domenica 15 giugno 2014

LA VIGNETTA DI FRANCO GALLO


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Dell'Edera, Meridionalismo e Partito del Sud

Non posso che cominciare dalla vittoria di Antonio Decaro, a cui vanno i miei complimenti e l’augurio di buon lavoro da parte di tutto ilPartito del Sud, la mia breve disamina del voto amministrativo in Puglia.
E’ chiaro che se le Europee sono state il momento elettorale che ci ha restituito un PD nazionale vittorioso e senza ombre, per la amministrative, sia pure in un quadro complessivo nazionale sempre positivo per il PD, esse ci restituiscono in Puglia un centro sinistra che non ha saputo vincere nei ballottaggi. Unici due successi, Bari, appunto, eFrancavilla Fontana. Quadro altrettanto desolante in molte altre zone del sud.
Come coordinatore regionale del Partito del Sud, partito meridionalista e progressista, non posso che notare come nella maggior parte delle forze di centro sinistra, e nel PD in particolare, sia prevalsa una visione del tipo “tanto vinciamo noi”, “tanto basta Renzi”. Io credo che al Sud invece ci sia bisogno di una sinistra che si accorga che un dato come il PIL meridionale che fa un - 4% non possa passare come un tutt’uno con il calderone delle riforme per far partire il Paese, ma che ci sia bisogno di una politica che riconosca come Paese anche questi territori e che agisca di conseguenza.
Dell'Edera
 
Ecco perché riteniamo come Partito del Sud che sia necessaria a sinistra una politica meridionalista in grado di investire su questa parte del Paese non solo risorse, ma anche fiducia. Un Sud che non può essere visto come residuale, ma come possibile attore di una rinascita dell’intero Paese.
“Non è possibile – ha dichiarato tempo fa Natale Cuccurese presidente nazionale del Partito del Sud – che si continui a gestire le emergenze del Paese come se fossero un tutt’uno e che ci si accodi a una politica nazionale che da vent’anni predica quasi di una questione settentrionale piuttosto che di un sud lasciato a sé stesso per infrastrutture, trasporti, accesso al credito, costo dei servizi e qualità degli stessi. Scopriamo con raccapriccio che molte delle classi dirigenti e politiche del Sud di questo non si accorgono e non si fanno portavoce. E’ necessario invertire la tendenza e spostare l’asse degli investimenti, della progettualità e della politica da nord verso sud”.
Siamo convinti quindi che il Sud possa essere protagonista, grazie anche a una sinistra in grado di riconoscersi protagonista del cambiamento in quest’area. C’è stata una grande proliferazione di aggregazioni civiche che poi hanno vinto e che sono andate oltre a tutto, anche al Movimento 5 Stelle. Un po’ com’era successo 2 anni fa a Napoli con De Magistris che aveva vinto senza i partiti più importanti della sinistra. Su questo ci piacerebbe riflettere anche in un’ottica regionale. Il Partito del Sud ci sarà dando il suo contributo all’area politica in cui si riconosce e cioè quella progressista, che dal nostro punto di vista, ovviamente vedrebbe un PD che potrebbe essere protagonista positivo in tal senso. 
Possiamo inoltre dire, per concludere, che quando i cittadini si riconoscono, come è successo a Bari, in un modo concreto e onesto di amministrare, ti premiano. A Bari crediamo che parte della volata di Decaro sia stata anche tirata da chi per 10 anni ha guidato bene la città e cioè Michele Emiliano. L’elettorato non è né stupido né populista se si fanno cose buone.
In bocca al lupo a tutti i sindaci eletti e non dimentichiamoci di far parte di una grande terra. Il Sud.
Michele Dell’Edera
Coordinatore Regionale del Partito del Sud.
Pubblicato su Affari Italiani
http://www.affaritaliani.it/puglia/dell-edera-meridionalismo-e-partito-del-sud.html 
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Non posso che cominciare dalla vittoria di Antonio Decaro, a cui vanno i miei complimenti e l’augurio di buon lavoro da parte di tutto ilPartito del Sud, la mia breve disamina del voto amministrativo in Puglia.
E’ chiaro che se le Europee sono state il momento elettorale che ci ha restituito un PD nazionale vittorioso e senza ombre, per la amministrative, sia pure in un quadro complessivo nazionale sempre positivo per il PD, esse ci restituiscono in Puglia un centro sinistra che non ha saputo vincere nei ballottaggi. Unici due successi, Bari, appunto, eFrancavilla Fontana. Quadro altrettanto desolante in molte altre zone del sud.
Come coordinatore regionale del Partito del Sud, partito meridionalista e progressista, non posso che notare come nella maggior parte delle forze di centro sinistra, e nel PD in particolare, sia prevalsa una visione del tipo “tanto vinciamo noi”, “tanto basta Renzi”. Io credo che al Sud invece ci sia bisogno di una sinistra che si accorga che un dato come il PIL meridionale che fa un - 4% non possa passare come un tutt’uno con il calderone delle riforme per far partire il Paese, ma che ci sia bisogno di una politica che riconosca come Paese anche questi territori e che agisca di conseguenza.
Dell'Edera
 
