venerdì 8 maggio 2020

Lettera inviata dal Lab-Sud a tutti i Parlamentari: Si applichi la clausola 34%, non si sottraggano ancora risorse al Sud!

Noi del Laboratorio: La riscossa del Sud, dopo aver articolato per tutta la fase1 un lavoro sullo stato della sanità pubblica nel Mezzogiorno,in emergenza covid19, con il passaggio alla fase2 e le proposte sull'uscita dalla crisi economica e sanitaria abbiamo, subito, voluto smascherare lo scippo di risorse che si prospetta ai danni delle popolazioni del Mezzogiorno d’Italia: dalla modifica degli orientamenti contenuti nella bozza del DIPE all'approvazione in Parlamento del DEF, un ulteriore, gravissimo colpo al Sud, da qui l'idea di un appello, e ringraziamo da subito quanti l'hanno già sottoscritto, verso un assise meridionale a giugno, inoltre abbiamo ritenuto doveroso, per le ragioni sopracitate, scrivere alle/ai Parlamentari della Repubblica italiana. 

Giovanni Russo Spena, Rosa Rinaldi, Roberto Musacchio, Natale Cuccurese, Loredana Marino, Roberto Morea 


(segue testo della lettera inviata) 

"Gentile onorevole, 
Le scriviamo, perché siamo molto preoccupati per il modo in cui a livello parlamentare è stato approvato il DEF 2020 in quanto in alcuni suoi punti abbiamo intravisto un primo recepimento del documento della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica dal titolo “L’Italia e la risposta al Covid-19” dove veniva proposto, tra l’altro, la sospensione della riserva del 34% di cui all’art. 7 bis del d-l n. 243/2016 come convertito con modifiche nella legge n. 18/2017 e una diversa ripartizione percentuale del riparto delle risorse del fondo Sviluppo e Coesione secondo quanto previsto dall’art. 1, co. 6, della legge n. 147/2013. 

Sappiamo che parlamentari – soprattutto meridionali – di diverse forze politiche sia di maggioranza che di opposizione hanno presentato interrogazioni per chiedere chiarimenti su questi aspetti del documento in questione, pertanto ci sembra grave che nel DEF 2020, da un lato, si sia omesso di indicare i programmi di spesa in conto capitale delle Amministrazioni centrali su cui applicare la riserva del 34% al Meridione come, ad esempio, fatto nel DEF 2019 (si veda, in proposito, la sez. II, cap. IX, pag. 119) dall’altro si prevede la “flessibilità nell’utilizzo dei fondi strutturali” ossia la “possibilità di trasferire risorse tra i tre fondi della politica di coesione e tra le diverse categorie di Regioni” (Sez. I, cap. I, pag. 7 DEF 2020). 

Questo aspetto viene inserito all’interno della risposta europea all’attuale crisi e, quindi, ci si chiede perché accettare (o richiedere) questo tipo di flessibilità, qual è la finalità che si vuole perseguire? 

Qui ritorna l’indubbio, seppur implicito, collegamento col documento della Presidenza del Consiglio. 

E’ appena il caso di ricordare che già oggi, con l’attuale ripartizione dei fondi strutturali (80% al Mezzogiorno e 20% al Centro-Nord) ci scontriamo col fatto che queste risorse sono, perlopiù, sostitutive e non aggiuntive; tuttavia il risvolto più grave è che una modifica normativa peggiorativa per il Mezzogiorno delle due disposizioni in argomento sarebbe una violazione dei criteri perequativi e di riequilibrio territoriale esplicitamente richiamati dalla nostra Costituzione (art. 119, co. 5). 

Non vi scriviamo soltanto come cittadine e cittadini di una parte del Paese ma nell’interesse dell’unità e coesione della Repubblica perché da questa crisi il Paese può uscire soltanto se più giusto ed equilibrato senza contrapposizioni e competitività territoriali, senza un intollerabile furto ai danni del Sud. 
Che sarebbe anche un intollerabile colpo alla economia nazionale e alla coesione della Repubblica 

Pertanto vi chiediamo di proporre e far approvare una mozione d’indirizzo in occasione della conversione del “decreto- Aprile” che vincoli il Governo nel non presentare alle Camere provvedimenti che possano introdurre ulteriori squilibri interregionali e bloccare ogni ddl di modifica delle attuali disposizioni sulla riserva del 34% e sulla ripartizione percentuale dei fondi di coesione.


[ Per leggere l'Appello: https://transform-italia.it/10244-2/
Per sottoscrivere L'Appello inviare mail con la propria adesione a: laboratoriolariscossadelsud@gmail.com ]





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Noi del Laboratorio: La riscossa del Sud, dopo aver articolato per tutta la fase1 un lavoro sullo stato della sanità pubblica nel Mezzogiorno,in emergenza covid19, con il passaggio alla fase2 e le proposte sull'uscita dalla crisi economica e sanitaria abbiamo, subito, voluto smascherare lo scippo di risorse che si prospetta ai danni delle popolazioni del Mezzogiorno d’Italia: dalla modifica degli orientamenti contenuti nella bozza del DIPE all'approvazione in Parlamento del DEF, un ulteriore, gravissimo colpo al Sud, da qui l'idea di un appello, e ringraziamo da subito quanti l'hanno già sottoscritto, verso un assise meridionale a giugno, inoltre abbiamo ritenuto doveroso, per le ragioni sopracitate, scrivere alle/ai Parlamentari della Repubblica italiana. 

Giovanni Russo Spena, Rosa Rinaldi, Roberto Musacchio, Natale Cuccurese, Loredana Marino, Roberto Morea 


(segue testo della lettera inviata) 

"Gentile onorevole, 
Le scriviamo, perché siamo molto preoccupati per il modo in cui a livello parlamentare è stato approvato il DEF 2020 in quanto in alcuni suoi punti abbiamo intravisto un primo recepimento del documento della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica dal titolo “L’Italia e la risposta al Covid-19” dove veniva proposto, tra l’altro, la sospensione della riserva del 34% di cui all’art. 7 bis del d-l n. 243/2016 come convertito con modifiche nella legge n. 18/2017 e una diversa ripartizione percentuale del riparto delle risorse del fondo Sviluppo e Coesione secondo quanto previsto dall’art. 1, co. 6, della legge n. 147/2013. 

Sappiamo che parlamentari – soprattutto meridionali – di diverse forze politiche sia di maggioranza che di opposizione hanno presentato interrogazioni per chiedere chiarimenti su questi aspetti del documento in questione, pertanto ci sembra grave che nel DEF 2020, da un lato, si sia omesso di indicare i programmi di spesa in conto capitale delle Amministrazioni centrali su cui applicare la riserva del 34% al Meridione come, ad esempio, fatto nel DEF 2019 (si veda, in proposito, la sez. II, cap. IX, pag. 119) dall’altro si prevede la “flessibilità nell’utilizzo dei fondi strutturali” ossia la “possibilità di trasferire risorse tra i tre fondi della politica di coesione e tra le diverse categorie di Regioni” (Sez. I, cap. I, pag. 7 DEF 2020). 

Questo aspetto viene inserito all’interno della risposta europea all’attuale crisi e, quindi, ci si chiede perché accettare (o richiedere) questo tipo di flessibilità, qual è la finalità che si vuole perseguire? 

Qui ritorna l’indubbio, seppur implicito, collegamento col documento della Presidenza del Consiglio. 

E’ appena il caso di ricordare che già oggi, con l’attuale ripartizione dei fondi strutturali (80% al Mezzogiorno e 20% al Centro-Nord) ci scontriamo col fatto che queste risorse sono, perlopiù, sostitutive e non aggiuntive; tuttavia il risvolto più grave è che una modifica normativa peggiorativa per il Mezzogiorno delle due disposizioni in argomento sarebbe una violazione dei criteri perequativi e di riequilibrio territoriale esplicitamente richiamati dalla nostra Costituzione (art. 119, co. 5). 

Non vi scriviamo soltanto come cittadine e cittadini di una parte del Paese ma nell’interesse dell’unità e coesione della Repubblica perché da questa crisi il Paese può uscire soltanto se più giusto ed equilibrato senza contrapposizioni e competitività territoriali, senza un intollerabile furto ai danni del Sud. 
Che sarebbe anche un intollerabile colpo alla economia nazionale e alla coesione della Repubblica 

Pertanto vi chiediamo di proporre e far approvare una mozione d’indirizzo in occasione della conversione del “decreto- Aprile” che vincoli il Governo nel non presentare alle Camere provvedimenti che possano introdurre ulteriori squilibri interregionali e bloccare ogni ddl di modifica delle attuali disposizioni sulla riserva del 34% e sulla ripartizione percentuale dei fondi di coesione.


