giovedì 25 febbraio 2016

Napoli, venerdì 26 febbraio 2016 alle ore 10,30 conferenza stampa di presentazione della lista del Partito del Sud




Venerdì 26 febbraio 2016 alle ore 10,30 presso la sede dell’Associazione demA, in via Toledo 156 a Napoli, si terrà la conferenza stampa di presentazione della lista del Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti che concorrerà alle prossime elezioni Comunali di Napoli. 
Alla conferenza stampa sarà presente il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris.


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Venerdì 26 febbraio 2016 alle ore 10,30 presso la sede dell’Associazione demA, in via Toledo 156 a Napoli, si terrà la conferenza stampa di presentazione della lista del Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti che concorrerà alle prossime elezioni Comunali di Napoli. 
Alla conferenza stampa sarà presente il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris.


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sabato 20 febbraio 2016

IN RICORDO DI UMBERTO ECO



Di Giovanni Cutolo
Nel 1964, appena arrivato a San Paolo del Brasile, ebbi la fortuna di conoscere Italo Bianchi, scenografo della mitica Vera Cruz, la casa cinematografica brasiliana che aveva aperto al Brasile le strade del cinema vincendo nel 1953 un premio al Festival di Cannes con il film O cangaceiro. Dopo qualche tempo Bianchi mi mise tra le mani Opera Aperta di Umberto Eco suggerendomi di leggerlo, cosa che feci rapidamente senza capirci molto. Rimasi però folgorato dal brano seguente, che mi fece molto riflettere e mi avrebbe cambiato la vita:
Chiaro che a questo punto la categoria dell’alienazione non definisce più soltanto una forma di relazione tra individui basata su una certa struttura della società, ma tutta una serie di rapporti intrattenuti tra uomo e uomo, uomo e oggetti, uomo e istituzioni, uomo e convenzioni sociali, uomo e universo mitico, uomo e linguaggio. (...) A tale titolo allora noi, per il fatto stesso di vivere, lavorando, producendo cose ed entrando in relazione con altri, siamo nell’alienazione. (...) Noi produciamo la macchina; la macchina ci opprime con una realtà inumana e può renderci sgradevole il rapporto con essa, il rapporto che abbiamo col mondo grazie ad essa. L’industrial design sembra risolvere il problema: fonde bellezza e utilità e ci restituisce una macchina umanizzata, a misura d’uomo. Un frullino, un coltello, una macchina da scrivere che esprime le sue possibilità d’uso in una serie di rapporti gradevoli, che invita la mano a toccarla, accarezzarla, usarla; ecco una soluzione.
Questo brano, intitolato Del modo di formare come impegno sulla realtà si trova nell’ultimo saggio del libro, saggio incluso da Eco nella seconda edizione del 1963, mentre invece non appariva nella prima, apparsa nel 1962. Avevo letto da qualche parte che tradurre un testo è il modo migliore per capirlo, così decisi di tradurre il libro in brasiliano sperando in tal modo di riuscire a decriptare il testo, imparando al tempo stesso il portoghese. Effettivamente lo imparai rapidamente e, grazie ai buoni uffici di Haroldo De Campos, la mia traduzione ebbe la fortuna di essere letta e pubblicata da Jacò Guinsburg (Umberto Eco, Obra Aberta, Editora perspectiva, San Paolo, 1969). Con la sua ignara complicità Umberto Eco, mi offrì lo spunto per cominciare il mio viaggio nel design. Un viaggio che dura oramai da oltre quarant’anni.
Cinquant’anni dopo, nel febbraio del 2014 andai a trovare Umberto Eco per chiedergli di scrivere la prefazione del mio ultimo libro, il Breviario di Formazione. Qualche mese dopo, per l’esattezza il 3 di maggio, ricevetti un messaggio e-mail nel quale Eco mi diceva di come fosse infastidito dalle continue richieste di prefazioni e, conseguentemente, della sua strenua difesa contro quella che definiva come “la lebbra delle prefazioni”. Nel contempo però mi gratificava oltremisura scrivendo “il libretto mi è piaciuto e si legge bene, tanto da chiedermi perché sei così autoflagellatorio da pensare che non possa funzionare senza l’avallo di qualcun altro, come se Dante avesse avuto bisogno della prefazione di Guido Cavalcanti.” E continuava osservando che: “Se dovessimo fare un dibattito farei alcune obiezioni su un eccesso di ottimismo neo-razionalista: come si salveranno coloro che non possono comperarsi una Breuer e dormono su una panchina stile Piacentini?”. Non ho problemi a confessare che non ho saputo resistere al legittimo compiacimento procuratomi da queste parole, sicché ho deciso di non pubblicare il suo breve testo come prefazione bensì come “autoflagellazione”. Una autoflagellazione della quale sono estremamente orgoglioso.
Grazie mille Umberto e a presto!



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Di Giovanni Cutolo
Nel 1964, appena arrivato a San Paolo del Brasile, ebbi la fortuna di conoscere Italo Bianchi, scenografo della mitica Vera Cruz, la casa cinematografica brasiliana che aveva aperto al Brasile le strade del cinema vincendo nel 1953 un premio al Festival di Cannes con il film O cangaceiro. Dopo qualche tempo Bianchi mi mise tra le mani Opera Aperta di Umberto Eco suggerendomi di leggerlo, cosa che feci rapidamente senza capirci molto. Rimasi però folgorato dal brano seguente, che mi fece molto riflettere e mi avrebbe cambiato la vita:
Chiaro che a questo punto la categoria dell’alienazione non definisce più soltanto una forma di relazione tra individui basata su una certa struttura della società, ma tutta una serie di rapporti intrattenuti tra uomo e uomo, uomo e oggetti, uomo e istituzioni, uomo e convenzioni sociali, uomo e universo mitico, uomo e linguaggio. (...) A tale titolo allora noi, per il fatto stesso di vivere, lavorando, producendo cose ed entrando in relazione con altri, siamo nell’alienazione. (...) Noi produciamo la macchina; la macchina ci opprime con una realtà inumana e può renderci sgradevole il rapporto con essa, il rapporto che abbiamo col mondo grazie ad essa. L’industrial design sembra risolvere il problema: fonde bellezza e utilità e ci restituisce una macchina umanizzata, a misura d’uomo. Un frullino, un coltello, una macchina da scrivere che esprime le sue possibilità d’uso in una serie di rapporti gradevoli, che invita la mano a toccarla, accarezzarla, usarla; ecco una soluzione.
Questo brano, intitolato Del modo di formare come impegno sulla realtà si trova nell’ultimo saggio del libro, saggio incluso da Eco nella seconda edizione del 1963, mentre invece non appariva nella prima, apparsa nel 1962. Avevo letto da qualche parte che tradurre un testo è il modo migliore per capirlo, così decisi di tradurre il libro in brasiliano sperando in tal modo di riuscire a decriptare il testo, imparando al tempo stesso il portoghese. Effettivamente lo imparai rapidamente e, grazie ai buoni uffici di Haroldo De Campos, la mia traduzione ebbe la fortuna di essere letta e pubblicata da Jacò Guinsburg (Umberto Eco, Obra Aberta, Editora perspectiva, San Paolo, 1969). Con la sua ignara complicità Umberto Eco, mi offrì lo spunto per cominciare il mio viaggio nel design. Un viaggio che dura oramai da oltre quarant’anni.
Cinquant’anni dopo, nel febbraio del 2014 andai a trovare Umberto Eco per chiedergli di scrivere la prefazione del mio ultimo libro, il Breviario di Formazione. Qualche mese dopo, per l’esattezza il 3 di maggio, ricevetti un messaggio e-mail nel quale Eco mi diceva di come fosse infastidito dalle continue richieste di prefazioni e, conseguentemente, della sua strenua difesa contro quella che definiva come “la lebbra delle prefazioni”. Nel contempo però mi gratificava oltremisura scrivendo “il libretto mi è piaciuto e si legge bene, tanto da chiedermi perché sei così autoflagellatorio da pensare che non possa funzionare senza l’avallo di qualcun altro, come se Dante avesse avuto bisogno della prefazione di Guido Cavalcanti.” E continuava osservando che: “Se dovessimo fare un dibattito farei alcune obiezioni su un eccesso di ottimismo neo-razionalista: come si salveranno coloro che non possono comperarsi una Breuer e dormono su una panchina stile Piacentini?”. Non ho problemi a confessare che non ho saputo resistere al legittimo compiacimento procuratomi da queste parole, sicché ho deciso di non pubblicare il suo breve testo come prefazione bensì come “autoflagellazione”. Una autoflagellazione della quale sono estremamente orgoglioso.
Grazie mille Umberto e a presto!



