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martedì 11 novembre 2014
I MURI INVISIBILI RESISTONO MEGLIO..
Di Andrea Balia
In questi giorni, come è giusto che sia, si celebrano i 25 anni dell’abbattimento di quella vergogna che fu il muro di Berlino. Il buon Gorbaciov sottolinea che forse i russi volevano quell’abbattimento più di quanto lo volessero gli occidentali, o ci abbiano fatto credere attraverso la stampa. Il punto della riflessione non è però questo : quel muro,realmente costruito con tanto di mattoni, era l’emblema della guerra fredda che, dividendo una nazione (quella germanica) sanciva la contrapposizione tra due pensieri e due mondi…quello occidentale e il comunismo. Altra divisione, con mura invisibili, in sfregio ad un’unificazione realmente mai attuata, ha resistito oltre il secolo e mezzo nel nostro paese: da una parte l’Italia industrializzata, bene o male infrastrutturata, e dall’altra un Sud depauperato, depresso, colonizzato,terra di consumo e al massimo di vacanze…lasciato spesso in mano alla criminalità.
Dal 1861 ad oggi! Quindi con un muro non visibile ma più efficiente nei suoi scopi ed obbiettivi. In Germania in 25 anni hanno ricostruito una nazione. E, sfatando dati mai ufficializzati, investendo circa 10 volte in più di quello che s’è fatto o investito qui da noi in 153 anni.. Altro che fiumi di denaro verso il Mezzogiorno!
Si, soldi ne sono arrivati, molti sprecati…tanta corruzione, tanto denaro stanziato mai giunto…ma le cifre quelle sono! E quindi il muro vero, quello tedesco, ha resistito meno di quello subdolo, non visibile, ma persistente all’interno della nostra penisola! E c’è chi questo muro vorrebbe ergerlo davvero...i leghisti da una parte e i fautori d’un indipendentismo velleitario dall’altra parte, dal Sud. Anzicchè far sentire gli emigranti meridionali (quasi 13 milioni) più vicini alle loro radici, auspicherebbe, forse senza rendersene conto,che si sentissero definitivamente stranieri.
Invece di combattere per una pari dignità, pari opportunità, pari risorse per una nazione, sull’esempio tedesco, più forte e davvero unita, pigiando sul tasto dei vecchi splendori e del maltolto (tutto sacrosanto… ci mancherebbe) vorrebbero cavalcare esperienze catalane o scozzesi.
Sorvolando sul retaggio di battaglie, partiti, elezioni che quei popoli hanno alle spalle da oltre 50 anni e fantasticando su favoleggiate richieste all’Aia…all’Onu…che vedrebbero la loro alba neanche per generazioni prossime e/o future.
Il grande regista Ermanno Olmi afferma : “la retorica delle bandiere (pur sacre come segno d’appartenenza) v’è il sospetto sia fatta più per dimenticare che per ricordare”.
Fonte : www.webnapoli24.com
Leggi tutto »
In questi giorni, come è giusto che sia, si celebrano i 25 anni dell’abbattimento di quella vergogna che fu il muro di Berlino. Il buon Gorbaciov sottolinea che forse i russi volevano quell’abbattimento più di quanto lo volessero gli occidentali, o ci abbiano fatto credere attraverso la stampa. Il punto della riflessione non è però questo : quel muro,realmente costruito con tanto di mattoni, era l’emblema della guerra fredda che, dividendo una nazione (quella germanica) sanciva la contrapposizione tra due pensieri e due mondi…quello occidentale e il comunismo. Altra divisione, con mura invisibili, in sfregio ad un’unificazione realmente mai attuata, ha resistito oltre il secolo e mezzo nel nostro paese: da una parte l’Italia industrializzata, bene o male infrastrutturata, e dall’altra un Sud depauperato, depresso, colonizzato,terra di consumo e al massimo di vacanze…lasciato spesso in mano alla criminalità.
Dal 1861 ad oggi! Quindi con un muro non visibile ma più efficiente nei suoi scopi ed obbiettivi. In Germania in 25 anni hanno ricostruito una nazione. E, sfatando dati mai ufficializzati, investendo circa 10 volte in più di quello che s’è fatto o investito qui da noi in 153 anni.. Altro che fiumi di denaro verso il Mezzogiorno!
Si, soldi ne sono arrivati, molti sprecati…tanta corruzione, tanto denaro stanziato mai giunto…ma le cifre quelle sono! E quindi il muro vero, quello tedesco, ha resistito meno di quello subdolo, non visibile, ma persistente all’interno della nostra penisola! E c’è chi questo muro vorrebbe ergerlo davvero...i leghisti da una parte e i fautori d’un indipendentismo velleitario dall’altra parte, dal Sud. Anzicchè far sentire gli emigranti meridionali (quasi 13 milioni) più vicini alle loro radici, auspicherebbe, forse senza rendersene conto,che si sentissero definitivamente stranieri.
Invece di combattere per una pari dignità, pari opportunità, pari risorse per una nazione, sull’esempio tedesco, più forte e davvero unita, pigiando sul tasto dei vecchi splendori e del maltolto (tutto sacrosanto… ci mancherebbe) vorrebbero cavalcare esperienze catalane o scozzesi.
Sorvolando sul retaggio di battaglie, partiti, elezioni che quei popoli hanno alle spalle da oltre 50 anni e fantasticando su favoleggiate richieste all’Aia…all’Onu…che vedrebbero la loro alba neanche per generazioni prossime e/o future.
Il grande regista Ermanno Olmi afferma : “la retorica delle bandiere (pur sacre come segno d’appartenenza) v’è il sospetto sia fatta più per dimenticare che per ricordare”.
