Il Gargano è una di quelle tante aree del Sud che hanno bisogno di una rappresentanza e di un presidio territoriale in grado di difenderla da aggressioni malavitose e “non politiche” territoriali e per il territorio.Supporta il Partito del Sud
La campagna di adesione al Partito del Sud è ripresa, con il nuovo tesseramento, da gennaio.
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martedì 3 febbraio 2015
Il Gargano una terra da proporre e difendere, nasce la sezione del Partito del Sud di Rodi Garganico
Il Gargano è una di quelle tante aree del Sud che hanno bisogno di una rappresentanza e di un presidio territoriale in grado di difenderla da aggressioni malavitose e “non politiche” territoriali e per il territorio.
Una terra, come ha dimostrato lo svogliato e ancora non definito concretamente intervento governativo dopo le alluvioni di questo autunno, “facilmente dimenticabile”dallo Stato.
Un terra bellissima che ha bisogno di essere amata e protetta. E’ per questo che, con immenso piacere, annunciamo la costituzione della sezione di Rodi Garganico del Partito del Sud che vede suo coordinatore cittadino Domenico Summa.
A lui e a tutti gli iscritti del Partito del Sud del bellissimo centro garganico l’augurio di buon lavoro da parte del presidente Nazionale del Partito del Sud Natale Cuccurese e del Coordinatore regionale Michele Dell’Edera.
Per info e contatti scrivere pure puglia@partitodelsud.eu
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Il Gargano è una di quelle tante aree del Sud che hanno bisogno di una rappresentanza e di un presidio territoriale in grado di difenderla da aggressioni malavitose e “non politiche” territoriali e per il territorio.
Una terra, come ha dimostrato lo svogliato e ancora non definito concretamente intervento governativo dopo le alluvioni di questo autunno, “facilmente dimenticabile”dallo Stato.
Un terra bellissima che ha bisogno di essere amata e protetta. E’ per questo che, con immenso piacere, annunciamo la costituzione della sezione di Rodi Garganico del Partito del Sud che vede suo coordinatore cittadino Domenico Summa.
A lui e a tutti gli iscritti del Partito del Sud del bellissimo centro garganico l’augurio di buon lavoro da parte del presidente Nazionale del Partito del Sud Natale Cuccurese e del Coordinatore regionale Michele Dell’Edera.
Per info e contatti scrivere pure puglia@partitodelsud.eu
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domenica 1 febbraio 2015
NULLA E’ IMPOSSIBILE PER CHI VUOL LOTTARE…
Di Bruno Pappalardo
Il sole era nuovo;… posi la mano sulle palpebre.
Guardai la salita.
Tutti volgevano all’edificio bianco lì su in alto, ero abbacinato, i raggi sparavano nei miei occhi.
Il sole era nuovo e violento.
Il biancore lasciava appena distinguere le ombre. C’èra tanta gente.
Bianchi erano i rifiuti, bianchi i pochi portoni, bianchi i garzoni.
Il luogo sembrava animato da ricchi signore ma la gaiezza prendeva solo le serve e gli operai persi che si cercavano l’un l’altro come ciechi.
Pensai manca una bandiera, manca un colore.
Non riuscivo a pensare ad altro che al rosso ch’eccelleva sulla forma d’Ella.
E’ voluto l’allotropo del pronome come se fosse persona.
La bandiera è simbolo ma fu fatto di carne umana, bruciata o ferita o infilzata o salvata.
Non è Essa, non potrà mai esserlo in quella luce dove tutti sono simili, nudamente uguali.
La chiesa, la piazza, l’impalcatura della tribuna, l’altare,… le volpi argentee avvolte sugli acrominali della scapola sotto il collo alto, le donne in ciabatte e i neri operai diventati angeli per via di quel sole.
Amo il mio partito ma , più che partito il mio gruppo, la miei folli ragazzi e schizzati adulti che con la prostata gonfia, quei pazzi scatenati, con capelli scarsi. Son forti come fanciulli che hanno bisogno di diversi bisogni.
Si chiama PARTITO DEL SUD Ha la bandiera ignifuga! E’ mia; è il simbolo del nostro Sud,… che importa se sempre avrà o mai più sarà un cerchio rosso tondo ma rosso sarà l’animo sdegno del sangue versato da gente umiliata in luoghi occupati e dispersa.
Che conta se pur vinta ha, tuttavia, in se il fracasso, il fragore e anche sempre luce che s’annida nelle voci ma anche in occhi neri gaetani o in uomini che offendono otre vuote?
Dio mio il sole è ferito! Ancora? Un dardo l’ha colpito e s’annera la mia casa, la mi casa sgraziata e disperato e scuro è il mio cielo non più leggero, fedele e terso di soffocante d’azzurro? NO! Dove cadde il corpo nostro, lì, sorse nuova luce e allora nuovo sole bianco colorerà il fiore di giglio neonato, immacolato.
Arso dunque il SUD ma di sola luce
Altro ancora oggi faremo. Il mio Partito ha deciso che CON IL SUD SI RIPARTE…e lo abbiamo scritto!
Guardai la salita.
Tutti volgevano all’edificio bianco lì su in alto, ero abbacinato, i raggi sparavano nei miei occhi.
Il sole era nuovo e violento.
Il biancore lasciava appena distinguere le ombre. C’èra tanta gente.
Bianchi erano i rifiuti, bianchi i pochi portoni, bianchi i garzoni.
Il luogo sembrava animato da ricchi signore ma la gaiezza prendeva solo le serve e gli operai persi che si cercavano l’un l’altro come ciechi.
Pensai manca una bandiera, manca un colore.
Non riuscivo a pensare ad altro che al rosso ch’eccelleva sulla forma d’Ella.
E’ voluto l’allotropo del pronome come se fosse persona.
La bandiera è simbolo ma fu fatto di carne umana, bruciata o ferita o infilzata o salvata.
Non è Essa, non potrà mai esserlo in quella luce dove tutti sono simili, nudamente uguali.
La chiesa, la piazza, l’impalcatura della tribuna, l’altare,… le volpi argentee avvolte sugli acrominali della scapola sotto il collo alto, le donne in ciabatte e i neri operai diventati angeli per via di quel sole.
Amo il mio partito ma , più che partito il mio gruppo, la miei folli ragazzi e schizzati adulti che con la prostata gonfia, quei pazzi scatenati, con capelli scarsi. Son forti come fanciulli che hanno bisogno di diversi bisogni.
Si chiama PARTITO DEL SUD Ha la bandiera ignifuga! E’ mia; è il simbolo del nostro Sud,… che importa se sempre avrà o mai più sarà un cerchio rosso tondo ma rosso sarà l’animo sdegno del sangue versato da gente umiliata in luoghi occupati e dispersa.
Che conta se pur vinta ha, tuttavia, in se il fracasso, il fragore e anche sempre luce che s’annida nelle voci ma anche in occhi neri gaetani o in uomini che offendono otre vuote?
Dio mio il sole è ferito! Ancora? Un dardo l’ha colpito e s’annera la mia casa, la mi casa sgraziata e disperato e scuro è il mio cielo non più leggero, fedele e terso di soffocante d’azzurro? NO! Dove cadde il corpo nostro, lì, sorse nuova luce e allora nuovo sole bianco colorerà il fiore di giglio neonato, immacolato.
Arso dunque il SUD ma di sola luce
Altro ancora oggi faremo. Il mio Partito ha deciso che CON IL SUD SI RIPARTE…e lo abbiamo scritto!
Di Bruno Pappalardo
Il sole era nuovo;… posi la mano sulle palpebre.
Guardai la salita.
Tutti volgevano all’edificio bianco lì su in alto, ero abbacinato, i raggi sparavano nei miei occhi.
Il sole era nuovo e violento.
Il biancore lasciava appena distinguere le ombre. C’èra tanta gente.
Bianchi erano i rifiuti, bianchi i pochi portoni, bianchi i garzoni.
Il luogo sembrava animato da ricchi signore ma la gaiezza prendeva solo le serve e gli operai persi che si cercavano l’un l’altro come ciechi.
Pensai manca una bandiera, manca un colore.
Non riuscivo a pensare ad altro che al rosso ch’eccelleva sulla forma d’Ella.
E’ voluto l’allotropo del pronome come se fosse persona.
La bandiera è simbolo ma fu fatto di carne umana, bruciata o ferita o infilzata o salvata.
Non è Essa, non potrà mai esserlo in quella luce dove tutti sono simili, nudamente uguali.
La chiesa, la piazza, l’impalcatura della tribuna, l’altare,… le volpi argentee avvolte sugli acrominali della scapola sotto il collo alto, le donne in ciabatte e i neri operai diventati angeli per via di quel sole.
