano una Nuova Campania e che quotidianamente si battono per una società a misura di essere umano.
E lo abbiamo ripetuto in questi mesi: costruiamo assieme una iniziativa elettorale che metta al centro il risanamento ambientale e la tutela dei beni comuni, che abbia davvero a cuore la sanità e la scuola pubblica, che valorizzi le vocazioni territoriali, a partire dall'agricoltura di qualità, e che rilanci il trasporto pubblico locale, a partire dalla riabilitazione delle linee locali e delle relative stazioni. E che sia in grado, proprio perché non compromessa coi potentati economici, di porsi frontalmente contro il malaffare e la camorra e di difendere e sviluppare il tessuto produttivo che ancora esiste nei nostri territori.
Soprattutto, abbiamo detto, occorre una amministrazione regionale seriamente impegnata in una prospettiva di riequilibrio delle condizioni di vita e di lavoro del nostro Mezzogiorno rispetto al resto d'Italia. Tanto più che le sciagurate ipotesi di autonomia regionale differenziata non sono state archiviate dalla pandemia, e anzi trovano continuamente sponda proprio nei cosiddetti “governatori d'assalto”, De Luca e Zaia in testa. Gli stessi provvedimenti governativi del cosiddetto “Rilancio Italia” mettono esplicitamente in discussione la clausola del 34% degli investimenti statali per il Mezzogiorno, nonché la riserva dell’80% dei fondi europei destinati alla coesione territoriale. Se non ci saranno modifiche in Parlamento, avremo un ennesimo travaso di risorse dal Sud al Nord dell'Italia.
Noi non intendiamo alimentare una contrapposizione tra il Nord e il Sud del nostro Paese; e però vogliamo che valga anche a proposito delle aree territoriali l'articolo 3 della Costituzione, che assegna alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono la reale uguaglianza tra i cittadini. La qual cosa implica il recupero effettivo dei fondi per il Sud, così gravemente penalizzato negli ultimi decenni dallo sciagurato principio dei trasferimenti statali sulla base della cosiddetta “spesa storica”, con la conseguenza che le regioni che hanno avuto di più in passato, hanno continuato ad avere di più; mentre chi avuto meno, ha continuato ad avere costantemente di meno.
Costruire una proposta elettorale in opposizione a De Luca e alle destre significa, per noi, assumere il riscatto del Sud come asse centrale di riferimento; e anzi, considerare il sistema di gestione politica di De Luca, esattamente per quello che è: il governo subalterno di un territorio destinato, dallo stesso sviluppo capitalistico, ad una crudele area di degrado, con produzioni di scarto, emigrazione dei giovani e un basso tenore di vita.
Diciamo dunque, a chiunque voglia costruire un'alternativa progressista e di sinistra a De Luca, che noi ci siamo. Ma ci siamo esattamente per sviluppare l'alternativa generale ad un sistema e non solo ad un uomo.
Pensiamo perciò a una lista antiliberista e antifascista, capace di riannodare in un unico filo le lotte ambientaliste, le rivendicazioni sul reddito e sul lavoro, le pratiche solidaristiche. E la vorremmo costruita in modo aperto, largo e inclusivo, con i movimenti di lotta, le associazioni di volontariato e cultura critica, le strutture sindacali, le formazioni politiche.
Ci pare una proposta non solo utile, ma necessaria, se si vuole contrastare davvero la dinamica di brutale regressione che penalizza la Campania tanto negli scranni della Regione, quanto nei palazzi delle istituzioni politiche nazionali. E siamo fiduciosi che il senso di responsabilità prevarrà e che le forze di sinistra, del civismo democratico e dei movimenti di lotta convergeranno davvero in un'unica proposta politico-elettorale.
Se condivideremo la logica di una contrapposizione frontale tanto alla destra quanto alla coalizione di De Luca basata sui contenuti di programma e non solo sulle modalità di gestione, noi non faremo questioni di primogeniture, nomi o bandiere.
Solo osserviamo che non c’è più tempo per tatticismi e lungaggini.
Andrea Balia (Partito del Sud); Costanza Boccardi (AltraEuropa); Ludovico Chianese (Confederazione Cobas - Napoli); Antonio Frattasi (Partito Comunista Italiano); Rino Malinconico (Partito della Rifondazione Comunista)


mercoledì 10 giugno 2020

12 Giugno 2020 ore 19 Diretta Lab-Sud: Nessuno scippo di risorse. Il Sud al centro della ricostruzione.



“Il Sud al centro della ricostruzione. Nessuno scippo di risorse".
Gli emendamenti e l'odg in Senato a cura del Laboratorio la riscossa del Sud.

Con:
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica;
Natale Cuccurese, Presidente Partito del Sud;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno Rifondazione Comunista;
Roberto Musacchio, già Parlamentare europeo;
Rosa Rinaldi, già sottosegretario al Ministero del Lavoro.

Coordina: Roberto Morea


Diretta dalla pagina facebook di Transform!italia: https://www.facebook.com/transform.italia/



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“Il Sud al centro della ricostruzione. Nessuno scippo di risorse".
Gli emendamenti e l'odg in Senato a cura del Laboratorio la riscossa del Sud.

Con:
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica;
Natale Cuccurese, Presidente Partito del Sud;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno Rifondazione Comunista;
Roberto Musacchio, già Parlamentare europeo;
Rosa Rinaldi, già sottosegretario al Ministero del Lavoro.

Coordina: Roberto Morea


Diretta dalla pagina facebook di Transform!italia: https://www.facebook.com/transform.italia/



