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sabato 26 maggio 2018
Potere al Popolo: intervento di Natale Cuccurese "Quali modelli organizzativi quale Statuto"
https://www.youtube.com/watch?v=m6RLga0lwq0
Assemblea Nazionale di Potere al Popolo: intervento di Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud, al tavolo "Quali modelli organizzativi quale Statuto"
https://www.youtube.com/watch?v=m6RLga0lwq0
Assemblea Nazionale di Potere al Popolo: intervento di Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud, al tavolo "Quali modelli organizzativi quale Statuto"
venerdì 25 maggio 2018
Natale Cuccurese, Presidente Nazionale del Partito del Sud, al Congresso Nazionale di demA.
https://www.youtube.com/watch?v=Ugu0hXIdxKI
Intervento di Natale Cuccurese, Presidente e Segretario Nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti, questo pomeriggio al Congresso Nazionale di demA.
Buonasera, innanzitutto un saluto a tutti i presenti al sindaco Luigi de Magistris e al Direttivo di demA, anche a nome del nostro Consiglio Direttivo Nazionale.
Come sempre usa dire il sindaco, quando interviene ai nostri congressi ed eventi, siamo quelli della prim’ora, sin dal 2011 con un rapporto fatto d’amicizia, stima, sostegno e collaborazione. Collaborazione anche istituzionale come con la delega all’ Autonomia nella prima sindacatura, e alla Toponomastica nella prima e anche seconda sindacatura in essere al nostro Responsabile Regionale Campania Andrea Balìa.
Sostegno al Sindaco altresì sempre da noi testimoniato come nelle giornate della sospensione, con i nostri uomini e le nostre bandiere presenti in piazza al flashmob del 3 ottobre 2014, così come nelle due competizioni elettorali amministrative del 2011/2016, fino, buon ultimo, per l’evento contro il debito ingiusto.
Sostegno al Sindaco altresì sempre da noi testimoniato come nelle giornate della sospensione, con i nostri uomini e le nostre bandiere presenti in piazza al flashmob del 3 ottobre 2014, così come nelle due competizioni elettorali amministrative del 2011/2016, fino, buon ultimo, per l’evento contro il debito ingiusto.
Reputo importante in questo momento storico il messaggio di libertà che giunge da Napoli, grazie alla sindacatura de Magistris e anche ad esperienze nazionali “dal basso” di cui siamo parte come Partito del Sud come quella di Potere al Popolo.
Siamo infatti ormai in dirittura d’arrivo nella formazione del nuovo governo pentaleghista, un governo che prende il via sulla base di un “contratto” che esprime idee e propone azioni in gran parte di destra, come forse mai prima d’ora nella storia della Repubblica. Un “contratto”che vede anche la Costituzione a rischio, quella Costituzione che tutti qui abbiamo difeso il 4 dicembre. In più considerare che l’operazione è condotta da un Movimento ostaggio di una società privata che suo tramite potrebbe anche condizionare vita ed azione del nascente governo, non può non far rabbrividire ogni sincero democratico.
In questo quadro a tinte fosche non stupiscono le dichiarazione del lepenista padano Salvini,”, che dichiara vantandosi: ”il contratto di governo ha accolto il 90% delle nostre proposte”, semmai stupisce il fatto che i pentastellati non riservino nel “contratto” al Sud ed ai loro tanti elettori del Mezzogiorno altro che un trafiletto. Anche su questo siamo in sintonia con il sindaco LDM che ha recentemente dichiarato: "Tutto farei con la Lega tranne che un accordo politico. Così si riabilita un partito che è di chiara ispirazione antimeridionale, per quanto sia chiaro che in questo momento Salvini si voglia proporre come leader nazionale. Ma non gli crede nessuno”.
La situazione del Mezzogiorno, che ha sostenuto con un larghissimo voto di protesta le promesse qualunquiste fatte in campagna elettorali, è da affrontare a nostro avviso con proposte concrete e non solo con promesse, fra l’altro vane alla luce del “contratto”.
Il Sud è infatti afflitto da bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al Nord, alta disoccupazione (maggiore di tre volte rispetto al Nord), disoccupazione giovanile al record europeo in Calabria (58,7%), povertà assoluta al 10% della popolazione più un 40% in povertà relativa, emigrazione a livelli record (dati OCSE), problematiche ambientali e sanitarie (Terra dei Fuochi, Taranto, Basilicata, Niscemi, ecc ), un'aspettativa di vita più bassa di 5 anni rispetto al centro-nord, natalità in forte calo e si potrebbe ancora continuare a lungo...in un quadro sempre più apocalittico.
Nessuna proposta giunge in merito nel “contratto” su come colmare il differenziale fra Nord e Sud che pure viene enunciato. Il M5s ha calato la maschera e ora con i voti presi al Sud agisce prioritariamente a vantaggio del grande capitale a trazione padana, ben rappresentato dalla Lega, come per la Flat Tax. A cosa porterà la flat tax e la conseguente perdita di 46 Miliardi di versamenti all’erario se non ad ulteriori diseguaglianze? A cosa porterà la negazione della questione meridionale? Siamo di fronte all’ingiustizia ratificata oggi per contratto, domani forse per legge!!!
“Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali"
diceva don Milani, e intanto il governo va verso la santificazione della diseguaglianza sociale. Forti contro deboli, nord contro Sud, Centro contro periferia. E non usiamo la parola periferia a caso. La periferia è un concetto a noi molto caro : è da sempre sinonimo di difficoltà sociale e debolezza. Esistono le periferie in tutte le città del nostro paese . Napoli e il Sud sono periferia dell’Italia. L’Italia, che nel suo complesso è Sud d’Europa, così come i Paesi dell’Europa mediterranea sono periferia del continente europeo. Tutti attualmente sotto scacco continuo, impossibile pensare che questa situazione diseguale possa durare in eterno.
diceva don Milani, e intanto il governo va verso la santificazione della diseguaglianza sociale. Forti contro deboli, nord contro Sud, Centro contro periferia. E non usiamo la parola periferia a caso. La periferia è un concetto a noi molto caro : è da sempre sinonimo di difficoltà sociale e debolezza. Esistono le periferie in tutte le città del nostro paese . Napoli e il Sud sono periferia dell’Italia. L’Italia, che nel suo complesso è Sud d’Europa, così come i Paesi dell’Europa mediterranea sono periferia del continente europeo. Tutti attualmente sotto scacco continuo, impossibile pensare che questa situazione diseguale possa durare in eterno.
Il rilancio del Paese, ma anche dell’Europa, passa obbligatoriamente dal rilancio del Sud, non certo in contrapposizione al e nord, ma come volano economico al fine di far ripartire l’intero Paese, anche in termini di PIL. Solo con il Sud il Paese può ripartire. L'Italia non può pensare di definirsi un grandi paese democratico europeo se continuerà a trascurare 7 regioni del sud e umiliare 21 milioni di cittadini.
Un paese che va rivoltato, pacificamente e democraticamente, come un calzino, come spesso ho sentito dire al sindaco de Magistris, ma questa volta da Sud! per affermare finalmente quegli ideali di Resistenza che reclamano a gran voce l’applicazione della Costituzione che, ad oggi mai applicata, non avrebbe permesso l’affermarsi in un Paese sempre più diseguale di quella deriva pericolosa, razzista, xenofa, fascista e neoliberista che sta soffocando il paese e rendendo impossibile la vita dei cittadini.
Affermava quasi cent’anni fa il meridionalista Guido Dorso nel libro “La Rivoluzione Meridionale”: “ No, il Mezzogiorno non ha bisogno di carità, ma di giustizia; non chiede aiuto, ma libertà.” Sono passati 100 anni… Cent’anni passati invano…
Che il Mezzogiorno fosse da tempo una "polveriera" e che avrebbe giustamente reagito allo stato attuale delle cose l'abbiamo sostenuto più volte e con forza negli ultimi mesi. Peccato che a sinistra i temi Sud non siano stati sempre messi bene a fuoco e tenuti in maggiore evidenza in campagna elettorale, anche per non lasciare mano libera a qualunquisti e destra, così come poi avvenuto. Bisogna concentrarsi su questo dato e da qui ripartire per capire come, da sinistra, si può intercettare questo malcontento e questa richiesta di maggiore attenzione ed equità che giunge forte dai territori.
Così da risolvere la Nuova Questione Meridionale, interpretata nell’ottica meridionalista progressista e gramsciana, come da nostri ideali e riferimenti politici. Lavoriamo a questo da subito con chi a sinistra lo vuole o riesce a capire... E COMUNQUE CON CHI SI SENTE RAPPRESENTATO DA QUEI VALORI DI SOLIDARIETA',TOLLERANZA, UMANITA' IN CUI CI RICONOSCIAMO"
Per cui andiamo avanti, ancora insieme!!
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https://www.youtube.com/watch?v=Ugu0hXIdxKI
Intervento di Natale Cuccurese, Presidente e Segretario Nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti, questo pomeriggio al Congresso Nazionale di demA.
Buonasera, innanzitutto un saluto a tutti i presenti al sindaco Luigi de Magistris e al Direttivo di demA, anche a nome del nostro Consiglio Direttivo Nazionale.
Come sempre usa dire il sindaco, quando interviene ai nostri congressi ed eventi, siamo quelli della prim’ora, sin dal 2011 con un rapporto fatto d’amicizia, stima, sostegno e collaborazione. Collaborazione anche istituzionale come con la delega all’ Autonomia nella prima sindacatura, e alla Toponomastica nella prima e anche seconda sindacatura in essere al nostro Responsabile Regionale Campania Andrea Balìa.
Sostegno al Sindaco altresì sempre da noi testimoniato come nelle giornate della sospensione, con i nostri uomini e le nostre bandiere presenti in piazza al flashmob del 3 ottobre 2014, così come nelle due competizioni elettorali amministrative del 2011/2016, fino, buon ultimo, per l’evento contro il debito ingiusto.
Sostegno al Sindaco altresì sempre da noi testimoniato come nelle giornate della sospensione, con i nostri uomini e le nostre bandiere presenti in piazza al flashmob del 3 ottobre 2014, così come nelle due competizioni elettorali amministrative del 2011/2016, fino, buon ultimo, per l’evento contro il debito ingiusto.
Reputo importante in questo momento storico il messaggio di libertà che giunge da Napoli, grazie alla sindacatura de Magistris e anche ad esperienze nazionali “dal basso” di cui siamo parte come Partito del Sud come quella di Potere al Popolo.