Amo il mio partito ma , più che partito il mio gruppo, la miei folli ragazzi e schizzati adulti che con la prostata gonfia, quei pazzi scatenati, con capelli scarsi. Son forti come fanciulli che hanno bisogno di diversi bisogni.
Si chiama PARTITO DEL SUD Ha la bandiera ignifuga! E’ mia; è il simbolo del nostro Sud,… che importa se sempre avrà o mai più sarà un cerchio rosso tondo ma rosso sarà l’animo sdegno del sangue versato da gente umiliata in luoghi occupati e dispersa.
Che conta se pur vinta ha, tuttavia, in se il fracasso, il fragore e anche sempre luce che s’annida nelle voci ma anche in occhi neri gaetani o in uomini che offendono otre vuote?
Dio mio il sole è ferito! Ancora? Un dardo l’ha colpito e s’annera la mia casa, la mi casa sgraziata e disperato e scuro è il mio cielo non più leggero, fedele e terso di soffocante d’azzurro? NO! Dove cadde il corpo nostro, lì, sorse nuova luce e allora nuovo sole bianco colorerà il fiore di giglio neonato, immacolato.
Arso dunque il SUD ma di sola luce
Altro ancora oggi faremo. Il mio Partito ha deciso che CON IL SUD SI RIPARTE…e lo abbiamo scritto!
Guardai la salita.
Tutti volgevano all’edificio bianco lì su in alto, ero abbacinato, i raggi sparavano nei miei occhi.
Il sole era nuovo e violento.
Il biancore lasciava appena distinguere le ombre. C’èra tanta gente.
Bianchi erano i rifiuti, bianchi i pochi portoni, bianchi i garzoni.
Il luogo sembrava animato da ricchi signore ma la gaiezza prendeva solo le serve e gli operai persi che si cercavano l’un l’altro come ciechi.
Pensai manca una bandiera, manca un colore.
Non riuscivo a pensare ad altro che al rosso ch’eccelleva sulla forma d’Ella.
E’ voluto l’allotropo del pronome come se fosse persona.
La bandiera è simbolo ma fu fatto di carne umana, bruciata o ferita o infilzata o salvata.
Non è Essa, non potrà mai esserlo in quella luce dove tutti sono simili, nudamente uguali.
La chiesa, la piazza, l’impalcatura della tribuna, l’altare,… le volpi argentee avvolte sugli acrominali della scapola sotto il collo alto, le donne in ciabatte e i neri operai diventati angeli per via di quel sole.
Amo il mio partito ma , più che partito il mio gruppo, la miei folli ragazzi e schizzati adulti che con la prostata gonfia, quei pazzi scatenati, con capelli scarsi. Son forti come fanciulli che hanno bisogno di diversi bisogni.
Si chiama PARTITO DEL SUD Ha la bandiera ignifuga! E’ mia; è il simbolo del nostro Sud,… che importa se sempre avrà o mai più sarà un cerchio rosso tondo ma rosso sarà l’animo sdegno del sangue versato da gente umiliata in luoghi occupati e dispersa.
Che conta se pur vinta ha, tuttavia, in se il fracasso, il fragore e anche sempre luce che s’annida nelle voci ma anche in occhi neri gaetani o in uomini che offendono otre vuote?
Dio mio il sole è ferito! Ancora? Un dardo l’ha colpito e s’annera la mia casa, la mi casa sgraziata e disperato e scuro è il mio cielo non più leggero, fedele e terso di soffocante d’azzurro? NO! Dove cadde il corpo nostro, lì, sorse nuova luce e allora nuovo sole bianco colorerà il fiore di giglio neonato, immacolato.
Arso dunque il SUD ma di sola luce
Altro ancora oggi faremo. Il mio Partito ha deciso che CON IL SUD SI RIPARTE…e lo abbiamo scritto!
sabato 31 gennaio 2015
“Con il Sud si Riparte”, il libro che descrive come il sud può essere traino del Paese
Uscirà nel corso del mese di febbraio e sarà presentato per la prima volta il 16 febbraio a Napoli al Maschio Angioino alle 17,30, il libro“CON IL SUD SI RIPARTE”. Più che il titolo di un libro, dicono gli autori, è una convinzione tramutatasi in uno scritto propositivo che nasce dal lavoro e da un’idea di un sud protagonista del rilancio economico e sociale suo e dell’intero Paese.
Il libro, edito dalla napoletana “Controcorrente” sarà poi in distribuzione nelle librerie del circuito Mondadori ed Edicolè. “Con il Sud si Riparte”, è un libro scritto a più mani ecco gli autori: Andrea Balia, Natale Cuccurese, Enzo Riccio, Antonio Ciano, Giovanni Cutolo, Emiddio de Franciscis, Michele Dell’Edera, Rosanna Gadaleta, Giuseppe Lipari, Giuseppe Spadafora, Valeria Romanelli, Armando Melodia, Bruno Pappalardo, Alessio Postiglione, Antonio Rosato e, ancora, L.Bianco, V.Caratozzolo, S.Cozzolino, G. Di Grezia.
Che sia un libro che voglia seriamente non denunciare solo lo stato odierno del Sud, ma darne una chiave di lettura in grado di disegnarne il rilancio, lo si capisce dalla presenza di due “firme” importantissime della politica a sud oggi: il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris che ne ha curato la prefazione e il candidato Governatore della Puglia ed ex Sindaco di Bari Michele Emiliano che ne ha curato la presentazione.
E’ uno dei primi libri sul sud che ne disegna anche le potenzialità concrete e le politiche da adottarsi non solo perché possa ripartire come area geografica del Paese, ma perché possa essere a sua volta strumento di ripartenza per l’Italia tutta. 200 pagine da leggere con attenzione.
Fonte: Zeroventiquattro.it
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Uscirà nel corso del mese di febbraio e sarà presentato per la prima volta il 16 febbraio a Napoli al Maschio Angioino alle 17,30, il libro“CON IL SUD SI RIPARTE”. Più che il titolo di un libro, dicono gli autori, è una convinzione tramutatasi in uno scritto propositivo che nasce dal lavoro e da un’idea di un sud protagonista del rilancio economico e sociale suo e dell’intero Paese.
Il libro, edito dalla napoletana “Controcorrente” sarà poi in distribuzione nelle librerie del circuito Mondadori ed Edicolè. “Con il Sud si Riparte”, è un libro scritto a più mani ecco gli autori: Andrea Balia, Natale Cuccurese, Enzo Riccio, Antonio Ciano, Giovanni Cutolo, Emiddio de Franciscis, Michele Dell’Edera, Rosanna Gadaleta, Giuseppe Lipari, Giuseppe Spadafora, Valeria Romanelli, Armando Melodia, Bruno Pappalardo, Alessio Postiglione, Antonio Rosato e, ancora, L.Bianco, V.Caratozzolo, S.Cozzolino, G. Di Grezia.
Che sia un libro che voglia seriamente non denunciare solo lo stato odierno del Sud, ma darne una chiave di lettura in grado di disegnarne il rilancio, lo si capisce dalla presenza di due “firme” importantissime della politica a sud oggi: il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris che ne ha curato la prefazione e il candidato Governatore della Puglia ed ex Sindaco di Bari Michele Emiliano che ne ha curato la presentazione.
E’ uno dei primi libri sul sud che ne disegna anche le potenzialità concrete e le politiche da adottarsi non solo perché possa ripartire come area geografica del Paese, ma perché possa essere a sua volta strumento di ripartenza per l’Italia tutta. 200 pagine da leggere con attenzione.
Fonte: Zeroventiquattro.it
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venerdì 30 gennaio 2015
Report Convegno Antimafia a Napoli dell'Associazione Caponnetto...
Convegno molto riuscito con grande partecipazione d'un folto e attento pubblico che ha riempito sala ed antisala. Tv e stampa presenti.
Ottimo e lucido intervento del sindaco Luigi de Magistris che ha aperto i lavori rimarcando che gli strumenti per combattere la mafia, a parte l'utile apporto per l'anti corruzione d'una persona di qualità come Raffaele Cantone, esistono e vanno solo applicati con cura, attenzione e determinazione.
Sottolineata inoltre la non necessità di commissari speciali o figure taumaturgiche ma la validità d'un serio e costante lavoro degli organi preposti. Il sindaco ha portato il saluto della città e dell'amministrazione comunale e ha voluto fasi portavoce del suo convincimento che in questo momento il Sud ha le migliori competenze del territorio nazionale e sta svolgendo il lavoro più mirato in questa battaglia.
Presente il Partito del Sud con una sua delegazione, fra cui il Presidente Onorario Antonio Ciano,da sempre iscritto e vicino all'Associazione Caponnetto.
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Convegno molto riuscito con grande partecipazione d'un folto e attento pubblico che ha riempito sala ed antisala. Tv e stampa presenti.
