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giovedì 23 aprile 2020
Natale Cuccurese: “Per l’ennesima volta un progetto di riunificazione nazionale sta per essere sacrificato sull’altare degli egoismi territoriali del Nord”
In piena emergenza sanitaria da Covid-19, la locomotiva Nord cerca di ripartire e lo vuole fare sottraendo per l’ennesima volta i finanziamenti pubblici italiani ed europei, che, invece, Costituzione alla mano, spetterebbero di diritto al Sud.
Infatti, dopo i tagli e gli storni decisi a livello europeo a favore del Nord (Left.it), il Governo italiano sta vagliando la possibilità di sospendere anche quota 34% per i finanziamenti nazionali e quota 80% per quelli europei. Le risorse così ottenute verrebbero drenate da Sud a Nord, condannando definitivamente il Meridione alla sua “deriva africana”.
Sull’ennesimo tentativo di “scippo di Stato” perpetrato ai danni di un Sud che proprio in queste settimane è anche sotto il fuoco incrociato dei media nazionali e locali, è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, via social, ha denunciato: “Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel Governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei”.
Insomma, siamo alle solite, al di là dei pregiudizi e delle “grandi balle”, il Nord continua a vivere sulla spalle e sulla pelle di un Sud sempre più ridotto a “colonia estrattiva interna”, mentre il sistema Paese rischia di andare definitivamente in frantumi.
In piena emergenza sanitaria da Covid-19, la locomotiva Nord cerca di ripartire e lo vuole fare sottraendo per l’ennesima volta i finanziamenti pubblici italiani ed europei, che, invece, Costituzione alla mano, spetterebbero di diritto al Sud.
Infatti, dopo i tagli e gli storni decisi a livello europeo a favore del Nord (Left.it), il Governo italiano sta vagliando la possibilità di sospendere anche quota 34% per i finanziamenti nazionali e quota 80% per quelli europei. Le risorse così ottenute verrebbero drenate da Sud a Nord, condannando definitivamente il Meridione alla sua “deriva africana”.
Sull’ennesimo tentativo di “scippo di Stato” perpetrato ai danni di un Sud che proprio in queste settimane è anche sotto il fuoco incrociato dei media nazionali e locali, è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, via social, ha denunciato: “Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel Governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei”.
Insomma, siamo alle solite, al di là dei pregiudizi e delle “grandi balle”, il Nord continua a vivere sulla spalle e sulla pelle di un Sud sempre più ridotto a “colonia estrattiva interna”, mentre il sistema Paese rischia di andare definitivamente in frantumi.
mercoledì 22 aprile 2020
Vogliono far ripartire il Nord con i soldi per il Sud. Una storia già vista
Di Natale Cuccurese
Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei
È in arrivo la tempesta perfetta nei rapporti fra Nord e Sud in questo inizio di 2020, causa la pandemia in corso che ha colpito principalmente le popolazioni del Nord a cui va garantita giusta solidarietà, ma che a livello europeo non ha ricevuto particolare vicinanza, come si può evincere dal contrasto fra Stati del Nord contro quelli Sud Europa in merito alle modalità di sostegno all’economia per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Un contrasto ben riprodotto nelle logiche interne al nostro Paese fra Nord e Sud Italia in merito alla stessa emergenza. Un contrasto che in un caso come nell’altro ha radici profonde e che in Italia si è sviluppato negli ultimi quarant’anni come sottrazione progressiva di risorse al Sud a favore del Nord. Fa quasi sorridere vedere partiti, politici e giornalisti che si lamentano della discriminazione operata verso i Sud d’Europa, di cui l’Italia fa parte nella sua interezza, ma che all’interno dei confini nazionali applicano senza vergogna le stesse ricette e pesi, che rigettano in Europa, nei confronti del Sud Italia. Una situazione di discriminazione in termini di risorse da sempre gestita in modo monoculare dai vari governi che si sono succeduti negli anni e che è accelerata nell’ultimo ventennio con la modifica del Titolo V della Costituzione nel 2001 con l’avvio del processo di Autonomia differenziata in base alla sola spesa storica e in perenne attesa della definizione di Lep e Lea, con conseguente progressivo trasferimento di risorse dal Sud a vantaggio del Nord per ben 840 Miliardi di Euro nel periodo 2000-20017 come ben dimostrato dall’ultimo rapporto Eurispes di fine gennaio scorso.
Un Sud, che ora ha anche la “colpa”, agli occhi di alcuni razzisti e boiardi di Stato, di essere riuscito coi propri scienziati, medici, politici, cittadini, ad organizzarsi e disciplinarsi contenendo l’ondata pandemica, resistendo anche al “rientro caotico dal Nord” dei propri emigrati innescato da colpevoli anticipazioni governative ai media, pur con mezzi ridotto all’osso dai continui tagli. Un Sud che ha rialzato la testa e perciò deve essere punito, per cui alle discriminazioni e furti già subiti nel recente passato ora se ne potrebbero aggiungere altri.
Vediamo quali in cinque fasi:
– Già l’11 marzo l’Europa per bocca della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, nello stallo che dura tutt’oggi dello stanziamento di risorse europee a favore degli Stati membri ha indicato lo spostamento totale dei Fondi di Coesione destinati al Sud verso il Nord a supporto delle Regioni più colpite.
-Inoltre la Commissione europea, nel quadro dell’iniziativa “Coronavirus Response Investment Initiative”, il 13 febbraio scorso ha dato il via libera alla spesa sanitaria e ha in parte sburocratizzato il sistema di aiuti per le imprese e i cittadini. Nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse sanitarie da Sud verso Nord, a valere sul programma 2014-20 specificando che «l’eventuale maggiore contributo di risorse aggiuntive delle Regioni meridionali all’emergenza Coronavirus, (…) dovrebbe essere oggetto di una successiva ‘compensazione intertemporale’, che avverrebbe attraverso un ristoro premile di risorse dal Fondo di Sviluppo e Coesione per le Suddette Regioni nel ciclo di programmazione 2021-27, da prevedersi nel prossimo Documento di Economia e Finanza e da definire nell’ambito della legge di Bilancio 2021». In poche parole l’ennesima sottrazione di risorse ad una spesa sanitaria che già oggi, grazie a commissariamenti e tagli, in investimenti fissi in Sanità dal bilancio della Repubblica italiana vede spesi per un cittadino calabrese un terzo di quanto si spende per un cittadino piemontese, un quinto rispetto da un emiliano romagnolo, un quarto rispetto ad un veneto, mentre campani e pugliesi si devono accontentare della metà esatta di quanto ricevono i lombardi e di un terzo di quello che incassano i veneti, così come certificano i Conti Pubblici Territoriali della Repubblica italiana.
Su questi due ultimi aspetti abbiamo inviato nei giorni una lettera aperta come “Laboratorio-Sud”al Ministro Giuseppe Provenzano.
-Anche per i fondi previsti dal “Piano per il Sud”, presentato in pompa magna dal governo prima dell’inizio dell’emergenza, si prevede uno stop, se non un trasferimento dei fondi al Nord. Ecco forse perché, con “rara attenzione”, sul frontespizio dello stesso appare il mare di Trieste.
-Come da relativa comunicazione la Commissione europea pochi giorni fa ha deciso che non sarà più necessario il cofinanziamento del Governo italiano sui fondi europei, il che si tradurrà in una più rapida possibilità di spesa senza impattare sul piano di stabilità, ma anche in un minor apporto di fondi (il 35%) e visto che gran parte del cofinanziamento riguarda regioni del Sud il tutto si tradurrà nei fatti nell’ennesima sottrazione di fondi al Sud.
-Infine giunge notizia che il Governo, come proposto dal Dipe, si appresta a sospende l’applicazione della “clausola 34%” a favore degli investimenti a valere sulle risorse ordinarie del Sud, anche se il ministro Provenzano su Twitter, pur ammettendo l’esistenza della proposta, ha specificato di essere contrario. Nota bene: il 34% si riferisce alla percentuale della popolazione del Sud, il che prevede la distribuzione degli investimenti in conto capitale delle amministrazioni pubbliche in proporzione alla popolazione, cosa che non è mai stata applicata in passato e forse nemmeno ora. Evidentemente i cittadini del Sud sono, da sempre, considerati di serie B, in barba a Costituzione e diritti di cittadinanza.
Appare evidente, anche da recente dichiarazioni dei “governatori secessionisti”, che l’intenzione, passata l’emergenza, è quella di proseguire con il Regionalismo, cioè un progetto classista, liberista, incostituzionale ed eversivo, che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, e porta in gran parte la responsabilità dello smantellamento del Ssn e dell’apertura alle privatizzazioni in campo sanitario in nome di una efficienza che pare non trovare riscontro dagli aspetti che stanno lentamente emergendo soprattutto in Lombardia, e che stanno mettendo a nudo criticità che ci auguriamo siano chiarite al più presto da parte della Magistratura. È chiaro che la pervasiva sottrazione di risorse al Mezzogiorno è supportata dal racconto mediatico di un Nord organizzato e virtuoso opposto ad un Sud sregolato e sprecone.
Questa affabulazione, che negli ultimi mesi vede schierati a reti unificate quasi tutti i media preoccupati di difendere lo status quo e la narrazione della “parte sana del Paese”, è quotidianamente contraddetta dalla sempre più evidente malagestione di alcune Regioni del Nord a partire dalla Lombardia. L’epidemia di Covid19 sta infatti facendo emergere crepe sempre più grosse nell’impianto narrativo che dall’Unità in poi è stato utile a mantenere il Sud in stato di perenne sudditanza ed inoltre sta mettendo in evidenza come il Regionalismo in campo sanitario, in casi d’emergenza come l’attuale, sia dannoso per un coordinamento nazionale operativo efficace. Lo vediamo in questi giorni con la fase 2, dove le Regioni avanzano in ordine sparso e dove ognuno sembra poter fare come gli pare.
Questa affabulazione, che negli ultimi mesi vede schierati a reti unificate quasi tutti i media preoccupati di difendere lo status quo e la narrazione della “parte sana del Paese”, è quotidianamente contraddetta dalla sempre più evidente malagestione di alcune Regioni del Nord a partire dalla Lombardia. L’epidemia di Covid19 sta infatti facendo emergere crepe sempre più grosse nell’impianto narrativo che dall’Unità in poi è stato utile a mantenere il Sud in stato di perenne sudditanza ed inoltre sta mettendo in evidenza come il Regionalismo in campo sanitario, in casi d’emergenza come l’attuale, sia dannoso per un coordinamento nazionale operativo efficace. Lo vediamo in questi giorni con la fase 2, dove le Regioni avanzano in ordine sparso e dove ognuno sembra poter fare come gli pare.