Ecco perché riteniamo come Partito del Sud che sia necessaria a sinistra una politica meridionalista in grado di investire su questa parte del Paese non solo risorse, ma anche fiducia. Un Sud che non può essere visto come residuale, ma come possibile attore di una rinascita dell’intero Paese.
“Non è possibile – ha dichiarato tempo fa Natale Cuccurese presidente nazionale del Partito del Sud – che si continui a gestire le emergenze del Paese come se fossero un tutt’uno e che ci si accodi a una politica nazionale che da vent’anni predica quasi di una questione settentrionale piuttosto che di un sud lasciato a sé stesso per infrastrutture, trasporti, accesso al credito, costo dei servizi e qualità degli stessi. Scopriamo con raccapriccio che molte delle classi dirigenti e politiche del Sud di questo non si accorgono e non si fanno portavoce. E’ necessario invertire la tendenza e spostare l’asse degli investimenti, della progettualità e della politica da nord verso sud”.
Siamo convinti quindi che il Sud possa essere protagonista, grazie anche a una sinistra in grado di riconoscersi protagonista del cambiamento in quest’area. C’è stata una grande proliferazione di aggregazioni civiche che poi hanno vinto e che sono andate oltre a tutto, anche al Movimento 5 Stelle. Un po’ com’era successo 2 anni fa a Napoli con De Magistris che aveva vinto senza i partiti più importanti della sinistra. Su questo ci piacerebbe riflettere anche in un’ottica regionale. Il Partito del Sud ci sarà dando il suo contributo all’area politica in cui si riconosce e cioè quella progressista, che dal nostro punto di vista, ovviamente vedrebbe un PD che potrebbe essere protagonista positivo in tal senso. 
Possiamo inoltre dire, per concludere, che quando i cittadini si riconoscono, come è successo a Bari, in un modo concreto e onesto di amministrare, ti premiano. A Bari crediamo che parte della volata di Decaro sia stata anche tirata da chi per 10 anni ha guidato bene la città e cioè Michele Emiliano. L’elettorato non è né stupido né populista se si fanno cose buone.
In bocca al lupo a tutti i sindaci eletti e non dimentichiamoci di far parte di una grande terra. Il Sud.
Michele Dell’Edera
Coordinatore Regionale del Partito del Sud.
Pubblicato su Affari Italiani
http://www.affaritaliani.it/puglia/dell-edera-meridionalismo-e-partito-del-sud.html 

