martedì 27 gennaio 2015

GIORNATA DELLA MEMORIA. AFFINCHE' QUEL CHE ACCADDE NON SI RIPETA MAI PIU'.


Di Natale Cuccurese

Oggi giornata della memoria. Si ricordano le vittime dell'Olocausto, delle leggi razziali, le minoranze discriminate e deportate, coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati, nonché tutti i deportati militari e politici nella Germania nazista. In altre parole si ricordano oltre agli ebrei anche le altre minoranze perseguitate, rom, neri e altre "razze inferiori", disabili fisici e mentali, perseguitati politici, testimoni di Geova, omosessuali, disertori, obiettori di coscienza... tutti indistintamente vittime dell'Olocausto. 
La celebrazione si svolge oggi in ricordo della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche dell'Armata Rossa.

Fra le vittime molti italiani, anche meridionali. Uno fra tutti il piccolo Sergio de Simone ( nella foto) un bambino napoletano ebreo , massacrato insieme ad altre creature innocenti come lui nel campo di Auschwitz dal dottor Mengele, di cui come PdelSUD abbiamo sostenuto in Commissione Toponomastica, tramite il nostro rappresentante, su proposta del Sindaco Luigi de Magistris la delibera, poi approvata, per la titolazione di un toponimo a Napoli.

Basta ricordare questi nomi vedere in fotografia questi volti, per capire quanto questa giornata sia opportuna per una doverosa ed adeguata riflessione affinchè queste mostruosità non si ripetano, in un periodo in cui si vedono tornare alla luce in Italia, in Europa e nel Mondo pulsioni razziste e xenofobe verso altri popoli, altre etnie, altre razze, altre religioni, altre minoranze.

 Credo poi sia utile ricordare l'olocausto anche per richiamare l'assurdità evidente che quel re che firmò le leggi razziali in Italia nel 1938, e che permise pertanto la deportazione verso il genocidio degli ebrei italiani e non solo, è quel Vittorio Emanuele III che ancora oggi ha vergognosamente intitolate in Italia vie, piazze, monumenti. Una contraddizione atroce che segnala l'urgenza di procedere rapidamente ad una rapida cancellazione di queste titolazioni, e noi del PdelSUD ce ne stiamo facendo carico a partire da Napoli grazie ad Andrea Balia, nostro rappresentante in Commissione Toponomastica, per richiamare ad un minimo di coerenza una classe politica che oggi commemora, ma che in realtà in larga parte non solo non ha fatto i conti con la storia, o addirittura la ignora, ma fa il percorso del gambero, se solo pensiamo all'omaggio alle tombe di casa savoia fatto da Napolitano al Pantheon il 17 marzo 2011. 

Quando però si arriva a questa data c'è sempre qualcuno, nel mondo sudista e non solo, che tira fuori il "si, però ci sono stati altri massacri e genocidi nella storia". E' purtroppo vero, ma non c'è contrapposizione alcuna, qualsiasi genocidio è un crimine verso l'umanità che non prevede alcun tipo di giustificazione, anzi la memoria va tenuta ben viva affinchè queste mostruosità non si ripetano a danno di nessuno. Nel 2009 infatti il Partito del Sud propose a tal fine, per ricordare i lutti e i massacri subiti dal popolo meridionale, la giornata del 13 febbraio, caduta della fortezza di Gaeta nell'assedio del 1860/61, per una nostra giornata della memoria. Oggi intanto però ricordiamo doverosamente tutte le vittime dell'Olocausto perpetrato dai nazifascisti nel corso della seconda guerra mondiale. 

Ben venga pertanto questa giornata della memoria, nell'auspicio che possa servire non solo a far riflettere e ricordare, come doveroso, ma anche a favorire una rilettura storica che faccia ben comprendere alle nuove generazioni chi sono i falsi eroi, alcuni ancora come detto oscenamente celebrati in Italia, e chi i martiri, affinchè la guardia resti alta contro ogni rigurgito razzista perchè quel che accadde non si ripeta mai più.


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Di Natale Cuccurese

Oggi giornata della memoria. Si ricordano le vittime dell'Olocausto, delle leggi razziali, le minoranze discriminate e deportate, coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati, nonché tutti i deportati militari e politici nella Germania nazista. In altre parole si ricordano oltre agli ebrei anche le altre minoranze perseguitate, rom, neri e altre "razze inferiori", disabili fisici e mentali, perseguitati politici, testimoni di Geova, omosessuali, disertori, obiettori di coscienza... tutti indistintamente vittime dell'Olocausto. 
La celebrazione si svolge oggi in ricordo della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche dell'Armata Rossa.

Fra le vittime molti italiani, anche meridionali. Uno fra tutti il piccolo Sergio de Simone ( nella foto) un bambino napoletano ebreo , massacrato insieme ad altre creature innocenti come lui nel campo di Auschwitz dal dottor Mengele, di cui come PdelSUD abbiamo sostenuto in Commissione Toponomastica, tramite il nostro rappresentante, su proposta del Sindaco Luigi de Magistris la delibera, poi approvata, per la titolazione di un toponimo a Napoli.

Basta ricordare questi nomi vedere in fotografia questi volti, per capire quanto questa giornata sia opportuna per una doverosa ed adeguata riflessione affinchè queste mostruosità non si ripetano, in un periodo in cui si vedono tornare alla luce in Italia, in Europa e nel Mondo pulsioni razziste e xenofobe verso altri popoli, altre etnie, altre razze, altre religioni, altre minoranze.

 Credo poi sia utile ricordare l'olocausto anche per richiamare l'assurdità evidente che quel re che firmò le leggi razziali in Italia nel 1938, e che permise pertanto la deportazione verso il genocidio degli ebrei italiani e non solo, è quel Vittorio Emanuele III che ancora oggi ha vergognosamente intitolate in Italia vie, piazze, monumenti. Una contraddizione atroce che segnala l'urgenza di procedere rapidamente ad una rapida cancellazione di queste titolazioni, e noi del PdelSUD ce ne stiamo facendo carico a partire da Napoli grazie ad Andrea Balia, nostro rappresentante in Commissione Toponomastica, per richiamare ad un minimo di coerenza una classe politica che oggi commemora, ma che in realtà in larga parte non solo non ha fatto i conti con la storia, o addirittura la ignora, ma fa il percorso del gambero, se solo pensiamo all'omaggio alle tombe di casa savoia fatto da Napolitano al Pantheon il 17 marzo 2011. 

Quando però si arriva a questa data c'è sempre qualcuno, nel mondo sudista e non solo, che tira fuori il "si, però ci sono stati altri massacri e genocidi nella storia". E' purtroppo vero, ma non c'è contrapposizione alcuna, qualsiasi genocidio è un crimine verso l'umanità che non prevede alcun tipo di giustificazione, anzi la memoria va tenuta ben viva affinchè queste mostruosità non si ripetano a danno di nessuno. Nel 2009 infatti il Partito del Sud propose a tal fine, per ricordare i lutti e i massacri subiti dal popolo meridionale, la giornata del 13 febbraio, caduta della fortezza di Gaeta nell'assedio del 1860/61, per una nostra giornata della memoria. Oggi intanto però ricordiamo doverosamente tutte le vittime dell'Olocausto perpetrato dai nazifascisti nel corso della seconda guerra mondiale. 