Ottimo e lucido intervento del sindaco Luigi de Magistris che ha aperto i lavori rimarcando che gli strumenti per combattere la mafia, a parte l'utile apporto per l'anti corruzione d'una persona di qualità come Raffaele Cantone, esistono e vanno solo applicati con cura, attenzione e determinazione.
Sottolineata inoltre la non necessità di commissari speciali o figure taumaturgiche ma la validità d'un serio e costante lavoro degli organi preposti. Il sindaco ha portato il saluto della città e dell'amministrazione comunale e ha voluto fasi portavoce del suo convincimento che in questo momento il Sud ha le migliori competenze del territorio nazionale e sta svolgendo il lavoro più mirato in questa battaglia.
Presente il Partito del Sud con una sua delegazione, fra cui il Presidente Onorario Antonio Ciano,da sempre iscritto e vicino all'Associazione Caponnetto.
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Apre la sezione di Barletta del Partito del Sud

Siamo impegnati ormai da più di un anno sul territorio pugliese per diffondere le idee e l’azione politica del Partito del Sud.
Questo impegno, che ci vede attivi in diversi comuni, ha portato nei giorni scorsi alla costituzione della sezione di Barletta del Partito che vede suo coordinatore cittadino il dott. Fabio Posi.
A lui e a tutti gli iscritti del Partito del Sud della città l’augurio di buon lavoro da parte del presidente Nazionale del Partito del Sud Natale Cuccurese e del Coordinatore regionale Michele Dell’Edera.

Siamo impegnati ormai da più di un anno sul territorio pugliese per diffondere le idee e l’azione politica del Partito del Sud.
Questo impegno, che ci vede attivi in diversi comuni, ha portato nei giorni scorsi alla costituzione della sezione di Barletta del Partito che vede suo coordinatore cittadino il dott. Fabio Posi.
A lui e a tutti gli iscritti del Partito del Sud della città l’augurio di buon lavoro da parte del presidente Nazionale del Partito del Sud Natale Cuccurese e del Coordinatore regionale Michele Dell’Edera.
martedì 27 gennaio 2015
TSIPRAS; …Hasta siempre, Comandante!
Di Bruno Pappalardo
Chi sostiene che Syriza il partito comunista greco, ha vinto le proprie elezioni, beh, credo sia in errore. Mi spiego…
Certamente è stato un risultato eccezionale di Alexis Tsipras che ha cercato (comprensibile obiettivo politico) la vittoria piena.
Sapeva bene Alexis che neppure i soli e secchi 151 seggi, (che gli avrebbero dato il potere pieno), sarebbero bastati.
Certamente è stato un risultato eccezionale di Alexis Tsipras che ha cercato (comprensibile obiettivo politico) la vittoria piena.
Sapeva bene Alexis che neppure i soli e secchi 151 seggi, (che gli avrebbero dato il potere pieno), sarebbero bastati.
Sappiamo benissimo noi, in Italia, cosa significa avere un ammontare di voti senza un soprappiù di deputati che possano garantire la piena governabilità. Basta che nasca qualche contrasto nella Maggioranza o la schifosa compravendita di parlamentari che tutto crolla e si lascia cadere il governo generando devastazione, per la quale, occorrerebbero altre elezioni ( ricordo diverse esempi)
Ma questa via non viene mai percorsa e viene abbracciata la peggiore delle soluzioni: le intese, i governi nazionali. Ma vediamo quale panorama si potrebbe prospettare prossimamente:
1. Syriza conquista 149 seggi. Occorre allearsi per raggiungere la governabilità;
2. I moderati democratici di Samaras vengono esclusi perche filo-europei;
3. La scelta di alleati, come ad esempio Alba Dorata viene esclusa perché fascio-nazisti e parte di loro, dopo la scorsa vittoria, sono in già galera; Iniziare così male sarebbe stata, per i propri elettori, una delusione tranciante. (…é possibile solo in Italia per uno sciacquato PD e uno stinto NCD)
4. Si è costretti ad andare, quindi, con tutti i naturali mal di pancia, con la destra di Anel con 13 seggi; nessun’altro perché tutti impegnati a sostenere la vacuità del pensiero tsiprasiano;
2. I moderati democratici di Samaras vengono esclusi perche filo-europei;
3. La scelta di alleati, come ad esempio Alba Dorata viene esclusa perché fascio-nazisti e parte di loro, dopo la scorsa vittoria, sono in già galera; Iniziare così male sarebbe stata, per i propri elettori, una delusione tranciante. (…é possibile solo in Italia per uno sciacquato PD e uno stinto NCD)
4. Si è costretti ad andare, quindi, con tutti i naturali mal di pancia, con la destra di Anel con 13 seggi; nessun’altro perché tutti impegnati a sostenere la vacuità del pensiero tsiprasiano;
Conclusione: Non è affatto un pasticcio all’italiana quello di Alexis, come stantia melassa di destra e sinistra, tuttavia origina una domanda. Dove, invece, potrà arrivare Alexis?
Potrà governare con un alleato oppositore da sempre, il cui unico comune denominatore é la cancellazione del debito UE? Sarà solo questo l’unica cosa che li accumuna?
Quando si tratterà di contrattare i salari, ebbene, saranno d’accordo gli Indipendenti destrorsi? Saranno d’accordo per una istruzione solo pubblica ( necessitata da una politica di rigore fiscale) l’ Assistenza Sanitaria Nazionale distribuita a tutti et cetera? Insomma basterà un piccola cosa perché salti tutto!
Potrà governare con un alleato oppositore da sempre, il cui unico comune denominatore é la cancellazione del debito UE? Sarà solo questo l’unica cosa che li accumuna?
Quando si tratterà di contrattare i salari, ebbene, saranno d’accordo gli Indipendenti destrorsi? Saranno d’accordo per una istruzione solo pubblica ( necessitata da una politica di rigore fiscale) l’ Assistenza Sanitaria Nazionale distribuita a tutti et cetera? Insomma basterà un piccola cosa perché salti tutto!
Questo la Merkel lo sa bene e, dunque, non trema affatto! (come vanno sostenendo i media)
Il Rischio: se mai qualcosa del genere dovesse accadere o Tsipras non si sentisse politicamente forte da avversare contestare, bloccare, a Bruxelles, i parrucconi impomatati dell’ostinata austerity stagnante e dimostrasse, invece, incertezza, poca determinazione o dei sequenziali modesti risultati, ebbene, il suo popolo, lo stesso che oggi lo ha votato, se ne scosterebbe.
Chi pensate resusciterebbe dal 6,28% di voti?
Quei falpalà di pelati violenti, frange del peggiore oltranzismo neo-nazista e destabilizzatori che non si porrebbero alcun problema di voti, pochi o molti, e,…semmai avrebbero anche l’appoggio di coloro oggi hanno votato Tsipras.
Forse l’ho fatta nera ma è proprio così che è sempre andata.
Il NERO avanza solo quando il ROSSO si stinge e il POPOLO E’ DISPERATO cercando l’ultima risorsa, anche la più turpe e cupa.
E’ successo in Italia come in mezza Europa e altrove. Il povero Salvini è solo l’esempio ( inadeguato ) di questo fenomeno. Siamo tutti contenti per il successo di Syriza, …è stato un momento di un forte impatto valoriale ed epocale di piena e autentica democrazia,… ma ATTENZIONE!
Di Bruno Pappalardo
Chi sostiene che Syriza il partito comunista greco, ha vinto le proprie elezioni, beh, credo sia in errore. Mi spiego…
Certamente è stato un risultato eccezionale di Alexis Tsipras che ha cercato (comprensibile obiettivo politico) la vittoria piena.
Sapeva bene Alexis che neppure i soli e secchi 151 seggi, (che gli avrebbero dato il potere pieno), sarebbero bastati.
Certamente è stato un risultato eccezionale di Alexis Tsipras che ha cercato (comprensibile obiettivo politico) la vittoria piena.
Sapeva bene Alexis che neppure i soli e secchi 151 seggi, (che gli avrebbero dato il potere pieno), sarebbero bastati.
