domenica 30 novembre 2014

A Gaeta il Pantheon degli eroi borbonici dell'assedio del 1861. Ieri l'inaugurazione nella Cattedrale della città.

Antonio Ciano
Ieri 29 novembre, 154 anni dopo il sanguinoso assedio della Fortezza di Gaeta,è stato inaugurato il Sacrario dei Soldati Borbonici. Diventerà il nostro Pantheon.


I Sindaci di Gaeta e di Caserta rendono omaggio al Pantheon dei Borbone https://www.youtube.com/watch?v=VotgwYmtNL0&feature=youtu.be


 L'Arcivescovo di Gaeta, Don Fabio Bernardo D'Onorio e il Pantheon dei Borbone https://www.youtube.com/watch?v=LElnWGz7sJM&feature=youtu.be

Il 13 febbraio del 1861 finì l'Indipendenza dell'Italia Meridionale. La resistenza dei soldati borbonici fu eroica.I savoiardi scagliarono sulla città ben 160 mila bombe, la rasero al suolo. Distrussero 109 palazzi, ospedali, chiese. Morirono 826 soldati e tantissimi civili. Re Francesco a la Regina Sofia dimostrarono al mondo coraggio e abnegazione. La Capitolazione fu firmata a Mola di Gaeta. Le vittime gridano ancora vendetta.




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Antonio Ciano
Ieri 29 novembre, 154 anni dopo il sanguinoso assedio della Fortezza di Gaeta,è stato inaugurato il Sacrario dei Soldati Borbonici. Diventerà il nostro Pantheon.


I Sindaci di Gaeta e di Caserta rendono omaggio al Pantheon dei Borbone https://www.youtube.com/watch?v=VotgwYmtNL0&feature=youtu.be


 L'Arcivescovo di Gaeta, Don Fabio Bernardo D'Onorio e il Pantheon dei Borbone https://www.youtube.com/watch?v=LElnWGz7sJM&feature=youtu.be

Il 13 febbraio del 1861 finì l'Indipendenza dell'Italia Meridionale. La resistenza dei soldati borbonici fu eroica.I savoiardi scagliarono sulla città ben 160 mila bombe, la rasero al suolo. Distrussero 109 palazzi, ospedali, chiese. Morirono 826 soldati e tantissimi civili. Re Francesco a la Regina Sofia dimostrarono al mondo coraggio e abnegazione. La Capitolazione fu firmata a Mola di Gaeta. Le vittime gridano ancora vendetta.




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IL GENIO.

Di Bruno Pappalardo
Ma allora è vero? Napoli è veramente la capitale della falsificazione?
Ma certo che tutti sanno, …che sciocchi.
E’ di qualche giorno fa, infatti, la notizia ma anche la dichiarazione del procuratore della Repubblica che dice : "Non sono emersi legami con la camorra"
Si tratta, infatti di una banda di falsari totalmente estranea ai soliti lacciuoli con le mafie. La banda é stata sgominata. La banda si è fatta chiamare 'Napoli Group' ,… un marchio di qualità”
Hanno messo in circolazione il 90% degli euro contraffati in giro per il mondo. Dalle nostre parti, ad esempio, Caserta, sono stati sequestrati 17 milioni di euro falsi.
II gruppo, la 'Napoli Group', forniva anche specializzanti consulenze sulla falsificazione in giro per il Vecchio Continente. Era addirittura strutturata da ben undici associazioni a delinquere ciascuna delle quali specializzata in un compito: dallo stoccaggio al trasporto, fino alla spendita al minuto delle banconote in Italia come in tutta Europa ma anche in paesi come Algeria, Tunisia e Senegal.
E’ fin troppo ovvio che costoro creano danni ( non facilmente quantificabili e difficile da calcolare) che restano, nella circolazione della moneta all’interno di una collettività, una chiara alterazione del valore della ricchezza del Paese, ossia minore capacità di d’acquisto dei beni di consumo, capitalizzazioni, borsa di titoli. Ecco che scattano una serie di provvedimenti per i reati di associazione per delinquere per introduzione nello Stato di monete falsificate e falsificazione di valori di bollo e contraffazione di sigilli pubblici.
Quindi, delinquenti, quindi sanzione proporzionate e giuste.
Ma, permettetemi, senza voler premere il pedale dell’esaltazione retorica, quella del grande gesto arseniolupiniano del ladro cinico e gentiluomo che ci riporta ad una visione epicale, di uno sdolcinato ‘800 romanzato pel grande gesto sfrontato dell’ uomo lambente l’eroico azzardo ma intenso e pregno di senso, di straordinario segno di genialità, di aseità .
Ditemi la verità, in una storiaccia del genere, la “creazione” di una sola unica, irripetibile banconota di 300 euro e poi, spacciata proprio alla rigoroso, attenta e previdente Germania.
Non ha qualcosa di divino, di arte alta come irripetibili sono quelle opere, quella che sol di poco non raggiunge il cielo per essere pur sempre terrena?
Ditemi non è vera creazione, ovvero di qualcosa che non esiste e mai è esistita e mai esisterà? Non è frutto di un dio? Almeno di un genio?
Quella maniera di voler essere della realtà assoluta, che “non deriva da altro il principio della sua esistenza, bensì l'ha in sé stessa”.
Attributo perciò, della divinità indicante l'assoluta realtà, rispettivamente, della volontà e di un inconscio criptata voglia di riscatto?
Ma certo, scegliere la Germania ha tutto il senso ed il forte sapore della vittoria. Quella su di un paese che sta lucrando sulla pelle di italiani, greci e spagnoli ma soprattutto italiani.
Ecco, allora, il brigante lordo e selvaggio nelle vesti, sorge e rischia tutto . Ma è il vero grande partigiano? Ecco che, al momento opportuno, l' universo di stenti e bisogni e di voglia di vivere nel bello, nella creatività di cervello acceso, - questa volta da un napoletano - ha la necessità di rispondere.
Rimette a posto la tavola; il pane, le stoviglie, il pane e l’acqua e l‘apparecchia con ordine e satollo s’alza soddisfatto.
A quell’artista, a quel genio (che non certo va premiato anzi condannato per il reato ) si dia che almeno il riconoscimento della sfrontata, lazzara prodezza che dovrebbero altri, la politica. Tra ladri,… non so decidermi se meglio il falsario o il falsificatore.
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Di Bruno Pappalardo
Ma allora è vero? Napoli è veramente la capitale della falsificazione?
Ma certo che tutti sanno, …che sciocchi.
E’ di qualche giorno fa, infatti, la notizia ma anche la dichiarazione del procuratore della Repubblica che dice : "Non sono emersi legami con la camorra"
Si tratta, infatti di una banda di falsari totalmente estranea ai soliti lacciuoli con le mafie. La banda é stata sgominata. La banda si è fatta chiamare 'Napoli Group' ,… un marchio di qualità”
Hanno messo in circolazione il 90% degli euro contraffati in giro per il mondo. Dalle nostre parti, ad esempio, Caserta, sono stati sequestrati 17 milioni di euro falsi.
II gruppo, la 'Napoli Group', forniva anche specializzanti consulenze sulla falsificazione in giro per il Vecchio Continente. Era addirittura strutturata da ben undici associazioni a delinquere ciascuna delle quali specializzata in un compito: dallo stoccaggio al trasporto, fino alla spendita al minuto delle banconote in Italia come in tutta Europa ma anche in paesi come Algeria, Tunisia e Senegal.
E’ fin troppo ovvio che costoro creano danni ( non facilmente quantificabili e difficile da calcolare) che restano, nella circolazione della moneta all’interno di una collettività, una chiara alterazione del valore della ricchezza del Paese, ossia minore capacità di d’acquisto dei beni di consumo, capitalizzazioni, borsa di titoli. Ecco che scattano una serie di provvedimenti per i reati di associazione per delinquere per introduzione nello Stato di monete falsificate e falsificazione di valori di bollo e contraffazione di sigilli pubblici.
Quindi, delinquenti, quindi sanzione proporzionate e giuste.
Ma, permettetemi, senza voler premere il pedale dell’esaltazione retorica, quella del grande gesto arseniolupiniano del ladro cinico e gentiluomo che ci riporta ad una visione epicale, di uno sdolcinato ‘800 romanzato pel grande gesto sfrontato dell’ uomo lambente l’eroico azzardo ma intenso e pregno di senso, di straordinario segno di genialità, di aseità .
Ditemi la verità, in una storiaccia del genere, la “creazione” di una sola unica, irripetibile banconota di 300 euro e poi, spacciata proprio alla rigoroso, attenta e previdente Germania.
Non ha qualcosa di divino, di arte alta come irripetibili sono quelle opere, quella che sol di poco non raggiunge il cielo per essere pur sempre terrena?
Ditemi non è vera creazione, ovvero di qualcosa che non esiste e mai è esistita e mai esisterà? Non è frutto di un dio? Almeno di un genio?
Quella maniera di voler essere della realtà assoluta, che “non deriva da altro il principio della sua esistenza, bensì l'ha in sé stessa”.
Attributo perciò, della divinità indicante l'assoluta realtà, rispettivamente, della volontà e di un inconscio criptata voglia di riscatto?
Ma certo, scegliere la Germania ha tutto il senso ed il forte sapore della vittoria. Quella su di un paese che sta lucrando sulla pelle di italiani, greci e spagnoli ma soprattutto italiani.
Ecco, allora, il brigante lordo e selvaggio nelle vesti, sorge e rischia tutto . Ma è il vero grande partigiano? Ecco che, al momento opportuno, l' universo di stenti e bisogni e di voglia di vivere nel bello, nella creatività di cervello acceso, - questa volta da un napoletano - ha la necessità di rispondere.
Rimette a posto la tavola; il pane, le stoviglie, il pane e l’acqua e l‘apparecchia con ordine e satollo s’alza soddisfatto.
A quell’artista, a quel genio (che non certo va premiato anzi condannato per il reato ) si dia che almeno il riconoscimento della sfrontata, lazzara prodezza che dovrebbero altri, la politica. Tra ladri,… non so decidermi se meglio il falsario o il falsificatore.

