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domenica 25 novembre 2018
26 NOVEMBRE 2018 - SCOMPARE NEL SILENZIO DI ISTITUZIONI E MEDIA IL BANCO DI NAPOLI: UNA ”RAPINA” BEN CONFEZIONATA CHE RENDE IL SUD ANCORA PIÙ INDIFESO ED ANCORA PIÙ COLONIA
Di Natale Cuccurese
Cala il sipario sul Banco di Napoli, che da domani 26 novembre verra’ definitivamente incorporato in Intesa Sanpaolo. Non scomparira’ pero’ il logo che restera’ nelle insegne delle filiali.
Fondato nel 1539, il Banco di Napoli è una delle più antiche banche d’Italia, segnando tra alterne vicende la storia del Paese. Nel 1794, Ferdinando IV di Borbone riunì tutti i pubblici banchi in un unico Banco nazionale di Napoli. Nel dicembre del 1808, Gioacchino Murat divenuto re di Napoli, tentò di creare un banco sotto forma di società per azioni sul modello della Banca di Francia. Successivamente, dal 1861 al 1926 è stato istituto di emissione e definito Istituto di credito di diritto pubblico. Le sue origini risalgono ai cosiddetti banchi pubblici dei luoghi pii, sorti all’ombra del Vesuvio tra il XVI e il XVII secolo, in particolare ad un monte di pietà, il Banco della Pietà, fondato nel 1539 con lo scopo filantropico di concedere prestiti su pegno ai cittadini senza interessi. Prima ancora che la crisi caratterizzasse la storia recente, nel 1994 il Banco fu investito da una fase difficile causata da prestiti finiti in sofferenza; una situazione che determinò due anni più tardi l’intervento dello Stato con la nascita della Sga (1997) con 12.378 miliardi di vecchie lire di questi crediti e la privatizzazione tramite asta pubblica: il controllo fu svenduto nel 1997 alla cordata INA-BNL (Banca Nazionale del Lavoro) per la ridicola cifra di 61,4 miliardi di lire (circa 30 milioni di euro), fu rivenduto nel novembre 2000 al Sanpaolo-Imi di Torino, poi confluito nel gruppo Intesa Sanpaolo. Il 31 dicembre 2002 il Banco di Napoli fu incorporato nel Sanpaolo-Imi. La storia gloriosa del Banco di Napoli finì allora. I manager del Sanpaolo di Torino fecero sparire anche il nome ed il logo della Banca napoletana tra il 2003 ed il 2007. Poi furono costretti a riprenderne il marchio, quando si accorsero della forza commerciale che aveva. Il logo, che riportava gli stemmi degli antichi banchi che si fusero tra loro per dare vita al Banco di Napoli, fu comunque sostituito da anonimi archi.
Passano gli anni e si arriva al 2016, quando in seguito a un decreto del ministero dell’Economia lo Stato esercita un vecchio diritto di pegno e compra da Intesa Sanpaolo il 100 per cento delle azioni della Sga. Dai cui bilanci risulta un utile di 500 milioni di euro, frutto del recupero del 90 per cento dei crediti che, a questo punto, dovrebbero essere considerati tutt’altro che inesigibili.
La Sga (società per la gestione delle attività, ndr) del Banco di Napoli ha infatti ottenuto enormi utili dalla riscossione dei crediti considerati inesigibili e grazie a questo profitto ha potuto creare il Fondo Atlante con cui sono state recentemente salvate le banche del Nord.
Un paradosso considerato anche un altro aspetto molto grave, quello relativo alle posizioni degli azionisti del Banco di Napoli che non hanno ottenuto alcun risarcimento nonostante l’enorme utile accumulato dalla Sga. Il tutto si consuma nel silenzio, complice, delle istituzioni.
E i dipendenti che fine faranno? Emigreranno!
Nel Gruppo Intesa Sanpaolo entro il 2020 “andranno in pensione, sfruttando gli scivoli previsti per i dipendenti bancari, una cifra pari a 9 mila addetti”. Quanti di questi saranno dipendenti del Sud? Almeno un terzo, forse di più, visto che Intesa Sanpaolo annuncia la chiusura di “circa 170 sportelli nei prossimi anni, soprattutto nelle aree meno redditizie di Campania e Calabria”.
A fronte di questi tagli, l’annuncio della Banca: “abbiamo deciso di assumere come Gruppo 1500 persone (…) una componente significativa sarà nelle regioni meridionali”.
La realtà è che poiché la legge di stabilità 2018 prevede il “Bonus Sud” (sgravio dei contributi al 100% per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani al di sotto dei 25 anni e disoccupati da almeno sei mesi) Intesa Sanpaolo ne approfitterà per ulteriori risparmi: qualche centinaio di nuove assunzioni al Sud, esenti da contributi, in cambio di 2-3 mila uscite. Ma dove andranno a lavorare i neo-assunti ? Lo anticipa Il Mattino (23.12.2017): “Per il personale l’incorporazione del Banco di Napoli vuol dire che i confini regionali dal 2018 non esisteranno più.” Ciò significa che “i trasferimenti non avverranno necessariamente a livello di area Sud ma nell’ambito dell’intero gruppo, quindi anche verso il Centro e il Nord (…)” saranno soggetti a “eventuali spostamenti “ (…) “soprattutto i più giovani e i 1500 che saranno assunti”.
A Napoli non resterà neanche una direzione generale. “Le circa 50 persone che vi lavorano dovrebbero essere dimezzate nel giro di un anno. Molte di loro matureranno i requisiti per andare in pensione. Le altre saranno trasferite”.
Una vicenda, questa del Banco di Napoli, emblematica delle ruberie che continuano senza sosta, da sempre, ai danni del Mezzogiorno. Ha dichiarato pochi giorni fa l’ex Presidente Napolitano:”Nel momento in cui si è ritenuto che il soddisfacimento di esigenze incontestabili di razionalità ed efficienza, in un contesto molto difficile per l’intero sistema bancario italiano, si debba spingere fino al punto di cancellare, almeno sul piano giuridico-formale, lo storico istituto di credito del Mezzogiorno, non posso non esprimere rammarico e preoccupazione. Ritengo che si debba rendere omaggio alla storia del Banco, che ha costituito una grande realtà rappresentativa dei ceti produttivi e del popolo dei risparmiatori delle regioni meridionali, dando – pur tra non pochi alti e bassi – contributi essenziali nel contrastare lo squilibrio tra Nord e Sud, ovvero la principale tara dello sviluppo nazionale. Non vorrei che questo doloroso commiato riflettesse un ulteriore indebolimento dell’attenzione e della comprensione, a livello nazionale, per gli attuali ancor oggi cosi’ gravi problemi di Napoli e del Mezzogiorno”.
E se lo dice anche lui vuol proprio dire che questa vicenda è, oltre che preoccupante, veramente scandalosa per come è avvenuta, almeno per chi conserva ancora un minimo di onestà intellettuale...
Fonti: Il Mattino, Editoriale il Giglio,Il Denaro, Affari Italiani
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Di Natale Cuccurese
Cala il sipario sul Banco di Napoli, che da domani 26 novembre verra’ definitivamente incorporato in Intesa Sanpaolo. Non scomparira’ pero’ il logo che restera’ nelle insegne delle filiali.
Fondato nel 1539, il Banco di Napoli è una delle più antiche banche d’Italia, segnando tra alterne vicende la storia del Paese. Nel 1794, Ferdinando IV di Borbone riunì tutti i pubblici banchi in un unico Banco nazionale di Napoli. Nel dicembre del 1808, Gioacchino Murat divenuto re di Napoli, tentò di creare un banco sotto forma di società per azioni sul modello della Banca di Francia. Successivamente, dal 1861 al 1926 è stato istituto di emissione e definito Istituto di credito di diritto pubblico. Le sue origini risalgono ai cosiddetti banchi pubblici dei luoghi pii, sorti all’ombra del Vesuvio tra il XVI e il XVII secolo, in particolare ad un monte di pietà, il Banco della Pietà, fondato nel 1539 con lo scopo filantropico di concedere prestiti su pegno ai cittadini senza interessi. Prima ancora che la crisi caratterizzasse la storia recente, nel 1994 il Banco fu investito da una fase difficile causata da prestiti finiti in sofferenza; una situazione che determinò due anni più tardi l’intervento dello Stato con la nascita della Sga (1997) con 12.378 miliardi di vecchie lire di questi crediti e la privatizzazione tramite asta pubblica: il controllo fu svenduto nel 1997 alla cordata INA-BNL (Banca Nazionale del Lavoro) per la ridicola cifra di 61,4 miliardi di lire (circa 30 milioni di euro), fu rivenduto nel novembre 2000 al Sanpaolo-Imi di Torino, poi confluito nel gruppo Intesa Sanpaolo. Il 31 dicembre 2002 il Banco di Napoli fu incorporato nel Sanpaolo-Imi. La storia gloriosa del Banco di Napoli finì allora. I manager del Sanpaolo di Torino fecero sparire anche il nome ed il logo della Banca napoletana tra il 2003 ed il 2007. Poi furono costretti a riprenderne il marchio, quando si accorsero della forza commerciale che aveva. Il logo, che riportava gli stemmi degli antichi banchi che si fusero tra loro per dare vita al Banco di Napoli, fu comunque sostituito da anonimi archi.
Passano gli anni e si arriva al 2016, quando in seguito a un decreto del ministero dell’Economia lo Stato esercita un vecchio diritto di pegno e compra da Intesa Sanpaolo il 100 per cento delle azioni della Sga. Dai cui bilanci risulta un utile di 500 milioni di euro, frutto del recupero del 90 per cento dei crediti che, a questo punto, dovrebbero essere considerati tutt’altro che inesigibili.