Inoltre, ora che si procede con le riaperture, spesso in deroga, si può notare una frenesia mediatica in favore del finanziamento della “locomotiva del nord”. Ogni risorsa per gran parte del circuito mediatico-politico deve essere messa in campo per la ripresa e riorganizzazione delle fabbriche del Nord, come scritto chiaramente su di un giornale affine alla destra leghista, “al Nord si vuole tornare a lavorare, non a correre in strada a suonare il mandolino, a cui si aggiungono nelle ultime ore, ad opera sempre dello stesso giornalista, affermazioni televisive quali: “i meridionali sono inferiori a noi settentrionali” in un evidente incitamento all’odio razziale, senza che chi dovrebbe vigilare muova un dito. Una posizione, quella delle riaperture in deroga, in linea con le richieste confindustriali tutte volte alla privatizzazione degli utili socializzando il rischio del contagio. Sarebbe invece utile uscire dal lockdown in modo graduale e per Regione, in base a valutazioni squisitamente sanitarie e non alle volontà delle lobby confindustriali, peraltro in un periodo in cui le garanzie costituzionali sono pericolosamente sospese per Dpcm.
In poche parole come si è visto e a prescindere da cosa accadrà al summit del 23 aprile le ipotesi sul tavolo all’interno dei confini nazionali sono le solite: tagli al Sud e (comunque) soldi a pioggia al Nord.
Visto che con le logiche fin qui seguite appare evidente che se l’Italia dovesse ottenere in sede europea quanto auspicabile, cioè nessun indebitamento a fronte di stanziamenti da parte della Bce, come avvenuto in Usa o in Gran Bretagna ad opera delle rispettive Banche centrali, gran parte dei fondi ottenuti andrà come sempre a Nord, insensibili al fatto che il Sud si ritrovi in condizioni infrastrutturali, e non solo, di estrema arretratezza rispetto al Nord, con una percentuale di disoccupati, neet e poveri che non ha eguali in Europa.
Molto più semplice spremere come sempre il Sud privandolo di ogni stanziamento nazionale ed europeo invece di percorrere soluzioni diverse però invise a potentati e utili clientele. Ad esempio per finanziare gli interventi pubblici si potrebbe cominciare dal recupero dei 7,5 miliardi di dollari all’anno di tasse sulle imprese con sede nei paradisi fiscali, prevalentemente Ue, invece di dare a queste aziende con sede all’estero anche gli aiuti di Stato, nel cercare di recuperare i miliardi dell’evasione fiscale invece di impegnare uomini e mezzi nella caccia ai runner, di far pagare tasse adeguate alle multinazionali che si arricchiscono sul territorio nazionale invece di favorirle con una tassazione ridicola e casomai di studiare una adeguata tassazione progressiva invece di propugnare tasse piatte.
Questo vecchio approccio del Sud visto come un salvadanaio sempre a disposizione, dopo la presa di coscienza da parte di una moltitudine crescente di cittadini del Mezzogiorno che han preso atto in questa emergenza delle proprie eccellenze, delle discriminazioni da sempre subite a favore di territori la cui “virtuosità ed efficienza”, è stato messo in forte discussione dall’emergenza Coronavirus, potrebbe preludere, visto la contemporanea reiterazione delle richieste di “Secessione dei Ricchi” da parte dei governatori del Nord, le giornaliere e sempre più pesanti provocazioni mediatiche a reti unificate e lo stato di prostrazione economica di sempre più larghe fasce di popolazione del Sud, a quella “tempesta perfetta” prodromica a cambiamenti epocali. Alcuni cambiamenti potrebbero incontrare il favore dell’Europa, a partire da quelle lobby che da tempo “sponsorizzano” la creazione di una Macroregione Alpina che risolverebbe definitivamente le problematiche dell’industria tedesca, a partire da quella automobilistica, che vede proprio nelle tre “Regioni secessioniste” la presenza di filiere produttive senza le quali i colossi tedeschi andrebbero in crisi, come accaduto in questa emergenza, per mancanza di componenti. Prima però “dell’Anschluss” risulta evidentemente utile da parte di una certa classe predatoria del Nord completare del tutto il sacco giugulatorio del Sud affinché nulla di utile sia lasciato alle spalle, in una strategia ben orchestrata ed utile a mettere pezzi d’Italia in piena emergenza Covid19 l’uno contro l’altro.
Per fermare il tracollo nazionale sarebbe invece utile contrapporre alla visione egoistica e razzista del Regionalismo, figlio diretto su scala ridotta del nazionalismo, un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale basato su solide tesi gramsciane, il solo che può permettere all’Italia di uscire dalla crisi, dare risposta alla richiesta di giustizia che sale dai cittadini, soprattutto da quei settori che più stanno soffrendo per questa emergenza a Nord come a Sud, e ripartire con eguali diritti e possibilità per ogni cittadino a prescindere dalla latitudine.
Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud-meridionalisti progressisti
.
Di Natale Cuccurese
Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei
È in arrivo la tempesta perfetta nei rapporti fra Nord e Sud in questo inizio di 2020, causa la pandemia in corso che ha colpito principalmente le popolazioni del Nord a cui va garantita giusta solidarietà, ma che a livello europeo non ha ricevuto particolare vicinanza, come si può evincere dal contrasto fra Stati del Nord contro quelli Sud Europa in merito alle modalità di sostegno all’economia per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Un contrasto ben riprodotto nelle logiche interne al nostro Paese fra Nord e Sud Italia in merito alla stessa emergenza. Un contrasto che in un caso come nell’altro ha radici profonde e che in Italia si è sviluppato negli ultimi quarant’anni come sottrazione progressiva di risorse al Sud a favore del Nord. Fa quasi sorridere vedere partiti, politici e giornalisti che si lamentano della discriminazione operata verso i Sud d’Europa, di cui l’Italia fa parte nella sua interezza, ma che all’interno dei confini nazionali applicano senza vergogna le stesse ricette e pesi, che rigettano in Europa, nei confronti del Sud Italia. Una situazione di discriminazione in termini di risorse da sempre gestita in modo monoculare dai vari governi che si sono succeduti negli anni e che è accelerata nell’ultimo ventennio con la modifica del Titolo V della Costituzione nel 2001 con l’avvio del processo di Autonomia differenziata in base alla sola spesa storica e in perenne attesa della definizione di Lep e Lea, con conseguente progressivo trasferimento di risorse dal Sud a vantaggio del Nord per ben 840 Miliardi di Euro nel periodo 2000-20017 come ben dimostrato dall’ultimo rapporto Eurispes di fine gennaio scorso.
Un Sud, che ora ha anche la “colpa”, agli occhi di alcuni razzisti e boiardi di Stato, di essere riuscito coi propri scienziati, medici, politici, cittadini, ad organizzarsi e disciplinarsi contenendo l’ondata pandemica, resistendo anche al “rientro caotico dal Nord” dei propri emigrati innescato da colpevoli anticipazioni governative ai media, pur con mezzi ridotto all’osso dai continui tagli. Un Sud che ha rialzato la testa e perciò deve essere punito, per cui alle discriminazioni e furti già subiti nel recente passato ora se ne potrebbero aggiungere altri.
Vediamo quali in cinque fasi:
– Già l’11 marzo l’Europa per bocca della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, nello stallo che dura tutt’oggi dello stanziamento di risorse europee a favore degli Stati membri ha indicato lo spostamento totale dei Fondi di Coesione destinati al Sud verso il Nord a supporto delle Regioni più colpite.
-Inoltre la Commissione europea, nel quadro dell’iniziativa “Coronavirus Response Investment Initiative”, il 13 febbraio scorso ha dato il via libera alla spesa sanitaria e ha in parte sburocratizzato il sistema di aiuti per le imprese e i cittadini. Nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse sanitarie da Sud verso Nord, a valere sul programma 2014-20 specificando che «l’eventuale maggiore contributo di risorse aggiuntive delle Regioni meridionali all’emergenza Coronavirus, (…) dovrebbe essere oggetto di una successiva ‘compensazione intertemporale’, che avverrebbe attraverso un ristoro premile di risorse dal Fondo di Sviluppo e Coesione per le Suddette Regioni nel ciclo di programmazione 2021-27, da prevedersi nel prossimo Documento di Economia e Finanza e da definire nell’ambito della legge di Bilancio 2021». In poche parole l’ennesima sottrazione di risorse ad una spesa sanitaria che già oggi, grazie a commissariamenti e tagli, in investimenti fissi in Sanità dal bilancio della Repubblica italiana vede spesi per un cittadino calabrese un terzo di quanto si spende per un cittadino piemontese, un quinto rispetto da un emiliano romagnolo, un quarto rispetto ad un veneto, mentre campani e pugliesi si devono accontentare della metà esatta di quanto ricevono i lombardi e di un terzo di quello che incassano i veneti, così come certificano i Conti Pubblici Territoriali della Repubblica italiana.
Su questi due ultimi aspetti abbiamo inviato nei giorni una lettera aperta come “Laboratorio-Sud”al Ministro Giuseppe Provenzano.
-Anche per i fondi previsti dal “Piano per il Sud”, presentato in pompa magna dal governo prima dell’inizio dell’emergenza, si prevede uno stop, se non un trasferimento dei fondi al Nord. Ecco forse perché, con “rara attenzione”, sul frontespizio dello stesso appare il mare di Trieste.
-Come da relativa comunicazione la Commissione europea pochi giorni fa ha deciso che non sarà più necessario il cofinanziamento del Governo italiano sui fondi europei, il che si tradurrà in una più rapida possibilità di spesa senza impattare sul piano di stabilità, ma anche in un minor apporto di fondi (il 35%) e visto che gran parte del cofinanziamento riguarda regioni del Sud il tutto si tradurrà nei fatti nell’ennesima sottrazione di fondi al Sud.