sabato 29 novembre 2014

Gli studenti a Latina, tutti uniti contro la Mafia

Gli studenti a Latina, tutti uniti contro la Mafia a difesa della giudice Lucia Aielli, minacciata di morte, gli studenti di Latina hanno manifestato la loro solidarietà alla Magistratura. 
I politici sono stati mandati in fondo al corteo. Giustamente. Le riprese sono di Antonio Ciano, Presidente Onorario del Partito del Sud


https://www.youtube.com/watch?v=j-dd2V4lApo&feature=youtu.be





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Gli studenti a Latina, tutti uniti contro la Mafia a difesa della giudice Lucia Aielli, minacciata di morte, gli studenti di Latina hanno manifestato la loro solidarietà alla Magistratura. 
I politici sono stati mandati in fondo al corteo. Giustamente. Le riprese sono di Antonio Ciano, Presidente Onorario del Partito del Sud


https://www.youtube.com/watch?v=j-dd2V4lApo&feature=youtu.be





CRESCE SEMPRE DI PIU' LA COMMUNITY DEL PARTITO DEL SUD ! 13.000 A DIFESA DEL SUD



Cresce sempre più la Community che quotidianamente segue il Partito del Sud anche su facebook, oggi siamo arrivati a 13.000 fan ! 

Seguiteci su : https://www.facebook.com/PdelSud?fref=nf 

Con questo risultato siamo di gran lunga la maggior Community su facebook fra tutte quelle di movimenti politici/partiti meridionalisti o..."sudisti". 

Continuate a seguirci e non ve ne pentirete; quotidianamente posteremo oltre alle notizie dell'attività del nostro Partito, approfondimenti politici ma anche curiosità, notizie sulla cultura e sulla vera storia del Sudcome non avete mai avuto modo di sentire. 

 Grazie a tutti per il sostegno ed il supporto. 
 Staff Amministratori


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 Staff Amministratori


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venerdì 28 novembre 2014

COPIA COPIARELLA, ASINO ASINELLO.

