mercoledì 9 settembre 2015

V° CONGRESSO NAZIONALE PARTITO DEL SUD - Napoli 24 Ottobre 2015

                                          A tutti gli iscritti e simpatizzanti del Partito del Sud 

                   CONVOCAZIONE V° CONGRESSO NAZIONALE PARTITO DEL SUD 




                                                     #ConilSudSiRiparte


E' convocata per sabato 24 Ottobre 2015 l'assemblea ordinaria degli iscritti del Partito del Sud, in prima convocazione alle ore 00.01 ed in seconda convocazione alle ore 9.30 a Napoli all'Hotel Palazzo Alabardieri in via Alabardieri 38 a Chiaia. 

I lavori avranno il seguente svolgimento: 

9,30 Apertura del Congresso al pubblico, l’accesso in sala è libero

9,30-9,35 Introduzione ai lavori da parte di Andrea Balia, Vice Presidente Nazionale, della Federazione ospitante di Napoli.

9,35-9,45 Il Presidente Nazionale Natale Cuccurese traccerà i passaggi politici vissuti dal Partito durante la sua ultima presidenza, gli obiettivi raggiunti i futuri scenari.

9,45-13,30 interventi di saluto riservati ai soli ospiti invitati: personalità politiche e della società civile, rappresentanti di partiti, associazioni e movimenti. (L’elenco completo degli ospiti sarà diffuso nei prossimi giorni)

13,30-15,00 pausa lavori

Nel pomeriggio è prevista l'assemblea degli iscritti al movimento, l’accesso in sala e' riservato ai soli iscritti in regola con il tesseramento 2015 e le quote di adesione 2015 (rinnovi entro 30 aprile 2015 e nuovi iscritti entro il 30 settembre 2015), con il seguente Ordine del Giorno: 

 1) 15.00-15,30 Accredito partecipanti e costituzione assemblea

 2) 15,30-16.00 Saluto Presidente Nazionale in carica e approvazione bilanci.

 3) 16.00 -17.00 presentazione programma politico, presentazioni modifiche statutarie di solo carattere amministrativo e presentazione mozioni congressuali

 4) 17.00-18.30 ulteriore dibattito libero con tempi contingentati in base agli iscritti a parlare, presentazione candidature, dichiarazioni di voto, votazione mozioni per alzata di mano

 5) 18.30 -19.00 votazione della Segreteria Nazionale e del CDN (Consiglio Direttivo Nazionale) con votazione a scrutinio segreto (componenti del CDN e Presidente Nazionale che è anche il segretario politico del Partito)

6) 19,00-19.30 proclamazione CDN e Presidente Nazionale.
Ricordiamo che per la candidatura sia per il CDN che per il Presidente nazionale è richiesta la presentazione della propria candidatura prima dell'assemblea.  A norma dell'attuale e vigente Statuto la candidatura può essere presentata da qualsiasi iscritto al Partito in regola con il tesseramento 2015 entro e non oltre il 14 Ottobre 2015, inviando una mail a info@partitodelsud.eu

 7) 19,30 termine dei lavori




                                                                     
                                                  Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud




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                                          A tutti gli iscritti e simpatizzanti del Partito del Sud 

                   CONVOCAZIONE V° CONGRESSO NAZIONALE PARTITO DEL SUD 




                                                     #ConilSudSiRiparte


E' convocata per sabato 24 Ottobre 2015 l'assemblea ordinaria degli iscritti del Partito del Sud, in prima convocazione alle ore 00.01 ed in seconda convocazione alle ore 9.30 a Napoli all'Hotel Palazzo Alabardieri in via Alabardieri 38 a Chiaia. 

I lavori avranno il seguente svolgimento: 

9,30 Apertura del Congresso al pubblico, l’accesso in sala è libero

9,30-9,35 Introduzione ai lavori da parte di Andrea Balia, Vice Presidente Nazionale, della Federazione ospitante di Napoli.

9,35-9,45 Il Presidente Nazionale Natale Cuccurese traccerà i passaggi politici vissuti dal Partito durante la sua ultima presidenza, gli obiettivi raggiunti i futuri scenari.

9,45-13,30 interventi di saluto riservati ai soli ospiti invitati: personalità politiche e della società civile, rappresentanti di partiti, associazioni e movimenti. (L’elenco completo degli ospiti sarà diffuso nei prossimi giorni)

13,30-15,00 pausa lavori

Nel pomeriggio è prevista l'assemblea degli iscritti al movimento, l’accesso in sala e' riservato ai soli iscritti in regola con il tesseramento 2015 e le quote di adesione 2015 (rinnovi entro 30 aprile 2015 e nuovi iscritti entro il 30 settembre 2015), con il seguente Ordine del Giorno: 

 1) 15.00-15,30 Accredito partecipanti e costituzione assemblea

 2) 15,30-16.00 Saluto Presidente Nazionale in carica e approvazione bilanci.

 3) 16.00 -17.00 presentazione programma politico, presentazioni modifiche statutarie di solo carattere amministrativo e presentazione mozioni congressuali

 4) 17.00-18.30 ulteriore dibattito libero con tempi contingentati in base agli iscritti a parlare, presentazione candidature, dichiarazioni di voto, votazione mozioni per alzata di mano

 5) 18.30 -19.00 votazione della Segreteria Nazionale e del CDN (Consiglio Direttivo Nazionale) con votazione a scrutinio segreto (componenti del CDN e Presidente Nazionale che è anche il segretario politico del Partito)

6) 19,00-19.30 proclamazione CDN e Presidente Nazionale.
Ricordiamo che per la candidatura sia per il CDN che per il Presidente nazionale è richiesta la presentazione della propria candidatura prima dell'assemblea.  A norma dell'attuale e vigente Statuto la candidatura può essere presentata da qualsiasi iscritto al Partito in regola con il tesseramento 2015 entro e non oltre il 14 Ottobre 2015, inviando una mail a info@partitodelsud.eu

 7) 19,30 termine dei lavori




                                                                     
                                                  Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud




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domenica 6 settembre 2015

Puglia: Siamo Seri ! Stiamo parlando di due coppie di “Freccia Rossa”, non della rinascita del sud

E’ vero, siamo seri ! Stiamo parlando di due coppie di “Freccia Rossa” che porteranno da Milano a Bari e da Bari a Milano. Fino al 2008 in Puglia ne viagggiavano 6 di coppie dello stesso treno.
Quindi ad oggi ce ne hanno restituito due, fino a Bari, tra l’altro.
Il dibattito politico e giornalistico che però ne è venuto fuori nei giorni successivi e dura ancora in questi giorni, si è concentrato sul fatto che questi treni si fermino a Bari e non raggiungano Lecce. Rivendicazione sacrosanta da parte del Salento, ma dimentichiamo che si è passata tutta l’estate a dibattere sul ritardo del Sud (rapporto SVIMEZ) e sui motivi di tanta arretratezza.
Ora se ci può far piacere che i ci siano due treni in più che superano “il confine”dell’Italia centrale (Ancona) e si “spingono” fino a Bari, dobbiamo dire con altrettanta nettezza che non è questo che fa ripartire il sud.
Non dimentichiamoci che tra Termoli e San Severo ci sono ancora 32 km a “un binario”, si avete capito bene, a “un binario” e che quindi anche il “Freccia Rossa” non dovrà sgarrare di un minuto per non trovarsi costretto ad aspettare l’incrocio con altri convogli, o far aspettare altri convogli per gli stessi motivi.
Il Sud manca di infrastrutture e di strategie degne di questo nome. Rispetto alle strategie promesse dal Governo e di cui siamo in trepida attesa, discutere di due “Freccia Rossa” come se fosse la madre di tutte le battaglie è come discutere della filosofia di Kant partendo dalla carta del libro utilizzato. In pratica si discute del nulla. Si è letto di foggiani contenti e salentini scontenti, di fermata a Foggia come se fosse la più grande innovazione mai ricevuta dalla città che, ricordiamo, in tempi passati era un grande snodo ferroviario e oggi rischia di vedersi bypassata nella tratta Napoli – Bari.
Se questo “masterplan” verrà speriamo. sia il benvenuto, e che sia qualcosa di più serio del “… però vi abbiamo dato… i freccia rossa… ecc. ecc.” e forse sarebbe anche opportuno che qualche politico da sud si chieda come mai si sia persa traccia, come scriveva anche ieri Lugi Vicinanza su “L’Espresso”, degli “Stati Generali del Sud” promessi dal Premier. Per carità, fidiamoci, ma non è che pure stavolta tutto finisce in una bolla di sapone per “il paradiso abitato da poveri diavoli” ? 

