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venerdì 25 aprile 2014
Su "La Gazzetta del Sud" del 25 Aprile 2014: " Longobardi, il Partito del Sud è una realtà: Gaudio Coordinatore"
I nostri complimenti a Franco Gaudio e il più cordiale benvenuto a tutti gli iscritti e sostenitori della nuova Sezione di Longobardi.
I nostri complimenti a Franco Gaudio e il più cordiale benvenuto a tutti gli iscritti e sostenitori della nuova Sezione di Longobardi.
L’esilio dei Savoia
Di Antonio Ciano
Abbiamo assistito in questi ultimi anni alle reiterate richieste del signor Vittorio Savoia e a quelle di suo figlio Emanuele Filiberto di poter ritornare in Italia. Radio, televisioni, quotidiani, settimanali, mensili, quasi tutti a cantar messe di mezzanotte, quasi tutti a favore di quei “poverini” in esilio e quasi tutti col dire:” Chiudiamo i conti col passato, che c’entrano i figli e i nipoti col l’infamia dei loro nonni e bisnonni?”.
Il caso è finito persino al Parlamento europeo e sia la destra che la sinistra sembrano aver scordato la storia. Noi no.
La rivendicazione degli ebrei all’ottenimento del rispetto universale parte dai terrificanti numeri dei deportati e dei morti dell’olocausto. Terrificanti e raccapriccianti per l’entità. Qui si parla di milioni; non di bruscolini ma di esseri umani. E tutto l’occidente, riconoscendo la bontà delle rivendicazioni ebraiche, si schiera dalla loro parte e cerca di tributare, nei limiti del consentito, i risarcimenti possibili ( oltre alla caccia agli ultimi carnefici sopravvissuti).
Per quanto riguarda la “ questione Savoia” il ragionamento dovrebbe essere analogo, a condizione che si potessero conoscere i numeri riguardanti:
1) I morti procurati al Sud con l’invasione barbarica del 1860, quella piemontese appunto; i deportati, i torturati, i fucilati o fatti morire di fame, di freddo e di stenti nei dieci anni e passa di repressione sanguinaria fatta chiamare dai sabaudi “ repressione del brigantaggio”.
2) I beni depredati al Sud e trasportati nel Piemonte: ricchezze finanziarie, culturali, sociali, sottratte con la forza dai vincitori. Il solo Vittorio Emanuele II, secondo Silvio Bertoldi nel suo libro Il re che fece l’Italia, racconta delle ricchezze personali accumulate dal sovrano e tenute in cassaforte, qualcosa come 250 mila miliardi attuali. ( Liberazione, giornale comunista, intervista a Lorenzo del Boca, anno 2002, martedì 24 dicembre, pag 21 )
3) Gli emigranti diasporati in tutto il mondo per sfuggire alla fame, alla miseria e all’oppressione delle orde piemontesi; ossia milioni di persone disperse in tutte le latitudini.
4) miliardi incalcolabili di dollari, sterline, pesos, bolivar, escudos, marchi, franchi, procurati ai boiardi liberali, capitalisti e massoni del Nord, nell’arco di un secolo ed oltre. Le rimesse degli emigranti, sicuramente più voluminose del Vesuvio, dell’Etna e dello Stromboli messe assieme, sono finite tutte nelle tasche dei predoni padani, totali detentori dei mezzi di produzione. Il Sud, privilegiato bacino di mercato dei magnaccia del Nord liberale, liberista, libertario e piduista, condannato alla miseria dopo quella barbara invasione, ma, soprattutto alla disacculturazione più feroce, sta leccandosi ancora le ferite inferte dalla bestialità savoiarda.
5) I morti delle guerre coloniali; i morti di operai e contadini nelle varie repressioni a favore del capitalismo ( cattolici, socialisti, comunisti uccisi dai vari Bava Beccaris), quelli provocati dalle cannonate sulla Sicilia del 1866, quelli procurati dalla bestiale legge Pica e quelli della tassa sul macinato, quelli della prima e seconda guerra mondiale. Se proprio certuni vogliono dare i numeri, dovrebbero riuscire a dare quelli su richiamati. E se ci riuscissero ( impresa sempre fallita da chi ha tentato di farlo, poiché si splafona nelle miriadi) farebbero un buon servizio al popolo Meridionale e scoprirebbero che le cifre vanno oltre quelle, maledette, dell’olocausto.
Nessuna persona di media intelligenza sarebbe disposta, in età moderna, a condividere la tesi secondo la quale le colpe dei padri debbano ricadere sui figli; ma tutti sarebbero d’accordo nel sostenere che i figli devono pagare i debiti o i risarcimenti dovuti per le colpe dei padri, dal momento che ne accettano l’eredità. Accettazione di eredità significa accettazione di onori ed oneri dei genitori. O no? Figlio di gatto prende topo.
In merito a questo olocausto del Sud, chi paga? Chi risarcisce? Quando si è trattato di prendere, lo han fatto tutti i barbari del Nord; ora che la mucca è munta, i Bossi e i Berlusconi tentano la fuga con le secessioni o le devoluzioni di maniera. L’annessione dell’Italia della civiltà ( quella di Parmenide, di Archimede, di Zenone), operata dalle orde barbariche delle ex province di Roma, secondo alcuni ha dato vita all’unità. L’unità fatta dai Galli. Dabbenaggine o incultura? L’Italia di Pitagora, quella dei numeri, è stata cancellata dalle menti e dai cuori di certi meridionali felloni. Ne hanno fatto uso i Crucchi e i Longobardi che sanno fare bene i loro conti, pagati dal Sud.
C’è sempre chi crede alle favole, come certo Benito Mussolini, stampella dei Savoia, che avendo chiamato i veri italici a difendere la patria, nell’ora della pugna, se li vide arrivare in Sicilia, a Salerno e ad Anzio. Tutti figli di meridionali diasporati in America dai Savoia. Arrivarono ( eccome!) gli italici, e Sciaboletta fuggì, come si conviene ad un re Savoia.
I conti non tornano, e se non tornano i conti perché dovrebbero tornare i re? I diritti umani valgono solo per Sua Maestà? Quei diritti non valevano anche per i Borbone fatti morire all’estero? Mai i Savoia permisero il rientro in Italia di Francesco II.
Come vediamo si tratta sempre di numeri: milioni di ebrei morti nell’olocausto, milioni di morti a causa dei Savoia per costruire artatamente la loro Italietta, migliaia di contadini ed operai cattolici scannati nella lotta partigiana chiamata “Brigantaggio” da quei felloni, delinquenti e criminali di guerra; migliaia di partigiani comunisti nella lotta di liberazione dal regime savoiardo e fascista nel 1943-45; milioni di emigranti, miliardi di rimesse.
Allora ci chiediamo: chi si è schierato per il rientro dei Savoia è a conoscenza di dette cifre?
Ci dispiace, ma, con tutta la stima che portiamo a certi estensori di articoli e a certi telecronisti che si sono schierati, certamente per ordine del Grande Vecchio , a favore del rientro dei Savoia, non possiamo non bocciarli, non in Storia, che forse conoscono molto bene, ma in matematica, ce lo impone la nostra cultura italica: quella di Pitagora.
È solo questione di numeri. Rientrati in Italia chiedono un risarcimento di 260 milioni di euro. Noi di Gaeta chiediamo alle teste "coronate" i danni dell'assedio del 1860-61.
La città fu rasa al suolo da 160 mila bombe; i morti ammontarono a 4000 tra civili e militari. Fiaccaronio l'economia ricchissima del Sud, Massacrarono un milione di contadini e li chiamarono briganti; fecero emigrare 30 milioni di meridionali.
Chi paga??
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Abbiamo assistito in questi ultimi anni alle reiterate richieste del signor Vittorio Savoia e a quelle di suo figlio Emanuele Filiberto di poter ritornare in Italia. Radio, televisioni, quotidiani, settimanali, mensili, quasi tutti a cantar messe di mezzanotte, quasi tutti a favore di quei “poverini” in esilio e quasi tutti col dire:” Chiudiamo i conti col passato, che c’entrano i figli e i nipoti col l’infamia dei loro nonni e bisnonni?”.
Il caso è finito persino al Parlamento europeo e sia la destra che la sinistra sembrano aver scordato la storia. Noi no.