Siamo infatti ormai in dirittura d’arrivo nella formazione del nuovo governo pentaleghista, un governo che prende il via sulla base di un “contratto” che esprime idee e propone azioni in gran parte di destra, come forse mai prima d’ora nella storia della Repubblica. Un “contratto”che vede anche la Costituzione a rischio, quella Costituzione che tutti qui abbiamo difeso il 4 dicembre. In più considerare che l’operazione è condotta da un Movimento ostaggio di una società privata che suo tramite potrebbe anche condizionare vita ed azione del nascente governo, non può non far rabbrividire ogni sincero democratico.
In questo quadro a tinte fosche non stupiscono le dichiarazione del lepenista padano Salvini,”, che dichiara vantandosi: ”il contratto di governo ha accolto il 90% delle nostre proposte”, semmai stupisce il fatto che i pentastellati non riservino nel “contratto” al Sud ed ai loro tanti elettori del Mezzogiorno altro che un trafiletto. Anche su questo siamo in sintonia con il sindaco LDM che ha recentemente dichiarato: "Tutto farei con la Lega tranne che un accordo politico. Così si riabilita un partito che è di chiara ispirazione antimeridionale, per quanto sia chiaro che in questo momento Salvini si voglia proporre come leader nazionale. Ma non gli crede nessuno”.
La situazione del Mezzogiorno, che ha sostenuto con un larghissimo voto di protesta le promesse qualunquiste fatte in campagna elettorali, è da affrontare a nostro avviso con proposte concrete e non solo con promesse, fra l’altro vane alla luce del “contratto”.
Il Sud è infatti afflitto da bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al Nord, alta disoccupazione (maggiore di tre volte rispetto al Nord), disoccupazione giovanile al record europeo in Calabria (58,7%), povertà assoluta al 10% della popolazione più un 40% in povertà relativa, emigrazione a livelli record (dati OCSE), problematiche ambientali e sanitarie (Terra dei Fuochi, Taranto, Basilicata, Niscemi, ecc ), un'aspettativa di vita più bassa di 5 anni rispetto al centro-nord, natalità in forte calo e si potrebbe ancora continuare a lungo...in un quadro sempre più apocalittico.
Nessuna proposta giunge in merito nel “contratto” su come colmare il differenziale fra Nord e Sud che pure viene enunciato. Il M5s ha calato la maschera e ora con i voti presi al Sud agisce prioritariamente a vantaggio del grande capitale a trazione padana, ben rappresentato dalla Lega, come per la Flat Tax. A cosa porterà la flat tax e la conseguente perdita di 46 Miliardi di versamenti all’erario se non ad ulteriori diseguaglianze? A cosa porterà la negazione della questione meridionale? Siamo di fronte all’ingiustizia ratificata oggi per contratto, domani forse per legge!!!
“Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali"
diceva don Milani, e intanto il governo va verso la santificazione della diseguaglianza sociale. Forti contro deboli, nord contro Sud, Centro contro periferia. E non usiamo la parola periferia a caso. La periferia è un concetto a noi molto caro : è da sempre sinonimo di difficoltà sociale e debolezza. Esistono le periferie in tutte le città del nostro paese . Napoli e il Sud sono periferia dell’Italia. L’Italia, che nel suo complesso è Sud d’Europa, così come i Paesi dell’Europa mediterranea sono periferia del continente europeo. Tutti attualmente sotto scacco continuo, impossibile pensare che questa situazione diseguale possa durare in eterno.
diceva don Milani, e intanto il governo va verso la santificazione della diseguaglianza sociale. Forti contro deboli, nord contro Sud, Centro contro periferia. E non usiamo la parola periferia a caso. La periferia è un concetto a noi molto caro : è da sempre sinonimo di difficoltà sociale e debolezza. Esistono le periferie in tutte le città del nostro paese . Napoli e il Sud sono periferia dell’Italia. L’Italia, che nel suo complesso è Sud d’Europa, così come i Paesi dell’Europa mediterranea sono periferia del continente europeo. Tutti attualmente sotto scacco continuo, impossibile pensare che questa situazione diseguale possa durare in eterno.
Il rilancio del Paese, ma anche dell’Europa, passa obbligatoriamente dal rilancio del Sud, non certo in contrapposizione al e nord, ma come volano economico al fine di far ripartire l’intero Paese, anche in termini di PIL. Solo con il Sud il Paese può ripartire. L'Italia non può pensare di definirsi un grandi paese democratico europeo se continuerà a trascurare 7 regioni del sud e umiliare 21 milioni di cittadini.
Un paese che va rivoltato, pacificamente e democraticamente, come un calzino, come spesso ho sentito dire al sindaco de Magistris, ma questa volta da Sud! per affermare finalmente quegli ideali di Resistenza che reclamano a gran voce l’applicazione della Costituzione che, ad oggi mai applicata, non avrebbe permesso l’affermarsi in un Paese sempre più diseguale di quella deriva pericolosa, razzista, xenofa, fascista e neoliberista che sta soffocando il paese e rendendo impossibile la vita dei cittadini.
Affermava quasi cent’anni fa il meridionalista Guido Dorso nel libro “La Rivoluzione Meridionale”: “ No, il Mezzogiorno non ha bisogno di carità, ma di giustizia; non chiede aiuto, ma libertà.” Sono passati 100 anni… Cent’anni passati invano…
Che il Mezzogiorno fosse da tempo una "polveriera" e che avrebbe giustamente reagito allo stato attuale delle cose l'abbiamo sostenuto più volte e con forza negli ultimi mesi. Peccato che a sinistra i temi Sud non siano stati sempre messi bene a fuoco e tenuti in maggiore evidenza in campagna elettorale, anche per non lasciare mano libera a qualunquisti e destra, così come poi avvenuto. Bisogna concentrarsi su questo dato e da qui ripartire per capire come, da sinistra, si può intercettare questo malcontento e questa richiesta di maggiore attenzione ed equità che giunge forte dai territori.
Così da risolvere la Nuova Questione Meridionale, interpretata nell’ottica meridionalista progressista e gramsciana, come da nostri ideali e riferimenti politici. Lavoriamo a questo da subito con chi a sinistra lo vuole o riesce a capire... E COMUNQUE CON CHI SI SENTE RAPPRESENTATO DA QUEI VALORI DI SOLIDARIETA',TOLLERANZA, UMANITA' IN CUI CI RICONOSCIAMO"
Per cui andiamo avanti, ancora insieme!!
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sabato 19 maggio 2018
CONTRATTO DI GOVERNO:… SUD COME PIANO MARSHALL
Di Bruno Pappalardo·
Pensate a due botti vuote ed uguali in una qualunque rivendita vino. Una delle botti deve raggiungere un paesino di 100 abitanti. L’altra, invece, dovrà giungere in un altro di 1000 abitanti. La campagna è riuscita, però, a dare un raccolto di solo 200 litri di vino.
Bisognerà dividere esattamente in parti uguali le due botti di 100 litri. E’ lo stesso rivenditore, infatti, che ha comprato due botti uguali per i due paesi. Quando arriverà la botte di 100 litri di 100 abitanti, ebbene, tutti saranno soddisfatti per aver ricevuto un litro di vino ciascuno. Non sarà lo stesso per quello di 1000 cittadini a cui andranno solo 10 millilitri,… pressoché il corrispondente d’ un sorso di vino. Il paese di 1000 abitanti avrebbe dovuto ricevere 10 botte e non una.
La quantità ricevuta non coincideva con le esigenze di quello. Stessa cosa è accaduto in Italia ( non solo) col Piano Marshall! Un Piano di “intervento straordinario” che gli americani liberatori decisero di attuare, per i paesi disastrati dal Secondo conflitto Mondiale. L’intervento si materializzava con un gettito di sonanti e verdissimi dollari dello Zio Tom per riavviare le risorse produttive dell’Italia. Il Nord ( da Frosinone in su) ricevette 10.000 volte in più del Sud. La Lombardia ( ad esempio) arrivarono 5 miliardi di lire ma in Calabria solo 2 milioni.
Senza dilungarmi e spiegarne le ragioni di queste scelte statunitensi,( accordo De Gasperi) quel gap d’allora é sempre lo stesso, quello di oggi, ma peggiorato e nato nel 1861 con l’Unità d’Italia a discapito del Meridione. Perché questa lunga premessa?
Perché l’accordo di governo tra M5S e LEGA per il Sud é stato totalmente dimenticato e celermente, inserito nell’accordo dopo aver letto i titoloni di tutti i giornali che evidenziavano la gravissima assenza. Somiglia al Piano Marshall.
Ecco cosa hanno inserito surrettiziamente per il Sud in quello che loro chiamano “ contratto di governo” :
“Si è deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure con il marchio "Mezzogiorno", nella consapevolezza che tutte le scelte politiche previste dal presente contratto (con particolare riferimento a sostegno al reddito, pensioni, investimenti, ambiente e tutela dei livelli occupazionali) sono orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l'obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud".
Cosa significa?...nessuna specifica misura… Significa che al Sud ( forse) arriverà una sola botte di vino uguale a quella che riceverà il Nord ma con la differenza che nel Mezzogiorno non basterà. Non potrà mai annullare il Sud, il GAP col Nord e avere una vera Crescita “omogenea” dell’intero Paese.
Insomma spero che i meridionali che hanno votato 5STELLE e/o LEGA saranno soddisfatti di avere avuto un bel servizio dove non batte il sole. Ci si aspettava non assistenzialismo passivo o elemosine ma sgravi per startup, artigianato, aiuti alla Ricerca, finanziamento per un turismo culturale e di massa, sostegno per servizi ed eccellenze, iniziative giovanili et cetera.
COMPLIMENTI… MENTRE QUI SI MUORE!
Di Bruno Pappalardo·
Pensate a due botti vuote ed uguali in una qualunque rivendita vino. Una delle botti deve raggiungere un paesino di 100 abitanti. L’altra, invece, dovrà giungere in un altro di 1000 abitanti. La campagna è riuscita, però, a dare un raccolto di solo 200 litri di vino.
Bisognerà dividere esattamente in parti uguali le due botti di 100 litri. E’ lo stesso rivenditore, infatti, che ha comprato due botti uguali per i due paesi. Quando arriverà la botte di 100 litri di 100 abitanti, ebbene, tutti saranno soddisfatti per aver ricevuto un litro di vino ciascuno. Non sarà lo stesso per quello di 1000 cittadini a cui andranno solo 10 millilitri,… pressoché il corrispondente d’ un sorso di vino. Il paese di 1000 abitanti avrebbe dovuto ricevere 10 botte e non una.