Sappiamo benissimo noi, in Italia, cosa significa avere un ammontare di voti senza un soprappiù di deputati che possano garantire la piena governabilità. Basta che nasca qualche contrasto nella Maggioranza o la schifosa compravendita di parlamentari che tutto crolla e si lascia cadere il governo generando devastazione, per la quale, occorrerebbero altre elezioni ( ricordo diverse esempi)
Ma questa via non viene mai percorsa e viene abbracciata la peggiore delle soluzioni: le intese, i governi nazionali. Ma vediamo quale panorama si potrebbe prospettare prossimamente:
1. Syriza conquista 149 seggi. Occorre allearsi per raggiungere la governabilità;
2. I moderati democratici di Samaras vengono esclusi perche filo-europei;
3. La scelta di alleati, come ad esempio Alba Dorata viene esclusa perché fascio-nazisti e parte di loro, dopo la scorsa vittoria, sono in già galera; Iniziare così male sarebbe stata, per i propri elettori, una delusione tranciante. (…é possibile solo in Italia per uno sciacquato PD e uno stinto NCD)
4. Si è costretti ad andare, quindi, con tutti i naturali mal di pancia, con la destra di Anel con 13 seggi; nessun’altro perché tutti impegnati a sostenere la vacuità del pensiero tsiprasiano;
2. I moderati democratici di Samaras vengono esclusi perche filo-europei;
3. La scelta di alleati, come ad esempio Alba Dorata viene esclusa perché fascio-nazisti e parte di loro, dopo la scorsa vittoria, sono in già galera; Iniziare così male sarebbe stata, per i propri elettori, una delusione tranciante. (…é possibile solo in Italia per uno sciacquato PD e uno stinto NCD)
4. Si è costretti ad andare, quindi, con tutti i naturali mal di pancia, con la destra di Anel con 13 seggi; nessun’altro perché tutti impegnati a sostenere la vacuità del pensiero tsiprasiano;
Conclusione: Non è affatto un pasticcio all’italiana quello di Alexis, come stantia melassa di destra e sinistra, tuttavia origina una domanda. Dove, invece, potrà arrivare Alexis?
Potrà governare con un alleato oppositore da sempre, il cui unico comune denominatore é la cancellazione del debito UE? Sarà solo questo l’unica cosa che li accumuna?
Quando si tratterà di contrattare i salari, ebbene, saranno d’accordo gli Indipendenti destrorsi? Saranno d’accordo per una istruzione solo pubblica ( necessitata da una politica di rigore fiscale) l’ Assistenza Sanitaria Nazionale distribuita a tutti et cetera? Insomma basterà un piccola cosa perché salti tutto!
Potrà governare con un alleato oppositore da sempre, il cui unico comune denominatore é la cancellazione del debito UE? Sarà solo questo l’unica cosa che li accumuna?
Quando si tratterà di contrattare i salari, ebbene, saranno d’accordo gli Indipendenti destrorsi? Saranno d’accordo per una istruzione solo pubblica ( necessitata da una politica di rigore fiscale) l’ Assistenza Sanitaria Nazionale distribuita a tutti et cetera? Insomma basterà un piccola cosa perché salti tutto!
Questo la Merkel lo sa bene e, dunque, non trema affatto! (come vanno sostenendo i media)
Il Rischio: se mai qualcosa del genere dovesse accadere o Tsipras non si sentisse politicamente forte da avversare contestare, bloccare, a Bruxelles, i parrucconi impomatati dell’ostinata austerity stagnante e dimostrasse, invece, incertezza, poca determinazione o dei sequenziali modesti risultati, ebbene, il suo popolo, lo stesso che oggi lo ha votato, se ne scosterebbe.
Chi pensate resusciterebbe dal 6,28% di voti?
Quei falpalà di pelati violenti, frange del peggiore oltranzismo neo-nazista e destabilizzatori che non si porrebbero alcun problema di voti, pochi o molti, e,…semmai avrebbero anche l’appoggio di coloro oggi hanno votato Tsipras.
Forse l’ho fatta nera ma è proprio così che è sempre andata.
Il NERO avanza solo quando il ROSSO si stinge e il POPOLO E’ DISPERATO cercando l’ultima risorsa, anche la più turpe e cupa.
E’ successo in Italia come in mezza Europa e altrove. Il povero Salvini è solo l’esempio ( inadeguato ) di questo fenomeno. Siamo tutti contenti per il successo di Syriza, …è stato un momento di un forte impatto valoriale ed epocale di piena e autentica democrazia,… ma ATTENZIONE!
GIORNATA DELLA MEMORIA. AFFINCHE' QUEL CHE ACCADDE NON SI RIPETA MAI PIU'.
Di Natale Cuccurese
Oggi giornata della memoria. Si ricordano le vittime dell'Olocausto, delle leggi razziali, le minoranze discriminate e deportate, coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati, nonché tutti i deportati militari e politici nella Germania nazista. In altre parole si ricordano oltre agli ebrei anche le altre minoranze perseguitate, rom, neri e altre "razze inferiori", disabili fisici e mentali, perseguitati politici, testimoni di Geova, omosessuali, disertori, obiettori di coscienza... tutti indistintamente vittime dell'Olocausto.
La celebrazione si svolge oggi in ricordo della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche dell'Armata Rossa.
Fra le vittime molti italiani, anche meridionali. Uno fra tutti il piccolo Sergio de Simone ( nella foto) un bambino napoletano ebreo , massacrato insieme ad altre creature innocenti come lui nel campo di Auschwitz dal dottor Mengele, di cui come PdelSUD abbiamo sostenuto in Commissione Toponomastica, tramite il nostro rappresentante, su proposta del Sindaco Luigi de Magistris la delibera, poi approvata, per la titolazione di un toponimo a Napoli.
Basta ricordare questi nomi vedere in fotografia questi volti, per capire quanto questa giornata sia opportuna per una doverosa ed adeguata riflessione affinchè queste mostruosità non si ripetano, in un periodo in cui si vedono tornare alla luce in Italia, in Europa e nel Mondo pulsioni razziste e xenofobe verso altri popoli, altre etnie, altre razze, altre religioni, altre minoranze.
Credo poi sia utile ricordare l'olocausto anche per richiamare l'assurdità evidente che quel re che firmò le leggi razziali in Italia nel 1938, e che permise pertanto la deportazione verso il genocidio degli ebrei italiani e non solo, è quel Vittorio Emanuele III che ancora oggi ha vergognosamente intitolate in Italia vie, piazze, monumenti. Una contraddizione atroce che segnala l'urgenza di procedere rapidamente ad una rapida cancellazione di queste titolazioni, e noi del PdelSUD ce ne stiamo facendo carico a partire da Napoli grazie ad Andrea Balia, nostro rappresentante in Commissione Toponomastica, per richiamare ad un minimo di coerenza una classe politica che oggi commemora, ma che in realtà in larga parte non solo non ha fatto i conti con la storia, o addirittura la ignora, ma fa il percorso del gambero, se solo pensiamo all'omaggio alle tombe di casa savoia fatto da Napolitano al Pantheon il 17 marzo 2011.
Quando però si arriva a questa data c'è sempre qualcuno, nel mondo sudista e non solo, che tira fuori il "si, però ci sono stati altri massacri e genocidi nella storia". E' purtroppo vero, ma non c'è contrapposizione alcuna, qualsiasi genocidio è un crimine verso l'umanità che non prevede alcun tipo di giustificazione, anzi la memoria va tenuta ben viva affinchè queste mostruosità non si ripetano a danno di nessuno. Nel 2009 infatti il Partito del Sud propose a tal fine, per ricordare i lutti e i massacri subiti dal popolo meridionale, la giornata del 13 febbraio, caduta della fortezza di Gaeta nell'assedio del 1860/61, per una nostra giornata della memoria. Oggi intanto però ricordiamo doverosamente tutte le vittime dell'Olocausto perpetrato dai nazifascisti nel corso della seconda guerra mondiale.
Ben venga pertanto questa giornata della memoria, nell'auspicio che possa servire non solo a far riflettere e ricordare, come doveroso, ma anche a favorire una rilettura storica che faccia ben comprendere alle nuove generazioni chi sono i falsi eroi, alcuni ancora come detto oscenamente celebrati in Italia, e chi i martiri, affinchè la guardia resti alta contro ogni rigurgito razzista perchè quel che accadde non si ripeta mai più.
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Di Natale Cuccurese
Oggi giornata della memoria. Si ricordano le vittime dell'Olocausto, delle leggi razziali, le minoranze discriminate e deportate, coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati, nonché tutti i deportati militari e politici nella Germania nazista. In altre parole si ricordano oltre agli ebrei anche le altre minoranze perseguitate, rom, neri e altre "razze inferiori", disabili fisici e mentali, perseguitati politici, testimoni di Geova, omosessuali, disertori, obiettori di coscienza... tutti indistintamente vittime dell'Olocausto.
La celebrazione si svolge oggi in ricordo della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche dell'Armata Rossa.
Fra le vittime molti italiani, anche meridionali. Uno fra tutti il piccolo Sergio de Simone ( nella foto) un bambino napoletano ebreo , massacrato insieme ad altre creature innocenti come lui nel campo di Auschwitz dal dottor Mengele, di cui come PdelSUD abbiamo sostenuto in Commissione Toponomastica, tramite il nostro rappresentante, su proposta del Sindaco Luigi de Magistris la delibera, poi approvata, per la titolazione di un toponimo a Napoli.