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E’ vero, siamo seri ! Stiamo parlando di due coppie di “Freccia Rossa” che porteranno da Milano a Bari e da Bari a Milano. Fino al 2008 in Puglia ne viagggiavano 6 di coppie dello stesso treno.
Quindi ad oggi ce ne hanno restituito due, fino a Bari, tra l’altro.
Il dibattito politico e giornalistico che però ne è venuto fuori nei giorni successivi e dura ancora in questi giorni, si è concentrato sul fatto che questi treni si fermino a Bari e non raggiungano Lecce. Rivendicazione sacrosanta da parte del Salento, ma dimentichiamo che si è passata tutta l’estate a dibattere sul ritardo del Sud (rapporto SVIMEZ) e sui motivi di tanta arretratezza.
Ora se ci può far piacere che i ci siano due treni in più che superano “il confine”dell’Italia centrale (Ancona) e si “spingono” fino a Bari, dobbiamo dire con altrettanta nettezza che non è questo che fa ripartire il sud.
Non dimentichiamoci che tra Termoli e San Severo ci sono ancora 32 km a “un binario”, si avete capito bene, a “un binario” e che quindi anche il “Freccia Rossa” non dovrà sgarrare di un minuto per non trovarsi costretto ad aspettare l’incrocio con altri convogli, o far aspettare altri convogli per gli stessi motivi.
Il Sud manca di infrastrutture e di strategie degne di questo nome. Rispetto alle strategie promesse dal Governo e di cui siamo in trepida attesa, discutere di due “Freccia Rossa” come se fosse la madre di tutte le battaglie è come discutere della filosofia di Kant partendo dalla carta del libro utilizzato. In pratica si discute del nulla. Si è letto di foggiani contenti e salentini scontenti, di fermata a Foggia come se fosse la più grande innovazione mai ricevuta dalla città che, ricordiamo, in tempi passati era un grande snodo ferroviario e oggi rischia di vedersi bypassata nella tratta Napoli – Bari.
Se questo “masterplan” verrà speriamo. sia il benvenuto, e che sia qualcosa di più serio del “… però vi abbiamo dato… i freccia rossa… ecc. ecc.” e forse sarebbe anche opportuno che qualche politico da sud si chieda come mai si sia persa traccia, come scriveva anche ieri Lugi Vicinanza su “L’Espresso”, degli “Stati Generali del Sud” promessi dal Premier. Per carità, fidiamoci, ma non è che pure stavolta tutto finisce in una bolla di sapone per “il paradiso abitato da poveri diavoli” ? 

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giovedì 3 settembre 2015

SUD CUORE IMMENSO


Di Antonio Rosato

Novembre 1943, la feroce battaglia sulla linea GUSTAV assume aspetti che Dante avrebbe potuto descrivere solo aggiungendo un girone in più nell’Inferno della sua divina commedia, il girone peggiore, quello più crudele e zeppo di sofferenze inenarrabili forse. 

Fortificazioni tedesche ben congeniate e alleati dall’altra parte del Garigliano convinti di sfondare si giocano la crudele partita a suon di assalti e bombardamenti incessanti via mare, terra e aria. Al centro la popolazione civile, ignara e ottenebrata dagli eventi al centro della disputa. Perlopiù vecchi donne e bambini perché gli uomini in salute sono chi al fronte, chi prigioniero nei vari campi di lavoro o concentramento sparsi in giro per il mondo. 

Manca cibo, manca acqua potabile. Le bestie quali requisite per soddisfare le esigenze alimentari dei tedeschi, quali cadute sotto le bombe assieme ai loro padroni. Fame e freddo sono solo un contorno alle sofferenze dei feriti, mutilati o morti sotto gli attacchi. Ricoveri non ve ne sono, ne tantomeno ripari poiché il 100% delle abitazioni in alcuni comuni come Castelforte e San Cosma e Damiano sono state abbattute dai bombardamenti. Gli altri invece, quelle donne e bambini o anziani graziati da quella mano invisibile che ha deviato quella scheggia o quella raffica, si porteranno per il resto della vita  fino alla tomba danni psicologici mai sanati. Giorni e giorni senza dormire, e notti illuminate a giorno dai traccianti o dalle granate. Lacrime non se ne versano più, finite da tempo,  e i bambini, quando i bombardamenti erano meno fitti o si spostavano sulle montagne, giocavano tra le macerie con la neve caduta copiosa o i resti delle granate, e spesso anche inesplose o esplose tra piccole ed innocenti  mani che hanno come unica colpa quella di essere venuti al mondo negli anni sbagliati.
Ma dopo mesi e mesi insonni, mangiando erba destinate solitamente alle capre, sradicata tra i muri o nei fossi in paese, perchè fuori paese i campi minati non permettevano di andare, e rassegnati alla morte, arriva la speranza di salvezza. Sotto i bombardamenti vengono sfilati gli abitanti per portarli la dove la guerra non c’è. Mia nonna mi raccontava sempre di quella notte. 

Mio zio che appena camminava e mio padre di pochi giorni  nato sotto i bombardamenti del 23 dicembre del “43 legato con una sciarpa dietro le spalle, si incamminarono assieme ad altre persone. Con gli occhi ancora pieni di terrore e sgranati come se fosse stato ieri mi narrava di quando per non inciampare sulle mine a strappo passavano sui morti del Rio Ravi. Senza scarpe e senza bagagli. Mettendo i piedi uno dietro l’altro sui morti perchè il passaggio era più sicuro. Spesso, senza toccare terra per metri e metri. Giorni di cammino, e poi i camion. Salirono su senza neanche sapere la destinazione, senza chiedere, senza cibo acqua e con l’unico bagaglio al seguito quello della speranza.

La guerra oramai era alle spalle anche se i fischi delle granate e dei proiettili ancora restavano nelle orecchie. Ad essere sincero penso che questi non siano mai andati via e sia poi invecchiata con questi sibili nelle  orecchie e nella testa, solo che non ne parlava, ma sicuramente ci conviveva. I mezzi diretti a sud, quel profondo sud che Lei non aveva mai ne visto nè visitato. Quel Sud meraviglioso che ha accolto questi sfollati a braccia aperte. Lei nello specifico fu destinata assieme ad altre famiglie in quel di CARBONE in provincia di Potenza. Furono accolti con pane appositamente sfornato e formaggio. Sapori oramai dimenticati da mesi. Mi racconta di compaesani che appena messo il primo boccone in bocca hanno dato di stomaco perche vuoto da troppi giorni e non più abituato a ricevere cibo. Ogni famiglia di Carbone, ma cosi anche a Castrovillari, Cittanova, Maratea etc, aprirono le porte di casa a questi profughi di guerra. Profughi definiti allora SFOLLATI.

Ridotti a poco più che ruderi umani, dove non si capiva se la pelle era osso o ancora poteva definirsi pelle, entrarono in una casa vera dopo mesi. Casa aperta e messa a disposizione di persone sconosciute. Cose che solo al Sud forse possono accadere. La gara di solidarietà in paese fu commovente, con scene da da libro “Cuore”. Latte per i bambini, uova e maccheroni fatti in casa, cotti sul fuoco del camino. Quel fuoco che emanava non calore, ma amore. 

Quell’amore meridionale che abbiamo nel sangue. Da noi l’ospite ancora oggi è sacro.  Queste persone erano sfortunate, erano sfollati come i Siriani oggi. E si parlava con i propri figli mettendoli al corrente che da quella sera avrebbero diviso la stanza con un bambino bisognoso, più sfortunato di loro, per questo bisognava stringersi un pochettino di più e condividere tutto. 

Scarpe nuove e vestiti per i bambini “SFOLLATI” e per le mamme. Un letto, cibo e il caldo di una casa. Tutto questo, pensate, senza chiedere nulla in cambio e spessissimo senza neanche capirsi perché i dialetti erano troppo diversi e non tutti conoscevano l’italiano imposto 60 anni prima. Sfollati, cosi si chiamavano. 

Ma oggi il sud non ha perso quel grande cuore e quell’amore che ha verso l’essere umano e per il prossimo. Anche oggi il nostro meridione strappa dall’acqua quei migranti disperati provenienti chi sa da dove. Sulle coste siciliane non si chiede il passaporto, quelle sono cose per buracrati senza faccia e senza cuore. Ma si offre una coperta per scaldarsi, o un paio di ciabatte. Non si chiede al bambino da dove viene, ma gli si offre il cartone di latte e qualche biscotto. Non siamo come alcuni governanti gelidi e senza cuore del nord italia e nord europa. Noi siamo il sud. Che si chiamino sfollati, o profughi, o migranti a noi non interessa. Ho visto in Tv donne meridionali piangere, commosse dalle condizioni e dai racconti di quella povera gente che qualcuno invece vorrebbe affondare a mare. 

Ho visto anziani portare dei panini e vestitini dismessi dei nipotini. Senza chiedere nulla in cambio, come nel “44. E il cuore che è diverso, la sensibilità verso il prossimo, di cui ne vado fiero, che è diversa. Mai nessuno si sognerebbe nel nostro sud di costruire muri o barricate. Nessuno si sognerebbe di tatuare su un braccio un numero. Nessuno si preoccuperebbe di innalzare barriere di filo spinato o far rincorrere dai cani i migranti. Noi siamo il sud, cosi diverso, cosi civile, cosi solidale e cosi ospitale. Non ci importa il colore della pelle, nè il passaporto. 

E mentre nei palazzi Europei in francese o in inglese non si prendono decisioni, da noi al sud senza capirsi , senza conoscere l’arabo o il francese si aiutano queste persone a prescindere da ogni altra considerazione. Si porge la mano verso  il mare e si tira fuori quell’essere spaventato e indifeso che in quel momento ha bisogno. Questo è il nostro sud, e ne vado fiero e orgoglioso. Mentre ad altre latitudini politivi e faccendieri si accapigliano nei palazzi facendo a gara a chi è più razzista,noi siamo diversi da sempre. E la storia lo dice. Vorrei concludere questo mio post con delle parole prese in prestito da un grandissimo meridionale, Totò. 
Parole che vorrei dedicare a quelli che fanno barricate o vorrebbero bombardare i barconi. Parole però, che forse solo noi riusciamo seriamente a comprendere e farle nostre nell’animo:


“Perciò,stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"



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Di Antonio Rosato

Novembre 1943, la feroce battaglia sulla linea GUSTAV assume aspetti che Dante avrebbe potuto descrivere solo aggiungendo un girone in più nell’Inferno della sua divina commedia, il girone peggiore, quello più crudele e zeppo di sofferenze inenarrabili forse. 

Fortificazioni tedesche ben congeniate e alleati dall’altra parte del Garigliano convinti di sfondare si giocano la crudele partita a suon di assalti e bombardamenti incessanti via mare, terra e aria. Al centro la popolazione civile, ignara e ottenebrata dagli eventi al centro della disputa. Perlopiù vecchi donne e bambini perché gli uomini in salute sono chi al fronte, chi prigioniero nei vari campi di lavoro o concentramento sparsi in giro per il mondo. 