La rivendicazione degli ebrei all’ottenimento del rispetto universale parte dai terrificanti numeri dei deportati e dei morti dell’olocausto. Terrificanti e raccapriccianti per l’entità. Qui si parla di milioni; non di bruscolini ma di esseri umani. E tutto l’occidente, riconoscendo la bontà delle rivendicazioni ebraiche, si schiera dalla loro parte e cerca di tributare, nei limiti del consentito, i risarcimenti possibili ( oltre alla caccia agli ultimi carnefici sopravvissuti).
Per quanto riguarda la “ questione Savoia” il ragionamento dovrebbe essere analogo, a condizione che si potessero conoscere i numeri riguardanti:
1) I morti procurati al Sud con l’invasione barbarica del 1860, quella piemontese appunto; i deportati, i torturati, i fucilati o fatti morire di fame, di freddo e di stenti nei dieci anni e passa di repressione sanguinaria fatta chiamare dai sabaudi “ repressione del brigantaggio”.
2) I beni depredati al Sud e trasportati nel Piemonte: ricchezze finanziarie, culturali, sociali, sottratte con la forza dai vincitori. Il solo Vittorio Emanuele II, secondo Silvio Bertoldi nel suo libro Il re che fece l’Italia, racconta delle ricchezze personali accumulate dal sovrano e tenute in cassaforte, qualcosa come 250 mila miliardi attuali. ( Liberazione, giornale comunista, intervista a Lorenzo del Boca, anno 2002, martedì 24 dicembre, pag 21 )
3) Gli emigranti diasporati in tutto il mondo per sfuggire alla fame, alla miseria e all’oppressione delle orde piemontesi; ossia milioni di persone disperse in tutte le latitudini.
4) miliardi incalcolabili di dollari, sterline, pesos, bolivar, escudos, marchi, franchi, procurati ai boiardi liberali, capitalisti e massoni del Nord, nell’arco di un secolo ed oltre. Le rimesse degli emigranti, sicuramente più voluminose del Vesuvio, dell’Etna e dello Stromboli messe assieme, sono finite tutte nelle tasche dei predoni padani, totali detentori dei mezzi di produzione. Il Sud, privilegiato bacino di mercato dei magnaccia del Nord liberale, liberista, libertario e piduista, condannato alla miseria dopo quella barbara invasione, ma, soprattutto alla disacculturazione più feroce, sta leccandosi ancora le ferite inferte dalla bestialità savoiarda.
5) I morti delle guerre coloniali; i morti di operai e contadini nelle varie repressioni a favore del capitalismo ( cattolici, socialisti, comunisti uccisi dai vari Bava Beccaris), quelli provocati dalle cannonate sulla Sicilia del 1866, quelli procurati dalla bestiale legge Pica e quelli della tassa sul macinato, quelli della prima e seconda guerra mondiale. Se proprio certuni vogliono dare i numeri, dovrebbero riuscire a dare quelli su richiamati. E se ci riuscissero ( impresa sempre fallita da chi ha tentato di farlo, poiché si splafona nelle miriadi) farebbero un buon servizio al popolo Meridionale e scoprirebbero che le cifre vanno oltre quelle, maledette, dell’olocausto.
Nessuna persona di media intelligenza sarebbe disposta, in età moderna, a condividere la tesi secondo la quale le colpe dei padri debbano ricadere sui figli; ma tutti sarebbero d’accordo nel sostenere che i figli devono pagare i debiti o i risarcimenti dovuti per le colpe dei padri, dal momento che ne accettano l’eredità. Accettazione di eredità significa accettazione di onori ed oneri dei genitori. O no? Figlio di gatto prende topo.
In merito a questo olocausto del Sud, chi paga? Chi risarcisce? Quando si è trattato di prendere, lo han fatto tutti i barbari del Nord; ora che la mucca è munta, i Bossi e i Berlusconi tentano la fuga con le secessioni o le devoluzioni di maniera. L’annessione dell’Italia della civiltà ( quella di Parmenide, di Archimede, di Zenone), operata dalle orde barbariche delle ex province di Roma, secondo alcuni ha dato vita all’unità. L’unità fatta dai Galli. Dabbenaggine o incultura? L’Italia di Pitagora, quella dei numeri, è stata cancellata dalle menti e dai cuori di certi meridionali felloni. Ne hanno fatto uso i Crucchi e i Longobardi che sanno fare bene i loro conti, pagati dal Sud.
C’è sempre chi crede alle favole, come certo Benito Mussolini, stampella dei Savoia, che avendo chiamato i veri italici a difendere la patria, nell’ora della pugna, se li vide arrivare in Sicilia, a Salerno e ad Anzio. Tutti figli di meridionali diasporati in America dai Savoia. Arrivarono ( eccome!) gli italici, e Sciaboletta fuggì, come si conviene ad un re Savoia.
I conti non tornano, e se non tornano i conti perché dovrebbero tornare i re? I diritti umani valgono solo per Sua Maestà? Quei diritti non valevano anche per i Borbone fatti morire all’estero? Mai i Savoia permisero il rientro in Italia di Francesco II.
Come vediamo si tratta sempre di numeri: milioni di ebrei morti nell’olocausto, milioni di morti a causa dei Savoia per costruire artatamente la loro Italietta, migliaia di contadini ed operai cattolici scannati nella lotta partigiana chiamata “Brigantaggio” da quei felloni, delinquenti e criminali di guerra; migliaia di partigiani comunisti nella lotta di liberazione dal regime savoiardo e fascista nel 1943-45; milioni di emigranti, miliardi di rimesse.
Allora ci chiediamo: chi si è schierato per il rientro dei Savoia è a conoscenza di dette cifre?
Ci dispiace, ma, con tutta la stima che portiamo a certi estensori di articoli e a certi telecronisti che si sono schierati, certamente per ordine del Grande Vecchio , a favore del rientro dei Savoia, non possiamo non bocciarli, non in Storia, che forse conoscono molto bene, ma in matematica, ce lo impone la nostra cultura italica: quella di Pitagora.
È solo questione di numeri. Rientrati in Italia chiedono un risarcimento di 260 milioni di euro. Noi di Gaeta chiediamo alle teste "coronate" i danni dell'assedio del 1860-61.
La città fu rasa al suolo da 160 mila bombe; i morti ammontarono a 4000 tra civili e militari. Fiaccaronio l'economia ricchissima del Sud, Massacrarono un milione di contadini e li chiamarono briganti; fecero emigrare 30 milioni di meridionali.
Chi paga??
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Di Antonio Ciano
Abbiamo assistito in questi ultimi anni alle reiterate richieste del signor Vittorio Savoia e a quelle di suo figlio Emanuele Filiberto di poter ritornare in Italia. Radio, televisioni, quotidiani, settimanali, mensili, quasi tutti a cantar messe di mezzanotte, quasi tutti a favore di quei “poverini” in esilio e quasi tutti col dire:” Chiudiamo i conti col passato, che c’entrano i figli e i nipoti col l’infamia dei loro nonni e bisnonni?”.
Il caso è finito persino al Parlamento europeo e sia la destra che la sinistra sembrano aver scordato la storia. Noi no.
La rivendicazione degli ebrei all’ottenimento del rispetto universale parte dai terrificanti numeri dei deportati e dei morti dell’olocausto. Terrificanti e raccapriccianti per l’entità. Qui si parla di milioni; non di bruscolini ma di esseri umani. E tutto l’occidente, riconoscendo la bontà delle rivendicazioni ebraiche, si schiera dalla loro parte e cerca di tributare, nei limiti del consentito, i risarcimenti possibili ( oltre alla caccia agli ultimi carnefici sopravvissuti).
Per quanto riguarda la “ questione Savoia” il ragionamento dovrebbe essere analogo, a condizione che si potessero conoscere i numeri riguardanti:
1) I morti procurati al Sud con l’invasione barbarica del 1860, quella piemontese appunto; i deportati, i torturati, i fucilati o fatti morire di fame, di freddo e di stenti nei dieci anni e passa di repressione sanguinaria fatta chiamare dai sabaudi “ repressione del brigantaggio”.
2) I beni depredati al Sud e trasportati nel Piemonte: ricchezze finanziarie, culturali, sociali, sottratte con la forza dai vincitori. Il solo Vittorio Emanuele II, secondo Silvio Bertoldi nel suo libro Il re che fece l’Italia, racconta delle ricchezze personali accumulate dal sovrano e tenute in cassaforte, qualcosa come 250 mila miliardi attuali. ( Liberazione, giornale comunista, intervista a Lorenzo del Boca, anno 2002, martedì 24 dicembre, pag 21 )
3) Gli emigranti diasporati in tutto il mondo per sfuggire alla fame, alla miseria e all’oppressione delle orde piemontesi; ossia milioni di persone disperse in tutte le latitudini.