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Natale Cuccurese: “Il Ministro Provenzano fughi i dubbi sulla applicazione della clausola 34% procedendo immediatamente con il decreto attuativo”

Il Sud è di nuovo sotto attacco. Di fatto, il DEF 2020 approvato dal Parlamento contempla la sospensione della quota del 34% da riservare agli investimenti pubblici nel Mezzogiorno.
Il Ministro per il Sud Giuseppe Provenzano è intervenuto con un’informativa urgente in Parlamento, affermando che non può essere il Sud a pagare l’alto prezzo di questa crisi.
Tuttavia, la contraddizione dello stesso Provenzano è palese: da un lato concorre a fare approvare un DEF che sospende quota 34% e dall’altro ne invoca l’attuazione.
Su questo tema è intervenuto via social anche il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.
L’augurio – ha scritto Cuccurese – è che alle parole condivisibile del Ministro Provenzano dette ieri durante la sua informativa alla Camera sulla clausola 34% segua presto il relativo decreto attuativo della clausola che si attende dal lontano 2016, già questo aiuterebbe a sgombrare in larga parte i sospetti ingenerati dalla bozza del Dipe”.
Inoltre – ha concluso il Presidente del Partito del Sud – restano inoltre i dubbi sul fatto che il Ministro non abbia commentato come nel DEF 2020, appena approvato, non si indicano, come per legge, i programmi e le Amministrazioni dovute, per l’esercizio in corso, al rispetto della clausola 34%”.

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Il Sud è di nuovo sotto attacco. Di fatto, il DEF 2020 approvato dal Parlamento contempla la sospensione della quota del 34% da riservare agli investimenti pubblici nel Mezzogiorno.
Il Ministro per il Sud Giuseppe Provenzano è intervenuto con un’informativa urgente in Parlamento, affermando che non può essere il Sud a pagare l’alto prezzo di questa crisi.
Tuttavia, la contraddizione dello stesso Provenzano è palese: da un lato concorre a fare approvare un DEF che sospende quota 34% e dall’altro ne invoca l’attuazione.
Su questo tema è intervenuto via social anche il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.
L’augurio – ha scritto Cuccurese – è che alle parole condivisibile del Ministro Provenzano dette ieri durante la sua informativa alla Camera sulla clausola 34% segua presto il relativo decreto attuativo della clausola che si attende dal lontano 2016, già questo aiuterebbe a sgombrare in larga parte i sospetti ingenerati dalla bozza del Dipe”.
Inoltre – ha concluso il Presidente del Partito del Sud – restano inoltre i dubbi sul fatto che il Ministro non abbia commentato come nel DEF 2020, appena approvato, non si indicano, come per legge, i programmi e le Amministrazioni dovute, per l’esercizio in corso, al rispetto della clausola 34%”.

martedì 5 maggio 2020

Venerdì 8 Maggio ore 19,00 - Sud-Lab: “La UE e gli ulteriori scippi ai danni del Sud”

L’Italia a due velocità è lo specchio dell’Europa a due velocità? Le misure di flessibilità concesse dall’Unione europea allo Stato italiano per l’utilizzo dei fondi strutturali minacciano o meno la ripartizione 80%-20% a vantaggio del Sud?
Stando al DEF, a quanto riportato da alcune testate giornalistiche, Il MattinoIl Quotidiano del SudLeft, ed a quanto denunciato dai parlamentari Paola Nugnes e Silvio Ruotolo, sembrerebbe proprio che il Governo italiano si appresti a scaricare i costi dell’emergenza coronavirus sul Sud, drenando al Nord non solo la maggioranza dei finanziamenti statali, sospendendo anche formalmente il vincolo di spesa del 34% a favore del Mezzogiorno, ma saccheggiando pure le risorse “aggiuntive” ad esso destinate con l’avallo delle stesse istituzioni europee.
Sul “Come – ha dichiarato Natale Cuccurese – gli ultimi accadimenti all’interno della Ue possono comportare l’ennesimo scippo di risorse ai danni del Sud”, si parlerà venerdì 8 maggio alle ore 19:00 in occasione della discussione in diretta dedicata al tema “L’Europa del Sud”, promossa da Transform!Italia nell’ambito delle iniziative dedicate a Sud-Lab.
Alla discussione parteciperanno: Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud; Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno Partito della Rifondazione Comunista; Roberto Musacchio, già Europarlamentare Paola Nugnes, Senatrice, ed Andrea Del Monaco, giornalista, scrittore, esperto fondi Ue ed autore del libro Sud colonia tedesca. La questione meridionale oggi. Coordinerà gli interventi: Roberto Morea.


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L’Italia a due velocità è lo specchio dell’Europa a due velocità? Le misure di flessibilità concesse dall’Unione europea allo Stato italiano per l’utilizzo dei fondi strutturali minacciano o meno la ripartizione 80%-20% a vantaggio del Sud?
Stando al DEF, a quanto riportato da alcune testate giornalistiche, Il MattinoIl Quotidiano del SudLeft, ed a quanto denunciato dai parlamentari Paola Nugnes e Silvio Ruotolo, sembrerebbe proprio che il Governo italiano si appresti a scaricare i costi dell’emergenza coronavirus sul Sud, drenando al Nord non solo la maggioranza dei finanziamenti statali, sospendendo anche formalmente il vincolo di spesa del 34% a favore del Mezzogiorno, ma saccheggiando pure le risorse “aggiuntive” ad esso destinate con l’avallo delle stesse istituzioni europee.
Sul “Come – ha dichiarato Natale Cuccurese – gli ultimi accadimenti all’interno della Ue possono comportare l’ennesimo scippo di risorse ai danni del Sud”, si parlerà venerdì 8 maggio alle ore 19:00 in occasione della discussione in diretta dedicata al tema “L’Europa del Sud”, promossa da Transform!Italia nell’ambito delle iniziative dedicate a Sud-Lab.
Alla discussione parteciperanno: Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud; Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno Partito della Rifondazione Comunista; Roberto Musacchio, già Europarlamentare Paola Nugnes, Senatrice, ed Andrea Del Monaco, giornalista, scrittore, esperto fondi Ue ed autore del libro Sud colonia tedesca. La questione meridionale oggi. Coordinerà gli interventi: Roberto Morea.


domenica 3 maggio 2020

Sud-Lab: “Una Carta dei diritti ed un nuovo modello di sviluppo per il Sud e a partire dal Sud”

Nell’ambito delle iniziative promosse per Sud-Lab, si è appena concluso l’incontro-dibattito “La riscossa del Sud o il suo precipizio?”, promosso,  da Left e Transform!Italia sulla piattaforma telematica Zoom al seguente link: https://www.facebook.com/watch/live/?v=704549243624038&ref=watch_permalink
Sintetici ed allo stesso tempo precisi e rigorosi gli interventi di Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud, di Loredana Marino, Responsabile Mezzogiorno Rifondazione comunista, Paola Nugnes e Sandro Ruotolo, Senatori della Repubblica.
Nel complesso, gli interventi hanno confermato lo sciagurato piano allo studio del Governo di scippare al Mezzogiorno sia i finanziamenti europei per le politiche di coesione e sviluppo con il beneplacito della Commissione europea sia i finanziamenti nazionali, sospendendo la clausola del 34%.
Insomma, mentre si auspica che l’emergenza coronavirus possa indurre le classi dirigenti a rivedere un modello di sviluppo i cui limiti e le cui contraddizioni sono sotto gli occhi di tutti, in realtà, sia a livello nazionale che internazionale, l’utopia si rovescia nella distopia: il rafforzamento di un modello di sviluppo diseguale e sperequato, fondato sulla dialettica ricchi/poveri, Nord/Sud. Dialettica che peggiorerebbe le condizioni di sottosviluppo e desertificazioni del Mezzogiorno in una fase storica in cui l’emergenza Covid-19 ne sta disgregando ulteriormente un tessuto socio-economico già messo alla dura prova dalle politiche di spoliazione adottate nei decenni precedenti.
Per contrastare il piano politico nor-centrico, che, se attuato, potrebbe condurre al definitivo “precipizio del Sud”, i relatori hanno dichiarato sia di continuare a vigilare e a denunciare nelle apposite sedi istituzionali quanto sta accadendo, sia di incrementare un percorso politico che, nell’ambito delle iniziative di Sud-Lab, conduca alla stesura di una Carta dei diritti del Mezzogiorno.


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Nell’ambito delle iniziative promosse per Sud-Lab, si è appena concluso l’incontro-dibattito “La riscossa del Sud o il suo precipizio?”, promosso,  da Left e Transform!Italia sulla piattaforma telematica Zoom al seguente link: https://www.facebook.com/watch/live/?v=704549243624038&ref=watch_permalink
Sintetici ed allo stesso tempo precisi e rigorosi gli interventi di Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud, di Loredana Marino, Responsabile Mezzogiorno Rifondazione comunista, Paola Nugnes e Sandro Ruotolo, Senatori della Repubblica.
Nel complesso, gli interventi hanno confermato lo sciagurato piano allo studio del Governo di scippare al Mezzogiorno sia i finanziamenti europei per le politiche di coesione e sviluppo con il beneplacito della Commissione europea sia i finanziamenti nazionali, sospendendo la clausola del 34%.
Insomma, mentre si auspica che l’emergenza coronavirus possa indurre le classi dirigenti a rivedere un modello di sviluppo i cui limiti e le cui contraddizioni sono sotto gli occhi di tutti, in realtà, sia a livello nazionale che internazionale, l’utopia si rovescia nella distopia: il rafforzamento di un modello di sviluppo diseguale e sperequato, fondato sulla dialettica ricchi/poveri, Nord/Sud. Dialettica che peggiorerebbe le condizioni di sottosviluppo e desertificazioni del Mezzogiorno in una fase storica in cui l’emergenza Covid-19 ne sta disgregando ulteriormente un tessuto socio-economico già messo alla dura prova dalle politiche di spoliazione adottate nei decenni precedenti.
Per contrastare il piano politico nor-centrico, che, se attuato, potrebbe condurre al definitivo “precipizio del Sud”, i relatori hanno dichiarato sia di continuare a vigilare e a denunciare nelle apposite sedi istituzionali quanto sta accadendo, sia di incrementare un percorso politico che, nell’ambito delle iniziative di Sud-Lab, conduca alla stesura di una Carta dei diritti del Mezzogiorno.


venerdì 1 maggio 2020

Buon Primo Maggio!