Basta ricordare questi nomi vedere in fotografia questi volti, per capire quanto questa giornata sia opportuna per una doverosa ed adeguata riflessione affinchè queste mostruosità non si ripetano, in un periodo in cui si vedono tornare alla luce in Italia, in Europa e nel Mondo pulsioni razziste e xenofobe verso altri popoli, altre etnie, altre razze, altre religioni, altre minoranze.
Credo poi sia utile ricordare l'olocausto anche per richiamare l'assurdità evidente che quel re che firmò le leggi razziali in Italia nel 1938, e che permise pertanto la deportazione verso il genocidio degli ebrei italiani e non solo, è quel Vittorio Emanuele III che ancora oggi ha vergognosamente intitolate in Italia vie, piazze, monumenti. Una contraddizione atroce che segnala l'urgenza di procedere rapidamente ad una rapida cancellazione di queste titolazioni, e noi del PdelSUD ce ne stiamo facendo carico a partire da Napoli grazie ad Andrea Balia, nostro rappresentante in Commissione Toponomastica, per richiamare ad un minimo di coerenza una classe politica che oggi commemora, ma che in realtà in larga parte non solo non ha fatto i conti con la storia, o addirittura la ignora, ma fa il percorso del gambero, se solo pensiamo all'omaggio alle tombe di casa savoia fatto da Napolitano al Pantheon il 17 marzo 2011.
Quando però si arriva a questa data c'è sempre qualcuno, nel mondo sudista e non solo, che tira fuori il "si, però ci sono stati altri massacri e genocidi nella storia". E' purtroppo vero, ma non c'è contrapposizione alcuna, qualsiasi genocidio è un crimine verso l'umanità che non prevede alcun tipo di giustificazione, anzi la memoria va tenuta ben viva affinchè queste mostruosità non si ripetano a danno di nessuno. Nel 2009 infatti il Partito del Sud propose a tal fine, per ricordare i lutti e i massacri subiti dal popolo meridionale, la giornata del 13 febbraio, caduta della fortezza di Gaeta nell'assedio del 1860/61, per una nostra giornata della memoria. Oggi intanto però ricordiamo doverosamente tutte le vittime dell'Olocausto perpetrato dai nazifascisti nel corso della seconda guerra mondiale.
Ben venga pertanto questa giornata della memoria, nell'auspicio che possa servire non solo a far riflettere e ricordare, come doveroso, ma anche a favorire una rilettura storica che faccia ben comprendere alle nuove generazioni chi sono i falsi eroi, alcuni ancora come detto oscenamente celebrati in Italia, e chi i martiri, affinchè la guardia resti alta contro ogni rigurgito razzista perchè quel che accadde non si ripeta mai più.
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lunedì 26 gennaio 2015
LA GRECIA CAMBIA PAGINA E FA TORNARE IL SORRISO AI POPOLI EUROPEI...E ANCHE A CHI PUR NON C'ENTRANDO NULLA CERCA DI METTERE CAPPELLO.
Di Natale Cuccurese
L'ormai nota notizia della vittoria di Tsipras non può che essere salutata positivamente da chi, come noi, spera che il fronte progressista italiano possa trovare l' ispirazione per superare le "secche" renziane e riprendere slancio.
Lo stesso vale per l'Europa che necessariamente deve capire che se vuole realmente rispondere agli auspici dei suoi padri fondatori e riportare la fiducia fra i cittadini, deve necessariamente superare le politiche tedesche di austerity, ispirate ad una visione punitiva contro le nazioni "cicala" del Sud Europa, e trasformarsi da un'Europa dei banchieri e dei burocrati ad un'Europa dei popoli.
In caso contrario la fine di questa esperienza sarà inevitabile.
La lezione che ci fornisce la Grecia è quindi sia verso l' Europa che verso la sinistra, italiana in particolare.
Sinistra che seppur portatrice di ideali radicati nella tradizione ha bisogno di nuovi uomini e linguaggi, rinnovando anche i propri leader e superando le vecchie parole d'ordine ormai desuete, soprattutto fra i più giovani.
Bisogna ripartire con una sinistra che superi di slancio l'ormai logora esperienza attuale e che, seppur radicata alla propria storia e valori, proponga linguaggi e simboli alternativi più attuali.
A sinistra del sempre più litigioso PD, che cerca persino di mettere cappello sulla vittoria di Tsipras, si aprono ampie praterie.
L'auspicio è che possa nascere a sinistra un contenitore che, unendo esperienze diverse, ma sulla base di quanto sopra esposto, possa dare seguito anche in Italia all'esperienza greca.
Certo la voglia di un cambiamento vero e radicale è tanta, ma bisogna evitare di ripetere le più recenti esperienze della sinistra radicale, anche elettorali, che hanno mostrato tutti i limiti di un'interpretazione ormai storicamente superata nel linguaggio e nella leadership. Inoltre e soprattutto che la sinistra italiana riscopra la questione meridionale, diventi anche meridionalista e supporti le battaglie, anche territoriali, che da sole possono portare il Sud ed il fronte progressista a riprendere quella centralità indispensabile nel dibattito politico italiano. Per superare l'attuale stato comatoso di una sinistra e di una politica italiana che non sa far di meglio che patti scellerati pur di procastinare la propria presa di potere, in barba alla logica, alla decenza e confidando nella sopportazione di un popolo che però finalmente inizia a mostrare segnali di insofferenza verso questo modo di governare.
In altre parole anche a sinistra c'è l'estrema necessità di ripartire da Sud!
Infine nel microcosmo sudista, dopo un'improvvisa accelerata a sinistra di alcuni che da sempre dicevano di essere distanti da destra e sinistra, nel solito triste tentativo di metter cappello su qualcosa di vincente, il vento da stamane è già cambiato. E' bastata la notizia dell'accordo di Syriza con il partito Greci Indipendenti per scatenare il malcelato entusiasmo unanimista.
Ennesima dimostrazione di come l'unanimista abbia quasi sempre il cuore che palpita a destra...anche quando cerca di accreditarsi a sinistra...
Ovviamente la notizia ben si adatta ai loro proclami, e se non si adatta del tutto la adattano loro.
Nessuno fa però notare che in realtà qui ci sono due partiti ben distinti, uno con forte connotazione a sinistra e uno a destra, che semplicemente condividono pragmaticamente, e nelle comuni intenzioni per il bene della Grecia, un tratto di percorso all’insegna del no all’austerità e della rinegoziazione delle politiche con la Ue. Poco importa in questo momento che su altri temi, come immigrazione e diritti civili, i due partiti si trovino su posizioni diametralmente opposte. Addirittura il leader Panos Kammenos, del partito Greci Indipendenti (Anel ) già dichiara apertamente che affrontati e risolti i temi condivisi i due "alleati" torneranno a litigare.
Insomma siamo a tutt'altra cosa rispetto a quanto propongono gli unanimisti sudisti e cioè un'indistinta melassa, un brodo primordiale, dove dentro c'è di tutto, la destra, la sinistra, il centro, il legittimista e il "giacobino"... altro che Grecia...
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Di Natale Cuccurese
L'ormai nota notizia della vittoria di Tsipras non può che essere salutata positivamente da chi, come noi, spera che il fronte progressista italiano possa trovare l' ispirazione per superare le "secche" renziane e riprendere slancio.
Lo stesso vale per l'Europa che necessariamente deve capire che se vuole realmente rispondere agli auspici dei suoi padri fondatori e riportare la fiducia fra i cittadini, deve necessariamente superare le politiche tedesche di austerity, ispirate ad una visione punitiva contro le nazioni "cicala" del Sud Europa, e trasformarsi da un'Europa dei banchieri e dei burocrati ad un'Europa dei popoli.
In caso contrario la fine di questa esperienza sarà inevitabile.
La lezione che ci fornisce la Grecia è quindi sia verso l' Europa che verso la sinistra, italiana in particolare.
Sinistra che seppur portatrice di ideali radicati nella tradizione ha bisogno di nuovi uomini e linguaggi, rinnovando anche i propri leader e superando le vecchie parole d'ordine ormai desuete, soprattutto fra i più giovani.
Bisogna ripartire con una sinistra che superi di slancio l'ormai logora esperienza attuale e che, seppur radicata alla propria storia e valori, proponga linguaggi e simboli alternativi più attuali.
A sinistra del sempre più litigioso PD, che cerca persino di mettere cappello sulla vittoria di Tsipras, si aprono ampie praterie.
L'auspicio è che possa nascere a sinistra un contenitore che, unendo esperienze diverse, ma sulla base di quanto sopra esposto, possa dare seguito anche in Italia all'esperienza greca.