4) miliardi incalcolabili di dollari, sterline, pesos, bolivar, escudos, marchi, franchi, procurati ai boiardi liberali, capitalisti e massoni del Nord, nell’arco di un secolo ed oltre. Le rimesse degli emigranti, sicuramente più voluminose del Vesuvio, dell’Etna e dello Stromboli messe assieme, sono finite tutte nelle tasche dei predoni padani, totali detentori dei mezzi di produzione. Il Sud, privilegiato bacino di mercato dei magnaccia del Nord liberale, liberista, libertario e piduista, condannato alla miseria dopo quella barbara invasione, ma, soprattutto alla disacculturazione più feroce, sta leccandosi ancora le ferite inferte dalla bestialità savoiarda.
5) I morti delle guerre coloniali; i morti di operai e contadini nelle varie repressioni a favore del capitalismo ( cattolici, socialisti, comunisti uccisi dai vari Bava Beccaris), quelli provocati dalle cannonate sulla Sicilia del 1866, quelli procurati dalla bestiale legge Pica e quelli della tassa sul macinato, quelli della prima e seconda guerra mondiale. Se proprio certuni vogliono dare i numeri, dovrebbero riuscire a dare quelli su richiamati. E se ci riuscissero ( impresa sempre fallita da chi ha tentato di farlo, poiché si splafona nelle miriadi) farebbero un buon servizio al popolo Meridionale e scoprirebbero che le cifre vanno oltre quelle, maledette, dell’olocausto.
Nessuna persona di media intelligenza sarebbe disposta, in età moderna, a condividere la tesi secondo la quale le colpe dei padri debbano ricadere sui figli; ma tutti sarebbero d’accordo nel sostenere che i figli devono pagare i debiti o i risarcimenti dovuti per le colpe dei padri, dal momento che ne accettano l’eredità. Accettazione di eredità significa accettazione di onori ed oneri dei genitori. O no? Figlio di gatto prende topo.
In merito a questo olocausto del Sud, chi paga? Chi risarcisce? Quando si è trattato di prendere, lo han fatto tutti i barbari del Nord; ora che la mucca è munta, i Bossi e i Berlusconi tentano la fuga con le secessioni o le devoluzioni di maniera. L’annessione dell’Italia della civiltà ( quella di Parmenide, di Archimede, di Zenone), operata dalle orde barbariche delle ex province di Roma, secondo alcuni ha dato vita all’unità. L’unità fatta dai Galli. Dabbenaggine o incultura? L’Italia di Pitagora, quella dei numeri, è stata cancellata dalle menti e dai cuori di certi meridionali felloni. Ne hanno fatto uso i Crucchi e i Longobardi che sanno fare bene i loro conti, pagati dal Sud.
C’è sempre chi crede alle favole, come certo Benito Mussolini, stampella dei Savoia, che avendo chiamato i veri italici a difendere la patria, nell’ora della pugna, se li vide arrivare in Sicilia, a Salerno e ad Anzio. Tutti figli di meridionali diasporati in America dai Savoia. Arrivarono ( eccome!) gli italici, e Sciaboletta fuggì, come si conviene ad un re Savoia.
I conti non tornano, e se non tornano i conti perché dovrebbero tornare i re? I diritti umani valgono solo per Sua Maestà? Quei diritti non valevano anche per i Borbone fatti morire all’estero? Mai i Savoia permisero il rientro in Italia di Francesco II.
Come vediamo si tratta sempre di numeri: milioni di ebrei morti nell’olocausto, milioni di morti a causa dei Savoia per costruire artatamente la loro Italietta, migliaia di contadini ed operai cattolici scannati nella lotta partigiana chiamata “Brigantaggio” da quei felloni, delinquenti e criminali di guerra; migliaia di partigiani comunisti nella lotta di liberazione dal regime savoiardo e fascista nel 1943-45; milioni di emigranti, miliardi di rimesse.
Allora ci chiediamo: chi si è schierato per il rientro dei Savoia è a conoscenza di dette cifre?
Ci dispiace, ma, con tutta la stima che portiamo a certi estensori di articoli e a certi telecronisti che si sono schierati, certamente per ordine del Grande Vecchio , a favore del rientro dei Savoia, non possiamo non bocciarli, non in Storia, che forse conoscono molto bene, ma in matematica, ce lo impone la nostra cultura italica: quella di Pitagora.
È solo questione di numeri. Rientrati in Italia chiedono un risarcimento di 260 milioni di euro. Noi di Gaeta chiediamo alle teste "coronate" i danni dell'assedio del 1860-61.
La città fu rasa al suolo da 160 mila bombe; i morti ammontarono a 4000 tra civili e militari. Fiaccaronio l'economia ricchissima del Sud, Massacrarono un milione di contadini e li chiamarono briganti; fecero emigrare 30 milioni di meridionali.
Chi paga??
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Abbiamo assistito in questi ultimi anni alle reiterate richieste del signor Vittorio Savoia e a quelle di suo figlio Emanuele Filiberto di poter ritornare in Italia. Radio, televisioni, quotidiani, settimanali, mensili, quasi tutti a cantar messe di mezzanotte, quasi tutti a favore di quei “poverini” in esilio e quasi tutti col dire:” Chiudiamo i conti col passato, che c’entrano i figli e i nipoti col l’infamia dei loro nonni e bisnonni?”.
Il caso è finito persino al Parlamento europeo e sia la destra che la sinistra sembrano aver scordato la storia. Noi no.
La rivendicazione degli ebrei all’ottenimento del rispetto universale parte dai terrificanti numeri dei deportati e dei morti dell’olocausto. Terrificanti e raccapriccianti per l’entità. Qui si parla di milioni; non di bruscolini ma di esseri umani. E tutto l’occidente, riconoscendo la bontà delle rivendicazioni ebraiche, si schiera dalla loro parte e cerca di tributare, nei limiti del consentito, i risarcimenti possibili ( oltre alla caccia agli ultimi carnefici sopravvissuti).
Per quanto riguarda la “ questione Savoia” il ragionamento dovrebbe essere analogo, a condizione che si potessero conoscere i numeri riguardanti:
1) I morti procurati al Sud con l’invasione barbarica del 1860, quella piemontese appunto; i deportati, i torturati, i fucilati o fatti morire di fame, di freddo e di stenti nei dieci anni e passa di repressione sanguinaria fatta chiamare dai sabaudi “ repressione del brigantaggio”.
2) I beni depredati al Sud e trasportati nel Piemonte: ricchezze finanziarie, culturali, sociali, sottratte con la forza dai vincitori. Il solo Vittorio Emanuele II, secondo Silvio Bertoldi nel suo libro Il re che fece l’Italia, racconta delle ricchezze personali accumulate dal sovrano e tenute in cassaforte, qualcosa come 250 mila miliardi attuali. ( Liberazione, giornale comunista, intervista a Lorenzo del Boca, anno 2002, martedì 24 dicembre, pag 21 )
3) Gli emigranti diasporati in tutto il mondo per sfuggire alla fame, alla miseria e all’oppressione delle orde piemontesi; ossia milioni di persone disperse in tutte le latitudini.
4) miliardi incalcolabili di dollari, sterline, pesos, bolivar, escudos, marchi, franchi, procurati ai boiardi liberali, capitalisti e massoni del Nord, nell’arco di un secolo ed oltre. Le rimesse degli emigranti, sicuramente più voluminose del Vesuvio, dell’Etna e dello Stromboli messe assieme, sono finite tutte nelle tasche dei predoni padani, totali detentori dei mezzi di produzione. Il Sud, privilegiato bacino di mercato dei magnaccia del Nord liberale, liberista, libertario e piduista, condannato alla miseria dopo quella barbara invasione, ma, soprattutto alla disacculturazione più feroce, sta leccandosi ancora le ferite inferte dalla bestialità savoiarda.
5) I morti delle guerre coloniali; i morti di operai e contadini nelle varie repressioni a favore del capitalismo ( cattolici, socialisti, comunisti uccisi dai vari Bava Beccaris), quelli provocati dalle cannonate sulla Sicilia del 1866, quelli procurati dalla bestiale legge Pica e quelli della tassa sul macinato, quelli della prima e seconda guerra mondiale. Se proprio certuni vogliono dare i numeri, dovrebbero riuscire a dare quelli su richiamati. E se ci riuscissero ( impresa sempre fallita da chi ha tentato di farlo, poiché si splafona nelle miriadi) farebbero un buon servizio al popolo Meridionale e scoprirebbero che le cifre vanno oltre quelle, maledette, dell’olocausto.