La Sga (società per la gestione delle attività, ndr) del Banco di Napoli ha infatti ottenuto enormi utili dalla riscossione dei crediti considerati inesigibili e grazie a questo profitto ha potuto creare il Fondo Atlante con cui sono state recentemente salvate le banche del Nord.
Un paradosso considerato anche un altro aspetto molto grave, quello relativo alle posizioni degli azionisti del Banco di Napoli che non hanno ottenuto alcun risarcimento nonostante l’enorme utile accumulato dalla Sga. Il tutto si consuma nel silenzio, complice, delle istituzioni.
E i dipendenti che fine faranno? Emigreranno!
Nel Gruppo Intesa Sanpaolo entro il 2020 “andranno in pensione, sfruttando gli scivoli previsti per i dipendenti bancari, una cifra pari a 9 mila addetti”. Quanti di questi saranno dipendenti del Sud? Almeno un terzo, forse di più, visto che Intesa Sanpaolo annuncia la chiusura di “circa 170 sportelli nei prossimi anni, soprattutto nelle aree meno redditizie di Campania e Calabria”.
A fronte di questi tagli, l’annuncio della Banca: “abbiamo deciso di assumere come Gruppo 1500 persone (…) una componente significativa sarà nelle regioni meridionali”.
La realtà è che poiché la legge di stabilità 2018 prevede il “Bonus Sud” (sgravio dei contributi al 100% per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani al di sotto dei 25 anni e disoccupati da almeno sei mesi) Intesa Sanpaolo ne approfitterà per ulteriori risparmi: qualche centinaio di nuove assunzioni al Sud, esenti da contributi, in cambio di 2-3 mila uscite. Ma dove andranno a lavorare i neo-assunti ? Lo anticipa Il Mattino (23.12.2017): “Per il personale l’incorporazione del Banco di Napoli vuol dire che i confini regionali dal 2018 non esisteranno più.” Ciò significa che “i trasferimenti non avverranno necessariamente a livello di area Sud ma nell’ambito dell’intero gruppo, quindi anche verso il Centro e il Nord (…)” saranno soggetti a “eventuali spostamenti “ (…) “soprattutto i più giovani e i 1500 che saranno assunti”.
A Napoli non resterà neanche una direzione generale. “Le circa 50 persone che vi lavorano dovrebbero essere dimezzate nel giro di un anno. Molte di loro matureranno i requisiti per andare in pensione. Le altre saranno trasferite”.
Una vicenda, questa del Banco di Napoli, emblematica delle ruberie che continuano senza sosta, da sempre, ai danni del Mezzogiorno. Ha dichiarato pochi giorni fa l’ex Presidente Napolitano:”Nel momento in cui si è ritenuto che il soddisfacimento di esigenze incontestabili di razionalità ed efficienza, in un contesto molto difficile per l’intero sistema bancario italiano, si debba spingere fino al punto di cancellare, almeno sul piano giuridico-formale, lo storico istituto di credito del Mezzogiorno, non posso non esprimere rammarico e preoccupazione. Ritengo che si debba rendere omaggio alla storia del Banco, che ha costituito una grande realtà rappresentativa dei ceti produttivi e del popolo dei risparmiatori delle regioni meridionali, dando – pur tra non pochi alti e bassi – contributi essenziali nel contrastare lo squilibrio tra Nord e Sud, ovvero la principale tara dello sviluppo nazionale. Non vorrei che questo doloroso commiato riflettesse un ulteriore indebolimento dell’attenzione e della comprensione, a livello nazionale, per gli attuali ancor oggi cosi’ gravi problemi di Napoli e del Mezzogiorno”.
E se lo dice anche lui vuol proprio dire che questa vicenda è, oltre che preoccupante, veramente scandalosa per come è avvenuta, almeno per chi conserva ancora un minimo di onestà intellettuale...
Fonti: Il Mattino, Editoriale il Giglio,Il Denaro, Affari Italiani
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mercoledì 7 novembre 2018
DISPONIBILITÀ’ APPELLO DI LUIGI DE MAGISTRIS
C O M U N I C A T O
Il PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI accoglie e dà la sua disponibilità all'appello del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, condividendone obiettivi, motivazioni ed idealità, confermando sostegno, rapporti e collaborazione già in essere dal 2011.
Saremo presenti il 1 Dicembre a Roma anche per dare il nostro contributo.
Il CDN del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti
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C O M U N I C A T O
Il PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI accoglie e dà la sua disponibilità all'appello del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, condividendone obiettivi, motivazioni ed idealità, confermando sostegno, rapporti e collaborazione già in essere dal 2011.
Saremo presenti il 1 Dicembre a Roma anche per dare il nostro contributo.
Il CDN del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti
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giovedì 1 novembre 2018
Domenica 11 novembre, incontriamoci a Roma.
Con la lettera Compagne e Compagni abbiamo tentato di dare voce alle domande che in molte/i si sono posti dopo la virata che l’esperienza interna a Potere al Popolo! ha subito.
Ma anche a quanti quella esperienza non l’hanno praticata; e che pure hanno bisogni, energie, istanze da proporre. Intendiamo fare della chiarezza e della trasparenza gli strumenti di una possibile collaborazione in termini di proposta politica: ci sembra utile riaprire uno spazio politico – non finalizzato e nemmeno subordinato a logiche elettorali – di elaborazione, confronto, discussione, assumendo la difficoltà di una fase in cui motivazione e ri-motivazione personali e collettive trovano comprensibilmente difficoltà ad affermarsi, dopo tanti tentativi vani o fallimentari. Insieme è possibile?
Noi assumiamo come dovere politico non cedere al disimpegno o al ritrarsi ognuna/o nel proprio ambito di impegno specifico per costruire nel dialogo, nell’ascolto ed in forme democratiche e partecipate, una sinistra alternativa e plurale.
Vorremmo provare a ritrovare le ragioni del “lavorare insieme”, a perseguirle con fiducia, intransigenza e convinzione e con reciproco rispetto. Vorremmo provare a porre le basi di una prospettiva politica che abbia la stessa controllabilità e lo stesso tasso di partecipazione reale di quello di un collettivo che si forma su un tema specifico.
La connessione tra conflitti e lotte – che riteniamo strategica per individuare la effettiva consistenza di quello spazio politico – deve prevedere un ribaltamento di paradigma: non convergenza verso un unico soggetto, ma definizione di una comune tensione politica in cui identità e specificità non perdano riconoscimento e riconoscibilità. Il ripudio dell’austerity europea e delle politiche del governo Lega-5stelle può essere interpretato attraverso esperienze e pratiche differenti.
La collocazione europea di questo conflitto necessita di uno schieramento radicalmente alternativo e antagonista al vincolo dei trattati, come dichiarato da ultimo a Lisbona.
Rifondiamo una concezione dell’antifascismo che – da doverosa testimonianza – diventi pratica quotidiana e imprescindibile. Collochiamo nello spazio dell’anticapitalismo il rispetto dei principi inviolabili che regolano i diritti delle donne e degli uomini.
Aderiamo alla manifestazione nazionale, pacifica, solidale, accogliente e plurale che il 10 novembre attraverserà le strade di Roma “Uniti e solidali contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini”. Il giorno dopo, l’11 novembre, dalle 10 alle 16, proponiamo di incontrarci: 6 ore di confronto per conoscerci e ri-conoscerci. Un incontro all’insegna dello spirito unitario e senza primogeniture, per ragionare su come affrontare una emergenza nazionale e contribuire ad un efficace percorso di mobilitazione.
Fissate la data: il nostro impegno è comunicarvi quanto prima l’indirizzo esatto.
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=1070924159733802
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Con la lettera Compagne e Compagni abbiamo tentato di dare voce alle domande che in molte/i si sono posti dopo la virata che l’esperienza interna a Potere al Popolo! ha subito.
Ma anche a quanti quella esperienza non l’hanno praticata; e che pure hanno bisogni, energie, istanze da proporre. Intendiamo fare della chiarezza e della trasparenza gli strumenti di una possibile collaborazione in termini di proposta politica: ci sembra utile riaprire uno spazio politico – non finalizzato e nemmeno subordinato a logiche elettorali – di elaborazione, confronto, discussione, assumendo la difficoltà di una fase in cui motivazione e ri-motivazione personali e collettive trovano comprensibilmente difficoltà ad affermarsi, dopo tanti tentativi vani o fallimentari. Insieme è possibile?
Noi assumiamo come dovere politico non cedere al disimpegno o al ritrarsi ognuna/o nel proprio ambito di impegno specifico per costruire nel dialogo, nell’ascolto ed in forme democratiche e partecipate, una sinistra alternativa e plurale.
Vorremmo provare a ritrovare le ragioni del “lavorare insieme”, a perseguirle con fiducia, intransigenza e convinzione e con reciproco rispetto. Vorremmo provare a porre le basi di una prospettiva politica che abbia la stessa controllabilità e lo stesso tasso di partecipazione reale di quello di un collettivo che si forma su un tema specifico.
La connessione tra conflitti e lotte – che riteniamo strategica per individuare la effettiva consistenza di quello spazio politico – deve prevedere un ribaltamento di paradigma: non convergenza verso un unico soggetto, ma definizione di una comune tensione politica in cui identità e specificità non perdano riconoscimento e riconoscibilità. Il ripudio dell’austerity europea e delle politiche del governo Lega-5stelle può essere interpretato attraverso esperienze e pratiche differenti.
La collocazione europea di questo conflitto necessita di uno schieramento radicalmente alternativo e antagonista al vincolo dei trattati, come dichiarato da ultimo a Lisbona.