Fonte : www.webnapoli24.com
Di Andrea Balia
In questi giorni, come è giusto che sia, si celebrano i 25 anni dell’abbattimento di quella vergogna che fu il muro di Berlino. Il buon Gorbaciov sottolinea che forse i russi volevano quell’abbattimento più di quanto lo volessero gli occidentali, o ci abbiano fatto credere attraverso la stampa. Il punto della riflessione non è però questo : quel muro,realmente costruito con tanto di mattoni, era l’emblema della guerra fredda che, dividendo una nazione (quella germanica) sanciva la contrapposizione tra due pensieri e due mondi…quello occidentale e il comunismo. Altra divisione, con mura invisibili, in sfregio ad un’unificazione realmente mai attuata, ha resistito oltre il secolo e mezzo nel nostro paese: da una parte l’Italia industrializzata, bene o male infrastrutturata, e dall’altra un Sud depauperato, depresso, colonizzato,terra di consumo e al massimo di vacanze…lasciato spesso in mano alla criminalità.
Dal 1861 ad oggi! Quindi con un muro non visibile ma più efficiente nei suoi scopi ed obbiettivi. In Germania in 25 anni hanno ricostruito una nazione. E, sfatando dati mai ufficializzati, investendo circa 10 volte in più di quello che s’è fatto o investito qui da noi in 153 anni.. Altro che fiumi di denaro verso il Mezzogiorno!
Si, soldi ne sono arrivati, molti sprecati…tanta corruzione, tanto denaro stanziato mai giunto…ma le cifre quelle sono! E quindi il muro vero, quello tedesco, ha resistito meno di quello subdolo, non visibile, ma persistente all’interno della nostra penisola! E c’è chi questo muro vorrebbe ergerlo davvero...i leghisti da una parte e i fautori d’un indipendentismo velleitario dall’altra parte, dal Sud. Anzicchè far sentire gli emigranti meridionali (quasi 13 milioni) più vicini alle loro radici, auspicherebbe, forse senza rendersene conto,che si sentissero definitivamente stranieri.
Invece di combattere per una pari dignità, pari opportunità, pari risorse per una nazione, sull’esempio tedesco, più forte e davvero unita, pigiando sul tasto dei vecchi splendori e del maltolto (tutto sacrosanto… ci mancherebbe) vorrebbero cavalcare esperienze catalane o scozzesi.
Sorvolando sul retaggio di battaglie, partiti, elezioni che quei popoli hanno alle spalle da oltre 50 anni e fantasticando su favoleggiate richieste all’Aia…all’Onu…che vedrebbero la loro alba neanche per generazioni prossime e/o future.
Il grande regista Ermanno Olmi afferma : “la retorica delle bandiere (pur sacre come segno d’appartenenza) v’è il sospetto sia fatta più per dimenticare che per ricordare”.
Fonte : www.webnapoli24.com
In questi giorni, come è giusto che sia, si celebrano i 25 anni dell’abbattimento di quella vergogna che fu il muro di Berlino. Il buon Gorbaciov sottolinea che forse i russi volevano quell’abbattimento più di quanto lo volessero gli occidentali, o ci abbiano fatto credere attraverso la stampa. Il punto della riflessione non è però questo : quel muro,realmente costruito con tanto di mattoni, era l’emblema della guerra fredda che, dividendo una nazione (quella germanica) sanciva la contrapposizione tra due pensieri e due mondi…quello occidentale e il comunismo. Altra divisione, con mura invisibili, in sfregio ad un’unificazione realmente mai attuata, ha resistito oltre il secolo e mezzo nel nostro paese: da una parte l’Italia industrializzata, bene o male infrastrutturata, e dall’altra un Sud depauperato, depresso, colonizzato,terra di consumo e al massimo di vacanze…lasciato spesso in mano alla criminalità.
Dal 1861 ad oggi! Quindi con un muro non visibile ma più efficiente nei suoi scopi ed obbiettivi. In Germania in 25 anni hanno ricostruito una nazione. E, sfatando dati mai ufficializzati, investendo circa 10 volte in più di quello che s’è fatto o investito qui da noi in 153 anni.. Altro che fiumi di denaro verso il Mezzogiorno!
Si, soldi ne sono arrivati, molti sprecati…tanta corruzione, tanto denaro stanziato mai giunto…ma le cifre quelle sono! E quindi il muro vero, quello tedesco, ha resistito meno di quello subdolo, non visibile, ma persistente all’interno della nostra penisola! E c’è chi questo muro vorrebbe ergerlo davvero...i leghisti da una parte e i fautori d’un indipendentismo velleitario dall’altra parte, dal Sud. Anzicchè far sentire gli emigranti meridionali (quasi 13 milioni) più vicini alle loro radici, auspicherebbe, forse senza rendersene conto,che si sentissero definitivamente stranieri.
Invece di combattere per una pari dignità, pari opportunità, pari risorse per una nazione, sull’esempio tedesco, più forte e davvero unita, pigiando sul tasto dei vecchi splendori e del maltolto (tutto sacrosanto… ci mancherebbe) vorrebbero cavalcare esperienze catalane o scozzesi.
Sorvolando sul retaggio di battaglie, partiti, elezioni che quei popoli hanno alle spalle da oltre 50 anni e fantasticando su favoleggiate richieste all’Aia…all’Onu…che vedrebbero la loro alba neanche per generazioni prossime e/o future.
Il grande regista Ermanno Olmi afferma : “la retorica delle bandiere (pur sacre come segno d’appartenenza) v’è il sospetto sia fatta più per dimenticare che per ricordare”.
Fonte : www.webnapoli24.com
“La Repubblica…promuove le autonomie locali…” Meridionalisti e Progressisti per la Puglia
La Costituzione nel suo articolo 5 recita: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”.
Il 12 Dicembre, appuntamento con il Partito del Sud in Puglia. Il ruolo del meridionalismo progressista in una regione come la Puglia e più in generale al Sud e nel Paese.
Fonte: Partito del Sud -Puglia
La Costituzione nel suo articolo 5 recita: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”.
Il 12 Dicembre, appuntamento con il Partito del Sud in Puglia. Il ruolo del meridionalismo progressista in una regione come la Puglia e più in generale al Sud e nel Paese.
Fonte: Partito del Sud -Puglia
lunedì 10 novembre 2014
IL MURO E’ ANCORA SU’ ( …come non vederlo?)
Di Bruno Pappalardo
D’accordo, …bene, celebriamo la ricorrenza dei 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino. Vorrà dire che utilizzeremo ancora la RETORICA, la cripto-bellicista e pseudo-democratica.