La quantità ricevuta non coincideva con le esigenze di quello. Stessa cosa è accaduto in Italia ( non solo) col Piano Marshall! Un Piano di “intervento straordinario” che gli americani liberatori decisero di attuare, per i paesi disastrati dal Secondo conflitto Mondiale. L’intervento si materializzava con un gettito di sonanti e verdissimi dollari dello Zio Tom per riavviare le risorse produttive dell’Italia. Il Nord ( da Frosinone in su) ricevette 10.000 volte in più del Sud. La Lombardia ( ad esempio) arrivarono 5 miliardi di lire ma in Calabria solo 2 milioni.
Senza dilungarmi e spiegarne le ragioni di queste scelte statunitensi,( accordo De Gasperi) quel gap d’allora é sempre lo stesso, quello di oggi, ma peggiorato e nato nel 1861 con l’Unità d’Italia a discapito del Meridione. Perché questa lunga premessa?
Perché l’accordo di governo tra M5S e LEGA per il Sud é stato totalmente dimenticato e celermente, inserito nell’accordo dopo aver letto i titoloni di tutti i giornali che evidenziavano la gravissima assenza. Somiglia al Piano Marshall.
Ecco cosa hanno inserito surrettiziamente per il Sud in quello che loro chiamano “ contratto di governo” :
“Si è deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure con il marchio "Mezzogiorno", nella consapevolezza che tutte le scelte politiche previste dal presente contratto (con particolare riferimento a sostegno al reddito, pensioni, investimenti, ambiente e tutela dei livelli occupazionali) sono orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l'obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud".
Cosa significa?...nessuna specifica misura… Significa che al Sud ( forse) arriverà una sola botte di vino uguale a quella che riceverà il Nord ma con la differenza che nel Mezzogiorno non basterà. Non potrà mai annullare il Sud, il GAP col Nord e avere una vera Crescita “omogenea” dell’intero Paese.
Insomma spero che i meridionali che hanno votato 5STELLE e/o LEGA saranno soddisfatti di avere avuto un bel servizio dove non batte il sole. Ci si aspettava non assistenzialismo passivo o elemosine ma sgravi per startup, artigianato, aiuti alla Ricerca, finanziamento per un turismo culturale e di massa, sostegno per servizi ed eccellenze, iniziative giovanili et cetera.
COMPLIMENTI… MENTRE QUI SI MUORE!
giovedì 3 maggio 2018
TU CHIAMALA, SE VUOI, LOTTA DI CLASSE...
Di Natale Cuccurese
A ormai due mesi dalle elezioni, Lega e 5 stelle, che hanno vinto le elezioni, con i loro inutili minuetti mantengono nei fatti in carica il governo Gentiloni, che continua nelle politiche precedenti, come se nulla fosse, mentre già si profila la nascita di un governo di garanzia (per i poteri forti transnazionali) per superare l'estate.
In particolare il governo ancora in carica ha approvato quest'anno il DEF che conferma e sublima le politiche del passato, recepisce il taglio di 7 miliardi di € chiesto dalla Ue sui fondi al #Sud e prevede l’aumento dell’Iva per fine anno.
Delle promesse fatte in campagna elettorale, da Lega e 5 stelle, come la cancellazione della legge Fornero e il reddito di Cittadinanza non si ha più traccia...
Continuiamo a lavorare, come Partito del Sud e Potere al Popolo, affinché le istanze sociali richieste con forza dalla maggioranza dei cittadini, soprattutto del Sud, possano avere voce nel Paese e nel Parlamento, visto che leghisti e grillini si sono fermati solo alle promesse.
Inizieremo con l'abolizione immediata della legge Fornero e la tassa sulle grandi ricchezze, fra cui una tassazione adeguata per le multinazionali visto che attualmente pagano meno tasse del più povero dei contribuenti, per dar forza e vita ad quel Reddito minimo garantito per tutti coloro a cui non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere...
.
Leggi tutto »
A ormai due mesi dalle elezioni, Lega e 5 stelle, che hanno vinto le elezioni, con i loro inutili minuetti mantengono nei fatti in carica il governo Gentiloni, che continua nelle politiche precedenti, come se nulla fosse, mentre già si profila la nascita di un governo di garanzia (per i poteri forti transnazionali) per superare l'estate.
In particolare il governo ancora in carica ha approvato quest'anno il DEF che conferma e sublima le politiche del passato, recepisce il taglio di 7 miliardi di € chiesto dalla Ue sui fondi al #Sud e prevede l’aumento dell’Iva per fine anno.
Delle promesse fatte in campagna elettorale, da Lega e 5 stelle, come la cancellazione della legge Fornero e il reddito di Cittadinanza non si ha più traccia...
Continuiamo a lavorare, come Partito del Sud e Potere al Popolo, affinché le istanze sociali richieste con forza dalla maggioranza dei cittadini, soprattutto del Sud, possano avere voce nel Paese e nel Parlamento, visto che leghisti e grillini si sono fermati solo alle promesse.
Inizieremo con l'abolizione immediata della legge Fornero e la tassa sulle grandi ricchezze, fra cui una tassazione adeguata per le multinazionali visto che attualmente pagano meno tasse del più povero dei contribuenti, per dar forza e vita ad quel Reddito minimo garantito per tutti coloro a cui non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere...
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Di Natale Cuccurese
A ormai due mesi dalle elezioni, Lega e 5 stelle, che hanno vinto le elezioni, con i loro inutili minuetti mantengono nei fatti in carica il governo Gentiloni, che continua nelle politiche precedenti, come se nulla fosse, mentre già si profila la nascita di un governo di garanzia (per i poteri forti transnazionali) per superare l'estate.
In particolare il governo ancora in carica ha approvato quest'anno il DEF che conferma e sublima le politiche del passato, recepisce il taglio di 7 miliardi di € chiesto dalla Ue sui fondi al #Sud e prevede l’aumento dell’Iva per fine anno.
Delle promesse fatte in campagna elettorale, da Lega e 5 stelle, come la cancellazione della legge Fornero e il reddito di Cittadinanza non si ha più traccia...
Continuiamo a lavorare, come Partito del Sud e Potere al Popolo, affinché le istanze sociali richieste con forza dalla maggioranza dei cittadini, soprattutto del Sud, possano avere voce nel Paese e nel Parlamento, visto che leghisti e grillini si sono fermati solo alle promesse.
Inizieremo con l'abolizione immediata della legge Fornero e la tassa sulle grandi ricchezze, fra cui una tassazione adeguata per le multinazionali visto che attualmente pagano meno tasse del più povero dei contribuenti, per dar forza e vita ad quel Reddito minimo garantito per tutti coloro a cui non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere...
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A ormai due mesi dalle elezioni, Lega e 5 stelle, che hanno vinto le elezioni, con i loro inutili minuetti mantengono nei fatti in carica il governo Gentiloni, che continua nelle politiche precedenti, come se nulla fosse, mentre già si profila la nascita di un governo di garanzia (per i poteri forti transnazionali) per superare l'estate.
In particolare il governo ancora in carica ha approvato quest'anno il DEF che conferma e sublima le politiche del passato, recepisce il taglio di 7 miliardi di € chiesto dalla Ue sui fondi al #Sud e prevede l’aumento dell’Iva per fine anno.
Delle promesse fatte in campagna elettorale, da Lega e 5 stelle, come la cancellazione della legge Fornero e il reddito di Cittadinanza non si ha più traccia...
Continuiamo a lavorare, come Partito del Sud e Potere al Popolo, affinché le istanze sociali richieste con forza dalla maggioranza dei cittadini, soprattutto del Sud, possano avere voce nel Paese e nel Parlamento, visto che leghisti e grillini si sono fermati solo alle promesse.
Inizieremo con l'abolizione immediata della legge Fornero e la tassa sulle grandi ricchezze, fra cui una tassazione adeguata per le multinazionali visto che attualmente pagano meno tasse del più povero dei contribuenti, per dar forza e vita ad quel Reddito minimo garantito per tutti coloro a cui non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere...
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mercoledì 2 maggio 2018
NAPOLI-1° Maggio 2018 cerimonia titolazione nuovo toponimo via SACCO e VANZETTI, quartiere S.Giovanni a Teduccio
1° Maggio 2018 si è svolta, come preannunciato, la cerimonia di titolazione del nuovo toponimo via SACCO e VANZETTI, quartiere S.Giovanni a Teduccio - Napoli.
Assieme al Sindaco LUIGI de MAGISTRIS, presenti,con interventi, Commissione Toponomastica con ANDREA BALIA ( Partito del Sud) e FERNANDA SACCO dell'omonima associazione e nipote diretta di una delle due vittime. Grande partecipazione, tra gli altri ANTONIO LUONGO (Resp.le Cittadino del PdelSud) ed ELENA COCCIA (Cons.re Comunale Rifondazione Comunista).
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1° Maggio 2018 si è svolta, come preannunciato, la cerimonia di titolazione del nuovo toponimo via SACCO e VANZETTI, quartiere S.Giovanni a Teduccio - Napoli.
Assieme al Sindaco LUIGI de MAGISTRIS, presenti,con interventi, Commissione Toponomastica con ANDREA BALIA ( Partito del Sud) e FERNANDA SACCO dell'omonima associazione e nipote diretta di una delle due vittime. Grande partecipazione, tra gli altri ANTONIO LUONGO (Resp.le Cittadino del PdelSud) ed ELENA COCCIA (Cons.re Comunale Rifondazione Comunista).
lunedì 30 aprile 2018
Napoli. Per il Partito del Sud un Primo Maggio nel ricordo di Sacco e Vanzetti,
Napoli. Per il Partito del Sud un Primo Maggio nel ricordo di Sacco e Vanzetti, lavoratori italiani emigrati negli Stati Uniti, martiri e vittime di pregiudizi, razzismo e odio politico.