Rifondiamo una concezione dell’antifascismo che – da doverosa testimonianza – diventi pratica quotidiana e imprescindibile. Collochiamo nello spazio dell’anticapitalismo il rispetto dei principi inviolabili che regolano i diritti delle donne e degli uomini.
Aderiamo alla manifestazione nazionale, pacifica, solidale, accogliente e plurale che il 10 novembre attraverserà le strade di Roma “Uniti e solidali contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini”. Il giorno dopo, l’11 novembre, dalle 10 alle 16, proponiamo di incontrarci: 6 ore di confronto per conoscerci e ri-conoscerci. Un incontro all’insegna dello spirito unitario e senza primogeniture, per ragionare su come affrontare una emergenza nazionale e contribuire ad un efficace percorso di mobilitazione.
Fissate la data: il nostro impegno è comunicarvi quanto prima l’indirizzo esatto.
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=1070924159733802
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lunedì 29 ottobre 2018
IL PARTITO DEL SUD ESCE DA POTERE AL POPOLO, MA RICHIAMA LA NECESSITA’ DI DAR VITA AD UN FRONTE COMUNE ALTERNATIVO, POPOLARE E DI SINISTRA
COMUNICATO STAMPA
In un quadro politico nazionale ormai sempre più deteriorato dall’offensiva delle forze conservatrici, neoliberiste e qualunquiste, ora addirittura al governo, ed in un contesto di crescente razzismo stimolato, quando non ricercato, a fini elettorali dalle stesse forze di governo, il nostro Partito ha da sempre lavorato per costruire e portare all'interno di un ampio un fronte comune progressista le proprie idee meridionaliste progressiste, a difesa di quella parte delle classi lavoratrici e delle popolazioni del Sud che vedono la Macroregione meridionale come la più povera d’Europa, con più di tre milioni di poveri.
A nostro avviso il fronte progressista può ripartire con slancio solo da Sud, soprattutto ora che le tante promesse fatte ai cittadini del Mezzogiorno in campagna elettorale dal M5s risultano disattese. Quanto sopra non certo in contrapposizione al Settentrione, ma anzi cercando di unire da Sud a Nord le lotte comuni degli sfruttati. Per questo abbiamo aderito dall’inizio al percorso di Potere al Popolo insieme a organizzazioni politiche, sociali, sindacali che con coerenza esprimono posizioni antiliberiste, anticapitaliste e antirazziste
In questo quadro generale un anno fa abbiamo dato, dalla prima ora, la nostra convinta adesione al percorso di PaP condividendone il Manifesto, in cui abbiamo rappresentato l’anima meridionalista progressista. Manifesto sulla cui base sono state ricevute le adesioni al progetto e in cui si parla espressamente di unire le lotte comuni e non certo di formare un nuovo partito. Purtroppo le cose non sono andate come da noi auspicato visto che con le vicende dello statuto alcune componenti hanno deciso di procedere celermente a dar il via, nei fatti, alla formazione di un nuovo partito.
Pertanto in linea con l’ultimo comunicato del 19 settembre 2018 il Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud ha deciso all’unanimità l’immediata uscita, come Partito, dal percorso di Potere al Popolo, in quanto non vi sono più le condizioni minime per proseguire l’impegno politico diretto in quello che non è più un ampio fronte di forze ma, nei fatti, semplicemente un nuovo partito.
Il passo si è reso obbligatorio e non procrastinabile dopo che il nostro Partito aveva inutilmente richiesto, come altri, di votare gli emendamenti su un unico statuto, sottolineando la necessità di proseguire sulla strada tracciata dal manifesto costitutivo di Pap e come – con la proposta delle maggioranze qualificate – si poneva l’obiettivo di evitare contrapposizioni distruttive dentro Potere al Popolo, come oggi si è verificato.
Purtroppo invece si è andati al voto su due differenti proposte di statuto, in cui abbiamo rimarcato che solo nel secondo statuto, da noi sostenuto, erano presenti richiami al Manifesto iniziale, al meridionalismo e a problematiche nazionali attualissime che riguardavano il Sud. Inoltre l’aver vista rifiutata la pubblicazione sul sito del testo di presentazione allo "Statuto per tutte e tutti", creando così una evidente, antidemocratica e inaccettabile condizione di disparità tra i due statuti di fronte alle/gli aderenti, ci ha costretto a ritirare la proposta e non partecipare al voto.
Va inoltre rimarcato che alcune forze, schierate sulla proposta di Statuto 1, hanno da sempre avuto il monopolio assoluto della comunicazione, senza mai condividerla con gli altri, come pure è stato regolarmente e ripetutamente richiesto all'interno del Coordinamento Nazionale, anche da noi.
Il risultato è stata una scarso partecipazione al voto che non ha raggiunto nemmeno la metà degli aderenti.
A questo si aggiunga che le contrapposizioni nei post in rete tra "vecchi e giovani", tra "organizzazioni", viste come la fonte di tutti i mali, e "militanti senza partito", sono state argomenti di propaganda e di contrasto che, oltre a non apparire nuovi, non han fatto bene a nessuno. Il nostro non è stato il tentativo di arenarci su una questione formale, ma il frutto della convinzione che fretta, modalità sbrigative, omissioni, assenza di trasparenza e di rispetto per storie e persone, hanno segnato un passo falso indelebile, destinato a riproporre quelle stesse caratteristiche nella gestione dell’intero percorso, compromettendone il futuro; affermiamo questo convinti che l'idea e il bisogno che hanno portato a Pap siano ancora, e più che mai, vivi.
Continueremo pertanto a difendere la nostra posizione politica in difesa di un meridionalismo che riesca finalmente ad unire il Paese, da Sud a Nord, tramite l’applicazione puntuale della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza e con queste motivazioni ci rendiamo da subito disponibili a proseguire su di una proposta, proprietà di nessuno, ma di tutte/i coloro che si erano sentite/i rappresentate/i da un manifesto che diceva no alle egemonie, no ad un processo verticistico.
Sì pertanto all’unione delle forze, alla connessione delle vertenze, ad una politica che sia partecipazione attiva, rispetto, condivisione di percorsi differenti in un fronte comune plurale, che valorizzi ciò che unisce e non ciò che divide. Ci impegniamo a fare in modo che le parole del manifesto di PaP, quelle alle quali ci siamo inutilmente aggrappati nell’estremo tentativo di rimanere coese/i, possano avere vita e respiro, possano configurare una realtà praticabile per creare, insieme a quelle forze di sinistra alternativa che lo vorranno e che sentono l’urgenza di costruire un’alternativa credibile al Governo Lega-M5S, e agli altri poli oggi esistenti, compreso quello del cosiddetto centro-sinistra, una prospettiva comune sul piano europeo e nazionale. In questo rimarchiamo come la proposta nata dal Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, a cui ci lega un percorso di stima e condivisione iniziato già dal 2011 e che stiamo seguendo insieme ad altre forze di sinistra da giugno, nel corso di successivi incontri, potrebbe rappresentare una alternativa percorribile e credibile per dare una risposta alle necessità di territori e popolazione.
Consiglio Direttivo Nazionale Partito del Sud 29/10/2018
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COMUNICATO STAMPA
In un quadro politico nazionale ormai sempre più deteriorato dall’offensiva delle forze conservatrici, neoliberiste e qualunquiste, ora addirittura al governo, ed in un contesto di crescente razzismo stimolato, quando non ricercato, a fini elettorali dalle stesse forze di governo, il nostro Partito ha da sempre lavorato per costruire e portare all'interno di un ampio un fronte comune progressista le proprie idee meridionaliste progressiste, a difesa di quella parte delle classi lavoratrici e delle popolazioni del Sud che vedono la Macroregione meridionale come la più povera d’Europa, con più di tre milioni di poveri.
A nostro avviso il fronte progressista può ripartire con slancio solo da Sud, soprattutto ora che le tante promesse fatte ai cittadini del Mezzogiorno in campagna elettorale dal M5s risultano disattese. Quanto sopra non certo in contrapposizione al Settentrione, ma anzi cercando di unire da Sud a Nord le lotte comuni degli sfruttati. Per questo abbiamo aderito dall’inizio al percorso di Potere al Popolo insieme a organizzazioni politiche, sociali, sindacali che con coerenza esprimono posizioni antiliberiste, anticapitaliste e antirazziste
In questo quadro generale un anno fa abbiamo dato, dalla prima ora, la nostra convinta adesione al percorso di PaP condividendone il Manifesto, in cui abbiamo rappresentato l’anima meridionalista progressista. Manifesto sulla cui base sono state ricevute le adesioni al progetto e in cui si parla espressamente di unire le lotte comuni e non certo di formare un nuovo partito. Purtroppo le cose non sono andate come da noi auspicato visto che con le vicende dello statuto alcune componenti hanno deciso di procedere celermente a dar il via, nei fatti, alla formazione di un nuovo partito.
Pertanto in linea con l’ultimo comunicato del 19 settembre 2018 il Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud ha deciso all’unanimità l’immediata uscita, come Partito, dal percorso di Potere al Popolo, in quanto non vi sono più le condizioni minime per proseguire l’impegno politico diretto in quello che non è più un ampio fronte di forze ma, nei fatti, semplicemente un nuovo partito.
Il passo si è reso obbligatorio e non procrastinabile dopo che il nostro Partito aveva inutilmente richiesto, come altri, di votare gli emendamenti su un unico statuto, sottolineando la necessità di proseguire sulla strada tracciata dal manifesto costitutivo di Pap e come – con la proposta delle maggioranze qualificate – si poneva l’obiettivo di evitare contrapposizioni distruttive dentro Potere al Popolo, come oggi si è verificato.