Certamente,…rappresenta l’evento simbolico che maggiormente ha segnato un’epoca e potrebbe segnarne altre, appunto in quanto simbolo.
Quella di una Europa, all’epoca, lotta di due potenze, due ideologie che si contrastavano (ideologia per chi crede a Babbo Natale) ma soprattutto per motivi esclusivamente colonialistici o meglio dire economici.
I MURI significano sottrarre ( ma anche proteggere) ricchezza ad altri, appropriarsi di terre e gente che produce e creare condizioni ideali dove il popolo riesce a campare più o meno tranquillo ma dove, però, la governance, il management, sta ancora meglio, ricco e gaudente e superlativamente bene e, ancor di più, la finanza mondiale
La città di Berlino a partire da quel pomeriggio del 9 novembre 1989, ha rappresentato una speranza per una nuova epoca senza più divisioni in tutto il mondo e primariamente in Europa si è specchiata in questa mutazione. MA È VERAMENTE COSI?
Il paradosso è che i confini invece di diminuire sono aumentati proprio nel corpo dell ’Europa.
Marcuse diceva: “i conflitti più incandescenti riguardano proprio lo spazio, il suo utilizzo e la sua delimitazione. E proprio le città - alcune città in particolare - stanno diventando i campi di battaglia, anche simbolica, delle nuove divisioni e delle nuove appartenenze contrapposte”.
L’appartenenza etnica ha assunto una funzione determinante nei conflitti e nelle battaglie di conquista per lo spazio fisico, per l’appartenenza ad una città o ad un territorio, come ad esempio è avvenuto e resta nell’area balcanica dell’ex Jugoslavia.
Sorvolando su una quantità di autonomie sorte proprio negli anni della nascita della UE, e di questi mesi, (es: Scozia quest’anno con un referendum per un pelo ha perso la sua indipendenza) parliamo invece dei piccoli territori in guerra. La Catalogna, regione della Spagna il 10/11 novembre di quest’anno ha lancia un referendum con un segno chiarissimo: i catalani vogliono l’indipendenza, dunque, una sorta di “muro”!
La stessa storia dell’URSS è un paradosso! Inutile adesso parlare della frammentazione in decine di repubbliche come la Lituania, Moldavia, Estonia, Lettonia, Armenia, Georgia ma, invece quelli di quest’anno; i sanguinosi tentativi dell’Ucraina e Bielorussia. Nella stessa città di Kiev (100 morti) si è combattuto sui pianerottoli e tra condomini ad Est contro quelli ad Ovest, in cerca di indipendenza o restaurazione… e poi, prima ancora Valga-Valka tra Estonia e Lituania, Komárom-Komárno tra Ungheria e Slovacchia e Cieszyn-Ceský Tesín tra Polonia e Repubblica Ceca.
Potrei fare un lungo elenco di luoghi d’Europa che /come il Kosovo) ancora vogliono i loro muri.
La divisione di territori, di città e di spazi contesi è ormai divenuta la soluzione più seguita nelle risoluzioni relative a situazioni di contrapposizione su base nazionalista, religiosa e linguistica. In questo senso possiamo, senza esagerare, parlare di una nuova epoca di muri.
Ma insomma bisogna unirsi o dividersi secondo anche una propria identità etnico-culturale?
Ci accorgiamo che una delle grandi contraddizioni è che mentre nascono sempre nuovi stati e si rafforza di nuovo l’idea dello stato-nazione, ad essere in crisi è proprio la statualità. Nasce una enorme contraddizione. Lo Stato come luogo generale dei diritti e sistema democratico. Diventa, esso, baluardo comunitario di proprietà, e ri-nasce l’idea di confine per stabilire e definire chi è maggioranza e minoranza a diversi livelli territoriali.
Allora confini possono essere le chiese e i luoghi di culto, prima distrutti con ferocia, ora sostituiti e ricostruiti, più di quanti ce ne fossero nel 1992. Minareti si stagliano nel paesaggio, le croci sempre più grandi, campanili ancor più alti. I confini sono le bandiere, perché determinano l’etnia nel territorio e issate sui ponti, su viadotti, all’ingresso di gallerie, sulle strade e sulle case. I confini sono i cartelli stradali, in territorio “ serbo” scritti con i caratteri cirillici, e quindi di difficile comprensione e che non contengono le segnalazione per le città dell’altra entità politica della Bosnia. I confini sono le scuole, divise fisicamente ma nei contenuti, dove la narrazione della storia prende forma diversa a seconda dell’appartenenza, che determina vincitori e vinti, vittime e carnefici.
I confini possono essere i ponti come é avvenuto a Mostar e a Mitrovica, città divise del Kosovo diviso. . Guardando oggi i ponti di Mostar e Mitrovica ci rendiamo conto che è ben lontana da quello che abbiamo sperato col MURO di BERLINO Mostar oggi è più divisa che mai, nelle scuole, nelle strade.
Ora vogliamo parlare del nostro SUD o lo abbiamo già fatto?
Di Bruno Pappalardo
D’accordo, …bene, celebriamo la ricorrenza dei 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino. Vorrà dire che utilizzeremo ancora la RETORICA, la cripto-bellicista e pseudo-democratica.
Certamente,…rappresenta l’evento simbolico che maggiormente ha segnato un’epoca e potrebbe segnarne altre, appunto in quanto simbolo.
Quella di una Europa, all’epoca, lotta di due potenze, due ideologie che si contrastavano (ideologia per chi crede a Babbo Natale) ma soprattutto per motivi esclusivamente colonialistici o meglio dire economici.
I MURI significano sottrarre ( ma anche proteggere) ricchezza ad altri, appropriarsi di terre e gente che produce e creare condizioni ideali dove il popolo riesce a campare più o meno tranquillo ma dove, però, la governance, il management, sta ancora meglio, ricco e gaudente e superlativamente bene e, ancor di più, la finanza mondiale
La città di Berlino a partire da quel pomeriggio del 9 novembre 1989, ha rappresentato una speranza per una nuova epoca senza più divisioni in tutto il mondo e primariamente in Europa si è specchiata in questa mutazione. MA È VERAMENTE COSI?