BUON PRIMO MAGGIO A TUTTI I LAVORATORI....A QUELLI CHE RIESCONO TRA MILLE DIFFICOLTA' ANCORA A LAVORARE, A QUELLI CHE LO HANNO FATTO PER UNA VITA E SONO RIUSCITI AD ANDARE IN PENSIONE, A QUELLI CHE PURTROPPO LO HANNO FATTO FINO A POCO TEMPO FA E HANNO PERSO IL POSTO DI LAVORO, E A QUELLI CHE ASPETTANO DI AVERE UN LAVORO DECENTE E MAGARI STABILE DA TROPPO TEMPO! E IN PARTICOLARE A QUELLI CHE VIVENDO AL SUD HANNO VISSUTO TUTTO CIO' SEMPRE IN MODO PIU' DIFFICILE GRAZIE ALLA CONDIZIONE NON EQUA E DI PARI POSSIBILITA' E DIGNITA' IN CUI E' COSTRETTO IL MERIDIONE D'ITALIA, CONTRO CUI E IN MERITO A CUI DA SEMPRE CI BATTIAMO COME PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI!

                 BUON  PRIMO MAGGIO !


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BUON PRIMO MAGGIO A TUTTI I LAVORATORI....A QUELLI CHE RIESCONO TRA MILLE DIFFICOLTA' ANCORA A LAVORARE, A QUELLI CHE LO HANNO FATTO PER UNA VITA E SONO RIUSCITI AD ANDARE IN PENSIONE, A QUELLI CHE PURTROPPO LO HANNO FATTO FINO A POCO TEMPO FA E HANNO PERSO IL POSTO DI LAVORO, E A QUELLI CHE ASPETTANO DI AVERE UN LAVORO DECENTE E MAGARI STABILE DA TROPPO TEMPO! E IN PARTICOLARE A QUELLI CHE VIVENDO AL SUD HANNO VISSUTO TUTTO CIO' SEMPRE IN MODO PIU' DIFFICILE GRAZIE ALLA CONDIZIONE NON EQUA E DI PARI POSSIBILITA' E DIGNITA' IN CUI E' COSTRETTO IL MERIDIONE D'ITALIA, CONTRO CUI E IN MERITO A CUI DA SEMPRE CI BATTIAMO COME PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI!

                 BUON  PRIMO MAGGIO !


mercoledì 29 aprile 2020

Una nuova sfida davanti a noi. Firma anche tu l'appello!!

Circola, in questi giorni, una bozza redatta dal Dipartimento per la programmazione economica ed il coordinamento della politica economica sui prossimi provvedimenti in materia di contrasto all’epidemia di Covid-19. Abbiamo preso visione di tale bozza e la giudichiamo lesiva del dettato costituzionale, soprattutto nella parte dove si ventila la sospensione della clausola relativa alla destinazione del 34% degli investimenti al Sud ed un diverso riparto delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione. Una visione oltremodo miope, che non considera che una eventuale penalizzazione delle Regioni più deboli avrebbe un inevitabile riflesso negativo su tutto il Paese.
Riteniamo che questa ipotesi iniqua vada subito bloccata e che vada concluso l’iter parlamentare del c.d. Piano per il Sud, procedendo con un immediato decreto attuativo della cosiddetta “clausola del 34%”, permettendo, in tal modo, che si avvii la distribuzione degli stanziamenti in conto capitale delle Amministrazioni Pubbliche in proporzione alla popolazione nelle varie regioni italiane, estendendola alle aziende a partecipazione pubblica, nel quadro di un più generale rilancio degli investimenti, che tenga conto anche della funzione sociale dell’impresa come prevista dalla nostra Costituzione.
Invece di sottrarre risorse al Sud sarebbe necessario che il Parlamento e il Governo portassero avanti con determinazione un confronto in sede europea volto a garantire risorse senza creare nuovo debito.
Non potremmo accettare, e denunceremmo come gravissimo vulnus costituzionale, una logica di contrapposizione interna alle aree territoriali italiane.
Senza il Mezzogiorno non c’è ripartenza che tenga. Il Sud va concepito come una effettiva risorsa del Paese e non più un luogo marginalizzato, un mercato di solo sfruttamento e consumo.
Del resto, la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le Regioni costituisce la condizione primaria per mettere in sicurezza il carattere unitario e indivisibile della nostra Repubblica, già purtroppo messo in crisi da modifiche costituzionali, col Titolo V quale grimaldello per la richiesta di autonomia differenziata.
Il transito verso la fase 2 ci consegna un’immagine distopica del futuro, segnata anche da elementi di odio razziale di matrice antropologica e biologica. Abbiamo tutti e tutte assistito alle squallide esibizioni televisive degli ultimi giorni, in cui espressioni razziste e suprematiste sono fertile terreno politico per proseguire verso divisioni e una possibile balcanizzazione del Paese. Da qui discende per noi l’urgenza di articolare una proposta per “una nuova Questione Meridionale”. Temi come salvaguardia del territorio, inquinamento industriale, riconversione ecologica, valorizzazione delle risorse agricole, smilitarizzazione, lavoro, declinano in modo nuovo il tema della salute, della difesa dell’ambiente, del lavoro/non lavoro, delle migrazioni, del reddito quale risposta al bisogno individuale della persona, configurano una ancora più radicale critica al sistema liberista.
Il conflitto tra capitale e salute ha generato nuove forme di Resistenza, soffocate da scelte securitarie, e che si sono scontrate con un’informazione non oggettiva, quando non complice del soffocamento della libertà, come riconosciuto dal Tribunale dei Popoli. Siamo il Sud d’Europa! Quella parte d’Europa che rifiuta il liberismo disumano, fondato sui vincoli economici illiberali e sul soffocamento dei diritti umani delle popolazioni locali, di quell’area che fa proprio della sua centralità Mediterranea, della difesa dell’ambiente, dell’accoglienza, dei diritti dei migranti, della cooperazione, della parità dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, la propria vocazione e proposta politica, contro conflitti e sfruttamento.
Alla luce di questa breve sintesi, oggi come ieri, pensiamo che chi non vuol soccombere e far soccombere il Sud sotto il macigno di un potere da sempre nord-centrico sia in Italia che in Europa, ha il compito di riprendere le file di una discussione di cambiamento e di riscatto, un impegno di donne ed uomini, protagoniste e protagonisti di lotte in difesa della Terra e dei diritti per il lavoro, impegnati nell’antimafia sociale, accademici, intellettuali, lavoratrici/ori, in una sinergia di sapere e di proposta per il cambiamento radicale, che affronti i nodi da sciogliere in ottica gramsciana.
Ci poniamo dunque l’obiettivo di agire nelle contraddizioni delle politiche liberiste, che oggi si condensano drammaticamente nel rapporto Svimez 2019, ove si parla di “eutanasia del Mezzogiorno”, causato dal calo degli investimenti pubblici e del credito e per il drammatico fenomeno migratorio che ha ripreso nuovo vigore, vista la mancanza di prospettive, causando una vera emergenza nazionale, anche in termini di desertificazione dei territori. Eutanasia colpevolmente prodotta dalla sottrazione di fondi al Sud, a solo vantaggio del Nord, per ben 840 Miliardi di euro, come da rapporto Eurispes 2020, nel solo periodo 2000/2017
Questo Sud, così difficile e lacerato, può rappresentare, tuttavia, un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo. Non si tratta più di ragionare sullo schema, ormai anacronistico, basato sul binomio arretratezza/sviluppo: non c’è un deficit di modernità al Sud. Esso risulta segnato, invece, dalla svalorizzazione sociale della ricchezza, la qual cosa è appunto l’altra faccia della valorizzazione produttiva.
Il Mezzogiorno d’Italia necessita di un progetto globale di sviluppo che lo avvicini sempre più, fino ad equipararlo, agli standard dei servizi e delle infrastrutture presente nella parte più ricca del Paese, al fine di rendere meno gravoso lo sforzo che cittadini ed imprese pure profondono per non restare relegati e marginali nel contesto italiano. Un Piano di Sviluppo che punti a far crescere il lavoro in modo ecosostenibile e che parta da una vera e propria “Carta dei diritti del Sud” che incarni la vocazione dell’intera area vasta, che veda nella riconversione e nell’innovazione ambientale, nell’agricoltura, nella cultura e nel turismo settori di crescita ed occupazione.
Costruiamo insieme il nostro futuro! Per questi e altri motivi lanciamo come Laboratorio Sud un’Assise Meridionale entro il mese di Giugno.
Prime/i firmatar@:
Loredana Marino, resp. Mezzogiorno della Rifondazione Comunista
Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud
Alfonso Bertiromo, Medico ISDE
Andrea Balia, Partito del Sud – Campania
Andrea Del Monaco, Giornalista, scrittore, esperto fondi UE
Angelica Perrone, Attivista per i diritti della salute delle donne
Anna Bonforte, ZERO Waste – Sicilia
Antonio Bianco, Comitato Gaetano Salvemini
Antonio Luongo, Partito del Sud – città metropolitana di Napoli
Antonio Mazzeo, Giornalista, attivista diritti umani, pace e disarmo
Antonio Rosato, Partito del Sud – Sudpontino
Bruno Todisco, Avv. Militante politico
Claudia Andreoli, Avv. Arrivista CDC
Cosimo Matteucci, Avv. MGA sindacato forense, responsabile Ambulatorio popolare Molfetta
Cristian Iannone, Avv. Militante politico
Eleonora Forenza, Insegnante, militante femminista, già europarlamentare GUE/NGL
Filomena Avagliano, Pres. Associazione Resilienza 
Francesca Pesce, Avv. MGA sindacato forense
Francesco Brigati, Operaio – sindacalista FIOM
Francesco Campolongo, Ricercatore precario, attivista politico
Francesco Iannuzzi, Ricercatore precario
Francesco Lupi, Avvocato, militante politico
Francesco Musumeci, Medico ISDE, militante politico
Franco Ingrillì, Medico, responsabile Ambulatorio popolare di Palermo
Fulvio Picoco, Medico psichiatra – resp sanità PRC – Brindisi
Gianni Fabbris, L’Atra Agricoltura
Giorgio Stracquadanio, Blogger
Giosuè Bove, Rivista LEF
Giovanni Cutolo, Responsabile dei sud del mondo – Partito del SUD
Giovanni Maniscalco,Partito del Sud – Sicilia
Giovanni Russo Spena, Politico, accademico costituzionalista, già senatore della Repubblica
Giuseppe Spadafora, Partito del Sud – Calabria
Margaret Cittadino, Presidente Tribunale del malato – Salerno
Marianna Pozzulo, Attivista meridionalista
Mario Pugliese, Funzionario INAIL – Sicilia
Michele dell’Edera, Partito del Sud – Puglia
Mimmo Cosentino, Rifondazione Comunista – Sicilia
Mimmo Lucano, già sindaco di Riace
Nicola Cesaria, Rifondazione Comunista – Puglia
Nicola Sardone, Rifondazione Comunista – Basilicata
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica
Paola Saccomanno, Psicologa, attivista Diritti sociali
Pietro Muratore,Pres. Alab – Sicilia
Pino Scarpelli, Rifondazione Comunista – Calabria
Renato Costa, Medico primario – policlinico di Palermo, CGIL Medici
Rino Malinconico, Rifondazione Comunista – Campania
Roberto Morea, Transform Italia
Roberto Musacchio, Politico, già europarlamentare GUE/NGL
Rosa Rinaldi, Segreteria nazionale della Rifondazione Comunista
Rosa Tavella, Militante politica, già consigliera regionale
Rosario Marra, Meridionalista, Rifondazione Comunista – Napoli
Rossella Barberio, Avv. attivista Diritti sociali
Salvatore Lucchese, Comitato Gaetano Salvemini
Tano Malannino, Presidente L’Altra agricoltura
Valentina Restaino, Avv. MGA sindacato forense
Vincenzo Ritunnano, AIAB – Agricoltura Basilicata 
Vincenzo Vaccaro, Operatore sanitario, sindacalista CGIL
Per adesioni: laboratoriolariscossadelsud@gmail.com