Purtroppo invece si è andati al voto su due differenti proposte di statuto, in cui abbiamo rimarcato che solo nel secondo statuto, da noi sostenuto, erano presenti richiami al Manifesto iniziale, al meridionalismo e a problematiche nazionali attualissime che riguardavano il Sud. Inoltre l’aver vista rifiutata la pubblicazione sul sito del testo di presentazione allo "Statuto per tutte e tutti", creando così una evidente, antidemocratica e inaccettabile condizione di disparità tra i due statuti di fronte alle/gli aderenti, ci ha costretto a ritirare la proposta e non partecipare al voto.
Va inoltre rimarcato che alcune forze, schierate sulla proposta di Statuto 1, hanno da sempre avuto il monopolio assoluto della comunicazione, senza mai condividerla con gli altri, come pure è stato regolarmente e ripetutamente richiesto all'interno del Coordinamento Nazionale, anche da noi.
Il risultato è stata una scarso partecipazione al voto che non ha raggiunto nemmeno la metà degli aderenti.
A questo si aggiunga che le contrapposizioni nei post in rete tra "vecchi e giovani", tra "organizzazioni", viste come la fonte di tutti i mali, e "militanti senza partito", sono state argomenti di propaganda e di contrasto che, oltre a non apparire nuovi, non han fatto bene a nessuno. Il nostro non è stato il tentativo di arenarci su una questione formale, ma il frutto della convinzione che fretta, modalità sbrigative, omissioni, assenza di trasparenza e di rispetto per storie e persone, hanno segnato un passo falso indelebile, destinato a riproporre quelle stesse caratteristiche nella gestione dell’intero percorso, compromettendone il futuro; affermiamo questo convinti che l'idea e il bisogno che hanno portato a Pap siano ancora, e più che mai, vivi.
Continueremo pertanto a difendere la nostra posizione politica in difesa di un meridionalismo che riesca finalmente ad unire il Paese, da Sud a Nord, tramite l’applicazione puntuale della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza e con queste motivazioni ci rendiamo da subito disponibili a proseguire su di una proposta, proprietà di nessuno, ma di tutte/i coloro che si erano sentite/i rappresentate/i da un manifesto che diceva no alle egemonie, no ad un processo verticistico.
Sì pertanto all’unione delle forze, alla connessione delle vertenze, ad una politica che sia partecipazione attiva, rispetto, condivisione di percorsi differenti in un fronte comune plurale, che valorizzi ciò che unisce e non ciò che divide. Ci impegniamo a fare in modo che le parole del manifesto di PaP, quelle alle quali ci siamo inutilmente aggrappati nell’estremo tentativo di rimanere coese/i, possano avere vita e respiro, possano configurare una realtà praticabile per creare, insieme a quelle forze di sinistra alternativa che lo vorranno e che sentono l’urgenza di costruire un’alternativa credibile al Governo Lega-M5S, e agli altri poli oggi esistenti, compreso quello del cosiddetto centro-sinistra, una prospettiva comune sul piano europeo e nazionale. In questo rimarchiamo come la proposta nata dal Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, a cui ci lega un percorso di stima e condivisione iniziato già dal 2011 e che stiamo seguendo insieme ad altre forze di sinistra da giugno, nel corso di successivi incontri, potrebbe rappresentare una alternativa percorribile e credibile per dare una risposta alle necessità di territori e popolazione.
Consiglio Direttivo Nazionale Partito del Sud 29/10/2018
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giovedì 25 ottobre 2018
TRA_MARE_E A_AMARE: INIZIATIVA CULTURALE PROVENZA-NAPOLI SULLA STRADA EUROPEA DEL MERIDIONALISMO PROGRESSISTA
Importante evento culturale, alla presenza del Sindaco Luigi de Magistris, organizzato grazie alla competenza ed impegno di Antonio Luongo, Responsabile del Partito del Sud-Città di Napoli, ed Elena Coccia, dirigente del Partito di Rifondazione Comunista, Delegata Cultura e Sviluppo della Città Metropolitana di Napoli.
Il popolo Provenzale, rappresentato dal Vicepresidente del Dèpartement 13 Bruno Genzana, incontra il popolo Napoletano
Riparte da Napoli il percorso europeo del meridionalismo progressista, per creare contatti e sinergie fra i Sud d’Europa.
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Il popolo Provenzale, rappresentato dal Vicepresidente del Dèpartement 13 Bruno Genzana, incontra il popolo Napoletano
Riparte da Napoli il percorso europeo del meridionalismo progressista, per creare contatti e sinergie fra i Sud d’Europa.
➡Venerdì 26 Ottobre, ore 17.00: dalle Mura Greche di Marsiglia alle Mura Greche di Napoli in Piazza Bellini
La delegazione provenzale sarà in costumi d'epoca
La delegazione provenzale sarà in costumi d'epoca
➡Sabato 27 Ottobre, ore 10.00: visita al complesso monumentale di Sant'Eligio Maggiore, Borgo degli Orefici e Piazza del Mercato.
➡Sabato 27 Ottobre, ore 14.00: incontro e conferenza al Maschio Angioino, con il sindaco Luigi de Magistris, e il Coro di voci bianche del Centro Santa Luisa, Rione Traiano, Napoli, direzione Antonella De Pasquale.
➡Sabato 27 Ottobre, ore 18.00: omaggio a Roberto d'Angiò e funzione religiosa, Chiesa di Santa Chiara, Napoli.
La delegazione provenzale sarà in costumi d'epoca
La delegazione provenzale sarà in costumi d'epoca
➡Domenica 28 Ottobre, ore 10.00: presso il Palazzo Ducale del Comune di Pozzuoli, in occasione dei 750 anni del riconoscimento, da parte degli Angioini, dello status di città. La delegazione provenzale sarà in costumi d'epoca.
➡Domenica 28 Ottobre, ore 15.00: visita al Tesoro di S. Gennaro e Duomo di Napoli
A seguire incontro con la X Municipalità - Fuorigrotta - Bagnoli.
A seguire incontro con la X Municipalità - Fuorigrotta - Bagnoli.
Importante evento culturale, alla presenza del Sindaco Luigi de Magistris, organizzato grazie alla competenza ed impegno di Antonio Luongo, Responsabile del Partito del Sud-Città di Napoli, ed Elena Coccia, dirigente del Partito di Rifondazione Comunista, Delegata Cultura e Sviluppo della Città Metropolitana di Napoli.
Il popolo Provenzale, rappresentato dal Vicepresidente del Dèpartement 13 Bruno Genzana, incontra il popolo Napoletano
Riparte da Napoli il percorso europeo del meridionalismo progressista, per creare contatti e sinergie fra i Sud d’Europa.
Il popolo Provenzale, rappresentato dal Vicepresidente del Dèpartement 13 Bruno Genzana, incontra il popolo Napoletano
Riparte da Napoli il percorso europeo del meridionalismo progressista, per creare contatti e sinergie fra i Sud d’Europa.
➡Venerdì 26 Ottobre, ore 17.00: dalle Mura Greche di Marsiglia alle Mura Greche di Napoli in Piazza Bellini
La delegazione provenzale sarà in costumi d'epoca
La delegazione provenzale sarà in costumi d'epoca
➡Sabato 27 Ottobre, ore 10.00: visita al complesso monumentale di Sant'Eligio Maggiore, Borgo degli Orefici e Piazza del Mercato.
➡Sabato 27 Ottobre, ore 14.00: incontro e conferenza al Maschio Angioino, con il sindaco Luigi de Magistris, e il Coro di voci bianche del Centro Santa Luisa, Rione Traiano, Napoli, direzione Antonella De Pasquale.
➡Sabato 27 Ottobre, ore 18.00: omaggio a Roberto d'Angiò e funzione religiosa, Chiesa di Santa Chiara, Napoli.
La delegazione provenzale sarà in costumi d'epoca
La delegazione provenzale sarà in costumi d'epoca
➡Domenica 28 Ottobre, ore 10.00: presso il Palazzo Ducale del Comune di Pozzuoli, in occasione dei 750 anni del riconoscimento, da parte degli Angioini, dello status di città. La delegazione provenzale sarà in costumi d'epoca.
➡Domenica 28 Ottobre, ore 15.00: visita al Tesoro di S. Gennaro e Duomo di Napoli
A seguire incontro con la X Municipalità - Fuorigrotta - Bagnoli.
A seguire incontro con la X Municipalità - Fuorigrotta - Bagnoli.
Ripartiamo da due parole: Compagne e compagni
Il tempo sta passando e ci sembra che il termometro della politica nazionale ed internazionale segni temperature allarmanti: chiamiamo ad un semplice principio di responsabilità e di impegno concreto, sostenibile e democratico, tutte le donne e gli uomini, movimenti, partiti, gruppi, coordinamenti, che avevano avvertito nel processo costituente di Potere al Popolo! un passo diverso; ma che, dallo sviluppo di quel processo, sono rimasti deluse/i e disorientate/i.
Non è mutato è il nostro desiderio di pensare e fare politica insieme. In molte/i abbiamo chiesto a quello che è diventato – in seguito a vari abbandoni - il gruppo "di maggioranza" di Pap di interrompere una conta divisiva e di ritrovare le ragioni fondative dello stare insieme.
Le pratiche di una comunità sono indicative del modello di società cui si tende: il richiamo al rispetto delle regole democratiche non è nato da una linea politica alternativa, ma dall’esigenza di tener dentro in maniera limpida i presupposti su cui Pap è nato.
Il nostro non è stato il tentativo di arenarci su una questione formale, ma il frutto della convinzione che fretta, modalità sbrigative, omissioni - quando non alterazione della realtà-, assenza di trasparenza e di rispetto per storie e persone, hanno segnato un passo falso indelebile, destinato a riproporre quelle stesse caratteristiche nella gestione dell’intero percorso, compromettendone il futuro; affermiamo questo convinti che l'idea e il bisogno che hanno portato a Pap siano ancora, e più che mai, vivi.