Domattina 1 Maggio 2018 ore 10,00, Andrea Balia del CDN del Partito del Sud, Membro Delegato diretto del Sindaco in Comm.ne Toponomastica, e Antonio Luongo in qualità di Resp.le Cittadino del PARTITO DEL SUD, unitamente al Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, parteciperanno alla Cerimonia per la titolazione di una strada a Nicola SACCO e Bartolomeo VANZETTI, mozione sostenuta, votata e deliberata in Commissione e accoglieranno una delegazione dell'omonima e amica Associazione proveniente da Torremaggiore (Fg) con Fernanda Sacco nipote diretta di Nicola.
«Io dichiaro che ogni stigma ed ogni onta sono per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. »(Il proclama del 23 agosto 1977, con il quale l'allora governatore del Massachusetts Michael Dukakis assolveva i due anarchici italiani dal crimine a loro attribuito, 50 anni dopo la loro esecuzione sulla sedia elettrica)
Ferdinando Nicola Sacco (Torremaggiore, 22 aprile 1891 - Charlestown, 23 agosto 1927) e Bartolomeo Vanzetti (Villafalletto, 11 giugno 1888 - Charlestown, 23 agosto 1927) sono stati scelti attivisti e anarchici italiani. I dati arrestati, processati e condannati a morte con l'accusa di omicidio di un contabile e di una guardia del calzaturificio "Slater and Morrill" di South Braintree.
Sulla loro colpevolezza vi erano molti dubbi già all'epoca del loro processo; a nulla valse la confessione del detenuto portoghese Celestino Madeiros, che scagionava i due,
Vennero uccisi sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927 nel penitenziario di Charlestown, presso Dedham.
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Domattina 1 Maggio 2018 ore 10,00, Andrea Balia del CDN del Partito del Sud, Membro Delegato diretto del Sindaco in Comm.ne Toponomastica, e Antonio Luongo in qualità di Resp.le Cittadino del PARTITO DEL SUD, unitamente al Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, parteciperanno alla Cerimonia per la titolazione di una strada a Nicola SACCO e Bartolomeo VANZETTI, mozione sostenuta, votata e deliberata in Commissione e accoglieranno una delegazione dell'omonima e amica Associazione proveniente da Torremaggiore (Fg) con Fernanda Sacco nipote diretta di Nicola.
«Io dichiaro che ogni stigma ed ogni onta sono per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. »(Il proclama del 23 agosto 1977, con il quale l'allora governatore del Massachusetts Michael Dukakis assolveva i due anarchici italiani dal crimine a loro attribuito, 50 anni dopo la loro esecuzione sulla sedia elettrica)
Ferdinando Nicola Sacco (Torremaggiore, 22 aprile 1891 - Charlestown, 23 agosto 1927) e Bartolomeo Vanzetti (Villafalletto, 11 giugno 1888 - Charlestown, 23 agosto 1927) sono stati scelti attivisti e anarchici italiani. I dati arrestati, processati e condannati a morte con l'accusa di omicidio di un contabile e di una guardia del calzaturificio "Slater and Morrill" di South Braintree.
Sulla loro colpevolezza vi erano molti dubbi già all'epoca del loro processo; a nulla valse la confessione del detenuto portoghese Celestino Madeiros, che scagionava i due,
Vennero uccisi sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927 nel penitenziario di Charlestown, presso Dedham.
Napoli. Per il Partito del Sud un Primo Maggio nel ricordo di Sacco e Vanzetti, lavoratori italiani emigrati negli Stati Uniti, martiri e vittime di pregiudizi, razzismo e odio politico.
Domattina 1 Maggio 2018 ore 10,00, Andrea Balia del CDN del Partito del Sud, Membro Delegato diretto del Sindaco in Comm.ne Toponomastica, e Antonio Luongo in qualità di Resp.le Cittadino del PARTITO DEL SUD, unitamente al Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, parteciperanno alla Cerimonia per la titolazione di una strada a Nicola SACCO e Bartolomeo VANZETTI, mozione sostenuta, votata e deliberata in Commissione e accoglieranno una delegazione dell'omonima e amica Associazione proveniente da Torremaggiore (Fg) con Fernanda Sacco nipote diretta di Nicola.
«Io dichiaro che ogni stigma ed ogni onta sono per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. »(Il proclama del 23 agosto 1977, con il quale l'allora governatore del Massachusetts Michael Dukakis assolveva i due anarchici italiani dal crimine a loro attribuito, 50 anni dopo la loro esecuzione sulla sedia elettrica)
Ferdinando Nicola Sacco (Torremaggiore, 22 aprile 1891 - Charlestown, 23 agosto 1927) e Bartolomeo Vanzetti (Villafalletto, 11 giugno 1888 - Charlestown, 23 agosto 1927) sono stati scelti attivisti e anarchici italiani. I dati arrestati, processati e condannati a morte con l'accusa di omicidio di un contabile e di una guardia del calzaturificio "Slater and Morrill" di South Braintree.
Sulla loro colpevolezza vi erano molti dubbi già all'epoca del loro processo; a nulla valse la confessione del detenuto portoghese Celestino Madeiros, che scagionava i due,
Vennero uccisi sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927 nel penitenziario di Charlestown, presso Dedham.
Domattina 1 Maggio 2018 ore 10,00, Andrea Balia del CDN del Partito del Sud, Membro Delegato diretto del Sindaco in Comm.ne Toponomastica, e Antonio Luongo in qualità di Resp.le Cittadino del PARTITO DEL SUD, unitamente al Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, parteciperanno alla Cerimonia per la titolazione di una strada a Nicola SACCO e Bartolomeo VANZETTI, mozione sostenuta, votata e deliberata in Commissione e accoglieranno una delegazione dell'omonima e amica Associazione proveniente da Torremaggiore (Fg) con Fernanda Sacco nipote diretta di Nicola.
«Io dichiaro che ogni stigma ed ogni onta sono per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. »(Il proclama del 23 agosto 1977, con il quale l'allora governatore del Massachusetts Michael Dukakis assolveva i due anarchici italiani dal crimine a loro attribuito, 50 anni dopo la loro esecuzione sulla sedia elettrica)
Ferdinando Nicola Sacco (Torremaggiore, 22 aprile 1891 - Charlestown, 23 agosto 1927) e Bartolomeo Vanzetti (Villafalletto, 11 giugno 1888 - Charlestown, 23 agosto 1927) sono stati scelti attivisti e anarchici italiani. I dati arrestati, processati e condannati a morte con l'accusa di omicidio di un contabile e di una guardia del calzaturificio "Slater and Morrill" di South Braintree.
Sulla loro colpevolezza vi erano molti dubbi già all'epoca del loro processo; a nulla valse la confessione del detenuto portoghese Celestino Madeiros, che scagionava i due,
Vennero uccisi sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927 nel penitenziario di Charlestown, presso Dedham.
martedì 24 aprile 2018
Il 25 Aprile il Partito del Sud Meridionalisti Progressisti nelle piazze italiane in memoria della Resistenza contro il nazifascismo.
Il 25 Aprile il Partito del Sud Meridionalisti Progressisti nelle piazze italiane in memoria della Resistenza contro il nazifascismo.
I nostri iscritti con la loro presenza onoreranno la memoria che va sostenuta con l’impegno antifascista, oggi più che mai attuale, come allora che vide in questo il Sud protagonista.
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Il 25 Aprile il Partito del Sud Meridionalisti Progressisti nelle piazze italiane in memoria della Resistenza contro il nazifascismo.
I nostri iscritti con la loro presenza onoreranno la memoria che va sostenuta con l’impegno antifascista, oggi più che mai attuale, come allora che vide in questo il Sud protagonista.
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lunedì 16 aprile 2018
Siria: NO alla guerra!
Il Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti invita iscritti e simpatizzanti a partecipare domani 17 Aprile, dalle ore 15.00, al presidio contro la guerra che si terrà a Roma in Piazza Vidoni.
Domani il governo Gentiloni, ancora in carica, riferirà alle Camere sulla situazione di guerra in Siria. Una guerra, non dichiarata, contro uno Stato sovrano, fuori dalla legalità internazionale.
Il mondo è sull’orlo del precipizio. Mentre nulla di buono si profila all’orizzonte è urgente mobilitarsi subito in difesa della Pace.
#StopWar
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Domani il governo Gentiloni, ancora in carica, riferirà alle Camere sulla situazione di guerra in Siria. Una guerra, non dichiarata, contro uno Stato sovrano, fuori dalla legalità internazionale.
Il mondo è sull’orlo del precipizio. Mentre nulla di buono si profila all’orizzonte è urgente mobilitarsi subito in difesa della Pace.
#StopWar
Il Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti invita iscritti e simpatizzanti a partecipare domani 17 Aprile, dalle ore 15.00, al presidio contro la guerra che si terrà a Roma in Piazza Vidoni.
Domani il governo Gentiloni, ancora in carica, riferirà alle Camere sulla situazione di guerra in Siria. Una guerra, non dichiarata, contro uno Stato sovrano, fuori dalla legalità internazionale.
Il mondo è sull’orlo del precipizio. Mentre nulla di buono si profila all’orizzonte è urgente mobilitarsi subito in difesa della Pace.
#StopWar
Domani il governo Gentiloni, ancora in carica, riferirà alle Camere sulla situazione di guerra in Siria. Una guerra, non dichiarata, contro uno Stato sovrano, fuori dalla legalità internazionale.
Il mondo è sull’orlo del precipizio. Mentre nulla di buono si profila all’orizzonte è urgente mobilitarsi subito in difesa della Pace.
#StopWar
giovedì 12 aprile 2018
Il PARTITO DEL SUD Sabato 14/04/2018 mattina alle 10,00 in piazza a Napoli col Sindaco e la Città!
C O M U N I C A T O
Napoli, 12/04/2018
Il PARTITO DEL SUD, come giusto che sia, Sabato 14 Aprile 2018 alle ore 10,00 in Piazza Municipio a Napoli sarà presente per dare il suo sostegno alla Manifestazione indetta per protestare contro il debito ingiusto che il governo vuol addossare all'amministrazione comunale di Napoli con eventuali gravi ricadute sulla cittadinanza.
Si tratta degli 85 milioni che avrebbero dovuto essere liquidati al consorzio Cr8 dal commissario di governo post terremoto del 1980 ma che sono diventati nel 1996 una passività del comune. Il governo Gentiloni ha riconosciuto che spetta allo stato coprire il 77 per cento del dovuto ma la firma sull'accordo non è ancora arrivata. Si tratta di una passività che i cittadini rischiano di pagare due volte perché, dopo la sentenza della Corte dei Conti, l'amministrazione è stata multata per averli messi in bilancio nel 2017 anziché nel 2016 e così nel 2019 verranno tagliati trasferimenti dallo stato per una quota equivalente. Rientrano poi nel debito ingiusto anche i circa 67 milioni lasciati in eredità dal commissario di governo all'emergenza rifiuti all'epoca dell'amministrazione Pd di Rosa Russo lervolino e, infine, il disavanzo dell'operazione swap (derivati) messa in piedi dall'assessore Enrico Cardillo, ancora all'epoca lervolino, che a oggi costa alle casse cittadine 156 milioni.