Manca cibo, manca acqua potabile. Le bestie quali requisite per soddisfare le esigenze alimentari dei tedeschi, quali cadute sotto le bombe assieme ai loro padroni. Fame e freddo sono solo un contorno alle sofferenze dei feriti, mutilati o morti sotto gli attacchi. Ricoveri non ve ne sono, ne tantomeno ripari poiché il 100% delle abitazioni in alcuni comuni come Castelforte e San Cosma e Damiano sono state abbattute dai bombardamenti. Gli altri invece, quelle donne e bambini o anziani graziati da quella mano invisibile che ha deviato quella scheggia o quella raffica, si porteranno per il resto della vita  fino alla tomba danni psicologici mai sanati. Giorni e giorni senza dormire, e notti illuminate a giorno dai traccianti o dalle granate. Lacrime non se ne versano più, finite da tempo,  e i bambini, quando i bombardamenti erano meno fitti o si spostavano sulle montagne, giocavano tra le macerie con la neve caduta copiosa o i resti delle granate, e spesso anche inesplose o esplose tra piccole ed innocenti  mani che hanno come unica colpa quella di essere venuti al mondo negli anni sbagliati.
Ma dopo mesi e mesi insonni, mangiando erba destinate solitamente alle capre, sradicata tra i muri o nei fossi in paese, perchè fuori paese i campi minati non permettevano di andare, e rassegnati alla morte, arriva la speranza di salvezza. Sotto i bombardamenti vengono sfilati gli abitanti per portarli la dove la guerra non c’è. Mia nonna mi raccontava sempre di quella notte. 

Mio zio che appena camminava e mio padre di pochi giorni  nato sotto i bombardamenti del 23 dicembre del “43 legato con una sciarpa dietro le spalle, si incamminarono assieme ad altre persone. Con gli occhi ancora pieni di terrore e sgranati come se fosse stato ieri mi narrava di quando per non inciampare sulle mine a strappo passavano sui morti del Rio Ravi. Senza scarpe e senza bagagli. Mettendo i piedi uno dietro l’altro sui morti perchè il passaggio era più sicuro. Spesso, senza toccare terra per metri e metri. Giorni di cammino, e poi i camion. Salirono su senza neanche sapere la destinazione, senza chiedere, senza cibo acqua e con l’unico bagaglio al seguito quello della speranza.

La guerra oramai era alle spalle anche se i fischi delle granate e dei proiettili ancora restavano nelle orecchie. Ad essere sincero penso che questi non siano mai andati via e sia poi invecchiata con questi sibili nelle  orecchie e nella testa, solo che non ne parlava, ma sicuramente ci conviveva. I mezzi diretti a sud, quel profondo sud che Lei non aveva mai ne visto nè visitato. Quel Sud meraviglioso che ha accolto questi sfollati a braccia aperte. Lei nello specifico fu destinata assieme ad altre famiglie in quel di CARBONE in provincia di Potenza. Furono accolti con pane appositamente sfornato e formaggio. Sapori oramai dimenticati da mesi. Mi racconta di compaesani che appena messo il primo boccone in bocca hanno dato di stomaco perche vuoto da troppi giorni e non più abituato a ricevere cibo. Ogni famiglia di Carbone, ma cosi anche a Castrovillari, Cittanova, Maratea etc, aprirono le porte di casa a questi profughi di guerra. Profughi definiti allora SFOLLATI.

Ridotti a poco più che ruderi umani, dove non si capiva se la pelle era osso o ancora poteva definirsi pelle, entrarono in una casa vera dopo mesi. Casa aperta e messa a disposizione di persone sconosciute. Cose che solo al Sud forse possono accadere. La gara di solidarietà in paese fu commovente, con scene da da libro “Cuore”. Latte per i bambini, uova e maccheroni fatti in casa, cotti sul fuoco del camino. Quel fuoco che emanava non calore, ma amore. 

Quell’amore meridionale che abbiamo nel sangue. Da noi l’ospite ancora oggi è sacro.  Queste persone erano sfortunate, erano sfollati come i Siriani oggi. E si parlava con i propri figli mettendoli al corrente che da quella sera avrebbero diviso la stanza con un bambino bisognoso, più sfortunato di loro, per questo bisognava stringersi un pochettino di più e condividere tutto. 

Scarpe nuove e vestiti per i bambini “SFOLLATI” e per le mamme. Un letto, cibo e il caldo di una casa. Tutto questo, pensate, senza chiedere nulla in cambio e spessissimo senza neanche capirsi perché i dialetti erano troppo diversi e non tutti conoscevano l’italiano imposto 60 anni prima. Sfollati, cosi si chiamavano. 

Ma oggi il sud non ha perso quel grande cuore e quell’amore che ha verso l’essere umano e per il prossimo. Anche oggi il nostro meridione strappa dall’acqua quei migranti disperati provenienti chi sa da dove. Sulle coste siciliane non si chiede il passaporto, quelle sono cose per buracrati senza faccia e senza cuore. Ma si offre una coperta per scaldarsi, o un paio di ciabatte. Non si chiede al bambino da dove viene, ma gli si offre il cartone di latte e qualche biscotto. Non siamo come alcuni governanti gelidi e senza cuore del nord italia e nord europa. Noi siamo il sud. Che si chiamino sfollati, o profughi, o migranti a noi non interessa. Ho visto in Tv donne meridionali piangere, commosse dalle condizioni e dai racconti di quella povera gente che qualcuno invece vorrebbe affondare a mare. 

Ho visto anziani portare dei panini e vestitini dismessi dei nipotini. Senza chiedere nulla in cambio, come nel “44. E il cuore che è diverso, la sensibilità verso il prossimo, di cui ne vado fiero, che è diversa. Mai nessuno si sognerebbe nel nostro sud di costruire muri o barricate. Nessuno si sognerebbe di tatuare su un braccio un numero. Nessuno si preoccuperebbe di innalzare barriere di filo spinato o far rincorrere dai cani i migranti. Noi siamo il sud, cosi diverso, cosi civile, cosi solidale e cosi ospitale. Non ci importa il colore della pelle, nè il passaporto. 

E mentre nei palazzi Europei in francese o in inglese non si prendono decisioni, da noi al sud senza capirsi , senza conoscere l’arabo o il francese si aiutano queste persone a prescindere da ogni altra considerazione. Si porge la mano verso  il mare e si tira fuori quell’essere spaventato e indifeso che in quel momento ha bisogno. Questo è il nostro sud, e ne vado fiero e orgoglioso. Mentre ad altre latitudini politivi e faccendieri si accapigliano nei palazzi facendo a gara a chi è più razzista,noi siamo diversi da sempre. E la storia lo dice. Vorrei concludere questo mio post con delle parole prese in prestito da un grandissimo meridionale, Totò. 
Parole che vorrei dedicare a quelli che fanno barricate o vorrebbero bombardare i barconi. Parole però, che forse solo noi riusciamo seriamente a comprendere e farle nostre nell’animo:


“Perciò,stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"



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lunedì 31 agosto 2015

EUROPA.: …si è coricata vestita per non uscire!

Di Bruno Pappalardo

Come si chiama …Mocherino,…Moscerino,…no, no, Mogherini , si insomma la ministra italiana dell’ Estero d’ Europea?
Ecco era una buona occasione perché qualcuno ricordasse il suo egregio nome; peccato!
E quell’altra per la legislazione, relazioni interistituzionali, Stato di diritto e Carta dei diritti fondamentali  Věra Jourová Rep. Ceca Rep. e uguaglianza di genere o confondo conFrans Timmermans della commissione Juncher.   
Sono andati questi signori  sui confini dell’Ungheria?
SI sono presentati per verificare che non si verificasse che questo Paese non voglia tentare un genocidio nei confronti dei profughi siriani impediti da fili spinati?
Vogliono solo passare e per raggiungere la Germania.
C’è forse qualche accordo con la Merkel che ultimamente ha dichiarato apertamente di volere che l’Europa e in particolare il suo Paese  accoglierà questo popolo,  mentre poi, sotto, sotto,  boicotta ogni tentativo di accoglienza?
Si tratta soltanto di controllarli e sfamare questi disgraziati e non colpirli con lacrimogeni, bastoni e mezzi blindati. Si tratta di non rifiutare loro un diritto umano e previsto dalla Carta dei diritti Europea e di tutti i paesi occidentali e non.  Serve per dichiarare che L’Europa esiste.
Nessuno è andato, dunque, nulla, nessuna Europa esiste!
Intorno il silenzio degli equilibri.
Ma neppure si sono udite campane a morte,… anche se ce ne fossero…
Manco il vento che lascia sul terreno una foglia.
L’Europa? E’ un Terzo pianeta da cui non raccogliere neppure un sassolino che possa raccontare che un giorno passò da lì davvero il vento per lasciare un segno.
L’Europa è impareggiabile a non lasciar alcun segno dell’Uomo.
Ha la straordinaria  capacità di sparire, …talvolta una moneta però  si è affossata nella sottile polvere  che mostra intorno alcuna traccia di piedi testimoniando la Sua Lontananza.
Eppure quanto determinata forza per distruggere Atene,  …che rigore, non smesso per la piccola Grecia.
Tsipras per loro non esisti perché loro non esistono e devo spesso provare a ricordarmelo.