Abbiamo una proposta, che fin da ora dichiariamo di non essere proprietà di nessuno, ma di tutte/i coloro che si erano sentite/i rappresentate/i da un manifesto che diceva no alle egemonie, no ad un processo verticistico. Sì all’unione delle forze, alla connessione delle vertenze, ad una politica che sia partecipazione attiva, condivisione di percorsi differenti in un soggetto plurale, che valorizzi ciò che unisce e non ciò che divide. Ci impegniamo – mettendoci la nostra faccia e tutta la nostra energia – a fare in modo che le parole del manifesto di Pap, quelle alle quali ci siamo inutilmente aggrappati nell’estremo tentativo di rimanere coese/i, possano avere vita e respiro, possano configurare una realtà praticabile: facciamo tutte/i un passo indietro per farne – insieme – uno, più lungo, in avanti.
Siamo deluse/i, ma non vinte/i. Vogliamo, invece, continuare ad esserci. Non sopravvivere, ma vivere insieme. Ci rivolgiamo a quante/i, come noi, hanno creduto che insieme è possibile raccogliere e nobilitare il variegato “popolo della sinistra dal basso”, al di là delle storie e delle generazioni. Identità di partito e pratiche di mobilitazione, protagonismo dei territori, mutualismo, lotte di settore, impegno intellettuale non possono e non devono diventare elementi incompatibili, che escludano la possibilità di una comunità solidale, che pensi ed agisca in una direzione comune. Per questo ci impegneremo a tenere tenacemente aperti spazi praticabili di confronto democratico. Affinché la lotta al razzismo, l'antifascismo, la dignità del lavoro, la solidarietà, la partecipazione, l’antiliberismo, l’uguaglianza orientino la nostra quotidiana militanza politica.
Solo un percorso pluralista e veramente aperto e inclusivo potrà dare una risposta efficace e coerente ai bimbi di Lodi, ai migranti di Riace, alle morti quotidiane sul lavoro, allo smantellamento di scuola e sanità pubbliche, alla devastazione del territorio, all'ennesimo condono che promuove a sistema l'illegalità, alla logica del profitto che stritola nei suoi ingranaggi esistenze e principi.
Non ci appartengono le deviazioni che hanno imbrigliato e talvolta distrutto vite individuali e collettive e governato il cambiamento antropologico che ha favorito l'abbandono della politica e la celebrazione di un individualismo silente e remissivo.
E non considereremo mai nostri interlocutori coloro che per anni hanno cercato di dissimulare la propria collusione con il liberismo e l'austerità.
Non ci appartengono le deviazioni che hanno imbrigliato e talvolta distrutto vite individuali e collettive e governato il cambiamento antropologico che ha favorito l'abbandono della politica e la celebrazione di un individualismo silente e remissivo.
E non considereremo mai nostri interlocutori coloro che per anni hanno cercato di dissimulare la propria collusione con il liberismo e l'austerità.
Facciamoci forti della socializzazione di idee e conflitti che sono stati in campo e lo sono tuttora. Delle centinaia di migliaia di donne e uomini scese/i in piazza contro le guerre o per la difesa dell'articolo 18. Delle tante voci che hanno invocato un'altra Europa, fondata sul modello sociale frutto delle lotte e non della loro negazione. Di chi soffre la crisi di una democrazia che il capitalismo finanziario sta buttando via come un ferro vecchio. Di chi ha continuato a difendere la dignità del lavoro e l'equità sociale e si è opposta/o al Jobs Act e alle leggi precarizzanti. Di chi ha presentato una legge di iniziativa popolare per un vero reddito di cittadinanza. Desideriamo parlare con chi si batte contro i trattati commerciali liberisti, i paradisi fiscali, contro l'onnipotenza della finanza e per una patrimoniale sulle ricchezze e la progressività fiscale. Con chi difende il pubblico e a volte vince, come nel referendum sull'acqua bene comune. Con chi difende la Scuola della Costituzione, in una lotta sempre più difficile. Con chi ripudia davvero la guerra. Con i comuni ribelli che non accettano lo scempio sociale e umano. Con le donne che lottano per l’autodeterminazione. Con chi lotta contro grandi opere che devastano territori e vita. Con chi avversa l'omofobia.
Questo e molto altro: un patrimonio immenso, che però da troppo tempo non riesce a dialogare, fare massa, costituirsi come alternativa. Per questo (vi) scriviamo.
I tentativi fatti sono stati tanti, tanti gli errori: proviamo a mettere in comune ciò che abbiamo imparato. Guardiamo a ciò che si muove in Europa, dalla confluenza spagnola alla grande piazza di Berlino, senza indulgere in impossibili imitazioni. La ricerca delle/i tante/i e non l'autoconsolazione delle/i poche/i siano la chiave.
Per questo partiamo da due parole semplici per confrontarci: "compagne e compagni". Parole che uniscono, sapendo che tutto il resto è - appunto - da fare insieme.
Se pensate che queste parole vi riguardino, vi proponiamo di ritrovarci ed ascoltarci.
Marina Boscaino, Roberto Musacchio, Maurizio Acerbo, Michela Becchis, Clarissa Castaldi, Natale Cuccurese, Soccorsa Sabrina Di Carlo, Enzo Di Salvatore, Ilaria Dusi, Lorenzo Falistocco, Paolo Ferrero, Eleonora Forenza, Dino Greco, Tonia Guerra, Guido Liguori, Citto Maselli, Sandro Medici, Giulia Pezzella, Rosa Rinaldi, Sandro Targetti, Sara Visintin.
Per adesioni all’appello: compagneecompagni@gmail.comLink pagina Facebook di Compagne e compagni
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Il tempo sta passando e ci sembra che il termometro della politica nazionale ed internazionale segni temperature allarmanti: chiamiamo ad un semplice principio di responsabilità e di impegno concreto, sostenibile e democratico, tutte le donne e gli uomini, movimenti, partiti, gruppi, coordinamenti, che avevano avvertito nel processo costituente di Potere al Popolo! un passo diverso; ma che, dallo sviluppo di quel processo, sono rimasti deluse/i e disorientate/i.
Non è mutato è il nostro desiderio di pensare e fare politica insieme. In molte/i abbiamo chiesto a quello che è diventato – in seguito a vari abbandoni - il gruppo "di maggioranza" di Pap di interrompere una conta divisiva e di ritrovare le ragioni fondative dello stare insieme.
Le pratiche di una comunità sono indicative del modello di società cui si tende: il richiamo al rispetto delle regole democratiche non è nato da una linea politica alternativa, ma dall’esigenza di tener dentro in maniera limpida i presupposti su cui Pap è nato.
Il nostro non è stato il tentativo di arenarci su una questione formale, ma il frutto della convinzione che fretta, modalità sbrigative, omissioni - quando non alterazione della realtà-, assenza di trasparenza e di rispetto per storie e persone, hanno segnato un passo falso indelebile, destinato a riproporre quelle stesse caratteristiche nella gestione dell’intero percorso, compromettendone il futuro; affermiamo questo convinti che l'idea e il bisogno che hanno portato a Pap siano ancora, e più che mai, vivi.
Abbiamo una proposta, che fin da ora dichiariamo di non essere proprietà di nessuno, ma di tutte/i coloro che si erano sentite/i rappresentate/i da un manifesto che diceva no alle egemonie, no ad un processo verticistico. Sì all’unione delle forze, alla connessione delle vertenze, ad una politica che sia partecipazione attiva, condivisione di percorsi differenti in un soggetto plurale, che valorizzi ciò che unisce e non ciò che divide. Ci impegniamo – mettendoci la nostra faccia e tutta la nostra energia – a fare in modo che le parole del manifesto di Pap, quelle alle quali ci siamo inutilmente aggrappati nell’estremo tentativo di rimanere coese/i, possano avere vita e respiro, possano configurare una realtà praticabile: facciamo tutte/i un passo indietro per farne – insieme – uno, più lungo, in avanti.
Siamo deluse/i, ma non vinte/i. Vogliamo, invece, continuare ad esserci. Non sopravvivere, ma vivere insieme. Ci rivolgiamo a quante/i, come noi, hanno creduto che insieme è possibile raccogliere e nobilitare il variegato “popolo della sinistra dal basso”, al di là delle storie e delle generazioni. Identità di partito e pratiche di mobilitazione, protagonismo dei territori, mutualismo, lotte di settore, impegno intellettuale non possono e non devono diventare elementi incompatibili, che escludano la possibilità di una comunità solidale, che pensi ed agisca in una direzione comune. Per questo ci impegneremo a tenere tenacemente aperti spazi praticabili di confronto democratico. Affinché la lotta al razzismo, l'antifascismo, la dignità del lavoro, la solidarietà, la partecipazione, l’antiliberismo, l’uguaglianza orientino la nostra quotidiana militanza politica.
Solo un percorso pluralista e veramente aperto e inclusivo potrà dare una risposta efficace e coerente ai bimbi di Lodi, ai migranti di Riace, alle morti quotidiane sul lavoro, allo smantellamento di scuola e sanità pubbliche, alla devastazione del territorio, all'ennesimo condono che promuove a sistema l'illegalità, alla logica del profitto che stritola nei suoi ingranaggi esistenze e principi.
Non ci appartengono le deviazioni che hanno imbrigliato e talvolta distrutto vite individuali e collettive e governato il cambiamento antropologico che ha favorito l'abbandono della politica e la celebrazione di un individualismo silente e remissivo.
E non considereremo mai nostri interlocutori coloro che per anni hanno cercato di dissimulare la propria collusione con il liberismo e l'austerità.