Ben venga pertanto questa giornata della memoria, nell'auspicio che possa servire non solo a far riflettere e ricordare, come doveroso, ma anche a favorire una rilettura storica che faccia ben comprendere alle nuove generazioni chi sono i falsi eroi, alcuni ancora come detto oscenamente celebrati in Italia, e chi i martiri, affinchè la guardia resti alta contro ogni rigurgito razzista perchè quel che accadde non si ripeta mai più.


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lunedì 26 gennaio 2015

LA GRECIA CAMBIA PAGINA E FA TORNARE IL SORRISO AI POPOLI EUROPEI...E ANCHE A CHI PUR NON C'ENTRANDO NULLA CERCA DI METTERE CAPPELLO.


Di Natale Cuccurese

L'ormai nota notizia della vittoria di Tsipras non può che essere salutata positivamente da chi, come noi, spera che il fronte progressista italiano possa trovare l' ispirazione per superare le "secche" renziane e riprendere slancio.
Lo stesso vale per l'Europa che necessariamente deve capire che se vuole realmente rispondere agli auspici dei suoi padri fondatori e riportare la fiducia fra i cittadini, deve necessariamente superare le politiche tedesche di austerity, ispirate ad una visione punitiva contro le nazioni "cicala" del Sud Europa, e trasformarsi da un'Europa dei banchieri e dei burocrati ad un'Europa dei popoli.
In caso contrario la fine di questa esperienza sarà inevitabile.

La lezione che ci fornisce la Grecia è quindi sia verso l' Europa che verso la sinistra, italiana in particolare. 

Sinistra che seppur portatrice di ideali radicati nella tradizione ha bisogno di nuovi uomini e linguaggi, rinnovando anche i propri leader e superando le vecchie parole d'ordine ormai desuete, soprattutto fra i più giovani. 

Bisogna ripartire con una sinistra che superi di slancio l'ormai logora esperienza attuale e che, seppur radicata alla propria storia e valori, proponga linguaggi e simboli alternativi più attuali. 

A sinistra del sempre più litigioso PD, che cerca persino di mettere cappello sulla vittoria di Tsipras, si aprono ampie praterie.
L'auspicio è che possa nascere a sinistra un contenitore che, unendo esperienze diverse, ma sulla base di quanto sopra esposto, possa dare seguito anche in Italia all'esperienza greca. 

Certo la voglia di un cambiamento vero e radicale è tanta, ma bisogna evitare di ripetere le più recenti esperienze della sinistra radicale, anche elettorali, che hanno mostrato tutti i limiti di un'interpretazione ormai storicamente superata nel linguaggio e nella leadership. Inoltre e soprattutto che la sinistra italiana riscopra la questione meridionale, diventi anche meridionalista e supporti le battaglie, anche territoriali, che da sole possono portare il Sud ed il fronte progressista a riprendere quella centralità indispensabile nel dibattito politico italiano. Per superare l'attuale stato comatoso di una sinistra e di una politica italiana che non sa far di meglio che patti scellerati pur di procastinare la propria presa di potere, in barba alla logica, alla decenza e confidando nella sopportazione di un popolo che però finalmente inizia a mostrare segnali di insofferenza verso questo modo di governare.

In altre parole anche a sinistra c'è l'estrema necessità di ripartire da Sud! 

Infine nel microcosmo sudista, dopo un'improvvisa accelerata a sinistra di alcuni che da sempre dicevano di essere distanti da destra e sinistra, nel solito triste tentativo di metter cappello su qualcosa di vincente, il vento da stamane è già cambiato. E' bastata la notizia dell'accordo di Syriza con il partito Greci Indipendenti per scatenare il malcelato entusiasmo unanimista.
Ennesima dimostrazione di come l'unanimista abbia quasi sempre il cuore che palpita a destra...anche quando cerca di accreditarsi a sinistra...
Ovviamente la notizia ben si adatta ai loro proclami, e se non si adatta del tutto la adattano loro. 

Nessuno fa però notare che in realtà qui ci sono due partiti ben distinti, uno con forte connotazione a sinistra e uno a destra, che semplicemente condividono pragmaticamente, e nelle comuni intenzioni per il bene della Grecia, un tratto di percorso all’insegna del no all’austerità e della rinegoziazione delle politiche con la Ue. Poco importa in questo momento che su altri temi, come immigrazione e diritti civili, i due partiti si trovino su posizioni diametralmente opposte. Addirittura il leader Panos Kammenos, del partito Greci Indipendenti (Anel ) già dichiara apertamente che affrontati e risolti i temi condivisi i due "alleati" torneranno a litigare.

Insomma siamo a tutt'altra cosa rispetto a quanto propongono gli unanimisti sudisti e cioè un'indistinta melassa, un brodo primordiale, dove dentro c'è di tutto, la destra, la sinistra, il centro, il legittimista e il "giacobino"... altro che Grecia...




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Di Natale Cuccurese

L'ormai nota notizia della vittoria di Tsipras non può che essere salutata positivamente da chi, come noi, spera che il fronte progressista italiano possa trovare l' ispirazione per superare le "secche" renziane e riprendere slancio.
Lo stesso vale per l'Europa che necessariamente deve capire che se vuole realmente rispondere agli auspici dei suoi padri fondatori e riportare la fiducia fra i cittadini, deve necessariamente superare le politiche tedesche di austerity, ispirate ad una visione punitiva contro le nazioni "cicala" del Sud Europa, e trasformarsi da un'Europa dei banchieri e dei burocrati ad un'Europa dei popoli.
In caso contrario la fine di questa esperienza sarà inevitabile.

La lezione che ci fornisce la Grecia è quindi sia verso l' Europa che verso la sinistra, italiana in particolare. 

Sinistra che seppur portatrice di ideali radicati nella tradizione ha bisogno di nuovi uomini e linguaggi, rinnovando anche i propri leader e superando le vecchie parole d'ordine ormai desuete, soprattutto fra i più giovani. 

Bisogna ripartire con una sinistra che superi di slancio l'ormai logora esperienza attuale e che, seppur radicata alla propria storia e valori, proponga linguaggi e simboli alternativi più attuali. 

A sinistra del sempre più litigioso PD, che cerca persino di mettere cappello sulla vittoria di Tsipras, si aprono ampie praterie.
L'auspicio è che possa nascere a sinistra un contenitore che, unendo esperienze diverse, ma sulla base di quanto sopra esposto, possa dare seguito anche in Italia all'esperienza greca. 

Certo la voglia di un cambiamento vero e radicale è tanta, ma bisogna evitare di ripetere le più recenti esperienze della sinistra radicale, anche elettorali, che hanno mostrato tutti i limiti di un'interpretazione ormai storicamente superata nel linguaggio e nella leadership. Inoltre e soprattutto che la sinistra italiana riscopra la questione meridionale, diventi anche meridionalista e supporti le battaglie, anche territoriali, che da sole possono portare il Sud ed il fronte progressista a riprendere quella centralità indispensabile nel dibattito politico italiano. Per superare l'attuale stato comatoso di una sinistra e di una politica italiana che non sa far di meglio che patti scellerati pur di procastinare la propria presa di potere, in barba alla logica, alla decenza e confidando nella sopportazione di un popolo che però finalmente inizia a mostrare segnali di insofferenza verso questo modo di governare.

