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martedì 31 dicembre 2019
Buon Anno dal Partito del Sud!
Buon 2020 a tutti !
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti amici che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.
Buon 2020 a tutti !
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti amici che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.
domenica 29 dicembre 2019
ELEZIONI REGIONALI IN EMILIA ROMAGNA: IL PARTITO DEL SUD E' CON "L'ALTRA EMILIA ROMAGNA", PER IL RITIRO DI OGNI FORMA DI AUTONOMIA DIFFERENZIATA ! !
L’Altra Emilia-Romagna che riunisce attivisti impegnati in liste civiche, movimenti e vertenze territoriali, nonché esponenti di Rifondazione Comunista, del Partito Comunista Italiano e del Partito del Sud, conferma la “propria collocazione di alternativa ai poli politici esistenti.
Dichiara Natale Cuccurese, Presidente nazionale del Partito del Sud. "Ho volentieri ho accettato la candidatura per la Lista “L’Altra Emilia Romagna”- alla prossime Elezioni Regionali del 26 Gennaio 2020 nel collegio di Reggio Emilia - per portare, anche come Partito del Sud, un doveroso contributo meridionalista progressista gramsciano ad una lista non a caso schierata con decisione contro ogni tipo di Regionalismo differenziato, un progetto eversivo per la tenuta dell’unità nazionale".
L'Altra Emilia-Romagna, è infatti, come dice il candidato Presidente Stefano Lugli, “l'unica lista che si oppone alle destre con un progetto politico a favore dei beni comuni e contro le privatizzazioni, per il lavoro stabile e sicuro, contro la precarietà e le false cooperative, per la sostenibilità ambientale contro le grandi opere autostradali, per l'unità delle regioni nel chiedere al governo adeguate risorse per i diritti dei cittadini contro l'autonomia regionale che realizza il sogno leghista della secessione, per il vero cambiamento di cui questa regione ha bisogno".
Dal Programma de L'Altra Emilia Romagna: "No all’autonomia regionale. Chiederne il ritiro sarà uno dei nostri primi atti una volta eletti".
Il link con il programma completo : https://www.altraemiliaromagna.org/il-programma/
Le liste dei candidati nel collegio provinciale di REGGIO EMILIA:
Nicolas Zanoni (operaio), Araceli Barrús de Andrés (infermiera), Massimo Comunale (medico), Monica Vender (libera professionista), Selene Prodi (commerciante), Natale Cuccurese (segretario nazionale Partito del Sud, consigliere comunale civico a Quattro Castella).
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L’Altra Emilia-Romagna che riunisce attivisti impegnati in liste civiche, movimenti e vertenze territoriali, nonché esponenti di Rifondazione Comunista, del Partito Comunista Italiano e del Partito del Sud, conferma la “propria collocazione di alternativa ai poli politici esistenti.
Dichiara Natale Cuccurese, Presidente nazionale del Partito del Sud. "Ho volentieri ho accettato la candidatura per la Lista “L’Altra Emilia Romagna”- alla prossime Elezioni Regionali del 26 Gennaio 2020 nel collegio di Reggio Emilia - per portare, anche come Partito del Sud, un doveroso contributo meridionalista progressista gramsciano ad una lista non a caso schierata con decisione contro ogni tipo di Regionalismo differenziato, un progetto eversivo per la tenuta dell’unità nazionale".
L'Altra Emilia-Romagna, è infatti, come dice il candidato Presidente Stefano Lugli, “l'unica lista che si oppone alle destre con un progetto politico a favore dei beni comuni e contro le privatizzazioni, per il lavoro stabile e sicuro, contro la precarietà e le false cooperative, per la sostenibilità ambientale contro le grandi opere autostradali, per l'unità delle regioni nel chiedere al governo adeguate risorse per i diritti dei cittadini contro l'autonomia regionale che realizza il sogno leghista della secessione, per il vero cambiamento di cui questa regione ha bisogno".
Dal Programma de L'Altra Emilia Romagna: "No all’autonomia regionale. Chiederne il ritiro sarà uno dei nostri primi atti una volta eletti".
Il link con il programma completo : https://www.altraemiliaromagna.org/il-programma/
Le liste dei candidati nel collegio provinciale di REGGIO EMILIA:
Nicolas Zanoni (operaio), Araceli Barrús de Andrés (infermiera), Massimo Comunale (medico), Monica Vender (libera professionista), Selene Prodi (commerciante), Natale Cuccurese (segretario nazionale Partito del Sud, consigliere comunale civico a Quattro Castella).
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martedì 24 dicembre 2019
AUGURI DI BUON NATALE DAL PARTITO DEL SUD
Auguri di buon Natale e buone feste a tutti !
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.
Un momento per riflettere e pensare che pur nascendo in una mangiatoia si può cambiare il mondo. Non arrendiamoci !
Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti
Leggi tutto »
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.
Un momento per riflettere e pensare che pur nascendo in una mangiatoia si può cambiare il mondo. Non arrendiamoci !
Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti
Auguri di buon Natale e buone feste a tutti !
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.
Un momento per riflettere e pensare che pur nascendo in una mangiatoia si può cambiare il mondo. Non arrendiamoci !
Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti
Un augurio particolare a tutti gli amici del Partito del Sud, ai militanti, ai simpatizzanti, ai tanti che ci seguono sui social network, ai meridionalisti e alle loro famiglie.
Un momento per riflettere e pensare che pur nascendo in una mangiatoia si può cambiare il mondo. Non arrendiamoci !
Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti
lunedì 23 dicembre 2019
Natale al Sud
di Natale Cuccurese
Grazie alla crisi del sistema e alle politiche neoliberiste favorite dall’Unione Europea e pedissequamente applicate dai governi italiani, soprattutto nell’ultimo decennio la ricchezza si è andata concentrando sempre più in poche mani. Un quinto della popolazione benestante in Italia, ha oggi concentrata nelle sue mani i due terzi della ricchezza nazionale, in un trend che non pare avere ostacolo alcuno.
La diseguaglianza sociale è oggi una scelta politica che si sta avvitando in spirali sempre più concentriche di incertezza, odio e rancore sociali, aizzate ad arte da politici e media che mirano ad alimentare sempre di più la lotta fra poveri. Ben attenti a non scalfire i privilegi acquisiti da una minoranza e ad alimentare la paura nel diverso, anche a scopo di “distrazione di massa” da quelle che sono le vere cause del problema.
Il tutto pilotato attraverso la costruzione di una mitologia arcaica e a processi psicosociali che alimentano e legittimano disparità e diseguaglianza, facendo apparire come accettabili sperequazioni di stato sociale.
I pregiudizi hanno una importanza fondamentale in questo gioco di specchi, perché legittimano ogni tipo di decisione discriminatoria, inoltre hanno l’aspetto consolatorio per chi li applica di illudersi di appartenere ad un clan comunque privilegiato, quando in realtà non si percepisce che il vero nemico non è il discriminato di turno. Sono tutte già cose viste nella storia passata e che non hanno mai portato a nulla di buono.