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Circola, in questi giorni, una bozza redatta dal Dipartimento per la programmazione economica ed il coordinamento della politica economica sui prossimi provvedimenti in materia di contrasto all’epidemia di Covid-19. Abbiamo preso visione di tale bozza e la giudichiamo lesiva del dettato costituzionale, soprattutto nella parte dove si ventila la sospensione della clausola relativa alla destinazione del 34% degli investimenti al Sud ed un diverso riparto delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione. Una visione oltremodo miope, che non considera che una eventuale penalizzazione delle Regioni più deboli avrebbe un inevitabile riflesso negativo su tutto il Paese.
Riteniamo che questa ipotesi iniqua vada subito bloccata e che vada concluso l’iter parlamentare del c.d. Piano per il Sud, procedendo con un immediato decreto attuativo della cosiddetta “clausola del 34%”, permettendo, in tal modo, che si avvii la distribuzione degli stanziamenti in conto capitale delle Amministrazioni Pubbliche in proporzione alla popolazione nelle varie regioni italiane, estendendola alle aziende a partecipazione pubblica, nel quadro di un più generale rilancio degli investimenti, che tenga conto anche della funzione sociale dell’impresa come prevista dalla nostra Costituzione.
Invece di sottrarre risorse al Sud sarebbe necessario che il Parlamento e il Governo portassero avanti con determinazione un confronto in sede europea volto a garantire risorse senza creare nuovo debito.
Non potremmo accettare, e denunceremmo come gravissimo vulnus costituzionale, una logica di contrapposizione interna alle aree territoriali italiane.
Senza il Mezzogiorno non c’è ripartenza che tenga. Il Sud va concepito come una effettiva risorsa del Paese e non più un luogo marginalizzato, un mercato di solo sfruttamento e consumo.
Del resto, la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le Regioni costituisce la condizione primaria per mettere in sicurezza il carattere unitario e indivisibile della nostra Repubblica, già purtroppo messo in crisi da modifiche costituzionali, col Titolo V quale grimaldello per la richiesta di autonomia differenziata.
Il transito verso la fase 2 ci consegna un’immagine distopica del futuro, segnata anche da elementi di odio razziale di matrice antropologica e biologica. Abbiamo tutti e tutte assistito alle squallide esibizioni televisive degli ultimi giorni, in cui espressioni razziste e suprematiste sono fertile terreno politico per proseguire verso divisioni e una possibile balcanizzazione del Paese. Da qui discende per noi l’urgenza di articolare una proposta per “una nuova Questione Meridionale”. Temi come salvaguardia del territorio, inquinamento industriale, riconversione ecologica, valorizzazione delle risorse agricole, smilitarizzazione, lavoro, declinano in modo nuovo il tema della salute, della difesa dell’ambiente, del lavoro/non lavoro, delle migrazioni, del reddito quale risposta al bisogno individuale della persona, configurano una ancora più radicale critica al sistema liberista.
Il conflitto tra capitale e salute ha generato nuove forme di Resistenza, soffocate da scelte securitarie, e che si sono scontrate con un’informazione non oggettiva, quando non complice del soffocamento della libertà, come riconosciuto dal Tribunale dei Popoli. Siamo il Sud d’Europa! Quella parte d’Europa che rifiuta il liberismo disumano, fondato sui vincoli economici illiberali e sul soffocamento dei diritti umani delle popolazioni locali, di quell’area che fa proprio della sua centralità Mediterranea, della difesa dell’ambiente, dell’accoglienza, dei diritti dei migranti, della cooperazione, della parità dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, la propria vocazione e proposta politica, contro conflitti e sfruttamento.
Alla luce di questa breve sintesi, oggi come ieri, pensiamo che chi non vuol soccombere e far soccombere il Sud sotto il macigno di un potere da sempre nord-centrico sia in Italia che in Europa, ha il compito di riprendere le file di una discussione di cambiamento e di riscatto, un impegno di donne ed uomini, protagoniste e protagonisti di lotte in difesa della Terra e dei diritti per il lavoro, impegnati nell’antimafia sociale, accademici, intellettuali, lavoratrici/ori, in una sinergia di sapere e di proposta per il cambiamento radicale, che affronti i nodi da sciogliere in ottica gramsciana.
Ci poniamo dunque l’obiettivo di agire nelle contraddizioni delle politiche liberiste, che oggi si condensano drammaticamente nel rapporto Svimez 2019, ove si parla di “eutanasia del Mezzogiorno”, causato dal calo degli investimenti pubblici e del credito e per il drammatico fenomeno migratorio che ha ripreso nuovo vigore, vista la mancanza di prospettive, causando una vera emergenza nazionale, anche in termini di desertificazione dei territori. Eutanasia colpevolmente prodotta dalla sottrazione di fondi al Sud, a solo vantaggio del Nord, per ben 840 Miliardi di euro, come da rapporto Eurispes 2020, nel solo periodo 2000/2017
Questo Sud, così difficile e lacerato, può rappresentare, tuttavia, un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo. Non si tratta più di ragionare sullo schema, ormai anacronistico, basato sul binomio arretratezza/sviluppo: non c’è un deficit di modernità al Sud. Esso risulta segnato, invece, dalla svalorizzazione sociale della ricchezza, la qual cosa è appunto l’altra faccia della valorizzazione produttiva.
Il Mezzogiorno d’Italia necessita di un progetto globale di sviluppo che lo avvicini sempre più, fino ad equipararlo, agli standard dei servizi e delle infrastrutture presente nella parte più ricca del Paese, al fine di rendere meno gravoso lo sforzo che cittadini ed imprese pure profondono per non restare relegati e marginali nel contesto italiano. Un Piano di Sviluppo che punti a far crescere il lavoro in modo ecosostenibile e che parta da una vera e propria “Carta dei diritti del Sud” che incarni la vocazione dell’intera area vasta, che veda nella riconversione e nell’innovazione ambientale, nell’agricoltura, nella cultura e nel turismo settori di crescita ed occupazione.
Costruiamo insieme il nostro futuro! Per questi e altri motivi lanciamo come Laboratorio Sud un’Assise Meridionale entro il mese di Giugno.
Prime/i firmatar@:
Loredana Marino, resp. Mezzogiorno della Rifondazione Comunista
Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud
Alfonso Bertiromo, Medico ISDE
Andrea Balia, Partito del Sud – Campania
Andrea Del Monaco, Giornalista, scrittore, esperto fondi UE
Angelica Perrone, Attivista per i diritti della salute delle donne
Anna Bonforte, ZERO Waste – Sicilia
Antonio Bianco, Comitato Gaetano Salvemini
Antonio Luongo, Partito del Sud – città metropolitana di Napoli
Antonio Mazzeo, Giornalista, attivista diritti umani, pace e disarmo
Antonio Rosato, Partito del Sud – Sudpontino
Bruno Todisco, Avv. Militante politico
Claudia Andreoli, Avv. Arrivista CDC
Cosimo Matteucci, Avv. MGA sindacato forense, responsabile Ambulatorio popolare Molfetta
Cristian Iannone, Avv. Militante politico
Eleonora Forenza, Insegnante, militante femminista, già europarlamentare GUE/NGL
Filomena Avagliano, Pres. Associazione Resilienza 
Francesca Pesce, Avv. MGA sindacato forense
Francesco Brigati, Operaio – sindacalista FIOM
Francesco Campolongo, Ricercatore precario, attivista politico
Francesco Iannuzzi, Ricercatore precario
Francesco Lupi, Avvocato, militante politico
Francesco Musumeci, Medico ISDE, militante politico
Franco Ingrillì, Medico, responsabile Ambulatorio popolare di Palermo
Fulvio Picoco, Medico psichiatra – resp sanità PRC – Brindisi
Gianni Fabbris, L’Atra Agricoltura
Giorgio Stracquadanio, Blogger
Giosuè Bove, Rivista LEF
Giovanni Cutolo, Responsabile dei sud del mondo – Partito del SUD
Giovanni Maniscalco,Partito del Sud – Sicilia
Giovanni Russo Spena, Politico, accademico costituzionalista, già senatore della Repubblica
Giuseppe Spadafora, Partito del Sud – Calabria
Margaret Cittadino, Presidente Tribunale del malato – Salerno
Marianna Pozzulo, Attivista meridionalista
Mario Pugliese, Funzionario INAIL – Sicilia
Michele dell’Edera, Partito del Sud – Puglia
Mimmo Cosentino, Rifondazione Comunista – Sicilia
Mimmo Lucano, già sindaco di Riace
Nicola Cesaria, Rifondazione Comunista – Puglia
Nicola Sardone, Rifondazione Comunista – Basilicata
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica
Paola Saccomanno, Psicologa, attivista Diritti sociali
Pietro Muratore,Pres. Alab – Sicilia
Pino Scarpelli, Rifondazione Comunista – Calabria
Renato Costa, Medico primario – policlinico di Palermo, CGIL Medici
Rino Malinconico, Rifondazione Comunista – Campania
Roberto Morea, Transform Italia
Roberto Musacchio, Politico, già europarlamentare GUE/NGL
Rosa Rinaldi, Segreteria nazionale della Rifondazione Comunista
Rosa Tavella, Militante politica, già consigliera regionale
Rosario Marra, Meridionalista, Rifondazione Comunista – Napoli
Rossella Barberio, Avv. attivista Diritti sociali
Salvatore Lucchese, Comitato Gaetano Salvemini
Tano Malannino, Presidente L’Altra agricoltura
Valentina Restaino, Avv. MGA sindacato forense
Vincenzo Ritunnano, AIAB – Agricoltura Basilicata 
Vincenzo Vaccaro, Operatore sanitario, sindacalista CGIL
Per adesioni: laboratoriolariscossadelsud@gmail.com