lunedì 9 giugno 2014

RENZI A NAPOLI; gli arbitri di calcio non fanno mai tredici



Di Bruno Pappalardo

Renzi  e la sua coorte è a Napoli.
Seguiamo con attenzione ma certo non tutto e, fin’ora di Sud manco il puzzo!
Ma forse ce lo siamo perso, sarà prossimamente rivelato durante la kermesse o nella chiusura, da un lungo dibattito sulle strabocchevoli soluzioni. Neppure un dito è stato puntato sui dati Svimez corretti dall’Istat.  
Qualcuno ha riparlato di Casmez.
E’stata la rovina del meridione ed abominata da tutti perché, al di là di giusti intenti iniziali, divenne il crogiolo del più bieco ed esecrato “assistenzialismo”.  
Non ricorderete certo, che la Casmez, comunemente detta la “Cassa”(del Mezzogiorno) quanto riuscì a fare benissimo nei primi 10 anni a partire dal 1950 ma tanti, invece, rivivranno, quelli  dal ’62 in poi e quale scatafascio generò.  Tirò avanti fino all’84 ma, dacché serviva alla politica tutta, (come sostiene Marotta) venne ribattezzata AgenSud  e durò fino al ’93. Divenne sciagura, calamità economica, sociale e soprattutto morale. Nel ’65 fu prorogata (legge 717) offrendola alla politica ma giunse ad una lenta agonia.  
Perché? Le commesse dovevano essere sfilate alle aziende del Sud mediante grosse mazzette ad amministratori spregiudicati e parlamentari d’ogni partito. I progetti presero a diventare solo pretesti ignominiosi per rubare sottraendo, alle opere, la scrupolosità delle procedure d’appalto, la buona tecnica,   la funzione strutturale al servizio di tutti e del lavoro. Si disse ch’era la “modernizzazione del Mezzogiorno”.
Era, solo alla fine, l’antesignana della Tav, Expò o del Mose o di tante altri lavori pubblici.  
E’ da quella bella frase che deve essere narrata la storia dell’appalto all’italiana e la salita del debito pubblico. “un lungo capitolo che arriva fino ad oggi con i suoi pali eolici». 
Pasquale Saraceno, l’ispiratore denunciò «il blocco sociale» da parte di “burocrati, politici e imprenditori corrotti e mafie».
Ma vediamo come stanno le cose e che genere di proposte (alcune) non hanno neppureaccennato:
1.       A cosa serve dire che in Italia sono tutti colpevoli, guardie e ladri, o che bisogna attenersi alle regole? Non saranno mica quelle che escluderanno dagli appalti i corrotti e corruttori,…basta una “testa di legno” o diventare socio occulto o consulente e qui, siamo bravi a celar le cose;
2.       Paolo Savona, ex ministro dell’industria durante il governo Ciampi sostiene “senza rilanciare l’edilizia e ridurre le tasse per tutti, la ripresa non ci sarà”;
3.       1867, 1918. Il ’67 terminava la lotta contro il brigantaggio (indicativo l’insofferenza) il 1918 non essendo morti tutti i cafoni del Sud, tornano a casa con la speranza promessa di un pezzo di terra. Nulla. Villari nel ’67 scrive Lettere da Napoli” e Salvemini nel ’18 “il Ministro della malavita” entrambi parlano del sistema politico italiano, non prettamente locale, che blocca il meridione diventando capisaldi dell’analisi della società meridionale. In un somigliante stato di crisi dove sarà andato il meridionalismo?;  
4.        “Lo Stato ed il Mercato” libro di D. Cersosino e R. Nisticòdue docenti dell’Università della Calabria. Sostengono che il divario tra Nord e Sud non è solo quello economico ma primariamente quello di un’ “interno di civiltà”. La Lega Nord scende al Sud e compra voti. Stessa operazione dell’imprenditore del Nord che deve occultare i propri rifiuti. Compra dalla malavita o dai disperati.
Rinasce così però il luogo comune mai sradicato, anche nei media, del “Sud ladrone e mafioso”. Piero Bevilacqua riprende il tema attraverso esempi in cifre: I servizi sociali coprono in Campania il 14% del fabbisogno a fronte del 70% in Lombardia (dati Istat primo trimestre) In Sicilia solo 11%  deglia anziani riceve assistenza integrata  a domicilio contro il 34% della Liguria e il 93% del Veneto. Quasi il 60% dei calabresi non può bere acqua dai rubinetti a fronte del 2,8 % dei trentini. Inutile dilungarsi ma sono esempi che generano il verso di una crescita del senso civico dell’esistenza
5.       Istituire il “Giorno della Commemorazione per i Caduti del Mezzogiorno”; ( giorno di analisi e studi delle cause);
6.       Il capitale umano?;
7.    La Sinistra ha totalmente abbandonato il SUD, il Pd si è beccato l’autorevole rimprovero da Michele Emiliano. Lo ha sostenuto Gianni Cuperlo sostenendo lo steso assunto in una sua intervista dell’altro giorno in città titolata “la bellezza di dire SUD” e ha aggiunto: “non è una scelta casuale. C’è stata qualche polemica a Bari perché Renzi non ha mai pronunciato la parola Sud o Mezzogiorno”.     