In altre parole anche a sinistra c'è l'estrema necessità di ripartire da Sud! 

Infine nel microcosmo sudista, dopo un'improvvisa accelerata a sinistra di alcuni che da sempre dicevano di essere distanti da destra e sinistra, nel solito triste tentativo di metter cappello su qualcosa di vincente, il vento da stamane è già cambiato. E' bastata la notizia dell'accordo di Syriza con il partito Greci Indipendenti per scatenare il malcelato entusiasmo unanimista.
Ennesima dimostrazione di come l'unanimista abbia quasi sempre il cuore che palpita a destra...anche quando cerca di accreditarsi a sinistra...
Ovviamente la notizia ben si adatta ai loro proclami, e se non si adatta del tutto la adattano loro. 

Nessuno fa però notare che in realtà qui ci sono due partiti ben distinti, uno con forte connotazione a sinistra e uno a destra, che semplicemente condividono pragmaticamente, e nelle comuni intenzioni per il bene della Grecia, un tratto di percorso all’insegna del no all’austerità e della rinegoziazione delle politiche con la Ue. Poco importa in questo momento che su altri temi, come immigrazione e diritti civili, i due partiti si trovino su posizioni diametralmente opposte. Addirittura il leader Panos Kammenos, del partito Greci Indipendenti (Anel ) già dichiara apertamente che affrontati e risolti i temi condivisi i due "alleati" torneranno a litigare.

Insomma siamo a tutt'altra cosa rispetto a quanto propongono gli unanimisti sudisti e cioè un'indistinta melassa, un brodo primordiale, dove dentro c'è di tutto, la destra, la sinistra, il centro, il legittimista e il "giacobino"... altro che Grecia...




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domenica 25 gennaio 2015

IL NAZARENZISMO

Di Bruno Pappalardo
Ma chi l’ha detto che il nuovo Presidente della Repubblica debba essere condiviso.
Ma chi ha detto che debba essere concertato con tutto l’arco parlamentare?
Ma chi ha detto che debba essere una volta secco e una volta chiatto?
Ma chi se l’è inventata sta cosa? E perché?
Pare che da “sempre” ( in passato) si debba fare così, ossia che le minoranze s’accordino con la maggioranza in Aula o fuori d’Essa, altrimenti non verrebbe fatto l’interesse del paese, del popolo.
Poteva essere, “semmai”, una volta quando i deputati venivano eletti nel propri collegi per la Prima Camera o per il Senato; Beh, allora, …forse, poteva avere anche un senso. Ma oggi, il mandato parlamentare non è più legato alla scelta degli elettori, non ne hanno più la delega, sono cani sciolti, come Scilipoti o De Gregori o Razzi e tanti altri che continuano a cambiare casacca per i propri fini e interessi personali .
Ammesso che, in un presunto e non credibile rispetto del concetto di “democrazia” (ricordo significa, per la nostra costituzione “ governo della sovranità popolare” ) venisse auspicato il maggior numero possibile di intese e conformità tra tutti i deputati delle camere, ebbene, questa dovrebbe essere una spontanea e autonoma partecipazione dei partiti.
E’ accaduto in passato , dopo, numerosi tentativi, di non pervenire ad una sollecita nomina del Capo dello Stato.
Forse, allora era giusto tecnicamente confrontarsi e con civile concordia, accordarsi. Ma neppure!
Altra cosa, tuttavia, è concertare, decidere, circa “un anno prima”, - il maneggio contro ogni principio costituzionale e dietro l’inconsapevolezza degli italiani - la qualità e quantità di riforme, tutte mutuate dalla condizionante scelta, beneficiante, del Nuovo Presidente perché costui, potesse, giunto al Colle più nobile, abbuonare gli oneri mai pagati di processi e malversazione di ogni genere, da pregiudicati e uomini di corte e lecca…i, tutto, alla facciaccia del popolo italiano.
Vogliono, dunque, far presto perché costui (Presidente della Repubblica) possa sciogliere le Camere e giungere alle urna. (la giostra dei nomi è una trastole mediatica e strumentale)
Perché? Perché quel figlio di “NN” ( Nuovo Nazareno, …il vecchio moltiplicava i pani, il Nuovo solo le tozzole dure e la fame ) pare stia perdendo colpi.
La percentuale di italiani che lo avevano inizialmente sostenuto con una sola consultazione in “primarie” stanno riducendosi e bisogna che ci si accordi.
Insomma il “figlio di NN”, per adesso ha paura. Ha paura di perdere. Pensa ai dissidenti di FI e quelli che della sua parte che non l’hanno sostenuto durante il “Salva Italia”. Trema anche se mostra calma.
Ma chi rabbrividisce veramente è il Sud!
Quanto vale in termini di vantaggio, di negozio, l’elezione del Presidente dello Stato?
Ad occhio e croce, NULLA!
Al SUD non serve! Al Sud occorre sapere dei nuovi governatori regionali, dei sindaci, dei presidenti circoscrizionali, degli uomini giusti sul territorio perché si controlli, si investighi, si fermino corruzioni e collusioni. Occorre sapere e ricercare uomini giusti ma soprattutto onesti e ce ne sono,… eccome!
Alcuni sono stati trovati!
Il Sud può contare di sollevarsi dalle sabbie mobili, dove siamo stati spinti, a sa a chi chiedere la cima per cingerci la vita e risalire dall’ insidioso pantano e ricolmare il fosso di nuove bianche radici.
SI RIPARTE DAL SUD.
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Di Bruno Pappalardo
Ma chi l’ha detto che il nuovo Presidente della Repubblica debba essere condiviso.
Ma chi ha detto che debba essere concertato con tutto l’arco parlamentare?
Ma chi ha detto che debba essere una volta secco e una volta chiatto?
Ma chi se l’è inventata sta cosa? E perché?
Pare che da “sempre” ( in passato) si debba fare così, ossia che le minoranze s’accordino con la maggioranza in Aula o fuori d’Essa, altrimenti non verrebbe fatto l’interesse del paese, del popolo.
Poteva essere, “semmai”, una volta quando i deputati venivano eletti nel propri collegi per la Prima Camera o per il Senato; Beh, allora, …forse, poteva avere anche un senso. Ma oggi, il mandato parlamentare non è più legato alla scelta degli elettori, non ne hanno più la delega, sono cani sciolti, come Scilipoti o De Gregori o Razzi e tanti altri che continuano a cambiare casacca per i propri fini e interessi personali .
Ammesso che, in un presunto e non credibile rispetto del concetto di “democrazia” (ricordo significa, per la nostra costituzione “ governo della sovranità popolare” ) venisse auspicato il maggior numero possibile di intese e conformità tra tutti i deputati delle camere, ebbene, questa dovrebbe essere una spontanea e autonoma partecipazione dei partiti.
E’ accaduto in passato , dopo, numerosi tentativi, di non pervenire ad una sollecita nomina del Capo dello Stato.
Forse, allora era giusto tecnicamente confrontarsi e con civile concordia, accordarsi. Ma neppure!
Altra cosa, tuttavia, è concertare, decidere, circa “un anno prima”, - il maneggio contro ogni principio costituzionale e dietro l’inconsapevolezza degli italiani - la qualità e quantità di riforme, tutte mutuate dalla condizionante scelta, beneficiante, del Nuovo Presidente perché costui, potesse, giunto al Colle più nobile, abbuonare gli oneri mai pagati di processi e malversazione di ogni genere, da pregiudicati e uomini di corte e lecca…i, tutto, alla facciaccia del popolo italiano.
Vogliono, dunque, far presto perché costui (Presidente della Repubblica) possa sciogliere le Camere e giungere alle urna. (la giostra dei nomi è una trastole mediatica e strumentale)
Perché? Perché quel figlio di “NN” ( Nuovo Nazareno, …il vecchio moltiplicava i pani, il Nuovo solo le tozzole dure e la fame ) pare stia perdendo colpi.
La percentuale di italiani che lo avevano inizialmente sostenuto con una sola consultazione in “primarie” stanno riducendosi e bisogna che ci si accordi.
Insomma il “figlio di NN”, per adesso ha paura. Ha paura di perdere. Pensa ai dissidenti di FI e quelli che della sua parte che non l’hanno sostenuto durante il “Salva Italia”. Trema anche se mostra calma.
Ma chi rabbrividisce veramente è il Sud!
Quanto vale in termini di vantaggio, di negozio, l’elezione del Presidente dello Stato?
Ad occhio e croce, NULLA!
Al SUD non serve! Al Sud occorre sapere dei nuovi governatori regionali, dei sindaci, dei presidenti circoscrizionali, degli uomini giusti sul territorio perché si controlli, si investighi, si fermino corruzioni e collusioni. Occorre sapere e ricercare uomini giusti ma soprattutto onesti e ce ne sono,… eccome!
Alcuni sono stati trovati!
Il Sud può contare di sollevarsi dalle sabbie mobili, dove siamo stati spinti, a sa a chi chiedere la cima per cingerci la vita e risalire dall’ insidioso pantano e ricolmare il fosso di nuove bianche radici.
SI RIPARTE DAL SUD.