Si tende così a far passare come meritevole di rispetto, quasi di discendenza divina, la presenza di una “aristocrazia del denaro”, con una chiave di lettura pseudo calvinista, vista come appartenente ad un ordine universale predestinato. Per cui chi è ricco è perché lo merita, altrettanto dicasi per chi è povero. Così facendo il nemico è solo chi è più povero e sfortunato di noi, lo sguardo, il rimprovero, lo sfottò è sempre rivolto e chi è più in basso. Dinamiche assurde che portano a concepire i gruppi sociali solo in base agli stereotipi.
Così facendo e grazie all’assenza totale dello Stato, che da tempo ha rinunciato totalmente alla sua funzione livellatrice, ridistributiva e di compensazione sociale, come da dettato costituzionale, si è creata una vera e propria oligarchia dei ricchi favorita spesso dalla continuità decennale e familistica con la politica, quasi sempre supportata da privatizzazioni di imprese pubbliche contro l’interesse della collettività, da opacità e contiguità. Inutile dire che in tutto questo una gran parte della responsabilità risiede anche nei media, che hanno abdicato in gran parte alla funzione di denuncia e ricerca per costituirsi spesso, anche loro, in cordate familiste.
In questo quadro i gruppi dominanti rafforzano la propria posizione senza alcun contrasto, soprattutto dove le masse più indigenti non solo sono sfruttate e soggiogate a ogni piè sospinto da precarietà e disoccupazione, ma anche colpevolizzate e senza nessuna protezione sociale da parte di nessuno. La destrutturazione imposta dei rapporti sociali ha poi fatto il resto, portando all’isolamento. In questo quadro si innesta anche la prossima approvazione del Regionalismo differenziato, vera chiave di volta capitalistica per dare la spallata definitiva ad unità nazionale e coesione sociale, mirando alla privatizzazione di ogni aspetto della società a partire da sanità e scuola, sempre a vantaggio esclusivo dei soliti ristretti gruppi di potere.
Dobbiamo considerare ad esempio che nella sola Lombardia ben 200.000 famiglie si trovano in condizione di povertà assoluta (rapporto Polis 2019) in gran parte le stesse che vivono nelle case popolari. Edifici quasi sempre fatiscenti, sia fuori che dentro, con persiane rotte e cortili trasformati in discariche abusive. All’interno famiglie composte spesso da pensionati, ove non mancano malati e disabili. Le abitazioni non sono solo in periferia, ma anche a pochi chilometri dal centro. Parti di città che mostrano l’altra faccia della medaglia di quella che è presentata come la capitale della moda, del benessere, del design, ma che nasconde in sé anche una città composta da persone che faticano ad arrivare a fine mese, quando va bene. Il tutto ovviamente occultato da media complici, che anzi eleggono pochi giorni fa Milano come la città italiana dove vi è “la più alta qualità della vita”, ovviamente solo se sei a dir poco benestante, ma questo è taciuto. Guai a contraddire il sogno consolatorio ammannito a piene mani del capitalismo rampante, che riserva di facciata l’occasione del possibile ingresso nell’eden consumistico a tutti, obiettivo che alimenta la speranza delle moltitudini diseredate e che le rende docili e imbelli, il loro risveglio dal sogno consumistico ad occhi aperti potrebbe essere difficilmente controllabile, per questo vanno continuamente sedate dai media. Si sta ricreando un vero e proprio “Terzo Stato”, in questa moderna riproposizione morbosa dell’ancien règime.
Se questa è la situazione di Milano o di Reggio Emilia, dove vi sono molte similitudini con quanto descritto per la “capitale morale “, come dimostrato nei giorni scorsi da una inchiesta della “Gazzetta di Reggio”, figuriamoci la situazione nel Mezzogiorno dove la percentuale della popolazione in povertà fra assoluta e relativa è intorno al 40%. Un Sud dove le situazioni di disagio sono innumerevoli e che non ha mai trovato risposta alle sue richieste d’aiuto da parte dei vari governi e che ora addirittura vede un riemergere del desiderio separatista, ancor al primo punto dello statuto della Lega Nord, con la proposta del Regionalismo differenziato, cioè la rimozione radicale del problema. Il tutto infarcito da un afflato razzista, dove come in un discarica d’odio da decenni accumulata trova legittimazione ogni genere di stereotipo e discriminazione, in una situazione ormai accettata ed introiettata passivamente anche a Sud, come dimostra la penetrazione elettorale della Lega.
Ecco perché intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, sarebbe riduttivo, trattandosi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli, che come visto sopra, che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà anche a curarsi.
Una situazione causata dal fatto che «negli ultimi dieci anni c’è stata una perequazione alla rovescia», come da parole del presidente Svimez Adriano Giannola pochi giorni fa audito alla Camera. La certificazione che il Meridione ha lasciato sul campo, a tutto vantaggio del Nord, una parte rilevante, di parecchie decine di miliardi di euro, delle risorse destinate a finanziare gli investimenti pubblici nell’area più svantaggiata del Paese.
E’ proprio a questo che mira, rinviando la definizione dei Lep ad un tempo indefinito, anche questo governo, che non solo non presenta nessun cambiamento rispetto ai precedenti su questi temi, ma che nemmeno dice, come invocava Nanni Moretti nel film “Aprile”, “qualcosa di sinistra, o almeno a reagire e dire una cosa di civiltà”.
Un contrasto da sempre volto a sganciare la “colonia estrattiva interna Mezzogiorno”, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità. Sganciando le Regioni del Sud Europa e trasformandole in mercato di manovalanza a basso costo, casomai con una moneta dedicata.
Gli esempi di questa vera e propria guerra contro il Sud sono molteplici, per restare solo agli ultimi giorni, tre particolarmente odiosi:
-Lo stanziamento dei fondi per le recenti alluvioni che vede assegnati al Sud rimborsi da elemosina. Con l’esempio di Matera, capitale europea della cultura 2019, che si è vista assegnare solo 49.000 Euro di rimborso complessivo (quando a Venezia sono stati riconosciti solo per il commercio ben 20.000 Euro di rimborso ad ogni negozio)
– La denuncia del Quotidiano del Sud che ha svelato nei giorni scorsi il “piano segreto” delle Ferrovie dello Stato, che “taglia il Sud” dalle sue linee di investimenti, destinandogli investimenti tra l’11 e il 16% mentre il piano dovrebbe prevedere una suddivisione di investimenti tra Nord (60%) e Sud (40%) quasi equilibrata. Così facendo il gap infrastrutturale fra le due Italie non solo non si colmerà mai , ma si andrà ovviamente sempre più ad acuire
-Il cerchio si chiude, come da anni capita sotto le festività natalizie, con il vertiginoso aumenti dei prezzi degli aerei per le rotte verso il Mezzogiorno. Cosa che addirittura fa gridare allo scandalo anche il giornale di Confindustria che titola. “Natale in aereo, tornare a Catanzaro costa più che andare a Londra.” Chiaro come il sole che, nell’assoluto disinteresse governativo, le compagnie aeree si apprestano a spremere come limoni gli emigrati meridionali che vogliono tornare a casa per le feste.
Tutti fattori che, uniti alla riproposizione del Regionalismo differenziato senza definizione dei Lep, aspetto che già da un decennio costano al Sud mancati investimenti (che vanno al Nord) per 61,3 Miliardi di Euro l’anno ci fanno ben capire come ci sia una precisa volontà nel condurre una lotta senza quartiere ai più poveri deprivandoli di welfare e servizi a solo vantaggio dei soliti potentati economici. D’altra parte come diceva Ettore Petrolini “ bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti”. E’ il motivo per cui le tasse, non diminuiscono mai e quasi sempre sono “piatte”.
