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martedì 8 dicembre 2015
08/12/2007 - 08/12/2015 Il Partito del Sud compie otto anni. BUON COMPLEANNO AL PARTITO DEL SUD !!
Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato come Partito a livello nazionale, su idea di Antonio Ciano che localmente l'aveva creato a Gaeta dal 2001, il Partito del Sud.
Negli otto anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.
BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!
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Negli otto anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.
BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!
Il giorno 08/12/2007 nella sala congressi dell'Hotel Serapo di Gaeta veniva fondato come Partito a livello nazionale, su idea di Antonio Ciano che localmente l'aveva creato a Gaeta dal 2001, il Partito del Sud.
Negli otto anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.
BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!
Negli otto anni dalla fondazione il Partito del Sud è sempre stato presente ogni anno, con il proprio simbolo, a elezioni nazionali, provinciali e comunali; inoltre a convegni, volantinaggi, trasmissioni televisive locali e nazionali, comizi, dibattiti e tante altre manifestazioni.
BUON COMPLEANNO E CENTO DI QUESTI GIORNI AL PARTITO DEL SUD !!
lunedì 7 dicembre 2015
Dirigenti ADI del PdelSUD informano: Premio Compasso d'Oro ad un campano..
Riceviamo comunicazione da nostri dirigenti del Partito del Sud che ricoprono ruoli direttivi nell'ADI (Associazione Disegno Industriale) che :
Michele Cuomo ha vinto il Compasso d’Oro International Award con la pasta "Canna di Fucile 2011" del Pastificio f.lli Setaro.
Lo straordinario riconoscimento premia un progetto legato alle manifatture storiche e all’innovazione tecnologica.
Complimenti vivissimi a Michele e un segnale di fiducia per tutti gli operatori del design regionale.
ADI Campania
lieti che un campano, figlio del Sud e quindi della nostra terra, possa fregiarsi d'un riconoscimento così prestigioso di caratura internazionale.
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Riceviamo comunicazione da nostri dirigenti del Partito del Sud che ricoprono ruoli direttivi nell'ADI (Associazione Disegno Industriale) che :
Michele Cuomo ha vinto il Compasso d’Oro International Award con la pasta "Canna di Fucile 2011" del Pastificio f.lli Setaro.
Lo straordinario riconoscimento premia un progetto legato alle manifatture storiche e all’innovazione tecnologica.
Complimenti vivissimi a Michele e un segnale di fiducia per tutti gli operatori del design regionale.
ADI Campania
lieti che un campano, figlio del Sud e quindi della nostra terra, possa fregiarsi d'un riconoscimento così prestigioso di caratura internazionale.
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venerdì 4 dicembre 2015
Why not...de Magistris racconta..Noi del PdelSUD c'eravamo...come sempre...
Ieri sera Giovedì 0/12/2015 alle 20,30 c/o il Cinema Metropolitan di Napoli, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha ripercorso e raccontato le sue disavventure giudiziarie di ex Magistrato in quel di Calabria. Sala strapiena d'un uditorio attento e partecipe.
Sul palco con lui il giornalista Sandro Ruotolo e il suo amico magistrato catanese Felice Lima. Il tutto alternato da video sullo schermo retrostante e due letture d'un attor giovane, come la lettera di Salvatore Borsellino e quella delle dimissioni di de Magistris indirizzata all'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Serata intensa e coinvolgente durata oltre tre ore.
Noi del Partito del Sud c'eravamo..come sempre....
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Ieri sera Giovedì 0/12/2015 alle 20,30 c/o il Cinema Metropolitan di Napoli, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha ripercorso e raccontato le sue disavventure giudiziarie di ex Magistrato in quel di Calabria. Sala strapiena d'un uditorio attento e partecipe.
Sul palco con lui il giornalista Sandro Ruotolo e il suo amico magistrato catanese Felice Lima. Il tutto alternato da video sullo schermo retrostante e due letture d'un attor giovane, come la lettera di Salvatore Borsellino e quella delle dimissioni di de Magistris indirizzata all'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Serata intensa e coinvolgente durata oltre tre ore.
Noi del Partito del Sud c'eravamo..come sempre....
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L'Isis e il bambino
Di Antonio Rosato
Dopo il vile attacco terroristico di Parigi a casa mia si è assistito ad
un inusuale rituale. Tutta la famiglia, bambini inclusi, all’ora di cena stranamente compatti a tavola. Per
chi è genitore è davvero cosa straordinaria questa, e solo le mamme italiane
conoscono quante volte devono chiamare i figli che a quell’ora sono incollati
alla Play station o al computer in cameretta.
Tavola poi che spesso è solo un
punto di appoggio per il telefonino, perché la partita on line o la chat continua all'infinito o quasi...
Ma dopo Parigi qualcosa è cambiato. Lasciano il telefono e la Play station e corrono a tavola seguendo la tv per ascoltare le notizie che arrivano da Parigi
piuttosto che dalla Siria o dal Mali, piuttosto che dal Belgio o dalla Turchia.
Ho come l’impressione che siano cresciuti di colpo in poco meno di 20 giorni.
Ma
a volte proprio la loro ingenuità, la loro preoccupazione ma anche la
loro semplicità analitica del problema lascino stupiti.
Mio figlio, 9 anni, nè più intelligente, nè più scaltro di altri bambini della sua età, messe insieme
le informazioni ascoltate alla tv per giorni ha elaborato una sua idea sul
terrorismo e sulla strategia per sconfiggerlo.
Ma come accade ai grandi spesso gli mancano dei "pezzi" per completare il
puzzle o per darsi delle risposte. Mancano a politici e militari esperti ed
è normale che anche ad un bambino qualcosa non torni.
Mentre il mondo degli adulti si interroga su questioni di geopolitica, sulla
Turchia se è leale o meno, o se compra petrolio dallo stato islamico o meno, se
Putin sta facendo bene o meno etc etc , lui, mio figlio, si è posto altre
domande viste in un'ottica pratica della sua vita di tutti i giorni. Mi ha
fatto un ragionamento elementare e talmente banale a cui non ho saputo dare
risposte.
Ha capito che i terroristi vivono in gran parte di petrolio rubato dal quale
ricavano i soldi per le armi, e ha capito che c’è una sorta di embargo attorno
all’ISIS. Ma si è posto delle domande che cerco di sintetizzare e qui condividere.
La prima domanda che si è posta e che ISIS “sta” nel deserto o comunque in territori spesso aridi.
E nel deserto la cosa più banale che manca e allo stesso tempo più vitale è l’acqua.
Si è
posto il problema di come possa arrivare la bottiglia di acqua al terrorista.
Bella domanda. Come faranno a rifornirsi di acqua i terroristi nel deserto e
perché gli aerei di chi li combatte non bombardi il camion pieno di casse di acqua che rifornisce
ISIS?
Senza acqua a suo avviso il terrorista non ha scampo nel deserto. Ovviamente da un bambino di 9 anni il discorso poi si è
allargato a ogni genere di alimento, frutta, verdura, pasta e latte per la colazione, ma il concetto per
quanto infantile ed elementare non fa una piega.
Perché non bombardano i rifornimenti vitali?
Non solo. Mi ha chiesto a chi pagano la bolletta per
internet visto che i terroristi parlano alla Play station come lui, usano Twitter e
internet per veicolare quei video crudeli e di propaganda.
E mi ha chiesto se
nel deserto vendono le ricariche telefoniche per i telefonini che usano e che
si vedono sempre in mano ai cattivi in Tv.
Bella domanda anche questa se pur
banale. Chi fornisce il servizio telefonico a questa gente?
E perché non
vengono bombardati antenne e ripetitori telefonici? E le reti internet perché sono
cosi efficienti anche in pieno deserto?
Banale forse, ma proviamo noi adulti ad
immaginare un terrorista nel deserto senza acqua, senza viveri, senza telefono
e internet per comunicare. Senza queste cose lo Stato Islamico
autoproclamato sarebbe lo stesso, anche in termini di propaganda?
Io non sono stato in grado di dare delle
risposte a domande così banali e forse ingenue.
Ma anche io adesso mi pongo le
stesse domande, perché non vemgono bombardate le comunicazioni radio e
internet? Chi fa affari con le comunicazioni
nel califfato? E chi fa affari con rifornimenti di generi alimentari con i terroristi che spaventano mio figlio?
Mio figlio, che finalizza le sue
interrogazioni e le sue strategie ad un fine tanto logico e tanto ingenuo che
mai mi sarei aspettato di sentire. Una strategia la sua volta ad assetare ed affamare i terroristi nel deserto fino a tagliare loro tutte le vie di
comunicazione telefoniche e internet Se bombardano l’antenna che serve per
telefonare, ha pensato, non muoiono tanti bambini come quando invece bombardano le città.
Bambini innocenti e mamme che non c'entrano niente con questa carneficina.
I terroristi senza rifornimenti si sbanderebbero e tornerebbero alle loro case e cosi si metterebbe fine alla guerra e al terrorismo, salvando tantissime vite umane. Questa
è la sua strategia, salvare vite umane e bambini innocenti. Non distruggere
ISIS con i bombardamenti sui terroriti.
Adesso mi faccio anche io delle domande... E se avesse ragione
mio figlio?
Di Antonio Rosato
Dopo il vile attacco terroristico di Parigi a casa mia si è assistito ad
un inusuale rituale. Tutta la famiglia, bambini inclusi, all’ora di cena stranamente compatti a tavola. Per
chi è genitore è davvero cosa straordinaria questa, e solo le mamme italiane
conoscono quante volte devono chiamare i figli che a quell’ora sono incollati
alla Play station o al computer in cameretta.
Tavola poi che spesso è solo un
punto di appoggio per il telefonino, perché la partita on line o la chat continua all'infinito o quasi...
Ma dopo Parigi qualcosa è cambiato. Lasciano il telefono e la Play station e corrono a tavola seguendo la tv per ascoltare le notizie che arrivano da Parigi
piuttosto che dalla Siria o dal Mali, piuttosto che dal Belgio o dalla Turchia.
Ho come l’impressione che siano cresciuti di colpo in poco meno di 20 giorni.
Ma
a volte proprio la loro ingenuità, la loro preoccupazione ma anche la
loro semplicità analitica del problema lascino stupiti.