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sabato 6 giugno 2020

Sud, lo scandalo della spesa storica

Fonte: IlSudonline 


La nostra costituzione trasuda del sangue di martiri che si sono immolati per ottenerla. Dal sogno d’avere lo Statuto Albertino all’odierna era glaciale che attanaglia la attanaglia, sono passati poco più di 170 anni. In una parabola discendente di attenzione la Costituzione è passata da essere anelata, ad essere considerata opprimente dai separatisti del nord mentre per il popolo meridionale mantiene il miraggio della mai raggiunta eguaglianza. Se guardiamo alle vicende politiche degli anni scorsi noi meridionali non siamo mai stati trattati in maniera uguale agli italiani del nord, siamo sempre: quelli che potevano aspettare, quelli che non contavano, anzi quelli da insultare perché parassiti di un nord produttivo. Circostanza divenuta ormai uno stereotipo per tutti, tanto che ormai in parte ce lo diciamo anche da soli. Molla scatenante di questo ingranaggio infernale fu la Legge Pica. Oggi per trovare tracce di questo retaggio basta ascoltare le notizie del telegiornale con un attimo di coscienza critica. Ponete attenzione, quando al nord vengono eseguiti arresti e tra gli indigeni viene pescato almeno un meridionale, subito viene sottolineata questa presenza che automaticamente diventa giustificazione al delinquere degli altri!Il retaggio si ripete anche in altri tematiche più importanti ovvero quando il governo o il parlamento legiferano sui denari pubblici scatta una sorta di format che aggira qualsiasi senso costituzionalmente riconosciuto di eguaglianza tra gli italiani ed anche in questa circostanza a stringere la cinghia è sempre il sud per dare al nord venendo anche gravato dalla falsa giustificazione che al Sud si rubano i soldi pubblici. Personalmente mastri d’opera fina ed ingordi come quelli che hanno subito condanne per le ruberie nella sanità pubblica lombarda o per il Mose, non li ho mai visti al Sud! Gli enti del nord hanno l’abitudine di alzare la voce nel silenzio delle restanti. Ma questo silenzio per molti anni è stato dettato da leggi quali la “Stammati” che però intendeva frenare la scellerata abitudine degli enti locali ad accendere mutui, sperando di contenere il debito pubblico italiano, che stava portando al fallimento lo Stato. Ma come si sa le leggi vengono applicate ai nemici ed interpretate per gli amici e quindi verso quale parte d’Italia credete che sia stata applicata la normativa e verso quali enti d’Italia sia stata interpreta?  Questo strozzamento ha comportato che ad oggi la spesa storica (AMMONTARE EFFETTIVAMENTE SPESO DAL COMUNE IN UN ANNO PER L’OFFERTA DI SERVIZI AI CITTADINI E RICALCOLATA CON L’AUSILIO DELLE INFORMAZIONI RACCOLTE ATTRAVERSO I QUESTIONARI) cosa produce: a Reggio Emilia che ha 171.000 circa abitanti, contro i 180.000 circa di Reggio Calabria si può vivere diversamente perché Reggio Emilia ottiene 28 milioni di euro per l’istruzione, Reggio Calabria solo 9; 21 milioni vengono assegnati a Reggio Emilia per la cultura contro i 4 a Reggio Calabria. Vengono erogati dallo Stato a Reggio Emilia ben 54 milioni per l’edilizia popolare contro solo 8 assegnati a Reggio Calabria che sicuramente ha un numero di indigenti molto superiore vista la cronica mancanza di lavoro. Vengono erogati quasi 40 milioni in politiche sociali contro 17 per Reggio Calabria, quest’ultima ha tre asili contro i 60 che ha Reggio Emilia. E’ ora di conoscere le assegnazioni complessive di fondi per singolo comune DEVONO ESSERE PUBBLICATE E DISPONIBILI SEMPRE!!!!!!Ora vi siete fatti un’idea dei soprusi patiti in questo caso da Reggio Calabria in confronto a Reggio Emilia, ma il discorso può essere esteso a tutte le città del meridione che con la scusa degli effetti della legge Stammati e con il modus operandi / retaggio, da sempre utilizzato contro i meridionali, hanno ottenuto sempre meno!!Tra l’altro l’assegnazione di minori importi di bilancio comporta agli enti l’assurdo che la magistratura contabile, verificandone il bilancio e vigilandolo solo per gli importi assegnati senza sindacarne le discrasie tra città, è sempre pronta a bacchettare i comuni meridionali che sono in dissesto o che si avvicinano a ciò. Queste erogazioni avrebbero, per perseguire il dettato costituzionale dell’eguaglianza tra cittadini italiani, dovuto tenere conto del numero degli abitanti ricadenti sotto la gestione dell’ente e dell’ampiezza del territorio amministrato, invece hanno finito per consolidare solo punti di forza e di arroganza nordista verso gli enti del sud. Da qua si comprende il perenne commissariamento della sanità calabrese, gli enti sempre in stato pre-dissesto, le opere pubbliche mai terminate o finite dopo tempi interminabili dovute alla centellinazione delle erogazioni che le rendono obsolete già all’inaugurazione.Pensate perfino il leghista Giorgetti, presidente dell’allora Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, si accorge di questa macroscopica differenza e fa abbandonare alla lega nord il dire che al sud i politici sperperano il denaro affidatogli, perché constata che non vengono assegnati fondi sufficienti al Sud. Allora il Giorgetti fa virare la politica leghista e sdogana un format micidiale: LA SPESA STORICA. Ovvero la spesa che gli enti imputavano nei loro bilanci spesi in servizi negli anni 2015/2016. (GOGNA STUDIATA SCIENTIFICAMENTE PER OPPRIMERE IL SUD A BENEFICIO DEL NORD) Un esempio? Attorno al 2015 a Salerno è fallita la municipalizzata del trasporto pubblico e quindi in bilancio la spesa che andata scritta è stata: “0”.Secondo Giorgetti e la commissione, Salerno dovrà attenersi per le spese future e le imputazioni in bilancio alla spesa storica di zero euro per gli anni a venire?? Quindi secondo loro, Salerno non potrà mai avere un autobus di linea pubblico! Ma vi sembra normale!?!?Sono personalmente convito che il momento sia favorevole alla nascita nazionale del Partito del Sud perché proprio la spesa storica ha acceso una miccia che prima o poi farà esplodere in scioperi e proteste l’intero dormiente Sud appena prenderà coscienza della situazione, anche grazie a testate giornalistiche come questa Pregiatissima che pubblicano questo tipo di articoli. Sostenete il Partito del Sud per richiedere civilmente i diritti estorti al Sud e per dare un futuro nelle nostre terre ai nostri figli!! Facciamo nascere una coscienza Meridionalista. Lo meritiamo!!! 