Il paradosso è che i confini invece di diminuire sono aumentati proprio nel corpo dell ’Europa.
Marcuse diceva: “i conflitti più incandescenti riguardano proprio lo spazio, il suo utilizzo e la sua delimitazione. E proprio le città - alcune città in particolare - stanno diventando i campi di battaglia, anche simbolica, delle nuove divisioni e delle nuove appartenenze contrapposte”.
L’appartenenza etnica ha assunto una funzione determinante nei conflitti e nelle battaglie di conquista per lo spazio fisico, per l’appartenenza ad una città o ad un territorio, come ad esempio è avvenuto e resta nell’area balcanica dell’ex Jugoslavia.
Sorvolando su una quantità di autonomie sorte proprio negli anni della nascita della UE, e di questi mesi, (es: Scozia quest’anno con un referendum per un pelo ha perso la sua indipendenza) parliamo invece dei piccoli territori in guerra. La Catalogna, regione della Spagna il 10/11 novembre di quest’anno ha lancia un referendum con un segno chiarissimo: i catalani vogliono l’indipendenza, dunque, una sorta di “muro”!
La stessa storia dell’URSS è un paradosso! Inutile adesso parlare della frammentazione in decine di repubbliche come la Lituania, Moldavia, Estonia, Lettonia, Armenia, Georgia ma, invece quelli di quest’anno; i sanguinosi tentativi dell’Ucraina e Bielorussia. Nella stessa città di Kiev (100 morti) si è combattuto sui pianerottoli e tra condomini ad Est contro quelli ad Ovest, in cerca di indipendenza o restaurazione… e poi, prima ancora Valga-Valka tra Estonia e Lituania, Komárom-Komárno tra Ungheria e Slovacchia e Cieszyn-Ceský Tesín tra Polonia e Repubblica Ceca.
Potrei fare un lungo elenco di luoghi d’Europa che /come il Kosovo) ancora vogliono i loro muri.
La divisione di territori, di città e di spazi contesi è ormai divenuta la soluzione più seguita nelle risoluzioni relative a situazioni di contrapposizione su base nazionalista, religiosa e linguistica. In questo senso possiamo, senza esagerare, parlare di una nuova epoca di muri.
Ma insomma bisogna unirsi o dividersi secondo anche una propria identità etnico-culturale?
Ci accorgiamo che una delle grandi contraddizioni è che mentre nascono sempre nuovi stati e si rafforza di nuovo l’idea dello stato-nazione, ad essere in crisi è proprio la statualità. Nasce una enorme contraddizione. Lo Stato come luogo generale dei diritti e sistema democratico. Diventa, esso, baluardo comunitario di proprietà, e ri-nasce l’idea di confine per stabilire e definire chi è maggioranza e minoranza a diversi livelli territoriali.
Allora confini possono essere le chiese e i luoghi di culto, prima distrutti con ferocia, ora sostituiti e ricostruiti, più di quanti ce ne fossero nel 1992. Minareti si stagliano nel paesaggio, le croci sempre più grandi, campanili ancor più alti. I confini sono le bandiere, perché determinano l’etnia nel territorio e issate sui ponti, su viadotti, all’ingresso di gallerie, sulle strade e sulle case. I confini sono i cartelli stradali, in territorio “ serbo” scritti con i caratteri cirillici, e quindi di difficile comprensione e che non contengono le segnalazione per le città dell’altra entità politica della Bosnia. I confini sono le scuole, divise fisicamente ma nei contenuti, dove la narrazione della storia prende forma diversa a seconda dell’appartenenza, che determina vincitori e vinti, vittime e carnefici.
I confini possono essere i ponti come é avvenuto a Mostar e a Mitrovica, città divise del Kosovo diviso. . Guardando oggi i ponti di Mostar e Mitrovica ci rendiamo conto che è ben lontana da quello che abbiamo sperato col MURO di BERLINO Mostar oggi è più divisa che mai, nelle scuole, nelle strade.
Ora vogliamo parlare del nostro SUD o lo abbiamo già fatto?
Stigmatizziamo ogni forma di violenza da qualsiasi parte provenga, così come ogni tipo di provocazione...
Di Natale Cuccurese
Indecente in queste ore la corsa a manifestare solidarietà (qualche sprovveduto anche da sinistra ) al provocatore Salvini che oggi a Imola ha persino sbeffeggiato i Partigiani intonando "Bella Ciao".
Un personaggio che ha fatto della discriminazione, anche contro i meridionali, una ragione di vita e che ora con l'abbraccio al lepenismo spera di restare a galla ancora qualche tempo, confidando nella corta memoria degli italiani e supportato da tutti i media.
Molti in queste ore i meridionali che ne tessono le lodi, una vergogna!
Leggi tutto »
Indecente in queste ore la corsa a manifestare solidarietà (qualche sprovveduto anche da sinistra ) al provocatore Salvini che oggi a Imola ha persino sbeffeggiato i Partigiani intonando "Bella Ciao".
Un personaggio che ha fatto della discriminazione, anche contro i meridionali, una ragione di vita e che ora con l'abbraccio al lepenismo spera di restare a galla ancora qualche tempo, confidando nella corta memoria degli italiani e supportato da tutti i media.
Molti in queste ore i meridionali che ne tessono le lodi, una vergogna!
Di Natale Cuccurese
Indecente in queste ore la corsa a manifestare solidarietà (qualche sprovveduto anche da sinistra ) al provocatore Salvini che oggi a Imola ha persino sbeffeggiato i Partigiani intonando "Bella Ciao".
Un personaggio che ha fatto della discriminazione, anche contro i meridionali, una ragione di vita e che ora con l'abbraccio al lepenismo spera di restare a galla ancora qualche tempo, confidando nella corta memoria degli italiani e supportato da tutti i media.
Molti in queste ore i meridionali che ne tessono le lodi, una vergogna!