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Di Bruno Pappalardo

Renzi  e la sua coorte è a Napoli.
Seguiamo con attenzione ma certo non tutto e, fin’ora di Sud manco il puzzo!
Ma forse ce lo siamo perso, sarà prossimamente rivelato durante la kermesse o nella chiusura, da un lungo dibattito sulle strabocchevoli soluzioni. Neppure un dito è stato puntato sui dati Svimez corretti dall’Istat.  
Qualcuno ha riparlato di Casmez.
E’stata la rovina del meridione ed abominata da tutti perché, al di là di giusti intenti iniziali, divenne il crogiolo del più bieco ed esecrato “assistenzialismo”.  
Non ricorderete certo, che la Casmez, comunemente detta la “Cassa”(del Mezzogiorno) quanto riuscì a fare benissimo nei primi 10 anni a partire dal 1950 ma tanti, invece, rivivranno, quelli  dal ’62 in poi e quale scatafascio generò.  Tirò avanti fino all’84 ma, dacché serviva alla politica tutta, (come sostiene Marotta) venne ribattezzata AgenSud  e durò fino al ’93. Divenne sciagura, calamità economica, sociale e soprattutto morale. Nel ’65 fu prorogata (legge 717) offrendola alla politica ma giunse ad una lenta agonia.  
Perché? Le commesse dovevano essere sfilate alle aziende del Sud mediante grosse mazzette ad amministratori spregiudicati e parlamentari d’ogni partito. I progetti presero a diventare solo pretesti ignominiosi per rubare sottraendo, alle opere, la scrupolosità delle procedure d’appalto, la buona tecnica,   la funzione strutturale al servizio di tutti e del lavoro. Si disse ch’era la “modernizzazione del Mezzogiorno”.
Era, solo alla fine, l’antesignana della Tav, Expò o del Mose o di tante altri lavori pubblici.  
E’ da quella bella frase che deve essere narrata la storia dell’appalto all’italiana e la salita del debito pubblico. “un lungo capitolo che arriva fino ad oggi con i suoi pali eolici». 
Pasquale Saraceno, l’ispiratore denunciò «il blocco sociale» da parte di “burocrati, politici e imprenditori corrotti e mafie».
Ma vediamo come stanno le cose e che genere di proposte (alcune) non hanno neppureaccennato:
1.       A cosa serve dire che in Italia sono tutti colpevoli, guardie e ladri, o che bisogna attenersi alle regole? Non saranno mica quelle che escluderanno dagli appalti i corrotti e corruttori,…basta una “testa di legno” o diventare socio occulto o consulente e qui, siamo bravi a celar le cose;
2.       Paolo Savona, ex ministro dell’industria durante il governo Ciampi sostiene “senza rilanciare l’edilizia e ridurre le tasse per tutti, la ripresa non ci sarà”;
3.       1867, 1918. Il ’67 terminava la lotta contro il brigantaggio (indicativo l’insofferenza) il 1918 non essendo morti tutti i cafoni del Sud, tornano a casa con la speranza promessa di un pezzo di terra. Nulla. Villari nel ’67 scrive Lettere da Napoli” e Salvemini nel ’18 “il Ministro della malavita” entrambi parlano del sistema politico italiano, non prettamente locale, che blocca il meridione diventando capisaldi dell’analisi della società meridionale. In un somigliante stato di crisi dove sarà andato il meridionalismo?;  
4.        “Lo Stato ed il Mercato” libro di D. Cersosino e R. Nisticòdue docenti dell’Università della Calabria. Sostengono che il divario tra Nord e Sud non è solo quello economico ma primariamente quello di un’ “interno di civiltà”. La Lega Nord scende al Sud e compra voti. Stessa operazione dell’imprenditore del Nord che deve occultare i propri rifiuti. Compra dalla malavita o dai disperati.
Rinasce così però il luogo comune mai sradicato, anche nei media, del “Sud ladrone e mafioso”. Piero Bevilacqua riprende il tema attraverso esempi in cifre: I servizi sociali coprono in Campania il 14% del fabbisogno a fronte del 70% in Lombardia (dati Istat primo trimestre) In Sicilia solo 11%  deglia anziani riceve assistenza integrata  a domicilio contro il 34% della Liguria e il 93% del Veneto. Quasi il 60% dei calabresi non può bere acqua dai rubinetti a fronte del 2,8 % dei trentini. Inutile dilungarsi ma sono esempi che generano il verso di una crescita del senso civico dell’esistenza
5.       Istituire il “Giorno della Commemorazione per i Caduti del Mezzogiorno”; ( giorno di analisi e studi delle cause);
6.       Il capitale umano?;
7.    La Sinistra ha totalmente abbandonato il SUD, il Pd si è beccato l’autorevole rimprovero da Michele Emiliano. Lo ha sostenuto Gianni Cuperlo sostenendo lo steso assunto in una sua intervista dell’altro giorno in città titolata “la bellezza di dire SUD” e ha aggiunto: “non è una scelta casuale. C’è stata qualche polemica a Bari perché Renzi non ha mai pronunciato la parola Sud o Mezzogiorno”.     


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domenica 8 giugno 2014

Carditello, era un esempio, può tornare ad essere un simbolo per tutto il sud

IMG_20140606_111427Abbiamo partecipato, come Sud Project Camp, alla Reggia (Tenuta) di Carditello alla riunione di Agenda 21 per Carditello e i Regi Lagni con il MIBACT rappresentato dal locale sovrintendente.
Il Sito Reale di Carditello in quasi un secolo di lavoro ha rappresentato un laboratorio innovativo per la produzione della mozzarella, l’allevamento di cavalli, bufale e vacche e la coltivazione di cereali, foraggi, legumi, canape e lino. Strutturata come vera e propria azienda, Carditello fu organizzata secondo i moderni sistemi agronomici del tempo, che prevedevano l’integrazione tra allevamento e agricoltura.
Dopo tanto abbandono l’intervento del Forum di Agenda 21, il forte interessamento dell’alloraMinistro Massimo Bray, e l’attuale impegno della sovrintendenza con 3.000.000 di euro stanziati per rimettere in sicurezza il sito danno a tutti la speranza che Carditello possa essere ancora una volta il simbolo di un economia e di un territorio che vuole  emergere e tornare ad essere simbolo per tutto il Sud.
IMG_20140606_133538Resta, da parte nostra, l’impressione, l’essere rimasti senza fiato nel raggiungere in auto il Sito di Carditello che come una visione si staglia maestoso nella campagna casertana a ricordo di una Campania Felix che senza dubbio può ripartire e rinascere con il contributo di tutti.
Da parte del Comitato organizzativo e scientifico di Sud Project Camp la solidarietà a Massimo Bray, minacciato nei giorni scorsi proprio per l’impegno per Carditello.