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Di Bruno Pappalardo

Come si chiama …Mocherino,…Moscerino,…no, no, Mogherini , si insomma la ministra italiana dell’ Estero d’ Europea?
Ecco era una buona occasione perché qualcuno ricordasse il suo egregio nome; peccato!
E quell’altra per la legislazione, relazioni interistituzionali, Stato di diritto e Carta dei diritti fondamentali  Věra Jourová Rep. Ceca Rep. e uguaglianza di genere o confondo conFrans Timmermans della commissione Juncher.   
Sono andati questi signori  sui confini dell’Ungheria?
SI sono presentati per verificare che non si verificasse che questo Paese non voglia tentare un genocidio nei confronti dei profughi siriani impediti da fili spinati?
Vogliono solo passare e per raggiungere la Germania.
C’è forse qualche accordo con la Merkel che ultimamente ha dichiarato apertamente di volere che l’Europa e in particolare il suo Paese  accoglierà questo popolo,  mentre poi, sotto, sotto,  boicotta ogni tentativo di accoglienza?
Si tratta soltanto di controllarli e sfamare questi disgraziati e non colpirli con lacrimogeni, bastoni e mezzi blindati. Si tratta di non rifiutare loro un diritto umano e previsto dalla Carta dei diritti Europea e di tutti i paesi occidentali e non.  Serve per dichiarare che L’Europa esiste.
Nessuno è andato, dunque, nulla, nessuna Europa esiste!
Intorno il silenzio degli equilibri.
Ma neppure si sono udite campane a morte,… anche se ce ne fossero…
Manco il vento che lascia sul terreno una foglia.
L’Europa? E’ un Terzo pianeta da cui non raccogliere neppure un sassolino che possa raccontare che un giorno passò da lì davvero il vento per lasciare un segno.
L’Europa è impareggiabile a non lasciar alcun segno dell’Uomo.
Ha la straordinaria  capacità di sparire, …talvolta una moneta però  si è affossata nella sottile polvere  che mostra intorno alcuna traccia di piedi testimoniando la Sua Lontananza.
Eppure quanto determinata forza per distruggere Atene,  …che rigore, non smesso per la piccola Grecia.
Tsipras per loro non esisti perché loro non esistono e devo spesso provare a ricordarmelo.



domenica 30 agosto 2015

IL PIAGNISTEO

Di Bruno  Pappalardo, 

Non c’è la faccio più!
Sono in forte astinenza. Troppo tempo è passato! Ho provato a starmene fermo per postare mie note.  Eh, …beh, è molto più di una settimana! …Ammazza!
Il fatto è che ogni volta che stavo per preparare una nota, ebbene, mi pareva di vedermi dinanzi la figura del Premier che m'additava come un  “piagnicolatone ” insomma un canonico meridionale è sempre e solo ,… “pronto al,  lamento”. Un pregiudizio? …boh, che ne so?!?
M’ero lasciato talmente suggestionare che invece di credere di scrivere, stavo a gemere.  Perché è così! 
Se un meridionale parla del buon gusto di un gelato sta lamentandosi!
Se un meridionale  sta per dire alla vecchietta sul marciapiede, “tranquilla v’aiuto ad attraversare”, ebbene, anche in quel caso, sotto, sotto,  sta lamentandosi perché, anche se non lo dice chiaramente, sta sottolineando che non sono presenti dei sottopassaggi!  Insomma  è un chiara dichiarazione di “ opposizione ad oltranza alle istituzioni”. Si è così!  


Vi ricordate la straordinaria scenetta del grande Petrolini, in “NERONE, imperatore romano” che non poteva aprir bocca per proferire un argomento ma veniva continuamente interrotto per ridurlo al silenzio e anche decantare ed esaltare come tutti coloro che saltano sul carro dei vincitori  ??
 La scena: Nerone (Petrolini)  ha bruciato Roma; ora è davanti al popolo che non lo acclama tranne  i propri  cortigiani che gli sono Alle spalle, Poppea  gli chiede di lanciarsi in uno dei suoi strabocchevoli discorsi, diciamo alla Renzi.
EGLOGE (entrando con un urlo di terrore ): Cesaretto te vonno ammazzà!  Tu sei responsabile dell'incendio.
NERONE  : Io responsabile dell'incendio. No! Sono assicurato con la Fondiaria.
NERONE: Sta bene, parlerò col popolo, ma non mi lasciate solo,  venitemi a tergo...
Si avvia al podio, ma delle urla improvvise lo fanno retrocedere frettolosamente più di una volta. Ci ritorna  ma viene accolto nuovamente dalle grida ma rimane al podio…  
NERONE: Stupido... Ignobile plebaja! Così ricompensate i sacrifici fatti per voi? Ritiratevi, dimostratevi uomini e domani Roma rinascerà più bella e più superba che pria...
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE: Grazie. (rivolgendosi a Egloge e a Poppea:) “ E' piaciuta questa parola,... pria... Il popolo quando sente delle parole difficili si affeziona... Ora gliela ridico... Più bella e più superba che pria”.
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE; ( più affrettatamente cercando di sorprendere il popolo) “Più bella e più superba che pria...
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE: Più bella... grazie.
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE: ... Zie.
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE (facendo il gesto di dire la parola pria, senza però dirla.)
VOCE (d. d.): Bravo!
 ……...( continua)…..
ECCO IL MERIDIONALE E’ COME  ETTORE PETROLINI;  qualsiasi cosa dica e appena apre bocca  per dire che “ IL PAPA STA A ROMA”  viene colpito dalla SCOMUNICA del“LAMENTO CONTINUO”. ottimo sistema per imbavagliare un popolo.  INFATTI NON E’ PER PREGIUDIZIO (sono furbi e fanno di tutto perché persista il preconcetto) ma  è solo un  METODO STRUMENTALE PER TACITARLO!  

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Di Bruno  Pappalardo, 

Non c’è la faccio più!
Sono in forte astinenza. Troppo tempo è passato! Ho provato a starmene fermo per postare mie note.  Eh, …beh, è molto più di una settimana! …Ammazza!
Il fatto è che ogni volta che stavo per preparare una nota, ebbene, mi pareva di vedermi dinanzi la figura del Premier che m'additava come un  “piagnicolatone ” insomma un canonico meridionale è sempre e solo ,… “pronto al,  lamento”. Un pregiudizio? …boh, che ne so?!?
M’ero lasciato talmente suggestionare che invece di credere di scrivere, stavo a gemere.  Perché è così! 
Se un meridionale parla del buon gusto di un gelato sta lamentandosi!
Se un meridionale  sta per dire alla vecchietta sul marciapiede, “tranquilla v’aiuto ad attraversare”, ebbene, anche in quel caso, sotto, sotto,  sta lamentandosi perché, anche se non lo dice chiaramente, sta sottolineando che non sono presenti dei sottopassaggi!  Insomma  è un chiara dichiarazione di “ opposizione ad oltranza alle istituzioni”. Si è così!  


Vi ricordate la straordinaria scenetta del grande Petrolini, in “NERONE, imperatore romano” che non poteva aprir bocca per proferire un argomento ma veniva continuamente interrotto per ridurlo al silenzio e anche decantare ed esaltare come tutti coloro che saltano sul carro dei vincitori  ??
 La scena: Nerone (Petrolini)  ha bruciato Roma; ora è davanti al popolo che non lo acclama tranne  i propri  cortigiani che gli sono Alle spalle, Poppea  gli chiede di lanciarsi in uno dei suoi strabocchevoli discorsi, diciamo alla Renzi.
EGLOGE (entrando con un urlo di terrore ): Cesaretto te vonno ammazzà!  Tu sei responsabile dell'incendio.
NERONE  : Io responsabile dell'incendio. No! Sono assicurato con la Fondiaria.
NERONE: Sta bene, parlerò col popolo, ma non mi lasciate solo,  venitemi a tergo...
Si avvia al podio, ma delle urla improvvise lo fanno retrocedere frettolosamente più di una volta. Ci ritorna  ma viene accolto nuovamente dalle grida ma rimane al podio…  
NERONE: Stupido... Ignobile plebaja! Così ricompensate i sacrifici fatti per voi? Ritiratevi, dimostratevi uomini e domani Roma rinascerà più bella e più superba che pria...
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE: Grazie. (rivolgendosi a Egloge e a Poppea:) “ E' piaciuta questa parola,... pria... Il popolo quando sente delle parole difficili si affeziona... Ora gliela ridico... Più bella e più superba che pria”.
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE; ( più affrettatamente cercando di sorprendere il popolo) “Più bella e più superba che pria...
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE: Più bella... grazie.
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE: ... Zie.
VOCE (d. d.): Bravo!
NERONE (facendo il gesto di dire la parola pria, senza però dirla.)
VOCE (d. d.): Bravo!
 ……...( continua)…..
ECCO IL MERIDIONALE E’ COME  ETTORE PETROLINI;  qualsiasi cosa dica e appena apre bocca  per dire che “ IL PAPA STA A ROMA”  viene colpito dalla SCOMUNICA del“LAMENTO CONTINUO”. ottimo sistema per imbavagliare un popolo.  INFATTI NON E’ PER PREGIUDIZIO (sono furbi e fanno di tutto perché persista il preconcetto) ma  è solo un  METODO STRUMENTALE PER TACITARLO!  

sabato 29 agosto 2015

CRESCE SEMPRE DI PIU' LA COMMUNITY DEL PARTITO DEL SUD ! 20.000 A DIFESA DEL SUD !




Cresce sempre più la Community che quotidianamente segue il Partito del Sud anche su facebook, oggi siamo arrivati a 20.000 fan !

Seguiteci su : https://www.facebook.com/PdelSud?fref=nf

Con questo risultato siamo di gran lunga la maggior Community su facebook fra tutte quelle di movimenti politici/partiti meridionalisti o..."sudisti".

Lo stesso dicasi su Twitter su: https://twitter.com/PdSUD

Continuate a seguirci e non ve ne pentirete; quotidianamente posteremo oltre alle notizie dell'attività del nostro Partito, approfondimenti politici ma anche curiosità, notizie sulla cultura e sulla vera storia del Sud come non avete mai avuto modo di sentire.