Nessuna persona di media intelligenza sarebbe disposta, in età moderna, a condividere la tesi secondo la quale le colpe dei padri debbano ricadere sui figli; ma tutti sarebbero d’accordo nel sostenere che i figli devono pagare i debiti o i risarcimenti dovuti per le colpe dei padri, dal momento che ne accettano l’eredità. Accettazione di eredità significa accettazione di onori ed oneri dei genitori. O no? Figlio di gatto prende topo.
In merito a questo olocausto del Sud, chi paga? Chi risarcisce? Quando si è trattato di prendere, lo han fatto tutti i barbari del Nord; ora che la mucca è munta, i Bossi e i Berlusconi tentano la fuga con le secessioni o le devoluzioni di maniera. L’annessione dell’Italia della civiltà ( quella di Parmenide, di Archimede, di Zenone), operata dalle orde barbariche delle ex province di Roma, secondo alcuni ha dato vita all’unità. L’unità fatta dai Galli. Dabbenaggine o incultura? L’Italia di Pitagora, quella dei numeri, è stata cancellata dalle menti e dai cuori di certi meridionali felloni. Ne hanno fatto uso i Crucchi e i Longobardi che sanno fare bene i loro conti, pagati dal Sud.
C’è sempre chi crede alle favole, come certo Benito Mussolini, stampella dei Savoia, che avendo chiamato i veri italici a difendere la patria, nell’ora della pugna, se li vide arrivare in Sicilia, a Salerno e ad Anzio. Tutti figli di meridionali diasporati in America dai Savoia. Arrivarono ( eccome!) gli italici, e Sciaboletta fuggì, come si conviene ad un re Savoia.
I conti non tornano, e se non tornano i conti perché dovrebbero tornare i re? I diritti umani valgono solo per Sua Maestà? Quei diritti non valevano anche per i Borbone fatti morire all’estero? Mai i Savoia permisero il rientro in Italia di Francesco II.
Come vediamo si tratta sempre di numeri: milioni di ebrei morti nell’olocausto, milioni di morti a causa dei Savoia per costruire artatamente la loro Italietta, migliaia di contadini ed operai cattolici scannati nella lotta partigiana chiamata “Brigantaggio” da quei felloni, delinquenti e criminali di guerra; migliaia di partigiani comunisti nella lotta di liberazione dal regime savoiardo e fascista nel 1943-45; milioni di emigranti, miliardi di rimesse.
Allora ci chiediamo: chi si è schierato per il rientro dei Savoia è a conoscenza di dette cifre?
Ci dispiace, ma, con tutta la stima che portiamo a certi estensori di articoli e a certi telecronisti che si sono schierati, certamente per ordine del Grande Vecchio , a favore del rientro dei Savoia, non possiamo non bocciarli, non in Storia, che forse conoscono molto bene, ma in matematica, ce lo impone la nostra cultura italica: quella di Pitagora.
È solo questione di numeri. Rientrati in Italia chiedono un risarcimento di 260 milioni di euro. Noi di Gaeta chiediamo alle teste "coronate" i danni dell'assedio del 1860-61.
La città fu rasa al suolo da 160 mila bombe; i morti ammontarono a 4000 tra civili e militari. Fiaccaronio l'economia ricchissima del Sud, Massacrarono un milione di contadini e li chiamarono briganti; fecero emigrare 30 milioni di meridionali.
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25 Aprile, una data da non dimenticare.
Di Natale Cuccurese
Il 25 aprile è una data storica ricca di significato che segna la riconquistata libertà per tutti gli italiani, dopo una guerra civile dai contorni crudeli, contro la barbarie nazifascista. Negli ultimi anni, come spesso accade in questo paese dalla memoria corta, alcuni cercano di dare un significato, una interpretazione, a questa ricorrenza in base al proprio credo ideologico, ammantandola di eroismo o di viltà a seconda del campo in cui si milita, confidando sulla distrazione o ignoranza storica.
Il 25 aprile ricorda la seconda guerra civile italiana della storia contemporanea, una guerra fratricida e feroce che non risparmiò le popolazioni da sud a nord e che provocò immani danni fisici e morali.
La prima guerra civile risale al 1860, quando il Regno delle Due Sicilie fu invaso dalle truppe piemontesi; ne seguirono 10 anni di resistenza delle popolazioni meridionali che infine furono soggiogate con le armi.
In quel caso i partigiani meridionali, avendo perso, furono definiti "Briganti" e condannati, come sempre accade ai vinti, alla damnatio memoriae da scrittori salariati al soldo dei vincitori.
I “Banditen” del secondo conflitto mondiale per fortuna, loro e nostra, invece vinsero e ancor oggi vengono definiti, giustamente, Partigiani.
Sarebbe quindi il caso di ricordare e riscoprire, per la prima guerra civile, verità storiche e pagine non degne del processo unitario e restituire onore e giustizia a migliaia di vittime innocenti, per analizzare con onestà e serenità il complesso svolgimento del processo di unificazione del Paese, cercando di riconoscerne gli errori e i limiti che hanno comportato gravi sofferenze per molti degli italiani stessi, nella convinzione che la verità, e non la rimozione, sia la terapia migliore per lenire le lacerazioni del passato per superarle nei valori della modernità democratica consolidata dalla Costituzione Repubblicana del 1948. Mai come in questo caso è necessario ribadire che la verità rafforza l’unità, così come il superamento di discriminazioni, odi e rancori che dopo tanti anni è bene superare.
Sarebbe anche il caso, per dare un significato preciso al ricordo della Resistenza e al ritorno alla libertà e all’unità del paese che questa produsse, affinchè questa unità sia reale e non pomposo, ma vuoto esercizio retorico, riscoprire alcuni dei molti valori della Resistenza, ricordare che alla Resistenza parteciparono attivamente e valorosamente tanti meridionali, anche in formazioni partigiane del nord, e che la prima città a liberarsi grazie ad un moto spontaneo di popolo fu Napoli durante le 4 giornate, così come riscoprire e finalmente applicare gli articoli della Costituzione che dalla Resistenza trascende; articoli che se fossero stati applicati non avrebbero permesso l’attuale rovinoso stato economico e politico del Sud, e quindi dell’intero paese, e nemmeno la pericolosa deriva economica e sociale che viviamo e che si esplicita, da sempre, nella diseguaglianza di investimenti sui territori e quindi di opportunità fra i cittadini ed aziende del nord e del sud all’interno dello stesso stato, diseguaglianze che vanno al più presto rimosse, foriere di pericoli per la tenuta democratica del paese e quindi per la libertà di tutti.
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Di Natale Cuccurese
Il 25 aprile è una data storica ricca di significato che segna la riconquistata libertà per tutti gli italiani, dopo una guerra civile dai contorni crudeli, contro la barbarie nazifascista. Negli ultimi anni, come spesso accade in questo paese dalla memoria corta, alcuni cercano di dare un significato, una interpretazione, a questa ricorrenza in base al proprio credo ideologico, ammantandola di eroismo o di viltà a seconda del campo in cui si milita, confidando sulla distrazione o ignoranza storica.
Il 25 aprile ricorda la seconda guerra civile italiana della storia contemporanea, una guerra fratricida e feroce che non risparmiò le popolazioni da sud a nord e che provocò immani danni fisici e morali.
La prima guerra civile risale al 1860, quando il Regno delle Due Sicilie fu invaso dalle truppe piemontesi; ne seguirono 10 anni di resistenza delle popolazioni meridionali che infine furono soggiogate con le armi.
In quel caso i partigiani meridionali, avendo perso, furono definiti "Briganti" e condannati, come sempre accade ai vinti, alla damnatio memoriae da scrittori salariati al soldo dei vincitori.
I “Banditen” del secondo conflitto mondiale per fortuna, loro e nostra, invece vinsero e ancor oggi vengono definiti, giustamente, Partigiani.
Sarebbe quindi il caso di ricordare e riscoprire, per la prima guerra civile, verità storiche e pagine non degne del processo unitario e restituire onore e giustizia a migliaia di vittime innocenti, per analizzare con onestà e serenità il complesso svolgimento del processo di unificazione del Paese, cercando di riconoscerne gli errori e i limiti che hanno comportato gravi sofferenze per molti degli italiani stessi, nella convinzione che la verità, e non la rimozione, sia la terapia migliore per lenire le lacerazioni del passato per superarle nei valori della modernità democratica consolidata dalla Costituzione Repubblicana del 1948. Mai come in questo caso è necessario ribadire che la verità rafforza l’unità, così come il superamento di discriminazioni, odi e rancori che dopo tanti anni è bene superare.