Ecco perché l’augurio in vista di questo Natale è che sempre più uomini di “buona volontà”, possano giungere a strapparsi il velo di maya dagli occhi, rendersi conto della realtà delle cose, e unirsi per un vero cambiamento, che solo il risveglio delle coscienze in ogni ambito potrà portare. Questo è l’augurio anche per il nuovo anno che già bussa alle nostre porte, che sia un anno di lotte e di redenzione per tutti.
Fonte: Transform!italia
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di Natale Cuccurese
Grazie alla crisi del sistema e alle politiche neoliberiste favorite dall’Unione Europea e pedissequamente applicate dai governi italiani, soprattutto nell’ultimo decennio la ricchezza si è andata concentrando sempre più in poche mani. Un quinto della popolazione benestante in Italia, ha oggi concentrata nelle sue mani i due terzi della ricchezza nazionale, in un trend che non pare avere ostacolo alcuno.
La diseguaglianza sociale è oggi una scelta politica che si sta avvitando in spirali sempre più concentriche di incertezza, odio e rancore sociali, aizzate ad arte da politici e media che mirano ad alimentare sempre di più la lotta fra poveri. Ben attenti a non scalfire i privilegi acquisiti da una minoranza e ad alimentare la paura nel diverso, anche a scopo di “distrazione di massa” da quelle che sono le vere cause del problema.
Il tutto pilotato attraverso la costruzione di una mitologia arcaica e a processi psicosociali che alimentano e legittimano disparità e diseguaglianza, facendo apparire come accettabili sperequazioni di stato sociale.
I pregiudizi hanno una importanza fondamentale in questo gioco di specchi, perché legittimano ogni tipo di decisione discriminatoria, inoltre hanno l’aspetto consolatorio per chi li applica di illudersi di appartenere ad un clan comunque privilegiato, quando in realtà non si percepisce che il vero nemico non è il discriminato di turno. Sono tutte già cose viste nella storia passata e che non hanno mai portato a nulla di buono.
Si tende così a far passare come meritevole di rispetto, quasi di discendenza divina, la presenza di una “aristocrazia del denaro”, con una chiave di lettura pseudo calvinista, vista come appartenente ad un ordine universale predestinato. Per cui chi è ricco è perché lo merita, altrettanto dicasi per chi è povero. Così facendo il nemico è solo chi è più povero e sfortunato di noi, lo sguardo, il rimprovero, lo sfottò è sempre rivolto e chi è più in basso. Dinamiche assurde che portano a concepire i gruppi sociali solo in base agli stereotipi.
Così facendo e grazie all’assenza totale dello Stato, che da tempo ha rinunciato totalmente alla sua funzione livellatrice, ridistributiva e di compensazione sociale, come da dettato costituzionale, si è creata una vera e propria oligarchia dei ricchi favorita spesso dalla continuità decennale e familistica con la politica, quasi sempre supportata da privatizzazioni di imprese pubbliche contro l’interesse della collettività, da opacità e contiguità. Inutile dire che in tutto questo una gran parte della responsabilità risiede anche nei media, che hanno abdicato in gran parte alla funzione di denuncia e ricerca per costituirsi spesso, anche loro, in cordate familiste.
In questo quadro i gruppi dominanti rafforzano la propria posizione senza alcun contrasto, soprattutto dove le masse più indigenti non solo sono sfruttate e soggiogate a ogni piè sospinto da precarietà e disoccupazione, ma anche colpevolizzate e senza nessuna protezione sociale da parte di nessuno. La destrutturazione imposta dei rapporti sociali ha poi fatto il resto, portando all’isolamento. In questo quadro si innesta anche la prossima approvazione del Regionalismo differenziato, vera chiave di volta capitalistica per dare la spallata definitiva ad unità nazionale e coesione sociale, mirando alla privatizzazione di ogni aspetto della società a partire da sanità e scuola, sempre a vantaggio esclusivo dei soliti ristretti gruppi di potere.
Dobbiamo considerare ad esempio che nella sola Lombardia ben 200.000 famiglie si trovano in condizione di povertà assoluta (rapporto Polis 2019) in gran parte le stesse che vivono nelle case popolari. Edifici quasi sempre fatiscenti, sia fuori che dentro, con persiane rotte e cortili trasformati in discariche abusive. All’interno famiglie composte spesso da pensionati, ove non mancano malati e disabili. Le abitazioni non sono solo in periferia, ma anche a pochi chilometri dal centro. Parti di città che mostrano l’altra faccia della medaglia di quella che è presentata come la capitale della moda, del benessere, del design, ma che nasconde in sé anche una città composta da persone che faticano ad arrivare a fine mese, quando va bene. Il tutto ovviamente occultato da media complici, che anzi eleggono pochi giorni fa Milano come la città italiana dove vi è “la più alta qualità della vita”, ovviamente solo se sei a dir poco benestante, ma questo è taciuto. Guai a contraddire il sogno consolatorio ammannito a piene mani del capitalismo rampante, che riserva di facciata l’occasione del possibile ingresso nell’eden consumistico a tutti, obiettivo che alimenta la speranza delle moltitudini diseredate e che le rende docili e imbelli, il loro risveglio dal sogno consumistico ad occhi aperti potrebbe essere difficilmente controllabile, per questo vanno continuamente sedate dai media. Si sta ricreando un vero e proprio “Terzo Stato”, in questa moderna riproposizione morbosa dell’ancien règime.
Se questa è la situazione di Milano o di Reggio Emilia, dove vi sono molte similitudini con quanto descritto per la “capitale morale “, come dimostrato nei giorni scorsi da una inchiesta della “Gazzetta di Reggio”, figuriamoci la situazione nel Mezzogiorno dove la percentuale della popolazione in povertà fra assoluta e relativa è intorno al 40%. Un Sud dove le situazioni di disagio sono innumerevoli e che non ha mai trovato risposta alle sue richieste d’aiuto da parte dei vari governi e che ora addirittura vede un riemergere del desiderio separatista, ancor al primo punto dello statuto della Lega Nord, con la proposta del Regionalismo differenziato, cioè la rimozione radicale del problema. Il tutto infarcito da un afflato razzista, dove come in un discarica d’odio da decenni accumulata trova legittimazione ogni genere di stereotipo e discriminazione, in una situazione ormai accettata ed introiettata passivamente anche a Sud, come dimostra la penetrazione elettorale della Lega.
Ecco perché intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, sarebbe riduttivo, trattandosi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli, che come visto sopra, che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà anche a curarsi.
Una situazione causata dal fatto che «negli ultimi dieci anni c’è stata una perequazione alla rovescia», come da parole del presidente Svimez Adriano Giannola pochi giorni fa audito alla Camera. La certificazione che il Meridione ha lasciato sul campo, a tutto vantaggio del Nord, una parte rilevante, di parecchie decine di miliardi di euro, delle risorse destinate a finanziare gli investimenti pubblici nell’area più svantaggiata del Paese.