Di Bruno Pappalardo

Quante volte abbiamo sentito e subito di situazioni dove il ladro controllava derubato?
Quante volte  uomini indagati venivano incaricati ad occupare posti di controllo?
Quante volte abbiamo assistito a queste situazioni, talvolta invisibili, micro criptati abusi, tutti, politicamente o amministrativamente strumentali. Hanno generato, sempre, insostenibili “conflitti di interessi”?
C’eravamo abituati, assuefatti, insomma praticamente, (mi pareva) che tutti fossimo entrati in una bolla d'aria rarefatta e irreale,  in un sonno anodino, allucinante, da cui nessuno riusciva uscirne. Pratica iniziata forse 40 anni addietro – forse in corrispondenza di una maggiore autonomia degli enti Regione, anni ‘70 – ma che ebbe, in appresso, dal ’94 in poi la sua maggiore espansione.
Questo pastrocchio fu cotto  in una sorta di  “ brodo primordiale”  fatto di amici personali e non, sensali, cortigiani leccatori,  banchieri,  mediatori corrotti et cetera che formarono quel progrom di umus energico da cui nacque il cosiddetto “berlusconismo”. 
Da allora codesti abusi furono e sono diventati “normalità” che non significa che la gente  s’è fatta condiscendente, ma solo che non s’é accorta del “vuoto di democrazia” e iniquità insopportabile perché quasi impalpabile.
Oggi assistiamo all’approvazione del  “Jobs Act” del Governo Renzi.  Ne sappiamo abbastanza per aver letto paginate di argomentazioni su quasi tutti i punti.
Ma avete letto anche la relazione della Confindustria redatta in maggio di quest’anno? “proposta per il mercato del lavoro e per la contrattazione”
E’ identica alla legge di Renzi!
Quando si dice identica , si dice che pure le virgole sono le stesse. Quando si dice identiche, si dice “copia-incolla”, leggetelo vi prego …è straordinario!
La Sinistra che si fa dettare il proprio programma,  per il miglioramento delle condizione sociali, psichiche, etiche, di rispetto  dei diritti sul lavoro e quelle  economiche dalla propria naturale “controparte” gli imprenditori, non è possibile. Significa accogliere le sole istanze di una parte dell'universo lavoro in Italia avvilendo l'altra.
Obiettivi:  ridurre i salari e aumento delle ore di lavoro, massima flessibilità contrattuale (Renzi aveva giurato che avrebbe eliminato la giungla delle decine e decine di tipologie di contratto) controllo video dei lavoratori (dicono dei macchinari, perché mai?) eliminazione dell’art.18 (Renzi sosteneva , da un mese a palazzo Ghigi che era un falso problema) e l’eliminazione dell’intero testo del CCNL. Ci sono riusciti.
Agnelli diceva (quando si confrontava con Lama) “la sinistra può fare delle cose che la destra non potrebbe mai fare”  
Aveva ragione, ma non aveva compreso che bisognava solo indossare i vestiti della Sinistra e penetrare nella politica come un erede del cavallo di “TroJa”.

COPIA COPIARELLA,  ASINO ASINELLO, ...tutti giù per terra,… tramortiti!
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Di Bruno Pappalardo

Quante volte abbiamo sentito e subito di situazioni dove il ladro controllava derubato?
Quante volte  uomini indagati venivano incaricati ad occupare posti di controllo?
Quante volte abbiamo assistito a queste situazioni, talvolta invisibili, micro criptati abusi, tutti, politicamente o amministrativamente strumentali. Hanno generato, sempre, insostenibili “conflitti di interessi”?
C’eravamo abituati, assuefatti, insomma praticamente, (mi pareva) che tutti fossimo entrati in una bolla d'aria rarefatta e irreale,  in un sonno anodino, allucinante, da cui nessuno riusciva uscirne. Pratica iniziata forse 40 anni addietro – forse in corrispondenza di una maggiore autonomia degli enti Regione, anni ‘70 – ma che ebbe, in appresso, dal ’94 in poi la sua maggiore espansione.
Questo pastrocchio fu cotto  in una sorta di  “ brodo primordiale”  fatto di amici personali e non, sensali, cortigiani leccatori,  banchieri,  mediatori corrotti et cetera che formarono quel progrom di umus energico da cui nacque il cosiddetto “berlusconismo”. 
Da allora codesti abusi furono e sono diventati “normalità” che non significa che la gente  s’è fatta condiscendente, ma solo che non s’é accorta del “vuoto di democrazia” e iniquità insopportabile perché quasi impalpabile.
Oggi assistiamo all’approvazione del  “Jobs Act” del Governo Renzi.  Ne sappiamo abbastanza per aver letto paginate di argomentazioni su quasi tutti i punti.
Ma avete letto anche la relazione della Confindustria redatta in maggio di quest’anno? “proposta per il mercato del lavoro e per la contrattazione”
E’ identica alla legge di Renzi!
Quando si dice identica , si dice che pure le virgole sono le stesse. Quando si dice identiche, si dice “copia-incolla”, leggetelo vi prego …è straordinario!
La Sinistra che si fa dettare il proprio programma,  per il miglioramento delle condizione sociali, psichiche, etiche, di rispetto  dei diritti sul lavoro e quelle  economiche dalla propria naturale “controparte” gli imprenditori, non è possibile. Significa accogliere le sole istanze di una parte dell'universo lavoro in Italia avvilendo l'altra.
Obiettivi:  ridurre i salari e aumento delle ore di lavoro, massima flessibilità contrattuale (Renzi aveva giurato che avrebbe eliminato la giungla delle decine e decine di tipologie di contratto) controllo video dei lavoratori (dicono dei macchinari, perché mai?) eliminazione dell’art.18 (Renzi sosteneva , da un mese a palazzo Ghigi che era un falso problema) e l’eliminazione dell’intero testo del CCNL. Ci sono riusciti.
Agnelli diceva (quando si confrontava con Lama) “la sinistra può fare delle cose che la destra non potrebbe mai fare”  
Aveva ragione, ma non aveva compreso che bisognava solo indossare i vestiti della Sinistra e penetrare nella politica come un erede del cavallo di “TroJa”.

COPIA COPIARELLA,  ASINO ASINELLO, ...tutti giù per terra,… tramortiti!

I soldi della Sicilia ai siciliani. Pronta per l'Ars la legge voto. Il Partito del Sud nel coordinamento per la presentazione della proposta di legge-voto sulla sovranità fiscale della Sicilia. Una iniziativa importante e seria per voltare pagina e dare fiato alle speranze dei siciliani.