Sarebbe anche il caso, per dare un significato preciso al ricordo della Resistenza e al ritorno alla libertà e all’unità del paese che questa produsse, affinchè questa unità sia reale e non pomposo, ma vuoto esercizio retorico, riscoprire alcuni dei molti valori della Resistenza, ricordare che alla Resistenza parteciparono attivamente e valorosamente tanti meridionali, anche in formazioni partigiane del nord, e che la prima città a liberarsi grazie ad un moto spontaneo di popolo fu Napoli durante le 4 giornate, così come riscoprire e finalmente applicare gli articoli della Costituzione che dalla Resistenza trascende; articoli che se fossero stati applicati non avrebbero permesso l’attuale rovinoso stato economico e politico del Sud, e quindi dell’intero paese, e nemmeno la pericolosa deriva economica e sociale che viviamo e che si esplicita, da sempre, nella diseguaglianza di investimenti sui territori e quindi di opportunità fra i cittadini ed aziende del nord e del sud all’interno dello stesso stato, diseguaglianze che vanno al più presto rimosse, foriere di pericoli per la tenuta democratica del paese e quindi per la libertà di tutti.
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giovedì 24 aprile 2014
Antonio Ciano In Europa per risolvere la Questione Meridionale.
https://www.youtube.com/watch?v=YhzLewxqYkQ&list=UUNuVLXogfJdyINZ7U4zDbEA
SPOT 2
Per distruggere il sud ce l'hanno messa proprio tutta..
Nel 1861 eravamo la nazione più ricca d'Italia, la Lombardia ed il Piemonte erano le cenerentole d'Europa, ove la gente moriva di Carbonchio e di pellagra.Nel sud vi erano 1.600.000 addetti all'industria, 3,500.000 contadini, il commercio era prospero, la flotta mercantile seconda solo a quella inglese.Hanno massacrato un milione di meridionali e li hanno chiamati briganti.
Poi ci hanno massacrato l'economia., Quella che chiamano economia italiana è solo Tosco Padana.Industrie, compagnie di assicurazione, supermercati, Banche, compagnie mediatiche, telefoniche,mass media, sono tutti del Nord. Il Sud è alla fame.
Serve una Macro regione per auto amministrarsi, visto che 150 anni di centralismo burocratico ha determinato la morte del Sud. Con un sud più forte l'Italia diventerebbe una potenza economica.
Leggi tutto »
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Per distruggere il sud ce l'hanno messa proprio tutta..
Nel 1861 eravamo la nazione più ricca d'Italia, la Lombardia ed il Piemonte erano le cenerentole d'Europa, ove la gente moriva di Carbonchio e di pellagra.Nel sud vi erano 1.600.000 addetti all'industria, 3,500.000 contadini, il commercio era prospero, la flotta mercantile seconda solo a quella inglese.Hanno massacrato un milione di meridionali e li hanno chiamati briganti.
Poi ci hanno massacrato l'economia., Quella che chiamano economia italiana è solo Tosco Padana.Industrie, compagnie di assicurazione, supermercati, Banche, compagnie mediatiche, telefoniche,mass media, sono tutti del Nord. Il Sud è alla fame.
Serve una Macro regione per auto amministrarsi, visto che 150 anni di centralismo burocratico ha determinato la morte del Sud. Con un sud più forte l'Italia diventerebbe una potenza economica.
https://www.youtube.com/watch?v=YhzLewxqYkQ&list=UUNuVLXogfJdyINZ7U4zDbEA
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Per distruggere il sud ce l'hanno messa proprio tutta..
Nel 1861 eravamo la nazione più ricca d'Italia, la Lombardia ed il Piemonte erano le cenerentole d'Europa, ove la gente moriva di Carbonchio e di pellagra.Nel sud vi erano 1.600.000 addetti all'industria, 3,500.000 contadini, il commercio era prospero, la flotta mercantile seconda solo a quella inglese.Hanno massacrato un milione di meridionali e li hanno chiamati briganti.
Poi ci hanno massacrato l'economia., Quella che chiamano economia italiana è solo Tosco Padana.Industrie, compagnie di assicurazione, supermercati, Banche, compagnie mediatiche, telefoniche,mass media, sono tutti del Nord. Il Sud è alla fame.
Serve una Macro regione per auto amministrarsi, visto che 150 anni di centralismo burocratico ha determinato la morte del Sud. Con un sud più forte l'Italia diventerebbe una potenza economica.
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Per distruggere il sud ce l'hanno messa proprio tutta..
Nel 1861 eravamo la nazione più ricca d'Italia, la Lombardia ed il Piemonte erano le cenerentole d'Europa, ove la gente moriva di Carbonchio e di pellagra.Nel sud vi erano 1.600.000 addetti all'industria, 3,500.000 contadini, il commercio era prospero, la flotta mercantile seconda solo a quella inglese.Hanno massacrato un milione di meridionali e li hanno chiamati briganti.
Poi ci hanno massacrato l'economia., Quella che chiamano economia italiana è solo Tosco Padana.Industrie, compagnie di assicurazione, supermercati, Banche, compagnie mediatiche, telefoniche,mass media, sono tutti del Nord. Il Sud è alla fame.
Serve una Macro regione per auto amministrarsi, visto che 150 anni di centralismo burocratico ha determinato la morte del Sud. Con un sud più forte l'Italia diventerebbe una potenza economica.
Petizione su Change.org: Rimuoviamo il busto del Generale Enrico Cialdini dall’ingresso del Comune di Reggio Emilia
Sosteniamo con una firma questa importante petizione lanciata oggi dal nostro Partito, affinchè il busto di Enrico Cialdini venga al più presto rimosso, nell’augurio che presto in tutta Italia ogni busto, statua, via e titolazioni a quello che fu un vero e proprio criminale di guerra, feroce e sanguinario, vengano al più presto rimosse o cancellate.
Si può firmare la petizione su CHANGE.ORG al seguente link: https://www.change.org/it/petizioni/al-sindaco-di-reggio-emilia-rimuoviamo-il-busto-del-generale-enrico-cialdini-dall-ingresso-del-comune-di-reggio-emilia
Lanciata da Antonio Ciano e Natale Cuccurese
Al Sindaco di Reggio Emilia
Le celebrazioni per l'Unità d'Italia, avvenute nel 2011, sono state un momento importante anche per ricordare verità storiche e pagine non degne del processo unitario e restituire onore e giustizia a miglia di vittime innocenti.
Si è iniziato a cogliere finalmente l'occasione per analizzare con onestà e serenità il complesso svolgimento del processo di unificazione del Paese, cercando di riconoscerne gli errori e i limiti che hanno comportato gravi sofferenze per molti degli italiani stessi.
Seppur in ritardo, è necessario, per poter dire che l’unità sia pienamente realizzata, affrontare questa e altre ferite aperte, nella convinzione che la verità, e non la rimozione, sia la terapia migliore per lenire le lacerazioni del passato per superarle nei valori della modernità democratica consolidata dalla Costituzione Repubblicana del 1948. Mai come in questo caso è necessario ribadire che la verità rafforza l’unità, come affermato in cerimonie diverse anche dai Sindaci di Gaeta, Vicenza e Reggio Emilia durante la consegna del primo tricolore alla città di Pontelandolfo.
In questo quadro, per noi meridionalisti progressisti del Partito del Sud, ma direi per tutti i cittadini liberi di questo paese, è stato particolarmente significativo il gesto compiuto dal Sindaco di Vicenza, Achille Variati, che si è recato il 15 agosto 2011 a Pontelandolfo, una delle città martiri del sud, a chiedere scusa per il massacro colà perpetrato nel 1861 da una colonna piemontese al comando di un colonnello originario della città labronica, impegnandosi pubblicamente ad intitolare, come tangibile segno di riconciliazione, una via di Vicenza alla città di Pontelandolfo.
Altrettanto significativo il discorso del Sindaco di Reggio Emilia Graziano Del Rio che,come riportato dalle cronache locali, “mercoledì 3 agosto 2011, nella Sala del Tricolore di Reggio Emilia, ha consegnato una copia del Primo Tricolore alla città di Pontelandolfo (Benevento), teatro di un eccidio il 14 agosto 1861 da parte dell'esercito sabaudo. Alla cerimonia ha partecipato il vicesindaco del Comune campano Donato Addona.