Grazie a tutti per il sostegno ed il supporto.
Staff Amministratori


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Cresce sempre più la Community che quotidianamente segue il Partito del Sud anche su facebook, oggi siamo arrivati a 20.000 fan !

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Con questo risultato siamo di gran lunga la maggior Community su facebook fra tutte quelle di movimenti politici/partiti meridionalisti o..."sudisti".

Lo stesso dicasi su Twitter su: https://twitter.com/PdSUD

Continuate a seguirci e non ve ne pentirete; quotidianamente posteremo oltre alle notizie dell'attività del nostro Partito, approfondimenti politici ma anche curiosità, notizie sulla cultura e sulla vera storia del Sud come non avete mai avuto modo di sentire.

Grazie a tutti per il sostegno ed il supporto.
Staff Amministratori


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venerdì 28 agosto 2015

L’industria italiana che va

Di Antonio Rosato

PIL, Spred, taglio dei tassi, costo del denaro e tante altre belle parole legate all’economia ascoltiamo o leggiamo ogni giorno. Spesso sono parole legate alla crisi o alla disoccupazione o alla ripresa italiana. Molte volte sono parole che hanno il sapore del peccato originale, a cui serve l’acqua Santa del battesimo per togliere la macchia che le lega alla disoccupazione piuttosto che al crollo delle borse o ad altre disgrazie economiche.
Ad aprire un giornale o ascoltare un telegiornale sembrerebbe proprio che siamo messi malino. Ma non sempre è tutto marcio o tutto negativo. C’è un’industria italiana che va. Sembra strano vero? Eppure è così. 
Starete pensando all’industria del made in italy o dei grandi marchi del lusso. Si il lusso non è in crisi verissimo, ma ci sono altre industrie che fanno bei fatturati di cui nessuno ne parla. Con un po’ di critico e leggero sarcasmo ne scegliamo due che sono sotto gli occhi di tutti ma che fatturano grandissime somme passando quasi inosservate.

Il Calcio è tra le top ten ad esempio. Si proprio il calcio è tra le prime industrie del nostro paese. Ogni anno muove circa 10 miliardi di euro, si capito benissimo 10 miliardi di euro, spicciolo più, spicciolo meno. Da lavoro a mezzo milione di persone in Italia e versa allo stato italiano un contributo fiscale che sfiora il miliardo e mezzo all’anno. Numeri da paura, che se poi li sommiamo all’indotto ci ritroviamo un giro d’affari pari al 5,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL) del paese. 
Se ci fermiamo a riflettere un attimo e non pensiamo solo a Juve, Napoli, Milan, Roma eccetera eccetera, ma scendiamo alla retta pagata alla scuola calcio del nostro piccolo paesello, o del quartiere della nostra metropoli, iniziamo a capire meglio di cosa parliamo. Se aggiungiamo le scommesse, il merchandising , diritti televisivi e qualche volta anche quote azionarie di grosse società quotate in borsa non si fa più fatica a comprendere quei grandi numeri citati prima. 
Un’industria che non da segni di flessioni e che ogni anno si conferma come tra le prime grande industrie del nostro bel paese.
Ma c’è ancora un’altra industria che ha le vele gonfie e graziata anche del vento favorevole e viaggia bene. Anche questa non è qualcosa di nascosto, anzi e sotto gli occhi di tutti, ma per quanto visibile sembra quasi un’industria ombra, fastidiosa forse, di cui meglio non vantarsi e quindi taciuta.

E’ l’industria delle armi e delle munizioni. E si, anche questa viaggia alla grande, e come se viaggia. Un made in italy di altissima qualità che non conosce crisi, anzi il paradosso che proprio la dove la crisi e più nera lei fa affari. Solo nel 2014 ha esportato nel nord Africa (dati dell’istituto “Archivio Disarmo”) circa 30 milioni di euro in armi leggere. Sebbene i più grandi clienti sono nel nord America  ed Europa, a me preoccupa soprattutto questo mercato senza controllo verso paesi come Libia (solo per citarne uno), armi vendute con assoluta disinvoltura alla faccia di Talebani o ISIS che sia.

La cosa che mi fa rabbrividire e che si paventa un’intervento armato a guida presumibilmente italiana in questo paese. E pensare che un operaio della Val Trompia che lavora per la costruzione di una carabina o una granata che potrebbe uccidere il suo vicino di casa, o suo figlio arruolatosi ed impegnato in quell’area a me fa accapponare la pelle. Si perché questo rischio non è ipotetico, ma reale e crudele allo stesso tempo. 

Allora mi domando e dico: “ come può il governo italiano o l’Europa permettere una vendita di armi da guerra, munizionamento o granate senza interessarsi nelle mani di chi vanno a finire?”. Solo per il fatturato? Solo per dare un colpo al PIL? Pensiamo che i dati parlano di quasi mezzo miliardo di euro legati alla sola esportazioni di armi leggere. 

Come Partito del Sud abbiamo radicato nel DNA e nello Statuto, così come da Costituzione italiana, il no alla guerra pur sapendo che la battaglia politica e culturale per questa nostra convinzione è impari e molto difficile da conseguire. Ed e facile dire no senza fare proposte o trovare soluzioni. Ma noi non siamo il partito dei no, noi diciamo la nostra opinione, facciamo proposte concrete e denunce. 

Chiediamo al Governo italiano di vietare esportazioni di armi e munizioni destinati a quei paesi dove i diritti umani vengono violati, dove infuriano guerre, dove ci sono gruppi terroristici riconosciuti internazionalmente come tali, divieto di esportazione verso quei paesi europei in fase di conflitto o tensioni etniche (es.Balcani e Ucraina), divieto di esportazione in quei paesi dove e prevista la pena di morte o torture, divieto la dove queste armi possano essere impiegate come strumento di offesa e non difesa. 
Chiediamo al governo Italiano che si faccia promotore per cambiare anche le normative internazionali sulla vendita libera di armi, e farsi promotore della formazione di uno strumento/organo internazionale/neutrale  adibito al controllo, alla verifica e il rispetto di quelle  normative dai contenuti sopracitati , per le esportazioni di armi ed esplosivi da noi. Non possiamo sentirci responsabili della morte di innocenti nel mondo, e non possiamo tollerare che armi italiane possano essere puntate contro i nostri cittadini e soldati sparsi nel mondo. 

Non è quel Made in italy di cui noi andiamo orgogliosi e fieri, ma se non possiamo sopprimere questa industria per ovvi motivi, almeno possiamo e vogliamo limitarne i danni.

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Di Antonio Rosato

PIL, Spred, taglio dei tassi, costo del denaro e tante altre belle parole legate all’economia ascoltiamo o leggiamo ogni giorno. Spesso sono parole legate alla crisi o alla disoccupazione o alla ripresa italiana. Molte volte sono parole che hanno il sapore del peccato originale, a cui serve l’acqua Santa del battesimo per togliere la macchia che le lega alla disoccupazione piuttosto che al crollo delle borse o ad altre disgrazie economiche.
Ad aprire un giornale o ascoltare un telegiornale sembrerebbe proprio che siamo messi malino. Ma non sempre è tutto marcio o tutto negativo. C’è un’industria italiana che va. Sembra strano vero? Eppure è così. 
Starete pensando all’industria del made in italy o dei grandi marchi del lusso. Si il lusso non è in crisi verissimo, ma ci sono altre industrie che fanno bei fatturati di cui nessuno ne parla. Con un po’ di critico e leggero sarcasmo ne scegliamo due che sono sotto gli occhi di tutti ma che fatturano grandissime somme passando quasi inosservate.

Il Calcio è tra le top ten ad esempio. Si proprio il calcio è tra le prime industrie del nostro paese. Ogni anno muove circa 10 miliardi di euro, si capito benissimo 10 miliardi di euro, spicciolo più, spicciolo meno. Da lavoro a mezzo milione di persone in Italia e versa allo stato italiano un contributo fiscale che sfiora il miliardo e mezzo all’anno. Numeri da paura, che se poi li sommiamo all’indotto ci ritroviamo un giro d’affari pari al 5,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL) del paese. 
Se ci fermiamo a riflettere un attimo e non pensiamo solo a Juve, Napoli, Milan, Roma eccetera eccetera, ma scendiamo alla retta pagata alla scuola calcio del nostro piccolo paesello, o del quartiere della nostra metropoli, iniziamo a capire meglio di cosa parliamo. Se aggiungiamo le scommesse, il merchandising , diritti televisivi e qualche volta anche quote azionarie di grosse società quotate in borsa non si fa più fatica a comprendere quei grandi numeri citati prima. 
Un’industria che non da segni di flessioni e che ogni anno si conferma come tra le prime grande industrie del nostro bel paese.
Ma c’è ancora un’altra industria che ha le vele gonfie e graziata anche del vento favorevole e viaggia bene. Anche questa non è qualcosa di nascosto, anzi e sotto gli occhi di tutti, ma per quanto visibile sembra quasi un’industria ombra, fastidiosa forse, di cui meglio non vantarsi e quindi taciuta.

E’ l’industria delle armi e delle munizioni. E si, anche questa viaggia alla grande, e come se viaggia. Un made in italy di altissima qualità che non conosce crisi, anzi il paradosso che proprio la dove la crisi e più nera lei fa affari. Solo nel 2014 ha esportato nel nord Africa (dati dell’istituto “Archivio Disarmo”) circa 30 milioni di euro in armi leggere. Sebbene i più grandi clienti sono nel nord America  ed Europa, a me preoccupa soprattutto questo mercato senza controllo verso paesi come Libia (solo per citarne uno), armi vendute con assoluta disinvoltura alla faccia di Talebani o ISIS che sia.