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C O M U N I C A T O
Napoli, 12/04/2018
Il PARTITO DEL SUD, come giusto che sia, Sabato 14 Aprile 2018 alle ore 10,00 in Piazza Municipio a Napoli sarà presente per dare il suo sostegno alla Manifestazione indetta per protestare contro il debito ingiusto che il governo vuol addossare all'amministrazione comunale di Napoli con eventuali gravi ricadute sulla cittadinanza.
Si tratta degli 85 milioni che avrebbero dovuto essere liquidati al consorzio Cr8 dal commissario di governo post terremoto del 1980 ma che sono diventati nel 1996 una passività del comune. Il governo Gentiloni ha riconosciuto che spetta allo stato coprire il 77 per cento del dovuto ma la firma sull'accordo non è ancora arrivata. Si tratta di una passività che i cittadini rischiano di pagare due volte perché, dopo la sentenza della Corte dei Conti, l'amministrazione è stata multata per averli messi in bilancio nel 2017 anziché nel 2016 e così nel 2019 verranno tagliati trasferimenti dallo stato per una quota equivalente. Rientrano poi nel debito ingiusto anche i circa 67 milioni lasciati in eredità dal commissario di governo all'emergenza rifiuti all'epoca dell'amministrazione Pd di Rosa Russo lervolino e, infine, il disavanzo dell'operazione swap (derivati) messa in piedi dall'assessore Enrico Cardillo, ancora all'epoca lervolino, che a oggi costa alle casse cittadine 156 milioni.
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lunedì 9 aprile 2018
RIPARTIRE DA SUD, UNA STRADA OBBLIGATA PER LE FORZE PROGRESSISTE
Di Natale Cuccurese
Come da noi ampiamente previsto e come dimostrato dal voto del 4 marzo, il Sud ha reagito un voto di protesta che ha pochi eguali nella storia unitaria.
D'altra parte ormai la situazione nel Mezzogiorno è quasi apocalittica se consideriamo che il Sud è afflitto da bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al nord, alta disoccupazione ( maggiore di tre volte rispetto al Nord), disoccupazione giovanile al record europeo in Calabria (58,7%), record europeo di Neet ( tre milioni e mezzo di giovani che non studiano più e non lavorano), povertà assoluta al 10% della popolazione più un 40% in povertà relativa, emigrazione verso il nord e l’estero a livelli record, problematiche ambientali e sanitarie, evasione scolastica vicina al 20%, ben 6 punti sopra la media nazionale, il doppio di quella europea, un sistema universitario messo alle strette per effetto di criteri "folli" nella ripartizione dei fondi che premiano le Università del nord, i comuni prossimi al default grazie alle folli politiche del pareggio di bilancio con conseguenti politiche socio-sanitarie quasi azzerate e trasporti locali ai minimi storici, un'aspettativa di vita più bassa di 5 anni rispetto alla media nazionale, natalità in forte calo causa emigrazione giovanile e si potrebbe ancora continuare a lungo ...
Peccato che a sinistra, malgrado gli allarmi da noi ripetutamente lanciati quasi nessuno è stato in grado di prevedere, o capire, o sia stato minimamente interessato ad intercettare il malcontento evidente. Un risultato che a noi appariva ovvio e scontato visto che il Sud già da un anni, grazie anche alle ultime politiche governative, provocatorie, quasi “coloniali”, aveva raggiunto l’apice del malcontento ed era ormai una polveriera pronta ad esplodere.
Un malcontento che si è dapprima espresso con una partecipazione compatta al referendum costituzionale del 4 dicembre, con il NO ad oltre il 70% medio regionale, per poi esplodere nel voto di protesta verso formazioni alternative, presentate dai media come antisistemiche.
In altre parole è riesplosa con forza una "Nuova Questione Meridionale", come da punto 14 del programma di Potere al Popolo, unica lista presente alle elezioni con proposte concrete e soluzioni per arginare la situazione disastrosa in atto al Sud.
Questo per rimarcare ancora come poco o nulla in realtà importi alla politica italiana di qualsiasi colore e tendenza del Mezzogiorno e del destino dei suoi abitanti. Spesso discriminati da politicanti e media o trattati con bonaria sufficienza. Ma si sa, i meridionali si lamentano sempre…
Tutto era già scritto nella realtà dei fatti, certificata da freddi grafici e brutali statistiche, bastava fare lo sforzo di leggerle, ma nemmeno quello si è voluto fare. Solo disinteresse e fastidio, anche di gran parte dell’attuale sinistra, forse compromessa da anni di frequentazioni di "salotti buoni"...
Giunti quasi al punto di non ritorno, della situazione drammatica del Mezzogiorno, inizia ad occuparsene, finalmente, anche il Corriere della Sera ove il 9 Aprile si legge, ad opera di F. Fubini:
"Il Mezzogiorno sta vivendo una ripresa, un po’ più lenta rispetto al resto del Paese, dove a sua volta è più lenta rispetto al resto d’Europa. Vanta alcuni distretti competitivi, segnala Intesa Sanpaolo, come la meccatronica e l’agroalimentare in Puglia o la mozzarella di bufala campana. Ma niente di tutto questo cambia il quadro di fondo: gli anni dell’euro al Sud hanno coinciso con una catastrofe economica con pochi paragoni nella storia europea.
Dall’inizio del secolo il Meridione è rimasto indietro rapidamente: in termini di reddito lordo, ha perso un terzo sulla media dell’Unione europea, il 30% sulla Germania, il 27% sull’area euro e circa il 40% sulla Spagna; l’arretramento sul centro-nord dell’Italia è stato di oltre dieci punti, persino sulla Grecia di cinque (i dati sono basati su stime della Svimez). In tutta Europa solamente in Campania, Calabria e Sicilia metà della popolazione o oltre viene considerata da Eurostat a rischio di povertà e di esclusione sociale. La stessa agenzia europea mostra che, stimando il reddito per abitante in proporzione al costo della vita, il Mezzogiorno ormai viaggia al livello della Lettonia, più indietro della Lituania e dell’Ungheria, quando ventanni fa era molto più avanti. Nel 2015 circa quattro abitanti del Sud su dieci non avevano mai usato Internet, sempre secondo Eurostat, valori registrati solo in una singola regione greca e in parti della Romania. Criticare e ancor meno deridere non avrebbe senso. Per motivi che hanno poco a che fare con Bruxelles o Francoforte, l’esperienza del Mezzogiorno nell’euro finora è stata un drammatico fallimento ma adesso il tempo stringe: dall’inizio del secolo quest’area ha visto emigrare un decimo dei suoi abitanti, i più dinamici e istruiti. E provateci voi a vendere una casa, quando tanta gente vuole andarsene. Al Sud milioni di famiglie hanno profuso i loro risparmi in immobili che oggi hanno un valore di mercato residuale. "
A dimostrazione di quanto disinteresse ci sia verso i cittadini del Sud e le loro istanze la dichiarazione di alcuni giorni fa di Luigi Marattin deputato del PD, che afferma come la quota attuale degli investimenti al Sud sia superiore al 34%. Su questo punto però ci viene in aiuto uno studio apparso sulla Voce.info: " Ma al PD sbagliano i conti sugli investimenti al Sud", di G. Guzzi e M. Lisciandro, che confuta i dati riportati dall' On. Marattin, e che si conclude con il seguente "Verdetto : Marattin cita dati corretti ma non pertinenti a una confutazione delle dichiarazioni di Pasquale Tridico. Non solo sembra ignorare la distinzione tra risorse ordinarie e aggiuntive, ma sbaglia l’aggregato di riferimento, poiché ciò che bisogna prendere in considerazione per stabilire se lo stato rispetti la cosiddetta quota 34 (fissata oltretutto per legge dal governo di cui era consulente economico) sono solo le risorse ordinarie. La dichiarazione di Luigi Marattin è pertanto Falsa."
Detto quindi di quello che sembra, vista anche la fonte, l’ennesimo grave errore di calcolo partorito ai danni dei cittadini del Sud, bisogna capire come fare per far risalire la china al Mezzogiorno e ai suoi cittadini, non certo contro il nord, ripetiamo, ma come volano economico al fine di far ripartire l’intero paese anche in termini di PIL.
Proviamo a tracciare solo tre proposte di “primo intervento”, che soprattutto in campo progressista sarebbe meglio trovassero sponda, vista la situazione comatosa della sinistra italiana; eccone alcune:
1) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio imposto dall’Europa a trazione tedesca, al fine di far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione.
2) Politiche di innovazione che guardino al Sud. Industria 4.0 è una seria opportunità per le sole regioni del Centro-Nord (come sempre), ma non c’è traccia del Mezzogiorno. Senza correzioni si corre il rischio che la incombente rivoluzione tecnologica generi un ulteriore aumento del divario nord-sud ed un ulteriore impoverimento del Mezzogiorno
3) Riequilibrio Nord-Sud. Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 20% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi.
La nostra proposta, espressa nel libro “Con il Sud si riparte”, prevede la clausola 1 metro x 1 metro.
In altre parole se lo Stato investe in un metro di strada, ferrovia, aeroporto, ospedale, scuola, asilo e cosi via al Nord, lo stesso deve fare anche al Sud, congelando così, almeno in questa prima fase, la situazione all’attuale diversità di sviluppo infrastrutturale e non permettendo così una ulteriore differenziazione a scapito del Sud.
Già questo sarebbe un vantaggio per il Sud, un grosso passo in avanti rispetto alla situazione attuale a dimostrazione di come la situazione sia deteriorata.
In alternativa si riparta almeno dalla clausola Ciampi: 45% di investimenti in conto capitale destinati al sud e da una seria riflessione sul ruolo di cassa depositi e prestiti.