sabato 24 gennaio 2015

La sinistra tra opportunità e possibili ennesimi naufragi

A supporter of radical left Syriza party waves party flag as opposition leader and head of the party Alexis Tsipras delivers speech during a campaign rally in central AthensDi Michele dell'Edera
E’ un periodo storico particolare quello che stiamo vivendo in Italia con un partito, quello Democratico, proveniente da sinistra che meno di un anno fa otteneva il suo risultato storico maggiore (in percentuale) andando oltre il 40% e che oggi in molti faticano a definire come partito di sinistra.
Il “renzismo”, dopo il “berlusconismo”, rientra in quelle categorie tutte italiane della politica nelle quali non è possibile definire effettivamente in quale area politica si collochi una formazione.
In tutta Europa c’è una sinistra, che alcuni definiscono radicale, che sta risalendo la china, anzi, che sta divenendo punto di riferimento per tutti coloro i quali da questa Europa  delle austerità, dei bilanci e della finanza sta ricevendo solo disperazione e nessuna possibilità di scorgere un orizzonte.
Per citare solo due esempi la Spagna con “Podemos” e la Grecia con “Tsipras” stanno provando a rispondere a un’Europa che pensa di governare l’economia e i popoli con “i parametri” da rispettare e non con la tutela della dignità dei propri cittadini. Ma queste due esperienze di sinistra pur radicate nella tradizione e nei valori della sinistra tradizionale hanno uomini e linguaggi nuovi in grado di parlare alle nuove generazioni come alle vecchie senza entrare in una retorica che sa di ’900 se non di ’800.
Queste formazioni politiche vicine a noi perché nate sulle sponde del Mediterraneo e, per molti europei del nord, palla al piede dell’Europa delle banche e dei popoli “efficienti”, affondano le loro radici tra la gente, nei movimenti di vario genere, tra le categorie sociali più diverse che vanno dagli operai, alla classe media e “pubblica” e anche tra tutti coloro che hanno un’attività privata perché hanno dovuto puntare a un’autoccupazione che però non garantisce necessariamente un futuro affogando in un mare di tasse e adempimenti.
Anche in Italia, visti gli spazi enormi che il PD sta lasciando alla sua sinistra e anche al suo interno visto che il suo humus è più un efficientismo tecnocratico e anglosassone che una serie di valori e di attenzioni rivolte alla persona, anche in Italia, dicevo ci sarebbero spazi enormi, praterie intere per una formazione alla spagnola e ancor più alla greca.
Ma in Italia c’è un grande problema, c’è il problema di una serie di sigle e di gruppi (quasi sbandati) reduci dalle tante diaspore comuniste che pensano ancora che sia possibile fondare un partito,un movimento nuovo alla Tsipras facendo la somma delle tante sigle, anzi facendo semplici cartelli elettorali che affondano poi le loro radici e peggio ancora la loro comunicazione in categorie e classi sociali che non esistono più.
Se è vero come è vero che la cosiddetta “classe operaia” esiste ancora e come sempre accade è tra le più colpite anche ai giorni nostri, la nostra società vede una marea di gente, di giovani che non hanno lavoro e peggio ancora prospettive per il futuro, aree del Paese completamente abbandonate a sé stesse nelle quali i dati già pessimi nazionali diventano angoscianti, un popolo di partite IVA piccole o piccolissime che hanno dovuto fare questa scelta non perché “capitalisti” o “borghesi”, ma perché hanno provato a dare risposta alla loro disperazione, un’economia di mercato che non andrebbe combattuta, ma riformata apportando dei correttivi per poterla rendere “sostenibile”,eccetera, eccetera. Una sinistra che abbia una visione si Europa diversa, non anti o Europeista, ma con un proprio progetto di Europa che vada oltre i semplici interessi dei singoli stati…  Ecco in tutto ciò i linguaggi e le politiche della sinistra radicale italiana non ancora si aggiornano e si sintonizzano con questo terzo millennio.
Rischia, nonostante la grande opportunità che la congiuntura politica concede, di naufragare ancora, come è sempre successo in questi anni con i tentativi della Lista Ingroia o della stessa lista Tsipras italiana lo scorso anno.
C’è bisogno di qualcosa di diverso dal modernismo parolaio alla Renzi che comunque ha svuotato di contenuti sociali e politici il PD, ma anche di diverso rispetto ai linguaggi vetero militanti al massimo riconducibili alle battaglie del ’68 e dei successivi anni ’70.
Il mondo è cambiato, i giovani sono cambiati, i linguaggi sono altri. Se non ci si riesce a sintonizzare la sinistra rischia ancora una volta di far ridere i polli e di restare al palo rispetto anche a una destra alla Le Pen che prenderà voti a man bassa pescando proprio nelle paure di ciascuno di noi.
Non trascurerei poi un suggerimento da meridionale, penso che la la sinistra debba diventare anche un po’ meridionalista e cioè attenta alle periferie, ai territori, a terre che hanno vocazioni e morfologie differenti, a luoghi che vivono nel mediterraneo e che possono vivere del Mediterraneo.
Altrimenti sarà naufragio.
Pubblicato anche da Zeroventiquattro.it