La cosa che mi fa rabbrividire e che si paventa un’intervento armato a guida presumibilmente italiana in questo paese. E pensare che un operaio della Val Trompia che lavora per la costruzione di una carabina o una granata che potrebbe uccidere il suo vicino di casa, o suo figlio arruolatosi ed impegnato in quell’area a me fa accapponare la pelle. Si perché questo rischio non è ipotetico, ma reale e crudele allo stesso tempo. 

Allora mi domando e dico: “ come può il governo italiano o l’Europa permettere una vendita di armi da guerra, munizionamento o granate senza interessarsi nelle mani di chi vanno a finire?”. Solo per il fatturato? Solo per dare un colpo al PIL? Pensiamo che i dati parlano di quasi mezzo miliardo di euro legati alla sola esportazioni di armi leggere. 

Come Partito del Sud abbiamo radicato nel DNA e nello Statuto, così come da Costituzione italiana, il no alla guerra pur sapendo che la battaglia politica e culturale per questa nostra convinzione è impari e molto difficile da conseguire. Ed e facile dire no senza fare proposte o trovare soluzioni. Ma noi non siamo il partito dei no, noi diciamo la nostra opinione, facciamo proposte concrete e denunce. 

Chiediamo al Governo italiano di vietare esportazioni di armi e munizioni destinati a quei paesi dove i diritti umani vengono violati, dove infuriano guerre, dove ci sono gruppi terroristici riconosciuti internazionalmente come tali, divieto di esportazione verso quei paesi europei in fase di conflitto o tensioni etniche (es.Balcani e Ucraina), divieto di esportazione in quei paesi dove e prevista la pena di morte o torture, divieto la dove queste armi possano essere impiegate come strumento di offesa e non difesa. 
Chiediamo al governo Italiano che si faccia promotore per cambiare anche le normative internazionali sulla vendita libera di armi, e farsi promotore della formazione di uno strumento/organo internazionale/neutrale  adibito al controllo, alla verifica e il rispetto di quelle  normative dai contenuti sopracitati , per le esportazioni di armi ed esplosivi da noi. Non possiamo sentirci responsabili della morte di innocenti nel mondo, e non possiamo tollerare che armi italiane possano essere puntate contro i nostri cittadini e soldati sparsi nel mondo. 

Non è quel Made in italy di cui noi andiamo orgogliosi e fieri, ma se non possiamo sopprimere questa industria per ovvi motivi, almeno possiamo e vogliamo limitarne i danni.

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Sud: Quei segnali positivi che ci devono allarmare


Di Michele Dell'Edera
“Ma come, dici che ci sono segnali positivi e dici pure che ci si deve allarmare ?” Si ! Ci sto pensando da molto tempo! Il Sud, sia pure tra mille contraddizioni e divisioni è riuscito a farsi sentire, ha fatto capire che non è più disposto ad aspettare come gli uccellini nel nido la mamma che, magari non arriva mai.
L’avvento di uomini politici del sud come Luigi de Magistris prima e Michele Emiliano dopo che hanno cominciato a far sentire la propria voce e a non madarla a dire, hanno scompaginato le fila di chi ama il sud degli stereotipi, il sud che pur non acconsentendo, tace. Ecco, queste persone, questi gruppi di potere vacillano un po’. Vacillano un po’ e si sono spaventati e quindi ecco che arrivano (meno male, ma come per magia) alcuni segnali positivi.
Si torna in tanti a parlare di Sud e questione Meridionale (da un buon ventennio pareva quasi che esistesse più una questione settentrionale). Trenitalia annuncia che dal 20 settembre il freccia rossa ETR500 arriverà con due corse giornaliere a Bari, Renzi annuncia ex cathedra un Masterplan per il Sud, l’alta velocità arriverà a Reggio Calabria. Del Rio dice che non è più ipotizzabile un sud nel quale non si investa in infrastrutture, qualche giornalista da poltrona dà consigli e tutti vissero felici e contenti.
Intendiamoci queste notizie, o meglio, queste buone intenzioni sono una buona cosa, meglio che niente, ma noi merdionali siamo troppo abituati a fidarci sulla parola, con una stretta di mano, con una buona parola e un po’ di speraanza riusciamo ad andare avanti mesi, anni, secoli qualche volta.
Ecco questa volta no ! Proviamo ad “allarmarci”. Proviamo a pensare che queste assicurazioni e promesse che arrivano da più parti possano essere un po’ come “lo stai sereno” detto ad Enrico Letta. Proviamo ad essere vigili, a non abbassare la guardia a spingere e a sostenere sempre più per un coordinamento tra regioni del sud e città metropolitane del sud (come quello promosso da Michele Emiliano), proviamo a non accontentarci più delle parole e delle pacche sulle spalle e di lavorare perché tutto questo si avveri e che dietro la parola “Sud” ci sia una strategia di un Paese che sul serio vuole ripartire, questa volta da sud.
Non ci accontenteremo, adesso il sud ha bisogno di strategie da sud e fatti concreti e di una governance che parta dai territori.

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Di Michele Dell'Edera
“Ma come, dici che ci sono segnali positivi e dici pure che ci si deve allarmare ?” Si ! Ci sto pensando da molto tempo! Il Sud, sia pure tra mille contraddizioni e divisioni è riuscito a farsi sentire, ha fatto capire che non è più disposto ad aspettare come gli uccellini nel nido la mamma che, magari non arriva mai.
L’avvento di uomini politici del sud come Luigi de Magistris prima e Michele Emiliano dopo che hanno cominciato a far sentire la propria voce e a non madarla a dire, hanno scompaginato le fila di chi ama il sud degli stereotipi, il sud che pur non acconsentendo, tace. Ecco, queste persone, questi gruppi di potere vacillano un po’. Vacillano un po’ e si sono spaventati e quindi ecco che arrivano (meno male, ma come per magia) alcuni segnali positivi.
Si torna in tanti a parlare di Sud e questione Meridionale (da un buon ventennio pareva quasi che esistesse più una questione settentrionale). Trenitalia annuncia che dal 20 settembre il freccia rossa ETR500 arriverà con due corse giornaliere a Bari, Renzi annuncia ex cathedra un Masterplan per il Sud, l’alta velocità arriverà a Reggio Calabria. Del Rio dice che non è più ipotizzabile un sud nel quale non si investa in infrastrutture, qualche giornalista da poltrona dà consigli e tutti vissero felici e contenti.
Intendiamoci queste notizie, o meglio, queste buone intenzioni sono una buona cosa, meglio che niente, ma noi merdionali siamo troppo abituati a fidarci sulla parola, con una stretta di mano, con una buona parola e un po’ di speraanza riusciamo ad andare avanti mesi, anni, secoli qualche volta.
Ecco questa volta no ! Proviamo ad “allarmarci”. Proviamo a pensare che queste assicurazioni e promesse che arrivano da più parti possano essere un po’ come “lo stai sereno” detto ad Enrico Letta. Proviamo ad essere vigili, a non abbassare la guardia a spingere e a sostenere sempre più per un coordinamento tra regioni del sud e città metropolitane del sud (come quello promosso da Michele Emiliano), proviamo a non accontentarci più delle parole e delle pacche sulle spalle e di lavorare perché tutto questo si avveri e che dietro la parola “Sud” ci sia una strategia di un Paese che sul serio vuole ripartire, questa volta da sud.
Non ci accontenteremo, adesso il sud ha bisogno di strategie da sud e fatti concreti e di una governance che parta dai territori.