Vedremo nei prossimi mesi se alla prova dei fatti le promesse più demagogiche fatte da chi ha vinto le ultime elezioni non saranno mantenute, come io credo, dove e come si andrà a ripercuotere questo sentimento di rabbia, frustrazione e rivolta che sempre più forte sale al Sud. Un sentimento che dobbiamo prepararci ad intercettare. Abbiamo davanti praterie di consenso se sapremo rispondere alle esigenze territoriali della parte più martoriata del Paese, colpita dalla crisi e dalla austerità europea.
Intanto emerge dai dati, e lo dicevamo da tempo, un paese diviso in due, soprattutto nei tassi di occupazione. E c’è pure chi cade dal pero e si chiede il perché del voto di protesta del 4 Marzo al Sud. Il Mezzogiorno non è in cerca di assistenzialismo. Semplicemente al Sud disoccupazione e precarietà sono molto più diffuse che nel resto d'Italia, grazie soprattutto alle politiche governative degli ultimi 25 anni, e il reddito non basta per vivere con dignità. Il rilancio del Paese passa obbligatoriamente dal rilancio del Sud.
Che il Mezzogiorno fosse da tempo una "polveriera" e che avrebbe giustamente reagito allo stato attuale delle cose l'abbiamo sostenuto più volte e con forza negli ultimi mesi. Peccato che a a sinistra i temi Sud non siano stati sempre messi bene a fuoco e tenuti in maggiore evidenza in campagna elettorale, anche per non lasciare mano libera a qualunquisti e destra. Ora che se ne paga il giusto scotto è inutile lamentarsi. Bisogna concentrarsi su questo dato e da qui ripartire per capire come la sinistra può intercettare questo malcontento e questa richiesta di maggiore attenzione ed equità che giunge forte dai territori. Lavoriamo a questo da subito con chi a sinistra lo vuole o riesce a capire...
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Come da noi ampiamente previsto e come dimostrato dal voto del 4 marzo, il Sud ha reagito un voto di protesta che ha pochi eguali nella storia unitaria.
D'altra parte ormai la situazione nel Mezzogiorno è quasi apocalittica se consideriamo che il Sud è afflitto da bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al nord, alta disoccupazione ( maggiore di tre volte rispetto al Nord), disoccupazione giovanile al record europeo in Calabria (58,7%), record europeo di Neet ( tre milioni e mezzo di giovani che non studiano più e non lavorano), povertà assoluta al 10% della popolazione più un 40% in povertà relativa, emigrazione verso il nord e l’estero a livelli record, problematiche ambientali e sanitarie, evasione scolastica vicina al 20%, ben 6 punti sopra la media nazionale, il doppio di quella europea, un sistema universitario messo alle strette per effetto di criteri "folli" nella ripartizione dei fondi che premiano le Università del nord, i comuni prossimi al default grazie alle folli politiche del pareggio di bilancio con conseguenti politiche socio-sanitarie quasi azzerate e trasporti locali ai minimi storici, un'aspettativa di vita più bassa di 5 anni rispetto alla media nazionale, natalità in forte calo causa emigrazione giovanile e si potrebbe ancora continuare a lungo ...
Peccato che a sinistra, malgrado gli allarmi da noi ripetutamente lanciati quasi nessuno è stato in grado di prevedere, o capire, o sia stato minimamente interessato ad intercettare il malcontento evidente. Un risultato che a noi appariva ovvio e scontato visto che il Sud già da un anni, grazie anche alle ultime politiche governative, provocatorie, quasi “coloniali”, aveva raggiunto l’apice del malcontento ed era ormai una polveriera pronta ad esplodere.
Un malcontento che si è dapprima espresso con una partecipazione compatta al referendum costituzionale del 4 dicembre, con il NO ad oltre il 70% medio regionale, per poi esplodere nel voto di protesta verso formazioni alternative, presentate dai media come antisistemiche.
In altre parole è riesplosa con forza una "Nuova Questione Meridionale", come da punto 14 del programma di Potere al Popolo, unica lista presente alle elezioni con proposte concrete e soluzioni per arginare la situazione disastrosa in atto al Sud.
Questo per rimarcare ancora come poco o nulla in realtà importi alla politica italiana di qualsiasi colore e tendenza del Mezzogiorno e del destino dei suoi abitanti. Spesso discriminati da politicanti e media o trattati con bonaria sufficienza. Ma si sa, i meridionali si lamentano sempre…
Tutto era già scritto nella realtà dei fatti, certificata da freddi grafici e brutali statistiche, bastava fare lo sforzo di leggerle, ma nemmeno quello si è voluto fare. Solo disinteresse e fastidio, anche di gran parte dell’attuale sinistra, forse compromessa da anni di frequentazioni di "salotti buoni"...
Giunti quasi al punto di non ritorno, della situazione drammatica del Mezzogiorno, inizia ad occuparsene, finalmente, anche il Corriere della Sera ove il 9 Aprile si legge, ad opera di F. Fubini:
"Il Mezzogiorno sta vivendo una ripresa, un po’ più lenta rispetto al resto del Paese, dove a sua volta è più lenta rispetto al resto d’Europa. Vanta alcuni distretti competitivi, segnala Intesa Sanpaolo, come la meccatronica e l’agroalimentare in Puglia o la mozzarella di bufala campana. Ma niente di tutto questo cambia il quadro di fondo: gli anni dell’euro al Sud hanno coinciso con una catastrofe economica con pochi paragoni nella storia europea.
Dall’inizio del secolo il Meridione è rimasto indietro rapidamente: in termini di reddito lordo, ha perso un terzo sulla media dell’Unione europea, il 30% sulla Germania, il 27% sull’area euro e circa il 40% sulla Spagna; l’arretramento sul centro-nord dell’Italia è stato di oltre dieci punti, persino sulla Grecia di cinque (i dati sono basati su stime della Svimez). In tutta Europa solamente in Campania, Calabria e Sicilia metà della popolazione o oltre viene considerata da Eurostat a rischio di povertà e di esclusione sociale. La stessa agenzia europea mostra che, stimando il reddito per abitante in proporzione al costo della vita, il Mezzogiorno ormai viaggia al livello della Lettonia, più indietro della Lituania e dell’Ungheria, quando ventanni fa era molto più avanti. Nel 2015 circa quattro abitanti del Sud su dieci non avevano mai usato Internet, sempre secondo Eurostat, valori registrati solo in una singola regione greca e in parti della Romania. Criticare e ancor meno deridere non avrebbe senso. Per motivi che hanno poco a che fare con Bruxelles o Francoforte, l’esperienza del Mezzogiorno nell’euro finora è stata un drammatico fallimento ma adesso il tempo stringe: dall’inizio del secolo quest’area ha visto emigrare un decimo dei suoi abitanti, i più dinamici e istruiti. E provateci voi a vendere una casa, quando tanta gente vuole andarsene. Al Sud milioni di famiglie hanno profuso i loro risparmi in immobili che oggi hanno un valore di mercato residuale. "
A dimostrazione di quanto disinteresse ci sia verso i cittadini del Sud e le loro istanze la dichiarazione di alcuni giorni fa di Luigi Marattin deputato del PD, che afferma come la quota attuale degli investimenti al Sud sia superiore al 34%. Su questo punto però ci viene in aiuto uno studio apparso sulla Voce.info: " Ma al PD sbagliano i conti sugli investimenti al Sud", di G. Guzzi e M. Lisciandro, che confuta i dati riportati dall' On. Marattin, e che si conclude con il seguente "Verdetto : Marattin cita dati corretti ma non pertinenti a una confutazione delle dichiarazioni di Pasquale Tridico. Non solo sembra ignorare la distinzione tra risorse ordinarie e aggiuntive, ma sbaglia l’aggregato di riferimento, poiché ciò che bisogna prendere in considerazione per stabilire se lo stato rispetti la cosiddetta quota 34 (fissata oltretutto per legge dal governo di cui era consulente economico) sono solo le risorse ordinarie. La dichiarazione di Luigi Marattin è pertanto Falsa."
Detto quindi di quello che sembra, vista anche la fonte, l’ennesimo grave errore di calcolo partorito ai danni dei cittadini del Sud, bisogna capire come fare per far risalire la china al Mezzogiorno e ai suoi cittadini, non certo contro il nord, ripetiamo, ma come volano economico al fine di far ripartire l’intero paese anche in termini di PIL.
Proviamo a tracciare solo tre proposte di “primo intervento”, che soprattutto in campo progressista sarebbe meglio trovassero sponda, vista la situazione comatosa della sinistra italiana; eccone alcune:
1) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio imposto dall’Europa a trazione tedesca, al fine di far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione.
2) Politiche di innovazione che guardino al Sud. Industria 4.0 è una seria opportunità per le sole regioni del Centro-Nord (come sempre), ma non c’è traccia del Mezzogiorno. Senza correzioni si corre il rischio che la incombente rivoluzione tecnologica generi un ulteriore aumento del divario nord-sud ed un ulteriore impoverimento del Mezzogiorno
3) Riequilibrio Nord-Sud. Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 20% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi.
La nostra proposta, espressa nel libro “Con il Sud si riparte”, prevede la clausola 1 metro x 1 metro.
In altre parole se lo Stato investe in un metro di strada, ferrovia, aeroporto, ospedale, scuola, asilo e cosi via al Nord, lo stesso deve fare anche al Sud, congelando così, almeno in questa prima fase, la situazione all’attuale diversità di sviluppo infrastrutturale e non permettendo così una ulteriore differenziazione a scapito del Sud.
Già questo sarebbe un vantaggio per il Sud, un grosso passo in avanti rispetto alla situazione attuale a dimostrazione di come la situazione sia deteriorata.
In alternativa si riparta almeno dalla clausola Ciampi: 45% di investimenti in conto capitale destinati al sud e da una seria riflessione sul ruolo di cassa depositi e prestiti.
Vedremo nei prossimi mesi se alla prova dei fatti le promesse più demagogiche fatte da chi ha vinto le ultime elezioni non saranno mantenute, come io credo, dove e come si andrà a ripercuotere questo sentimento di rabbia, frustrazione e rivolta che sempre più forte sale al Sud. Un sentimento che dobbiamo prepararci ad intercettare. Abbiamo davanti praterie di consenso se sapremo rispondere alle esigenze territoriali della parte più martoriata del Paese, colpita dalla crisi e dalla austerità europea.