Mio figlio, 9 anni, nè più intelligente, nè più scaltro di altri bambini della sua età, messe insieme
le informazioni ascoltate alla tv per giorni ha elaborato una sua idea sul
terrorismo e sulla strategia per sconfiggerlo.
Ma come accade ai grandi spesso gli mancano dei "pezzi" per completare il
puzzle o per darsi delle risposte. Mancano a politici e militari esperti ed
è normale che anche ad un bambino qualcosa non torni.
Mentre il mondo degli adulti si interroga su questioni di geopolitica, sulla
Turchia se è leale o meno, o se compra petrolio dallo stato islamico o meno, se
Putin sta facendo bene o meno etc etc , lui, mio figlio, si è posto altre
domande viste in un'ottica pratica della sua vita di tutti i giorni. Mi ha
fatto un ragionamento elementare e talmente banale a cui non ho saputo dare
risposte.
Ha capito che i terroristi vivono in gran parte di petrolio rubato dal quale
ricavano i soldi per le armi, e ha capito che c’è una sorta di embargo attorno
all’ISIS. Ma si è posto delle domande che cerco di sintetizzare e qui condividere.
La prima domanda che si è posta e che ISIS “sta” nel deserto o comunque in territori spesso aridi.
E nel deserto la cosa più banale che manca e allo stesso tempo più vitale è l’acqua.
Si è
posto il problema di come possa arrivare la bottiglia di acqua al terrorista.
Bella domanda. Come faranno a rifornirsi di acqua i terroristi nel deserto e
perché gli aerei di chi li combatte non bombardi il camion pieno di casse di acqua che rifornisce
ISIS?
Senza acqua a suo avviso il terrorista non ha scampo nel deserto. Ovviamente da un bambino di 9 anni il discorso poi si è
allargato a ogni genere di alimento, frutta, verdura, pasta e latte per la colazione, ma il concetto per
quanto infantile ed elementare non fa una piega.
Perché non bombardano i rifornimenti vitali?
Non solo. Mi ha chiesto a chi pagano la bolletta per
internet visto che i terroristi parlano alla Play station come lui, usano Twitter e
internet per veicolare quei video crudeli e di propaganda.
E mi ha chiesto se
nel deserto vendono le ricariche telefoniche per i telefonini che usano e che
si vedono sempre in mano ai cattivi in Tv.
Bella domanda anche questa se pur
banale. Chi fornisce il servizio telefonico a questa gente?
E perché non
vengono bombardati antenne e ripetitori telefonici? E le reti internet perché sono
cosi efficienti anche in pieno deserto?
Banale forse, ma proviamo noi adulti ad
immaginare un terrorista nel deserto senza acqua, senza viveri, senza telefono
e internet per comunicare. Senza queste cose lo Stato Islamico
autoproclamato sarebbe lo stesso, anche in termini di propaganda?
Io non sono stato in grado di dare delle
risposte a domande così banali e forse ingenue.
Ma anche io adesso mi pongo le
stesse domande, perché non vemgono bombardate le comunicazioni radio e
internet? Chi fa affari con le comunicazioni
nel califfato? E chi fa affari con rifornimenti di generi alimentari con i terroristi che spaventano mio figlio?
Mio figlio, che finalizza le sue
interrogazioni e le sue strategie ad un fine tanto logico e tanto ingenuo che
mai mi sarei aspettato di sentire. Una strategia la sua volta ad assetare ed affamare i terroristi nel deserto fino a tagliare loro tutte le vie di
comunicazione telefoniche e internet Se bombardano l’antenna che serve per
telefonare, ha pensato, non muoiono tanti bambini come quando invece bombardano le città.
Bambini innocenti e mamme che non c'entrano niente con questa carneficina.
I terroristi senza rifornimenti si sbanderebbero e tornerebbero alle loro case e cosi si metterebbe fine alla guerra e al terrorismo, salvando tantissime vite umane. Questa
è la sua strategia, salvare vite umane e bambini innocenti. Non distruggere
ISIS con i bombardamenti sui terroriti.
Adesso mi faccio anche io delle domande... E se avesse ragione
mio figlio?
giovedì 3 dicembre 2015
IdV- Partito del Sud insieme per ricostruire Torremaggiore
Con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative nel nostro comune nella primavera del 2016, Italia dei Valori, Partito del Sud ed altri movimenti civici hanno deciso di partecipare alla prossima tornata elettorale con una lista civica che sarà fondata su valori di legalità, solidarietà, territorialità, partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica.
Punteremo a costruire una città, Torremaggiore, inserita in un contesto territoriale quello pugliese, mediterraneo, europeo e meridionale, che guardi al raggiungimento del bene comune attraverso forme moderne di amministrazione, cittadinanza attiva e reperimento delle risorse in grado di favorire investimenti sul territorio, nascita di nuove imprese e di luoghi di aggregazione in grado di favorire la circolazione delle idee imprenditoriali e di sviluppo della città e del comprensorio. Metteremo la città in rete con le altre città del territorio, con i territori limitrofi, con i territori pugliesi e del mezzogiorno d’Italia, senza dimenticare le importantissime relazioni da tenere e sostenere con i tanti cittadini e conterranei sparsi per il mondo, al fine di creare un circolo virtuoso che favorisca relazioni in grado di promuovere: prodotti, storia, formazione dei nostri ragazzi, crescita culturale locale e globale.
Costruiremo una città solidale e non egoista, una città che sa accogliere e che sa dare un’immagine di se positiva. Costruiremo una città che non dimentica gli ultimi e che sa costruire la cittadinanza attraverso forti collaborazioni con le associazioni valorizzandone la sussidiarietà.
Costruiremo e daremo forza a una città efficiente, in grado di migliorare la macchina amministrativa e di fornire servizi ai cittadini degni di questo nome, garantendo che anche i doveri vengano adempiuti.
Punteremo a costruire una città, Torremaggiore, inserita in un contesto territoriale quello pugliese, mediterraneo, europeo e meridionale, che guardi al raggiungimento del bene comune attraverso forme moderne di amministrazione, cittadinanza attiva e reperimento delle risorse in grado di favorire investimenti sul territorio, nascita di nuove imprese e di luoghi di aggregazione in grado di favorire la circolazione delle idee imprenditoriali e di sviluppo della città e del comprensorio. Metteremo la città in rete con le altre città del territorio, con i territori limitrofi, con i territori pugliesi e del mezzogiorno d’Italia, senza dimenticare le importantissime relazioni da tenere e sostenere con i tanti cittadini e conterranei sparsi per il mondo, al fine di creare un circolo virtuoso che favorisca relazioni in grado di promuovere: prodotti, storia, formazione dei nostri ragazzi, crescita culturale locale e globale.
Costruiremo una città solidale e non egoista, una città che sa accogliere e che sa dare un’immagine di se positiva. Costruiremo una città che non dimentica gli ultimi e che sa costruire la cittadinanza attraverso forti collaborazioni con le associazioni valorizzandone la sussidiarietà.
Costruiremo e daremo forza a una città efficiente, in grado di migliorare la macchina amministrativa e di fornire servizi ai cittadini degni di questo nome, garantendo che anche i doveri vengano adempiuti.
Puteremo a una città sicura e presidiata, in collaborazione con il corpo della Polizia Locale e con le altre forze dell’ordine, punteremo al presidio dei quartieri.
Nei contesti territoriali, europei e mediterranei, punteremo alla valorizzazione dei nostri prodotti agricoli, non con la pretesa di marchi autarchici, ma nella contestualizzazione delle nostre produzioni all’interno dei contesti e delle organizzazioni territoriali pensate e deputate allo scopo. (Consorzi, GAL, Sistema Puglia, partnership in progetti europei, sistema universitario e della ricerca, fiere.)
Punteremo a una valorizzazione di un’economia della terra, e di mestieri dimenticati, ma strategici, in grado di ridare speranza ai nostri giovani. Terremo un contatto stretto con l’Università di Foggia e le Università limitrofe per dare spazio a collaborazioni e a studi per la valorizzazione del nostro territorio e delle nostre imprese.
Lavoreremo perché la raccolta porta a porta prenda piede ed entri nei costumi, e nelle convenienze, di tutti i cittadini.
Valorizzeremo, con tutte le forze possibili e a disposizione, le risorse culturali e storiche della città: Parco Archeologico di Fiorentino, Castello Ducale, Rione “Codacchio”, Chiese, Cantine e Frantoi d’epoca, personaggi e concittadini illustri.
Saremo una città contro la violenza e la pena di morte, per la parità di genere e le pari opportunità. Lavoreremo perché sia la città dei ragazzi e delle ragazze, perché sia una città vivibile.
Nei contesti territoriali, europei e mediterranei, punteremo alla valorizzazione dei nostri prodotti agricoli, non con la pretesa di marchi autarchici, ma nella contestualizzazione delle nostre produzioni all’interno dei contesti e delle organizzazioni territoriali pensate e deputate allo scopo. (Consorzi, GAL, Sistema Puglia, partnership in progetti europei, sistema universitario e della ricerca, fiere.)
Punteremo a una valorizzazione di un’economia della terra, e di mestieri dimenticati, ma strategici, in grado di ridare speranza ai nostri giovani. Terremo un contatto stretto con l’Università di Foggia e le Università limitrofe per dare spazio a collaborazioni e a studi per la valorizzazione del nostro territorio e delle nostre imprese.
Lavoreremo perché la raccolta porta a porta prenda piede ed entri nei costumi, e nelle convenienze, di tutti i cittadini.
Valorizzeremo, con tutte le forze possibili e a disposizione, le risorse culturali e storiche della città: Parco Archeologico di Fiorentino, Castello Ducale, Rione “Codacchio”, Chiese, Cantine e Frantoi d’epoca, personaggi e concittadini illustri.
Saremo una città contro la violenza e la pena di morte, per la parità di genere e le pari opportunità. Lavoreremo perché sia la città dei ragazzi e delle ragazze, perché sia una città vivibile.
Lavoreremo perché i mostri architettonici incompiuti presenti in città vengano ultimati e valorizzati, anche con l’aiuto di altre istituzioni, progetti, privati.