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giovedì 27 agosto 2015

Sud, tra Masterplan, promesse e necessità di invertire la rotta


Di Natale Cuccurese
Dopo il drammatico rapporto Svimez e la direzione del PD del 7 agosto a Roma, Renzi è atteso per settembre alla presentazione del Masterplan sul Sud. In realtà Michele Emiliano aveva già presentato al riguardo, sul tavolo del Governo, un documento programmatico sul Mezzogiorno nel febbraio 2014  sottoscritto dopo adeguata discussione dai principali dirigenti del Partito Democratico del sud e inviato al segretario nazionale Pd poco prima del suo insediamento come Presidente del Consiglio, questo documento può rappresentare il punto di partenza della riflessione e dei relativi provvedimenti.
Ricordiamo a questo proposito che il 15 febbraio 2014 si era svolto a Bari il Convegno organizzato dal Partito del Sud con la presenza dell’allora Sindaco di Bari Michele Emiliano e del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris intitolato “ Con il Sud si Riparte”  proprio sul tema delle possibili soluzioni alle tante problematiche che attanagliano il nostro Mezzogiorno, con presentazione del relativo libro bianco del Partito del Sud da cui è disceso un anno dopo il libro dallo stesso titolo distribuito in libreria. Piace rilevare che il documento programmatico prodotto pochi giorni dopo dal Pd del sud richiama alcune di queste tematiche comuni. Da sottolineare che già prima della convocazione della direzione PD del 7 agosto i presidenti delle Regioni del Sud si erano dati appuntamento alla Fiera del Levante del 12 settembre, per dar seguito alla firma del manifesto anti trivellazioni in Adriatico e Ionio sottoscritto a Termoli; ora quell’incontro già fissato diventa per Michele Emiliano l’occasione per spronare il Governo verso un nuovo ed innovativo approccio alla “Questione Meridionale”.
Interessante notare che il documento programmatico sul Mezzogiorno propone in un passaggio:
“Occorre però ridurre il rapporto debito/Pil non solo attraverso i tagli alla spesa pubblica improduttiva, ma anche attraverso il rilancio degli investimenti pubblici e privati ridefinendo in modo non irrilevante il rapporto deficit/PIL al 3%. Occorre cioè consentire contemporaneamente – con coraggio e abilità di governo dell’economia – un piano di progressivo rientro dal debito che contenga obiettivi di aumento del PIL e delle entrate tributarie e non solo sulla applicazione del Fiscal compact, che determinerebbe, soprattutto al sud, la definitiva devastazione del welfare e della sanità pubblica e di tutti i servizi pubblici.”
In altre parole cambiare le logiche che han bloccato lo sviluppo del Sud negli ultimi anni. Ormai la situazione, come evidenziato dall’ultimo documento SVIMEZ è di non ritorno, bisogna cercare di porre rapidamente rimedio all’inerzia che ha guidato i governi sul Sud negli ultimi anni. Certo l’attuale crisi dei mercati asiatici non faciliterà le cose, le stime sul Pil 2015/16 saranno probabilmente da rivedere, così come la tenuta del rapporto deficit/Pil al 3%, con le tante tensioni che si affacciano per l’autunno e con l’aumento dei tassi d’interesse dei titolo pubblici, che solo nelle ultime settimane ha provocato un aumento del rendimento dei Btp decennali del 2% che porterebbe, se queste variazioni dovessero divenire strutturali, ad un “costo” di circa 5 miliardi in più. Soldi che sarebbero da reperire con nuove tasse o maggiori tagli, in una situazione che si avviterebbe fra tensioni nazionali e internazionali di difficile soluzione se si vogliono centrare gli obiettivi previsti nel Def.
L’unica cosa certa è che il Sud non può più aspettare e soprattutto essere trattato come negli ultimi anni fra fondi Fas sottratti e aspettative deluse, il Sud ha già dato e per troppo tempo senza ricevere. In particolare bisognerà vigilare sui fondi Pac, sul relativo cofinanziamento e soprattutto se le Regioni del Sud saranno poste in condizione di operare, per impedire che questi fondi vengano ancora una volta dirottati al centro nord. Questo anche in considerazione della recente presa di posizione della Consulta in merito al fatto che “mentre incombe il pareggio di bilancio, lo Stato dei rapporti tra il centro e gli enti territoriali sembra giunto al punto più basso, c’è il rischio non solo di nuovi squilibri economici, ma anche di un’endemica conflittualità tra i livelli territoriali di governo”; anche alla luce del giudizio della stessa Consulta che giudica incostituzionale il bilancio del Piemonte, aprendo un buco che può arrivare a venti miliardi di euro, risolvendo così il piano straordinario per il rimborso dei debiti arretrati della pubblica amministrazione in una catastrofe per i bilanci regionali, visto che con questa sentenza vengono messi a rischio i bilanci anche di quasi tutte le altre Regioni, mettendo a rischio così anche i conti pubblici dello Stato.  . Sarebbe veramente singolare che dopo aver ventilato da fonte governativa un intervento da 80 miliardi per il Sud e aver promesso un apposito Masterplan risolutivo sempre per il Sud, ci si ritrovasse nuovamente con in mano un pugno di mosche. Bisognerà vedere come vorranno e potranno operare i Governatori del Sud, per la prime volta nella storia tutti del PD, e se faranno fronte comune, come sembra, in quelle che appaiono come “prove tecniche di Macroregione Sud”. Siamo certi che la determinazione del Presidente Michele Emiliano, promotore del prossimo appuntamento di Bari, sia garanzia su tutti questi punti.


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Di Natale Cuccurese
Dopo il drammatico rapporto Svimez e la direzione del PD del 7 agosto a Roma, Renzi è atteso per settembre alla presentazione del Masterplan sul Sud. In realtà Michele Emiliano aveva già presentato al riguardo, sul tavolo del Governo, un documento programmatico sul Mezzogiorno nel febbraio 2014  sottoscritto dopo adeguata discussione dai principali dirigenti del Partito Democratico del sud e inviato al segretario nazionale Pd poco prima del suo insediamento come Presidente del Consiglio, questo documento può rappresentare il punto di partenza della riflessione e dei relativi provvedimenti.
Ricordiamo a questo proposito che il 15 febbraio 2014 si era svolto a Bari il Convegno organizzato dal Partito del Sud con la presenza dell’allora Sindaco di Bari Michele Emiliano e del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris intitolato “ Con il Sud si Riparte”  proprio sul tema delle possibili soluzioni alle tante problematiche che attanagliano il nostro Mezzogiorno, con presentazione del relativo libro bianco del Partito del Sud da cui è disceso un anno dopo il libro dallo stesso titolo distribuito in libreria. Piace rilevare che il documento programmatico prodotto pochi giorni dopo dal Pd del sud richiama alcune di queste tematiche comuni. Da sottolineare che già prima della convocazione della direzione PD del 7 agosto i presidenti delle Regioni del Sud si erano dati appuntamento alla Fiera del Levante del 12 settembre, per dar seguito alla firma del manifesto anti trivellazioni in Adriatico e Ionio sottoscritto a Termoli; ora quell’incontro già fissato diventa per Michele Emiliano l’occasione per spronare il Governo verso un nuovo ed innovativo approccio alla “Questione Meridionale”.
Interessante notare che il documento programmatico sul Mezzogiorno propone in un passaggio:
“Occorre però ridurre il rapporto debito/Pil non solo attraverso i tagli alla spesa pubblica improduttiva, ma anche attraverso il rilancio degli investimenti pubblici e privati ridefinendo in modo non irrilevante il rapporto deficit/PIL al 3%. Occorre cioè consentire contemporaneamente – con coraggio e abilità di governo dell’economia – un piano di progressivo rientro dal debito che contenga obiettivi di aumento del PIL e delle entrate tributarie e non solo sulla applicazione del Fiscal compact, che determinerebbe, soprattutto al sud, la definitiva devastazione del welfare e della sanità pubblica e di tutti i servizi pubblici.”
In altre parole cambiare le logiche che han bloccato lo sviluppo del Sud negli ultimi anni. Ormai la situazione, come evidenziato dall’ultimo documento SVIMEZ è di non ritorno, bisogna cercare di porre rapidamente rimedio all’inerzia che ha guidato i governi sul Sud negli ultimi anni. Certo l’attuale crisi dei mercati asiatici non faciliterà le cose, le stime sul Pil 2015/16 saranno probabilmente da rivedere, così come la tenuta del rapporto deficit/Pil al 3%, con le tante tensioni che si affacciano per l’autunno e con l’aumento dei tassi d’interesse dei titolo pubblici, che solo nelle ultime settimane ha provocato un aumento del rendimento dei Btp decennali del 2% che porterebbe, se queste variazioni dovessero divenire strutturali, ad un “costo” di circa 5 miliardi in più. Soldi che sarebbero da reperire con nuove tasse o maggiori tagli, in una situazione che si avviterebbe fra tensioni nazionali e internazionali di difficile soluzione se si vogliono centrare gli obiettivi previsti nel Def.
L’unica cosa certa è che il Sud non può più aspettare e soprattutto essere trattato come negli ultimi anni fra fondi Fas sottratti e aspettative deluse, il Sud ha già dato e per troppo tempo senza ricevere. In particolare bisognerà vigilare sui fondi Pac, sul relativo cofinanziamento e soprattutto se le Regioni del Sud saranno poste in condizione di operare, per impedire che questi fondi vengano ancora una volta dirottati al centro nord. Questo anche in considerazione della recente presa di posizione della Consulta in merito al fatto che “mentre incombe il pareggio di bilancio, lo Stato dei rapporti tra il centro e gli enti territoriali sembra giunto al punto più basso, c’è il rischio non solo di nuovi squilibri economici, ma anche di un’endemica conflittualità tra i livelli territoriali di governo”; anche alla luce del giudizio della stessa Consulta che giudica incostituzionale il bilancio del Piemonte, aprendo un buco che può arrivare a venti miliardi di euro, risolvendo così il piano straordinario per il rimborso dei debiti arretrati della pubblica amministrazione in una catastrofe per i bilanci regionali, visto che con questa sentenza vengono messi a rischio i bilanci anche di quasi tutte le altre Regioni, mettendo a rischio così anche i conti pubblici dello Stato.  . Sarebbe veramente singolare che dopo aver ventilato da fonte governativa un intervento da 80 miliardi per il Sud e aver promesso un apposito Masterplan risolutivo sempre per il Sud, ci si ritrovasse nuovamente con in mano un pugno di mosche. Bisognerà vedere come vorranno e potranno operare i Governatori del Sud, per la prime volta nella storia tutti del PD, e se faranno fronte comune, come sembra, in quelle che appaiono come “prove tecniche di Macroregione Sud”. Siamo certi che la determinazione del Presidente Michele Emiliano, promotore del prossimo appuntamento di Bari, sia garanzia su tutti questi punti.


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lunedì 24 agosto 2015

CASO MARKOV, ANCORA UN CASO DI DIPLOMAZIA FALLIMENTARE?

Di Antonio Rosato


Di casi diplomatici imbarazzanti in Italia se ne contano oramai troppi. Mi chiedo se sia il caso di riorganizzare tutto dalle fondamenta. Potremmo citarne davvero a decine, ma sarebbe davvero un dilungarsi spropositato e anche insolente verso il popolo italiano che merita sicuramente una diplomazia diversa e aggiungo sovrana. 
Tuttavia non possiamo far finta che il caso Ochalan non sia mai esistito, oppure le continue figuracce con il recente caso Marò che hanno ridicolizzato l’Italia. 
O ancora, per restare nel recente, il caso Shalabayeva, ricordate? La compagna del dissidente Kazako Mukhatar Ablyazov che venne fermata assieme alla figlia di 6 anni in una villa di Casalpalocco alle porte di Roma ed estradate, non si sa come e non si sa perché, con urgenza in Kazakistan? Ci sarebbero poi da approfondire casi come il Cermis, o il caso Callipari. 