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E’ MORTA LA HARPER, lo stesso giorno di ECO

Di Bruno Pappalardo
Spero di non essere frainteso. Non si paragonano i geni, i talenti,…
E’ morta nello stesso giorno di Umberto Eco, la ottantanovenne Harper Lee.
Già forse il nome a molti non dice tanto.
A me ha, fin da ragazzo, …era la fine degli anni ’60, invece racconta e ricorda molto.
Vidi, …forse avevo 16 anni, un film tratto dal suo primo romanzo. Ho sempre amato il cinema e ancora oggi; Il bianco-nero, suscita in me non solo ricordi, ma anche tanto realismo violento, turpe.
Il cinema americano, infatti, tra beoti eroi del west creava anche capolavori di crescita civile e umana e sincere forme antirazziste, pel proprio paese che oggi, mi richiama al greco meridione seviziato. Troppo?
Mi trascina al tempo vano frastornato di musiche in vinile e da ingannanti cortei di tute azzurre con trasversali bidoni al collo, furente boato di un illusione di sviluppo per il benessere e i diritti per tutti.
Già in quell’epoca, iscritto alla FIGC, giovani comunisti, si cresceva odiando l’imperialismo americano ma amavamo comunque l’America.

Vidi quel film, “ il buio oltre la siepe” (’63 ). Il titolo originale era “ To Kill a Mockingbird “ ( letteralmente, Uccidere un usignolo)
In breve racconta di un avvocato in Alabama che difende un uomo di colore accusato di aver cercato di stuprare una donna bianca e, nonostante prove schiaccianti della sua innocenza procurate da Atticus Finch, l’avvocato ( …nel film interpretato da uno straordinario Gregory Peck ) viene impiccato generando nei due figli dell’avvocato, l’improvviso trauma di una non richiesta rivelazione di un mondo sconcio e ipocrita. 

Le valse il premio Pulitzer. Ultimamente I librai britannici hanno fatto un sondaggio: quel libro che poi comprai e lessi e, poi, letto e riletto, e quel film visto e rivisto, risulta primo nella classifica dei libri da leggere esiliando al secondo posto la Bibbia. E’ stato più volte rivelato che Obama lo leggeva alle figlie,…ecco il lutto eterno, notturno, nero pece dell’America. Che intendo dire?

Ecco, Eco, uomo di stupefacente cultura, raffinata, istruita, una vera enciclopedia umana, scrittore elegante, purista del linguaggio, storico completo e autore di un altro elegante e colto libro come il magnifico “Il nome della rosa”, professore emerito, studioso di fama mondiale per la ricerca di modi di come si comunica e si significa, come si produce un soggetto simbolico. Insomma 40 lauree e commendatore e cavaliere di decine di paesi, invidiatoci da tutti e autore di decine e decine di saggi sull’etica e sull’estetica e di un’altra manciata di romanzi, ebbene, non mi ha donato tanto quanto quei cinque, sei libri della Harper . 

Do per scontato che Eco avrà detto, da agnostico irriducibile, mille volte di meglio sulla libertà dell’uomo ma non mi è pervenuto. Colpa mia…!?!!

Di transfert di simboli suoi non ne ricordo nessuno. Non ricordo essendo provvisto di una cultura universalistica, un studio sul Sud. A volte adulazioni giuste e generose. La Harper, senza Sud, mi ha raccontato del Sud. Della libertà dell’individuo come di un popolo martorizzato, quello nero, una umanità sottomessa. Non c’è traccia della sua morte il venerdì, …forse qualcuno,…chissà…
La mia è solo la libertà personale di suggestionare o stimolare una riflessione: vale più il mezzo dell’insegnare o l’insegnamento senza mezzo? Ossia, vale più un film che mi costringe a comprare un libro o un libro prezioso ma fermo su uno scaffale e attraente per di studiosi e intellettuali? Ecco!
Allora, inazzurriamo di cielo le pagine di entrambi e non cerchiamo di essere solo italiani ma globali come Eco. Giunga il pensiero colto del diritto e della giustizia da chiunque e che vengano suonate doppie campane. Si quietino gli eccelsi toni dell’uno ma rondini per entrambi per vite spese con passione pel giusto, equo amore per crescita morale dell’altro.

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Di Bruno Pappalardo
Spero di non essere frainteso. Non si paragonano i geni, i talenti,…
E’ morta nello stesso giorno di Umberto Eco, la ottantanovenne Harper Lee.
Già forse il nome a molti non dice tanto.
A me ha, fin da ragazzo, …era la fine degli anni ’60, invece racconta e ricorda molto.
Vidi, …forse avevo 16 anni, un film tratto dal suo primo romanzo. Ho sempre amato il cinema e ancora oggi; Il bianco-nero, suscita in me non solo ricordi, ma anche tanto realismo violento, turpe.
Il cinema americano, infatti, tra beoti eroi del west creava anche capolavori di crescita civile e umana e sincere forme antirazziste, pel proprio paese che oggi, mi richiama al greco meridione seviziato. Troppo?
Mi trascina al tempo vano frastornato di musiche in vinile e da ingannanti cortei di tute azzurre con trasversali bidoni al collo, furente boato di un illusione di sviluppo per il benessere e i diritti per tutti.
Già in quell’epoca, iscritto alla FIGC, giovani comunisti, si cresceva odiando l’imperialismo americano ma amavamo comunque l’America.

Vidi quel film, “ il buio oltre la siepe” (’63 ). Il titolo originale era “ To Kill a Mockingbird “ ( letteralmente, Uccidere un usignolo)
In breve racconta di un avvocato in Alabama che difende un uomo di colore accusato di aver cercato di stuprare una donna bianca e, nonostante prove schiaccianti della sua innocenza procurate da Atticus Finch, l’avvocato ( …nel film interpretato da uno straordinario Gregory Peck ) viene impiccato generando nei due figli dell’avvocato, l’improvviso trauma di una non richiesta rivelazione di un mondo sconcio e ipocrita. 

Le valse il premio Pulitzer. Ultimamente I librai britannici hanno fatto un sondaggio: quel libro che poi comprai e lessi e, poi, letto e riletto, e quel film visto e rivisto, risulta primo nella classifica dei libri da leggere esiliando al secondo posto la Bibbia. E’ stato più volte rivelato che Obama lo leggeva alle figlie,…ecco il lutto eterno, notturno, nero pece dell’America. Che intendo dire?

Ecco, Eco, uomo di stupefacente cultura, raffinata, istruita, una vera enciclopedia umana, scrittore elegante, purista del linguaggio, storico completo e autore di un altro elegante e colto libro come il magnifico “Il nome della rosa”, professore emerito, studioso di fama mondiale per la ricerca di modi di come si comunica e si significa, come si produce un soggetto simbolico. Insomma 40 lauree e commendatore e cavaliere di decine di paesi, invidiatoci da tutti e autore di decine e decine di saggi sull’etica e sull’estetica e di un’altra manciata di romanzi, ebbene, non mi ha donato tanto quanto quei cinque, sei libri della Harper . 

Do per scontato che Eco avrà detto, da agnostico irriducibile, mille volte di meglio sulla libertà dell’uomo ma non mi è pervenuto. Colpa mia…!?!!

Di transfert di simboli suoi non ne ricordo nessuno. Non ricordo essendo provvisto di una cultura universalistica, un studio sul Sud. A volte adulazioni giuste e generose. La Harper, senza Sud, mi ha raccontato del Sud. Della libertà dell’individuo come di un popolo martorizzato, quello nero, una umanità sottomessa. Non c’è traccia della sua morte il venerdì, …forse qualcuno,…chissà…
La mia è solo la libertà personale di suggestionare o stimolare una riflessione: vale più il mezzo dell’insegnare o l’insegnamento senza mezzo? Ossia, vale più un film che mi costringe a comprare un libro o un libro prezioso ma fermo su uno scaffale e attraente per di studiosi e intellettuali? Ecco!
Allora, inazzurriamo di cielo le pagine di entrambi e non cerchiamo di essere solo italiani ma globali come Eco. Giunga il pensiero colto del diritto e della giustizia da chiunque e che vengano suonate doppie campane. Si quietino gli eccelsi toni dell’uno ma rondini per entrambi per vite spese con passione pel giusto, equo amore per crescita morale dell’altro.

venerdì 19 febbraio 2016

Unioni civili ed adozioni

Di Antonio Rosato

Argomento spinoso che sembra non mettere d’accordo nessuno, ma io voglio raccontarlo come argomento visto e vissuto dalla gente, poi ogni uno tragga le conclusioni o si faccia l’idea che vuole. Non voglio ne influenzare, ne tantomeno dare un’impronta del mio pensiero sull’argomento, ma mi fermo solo a raccontare alcuni eventi che fanno parte della mia vita.