Non ci appartengono le deviazioni che hanno imbrigliato e talvolta distrutto vite individuali e collettive e governato il cambiamento antropologico che ha favorito l'abbandono della politica e la celebrazione di un individualismo silente e remissivo.
E non considereremo mai nostri interlocutori coloro che per anni hanno cercato di dissimulare la propria collusione con il liberismo e l'austerità.
Facciamoci forti della socializzazione di idee e conflitti che sono stati in campo e lo sono tuttora. Delle centinaia di migliaia di donne e uomini scese/i in piazza contro le guerre o per la difesa dell'articolo 18. Delle tante voci che hanno invocato un'altra Europa, fondata sul modello sociale frutto delle lotte e non della loro negazione. Di chi soffre la crisi di una democrazia che il capitalismo finanziario sta buttando via come un ferro vecchio. Di chi ha continuato a difendere la dignità del lavoro e l'equità sociale e si è opposta/o al Jobs Act e alle leggi precarizzanti. Di chi ha presentato una legge di iniziativa popolare per un vero reddito di cittadinanza. Desideriamo parlare con chi si batte contro i trattati commerciali liberisti, i paradisi fiscali, contro l'onnipotenza della finanza e per una patrimoniale sulle ricchezze e la progressività fiscale. Con chi difende il pubblico e a volte vince, come nel referendum sull'acqua bene comune. Con chi difende la Scuola della Costituzione, in una lotta sempre più difficile. Con chi ripudia davvero la guerra. Con i comuni ribelli che non accettano lo scempio sociale e umano. Con le donne che lottano per l’autodeterminazione. Con chi lotta contro grandi opere che devastano territori e vita. Con chi avversa l'omofobia.
Questo e molto altro: un patrimonio immenso, che però da troppo tempo non riesce a dialogare, fare massa, costituirsi come alternativa. Per questo (vi) scriviamo.
I tentativi fatti sono stati tanti, tanti gli errori: proviamo a mettere in comune ciò che abbiamo imparato. Guardiamo a ciò che si muove in Europa, dalla confluenza spagnola alla grande piazza di Berlino, senza indulgere in impossibili imitazioni. La ricerca delle/i tante/i e non l'autoconsolazione delle/i poche/i siano la chiave.
Per questo partiamo da due parole semplici per confrontarci: "compagne e compagni". Parole che uniscono, sapendo che tutto il resto è - appunto - da fare insieme.
Se pensate che queste parole vi riguardino, vi proponiamo di ritrovarci ed ascoltarci.
Marina Boscaino, Roberto Musacchio, Maurizio Acerbo, Michela Becchis, Clarissa Castaldi, Natale Cuccurese, Soccorsa Sabrina Di Carlo, Enzo Di Salvatore, Ilaria Dusi, Lorenzo Falistocco, Paolo Ferrero, Eleonora Forenza, Dino Greco, Tonia Guerra, Guido Liguori, Citto Maselli, Sandro Medici, Giulia Pezzella, Rosa Rinaldi, Sandro Targetti, Sara Visintin.
Per adesioni all’appello: compagneecompagni@gmail.comLink pagina Facebook di Compagne e compagni
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mercoledì 24 ottobre 2018
Il Partito del Sud sarà presente sabato 10 Novembre alla manifestazione nazionale di Roma!
Il Partito del Sud sarà presente sabato 10 Novembre a Roma alla manifestazione unitaria contro il governo gialloverde!
10 NOVEMBRE, MANIFESTAZIONE NAZIONALE: "UNITI E SOLIDALI CONTRO IL GOVERNO, IL RAZZISMO E IL DECRETO SALVINI"
ORE 14 PIAZZA DELLA REPUBBLICA - ROMA
È il momento di reagire, mobilitarsi e unirsi contro gli attacchi del governo, a cui Minniti ha aperto la strada, contro l’escalation razzista e il decreto Salvini che attacca la libertà di tutte e tutti.
- Per il ritiro immediato del Decreto immigrazione e sicurezza varato dal governo. NO al disegno di legge Pillon.
- Accoglienza e regolarizzazione per tutti e tutte.
- Solidarietà e libertà per Mimmo Lucano! Giù le mani da Riace e dalle ONG.
- Contro l’esclusione sociale.
- No ai respingimenti, alle espulsioni, agli sgomberi.
- Contro il razzismo dilagante, la minaccia fascista, la violenza sulle donne, l’omofobia e ogni tipo di discriminazione. P
Per queste ragioni parteciperemo alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE pacifica, solidale, accogliente e plurale per sabato 10 novembre a Roma.
Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/155785395376127/
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Il Partito del Sud sarà presente sabato 10 Novembre a Roma alla manifestazione unitaria contro il governo gialloverde!
10 NOVEMBRE, MANIFESTAZIONE NAZIONALE: "UNITI E SOLIDALI CONTRO IL GOVERNO, IL RAZZISMO E IL DECRETO SALVINI"
ORE 14 PIAZZA DELLA REPUBBLICA - ROMA
È il momento di reagire, mobilitarsi e unirsi contro gli attacchi del governo, a cui Minniti ha aperto la strada, contro l’escalation razzista e il decreto Salvini che attacca la libertà di tutte e tutti.
- Per il ritiro immediato del Decreto immigrazione e sicurezza varato dal governo. NO al disegno di legge Pillon.
- Accoglienza e regolarizzazione per tutti e tutte.
- Solidarietà e libertà per Mimmo Lucano! Giù le mani da Riace e dalle ONG.
- Contro l’esclusione sociale.
- No ai respingimenti, alle espulsioni, agli sgomberi.
- Contro il razzismo dilagante, la minaccia fascista, la violenza sulle donne, l’omofobia e ogni tipo di discriminazione. P
Per queste ragioni parteciperemo alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE pacifica, solidale, accogliente e plurale per sabato 10 novembre a Roma.
Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/155785395376127/
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giovedì 18 ottobre 2018
" Dove, come, e perchè..."
di Andrea Balìa
Il terreno dove muoversi è quello del meridionalismo progressista, alla ricerca e riproposizione degli insegnamenti di quelli che consideriamo i maestri, i capisaldi, come Gramsci, Dorso, e il poco conosciuto e ricordato Guido Piegari che crearono le basi del pensiero per un riscatto del Sud, mai risollevatosi dai danni d’un’unità mal fatta, costruita peggio, e raccontata male se non quasi totalmente occultata nei suoi tragici eventi. Non antiunitaristi, anzi fautori dell'unità delle forze lavoratrici del Sud e del Nord, perché non è lo spirito di unità a essere contestato, ma la maniera errata, truffaldina e vessatoria ad essere il pomo della discordia.
Ma insegnamento dei sopracitati uomini che non lo fecero abbandonando gli ideali di solidarietà, giustizia, equità sociale che distinguevano il loro percorso e storia politica. Ideali del resto connaturati nella tradizione, il pensiero, i costumi del popolo meridionale. Furono dei precursori, figli d’una sinistra evoluta che li ha dimenticati, e a tutt’oggi fa fatica a leggere e riproporre la questione meridionale, confondendo le giuste rivendicazioni meridionali con nostalgie e posizioni reazionarie d’un movimentismo un po’ cialtrone e non ben definito, più che altro ”suddista” e che si autodefinisce impropriamente ”meridionalista”.
Pochi ma altri maestri o figure quantomeno degne di note, a distanza di anni, hanno gridato le ragioni del Sud. Chi con analisi stringenti e crude come l’uomo di Siderno in Calabria, ovvero Nicola Zitara, o Gigi Di Fiore con i suoi libri di fedele ricostruzione storica, o come Antonio Ciano con le sue ricerche costanti negli archivi storici o gli approfondimenti di Valentino Romano e altri scrittori utili strumentalmente alla causa.
Ma c’è bisogno di studiare, riflettere, proporre, analizzare e far politica sul serio, contribuire a costruire un’alternativa politica di forze sane in contrapposizione al sovranismo delle destre riciclatesi in un linguaggio apparentemente nuovo ma tristemente antico nella sostanza. Basta con i tanti urlatori da strapazzo, con gente che, tra la buona e/o la cattiva fede, produce solo confusione fine a sé stessa, o con i ”nuovi” duri e puri indisponibili al confronto e stranamente dimentichi della priorità della parola Sud nei loro discorsi e programmi e dell’esempio del civismo politico umano e solidale di alcuni sindaci, guarda caso proprio del Sud, come a Napoli e Riace.
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di Andrea Balìa
Il terreno dove muoversi è quello del meridionalismo progressista, alla ricerca e riproposizione degli insegnamenti di quelli che consideriamo i maestri, i capisaldi, come Gramsci, Dorso, e il poco conosciuto e ricordato Guido Piegari che crearono le basi del pensiero per un riscatto del Sud, mai risollevatosi dai danni d’un’unità mal fatta, costruita peggio, e raccontata male se non quasi totalmente occultata nei suoi tragici eventi. Non antiunitaristi, anzi fautori dell'unità delle forze lavoratrici del Sud e del Nord, perché non è lo spirito di unità a essere contestato, ma la maniera errata, truffaldina e vessatoria ad essere il pomo della discordia.
Ma insegnamento dei sopracitati uomini che non lo fecero abbandonando gli ideali di solidarietà, giustizia, equità sociale che distinguevano il loro percorso e storia politica. Ideali del resto connaturati nella tradizione, il pensiero, i costumi del popolo meridionale. Furono dei precursori, figli d’una sinistra evoluta che li ha dimenticati, e a tutt’oggi fa fatica a leggere e riproporre la questione meridionale, confondendo le giuste rivendicazioni meridionali con nostalgie e posizioni reazionarie d’un movimentismo un po’ cialtrone e non ben definito, più che altro ”suddista” e che si autodefinisce impropriamente ”meridionalista”.