-Infine giunge notizia che il Governo, come proposto dal Dipe, si appresta a sospende l’applicazione della “clausola 34%” a favore degli investimenti a valere sulle risorse ordinarie del Sud, anche se il ministro Provenzano su Twitter, pur ammettendo l’esistenza della proposta, ha specificato di essere contrario. Nota bene: il 34% si riferisce alla percentuale della popolazione del Sud, il che prevede la distribuzione degli investimenti in conto capitale delle amministrazioni pubbliche in proporzione alla popolazione, cosa che non è mai stata applicata in passato e forse nemmeno ora. Evidentemente i cittadini del Sud sono, da sempre, considerati di serie B, in barba a Costituzione e diritti di cittadinanza.
Appare evidente, anche da recente dichiarazioni dei “governatori secessionisti”, che l’intenzione, passata l’emergenza, è quella di proseguire con il Regionalismo, cioè un progetto classista, liberista, incostituzionale ed eversivo, che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, e porta in gran parte la responsabilità dello smantellamento del Ssn e dell’apertura alle privatizzazioni in campo sanitario in nome di una efficienza che pare non trovare riscontro dagli aspetti che stanno lentamente emergendo soprattutto in Lombardia, e che stanno mettendo a nudo criticità che ci auguriamo siano chiarite al più presto da parte della Magistratura. È chiaro che la pervasiva sottrazione di risorse al Mezzogiorno è supportata dal racconto mediatico di un Nord organizzato e virtuoso opposto ad un Sud sregolato e sprecone.
Questa affabulazione, che negli ultimi mesi vede schierati a reti unificate quasi tutti i media preoccupati di difendere lo status quo e la narrazione della “parte sana del Paese”, è quotidianamente contraddetta dalla sempre più evidente malagestione di alcune Regioni del Nord a partire dalla Lombardia. L’epidemia di Covid19 sta infatti facendo emergere crepe sempre più grosse nell’impianto narrativo che dall’Unità in poi è stato utile a mantenere il Sud in stato di perenne sudditanza ed inoltre sta mettendo in evidenza come il Regionalismo in campo sanitario, in casi d’emergenza come l’attuale, sia dannoso per un coordinamento nazionale operativo efficace. Lo vediamo in questi giorni con la fase 2, dove le Regioni avanzano in ordine sparso e dove ognuno sembra poter fare come gli pare.
Questa affabulazione, che negli ultimi mesi vede schierati a reti unificate quasi tutti i media preoccupati di difendere lo status quo e la narrazione della “parte sana del Paese”, è quotidianamente contraddetta dalla sempre più evidente malagestione di alcune Regioni del Nord a partire dalla Lombardia. L’epidemia di Covid19 sta infatti facendo emergere crepe sempre più grosse nell’impianto narrativo che dall’Unità in poi è stato utile a mantenere il Sud in stato di perenne sudditanza ed inoltre sta mettendo in evidenza come il Regionalismo in campo sanitario, in casi d’emergenza come l’attuale, sia dannoso per un coordinamento nazionale operativo efficace. Lo vediamo in questi giorni con la fase 2, dove le Regioni avanzano in ordine sparso e dove ognuno sembra poter fare come gli pare.
Inoltre, ora che si procede con le riaperture, spesso in deroga, si può notare una frenesia mediatica in favore del finanziamento della “locomotiva del nord”. Ogni risorsa per gran parte del circuito mediatico-politico deve essere messa in campo per la ripresa e riorganizzazione delle fabbriche del Nord, come scritto chiaramente su di un giornale affine alla destra leghista, “al Nord si vuole tornare a lavorare, non a correre in strada a suonare il mandolino, a cui si aggiungono nelle ultime ore, ad opera sempre dello stesso giornalista, affermazioni televisive quali: “i meridionali sono inferiori a noi settentrionali” in un evidente incitamento all’odio razziale, senza che chi dovrebbe vigilare muova un dito. Una posizione, quella delle riaperture in deroga, in linea con le richieste confindustriali tutte volte alla privatizzazione degli utili socializzando il rischio del contagio. Sarebbe invece utile uscire dal lockdown in modo graduale e per Regione, in base a valutazioni squisitamente sanitarie e non alle volontà delle lobby confindustriali, peraltro in un periodo in cui le garanzie costituzionali sono pericolosamente sospese per Dpcm.
In poche parole come si è visto e a prescindere da cosa accadrà al summit del 23 aprile le ipotesi sul tavolo all’interno dei confini nazionali sono le solite: tagli al Sud e (comunque) soldi a pioggia al Nord.
Visto che con le logiche fin qui seguite appare evidente che se l’Italia dovesse ottenere in sede europea quanto auspicabile, cioè nessun indebitamento a fronte di stanziamenti da parte della Bce, come avvenuto in Usa o in Gran Bretagna ad opera delle rispettive Banche centrali, gran parte dei fondi ottenuti andrà come sempre a Nord, insensibili al fatto che il Sud si ritrovi in condizioni infrastrutturali, e non solo, di estrema arretratezza rispetto al Nord, con una percentuale di disoccupati, neet e poveri che non ha eguali in Europa.
Molto più semplice spremere come sempre il Sud privandolo di ogni stanziamento nazionale ed europeo invece di percorrere soluzioni diverse però invise a potentati e utili clientele. Ad esempio per finanziare gli interventi pubblici si potrebbe cominciare dal recupero dei 7,5 miliardi di dollari all’anno di tasse sulle imprese con sede nei paradisi fiscali, prevalentemente Ue, invece di dare a queste aziende con sede all’estero anche gli aiuti di Stato, nel cercare di recuperare i miliardi dell’evasione fiscale invece di impegnare uomini e mezzi nella caccia ai runner, di far pagare tasse adeguate alle multinazionali che si arricchiscono sul territorio nazionale invece di favorirle con una tassazione ridicola e casomai di studiare una adeguata tassazione progressiva invece di propugnare tasse piatte.
Questo vecchio approccio del Sud visto come un salvadanaio sempre a disposizione, dopo la presa di coscienza da parte di una moltitudine crescente di cittadini del Mezzogiorno che han preso atto in questa emergenza delle proprie eccellenze, delle discriminazioni da sempre subite a favore di territori la cui “virtuosità ed efficienza”, è stato messo in forte discussione dall’emergenza Coronavirus, potrebbe preludere, visto la contemporanea reiterazione delle richieste di “Secessione dei Ricchi” da parte dei governatori del Nord, le giornaliere e sempre più pesanti provocazioni mediatiche a reti unificate e lo stato di prostrazione economica di sempre più larghe fasce di popolazione del Sud, a quella “tempesta perfetta” prodromica a cambiamenti epocali. Alcuni cambiamenti potrebbero incontrare il favore dell’Europa, a partire da quelle lobby che da tempo “sponsorizzano” la creazione di una Macroregione Alpina che risolverebbe definitivamente le problematiche dell’industria tedesca, a partire da quella automobilistica, che vede proprio nelle tre “Regioni secessioniste” la presenza di filiere produttive senza le quali i colossi tedeschi andrebbero in crisi, come accaduto in questa emergenza, per mancanza di componenti. Prima però “dell’Anschluss” risulta evidentemente utile da parte di una certa classe predatoria del Nord completare del tutto il sacco giugulatorio del Sud affinché nulla di utile sia lasciato alle spalle, in una strategia ben orchestrata ed utile a mettere pezzi d’Italia in piena emergenza Covid19 l’uno contro l’altro.
Per fermare il tracollo nazionale sarebbe invece utile contrapporre alla visione egoistica e razzista del Regionalismo, figlio diretto su scala ridotta del nazionalismo, un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale basato su solide tesi gramsciane, il solo che può permettere all’Italia di uscire dalla crisi, dare risposta alla richiesta di giustizia che sale dai cittadini, soprattutto da quei settori che più stanno soffrendo per questa emergenza a Nord come a Sud, e ripartire con eguali diritti e possibilità per ogni cittadino a prescindere dalla latitudine.
Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud-meridionalisti progressisti
.
COMUNICATO STAMPA-L'ATTACCO AI MERIDIONALI DI VITTORIO FELTRI NON PUO' PASSARE SOTTO SILENZIO!
Ci reputiamo, come membri del Partito
del Sud-Meridionalisti Progressisti, offesi, indignati, sconcertati, stupiti da
quanto dichiarato ieri sera, nel corso della trasmissione di
Rete 4 “Fuori dal Coro”, da Vittorio Feltri direttore del quotidiano Libero nei
confronti del popolo meridionale: “Molta gente che è nutrita da un
sentimento di invidia, rabbia nei nostri confronti perchè subisce una sorta di
complesso di inferiorità. Io non credo ai complessi di inferiorità ma credo che
i meridionali, in molti casi, siano inferiori".
Mediaset
ha veicolato in diretta parole di assoluta gravità, mentre il conduttore della
trasmissione, Mario Giordano, ha fatto
ben poco per dissociarsi e condannare sufficientemente parole cosi gravi.
Ricordiamo,
in merito, cosa dice la nostra costituzione citandone alcuni passaggi ; L’Art.
3 della Costituzione stabilisce che “Tutti i cittadini hanno pari dignità
sociale”.
Quindi l’Art.3
riconosce il diritto all’eguaglianza e alla non discriminazione come riferita a
tutte le persone che risiedono in Italia, e chi fa comunicazione dovrebbe
saperlo.
Il nostro ordinamento punisce la discriminazione razziale a partire dalla
ratifica della Convenzione di New York del 7 marzo 1966, intervenuta
con la legge n. 654/ 1975, la c.d. «legge Reale», mediante la
quale, con gli altri Stati firmatari, si prese anche l’impegno politico di
eliminare ogni forma di razzismo, assumendosi l’obbligo di:
1. a) non attuare pratiche di discriminazione razziale verso individui, gruppi
o istituzioni e lavorare affinché tutte le istituzioni pubbliche, nazionali e
locali si uniformino;
2. b) non incoraggiare, non difendere e non appoggiare la discriminazione
razziale attuata da individui o organizzazioni;
3. c) adottare misure nuove ed efficaci per rivedere le politiche governative
nazionali e locali e per modificare, abrogare o annullare ogni legge ed ogni
normativa che crei o mantenga una discriminazione razziale;
4. d) vietare e porre fine con ogni mezzo – compresi nuovi strumenti normativi
– alla discriminazione razziale praticata da individui, gruppi o
organizzazioni;
5. e) favorire le organizzazioni e i movimenti integrazionisti multietnici
impegnati ad eliminare le barriere razziali e combattere tutto quanto rafforzi
la separazione razziale.