23 dicembre 1944, sulla linea Gustav violenti ed incessanti bombardamenti illuminano Castelforte a giorno pur essendo notte fonda. In questa notte nasce proprio mio padre. Mia nonna, aiutata da sorelle e qualche vicina di casa porta al termine il parto in condizioni inimmaginabili oggi. Nasce mio padre in mezzo a tante donne, perche mio nonno serviva la patria nei Balcani in armi come tutti gli uomini abili in quegl’anni terribili. Molti di questi morti, e molti, vecchi compresi, nascosti in montagna per terrore di rappresaglie tedesche. Nasce tra donne, e senza figure maschili quando ci fu lo spiraglio un mese e mezzo dopo. Partì come sfollato per una terra lontana allora, la Lucania. Viaggi interminabili e pieno di pericoli e per niente confortevole come si può immaginare. Su cassoni di camion scoperti in gennaio, e senza cibo e acqua. Cassoni pieni di sole donne e bambini per lo più, e qualche vecchio sopravissuto o malato. Arrivato in Lucania, venne ospitato, e aiutato come solo il popolo meridionale sa fare, ospitalità, cibo, vestiti e beni di prima necessità. Venuto su bene, a pane di farina, maccaroni fatti in casa, carne e olio genuino. Per di più donato da quella che fu l’altra mia nonna, quella materna questa volta, anche lei senza marito perché fatto prigioniero in Sicilia e portato  nei campi di concentramento in Algeria dove stette per lunghi periodi anche post bellico prima di ritornare a casa. 
Quindi anche li sono donne, e mamma, non toccata fortunatamente  dalla guerra, e venuta su anch’essa senza figura maschile accanto per lo stesso motivo del papà in guerra. Ma. Solo donne, mamma, zia nonne e altre compagne di sventura. Bambini cresciuti senza una figura maschile accanto. Eppure ne mio padre ne tantomeno mia madre pur crescendo tra sole donne hanno subito traumi o venute su con complessi per questo. Dopo le ostilità, a guerra finita, il ritorno a casa, o meglio dire il ritorno verso le pietre, perchè solo quelle erano rimaste al posto delle case. Mariti e padri mai tornati dalla guerra. Distruzione e lutti in ogni famiglia, e gli orfani a dozzine e dozzine. Orfani che quando fortunati adottati da qualche parente o facoltoso vicino, ma la stragrande maggioranza accuditi in orfanotrofi o istituti religiosi. E anche qui, cresciuti sempre e solo con figure educatrici femminili o maschili. A secondo dei casi se gestito da Suore o preti. 

Eppure sono venuti su con altre problematiche forse, dovute alle rigide condizioni formazione ed educazione, ma nessun complesso dovuto alla lunga permanenza tra soli uomini o sole donne. E tutt’ora molti orfanotrofi non sono per niente cambiati. Condotti ed amministrati da sole donne o soli uomini. Quanti da bambini hanno sentito la minaccia dei propri genitori, quando si combinava una marachella, “ se non fai il bravo ti porto in Collegio” . Eppure molti bambini e bambine ci sono state davvero nei Collegi. Compreso il mio collega di lavoro. Eppure le preoccupazioni non sono mai state quelle di lasciare il bambino per anni tra soli uomini o sole donne. Magari hanno subito traumi diversi, per diversi motivi, ma non sicuramente perché le educatrici sono state tutte donne o, nel caso dei maschietti di soli uomini. Ma oggi ci si pone questo problema. Un bambino che si strappa da un orfanotrofio gestito da sole suore, non può essere adottato da due donne. Almeno per qualcuno. Eppure proviene da un ambiente di sole donne, o di soli uomini. Solo tante “mamme” o tanti “papà”, ma non può andare in una vera famiglia di fatto se questa e dello stesso sesso. A voi ovviamente le proprie conclusioni.


Ma allo stesso tempo la legge, che è nata per motivi ben più ampi e che riguarda milioni di persone anche etero sessuali, è in fase di stallo per questo problema. Si svia l’argomento tirando fuori casi talmente rari, come l’utero in affitto, che poi sono meno di 200 casi in Italia, e per la maggiore di coppie eterosessuali, che mandano in crisi la governance italiana. Poco interessa del milione e mezzo di coppie tra virgolette “tradizionali” che attendono questa legge per motivi diversi. O poco importa dei tantissimi pensionati che con la misera pensione sociali cercano di dividere l’affitto di casa perché lo stato si è dimenticato di loro. Poco interessa ai media degli anziani che abbandonati a se stessi e vedovi magari si prendono cura uno dell’altro sotto lo stesso tetto. Poco interessa se uno dei due muore e l’altro viene sbattuto per strada perché il contratto di casa era intestato al coinquilino morto. A nessuno interessa,ad esempio, che lo stesso pensionato sociale, non avrà più la possibilità di pagare un affitto esoso in centro a Roma o Napoli, perchè con una sola pensione è impossibile. 
Ma qualcuno vocifera di cancellare la reversibilità, cosi questo nostro concittadino verrà destinato all’emarginazione stradale, perché quella sociale la viveva già prima. E per i tanti divorziati che non vorrebbero più un matrimonio ma comunque una relazione stabile che per legge garantisca anche determinati diritti oltre che doveri? Non interessa a nessuno questo. Forse meglio vedere padri vivere in automobile, e più civile forse che garantirgli un tetto potendo dividere le spese con un’altra persona o con il nuovo amore che cosi verrebbe praticamente ostacolato. Non ho sentito trasmissioni o politici parlare di queste categorie di persone. Eppure sono la stragrande maggioranza. Senti e leggi solo di coppie Gay che vogliono adottare un bambino. Il resto, che sarebbe la maggioranza dei casi per numero di persone e di casi che usufruirebbero della legge nessuna parola. 

Fanno paura due donne o due uomini che si amano, ma non fa paura la terra dei fuochi che ammala a morte bambini di cui si vuole bigottamente salvaguardare dall’amore di due persone dello stesso sesso. Non importa molto se rubano soldi ad ospedali pediatrici, ma importa che non venga dato in affidamento un minore ad una coppia per bene. E davvero squallido quando la politica gioca a fare i dispetti tra politicanti quando poi a pagare sulla propria pelle è la gente e i bambini diventano un’arma di ricatto. Sfortunati due volte, poveri piccoli. La legge se la stanno ancora litigando, ma verrà approvata prima o poi. Vedremo in che termini e in che modi. Ad ogni uno la propria conclusione su questa riflessione. 


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Di Antonio Rosato

Argomento spinoso che sembra non mettere d’accordo nessuno, ma io voglio raccontarlo come argomento visto e vissuto dalla gente, poi ogni uno tragga le conclusioni o si faccia l’idea che vuole. Non voglio ne influenzare, ne tantomeno dare un’impronta del mio pensiero sull’argomento, ma mi fermo solo a raccontare alcuni eventi che fanno parte della mia vita.