Certo la voglia di un cambiamento vero e radicale è tanta, ma bisogna evitare di ripetere le più recenti esperienze della sinistra radicale, anche elettorali, che hanno mostrato tutti i limiti di un'interpretazione ormai storicamente superata nel linguaggio e nella leadership. Inoltre e soprattutto che la sinistra italiana riscopra la questione meridionale, diventi anche meridionalista e supporti le battaglie, anche territoriali, che da sole possono portare il Sud ed il fronte progressista a riprendere quella centralità indispensabile nel dibattito politico italiano. Per superare l'attuale stato comatoso di una sinistra e di una politica italiana che non sa far di meglio che patti scellerati pur di procastinare la propria presa di potere, in barba alla logica, alla decenza e confidando nella sopportazione di un popolo che però finalmente inizia a mostrare segnali di insofferenza verso questo modo di governare.
In altre parole anche a sinistra c'è l'estrema necessità di ripartire da Sud!
Infine nel microcosmo sudista, dopo un'improvvisa accelerata a sinistra di alcuni che da sempre dicevano di essere distanti da destra e sinistra, nel solito triste tentativo di metter cappello su qualcosa di vincente, il vento da stamane è già cambiato. E' bastata la notizia dell'accordo di Syriza con il partito Greci Indipendenti per scatenare il malcelato entusiasmo unanimista.
Ennesima dimostrazione di come l'unanimista abbia quasi sempre il cuore che palpita a destra...anche quando cerca di accreditarsi a sinistra...
Ovviamente la notizia ben si adatta ai loro proclami, e se non si adatta del tutto la adattano loro.
Nessuno fa però notare che in realtà qui ci sono due partiti ben distinti, uno con forte connotazione a sinistra e uno a destra, che semplicemente condividono pragmaticamente, e nelle comuni intenzioni per il bene della Grecia, un tratto di percorso all’insegna del no all’austerità e della rinegoziazione delle politiche con la Ue. Poco importa in questo momento che su altri temi, come immigrazione e diritti civili, i due partiti si trovino su posizioni diametralmente opposte. Addirittura il leader Panos Kammenos, del partito Greci Indipendenti (Anel ) già dichiara apertamente che affrontati e risolti i temi condivisi i due "alleati" torneranno a litigare.
Insomma siamo a tutt'altra cosa rispetto a quanto propongono gli unanimisti sudisti e cioè un'indistinta melassa, un brodo primordiale, dove dentro c'è di tutto, la destra, la sinistra, il centro, il legittimista e il "giacobino"... altro che Grecia...
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domenica 25 gennaio 2015
IL NAZARENZISMO
Di Bruno Pappalardo
Ma chi l’ha detto che il nuovo Presidente della Repubblica debba essere condiviso.
Ma chi ha detto che debba essere concertato con tutto l’arco parlamentare?
Ma chi ha detto che debba essere una volta secco e una volta chiatto?
Ma chi se l’è inventata sta cosa? E perché?
Pare che da “sempre” ( in passato) si debba fare così, ossia che le minoranze s’accordino con la maggioranza in Aula o fuori d’Essa, altrimenti non verrebbe fatto l’interesse del paese, del popolo.
Poteva essere, “semmai”, una volta quando i deputati venivano eletti nel propri collegi per la Prima Camera o per il Senato; Beh, allora, …forse, poteva avere anche un senso. Ma oggi, il mandato parlamentare non è più legato alla scelta degli elettori, non ne hanno più la delega, sono cani sciolti, come Scilipoti o De Gregori o Razzi e tanti altri che continuano a cambiare casacca per i propri fini e interessi personali .
Ammesso che, in un presunto e non credibile rispetto del concetto di “democrazia” (ricordo significa, per la nostra costituzione “ governo della sovranità popolare” ) venisse auspicato il maggior numero possibile di intese e conformità tra tutti i deputati delle camere, ebbene, questa dovrebbe essere una spontanea e autonoma partecipazione dei partiti.
E’ accaduto in passato , dopo, numerosi tentativi, di non pervenire ad una sollecita nomina del Capo dello Stato.
Forse, allora era giusto tecnicamente confrontarsi e con civile concordia, accordarsi. Ma neppure!
Altra cosa, tuttavia, è concertare, decidere, circa “un anno prima”, - il maneggio contro ogni principio costituzionale e dietro l’inconsapevolezza degli italiani - la qualità e quantità di riforme, tutte mutuate dalla condizionante scelta, beneficiante, del Nuovo Presidente perché costui, potesse, giunto al Colle più nobile, abbuonare gli oneri mai pagati di processi e malversazione di ogni genere, da pregiudicati e uomini di corte e lecca…i, tutto, alla facciaccia del popolo italiano.
Vogliono, dunque, far presto perché costui (Presidente della Repubblica) possa sciogliere le Camere e giungere alle urna. (la giostra dei nomi è una trastole mediatica e strumentale)
Perché? Perché quel figlio di “NN” ( Nuovo Nazareno, …il vecchio moltiplicava i pani, il Nuovo solo le tozzole dure e la fame ) pare stia perdendo colpi.
La percentuale di italiani che lo avevano inizialmente sostenuto con una sola consultazione in “primarie” stanno riducendosi e bisogna che ci si accordi.
Insomma il “figlio di NN”, per adesso ha paura. Ha paura di perdere. Pensa ai dissidenti di FI e quelli che della sua parte che non l’hanno sostenuto durante il “Salva Italia”. Trema anche se mostra calma.
Ma chi rabbrividisce veramente è il Sud!
Quanto vale in termini di vantaggio, di negozio, l’elezione del Presidente dello Stato?
Ad occhio e croce, NULLA!
Al SUD non serve! Al Sud occorre sapere dei nuovi governatori regionali, dei sindaci, dei presidenti circoscrizionali, degli uomini giusti sul territorio perché si controlli, si investighi, si fermino corruzioni e collusioni. Occorre sapere e ricercare uomini giusti ma soprattutto onesti e ce ne sono,… eccome!
Alcuni sono stati trovati!
Il Sud può contare di sollevarsi dalle sabbie mobili, dove siamo stati spinti, a sa a chi chiedere la cima per cingerci la vita e risalire dall’ insidioso pantano e ricolmare il fosso di nuove bianche radici.
SI RIPARTE DAL SUD.
Ma chi ha detto che debba essere concertato con tutto l’arco parlamentare?
Ma chi ha detto che debba essere una volta secco e una volta chiatto?
Ma chi se l’è inventata sta cosa? E perché?
Pare che da “sempre” ( in passato) si debba fare così, ossia che le minoranze s’accordino con la maggioranza in Aula o fuori d’Essa, altrimenti non verrebbe fatto l’interesse del paese, del popolo.
Poteva essere, “semmai”, una volta quando i deputati venivano eletti nel propri collegi per la Prima Camera o per il Senato; Beh, allora, …forse, poteva avere anche un senso. Ma oggi, il mandato parlamentare non è più legato alla scelta degli elettori, non ne hanno più la delega, sono cani sciolti, come Scilipoti o De Gregori o Razzi e tanti altri che continuano a cambiare casacca per i propri fini e interessi personali .
Ammesso che, in un presunto e non credibile rispetto del concetto di “democrazia” (ricordo significa, per la nostra costituzione “ governo della sovranità popolare” ) venisse auspicato il maggior numero possibile di intese e conformità tra tutti i deputati delle camere, ebbene, questa dovrebbe essere una spontanea e autonoma partecipazione dei partiti.
E’ accaduto in passato , dopo, numerosi tentativi, di non pervenire ad una sollecita nomina del Capo dello Stato.
Forse, allora era giusto tecnicamente confrontarsi e con civile concordia, accordarsi. Ma neppure!
Altra cosa, tuttavia, è concertare, decidere, circa “un anno prima”, - il maneggio contro ogni principio costituzionale e dietro l’inconsapevolezza degli italiani - la qualità e quantità di riforme, tutte mutuate dalla condizionante scelta, beneficiante, del Nuovo Presidente perché costui, potesse, giunto al Colle più nobile, abbuonare gli oneri mai pagati di processi e malversazione di ogni genere, da pregiudicati e uomini di corte e lecca…i, tutto, alla facciaccia del popolo italiano.
Vogliono, dunque, far presto perché costui (Presidente della Repubblica) possa sciogliere le Camere e giungere alle urna. (la giostra dei nomi è una trastole mediatica e strumentale)
Perché? Perché quel figlio di “NN” ( Nuovo Nazareno, …il vecchio moltiplicava i pani, il Nuovo solo le tozzole dure e la fame ) pare stia perdendo colpi.
La percentuale di italiani che lo avevano inizialmente sostenuto con una sola consultazione in “primarie” stanno riducendosi e bisogna che ci si accordi.
Insomma il “figlio di NN”, per adesso ha paura. Ha paura di perdere. Pensa ai dissidenti di FI e quelli che della sua parte che non l’hanno sostenuto durante il “Salva Italia”. Trema anche se mostra calma.
Ma chi rabbrividisce veramente è il Sud!
Quanto vale in termini di vantaggio, di negozio, l’elezione del Presidente dello Stato?