Indecente in queste ore la corsa a manifestare solidarietà (qualche sprovveduto anche da sinistra ) al provocatore Salvini che oggi a Imola ha persino sbeffeggiato i Partigiani intonando "Bella Ciao".
Un personaggio che ha fatto della discriminazione, anche contro i meridionali, una ragione di vita e che ora con l'abbraccio al lepenismo spera di restare a galla ancora qualche tempo, confidando nella corta memoria degli italiani e supportato da tutti i media.
Molti in queste ore i meridionali che ne tessono le lodi, una vergogna!
domenica 9 novembre 2014
#IoScelgoilSud - Tanti modi per farlo Sud Project Camp.
https://www.youtube.com/watch?v=DGYOSQ3uzoQ&feature=youtu.be
#IoScelgoilSud - Tanti modi per farlo Sud Project Camp. I nostri prootti, la nostra scuola, i nostri giovani, le università, la ricerca, la natura, l'innovazione, antichi tracciati ferroviari, l'arte, la storia... il #Sud
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#IoScelgoilSud - Tanti modi per farlo Sud Project Camp. I nostri prootti, la nostra scuola, i nostri giovani, le università, la ricerca, la natura, l'innovazione, antichi tracciati ferroviari, l'arte, la storia... il #Sud
https://www.youtube.com/watch?v=DGYOSQ3uzoQ&feature=youtu.be
#IoScelgoilSud - Tanti modi per farlo Sud Project Camp. I nostri prootti, la nostra scuola, i nostri giovani, le università, la ricerca, la natura, l'innovazione, antichi tracciati ferroviari, l'arte, la storia... il #Sud
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venerdì 7 novembre 2014
Contro lo "Sblocca Italia...oggi a Napoli...noi del Partito del Sud c'eravamo!
Manifestazione a Napoli, snodatasi da Fuorigrotta sino a Bagnoli,con tanti studenti, movimenti e associazioni,Tv e noi del Partito del Sud con le nostre bandiere.
Presente anche il Vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano in sostituzione di Luigi de Magistris volato a Milano per una riunione Anci.
Partecipazione molto folta ed evento chiusosi in modo agitato per scontri finali tra alcuni gruppi e le forze di Polizia,che nulla tolgono comunque alla validità e motivazioni della manifestazione!
LE MANI NERE , …stamani corteo Sblocca Italia
Bruno Pappalardo, 07. 11.2014
Stamani la piazza era piena.
Le piazze sono il nostro spazio ideale, della pulizia, dell’incontro, dei cieli spesso ferrigni dove non passano rondini. Gli assordanti altoparlanti slogan degli organizzatori non lasciano passare neppure un corvo.
Resta la memoria di lotte passate perché sempre colorate da bandiere rosse o dal bianco dei lenzuoli lunghi striscioni rabberciati e staglianti come la mia, la nostra bandiera, quella del SUD.
C’era stamani e svettava alta .
La piazza stamani, con i suoi giovani studenti, operai, disoccupati, donne e associazioni della società civile sembravano intendersi e alzavano le mani
La mani sono diventate le nuove bandiere.
L’ elegiaco pugno resta ma è nascosto da quelle larghe dove il palmo largo e teso che lascia libere le nuove antenne che, stamani, qualcuno mostrava sporche di petrolio.
Il lungo corteo con il Vice Sindaco Sodano ha coperto ogni centimetro di asfalto.
Ragazzi fieri, una giovinezza di veri adulti, neri occhi lucenti e donne, donne, donne che quando urlano spaventano la pelle hanno calato le vecchie frontiere dei partitismi.
Ho visto dei ragazzi scuri dai colli e tempie rasate ma avevano le mani in tasca.
Quando un giovane ha le mani in tasca nasconde la sua vera anima e nutre bassezze e impure confusioni ed intenzioni.
Noi, invece, eravamo liberi dalla violenza che serpeggiava dietro la lunga sciarpa umana e, con la foga di chi matura nella fonda natura di adulti giovani, nel civile, onesto cambiamento, abbiamo marciato verso i luoghi infetti, Bagnoli, per non lasciar sopito l’agire, il risanamento dei corpi come dell’anima.
Manifestazione a Napoli, snodatasi da Fuorigrotta sino a Bagnoli,con tanti studenti, movimenti e associazioni,Tv e noi del Partito del Sud con le nostre bandiere.
Presente anche il Vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano in sostituzione di Luigi de Magistris volato a Milano per una riunione Anci.
Partecipazione molto folta ed evento chiusosi in modo agitato per scontri finali tra alcuni gruppi e le forze di Polizia,che nulla tolgono comunque alla validità e motivazioni della manifestazione!
LE MANI NERE , …stamani corteo Sblocca Italia
Bruno Pappalardo, 07. 11.2014
Stamani la piazza era piena.
Le piazze sono il nostro spazio ideale, della pulizia, dell’incontro, dei cieli spesso ferrigni dove non passano rondini. Gli assordanti altoparlanti slogan degli organizzatori non lasciano passare neppure un corvo.
Resta la memoria di lotte passate perché sempre colorate da bandiere rosse o dal bianco dei lenzuoli lunghi striscioni rabberciati e staglianti come la mia, la nostra bandiera, quella del SUD.
C’era stamani e svettava alta .
La piazza stamani, con i suoi giovani studenti, operai, disoccupati, donne e associazioni della società civile sembravano intendersi e alzavano le mani
La mani sono diventate le nuove bandiere.
L’ elegiaco pugno resta ma è nascosto da quelle larghe dove il palmo largo e teso che lascia libere le nuove antenne che, stamani, qualcuno mostrava sporche di petrolio.
Il lungo corteo con il Vice Sindaco Sodano ha coperto ogni centimetro di asfalto.
Ragazzi fieri, una giovinezza di veri adulti, neri occhi lucenti e donne, donne, donne che quando urlano spaventano la pelle hanno calato le vecchie frontiere dei partitismi.
Ho visto dei ragazzi scuri dai colli e tempie rasate ma avevano le mani in tasca.
Quando un giovane ha le mani in tasca nasconde la sua vera anima e nutre bassezze e impure confusioni ed intenzioni.