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A supporter of radical left Syriza party waves party flag as opposition leader and head of the party Alexis Tsipras delivers speech during a campaign rally in central AthensDi Michele dell'Edera
E’ un periodo storico particolare quello che stiamo vivendo in Italia con un partito, quello Democratico, proveniente da sinistra che meno di un anno fa otteneva il suo risultato storico maggiore (in percentuale) andando oltre il 40% e che oggi in molti faticano a definire come partito di sinistra.
Il “renzismo”, dopo il “berlusconismo”, rientra in quelle categorie tutte italiane della politica nelle quali non è possibile definire effettivamente in quale area politica si collochi una formazione.
In tutta Europa c’è una sinistra, che alcuni definiscono radicale, che sta risalendo la china, anzi, che sta divenendo punto di riferimento per tutti coloro i quali da questa Europa  delle austerità, dei bilanci e della finanza sta ricevendo solo disperazione e nessuna possibilità di scorgere un orizzonte.
Per citare solo due esempi la Spagna con “Podemos” e la Grecia con “Tsipras” stanno provando a rispondere a un’Europa che pensa di governare l’economia e i popoli con “i parametri” da rispettare e non con la tutela della dignità dei propri cittadini. Ma queste due esperienze di sinistra pur radicate nella tradizione e nei valori della sinistra tradizionale hanno uomini e linguaggi nuovi in grado di parlare alle nuove generazioni come alle vecchie senza entrare in una retorica che sa di ’900 se non di ’800.
Queste formazioni politiche vicine a noi perché nate sulle sponde del Mediterraneo e, per molti europei del nord, palla al piede dell’Europa delle banche e dei popoli “efficienti”, affondano le loro radici tra la gente, nei movimenti di vario genere, tra le categorie sociali più diverse che vanno dagli operai, alla classe media e “pubblica” e anche tra tutti coloro che hanno un’attività privata perché hanno dovuto puntare a un’autoccupazione che però non garantisce necessariamente un futuro affogando in un mare di tasse e adempimenti.
Anche in Italia, visti gli spazi enormi che il PD sta lasciando alla sua sinistra e anche al suo interno visto che il suo humus è più un efficientismo tecnocratico e anglosassone che una serie di valori e di attenzioni rivolte alla persona, anche in Italia, dicevo ci sarebbero spazi enormi, praterie intere per una formazione alla spagnola e ancor più alla greca.
Ma in Italia c’è un grande problema, c’è il problema di una serie di sigle e di gruppi (quasi sbandati) reduci dalle tante diaspore comuniste che pensano ancora che sia possibile fondare un partito,un movimento nuovo alla Tsipras facendo la somma delle tante sigle, anzi facendo semplici cartelli elettorali che affondano poi le loro radici e peggio ancora la loro comunicazione in categorie e classi sociali che non esistono più.
Se è vero come è vero che la cosiddetta “classe operaia” esiste ancora e come sempre accade è tra le più colpite anche ai giorni nostri, la nostra società vede una marea di gente, di giovani che non hanno lavoro e peggio ancora prospettive per il futuro, aree del Paese completamente abbandonate a sé stesse nelle quali i dati già pessimi nazionali diventano angoscianti, un popolo di partite IVA piccole o piccolissime che hanno dovuto fare questa scelta non perché “capitalisti” o “borghesi”, ma perché hanno provato a dare risposta alla loro disperazione, un’economia di mercato che non andrebbe combattuta, ma riformata apportando dei correttivi per poterla rendere “sostenibile”,eccetera, eccetera. Una sinistra che abbia una visione si Europa diversa, non anti o Europeista, ma con un proprio progetto di Europa che vada oltre i semplici interessi dei singoli stati…  Ecco in tutto ciò i linguaggi e le politiche della sinistra radicale italiana non ancora si aggiornano e si sintonizzano con questo terzo millennio.
Rischia, nonostante la grande opportunità che la congiuntura politica concede, di naufragare ancora, come è sempre successo in questi anni con i tentativi della Lista Ingroia o della stessa lista Tsipras italiana lo scorso anno.
C’è bisogno di qualcosa di diverso dal modernismo parolaio alla Renzi che comunque ha svuotato di contenuti sociali e politici il PD, ma anche di diverso rispetto ai linguaggi vetero militanti al massimo riconducibili alle battaglie del ’68 e dei successivi anni ’70.
Il mondo è cambiato, i giovani sono cambiati, i linguaggi sono altri. Se non ci si riesce a sintonizzare la sinistra rischia ancora una volta di far ridere i polli e di restare al palo rispetto anche a una destra alla Le Pen che prenderà voti a man bassa pescando proprio nelle paure di ciascuno di noi.
Non trascurerei poi un suggerimento da meridionale, penso che la la sinistra debba diventare anche un po’ meridionalista e cioè attenta alle periferie, ai territori, a terre che hanno vocazioni e morfologie differenti, a luoghi che vivono nel mediterraneo e che possono vivere del Mediterraneo.
Altrimenti sarà naufragio.
Pubblicato anche da Zeroventiquattro.it

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mercoledì 21 gennaio 2015

Il Meridionalismo,i valori e le ideologie…L'articolo di Gennaio 2015 di Andrea Balìa per WebNapoli24.com...

Il Meridionalismo,i valori e le ideologie…
E’ da tempo, almeno qualche anno, che bisognerebbe chiarire un po’ di cose riguardo al cosiddetto Meridionalismo. Innanzitutto intendersi sul termine diremmo abusato in tutte le salse. Chiunque parli di Sud diventa in automatico meridionalista. 
Il Meridionalismo come corrente di pensiero ed azione nacque subito dopo l’avvento dell’Unità d’Italia per interessarsi delle sorti del Sud, ovvero meridione d’Italia (in termini solo d’identificazione geografica e non di minoritarismo ideologico),dei torti subiti in queste terre, di analisi dello status quo e di pro positività in termini di soluzioni indirizzate a restituire dignità, pari condizioni e opportunità in un rapporto equanime con gli altri territori e zone del paese. 
Padri fondanti di questo pensiero e percorso politico furono politici di grande spessore, anche letterario, come Antonio Gramsci fino ad arrivare all’irpino Guido Dorso alla metà del secolo scorso. Con altri come Gaetano Salvemini, che pur non specificatamente e solo meridionalisti produssero comunque analisi che si possono definire integrative ed apportatrici di riflessioni sinergiche e/o utili alla definizione del pensiero e della proposta politica. 
Da un trentennio ormai, con la riscoperta della verità storica sia preunitaria che degli accadimenti sull’unità, eventi e conseguenze c’è stata la fioritura di associazioni culturali,gruppi,movimenti che hanno prodotto un pensiero con varie sfaccettature dai caratteri nostalgici,rivendicativi, separatisti, anche talvolta filomonarchici, spesso con un humus reazionario e generalista che avrebbero fatto impallidire figure come Gramsci. 
Incasellare tutto sotto il termine “meridionalismo” appare pressappochista ed improprio e che potremmo altresì appellare,in modo non dispregiativo ma più attinente, come “sudista”. 
L’aria di antipolitica imperante agevola la non nitidezza di posizionamento in una ricerca d’un ”sesso degli angeli” al di sopra di tutto, contestando valori d’appartenenza e ideologici,e commettendo in primis l’errore di condannare la politica in sè anzicchè i cattivi interpreti e la loro cattiva politica. 
Le ideologie del secolo scorso sono quasi certamente defunte ma non i valori di riferimento. 
Ogni posto del mondo è pieno di progressisti e conservatori, democratici e repubblicani,non si riesce a capire per quale divino arcano solo il sud dell’Italia dovrebbe produrre un’ipotesi politica in cui inglobare, in un’arca di Noè, tutto e il contrario di tutto, unico posto al mondo. 
I valori non sono morti e da una parte propongono tolleranza, inclusione,solidarietà, un’eguaglianza sociale ed economica quanto più attendibile e praticabile, e dall’altra tradizione, individualismo, conservazione, ordinamento sociale ed economico in un’ottica più gerarchica. 
Ovviamente e, non negativamente, alcuni punti sono tangenti e/o compatibilmente integrabili reciprocamente, ma far finta che ciò sia nascondibile, superabile aprioristicamente è illusorio e il concetto del “siamo tutti meridionalisti” oggettivamente non regge e non convince,oltre ad essere etimologicamente errato!
Andrea Balìa