Di Massimo Cogliandro dal Partito del Sud Reggio Calabria.
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Fonte: IlSudonline 


La nostra costituzione trasuda del sangue di martiri che si sono immolati per ottenerla. Dal sogno d’avere lo Statuto Albertino all’odierna era glaciale che attanaglia la attanaglia, sono passati poco più di 170 anni. In una parabola discendente di attenzione la Costituzione è passata da essere anelata, ad essere considerata opprimente dai separatisti del nord mentre per il popolo meridionale mantiene il miraggio della mai raggiunta eguaglianza. Se guardiamo alle vicende politiche degli anni scorsi noi meridionali non siamo mai stati trattati in maniera uguale agli italiani del nord, siamo sempre: quelli che potevano aspettare, quelli che non contavano, anzi quelli da insultare perché parassiti di un nord produttivo. Circostanza divenuta ormai uno stereotipo per tutti, tanto che ormai in parte ce lo diciamo anche da soli. Molla scatenante di questo ingranaggio infernale fu la Legge Pica. Oggi per trovare tracce di questo retaggio basta ascoltare le notizie del telegiornale con un attimo di coscienza critica. Ponete attenzione, quando al nord vengono eseguiti arresti e tra gli indigeni viene pescato almeno un meridionale, subito viene sottolineata questa presenza che automaticamente diventa giustificazione al delinquere degli altri!Il retaggio si ripete anche in altri tematiche più importanti ovvero quando il governo o il parlamento legiferano sui denari pubblici scatta una sorta di format che aggira qualsiasi senso costituzionalmente riconosciuto di eguaglianza tra gli italiani ed anche in questa circostanza a stringere la cinghia è sempre il sud per dare al nord venendo anche gravato dalla falsa giustificazione che al Sud si rubano i soldi pubblici. Personalmente mastri d’opera fina ed ingordi come quelli che hanno subito condanne per le ruberie nella sanità pubblica lombarda o per il Mose, non li ho mai visti al Sud! Gli enti del nord hanno l’abitudine di alzare la voce nel silenzio delle restanti. Ma questo silenzio per molti anni è stato dettato da leggi quali la “Stammati” che però intendeva frenare la scellerata abitudine degli enti locali ad accendere mutui, sperando di contenere il debito pubblico italiano, che stava portando al fallimento lo Stato. Ma come si sa le leggi vengono applicate ai nemici ed interpretate per gli amici e quindi verso quale parte d’Italia credete che sia stata applicata la normativa e verso quali enti d’Italia sia stata interpreta?  Questo strozzamento ha comportato che ad oggi la spesa storica (AMMONTARE EFFETTIVAMENTE SPESO DAL COMUNE IN UN ANNO PER L’OFFERTA DI SERVIZI AI CITTADINI E RICALCOLATA CON L’AUSILIO DELLE INFORMAZIONI RACCOLTE ATTRAVERSO I QUESTIONARI) cosa produce: a Reggio Emilia che ha 171.000 circa abitanti, contro i 180.000 circa di Reggio Calabria si può vivere diversamente perché Reggio Emilia ottiene 28 milioni di euro per l’istruzione, Reggio Calabria solo 9; 21 milioni vengono assegnati a Reggio Emilia per la cultura contro i 4 a Reggio Calabria. Vengono erogati dallo Stato a Reggio Emilia ben 54 milioni per l’edilizia popolare contro solo 8 assegnati a Reggio Calabria che sicuramente ha un numero di indigenti molto superiore vista la cronica mancanza di lavoro. Vengono erogati quasi 40 milioni in politiche sociali contro 17 per Reggio Calabria, quest’ultima ha tre asili contro i 60 che ha Reggio Emilia. E’ ora di conoscere le assegnazioni complessive di fondi per singolo comune DEVONO ESSERE PUBBLICATE E DISPONIBILI SEMPRE!!!!!!Ora vi siete fatti un’idea dei soprusi patiti in questo caso da Reggio Calabria in confronto a Reggio Emilia, ma il discorso può essere esteso a tutte le città del meridione che con la scusa degli effetti della legge Stammati e con il modus operandi / retaggio, da sempre utilizzato contro i meridionali, hanno ottenuto sempre meno!!Tra l’altro l’assegnazione di minori importi di bilancio comporta agli enti l’assurdo che la magistratura contabile, verificandone il bilancio e vigilandolo solo per gli importi assegnati senza sindacarne le discrasie tra città, è sempre pronta a bacchettare i comuni meridionali che sono in dissesto o che si avvicinano a ciò. Queste erogazioni avrebbero, per perseguire il dettato costituzionale dell’eguaglianza tra cittadini italiani, dovuto tenere conto del numero degli abitanti ricadenti sotto la gestione dell’ente e dell’ampiezza del territorio amministrato, invece hanno finito per consolidare solo punti di forza e di arroganza nordista verso gli enti del sud. Da qua si comprende il perenne commissariamento della sanità calabrese, gli enti sempre in stato pre-dissesto, le opere pubbliche mai terminate o finite dopo tempi interminabili dovute alla centellinazione delle erogazioni che le rendono obsolete già all’inaugurazione.Pensate perfino il leghista Giorgetti, presidente dell’allora Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, si accorge di questa macroscopica differenza e fa abbandonare alla lega nord il dire che al sud i politici sperperano il denaro affidatogli, perché constata che non vengono assegnati fondi sufficienti al Sud. Allora il Giorgetti fa virare la politica leghista e sdogana un format micidiale: LA SPESA STORICA. Ovvero la spesa che gli enti imputavano nei loro bilanci spesi in servizi negli anni 2015/2016. (GOGNA STUDIATA SCIENTIFICAMENTE PER OPPRIMERE IL SUD A BENEFICIO DEL NORD) Un esempio? Attorno al 2015 a Salerno è fallita la municipalizzata del trasporto pubblico e quindi in bilancio la spesa che andata scritta è stata: “0”.Secondo Giorgetti e la commissione, Salerno dovrà attenersi per le spese future e le imputazioni in bilancio alla spesa storica di zero euro per gli anni a venire?? Quindi secondo loro, Salerno non potrà mai avere un autobus di linea pubblico! Ma vi sembra normale!?!?Sono personalmente convito che il momento sia favorevole alla nascita nazionale del Partito del Sud perché proprio la spesa storica ha acceso una miccia che prima o poi farà esplodere in scioperi e proteste l’intero dormiente Sud appena prenderà coscienza della situazione, anche grazie a testate giornalistiche come questa Pregiatissima che pubblicano questo tipo di articoli. Sostenete il Partito del Sud per richiedere civilmente i diritti estorti al Sud e per dare un futuro nelle nostre terre ai nostri figli!! Facciamo nascere una coscienza Meridionalista. Lo meritiamo!!! 

Di Massimo Cogliandro dal Partito del Sud Reggio Calabria.

giovedì 4 giugno 2020

Cosa esce sulla ruota del Sud?