Fonte: SPC


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IMG_20140606_111427Abbiamo partecipato, come Sud Project Camp, alla Reggia (Tenuta) di Carditello alla riunione di Agenda 21 per Carditello e i Regi Lagni con il MIBACT rappresentato dal locale sovrintendente.
Il Sito Reale di Carditello in quasi un secolo di lavoro ha rappresentato un laboratorio innovativo per la produzione della mozzarella, l’allevamento di cavalli, bufale e vacche e la coltivazione di cereali, foraggi, legumi, canape e lino. Strutturata come vera e propria azienda, Carditello fu organizzata secondo i moderni sistemi agronomici del tempo, che prevedevano l’integrazione tra allevamento e agricoltura.
Dopo tanto abbandono l’intervento del Forum di Agenda 21, il forte interessamento dell’alloraMinistro Massimo Bray, e l’attuale impegno della sovrintendenza con 3.000.000 di euro stanziati per rimettere in sicurezza il sito danno a tutti la speranza che Carditello possa essere ancora una volta il simbolo di un economia e di un territorio che vuole  emergere e tornare ad essere simbolo per tutto il Sud.
IMG_20140606_133538Resta, da parte nostra, l’impressione, l’essere rimasti senza fiato nel raggiungere in auto il Sito di Carditello che come una visione si staglia maestoso nella campagna casertana a ricordo di una Campania Felix che senza dubbio può ripartire e rinascere con il contributo di tutti.
Da parte del Comitato organizzativo e scientifico di Sud Project Camp la solidarietà a Massimo Bray, minacciato nei giorni scorsi proprio per l’impegno per Carditello.

Fonte: SPC


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LA VIGNETTA DI FRANCO GALLO



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sabato 7 giugno 2014

Solidarietà del Partito del Sud a Massimo Bray

IMG_20140606_114322Massimo Bray, pugliese, già Ministro nel Governo Letta, amante del bene comune, dell’arte e forte sostenitore della salvaguardia dei beni culturali a sud, e non solo a sud, è stato uno dei più forti sostenitori del salvataggio della Reggia di Carditello, autentico gioiello architettonico nella campagna casertana. E’ grazie a lui che il MIBAC, e quindi lo Stato, è tornato in possesso del sito. E’ grazie a lui che adesso è in atto un forte progetto di rilancio. Ebbene Massimo Bray ha ricevuto una missiva di minaccia affinché non si occupi più di Carditello. Massimo Bray vive sotto scorta. Dal Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud forte solidarietà a Massimo Bray e alla sua famiglia, condanna per un gesto che dimostra ancora una volta che le mafie sono il cancro da estirpare e il vero nemico per il rilancio delle nostre terre e solidarietà anche a tutti coloro che stanno lottando per portare Carditello ad essere il simbolo di quel sud che è traino e non peso per il nostro Paese, esempio e non vergogna di un’economia solidale che riparte.
IMG_20140606_111333
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IMG_20140606_114322Massimo Bray, pugliese, già Ministro nel Governo Letta, amante del bene comune, dell’arte e forte sostenitore della salvaguardia dei beni culturali a sud, e non solo a sud, è stato uno dei più forti sostenitori del salvataggio della Reggia di Carditello, autentico gioiello architettonico nella campagna casertana. E’ grazie a lui che il MIBAC, e quindi lo Stato, è tornato in possesso del sito. E’ grazie a lui che adesso è in atto un forte progetto di rilancio. Ebbene Massimo Bray ha ricevuto una missiva di minaccia affinché non si occupi più di Carditello. Massimo Bray vive sotto scorta. Dal Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud forte solidarietà a Massimo Bray e alla sua famiglia, condanna per un gesto che dimostra ancora una volta che le mafie sono il cancro da estirpare e il vero nemico per il rilancio delle nostre terre e solidarietà anche a tutti coloro che stanno lottando per portare Carditello ad essere il simbolo di quel sud che è traino e non peso per il nostro Paese, esempio e non vergogna di un’economia solidale che riparte.
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Il 'Garantista' di Sansonetti, primo giornale a diffusione nazionale Made in Calabria, per sdoganare meridionalismo e garantismo...

https://www.youtube.com/watch?v=2hGVbtkuEYA&feature=youtu.be




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https://www.youtube.com/watch?v=2hGVbtkuEYA&feature=youtu.be




giovedì 5 giugno 2014

Si leva da Reggio Calabria l’urlo del Sud





di Franco Gallo e Franco Gaudio

Si leva da Reggio Calabria l’urlo del Sud, il boato si sente ovunque da Cosenza a Catanzaro, a Vibo Valentia e Crotone. Nasce in Calabria il primo giornale quotidiano a tiratura nazionale fatto interamente al Sud. Si chiama “Garantista”. E’ la prima volta nella storia d’Italia. 