Ad occhio e croce, NULLA!
Al SUD non serve! Al Sud occorre sapere dei nuovi governatori regionali, dei sindaci, dei presidenti circoscrizionali, degli uomini giusti sul territorio perché si controlli, si investighi, si fermino corruzioni e collusioni. Occorre sapere e ricercare uomini giusti ma soprattutto onesti e ce ne sono,… eccome!
Alcuni sono stati trovati!
Il Sud può contare di sollevarsi dalle sabbie mobili, dove siamo stati spinti, a sa a chi chiedere la cima per cingerci la vita e risalire dall’ insidioso pantano e ricolmare il fosso di nuove bianche radici.
SI RIPARTE DAL SUD.
Di Bruno Pappalardo
Ma chi l’ha detto che il nuovo Presidente della Repubblica debba essere condiviso.
Ma chi ha detto che debba essere concertato con tutto l’arco parlamentare?
Ma chi ha detto che debba essere una volta secco e una volta chiatto?
Ma chi se l’è inventata sta cosa? E perché?
Pare che da “sempre” ( in passato) si debba fare così, ossia che le minoranze s’accordino con la maggioranza in Aula o fuori d’Essa, altrimenti non verrebbe fatto l’interesse del paese, del popolo.
Poteva essere, “semmai”, una volta quando i deputati venivano eletti nel propri collegi per la Prima Camera o per il Senato; Beh, allora, …forse, poteva avere anche un senso. Ma oggi, il mandato parlamentare non è più legato alla scelta degli elettori, non ne hanno più la delega, sono cani sciolti, come Scilipoti o De Gregori o Razzi e tanti altri che continuano a cambiare casacca per i propri fini e interessi personali .
Ammesso che, in un presunto e non credibile rispetto del concetto di “democrazia” (ricordo significa, per la nostra costituzione “ governo della sovranità popolare” ) venisse auspicato il maggior numero possibile di intese e conformità tra tutti i deputati delle camere, ebbene, questa dovrebbe essere una spontanea e autonoma partecipazione dei partiti.
E’ accaduto in passato , dopo, numerosi tentativi, di non pervenire ad una sollecita nomina del Capo dello Stato.
Forse, allora era giusto tecnicamente confrontarsi e con civile concordia, accordarsi. Ma neppure!
Altra cosa, tuttavia, è concertare, decidere, circa “un anno prima”, - il maneggio contro ogni principio costituzionale e dietro l’inconsapevolezza degli italiani - la qualità e quantità di riforme, tutte mutuate dalla condizionante scelta, beneficiante, del Nuovo Presidente perché costui, potesse, giunto al Colle più nobile, abbuonare gli oneri mai pagati di processi e malversazione di ogni genere, da pregiudicati e uomini di corte e lecca…i, tutto, alla facciaccia del popolo italiano.
Vogliono, dunque, far presto perché costui (Presidente della Repubblica) possa sciogliere le Camere e giungere alle urna. (la giostra dei nomi è una trastole mediatica e strumentale)
Perché? Perché quel figlio di “NN” ( Nuovo Nazareno, …il vecchio moltiplicava i pani, il Nuovo solo le tozzole dure e la fame ) pare stia perdendo colpi.
La percentuale di italiani che lo avevano inizialmente sostenuto con una sola consultazione in “primarie” stanno riducendosi e bisogna che ci si accordi.
Insomma il “figlio di NN”, per adesso ha paura. Ha paura di perdere. Pensa ai dissidenti di FI e quelli che della sua parte che non l’hanno sostenuto durante il “Salva Italia”. Trema anche se mostra calma.
Ma chi rabbrividisce veramente è il Sud!
Quanto vale in termini di vantaggio, di negozio, l’elezione del Presidente dello Stato?
Ad occhio e croce, NULLA!
Al SUD non serve! Al Sud occorre sapere dei nuovi governatori regionali, dei sindaci, dei presidenti circoscrizionali, degli uomini giusti sul territorio perché si controlli, si investighi, si fermino corruzioni e collusioni. Occorre sapere e ricercare uomini giusti ma soprattutto onesti e ce ne sono,… eccome!
Alcuni sono stati trovati!
Il Sud può contare di sollevarsi dalle sabbie mobili, dove siamo stati spinti, a sa a chi chiedere la cima per cingerci la vita e risalire dall’ insidioso pantano e ricolmare il fosso di nuove bianche radici.
SI RIPARTE DAL SUD.
Ma chi ha detto che debba essere concertato con tutto l’arco parlamentare?
Ma chi ha detto che debba essere una volta secco e una volta chiatto?
Ma chi se l’è inventata sta cosa? E perché?
Pare che da “sempre” ( in passato) si debba fare così, ossia che le minoranze s’accordino con la maggioranza in Aula o fuori d’Essa, altrimenti non verrebbe fatto l’interesse del paese, del popolo.
Poteva essere, “semmai”, una volta quando i deputati venivano eletti nel propri collegi per la Prima Camera o per il Senato; Beh, allora, …forse, poteva avere anche un senso. Ma oggi, il mandato parlamentare non è più legato alla scelta degli elettori, non ne hanno più la delega, sono cani sciolti, come Scilipoti o De Gregori o Razzi e tanti altri che continuano a cambiare casacca per i propri fini e interessi personali .
Ammesso che, in un presunto e non credibile rispetto del concetto di “democrazia” (ricordo significa, per la nostra costituzione “ governo della sovranità popolare” ) venisse auspicato il maggior numero possibile di intese e conformità tra tutti i deputati delle camere, ebbene, questa dovrebbe essere una spontanea e autonoma partecipazione dei partiti.
E’ accaduto in passato , dopo, numerosi tentativi, di non pervenire ad una sollecita nomina del Capo dello Stato.
Forse, allora era giusto tecnicamente confrontarsi e con civile concordia, accordarsi. Ma neppure!
Altra cosa, tuttavia, è concertare, decidere, circa “un anno prima”, - il maneggio contro ogni principio costituzionale e dietro l’inconsapevolezza degli italiani - la qualità e quantità di riforme, tutte mutuate dalla condizionante scelta, beneficiante, del Nuovo Presidente perché costui, potesse, giunto al Colle più nobile, abbuonare gli oneri mai pagati di processi e malversazione di ogni genere, da pregiudicati e uomini di corte e lecca…i, tutto, alla facciaccia del popolo italiano.
Vogliono, dunque, far presto perché costui (Presidente della Repubblica) possa sciogliere le Camere e giungere alle urna. (la giostra dei nomi è una trastole mediatica e strumentale)
Perché? Perché quel figlio di “NN” ( Nuovo Nazareno, …il vecchio moltiplicava i pani, il Nuovo solo le tozzole dure e la fame ) pare stia perdendo colpi.
La percentuale di italiani che lo avevano inizialmente sostenuto con una sola consultazione in “primarie” stanno riducendosi e bisogna che ci si accordi.
Insomma il “figlio di NN”, per adesso ha paura. Ha paura di perdere. Pensa ai dissidenti di FI e quelli che della sua parte che non l’hanno sostenuto durante il “Salva Italia”. Trema anche se mostra calma.
Ma chi rabbrividisce veramente è il Sud!
Quanto vale in termini di vantaggio, di negozio, l’elezione del Presidente dello Stato?
Ad occhio e croce, NULLA!
Al SUD non serve! Al Sud occorre sapere dei nuovi governatori regionali, dei sindaci, dei presidenti circoscrizionali, degli uomini giusti sul territorio perché si controlli, si investighi, si fermino corruzioni e collusioni. Occorre sapere e ricercare uomini giusti ma soprattutto onesti e ce ne sono,… eccome!
Alcuni sono stati trovati!
Il Sud può contare di sollevarsi dalle sabbie mobili, dove siamo stati spinti, a sa a chi chiedere la cima per cingerci la vita e risalire dall’ insidioso pantano e ricolmare il fosso di nuove bianche radici.
SI RIPARTE DAL SUD.
sabato 24 gennaio 2015
La sinistra tra opportunità e possibili ennesimi naufragi
E’ un periodo storico particolare quello che stiamo vivendo in Italia con un partito, quello Democratico, proveniente da sinistra che meno di un anno fa otteneva il suo risultato storico maggiore (in percentuale) andando oltre il 40% e che oggi in molti faticano a definire come partito di sinistra.
Il “renzismo”, dopo il “berlusconismo”, rientra in quelle categorie tutte italiane della politica nelle quali non è possibile definire effettivamente in quale area politica si collochi una formazione.
In tutta Europa c’è una sinistra, che alcuni definiscono radicale, che sta risalendo la china, anzi, che sta divenendo punto di riferimento per tutti coloro i quali da questa Europa delle austerità, dei bilanci e della finanza sta ricevendo solo disperazione e nessuna possibilità di scorgere un orizzonte.