I soldi della Sicilia ai siciliani
Pronta per l'Ars la legge voto

POLITICA – L'intervista al professor Massimo Costa sulla proposta legislativa che sarà presentata ufficialmente nella sede del Parlamento dell'Isola e che prevede di attribuire alla nostra regione tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio: «Con questa legge attuata in pochi anni potremmo ritrovarci con il 20 per cento di pressione fiscale in meno e con il potere d’acquisto di stipendiati e pensionati aumentato del 50 per cento»
Fonte: MeridioneNews Palermo
Attribuire alla Sicilia tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio, acque territoriali incluse per allentare l’oppressione fiscale che stritola la nostra regione. E' questo l'obiettivo del disegno di legge voto che diverse associazioni e movimenti siciliani (vedi in calce l’elenco) hanno messo a punto nei giorni scorsi sul tema del’attuazione dello Statuto siciliano in materia finanziaria, che prevede, tra le altre cose, un referendum. Il disegno di legge verrà presentato all'Ars, dove non mancano deputati pronti a farsene carico. Del suo contenuto abbiamo parlato con il suo estensore, il professorMassimo Costa,  docente di Economia aziendale all'università di Palermo e tra i principali esperti dei capitoli finanziari dello Statuto siciliano. 
Professor Costa, da cosa nasce questa iniziativa?
«Si tratta di un percorso che è iniziato da alcuni mesi per superare la condizione di impasse in cui versa la Sicilia. Un impasse politico e istituzionale, ma soprattutto economico e sociale che sta assumendo i contorni drammatici di una vera e propria catastrofe. Noi siamo convinti che, al di là di specifiche responsabilità politiche, il mancato rispetto della nostra Costituzione regionale, lo Statuto, gridi vendetta in questo momento. Non possiamo continuare a farci derubare di svariati miliardi l’anno e poi accendere in continuazione mutui con lo Stato (evasore) per coprire questi buchi. È una situazione insostenibile. Oggi la Sicilia si comporta nei confronti dello Stato italiano come quell’amministratore di condominio che, di fronte alla necessità di pagare i debiti a fronte di un condomino che non paga mai, andasse proprio dal condomino moroso a farsi prestare a interesse ciò che questi dovrebbe versare, magari anche con gli interessi di mora. Ecco: lo Stato italiano è il condomino moroso, che dovrebbe pagare anche i danni, e il quale invece addirittura ci presta a usura quanto ci è dovuto per diritto».
Ma da cosa dipende la mancata attuazione dello Statuto? 
«Innanzitutto da un blocco delle competenze legislative della Regione che ha origine nella giurisprudenza abrogativa della Corte Costituzionale. La Corte Costituzionale, che per Costituzione (sembra un gioco di parole ma non lo è) non è competente a giudicare della costituzionalità delle leggi siciliane, pur di difendere il principio con il quale ha abolito (o crede di aver abolito) la competenza naturale dell’Alta Corte, è arrivata ultimamente ad abrogare interi pezzi dello Statuto. In queste condizioni qualunque iniziativa della Regione sarebbe “castrata” a Roma, dove sarebbe dichiarata incompetente. Le uniche vie d’uscita (non “insurrezionali”, ovviamente scherzo) sono quindi i “decreti attuativi”, ma questi chiedono tempo e volontà politica oggi assenti, ovvero le “leggi dello Stato”, immediatamente efficaci, da consolidare poi con i decreti attuativi, ma pur sempre efficaci. Ecco, noi non consideriamo affatto chiusa la questione dell’Alta Corte, ma, nel frattempo, per dare respiro alla Sicilia, ci potremmo prendere ciò che ci spetta con una semplice legge dello Stato, da approvare all’Ars come legge-voto».
E in cosa consiste questa legge che avete proposto? 
«Consiste semplicemente nell’attribuzione alla Sicilia di tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio, acque territoriali incluse, e nella possibilità di manovrarle liberamente per allentare l’oppressione fiscale che oggi contribuisce a strangolare la nostra Terra. Consiste nella possibilità di creare una “zona economica speciale”, in termini fiscali e doganali, all’interno dell’Unione Europea, sfruttando la condizione di insularità che è riconosciuta nei trattati europei. Consiste infine nella possibilità di emettere “certificati di credito fiscale”, privi di interessi, con funzioni sostanzialmente monetarie. In una parola l’indipendenza economica, se non ancora quella politica. In questo modo sarebbe più facile realizzare infrastrutture produttive, favorire l’insediamento imprenditoriale, e quindi l’occupazione, difendere il made in Sicily, spezzare la spirale della povertà e dell’austerità. In pratica fare una vera e propria inversione di marcia».
Tradotto in soldoni, che significa?
«Con questa legge attuata in pochi anni potremmo ritrovarci con il 20 per cento di pressione fiscale in meno e con il potere d’acquisto di stipendiati e pensionati aumentato del 50 per cento. Visto che l’alternativa è la morte, mi pare che si debba per lo meno tentare.Ovviamente, a fronte di questo, ci faremmo carico anche di tutte le spese pubbliche, decidendo noi se e quanti servizi sanitari o scolastici dare ai nostri cittadini, prima che questi vengano del tutto azzerati dallo Stato italiano».
E perché mai questa legge dovrebbe essere approvata? Se non ci hanno mai concesso in 70 anni quanto ci spetta?