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Il Meridionalismo,i valori e le ideologie…
E’ da tempo, almeno qualche anno, che bisognerebbe chiarire un po’ di cose riguardo al cosiddetto Meridionalismo. Innanzitutto intendersi sul termine diremmo abusato in tutte le salse. Chiunque parli di Sud diventa in automatico meridionalista. 
Il Meridionalismo come corrente di pensiero ed azione nacque subito dopo l’avvento dell’Unità d’Italia per interessarsi delle sorti del Sud, ovvero meridione d’Italia (in termini solo d’identificazione geografica e non di minoritarismo ideologico),dei torti subiti in queste terre, di analisi dello status quo e di pro positività in termini di soluzioni indirizzate a restituire dignità, pari condizioni e opportunità in un rapporto equanime con gli altri territori e zone del paese. 
Padri fondanti di questo pensiero e percorso politico furono politici di grande spessore, anche letterario, come Antonio Gramsci fino ad arrivare all’irpino Guido Dorso alla metà del secolo scorso. Con altri come Gaetano Salvemini, che pur non specificatamente e solo meridionalisti produssero comunque analisi che si possono definire integrative ed apportatrici di riflessioni sinergiche e/o utili alla definizione del pensiero e della proposta politica. 
Da un trentennio ormai, con la riscoperta della verità storica sia preunitaria che degli accadimenti sull’unità, eventi e conseguenze c’è stata la fioritura di associazioni culturali,gruppi,movimenti che hanno prodotto un pensiero con varie sfaccettature dai caratteri nostalgici,rivendicativi, separatisti, anche talvolta filomonarchici, spesso con un humus reazionario e generalista che avrebbero fatto impallidire figure come Gramsci. 
Incasellare tutto sotto il termine “meridionalismo” appare pressappochista ed improprio e che potremmo altresì appellare,in modo non dispregiativo ma più attinente, come “sudista”. 
L’aria di antipolitica imperante agevola la non nitidezza di posizionamento in una ricerca d’un ”sesso degli angeli” al di sopra di tutto, contestando valori d’appartenenza e ideologici,e commettendo in primis l’errore di condannare la politica in sè anzicchè i cattivi interpreti e la loro cattiva politica. 
Le ideologie del secolo scorso sono quasi certamente defunte ma non i valori di riferimento. 
Ogni posto del mondo è pieno di progressisti e conservatori, democratici e repubblicani,non si riesce a capire per quale divino arcano solo il sud dell’Italia dovrebbe produrre un’ipotesi politica in cui inglobare, in un’arca di Noè, tutto e il contrario di tutto, unico posto al mondo. 
I valori non sono morti e da una parte propongono tolleranza, inclusione,solidarietà, un’eguaglianza sociale ed economica quanto più attendibile e praticabile, e dall’altra tradizione, individualismo, conservazione, ordinamento sociale ed economico in un’ottica più gerarchica. 
Ovviamente e, non negativamente, alcuni punti sono tangenti e/o compatibilmente integrabili reciprocamente, ma far finta che ciò sia nascondibile, superabile aprioristicamente è illusorio e il concetto del “siamo tutti meridionalisti” oggettivamente non regge e non convince,oltre ad essere etimologicamente errato!
Andrea Balìa

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martedì 20 gennaio 2015

La riforma Fornero va abolita e non strumentalizzata...

Di Natale Cuccurese 

La riforma Fornero va abolita.Il tema previdenziale va messo all’ordine del giorno dal Governo. L’eccessivo innalzamento dell’età pensionabile, oltre i 67 anni, frena l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, mentre permane il problema degli esodati, che non è ancora concluso. Fra l'altro, pur se nessuno ne parla, dal primo luglio la Germania ha ridotto l'età pensionabile da 67 a 63 anni, mentre due anni fa ci impose, nella complice acquiescenza dei nostri politici, di alzare la nostra a 67 anni per equipararla alla loro. 
I cittadini non possono essere trattati da "servi della gleba" da tiranneggiare e schiavizzare fino a tarda età, non c'è solo il lavoro nella vita. Inoltre in un paese come l'Italia dove l'imposizione di tasse ( balzelli) fra le più alte d'Europa non è certo ricompensata con servizi adeguati a quanto pagato, gli anziani si sobbarcano anche la fatica di aiutare figli e nipoti. 

In tutto questo si inseriscono oggi le "grida salviniane", atte solo a richiamare l'attenzione su temi cari alla lega a fini elettorali. In realtà già era noto che il referendum proposto dalla lega sarebbe stata bocciata dalla Corte Costituzionale in quanto implica conseguenze dirette sul bilancio dello Stato...e c'è chi li segue al Sud...


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Di Natale Cuccurese 

La riforma Fornero va abolita.Il tema previdenziale va messo all’ordine del giorno dal Governo. L’eccessivo innalzamento dell’età pensionabile, oltre i 67 anni, frena l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, mentre permane il problema degli esodati, che non è ancora concluso. Fra l'altro, pur se nessuno ne parla, dal primo luglio la Germania ha ridotto l'età pensionabile da 67 a 63 anni, mentre due anni fa ci impose, nella complice acquiescenza dei nostri politici, di alzare la nostra a 67 anni per equipararla alla loro. 
I cittadini non possono essere trattati da "servi della gleba" da tiranneggiare e schiavizzare fino a tarda età, non c'è solo il lavoro nella vita. Inoltre in un paese come l'Italia dove l'imposizione di tasse ( balzelli) fra le più alte d'Europa non è certo ricompensata con servizi adeguati a quanto pagato, gli anziani si sobbarcano anche la fatica di aiutare figli e nipoti. 

In tutto questo si inseriscono oggi le "grida salviniane", atte solo a richiamare l'attenzione su temi cari alla lega a fini elettorali. In realtà già era noto che il referendum proposto dalla lega sarebbe stata bocciata dalla Corte Costituzionale in quanto implica conseguenze dirette sul bilancio dello Stato...e c'è chi li segue al Sud...


Ieri 19/01/2015 al PAN riunione/dibattito Sinistra e Lavoro. Grande de Magistris..Partito del Sud presente!