Noi, invece, eravamo liberi dalla violenza che serpeggiava dietro la lunga sciarpa umana e, con la foga di chi matura nella fonda natura di adulti giovani, nel civile, onesto cambiamento, abbiamo marciato verso i luoghi infetti, Bagnoli, per non lasciar sopito l’agire, il risanamento dei corpi come dell’anima.
giovedì 6 novembre 2014
COMUNICATO - MOBILITAZIONE DI BAGNOLI DEL 7 NOVEMBRE CONTRO IL DECRETO "SBLOCCA ITALIA" E CONTRO IL COMMISSARIAMENTO DI BAGNOLI.
Invitiamo tutti i nostri iscritti e simpatizzanti a Napoli e dintorni a partecipare alla mobilitazione prevista a Bagnoli domani 7 Novembre per contestare, con la forza della pacifica protesta democratica, il decreto governativo “Sblocca Italia”, che rischia di consegnare il nostro territorio a lobby dedite allo sfruttamento sistematico di acqua, aria e suolo in spregio ad ogni forma di democrazia partecipativa e al buonsenso.
Un attacco totale alle nostre radici democratiche che va dall’ambiente alla Costituzione, dal diritto del lavoro a quello della casa, dalla salute alla scuola, in un’aggressione senza precedenti alle regole stesse della democrazia italiana, in ossequio ai diktat liberisti che giungono da una parte dell’Europa.Non sentiamo certo la necessità che alle tante emergenze ambientali e non solo che attanagliano la nostra terra, che ancora attendono soluzione e risposta, se ne aggiungano altre causate da uno sfruttamento onnivoro delle risorse naturali ed umane in un’ottica coloniale .
Inoltre , in violazione agli accordi firmati il 14 agosto, il Governo vorrebbe nei fatti espropriare la città di Napoli dei poteri costituzionali su Bagnoli causando così una forte rottura istituzionale; Bagnoli e Napoli non possono essere commissariate !! L’appuntamento per manifestare insieme con il nostro popolo, che merita considerazione e rispetto, è quindi per domani 7 Novembre a Bagnoli in Piazzale Tecchio ore 9,00.
Partito del Sud - Napoli
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Un attacco totale alle nostre radici democratiche che va dall’ambiente alla Costituzione, dal diritto del lavoro a quello della casa, dalla salute alla scuola, in un’aggressione senza precedenti alle regole stesse della democrazia italiana, in ossequio ai diktat liberisti che giungono da una parte dell’Europa.Non sentiamo certo la necessità che alle tante emergenze ambientali e non solo che attanagliano la nostra terra, che ancora attendono soluzione e risposta, se ne aggiungano altre causate da uno sfruttamento onnivoro delle risorse naturali ed umane in un’ottica coloniale .
Inoltre , in violazione agli accordi firmati il 14 agosto, il Governo vorrebbe nei fatti espropriare la città di Napoli dei poteri costituzionali su Bagnoli causando così una forte rottura istituzionale; Bagnoli e Napoli non possono essere commissariate !! L’appuntamento per manifestare insieme con il nostro popolo, che merita considerazione e rispetto, è quindi per domani 7 Novembre a Bagnoli in Piazzale Tecchio ore 9,00.
Partito del Sud - Napoli
Invitiamo tutti i nostri iscritti e simpatizzanti a Napoli e dintorni a partecipare alla mobilitazione prevista a Bagnoli domani 7 Novembre per contestare, con la forza della pacifica protesta democratica, il decreto governativo “Sblocca Italia”, che rischia di consegnare il nostro territorio a lobby dedite allo sfruttamento sistematico di acqua, aria e suolo in spregio ad ogni forma di democrazia partecipativa e al buonsenso.
Un attacco totale alle nostre radici democratiche che va dall’ambiente alla Costituzione, dal diritto del lavoro a quello della casa, dalla salute alla scuola, in un’aggressione senza precedenti alle regole stesse della democrazia italiana, in ossequio ai diktat liberisti che giungono da una parte dell’Europa.Non sentiamo certo la necessità che alle tante emergenze ambientali e non solo che attanagliano la nostra terra, che ancora attendono soluzione e risposta, se ne aggiungano altre causate da uno sfruttamento onnivoro delle risorse naturali ed umane in un’ottica coloniale .
Inoltre , in violazione agli accordi firmati il 14 agosto, il Governo vorrebbe nei fatti espropriare la città di Napoli dei poteri costituzionali su Bagnoli causando così una forte rottura istituzionale; Bagnoli e Napoli non possono essere commissariate !! L’appuntamento per manifestare insieme con il nostro popolo, che merita considerazione e rispetto, è quindi per domani 7 Novembre a Bagnoli in Piazzale Tecchio ore 9,00.
Partito del Sud - Napoli
Un attacco totale alle nostre radici democratiche che va dall’ambiente alla Costituzione, dal diritto del lavoro a quello della casa, dalla salute alla scuola, in un’aggressione senza precedenti alle regole stesse della democrazia italiana, in ossequio ai diktat liberisti che giungono da una parte dell’Europa.Non sentiamo certo la necessità che alle tante emergenze ambientali e non solo che attanagliano la nostra terra, che ancora attendono soluzione e risposta, se ne aggiungano altre causate da uno sfruttamento onnivoro delle risorse naturali ed umane in un’ottica coloniale .
Inoltre , in violazione agli accordi firmati il 14 agosto, il Governo vorrebbe nei fatti espropriare la città di Napoli dei poteri costituzionali su Bagnoli causando così una forte rottura istituzionale; Bagnoli e Napoli non possono essere commissariate !! L’appuntamento per manifestare insieme con il nostro popolo, che merita considerazione e rispetto, è quindi per domani 7 Novembre a Bagnoli in Piazzale Tecchio ore 9,00.
Partito del Sud - Napoli
domenica 2 novembre 2014
PASOLINI,…
Di Bruno Pappalardo
All’alba del 2 di Novembre del 1975, Pasolini viene trovato ucciso su uno spiazzo presso Fiumicino su uno sfondo di baracche e rifiuti”. Oggi lo vogliamo ricordare. Fu prima poeta e tale rimase anche se scrisse romanzi, articoli, soggetti cinematografici e fu autore e facile regista di se, sensibile ma combattuto e tormentato animo.