Di Natale Cuccurese
Oltre 3.000 pagine di documenti e proposte legislative e finanziarie, per un totale di 1.850 miliardi di euro erogabili con il prossimo periodo di programmazione 2021-2027 (Qfp), di cui 1.100 miliardi per il bilancio Ue ‘normale’, e 750 miliardi raccolti sul mercato con euro obbligazioni, che finanzieranno 500 miliardi di sovvenzioni e 250 di possibili prestiti agli Stati membri. La Commissione pone poche condizioni, ma assai stringenti. Innanzitutto il carattere volontario. Devono essere i governi a fare richiesta delle risorse, il cui esborso sarà legato a un piano nazionale di interventi e misure per sovvenzioni concesse a rate, solo se si attuano le riforme. In altre parole la Commissione viene in soccorso degli Stati, ma saranno questi ultimi i responsabili per la propria ripresa, è uno strumento volontario, che mette al centro le riforme nazionali che gli stessi Paesi predispongono. Di questo Recovery Fund complessivo, il grosso capitolo di spesa è quello relativo a “ripresa e resilienza” (602,9 miliardi), a cui si aggiungono altri 53,3 miliardi di euro per le politiche di coesione e 32,8 miliardi per il fondo di transizione. I soldi extra per coesione e transizione sostenibile rappresentano una leva possibile per lo sviluppo del Mezzogiorno. La Commissione insiste sulla necessità di puntare su green economy e digitale, ma le sovvenzioni a fondo perduto possono essere garantite anche a lavoratori autonomi, piccole e medie imprese, sanità, cultura, turismo. E qui finisce l’edulcorata rappresentazione fatta dai media più o meno allineati.
Ora analizziamo perché anche questa “occasione imperdibile” potrebbe poi non essere così conveniente né per l’Italia e tantomeno per il Sud. Iniziamo da quest’ultimo.
Abbiamo assistito al recente “scippo con destrezza” dei fondi di coesione, se non ci saranno modifiche dovuti ad interpellanze, grazie al gioco dell’oca dell’azione europea. Cioè dapprima la Commissione europea a marzo ha “invitato” il governo italiano allo “scippo” nei confronti del Sud spostando a favore del Nord, per affrontare l’emergenza Covid19, i fondi di coesione spettanti al Sud. Successivamente, dopo che nel DL Rilancio il governo italiano ha preparato il terreno per l’ennesimo “sacco del Sud” recependo i suggerimenti europei, con il Ministro Provenzano nella veste di spettatore quando non di pompiere, la Commissione europea ha ben pensato di nascondere la mano e di invitare, nei fatti, il nostro governo, tramite i fondi messi a disposizione (nel tempo) con il recovery fund, a recuperare (in tutto o in parte) quegli stessi fondi che aveva consigliato di spostare al Nord per bocca della Presidente della Commissione Europea a inizio emergenza.
Attenzione però, perché per il Sud il risultato totale dell’operazione sarà, ben che vada, a saldo zero rispetto all’importo iniziale dei fondi di coesione che già gli spettavano. Di conseguenza si può già prevedere che i “nuovi” fondi del recovery fund andranno tutti e solo al Nord.
Infatti la considerazione che le amministrazioni del Mezzogiorno dovranno essere rapide, brave e decise a promuovere progetti “degni” di finanziamento, per poi garantire di portare a termine le opere di rilancio così da ricevere tutte le tranche di sovvenzioni, lascia presagire giudizi di merito difficilmente raggiungibili, trucchi contabili che già in passato si sono rivelati trappole mortali per il Sud.
Inoltre l’invito europeo “a fare presto” per accedere al fondo fa poi capire come sia invece molto meglio procedere coi piedi di piombo e valutare bene pro e contro dell’operazione anche a livello nazionale soprattutto considerando che la verità sul Recovery Fund è che l’Italia, fatti salvi i 91 miliardi di prestiti, come contributi a fondo perduto avrà 82 miliardi, nel contempo, secondo il documento della Commissione Europea SWD (2020) 98 final del 27 maggio, l’Italia dovrebbe, come contributore netto, versare 96 miliardi, quindi: 82 miliardi meno 96 miliardi= meno 14 miliardi.
Certo ci si può consolare con la considerazione che senza questo contributo di 82 miliardi, comunque inviso ai Paesi rigoristi in una situazione che si presume sarà oggetto di dura trattativa, ci troveremmo a dover sborsare una cifra molto più ingente, una magra consolazione sventolata come svolta epocale per le nostre finanze, eppure il totale resta sempre negativo.
Per cui la fregatura che sta arrivando dall’Europa capitanata dai paesi nordici rigoristi è chiara, mentre larga parte dei media sono come sempre plaudenti dell’azione del governo giallo-rosso che non può, soprattutto nella sua parte “gialla”, accedere al MES se non vuole perdere la faccia, per cui a mali estremi estremi rimedi: ben venga il Recovery Fund dopotutto è pur sempre un risparmio e in più ci sono sempre i 91 miliardi di prestiti, ovviamente da restituire.
L’unica differenza fra l’analisi della posizione italiana e quella del Sud è che mentre su quella nazionale i protocolli sono già visibili e consultabili, per il gioco delle “tre carte” illustrato e riservato Sud, cioè l’ennesima fregatura di una lunga serie, non essendo ancora resi pubblici i protocolli siamo alle supposizioni, pur se ragionate, anche perché, come diceva quel tale, “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende”.  In poche parole per il Sud, per ottenere solo quanto già gli è dovuto, “gli esami non finiscono mai” e non solo c’è il rischio concreto di non ricevere tutto quanto già dovuto, ma vi è ovviamente anche la certezza che i soldi del prestito andranno tutti al Nord, mentre il relativo debito lo dovranno poi ripagare anche i cittadini del Mezzogiorno che nulla riceveranno, se non ulteriore miseria.
Questo anche in considerazione del fatto che le risorse saranno legate alle Raccomandazioni Ue. Quelle del 2019 per l’Italia includono tagli di spesa pubblica, aggiustamenti strutturali e meno agevolazioni fiscali, ritocchi alle pensioni (verso il basso ovviamente), in poche parole altra austerity. Questo in un quadro dove al Sud la povertà, fra assoluta e relativa, già lambisce quasi la metà della popolazione.
In questa ipotesi, grazie alle anticipazioni fornite da Milano Finanza, si comprende bene il perché del Dossier preparato dalla Commissione Colao istituita al di là di qualsiasi processo democratico, per un piano anticrisi. Il sostegno all’economia dovrebbe passare “attraverso la creazione di un Fondo per lo Sviluppo che avrà una dotazione compresa tra i 100 e i 200 miliardi di euro. Lo Stato, le regioni, le province e i comuni conferiranno al Fondo immobili, partecipazioni in società e titoli. (…) Secondo quanto si apprende verrà poi sondata anche la possibilità di attingere a parte delle riserve auree di Bankitalia. È previsto che il fondo verrà gestito da CdP. Le sue quote dovrebbero essere messe a garanzia dei crediti erogati alle imprese e dunque assegnate alle banche e vendute agli investitori internazionali e alla stessa Bce”.
Insomma un bel progetto di saccheggio dello stato italiano a vantaggio di pochi. In Cile per imporre un “simil Piano Colao” hanno dovuto  fare un golpe, qui è bastato mettere lo Stato in mano ai populisti, fra l’altro non molto preparati, visto che si fanno assistere, per svolgere i compiti per i quali sono stati eletti, da oltre 400 “esperti”.
È ovvio che l’autunno a questo punto si prospetta non caldo ma torrido.
Per iniziare a cambiare la situazione sarebbe utile un ritorno immediato ad una seria e dura lotta di classe che non può essere solo nazionale, ma europea, per cambiare insieme, radicalmente e presto tutta la struttura di questa Europa che non solo non rappresenta più in alcun modo quella progettata dai padri fondatori , ma che ormai è un pericolo per la stessa tenuta democratica del Continente.