E’ proprio a questo che mira, rinviando la definizione dei Lep ad un tempo indefinito, anche questo governo, che non solo non presenta nessun cambiamento rispetto ai precedenti su questi temi, ma che nemmeno dice, come invocava Nanni Moretti nel film “Aprile”, “qualcosa di sinistra, o almeno a reagire e dire una cosa di civiltà”.
Un contrasto da sempre volto a sganciare la “colonia estrattiva interna Mezzogiorno”, dopo averla ben sfruttata e privata di diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione, dal treno delle Regioni ricche padane che, come da desiderata europei, non devono perdere l’aggancio con le altre Regioni ricche del Nord Europa in un ipotetico e virtuoso traino, prima di creare una Europa a due velocità. Sganciando le Regioni del Sud Europa e trasformandole in mercato di manovalanza a basso costo, casomai con una moneta dedicata.
Gli esempi di questa vera e propria guerra contro il Sud sono molteplici, per restare solo agli ultimi giorni, tre particolarmente odiosi:
-Lo stanziamento dei fondi per le recenti alluvioni che vede assegnati al Sud rimborsi da elemosina. Con l’esempio di Matera, capitale europea della cultura 2019, che si è vista assegnare solo 49.000 Euro di rimborso complessivo (quando a Venezia sono stati riconosciti solo per il commercio ben 20.000 Euro di rimborso ad ogni negozio)
– La denuncia del Quotidiano del Sud che ha svelato nei giorni scorsi il “piano segreto” delle Ferrovie dello Stato, che “taglia il Sud” dalle sue linee di investimenti, destinandogli investimenti tra l’11 e il 16% mentre il piano dovrebbe prevedere una suddivisione di investimenti tra Nord (60%) e Sud (40%) quasi equilibrata. Così facendo il gap infrastrutturale fra le due Italie non solo non si colmerà mai , ma si andrà ovviamente sempre più ad acuire
-Il cerchio si chiude, come da anni capita sotto le festività natalizie, con il vertiginoso aumenti dei prezzi degli aerei per le rotte verso il Mezzogiorno. Cosa che addirittura fa gridare allo scandalo anche il giornale di Confindustria che titola. “Natale in aereo, tornare a Catanzaro costa più che andare a Londra.” Chiaro come il sole che, nell’assoluto disinteresse governativo, le compagnie aeree si apprestano a spremere come limoni gli emigrati meridionali che vogliono tornare a casa per le feste.
Tutti fattori che, uniti alla riproposizione del Regionalismo differenziato senza definizione dei Lep, aspetto che già da un decennio costano al Sud mancati investimenti (che vanno al Nord) per 61,3 Miliardi di Euro l’anno ci fanno ben capire come ci sia una precisa volontà nel condurre una lotta senza quartiere ai più poveri deprivandoli di welfare e servizi a solo vantaggio dei soliti potentati economici. D’altra parte come diceva Ettore Petrolini “ bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti”. E’ il motivo per cui le tasse, non diminuiscono mai e quasi sempre sono “piatte”.
Ecco perché l’augurio in vista di questo Natale è che sempre più uomini di “buona volontà”, possano giungere a strapparsi il velo di maya dagli occhi, rendersi conto della realtà delle cose, e unirsi per un vero cambiamento, che solo il risveglio delle coscienze in ogni ambito potrà portare. Questo è l’augurio anche per il nuovo anno che già bussa alle nostre porte, che sia un anno di lotte e di redenzione per tutti.
Fonte: Transform!italia
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giovedì 19 dicembre 2019
Catania – Sud-Lab: “La Sicilia non si arrende”
Abolito dalle agende delle principali forze politiche nazionali e vilipeso nella sua dignità storica, civile e culturale anche dal cosiddetto Governo giallo-rosso del “cambiamento”, che, di contro, in continuità coi Governi precedenti e con la complicità del ceto politico meridionale sempre più subalterno alle miopi logiche estrattive, spartitorie e sperequative dei peteri forti del Nord, ha scippato altre decine di milioni di euro destinati alla costruzione degli agli asili nido meridionali (M. Esposito, Il Mattino, 19 dicembre 2019), il Sud, invece, è al centro di una campagna di mobilitazione promossa dal Partito del Sud e da Rifondazione comunista in collaborazione con la rivista Left e con transform! Italia: “Sud-Lab La riscossa del Sud”.
Dopo gli incontri di Lamezia e San Giovanni Rotondo, sabato 20 dicembre, ore 17:30, presso l’Ostello degli Elefanti di Catania, si terrà l’Assemblea pubblica: “La Sicilia non si arrende”.
In qualità di relatori, vi parteciperanno: Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno PRC; Natale Cuccurese, del Presidente Partito del Sud; Anna Bonforte, Zero Waste Sicilia; Matteo Iannitti, Calabria Bene Comune; Antonio Mazzeo, giornalista; Giuseppe Nobile, Regione Sicilia; Dario Pruiti, Presidente ARCI Catania; Felice Rappazzo, docente universitario; Tiziana Scandura, Democrazia e Lavoro CGIL; Giorgio Stracquadanio, blogger Vittoria. Coordina Milena Angiletti.
Come ha precisato Cuccurese: “Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni”.
19/12/2019 – Salvatore Lucchese
Fonte: VesuvuanoNews
Abolito dalle agende delle principali forze politiche nazionali e vilipeso nella sua dignità storica, civile e culturale anche dal cosiddetto Governo giallo-rosso del “cambiamento”, che, di contro, in continuità coi Governi precedenti e con la complicità del ceto politico meridionale sempre più subalterno alle miopi logiche estrattive, spartitorie e sperequative dei peteri forti del Nord, ha scippato altre decine di milioni di euro destinati alla costruzione degli agli asili nido meridionali (M. Esposito, Il Mattino, 19 dicembre 2019), il Sud, invece, è al centro di una campagna di mobilitazione promossa dal Partito del Sud e da Rifondazione comunista in collaborazione con la rivista Left e con transform! Italia: “Sud-Lab La riscossa del Sud”.
Dopo gli incontri di Lamezia e San Giovanni Rotondo, sabato 20 dicembre, ore 17:30, presso l’Ostello degli Elefanti di Catania, si terrà l’Assemblea pubblica: “La Sicilia non si arrende”.
In qualità di relatori, vi parteciperanno: Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno PRC; Natale Cuccurese, del Presidente Partito del Sud; Anna Bonforte, Zero Waste Sicilia; Matteo Iannitti, Calabria Bene Comune; Antonio Mazzeo, giornalista; Giuseppe Nobile, Regione Sicilia; Dario Pruiti, Presidente ARCI Catania; Felice Rappazzo, docente universitario; Tiziana Scandura, Democrazia e Lavoro CGIL; Giorgio Stracquadanio, blogger Vittoria. Coordina Milena Angiletti.
Come ha precisato Cuccurese: “Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni”.
19/12/2019 – Salvatore Lucchese
Fonte: VesuvuanoNews
La mafia è il vero nemico del Mezzogiorno!
Un dibattito che infiamma gli animi: la mafia esisteva prima dell’Unità d’Italia o ha fatto la sua comparsa dopo?