Pochi ma altri maestri o figure quantomeno degne di note, a distanza di anni, hanno gridato le ragioni del Sud. Chi con analisi stringenti e crude come l’uomo di Siderno in Calabria, ovvero Nicola Zitara, o Gigi Di Fiore con i suoi libri di fedele ricostruzione storica, o come Antonio Ciano con le sue ricerche costanti negli archivi storici o gli approfondimenti di Valentino Romano e altri scrittori utili strumentalmente alla causa.
Ma c’è bisogno di studiare, riflettere, proporre, analizzare e far politica sul serio, contribuire a costruire un’alternativa politica di forze sane in contrapposizione al sovranismo delle destre riciclatesi in un linguaggio apparentemente nuovo ma tristemente antico nella sostanza. Basta con i tanti urlatori da strapazzo, con gente che, tra la buona e/o la cattiva fede, produce solo confusione fine a sé stessa, o con i ”nuovi” duri e puri indisponibili al confronto e stranamente dimentichi della priorità della parola Sud nei loro discorsi e programmi e dell’esempio del civismo politico umano e solidale di alcuni sindaci, guarda caso proprio del Sud, come a Napoli e Riace.
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lunedì 15 ottobre 2018
IL “REDDITO DI SUDDITANZA”
- Di Bruno Pappalardo
Di cosa ha bisogno il SUD?
A questa domanda, in coro, la gente, quella povera ma anche quella più agiata, ma anche quella del NORD, …ma anche un ragazzino delle elementari, risponderebbe: IL “ LAVORO”,… ACCIDENTI!
Perché?
Perché il buon senso, la logica, il raziocinio politico, impone di realizzare e proiettare, per tutti e,… soprattutto per i giovani, lungo la traiettoria del futuro, una condizione di reddito permanente che generi benessere.
Vuol dire creare presupposti e requisiti rapidi per un reddito che possa dare certezze, sicurezza economica, capacità prestazionali stimolanti e innescanti una reazione al passivismo secolare. riprogettando il proprio avvenire.
L’orrido “REDDITO DI CITTADINANZA” non è altro che un modello di propaganda pletorica e vuota se non fosse per arginare la drammatica reale povertà che attraversa il paese, in particolare al Meridione e ricavarne voti.
Sappiamo che, alla lunga originerà altra povertà, come è stato in passato. ( assistenzialismo democratico cristiano o populismo laurino) ma soprattutto acquisizione di una più accentuata visione della vita basata sulla beneficenza evangelica del Nord e dell’UE.
Ancora una volta, al SUD tocca, dopo anni di sacrifici all’estero con i suoi lavoratori e la desertificazione nei suoi territori delle migliori risorse e l’esigue energie imprenditoriali, accettare, subire un altro “intervento straordinario”
Questa condizione produrrà ancora SUDDITANZA ECONOMICA, PSICOLOGICA E SOCIALE. Il SUD sarà sempre questuante di qualche spicciolo per comprarsi il pane, rinunciando alla propria libertà e ai propri diritti umani, di identità e di popolo.
Bisogna, dunque, predisporre prima un contesto sociale e culturale che alimenti condizioni favorevoli di crescita produttiva.
In uno articolo del 3 gennaio del 1920, infatti, Gramsci, dalle pagine di “L’Ordine Nuovo” lanciava un monito:
“la terra ai contadini è propaganda (…) gli operai agricoli, i contadini poveri rivoluzionari e i socialisti consapevoli non possono concepire come utile (…questa ) propaganda.(…) Cosa ottiene un contadino povero invadendo una terra incolta o mal coltivata? Senza macchine, senza una abitazione sul luogo (…)senza credito per attendere il tempo del raccolto, senza istituzioni cooperative che acquistino il raccolto stesso (…) e lo salvino dalle grinfie degli usurai, cosa può ottenere un contadino povero dall’invasione? Egli soddisfa, in un primo momento, i suoi istinti di proprietario, sazia la sua primitiva avidità di terra; ma in un secondo momento, quando s’accorge che le braccia non bastano per scassare la terra(…)e che sono necessarie le sementi e gli strumenti di lavoro, e pensa alla serie futura dei giorni e delle notti da passare in una terra senza acqua, con la malaria, il contadino sente che nessuno gli darà tutte queste cose, il contadino sente la sua impotenza, la sua solitudine, la sua disperata condizione, e diventa (…)non un rivoluzionario, diventa assassino dei “signori” non un lottatore per il comunismo.” “ Gli operai e i contadini ( …) hanno visto solo il “cretinismo” parlamentare e l’illusione riformista e opportunista, …hanno visto la contro-rivoluzione” .
La Storia insegna ma non ci sono scolari.
Non si cerca la verità ma solo ragioni!
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- Di Bruno Pappalardo
Di cosa ha bisogno il SUD?
A questa domanda, in coro, la gente, quella povera ma anche quella più agiata, ma anche quella del NORD, …ma anche un ragazzino delle elementari, risponderebbe: IL “ LAVORO”,… ACCIDENTI!
Perché?
Perché il buon senso, la logica, il raziocinio politico, impone di realizzare e proiettare, per tutti e,… soprattutto per i giovani, lungo la traiettoria del futuro, una condizione di reddito permanente che generi benessere.
Vuol dire creare presupposti e requisiti rapidi per un reddito che possa dare certezze, sicurezza economica, capacità prestazionali stimolanti e innescanti una reazione al passivismo secolare. riprogettando il proprio avvenire.
L’orrido “REDDITO DI CITTADINANZA” non è altro che un modello di propaganda pletorica e vuota se non fosse per arginare la drammatica reale povertà che attraversa il paese, in particolare al Meridione e ricavarne voti.
Sappiamo che, alla lunga originerà altra povertà, come è stato in passato. ( assistenzialismo democratico cristiano o populismo laurino) ma soprattutto acquisizione di una più accentuata visione della vita basata sulla beneficenza evangelica del Nord e dell’UE.
Ancora una volta, al SUD tocca, dopo anni di sacrifici all’estero con i suoi lavoratori e la desertificazione nei suoi territori delle migliori risorse e l’esigue energie imprenditoriali, accettare, subire un altro “intervento straordinario”
Questa condizione produrrà ancora SUDDITANZA ECONOMICA, PSICOLOGICA E SOCIALE. Il SUD sarà sempre questuante di qualche spicciolo per comprarsi il pane, rinunciando alla propria libertà e ai propri diritti umani, di identità e di popolo.
Bisogna, dunque, predisporre prima un contesto sociale e culturale che alimenti condizioni favorevoli di crescita produttiva.
In uno articolo del 3 gennaio del 1920, infatti, Gramsci, dalle pagine di “L’Ordine Nuovo” lanciava un monito:
“la terra ai contadini è propaganda (…) gli operai agricoli, i contadini poveri rivoluzionari e i socialisti consapevoli non possono concepire come utile (…questa ) propaganda.(…) Cosa ottiene un contadino povero invadendo una terra incolta o mal coltivata? Senza macchine, senza una abitazione sul luogo (…)senza credito per attendere il tempo del raccolto, senza istituzioni cooperative che acquistino il raccolto stesso (…) e lo salvino dalle grinfie degli usurai, cosa può ottenere un contadino povero dall’invasione? Egli soddisfa, in un primo momento, i suoi istinti di proprietario, sazia la sua primitiva avidità di terra; ma in un secondo momento, quando s’accorge che le braccia non bastano per scassare la terra(…)e che sono necessarie le sementi e gli strumenti di lavoro, e pensa alla serie futura dei giorni e delle notti da passare in una terra senza acqua, con la malaria, il contadino sente che nessuno gli darà tutte queste cose, il contadino sente la sua impotenza, la sua solitudine, la sua disperata condizione, e diventa (…)non un rivoluzionario, diventa assassino dei “signori” non un lottatore per il comunismo.” “ Gli operai e i contadini ( …) hanno visto solo il “cretinismo” parlamentare e l’illusione riformista e opportunista, …hanno visto la contro-rivoluzione” .
La Storia insegna ma non ci sono scolari.
Non si cerca la verità ma solo ragioni!
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lunedì 8 ottobre 2018
POTERE AL POPOLO: PERCHE’ RITIRIAMO LO STATUTO E NON PARTECIPIAMO AL VOTO
Come da link al comunicato del nostro CDN, dello scorso 19 settembre, (https://www.partitodelsud.eu/…/continua-con-convinzione-il-… ) il nostro Partito, dopo aver inutilmente richiesto, come altri, di votare gli emendamenti su un unico statuto, invitava a votare lo Statuto n.2 “ Per uno Statuto di tutte e di tutti”. Sottolineando come solo la seconda bozza di Statuto chiedeva di proseguire sulla strada tracciata dal manifesto costitutivo di Pap e come – con la proposta delle maggioranze qualificate – si poneva l’obiettivo di evitare contrapposizioni distruttive dentro Potere al Popolo. Inoltre rimarcavamo come solo in questa seconda proposta erano presenti richiami al meridionalismo e a problematiche nazionali attualissime che riguardavano il Sud.