Si potrebbe andare avanti a lungo. 
Casi risolti con successo poi sono stati quasi esclusivamente quelli dove è stato pagato un generoso riscatto, cosa che in realtà ha addirittura in prospettiva messo ancora più in pericolo nostri connazionali presenti in alcune parti del mondo. Come detto si potrebbe saturare la capienza di un pc su figuracce diplomatiche continue e fallimenti di una politica estera pressoché inesistente. E su ogni caso ci sarebbe da parlare e scrivere per giorni forse. Questo veloce sorvolo su alcuni casi, e ognuno di voi potrebbe ricordarne altri ancora, serve solo per arrivare all'ultimo caso avvenuto alla vigilia di ferragosto 2015.

Pochi giorni fa, poche ore dopo il suo arrivo a Malpensa, è stato fermato Igor MARKOV. Non tutti possono sapere chi è questo signore ovviamente e non tutti conoscono cosa è successo. Nome è cognome ci portano d’istinto nell’est europeo, e fin qua ci siamo, non è particolarmente difficile. Markov è un dissidente politico ucraino con doppio passaporto diplomatico ospitato in esilio in Russia. E qui si capisce subito che la faccenda si fa più delicata e che forse un’altra figuraccia imbarazzante è alle porte. Ma facciamo un pò di ordine cercando di sintetizzare quanto più possibile. 

Dopo il vero e proprio rovesciamento del Governo democratico in Ucraina, con la formazione di un governo con personaggi sostenuti da Europa e U.S.A., abbiamo assistito alla sospensione di parecchie forme di democrazia politica a Kiev. Tralasciando il problema della guerra nel Donbass e nel sud est del paese, dobbiamo per prima cosa cercare di capire quali garanzie, in termini di diritti umani, possono esserci in questo momento in Ucraina, paese in forte difficoltà politica ed economica, che recentemente ha dato in appalto il suo sistema di sicurezza ai leader di Settore Destro, assembramento dichiaratamente neonazista. E' un paese che per l'Europa dà le necessarie garanzie democratiche? Markov infatti dopo l'arresto a Sanremo ha più volte dichiarato che, se estradato, rischierebbe la morte.

La sua colpa? Fatta la tara sulla frequentazioni con uomini d'affari nel suo viaggio in Italia, opzione comunque tutti da verificare, pare siano solo reati d'opinione e di una zuffa che risale al 2007 quando si oppose in patria ad una manifestazione neonazista. Markov è da sempre oppositore, già incarcerato in passato,  degli attuali politici al potere a Kiev. Diamo giustamente asilo politico in Italia a migliaia di rifugiati che scappano dalla guerra o da paesi dove la libertà di parola ed espressione è vietata, e per Markov?

Noi siamo per la libertà di espressione, di parola e libero scambio commerciale e culturale. Per la pacifica convivenza tra popoli e culture. Condanniamo la tortura ed ogni forma di violenza e bandiamo la guerra.  Non possiamo permettere che la sua stessa vita possa essere messa in pericolo. Diciamo perciò a voce alta “NO ALL’ESTRADIZIONE DI MARKOV”, già in passato incarcerato in Ucraina come oppositore politico. Questo considerando anche che, come notorio, l'Ucraina non ha certo brillato per il suo stato di diritto negli ultimi tempi, dimostrando di non essere in grado di svolgere inchieste indipendenti su fatti coinvolgenti le opposizioni, come dimostra la Strage di Odessa...

Non possiamo ancora una volta fare meschine figure diplomatiche mondiali e non vogliamo macchiarci o renderci complici di eventuali ingiustizie. Cogliamo l’occasione per invitare e sollecitare il Premier Renzi a fare ogni sforzo possibile perché la miserabile guerra fratricida in Ucraina abbia presto una fine. Invitiamo Renzi a rivedere anche la posizione italiana in merito alle sanzioni alla Russia, che a noi non ha fatto nessun torto e il cui popolo è stato sempre amico del nostro Paese. Lo stesso invito va all’Unione Europea, ricordando che l’Ucraina è EUROPA, e non possiamo permetterci di avere una guerra in Europa. Non vogliamo questo e soprattutto vogliamo che Italia ed Europa cessino immediatamente di dare aiuti economici e soprattutto militari a Kiev. Condanniamo ogni forma di violenza e difendiamo la libertà di espressione, di stampa e politica ovunque questa venga messa alla prova. Chiediamo e che a Igor Markov venga dato lo status di rifugiato politico e che l’Italia e la sua diplomazia inizino a dimostrare la propria indipendenza in campo internazionale.


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Di Antonio Rosato


Di casi diplomatici imbarazzanti in Italia se ne contano oramai troppi. Mi chiedo se sia il caso di riorganizzare tutto dalle fondamenta. Potremmo citarne davvero a decine, ma sarebbe davvero un dilungarsi spropositato e anche insolente verso il popolo italiano che merita sicuramente una diplomazia diversa e aggiungo sovrana. 
Tuttavia non possiamo far finta che il caso Ochalan non sia mai esistito, oppure le continue figuracce con il recente caso Marò che hanno ridicolizzato l’Italia. 
O ancora, per restare nel recente, il caso Shalabayeva, ricordate? La compagna del dissidente Kazako Mukhatar Ablyazov che venne fermata assieme alla figlia di 6 anni in una villa di Casalpalocco alle porte di Roma ed estradate, non si sa come e non si sa perché, con urgenza in Kazakistan? Ci sarebbero poi da approfondire casi come il Cermis, o il caso Callipari. 

Si potrebbe andare avanti a lungo. 
Casi risolti con successo poi sono stati quasi esclusivamente quelli dove è stato pagato un generoso riscatto, cosa che in realtà ha addirittura in prospettiva messo ancora più in pericolo nostri connazionali presenti in alcune parti del mondo. Come detto si potrebbe saturare la capienza di un pc su figuracce diplomatiche continue e fallimenti di una politica estera pressoché inesistente. E su ogni caso ci sarebbe da parlare e scrivere per giorni forse. Questo veloce sorvolo su alcuni casi, e ognuno di voi potrebbe ricordarne altri ancora, serve solo per arrivare all'ultimo caso avvenuto alla vigilia di ferragosto 2015.

Pochi giorni fa, poche ore dopo il suo arrivo a Malpensa, è stato fermato Igor MARKOV. Non tutti possono sapere chi è questo signore ovviamente e non tutti conoscono cosa è successo. Nome è cognome ci portano d’istinto nell’est europeo, e fin qua ci siamo, non è particolarmente difficile. Markov è un dissidente politico ucraino con doppio passaporto diplomatico ospitato in esilio in Russia. E qui si capisce subito che la faccenda si fa più delicata e che forse un’altra figuraccia imbarazzante è alle porte. Ma facciamo un pò di ordine cercando di sintetizzare quanto più possibile. 

Dopo il vero e proprio rovesciamento del Governo democratico in Ucraina, con la formazione di un governo con personaggi sostenuti da Europa e U.S.A., abbiamo assistito alla sospensione di parecchie forme di democrazia politica a Kiev. Tralasciando il problema della guerra nel Donbass e nel sud est del paese, dobbiamo per prima cosa cercare di capire quali garanzie, in termini di diritti umani, possono esserci in questo momento in Ucraina, paese in forte difficoltà politica ed economica, che recentemente ha dato in appalto il suo sistema di sicurezza ai leader di Settore Destro, assembramento dichiaratamente neonazista. E' un paese che per l'Europa dà le necessarie garanzie democratiche? Markov infatti dopo l'arresto a Sanremo ha più volte dichiarato che, se estradato, rischierebbe la morte.

La sua colpa? Fatta la tara sulla frequentazioni con uomini d'affari nel suo viaggio in Italia, opzione comunque tutti da verificare, pare siano solo reati d'opinione e di una zuffa che risale al 2007 quando si oppose in patria ad una manifestazione neonazista. Markov è da sempre oppositore, già incarcerato in passato,  degli attuali politici al potere a Kiev. Diamo giustamente asilo politico in Italia a migliaia di rifugiati che scappano dalla guerra o da paesi dove la libertà di parola ed espressione è vietata, e per Markov?

Noi siamo per la libertà di espressione, di parola e libero scambio commerciale e culturale. Per la pacifica convivenza tra popoli e culture. Condanniamo la tortura ed ogni forma di violenza e bandiamo la guerra.  Non possiamo permettere che la sua stessa vita possa essere messa in pericolo. Diciamo perciò a voce alta “NO ALL’ESTRADIZIONE DI MARKOV”, già in passato incarcerato in Ucraina come oppositore politico. Questo considerando anche che, come notorio, l'Ucraina non ha certo brillato per il suo stato di diritto negli ultimi tempi, dimostrando di non essere in grado di svolgere inchieste indipendenti su fatti coinvolgenti le opposizioni, come dimostra la Strage di Odessa...

Non possiamo ancora una volta fare meschine figure diplomatiche mondiali e non vogliamo macchiarci o renderci complici di eventuali ingiustizie. Cogliamo l’occasione per invitare e sollecitare il Premier Renzi a fare ogni sforzo possibile perché la miserabile guerra fratricida in Ucraina abbia presto una fine. Invitiamo Renzi a rivedere anche la posizione italiana in merito alle sanzioni alla Russia, che a noi non ha fatto nessun torto e il cui popolo è stato sempre amico del nostro Paese. Lo stesso invito va all’Unione Europea, ricordando che l’Ucraina è EUROPA, e non possiamo permetterci di avere una guerra in Europa. Non vogliamo questo e soprattutto vogliamo che Italia ed Europa cessino immediatamente di dare aiuti economici e soprattutto militari a Kiev. Condanniamo ogni forma di violenza e difendiamo la libertà di espressione, di stampa e politica ovunque questa venga messa alla prova. Chiediamo e che a Igor Markov venga dato lo status di rifugiato politico e che l’Italia e la sua diplomazia inizino a dimostrare la propria indipendenza in campo internazionale.


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