Nell'anno delle celebrazioni per l'Unità d'Italia, il sindaco di Reggio Emilia aveva invitato il sindaco di Pontelandolfo a ricevere il Primo Tricolore, affermando "se giustizia non può essere fatta, perché i tempi sono troppo lontani, si può dire che centocinquanta anni sono sufficienti per chiedere scusa per l'enorme lutto che fu arrecato ingiustamente".
"Le celebrazioni per l'Unità d'Italia - ha detto il sindaco Delrio, rivolgendosi al vicesindaco Addona - sono un momento importante anche per ricordare verità storiche e pagine non degne del processo unitario e restituire onore e giustizia a vittime innocenti.
Proprio in quanto Città del Tricolore, Reggio Emilia ha svolto un ruolo di primo piano nel 2011, anno di commemorazione del 150° anniversario dell'Unità, ospitando l'apertura delle celebrazioni da parte del Presidente della Repubblica.
"È una grande emozione ricevere il Primo Tricolore in questa sala, che testimonia come l'Italia sia una sola - ha detto il vicesindaco Addona - Questo è un importante riconoscimento per la storia di Pontelandolfo, come lo sarà la partecipazione del Comitato dei garanti per le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unita' d'Italia Giuliano Amato, delegato dal presidente della Repubblica, a una cerimonia in ricordo delle vittime dell'eccidio del 1861, che avverrà il prossimo 14 agosto nella nostra città. Non vogliamo che Pontelandolfo sia ricordato come un covo di briganti, perché così non è." Dopo aver ricevuto il Primo Tricolore, Addona ha tra l'altro donato al sindaco Delrio un volume che ricostruisce i fatti del 1861.
Pontelandolfo attende da decenni che venga riconosciuto il massacro del 14 agosto 1861.”
( da un articolo della Gazzetta di Reggio del 4 Agosto 2011)
L'eccidio di Pontelandolfo, compiuto da una colonna di 400 bersaglieri il 14 agosto del 1861, è tra le pagine più oscure del Risorgimento. La vicenda si inquadra nell'anno più caldo del cosiddetto brigantaggio post-unitario.
L'11 agosto 1861, 41 dei 44 soldati al comando furono uccisi da uomini della banda Giordano nei pressi di Pontelandolfo, una zona dove da giorni erano in corso azioni di resistenza ad opera di bande di ex soldati borbonici.
Dopo la morte dei 41 soldati, fu comandata un'azione di rappresaglia militare a Pontelandolfo e Casalduni. Il luogotenente Enrico Cialdini, comandò che di Pontelandolfo non doveva rimanere più pietra su pietra. L'azione militare fu spietata, la colonna di soldati distrusse l'intero paese radendolo al suolo, uccidendo un migliaio di persone innocenti, fra cui donne, bambini, anziani. E’da quel lontano giorno del 1861 che Pontelandolfo attendeva che venisse riconosciuto il massacro.
Facendo pertanto seguito alle condivisibili dichiarazioni del Sindaco Del Rio chiediamo che alle parole seguano i fatti e si proceda pertanto alla rimozione del busto in marmo del Gen. Cialdini, che ordinò la strage di Pontelandolfo poi eseguita dal Colonnello Pier Eleonoro Negri di Vicenza, busto posto nell’androne d’ingresso del Comune di Reggio Emilia.
Il busto di Cialdini, esposto proprio di fianco alla lapide posta a ricordo dei 500 Partigiani reggiani caduti per liberare il paese dal giogo nazifascista stride ancora di più, se ricordiamo che gli eccidi compiuti al sud dalle truppe da lui comandate, Pontelandolfo è solo un caso fra altri, nulla hanno da invidiare per numero di vittime e ferocia a stragi quali quella di Marzabotto, basti come sempio pensare anche a quanto accadde a Gaeta, con più di 4.000 morti fra civili e militari e l'intera città rasa al suolo dai continui bombardamenti, inoltre la presenza del busto è in contrasto con le peculiarità e tradizioni degli abitanti della città di Reggio Emilia, famosi proprio per lo spirito d’accoglienza e solidarietà verso ogni popolo dimostrata da sempre dai suoi cittadini in ogni frangente, anche il più drammatico.
Richiediamo pertanto la rimozione del busto marmoreo in questione affinchè non siamo omaggiati personaggi che con la loro opera diretta , ben al di là del dovere e zelo militare, hanno prodotto tante luttuose sofferenze nel popolo meridionale.
Invitiamo a tal fine tutti i cittadini a firmare la petizione affinchè questo busto venga rimosso, nell’augurio che presto in tutta Italia ogni busto, statua, via e titolazioni a quello che fu un vero e proprio criminale di guerra, feroce e sanguinario, vengano al più presto rimosse o cancellate. Invitiamo inoltre le forze politiche progressiste, in vista delle prossime elezioni comunali, a prendere impegno da subito sulla rimozione del busto marmoreo in oggetto.
Dalla lettera del Sindaco di Pontelandolfo Dott. Cosimo Testa ai partecipanti del Convegno tenutosi a Villa Cialdini, Castelvetro di Modena, il 1° Ottobre 2011:
“ Un militare che nel suo curriculum si vanta di aver fatto fucilare 8968 nemici, tra cui 64 preti e 22 frati, di aver causato 10.604 feriti, di aver fatto 7112 prigionieri, di aver fatto bruciare 918 case, di aver ordinato di radere interamente al suolo e bruciare 6 paesi, a mio avviso, dovrebbe essere definito: CRIMINALE DI GUERRA.
E tutte le onorificenze e le medaglie conferitegli, rimosse.”
Antonio Ciano - Presidente Onorario del Partito del Sud
Natale Cuccurese - Presidente Nazionale del Partito del Sud
Sosteniamo con una firma questa importante petizione lanciata oggi dal nostro Partito, affinchè il busto di Enrico Cialdini venga al più presto rimosso, nell’augurio che presto in tutta Italia ogni busto, statua, via e titolazioni a quello che fu un vero e proprio criminale di guerra, feroce e sanguinario, vengano al più presto rimosse o cancellate.
Si può firmare la petizione su CHANGE.ORG al seguente link: https://www.change.org/it/petizioni/al-sindaco-di-reggio-emilia-rimuoviamo-il-busto-del-generale-enrico-cialdini-dall-ingresso-del-comune-di-reggio-emilia
Lanciata da Antonio Ciano e Natale Cuccurese
Al Sindaco di Reggio Emilia
Le celebrazioni per l'Unità d'Italia, avvenute nel 2011, sono state un momento importante anche per ricordare verità storiche e pagine non degne del processo unitario e restituire onore e giustizia a miglia di vittime innocenti.
Si è iniziato a cogliere finalmente l'occasione per analizzare con onestà e serenità il complesso svolgimento del processo di unificazione del Paese, cercando di riconoscerne gli errori e i limiti che hanno comportato gravi sofferenze per molti degli italiani stessi.
Seppur in ritardo, è necessario, per poter dire che l’unità sia pienamente realizzata, affrontare questa e altre ferite aperte, nella convinzione che la verità, e non la rimozione, sia la terapia migliore per lenire le lacerazioni del passato per superarle nei valori della modernità democratica consolidata dalla Costituzione Repubblicana del 1948. Mai come in questo caso è necessario ribadire che la verità rafforza l’unità, come affermato in cerimonie diverse anche dai Sindaci di Gaeta, Vicenza e Reggio Emilia durante la consegna del primo tricolore alla città di Pontelandolfo.
In questo quadro, per noi meridionalisti progressisti del Partito del Sud, ma direi per tutti i cittadini liberi di questo paese, è stato particolarmente significativo il gesto compiuto dal Sindaco di Vicenza, Achille Variati, che si è recato il 15 agosto 2011 a Pontelandolfo, una delle città martiri del sud, a chiedere scusa per il massacro colà perpetrato nel 1861 da una colonna piemontese al comando di un colonnello originario della città labronica, impegnandosi pubblicamente ad intitolare, come tangibile segno di riconciliazione, una via di Vicenza alla città di Pontelandolfo.
Altrettanto significativo il discorso del Sindaco di Reggio Emilia Graziano Del Rio che,come riportato dalle cronache locali, “mercoledì 3 agosto 2011, nella Sala del Tricolore di Reggio Emilia, ha consegnato una copia del Primo Tricolore alla città di Pontelandolfo (Benevento), teatro di un eccidio il 14 agosto 1861 da parte dell'esercito sabaudo. Alla cerimonia ha partecipato il vicesindaco del Comune campano Donato Addona.