Lavoreremo perché immobili e terreni di proprietà comunale acquistino valore, nelle varie forme possibili, per la comunità cittadina.
Promuoveremo quelle iniziative che favoriranno la nascita di Startup formate da giovani della nostra città e del territorio.
Lavoreremo per questa città riprenda il cammino verso il futuro. Lo faremo con coloro i quali credono in questi valori e ci vogliono stare.
Lavoreremo perché immobili e terreni di proprietà comunale acquistino valore, nelle varie forme possibili, per la comunità cittadina.
Promuoveremo quelle iniziative che favoriranno la nascita di Startup formate da giovani della nostra città e del territorio.
Lavoreremo per questa città riprenda il cammino verso il futuro. Lo faremo con coloro i quali credono in questi valori e ci vogliono stare.
Per Italia dei Valori
Vincenzo Padalino
Vincenzo Padalino
Per il Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti
Michele Dell’Edera
Michele Dell’Edera
Fonte: Torremaggiore online
.
Con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative nel nostro comune nella primavera del 2016, Italia dei Valori, Partito del Sud ed altri movimenti civici hanno deciso di partecipare alla prossima tornata elettorale con una lista civica che sarà fondata su valori di legalità, solidarietà, territorialità, partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica.
Punteremo a costruire una città, Torremaggiore, inserita in un contesto territoriale quello pugliese, mediterraneo, europeo e meridionale, che guardi al raggiungimento del bene comune attraverso forme moderne di amministrazione, cittadinanza attiva e reperimento delle risorse in grado di favorire investimenti sul territorio, nascita di nuove imprese e di luoghi di aggregazione in grado di favorire la circolazione delle idee imprenditoriali e di sviluppo della città e del comprensorio. Metteremo la città in rete con le altre città del territorio, con i territori limitrofi, con i territori pugliesi e del mezzogiorno d’Italia, senza dimenticare le importantissime relazioni da tenere e sostenere con i tanti cittadini e conterranei sparsi per il mondo, al fine di creare un circolo virtuoso che favorisca relazioni in grado di promuovere: prodotti, storia, formazione dei nostri ragazzi, crescita culturale locale e globale.
Costruiremo una città solidale e non egoista, una città che sa accogliere e che sa dare un’immagine di se positiva. Costruiremo una città che non dimentica gli ultimi e che sa costruire la cittadinanza attraverso forti collaborazioni con le associazioni valorizzandone la sussidiarietà.
Costruiremo e daremo forza a una città efficiente, in grado di migliorare la macchina amministrativa e di fornire servizi ai cittadini degni di questo nome, garantendo che anche i doveri vengano adempiuti.
Punteremo a costruire una città, Torremaggiore, inserita in un contesto territoriale quello pugliese, mediterraneo, europeo e meridionale, che guardi al raggiungimento del bene comune attraverso forme moderne di amministrazione, cittadinanza attiva e reperimento delle risorse in grado di favorire investimenti sul territorio, nascita di nuove imprese e di luoghi di aggregazione in grado di favorire la circolazione delle idee imprenditoriali e di sviluppo della città e del comprensorio. Metteremo la città in rete con le altre città del territorio, con i territori limitrofi, con i territori pugliesi e del mezzogiorno d’Italia, senza dimenticare le importantissime relazioni da tenere e sostenere con i tanti cittadini e conterranei sparsi per il mondo, al fine di creare un circolo virtuoso che favorisca relazioni in grado di promuovere: prodotti, storia, formazione dei nostri ragazzi, crescita culturale locale e globale.
Costruiremo una città solidale e non egoista, una città che sa accogliere e che sa dare un’immagine di se positiva. Costruiremo una città che non dimentica gli ultimi e che sa costruire la cittadinanza attraverso forti collaborazioni con le associazioni valorizzandone la sussidiarietà.
Costruiremo e daremo forza a una città efficiente, in grado di migliorare la macchina amministrativa e di fornire servizi ai cittadini degni di questo nome, garantendo che anche i doveri vengano adempiuti.
Puteremo a una città sicura e presidiata, in collaborazione con il corpo della Polizia Locale e con le altre forze dell’ordine, punteremo al presidio dei quartieri.
Nei contesti territoriali, europei e mediterranei, punteremo alla valorizzazione dei nostri prodotti agricoli, non con la pretesa di marchi autarchici, ma nella contestualizzazione delle nostre produzioni all’interno dei contesti e delle organizzazioni territoriali pensate e deputate allo scopo. (Consorzi, GAL, Sistema Puglia, partnership in progetti europei, sistema universitario e della ricerca, fiere.)
Punteremo a una valorizzazione di un’economia della terra, e di mestieri dimenticati, ma strategici, in grado di ridare speranza ai nostri giovani. Terremo un contatto stretto con l’Università di Foggia e le Università limitrofe per dare spazio a collaborazioni e a studi per la valorizzazione del nostro territorio e delle nostre imprese.
Lavoreremo perché la raccolta porta a porta prenda piede ed entri nei costumi, e nelle convenienze, di tutti i cittadini.
Valorizzeremo, con tutte le forze possibili e a disposizione, le risorse culturali e storiche della città: Parco Archeologico di Fiorentino, Castello Ducale, Rione “Codacchio”, Chiese, Cantine e Frantoi d’epoca, personaggi e concittadini illustri.
Saremo una città contro la violenza e la pena di morte, per la parità di genere e le pari opportunità. Lavoreremo perché sia la città dei ragazzi e delle ragazze, perché sia una città vivibile.
Nei contesti territoriali, europei e mediterranei, punteremo alla valorizzazione dei nostri prodotti agricoli, non con la pretesa di marchi autarchici, ma nella contestualizzazione delle nostre produzioni all’interno dei contesti e delle organizzazioni territoriali pensate e deputate allo scopo. (Consorzi, GAL, Sistema Puglia, partnership in progetti europei, sistema universitario e della ricerca, fiere.)
Punteremo a una valorizzazione di un’economia della terra, e di mestieri dimenticati, ma strategici, in grado di ridare speranza ai nostri giovani. Terremo un contatto stretto con l’Università di Foggia e le Università limitrofe per dare spazio a collaborazioni e a studi per la valorizzazione del nostro territorio e delle nostre imprese.
Lavoreremo perché la raccolta porta a porta prenda piede ed entri nei costumi, e nelle convenienze, di tutti i cittadini.
Valorizzeremo, con tutte le forze possibili e a disposizione, le risorse culturali e storiche della città: Parco Archeologico di Fiorentino, Castello Ducale, Rione “Codacchio”, Chiese, Cantine e Frantoi d’epoca, personaggi e concittadini illustri.
Saremo una città contro la violenza e la pena di morte, per la parità di genere e le pari opportunità. Lavoreremo perché sia la città dei ragazzi e delle ragazze, perché sia una città vivibile.
Lavoreremo perché i mostri architettonici incompiuti presenti in città vengano ultimati e valorizzati, anche con l’aiuto di altre istituzioni, progetti, privati.
Lavoreremo perché immobili e terreni di proprietà comunale acquistino valore, nelle varie forme possibili, per la comunità cittadina.
Promuoveremo quelle iniziative che favoriranno la nascita di Startup formate da giovani della nostra città e del territorio.
Lavoreremo per questa città riprenda il cammino verso il futuro. Lo faremo con coloro i quali credono in questi valori e ci vogliono stare.
Lavoreremo perché immobili e terreni di proprietà comunale acquistino valore, nelle varie forme possibili, per la comunità cittadina.
Promuoveremo quelle iniziative che favoriranno la nascita di Startup formate da giovani della nostra città e del territorio.
Lavoreremo per questa città riprenda il cammino verso il futuro. Lo faremo con coloro i quali credono in questi valori e ci vogliono stare.
Per Italia dei Valori
Vincenzo Padalino
Vincenzo Padalino
Per il Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti
Michele Dell’Edera
Michele Dell’Edera
Fonte: Torremaggiore online
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martedì 1 dicembre 2015
Rosa Parks al "posto giusto".
Di Antonio Rosato
A tanti il nome Rosa Parks forse non dirà nulla, ma questo nome richiama subito alla mente diritti civili, razzismo e segregazione.
Rosa Luis PARK è il nome completo di una attivista statunitense nata a Detroit il 4 febbraio 1913.
Di confessione metodista, e sarta di professione divenne un’icona nazionale cambiando la storia dei diritti civili con un semplice e composto “NO”.
Accadeva il 1° dicembre 1955 a Montgomery , in Alabama, esattamente 60 anni fa tornando a casa dopo una massacrante giornata lavorativa, e con un problema ai piedi di cui soffriva, salì come tutte le sere sul solito autobus.
Faceva molto freddo quella sera del primo dicembre a Montgomery e non trovando posto nel settore riservato agli afroamericani decise di sedersi al primo posto dietro la fila per bianchi, nel settore dei posti “comuni”.
Subito dopo salì un uomo bianco che restò in piedi. Dopo qualche fermata l’autista chiese a Rosa di lasciare libero quel posto. Rosa non si scompose e rifiutò di alzarsi con dignitosa fermezza.
Per quel "no" fu arrestata e portata in carcere per condotta impropria e per non aver rispettato il divieto che obbligava i neri a cedere il proprio posto ai bianchi nei settori cosiddetti “comuni”.
Se avesse obbedito al conducente, dato che tutti i posti a sedere erano occupati, sarebbe dovuta rimanere alzata con quel problema di dolore ai piedi che l'affliggeva. Un atto coraggioso e determinato in seguito al quale si avviò una protesta storica.
Quella stessa notte, infatti, Martin Luther King, insieme ad altre decine di leader delle comunità afroamericane, pose in atto una serie di azioni di protesta. Tra queste, il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, che andò avanti per 381 giorni, affinché fosse cancellata una norma odiosa e discriminatoria.
Una protesta che assunse proporzioni inimmaginabili, coinvolgendo persino i Taxisti afroamericani che diedero massiccio sostegno alla protesta praticando tariffe uguali a quelle degli autobus.
Scontri e manifestazioni di protesta seguirono fin quando il 13 novembre 1956 la corte suprema degli Stati Uniti dichiarò fuori legge la segregazione razziale sui mezzi pubblici poichè giudicata anticostituzionale.