23 dicembre 1944, sulla linea Gustav violenti ed incessanti bombardamenti illuminano Castelforte a giorno pur essendo notte fonda. In questa notte nasce proprio mio padre. Mia nonna, aiutata da sorelle e qualche vicina di casa porta al termine il parto in condizioni inimmaginabili oggi. Nasce mio padre in mezzo a tante donne, perche mio nonno serviva la patria nei Balcani in armi come tutti gli uomini abili in quegl’anni terribili. Molti di questi morti, e molti, vecchi compresi, nascosti in montagna per terrore di rappresaglie tedesche. Nasce tra donne, e senza figure maschili quando ci fu lo spiraglio un mese e mezzo dopo. Partì come sfollato per una terra lontana allora, la Lucania. Viaggi interminabili e pieno di pericoli e per niente confortevole come si può immaginare. Su cassoni di camion scoperti in gennaio, e senza cibo e acqua. Cassoni pieni di sole donne e bambini per lo più, e qualche vecchio sopravissuto o malato. Arrivato in Lucania, venne ospitato, e aiutato come solo il popolo meridionale sa fare, ospitalità, cibo, vestiti e beni di prima necessità. Venuto su bene, a pane di farina, maccaroni fatti in casa, carne e olio genuino. Per di più donato da quella che fu l’altra mia nonna, quella materna questa volta, anche lei senza marito perché fatto prigioniero in Sicilia e portato  nei campi di concentramento in Algeria dove stette per lunghi periodi anche post bellico prima di ritornare a casa. 
Quindi anche li sono donne, e mamma, non toccata fortunatamente  dalla guerra, e venuta su anch’essa senza figura maschile accanto per lo stesso motivo del papà in guerra. Ma. Solo donne, mamma, zia nonne e altre compagne di sventura. Bambini cresciuti senza una figura maschile accanto. Eppure ne mio padre ne tantomeno mia madre pur crescendo tra sole donne hanno subito traumi o venute su con complessi per questo. Dopo le ostilità, a guerra finita, il ritorno a casa, o meglio dire il ritorno verso le pietre, perchè solo quelle erano rimaste al posto delle case. Mariti e padri mai tornati dalla guerra. Distruzione e lutti in ogni famiglia, e gli orfani a dozzine e dozzine. Orfani che quando fortunati adottati da qualche parente o facoltoso vicino, ma la stragrande maggioranza accuditi in orfanotrofi o istituti religiosi. E anche qui, cresciuti sempre e solo con figure educatrici femminili o maschili. A secondo dei casi se gestito da Suore o preti. 

Eppure sono venuti su con altre problematiche forse, dovute alle rigide condizioni formazione ed educazione, ma nessun complesso dovuto alla lunga permanenza tra soli uomini o sole donne. E tutt’ora molti orfanotrofi non sono per niente cambiati. Condotti ed amministrati da sole donne o soli uomini. Quanti da bambini hanno sentito la minaccia dei propri genitori, quando si combinava una marachella, “ se non fai il bravo ti porto in Collegio” . Eppure molti bambini e bambine ci sono state davvero nei Collegi. Compreso il mio collega di lavoro. Eppure le preoccupazioni non sono mai state quelle di lasciare il bambino per anni tra soli uomini o sole donne. Magari hanno subito traumi diversi, per diversi motivi, ma non sicuramente perché le educatrici sono state tutte donne o, nel caso dei maschietti di soli uomini. Ma oggi ci si pone questo problema. Un bambino che si strappa da un orfanotrofio gestito da sole suore, non può essere adottato da due donne. Almeno per qualcuno. Eppure proviene da un ambiente di sole donne, o di soli uomini. Solo tante “mamme” o tanti “papà”, ma non può andare in una vera famiglia di fatto se questa e dello stesso sesso. A voi ovviamente le proprie conclusioni.


Ma allo stesso tempo la legge, che è nata per motivi ben più ampi e che riguarda milioni di persone anche etero sessuali, è in fase di stallo per questo problema. Si svia l’argomento tirando fuori casi talmente rari, come l’utero in affitto, che poi sono meno di 200 casi in Italia, e per la maggiore di coppie eterosessuali, che mandano in crisi la governance italiana. Poco interessa del milione e mezzo di coppie tra virgolette “tradizionali” che attendono questa legge per motivi diversi. O poco importa dei tantissimi pensionati che con la misera pensione sociali cercano di dividere l’affitto di casa perché lo stato si è dimenticato di loro. Poco interessa ai media degli anziani che abbandonati a se stessi e vedovi magari si prendono cura uno dell’altro sotto lo stesso tetto. Poco interessa se uno dei due muore e l’altro viene sbattuto per strada perché il contratto di casa era intestato al coinquilino morto. A nessuno interessa,ad esempio, che lo stesso pensionato sociale, non avrà più la possibilità di pagare un affitto esoso in centro a Roma o Napoli, perchè con una sola pensione è impossibile. 
Ma qualcuno vocifera di cancellare la reversibilità, cosi questo nostro concittadino verrà destinato all’emarginazione stradale, perché quella sociale la viveva già prima. E per i tanti divorziati che non vorrebbero più un matrimonio ma comunque una relazione stabile che per legge garantisca anche determinati diritti oltre che doveri? Non interessa a nessuno questo. Forse meglio vedere padri vivere in automobile, e più civile forse che garantirgli un tetto potendo dividere le spese con un’altra persona o con il nuovo amore che cosi verrebbe praticamente ostacolato. Non ho sentito trasmissioni o politici parlare di queste categorie di persone. Eppure sono la stragrande maggioranza. Senti e leggi solo di coppie Gay che vogliono adottare un bambino. Il resto, che sarebbe la maggioranza dei casi per numero di persone e di casi che usufruirebbero della legge nessuna parola. 

Fanno paura due donne o due uomini che si amano, ma non fa paura la terra dei fuochi che ammala a morte bambini di cui si vuole bigottamente salvaguardare dall’amore di due persone dello stesso sesso. Non importa molto se rubano soldi ad ospedali pediatrici, ma importa che non venga dato in affidamento un minore ad una coppia per bene. E davvero squallido quando la politica gioca a fare i dispetti tra politicanti quando poi a pagare sulla propria pelle è la gente e i bambini diventano un’arma di ricatto. Sfortunati due volte, poveri piccoli. La legge se la stanno ancora litigando, ma verrà approvata prima o poi. Vedremo in che termini e in che modi. Ad ogni uno la propria conclusione su questa riflessione. 


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COMUNICATO CONGIUNTO PARTITO DEL SUD e COMITATI DUE SICILIE

          




COMUNICATO CONGIUNTO PARTITO DEL SUD e COMITATI DUE SICILIE


Napoli, 19/02/2016

In occasione e nell’approssimarsi della prossima competizione elettorale amministrativa del 2016 riguardante il Comune di Napoli, e a fronte d’un consolidato rapporto, il PARTITO DEL SUD, a riprova di una indiscussa volontà inclusiva rispetto a realtà culturali e associative del mondo meridionalista, e l’associazione culturale COMITATI DUE SICILIE, sanciscono di comune accordo una collaborazione riguardante la lista del PARTITO DEL SUD che sarà presente alle prossime elezioni nella coalizione a sostegno del candidato sindaco LUIGI de MAGISTRIS.

Tale collaborazione si concretizzerà con l’inserimento nella lista PARTITO DEL SUD di due candidati indipendenti, qualificati dirigenti in rappresentanza dei COMITATI DUE SICILIE, nelle persone della Sig.ra Assunta Cafiero, Responsabile Provinciale di Napoli, e nel Dr. Luca Longo Vice Presidente Nazionale.


Congiuntamente
Partito del Sud e Comitati Due Sicilie



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COMUNICATO CONGIUNTO PARTITO DEL SUD e COMITATI DUE SICILIE


Napoli, 19/02/2016

In occasione e nell’approssimarsi della prossima competizione elettorale amministrativa del 2016 riguardante il Comune di Napoli, e a fronte d’un consolidato rapporto, il PARTITO DEL SUD, a riprova di una indiscussa volontà inclusiva rispetto a realtà culturali e associative del mondo meridionalista, e l’associazione culturale COMITATI DUE SICILIE, sanciscono di comune accordo una collaborazione riguardante la lista del PARTITO DEL SUD che sarà presente alle prossime elezioni nella coalizione a sostegno del candidato sindaco LUIGI de MAGISTRIS.

Tale collaborazione si concretizzerà con l’inserimento nella lista PARTITO DEL SUD di due candidati indipendenti, qualificati dirigenti in rappresentanza dei COMITATI DUE SICILIE, nelle persone della Sig.ra Assunta Cafiero, Responsabile Provinciale di Napoli, e nel Dr. Luca Longo Vice Presidente Nazionale.


Congiuntamente
Partito del Sud e Comitati Due Sicilie



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La lingua italiana….ed alcune riflessioni sul napoletano e siciliano ( di A. Rosato)

Di Antonio Rosato

Sebbene il ruolo della lingua italiana non sia contemplato nella Costituzione, si è provveduto nel 1999 a legiferare qualcosa in merito che avesse come scopo sia quello di tutelare le minoranze linguistiche, sia quello di unire lo stivale almeno linguisticamente. L’art. 1 della legge n. 482 del 15 dicembre 1999 dice e ordina al popolo italiano che la sola lingua ufficiale è l’italiano. 