Il Sud ha finalmente la sua voce e, potete starne certi, sarà così forte e autorevole da farsi sentire ovunque, anche in quel Nord che ha le orecchie tappate da 153 anni. 
Alla conferenza stampa di presentazione presso la sala della Provincia di Cosenza il 3/6/14 alle 17 l’emozione era palpabile. 

Io e Franco Gaudio eravamo lì e abbiamo visto realizzarsi in poche battute un sogno che ci accompagna da qualche anno: Avere un importante organo d’informazione fatto al Sud e indirizzato a tutta la nazione. Altri, nel recente passato, provarono a far sognare i meridionalisti, promettendo giornali mai fatti. Giornali rimasti solo nelle chiacchiere di quel mondo meridionalista che si disseta di fiumi di parole. Invece, inaspettatamente, arriva questa splendida sorpresa: un gruppo di imprenditori Reggini, diremmo “con le palle”, un gruppo di giornalisti calabresi e romani, un grande direttore Piero Sansonetti, romano, in tre mesi creano il giornale di cui i meridionalisti hanno solo parlato per anni. 
La riscossa del Sud parte dunque dalla Calabria e inizia il 18 giugno quando il giornale sarà in edicola. 
Di una cosa siamo sicuri: Sansonetti è un grande meridionalista! Il suo gruppo è meridionalista, gli imprenditori coraggiosi sono meridionali e meridionalisti, calabresi, teste dure, i più terroni di tutti, i migliori, sempre. E’ per questo che, come Partito del Sud, vogliamo ringraziarli tutti, vogliamo abbracciarli e stringere loro la mano e vogliamo dire che sosterremo il Garantista in ogni modo possibile perché abbiamo sentito parole e pensieri che sono le nostre parole ed i nostri pensieri.  

Ma, per la pura soddisfazione di citarlo, ecco cosa scrive il direttore Sansonetti: Questo che avete tra le mani è il numero zero del primo quotidiano nazionale che nasce in Calabria e non al Nord. Non era mai succes­so. Tutti i giornali, tutte le televi­sioni, le radio, i settimanali i mass media nazionali vengono dal Nord. Hanno la sede al Nord, sono pensati al Nord, prodotti al Nord, finanziati al Nord, diretti al Nord. Abbiamo deciso di tentare la gran­de impresa di rovesciare questo ta­bù. E speriamo così di dare una mano seria a chi vuole combattere per il riscatto del Mezzogiorno. Se il Sud non riesce a produrre infor­mazione in proprio, e ad esportar­la, resterà sempre subalterno. Chi siamo? Un gruppo di giornalisti calabresi e romani (poco meno di una trentina) che hanno deciso di dare vita a una cooperativa che edita il giornale. E un gruppo di imprenditori calabresi, ai quali il nostro progetto è piaciuto e che hanno deciso di darci una mano e stanno lavorando alacremente con noi.

Grazie al Garantista, grazie a Piero Sansonetti, grazie ai giornalisti, grazie agli imprenditori di Reggio. 1000 volte grazie. Forse è l’inizio della liberazione del Sud. Stop al saccheggio del Sud! Sud libero!

Franco Gallo (Coordinatore Provincia di CZ Partito del Sud)

Franco Gaudio (Coordinatore Provincia di CS Partito del Sud)


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di Franco Gallo e Franco Gaudio

Si leva da Reggio Calabria l’urlo del Sud, il boato si sente ovunque da Cosenza a Catanzaro, a Vibo Valentia e Crotone. Nasce in Calabria il primo giornale quotidiano a tiratura nazionale fatto interamente al Sud. Si chiama “Garantista”. E’ la prima volta nella storia d’Italia. 

Il Sud ha finalmente la sua voce e, potete starne certi, sarà così forte e autorevole da farsi sentire ovunque, anche in quel Nord che ha le orecchie tappate da 153 anni. 
Alla conferenza stampa di presentazione presso la sala della Provincia di Cosenza il 3/6/14 alle 17 l’emozione era palpabile. 