Da quel momento Rosa Parks è considerata “The Mother of the Civil Rights movement”. Bill CLINTON nel 1999 la onorò con una medaglia d’oro e il Presidente Obama volle farsi fotografare seduto su quella sedia di quell’autobus ancora conservata in un museo vicino Detroit.
Da quel giorno del 1955 molti progressi sono stati fatti in materia di diritti civili per gli afroamericani, come poter frequentare le università, il diritto di voto e potersi sedere sui mezzi pubblici là dove si vuole senza distinzioni di razza religione o colore.
Rosa Parks ci lasciò il 24 ottobre del 2005 all’età di 92 anni. Ma in America non tutto è stato assimilato, e spesso si ritorna in piazza dopo che qualche cittadino afroamericano è stato ucciso in circostanze sospette, anche dalla polizia, disonorando la memoria di Rosa.
Il nostro Ministero dei beni culturali, in occasione del 60° anniversario dell’arresto di Rosa Parks ha lanciato una lodevole iniziativa dal titolo “ Al posto giusto”.
Molte città italiane dal 1 dicembre al 6 dicembre saranno attraversate da autobus e tram dedicati, che sul display avranno ben visibile la scritta “60 Rosa Parks”.
Alcuni di questi ospiteranno attori, artisti e scrittori stranieri che con migranti di prima o seconda generazione ci parleranno di Rosa Parks e della discriminazione.
Fermiamoci ad ascoltarli, magari ci aiuteranno a crescere e ad evitare che qualcuno in Italia rilanci temi di vergognosa segregazione, come fatto dalla Lega con Salvini a Milano nel 2009.
Leggi tutto »
A tanti il nome Rosa Parks forse non dirà nulla, ma questo nome richiama subito alla mente diritti civili, razzismo e segregazione.
Rosa Luis PARK è il nome completo di una attivista statunitense nata a Detroit il 4 febbraio 1913.
Di confessione metodista, e sarta di professione divenne un’icona nazionale cambiando la storia dei diritti civili con un semplice e composto “NO”.
Accadeva il 1° dicembre 1955 a Montgomery , in Alabama, esattamente 60 anni fa tornando a casa dopo una massacrante giornata lavorativa, e con un problema ai piedi di cui soffriva, salì come tutte le sere sul solito autobus.
Faceva molto freddo quella sera del primo dicembre a Montgomery e non trovando posto nel settore riservato agli afroamericani decise di sedersi al primo posto dietro la fila per bianchi, nel settore dei posti “comuni”.
Subito dopo salì un uomo bianco che restò in piedi. Dopo qualche fermata l’autista chiese a Rosa di lasciare libero quel posto. Rosa non si scompose e rifiutò di alzarsi con dignitosa fermezza.
Per quel "no" fu arrestata e portata in carcere per condotta impropria e per non aver rispettato il divieto che obbligava i neri a cedere il proprio posto ai bianchi nei settori cosiddetti “comuni”.
Se avesse obbedito al conducente, dato che tutti i posti a sedere erano occupati, sarebbe dovuta rimanere alzata con quel problema di dolore ai piedi che l'affliggeva. Un atto coraggioso e determinato in seguito al quale si avviò una protesta storica.
Quella stessa notte, infatti, Martin Luther King, insieme ad altre decine di leader delle comunità afroamericane, pose in atto una serie di azioni di protesta. Tra queste, il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, che andò avanti per 381 giorni, affinché fosse cancellata una norma odiosa e discriminatoria.
Una protesta che assunse proporzioni inimmaginabili, coinvolgendo persino i Taxisti afroamericani che diedero massiccio sostegno alla protesta praticando tariffe uguali a quelle degli autobus.
Scontri e manifestazioni di protesta seguirono fin quando il 13 novembre 1956 la corte suprema degli Stati Uniti dichiarò fuori legge la segregazione razziale sui mezzi pubblici poichè giudicata anticostituzionale.
Da quel momento Rosa Parks è considerata “The Mother of the Civil Rights movement”. Bill CLINTON nel 1999 la onorò con una medaglia d’oro e il Presidente Obama volle farsi fotografare seduto su quella sedia di quell’autobus ancora conservata in un museo vicino Detroit.
Da quel giorno del 1955 molti progressi sono stati fatti in materia di diritti civili per gli afroamericani, come poter frequentare le università, il diritto di voto e potersi sedere sui mezzi pubblici là dove si vuole senza distinzioni di razza religione o colore.
Rosa Parks ci lasciò il 24 ottobre del 2005 all’età di 92 anni. Ma in America non tutto è stato assimilato, e spesso si ritorna in piazza dopo che qualche cittadino afroamericano è stato ucciso in circostanze sospette, anche dalla polizia, disonorando la memoria di Rosa.
Il nostro Ministero dei beni culturali, in occasione del 60° anniversario dell’arresto di Rosa Parks ha lanciato una lodevole iniziativa dal titolo “ Al posto giusto”.
Molte città italiane dal 1 dicembre al 6 dicembre saranno attraversate da autobus e tram dedicati, che sul display avranno ben visibile la scritta “60 Rosa Parks”.
Alcuni di questi ospiteranno attori, artisti e scrittori stranieri che con migranti di prima o seconda generazione ci parleranno di Rosa Parks e della discriminazione.
Fermiamoci ad ascoltarli, magari ci aiuteranno a crescere e ad evitare che qualcuno in Italia rilanci temi di vergognosa segregazione, come fatto dalla Lega con Salvini a Milano nel 2009.
Di Antonio Rosato
A tanti il nome Rosa Parks forse non dirà nulla, ma questo nome richiama subito alla mente diritti civili, razzismo e segregazione.
Rosa Luis PARK è il nome completo di una attivista statunitense nata a Detroit il 4 febbraio 1913.
Di confessione metodista, e sarta di professione divenne un’icona nazionale cambiando la storia dei diritti civili con un semplice e composto “NO”.
Accadeva il 1° dicembre 1955 a Montgomery , in Alabama, esattamente 60 anni fa tornando a casa dopo una massacrante giornata lavorativa, e con un problema ai piedi di cui soffriva, salì come tutte le sere sul solito autobus.
Faceva molto freddo quella sera del primo dicembre a Montgomery e non trovando posto nel settore riservato agli afroamericani decise di sedersi al primo posto dietro la fila per bianchi, nel settore dei posti “comuni”.
Subito dopo salì un uomo bianco che restò in piedi. Dopo qualche fermata l’autista chiese a Rosa di lasciare libero quel posto. Rosa non si scompose e rifiutò di alzarsi con dignitosa fermezza.
Per quel "no" fu arrestata e portata in carcere per condotta impropria e per non aver rispettato il divieto che obbligava i neri a cedere il proprio posto ai bianchi nei settori cosiddetti “comuni”.
Se avesse obbedito al conducente, dato che tutti i posti a sedere erano occupati, sarebbe dovuta rimanere alzata con quel problema di dolore ai piedi che l'affliggeva. Un atto coraggioso e determinato in seguito al quale si avviò una protesta storica.
Quella stessa notte, infatti, Martin Luther King, insieme ad altre decine di leader delle comunità afroamericane, pose in atto una serie di azioni di protesta. Tra queste, il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, che andò avanti per 381 giorni, affinché fosse cancellata una norma odiosa e discriminatoria.
Una protesta che assunse proporzioni inimmaginabili, coinvolgendo persino i Taxisti afroamericani che diedero massiccio sostegno alla protesta praticando tariffe uguali a quelle degli autobus.
Scontri e manifestazioni di protesta seguirono fin quando il 13 novembre 1956 la corte suprema degli Stati Uniti dichiarò fuori legge la segregazione razziale sui mezzi pubblici poichè giudicata anticostituzionale.
Da quel momento Rosa Parks è considerata “The Mother of the Civil Rights movement”. Bill CLINTON nel 1999 la onorò con una medaglia d’oro e il Presidente Obama volle farsi fotografare seduto su quella sedia di quell’autobus ancora conservata in un museo vicino Detroit.
Da quel giorno del 1955 molti progressi sono stati fatti in materia di diritti civili per gli afroamericani, come poter frequentare le università, il diritto di voto e potersi sedere sui mezzi pubblici là dove si vuole senza distinzioni di razza religione o colore.
Rosa Parks ci lasciò il 24 ottobre del 2005 all’età di 92 anni. Ma in America non tutto è stato assimilato, e spesso si ritorna in piazza dopo che qualche cittadino afroamericano è stato ucciso in circostanze sospette, anche dalla polizia, disonorando la memoria di Rosa.
Il nostro Ministero dei beni culturali, in occasione del 60° anniversario dell’arresto di Rosa Parks ha lanciato una lodevole iniziativa dal titolo “ Al posto giusto”.
Molte città italiane dal 1 dicembre al 6 dicembre saranno attraversate da autobus e tram dedicati, che sul display avranno ben visibile la scritta “60 Rosa Parks”.
Alcuni di questi ospiteranno attori, artisti e scrittori stranieri che con migranti di prima o seconda generazione ci parleranno di Rosa Parks e della discriminazione.
Fermiamoci ad ascoltarli, magari ci aiuteranno a crescere e ad evitare che qualcuno in Italia rilanci temi di vergognosa segregazione, come fatto dalla Lega con Salvini a Milano nel 2009.
A tanti il nome Rosa Parks forse non dirà nulla, ma questo nome richiama subito alla mente diritti civili, razzismo e segregazione.
Rosa Luis PARK è il nome completo di una attivista statunitense nata a Detroit il 4 febbraio 1913.
Di confessione metodista, e sarta di professione divenne un’icona nazionale cambiando la storia dei diritti civili con un semplice e composto “NO”.
Accadeva il 1° dicembre 1955 a Montgomery , in Alabama, esattamente 60 anni fa tornando a casa dopo una massacrante giornata lavorativa, e con un problema ai piedi di cui soffriva, salì come tutte le sere sul solito autobus.
Faceva molto freddo quella sera del primo dicembre a Montgomery e non trovando posto nel settore riservato agli afroamericani decise di sedersi al primo posto dietro la fila per bianchi, nel settore dei posti “comuni”.