Ricordiamo
che per “propaganda razzista” si intende una condotta di manifestazione pubblica di personali convinzioni con
fine di condizionare l’opinione pubblica e modificare le idee e i comportamenti
dei destinatari e questa divulgazione costituisce reato perché è
suscettibile di ingenerare sentimenti di avversione e di odio sociale mediante
una “induzione” ed
una continua “persuasione” che
li giustifichi ed in qualche modo li legittimi ed è punita dall’articolo
3 della legge 13
ottobre 1975 con modifiche applicative giugno 1993.
-Si chiedono pertanto a
Mediaset le scuse ufficiali e la totale dissociazione dalle offese gratuite dell’ospite
Vittorio Feltri.
-Si chiede la radiazione
di Vittorio Feltri dalle trasmissioni Mediaset per non incorrere ancora in possibili gravi ed offensive affermazioni
verso la Costituzione e il popolo meridionale.
-Si chiedono altresì, le
scuse, la dissociazione, oltre che i provvedimenti del caso, a nostro avviso
non più rimandabili, da parte dell’Ordine
nazionale dei Giornalisti a salvaguardia del buon nome e della immagine della categoria, messi a
rischio dalle parole irresponsabili di uno
dei suoi iscritti.
In questo momento così
drammatico, in piena Pandemia mondiale, ci sarebbe ben altro a cui pensare
piuttosto che rincorrere le dichiarazione vergognose di chi incita all’odio
verso il “meridionale” visto come razza inferiore.
IL CDN DEL PARTITO DEL SUD
.
Ci reputiamo, come membri del Partito
del Sud-Meridionalisti Progressisti, offesi, indignati, sconcertati, stupiti da
quanto dichiarato ieri sera, nel corso della trasmissione di
Rete 4 “Fuori dal Coro”, da Vittorio Feltri direttore del quotidiano Libero nei
confronti del popolo meridionale: “Molta gente che è nutrita da un
sentimento di invidia, rabbia nei nostri confronti perchè subisce una sorta di
complesso di inferiorità. Io non credo ai complessi di inferiorità ma credo che
i meridionali, in molti casi, siano inferiori".
Mediaset
ha veicolato in diretta parole di assoluta gravità, mentre il conduttore della
trasmissione, Mario Giordano, ha fatto
ben poco per dissociarsi e condannare sufficientemente parole cosi gravi.
Ricordiamo,
in merito, cosa dice la nostra costituzione citandone alcuni passaggi ; L’Art.
3 della Costituzione stabilisce che “Tutti i cittadini hanno pari dignità
sociale”.
Quindi l’Art.3
riconosce il diritto all’eguaglianza e alla non discriminazione come riferita a
tutte le persone che risiedono in Italia, e chi fa comunicazione dovrebbe
saperlo.
Il nostro ordinamento punisce la discriminazione razziale a partire dalla
ratifica della Convenzione di New York del 7 marzo 1966, intervenuta
con la legge n. 654/ 1975, la c.d. «legge Reale», mediante la
quale, con gli altri Stati firmatari, si prese anche l’impegno politico di
eliminare ogni forma di razzismo, assumendosi l’obbligo di:
1. a) non attuare pratiche di discriminazione razziale verso individui, gruppi
o istituzioni e lavorare affinché tutte le istituzioni pubbliche, nazionali e
locali si uniformino;
2. b) non incoraggiare, non difendere e non appoggiare la discriminazione
razziale attuata da individui o organizzazioni;
3. c) adottare misure nuove ed efficaci per rivedere le politiche governative
nazionali e locali e per modificare, abrogare o annullare ogni legge ed ogni
normativa che crei o mantenga una discriminazione razziale;
4. d) vietare e porre fine con ogni mezzo – compresi nuovi strumenti normativi
– alla discriminazione razziale praticata da individui, gruppi o
organizzazioni;
5. e) favorire le organizzazioni e i movimenti integrazionisti multietnici
impegnati ad eliminare le barriere razziali e combattere tutto quanto rafforzi
la separazione razziale.
Ricordiamo
che per “propaganda razzista” si intende una condotta di manifestazione pubblica di personali convinzioni con
fine di condizionare l’opinione pubblica e modificare le idee e i comportamenti
dei destinatari e questa divulgazione costituisce reato perché è
suscettibile di ingenerare sentimenti di avversione e di odio sociale mediante
una “induzione” ed
una continua “persuasione” che
li giustifichi ed in qualche modo li legittimi ed è punita dall’articolo
3 della legge 13
ottobre 1975 con modifiche applicative giugno 1993.
-Si chiedono pertanto a
Mediaset le scuse ufficiali e la totale dissociazione dalle offese gratuite dell’ospite
Vittorio Feltri.
-Si chiede la radiazione
di Vittorio Feltri dalle trasmissioni Mediaset per non incorrere ancora in possibili gravi ed offensive affermazioni
verso la Costituzione e il popolo meridionale.
-Si chiedono altresì, le
scuse, la dissociazione, oltre che i provvedimenti del caso, a nostro avviso
non più rimandabili, da parte dell’Ordine
nazionale dei Giornalisti a salvaguardia del buon nome e della immagine della categoria, messi a
rischio dalle parole irresponsabili di uno
dei suoi iscritti.
In questo momento così
drammatico, in piena Pandemia mondiale, ci sarebbe ben altro a cui pensare
piuttosto che rincorrere le dichiarazione vergognose di chi incita all’odio
verso il “meridionale” visto come razza inferiore.
IL CDN DEL PARTITO DEL SUD
.
sabato 18 aprile 2020
Natale Cuccurese: “Altro che stereotipi negativi! Napoli città civile, solidale e all’avanguardia nell’affrontare il Coronavirus”
La sanità lombarda fallisce drammaticamente nella gestione dell’emergenza coronavirus, 11.377 morti su un totale di 21.645, in ossequio al dio profitto, la locomotiva d’Italia non si ferma, 450.000 aziende aperte su 800.000, ed alcune trasmissione televisive, alimentando i soliti stereotipi antimeridionali, sganciano le armi di distrazione di massa.
Come ha denunciato via facebook il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese: “Continua senza sosta l’attacco mediatico nei confronti di Napoli. I napoletani si comportano bene, che peccato...”
Il riferimento è all’inviata di Agorà che rimasta delusa dai napoletani ha esclamato: “Non siamo fortunati in questo momento, si stanno comportando bene”.
“Napoli – ha affermato con forza Cuccurese – non solo sta rispettando le regole con scrupolo, non solo sta mostrando grande umanità e solidarietà ma è anche all’avanguardia nell’affrontare il Coronavirus”.
La sanità lombarda fallisce drammaticamente nella gestione dell’emergenza coronavirus, 11.377 morti su un totale di 21.645, in ossequio al dio profitto, la locomotiva d’Italia non si ferma, 450.000 aziende aperte su 800.000, ed alcune trasmissione televisive, alimentando i soliti stereotipi antimeridionali, sganciano le armi di distrazione di massa.
Come ha denunciato via facebook il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese: “Continua senza sosta l’attacco mediatico nei confronti di Napoli. I napoletani si comportano bene, che peccato...”
Il riferimento è all’inviata di Agorà che rimasta delusa dai napoletani ha esclamato: “Non siamo fortunati in questo momento, si stanno comportando bene”.
“Napoli – ha affermato con forza Cuccurese – non solo sta rispettando le regole con scrupolo, non solo sta mostrando grande umanità e solidarietà ma è anche all’avanguardia nell’affrontare il Coronavirus”.
martedì 14 aprile 2020
Il Partito del Sud, Natale Cuccurese: “Scuole chiuse fino a settembre. Il conto, come sempre, lo pagano le classi e i territori più deboli!”
Alla stregua di un reagente chimico, il Covid-19 sta evidenziando tutte le sperequazioni e le diseguaglianze sociali, civili, economiche e territoriali che caratterizzano il nostro Paese.
Se l’attuazione della didattica a distanza rappresenta una risposta per salvaguardare il diritto allo studio degli studenti durante l’emergenza coronavirus, allo stesso tempo, tuttavia, sembra che l’emergenza venga utilizzata per giustificare l’attuazione radicale della digitalizzazione del sistema d’istruzione nazionale con delle notevoli ricadute negative sia sul piano della libertà d’insegnamento, sia sul piano occupazionale che su quello sociale e territoriale.
Come a questo proposito ha osservato il costituzionalista emerito della “Federico II” Massimo Villone: “Il quotidiano la Repubblica riferisce che molte famiglie non dispongono dell’accesso alla rete o di un tablet. L’innovazione può in tal caso accrescere la diseguaglianza, piuttosto che il contrario. Ed è nel Sud che troviamo le più gravi carenze della rete e le peggiori condizioni socio-economiche delle famiglie”. (la Repubblica Napoli, 11 aprile 2020)
A sua volta, via social, nel commentare un articolo pubblicato sulla Rassegna Sindacale, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha dichiarato: “Scuole chiuse fino a settembre. Il conto, come sempre, lo pagano le classi e i territori più deboli!”.
“Il 41% degli studenti – ha precisato Cuccurese citando direttamente la rivista online – non ha un computer, ma anche il resto d’Italia non se la passa bene. Nell’emergenza bisogna investire e riflettere, perché il prossimo anno scolastico non sarà ordinario”.
“Nel Paese diseguale (senza vergogna) – ha concluso il Presidente del Partito del Sud – i divari sono certificati dai dati resi noti proprio in questi giorni dall’Istat e secondo i quali la percentuale di famiglie senza computer supera il 41% nel Mezzogiorno, con Calabria e Sicilia in testa (rispettivamente 46% e 44,4%), ed è di circa il 30% – comunque non poco – nelle altre aree del Paese”.
Prima di esaltare acriticamente le nuove tecnologie come panacea di tutti i mali, per farne, invece, uno strumento di controllo sempre più capillare, di esclusione e di ulteriore accrescimento delle diseguaglianze, si rifletta su questi dati e si mettano in campo delle serie politiche di perequazione sociale e territoriale, a partire dal rispetto del vincolo del 34% della spesa pubblica destinata al Sud.
Alla stregua di un reagente chimico, il Covid-19 sta evidenziando tutte le sperequazioni e le diseguaglianze sociali, civili, economiche e territoriali che caratterizzano il nostro Paese.