Ieri, Lunedì 19/01/2015, riunione/dibattito al PAN di Napoli, di "Sinistra e Lavoro", idea d'un'associazione delle forze a sinistra del PD per creare un soggetto politico nuovo che, sul'esempio di Tsipras in Grecia e Podemos in Spagna, catalizzi tutte le forze della sinistra italiana in una nuova e coesa rappresentatività. Presenti S & L, Federazione della Sinistra, Pdci, SIM, associazioni civiche giovanili della Sinistra e il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Presente una delegazione del Partito del Sud con il Vice Presidente Nazionale Andrea Balìa. Vari e interessanti argomenti delle diverse componenti tra cui quello esaustivo, applaudito e coinvolgente del sindaco  che ha parlato di No Tav, diritto alla casa, Terra dei Fuochi, dell'assurdità dell'unico dato italiano in crescita ovvero quello dell'incremento per le spese e la vendita di armi, di beni comuni, dei dati positivi spesso  non evidenziati del Comune di Napoli. Sottolineata l'importanza del Sud e della sua certezza che l'Italia può ripartire solo e se "Con il Sud si riparte..".
Uditorio attento e notevolmente presente numericamente (centinaia di partecipanti tra rappresentanti di partiti, consiglieri e gente comune di sinistra).
Le riunioni/dibattito, già effettuate in altre regioni,continueranno su tutto il territorio italiano.



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Ieri, Lunedì 19/01/2015, riunione/dibattito al PAN di Napoli, di "Sinistra e Lavoro", idea d'un'associazione delle forze a sinistra del PD per creare un soggetto politico nuovo che, sul'esempio di Tsipras in Grecia e Podemos in Spagna, catalizzi tutte le forze della sinistra italiana in una nuova e coesa rappresentatività. Presenti S & L, Federazione della Sinistra, Pdci, SIM, associazioni civiche giovanili della Sinistra e il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Presente una delegazione del Partito del Sud con il Vice Presidente Nazionale Andrea Balìa. Vari e interessanti argomenti delle diverse componenti tra cui quello esaustivo, applaudito e coinvolgente del sindaco  che ha parlato di No Tav, diritto alla casa, Terra dei Fuochi, dell'assurdità dell'unico dato italiano in crescita ovvero quello dell'incremento per le spese e la vendita di armi, di beni comuni, dei dati positivi spesso  non evidenziati del Comune di Napoli. Sottolineata l'importanza del Sud e della sua certezza che l'Italia può ripartire solo e se "Con il Sud si riparte..".
Uditorio attento e notevolmente presente numericamente (centinaia di partecipanti tra rappresentanti di partiti, consiglieri e gente comune di sinistra).
Le riunioni/dibattito, già effettuate in altre regioni,continueranno su tutto il territorio italiano.



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sabato 17 gennaio 2015

La Puglia traino del Sud e del Paese, un’occasione da non perdere

votopdelsudwebQuella delle prossime elezioni regionali è un’occasione che la Puglia deve cogliereponendosi come obiettivo quello di essere guida del Sud nella ripartenza di quest’area del Paese e non solo di quest’area.
Nel corso dei decenni scorsi e forse anche di più, le politiche nazionali le finanziarie, o le leggi di stabilità come si chiamano oggi, hanno sempre affrontato il tema dell’economia del Paese come un tutt’uno, cioè a livello macro senza mai capire e soffermarsi area per area su quelle che dovevano essere le peculiarità su cui puntare per far rinascere una determinata zona di questa Italia e su quelle che potevano essere i problemi da risolvere e su cui bisognava e bisogna intervenire in maniera chirurgica, specifica e non massiva.
Le Regioni, sia pure nel tentativo centralistico e un po’ folle, di ridurne le funzioni, le competenze e quindi la forza, possono giocare ancora un ruolo determinante per ricondurre il Paese in carreggiata e per dare impulso dal basso a un motore in stallo (nella migliore delle ipotesi) da troppo tempo.
Lavoro, trasporti, diritto allo studio, diritto alla salute, investimenti statali sono temi che non possono essere affrontati basandosi su dati statistici nazionali, dando quindi risposte anch’esse genericamente nazionali.
Il dato della disoccupazione a livello nazionale, ad esempio, è giunto al 10%, ma in Puglia siamo a oltre il 17% (quella giovanile molto peggio) per non parlare di altre regioni come Calabria e Campania dove si arriva a oltre il 20%. Una indagine di questi giorni dice che 7 giovani su 10 al sud non cerca più alcun posto fisso, anzi di più, non cerca neanche un posto con un minimo di garanzie sindacali, cerca solo disperatamente di lavorare. Questo tipo di dati con un PIL meridionale basso, più basso di quello nazionale, fanno capire che come non sia possibile pensare ancora di somministrare a tutti la stessa medicina. C’è bisogno che la Puglia e il sud facciano politiche del lavoro e di sostegno a nuove iniziative ben diverse da quelle di altre parti del Paese e, non è detto, che tutti i progetti debbano essere pensati per macro interventi, ma anche per micro interventi di sostegno di nuove realtà produttive e lavorative.
Siamo interessati a una Puglia che, partendo da valori di sinistra, quali la tutela e la promozione del lavoro, della salute e dell’ambiente, si ponga come regione in grado di dettare una strada nuova, una nuova economia moderna e sostenibile in grado di pensare agli equilibri finanziari, passando però prima dagli equilibri lavorativi e dai diritti dei suoi cittadini. Crediamo che le due legislature di Vendola abbiano cominciato a segnare questa svolta, crediamo però che questa svolta debba essere compiuta puntando quindi a una forte collaborazione multiregionale di prossimità, ed essere ancor di più rimarcata da Michele Emiliano come una svolta meridionalista in senso progressista della nostra regione.eventobari15febbraio2014
Alla coalizione che sosterrà il Sindaco di Puglia chiediamo quindi di puntare a visoni nuove in grado di rendere questa nostra regione punto di riferimento per il Sud e per il Paese e anche faro di speranza per tutte le future generazioni che in un mondo globale vorranno rendere protagonista questa terra.
Michele Dell’Edera
Coordinatore Regionale del Partito del Sud di Puglia 