domenica 26 aprile 2020

La riscossa del Sud o il precipizio ? Sabato 2 Maggio discussione in diretta sul tema: Cosa prefigura il documento ”l’Italia e il Covid19” nella bozza a cura del Dipe?



Transform!italia organizza per il Sud-Lab una discussione in diretta sul tema: Cosa prefigura il documento ”l’Italia e il Covid19” nella bozza a cura del Dipe?

Partecipano:
Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud;
Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno Partito della Rifondazione Comunista;
Paola Nugnes, Senatrice;
Sandro Ruotolo, Senatore;

Coordina: Roberto Morea

eventuali domande scritte vanno indirizzate alla pagina fan facebook di Transform!italia tramite i messaggi

Sabato 2 Maggio 2020 ore 17,00 in diretta sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/transform.italia/




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Transform!italia organizza per il Sud-Lab una discussione in diretta sul tema: Cosa prefigura il documento ”l’Italia e il Covid19” nella bozza a cura del Dipe?

Partecipano:
Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud;
Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno Partito della Rifondazione Comunista;
Paola Nugnes, Senatrice;
Sandro Ruotolo, Senatore;

Coordina: Roberto Morea

eventuali domande scritte vanno indirizzate alla pagina fan facebook di Transform!italia tramite i messaggi

Sabato 2 Maggio 2020 ore 17,00 in diretta sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/transform.italia/




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sabato 25 aprile 2020

BUON 25 APRILE


Di Natale Cuccurese
La memoria del 25 Aprile 1945 va sostenuta con l’impegno antifascista, oggi più che mai.
Mai come oggi è infatti necessario ribadire che solo la verità storica rafforza l’unità, così come il superamento di discriminazioni, odi e rancori che dopo tanti anni sarebbe bene sconfiggere definitivamente.

Sarebbe anche il caso, per dare un significato preciso al ricordo della Resistenza e al ritorno alla libertà e all’unità del paese che questa produsse e affinchè questa unità sia reale e non pomposo ma vuoto esercizio retorico, riscoprire alcuni dei molti valori della Resistenza, nonché ricordare che alla Resistenza parteciparono attivamente e valorosamente tanti meridionali, anche in formazioni partigiane del nord, e che la prima città d’Europa a liberarsi, già nel settembre 1943, dal giogo nazifascista, grazie ad un moto spontaneo del popolo in armi, fu Napoli durante le 4 giornate che valsero alla città il conferimento della medaglia d’oro al valore militare.

Così come sarebbe utile riscoprire e finalmente applicare gli articoli di quella Costituzione che dalla Resistenza discende.
Articoli che se fossero stati applicati non avrebbero permesso l’attuale rovinoso stato economico e politico del Sud, e quindi dell’intero paese, e nemmeno la pericolosa crisi sanitaria (colpa anche dei tagli al Ssn), economica e sociale che viviamo e che si esplicita, da sempre, nella diseguaglianza di investimenti sui territori e quindi di opportunità fra i cittadini del nord e del sud. Diseguaglianze che vanno al più presto rimosse e che sono foriere di pericoli per la tenuta democratica del paese e quindi per la libertà di tutti.

Altro che “secessione dei ricchi” ignobilmente sostenuta anche da una certa “sinistra” senza memoria che in Europa si è prestata, senza vergogna, all’equiparazione fra nazismo e comunismo.


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Di Natale Cuccurese
La memoria del 25 Aprile 1945 va sostenuta con l’impegno antifascista, oggi più che mai.
Mai come oggi è infatti necessario ribadire che solo la verità storica rafforza l’unità, così come il superamento di discriminazioni, odi e rancori che dopo tanti anni sarebbe bene sconfiggere definitivamente.

Sarebbe anche il caso, per dare un significato preciso al ricordo della Resistenza e al ritorno alla libertà e all’unità del paese che questa produsse e affinchè questa unità sia reale e non pomposo ma vuoto esercizio retorico, riscoprire alcuni dei molti valori della Resistenza, nonché ricordare che alla Resistenza parteciparono attivamente e valorosamente tanti meridionali, anche in formazioni partigiane del nord, e che la prima città d’Europa a liberarsi, già nel settembre 1943, dal giogo nazifascista, grazie ad un moto spontaneo del popolo in armi, fu Napoli durante le 4 giornate che valsero alla città il conferimento della medaglia d’oro al valore militare.

Così come sarebbe utile riscoprire e finalmente applicare gli articoli di quella Costituzione che dalla Resistenza discende.
Articoli che se fossero stati applicati non avrebbero permesso l’attuale rovinoso stato economico e politico del Sud, e quindi dell’intero paese, e nemmeno la pericolosa crisi sanitaria (colpa anche dei tagli al Ssn), economica e sociale che viviamo e che si esplicita, da sempre, nella diseguaglianza di investimenti sui territori e quindi di opportunità fra i cittadini del nord e del sud. Diseguaglianze che vanno al più presto rimosse e che sono foriere di pericoli per la tenuta democratica del paese e quindi per la libertà di tutti.