D’altronde a che servirebbero altre parole, se tutte sono state scritte da illuminati studiosi di lettere e linguaggio moderno che celebravano le sue opere, e, occasionalmente tantissime, immediatamente dopo la sua morte.
Son sincero, ebbe fama, anche in vita ma ho spesso ritenuto che le lodi post-morte furono così immensamente encomiastiche da stupire tutti il mondo del pensiero libero. Fu come dire:
“ beh, il bel funerale te lo abbiamo fatto, gli epitaffi sono tra le più belli, chiudiamo ora e per sempre la tua storia di intellettuale, di omosessuale, di profeta rompiscatole che tanto a offeso la nostra morale”.
Una specie di coperchio di definizioni pesanti come una spessa lapide, molto più di quella bianca di cartapesta, simulante pietra, che copriva il cavo sepolcro di Cristo nel suo “Il Vangelo secondo Matteo”.
Cristo resuscitò; ma lui, in quanto comune mortale, poteva solo ambire di restare nella memoria dei suoi contemporanei (ancora viventi) e posteri.
No! Domandate, vi prego, a un qualsiasi ragazzo studente di qualsiasi livello di istruzione, pure universitaria, chi fosse Pier Paolo Pasolini, e poi, … chiedetegli un nome, un sol nome di quelle tantissime sue opere; Forse uno su milione saprà rispondere.
Ma domandate ai più colpevoli,- “scribi e farisei ipocriti” ai suoi falsi amici, ai magnificatori d’allora quando lo lodava per le sue provocazioni e perfomance. Dove sono più gli “Osanna, Osanna, Osanna”? Per 40 anni, di lui nulla si è più detto.
Ho un vecchio volumetto,, “le Ceneri di Gramsci, una edizioni del ’57. Fogli gialli ormai slegati che impazzisco tutte le volte per tenerli insieme ma vogliono volare via lo stesso, forse come lui avrebbe voluto.
Pasolini non “Nemo”” Propheta in patria. Quante cose predisse e scrisse poi avveratesi? Ancora ce ne stupiamo e dei napoletani (girò a Napoli il suo “Decameron”) disse cose ma meravigliose.
D’altronde a che servirebbero altre parole, se tutte sono state scritte da illuminati studiosi di lettere e linguaggio moderno che celebravano le sue opere, e, occasionalmente tantissime, immediatamente dopo la sua morte.
Son sincero, ebbe fama, anche in vita ma ho spesso ritenuto che le lodi post-morte furono così immensamente encomiastiche da stupire tutti il mondo del pensiero libero. Fu come dire:
“ beh, il bel funerale te lo abbiamo fatto, gli epitaffi sono tra le più belli, chiudiamo ora e per sempre la tua storia di intellettuale, di omosessuale, di profeta rompiscatole che tanto a offeso la nostra morale”.
Una specie di coperchio di definizioni pesanti come una spessa lapide, molto più di quella bianca di cartapesta, simulante pietra, che copriva il cavo sepolcro di Cristo nel suo “Il Vangelo secondo Matteo”.
Cristo resuscitò; ma lui, in quanto comune mortale, poteva solo ambire di restare nella memoria dei suoi contemporanei (ancora viventi) e posteri.
No! Domandate, vi prego, a un qualsiasi ragazzo studente di qualsiasi livello di istruzione, pure universitaria, chi fosse Pier Paolo Pasolini, e poi, … chiedetegli un nome, un sol nome di quelle tantissime sue opere; Forse uno su milione saprà rispondere.
Ma domandate ai più colpevoli,- “scribi e farisei ipocriti” ai suoi falsi amici, ai magnificatori d’allora quando lo lodava per le sue provocazioni e perfomance. Dove sono più gli “Osanna, Osanna, Osanna”? Per 40 anni, di lui nulla si è più detto.
Ho un vecchio volumetto,, “le Ceneri di Gramsci, una edizioni del ’57. Fogli gialli ormai slegati che impazzisco tutte le volte per tenerli insieme ma vogliono volare via lo stesso, forse come lui avrebbe voluto.
Pasolini non “Nemo”” Propheta in patria. Quante cose predisse e scrisse poi avveratesi? Ancora ce ne stupiamo e dei napoletani (girò a Napoli il suo “Decameron”) disse cose ma meravigliose.
“… io so questo che i napoletani, oggi, sono una grande tribù che, anziché vivere nel deserto o nella savana, come i Tuareg o i Boja, vive nel ventre di una città di mare. Questa tribù ha deciso, - in quanto tale senza rispondere delle proprie possibili mutazioni coatte – di estinguersi, rifiutando il nuovo potere, ossia quello che chiamiamo la Storia, o altrimenti, la modernità. La stessa cosa fanno nel deserto i Tuareg o nella savana i Boja ( lo fanno anche, da secoli, gli zingari): è un rifiuto, sorto nel cuore della collettività; una negazione fatale contro cui non c’è niente da fare. Finché i veri napoletani ci saranno, ci saranno, quando non ci saranno più, saranno altri. I napoletani hanno deciso di estinguersi, restando fino all'ultimo napoletani, cioè irripetibili, irriducibili ed incorruttibili. E’ unrofonda malinconia, come tutte le tragedie che si compiono lentamente ma, anche una profonda consolazione, perché questo rifiuto, questa negazione alla Storia è giusto, … è sacrosanto!”( citato in Dentro la città, di Andrea Geremicca, Guida Editori, Napoli 1977)
No! Caro amico dei miei sogni oscuri come i miei vicoli e mal profeta;… Napoli non si estinguerà mai e mai morirà, “ irriducibili e incorruttibili ”!
Di Bruno Pappalardo
All’alba del 2 di Novembre del 1975, Pasolini viene trovato ucciso su uno spiazzo presso Fiumicino su uno sfondo di baracche e rifiuti”. Oggi lo vogliamo ricordare. Fu prima poeta e tale rimase anche se scrisse romanzi, articoli, soggetti cinematografici e fu autore e facile regista di se, sensibile ma combattuto e tormentato animo.