Seppur, come detto, la tutela delle minoranze linguistiche sarde (anche qui parliamo di una lingua...), albanesi, slovene, croate, germaniche, franco-provenzale, greche, occitane, ladine, friulane, perfino catalane  sono tutelate,  non c’è il napoletano e il siciliano, che, seppur lingue riconosciute dall’UNESCO,  non sono tutelate dalla legge n.482 sopracitata. 

Questo se mai ve ne fosse bisogno testimonia la sensibilità che le istituzioni riservano al meridione. E parliamo di napoletano e siciliano che non possono essere considerati dialetti,  ma sono "Lingue" vere e proprie, di cui del primo ad esempio abbiamo prime tracce già nella lingua osca a Pompei nel 79 d.c..

Ma il napoletano, il siciliano e le loro varianti come dialetti meridionali,  possiedono una ricchissima tradizione letteraria, ad iniziare da quel documento del 960 del famoso "Placito di Capua" considerato il primo documento in lingua italiana, seppur di fatto, poi, è in napoletano. Nel medioevo, a Montecassino, i monaci benedettini furono particolarmente sensibili all’interesse letterario e a alla pubblicazione di manoscritti che già nel XI secolo erano in volgare e napoletano il cui pregio stilistico fu eguagliato solo tre secoli dopo da poeti toscani come Dante ad esempio, che utilizzò in qualche occasione, a quanto sembra, anche lui lo stile e la lingua appena descritti . Le stesse prose di San Benedetto ne sono la testimonianza storica letteraria.  L’inizio del volgare si affinò e i poeti siciliani nel XIII secolo, piantano i semi nel terreno di quella che successivamente maturò come letteratura italiana vera e propria, aprendo una nuova ed importante era letteraria italiana. 

Chi conosce Basile, ed ha letto il suo capolavoro tradotto successivamente da Benedetto Croce, “Lu Cunto dè li Cunti”, non farà fatica a capire quanto detto fin’ora, e non farà fatica a capire che la prosa e la letteratura meridionale sono l’impianto  di quella che solo oggi conosciamo come lingua italiana. Mi fa specie che tutta questa popò di storia, cultura letteraria autoctona non venga riconosciuta dallo stato alla stessa maniera del croato o albanese. Possiamo parlare greco o tedesco in Alto Adige se vogliamo, e redigerne anche documenti ufficiali in quei posti o comuni dove queste lingue sono tutelate. Ma guai se scritte in napoletano o siciliano seppur lingue parlate da oltre 12 milioni di persone. Mi fa specie che per legge dovremmo promuovere, parlare e scrivere in lingua italiana, ma poi sono per primi i parlamentari a trasgredire a questa legge. 

Basta pensare alla valanga di termini inglesi..."Stepchild adoption", si legge e sente in questi giorni a proposito di Unioni civili, "Welfare" tanto di moda nei palazzi della politica romana, jobs act, spread, il Premier (una volta Presidente del Consiglio) ma adesso forse fa più figo Premier...ticket, bond, addirittura TROIKA, che all’inizio sembrava una parolaccia, e potremmo riempire pagine e pagine di termini che non dovrebbero essere utilizzati per legge. 

Ma il Napoletano no. Il siciliano guai. 

Anche nello sport l’inquinamento anglofono prende piede facendo prendere di fatto ancor di più le distanze da quelle lingue che una volta si esportavano da sole all’estero in letteratura, canzoni, teatro etc etc. Quella che da bambino ricordavo come Pallacanestro, adesso e Basket. Quello che una volta era “'O pallone”, il calcio, adesso è football. Quando si ascoltava la radio “tutto il calcio minuto per minuto” si aspettava il calcio di rigore e si discuteva sul fuori gioco e il successivo gol venuto da un calcio d’angolo. Adesso sono diventate Penalty, off side, corner. Carnera e Nino Benvenuti erano dei pugili che tenevano sveglia l’Italia intera. Adesso sarebbero dei boxeur. Eppure se vai in Giappone, Vietnam, Nuova Zelanda o Russia conoscono “ 'O Sole mio” scritta nel 1898 parola per parola, “'O surdato 'nnammurato” del 1915, “Santa Lucia” del 1848, “Te voglio bene assaje” del 1839,  “Ciuri ciuri” del 1833 e tante altre ancora, sono state, e forse lo sono ancora,  la sola lingua italica conosciuta fuori dallo stivale. Eppure conosciuta e riconosciuta all’estero, ma straniera e condannata in patria a favore di altre lingue lontanissime da noi e che ancora non tutti comprendono in Italia. 

Penso che la coscienza identitaria che c’è in ogni uno di noi, dovrebbe prevalere e non permettere la distruzione di un patrimonio genetico culturale che ci appartiene visceralmente. Dobbiamo sforzarci di insegnare ai nostri figli la nostra lingua, la nostra cultura, la nostra storia. 

Il dialetto o meglio la lingua nostra, soprattutto nel caso di napoletano o siciliano, non è una vergogna o un segnale di ignoranza, bensì un patrimonio immenso che va preservato e tramandato. Rispettiamo quello che ci impone lo stato e usiamo la lingua italiana. Ma chiamiamolo fuori gioco invece che off side. Giochiamo a pallacanestro invece che a Basket. Assieme ai libri in lingua madre in inglese, compriamo e leggiamo ai nostri bambini “Lu cunto degli cunti”. E agli insegnati non penso sia vietato, ad esempio, preparare i bambini a recitare prima del pranzo di Natale davanti a papà e mamma,  una poesia di Salvatore Di Giacomo dedicata al Natale. Lingua italiana imposta non vuol dire cancellare millenni di cultura. Tutti possiamo fare qualcosa, e se iniziamo ad usare qualche parola in inglese di meno e la lingua dei nostri padri in più, forse renderemo un servigio all’umanità e ai nostri posteri che forse apprezzeranno più di quanto magari si immagina oggi. L’identità, la cultura, le tradizioni, la letteratura, la sua storia, non può essere cancella da nessuno, e tutti noi abbiamo il dovere di preservarla e il diritto di divulgarla. Da un secolo e mezzo subiamo questa oppressione culturale, e ancora oggi facciamo tanta fatica a darle il peso che meriterebbe. I tempi non sono ancora maturi al cento per cento, ma come diceva de Filippo “ adda passa a nuttata”.


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Di Antonio Rosato

Sebbene il ruolo della lingua italiana non sia contemplato nella Costituzione, si è provveduto nel 1999 a legiferare qualcosa in merito che avesse come scopo sia quello di tutelare le minoranze linguistiche, sia quello di unire lo stivale almeno linguisticamente. L’art. 1 della legge n. 482 del 15 dicembre 1999 dice e ordina al popolo italiano che la sola lingua ufficiale è l’italiano. 

Seppur, come detto, la tutela delle minoranze linguistiche sarde (anche qui parliamo di una lingua...), albanesi, slovene, croate, germaniche, franco-provenzale, greche, occitane, ladine, friulane, perfino catalane  sono tutelate,  non c’è il napoletano e il siciliano, che, seppur lingue riconosciute dall’UNESCO,  non sono tutelate dalla legge n.482 sopracitata. 

Questo se mai ve ne fosse bisogno testimonia la sensibilità che le istituzioni riservano al meridione. E parliamo di napoletano e siciliano che non possono essere considerati dialetti,  ma sono "Lingue" vere e proprie, di cui del primo ad esempio abbiamo prime tracce già nella lingua osca a Pompei nel 79 d.c..

Ma il napoletano, il siciliano e le loro varianti come dialetti meridionali,  possiedono una ricchissima tradizione letteraria, ad iniziare da quel documento del 960 del famoso "Placito di Capua" considerato il primo documento in lingua italiana, seppur di fatto, poi, è in napoletano. Nel medioevo, a Montecassino, i monaci benedettini furono particolarmente sensibili all’interesse letterario e a alla pubblicazione di manoscritti che già nel XI secolo erano in volgare e napoletano il cui pregio stilistico fu eguagliato solo tre secoli dopo da poeti toscani come Dante ad esempio, che utilizzò in qualche occasione, a quanto sembra, anche lui lo stile e la lingua appena descritti . Le stesse prose di San Benedetto ne sono la testimonianza storica letteraria.  L’inizio del volgare si affinò e i poeti siciliani nel XIII secolo, piantano i semi nel terreno di quella che successivamente maturò come letteratura italiana vera e propria, aprendo una nuova ed importante era letteraria italiana. 