«Primo, perché è costituzionale. Non c’è niente di più costituzionale che il rispetto dello Statuto. Poi, perché noi andiamo a Roma a dire che “La Sicilia non vuole più niente!”. Come si fa a dire di no a chi non vuole essere mantenuto? E poi, e questo fa parte essenziale della strategia, perché la legge andrà corredata da un referendum consultivo da parte dei Siciliani e da quante più mozioni possibili da parte dei Comuni. Sarà un grande referendum sulla Sovranità fiscale della Sicilia.. Ne nascerà un dibattito che ci cambierà tutti, anche culturalmente. Se i tre livelli della politica siciliana si esprimeranno in tal senso, Roma dovrà infine cedere».
Questo referendum rappresenta allora una rinuncia ad aspirazioni indipendentiste, visto che ci si muove all’interno della legalità italiana ed europea?
«Questo referendum consente ai Siciliani di riappropriarsi di quella dignità minima con la quale poi potranno decidere cosa fare del loro futuro. Noi non stiamo rinunciando proprio a niente né smuovendo niente rispetto alla situazione attuale. Semplicemente altre strade, volendo restare nella legalità costituzionale attuale, sembrano precluse mentre questa non lo è. Non si negano in linea di principio strappi “più arditi”; ma questi, in ogni caso, andrebbero adeguatamente preparati. Oggi la Sicilia è stremata. Dobbiamo dare intanto il pane ai Siciliani, il lavoro o almeno un reddito alle famiglie che non ne hanno più uno. Poi penseremo a tutto il resto».
Il disegno di legge sarà presentato come iniziativa popolare?
«No. Questa è la volontà che è emersa dalla riunione operativa del 9 novembre. E in effetti me ne sono convinto anch’io. A parte ogni considerazione pratica sulle difficoltà tecniche, si è posto il problema della necessità che in ultimo siano sempre le forze presenti in Ars a dover votare il provvedimento. A questo punto lo presentiamo pubblicamente in Ars, lo indirizziamo al presidente dell’Assemblea, e poi le forze politiche, se vogliono, possono presentarlo e votarlo. Noi spingeremo a farlo. Ma, se non vogliono, non sarebbero certo “costretti” a farlo se il disegno di legge fosse di iniziativa popolare. L’unico vantaggio potrebbe essere quello del deposito in “automatico”, non certo quello della sua approvazione. Ma già alcuni deputati hanno manifestato interesse, quindi questo passaggio si rivela non utile. Se poi non lo votano sappiamo con chi prendercela e sappiamo cosa chiedere alle prossime elezioni».
Mi dica la verità, questo coordinamento di movimenti prelude alla nascita di un nuovo soggetto politico?
«No, perché alcuni di questi già sono un soggetto politico e non tutti sarebbero “fondibili” l’uno con l’altro, anche perché i soggetti e le forze che l’appoggerebbero in ARS farebbero un passo indietro se pensassero che dietro c’è un concorrente potenziale e a noi non interessa invece che il risultato finale. Ma soprattutto perché non ci interessa far naufragare una iniziativa così importante usandola come sgabello per ambizioni personali o piccoli progetti politici. Non posso certo dire di essere del tutto soddisfatto dell’attuale rappresentanza politica dei Siciliani. C’è – è vero – una domanda politica che non trova la corrispondente offerta, tanto è vero che più della metà degli elettori ormai sta stabilmente a casa. Ma queste aggregazioni devono trovare un altro tavolo dove costituirsi. Questa legge, e il referendum su di essa, può essere votata da chi vota SEL o Fratelli d’Italia. È una cosa fatta nel solo interesse della Sicilia».
La consideri pure una provocazione se vuole. siete sicuri di essere nel vento della storia? C’è chi dice che ormai lo Statuto è acqua passata…
«Sono solo quattro vecchietti nostalgici della prima repubblica, e/o intellettuali e burocrati di regime compromessi e interessati, che non hanno capito niente di dove va il mondo. Oggi, proprio mentre le élite mondiali vogliono distruggere i popoli e le tradizioni, dappertutto è una riscoperta delle proprie origini. Perché la Sicilia dovrebbe essere da meno? Si leggono cose sui giornali che sino a pochi anni fa sarebbe stato solo pazzia il pensarle. A Napoli, ad esempio,l’altro giorno l’erede dei Borbone è stato accolto per strada con acclamazioni come per un vero re (e ve lo dice uno che, quando parla di storia, non è mai stato “tenero” con i Borbone). In tutta Europa, dove più dove meno, il sovranismo dilaga; lo stesso che sbrigativamente il regime liquida come “populismo”. Un recentissimo sondaggio della Demos attribuisce al 44 % dei Siciliani la voglia di indipendenza. Folklore? Mah! Secondo me il vento della Storia è proprio questo».
Qui sotto l’elenco delle associazioni e dei movimenti che ad oggi hanno sottoscritto il disegno di legge e l’iniziativa referendaria costituendosi in coordinamento (questo invece il link per leggere il disegno di legge)
L’Altra Sicilia
Comitato Autodeterminazione Sicilia-Stato
Fronte Nazionale Siciliano – Sezione “Archimede” di Bagheria
Movimento Onda Lunga
Movimento per l’Indipendenza della Sicilia
Noi Mediterranei Sicilia
Noi Siciliani Liberi
Partito del Sud
Partito Socialista Siciliano
La Sicilia e i Siciliani per lo Statuto
Stupor Mundi
Trapani Cambia
Il Vessillo del Vespro
VorasZancle
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I soldi della Sicilia ai siciliani
Pronta per l'Ars la legge voto