D’altronde a che servirebbero altre parole, se tutte sono state scritte da illuminati studiosi di lettere e linguaggio moderno che celebravano le sue opere, e, occasionalmente tantissime, immediatamente dopo la sua morte.
Son sincero, ebbe fama, anche in vita ma ho spesso ritenuto che le lodi post-morte furono così immensamente encomiastiche da stupire tutti il mondo del pensiero libero. Fu come dire:
“ beh, il bel funerale te lo abbiamo fatto, gli epitaffi sono tra le più belli, chiudiamo ora e per sempre la tua storia di intellettuale, di omosessuale, di profeta rompiscatole che tanto a offeso la nostra morale”.
Una specie di coperchio di definizioni pesanti come una spessa lapide, molto più di quella bianca di cartapesta, simulante pietra, che copriva il cavo sepolcro di Cristo nel suo “Il Vangelo secondo Matteo”.
Cristo resuscitò; ma lui, in quanto comune mortale, poteva solo ambire di restare nella memoria dei suoi contemporanei (ancora viventi) e posteri.
No! Domandate, vi prego, a un qualsiasi ragazzo studente di qualsiasi livello di istruzione, pure universitaria, chi fosse Pier Paolo Pasolini, e poi, … chiedetegli un nome, un sol nome di quelle tantissime sue opere; Forse uno su milione saprà rispondere.
Ma domandate ai più colpevoli,- “scribi e farisei ipocriti” ai suoi falsi amici, ai magnificatori d’allora quando lo lodava per le sue provocazioni e perfomance. Dove sono più gli “Osanna, Osanna, Osanna”? Per 40 anni, di lui nulla si è più detto.
Ho un vecchio volumetto,, “le Ceneri di Gramsci, una edizioni del ’57. Fogli gialli ormai slegati che impazzisco tutte le volte per tenerli insieme ma vogliono volare via lo stesso, forse come lui avrebbe voluto.
Pasolini non “Nemo”” Propheta in patria. Quante cose predisse e scrisse poi avveratesi? Ancora ce ne stupiamo e dei napoletani (girò a Napoli il suo “Decameron”) disse cose ma meravigliose.
D’altronde a che servirebbero altre parole, se tutte sono state scritte da illuminati studiosi di lettere e linguaggio moderno che celebravano le sue opere, e, occasionalmente tantissime, immediatamente dopo la sua morte.
Son sincero, ebbe fama, anche in vita ma ho spesso ritenuto che le lodi post-morte furono così immensamente encomiastiche da stupire tutti il mondo del pensiero libero. Fu come dire:
“ beh, il bel funerale te lo abbiamo fatto, gli epitaffi sono tra le più belli, chiudiamo ora e per sempre la tua storia di intellettuale, di omosessuale, di profeta rompiscatole che tanto a offeso la nostra morale”.
Una specie di coperchio di definizioni pesanti come una spessa lapide, molto più di quella bianca di cartapesta, simulante pietra, che copriva il cavo sepolcro di Cristo nel suo “Il Vangelo secondo Matteo”.
Cristo resuscitò; ma lui, in quanto comune mortale, poteva solo ambire di restare nella memoria dei suoi contemporanei (ancora viventi) e posteri.
No! Domandate, vi prego, a un qualsiasi ragazzo studente di qualsiasi livello di istruzione, pure universitaria, chi fosse Pier Paolo Pasolini, e poi, … chiedetegli un nome, un sol nome di quelle tantissime sue opere; Forse uno su milione saprà rispondere.
Ma domandate ai più colpevoli,- “scribi e farisei ipocriti” ai suoi falsi amici, ai magnificatori d’allora quando lo lodava per le sue provocazioni e perfomance. Dove sono più gli “Osanna, Osanna, Osanna”? Per 40 anni, di lui nulla si è più detto.
Ho un vecchio volumetto,, “le Ceneri di Gramsci, una edizioni del ’57. Fogli gialli ormai slegati che impazzisco tutte le volte per tenerli insieme ma vogliono volare via lo stesso, forse come lui avrebbe voluto.
Pasolini non “Nemo”” Propheta in patria. Quante cose predisse e scrisse poi avveratesi? Ancora ce ne stupiamo e dei napoletani (girò a Napoli il suo “Decameron”) disse cose ma meravigliose.
“… io so questo che i napoletani, oggi, sono una grande tribù che, anziché vivere nel deserto o nella savana, come i Tuareg o i Boja, vive nel ventre di una città di mare. Questa tribù ha deciso, - in quanto tale senza rispondere delle proprie possibili mutazioni coatte – di estinguersi, rifiutando il nuovo potere, ossia quello che chiamiamo la Storia, o altrimenti, la modernità. La stessa cosa fanno nel deserto i Tuareg o nella savana i Boja ( lo fanno anche, da secoli, gli zingari): è un rifiuto, sorto nel cuore della collettività; una negazione fatale contro cui non c’è niente da fare. Finché i veri napoletani ci saranno, ci saranno, quando non ci saranno più, saranno altri. I napoletani hanno deciso di estinguersi, restando fino all'ultimo napoletani, cioè irripetibili, irriducibili ed incorruttibili. E’ unrofonda malinconia, come tutte le tragedie che si compiono lentamente ma, anche una profonda consolazione, perché questo rifiuto, questa negazione alla Storia è giusto, … è sacrosanto!”( citato in Dentro la città, di Andrea Geremicca, Guida Editori, Napoli 1977)
No! Caro amico dei miei sogni oscuri come i miei vicoli e mal profeta;… Napoli non si estinguerà mai e mai morirà, “ irriducibili e incorruttibili ”!
LA VIGNETTA DELLA SETTIMANA
Trattativa Stato-mafia, operai picchiati, omicidi "senza colpevoli", premier mai eletto.. etc etc...Adda passà 'a nuttata...
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Trattativa Stato-mafia, operai picchiati, omicidi "senza colpevoli", premier mai eletto.. etc etc...Adda passà 'a nuttata...
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