Se l’attuazione della didattica a distanza rappresenta una risposta per salvaguardare il diritto allo studio degli studenti durante l’emergenza coronavirus, allo stesso tempo, tuttavia, sembra che l’emergenza venga utilizzata per giustificare l’attuazione radicale della digitalizzazione del sistema d’istruzione nazionale con delle notevoli ricadute negative sia sul piano della libertà d’insegnamento, sia sul piano occupazionale che su quello sociale e territoriale.
Come a questo proposito ha osservato il costituzionalista emerito della “Federico II” Massimo Villone: “Il quotidiano la Repubblica riferisce che molte famiglie non dispongono dell’accesso alla rete o di un tablet. L’innovazione può in tal caso accrescere la diseguaglianza, piuttosto che il contrario. Ed è nel Sud che troviamo le più gravi carenze della rete e le peggiori condizioni socio-economiche delle famiglie”. (la Repubblica Napoli, 11 aprile 2020)
A sua volta, via social, nel commentare un articolo pubblicato sulla Rassegna Sindacale, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha dichiarato: “Scuole chiuse fino a settembre. Il conto, come sempre, lo pagano le classi e i territori più deboli!”.
“Il 41% degli studenti – ha precisato Cuccurese citando direttamente la rivista online – non ha un computer, ma anche il resto d’Italia non se la passa bene. Nell’emergenza bisogna investire e riflettere, perché il prossimo anno scolastico non sarà ordinario”.
“Nel Paese diseguale (senza vergogna) – ha concluso il Presidente del Partito del Sud – i divari sono certificati dai dati resi noti proprio in questi giorni dall’Istat e secondo i quali la percentuale di famiglie senza computer supera il 41% nel Mezzogiorno, con Calabria e Sicilia in testa (rispettivamente 46% e 44,4%), ed è di circa il 30% – comunque non poco – nelle altre aree del Paese”.
Prima di esaltare acriticamente le nuove tecnologie come panacea di tutti i mali, per farne, invece, uno strumento di controllo sempre più capillare, di esclusione e di ulteriore accrescimento delle diseguaglianze, si rifletta su questi dati e si mettano in campo delle serie politiche di perequazione sociale e territoriale, a partire dal rispetto del vincolo del 34% della spesa pubblica destinata al Sud.
Il governo commissari la Regione Lombardia!
In Lombardia e soprattutto a Milano ancora un aumento dei contagi.
La giunta leghista ieri dava la colpa al governo, oggi ai runner e ai cittadini poco ligi e domani...?!
Ovviamente si guardano bene dal chiedersi se c’entri con questo aumento la riaperture delle fabbriche, molte delle quali in deroga.
Non c’è però solo la Lombardia, avanza in termini di “eccellenza” della gestione dell’emergenza anche la giunta Cirio, in Piemonte, con la delibera della vergogna al riguardo delle residenza per anziani.
Intanto la giunta leghista lombarda si auto assolve da ogni responsabilità (Pio albergo Trivulzio, contagi nelle RSA, mancata zona rossa ad Alzano, pagliacciata dell’inaugurazione dell’inutile “ospedale” alla Fiera, ecc ecc) e ancora ciancia, si vanta ed incipria di una gestione eccellente che è solo nella loro fantasia...
Dovremo stare chiusi in casa fino alla notte dei tempi a causa di questi fenomeni della, presunta, “eccellenza” che per sovrannumero sono tutti i giorni in televisione..?!
Il governo commissari subito la Regione Lombardia.
#FontanaDimettiti
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La giunta leghista ieri dava la colpa al governo, oggi ai runner e ai cittadini poco ligi e domani...?!
Ovviamente si guardano bene dal chiedersi se c’entri con questo aumento la riaperture delle fabbriche, molte delle quali in deroga.
Non c’è però solo la Lombardia, avanza in termini di “eccellenza” della gestione dell’emergenza anche la giunta Cirio, in Piemonte, con la delibera della vergogna al riguardo delle residenza per anziani.
Intanto la giunta leghista lombarda si auto assolve da ogni responsabilità (Pio albergo Trivulzio, contagi nelle RSA, mancata zona rossa ad Alzano, pagliacciata dell’inaugurazione dell’inutile “ospedale” alla Fiera, ecc ecc) e ancora ciancia, si vanta ed incipria di una gestione eccellente che è solo nella loro fantasia...
Dovremo stare chiusi in casa fino alla notte dei tempi a causa di questi fenomeni della, presunta, “eccellenza” che per sovrannumero sono tutti i giorni in televisione..?!
Il governo commissari subito la Regione Lombardia.
#FontanaDimettiti
In Lombardia e soprattutto a Milano ancora un aumento dei contagi.
La giunta leghista ieri dava la colpa al governo, oggi ai runner e ai cittadini poco ligi e domani...?!
Ovviamente si guardano bene dal chiedersi se c’entri con questo aumento la riaperture delle fabbriche, molte delle quali in deroga.
Non c’è però solo la Lombardia, avanza in termini di “eccellenza” della gestione dell’emergenza anche la giunta Cirio, in Piemonte, con la delibera della vergogna al riguardo delle residenza per anziani.
Intanto la giunta leghista lombarda si auto assolve da ogni responsabilità (Pio albergo Trivulzio, contagi nelle RSA, mancata zona rossa ad Alzano, pagliacciata dell’inaugurazione dell’inutile “ospedale” alla Fiera, ecc ecc) e ancora ciancia, si vanta ed incipria di una gestione eccellente che è solo nella loro fantasia...
Dovremo stare chiusi in casa fino alla notte dei tempi a causa di questi fenomeni della, presunta, “eccellenza” che per sovrannumero sono tutti i giorni in televisione..?!
Il governo commissari subito la Regione Lombardia.
#FontanaDimettiti
La giunta leghista ieri dava la colpa al governo, oggi ai runner e ai cittadini poco ligi e domani...?!
Ovviamente si guardano bene dal chiedersi se c’entri con questo aumento la riaperture delle fabbriche, molte delle quali in deroga.
Non c’è però solo la Lombardia, avanza in termini di “eccellenza” della gestione dell’emergenza anche la giunta Cirio, in Piemonte, con la delibera della vergogna al riguardo delle residenza per anziani.
Intanto la giunta leghista lombarda si auto assolve da ogni responsabilità (Pio albergo Trivulzio, contagi nelle RSA, mancata zona rossa ad Alzano, pagliacciata dell’inaugurazione dell’inutile “ospedale” alla Fiera, ecc ecc) e ancora ciancia, si vanta ed incipria di una gestione eccellente che è solo nella loro fantasia...
Dovremo stare chiusi in casa fino alla notte dei tempi a causa di questi fenomeni della, presunta, “eccellenza” che per sovrannumero sono tutti i giorni in televisione..?!
Il governo commissari subito la Regione Lombardia.
#FontanaDimettiti
Il meridionalista Natale Cuccurese (Presidente del Partito del Sud): “Le misèrables. I media difendono il sistema Nord gettando fango sul Sud descritto come accattone, miserabile e mafioso”
Nonostante l’evidente fallimento politico delle Regioni settentrionali nella gestione a dir poco cinica e pressappochista dell’emergenza coronavirus – la sola Lombardia, in data odierna, conta 10.238 vittime, ossia, il 54% dei 18.849 morti totali in Italia, e passa tragicamente dai 4.800 morti del quinquennio 2015/2019 ai 17.000 morti del 2020 – il sistema Nord fa di tutto per occultare le responsabilità delle classi dirigenti locali, gli aspiranti Satapri promotori del regionalismo differenziato, utilizzando come arma di distrazione di massa i soliti cliches antimeridionali.
Come a questo proposito ha osservato via social il meridionalista Natale Cuccurese: “L’epidemia dei luoghi comuni contro Napoli al tempo del Coronavirus non si arresta. I media nazionali schierano quotidianamente l’artiglieria pesante per difendere la Lombardia. La narrazione mainstream della ‘parte sana del paese’ non può essere messa in discussione per nessun motivo, crollerebbe il sistema. Il Sud, visto solo come riserva di salariati a basso costo e discarica terzomondista, può essere descritto solo come accattone, miserabile e mafioso. La retorica dei misèrables!”
11/04/Fonte: Salvatore Lucchese-Vesuvianonews
.
Nonostante l’evidente fallimento politico delle Regioni settentrionali nella gestione a dir poco cinica e pressappochista dell’emergenza coronavirus – la sola Lombardia, in data odierna, conta 10.238 vittime, ossia, il 54% dei 18.849 morti totali in Italia, e passa tragicamente dai 4.800 morti del quinquennio 2015/2019 ai 17.000 morti del 2020 – il sistema Nord fa di tutto per occultare le responsabilità delle classi dirigenti locali, gli aspiranti Satapri promotori del regionalismo differenziato, utilizzando come arma di distrazione di massa i soliti cliches antimeridionali.
Come a questo proposito ha osservato via social il meridionalista Natale Cuccurese: “L’epidemia dei luoghi comuni contro Napoli al tempo del Coronavirus non si arresta. I media nazionali schierano quotidianamente l’artiglieria pesante per difendere la Lombardia. La narrazione mainstream della ‘parte sana del paese’ non può essere messa in discussione per nessun motivo, crollerebbe il sistema. Il Sud, visto solo come riserva di salariati a basso costo e discarica terzomondista, può essere descritto solo come accattone, miserabile e mafioso. La retorica dei misèrables!”
11/04/Fonte: Salvatore Lucchese-Vesuvianonews
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domenica 12 aprile 2020
BUONA PASQUA DAL PARTITO DEL SUD!
“Nascere non basta.
È per rinascere che siamo nati.
Ogni giorno.”
(Pablo Neruda)
È per rinascere che siamo nati.
Ogni giorno.”
(Pablo Neruda)
“Nascere non basta.
È per rinascere che siamo nati.
Ogni giorno.”
(Pablo Neruda)
È per rinascere che siamo nati.
Ogni giorno.”
(Pablo Neruda)
venerdì 10 aprile 2020
Il Partito del Sud, Natale Cuccurese: “No all’accordo capestro per l’Italia. Il Sud ne verrà distrutto”
Straziate dall’emergenza sanitaria coronavirus, che ne sta provocando anche il crollo economico e sociale, l’Italia e la Spagna chiedono solidarietà all’Unione Europea e in cambio ottengono ed accettano l’apertura del’Eurogruppo a finanziamenti con interessi da strozzini.