Altro che “secessione dei ricchi” ignobilmente sostenuta anche da una certa “sinistra” senza memoria che in Europa si è prestata, senza vergogna, all’equiparazione fra nazismo e comunismo.


giovedì 23 aprile 2020

Natale Cuccurese: “Per l’ennesima volta un progetto di riunificazione nazionale sta per essere sacrificato sull’altare degli egoismi territoriali del Nord”



In piena emergenza sanitaria da Covid-19, la locomotiva Nord cerca di ripartire e lo vuole fare sottraendo per l’ennesima volta i finanziamenti pubblici italiani ed europei, che, invece, Costituzione alla mano, spetterebbero di diritto al Sud.
Infatti, dopo i tagli e gli storni decisi a livello europeo a favore del Nord (Left.it), il Governo italiano sta vagliando la possibilità di sospendere anche quota 34% per i finanziamenti nazionali e quota 80% per quelli europei. Le risorse così ottenute verrebbero drenate da Sud a Nord, condannando definitivamente il Meridione alla sua “deriva africana”.
Sull’ennesimo tentativo di “scippo di Stato” perpetrato ai danni di un Sud che proprio in queste settimane è anche sotto il fuoco incrociato dei media nazionali e locali, è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, via social, ha denunciato: “Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel Governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei”.
Insomma, siamo alle solite, al di là dei pregiudizi e delle “grandi balle”, il Nord continua a vivere sulla spalle e sulla pelle di un Sud sempre più ridotto a “colonia estrattiva interna”, mentre il sistema Paese rischia di andare definitivamente in frantumi.
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In piena emergenza sanitaria da Covid-19, la locomotiva Nord cerca di ripartire e lo vuole fare sottraendo per l’ennesima volta i finanziamenti pubblici italiani ed europei, che, invece, Costituzione alla mano, spetterebbero di diritto al Sud.
Infatti, dopo i tagli e gli storni decisi a livello europeo a favore del Nord (Left.it), il Governo italiano sta vagliando la possibilità di sospendere anche quota 34% per i finanziamenti nazionali e quota 80% per quelli europei. Le risorse così ottenute verrebbero drenate da Sud a Nord, condannando definitivamente il Meridione alla sua “deriva africana”.
Sull’ennesimo tentativo di “scippo di Stato” perpetrato ai danni di un Sud che proprio in queste settimane è anche sotto il fuoco incrociato dei media nazionali e locali, è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, via social, ha denunciato: “Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel Governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei”.
Insomma, siamo alle solite, al di là dei pregiudizi e delle “grandi balle”, il Nord continua a vivere sulla spalle e sulla pelle di un Sud sempre più ridotto a “colonia estrattiva interna”, mentre il sistema Paese rischia di andare definitivamente in frantumi.

mercoledì 22 aprile 2020

Vogliono far ripartire il Nord con i soldi per il Sud. Una storia già vista


Di Natale Cuccurese

Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei

È in arrivo la tempesta perfetta nei rapporti fra Nord e Sud in questo inizio di 2020, causa la pandemia in corso che ha colpito principalmente le popolazioni del Nord a cui va garantita giusta solidarietà, ma che a livello europeo non ha ricevuto particolare vicinanza, come si può evincere dal contrasto fra Stati del Nord contro quelli Sud Europa in merito alle modalità di sostegno all’economia per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Un contrasto ben riprodotto nelle logiche interne al nostro Paese fra Nord e Sud Italia in merito alla stessa emergenza. Un contrasto che in un caso come nell’altro ha radici profonde e che in Italia si è sviluppato negli ultimi quarant’anni come sottrazione progressiva di risorse al Sud a favore del Nord. Fa quasi sorridere vedere partiti, politici e giornalisti che si lamentano della discriminazione operata verso i Sud d’Europa, di cui l’Italia fa parte nella sua interezza, ma che all’interno dei confini nazionali applicano senza vergogna le stesse ricette e pesi, che rigettano in Europa, nei confronti del Sud Italia. Una situazione di discriminazione in termini di risorse da sempre gestita in modo monoculare dai vari governi che si sono succeduti negli anni e che è accelerata nell’ultimo ventennio con la modifica del Titolo V della Costituzione nel 2001 con l’avvio del processo di Autonomia differenziata in base alla sola spesa storica e in perenne attesa della definizione di Lep e Lea, con conseguente progressivo trasferimento di risorse dal Sud a vantaggio del Nord per ben 840 Miliardi di Euro nel periodo 2000-20017 come ben dimostrato dall’ultimo rapporto Eurispes di fine gennaio scorso.
Un Sud, che ora ha anche la “colpa”, agli occhi di alcuni razzisti e boiardi di Stato, di essere riuscito coi propri scienziati, medici, politici, cittadini, ad organizzarsi e disciplinarsi contenendo l’ondata pandemica, resistendo anche al “rientro caotico dal Nord” dei propri emigrati innescato da colpevoli anticipazioni governative ai media, pur con mezzi ridotto all’osso dai continui tagli. Un Sud che ha rialzato la testa e perciò deve essere punito, per cui alle discriminazioni e furti già subiti nel recente passato ora se ne potrebbero aggiungere altri.

Vediamo quali in cinque fasi:

– Già l’11 marzo l’Europa per bocca della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, nello stallo che dura tutt’oggi dello stanziamento di risorse europee a favore degli Stati membri ha indicato lo spostamento totale dei Fondi di Coesione destinati al Sud verso il Nord a supporto delle Regioni più colpite.

-Inoltre la Commissione europea, nel quadro dell’iniziativa “Coronavirus Response Investment Initiative”, il 13 febbraio scorso ha dato il via libera alla spesa sanitaria e ha in parte sburocratizzato il sistema di aiuti per le imprese e i cittadini. Nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse sanitarie da Sud verso Nord, a valere sul programma 2014-20 specificando che «l’eventuale maggiore contributo di risorse aggiuntive delle Regioni meridionali all’emergenza Coronavirus, (…) dovrebbe essere oggetto di una successiva ‘compensazione intertemporale’, che avverrebbe attraverso un ristoro premile di risorse dal Fondo di Sviluppo e Coesione per le Suddette Regioni nel ciclo di programmazione 2021-27, da prevedersi nel prossimo Documento di Economia e Finanza e da definire nell’ambito della legge di Bilancio 2021». In poche parole l’ennesima sottrazione di risorse ad una spesa sanitaria che già oggi, grazie a commissariamenti e tagli, in investimenti fissi in Sanità dal bilancio della Repubblica italiana vede spesi per un cittadino calabrese un terzo di quanto si spende per un cittadino piemontese, un quinto rispetto da un emiliano romagnolo, un quarto rispetto ad un veneto, mentre campani e pugliesi si devono accontentare della metà esatta di quanto ricevono i lombardi e di un terzo di quello che incassano i veneti, così come certificano i Conti Pubblici Territoriali della Repubblica italiana. 

Su questi due ultimi aspetti abbiamo inviato nei giorni una lettera aperta come “Laboratorio-Sud”al Ministro Giuseppe Provenzano.

-Anche per i fondi previsti dal “Piano per il Sud”, presentato in pompa magna dal governo prima dell’inizio dell’emergenza, si prevede uno stop, se non un trasferimento dei fondi al Nord. Ecco forse perché, con “rara attenzione”, sul frontespizio dello stesso appare il mare di Trieste.

-Come da relativa comunicazione la Commissione europea pochi giorni fa ha deciso che non sarà più necessario il cofinanziamento del Governo italiano sui fondi europei, il che si tradurrà in una più rapida possibilità di spesa senza impattare sul piano di stabilità, ma anche in un minor apporto di fondi (il 35%) e visto che gran parte del cofinanziamento riguarda regioni del Sud il tutto si tradurrà nei fatti nell’ennesima sottrazione di fondi al Sud.

-Infine giunge notizia che il Governo, come proposto dal Dipe, si appresta a sospende l’applicazione della “clausola 34%” a favore degli investimenti a valere sulle risorse ordinarie del Sud, anche se il ministro Provenzano su Twitter, pur ammettendo l’esistenza della proposta, ha specificato di essere contrario. Nota bene: il 34% si riferisce alla percentuale della popolazione del Sud, il che prevede la distribuzione degli investimenti in conto capitale delle amministrazioni pubbliche in proporzione alla popolazione, cosa che non è mai stata applicata in passato e forse nemmeno ora. Evidentemente i cittadini del Sud sono, da sempre, considerati di serie B, in barba a Costituzione e diritti di cittadinanza.