Subito dopo salì un uomo bianco che restò in piedi. Dopo qualche fermata l’autista chiese a Rosa di lasciare libero quel posto. Rosa non si scompose e rifiutò di alzarsi con dignitosa fermezza.
Per quel "no" fu arrestata e portata in carcere per condotta impropria e per non aver rispettato il divieto che obbligava i neri a cedere il proprio posto ai bianchi nei settori cosiddetti “comuni”.
Se avesse obbedito al conducente, dato che tutti i posti a sedere erano occupati, sarebbe dovuta rimanere alzata con quel problema di dolore ai piedi che l'affliggeva. Un atto coraggioso e determinato in seguito al quale si avviò una protesta storica.
Quella stessa notte, infatti, Martin Luther King, insieme ad altre decine di leader delle comunità afroamericane, pose in atto una serie di azioni di protesta. Tra queste, il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, che andò avanti per 381 giorni, affinché fosse cancellata una norma odiosa e discriminatoria.
Una protesta che assunse proporzioni inimmaginabili, coinvolgendo persino i Taxisti afroamericani che diedero massiccio sostegno alla protesta praticando tariffe uguali a quelle degli autobus.
Scontri e manifestazioni di protesta seguirono fin quando il 13 novembre 1956 la corte suprema degli Stati Uniti dichiarò fuori legge la segregazione razziale sui mezzi pubblici poichè giudicata anticostituzionale.
Da quel momento Rosa Parks è considerata “The Mother of the Civil Rights movement”. Bill CLINTON nel 1999 la onorò con una medaglia d’oro e il Presidente Obama volle farsi fotografare seduto su quella sedia di quell’autobus ancora conservata in un museo vicino Detroit.
Da quel giorno del 1955 molti progressi sono stati fatti in materia di diritti civili per gli afroamericani, come poter frequentare le università, il diritto di voto e potersi sedere sui mezzi pubblici là dove si vuole senza distinzioni di razza religione o colore.
Rosa Parks ci lasciò il 24 ottobre del 2005 all’età di 92 anni. Ma in America non tutto è stato assimilato, e spesso si ritorna in piazza dopo che qualche cittadino afroamericano è stato ucciso in circostanze sospette, anche dalla polizia, disonorando la memoria di Rosa.
Il nostro Ministero dei beni culturali, in occasione del 60° anniversario dell’arresto di Rosa Parks ha lanciato una lodevole iniziativa dal titolo “ Al posto giusto”.
Molte città italiane dal 1 dicembre al 6 dicembre saranno attraversate da autobus e tram dedicati, che sul display avranno ben visibile la scritta “60 Rosa Parks”.
Alcuni di questi ospiteranno attori, artisti e scrittori stranieri che con migranti di prima o seconda generazione ci parleranno di Rosa Parks e della discriminazione.
Fermiamoci ad ascoltarli, magari ci aiuteranno a crescere e ad evitare che qualcuno in Italia rilanci temi di vergognosa segregazione, come fatto dalla Lega con Salvini a Milano nel 2009.
lunedì 23 novembre 2015
UN NUOVO SIMBOLO PER IL PARTITO DEL SUD
https://www.youtube.com/watch?v=TQ6Ldf2iiTA
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COMUNICATO STAMPA
UN NUOVO SIMBOLO PER IL PARTITO DEL SUD
Il Partito del Sud , partito meridionalista e progressista, nel suo ultimo congresso, celebratosi a Napoli lo scorso 24 ottobre, ha deciso democraticamente con il voto degli iscritti di modificare il proprio simbolo, scegliendo fra varie e diverse proposte grafiche. Tale decisione nasce da una mozione che, raccogliendo le riflessioni di più soci, in buona parte campani, ha portato alla nuova scelta condivisa.
La nuova immagine rappresentata dal nuovo simbolo del Partito del Sud rende, anche graficamente, più chiara la proposta, la collocazione e la crescita politica del partito adeguandola maggiormente ai tempi. D'altro canto, il vecchio simbolo, prevalevano eccessivamente i riferimenti storici e poco il percorso politico seguito.
Nessuna volontà di rinnegare appartenenze storiche e battaglie per la memoria e la verità storica quindi, ma solo un riequilibrio grafico dove il riferimento storico resta comunque presente, ma non unico e prevalente come in precedenza.
IL NUOVO SIMBOLO del PARTITO DEL SUD, che rappresenterà già da quest’anno il Partito nelle varie competizioni elettorali, si presenta, nella descrizione del suo ideatore, l'Arch. Bruno Pappalardo, “come una piastra circolare di colore rosso con simboli gialli e iscrizioni bianche. Al di sotto della denominazione del PARTITO grossa e centrale, la precisa collocazione delle idee e della nuova visione evolutiva di una realtà democratica al SUD di stampo progressista, ecco perchè l’inclusione di “MERIDIONALISTI PROGRESSISTI” che germina convinta nel terreno fertile delle idee di Gramsci, Dorso e Salvemini e di tanti padri generosi del meridionalismo storico.“
Il nuovo simbolo rappresenta quindi, come dichiarato dal Presidente Nazionale Natale Cuccurese, “un meridionalismo contro ogni forma di esterofobia, di discriminazione, coabitante con la legalità e i diritti, oggi sottratti primariamente ai deboli. Quella del Bene Comune da restituire a chi socialmente viene emarginato, ai lavoratori, ai disoccupati, a coloro che subiscono, in qualunque forma, il disagio del bisogno. Esso è anche plurale ed è, quindi, accanto a tutti coloro che lottano per la crescita morale e culturale, produttiva e solidale, equa, sicura e gravida di idee per la salvaguardia dell’ambiente. E’ contro l’arroganza annidata sia nelle istituzioni che in spietate cosche che destituiscono democrazia e civiltà.
E’ quello che lotterà per il Sud, luogo delle radici, dell’identità storica e suolo italiano massacrato da una infida forma di colonialismo, generatosi da una torta storia e da un unitarismo strumentale la cui collera, se resta, andrà superata. Sarà, dunque, pronta a ripartire e costruire un nuovo terreno di fiscalità prolifica macroregionale.”
Dunque, il ROSSO acceso del campo circolare ricorda il colore del sangue versato per le libertà dai partigiani che in ogni epoca pagarono con la vita la loro passione per la propria terra. E ancora il sangue degli operai nelle fabbriche, dei braccianti nei campi e di tutti i caduti al servizio dello Stato e della Giustizia nella lotta contro le mafie e la criminalità.
Dunque, il ROSSO acceso del campo circolare ricorda il colore del sangue versato per le libertà dai partigiani che in ogni epoca pagarono con la vita la loro passione per la propria terra. E ancora il sangue degli operai nelle fabbriche, dei braccianti nei campi e di tutti i caduti al servizio dello Stato e della Giustizia nella lotta contro le mafie e la criminalità.
Su quel colore Rosso, in alto, nel simbolo, troviamo raffigurato l’INFINITO, di colore GIALLO rappresentato dal numero “otto” rovesciato da cui sembrano partire e allargarsi nuovi orizzonti.
Inserito in basso inserito nella scritta SUD, troviamo il simbolo giallo del giglio, segno e ricordo di un racconto storico offeso, attraverso il quale si chiede il ripristino di una verità storica, quella del sud, fin qui rimossa e umiliata .
Il nuovo simbolo del Partito del Sud indica con chiarezza un impegno verso il “FUTURO”, un impegno per i nostri figli perché possano decidere di partire, oppure di restare nella propria terra in piena libertà e senza alcun tipo di condizionamento.
Il nuovo simbolo rappresenta l'impegno del Partito del Sud verso questa terra, verso i diritti spesso dimenticati delle donne, degli uomini, dei giovani che la abitano.
Il nuovo simbolo rappresenta l'impegno del Partito del Sud verso questa terra, verso i diritti spesso dimenticati delle donne, degli uomini, dei giovani che la abitano.
NOTE SUL PARTITO DEL SUD:
Il Partito del Sud, è stato già presente con la propria lista in alcune circoscrizioni, alle ultime elezioni politiche nazionali del 2008 e del 2013, dalla sua fondazione, nel 2007, è sempre presente ogni anno con proprie liste ad elezioni amministrative da sud a nord della penisola. Fra queste sicuramente degne di nota cui quelle di Napoli del 2011 a sostegno di Luigi de Magistris.
Il Partito del Sud, è stato già presente con la propria lista in alcune circoscrizioni, alle ultime elezioni politiche nazionali del 2008 e del 2013, dalla sua fondazione, nel 2007, è sempre presente ogni anno con proprie liste ad elezioni amministrative da sud a nord della penisola. Fra queste sicuramente degne di nota cui quelle di Napoli del 2011 a sostegno di Luigi de Magistris.
Per ulteriori informazioni sul Partito del Sud e le sue attività è possibile visitare il portale nazionale: http://www.partitodelsud.eu
mail: info@partitodelsud.eu
mail: info@partitodelsud.eu
https://www.youtube.com/watch?v=TQ6Ldf2iiTA
COMUNICATO STAMPA
UN NUOVO SIMBOLO PER IL PARTITO DEL SUD
Il Partito del Sud , partito meridionalista e progressista, nel suo ultimo congresso, celebratosi a Napoli lo scorso 24 ottobre, ha deciso democraticamente con il voto degli iscritti di modificare il proprio simbolo, scegliendo fra varie e diverse proposte grafiche. Tale decisione nasce da una mozione che, raccogliendo le riflessioni di più soci, in buona parte campani, ha portato alla nuova scelta condivisa.
La nuova immagine rappresentata dal nuovo simbolo del Partito del Sud rende, anche graficamente, più chiara la proposta, la collocazione e la crescita politica del partito adeguandola maggiormente ai tempi. D'altro canto, il vecchio simbolo, prevalevano eccessivamente i riferimenti storici e poco il percorso politico seguito.
Nessuna volontà di rinnegare appartenenze storiche e battaglie per la memoria e la verità storica quindi, ma solo un riequilibrio grafico dove il riferimento storico resta comunque presente, ma non unico e prevalente come in precedenza.