POLITICA – L'intervista al professor Massimo Costa sulla proposta legislativa che sarà presentata ufficialmente nella sede del Parlamento dell'Isola e che prevede di attribuire alla nostra regione tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio: «Con questa legge attuata in pochi anni potremmo ritrovarci con il 20 per cento di pressione fiscale in meno e con il potere d’acquisto di stipendiati e pensionati aumentato del 50 per cento»
Fonte: MeridioneNews Palermo
Attribuire alla Sicilia tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio, acque territoriali incluse per allentare l’oppressione fiscale che stritola la nostra regione. E' questo l'obiettivo del disegno di legge voto che diverse associazioni e movimenti siciliani (vedi in calce l’elenco) hanno messo a punto nei giorni scorsi sul tema del’attuazione dello Statuto siciliano in materia finanziaria, che prevede, tra le altre cose, un referendum. Il disegno di legge verrà presentato all'Ars, dove non mancano deputati pronti a farsene carico. Del suo contenuto abbiamo parlato con il suo estensore, il professorMassimo Costa,  docente di Economia aziendale all'università di Palermo e tra i principali esperti dei capitoli finanziari dello Statuto siciliano. 
Professor Costa, da cosa nasce questa iniziativa?
«Si tratta di un percorso che è iniziato da alcuni mesi per superare la condizione di impasse in cui versa la Sicilia. Un impasse politico e istituzionale, ma soprattutto economico e sociale che sta assumendo i contorni drammatici di una vera e propria catastrofe. Noi siamo convinti che, al di là di specifiche responsabilità politiche, il mancato rispetto della nostra Costituzione regionale, lo Statuto, gridi vendetta in questo momento. Non possiamo continuare a farci derubare di svariati miliardi l’anno e poi accendere in continuazione mutui con lo Stato (evasore) per coprire questi buchi. È una situazione insostenibile. Oggi la Sicilia si comporta nei confronti dello Stato italiano come quell’amministratore di condominio che, di fronte alla necessità di pagare i debiti a fronte di un condomino che non paga mai, andasse proprio dal condomino moroso a farsi prestare a interesse ciò che questi dovrebbe versare, magari anche con gli interessi di mora. Ecco: lo Stato italiano è il condomino moroso, che dovrebbe pagare anche i danni, e il quale invece addirittura ci presta a usura quanto ci è dovuto per diritto».
Ma da cosa dipende la mancata attuazione dello Statuto? 
«Innanzitutto da un blocco delle competenze legislative della Regione che ha origine nella giurisprudenza abrogativa della Corte Costituzionale. La Corte Costituzionale, che per Costituzione (sembra un gioco di parole ma non lo è) non è competente a giudicare della costituzionalità delle leggi siciliane, pur di difendere il principio con il quale ha abolito (o crede di aver abolito) la competenza naturale dell’Alta Corte, è arrivata ultimamente ad abrogare interi pezzi dello Statuto. In queste condizioni qualunque iniziativa della Regione sarebbe “castrata” a Roma, dove sarebbe dichiarata incompetente. Le uniche vie d’uscita (non “insurrezionali”, ovviamente scherzo) sono quindi i “decreti attuativi”, ma questi chiedono tempo e volontà politica oggi assenti, ovvero le “leggi dello Stato”, immediatamente efficaci, da consolidare poi con i decreti attuativi, ma pur sempre efficaci. Ecco, noi non consideriamo affatto chiusa la questione dell’Alta Corte, ma, nel frattempo, per dare respiro alla Sicilia, ci potremmo prendere ciò che ci spetta con una semplice legge dello Stato, da approvare all’Ars come legge-voto».
E in cosa consiste questa legge che avete proposto? 
«Consiste semplicemente nell’attribuzione alla Sicilia di tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio, acque territoriali incluse, e nella possibilità di manovrarle liberamente per allentare l’oppressione fiscale che oggi contribuisce a strangolare la nostra Terra. Consiste nella possibilità di creare una “zona economica speciale”, in termini fiscali e doganali, all’interno dell’Unione Europea, sfruttando la condizione di insularità che è riconosciuta nei trattati europei. Consiste infine nella possibilità di emettere “certificati di credito fiscale”, privi di interessi, con funzioni sostanzialmente monetarie. In una parola l’indipendenza economica, se non ancora quella politica. In questo modo sarebbe più facile realizzare infrastrutture produttive, favorire l’insediamento imprenditoriale, e quindi l’occupazione, difendere il made in Sicily, spezzare la spirale della povertà e dell’austerità. In pratica fare una vera e propria inversione di marcia».
Tradotto in soldoni, che significa?
«Con questa legge attuata in pochi anni potremmo ritrovarci con il 20 per cento di pressione fiscale in meno e con il potere d’acquisto di stipendiati e pensionati aumentato del 50 per cento. Visto che l’alternativa è la morte, mi pare che si debba per lo meno tentare.Ovviamente, a fronte di questo, ci faremmo carico anche di tutte le spese pubbliche, decidendo noi se e quanti servizi sanitari o scolastici dare ai nostri cittadini, prima che questi vengano del tutto azzerati dallo Stato italiano».
E perché mai questa legge dovrebbe essere approvata? Se non ci hanno mai concesso in 70 anni quanto ci spetta?
«Primo, perché è costituzionale. Non c’è niente di più costituzionale che il rispetto dello Statuto. Poi, perché noi andiamo a Roma a dire che “La Sicilia non vuole più niente!”. Come si fa a dire di no a chi non vuole essere mantenuto? E poi, e questo fa parte essenziale della strategia, perché la legge andrà corredata da un referendum consultivo da parte dei Siciliani e da quante più mozioni possibili da parte dei Comuni. Sarà un grande referendum sulla Sovranità fiscale della Sicilia.. Ne nascerà un dibattito che ci cambierà tutti, anche culturalmente. Se i tre livelli della politica siciliana si esprimeranno in tal senso, Roma dovrà infine cedere».
Questo referendum rappresenta allora una rinuncia ad aspirazioni indipendentiste, visto che ci si muove all’interno della legalità italiana ed europea?
«Questo referendum consente ai Siciliani di riappropriarsi di quella dignità minima con la quale poi potranno decidere cosa fare del loro futuro. Noi non stiamo rinunciando proprio a niente né smuovendo niente rispetto alla situazione attuale. Semplicemente altre strade, volendo restare nella legalità costituzionale attuale, sembrano precluse mentre questa non lo è. Non si negano in linea di principio strappi “più arditi”; ma questi, in ogni caso, andrebbero adeguatamente preparati. Oggi la Sicilia è stremata. Dobbiamo dare intanto il pane ai Siciliani, il lavoro o almeno un reddito alle famiglie che non ne hanno più uno. Poi penseremo a tutto il resto».
Il disegno di legge sarà presentato come iniziativa popolare?
«No. Questa è la volontà che è emersa dalla riunione operativa del 9 novembre. E in effetti me ne sono convinto anch’io. A parte ogni considerazione pratica sulle difficoltà tecniche, si è posto il problema della necessità che in ultimo siano sempre le forze presenti in Ars a dover votare il provvedimento. A questo punto lo presentiamo pubblicamente in Ars, lo indirizziamo al presidente dell’Assemblea, e poi le forze politiche, se vogliono, possono presentarlo e votarlo. Noi spingeremo a farlo. Ma, se non vogliono, non sarebbero certo “costretti” a farlo se il disegno di legge fosse di iniziativa popolare. L’unico vantaggio potrebbe essere quello del deposito in “automatico”, non certo quello della sua approvazione. Ma già alcuni deputati hanno manifestato interesse, quindi questo passaggio si rivela non utile. Se poi non lo votano sappiamo con chi prendercela e sappiamo cosa chiedere alle prossime elezioni».
Mi dica la verità, questo coordinamento di movimenti prelude alla nascita di un nuovo soggetto politico?
«No, perché alcuni di questi già sono un soggetto politico e non tutti sarebbero “fondibili” l’uno con l’altro, anche perché i soggetti e le forze che l’appoggerebbero in ARS farebbero un passo indietro se pensassero che dietro c’è un concorrente potenziale e a noi non interessa invece che il risultato finale. Ma soprattutto perché non ci interessa far naufragare una iniziativa così importante usandola come sgabello per ambizioni personali o piccoli progetti politici. Non posso certo dire di essere del tutto soddisfatto dell’attuale rappresentanza politica dei Siciliani. C’è – è vero – una domanda politica che non trova la corrispondente offerta, tanto è vero che più della metà degli elettori ormai sta stabilmente a casa. Ma queste aggregazioni devono trovare un altro tavolo dove costituirsi. Questa legge, e il referendum su di essa, può essere votata da chi vota SEL o Fratelli d’Italia. È una cosa fatta nel solo interesse della Sicilia».
La consideri pure una provocazione se vuole. siete sicuri di essere nel vento della storia? C’è chi dice che ormai lo Statuto è acqua passata…
«Sono solo quattro vecchietti nostalgici della prima repubblica, e/o intellettuali e burocrati di regime compromessi e interessati, che non hanno capito niente di dove va il mondo. Oggi, proprio mentre le élite mondiali vogliono distruggere i popoli e le tradizioni, dappertutto è una riscoperta delle proprie origini. Perché la Sicilia dovrebbe essere da meno? Si leggono cose sui giornali che sino a pochi anni fa sarebbe stato solo pazzia il pensarle. A Napoli, ad esempio,l’altro giorno l’erede dei Borbone è stato accolto per strada con acclamazioni come per un vero re (e ve lo dice uno che, quando parla di storia, non è mai stato “tenero” con i Borbone). In tutta Europa, dove più dove meno, il sovranismo dilaga; lo stesso che sbrigativamente il regime liquida come “populismo”. Un recentissimo sondaggio della Demos attribuisce al 44 % dei Siciliani la voglia di indipendenza. Folklore? Mah! Secondo me il vento della Storia è proprio questo».
Qui sotto l’elenco delle associazioni e dei movimenti che ad oggi hanno sottoscritto il disegno di legge e l’iniziativa referendaria costituendosi in coordinamento (questo invece il link per leggere il disegno di legge)
L’Altra Sicilia
Comitato Autodeterminazione Sicilia-Stato
Fronte Nazionale Siciliano – Sezione “Archimede” di Bagheria
Movimento Onda Lunga
Movimento per l’Indipendenza della Sicilia
Noi Mediterranei Sicilia
Noi Siciliani Liberi
Partito del Sud
Partito Socialista Siciliano
La Sicilia e i Siciliani per lo Statuto
Stupor Mundi
Trapani Cambia
Il Vessillo del Vespro
VorasZancle