Nell'anno delle celebrazioni per l'Unità d'Italia, il sindaco di Reggio Emilia aveva invitato il sindaco di Pontelandolfo a ricevere il Primo Tricolore, affermando "se giustizia non può essere fatta, perché i tempi sono troppo lontani, si può dire che centocinquanta anni sono sufficienti per chiedere scusa per l'enorme lutto che fu arrecato ingiustamente".
"Le celebrazioni per l'Unità d'Italia - ha detto il sindaco Delrio, rivolgendosi al vicesindaco Addona - sono un momento importante anche per ricordare verità storiche e pagine non degne del processo unitario e restituire onore e giustizia a vittime innocenti.
Proprio in quanto Città del Tricolore, Reggio Emilia ha svolto un ruolo di primo piano nel 2011, anno di commemorazione del 150° anniversario dell'Unità, ospitando l'apertura delle celebrazioni da parte del Presidente della Repubblica.
"È una grande emozione ricevere il Primo Tricolore in questa sala, che testimonia come l'Italia sia una sola - ha detto il vicesindaco Addona - Questo è un importante riconoscimento per la storia di Pontelandolfo, come lo sarà la partecipazione del Comitato dei garanti per le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unita' d'Italia Giuliano Amato, delegato dal presidente della Repubblica, a una cerimonia in ricordo delle vittime dell'eccidio del 1861, che avverrà il prossimo 14 agosto nella nostra città. Non vogliamo che Pontelandolfo sia ricordato come un covo di briganti, perché così non è." Dopo aver ricevuto il Primo Tricolore, Addona ha tra l'altro donato al sindaco Delrio un volume che ricostruisce i fatti del 1861.
Pontelandolfo attende da decenni che venga riconosciuto il massacro del 14 agosto 1861.”
( da un articolo della Gazzetta di Reggio del 4 Agosto 2011)
L'eccidio di Pontelandolfo, compiuto da una colonna di 400 bersaglieri il 14 agosto del 1861, è tra le pagine più oscure del Risorgimento. La vicenda si inquadra nell'anno più caldo del cosiddetto brigantaggio post-unitario.
L'11 agosto 1861, 41 dei 44 soldati al comando furono uccisi da uomini della banda Giordano nei pressi di Pontelandolfo, una zona dove da giorni erano in corso azioni di resistenza ad opera di bande di ex soldati borbonici.
Dopo la morte dei 41 soldati, fu comandata un'azione di rappresaglia militare a Pontelandolfo e Casalduni. Il luogotenente Enrico Cialdini, comandò che di Pontelandolfo non doveva rimanere più pietra su pietra. L'azione militare fu spietata, la colonna di soldati distrusse l'intero paese radendolo al suolo, uccidendo un migliaio di persone innocenti, fra cui donne, bambini, anziani. E’da quel lontano giorno del 1861 che Pontelandolfo attendeva che venisse riconosciuto il massacro.
Facendo pertanto seguito alle condivisibili dichiarazioni del Sindaco Del Rio chiediamo che alle parole seguano i fatti e si proceda pertanto alla rimozione del busto in marmo del Gen. Cialdini, che ordinò la strage di Pontelandolfo poi eseguita dal Colonnello Pier Eleonoro Negri di Vicenza, busto posto nell’androne d’ingresso del Comune di Reggio Emilia.
Il busto di Cialdini, esposto proprio di fianco alla lapide posta a ricordo dei 500 Partigiani reggiani caduti per liberare il paese dal giogo nazifascista stride ancora di più, se ricordiamo che gli eccidi compiuti al sud dalle truppe da lui comandate, Pontelandolfo è solo un caso fra altri, nulla hanno da invidiare per numero di vittime e ferocia a stragi quali quella di Marzabotto, basti come sempio pensare anche a quanto accadde a Gaeta, con più di 4.000 morti fra civili e militari e l'intera città rasa al suolo dai continui bombardamenti, inoltre la presenza del busto è in contrasto con le peculiarità e tradizioni degli abitanti della città di Reggio Emilia, famosi proprio per lo spirito d’accoglienza e solidarietà verso ogni popolo dimostrata da sempre dai suoi cittadini in ogni frangente, anche il più drammatico.
Richiediamo pertanto la rimozione del busto marmoreo in questione affinchè non siamo omaggiati personaggi che con la loro opera diretta , ben al di là del dovere e zelo militare, hanno prodotto tante luttuose sofferenze nel popolo meridionale.
Invitiamo a tal fine tutti i cittadini a firmare la petizione affinchè questo busto venga rimosso, nell’augurio che presto in tutta Italia ogni busto, statua, via e titolazioni a quello che fu un vero e proprio criminale di guerra, feroce e sanguinario, vengano al più presto rimosse o cancellate. Invitiamo inoltre le forze politiche progressiste, in vista delle prossime elezioni comunali, a prendere impegno da subito sulla rimozione del busto marmoreo in oggetto.
Dalla lettera del Sindaco di Pontelandolfo Dott. Cosimo Testa ai partecipanti del Convegno tenutosi a Villa Cialdini, Castelvetro di Modena, il 1° Ottobre 2011:
“ Un militare che nel suo curriculum si vanta di aver fatto fucilare 8968 nemici, tra cui 64 preti e 22 frati, di aver causato 10.604 feriti, di aver fatto 7112 prigionieri, di aver fatto bruciare 918 case, di aver ordinato di radere interamente al suolo e bruciare 6 paesi, a mio avviso, dovrebbe essere definito: CRIMINALE DI GUERRA.
E tutte le onorificenze e le medaglie conferitegli, rimosse.”
Antonio Ciano - Presidente Onorario del Partito del Sud
Natale Cuccurese - Presidente Nazionale del Partito del Sud
mercoledì 23 aprile 2014
24 aprile, due appuntamenti per una Puglia e un Sud protagonisti in Europa
Prima di ogni cosa sit-in con Italia dei Valori a Cerano, alle 10, dove interverrà anche il suo segretario nazionale Ignazio Messina, per fermare la deriva del carbone e difendere il diritto alla salute.
Nel Pomeriggio a Taranto presentazione dei candidati alle Europee nella lista dell’Italia dei Valori a cui noi, come Partito del Sud, diamo un sostegno concreto attraverso la candidatura di Antonio Ciano. presidente onorario del Partito del Sud.
I temi cruciali del sud, la sua vocazione mediterranea e la sua vocazione europea e multiculturale, saranno al centro dell’impegno e dell’azione politica del Partito del Sud e del percorso comune in questa battaglia con Italia dei Valori.
Antonio Ciano, ma anche Vita Maria Marinelli, pugliese, legatissima al Sud e alla sua terra d’origine e cioè Brindisi, la Puglia.
L’appuntamento a Taranto è presso il Centro Sportivo Magna Grecia, in via Zara, 126, alle 17,30. Sarà presente anche una delegazione del nostro Partito guidata dal Coord. Regionale Michele Dell'Edera.
Prima di ogni cosa sit-in con Italia dei Valori a Cerano, alle 10, dove interverrà anche il suo segretario nazionale Ignazio Messina, per fermare la deriva del carbone e difendere il diritto alla salute.
Nel Pomeriggio a Taranto presentazione dei candidati alle Europee nella lista dell’Italia dei Valori a cui noi, come Partito del Sud, diamo un sostegno concreto attraverso la candidatura di Antonio Ciano. presidente onorario del Partito del Sud.
I temi cruciali del sud, la sua vocazione mediterranea e la sua vocazione europea e multiculturale, saranno al centro dell’impegno e dell’azione politica del Partito del Sud e del percorso comune in questa battaglia con Italia dei Valori.
Antonio Ciano, ma anche Vita Maria Marinelli, pugliese, legatissima al Sud e alla sua terra d’origine e cioè Brindisi, la Puglia.
L’appuntamento a Taranto è presso il Centro Sportivo Magna Grecia, in via Zara, 126, alle 17,30. Sarà presente anche una delegazione del nostro Partito guidata dal Coord. Regionale Michele Dell'Edera.
Un meridionalista in Europa. Antonio Ciano, con IDV circoscrizione meridionale, per portare in Europa un Sud che resiste e non si arrende.
https://www.youtube.com/watch?v=P5D05z1qUuY&feature=youtu.be
SPOT 1
Non ci sono liste meridionaliste alle elezioni Europee, ma c'è la Lega nord che ha sempre disprezzato i meridionali. Il razzismo leghista è da condannare in toto.