Ieri sera, osserva a questo proposito il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, “Dopo tante chiacchiere, tanti contrasti a questo punto solo apparenti, l’Italia accetta Mes e Sure esattamente come volevano Germania e Olanda. Nessun accenno ad Eurobond”.
In questo modo, prosegue Cuccurese, “Il governo apre la strada al Memorandum e alla Troika. Il tutto senza alcun passaggio parlamentare”.
“Ora – conclude il Presidente – Conte dica no al Mes e mantenga la parola data. In caso contrario ci ricorderemo a lungo di questo accordo che, coi prestiti, mette una corda al collo agli italiani per i prossimi anni, mentre il Sud ne verrà definitivamente distrutto”.
Straziate dall’emergenza sanitaria coronavirus, che ne sta provocando anche il crollo economico e sociale, l’Italia e la Spagna chiedono solidarietà all’Unione Europea e in cambio ottengono ed accettano l’apertura del’Eurogruppo a finanziamenti con interessi da strozzini.
Ieri sera, osserva a questo proposito il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, “Dopo tante chiacchiere, tanti contrasti a questo punto solo apparenti, l’Italia accetta Mes e Sure esattamente come volevano Germania e Olanda. Nessun accenno ad Eurobond”.
In questo modo, prosegue Cuccurese, “Il governo apre la strada al Memorandum e alla Troika. Il tutto senza alcun passaggio parlamentare”.
“Ora – conclude il Presidente – Conte dica no al Mes e mantenga la parola data. In caso contrario ci ricorderemo a lungo di questo accordo che, coi prestiti, mette una corda al collo agli italiani per i prossimi anni, mentre il Sud ne verrà definitivamente distrutto”.
lunedì 6 aprile 2020
Lab-Sud, lettera aperta al Ministro Giuseppe Provenzano
Egregio Ministro del Sud e della Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano,
Vista la situazione d’emergenza, sanitaria ed economica che sta investendo l’Italia tutta, con un particolare focus sul Sud, ed in virtù dell’importante incarico a Lei conferito, siamo come Laboratorio Sud, quale spazio di confronto, approfondimenti, di analisi e rinnovamento interpretativo della questione meridionale, di sperimentazione per la valorizzazione delle risorse umane e materiali, capace di stabilire un nesso tra modernità e trasformazione, perché il sud sia sempre più risorsa del Paese e non marginalizzato a solo mercato di sfruttamento e consumo, abbiamo ritenuto utile ad indirizzarLe una lettera aperta su importanti temi di attualità su cui siamo particolarmente sensibili e interessati alla sua opinione.
Autonomia differenziata
La Regione Emilia-Romagna ponendosi in scia alle egoistiche richieste in materia di Autonomia differenziata delle Regioni leghiste, Lombardia e Veneto, e i Presidenti Bonaccini, Fontana e Zaia, malgrado le evidenze della crisi sanitaria, che ha messo in drammatica luce come solo un SSN coeso e non diviso possa affrontare realisticamente situazioni di emergenza nazionale, ponendo all’indice proprio alcune delle decisioni prese a livello regionale in un coacervo di decreti locali a volte in contraddizione fra di loro, insistono irrealisticamente nelle loro pretese.
Oggi l’epidemia causata dall’emergenza Covid19 ha posto in evidenza la gravità della situazione in campo sanitario, messa in risalto anche dall’Oms, in relazione proprio al dedalo di regole male applicate e contraddittorie fra le diverse Regioni che si comportano, nei fatti ed in tutta evidenza, come staterelli autonomi e fuori controllo. Data la caotica situazione sarebbe il caso a nostro avviso, vista l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, di richiedere l’applicazione immediata dell’articolo 120 della Costituzione laddove prevede la facoltà del Governo di sostituirsi agli organi territoriali in caso di gravi pericoli per la sicurezza pubblica.
È utile ricordare come nell’ultimo decennio tutti i governi hanno attinto alla spesa sanitaria per esigenze di finanza pubblica, sgretolando progressivamente la più grande opera pubblica mai costruita in Italia. Servono decisioni politiche e azioni immediate per invertire questa tendenza affinchè la Repubblica possa nuovamente garantire il diritto alla tutela della salute e della cura a tutti i cittadini italiani, in modo paritario e senza differenze territoriali, evitando di continuare ad insistere con le privatizzazioni, come da tempo stanno facendo i tre presidenti “secessionisti”. Occorre assicurare una omogeneità sempre più spinta nei Livelli Essenziali di Assistenza. Una omogeneità che solo una sanità nuovamente e pressoché integralmente in mano allo Stato nazionale può assicurare. Il Robin Hood al contrario del servizio sanitario che sottrae quattrini ai poveri e li dona ai ricchi è uno dei fattori che determinano l’allargamento della forbice delle disuguaglianze in campo sanitario tra i cittadini del Sud, del Centro e del Nord. Inoltre non bisogna dimenticare che il disegno “secessionista”dell’Autonomia differenziata punta a realizzare un sistema scolastico secondario regionale autonomo e diverso da quello statale che gestisca edilizia scolastica, programmazione didattica e personale attraverso il trasferimento delle necessarie risorse umane, finanziarie e strumentali. Di fatto si andrebbe verso un sistema scolastico regionale parallelo a quello statale che non può portare a nulla di buono per l’intero Paese. L’unità del Paese e della Repubblica si fonda su un sistema legislativo e fiscale uguale per tutti i cittadini e sull’uguaglianza dell’accesso ai servizi pubblici, dalla scuola, alla sanità, alle pensioni.
L’autonomia differenziata liquida definitivamente tutto ciò che tiene unito il Paese, annullando ogni Patto di Solidarietà, ed ha l’obiettivo di condurlo verso la privatizzazione dei servizi a vantaggio di pochi e a danno dei più, colpendo tutti i cittadini, quelli del nord come quelli del sud. Il progetto di Autonomia regionale è un progetto che non abbiamo timore a definire eversivo perché lede i principi e i diritti sociali previsti nella prima parte della Costituzione, che di fatto verrebbero annullati.
Inoltre pochi giorni fa la sentenza la Corte Costituzionale con la sentenza n. 44/2020 ha smontato (con un ragionamento consequenziale) come infondata, la richiesta di trattenere il “Residuo fiscale” su cui era imperniata la richiesta di Autonomia differenziata delle regioni leghiste, dato che questo “residuo” nella realtà non esiste. Questa sentenza della Corte Costituzionale afferma un principio essenziale e cioè che i diritti sono nazionali e che le richieste di alcuni governatori regionali sono, oltre che inopportuni, anche incostituzionali.
Fondi Coesione
I fondi UE sono quasi sempre fondi “strutturali”, cioè intendono intervenire su quelle che sono, appunto, le carenze strutturali e innovative di alcune regioni d’Europa, tra cui il Sud Italia. L’emergenza Covid19 è invece una situazione contingente e sicuramente passeggera, ha quindi bisogno di fondi in grado di intervenire sulle carenze determinate dal fermo dell’intero Paese in questo periodo lungo o corto che sia.
Ecco perché chiediamo che il Governo non dirotti in alcun modo i fondi UE su altre aree del Paese se non al Sud come previsto. Non è una questione di solidarietà, è una questione di lungimiranza, abbiamo una parte del Paese che, finita l’emergenza, potrà riprendere a correre, un’altra parte, il Sud, che tornerà ad arrancare.
Proviamo a chiarire: Il Sole 24 ore ha titolato l’11 marzo scorso: ”Sui fondi Ue prove di solidarietà dalle regioni del Sud verso il Nord. La rimodulazione delle risorse “. Purtroppo già negli anni passati i governi, tutti a trazione nordista, ad esempio con le risorse del Fas prioritariamente destinate al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare questi fondi a Nord (per il pagamento delle multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.), riducendo nel tempo il Sud in povertà nera, come certificato da Eurispes, data la sottrazione di risorse spettanti, a favore del Nord, di 840 Mld di € nel solo periodo 2000/2017.
Non è pensabile continuare su questo indirizzo. Al Sud serve una immediata immissione di liquidità in aiuto alle imprese e ai cittadini, oltre che la sospensione di scadenze, tasse, mutui e ogni tipo di impegno bancario. Le attività commerciali, artigianali, produttive autonome in genere, già in ginocchio, saranno rase al suolo da questo periodo di chiusura: vanno sostenute! Senza sostegno alle imprese la disoccupazione salirà ancora dagli attuali livelli record, il che porterà a continuare in quella emigrazione epocale che già due anni fa ha indotto l’OCSE a lanciare un allarme, ovviamente ignorato, al governo italiano dell’epoca. Con l’emigrazione aumenterà inevitabilmente anche la desertificazione demografica, anche questa a livelli record.
Già da un decennio il sud è la Macroregione più povera d’Europa, nell’indifferenza governativa che parla ciclicamente di “Piani per il Sud” mai realizzati, ora dopo questo tsunami, se non sostenuto adeguatamente, resterà in piedi ben poco dell’apparato produttivo meridionale. La solidarietà è un’ottima cosa, se si può fare, altrimenti diventa incoscienza, soprattutto dopo le continue spoliazioni di questi ultimi decenni, mentre, come visto sopra, alcune regioni del Nord continuano imperterrite a chiedere la “Secessione dei ricchi”.
Il tutto in una situazione che, peraltro ha visto la Sanità nel Sud commissariata in quasi tutte le regioni per anni e che oggi si trova ad affrontare l’emergenza con pochi ospedali, causa tagli di bilancio, e pochissimi DPI per il personale sanitario, il che rende inutile la corsa fatta per incrementare i posti letto di terapia intensiva.
Ricordiamo solo per dovere di cronaca che dal 2000 al 2017 ogni cittadino calabrese ha ricevuto pro capite 15,9 euro per investimenti fissi in sanità dal bilancio della Repubblica italiana. Ogni cittadino piemontese tre volte tanto (44,1), chi è nato in Emilia-Romagna cinque volte di più (84,4), ai cittadini veneti la dote personale (61,3) è pari a quattro volte la spesa pubblica attribuita a un abitante di Vibo Valentia o di Reggio Calabria. Campani e pugliesi si devono accontentare della metà esatta di quanto ricevono i lombardi e di un terzo di quello che incassano i veneti. Questo certificano i Conti Pubblici Territoriali della Repubblica italiana voluti da Carlo Azeglio Ciampi per cercare almeno di capire a che cosa avrebbe condotto, anno dopo anno, la scelta di abolire il servizio sanitario nazionale e la nascita dei venti staterelli regionali in guerra tra di loro. Ci permettiamo, altresì, di ricordare che, parola della Corte dei Conti, il peggioramento dei conti della sanità pubblica italiana è interamente attribuibile a Regioni a statuto ordinario del Nord, a partire dal Piemonte.