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votopdelsudwebQuella delle prossime elezioni regionali è un’occasione che la Puglia deve cogliereponendosi come obiettivo quello di essere guida del Sud nella ripartenza di quest’area del Paese e non solo di quest’area.
Nel corso dei decenni scorsi e forse anche di più, le politiche nazionali le finanziarie, o le leggi di stabilità come si chiamano oggi, hanno sempre affrontato il tema dell’economia del Paese come un tutt’uno, cioè a livello macro senza mai capire e soffermarsi area per area su quelle che dovevano essere le peculiarità su cui puntare per far rinascere una determinata zona di questa Italia e su quelle che potevano essere i problemi da risolvere e su cui bisognava e bisogna intervenire in maniera chirurgica, specifica e non massiva.
Le Regioni, sia pure nel tentativo centralistico e un po’ folle, di ridurne le funzioni, le competenze e quindi la forza, possono giocare ancora un ruolo determinante per ricondurre il Paese in carreggiata e per dare impulso dal basso a un motore in stallo (nella migliore delle ipotesi) da troppo tempo.
Lavoro, trasporti, diritto allo studio, diritto alla salute, investimenti statali sono temi che non possono essere affrontati basandosi su dati statistici nazionali, dando quindi risposte anch’esse genericamente nazionali.
Il dato della disoccupazione a livello nazionale, ad esempio, è giunto al 10%, ma in Puglia siamo a oltre il 17% (quella giovanile molto peggio) per non parlare di altre regioni come Calabria e Campania dove si arriva a oltre il 20%. Una indagine di questi giorni dice che 7 giovani su 10 al sud non cerca più alcun posto fisso, anzi di più, non cerca neanche un posto con un minimo di garanzie sindacali, cerca solo disperatamente di lavorare. Questo tipo di dati con un PIL meridionale basso, più basso di quello nazionale, fanno capire che come non sia possibile pensare ancora di somministrare a tutti la stessa medicina. C’è bisogno che la Puglia e il sud facciano politiche del lavoro e di sostegno a nuove iniziative ben diverse da quelle di altre parti del Paese e, non è detto, che tutti i progetti debbano essere pensati per macro interventi, ma anche per micro interventi di sostegno di nuove realtà produttive e lavorative.
Siamo interessati a una Puglia che, partendo da valori di sinistra, quali la tutela e la promozione del lavoro, della salute e dell’ambiente, si ponga come regione in grado di dettare una strada nuova, una nuova economia moderna e sostenibile in grado di pensare agli equilibri finanziari, passando però prima dagli equilibri lavorativi e dai diritti dei suoi cittadini. Crediamo che le due legislature di Vendola abbiano cominciato a segnare questa svolta, crediamo però che questa svolta debba essere compiuta puntando quindi a una forte collaborazione multiregionale di prossimità, ed essere ancor di più rimarcata da Michele Emiliano come una svolta meridionalista in senso progressista della nostra regione.eventobari15febbraio2014
Alla coalizione che sosterrà il Sindaco di Puglia chiediamo quindi di puntare a visoni nuove in grado di rendere questa nostra regione punto di riferimento per il Sud e per il Paese e anche faro di speranza per tutte le future generazioni che in un mondo globale vorranno rendere protagonista questa terra.
Michele Dell’Edera
Coordinatore Regionale del Partito del Sud di Puglia 


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giovedì 15 gennaio 2015

La campagna di adesione al PdelSUD riprende con il Tesseramento 2015





La campagna di adesione al PdSUD riprende con il Tesseramento 2015 

E' possibile aderire al nostro movimento versando anticipatamente la quota 2015, con due modalità: online oppure tramite sezione/referente territoriale.

Nel dettaglio:

on line,  scaricando e compilando la "Domanda di Tesseramento 2015" presente nella sezione "Documenti" e pagando la quota sociale per il 2015
(10 Euro quota ridotta solo per Disoccupati, Studenti, Casalinghe e Pensionati; 20 Euro per Soci Ordinari; 50 Euro per Soci Sostenitori).

Per le adesioni on line è necessario:
  • inviare il modulo di adesione compilato e scannerizzato via mail a partitodelsud.roma@gmail.com(obbligatorio solo per NUOVE ADESIONI);
  • effettuare il pagamento della quota tramite paypal su questo sito (sezione "Donazioni") oppure tramite un bonifico al nostro conto corrente bancario nazionale:

- intestato a Filippo Romeo  (Tesoriere PdSUD)

- coordinate IBAN
:
IT11G0760111800001015934605


tramite sezione o referente territoriale
Per le adesioni tramite le nostre sezioni locali, la consegna della domanda di adesione ed il pagamento della Quota può essere fatto rivolgendosi ai nostri presidi sul territorio (vedi "Contatti")


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La campagna di adesione al PdSUD riprende con il Tesseramento 2015 

E' possibile aderire al nostro movimento versando anticipatamente la quota 2015, con due modalità: online oppure tramite sezione/referente territoriale.

Nel dettaglio:

on line,  scaricando e compilando la "Domanda di Tesseramento 2015" presente nella sezione "Documenti" e pagando la quota sociale per il 2015
(10 Euro quota ridotta solo per Disoccupati, Studenti, Casalinghe e Pensionati; 20 Euro per Soci Ordinari; 50 Euro per Soci Sostenitori).

Per le adesioni on line è necessario:
  • inviare il modulo di adesione compilato e scannerizzato via mail a partitodelsud.roma@gmail.com(obbligatorio solo per NUOVE ADESIONI);
  • effettuare il pagamento della quota tramite paypal su questo sito (sezione "Donazioni") oppure tramite un bonifico al nostro conto corrente bancario nazionale:

- intestato a Filippo Romeo  (Tesoriere PdSUD)

- coordinate IBAN
:
IT11G0760111800001015934605


tramite sezione o referente territoriale
Per le adesioni tramite le nostre sezioni locali, la consegna della domanda di adesione ed il pagamento della Quota può essere fatto rivolgendosi ai nostri presidi sul territorio (vedi "Contatti")


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mercoledì 14 gennaio 2015

Napolitano si è dimesso. Finalmente !


Di Natale Cuccurese

Napolitano si è dimesso. Finalmente ! 

Dicono che abbia fatto secretare, da Ministro dell'Interno, venti anni fa, le dichiarazioni del pentito Schiavone. 
Ha ricevuto, un anno fa, le Mamme della "terra dei fuochi", senza mai degnarsi però di dare risposta alle domande che gli posero. 
Principalmente questo di lui ricorderemo oltre ai Governi tecnici, la vicenda del Giudice Di Matteo, la ferma volontà di apportare modifiche, lui che avrebbe dovuto esserne il garante, alla Costituzione ecc. 

Altri preferiscono, pur da uomini del sud, mostrare orgogliose strette di mano al Presidente, cioè al degno rappresentante dei poteri forti italici, a riprova che non sono le antipatie personali, come a qualche manipolatore piace far credere, o le strategie a dividere pezzi del variegato mondo meridionalista o sudista, ma sono invece proprio gli obiettivi. 
"Quando è l'ora di marciare molti non sanno che il nemico marcia alla loro testa". Bertolt Brecht


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Di Natale Cuccurese

Napolitano si è dimesso. Finalmente ! 

Dicono che abbia fatto secretare, da Ministro dell'Interno, venti anni fa, le dichiarazioni del pentito Schiavone. 
Ha ricevuto, un anno fa, le Mamme della "terra dei fuochi", senza mai degnarsi però di dare risposta alle domande che gli posero. 
Principalmente questo di lui ricorderemo oltre ai Governi tecnici, la vicenda del Giudice Di Matteo, la ferma volontà di apportare modifiche, lui che avrebbe dovuto esserne il garante, alla Costituzione ecc. 

Altri preferiscono, pur da uomini del sud, mostrare orgogliose strette di mano al Presidente, cioè al degno rappresentante dei poteri forti italici, a riprova che non sono le antipatie personali, come a qualche manipolatore piace far credere, o le strategie a dividere pezzi del variegato mondo meridionalista o sudista, ma sono invece proprio gli obiettivi. 
"Quando è l'ora di marciare molti non sanno che il nemico marcia alla loro testa". Bertolt Brecht


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