Intanto emerge dai dati, e lo dicevamo da tempo, un paese diviso in due, soprattutto nei tassi di occupazione. E c’è pure chi cade dal pero e si chiede il perché del voto di protesta del 4 Marzo al Sud. Il Mezzogiorno non è in cerca di assistenzialismo. Semplicemente al Sud disoccupazione e precarietà sono molto più diffuse che nel resto d'Italia, grazie soprattutto alle politiche governative degli ultimi 25 anni, e il reddito non basta per vivere con dignità. Il rilancio del Paese passa obbligatoriamente dal rilancio del Sud.
Che il Mezzogiorno fosse da tempo una "polveriera" e che avrebbe giustamente reagito allo stato attuale delle cose l'abbiamo sostenuto più volte e con forza negli ultimi mesi. Peccato che a a sinistra i temi Sud non siano stati sempre messi bene a fuoco e tenuti in maggiore evidenza in campagna elettorale, anche per non lasciare mano libera a qualunquisti e destra. Ora che se ne paga il giusto scotto è inutile lamentarsi. Bisogna concentrarsi su questo dato e da qui ripartire per capire come la sinistra può intercettare questo malcontento e questa richiesta di maggiore attenzione ed equità che giunge forte dai territori. Lavoriamo a questo da subito con chi a sinistra lo vuole o riesce a capire...
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Di Natale Cuccurese
Come da noi ampiamente previsto e come dimostrato dal voto del 4 marzo, il Sud ha reagito un voto di protesta che ha pochi eguali nella storia unitaria.
D'altra parte ormai la situazione nel Mezzogiorno è quasi apocalittica se consideriamo che il Sud è afflitto da bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al nord, alta disoccupazione ( maggiore di tre volte rispetto al Nord), disoccupazione giovanile al record europeo in Calabria (58,7%), record europeo di Neet ( tre milioni e mezzo di giovani che non studiano più e non lavorano), povertà assoluta al 10% della popolazione più un 40% in povertà relativa, emigrazione verso il nord e l’estero a livelli record, problematiche ambientali e sanitarie, evasione scolastica vicina al 20%, ben 6 punti sopra la media nazionale, il doppio di quella europea, un sistema universitario messo alle strette per effetto di criteri "folli" nella ripartizione dei fondi che premiano le Università del nord, i comuni prossimi al default grazie alle folli politiche del pareggio di bilancio con conseguenti politiche socio-sanitarie quasi azzerate e trasporti locali ai minimi storici, un'aspettativa di vita più bassa di 5 anni rispetto alla media nazionale, natalità in forte calo causa emigrazione giovanile e si potrebbe ancora continuare a lungo ...
Peccato che a sinistra, malgrado gli allarmi da noi ripetutamente lanciati quasi nessuno è stato in grado di prevedere, o capire, o sia stato minimamente interessato ad intercettare il malcontento evidente. Un risultato che a noi appariva ovvio e scontato visto che il Sud già da un anni, grazie anche alle ultime politiche governative, provocatorie, quasi “coloniali”, aveva raggiunto l’apice del malcontento ed era ormai una polveriera pronta ad esplodere.
Un malcontento che si è dapprima espresso con una partecipazione compatta al referendum costituzionale del 4 dicembre, con il NO ad oltre il 70% medio regionale, per poi esplodere nel voto di protesta verso formazioni alternative, presentate dai media come antisistemiche.
In altre parole è riesplosa con forza una "Nuova Questione Meridionale", come da punto 14 del programma di Potere al Popolo, unica lista presente alle elezioni con proposte concrete e soluzioni per arginare la situazione disastrosa in atto al Sud.
Questo per rimarcare ancora come poco o nulla in realtà importi alla politica italiana di qualsiasi colore e tendenza del Mezzogiorno e del destino dei suoi abitanti. Spesso discriminati da politicanti e media o trattati con bonaria sufficienza. Ma si sa, i meridionali si lamentano sempre…
Tutto era già scritto nella realtà dei fatti, certificata da freddi grafici e brutali statistiche, bastava fare lo sforzo di leggerle, ma nemmeno quello si è voluto fare. Solo disinteresse e fastidio, anche di gran parte dell’attuale sinistra, forse compromessa da anni di frequentazioni di "salotti buoni"...
Giunti quasi al punto di non ritorno, della situazione drammatica del Mezzogiorno, inizia ad occuparsene, finalmente, anche il Corriere della Sera ove il 9 Aprile si legge, ad opera di F. Fubini:
"Il Mezzogiorno sta vivendo una ripresa, un po’ più lenta rispetto al resto del Paese, dove a sua volta è più lenta rispetto al resto d’Europa. Vanta alcuni distretti competitivi, segnala Intesa Sanpaolo, come la meccatronica e l’agroalimentare in Puglia o la mozzarella di bufala campana. Ma niente di tutto questo cambia il quadro di fondo: gli anni dell’euro al Sud hanno coinciso con una catastrofe economica con pochi paragoni nella storia europea.
Dall’inizio del secolo il Meridione è rimasto indietro rapidamente: in termini di reddito lordo, ha perso un terzo sulla media dell’Unione europea, il 30% sulla Germania, il 27% sull’area euro e circa il 40% sulla Spagna; l’arretramento sul centro-nord dell’Italia è stato di oltre dieci punti, persino sulla Grecia di cinque (i dati sono basati su stime della Svimez). In tutta Europa solamente in Campania, Calabria e Sicilia metà della popolazione o oltre viene considerata da Eurostat a rischio di povertà e di esclusione sociale. La stessa agenzia europea mostra che, stimando il reddito per abitante in proporzione al costo della vita, il Mezzogiorno ormai viaggia al livello della Lettonia, più indietro della Lituania e dell’Ungheria, quando ventanni fa era molto più avanti. Nel 2015 circa quattro abitanti del Sud su dieci non avevano mai usato Internet, sempre secondo Eurostat, valori registrati solo in una singola regione greca e in parti della Romania. Criticare e ancor meno deridere non avrebbe senso. Per motivi che hanno poco a che fare con Bruxelles o Francoforte, l’esperienza del Mezzogiorno nell’euro finora è stata un drammatico fallimento ma adesso il tempo stringe: dall’inizio del secolo quest’area ha visto emigrare un decimo dei suoi abitanti, i più dinamici e istruiti. E provateci voi a vendere una casa, quando tanta gente vuole andarsene. Al Sud milioni di famiglie hanno profuso i loro risparmi in immobili che oggi hanno un valore di mercato residuale. "
A dimostrazione di quanto disinteresse ci sia verso i cittadini del Sud e le loro istanze la dichiarazione di alcuni giorni fa di Luigi Marattin deputato del PD, che afferma come la quota attuale degli investimenti al Sud sia superiore al 34%. Su questo punto però ci viene in aiuto uno studio apparso sulla Voce.info: " Ma al PD sbagliano i conti sugli investimenti al Sud", di G. Guzzi e M. Lisciandro, che confuta i dati riportati dall' On. Marattin, e che si conclude con il seguente "Verdetto : Marattin cita dati corretti ma non pertinenti a una confutazione delle dichiarazioni di Pasquale Tridico. Non solo sembra ignorare la distinzione tra risorse ordinarie e aggiuntive, ma sbaglia l’aggregato di riferimento, poiché ciò che bisogna prendere in considerazione per stabilire se lo stato rispetti la cosiddetta quota 34 (fissata oltretutto per legge dal governo di cui era consulente economico) sono solo le risorse ordinarie. La dichiarazione di Luigi Marattin è pertanto Falsa."
Detto quindi di quello che sembra, vista anche la fonte, l’ennesimo grave errore di calcolo partorito ai danni dei cittadini del Sud, bisogna capire come fare per far risalire la china al Mezzogiorno e ai suoi cittadini, non certo contro il nord, ripetiamo, ma come volano economico al fine di far ripartire l’intero paese anche in termini di PIL.
Proviamo a tracciare solo tre proposte di “primo intervento”, che soprattutto in campo progressista sarebbe meglio trovassero sponda, vista la situazione comatosa della sinistra italiana; eccone alcune:
1) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio imposto dall’Europa a trazione tedesca, al fine di far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione.
2) Politiche di innovazione che guardino al Sud. Industria 4.0 è una seria opportunità per le sole regioni del Centro-Nord (come sempre), ma non c’è traccia del Mezzogiorno. Senza correzioni si corre il rischio che la incombente rivoluzione tecnologica generi un ulteriore aumento del divario nord-sud ed un ulteriore impoverimento del Mezzogiorno
3) Riequilibrio Nord-Sud. Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 20% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi.
La nostra proposta, espressa nel libro “Con il Sud si riparte”, prevede la clausola 1 metro x 1 metro.
In altre parole se lo Stato investe in un metro di strada, ferrovia, aeroporto, ospedale, scuola, asilo e cosi via al Nord, lo stesso deve fare anche al Sud, congelando così, almeno in questa prima fase, la situazione all’attuale diversità di sviluppo infrastrutturale e non permettendo così una ulteriore differenziazione a scapito del Sud.
Già questo sarebbe un vantaggio per il Sud, un grosso passo in avanti rispetto alla situazione attuale a dimostrazione di come la situazione sia deteriorata.
In alternativa si riparta almeno dalla clausola Ciampi: 45% di investimenti in conto capitale destinati al sud e da una seria riflessione sul ruolo di cassa depositi e prestiti.
Vedremo nei prossimi mesi se alla prova dei fatti le promesse più demagogiche fatte da chi ha vinto le ultime elezioni non saranno mantenute, come io credo, dove e come si andrà a ripercuotere questo sentimento di rabbia, frustrazione e rivolta che sempre più forte sale al Sud. Un sentimento che dobbiamo prepararci ad intercettare. Abbiamo davanti praterie di consenso se sapremo rispondere alle esigenze territoriali della parte più martoriata del Paese, colpita dalla crisi e dalla austerità europea.
Intanto emerge dai dati, e lo dicevamo da tempo, un paese diviso in due, soprattutto nei tassi di occupazione. E c’è pure chi cade dal pero e si chiede il perché del voto di protesta del 4 Marzo al Sud. Il Mezzogiorno non è in cerca di assistenzialismo. Semplicemente al Sud disoccupazione e precarietà sono molto più diffuse che nel resto d'Italia, grazie soprattutto alle politiche governative degli ultimi 25 anni, e il reddito non basta per vivere con dignità. Il rilancio del Paese passa obbligatoriamente dal rilancio del Sud.