Inoltre la Commissione europea, nel quadro dell’iniziativa “Coronavirus Response Investment Initiative”, il 13 febbraio scorso ha dato il via libera alla spesa sanitaria e ha in parte sburocratizzato il sistema di aiuti per le imprese e i cittadini. Le nuove regole europee, tra cui la nuova ammissibiità delle spese sanitarie, stabiliscono che le risorse non spese sulla programmazione in corso vengono raccolte a livello centrale. Le Regione del Sud hanno maggiori residui, in virtù di dotazioni finanziarie più elevate ma anche a fronte di più bassi investimenti nazionali.
Fonti stampa informano che sul tavolo dei Presidenti delle Regioni sarebbe pervenuta una sua comunicazione in cui si chiede di riprogrammare le risorse a valere sul programma 2014-20 specificando che “l’eventuale maggiore contributo di risorse aggiuntive delle Regioni meridionali all’emergenza Coronavirus, (…) dovrebbe essere oggetto di una successiva ‘compensazione intertemporale’, che avverrebbe attraverso un ristoro premile di risorse dal Fondo di Sviluppo e Coesione per le Suddette Regioni nel ciclo di programmazione 2021-27, da prevedersi nel prossimo Documento di Economia e Finanza e da definire nell’ambito della legge di Bilancio 2021”. Vorremmo sapere da Lei se questa notizia è fondata e nel caso le motivazioni di una scelta che può apparire come una sottrazione (l’ennesima) di fondi al Sud a vantaggio del Nord, in cambio di una futura promessa di risarcimento.
C’è chi continua senza posa a gettare benzina sul fuoco sulla divisione tra Nord e Sud.
A Palermo nei giorni scorsi non c’è stato nessun assalto di manzoniana memoria ai supermercati come descritto per giorni dai media. Ad un tentativo di pochi disperati di non pagare alle casse per la mancanza di denaro, si è aggiunto un video che gira sui social e un gruppo su Facebook che invita populisticamente alla “
rivoluzione
“, o poco più, il che ha spinto a rafforzare i controlli. Al momento nessun “saccheggio”
o “esproprio proletario”. In un Sud che i governi hanno ridotto allo stremo, come visto con il furto sistematico negli ultimi vent’anni di più di 840 Mld di € a favore del Nord, monta però una sorda rabbia.
o “esproprio proletario”. In un Sud che i governi hanno ridotto allo stremo, come visto con il furto sistematico negli ultimi vent’anni di più di 840 Mld di € a favore del Nord, monta però una sorda rabbia.
Il governo dopo il Decreto dei giorni scorsi deve rapidamente intervenire con finanziamenti strutturali capaci di mettere in tranquillità la parte meno protetta della popolazione. I 400 Milioni di Euro stanziati sono un utile inizio ma non bastano, visto che anche nella distribuzione dei 400 milioni per la “solidarietà alimentare” si continua, con le solite logiche a danno delle classi più deboli e indigenti, che guarda caso si trovano in maggioranza al Sud.
L’80% di questi fondi è infatti semplicemente distribuito in parti uguali fra i comuni in base al numero degli abitanti. Indifferentemente, al comune più ricco così come a quello più povero. Per cui i comuni con pochi indigenti avranno da dividere di più fra i loro cittadini in difficoltà, viceversa per i comuni con molti indigenti. Solo il 20% sarà distribuito in base a criteri perequativi. “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.”
Serve un reddito di quarantena, come misura strutturale in prospettiva non emergenziale, una misura incondizionata, strumento contro il ricatto della precarietà e del lavoro nero che ridi
stribuisca la ricchezza contro l’avanzare della povertà.
stribuisca la ricchezza contro l’avanzare della povertà.
Intanto, come sciacalli, giornali e televisioni danno fra le righe la spiegazione più semplice per possibili disordini al Sud, quella lombrosianamente più comprensibile per un Paese intriso di razzismo e rancore, la solita da decenni: “
i meridionali sono tutti mafiosi”! Farebbero di tutto pur di negare l’evidente ingiustizia di questo Paese a due velocità, di tutto pur di negare la necessità di qualsiasi intervento redistributivo o la creazione di un RdQ (a Sud come a Nord) per alleviare la sofferenza di masse sempre più numerose, man mano che la “quarantena“ si protrae, di cittadini già ridotti allo stremo da decenni di politiche di austerità volute dai governi da decenni alla guida del Paese, da sempre complici ed esecutori pedissequi dei diktat europei.
Visto quanto sopra Le chiediamo se è sua intenzione chiedere il ritiro dell’intesa fra Regioni e Governo (tutt’ora secretata) o quanto meno chiederne la sospensione per avviare un dibattito pubblico che su un tema così rilevante non è ancora stato portato avanti dopo la modifica del Titolo V della Costituzione, che dal 2001 non ha mai definito i Lep.
Inoltre, Come avrà capito
,
vorremmo in poche parole sapere, come le scelte indicate e rivendicate dai Presidenti di Regione “secessionisti” sui temi sopra esposti e alcune scelte dei governi passati , ma anche dell’attuale Governo, siano compatibili con la sua visione progressista e meridionalista.
vorremmo in poche parole sapere, come le scelte indicate e rivendicate dai Presidenti di Regione “secessionisti” sui temi sopra esposti e alcune scelte dei governi passati , ma anche dell’attuale Governo, siano compatibili con la sua visione progressista e meridionalista.
Pronti anche ad un eventuale dibattito-confronto, e restando comunque in attesa di una sua gradita risposta la salutiamo augurandoLe buon lavoro a vantaggio di tutti i cittadini italiani, nessuno escluso.
Natale Cuccurese, Loredana Marino
Laboratorio Sud
Fonte: Transform!italia
Egregio Ministro del Sud e della Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano,
Vista la situazione d’emergenza, sanitaria ed economica che sta investendo l’Italia tutta, con un particolare focus sul Sud, ed in virtù dell’importante incarico a Lei conferito, siamo come Laboratorio Sud, quale spazio di confronto, approfondimenti, di analisi e rinnovamento interpretativo della questione meridionale, di sperimentazione per la valorizzazione delle risorse umane e materiali, capace di stabilire un nesso tra modernità e trasformazione, perché il sud sia sempre più risorsa del Paese e non marginalizzato a solo mercato di sfruttamento e consumo, abbiamo ritenuto utile ad indirizzarLe una lettera aperta su importanti temi di attualità su cui siamo particolarmente sensibili e interessati alla sua opinione.
Autonomia differenziata
La Regione Emilia-Romagna ponendosi in scia alle egoistiche richieste in materia di Autonomia differenziata delle Regioni leghiste, Lombardia e Veneto, e i Presidenti Bonaccini, Fontana e Zaia, malgrado le evidenze della crisi sanitaria, che ha messo in drammatica luce come solo un SSN coeso e non diviso possa affrontare realisticamente situazioni di emergenza nazionale, ponendo all’indice proprio alcune delle decisioni prese a livello regionale in un coacervo di decreti locali a volte in contraddizione fra di loro, insistono irrealisticamente nelle loro pretese.
Oggi l’epidemia causata dall’emergenza Covid19 ha posto in evidenza la gravità della situazione in campo sanitario, messa in risalto anche dall’Oms, in relazione proprio al dedalo di regole male applicate e contraddittorie fra le diverse Regioni che si comportano, nei fatti ed in tutta evidenza, come staterelli autonomi e fuori controllo. Data la caotica situazione sarebbe il caso a nostro avviso, vista l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, di richiedere l’applicazione immediata dell’articolo 120 della Costituzione laddove prevede la facoltà del Governo di sostituirsi agli organi territoriali in caso di gravi pericoli per la sicurezza pubblica.
È utile ricordare come nell’ultimo decennio tutti i governi hanno attinto alla spesa sanitaria per esigenze di finanza pubblica, sgretolando progressivamente la più grande opera pubblica mai costruita in Italia. Servono decisioni politiche e azioni immediate per invertire questa tendenza affinchè la Repubblica possa nuovamente garantire il diritto alla tutela della salute e della cura a tutti i cittadini italiani, in modo paritario e senza differenze territoriali, evitando di continuare ad insistere con le privatizzazioni, come da tempo stanno facendo i tre presidenti “secessionisti”. Occorre assicurare una omogeneità sempre più spinta nei Livelli Essenziali di Assistenza. Una omogeneità che solo una sanità nuovamente e pressoché integralmente in mano allo Stato nazionale può assicurare. Il Robin Hood al contrario del servizio sanitario che sottrae quattrini ai poveri e li dona ai ricchi è uno dei fattori che determinano l’allargamento della forbice delle disuguaglianze in campo sanitario tra i cittadini del Sud, del Centro e del Nord. Inoltre non bisogna dimenticare che il disegno “secessionista”dell’Autonomia differenziata punta a realizzare un sistema scolastico secondario regionale autonomo e diverso da quello statale che gestisca edilizia scolastica, programmazione didattica e personale attraverso il trasferimento delle necessarie risorse umane, finanziarie e strumentali. Di fatto si andrebbe verso un sistema scolastico regionale parallelo a quello statale che non può portare a nulla di buono per l’intero Paese. L’unità del Paese e della Repubblica si fonda su un sistema legislativo e fiscale uguale per tutti i cittadini e sull’uguaglianza dell’accesso ai servizi pubblici, dalla scuola, alla sanità, alle pensioni.
L’autonomia differenziata liquida definitivamente tutto ciò che tiene unito il Paese, annullando ogni Patto di Solidarietà, ed ha l’obiettivo di condurlo verso la privatizzazione dei servizi a vantaggio di pochi e a danno dei più, colpendo tutti i cittadini, quelli del nord come quelli del sud. Il progetto di Autonomia regionale è un progetto che non abbiamo timore a definire eversivo perché lede i principi e i diritti sociali previsti nella prima parte della Costituzione, che di fatto verrebbero annullati.