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Di Natale Cuccurese
Oltre 3.000 pagine di documenti e proposte legislative e finanziarie, per un totale di 1.850 miliardi di euro erogabili con il prossimo periodo di programmazione 2021-2027 (Qfp), di cui 1.100 miliardi per il bilancio Ue ‘normale’, e 750 miliardi raccolti sul mercato con euro obbligazioni, che finanzieranno 500 miliardi di sovvenzioni e 250 di possibili prestiti agli Stati membri. La Commissione pone poche condizioni, ma assai stringenti. Innanzitutto il carattere volontario. Devono essere i governi a fare richiesta delle risorse, il cui esborso sarà legato a un piano nazionale di interventi e misure per sovvenzioni concesse a rate, solo se si attuano le riforme. In altre parole la Commissione viene in soccorso degli Stati, ma saranno questi ultimi i responsabili per la propria ripresa, è uno strumento volontario, che mette al centro le riforme nazionali che gli stessi Paesi predispongono. Di questo Recovery Fund complessivo, il grosso capitolo di spesa è quello relativo a “ripresa e resilienza” (602,9 miliardi), a cui si aggiungono altri 53,3 miliardi di euro per le politiche di coesione e 32,8 miliardi per il fondo di transizione. I soldi extra per coesione e transizione sostenibile rappresentano una leva possibile per lo sviluppo del Mezzogiorno. La Commissione insiste sulla necessità di puntare su green economy e digitale, ma le sovvenzioni a fondo perduto possono essere garantite anche a lavoratori autonomi, piccole e medie imprese, sanità, cultura, turismo. E qui finisce l’edulcorata rappresentazione fatta dai media più o meno allineati.
Ora analizziamo perché anche questa “occasione imperdibile” potrebbe poi non essere così conveniente né per l’Italia e tantomeno per il Sud. Iniziamo da quest’ultimo.
Abbiamo assistito al recente “scippo con destrezza” dei fondi di coesione, se non ci saranno modifiche dovuti ad interpellanze, grazie al gioco dell’oca dell’azione europea. Cioè dapprima la Commissione europea a marzo ha “invitato” il governo italiano allo “scippo” nei confronti del Sud spostando a favore del Nord, per affrontare l’emergenza Covid19, i fondi di coesione spettanti al Sud. Successivamente, dopo che nel DL Rilancio il governo italiano ha preparato il terreno per l’ennesimo “sacco del Sud” recependo i suggerimenti europei, con il Ministro Provenzano nella veste di spettatore quando non di pompiere, la Commissione europea ha ben pensato di nascondere la mano e di invitare, nei fatti, il nostro governo, tramite i fondi messi a disposizione (nel tempo) con il recovery fund, a recuperare (in tutto o in parte) quegli stessi fondi che aveva consigliato di spostare al Nord per bocca della Presidente della Commissione Europea a inizio emergenza.
Attenzione però, perché per il Sud il risultato totale dell’operazione sarà, ben che vada, a saldo zero rispetto all’importo iniziale dei fondi di coesione che già gli spettavano. Di conseguenza si può già prevedere che i “nuovi” fondi del recovery fund andranno tutti e solo al Nord.
Infatti la considerazione che le amministrazioni del Mezzogiorno dovranno essere rapide, brave e decise a promuovere progetti “degni” di finanziamento, per poi garantire di portare a termine le opere di rilancio così da ricevere tutte le tranche di sovvenzioni, lascia presagire giudizi di merito difficilmente raggiungibili, trucchi contabili che già in passato si sono rivelati trappole mortali per il Sud.
Inoltre l’invito europeo “a fare presto” per accedere al fondo fa poi capire come sia invece molto meglio procedere coi piedi di piombo e valutare bene pro e contro dell’operazione anche a livello nazionale soprattutto considerando che la verità sul Recovery Fund è che l’Italia, fatti salvi i 91 miliardi di prestiti, come contributi a fondo perduto avrà 82 miliardi, nel contempo, secondo il documento della Commissione Europea SWD (2020) 98 final del 27 maggio, l’Italia dovrebbe, come contributore netto, versare 96 miliardi, quindi: 82 miliardi meno 96 miliardi= meno 14 miliardi.
Certo ci si può consolare con la considerazione che senza questo contributo di 82 miliardi, comunque inviso ai Paesi rigoristi in una situazione che si presume sarà oggetto di dura trattativa, ci troveremmo a dover sborsare una cifra molto più ingente, una magra consolazione sventolata come svolta epocale per le nostre finanze, eppure il totale resta sempre negativo.
Per cui la fregatura che sta arrivando dall’Europa capitanata dai paesi nordici rigoristi è chiara, mentre larga parte dei media sono come sempre plaudenti dell’azione del governo giallo-rosso che non può, soprattutto nella sua parte “gialla”, accedere al MES se non vuole perdere la faccia, per cui a mali estremi estremi rimedi: ben venga il Recovery Fund dopotutto è pur sempre un risparmio e in più ci sono sempre i 91 miliardi di prestiti, ovviamente da restituire.
L’unica differenza fra l’analisi della posizione italiana e quella del Sud è che mentre su quella nazionale i protocolli sono già visibili e consultabili, per il gioco delle “tre carte” illustrato e riservato Sud, cioè l’ennesima fregatura di una lunga serie, non essendo ancora resi pubblici i protocolli siamo alle supposizioni, pur se ragionate, anche perché, come diceva quel tale, “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende”.  In poche parole per il Sud, per ottenere solo quanto già gli è dovuto, “gli esami non finiscono mai” e non solo c’è il rischio concreto di non ricevere tutto quanto già dovuto, ma vi è ovviamente anche la certezza che i soldi del prestito andranno tutti al Nord, mentre il relativo debito lo dovranno poi ripagare anche i cittadini del Mezzogiorno che nulla riceveranno, se non ulteriore miseria.
Questo anche in considerazione del fatto che le risorse saranno legate alle Raccomandazioni Ue. Quelle del 2019 per l’Italia includono tagli di spesa pubblica, aggiustamenti strutturali e meno agevolazioni fiscali, ritocchi alle pensioni (verso il basso ovviamente), in poche parole altra austerity. Questo in un quadro dove al Sud la povertà, fra assoluta e relativa, già lambisce quasi la metà della popolazione.
In questa ipotesi, grazie alle anticipazioni fornite da Milano Finanza, si comprende bene il perché del Dossier preparato dalla Commissione Colao istituita al di là di qualsiasi processo democratico, per un piano anticrisi. Il sostegno all’economia dovrebbe passare “attraverso la creazione di un Fondo per lo Sviluppo che avrà una dotazione compresa tra i 100 e i 200 miliardi di euro. Lo Stato, le regioni, le province e i comuni conferiranno al Fondo immobili, partecipazioni in società e titoli. (…) Secondo quanto si apprende verrà poi sondata anche la possibilità di attingere a parte delle riserve auree di Bankitalia. È previsto che il fondo verrà gestito da CdP. Le sue quote dovrebbero essere messe a garanzia dei crediti erogati alle imprese e dunque assegnate alle banche e vendute agli investitori internazionali e alla stessa Bce”.
Insomma un bel progetto di saccheggio dello stato italiano a vantaggio di pochi. In Cile per imporre un “simil Piano Colao” hanno dovuto  fare un golpe, qui è bastato mettere lo Stato in mano ai populisti, fra l’altro non molto preparati, visto che si fanno assistere, per svolgere i compiti per i quali sono stati eletti, da oltre 400 “esperti”.
È ovvio che l’autunno a questo punto si prospetta non caldo ma torrido.
Per iniziare a cambiare la situazione sarebbe utile un ritorno immediato ad una seria e dura lotta di classe che non può essere solo nazionale, ma europea, per cambiare insieme, radicalmente e presto tutta la struttura di questa Europa che non solo non rappresenta più in alcun modo quella progettata dai padri fondatori , ma che ormai è un pericolo per la stessa tenuta democratica del Continente.