Che il Mezzogiorno fosse da tempo una "polveriera" e che avrebbe giustamente reagito allo stato attuale delle cose l'abbiamo sostenuto più volte e con forza negli ultimi mesi. Peccato che a a sinistra i temi Sud non siano stati sempre messi bene a fuoco e tenuti in maggiore evidenza in campagna elettorale, anche per non lasciare mano libera a qualunquisti e destra. Ora che se ne paga il giusto scotto è inutile lamentarsi. Bisogna concentrarsi su questo dato e da qui ripartire per capire come la sinistra può intercettare questo malcontento e questa richiesta di maggiore attenzione ed equità che giunge forte dai territori. Lavoriamo a questo da subito con chi a sinistra lo vuole o riesce a capire...
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Come da noi ampiamente previsto e come dimostrato dal voto del 4 marzo, il Sud ha reagito un voto di protesta che ha pochi eguali nella storia unitaria.
D'altra parte ormai la situazione nel Mezzogiorno è quasi apocalittica se consideriamo che il Sud è afflitto da bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al nord, alta disoccupazione ( maggiore di tre volte rispetto al Nord), disoccupazione giovanile al record europeo in Calabria (58,7%), record europeo di Neet ( tre milioni e mezzo di giovani che non studiano più e non lavorano), povertà assoluta al 10% della popolazione più un 40% in povertà relativa, emigrazione verso il nord e l’estero a livelli record, problematiche ambientali e sanitarie, evasione scolastica vicina al 20%, ben 6 punti sopra la media nazionale, il doppio di quella europea, un sistema universitario messo alle strette per effetto di criteri "folli" nella ripartizione dei fondi che premiano le Università del nord, i comuni prossimi al default grazie alle folli politiche del pareggio di bilancio con conseguenti politiche socio-sanitarie quasi azzerate e trasporti locali ai minimi storici, un'aspettativa di vita più bassa di 5 anni rispetto alla media nazionale, natalità in forte calo causa emigrazione giovanile e si potrebbe ancora continuare a lungo ...
Peccato che a sinistra, malgrado gli allarmi da noi ripetutamente lanciati quasi nessuno è stato in grado di prevedere, o capire, o sia stato minimamente interessato ad intercettare il malcontento evidente. Un risultato che a noi appariva ovvio e scontato visto che il Sud già da un anni, grazie anche alle ultime politiche governative, provocatorie, quasi “coloniali”, aveva raggiunto l’apice del malcontento ed era ormai una polveriera pronta ad esplodere.
Un malcontento che si è dapprima espresso con una partecipazione compatta al referendum costituzionale del 4 dicembre, con il NO ad oltre il 70% medio regionale, per poi esplodere nel voto di protesta verso formazioni alternative, presentate dai media come antisistemiche.
In altre parole è riesplosa con forza una "Nuova Questione Meridionale", come da punto 14 del programma di Potere al Popolo, unica lista presente alle elezioni con proposte concrete e soluzioni per arginare la situazione disastrosa in atto al Sud.
Questo per rimarcare ancora come poco o nulla in realtà importi alla politica italiana di qualsiasi colore e tendenza del Mezzogiorno e del destino dei suoi abitanti. Spesso discriminati da politicanti e media o trattati con bonaria sufficienza. Ma si sa, i meridionali si lamentano sempre…
Tutto era già scritto nella realtà dei fatti, certificata da freddi grafici e brutali statistiche, bastava fare lo sforzo di leggerle, ma nemmeno quello si è voluto fare. Solo disinteresse e fastidio, anche di gran parte dell’attuale sinistra, forse compromessa da anni di frequentazioni di "salotti buoni"...
Giunti quasi al punto di non ritorno, della situazione drammatica del Mezzogiorno, inizia ad occuparsene, finalmente, anche il Corriere della Sera ove il 9 Aprile si legge, ad opera di F. Fubini:
"Il Mezzogiorno sta vivendo una ripresa, un po’ più lenta rispetto al resto del Paese, dove a sua volta è più lenta rispetto al resto d’Europa. Vanta alcuni distretti competitivi, segnala Intesa Sanpaolo, come la meccatronica e l’agroalimentare in Puglia o la mozzarella di bufala campana. Ma niente di tutto questo cambia il quadro di fondo: gli anni dell’euro al Sud hanno coinciso con una catastrofe economica con pochi paragoni nella storia europea.
Dall’inizio del secolo il Meridione è rimasto indietro rapidamente: in termini di reddito lordo, ha perso un terzo sulla media dell’Unione europea, il 30% sulla Germania, il 27% sull’area euro e circa il 40% sulla Spagna; l’arretramento sul centro-nord dell’Italia è stato di oltre dieci punti, persino sulla Grecia di cinque (i dati sono basati su stime della Svimez). In tutta Europa solamente in Campania, Calabria e Sicilia metà della popolazione o oltre viene considerata da Eurostat a rischio di povertà e di esclusione sociale. La stessa agenzia europea mostra che, stimando il reddito per abitante in proporzione al costo della vita, il Mezzogiorno ormai viaggia al livello della Lettonia, più indietro della Lituania e dell’Ungheria, quando ventanni fa era molto più avanti. Nel 2015 circa quattro abitanti del Sud su dieci non avevano mai usato Internet, sempre secondo Eurostat, valori registrati solo in una singola regione greca e in parti della Romania. Criticare e ancor meno deridere non avrebbe senso. Per motivi che hanno poco a che fare con Bruxelles o Francoforte, l’esperienza del Mezzogiorno nell’euro finora è stata un drammatico fallimento ma adesso il tempo stringe: dall’inizio del secolo quest’area ha visto emigrare un decimo dei suoi abitanti, i più dinamici e istruiti. E provateci voi a vendere una casa, quando tanta gente vuole andarsene. Al Sud milioni di famiglie hanno profuso i loro risparmi in immobili che oggi hanno un valore di mercato residuale. "
A dimostrazione di quanto disinteresse ci sia verso i cittadini del Sud e le loro istanze la dichiarazione di alcuni giorni fa di Luigi Marattin deputato del PD, che afferma come la quota attuale degli investimenti al Sud sia superiore al 34%. Su questo punto però ci viene in aiuto uno studio apparso sulla Voce.info: " Ma al PD sbagliano i conti sugli investimenti al Sud", di G. Guzzi e M. Lisciandro, che confuta i dati riportati dall' On. Marattin, e che si conclude con il seguente "Verdetto : Marattin cita dati corretti ma non pertinenti a una confutazione delle dichiarazioni di Pasquale Tridico. Non solo sembra ignorare la distinzione tra risorse ordinarie e aggiuntive, ma sbaglia l’aggregato di riferimento, poiché ciò che bisogna prendere in considerazione per stabilire se lo stato rispetti la cosiddetta quota 34 (fissata oltretutto per legge dal governo di cui era consulente economico) sono solo le risorse ordinarie. La dichiarazione di Luigi Marattin è pertanto Falsa."
Detto quindi di quello che sembra, vista anche la fonte, l’ennesimo grave errore di calcolo partorito ai danni dei cittadini del Sud, bisogna capire come fare per far risalire la china al Mezzogiorno e ai suoi cittadini, non certo contro il nord, ripetiamo, ma come volano economico al fine di far ripartire l’intero paese anche in termini di PIL.
Proviamo a tracciare solo tre proposte di “primo intervento”, che soprattutto in campo progressista sarebbe meglio trovassero sponda, vista la situazione comatosa della sinistra italiana; eccone alcune:
1) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio imposto dall’Europa a trazione tedesca, al fine di far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione.
2) Politiche di innovazione che guardino al Sud. Industria 4.0 è una seria opportunità per le sole regioni del Centro-Nord (come sempre), ma non c’è traccia del Mezzogiorno. Senza correzioni si corre il rischio che la incombente rivoluzione tecnologica generi un ulteriore aumento del divario nord-sud ed un ulteriore impoverimento del Mezzogiorno
3) Riequilibrio Nord-Sud. Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 20% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi.
La nostra proposta, espressa nel libro “Con il Sud si riparte”, prevede la clausola 1 metro x 1 metro.
In altre parole se lo Stato investe in un metro di strada, ferrovia, aeroporto, ospedale, scuola, asilo e cosi via al Nord, lo stesso deve fare anche al Sud, congelando così, almeno in questa prima fase, la situazione all’attuale diversità di sviluppo infrastrutturale e non permettendo così una ulteriore differenziazione a scapito del Sud.
Già questo sarebbe un vantaggio per il Sud, un grosso passo in avanti rispetto alla situazione attuale a dimostrazione di come la situazione sia deteriorata.
In alternativa si riparta almeno dalla clausola Ciampi: 45% di investimenti in conto capitale destinati al sud e da una seria riflessione sul ruolo di cassa depositi e prestiti.
Vedremo nei prossimi mesi se alla prova dei fatti le promesse più demagogiche fatte da chi ha vinto le ultime elezioni non saranno mantenute, come io credo, dove e come si andrà a ripercuotere questo sentimento di rabbia, frustrazione e rivolta che sempre più forte sale al Sud. Un sentimento che dobbiamo prepararci ad intercettare. Abbiamo davanti praterie di consenso se sapremo rispondere alle esigenze territoriali della parte più martoriata del Paese, colpita dalla crisi e dalla austerità europea.
Intanto emerge dai dati, e lo dicevamo da tempo, un paese diviso in due, soprattutto nei tassi di occupazione. E c’è pure chi cade dal pero e si chiede il perché del voto di protesta del 4 Marzo al Sud. Il Mezzogiorno non è in cerca di assistenzialismo. Semplicemente al Sud disoccupazione e precarietà sono molto più diffuse che nel resto d'Italia, grazie soprattutto alle politiche governative degli ultimi 25 anni, e il reddito non basta per vivere con dignità. Il rilancio del Paese passa obbligatoriamente dal rilancio del Sud.
Che il Mezzogiorno fosse da tempo una "polveriera" e che avrebbe giustamente reagito allo stato attuale delle cose l'abbiamo sostenuto più volte e con forza negli ultimi mesi. Peccato che a a sinistra i temi Sud non siano stati sempre messi bene a fuoco e tenuti in maggiore evidenza in campagna elettorale, anche per non lasciare mano libera a qualunquisti e destra. Ora che se ne paga il giusto scotto è inutile lamentarsi. Bisogna concentrarsi su questo dato e da qui ripartire per capire come la sinistra può intercettare questo malcontento e questa richiesta di maggiore attenzione ed equità che giunge forte dai territori. Lavoriamo a questo da subito con chi a sinistra lo vuole o riesce a capire...
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