IL NUOVO SIMBOLO del PARTITO DEL SUD, che rappresenterà già da quest’anno il Partito nelle varie competizioni elettorali, si presenta, nella descrizione del suo ideatore, l'Arch. Bruno Pappalardo, “come una piastra circolare di colore rosso con simboli gialli e iscrizioni bianche. Al di sotto della denominazione del PARTITO grossa e centrale, la precisa collocazione delle idee e della nuova visione evolutiva di una realtà democratica al SUD di stampo progressista, ecco perchè l’inclusione di “MERIDIONALISTI PROGRESSISTI” che germina convinta nel terreno fertile delle idee di Gramsci, Dorso e Salvemini e di tanti padri generosi del meridionalismo storico.“
Il nuovo simbolo rappresenta quindi, come dichiarato dal Presidente Nazionale Natale Cuccurese, “un meridionalismo contro ogni forma di esterofobia, di discriminazione, coabitante con la legalità e i diritti, oggi sottratti primariamente ai deboli. Quella del Bene Comune da restituire a chi socialmente viene emarginato, ai lavoratori, ai disoccupati, a coloro che subiscono, in qualunque forma, il disagio del bisogno. Esso è anche plurale ed è, quindi, accanto a tutti coloro che lottano per la crescita morale e culturale, produttiva e solidale, equa, sicura e gravida di idee per la salvaguardia dell’ambiente. E’ contro l’arroganza annidata sia nelle istituzioni che in spietate cosche che destituiscono democrazia e civiltà.
E’ quello che lotterà per il Sud, luogo delle radici, dell’identità storica e suolo italiano massacrato da una infida forma di colonialismo, generatosi da una torta storia e da un unitarismo strumentale la cui collera, se resta, andrà superata. Sarà, dunque, pronta a ripartire e costruire un nuovo terreno di fiscalità prolifica macroregionale.”
Dunque, il ROSSO acceso del campo circolare ricorda il colore del sangue versato per le libertà dai partigiani che in ogni epoca pagarono con la vita la loro passione per la propria terra. E ancora il sangue degli operai nelle fabbriche, dei braccianti nei campi e di tutti i caduti al servizio dello Stato e della Giustizia nella lotta contro le mafie e la criminalità.
Dunque, il ROSSO acceso del campo circolare ricorda il colore del sangue versato per le libertà dai partigiani che in ogni epoca pagarono con la vita la loro passione per la propria terra. E ancora il sangue degli operai nelle fabbriche, dei braccianti nei campi e di tutti i caduti al servizio dello Stato e della Giustizia nella lotta contro le mafie e la criminalità.
Su quel colore Rosso, in alto, nel simbolo, troviamo raffigurato l’INFINITO, di colore GIALLO rappresentato dal numero “otto” rovesciato da cui sembrano partire e allargarsi nuovi orizzonti.
Inserito in basso inserito nella scritta SUD, troviamo il simbolo giallo del giglio, segno e ricordo di un racconto storico offeso, attraverso il quale si chiede il ripristino di una verità storica, quella del sud, fin qui rimossa e umiliata .
Il nuovo simbolo del Partito del Sud indica con chiarezza un impegno verso il “FUTURO”, un impegno per i nostri figli perché possano decidere di partire, oppure di restare nella propria terra in piena libertà e senza alcun tipo di condizionamento.
Il nuovo simbolo rappresenta l'impegno del Partito del Sud verso questa terra, verso i diritti spesso dimenticati delle donne, degli uomini, dei giovani che la abitano.
Il nuovo simbolo rappresenta l'impegno del Partito del Sud verso questa terra, verso i diritti spesso dimenticati delle donne, degli uomini, dei giovani che la abitano.
NOTE SUL PARTITO DEL SUD:
Il Partito del Sud, è stato già presente con la propria lista in alcune circoscrizioni, alle ultime elezioni politiche nazionali del 2008 e del 2013, dalla sua fondazione, nel 2007, è sempre presente ogni anno con proprie liste ad elezioni amministrative da sud a nord della penisola. Fra queste sicuramente degne di nota cui quelle di Napoli del 2011 a sostegno di Luigi de Magistris.
Il Partito del Sud, è stato già presente con la propria lista in alcune circoscrizioni, alle ultime elezioni politiche nazionali del 2008 e del 2013, dalla sua fondazione, nel 2007, è sempre presente ogni anno con proprie liste ad elezioni amministrative da sud a nord della penisola. Fra queste sicuramente degne di nota cui quelle di Napoli del 2011 a sostegno di Luigi de Magistris.
Per ulteriori informazioni sul Partito del Sud e le sue attività è possibile visitare il portale nazionale: http://www.partitodelsud.eu
mail: info@partitodelsud.eu
mail: info@partitodelsud.eu
Alle prossime amministrative gli elettori del Sud scelgano bene
E’ chiaro noi proveremo ad esserci, anzi, ci saremo, se non dappertutto, almeno dove riusciremo a presentare la nostra lista o dove contribuiremo alla presentazione di liste meridionaliste in area progressista insieme ad altre forze politiche.
Ci impegneremo per questo, ci stiamo già impegnando per questo, ma c’è bisogno anche di un forte impegno di cittadinanza da parte di tutti gli elettori del Sud che dovranno puntare ad eleggere candidati che, come prima cosa, abbiano sul serio a cuore il proprio territorio, che si sentano parte di una rete, che sentano forte il richiamo a una maggiore coesione con i comuni limitrofi, con i territori di riferimento, ma anche con un’intera terra, il Sud, che unita (non nel senso delle ammucchiate politico-elettorali, ma nelle politiche da attuare) può orientare a politiche di sviluppo utili a tutti, in primis ai nostri giovani.
Scegliamo amministratori e Sindaci che non dipendano da altri, ma che propongano loro un percorso, che agiscano con coerenza e che non puntino solo al raggiungimento del potere fine a sè stesso.
Lavoriamo per città migliori, non crediamo alle chimere di chi ci propone tutto ciò che ci fa piacere sentire, ma neanche seguiamo persone che stancamente da decenni si presentano e si ripresentano sotto diverse “spoglie”.
E soprattutto impegnamoci direttamente, lasciamo la tastiera dei nostri PC e scendiamo in strada lavoriamo perché le nostre città siano amministrate come si dice “da buoni padri di famiglia”, con la saggezza e la passione di chi vuole progredire e veder progredire tutti i suoi cittadini.
Diffidiamo da chi ci propina l’efficientismo come soluzione a tutti i mali, salvo poi nascondere la “polvere” delle periferie e degli ultimi e dei nostri stessi giovani sotto il tappeto dell’indifferenza e di un’informazione spesso non libera.
Impegnamoci, le nostre città ne hanno bisogno. L’indifferenza non paga, mai !
Michele Dell’Edera
Vicepresidente Nazionale Partito del Sud – Meridionalisti progressisti
Vicepresidente Nazionale Partito del Sud – Meridionalisti progressisti
Fonte: Partito del Sud - Puglia
.
E’ chiaro noi proveremo ad esserci, anzi, ci saremo, se non dappertutto, almeno dove riusciremo a presentare la nostra lista o dove contribuiremo alla presentazione di liste meridionaliste in area progressista insieme ad altre forze politiche.
Ci impegneremo per questo, ci stiamo già impegnando per questo, ma c’è bisogno anche di un forte impegno di cittadinanza da parte di tutti gli elettori del Sud che dovranno puntare ad eleggere candidati che, come prima cosa, abbiano sul serio a cuore il proprio territorio, che si sentano parte di una rete, che sentano forte il richiamo a una maggiore coesione con i comuni limitrofi, con i territori di riferimento, ma anche con un’intera terra, il Sud, che unita (non nel senso delle ammucchiate politico-elettorali, ma nelle politiche da attuare) può orientare a politiche di sviluppo utili a tutti, in primis ai nostri giovani.
Scegliamo amministratori e Sindaci che non dipendano da altri, ma che propongano loro un percorso, che agiscano con coerenza e che non puntino solo al raggiungimento del potere fine a sè stesso.
Lavoriamo per città migliori, non crediamo alle chimere di chi ci propone tutto ciò che ci fa piacere sentire, ma neanche seguiamo persone che stancamente da decenni si presentano e si ripresentano sotto diverse “spoglie”.
E soprattutto impegnamoci direttamente, lasciamo la tastiera dei nostri PC e scendiamo in strada lavoriamo perché le nostre città siano amministrate come si dice “da buoni padri di famiglia”, con la saggezza e la passione di chi vuole progredire e veder progredire tutti i suoi cittadini.
Diffidiamo da chi ci propina l’efficientismo come soluzione a tutti i mali, salvo poi nascondere la “polvere” delle periferie e degli ultimi e dei nostri stessi giovani sotto il tappeto dell’indifferenza e di un’informazione spesso non libera.
Impegnamoci, le nostre città ne hanno bisogno. L’indifferenza non paga, mai !
Michele Dell’Edera
Vicepresidente Nazionale Partito del Sud – Meridionalisti progressisti
Vicepresidente Nazionale Partito del Sud – Meridionalisti progressisti
Fonte: Partito del Sud - Puglia
.
sabato 21 novembre 2015
"BASTARDI TERRONI"
Di Antonio Rosato
Se io leggessi un titolo a tutta pagina “BASTARDI TERRONI” mi offenderei.
Se Leggessi un giornale straniero
che a tutta pagina scrive “ITALIANI
MAFIOSI” mi offenderei. Se leggessi un giornale arabo o cinese con scritto
“NAZISTI CRISTIANI” metterebbe in
crisi il mio sistema nervoso. Allo stesso modo nemmeno mi sarebbe piaciuto vedere come titolo “BASTARDI NORVEGESI” in occasione della
strage terroristica sull’isola di Utoia dove persero la vita 77 persone tra
l’autobomba esplosa in pieno centro di Oslo e l’isola della morte.
Ma la falsa libertà di stampa italiana può
permettersi di scrivere solo quello che vuole ad iniziare da titoli
xenofobi-religiosi come abbiamo visto su "Libero" sabato scorso “BASTARDI
ISLAMICI”.
Tutto questo ovviamente in nome della libertà di stampa, che detto
tra noi è talmente libera da occupare il 73° posto nella classifica mondiale
per libertà di stampa appunto.
Come italiano mi dissocio da questo titolo, e lo
condanno con decisione senza se e senza ma.