Antonio Ciano ha le idee chiare e lungimiranti.
In 153 anni il Sud è stato massacrato fisicamente ed economicamente. Fino al 1861 ricco e prospero, oggi affamato e sfruttato. I piemontesi hanno massacrato un milione di meridionali e li hanno chiamati briganti. Erano contadini, pastori, terrazzani, carbonai, operai delle tantissime fabbriche che operavano nel sud licenziati. Tutti sulle montagne a difendere quella che era la loro Patria di allora, il loro lavoro, le loro donne, spesso violentate dalla truppaglia savoiarda.
I piemonetsi hanno imposto le loro leggi retrive, hanno imposto una burocrazia portatrice di tangenti; hanno imposto un sistema fiscale tra i più vessatori del mondo; hanno imposto una legislazione a favore dei ceti dominanti; hanno incorporato allo Stato beni demaniali, spiagge, porti,caserme, castelli,conventi ed hanno colonizzato economicamente il Sud. Hanno fatto emigrare 30 milioni di meridionali con le rimesse dei quali, nel 1910 portarono il Bilancio dello Stato a pareggio. Il sud ha bisogno di autonomia amministrativa. Dobbiamo riprenderci l'Economia distrutta da 153 anni di governi tosco padani. Tutto appartiene alla Tosco-padania: Banche, industrie, Finanza, Compagnie di Assicurazione, compagnie mediatiche, telefoniche,mediatiche, commerciali.
Non c'è più tempo. Bisogna dare la possibilità al sud di riconquistare i mercati e dare ai suoi giovani la speranza.
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SPOT 1
Non ci sono liste meridionaliste alle elezioni Europee, ma c'è la Lega nord che ha sempre disprezzato i meridionali. Il razzismo leghista è da condannare in toto.
Antonio Ciano ha le idee chiare e lungimiranti.
In 153 anni il Sud è stato massacrato fisicamente ed economicamente. Fino al 1861 ricco e prospero, oggi affamato e sfruttato. I piemontesi hanno massacrato un milione di meridionali e li hanno chiamati briganti. Erano contadini, pastori, terrazzani, carbonai, operai delle tantissime fabbriche che operavano nel sud licenziati. Tutti sulle montagne a difendere quella che era la loro Patria di allora, il loro lavoro, le loro donne, spesso violentate dalla truppaglia savoiarda.
I piemonetsi hanno imposto le loro leggi retrive, hanno imposto una burocrazia portatrice di tangenti; hanno imposto un sistema fiscale tra i più vessatori del mondo; hanno imposto una legislazione a favore dei ceti dominanti; hanno incorporato allo Stato beni demaniali, spiagge, porti,caserme, castelli,conventi ed hanno colonizzato economicamente il Sud. Hanno fatto emigrare 30 milioni di meridionali con le rimesse dei quali, nel 1910 portarono il Bilancio dello Stato a pareggio. Il sud ha bisogno di autonomia amministrativa. Dobbiamo riprenderci l'Economia distrutta da 153 anni di governi tosco padani. Tutto appartiene alla Tosco-padania: Banche, industrie, Finanza, Compagnie di Assicurazione, compagnie mediatiche, telefoniche,mediatiche, commerciali.
Non c'è più tempo. Bisogna dare la possibilità al sud di riconquistare i mercati e dare ai suoi giovani la speranza.
https://www.youtube.com/watch?v=P5D05z1qUuY&feature=youtu.be
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Non ci sono liste meridionaliste alle elezioni Europee, ma c'è la Lega nord che ha sempre disprezzato i meridionali. Il razzismo leghista è da condannare in toto.
Antonio Ciano ha le idee chiare e lungimiranti.
In 153 anni il Sud è stato massacrato fisicamente ed economicamente. Fino al 1861 ricco e prospero, oggi affamato e sfruttato. I piemontesi hanno massacrato un milione di meridionali e li hanno chiamati briganti. Erano contadini, pastori, terrazzani, carbonai, operai delle tantissime fabbriche che operavano nel sud licenziati. Tutti sulle montagne a difendere quella che era la loro Patria di allora, il loro lavoro, le loro donne, spesso violentate dalla truppaglia savoiarda.
I piemonetsi hanno imposto le loro leggi retrive, hanno imposto una burocrazia portatrice di tangenti; hanno imposto un sistema fiscale tra i più vessatori del mondo; hanno imposto una legislazione a favore dei ceti dominanti; hanno incorporato allo Stato beni demaniali, spiagge, porti,caserme, castelli,conventi ed hanno colonizzato economicamente il Sud. Hanno fatto emigrare 30 milioni di meridionali con le rimesse dei quali, nel 1910 portarono il Bilancio dello Stato a pareggio. Il sud ha bisogno di autonomia amministrativa. Dobbiamo riprenderci l'Economia distrutta da 153 anni di governi tosco padani. Tutto appartiene alla Tosco-padania: Banche, industrie, Finanza, Compagnie di Assicurazione, compagnie mediatiche, telefoniche,mediatiche, commerciali.
Non c'è più tempo. Bisogna dare la possibilità al sud di riconquistare i mercati e dare ai suoi giovani la speranza.
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Non ci sono liste meridionaliste alle elezioni Europee, ma c'è la Lega nord che ha sempre disprezzato i meridionali. Il razzismo leghista è da condannare in toto.
Antonio Ciano ha le idee chiare e lungimiranti.
In 153 anni il Sud è stato massacrato fisicamente ed economicamente. Fino al 1861 ricco e prospero, oggi affamato e sfruttato. I piemontesi hanno massacrato un milione di meridionali e li hanno chiamati briganti. Erano contadini, pastori, terrazzani, carbonai, operai delle tantissime fabbriche che operavano nel sud licenziati. Tutti sulle montagne a difendere quella che era la loro Patria di allora, il loro lavoro, le loro donne, spesso violentate dalla truppaglia savoiarda.
I piemonetsi hanno imposto le loro leggi retrive, hanno imposto una burocrazia portatrice di tangenti; hanno imposto un sistema fiscale tra i più vessatori del mondo; hanno imposto una legislazione a favore dei ceti dominanti; hanno incorporato allo Stato beni demaniali, spiagge, porti,caserme, castelli,conventi ed hanno colonizzato economicamente il Sud. Hanno fatto emigrare 30 milioni di meridionali con le rimesse dei quali, nel 1910 portarono il Bilancio dello Stato a pareggio. Il sud ha bisogno di autonomia amministrativa. Dobbiamo riprenderci l'Economia distrutta da 153 anni di governi tosco padani. Tutto appartiene alla Tosco-padania: Banche, industrie, Finanza, Compagnie di Assicurazione, compagnie mediatiche, telefoniche,mediatiche, commerciali.
Non c'è più tempo. Bisogna dare la possibilità al sud di riconquistare i mercati e dare ai suoi giovani la speranza.
martedì 22 aprile 2014
DOMANI A ROMA PRESENTAZIONE DEI CANDIDATI ALLE ELEZIONI EUROPEE, PRESENTE ANTONIO CIANO !
C O M U N I C A T O
Domani Mercoledì 23 Aprile 2014, dalle ore 10,30 in poi c/o la sede nazionale del IDV (Italia dei Valori) in Via S. Maria alla Via, 12 in Roma si incontreranno i candidati alle Elezioni Europee delle varie Circoscrizioni. Sarà un momento di confronto sulle iniziative, il comune linguaggio, l'ulteriore conoscenza e d'approfondimento sui temi della campagna elettorale, con la presenza del Segretario Nazionale IDV dott. Ignazio Messina,
Il Partito del Sud sarà presente col suo candidato indipendente per la Circoscrizione Meridionale ANTONIO CIANO, Presidente Onorario del Partito, unitamente ad alcuni componenti del Consiglio Direttivo Nazionale.
C O M U N I C A T O
Domani Mercoledì 23 Aprile 2014, dalle ore 10,30 in poi c/o la sede nazionale del IDV (Italia dei Valori) in Via S. Maria alla Via, 12 in Roma si incontreranno i candidati alle Elezioni Europee delle varie Circoscrizioni. Sarà un momento di confronto sulle iniziative, il comune linguaggio, l'ulteriore conoscenza e d'approfondimento sui temi della campagna elettorale, con la presenza del Segretario Nazionale IDV dott. Ignazio Messina,
Il Partito del Sud sarà presente col suo candidato indipendente per la Circoscrizione Meridionale ANTONIO CIANO, Presidente Onorario del Partito, unitamente ad alcuni componenti del Consiglio Direttivo Nazionale.
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