In prossimità della tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left e transform! italia, con l’appuntamento di Catania del prossimo 20 Dicembre 2019, prima di proseguire il suo tour l’anno prossimo in altre Regioni del Sud ove esplorerà le svariate problematiche che attanagliano le nostre Regioni meridionali, analizziamo in questo articolo le radici di una delle principali cause della “Nuova Questione Meridionale”, la mafia o forse sarebbe meglio definirle le mafie, da sempre principali ostacolo della rinascita del Mezzogiorno. Mafie da debellare in un Sud che da sempre resiste ed una Sicilia che, come da titolo della tappa di Catania, “non si arrende” alle loro prevaricazioni.
Di Giovanni Maniscalco
L’argomento, al di là delle discussioni sui social network che testimoniano un interesse sempre vivo e che coincidono che il revisionismo storico che negli ultimi anni ha portato il Sud Italia ad andare al di là delle verità ufficiali sul periodo del Risorgimento, è stato oggetto di studio da parte di molti storici e intellettuali siciliani. Ma non solo. Proprio sui media viene ricordata una intervista a Rocco Chinnici (magistrato ucciso con auto bomba): “Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente, premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia”.
Cosa voleva dire il fondatore del pool antimafia, che prima dell’Unità non c’era criminalità in Sicilia? Certamente no. Con ogni probabilità, voleva dire, e questo coinciderebbe con le analisi di tanti studiosi, che la mafia, così come l’abbiamo conosciuta, ha preso forma dopo il processo unitario. Che prima di allora c’erano certamente esempi di prepotenza criminosa, ma non si poteva parlare di mafia intesa come organizzazione socio-politica. Non era neanche una prerogativa solo siciliana: nei Promessi sposi, Manzoni descrive personaggi che non è difficile oggi etichettare come ‘mafiosi’ ed è un romanzo storico e come tale ritrae la società milanese del 1600.
Tornando ai fatti risorgimentali, è nota l’alleanza tra Garibaldi e i picciotti siciliani, l’eccidio di Bronte ne è la prova più eclatante, e lo stesso Garibaldi scrisse nel suo diario:“E Francesco Crispi arruola chiunque: ladri, assassini, e criminali di ogni sorta, 11 maggio 1860”.
Insomma, come scrive Valerio Rizzo (storico), “non sarebbe corretto far partire la storia della criminalità organizzata dall’Unità d’Italia, in quanto già esistevano germi di prepotenze e piccole organizzazioni di derivazione feudale. Forse ciò che non si accetta è il fatto che tali germi siano stati innaffiati.
Bene ha fatto Ghezzi(storico) a ricordare la figura di Garibaldi. Ed io , anzi penso che noi di Garibaldi conosciamo ancora molto poco. Dovremmo saperne di più. Ciò che sappiamo di positivo e che è emerso molto bene nella relazione di Ghezzi, è soltanto un aspetto di questo eroe, di questo grande della Patria. Ma quello che dovremo conoscere è anche per quale motivo il progetto garibaldino dell’impresa dello Stato nazionale nel Mezzogiorno sia fallito.
Perché fallì allora e continua a fallire ancora oggi. C’è una spiegazione storica. Una è la mafia, ma non la sola che possa giustificare la condizione di insufficienza del Mezzogiorno rispetto alla storia nazionale e alle necessità che lo Stato ha di essere più avanzato, europeo. Cosa che di fatto non avviene.
Chi sono realmente i Mille? Ragazzi che si alzano una mattina e si imbarcano per fare la guerra ai Borbone? Sono giovani senza arte né parte? Militanti di circoli culturali? Hanno tutto l’ottimismo dei giovani, ma anche una visione letteraria della Sicilia. Per loro, questa, è la terra di Omero, di Ulisse, dei naufraghi di Troia. E’ la terra dei vulcani e dei Ciclopi, di Scilla e di Cariddi, della maga Circe e del canto irresistibile delle Sirene. E’ la terra dove Goethe cercava la bellezza, i colori, la classicità. Certamente sono ragazzi sui vent’anni, molto giovani, animati da un forte spirito patriottico. Ma la domanda che ci dobbiamo fare è se siano realmente consapevoli di quello che stanno facendo. Giovani come Ippolito Nievo, Giuseppe Bandi, Giuseppe Cesare Abba ed altri, ad un certo punto della loro impresa, si imbattono in situazioni che non sempre capiscono appieno o per le quali non sembrano mostrare un grande interesse. Mi riferisco, ad esempio, all’Editto garibaldino con il quale si concedono ai contadini le terre a condizione che si mettano al seguito delle battaglie che l’eroe dei due Mondi sta conducendo per liberare l’Italia. I contadini credono a quello che dice loro Garibaldi. Si mettono al suo seguito. Ma quando cominciano a rivendicare il loro diritto alla terra sono fucilati sotto i colpi dei plotoni di esecuzione di Nino Bixio. Cosa succede veramente?
Come dice Verga ci sono due visioni e due interpretazioni della libertà. Per i contadini è una cosa, per i baroni un’altra. I fatti di Bronte sono lo spartiacque di questa divaricazione. Bixio che cosa fa? Sceglie. Nella sua visione i contadini senza terra sono un ostacolo. Sceglie i baroni. Ci mette, con questa sua decisione, in condizione di capire che alla base della spedizione dei Mille c’è una vocazione di classe. Tendenzialmente borghese, come nello spirito repubblicano, ma di fatto, nello specifico della condizione meridionale, aristocratica. I fatti di Bronte ci dimostrano, se ci fossero ancora dubbi, che la rivoluzione del 1860, come dell’intero Risorgimento nazionale, fu al centro-Nord un processo di riscossa borghese, ma al Sud ebbe i caratteri di una reazione conservatrice e sanguinaria, filo aristocratica. Da qui cominciano le due Italie. E poco conta che a sostenere l’aristocrazia feudale fossero i filoborbonici o alcune forze legate al nascente Stato unitario. Tolti i Borbone e subentrati i Piemontesi, non ci fu nel Mezzogiorno un ribaltamento di classi sociali. I ricchi rimasero ricchi e i poveri, cioè i contadini, i mezzadri, i braccianti, i giornalieri, tornarono ad essere fatalmente più poveri. La struttura sociale feudale non mutò di una virgola. La questione è, dunque, questa. Cosa ha significato l’Unità d’Italia nelle azioni delle classi che l’hanno dominata e governata? Cosa ha rappresentato il mito dietro il quale si nascondeva qualcosa di diverso e di oscuro rispetto al semplice nazionalismo?
Durante il fascismo la mafia continuò ad esistere e si trasformò. Non fu debellata, come racconta Cesare Mori, il “Prefetto di ferro”. Mori fece una lotta accanita contro il brigantaggio ma non contro i mafiosi che stavano dentro le Prefetture, le Questure, i palazzi dei Municipi, formando delle consorterie. Fece una guerra ai “pesci piccoli”. Quando arrivò ai “pesci grossi” lo stesso Mussolini lo fece destituire.