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“Il Sud nella morsa dei cacicchi del Nord e del tradimento del M5s continua ad essere derubato senza ritegno”

Come di recente ha attestato la Corte dei conti, il Sud continua ad essere scippato delle risorse pubbliche che gli spettano di diritto grazie al trucco incostituzionale della spesa storica. La qualcosa non fa altro che acuire il divario tra il Nord e il Sud di un Paese, che rimane unito solo sulla carta, ma che, dal punto di vista sociale, economico e civile, è spaccato letteralmente in due: una sola Costituzione formale per due Italie materiali sempre più distanti tra loro.
Nel commentare via facebook i dati sulla spesa storica resi noti dalla Corte dei conti, il Presidente del Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha osservato: “Mentre va avanti il teatrino delle richieste senza vergogna di Regionalismo da parte dei cacicchi del Nord, nel silenzio dei più (soprattutto del M5s che ha clamorosamente tradito il voto del Sud) va avanti la sottrazione di risorse al Sud a solo favore del Nord per 61,5 Miliardi all’anno con il meccanismo della spesa storica, come denuncia la Corte dei Conti: ‘Ignorato il divieto di applicarla’”.



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Come di recente ha attestato la Corte dei conti, il Sud continua ad essere scippato delle risorse pubbliche che gli spettano di diritto grazie al trucco incostituzionale della spesa storica. La qualcosa non fa altro che acuire il divario tra il Nord e il Sud di un Paese, che rimane unito solo sulla carta, ma che, dal punto di vista sociale, economico e civile, è spaccato letteralmente in due: una sola Costituzione formale per due Italie materiali sempre più distanti tra loro.
Nel commentare via facebook i dati sulla spesa storica resi noti dalla Corte dei conti, il Presidente del Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha osservato: “Mentre va avanti il teatrino delle richieste senza vergogna di Regionalismo da parte dei cacicchi del Nord, nel silenzio dei più (soprattutto del M5s che ha clamorosamente tradito il voto del Sud) va avanti la sottrazione di risorse al Sud a solo favore del Nord per 61,5 Miliardi all’anno con il meccanismo della spesa storica, come denuncia la Corte dei Conti: ‘Ignorato il divieto di applicarla’”.



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mercoledì 3 giugno 2020

Natale Cuccurese: “Per il Sud gli esami non finiscono mai, così come le fregature”

Sulla necessità di affrontare il dualismo Nord/Sud, il Governo Conte bis si riempie la bocca di proclami: da quelli relativi al riconoscimento degli scippi di Stato subiti dal Mezzogiorno nel corso degli ultimi dieci anni a quelli che riguardano l’impegno di fare del Meridione la leva per il rilancio della crescita economica dell’intero Paese.
Ma ai proclami e alle dichiarazioni scritte e verbali dei vari Conte, Boccia e Provenzano non seguono i fatti. Ad oggi, non solo è rimasto in vigore il ‘piede di porco’ della spesa storica, grazie al quale dal 2009 al 2019 il Sud è stato derubato di 660 miliardi di euro di spesa pubblica allargata, scippo che ha acuito maggiormente il divario tra le regioni settentrionali e quelle meridionali, ma, con la scusa dell’emergenza sanitaria Covid-19, il Governo Conte bis, oltre ad operare per la sospensione, di fatto, della quota 34% per ilo 2021, sta anche scippando al Sud ben 10 miliardi di euro dei rimanenti fondi europei del settennio 2014/2020.

Sul tema dello scippo in corso dei fondi di coesione e sviluppo europei è intervenuto il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, via facebook, il 30 maggio, ha scritto: “Per il Sud ‘gli esami non finiscono mai”, così come le fregature”.
Dapprima – ha osservato Cuccurese – la Commissione europea a marzo ‘invita’ il Governo allo ‘scippo’ nei confronti del Sud spostando a Nord i fondi di coesione per affrontare l’emergenza Covid-19. Successivamente, dopo che nel DL Rilancio il Governo ha preparato il terreno per l’ennesimo ‘sacco del Sud’, nasconde la mano e invita tramite i fondi messi a disposizione (nel tempo) con il recovery fund a recuperare (in tutto o in parte) quegli stessi fondi che aveva consigliato di spostare al Nord per bocca della Presidente della Commissione Europea a inizio emergenza”.