lunedì 24 novembre 2014

ELEZIONI REGIONALI, ORMAI IL RE E' NUDO...

Di Natale Cuccurese

Le elezioni regionali certificano la distanza abissale dei cittadini dalla politica impostaci negli ultimi anni dai partiti al governo della cosa pubblica. Indicativo il caso dell'Emilia Romagna con una percentuale d'affluenza storicamente mai così bassa, dato a cui hanno sicuramente contribuito i recenti scandali in Regione. 

 D'altra parte dopo che al popolo è stata tolta la possibilità di decidere in modo incostituzionale quali parlamentari eleggere, come certificato dalla Corte Costituzionale, a cui si aggiungono i vari Governi di stampo tecnico succedutisi negli ultimi anni, è normale che i cittadini si allontanino sempre più dalla politica in base al senso di inutilità del loro voto, consapevoli di non poter incidere in alcun modo sul quadro di una politica bloccata e fatta di nominati come in un ristretto circolo aristocratico, vedasi a conferma la vicenda penosa delle province. 

A questo scenario negativo si aggiunga la constatazione dei media asserviti e megafono dei partiti al potere, nella loro grande maggioranza ,mentre le poche lodabili iniziative di liste nate "dal basso" vengono soffocate in spregio ad ogni norma. Il tutto poi in un quadro sempre più svuotato da ogni potere decisionale democratico grazie a patti extraparlamentari in cui gli accordi non sono fatti pubblicamente con il controllo dei cittadini ma in segrete stanze fra nominati, alcuni dei quali in aggiunta pregiudicati, in un "ritorno del Principe" peraltro benedetto dai più altri vertici dello Stato. Va inoltre sottolineato che l'istituto stesso delle Regioni è in crisi da tempo, visto dai cittadini solo come fonte di sprechi e ulteriori tassazioni, da questo, e non solo, nasce la nostra proposta di un'Italia federale macroregionale. 

In tutto questo il meridionalismo non incide, in attesa della deteriore revanche sudista in salsa lepenista costituita dalla prossima e pericolosa discesa al sud di Salvini, che avrà l'unico merito di far chiarezza definitiva su di un mondo sudista che da sempre inquina e frena la possibile ascesa meridionalista.

Continuiamo quindi a lavorare per costruire il consenso alle nostre tesi partendo da quei comuni, quei gruppi e quelle istituzioni guidate da politici onesti con cui creare sinergie che possano, in modo credibile ed organizzato e non con guazzabugli brancaleonici, far arrivare il meridionalismo progressista sul proscenio di quella che inevitabilmente sarà la rivincita della Politica sul populismo e sulla deriva antidemocratica sempre più evidente e pericolosa. 

Anche in quest'ottica l'esperienza di Napoli, con le recenti vicende legate al suo Sindaco, è indicativa di una strada percorribile per poter far ripartire un volano credibile di buona Politica al servizio della collettività in chiave progressita, da qui il nostro impegno e il nostro sostegno, mai venuto meno ma anzi sempre più convinto, all'azione di Luigi de Magistris.






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Di Natale Cuccurese

Le elezioni regionali certificano la distanza abissale dei cittadini dalla politica impostaci negli ultimi anni dai partiti al governo della cosa pubblica. Indicativo il caso dell'Emilia Romagna con una percentuale d'affluenza storicamente mai così bassa, dato a cui hanno sicuramente contribuito i recenti scandali in Regione. 

 D'altra parte dopo che al popolo è stata tolta la possibilità di decidere in modo incostituzionale quali parlamentari eleggere, come certificato dalla Corte Costituzionale, a cui si aggiungono i vari Governi di stampo tecnico succedutisi negli ultimi anni, è normale che i cittadini si allontanino sempre più dalla politica in base al senso di inutilità del loro voto, consapevoli di non poter incidere in alcun modo sul quadro di una politica bloccata e fatta di nominati come in un ristretto circolo aristocratico, vedasi a conferma la vicenda penosa delle province. 

A questo scenario negativo si aggiunga la constatazione dei media asserviti e megafono dei partiti al potere, nella loro grande maggioranza ,mentre le poche lodabili iniziative di liste nate "dal basso" vengono soffocate in spregio ad ogni norma. Il tutto poi in un quadro sempre più svuotato da ogni potere decisionale democratico grazie a patti extraparlamentari in cui gli accordi non sono fatti pubblicamente con il controllo dei cittadini ma in segrete stanze fra nominati, alcuni dei quali in aggiunta pregiudicati, in un "ritorno del Principe" peraltro benedetto dai più altri vertici dello Stato. Va inoltre sottolineato che l'istituto stesso delle Regioni è in crisi da tempo, visto dai cittadini solo come fonte di sprechi e ulteriori tassazioni, da questo, e non solo, nasce la nostra proposta di un'Italia federale macroregionale. 

In tutto questo il meridionalismo non incide, in attesa della deteriore revanche sudista in salsa lepenista costituita dalla prossima e pericolosa discesa al sud di Salvini, che avrà l'unico merito di far chiarezza definitiva su di un mondo sudista che da sempre inquina e frena la possibile ascesa meridionalista.

Continuiamo quindi a lavorare per costruire il consenso alle nostre tesi partendo da quei comuni, quei gruppi e quelle istituzioni guidate da politici onesti con cui creare sinergie che possano, in modo credibile ed organizzato e non con guazzabugli brancaleonici, far arrivare il meridionalismo progressista sul proscenio di quella che inevitabilmente sarà la rivincita della Politica sul populismo e sulla deriva antidemocratica sempre più evidente e pericolosa. 

Anche in quest'ottica l'esperienza di Napoli, con le recenti vicende legate al suo Sindaco, è indicativa di una strada percorribile per poter far ripartire un volano credibile di buona Politica al servizio della collettività in chiave progressita, da qui il nostro impegno e il nostro sostegno, mai venuto meno ma anzi sempre più convinto, all'azione di Luigi de Magistris.






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domenica 23 novembre 2014

La campagna di adesione al PdelSUD riprende con il PreTesseramento 2015






La campagna di adesione al PdSUD riprende con il PreTesseramento 2015 da novembre 2014

E' possibile aderire al nostro movimento versando anticipatamente la quota 2015, con due modalità: online oppure tramite sezione/referente territoriale.