Dunque, la mafia la fa da padrona con uno Stato che è dall’altra parte della barricata. Gli Alleati, al loro arrivo in Sicilia, nel 1943, trovano questo fenomeno tutt’altro che debellato, e si chiedono il motivo per il quale in varie realtà esso sia abbastanza radicato. Non trovano più la mafia del primissimo Novecento, ma la nuova mafia ricostruita tutta per intero sotto il fascismo, rafforzatasi nelle sue connessioni con il potere, soprattutto nelle grandi città. Una mafia solida, tanto che gli alleati la notano, la registrano, ne parlano nei loro rapporti. Ad esempio il capitano dell’Oss(servizio segreto inglese) Scotten la descrive minutamente e mette in rilievo il pericolo che rappresenta. Alla fine non può fare altro che proporre al governo britannico una pacifica convivenza. La spia conosce la Sicilia, ci vive, ha le idee chiare e annota: “La mafia è un sistema di racket politico ai piani alti e di tipo criminale ai bassi livelli”. Ma anche: “La popolazione siciliana non crede che i Carabinieri o gli altri corpi di Polizia siano in grado di affrontare la mafia. Li ritiene corrotti, deboli e, in molti casi, in combutta con la stessa mafia”. Questo pensiero, di quella epoca, non esiste più nella mente dei Siciliani
Negli anni del dopo guerra in poi si è affermato un blocco di potere politico-mafioso-burocratico ed imprenditoriale che si è sempre più rafforzato utilizzando l’autonomia della regione Sicilia e con il disinteresse, spesso complice, dei governi nazionali. Ma nonostante le difficoltà e le tragicità che presentano la lotta alla mafia, la maggioranza dei Siciliani crede che la mafia può e deve essere sconfitta, non dimenticando che si è opposto, (Magistrati; Forze di Polizia; Uomini Politici; Più di 40 Sindacalisti fra il 1944/48; Giornalisti; Imprenditori; Pubblici dipendenti; Lavoratori; ecc.) per affermare i principi della democrazia, dei diritti dei cittadini e dei lavoratori, è stato ucciso dai killer mafiosi. La Sicilia e l’intero Mezzogiorno ha pagato un enorme tributo di sangue versato dai sui figli migliori per cercare di sconfiggere la bestia mafiosa. Questo tributo non è mai messo in particolare evidenza da media e politici, quasi a voler confermare stereotipi e discriminazioni. Solo sradicando le mafie che depredano ed insanguinano da decenni la Sicilia, il Sud e l’intero Paese può ripartire.
Ecco perché è giusto dire che le mafie sono il vero nemico del Mezzogiorno, da combattere uniti e da debellare quanto prima.
Fonte: Transform
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Un dibattito che infiamma gli animi: la mafia esisteva prima dell’Unità d’Italia o ha fatto la sua comparsa dopo?
In prossimità della tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left e transform! italia, con l’appuntamento di Catania del prossimo 20 Dicembre 2019, prima di proseguire il suo tour l’anno prossimo in altre Regioni del Sud ove esplorerà le svariate problematiche che attanagliano le nostre Regioni meridionali, analizziamo in questo articolo le radici di una delle principali cause della “Nuova Questione Meridionale”, la mafia o forse sarebbe meglio definirle le mafie, da sempre principali ostacolo della rinascita del Mezzogiorno. Mafie da debellare in un Sud che da sempre resiste ed una Sicilia che, come da titolo della tappa di Catania, “non si arrende” alle loro prevaricazioni.
Di Giovanni Maniscalco
L’argomento, al di là delle discussioni sui social network che testimoniano un interesse sempre vivo e che coincidono che il revisionismo storico che negli ultimi anni ha portato il Sud Italia ad andare al di là delle verità ufficiali sul periodo del Risorgimento, è stato oggetto di studio da parte di molti storici e intellettuali siciliani. Ma non solo. Proprio sui media viene ricordata una intervista a Rocco Chinnici (magistrato ucciso con auto bomba): “Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente, premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia”.
Cosa voleva dire il fondatore del pool antimafia, che prima dell’Unità non c’era criminalità in Sicilia? Certamente no. Con ogni probabilità, voleva dire, e questo coinciderebbe con le analisi di tanti studiosi, che la mafia, così come l’abbiamo conosciuta, ha preso forma dopo il processo unitario. Che prima di allora c’erano certamente esempi di prepotenza criminosa, ma non si poteva parlare di mafia intesa come organizzazione socio-politica. Non era neanche una prerogativa solo siciliana: nei Promessi sposi, Manzoni descrive personaggi che non è difficile oggi etichettare come ‘mafiosi’ ed è un romanzo storico e come tale ritrae la società milanese del 1600.
Tornando ai fatti risorgimentali, è nota l’alleanza tra Garibaldi e i picciotti siciliani, l’eccidio di Bronte ne è la prova più eclatante, e lo stesso Garibaldi scrisse nel suo diario:“E Francesco Crispi arruola chiunque: ladri, assassini, e criminali di ogni sorta, 11 maggio 1860”.
Insomma, come scrive Valerio Rizzo (storico), “non sarebbe corretto far partire la storia della criminalità organizzata dall’Unità d’Italia, in quanto già esistevano germi di prepotenze e piccole organizzazioni di derivazione feudale. Forse ciò che non si accetta è il fatto che tali germi siano stati innaffiati.
Bene ha fatto Ghezzi(storico) a ricordare la figura di Garibaldi. Ed io , anzi penso che noi di Garibaldi conosciamo ancora molto poco. Dovremmo saperne di più. Ciò che sappiamo di positivo e che è emerso molto bene nella relazione di Ghezzi, è soltanto un aspetto di questo eroe, di questo grande della Patria. Ma quello che dovremo conoscere è anche per quale motivo il progetto garibaldino dell’impresa dello Stato nazionale nel Mezzogiorno sia fallito.
Perché fallì allora e continua a fallire ancora oggi. C’è una spiegazione storica. Una è la mafia, ma non la sola che possa giustificare la condizione di insufficienza del Mezzogiorno rispetto alla storia nazionale e alle necessità che lo Stato ha di essere più avanzato, europeo. Cosa che di fatto non avviene.
Chi sono realmente i Mille? Ragazzi che si alzano una mattina e si imbarcano per fare la guerra ai Borbone? Sono giovani senza arte né parte? Militanti di circoli culturali? Hanno tutto l’ottimismo dei giovani, ma anche una visione letteraria della Sicilia. Per loro, questa, è la terra di Omero, di Ulisse, dei naufraghi di Troia. E’ la terra dei vulcani e dei Ciclopi, di Scilla e di Cariddi, della maga Circe e del canto irresistibile delle Sirene. E’ la terra dove Goethe cercava la bellezza, i colori, la classicità. Certamente sono ragazzi sui vent’anni, molto giovani, animati da un forte spirito patriottico. Ma la domanda che ci dobbiamo fare è se siano realmente consapevoli di quello che stanno facendo. Giovani come Ippolito Nievo, Giuseppe Bandi, Giuseppe Cesare Abba ed altri, ad un certo punto della loro impresa, si imbattono in situazioni che non sempre capiscono appieno o per le quali non sembrano mostrare un grande interesse. Mi riferisco, ad esempio, all’Editto garibaldino con il quale si concedono ai contadini le terre a condizione che si mettano al seguito delle battaglie che l’eroe dei due Mondi sta conducendo per liberare l’Italia. I contadini credono a quello che dice loro Garibaldi. Si mettono al suo seguito. Ma quando cominciano a rivendicare il loro diritto alla terra sono fucilati sotto i colpi dei plotoni di esecuzione di Nino Bixio. Cosa succede veramente?