Inoltre pochi giorni fa la sentenza la Corte Costituzionale con la sentenza n. 44/2020 ha smontato (con un ragionamento consequenziale) come infondata, la richiesta di trattenere il “Residuo fiscale” su cui era imperniata la richiesta di Autonomia differenziata delle regioni leghiste, dato che questo “residuo” nella realtà non esiste. Questa sentenza della Corte Costituzionale afferma un principio essenziale e cioè che i diritti sono nazionali e che le richieste di alcuni governatori regionali sono, oltre che inopportuni, anche incostituzionali.
Fondi Coesione
I fondi UE sono quasi sempre fondi “strutturali”, cioè intendono intervenire su quelle che sono, appunto, le carenze strutturali e innovative di alcune regioni d’Europa, tra cui il Sud Italia. L’emergenza Covid19 è invece una situazione contingente e sicuramente passeggera, ha quindi bisogno di fondi in grado di intervenire sulle carenze determinate dal fermo dell’intero Paese in questo periodo lungo o corto che sia.
Ecco perché chiediamo che il Governo non dirotti in alcun modo i fondi UE su altre aree del Paese se non al Sud come previsto. Non è una questione di solidarietà, è una questione di lungimiranza, abbiamo una parte del Paese che, finita l’emergenza, potrà riprendere a correre, un’altra parte, il Sud, che tornerà ad arrancare.
Proviamo a chiarire: Il Sole 24 ore ha titolato l’11 marzo scorso: ”Sui fondi Ue prove di solidarietà dalle regioni del Sud verso il Nord. La rimodulazione delle risorse “. Purtroppo già negli anni passati i governi, tutti a trazione nordista, ad esempio con le risorse del Fas prioritariamente destinate al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare questi fondi a Nord (per il pagamento delle multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.), riducendo nel tempo il Sud in povertà nera, come certificato da Eurispes, data la sottrazione di risorse spettanti, a favore del Nord, di 840 Mld di € nel solo periodo 2000/2017.
Non è pensabile continuare su questo indirizzo. Al Sud serve una immediata immissione di liquidità in aiuto alle imprese e ai cittadini, oltre che la sospensione di scadenze, tasse, mutui e ogni tipo di impegno bancario. Le attività commerciali, artigianali, produttive autonome in genere, già in ginocchio, saranno rase al suolo da questo periodo di chiusura: vanno sostenute! Senza sostegno alle imprese la disoccupazione salirà ancora dagli attuali livelli record, il che porterà a continuare in quella emigrazione epocale che già due anni fa ha indotto l’OCSE a lanciare un allarme, ovviamente ignorato, al governo italiano dell’epoca. Con l’emigrazione aumenterà inevitabilmente anche la desertificazione demografica, anche questa a livelli record.
Già da un decennio il sud è la Macroregione più povera d’Europa, nell’indifferenza governativa che parla ciclicamente di “Piani per il Sud” mai realizzati, ora dopo questo tsunami, se non sostenuto adeguatamente, resterà in piedi ben poco dell’apparato produttivo meridionale. La solidarietà è un’ottima cosa, se si può fare, altrimenti diventa incoscienza, soprattutto dopo le continue spoliazioni di questi ultimi decenni, mentre, come visto sopra, alcune regioni del Nord continuano imperterrite a chiedere la “Secessione dei ricchi”.
Il tutto in una situazione che, peraltro ha visto la Sanità nel Sud commissariata in quasi tutte le regioni per anni e che oggi si trova ad affrontare l’emergenza con pochi ospedali, causa tagli di bilancio, e pochissimi DPI per il personale sanitario, il che rende inutile la corsa fatta per incrementare i posti letto di terapia intensiva.
Ricordiamo solo per dovere di cronaca che dal 2000 al 2017 ogni cittadino calabrese ha ricevuto pro capite 15,9 euro per investimenti fissi in sanità dal bilancio della Repubblica italiana. Ogni cittadino piemontese tre volte tanto (44,1), chi è nato in Emilia-Romagna cinque volte di più (84,4), ai cittadini veneti la dote personale (61,3) è pari a quattro volte la spesa pubblica attribuita a un abitante di Vibo Valentia o di Reggio Calabria. Campani e pugliesi si devono accontentare della metà esatta di quanto ricevono i lombardi e di un terzo di quello che incassano i veneti. Questo certificano i Conti Pubblici Territoriali della Repubblica italiana voluti da Carlo Azeglio Ciampi per cercare almeno di capire a che cosa avrebbe condotto, anno dopo anno, la scelta di abolire il servizio sanitario nazionale e la nascita dei venti staterelli regionali in guerra tra di loro. Ci permettiamo, altresì, di ricordare che, parola della Corte dei Conti, il peggioramento dei conti della sanità pubblica italiana è interamente attribuibile a Regioni a statuto ordinario del Nord, a partire dal Piemonte.
Inoltre la Commissione europea, nel quadro dell’iniziativa “Coronavirus Response Investment Initiative”, il 13 febbraio scorso ha dato il via libera alla spesa sanitaria e ha in parte sburocratizzato il sistema di aiuti per le imprese e i cittadini. Le nuove regole europee, tra cui la nuova ammissibiità delle spese sanitarie, stabiliscono che le risorse non spese sulla programmazione in corso vengono raccolte a livello centrale. Le Regione del Sud hanno maggiori residui, in virtù di dotazioni finanziarie più elevate ma anche a fronte di più bassi investimenti nazionali.
Fonti stampa informano che sul tavolo dei Presidenti delle Regioni sarebbe pervenuta una sua comunicazione in cui si chiede di riprogrammare le risorse a valere sul programma 2014-20 specificando che “l’eventuale maggiore contributo di risorse aggiuntive delle Regioni meridionali all’emergenza Coronavirus, (…) dovrebbe essere oggetto di una successiva ‘compensazione intertemporale’, che avverrebbe attraverso un ristoro premile di risorse dal Fondo di Sviluppo e Coesione per le Suddette Regioni nel ciclo di programmazione 2021-27, da prevedersi nel prossimo Documento di Economia e Finanza e da definire nell’ambito della legge di Bilancio 2021”. Vorremmo sapere da Lei se questa notizia è fondata e nel caso le motivazioni di una scelta che può apparire come una sottrazione (l’ennesima) di fondi al Sud a vantaggio del Nord, in cambio di una futura promessa di risarcimento.
C’è chi continua senza posa a gettare benzina sul fuoco sulla divisione tra Nord e Sud.
A Palermo nei giorni scorsi non c’è stato nessun assalto di manzoniana memoria ai supermercati come descritto per giorni dai media. Ad un tentativo di pochi disperati di non pagare alle casse per la mancanza di denaro, si è aggiunto un video che gira sui social e un gruppo su Facebook che invita populisticamente alla “
rivoluzione
“, o poco più, il che ha spinto a rafforzare i controlli. Al momento nessun “saccheggio”
o “esproprio proletario”. In un Sud che i governi hanno ridotto allo stremo, come visto con il furto sistematico negli ultimi vent’anni di più di 840 Mld di € a favore del Nord, monta però una sorda rabbia.
o “esproprio proletario”. In un Sud che i governi hanno ridotto allo stremo, come visto con il furto sistematico negli ultimi vent’anni di più di 840 Mld di € a favore del Nord, monta però una sorda rabbia.
Il governo dopo il Decreto dei giorni scorsi deve rapidamente intervenire con finanziamenti strutturali capaci di mettere in tranquillità la parte meno protetta della popolazione. I 400 Milioni di Euro stanziati sono un utile inizio ma non bastano, visto che anche nella distribuzione dei 400 milioni per la “solidarietà alimentare” si continua, con le solite logiche a danno delle classi più deboli e indigenti, che guarda caso si trovano in maggioranza al Sud.
L’80% di questi fondi è infatti semplicemente distribuito in parti uguali fra i comuni in base al numero degli abitanti. Indifferentemente, al comune più ricco così come a quello più povero. Per cui i comuni con pochi indigenti avranno da dividere di più fra i loro cittadini in difficoltà, viceversa per i comuni con molti indigenti. Solo il 20% sarà distribuito in base a criteri perequativi. “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.”
Serve un reddito di quarantena, come misura strutturale in prospettiva non emergenziale, una misura incondizionata, strumento contro il ricatto della precarietà e del lavoro nero che ridi
stribuisca la ricchezza contro l’avanzare della povertà.
stribuisca la ricchezza contro l’avanzare della povertà.
Intanto, come sciacalli, giornali e televisioni danno fra le righe la spiegazione più semplice per possibili disordini al Sud, quella lombrosianamente più comprensibile per un Paese intriso di razzismo e rancore, la solita da decenni: “
i meridionali sono tutti mafiosi”! Farebbero di tutto pur di negare l’evidente ingiustizia di questo Paese a due velocità, di tutto pur di negare la necessità di qualsiasi intervento redistributivo o la creazione di un RdQ (a Sud come a Nord) per alleviare la sofferenza di masse sempre più numerose, man mano che la “quarantena“ si protrae, di cittadini già ridotti allo stremo da decenni di politiche di austerità volute dai governi da decenni alla guida del Paese, da sempre complici ed esecutori pedissequi dei diktat europei.
Visto quanto sopra Le chiediamo se è sua intenzione chiedere il ritiro dell’intesa fra Regioni e Governo (tutt’ora secretata) o quanto meno chiederne la sospensione per avviare un dibattito pubblico che su un tema così rilevante non è ancora stato portato avanti dopo la modifica del Titolo V della Costituzione, che dal 2001 non ha mai definito i Lep.
Inoltre, Come avrà capito
,
vorremmo in poche parole sapere, come le scelte indicate e rivendicate dai Presidenti di Regione “secessionisti” sui temi sopra esposti e alcune scelte dei governi passati , ma anche dell’attuale Governo, siano compatibili con la sua visione progressista e meridionalista.
vorremmo in poche parole sapere, come le scelte indicate e rivendicate dai Presidenti di Regione “secessionisti” sui temi sopra esposti e alcune scelte dei governi passati , ma anche dell’attuale Governo, siano compatibili con la sua visione progressista e meridionalista.
Pronti anche ad un eventuale dibattito-confronto, e restando comunque in attesa di una sua gradita risposta la salutiamo augurandoLe buon lavoro a vantaggio di tutti i cittadini italiani, nessuno escluso.
Natale Cuccurese, Loredana Marino
Laboratorio Sud
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