Chi conosce Basile, ed ha letto il suo capolavoro tradotto successivamente da Benedetto Croce, “Lu Cunto dè li Cunti”, non farà fatica a capire quanto detto fin’ora, e non farà fatica a capire che la prosa e la letteratura meridionale sono l’impianto  di quella che solo oggi conosciamo come lingua italiana. Mi fa specie che tutta questa popò di storia, cultura letteraria autoctona non venga riconosciuta dallo stato alla stessa maniera del croato o albanese. Possiamo parlare greco o tedesco in Alto Adige se vogliamo, e redigerne anche documenti ufficiali in quei posti o comuni dove queste lingue sono tutelate. Ma guai se scritte in napoletano o siciliano seppur lingue parlate da oltre 12 milioni di persone. Mi fa specie che per legge dovremmo promuovere, parlare e scrivere in lingua italiana, ma poi sono per primi i parlamentari a trasgredire a questa legge. 

Basta pensare alla valanga di termini inglesi..."Stepchild adoption", si legge e sente in questi giorni a proposito di Unioni civili, "Welfare" tanto di moda nei palazzi della politica romana, jobs act, spread, il Premier (una volta Presidente del Consiglio) ma adesso forse fa più figo Premier...ticket, bond, addirittura TROIKA, che all’inizio sembrava una parolaccia, e potremmo riempire pagine e pagine di termini che non dovrebbero essere utilizzati per legge. 

Ma il Napoletano no. Il siciliano guai. 

Anche nello sport l’inquinamento anglofono prende piede facendo prendere di fatto ancor di più le distanze da quelle lingue che una volta si esportavano da sole all’estero in letteratura, canzoni, teatro etc etc. Quella che da bambino ricordavo come Pallacanestro, adesso e Basket. Quello che una volta era “'O pallone”, il calcio, adesso è football. Quando si ascoltava la radio “tutto il calcio minuto per minuto” si aspettava il calcio di rigore e si discuteva sul fuori gioco e il successivo gol venuto da un calcio d’angolo. Adesso sono diventate Penalty, off side, corner. Carnera e Nino Benvenuti erano dei pugili che tenevano sveglia l’Italia intera. Adesso sarebbero dei boxeur. Eppure se vai in Giappone, Vietnam, Nuova Zelanda o Russia conoscono “ 'O Sole mio” scritta nel 1898 parola per parola, “'O surdato 'nnammurato” del 1915, “Santa Lucia” del 1848, “Te voglio bene assaje” del 1839,  “Ciuri ciuri” del 1833 e tante altre ancora, sono state, e forse lo sono ancora,  la sola lingua italica conosciuta fuori dallo stivale. Eppure conosciuta e riconosciuta all’estero, ma straniera e condannata in patria a favore di altre lingue lontanissime da noi e che ancora non tutti comprendono in Italia. 

Penso che la coscienza identitaria che c’è in ogni uno di noi, dovrebbe prevalere e non permettere la distruzione di un patrimonio genetico culturale che ci appartiene visceralmente. Dobbiamo sforzarci di insegnare ai nostri figli la nostra lingua, la nostra cultura, la nostra storia. 

Il dialetto o meglio la lingua nostra, soprattutto nel caso di napoletano o siciliano, non è una vergogna o un segnale di ignoranza, bensì un patrimonio immenso che va preservato e tramandato. Rispettiamo quello che ci impone lo stato e usiamo la lingua italiana. Ma chiamiamolo fuori gioco invece che off side. Giochiamo a pallacanestro invece che a Basket. Assieme ai libri in lingua madre in inglese, compriamo e leggiamo ai nostri bambini “Lu cunto degli cunti”. E agli insegnati non penso sia vietato, ad esempio, preparare i bambini a recitare prima del pranzo di Natale davanti a papà e mamma,  una poesia di Salvatore Di Giacomo dedicata al Natale. Lingua italiana imposta non vuol dire cancellare millenni di cultura. Tutti possiamo fare qualcosa, e se iniziamo ad usare qualche parola in inglese di meno e la lingua dei nostri padri in più, forse renderemo un servigio all’umanità e ai nostri posteri che forse apprezzeranno più di quanto magari si immagina oggi. L’identità, la cultura, le tradizioni, la letteratura, la sua storia, non può essere cancella da nessuno, e tutti noi abbiamo il dovere di preservarla e il diritto di divulgarla. Da un secolo e mezzo subiamo questa oppressione culturale, e ancora oggi facciamo tanta fatica a darle il peso che meriterebbe. I tempi non sono ancora maturi al cento per cento, ma come diceva de Filippo “ adda passa a nuttata”.


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sabato 13 febbraio 2016

La prossima tornata elettorale....(di Antonio Rosato)


La prossima tornata elettorale, per le amministrative locali, vedrà il Partito del SUD impegnato anche nel Lazio. 
Nel Comune di Castelforte in provincia di Latina, la nostra laboriosa sezione locale, matura e pronta per affrontare gli sfidanti su temi e programmi, sta già lavorando per la lista civica in cui è attivamente impegnato,  lista che vuole come Sindaco di Castelforte Giancarlo CARDILLO. 
Inutile dire che impegno e serietà non mancheranno, ma per vincere le elezioni oltre ad un buon programma, alla serietà delle persone, alla legalità e voglia di fare servono i numeri. Per questo motivo si chiede alla comunità laziale del Partito del Sud, iscritti, simpatizzanti e meridionalisti veri di iniziare fin da adesso una collaborazione per vincere le elezioni a Castelforte. Amici, parenti, colleghi, conoscenti possono potenzialmente essere direttamente o indirettamente coinvolti in quel di Castelforte. Per tanto sensibilizziamo tutti gli amici fin da  adesso, a fortificare e focalizzare l’impegno su Castelforte. Cogliamo l’occasione anche per ricordare che le iscrizioni per il tesseramento nel Partito del Sud per l’anno 2016 sono in corso, per tanto si invita chi deve rinnovare di farlo, e chi non è ancora tesserato di non aspettare e darci da subito un forte aiuto con l’attivazione della propria nuova tessera che è pronta ed aspetta proprio te. 
Sicuro di un riscontro su quanto detto, specie per i coraggiosi cuori briganteschi dell'Alta terra di Lavoro,

Il Coordinatore Regionale PdSUD per il Lazio

Antonio Rosato


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La prossima tornata elettorale, per le amministrative locali, vedrà il Partito del SUD impegnato anche nel Lazio. 
Nel Comune di Castelforte in provincia di Latina, la nostra laboriosa sezione locale, matura e pronta per affrontare gli sfidanti su temi e programmi, sta già lavorando per la lista civica in cui è attivamente impegnato,  lista che vuole come Sindaco di Castelforte Giancarlo CARDILLO. 
Inutile dire che impegno e serietà non mancheranno, ma per vincere le elezioni oltre ad un buon programma, alla serietà delle persone, alla legalità e voglia di fare servono i numeri. Per questo motivo si chiede alla comunità laziale del Partito del Sud, iscritti, simpatizzanti e meridionalisti veri di iniziare fin da adesso una collaborazione per vincere le elezioni a Castelforte. Amici, parenti, colleghi, conoscenti possono potenzialmente essere direttamente o indirettamente coinvolti in quel di Castelforte. Per tanto sensibilizziamo tutti gli amici fin da  adesso, a fortificare e focalizzare l’impegno su Castelforte. Cogliamo l’occasione anche per ricordare che le iscrizioni per il tesseramento nel Partito del Sud per l’anno 2016 sono in corso, per tanto si invita chi deve rinnovare di farlo, e chi non è ancora tesserato di non aspettare e darci da subito un forte aiuto con l’attivazione della propria nuova tessera che è pronta ed aspetta proprio te. 
Sicuro di un riscontro su quanto detto, specie per i coraggiosi cuori briganteschi dell'Alta terra di Lavoro,