Come dice Verga ci sono due visioni e due interpretazioni della libertà. Per i contadini è una cosa, per i baroni un’altra. I fatti di Bronte sono lo spartiacque di questa divaricazione. Bixio che cosa fa? Sceglie. Nella sua visione i contadini senza terra sono un ostacolo. Sceglie i baroni. Ci mette, con questa sua decisione, in condizione di capire che alla base della spedizione dei Mille c’è una vocazione di classe. Tendenzialmente borghese, come nello spirito repubblicano, ma di fatto, nello specifico della condizione meridionale, aristocratica. I fatti di Bronte ci dimostrano, se ci fossero ancora dubbi, che la rivoluzione del 1860, come dell’intero Risorgimento nazionale, fu al centro-Nord un processo di riscossa borghese, ma al Sud ebbe i caratteri di una reazione conservatrice e sanguinaria, filo aristocratica. Da qui cominciano le due Italie. E poco conta che a sostenere l’aristocrazia feudale fossero i filoborbonici o alcune forze legate al nascente Stato unitario. Tolti i Borbone e subentrati i Piemontesi, non ci fu nel Mezzogiorno un ribaltamento di classi sociali. I ricchi rimasero ricchi e i poveri, cioè i contadini, i mezzadri, i braccianti, i giornalieri, tornarono ad essere fatalmente più poveri. La struttura sociale feudale non mutò di una virgola. La questione è, dunque, questa. Cosa ha significato l’Unità d’Italia nelle azioni delle classi che l’hanno dominata e governata? Cosa ha rappresentato il mito dietro il quale si nascondeva qualcosa di diverso e di oscuro rispetto al semplice nazionalismo?
Durante il fascismo la mafia continuò ad esistere e si trasformò. Non fu debellata, come racconta Cesare Mori, il “Prefetto di ferro”. Mori fece una lotta accanita contro il brigantaggio ma non contro i mafiosi che stavano dentro le Prefetture, le Questure, i palazzi dei Municipi, formando delle consorterie. Fece una guerra ai “pesci piccoli”. Quando arrivò ai “pesci grossi” lo stesso Mussolini lo fece destituire.
Dunque, la mafia la fa da padrona con uno Stato che è dall’altra parte della barricata. Gli Alleati, al loro arrivo in Sicilia, nel 1943, trovano questo fenomeno tutt’altro che debellato, e si chiedono il motivo per il quale in varie realtà esso sia abbastanza radicato. Non trovano più la mafia del primissimo Novecento, ma la nuova mafia ricostruita tutta per intero sotto il fascismo, rafforzatasi nelle sue connessioni con il potere, soprattutto nelle grandi città. Una mafia solida, tanto che gli alleati la notano, la registrano, ne parlano nei loro rapporti. Ad esempio il capitano dell’Oss(servizio segreto inglese) Scotten la descrive minutamente e mette in rilievo il pericolo che rappresenta. Alla fine non può fare altro che proporre al governo britannico una pacifica convivenza. La spia conosce la Sicilia, ci vive, ha le idee chiare e annota: “La mafia è un sistema di racket politico ai piani alti e di tipo criminale ai bassi livelli”. Ma anche: “La popolazione siciliana non crede che i Carabinieri o gli altri corpi di Polizia siano in grado di affrontare la mafia. Li ritiene corrotti, deboli e, in molti casi, in combutta con la stessa mafia”. Questo pensiero, di quella epoca, non esiste più nella mente dei Siciliani
Negli anni del dopo guerra in poi si è affermato un blocco di potere politico-mafioso-burocratico ed imprenditoriale che si è sempre più rafforzato utilizzando l’autonomia della regione Sicilia e con il disinteresse, spesso complice, dei governi nazionali. Ma nonostante le difficoltà e le tragicità che presentano la lotta alla mafia, la maggioranza dei Siciliani crede che la mafia può e deve essere sconfitta, non dimenticando che si è opposto, (Magistrati; Forze di Polizia; Uomini Politici; Più di 40 Sindacalisti fra il 1944/48; Giornalisti; Imprenditori; Pubblici dipendenti; Lavoratori; ecc.) per affermare i principi della democrazia, dei diritti dei cittadini e dei lavoratori, è stato ucciso dai killer mafiosi. La Sicilia e l’intero Mezzogiorno ha pagato un enorme tributo di sangue versato dai sui figli migliori per cercare di sconfiggere la bestia mafiosa. Questo tributo non è mai messo in particolare evidenza da media e politici, quasi a voler confermare stereotipi e discriminazioni. Solo sradicando le mafie che depredano ed insanguinano da decenni la Sicilia, il Sud e l’intero Paese può ripartire.
Ecco perché è giusto dire che le mafie sono il vero nemico del Mezzogiorno, da combattere uniti e da debellare quanto prima.
Fonte: Transform
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martedì 10 dicembre 2019
ADESIONE E PARTECIPAZIONE DEL PARTITO DEL SUD ALLA ASSEMBLEA NAZIONALE UNITARIA DELLE SINISTRE DI OPPOSIZIONE
Nel link a Radio Radicale la Registrazione video dell'assemblea "Assemblea Nazionale Unitaria delle Sinistre di Opposizione", svoltasi a Roma sabato 7 dicembre 2019 alle ore 10:47. Nella barra a sinistra tutti gli interventi.
Per il Partito del Sud è intervenuto Giuseppe Lipari membro del CDN del nostro Partito
L'evento è stato organizzato da Partito Comunista dei Lavoratori.
Sono intervenuti: Franco Turigliatto (leader di Sinistra Anticapitalista), Marco Ferrando (portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori), Cristina Tuteri (dipendente di Unicredit), Antonio Donnarumma (dipendente di Whirlpool), Carla Corsetti (avvocato, segretario nazionale di Democrazia Atea), Alessio Arena (segretario centrale di Fronte Popolare), Eliana Como (leader della minoranza, Confederazione Generale Italiana del Lavoro), Giorgio Cremaschi (portavoce nazionale di Potere al Popolo), Franco Bartolomei (coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista), Maurizio Acerbo (segretario nazionale, Partito della Rifondazione Comunista), Rosario Zanni (rappresentante di Sì Cobas), Renata Puleo (rappresentante dell'Assemblea Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia Differenziata), Nicolò Monti (segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana), Eleonora Forenza, Francesco Gori (giornalista del settimanale La Città Futura), Chiara Carratù (rappresentante di Sinistra Anticapitalista), Fabiola D'Alessio (rappresentante del Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo), Luigi Sorge (operaio alla Fiat di Cassino), Andrea Cammilli (rappresentante del Partito Marxista Leninista Italiano), Giuseppe Lipari (rappresentante del Partito del Sud), Valeria Di Caro (rappresentante di Resistenze Internazionali), Mauro Alboresi (segretario generale del Partito Comunista Italiano).
https://www.radioradicale.it/scheda/592539/assemblea-nazionale-unitaria-delle-sinistre-di-opposizione?fbclid=IwAR2X1D083AaEjtgSCv1tq7-QFpBEqiBSOn5pEy_N2lnDWlW16AISiNmDpE4
Nel link a Radio Radicale la Registrazione video dell'assemblea "Assemblea Nazionale Unitaria delle Sinistre di Opposizione", svoltasi a Roma sabato 7 dicembre 2019 alle ore 10:47. Nella barra a sinistra tutti gli interventi.