Purtroppo poi le cose hanno subito una evoluzione non positiva che ha portato al ritiro dello Statuto 2
“Ogni limite ha una pazienza” - 5 settembre 2018
POTERE AL POPOLO: PERCHE’ RITIRIAMO LO STATUTO E NON PARTECIPIAMO AL VOTO
Oggi è stata rifiutata la pubblicazione sul sito del testo di presentazione allo "Statuto per tutte e tutti", creando una evidente e inaccettabile condizione di disparità tra i due statuti di fronte alle/gli aderenti: il primo statuto aveva da tempo pubblicato, abusando ancora una volta del monopolio sulla gestione di sito e pagine social. Inoltre sul sito vi è, poi, una ricostruzione falsa del coordinamento di lunedì scorso, che attribuisce a noi – che abbiamo sempre chiesto di poter votare su un solo statuto emendabile – la responsabilità di andare al voto su due statuti contrapposti. E’ davvero troppo. In qualità di firmatari/e del secondo statuto, pertanto, comunichiamo la nostra decisione di ritirarlo e di non partecipare a una consultazione on line per la quale mancano i requisiti minimi di agibilità democratica. Non bastava aver imposta una votazione assurda su statuti contrapposti, rifiutando di far esprimere le/gli aderenti sulla modalità di voto, come noi avevamo proposto. Non bastava aver rifiutato un breve differimento della data del voto; si procede senza tenere conto che migliaia di persone non riescono ancora a padroneggiare la piattaforma, alcune nemmeno ad entrarci, e che non si conoscono le regole che presidierebbero alla definizione del risultato del voto. La pazienza unitaria ha un limite. Di fronte a questi scelte non possiamo che prendere atto che non vi sono le condizioni per una consultazione informata, seria, autenticamente democratica. Invitiamo le compagne e i compagni di quella che si è configurata come la "maggioranza" del coordinamento a rinviare la consultazione on line e a concordare una convocazione del coordinamento stesso per ristabilire un quadro di regole condivise. Invitiamo le compagne e i compagni che come noi si riconoscono nel Manifesto fondativo di Potere al popolo! a non partecipare alla votazione che inizia domani.
Marina Boscaino, Maurizio Acerbo, Enzo Di Salvatore, Paolo Ferrero, Roberto Morea, Roberto Musacchio, Vincenzo Riccio, Ivan Cazzaniga (Milano), Francesco Campolongo (Cosenza), Dino Greco (Brescia), Pino Rando (Genova).
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Purtroppo poi le cose hanno subito una evoluzione non positiva che ha portato al ritiro dello Statuto 2
“Ogni limite ha una pazienza” - 5 settembre 2018
POTERE AL POPOLO: PERCHE’ RITIRIAMO LO STATUTO E NON PARTECIPIAMO AL VOTO
Oggi è stata rifiutata la pubblicazione sul sito del testo di presentazione allo "Statuto per tutte e tutti", creando una evidente e inaccettabile condizione di disparità tra i due statuti di fronte alle/gli aderenti: il primo statuto aveva da tempo pubblicato, abusando ancora una volta del monopolio sulla gestione di sito e pagine social. Inoltre sul sito vi è, poi, una ricostruzione falsa del coordinamento di lunedì scorso, che attribuisce a noi – che abbiamo sempre chiesto di poter votare su un solo statuto emendabile – la responsabilità di andare al voto su due statuti contrapposti. E’ davvero troppo. In qualità di firmatari/e del secondo statuto, pertanto, comunichiamo la nostra decisione di ritirarlo e di non partecipare a una consultazione on line per la quale mancano i requisiti minimi di agibilità democratica. Non bastava aver imposta una votazione assurda su statuti contrapposti, rifiutando di far esprimere le/gli aderenti sulla modalità di voto, come noi avevamo proposto. Non bastava aver rifiutato un breve differimento della data del voto; si procede senza tenere conto che migliaia di persone non riescono ancora a padroneggiare la piattaforma, alcune nemmeno ad entrarci, e che non si conoscono le regole che presidierebbero alla definizione del risultato del voto. La pazienza unitaria ha un limite. Di fronte a questi scelte non possiamo che prendere atto che non vi sono le condizioni per una consultazione informata, seria, autenticamente democratica. Invitiamo le compagne e i compagni di quella che si è configurata come la "maggioranza" del coordinamento a rinviare la consultazione on line e a concordare una convocazione del coordinamento stesso per ristabilire un quadro di regole condivise. Invitiamo le compagne e i compagni che come noi si riconoscono nel Manifesto fondativo di Potere al popolo! a non partecipare alla votazione che inizia domani.
Marina Boscaino, Maurizio Acerbo, Enzo Di Salvatore, Paolo Ferrero, Roberto Morea, Roberto Musacchio, Vincenzo Riccio, Ivan Cazzaniga (Milano), Francesco Campolongo (Cosenza), Dino Greco (Brescia), Pino Rando (Genova).
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Come da link al comunicato del nostro CDN, dello scorso 19 settembre, (https://www.partitodelsud.eu/…/continua-con-convinzione-il-… ) il nostro Partito, dopo aver inutilmente richiesto, come altri, di votare gli emendamenti su un unico statuto, invitava a votare lo Statuto n.2 “ Per uno Statuto di tutte e di tutti”. Sottolineando come solo la seconda bozza di Statuto chiedeva di proseguire sulla strada tracciata dal manifesto costitutivo di Pap e come – con la proposta delle maggioranze qualificate – si poneva l’obiettivo di evitare contrapposizioni distruttive dentro Potere al Popolo. Inoltre rimarcavamo come solo in questa seconda proposta erano presenti richiami al meridionalismo e a problematiche nazionali attualissime che riguardavano il Sud.
Purtroppo poi le cose hanno subito una evoluzione non positiva che ha portato al ritiro dello Statuto 2
“Ogni limite ha una pazienza” - 5 settembre 2018
POTERE AL POPOLO: PERCHE’ RITIRIAMO LO STATUTO E NON PARTECIPIAMO AL VOTO
Oggi è stata rifiutata la pubblicazione sul sito del testo di presentazione allo "Statuto per tutte e tutti", creando una evidente e inaccettabile condizione di disparità tra i due statuti di fronte alle/gli aderenti: il primo statuto aveva da tempo pubblicato, abusando ancora una volta del monopolio sulla gestione di sito e pagine social. Inoltre sul sito vi è, poi, una ricostruzione falsa del coordinamento di lunedì scorso, che attribuisce a noi – che abbiamo sempre chiesto di poter votare su un solo statuto emendabile – la responsabilità di andare al voto su due statuti contrapposti. E’ davvero troppo. In qualità di firmatari/e del secondo statuto, pertanto, comunichiamo la nostra decisione di ritirarlo e di non partecipare a una consultazione on line per la quale mancano i requisiti minimi di agibilità democratica. Non bastava aver imposta una votazione assurda su statuti contrapposti, rifiutando di far esprimere le/gli aderenti sulla modalità di voto, come noi avevamo proposto. Non bastava aver rifiutato un breve differimento della data del voto; si procede senza tenere conto che migliaia di persone non riescono ancora a padroneggiare la piattaforma, alcune nemmeno ad entrarci, e che non si conoscono le regole che presidierebbero alla definizione del risultato del voto. La pazienza unitaria ha un limite. Di fronte a questi scelte non possiamo che prendere atto che non vi sono le condizioni per una consultazione informata, seria, autenticamente democratica. Invitiamo le compagne e i compagni di quella che si è configurata come la "maggioranza" del coordinamento a rinviare la consultazione on line e a concordare una convocazione del coordinamento stesso per ristabilire un quadro di regole condivise. Invitiamo le compagne e i compagni che come noi si riconoscono nel Manifesto fondativo di Potere al popolo! a non partecipare alla votazione che inizia domani.
Marina Boscaino, Maurizio Acerbo, Enzo Di Salvatore, Paolo Ferrero, Roberto Morea, Roberto Musacchio, Vincenzo Riccio, Ivan Cazzaniga (Milano), Francesco Campolongo (Cosenza), Dino Greco (Brescia), Pino Rando (Genova).
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POTERE AL POPOLO: PERCHE’ RITIRIAMO LO STATUTO E NON PARTECIPIAMO AL VOTO
Oggi è stata rifiutata la pubblicazione sul sito del testo di presentazione allo "Statuto per tutte e tutti", creando una evidente e inaccettabile condizione di disparità tra i due statuti di fronte alle/gli aderenti: il primo statuto aveva da tempo pubblicato, abusando ancora una volta del monopolio sulla gestione di sito e pagine social. Inoltre sul sito vi è, poi, una ricostruzione falsa del coordinamento di lunedì scorso, che attribuisce a noi – che abbiamo sempre chiesto di poter votare su un solo statuto emendabile – la responsabilità di andare al voto su due statuti contrapposti. E’ davvero troppo. In qualità di firmatari/e del secondo statuto, pertanto, comunichiamo la nostra decisione di ritirarlo e di non partecipare a una consultazione on line per la quale mancano i requisiti minimi di agibilità democratica. Non bastava aver imposta una votazione assurda su statuti contrapposti, rifiutando di far esprimere le/gli aderenti sulla modalità di voto, come noi avevamo proposto. Non bastava aver rifiutato un breve differimento della data del voto; si procede senza tenere conto che migliaia di persone non riescono ancora a padroneggiare la piattaforma, alcune nemmeno ad entrarci, e che non si conoscono le regole che presidierebbero alla definizione del risultato del voto. La pazienza unitaria ha un limite. Di fronte a questi scelte non possiamo che prendere atto che non vi sono le condizioni per una consultazione informata, seria, autenticamente democratica. Invitiamo le compagne e i compagni di quella che si è configurata come la "maggioranza" del coordinamento a rinviare la consultazione on line e a concordare una convocazione del coordinamento stesso per ristabilire un quadro di regole condivise. Invitiamo le compagne e i compagni che come noi si riconoscono nel Manifesto fondativo di Potere al popolo! a non partecipare alla votazione che inizia domani.
Marina Boscaino, Maurizio Acerbo, Enzo Di Salvatore, Paolo Ferrero, Roberto Morea, Roberto Musacchio, Vincenzo Riccio, Ivan Cazzaniga (Milano), Francesco Campolongo (Cosenza), Dino Greco (Brescia), Pino Rando (Genova).
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