Il Coordinatore Regionale PdSUD per il Lazio

Antonio Rosato


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A proposito di Sangalli vetro ci scrive un dipendente

manfredoniavetro01Gentilissima redazione, sono un dipendente della Sangalli Vetro Manfredonia e proprio non capisco perché tutti i giornali del nord pubblicano che per rilevare l’azienda servono 90 milioni di Euro. Dovreste verificare la documentazione della procedura concorsuale perché è vero che i milioni sono 90, ma di debiti non per rilevare il sito produttivo. Per rilevare tutto il sito produttivo di milioni ne servirebbero 20 milioni questo prima del fallimento. Dopo la dichiarazione di fallimento probabilmente di milioni ce ne vorranno meno. Questo il testo da voi scritto:” Il piano concordatario prevedeva di coprire gli oltre 90 milioni di euro di debito attraverso la cessione di beni mobili e immobili della società. Chi sarà interessato a rilevare il sito produttivo non da importanza ai vostri numeri, ma è altrettanto vero che se mai un imprenditore leggesse il vostro quotidiano di certo non si affaccerebbe neanche per approfondire l’argomento. Parliamo del prosieguo di 250 lavoratori oltre oltre 150 dell’indotto quindi vi prego di non dare numeri distorti. Siamo meridionali è vero e ce ne vantiamo, ma pur sempre italiani cioè gente della vostra stessa NAZIONE. Piuttosto verificate i numeri del concordato della Sangalli Vetro Portonogaro; a già loro sono in una regione a Statuto speciale Un’azienda che è stata realizzata con gran parte dei capitali della nostra azienda e che con la loro partenza produttiva hanno cannibalizzato le vendite nelle nostre aree vendendo merci ai nostri stessi clienti, clienti conquistati dai nostri commerciali in 13 anni di attività. Può una regione a Statuto speciale far realizzare un opificio gemello al nostro facendoci concorrenza? Può pubblicizzare che si punta molto sul vetro extrachiaro quando invece in commercio hanno immesso lo stesse tipologie di merci prodotte nel nostro stabilimento? Poteva l’imprenditore realizzare uno stabilimento al nord quando si usufruisce del 70% di contributi pubblici? Ecco queste sono le domande che se fossi un giornalista mi farei. Cordialmente Un lavoratore della fallita Sangalli Vetro Manfredonia ( Cit. Alfredo Ferrato )


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manfredoniavetro01Gentilissima redazione, sono un dipendente della Sangalli Vetro Manfredonia e proprio non capisco perché tutti i giornali del nord pubblicano che per rilevare l’azienda servono 90 milioni di Euro. Dovreste verificare la documentazione della procedura concorsuale perché è vero che i milioni sono 90, ma di debiti non per rilevare il sito produttivo. Per rilevare tutto il sito produttivo di milioni ne servirebbero 20 milioni questo prima del fallimento. Dopo la dichiarazione di fallimento probabilmente di milioni ce ne vorranno meno. Questo il testo da voi scritto:” Il piano concordatario prevedeva di coprire gli oltre 90 milioni di euro di debito attraverso la cessione di beni mobili e immobili della società. Chi sarà interessato a rilevare il sito produttivo non da importanza ai vostri numeri, ma è altrettanto vero che se mai un imprenditore leggesse il vostro quotidiano di certo non si affaccerebbe neanche per approfondire l’argomento. Parliamo del prosieguo di 250 lavoratori oltre oltre 150 dell’indotto quindi vi prego di non dare numeri distorti. Siamo meridionali è vero e ce ne vantiamo, ma pur sempre italiani cioè gente della vostra stessa NAZIONE. Piuttosto verificate i numeri del concordato della Sangalli Vetro Portonogaro; a già loro sono in una regione a Statuto speciale Un’azienda che è stata realizzata con gran parte dei capitali della nostra azienda e che con la loro partenza produttiva hanno cannibalizzato le vendite nelle nostre aree vendendo merci ai nostri stessi clienti, clienti conquistati dai nostri commerciali in 13 anni di attività. Può una regione a Statuto speciale far realizzare un opificio gemello al nostro facendoci concorrenza? Può pubblicizzare che si punta molto sul vetro extrachiaro quando invece in commercio hanno immesso lo stesse tipologie di merci prodotte nel nostro stabilimento? Poteva l’imprenditore realizzare uno stabilimento al nord quando si usufruisce del 70% di contributi pubblici? Ecco queste sono le domande che se fossi un giornalista mi farei. Cordialmente Un lavoratore della fallita Sangalli Vetro Manfredonia ( Cit. Alfredo Ferrato )


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venerdì 12 febbraio 2016

Referendum anti trivelle, una data scelta contro l'interesse del popolo e della democrazia, intervenga il Presidente Mattarella.

Di Natale Cuccurese

Dopo la rinuncia della Petroceltic a cercare petrolio al largo delle Isole Tremiti, accompagnata dalla nota del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi che sperava nella fine di “alcune strumentalizzazioni sul tema delle attività di ricerca in mare”, dimenticando però di dire che nessun merito ha la ministra sulla rinuncia, visto che questa è dovuta solo una decisione commerciale della Petroceltic  avendo anzi il ministero già concesso a suo tempo le autorizzazioni per trenta denari, ecco che il Governo, mostrando l’implicita volontà di continuare col concedere per il futuro autorizzazioni a trivellare il nostro mare, ha la bella pensata di fissare al 17 aprile il referendum anti-trivelle. Viene così bocciata l’ipotesi di accorpamento con le elezioni amministrative e viene mostrato al contempo poco rispetto per le Regioni, che da tempo si sono coalizzate nel fronte del NO alle trivellazioni. Fronte capeggiato dal Presidente della Puglia Michele Emiliano che sta ben operando su questo e altri fronti a vantaggio della Puglia e del Sud e che non a caso è da sempre sostenuto dal Partito del Sud.

Gli italiani, quindi, saranno chiamati in tempi strettissimi a votare il referendum. La decisione del Governo Renzi è uno schiaffo alla democrazia motivato dalla consapevolezza di poter perdere la battaglia contro le trivelle che va contro il comune sentire delle popolazione coinvolte. La data infatti pare scelta apposta per ridurre i partecipanti al referendum, nell’evidente intento di boicottare la consultazione popolare, rifuggendo l'Election Day, cioè un'unica giornata in cui far votare per il referendum e le elezioni comunali.
Quanto sopra avviene fra l’altro in un periodo di grave crisi economica, con un aggravio insensato di spesa di più di 300 milioni di euro, in un paese dove mancano i soldi persino per le necessità più elementari, ad iniziare dalle scuole. Un ulteriore sberleffo a tutti gli italiani da parte di un Governo mai eletto e che sta dimostrando nei fatti di non tenere in nessun conto il parere degli elettori.
Due mesi di tempo prima del voto del referendum non bastano nemmeno per aprire la discussione, figuriamoci per la mobilitazione degli elettori nel tentativo di raggiungere il quorum. 

Fra l’altro come scrive sul Fatto Quotidiano il costituzionalista Enzo Di Salvatore “È evidente il tentativo di boicottare il referendum ‘spacchettando’ i quesiti” spiega. Dinanzi alla Corte Costituzionale pendono ancora due conflitti di attribuzione promossi dalle Regioni nei confronti del Parlamento e dell’Ufficio Centrale per il Referendum (Cassazione), che la Legge di Stabilità non aveva soddisfatto. Entro le prossime settimane dovrebbe arrivare una risposta. “Nel caso l’esito del conflitto fosse positivo – dice Di Salvatore – si voterebbe per altri due quesiti, uno relativo al piano delle aree e l’altro alla durata dei titoli in terraferma”. Quindi il referendum potrebbe svolgersi su tre quesiti e non solo su uno. Stando alla decisione presa dal consiglio dei ministri un quesito verrebbe presentato il 17 aprile e per l’altro bisognerebbe rinviare. “Vorrebbe dire – conclude Di Salvatore – che nel 2016 gli italiani saranno chiamati alle urne ben quattro volte”.

La scelta referendaria è fra un governo che avvalendosi di abili scorciatoie ripropone il saccheggio dell'ambiente e fra i cittadini sui territori che vogliono immaginare un futuro diverso per il nostro ambiente, per la nostra economia, per la nostra salute, per il nostro futuro.
L’esito del referendum potrebbe poi impattare in modo drammatico sul Sud, che si vedrebbe persino negare la possibilità di poter progettare un futuro di sviluppo diverso per i nostri mari, per le nostre risorse ambientali, per il nostro turismo, per la nostra bellezza.
È un referendum sul modello di vita che vogliamo per noi e le nuove generazioni e quindi necessita della massima mobilitazione, della massima informazione, del massimo coinvolgimento delle popolazioni.
Due mesi sono pochi e l’atteggiamento decisionista del governo è ancora una volta poco democratico e a vantaggio di interessi che non solo certo quelli collettivi.

Su questo facciamo appello come Partito del Sud al Capo dello Stato Sergio Mattarella, affinchè intervenga nell’interesse di tutti i cittadini per poter far rivalutare questa scelta.