Per il Partito del Sud è intervenuto Giuseppe Lipari membro del CDN del nostro Partito
L'evento è stato organizzato da Partito Comunista dei Lavoratori.
Sono intervenuti: Franco Turigliatto (leader di Sinistra Anticapitalista), Marco Ferrando (portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori), Cristina Tuteri (dipendente di Unicredit), Antonio Donnarumma (dipendente di Whirlpool), Carla Corsetti (avvocato, segretario nazionale di Democrazia Atea), Alessio Arena (segretario centrale di Fronte Popolare), Eliana Como (leader della minoranza, Confederazione Generale Italiana del Lavoro), Giorgio Cremaschi (portavoce nazionale di Potere al Popolo), Franco Bartolomei (coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista), Maurizio Acerbo (segretario nazionale, Partito della Rifondazione Comunista), Rosario Zanni (rappresentante di Sì Cobas), Renata Puleo (rappresentante dell'Assemblea Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia Differenziata), Nicolò Monti (segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana), Eleonora Forenza, Francesco Gori (giornalista del settimanale La Città Futura), Chiara Carratù (rappresentante di Sinistra Anticapitalista), Fabiola D'Alessio (rappresentante del Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo), Luigi Sorge (operaio alla Fiat di Cassino), Andrea Cammilli (rappresentante del Partito Marxista Leninista Italiano), Giuseppe Lipari (rappresentante del Partito del Sud), Valeria Di Caro (rappresentante di Resistenze Internazionali), Mauro Alboresi (segretario generale del Partito Comunista Italiano).
https://www.radioradicale.it/scheda/592539/assemblea-nazionale-unitaria-delle-sinistre-di-opposizione?fbclid=IwAR2X1D083AaEjtgSCv1tq7-QFpBEqiBSOn5pEy_N2lnDWlW16AISiNmDpE4
domenica 8 dicembre 2019
08/12/2007 - 08/12/2019 Il Partito del Sud compie dodici anni. BUON COMPLEANNO AL PARTITO DEL SUD !!
Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato il Partito del Sud.
Negli undici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.
BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!
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Negli undici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.
BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!
Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato il Partito del Sud.
Negli undici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.
BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!
Negli undici anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, europee, regionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.
BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!
martedì 3 dicembre 2019
Tg3 Campania intervista Natale Cuccurese e Paolo Ferrero a Napoli al VII Congresso Nazionale del Partito del Sud
https://youtu.be/THaErddiGqg
Tg3 Campania intervista Natale Cuccurese e Paolo Ferrero a Napoli al VII Congresso Nazionale del Partito del Sud
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Tg3 Campania intervista Natale Cuccurese e Paolo Ferrero a Napoli al VII Congresso Nazionale del Partito del Sud
https://youtu.be/THaErddiGqg
Tg3 Campania intervista Natale Cuccurese e Paolo Ferrero a Napoli al VII Congresso Nazionale del Partito del Sud
Tg3 Campania intervista Natale Cuccurese e Paolo Ferrero a Napoli al VII Congresso Nazionale del Partito del Sud
SUD-LAB: LA RISCOSSA DEL SUD FA TAPPA IL 7 DICEMBRE 2019 A SAN GIOVANNI ROTONDO (FG)
SUD-LAB: la riscossa del Sud
Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
Vogliamo reagire a questo progetto classista ed elitario e vogliamo farlo nell’unico modo che crediamo possibile: ripartendo dalla nostra gente e dalle nostre terre, intersecando le lotte e unendo tutto ciò che si vorrebbe dividere, frantumare e cancellare.
Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni.
Ne parleremo il prossimo 7 dicembre, alle ore 18:00, a S. Giovanni Rotondo, al Chiostro di Palazzo di Città, Corso Umberto n. 1, in un evento organizzato con Left e Trasform Italia.
Interverranno:
- Loredana Marino - Resp. Meridione PRC
- Michele Dell’Edera - Vice pres. Partito del Sud
- Daniele Iacovelli - Segr. Prov. Flai CGIL Fg
- Cosimo D. Matteucci - Pres. MGA sindacato nazionale forense
Introduce e modera Roberto Cappucci - Segr. cittadino PRC
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Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
Vogliamo reagire a questo progetto classista ed elitario e vogliamo farlo nell’unico modo che crediamo possibile: ripartendo dalla nostra gente e dalle nostre terre, intersecando le lotte e unendo tutto ciò che si vorrebbe dividere, frantumare e cancellare.
Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni.
Ne parleremo il prossimo 7 dicembre, alle ore 18:00, a S. Giovanni Rotondo, al Chiostro di Palazzo di Città, Corso Umberto n. 1, in un evento organizzato con Left e Trasform Italia.
Interverranno:
- Loredana Marino - Resp. Meridione PRC
- Michele Dell’Edera - Vice pres. Partito del Sud
- Daniele Iacovelli - Segr. Prov. Flai CGIL Fg
- Cosimo D. Matteucci - Pres. MGA sindacato nazionale forense
Introduce e modera Roberto Cappucci - Segr. cittadino PRC
SUD-LAB: la riscossa del Sud
Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
Vogliamo reagire a questo progetto classista ed elitario e vogliamo farlo nell’unico modo che crediamo possibile: ripartendo dalla nostra gente e dalle nostre terre, intersecando le lotte e unendo tutto ciò che si vorrebbe dividere, frantumare e cancellare.
Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni.
Ne parleremo il prossimo 7 dicembre, alle ore 18:00, a S. Giovanni Rotondo, al Chiostro di Palazzo di Città, Corso Umberto n. 1, in un evento organizzato con Left e Trasform Italia.
Interverranno:
- Loredana Marino - Resp. Meridione PRC
- Michele Dell’Edera - Vice pres. Partito del Sud
- Daniele Iacovelli - Segr. Prov. Flai CGIL Fg
- Cosimo D. Matteucci - Pres. MGA sindacato nazionale forense
Introduce e modera Roberto Cappucci - Segr. cittadino PRC
Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
Vogliamo reagire a questo progetto classista ed elitario e vogliamo farlo nell’unico modo che crediamo possibile: ripartendo dalla nostra gente e dalle nostre terre, intersecando le lotte e unendo tutto ciò che si vorrebbe dividere, frantumare e cancellare.
Un laboratorio permanente sul Sud e per il Sud è la risposta che dobbiamo a noi meridionali per migliorare le nostre condizioni sociali, economiche, di lavoro e di vita e per un’Italia unita, solidale, accogliente, senza disuguaglianze e discriminazioni.
Ne parleremo il prossimo 7 dicembre, alle ore 18:00, a S. Giovanni Rotondo, al Chiostro di Palazzo di Città, Corso Umberto n. 1, in un evento organizzato con Left e Trasform Italia.
Interverranno:
- Loredana Marino - Resp. Meridione PRC
- Michele Dell’Edera - Vice pres. Partito del Sud
- Daniele Iacovelli - Segr. Prov. Flai CGIL Fg
- Cosimo D. Matteucci - Pres. MGA sindacato nazionale forense
Introduce e modera Roberto Cappucci - Segr. cittadino PRC
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