Appare evidente, anche da recente dichiarazioni dei “governatori secessionisti”, che l’intenzione, passata l’emergenza, è quella di proseguire con il Regionalismo, cioè un progetto classista, liberista, incostituzionale ed eversivo, che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, e porta in gran parte la responsabilità dello smantellamento del Ssn e dell’apertura alle privatizzazioni in campo sanitario in nome di una efficienza che pare non trovare riscontro dagli aspetti che stanno lentamente emergendo soprattutto in Lombardia, e che stanno mettendo a nudo criticità che ci auguriamo siano chiarite al più presto da parte della Magistratura. È chiaro che la pervasiva sottrazione di risorse al Mezzogiorno è supportata dal racconto mediatico di un Nord organizzato e virtuoso opposto ad un Sud sregolato e sprecone.

Questa affabulazione, che negli ultimi mesi vede schierati a reti unificate quasi tutti i media preoccupati di difendere lo status quo e la narrazione della “parte sana del Paese”, è quotidianamente contraddetta dalla sempre più evidente malagestione di alcune Regioni del Nord a partire dalla Lombardia. L’epidemia di Covid19 sta infatti facendo emergere crepe sempre più grosse nell’impianto narrativo che dall’Unità in poi è stato utile a mantenere il Sud in stato di perenne sudditanza ed inoltre sta mettendo in evidenza come il Regionalismo in campo sanitario, in casi d’emergenza come l’attuale, sia dannoso per un coordinamento nazionale operativo efficace. Lo vediamo in questi giorni con la fase 2, dove le Regioni avanzano in ordine sparso e dove ognuno sembra poter fare come gli pare.

Inoltre, ora che si procede con le riaperture, spesso in deroga, si può notare una frenesia mediatica in favore del finanziamento della “locomotiva del nord”. Ogni risorsa per gran parte del circuito mediatico-politico deve essere messa in campo per la ripresa e riorganizzazione delle fabbriche del Nord, come scritto chiaramente su di un giornale affine alla destra leghista, “al Nord si vuole tornare a lavorare, non a correre in strada a suonare il mandolino, a cui si aggiungono nelle ultime ore, ad opera sempre dello stesso giornalista, affermazioni televisive quali: “i meridionali sono inferiori a noi settentrionali” in un evidente incitamento all’odio razziale, senza che chi dovrebbe vigilare muova un dito. Una posizione, quella delle riaperture in deroga, in linea con le richieste confindustriali tutte volte alla privatizzazione degli utili socializzando il rischio del contagio. Sarebbe invece utile uscire dal lockdown in modo graduale e per Regione, in base a valutazioni squisitamente sanitarie e non alle volontà delle lobby confindustriali, peraltro in un periodo in cui le garanzie costituzionali sono pericolosamente sospese per Dpcm.
In poche parole come si è visto e a prescindere da cosa accadrà al summit del 23 aprile le ipotesi sul tavolo all’interno dei confini nazionali sono le solite: tagli al Sud e (comunque) soldi a pioggia al Nord.

Visto che con le logiche fin qui seguite appare evidente che se l’Italia dovesse ottenere in sede europea quanto auspicabile, cioè nessun indebitamento a fronte di stanziamenti da parte della Bce, come avvenuto in Usa o in Gran Bretagna ad opera delle rispettive Banche centrali, gran parte dei fondi ottenuti andrà come sempre a Nord, insensibili al fatto che il Sud si ritrovi in condizioni infrastrutturali, e non solo, di estrema arretratezza rispetto al Nord, con una percentuale di disoccupati, neet e poveri che non ha eguali in Europa. 

Molto più semplice spremere come sempre il Sud privandolo di ogni stanziamento nazionale ed europeo invece di percorrere soluzioni diverse però invise a potentati e utili clientele. Ad esempio per finanziare gli interventi pubblici si potrebbe cominciare dal recupero dei 7,5 miliardi di dollari all’anno di tasse sulle imprese con sede nei paradisi fiscali, prevalentemente Ue, invece di dare a queste aziende con sede all’estero anche gli aiuti di Stato, nel cercare di recuperare i miliardi dell’evasione fiscale invece di impegnare uomini e mezzi nella caccia ai runner, di far pagare tasse adeguate alle multinazionali che si arricchiscono sul territorio nazionale invece di favorirle con una tassazione ridicola e casomai di studiare una adeguata tassazione progressiva invece di propugnare tasse piatte.

Questo vecchio approccio del Sud visto come un salvadanaio sempre a disposizione, dopo la presa di coscienza da parte di una moltitudine crescente di cittadini del Mezzogiorno che han preso atto in questa emergenza delle proprie eccellenze, delle discriminazioni da sempre subite a favore di territori la cui “virtuosità ed efficienza”, è stato messo in forte discussione dall’emergenza Coronavirus, potrebbe preludere, visto la contemporanea reiterazione delle richieste di “Secessione dei Ricchi” da parte dei governatori del Nord, le giornaliere e sempre più pesanti provocazioni mediatiche a reti unificate e lo stato di prostrazione economica di sempre più larghe fasce di popolazione del Sud, a quella “tempesta perfetta” prodromica a cambiamenti epocali. Alcuni cambiamenti potrebbero incontrare il favore dell’Europa, a partire da quelle lobby che da tempo “sponsorizzano” la creazione di una Macroregione Alpina che risolverebbe definitivamente le problematiche dell’industria tedesca, a partire da quella automobilistica, che vede proprio nelle tre “Regioni secessioniste” la presenza di filiere produttive senza le quali i colossi tedeschi andrebbero in crisi, come accaduto in questa emergenza, per mancanza di componenti. Prima però “dell’Anschluss” risulta evidentemente utile da parte di una certa classe predatoria del Nord completare del tutto il sacco giugulatorio del Sud affinché nulla di utile sia lasciato alle spalle, in una strategia ben orchestrata ed utile a mettere pezzi d’Italia in piena emergenza Covid19 l’uno contro l’altro.

Per fermare il tracollo nazionale sarebbe invece utile contrapporre alla visione egoistica e razzista del Regionalismo, figlio diretto su scala ridotta del nazionalismo, un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale basato su solide tesi gramsciane, il solo che può permettere all’Italia di uscire dalla crisi, dare risposta alla richiesta di giustizia che sale dai cittadini, soprattutto da quei settori che più stanno soffrendo per questa emergenza a Nord come a Sud, e ripartire con eguali diritti e possibilità per ogni cittadino a prescindere dalla latitudine.



Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud-meridionalisti progressisti


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Di Natale Cuccurese

Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei

È in arrivo la tempesta perfetta nei rapporti fra Nord e Sud in questo inizio di 2020, causa la pandemia in corso che ha colpito principalmente le popolazioni del Nord a cui va garantita giusta solidarietà, ma che a livello europeo non ha ricevuto particolare vicinanza, come si può evincere dal contrasto fra Stati del Nord contro quelli Sud Europa in merito alle modalità di sostegno all’economia per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Un contrasto ben riprodotto nelle logiche interne al nostro Paese fra Nord e Sud Italia in merito alla stessa emergenza. Un contrasto che in un caso come nell’altro ha radici profonde e che in Italia si è sviluppato negli ultimi quarant’anni come sottrazione progressiva di risorse al Sud a favore del Nord. Fa quasi sorridere vedere partiti, politici e giornalisti che si lamentano della discriminazione operata verso i Sud d’Europa, di cui l’Italia fa parte nella sua interezza, ma che all’interno dei confini nazionali applicano senza vergogna le stesse ricette e pesi, che rigettano in Europa, nei confronti del Sud Italia. Una situazione di discriminazione in termini di risorse da sempre gestita in modo monoculare dai vari governi che si sono succeduti negli anni e che è accelerata nell’ultimo ventennio con la modifica del Titolo V della Costituzione nel 2001 con l’avvio del processo di Autonomia differenziata in base alla sola spesa storica e in perenne attesa della definizione di Lep e Lea, con conseguente progressivo trasferimento di risorse dal Sud a vantaggio del Nord per ben 840 Miliardi di Euro nel periodo 2000-20017 come ben dimostrato dall’ultimo rapporto Eurispes di fine gennaio scorso.
Un Sud, che ora ha anche la “colpa”, agli occhi di alcuni razzisti e boiardi di Stato, di essere riuscito coi propri scienziati, medici, politici, cittadini, ad organizzarsi e disciplinarsi contenendo l’ondata pandemica, resistendo anche al “rientro caotico dal Nord” dei propri emigrati innescato da colpevoli anticipazioni governative ai media, pur con mezzi ridotto all’osso dai continui tagli. Un Sud che ha rialzato la testa e perciò deve essere punito, per cui alle discriminazioni e furti già subiti nel recente passato ora se ne potrebbero aggiungere altri.

Vediamo quali in cinque fasi:

– Già l’11 marzo l’Europa per bocca della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, nello stallo che dura tutt’oggi dello stanziamento di risorse europee a favore degli Stati membri ha indicato lo spostamento totale dei Fondi di Coesione destinati al Sud verso il Nord a supporto delle Regioni più colpite.