Per il Sud – ha proseguito Cuccurese – il risultato totale dell’operazione sarà, ben che vada, a saldo zero rispetto all’importo iniziale dei fondi di coesione che già gli spettavano. In poche parole i nuovi fondi del recovery fund andranno tutti al Nord.
L’invito ‘a fare presto’ ad accedere al fondo fa poi capire come sia meglio procedere coi piedi di piombo e valutare bene pro e contro dell’operazione anche a livello nazionale
”.
Inoltre, – ha concluso il Presidente del Partito del Sud – la considerazione che ‘le amministrazioni del Mezzogiorno dovranno essere innanzitutto rapide, brave e decise a promuovere progetti degni di finanziamento, per poi garantire di portare a termine le opere di rilancio così da ricevere tutte le tranche di sovvenzioni’lascia presagire meriti di giudizio che già in passato si sono rivelati trappole mortali per il Sud. Insomma, per il Sud, per ottenere solo quanto dovuto, ‘gli esami non finiscono mai’”.

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Sulla necessità di affrontare il dualismo Nord/Sud, il Governo Conte bis si riempie la bocca di proclami: da quelli relativi al riconoscimento degli scippi di Stato subiti dal Mezzogiorno nel corso degli ultimi dieci anni a quelli che riguardano l’impegno di fare del Meridione la leva per il rilancio della crescita economica dell’intero Paese.
Ma ai proclami e alle dichiarazioni scritte e verbali dei vari Conte, Boccia e Provenzano non seguono i fatti. Ad oggi, non solo è rimasto in vigore il ‘piede di porco’ della spesa storica, grazie al quale dal 2009 al 2019 il Sud è stato derubato di 660 miliardi di euro di spesa pubblica allargata, scippo che ha acuito maggiormente il divario tra le regioni settentrionali e quelle meridionali, ma, con la scusa dell’emergenza sanitaria Covid-19, il Governo Conte bis, oltre ad operare per la sospensione, di fatto, della quota 34% per ilo 2021, sta anche scippando al Sud ben 10 miliardi di euro dei rimanenti fondi europei del settennio 2014/2020.

Sul tema dello scippo in corso dei fondi di coesione e sviluppo europei è intervenuto il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, via facebook, il 30 maggio, ha scritto: “Per il Sud ‘gli esami non finiscono mai”, così come le fregature”.
Dapprima – ha osservato Cuccurese – la Commissione europea a marzo ‘invita’ il Governo allo ‘scippo’ nei confronti del Sud spostando a Nord i fondi di coesione per affrontare l’emergenza Covid-19. Successivamente, dopo che nel DL Rilancio il Governo ha preparato il terreno per l’ennesimo ‘sacco del Sud’, nasconde la mano e invita tramite i fondi messi a disposizione (nel tempo) con il recovery fund a recuperare (in tutto o in parte) quegli stessi fondi che aveva consigliato di spostare al Nord per bocca della Presidente della Commissione Europea a inizio emergenza”.

Per il Sud – ha proseguito Cuccurese – il risultato totale dell’operazione sarà, ben che vada, a saldo zero rispetto all’importo iniziale dei fondi di coesione che già gli spettavano. In poche parole i nuovi fondi del recovery fund andranno tutti al Nord.
L’invito ‘a fare presto’ ad accedere al fondo fa poi capire come sia meglio procedere coi piedi di piombo e valutare bene pro e contro dell’operazione anche a livello nazionale
”.
Inoltre, – ha concluso il Presidente del Partito del Sud – la considerazione che ‘le amministrazioni del Mezzogiorno dovranno essere innanzitutto rapide, brave e decise a promuovere progetti degni di finanziamento, per poi garantire di portare a termine le opere di rilancio così da ricevere tutte le tranche di sovvenzioni’lascia presagire meriti di giudizio che già in passato si sono rivelati trappole mortali per il Sud. Insomma, per il Sud, per ottenere solo quanto dovuto, ‘gli esami non finiscono mai’”.

Venerdì 5 Giugno Lab-Sud: Rilancio Italia: e la sanità pubblica? Cosa è accaduto e cosa bisogna fare per tutelare la salute e la cura delle persone

Transform!italia organizza per il Sud-Lab una discussione in diretta sul tema: Rilancio Italia: e la sanità pubblica? Cosa è accaduto e cosa bisogna fare per tutelare la salute e la cura delle persone

Con :
Fulvio Picoco, Psichiatra;
Rosa Tavella, già Consigliera Regionale-Calabria;
Renato Costa, Direttore Medicina Nucleare Policlinico Palermo;
Franco Musumeci, Medico Side-Campania;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno della Rifondazione Comunista;
Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud;

Coordina: Roberto Morea

venerdì 5 Giugno ore 19,00 evento Fb: https://www.facebook.com/events/823731098153989/

eventuali domande scritte vanno indirizzate alla pagina di Transform, dove si svolgerà la diretta, tramite i messaggi https://www.facebook.com/transform.italia/


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Transform!italia organizza per il Sud-Lab una discussione in diretta sul tema: Rilancio Italia: e la sanità pubblica? Cosa è accaduto e cosa bisogna fare per tutelare la salute e la cura delle persone

Con :
Fulvio Picoco, Psichiatra;
Rosa Tavella, già Consigliera Regionale-Calabria;
Renato Costa, Direttore Medicina Nucleare Policlinico Palermo;
Franco Musumeci, Medico Side-Campania;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno della Rifondazione Comunista;
Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud;

Coordina: Roberto Morea

venerdì 5 Giugno ore 19,00 evento Fb: https://www.facebook.com/events/823731098153989/

eventuali domande scritte vanno indirizzate alla pagina di Transform, dove si svolgerà la diretta, tramite i messaggi https://www.facebook.com/transform.italia/


martedì 2 giugno 2020

Il Partito del Sud e Rifondazione comunista: “No a qualsiasi proposta di autonomia differenziata”

Nonostante il fatto che l’emergenza sanitaria coronavirus abbia evidenziato tutti i limiti politici, gestionali ed organizzativi delle Regioni “virtuose” del Nord, il leghista Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto, e il dem Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia Romagna, non perdono occasione per richiedere ad alta voce l’attuazione del regionalismo differenziato.
In occasione della festa della Repubblica, a scendere in piazza a Roma per manifestare contro la “secessione dei ricchi” sono state soltanto due forze politiche di sinistra, Rifondazione comunista e il Partito del Sud, che hanno voluto ribadire il loro forte e deciso “No a qualsiasi proposta di autonomia differenziata e chiedere che il Governo non vada avanti su una strada che può fare solo danni al Paese”.