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Di Natale Cuccurese

Dopo la rinuncia della Petroceltic a cercare petrolio al largo delle Isole Tremiti, accompagnata dalla nota del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi che sperava nella fine di “alcune strumentalizzazioni sul tema delle attività di ricerca in mare”, dimenticando però di dire che nessun merito ha la ministra sulla rinuncia, visto che questa è dovuta solo una decisione commerciale della Petroceltic  avendo anzi il ministero già concesso a suo tempo le autorizzazioni per trenta denari, ecco che il Governo, mostrando l’implicita volontà di continuare col concedere per il futuro autorizzazioni a trivellare il nostro mare, ha la bella pensata di fissare al 17 aprile il referendum anti-trivelle. Viene così bocciata l’ipotesi di accorpamento con le elezioni amministrative e viene mostrato al contempo poco rispetto per le Regioni, che da tempo si sono coalizzate nel fronte del NO alle trivellazioni. Fronte capeggiato dal Presidente della Puglia Michele Emiliano che sta ben operando su questo e altri fronti a vantaggio della Puglia e del Sud e che non a caso è da sempre sostenuto dal Partito del Sud.

Gli italiani, quindi, saranno chiamati in tempi strettissimi a votare il referendum. La decisione del Governo Renzi è uno schiaffo alla democrazia motivato dalla consapevolezza di poter perdere la battaglia contro le trivelle che va contro il comune sentire delle popolazione coinvolte. La data infatti pare scelta apposta per ridurre i partecipanti al referendum, nell’evidente intento di boicottare la consultazione popolare, rifuggendo l'Election Day, cioè un'unica giornata in cui far votare per il referendum e le elezioni comunali.
Quanto sopra avviene fra l’altro in un periodo di grave crisi economica, con un aggravio insensato di spesa di più di 300 milioni di euro, in un paese dove mancano i soldi persino per le necessità più elementari, ad iniziare dalle scuole. Un ulteriore sberleffo a tutti gli italiani da parte di un Governo mai eletto e che sta dimostrando nei fatti di non tenere in nessun conto il parere degli elettori.
Due mesi di tempo prima del voto del referendum non bastano nemmeno per aprire la discussione, figuriamoci per la mobilitazione degli elettori nel tentativo di raggiungere il quorum. 

Fra l’altro come scrive sul Fatto Quotidiano il costituzionalista Enzo Di Salvatore “È evidente il tentativo di boicottare il referendum ‘spacchettando’ i quesiti” spiega. Dinanzi alla Corte Costituzionale pendono ancora due conflitti di attribuzione promossi dalle Regioni nei confronti del Parlamento e dell’Ufficio Centrale per il Referendum (Cassazione), che la Legge di Stabilità non aveva soddisfatto. Entro le prossime settimane dovrebbe arrivare una risposta. “Nel caso l’esito del conflitto fosse positivo – dice Di Salvatore – si voterebbe per altri due quesiti, uno relativo al piano delle aree e l’altro alla durata dei titoli in terraferma”. Quindi il referendum potrebbe svolgersi su tre quesiti e non solo su uno. Stando alla decisione presa dal consiglio dei ministri un quesito verrebbe presentato il 17 aprile e per l’altro bisognerebbe rinviare. “Vorrebbe dire – conclude Di Salvatore – che nel 2016 gli italiani saranno chiamati alle urne ben quattro volte”.

La scelta referendaria è fra un governo che avvalendosi di abili scorciatoie ripropone il saccheggio dell'ambiente e fra i cittadini sui territori che vogliono immaginare un futuro diverso per il nostro ambiente, per la nostra economia, per la nostra salute, per il nostro futuro.
L’esito del referendum potrebbe poi impattare in modo drammatico sul Sud, che si vedrebbe persino negare la possibilità di poter progettare un futuro di sviluppo diverso per i nostri mari, per le nostre risorse ambientali, per il nostro turismo, per la nostra bellezza.
È un referendum sul modello di vita che vogliamo per noi e le nuove generazioni e quindi necessita della massima mobilitazione, della massima informazione, del massimo coinvolgimento delle popolazioni.
Due mesi sono pochi e l’atteggiamento decisionista del governo è ancora una volta poco democratico e a vantaggio di interessi che non solo certo quelli collettivi.

Su questo facciamo appello come Partito del Sud al Capo dello Stato Sergio Mattarella, affinchè intervenga nell’interesse di tutti i cittadini per poter far rivalutare questa scelta.


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giovedì 11 febbraio 2016

Il Partito del Sud presente a Gaeta per rispetto ad una città simbolo della nostra identità

Una delegazione del Partito del Sud del Lazio, con il Coordinatore regionale Antonio Rosato. insieme ad Enzo Riccio del Direttivo Nazionale ed ovviamente il "padrone di casa" Antonio Ciano, nostro Presidente Onorario e capo-brigante di Gaeta, era presente sabato scorso 6 febbraio all'evento di Gaeta.
Nel rispetto delle differenze di vedute e soprattutto di strategie, non possiamo non condividere un omaggio commosso alla "fedelissima" città simbolo dell'identità meridionale, simbolo di una tenace "resistenza" all'invasione militare portata dai piemontesi, e l'omaggio ad una grande figura storica come quella di Carlo di Borbone, che è stato ricordato nello scorso settimana da Gaeta e sarà ricordato presto anche a Napoli, nella nostra "Capitale", durante il prossimo maggio dei monumenti, anche grazie ad una giunta sempre più autonoma e meridionalista.

Ovviamente secondo noi non bisogna confondere i simboli con la realtà, cullando illusioni nostalgiche di impossibili ritorni al passato o peggio ancora velleità separatiste basate sul nulla. Anche la grande partecipazione all'evento, il sabato la sala era piena con centinaia di partecipanti, per noi non basta ad illuderci che questo cambi subito le cose per la nostra terra....ma cerchiamo di inaugurare una nuova stagione verso altri movimenti e associazioni che, invece delle polemiche inutili e sterili, sia foriera di unità sulle cose e sulle azioni che ci uniscono, come il rispetto dell'identità e della nostra vera storia, insieme al rispetto delle strategie diverse per raggiungere lo scopo comune di liberazione della nostra terra, liberazione da uno stato coloniale che perdura da più di 150 anni. La nostra strategia del perseguimento della strada culturale e politica, di matrice progressista, è chiara; saremo rispettosi anche di idee e strategie diverse dalle nostre, ovviamente se gli altri saranno rispettosi di noi e delle nostre idee ed iniziative.


Enzo Riccio
Partito del Sud


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Una delegazione del Partito del Sud del Lazio, con il Coordinatore regionale Antonio Rosato. insieme ad Enzo Riccio del Direttivo Nazionale ed ovviamente il "padrone di casa" Antonio Ciano, nostro Presidente Onorario e capo-brigante di Gaeta, era presente sabato scorso 6 febbraio all'evento di Gaeta.
Nel rispetto delle differenze di vedute e soprattutto di strategie, non possiamo non condividere un omaggio commosso alla "fedelissima" città simbolo dell'identità meridionale, simbolo di una tenace "resistenza" all'invasione militare portata dai piemontesi, e l'omaggio ad una grande figura storica come quella di Carlo di Borbone, che è stato ricordato nello scorso settimana da Gaeta e sarà ricordato presto anche a Napoli, nella nostra "Capitale", durante il prossimo maggio dei monumenti, anche grazie ad una giunta sempre più autonoma e meridionalista.

Ovviamente secondo noi non bisogna confondere i simboli con la realtà, cullando illusioni nostalgiche di impossibili ritorni al passato o peggio ancora velleità separatiste basate sul nulla. Anche la grande partecipazione all'evento, il sabato la sala era piena con centinaia di partecipanti, per noi non basta ad illuderci che questo cambi subito le cose per la nostra terra....ma cerchiamo di inaugurare una nuova stagione verso altri movimenti e associazioni che, invece delle polemiche inutili e sterili, sia foriera di unità sulle cose e sulle azioni che ci uniscono, come il rispetto dell'identità e della nostra vera storia, insieme al rispetto delle strategie diverse per raggiungere lo scopo comune di liberazione della nostra terra, liberazione da uno stato coloniale che perdura da più di 150 anni. La nostra strategia del perseguimento della strada culturale e politica, di matrice progressista, è chiara; saremo rispettosi anche di idee e strategie diverse dalle nostre, ovviamente se gli altri saranno rispettosi di noi e delle nostre idee ed iniziative.


Enzo Riccio
Partito del Sud


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