Io e Franco Gaudio eravamo lì e abbiamo visto realizzarsi in poche battute un sogno che ci accompagna da qualche anno: Avere un importante organo d’informazione fatto al Sud e indirizzato a tutta la nazione. Altri, nel recente passato, provarono a far sognare i meridionalisti, promettendo giornali mai fatti. Giornali rimasti solo nelle chiacchiere di quel mondo meridionalista che si disseta di fiumi di parole. Invece, inaspettatamente, arriva questa splendida sorpresa: un gruppo di imprenditori Reggini, diremmo “con le palle”, un gruppo di giornalisti calabresi e romani, un grande direttore Piero Sansonetti, romano, in tre mesi creano il giornale di cui i meridionalisti hanno solo parlato per anni. 
La riscossa del Sud parte dunque dalla Calabria e inizia il 18 giugno quando il giornale sarà in edicola. 
Di una cosa siamo sicuri: Sansonetti è un grande meridionalista! Il suo gruppo è meridionalista, gli imprenditori coraggiosi sono meridionali e meridionalisti, calabresi, teste dure, i più terroni di tutti, i migliori, sempre. E’ per questo che, come Partito del Sud, vogliamo ringraziarli tutti, vogliamo abbracciarli e stringere loro la mano e vogliamo dire che sosterremo il Garantista in ogni modo possibile perché abbiamo sentito parole e pensieri che sono le nostre parole ed i nostri pensieri.  

Ma, per la pura soddisfazione di citarlo, ecco cosa scrive il direttore Sansonetti: Questo che avete tra le mani è il numero zero del primo quotidiano nazionale che nasce in Calabria e non al Nord. Non era mai succes­so. Tutti i giornali, tutte le televi­sioni, le radio, i settimanali i mass media nazionali vengono dal Nord. Hanno la sede al Nord, sono pensati al Nord, prodotti al Nord, finanziati al Nord, diretti al Nord. Abbiamo deciso di tentare la gran­de impresa di rovesciare questo ta­bù. E speriamo così di dare una mano seria a chi vuole combattere per il riscatto del Mezzogiorno. Se il Sud non riesce a produrre infor­mazione in proprio, e ad esportar­la, resterà sempre subalterno. Chi siamo? Un gruppo di giornalisti calabresi e romani (poco meno di una trentina) che hanno deciso di dare vita a una cooperativa che edita il giornale. E un gruppo di imprenditori calabresi, ai quali il nostro progetto è piaciuto e che hanno deciso di darci una mano e stanno lavorando alacremente con noi.

Grazie al Garantista, grazie a Piero Sansonetti, grazie ai giornalisti, grazie agli imprenditori di Reggio. 1000 volte grazie. Forse è l’inizio della liberazione del Sud. Stop al saccheggio del Sud! Sud libero!

Franco Gallo (Coordinatore Provincia di CZ Partito del Sud)

Franco Gaudio (Coordinatore Provincia di CS Partito del Sud)


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mercoledì 4 giugno 2014

In ricordo di Massimo Troisi...


di  Andrea Balìa

Sono passati 20 anni. Il 4 Giugno del 1994 la televisione annunciò che Massimo Troisi, a soli 41 anni, era morto. Ricordo ancora il mio stupore, mentre ero seduto in salotto a casa mia, nell’apprendere la notizia. Lungi da me voler strumentalizzare l’argomento, ad uso e consumo d’un blog meridionalista come quello del Partito del Sud (di cui m’onoro di far parte) che ha l’ingrato compito d’ospitare questo mio modesto omaggio, ma Troisi aveva compreso molto.

Come dice Arbore, che ho avuto l’onore di conoscere e frequentare un po’ nei miei trascorsi come appartenente a quella “nouvelle vogue” di musicisti napoletani fiorita proprio nel momento di massima notorietà dell’attore, “Era un signore e questa fu vista come un’anomalia. Un uomo gentile e riservato. Non ha mai rinnegato il passato, le tradizioni autentiche della città….era invece un napoletano esemplare. Proprio per la finezza, l’eleganza, il legame con il passato”.

Sul blog napoletano riportiamo fissa una sua affermazione : “"IO HO CAPITO PURE’ PECCHE’ A NOI C’HANN’ SEMP’ CHIAMMAT’ MEZZOGIORNO D’ITALIA. PER ESSERE SICUR’ CHE A QUALUNQUE ORA SCENNEVAN’ A SUD SE TRUVAVANO SEMP’ IN ORARIO PE MAGNA’ ‘A COPP' !"  E quindi aveva coscienza ed aveva compreso, e mai più giusta fu la decisione del Comune di San Giorgio a Cremano, dove era nato e aveva vissuto, di cambiare Piazza Garibaldi in Piazza Massimo Troisi. Una sorta di grande omaggio ad un suo figlio prediletto, e quasi un mettere un po’ in ordine e a posto i conti con la storia. 