Per citare solo due esempi la Spagna con “Podemos” e la Grecia con “Tsipras” stanno provando a rispondere a un’Europa che pensa di governare l’economia e i popoli con “i parametri” da rispettare e non con la tutela della dignità dei propri cittadini. Ma queste due esperienze di sinistra pur radicate nella tradizione e nei valori della sinistra tradizionale hanno uomini e linguaggi nuovi in grado di parlare alle nuove generazioni come alle vecchie senza entrare in una retorica che sa di ’900 se non di ’800.
Queste formazioni politiche vicine a noi perché nate sulle sponde del Mediterraneo e, per molti europei del nord, palla al piede dell’Europa delle banche e dei popoli “efficienti”, affondano le loro radici tra la gente, nei movimenti di vario genere, tra le categorie sociali più diverse che vanno dagli operai, alla classe media e “pubblica” e anche tra tutti coloro che hanno un’attività privata perché hanno dovuto puntare a un’autoccupazione che però non garantisce necessariamente un futuro affogando in un mare di tasse e adempimenti.
Anche in Italia, visti gli spazi enormi che il PD sta lasciando alla sua sinistra e anche al suo interno visto che il suo humus è più un efficientismo tecnocratico e anglosassone che una serie di valori e di attenzioni rivolte alla persona, anche in Italia, dicevo ci sarebbero spazi enormi, praterie intere per una formazione alla spagnola e ancor più alla greca.
Ma in Italia c’è un grande problema, c’è il problema di una serie di sigle e di gruppi (quasi sbandati) reduci dalle tante diaspore comuniste che pensano ancora che sia possibile fondare un partito,un movimento nuovo alla Tsipras facendo la somma delle tante sigle, anzi facendo semplici cartelli elettorali che affondano poi le loro radici e peggio ancora la loro comunicazione in categorie e classi sociali che non esistono più.
Se è vero come è vero che la cosiddetta “classe operaia” esiste ancora e come sempre accade è tra le più colpite anche ai giorni nostri, la nostra società vede una marea di gente, di giovani che non hanno lavoro e peggio ancora prospettive per il futuro, aree del Paese completamente abbandonate a sé stesse nelle quali i dati già pessimi nazionali diventano angoscianti, un popolo di partite IVA piccole o piccolissime che hanno dovuto fare questa scelta non perché “capitalisti” o “borghesi”, ma perché hanno provato a dare risposta alla loro disperazione, un’economia di mercato che non andrebbe combattuta, ma riformata apportando dei correttivi per poterla rendere “sostenibile”,eccetera, eccetera. Una sinistra che abbia una visione si Europa diversa, non anti o Europeista, ma con un proprio progetto di Europa che vada oltre i semplici interessi dei singoli stati… Ecco in tutto ciò i linguaggi e le politiche della sinistra radicale italiana non ancora si aggiornano e si sintonizzano con questo terzo millennio.
Rischia, nonostante la grande opportunità che la congiuntura politica concede, di naufragare ancora, come è sempre successo in questi anni con i tentativi della Lista Ingroia o della stessa lista Tsipras italiana lo scorso anno.
C’è bisogno di qualcosa di diverso dal modernismo parolaio alla Renzi che comunque ha svuotato di contenuti sociali e politici il PD, ma anche di diverso rispetto ai linguaggi vetero militanti al massimo riconducibili alle battaglie del ’68 e dei successivi anni ’70.
Il mondo è cambiato, i giovani sono cambiati, i linguaggi sono altri. Se non ci si riesce a sintonizzare la sinistra rischia ancora una volta di far ridere i polli e di restare al palo rispetto anche a una destra alla Le Pen che prenderà voti a man bassa pescando proprio nelle paure di ciascuno di noi.
Non trascurerei poi un suggerimento da meridionale, penso che la la sinistra debba diventare anche un po’ meridionalista e cioè attenta alle periferie, ai territori, a terre che hanno vocazioni e morfologie differenti, a luoghi che vivono nel mediterraneo e che possono vivere del Mediterraneo.
Altrimenti sarà naufragio.
Pubblicato anche da Zeroventiquattro.it
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E’ un periodo storico particolare quello che stiamo vivendo in Italia con un partito, quello Democratico, proveniente da sinistra che meno di un anno fa otteneva il suo risultato storico maggiore (in percentuale) andando oltre il 40% e che oggi in molti faticano a definire come partito di sinistra.
Il “renzismo”, dopo il “berlusconismo”, rientra in quelle categorie tutte italiane della politica nelle quali non è possibile definire effettivamente in quale area politica si collochi una formazione.
In tutta Europa c’è una sinistra, che alcuni definiscono radicale, che sta risalendo la china, anzi, che sta divenendo punto di riferimento per tutti coloro i quali da questa Europa delle austerità, dei bilanci e della finanza sta ricevendo solo disperazione e nessuna possibilità di scorgere un orizzonte.
Per citare solo due esempi la Spagna con “Podemos” e la Grecia con “Tsipras” stanno provando a rispondere a un’Europa che pensa di governare l’economia e i popoli con “i parametri” da rispettare e non con la tutela della dignità dei propri cittadini. Ma queste due esperienze di sinistra pur radicate nella tradizione e nei valori della sinistra tradizionale hanno uomini e linguaggi nuovi in grado di parlare alle nuove generazioni come alle vecchie senza entrare in una retorica che sa di ’900 se non di ’800.
Queste formazioni politiche vicine a noi perché nate sulle sponde del Mediterraneo e, per molti europei del nord, palla al piede dell’Europa delle banche e dei popoli “efficienti”, affondano le loro radici tra la gente, nei movimenti di vario genere, tra le categorie sociali più diverse che vanno dagli operai, alla classe media e “pubblica” e anche tra tutti coloro che hanno un’attività privata perché hanno dovuto puntare a un’autoccupazione che però non garantisce necessariamente un futuro affogando in un mare di tasse e adempimenti.
Anche in Italia, visti gli spazi enormi che il PD sta lasciando alla sua sinistra e anche al suo interno visto che il suo humus è più un efficientismo tecnocratico e anglosassone che una serie di valori e di attenzioni rivolte alla persona, anche in Italia, dicevo ci sarebbero spazi enormi, praterie intere per una formazione alla spagnola e ancor più alla greca.
Ma in Italia c’è un grande problema, c’è il problema di una serie di sigle e di gruppi (quasi sbandati) reduci dalle tante diaspore comuniste che pensano ancora che sia possibile fondare un partito,un movimento nuovo alla Tsipras facendo la somma delle tante sigle, anzi facendo semplici cartelli elettorali che affondano poi le loro radici e peggio ancora la loro comunicazione in categorie e classi sociali che non esistono più.
Se è vero come è vero che la cosiddetta “classe operaia” esiste ancora e come sempre accade è tra le più colpite anche ai giorni nostri, la nostra società vede una marea di gente, di giovani che non hanno lavoro e peggio ancora prospettive per il futuro, aree del Paese completamente abbandonate a sé stesse nelle quali i dati già pessimi nazionali diventano angoscianti, un popolo di partite IVA piccole o piccolissime che hanno dovuto fare questa scelta non perché “capitalisti” o “borghesi”, ma perché hanno provato a dare risposta alla loro disperazione, un’economia di mercato che non andrebbe combattuta, ma riformata apportando dei correttivi per poterla rendere “sostenibile”,eccetera, eccetera. Una sinistra che abbia una visione si Europa diversa, non anti o Europeista, ma con un proprio progetto di Europa che vada oltre i semplici interessi dei singoli stati… Ecco in tutto ciò i linguaggi e le politiche della sinistra radicale italiana non ancora si aggiornano e si sintonizzano con questo terzo millennio.
Rischia, nonostante la grande opportunità che la congiuntura politica concede, di naufragare ancora, come è sempre successo in questi anni con i tentativi della Lista Ingroia o della stessa lista Tsipras italiana lo scorso anno.
C’è bisogno di qualcosa di diverso dal modernismo parolaio alla Renzi che comunque ha svuotato di contenuti sociali e politici il PD, ma anche di diverso rispetto ai linguaggi vetero militanti al massimo riconducibili alle battaglie del ’68 e dei successivi anni ’70.
Il mondo è cambiato, i giovani sono cambiati, i linguaggi sono altri. Se non ci si riesce a sintonizzare la sinistra rischia ancora una volta di far ridere i polli e di restare al palo rispetto anche a una destra alla Le Pen che prenderà voti a man bassa pescando proprio nelle paure di ciascuno di noi.
Non trascurerei poi un suggerimento da meridionale, penso che la la sinistra debba diventare anche un po’ meridionalista e cioè attenta alle periferie, ai territori, a terre che hanno vocazioni e morfologie differenti, a luoghi che vivono nel mediterraneo e che possono vivere del Mediterraneo.
Altrimenti sarà naufragio.
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