Nel dettaglio:

on line,  scaricando e compilando la "Domanda di Pre-Tesseramento 2015" presente nella sezione "Documenti" e pagando la quota sociale per il 2015
(10 Euro quota ridotta solo per Disoccupati, Studenti, Casalinghe e Pensionati; 20 Euro per Soci Ordinari; 50 Euro per Soci Sostenitori).

Per le adesioni on line è necessario:
  • inviare il modulo di adesione compilato e scannerizzato via mail a partitodelsud.roma@gmail.com(obbligatorio solo per NUOVE ADESIONI);
  • effettuare il pagamento della quota tramite paypal su questo sito (sezione "Donazioni") oppure tramite un bonifico al nostro conto corrente bancario nazionale:

- intestato a Filippo Romeo  (Tesoriere PdSUD)

- coordinate IBAN
:
IT11G0760111800001015934605


tramite sezione o referente territoriale
Per le adesioni tramite le nostre sezioni locali, la consegna della domanda di adesione ed il pagamento della Quota può essere fatto rivolgendosi ai nostri presidi sul territorio (vedi "Contatti")







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La campagna di adesione al PdSUD riprende con il PreTesseramento 2015 da novembre 2014

E' possibile aderire al nostro movimento versando anticipatamente la quota 2015, con due modalità: online oppure tramite sezione/referente territoriale.

Nel dettaglio:

on line,  scaricando e compilando la "Domanda di Pre-Tesseramento 2015" presente nella sezione "Documenti" e pagando la quota sociale per il 2015
(10 Euro quota ridotta solo per Disoccupati, Studenti, Casalinghe e Pensionati; 20 Euro per Soci Ordinari; 50 Euro per Soci Sostenitori).

Per le adesioni on line è necessario:
  • inviare il modulo di adesione compilato e scannerizzato via mail a partitodelsud.roma@gmail.com(obbligatorio solo per NUOVE ADESIONI);
  • effettuare il pagamento della quota tramite paypal su questo sito (sezione "Donazioni") oppure tramite un bonifico al nostro conto corrente bancario nazionale:

- intestato a Filippo Romeo  (Tesoriere PdSUD)

- coordinate IBAN
:
IT11G0760111800001015934605


tramite sezione o referente territoriale
Per le adesioni tramite le nostre sezioni locali, la consegna della domanda di adesione ed il pagamento della Quota può essere fatto rivolgendosi ai nostri presidi sul territorio (vedi "Contatti")







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LA VIGNETTA DELLA SETTIMANA


DOPO LA SENTENZA DEL TAR SULL' ANNULLAMENTO DELLA SOSPENSIONE DELLA SOSPENSIONE DEL SINDACO DE MAGISTRIS RICHIESTA DA ALFANO...


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DOPO LA SENTENZA DEL TAR SULL' ANNULLAMENTO DELLA SOSPENSIONE DELLA SOSPENSIONE DEL SINDACO DE MAGISTRIS RICHIESTA DA ALFANO...


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sabato 22 novembre 2014

Luigi de Magistris, come il mitico Ulisse...

Di Bruno Pappalardo

Ha vinto - ho i brividi se ci penso - la convinzione che la Giustizia sia giusta. Ce ne vuole di coraggio.

Dal primo attacco Luigi l'ha respinto con questa determinazione. Ha sfidato tutti, anche coloro che lo criticavano perché non lasciava il suo incarico.
Controtendenza? NO, vero coraggio!
Sapeva e temeva per la sua Città presa in ostaggio da peones e gora di ruberie.
Ricordo - quel tal periodo del cavaliere - che nessuno si dimetteva,...poi giunse una ventata di cripto-onestà e tutti corsero a "dimettersi" per ricevere il pubblico encomio per poi ritornare!

Era la rinnovata opinione pubblica becera borghese dei fanfaroni, dei criticoni semplici e quelli dei grandi brogli. "Ora", dicevano, "l' ex magistrato, de Magistris, si dimetterà di sicuro, ...uno come lui che riceve una sentenza (farsa) contro, beh, per onestà e rispetto per la propria storia personale, lo farà di sicuro" (sto facendo il gesto dell'ombrello) .
Ma, infatti, lui non pensava alla Sua storia ma a quella della città che non voleva lasciare sola nelle mani degli avvoltoi bassoliniani e altri corvi voltagabbana. Avrebbero voluto, in questo clima di "risorgimento etico" che la città passasse dal paradiso all'inferno.

Tutti, dico tutti, da Luigi s'aspettavano che cedesse perché tornassero quelli della "mano nera che giocherella con le dita". No, Fottuti!
Luigi de Magistris, come il mitico Ulisse, è sceso si certo negl'inferi ( ne avrebbe fatto a meno) ma è ritornato tra noi come nessun'altro grande eroe.



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Di Bruno Pappalardo

Ha vinto - ho i brividi se ci penso - la convinzione che la Giustizia sia giusta. Ce ne vuole di coraggio.

Dal primo attacco Luigi l'ha respinto con questa determinazione. Ha sfidato tutti, anche coloro che lo criticavano perché non lasciava il suo incarico.
Controtendenza? NO, vero coraggio!
Sapeva e temeva per la sua Città presa in ostaggio da peones e gora di ruberie.
Ricordo - quel tal periodo del cavaliere - che nessuno si dimetteva,...poi giunse una ventata di cripto-onestà e tutti corsero a "dimettersi" per ricevere il pubblico encomio per poi ritornare!

Era la rinnovata opinione pubblica becera borghese dei fanfaroni, dei criticoni semplici e quelli dei grandi brogli. "Ora", dicevano, "l' ex magistrato, de Magistris, si dimetterà di sicuro, ...uno come lui che riceve una sentenza (farsa) contro, beh, per onestà e rispetto per la propria storia personale, lo farà di sicuro" (sto facendo il gesto dell'ombrello) .
Ma, infatti, lui non pensava alla Sua storia ma a quella della città che non voleva lasciare sola nelle mani degli avvoltoi bassoliniani e altri corvi voltagabbana. Avrebbero voluto, in questo clima di "risorgimento etico" che la città passasse dal paradiso all'inferno.

Tutti, dico tutti, da Luigi s'aspettavano che cedesse perché tornassero quelli della "mano nera che giocherella con le dita". No, Fottuti!
Luigi de Magistris, come il mitico Ulisse, è sceso si certo negl'inferi ( ne avrebbe fatto a meno) ma è ritornato tra noi come nessun'altro grande eroe.



 
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