Il Sig. Belpietro farebbe bene a
dare una sbirciata al Corano innanzi tutto, perché l’impressione e che non
sappia neanche di cosa parla. Ma questo sarebbe il minimo, ma d'altra parte se non vuole approfondire
certe lacune o conoscenze e restare ignorante nell’argomento specifico, è libero di farlo, ma non è affatto libero di mettere a
repentaglio la mia sicurezza, la mia tranquillità, la mia vita.
Quel giornale,
con quel "brillantissimo" titolone, è stato preso ad esempio da jhadisti radicali e ora lo
stanno facendo girare su tutti i lori canali fomentando l’odio verso i "crociati". Ci mancava anche questa; buttare benzina sul fuoco in un momento
storico così delicato e pericoloso per l’Europa e l’Italia.
Ieri sera sulla 7
ascoltavo Mario GIORDANO che difendeva a spada tratta questo titolo.
Tra le
tante difese, il suo cavallo di battaglia, ribadito, marcato, sottolineato
tante volte nella trasmissione “LA GABBIA” è stato che un titolo di un giornale
non ha mai ucciso nessuno, mentre gli islamici si, hanno ucciso.
Caro Giordano ti ricordo che
proprio BELPIETRO è sotto scorta e scampato anche ad un attentato a casa sua
nel 2010, e tuttora sotto scorta come lo era già allora per paura che qualcuno
attenti alla sua vita. Quindi proprio parlando della stessa persona è acclarato
che un titolo sbagliato può uccidere eccome. Altrimenti rinunci alla scorta,
che motivo ha di avere la scorta se la paura che qualcuno possa ucciderlo è
infondata, mi piacerebbe una sua risposta Sig. Giordano. Ma questa volta il Sig. Belpietro si è superato mettendo a rischio anche la sua vita caro Giordano, la
mia e quello di tutti i “crociati” in Europa.
Carissimo Giordano, lei ha richiesto
e preteso pateticamente molte volte la condanna del mondo islamico italiano
sugli attentati di Parigi. Ed è anche forse giusto, ma allo stesso tempo anche voi
giornalisti dovreste avere l’umiltà di prendere le distanze da certi titoli. O
vale solo per gli islamici la presa di distanze? Perché chi
non prende le distanze, è chiaro, fa quel titolo anche suo.
Quindi devo pensare
che lei è arrivato solo in ritardo rispetto a "LIBERO" ma il titolo lo sente
anche suo. E questo viene da se abbastanza naturalmente quando non ci si
dissocia e non lo si condanna. Altra cosa che è stata un suo ritornello nel corso delle trasmissione sopracitata, è stata nei confronti di quel gentil sesso che nel contesto islamico definite e indicate sempre come in uno stato di inferiorità all’uomo, questo per un certo tipo di giornalisti ovviamente, gentil sesso che poi quando
è sotto le vostre penne trattate anche peggio, con arroganza e superiorità e
anche una sottile violenza comunicativa e vessatoria.
Ma dicevo del suo
ritornello nei confronti di quelle giovani islamiche a cui ha intimato più
volte di denunciare i terroristi che frequentano le moschee. Intanto preciso che
questo fa capire che lei non è mai entrato in una moschea, poiché uomini e
donne hanno entrate e uscite separate e mai possono frequentare e ascoltare ciò che succede
dall’altra parte della moschea nel settore riservato all'altro sesso. Dubito comunque che qualcuno
nell’ora di preghiera in moschea si alzi in piedi e dica che voglia fare un attentato. Magari mandi lei, sig. Giordano, dei colleghi musulmani in
moschea, e così magari scoprirete qualcosa. Ma facendo la domanda all’inverso io le
chiedo quanti mafiosi, camorristi o politici corrotti o preti pedofili lei ha mai scoperto e denunciato. Eppure vive in Italia allo stesso modo di come quelle ragazze
vivono la moschea. E con il lavoro privilegiato che fa, avrà notizie e fonti di
prima mano, documenti, foto e chi sa che altro su mafiosi politici corrotti,
tangenti etc etc.
Quante persone per mafia o camorra quindi ha denunciato Sig.
Giordano e quanti ne ha fatti sbattere in galera. O forse questo sistema è valido solo per i musulmani, lei invece è immune per opera divina da questo discorso.
Della serie armiamoci e partite. Gli altri devono denunciare, lei no invece.
Come possiamo definirlo questo modo di fare? Io qualche termine da suggerire lo
avrei pure, ma lascio a chi legge l’orgoglio e la soddisfazione forse, di usare
quello che più ritiene opportuno.
Si inneggia alla guerra, o guerra santa visto
parole pensieri opere e omissioni di questi giorni. Radiamo………”radiamo” al
suolo l’Isis. Ottima iniziativa o suggerimento, niente da dire. Solo che
radiamo “sta” per andate voi a fare la guerra, io la descrivo dalla scrivania del mio
caldo ufficio nel bel centro di Milano. Ancora una volta “armiamoci e partite”.
Guerra, molti si riempiono la bocca di questa parola. Guerra come e in che modo
innanzi tutto.
Con chi poi? Facciamo un patto con la Francia che con la guerra
si svincola anche dalle incombenze economiche verso l’Europa, o con Putin al
quale abbiamo inasprito le sanzioni più volte. O forse con L’Iran cosi facciamo
arrabbiare Israele e Arabia Saudita?
Ma poi non si sono fatte campagne contro le
spese militari e aerei che non andavano comprati vista la crisi. Le guerre
costano, e con quali soldi le facciamo se non possiamo mettere la benzina nei
mezzi militari. Mandiamo i nostri soldati con i barconi di ritorno in Libia
forse? E poi dove facciamo la guerra.? Da
dove iniziamo, da quale città o stato. Radiamo al suolo tutto o salviamo
qualcuno, magari cristiani che non sono pochi da quelle parti. Iniziamo dalla
Libia e ci accodiamo si francesi in Siria? E con quale armi, e quali mezzi, e
quali soldi soprattutto?
Putin bombarda le postazioni e loro sotto terra
sbucano da cunicoli scavati a chilometri di distanza. Guerra asimmetrica
qualcuno sa di cosa si tratta e come funziona? E non per ultimo, poi lasciamo tutto come in Iraq o Afganistan i Libia post Gheddafi?
Ricordo che i talebani
sembravano i demoni più terribili e radicali. Poi Al Qaeda con le sembianze di demoni. Adesso il nemico si chiama ISIS. E dopo questa guerra come si chiamerà,
e come si manifesterà la prossima?
Ma nessuno di questi grandi luminari dà idee o
suggerimenti sul dopo. Chi dopo Assad.
Ai più non importa, vogliono giustamente salvare il
panda gigante o le balene nell’artico , ma "estinguere" per sempre una buona parte di una popolazione di 1.5 miliardi di persone non li preoccupa molto. Già qualcuno voleva nel recente passato della storia d'Europa "estinguere" una minoranza, la storia è ciclica e tende purtroppo a ripetersi nel sangue.
.
Di Antonio Rosato
Se io leggessi un titolo a tutta pagina “BASTARDI TERRONI” mi offenderei.
Se Leggessi un giornale straniero
che a tutta pagina scrive “ITALIANI
MAFIOSI” mi offenderei. Se leggessi un giornale arabo o cinese con scritto
“NAZISTI CRISTIANI” metterebbe in
crisi il mio sistema nervoso. Allo stesso modo nemmeno mi sarebbe piaciuto vedere come titolo “BASTARDI NORVEGESI” in occasione della
strage terroristica sull’isola di Utoia dove persero la vita 77 persone tra
l’autobomba esplosa in pieno centro di Oslo e l’isola della morte.
Ma la falsa libertà di stampa italiana può
permettersi di scrivere solo quello che vuole ad iniziare da titoli
xenofobi-religiosi come abbiamo visto su "Libero" sabato scorso “BASTARDI
ISLAMICI”.
Tutto questo ovviamente in nome della libertà di stampa, che detto
tra noi è talmente libera da occupare il 73° posto nella classifica mondiale
per libertà di stampa appunto.
Come italiano mi dissocio da questo titolo, e lo
condanno con decisione senza se e senza ma.
Il Sig. Belpietro farebbe bene a
dare una sbirciata al Corano innanzi tutto, perché l’impressione e che non
sappia neanche di cosa parla. Ma questo sarebbe il minimo, ma d'altra parte se non vuole approfondire
certe lacune o conoscenze e restare ignorante nell’argomento specifico, è libero di farlo, ma non è affatto libero di mettere a
repentaglio la mia sicurezza, la mia tranquillità, la mia vita.
Quel giornale,
con quel "brillantissimo" titolone, è stato preso ad esempio da jhadisti radicali e ora lo
stanno facendo girare su tutti i lori canali fomentando l’odio verso i "crociati". Ci mancava anche questa; buttare benzina sul fuoco in un momento
storico così delicato e pericoloso per l’Europa e l’Italia.
Ieri sera sulla 7
ascoltavo Mario GIORDANO che difendeva a spada tratta questo titolo.
Tra le
tante difese, il suo cavallo di battaglia, ribadito, marcato, sottolineato
tante volte nella trasmissione “LA GABBIA” è stato che un titolo di un giornale
non ha mai ucciso nessuno, mentre gli islamici si, hanno ucciso.
Caro Giordano ti ricordo che
proprio BELPIETRO è sotto scorta e scampato anche ad un attentato a casa sua
nel 2010, e tuttora sotto scorta come lo era già allora per paura che qualcuno
attenti alla sua vita. Quindi proprio parlando della stessa persona è acclarato
che un titolo sbagliato può uccidere eccome. Altrimenti rinunci alla scorta,
che motivo ha di avere la scorta se la paura che qualcuno possa ucciderlo è
infondata, mi piacerebbe una sua risposta Sig. Giordano. Ma questa volta il Sig. Belpietro si è superato mettendo a rischio anche la sua vita caro Giordano, la
mia e quello di tutti i “crociati” in Europa.
Carissimo Giordano, lei ha richiesto
e preteso pateticamente molte volte la condanna del mondo islamico italiano
sugli attentati di Parigi. Ed è anche forse giusto, ma allo stesso tempo anche voi
giornalisti dovreste avere l’umiltà di prendere le distanze da certi titoli. O
vale solo per gli islamici la presa di distanze? Perché chi
non prende le distanze, è chiaro, fa quel titolo anche suo.