-Inoltre la Commissione europea, nel quadro dell’iniziativa “Coronavirus Response Investment Initiative”, il 13 febbraio scorso ha dato il via libera alla spesa sanitaria e ha in parte sburocratizzato il sistema di aiuti per le imprese e i cittadini. Nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse sanitarie da Sud verso Nord, a valere sul programma 2014-20 specificando che «l’eventuale maggiore contributo di risorse aggiuntive delle Regioni meridionali all’emergenza Coronavirus, (…) dovrebbe essere oggetto di una successiva ‘compensazione intertemporale’, che avverrebbe attraverso un ristoro premile di risorse dal Fondo di Sviluppo e Coesione per le Suddette Regioni nel ciclo di programmazione 2021-27, da prevedersi nel prossimo Documento di Economia e Finanza e da definire nell’ambito della legge di Bilancio 2021». In poche parole l’ennesima sottrazione di risorse ad una spesa sanitaria che già oggi, grazie a commissariamenti e tagli, in investimenti fissi in Sanità dal bilancio della Repubblica italiana vede spesi per un cittadino calabrese un terzo di quanto si spende per un cittadino piemontese, un quinto rispetto da un emiliano romagnolo, un quarto rispetto ad un veneto, mentre campani e pugliesi si devono accontentare della metà esatta di quanto ricevono i lombardi e di un terzo di quello che incassano i veneti, così come certificano i Conti Pubblici Territoriali della Repubblica italiana. 

Su questi due ultimi aspetti abbiamo inviato nei giorni una lettera aperta come “Laboratorio-Sud”al Ministro Giuseppe Provenzano.

-Anche per i fondi previsti dal “Piano per il Sud”, presentato in pompa magna dal governo prima dell’inizio dell’emergenza, si prevede uno stop, se non un trasferimento dei fondi al Nord. Ecco forse perché, con “rara attenzione”, sul frontespizio dello stesso appare il mare di Trieste.

-Come da relativa comunicazione la Commissione europea pochi giorni fa ha deciso che non sarà più necessario il cofinanziamento del Governo italiano sui fondi europei, il che si tradurrà in una più rapida possibilità di spesa senza impattare sul piano di stabilità, ma anche in un minor apporto di fondi (il 35%) e visto che gran parte del cofinanziamento riguarda regioni del Sud il tutto si tradurrà nei fatti nell’ennesima sottrazione di fondi al Sud.

-Infine giunge notizia che il Governo, come proposto dal Dipe, si appresta a sospende l’applicazione della “clausola 34%” a favore degli investimenti a valere sulle risorse ordinarie del Sud, anche se il ministro Provenzano su Twitter, pur ammettendo l’esistenza della proposta, ha specificato di essere contrario. Nota bene: il 34% si riferisce alla percentuale della popolazione del Sud, il che prevede la distribuzione degli investimenti in conto capitale delle amministrazioni pubbliche in proporzione alla popolazione, cosa che non è mai stata applicata in passato e forse nemmeno ora. Evidentemente i cittadini del Sud sono, da sempre, considerati di serie B, in barba a Costituzione e diritti di cittadinanza.

Appare evidente, anche da recente dichiarazioni dei “governatori secessionisti”, che l’intenzione, passata l’emergenza, è quella di proseguire con il Regionalismo, cioè un progetto classista, liberista, incostituzionale ed eversivo, che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, e porta in gran parte la responsabilità dello smantellamento del Ssn e dell’apertura alle privatizzazioni in campo sanitario in nome di una efficienza che pare non trovare riscontro dagli aspetti che stanno lentamente emergendo soprattutto in Lombardia, e che stanno mettendo a nudo criticità che ci auguriamo siano chiarite al più presto da parte della Magistratura. È chiaro che la pervasiva sottrazione di risorse al Mezzogiorno è supportata dal racconto mediatico di un Nord organizzato e virtuoso opposto ad un Sud sregolato e sprecone.

Questa affabulazione, che negli ultimi mesi vede schierati a reti unificate quasi tutti i media preoccupati di difendere lo status quo e la narrazione della “parte sana del Paese”, è quotidianamente contraddetta dalla sempre più evidente malagestione di alcune Regioni del Nord a partire dalla Lombardia. L’epidemia di Covid19 sta infatti facendo emergere crepe sempre più grosse nell’impianto narrativo che dall’Unità in poi è stato utile a mantenere il Sud in stato di perenne sudditanza ed inoltre sta mettendo in evidenza come il Regionalismo in campo sanitario, in casi d’emergenza come l’attuale, sia dannoso per un coordinamento nazionale operativo efficace. Lo vediamo in questi giorni con la fase 2, dove le Regioni avanzano in ordine sparso e dove ognuno sembra poter fare come gli pare.

Inoltre, ora che si procede con le riaperture, spesso in deroga, si può notare una frenesia mediatica in favore del finanziamento della “locomotiva del nord”. Ogni risorsa per gran parte del circuito mediatico-politico deve essere messa in campo per la ripresa e riorganizzazione delle fabbriche del Nord, come scritto chiaramente su di un giornale affine alla destra leghista, “al Nord si vuole tornare a lavorare, non a correre in strada a suonare il mandolino, a cui si aggiungono nelle ultime ore, ad opera sempre dello stesso giornalista, affermazioni televisive quali: “i meridionali sono inferiori a noi settentrionali” in un evidente incitamento all’odio razziale, senza che chi dovrebbe vigilare muova un dito. Una posizione, quella delle riaperture in deroga, in linea con le richieste confindustriali tutte volte alla privatizzazione degli utili socializzando il rischio del contagio. Sarebbe invece utile uscire dal lockdown in modo graduale e per Regione, in base a valutazioni squisitamente sanitarie e non alle volontà delle lobby confindustriali, peraltro in un periodo in cui le garanzie costituzionali sono pericolosamente sospese per Dpcm.
In poche parole come si è visto e a prescindere da cosa accadrà al summit del 23 aprile le ipotesi sul tavolo all’interno dei confini nazionali sono le solite: tagli al Sud e (comunque) soldi a pioggia al Nord.

Visto che con le logiche fin qui seguite appare evidente che se l’Italia dovesse ottenere in sede europea quanto auspicabile, cioè nessun indebitamento a fronte di stanziamenti da parte della Bce, come avvenuto in Usa o in Gran Bretagna ad opera delle rispettive Banche centrali, gran parte dei fondi ottenuti andrà come sempre a Nord, insensibili al fatto che il Sud si ritrovi in condizioni infrastrutturali, e non solo, di estrema arretratezza rispetto al Nord, con una percentuale di disoccupati, neet e poveri che non ha eguali in Europa. 

Molto più semplice spremere come sempre il Sud privandolo di ogni stanziamento nazionale ed europeo invece di percorrere soluzioni diverse però invise a potentati e utili clientele. Ad esempio per finanziare gli interventi pubblici si potrebbe cominciare dal recupero dei 7,5 miliardi di dollari all’anno di tasse sulle imprese con sede nei paradisi fiscali, prevalentemente Ue, invece di dare a queste aziende con sede all’estero anche gli aiuti di Stato, nel cercare di recuperare i miliardi dell’evasione fiscale invece di impegnare uomini e mezzi nella caccia ai runner, di far pagare tasse adeguate alle multinazionali che si arricchiscono sul territorio nazionale invece di favorirle con una tassazione ridicola e casomai di studiare una adeguata tassazione progressiva invece di propugnare tasse piatte.

Questo vecchio approccio del Sud visto come un salvadanaio sempre a disposizione, dopo la presa di coscienza da parte di una moltitudine crescente di cittadini del Mezzogiorno che han preso atto in questa emergenza delle proprie eccellenze, delle discriminazioni da sempre subite a favore di territori la cui “virtuosità ed efficienza”, è stato messo in forte discussione dall’emergenza Coronavirus, potrebbe preludere, visto la contemporanea reiterazione delle richieste di “Secessione dei Ricchi” da parte dei governatori del Nord, le giornaliere e sempre più pesanti provocazioni mediatiche a reti unificate e lo stato di prostrazione economica di sempre più larghe fasce di popolazione del Sud, a quella “tempesta perfetta” prodromica a cambiamenti epocali. Alcuni cambiamenti potrebbero incontrare il favore dell’Europa, a partire da quelle lobby che da tempo “sponsorizzano” la creazione di una Macroregione Alpina che risolverebbe definitivamente le problematiche dell’industria tedesca, a partire da quella automobilistica, che vede proprio nelle tre “Regioni secessioniste” la presenza di filiere produttive senza le quali i colossi tedeschi andrebbero in crisi, come accaduto in questa emergenza, per mancanza di componenti. Prima però “dell’Anschluss” risulta evidentemente utile da parte di una certa classe predatoria del Nord completare del tutto il sacco giugulatorio del Sud affinché nulla di utile sia lasciato alle spalle, in una strategia ben orchestrata ed utile a mettere pezzi d’Italia in piena emergenza Covid19 l’uno contro l’altro.

Per fermare il tracollo nazionale sarebbe invece utile contrapporre alla visione egoistica e razzista del Regionalismo, figlio diretto su scala ridotta del nazionalismo, un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale basato su solide tesi gramsciane, il solo che può permettere all’Italia di uscire dalla crisi, dare risposta alla richiesta di giustizia che sale dai cittadini, soprattutto da quei settori che più stanno soffrendo per questa emergenza a Nord come a Sud, e ripartire con eguali diritti e possibilità per ogni cittadino a prescindere dalla latitudine.



Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud-meridionalisti progressisti


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