Come dice il grande Erri De Luca, “San Giorgio a Cremano, dov’è nato, è un centro vesuviano che sta sulla linea Napoli – Portici, prima ferrovia d’Italia al tempo in cui gli Svizzeri facevano gli emigranti a Napoli, lavorando da cuochi, pasticcieri, orologiai… quando il Napoli vinse il suo primo scudetto grazie all’America del Sud (Maradona), alcuni rappresentanti del movimento separatista sub elvetico (mirabile definizione della Lega d’un grande come Erri De Luca, da tenere a memoria…) esposero uno striscione che assegnava al Napoli lo scudetto del NordAfrica….alla domanda di un suo commento su quello striscione, la risposta fu : - preferisco essere campione del NordAfrica anziché scrivere striscioni da SudAfrica – “ 

Sempre De Luca : “ Ultimo esempio : raccontò che il capo della Lega Nord rischiava l’espulsione dal partito perchè in casa gli avevano trovato un disco di Peppino di Capri, con dedica per giunta…non era solo arguzia spiritosa, ma uno scatto sentimentale sotto la forma della presa in giro, Riconosco in lui l’indignazione, ma quella che scansa la facile invettiva e si raffina in ironia dolente”.

Penso basti a far comprendere chi fosse Massimo Troisi nel pensiero e nelle convinzioni, oltre che nelle enormi qualità d’attore, e quanto fosse orgoglioso di sentirsi figlio del Sud, e noi d’annoverarlo come tale e come esempio d’un indimenticato grande interprete e rappresentante!

Ciao caro Massimo…



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di  Andrea Balìa

Sono passati 20 anni. Il 4 Giugno del 1994 la televisione annunciò che Massimo Troisi, a soli 41 anni, era morto. Ricordo ancora il mio stupore, mentre ero seduto in salotto a casa mia, nell’apprendere la notizia. Lungi da me voler strumentalizzare l’argomento, ad uso e consumo d’un blog meridionalista come quello del Partito del Sud (di cui m’onoro di far parte) che ha l’ingrato compito d’ospitare questo mio modesto omaggio, ma Troisi aveva compreso molto.

Come dice Arbore, che ho avuto l’onore di conoscere e frequentare un po’ nei miei trascorsi come appartenente a quella “nouvelle vogue” di musicisti napoletani fiorita proprio nel momento di massima notorietà dell’attore, “Era un signore e questa fu vista come un’anomalia. Un uomo gentile e riservato. Non ha mai rinnegato il passato, le tradizioni autentiche della città….era invece un napoletano esemplare. Proprio per la finezza, l’eleganza, il legame con il passato”.

Sul blog napoletano riportiamo fissa una sua affermazione : “"IO HO CAPITO PURE’ PECCHE’ A NOI C’HANN’ SEMP’ CHIAMMAT’ MEZZOGIORNO D’ITALIA. PER ESSERE SICUR’ CHE A QUALUNQUE ORA SCENNEVAN’ A SUD SE TRUVAVANO SEMP’ IN ORARIO PE MAGNA’ ‘A COPP' !"  E quindi aveva coscienza ed aveva compreso, e mai più giusta fu la decisione del Comune di San Giorgio a Cremano, dove era nato e aveva vissuto, di cambiare Piazza Garibaldi in Piazza Massimo Troisi. Una sorta di grande omaggio ad un suo figlio prediletto, e quasi un mettere un po’ in ordine e a posto i conti con la storia. 

Come dice il grande Erri De Luca, “San Giorgio a Cremano, dov’è nato, è un centro vesuviano che sta sulla linea Napoli – Portici, prima ferrovia d’Italia al tempo in cui gli Svizzeri facevano gli emigranti a Napoli, lavorando da cuochi, pasticcieri, orologiai… quando il Napoli vinse il suo primo scudetto grazie all’America del Sud (Maradona), alcuni rappresentanti del movimento separatista sub elvetico (mirabile definizione della Lega d’un grande come Erri De Luca, da tenere a memoria…) esposero uno striscione che assegnava al Napoli lo scudetto del NordAfrica….alla domanda di un suo commento su quello striscione, la risposta fu : - preferisco essere campione del NordAfrica anziché scrivere striscioni da SudAfrica – “ 

Sempre De Luca : “ Ultimo esempio : raccontò che il capo della Lega Nord rischiava l’espulsione dal partito perchè in casa gli avevano trovato un disco di Peppino di Capri, con dedica per giunta…non era solo arguzia spiritosa, ma uno scatto sentimentale sotto la forma della presa in giro, Riconosco in lui l’indignazione, ma quella che scansa la facile invettiva e si raffina in ironia dolente”.

Penso basti a far comprendere chi fosse Massimo Troisi nel pensiero e nelle convinzioni, oltre che nelle enormi qualità d’attore, e quanto fosse orgoglioso di sentirsi figlio del Sud, e noi d’annoverarlo come tale e come esempio d’un indimenticato grande interprete e rappresentante!

Ciao caro Massimo…



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domenica 1 giugno 2014

 
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