Quindi devo pensare
che lei è arrivato solo in ritardo rispetto a "LIBERO" ma il titolo lo sente
anche suo. E questo viene da se abbastanza naturalmente quando non ci si
dissocia e non lo si condanna. Altra cosa che è stata un suo ritornello nel corso delle trasmissione sopracitata, è stata nei confronti di quel gentil sesso che nel contesto islamico definite e indicate sempre come in uno stato di inferiorità all’uomo, questo per un certo tipo di giornalisti ovviamente, gentil sesso che poi quando
è sotto le vostre penne trattate anche peggio, con arroganza e superiorità e
anche una sottile violenza comunicativa e vessatoria.
Ma dicevo del suo
ritornello nei confronti di quelle giovani islamiche a cui ha intimato più
volte di denunciare i terroristi che frequentano le moschee. Intanto preciso che
questo fa capire che lei non è mai entrato in una moschea, poiché uomini e
donne hanno entrate e uscite separate e mai possono frequentare e ascoltare ciò che succede
dall’altra parte della moschea nel settore riservato all'altro sesso. Dubito comunque che qualcuno
nell’ora di preghiera in moschea si alzi in piedi e dica che voglia fare un attentato. Magari mandi lei, sig. Giordano, dei colleghi musulmani in
moschea, e così magari scoprirete qualcosa. Ma facendo la domanda all’inverso io le
chiedo quanti mafiosi, camorristi o politici corrotti o preti pedofili lei ha mai scoperto e denunciato. Eppure vive in Italia allo stesso modo di come quelle ragazze
vivono la moschea. E con il lavoro privilegiato che fa, avrà notizie e fonti di
prima mano, documenti, foto e chi sa che altro su mafiosi politici corrotti,
tangenti etc etc.
Quante persone per mafia o camorra quindi ha denunciato Sig.
Giordano e quanti ne ha fatti sbattere in galera. O forse questo sistema è valido solo per i musulmani, lei invece è immune per opera divina da questo discorso.
Della serie armiamoci e partite. Gli altri devono denunciare, lei no invece.
Come possiamo definirlo questo modo di fare? Io qualche termine da suggerire lo
avrei pure, ma lascio a chi legge l’orgoglio e la soddisfazione forse, di usare
quello che più ritiene opportuno.
Si inneggia alla guerra, o guerra santa visto
parole pensieri opere e omissioni di questi giorni. Radiamo………”radiamo” al
suolo l’Isis. Ottima iniziativa o suggerimento, niente da dire. Solo che
radiamo “sta” per andate voi a fare la guerra, io la descrivo dalla scrivania del mio
caldo ufficio nel bel centro di Milano. Ancora una volta “armiamoci e partite”.
Guerra, molti si riempiono la bocca di questa parola. Guerra come e in che modo
innanzi tutto.
Con chi poi? Facciamo un patto con la Francia che con la guerra
si svincola anche dalle incombenze economiche verso l’Europa, o con Putin al
quale abbiamo inasprito le sanzioni più volte. O forse con L’Iran cosi facciamo
arrabbiare Israele e Arabia Saudita?
Ma poi non si sono fatte campagne contro le
spese militari e aerei che non andavano comprati vista la crisi. Le guerre
costano, e con quali soldi le facciamo se non possiamo mettere la benzina nei
mezzi militari. Mandiamo i nostri soldati con i barconi di ritorno in Libia
forse? E poi dove facciamo la guerra.? Da
dove iniziamo, da quale città o stato. Radiamo al suolo tutto o salviamo
qualcuno, magari cristiani che non sono pochi da quelle parti. Iniziamo dalla
Libia e ci accodiamo si francesi in Siria? E con quale armi, e quali mezzi, e
quali soldi soprattutto?
Putin bombarda le postazioni e loro sotto terra
sbucano da cunicoli scavati a chilometri di distanza. Guerra asimmetrica
qualcuno sa di cosa si tratta e come funziona? E non per ultimo, poi lasciamo tutto come in Iraq o Afganistan i Libia post Gheddafi?
Ricordo che i talebani
sembravano i demoni più terribili e radicali. Poi Al Qaeda con le sembianze di demoni. Adesso il nemico si chiama ISIS. E dopo questa guerra come si chiamerà,
e come si manifesterà la prossima?
Ma nessuno di questi grandi luminari dà idee o
suggerimenti sul dopo. Chi dopo Assad.
Ai più non importa, vogliono giustamente salvare il
panda gigante o le balene nell’artico , ma "estinguere" per sempre una buona parte di una popolazione di 1.5 miliardi di persone non li preoccupa molto. Già qualcuno voleva nel recente passato della storia d'Europa "estinguere" una minoranza, la storia è ciclica e tende purtroppo a ripetersi nel sangue.
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giovedì 19 novembre 2015
Decreto del Sindaco de Magistris ad Andrea Balìa (PdelSUD) sull'Autonomia per la città di Napoli!

La nomina con Decreto Sindacale sull’Autonomia per Napoli ricevuta in data 18/11/2015 dal Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che ringrazio per la fiducia, non può che inorgoglire il sottoscritto e con me tutto il Partito del Sud. Sono infatti convinto rappresenti il riconoscimento per il lavoro instancabilmente svolto in questi anni dalle donne e dagli uomini del Partito del Sud a sostegno del Sud e della sua Autonomia, del meridionalismo progressista e del Sindaco di Napoli.
Tengo a sottolineare che il nostro sostegno dalla prima ora a Luigi de Magistris nasce dalla considerazione che la sua amministrazione abbia tracciato in questi anni per tutto il meridionalismo progressista, e più in generale per il futuro del sud, una linea di non ritorno per il riscatto della nostra Terra, rappresentando l’azione del Sindaco de Magistris, nei fatti e non nelle vuote chiacchiere, quello che da sempre diciamo e per cui lottiamo.
Ecco perché come Partito del Sud abbiamo sostenuto, sosteniamo e sosterremo, come sempre senza indugi, Luigi De Magistris a Sindaco di Napoli anche alle prossime elezioni amministrative.
La città non può cadere in mani che ampiamente, nel passato e nel presente, hanno dimostrato di non amarla e di non rispettarla. Il Sud non può permettersi di perdere la propria Capitale, soprattutto nel momento in cui il suo Sindaco è sinceramente autonomista e meridionalista. Sarebbe una iattura che significherebbe tornare ad essere ricacciati indietro di anni nella nostra lotta per il riscatto del Sud. Vincere le prossime elezioni comunali di Napoli invece significa continuare sulla strada intrapresa del riscatto identitario, dell’orgoglio d’appartenenza, proseguire sulla strada della buona amministrazione e della riconquista della legalità. Il lavoro del governo de Magistris per Napoli rappresenta inoltre con la sua stessa esistenza un messaggio di sfida lanciato a quelle incrostazioni politico – affaristiche - mafiose che da sempre avvelenano l’intera Italia, incarnando contemporaneamente quella speranza di riscossa che batte nei petti di tanti cittadini onesti, da Sud a Nord.
Sono già al lavoro, con il sostegno di tutto il Partito del Sud, per apportare e riversare nel prossimo programma elettorale del Sindaco di Napoli tutti gli argomenti cari a noi meridionalisti progressisti in tema di autonomia, nella certezza che questo tema partendo da Napoli potrà continuare ad illuminare non solo la Capitale del Sud, ma anche rappresentare un nuova solare alba di libertà e riscatto per tutto il Paese, da Sud a Nord.
Andrea Balia

La nomina con Decreto Sindacale sull’Autonomia per Napoli ricevuta in data 18/11/2015 dal Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che ringrazio per la fiducia, non può che inorgoglire il sottoscritto e con me tutto il Partito del Sud. Sono infatti convinto rappresenti il riconoscimento per il lavoro instancabilmente svolto in questi anni dalle donne e dagli uomini del Partito del Sud a sostegno del Sud e della sua Autonomia, del meridionalismo progressista e del Sindaco di Napoli.
Tengo a sottolineare che il nostro sostegno dalla prima ora a Luigi de Magistris nasce dalla considerazione che la sua amministrazione abbia tracciato in questi anni per tutto il meridionalismo progressista, e più in generale per il futuro del sud, una linea di non ritorno per il riscatto della nostra Terra, rappresentando l’azione del Sindaco de Magistris, nei fatti e non nelle vuote chiacchiere, quello che da sempre diciamo e per cui lottiamo.
Ecco perché come Partito del Sud abbiamo sostenuto, sosteniamo e sosterremo, come sempre senza indugi, Luigi De Magistris a Sindaco di Napoli anche alle prossime elezioni amministrative.
La città non può cadere in mani che ampiamente, nel passato e nel presente, hanno dimostrato di non amarla e di non rispettarla. Il Sud non può permettersi di perdere la propria Capitale, soprattutto nel momento in cui il suo Sindaco è sinceramente autonomista e meridionalista. Sarebbe una iattura che significherebbe tornare ad essere ricacciati indietro di anni nella nostra lotta per il riscatto del Sud. Vincere le prossime elezioni comunali di Napoli invece significa continuare sulla strada intrapresa del riscatto identitario, dell’orgoglio d’appartenenza, proseguire sulla strada della buona amministrazione e della riconquista della legalità. Il lavoro del governo de Magistris per Napoli rappresenta inoltre con la sua stessa esistenza un messaggio di sfida lanciato a quelle incrostazioni politico – affaristiche - mafiose che da sempre avvelenano l’intera Italia, incarnando contemporaneamente quella speranza di riscossa che batte nei petti di tanti cittadini onesti, da Sud a Nord.
Sono già al lavoro, con il sostegno di tutto il Partito del Sud, per apportare e riversare nel prossimo programma elettorale del Sindaco di Napoli tutti gli argomenti cari a noi meridionalisti progressisti in tema di autonomia, nella certezza che questo tema partendo da Napoli potrà continuare ad illuminare non solo la Capitale del Sud, ma anche rappresentare un nuova solare alba di libertà e riscatto per tutto il Paese, da Sud a Nord.
Andrea Balia
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