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Nonostante il fatto che l’emergenza sanitaria coronavirus abbia evidenziato tutti i limiti politici, gestionali ed organizzativi delle Regioni “virtuose” del Nord, il leghista Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto, e il dem Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia Romagna, non perdono occasione per richiedere ad alta voce l’attuazione del regionalismo differenziato.
In occasione della festa della Repubblica, a scendere in piazza a Roma per manifestare contro la “secessione dei ricchi” sono state soltanto due forze politiche di sinistra, Rifondazione comunista e il Partito del Sud, che hanno voluto ribadire il loro forte e deciso “No a qualsiasi proposta di autonomia differenziata e chiedere che il Governo non vada avanti su una strada che può fare solo danni al Paese”.



martedì 26 maggio 2020

“Ripartiamo da Sud. Dall’appello del Lab-Sud per l’Assise meridionale allo speciale Sud di LEFT”

In contrapposizione alla cancellazione, di fatto, della quota 34% e del drenaggio dei finanziamenti europei da Sud e Nord, in queste settimane, prende sempre più piede un variegato movimento in difesa dei diritti cancellati e vilipesi di un Mezzogiorno sistematicamente denigrato, discriminato e cancellato dalla carta geografica degli interventi pubblici di un Paese, che, nel corso degli ultimi decenni, lo ha messo letteralmente al servizio della sua area territorialmente più forte, la “locomotiva” Nord.
È questo il contesto in cui si colloca l’iniziativa per un’Assise meridionale, promossa dal Partito del Sud e da Rifondazione comunista in collaborazione con Transform!Italia e la rivista Left.

Nell’ambito delle iniziative relative al Partito del Sud incontra, martedì 26 maggio alle ore 18:30, se ne parlerà in occasione della diretta facebook: “Ripartiamo da Sud. Dall’appello del Lab-Sud per l’Assise meridionale allo speciale Sud di LEFT”.
In qualità di relatori parteciperanno: Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno di Rif. Comunista; Roberto Morea, Transform!Italia, Roberto Musacchio, Left; Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud. Modererà il dibattito Michele Dell’Edera, giornalista e vicepresidente del Partito del Sud.


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In contrapposizione alla cancellazione, di fatto, della quota 34% e del drenaggio dei finanziamenti europei da Sud e Nord, in queste settimane, prende sempre più piede un variegato movimento in difesa dei diritti cancellati e vilipesi di un Mezzogiorno sistematicamente denigrato, discriminato e cancellato dalla carta geografica degli interventi pubblici di un Paese, che, nel corso degli ultimi decenni, lo ha messo letteralmente al servizio della sua area territorialmente più forte, la “locomotiva” Nord.
È questo il contesto in cui si colloca l’iniziativa per un’Assise meridionale, promossa dal Partito del Sud e da Rifondazione comunista in collaborazione con Transform!Italia e la rivista Left.

Nell’ambito delle iniziative relative al Partito del Sud incontra, martedì 26 maggio alle ore 18:30, se ne parlerà in occasione della diretta facebook: “Ripartiamo da Sud. Dall’appello del Lab-Sud per l’Assise meridionale allo speciale Sud di LEFT”.
In qualità di relatori parteciperanno: Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno di Rif. Comunista; Roberto Morea, Transform!Italia, Roberto Musacchio, Left; Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud. Modererà il dibattito Michele Dell’Edera, giornalista e vicepresidente del Partito del Sud.


domenica 24 maggio 2020

In edicola ancora un numero imperdibile di #Left con focus sul Sud! Dopo il numero di settembre 2019, un nuovo e corposo “speciale Sud”.

Ancora un numero imperdibile di #Left con focus sul Sud!
Dopo il numero di settembre 2019, un nuovo e corposo “speciale Sud”.

Sud, se non ora quando ? “Ribaltare la prospettiva geografica”...

Con interviste al Ministro Provenzano e al Senatore Sandro Ruotolo, articoli di Giovanni Russo Spena, Andrea Del Monaco, Roberto Musacchio, della Senatrice Paola Nugnes e tanti altri articoli di ottimi autori, con gli editoriali di Simona Maggiorelli e del nostro Presidente Natale cuccurese.

Left in edicola in tutta Italia questa settimana

Il modello Lombardia ha fallito la prova più importante, checché ne dicano la Lega, Salvini, Giorgetti e il governatore Fontana. C'è bisogno di un cambio di prospettiva, di un salto di paradigma culturale
LA GRANDE OCCASIONE
In edicola dal 22 maggio, oppure subito sul tuo dispositivo qui
📲https://bit.ly/2ZqzLZY
LOTTA ALLE DISUGUAGLIANZE TRA NORD E SUD, UNA QUESTIONE
DI CIVILTÀ Editoriale di Simona Maggiorelli https://bit.ly/2Zmsies
SUD, SE NON ORA QUANDO?
Editoriale di Natale Cuccurese https://bit.ly/2WQMSSy
«NON UN SOLDO VERRÀ TOLTO AL SUD»
Intervista di Simona Maggiorelli al ministro Peppe Provenzano ⛲️ https://bit.ly/2TsKU8L
Passata l’emergenza nulla sarà più come prima.
Grazie alla bassa diffusione della pandemia, il Mezzogiorno può essere la base del rilancio per tutta l’Italia. Con questi imperativi: lavoro, giustizia sociale, diritti degli immigrati, difesa dell’ambiente, equa distribuzione delle risorse. E soprattutto, lotta alle mafie
Sommario con tutti gli articoli 🚩 https://bit.ly/3gjRZCy
Copertina di Fabio Magnasciutti


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Ancora un numero imperdibile di #Left con focus sul Sud!
Dopo il numero di settembre 2019, un nuovo e corposo “speciale Sud”.

Sud, se non ora quando ? “Ribaltare la prospettiva geografica”...

Con interviste al Ministro Provenzano e al Senatore Sandro Ruotolo, articoli di Giovanni Russo Spena, Andrea Del Monaco, Roberto Musacchio, della Senatrice Paola Nugnes e tanti altri articoli di ottimi autori, con gli editoriali di Simona Maggiorelli e del nostro Presidente Natale cuccurese.

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SUD, SE NON ORA QUANDO?
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«NON UN SOLDO VERRÀ TOLTO AL SUD»
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Passata l’emergenza nulla sarà più come prima.
Grazie alla bassa diffusione della pandemia, il Mezzogiorno può essere la base del rilancio per tutta l’Italia. Con questi imperativi: lavoro, giustizia sociale, diritti degli immigrati, difesa dell’ambiente, equa distribuzione delle risorse. E soprattutto, lotta alle mafie
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