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domenica 13 aprile 2014
sabato 12 aprile 2014
Tre Macro Regioni salveranno l'Italia, o sarà morte certa.
Di Antonio Ciano
Ad oggi abbiamo parlato sempre delle condizioni economiche e sociali del Regno delle Due Sicilie. Eravamo superiori in tutto. Nel 1861, all'atto della cosiddetta unità d'Italia, il Tesoro era di 668 milioni di lire di allora.. I due terzi di quel tesoro appartenevano al Regno delle Due Sicilie.
Solo 27 milioni erano del Piemonte, che ci regalò anche 1.148.000.000 ( Un MiliardoCentoquarantotto milioni di lire di debiti) che hanno dovuto pagare i meridionali. E' arrivata l'ora di rifare l'Italia.
Vogliamo la nostra Macro Regione. I debiti li devono pagare coloro che li hanno fatti, cioè il Nord.
Ci saranno in Italia tre Macro regioni, tre parlamenti, coordinati da quello Centrale.
IL centralismo piemontese è fallito. in 153 anni hanno colonizzato interamente l'economia del Sud. Rivogliamo il nostro mare, la nostra acqua,. i nostri porti, il demanio, le ricchezze del sottosuolo.
Con i proventi del petrolio siciliano e lucano costruiremo le infrastrutture necessarie per lo sviluppo del Sud: Autostrade, ferrovie, scuole,ospedali, condotte d'acqua ancora mancanti in molti paesi.
Con una politica turistica seria rivaluteremo i nostri siti archeologici, i nostri musei.
Ci riprenderemo i beni demaniali ed ecclesiastici che i piemontesi accorparono allo Stato.
Serviranno a dare lavoro ai nostri giovani. Vi sono centinaia di caserme vuote, conventi abbandonati, milioni di ettari di terreno abbandonati.
Rifaremo la nostra economia, oggi assoggettata completamente a quella Tosco padana.
Ci riprenderemo il Banco di Napoli e quello di Sicilia regalati al San Paolo Imi di Torino e all'Unicredit di Milano.
Ci riprenderemo il commercio, oggi completamente nelle mani del Nord. Vi sono nel sud ben 19.000 supermercati del nord. Ci riprenderemo le frequenze radio televisive.
Ogni città deve avere la sua televisione per spiegare al nostro popolo la Storia del Sud, dalle origini ai nostri giorni, compreso quello che hanno chiamato risorgimento.
Oggi vi sono tre compagnie televisive, una pubblica e due priivate. La pubblica è nelle mani dei partiti che stanno al governo e all'opposizione; le due tv private sono milanesi e torinesi. Rivogliamo la nostra economia, e soprattutto la nostra dignità.
La Democrazia è questa, è nata nella Magna Grecia, dobbiamo solo esserne coscienti.
Abbiamo insegnato al mondo intero questi principi. E' arrivata l'ora di riprendercela.
I Tosco padani l'hanno male interpretata. Ora paghino i debiti che i loro governi hanno procurato alla nazione intera.
Faremo ritornare gran parte degli emigranti cacciati dal Bel Paese. Ci sarà lavoro per tutti. Cultura,Agricoltura, commercio, artigianato, turismo, pesca,industrie pulite, radio e televisioni, compagnie di assicurazioni, oggi inesistenti.,Banche, oggi tutte del nord.
.
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Ad oggi abbiamo parlato sempre delle condizioni economiche e sociali del Regno delle Due Sicilie. Eravamo superiori in tutto. Nel 1861, all'atto della cosiddetta unità d'Italia, il Tesoro era di 668 milioni di lire di allora.. I due terzi di quel tesoro appartenevano al Regno delle Due Sicilie.
Solo 27 milioni erano del Piemonte, che ci regalò anche 1.148.000.000 ( Un MiliardoCentoquarantotto milioni di lire di debiti) che hanno dovuto pagare i meridionali. E' arrivata l'ora di rifare l'Italia.
Vogliamo la nostra Macro Regione. I debiti li devono pagare coloro che li hanno fatti, cioè il Nord.
Ci saranno in Italia tre Macro regioni, tre parlamenti, coordinati da quello Centrale.
IL centralismo piemontese è fallito. in 153 anni hanno colonizzato interamente l'economia del Sud. Rivogliamo il nostro mare, la nostra acqua,. i nostri porti, il demanio, le ricchezze del sottosuolo.
Con i proventi del petrolio siciliano e lucano costruiremo le infrastrutture necessarie per lo sviluppo del Sud: Autostrade, ferrovie, scuole,ospedali, condotte d'acqua ancora mancanti in molti paesi.
Con una politica turistica seria rivaluteremo i nostri siti archeologici, i nostri musei.
Ci riprenderemo i beni demaniali ed ecclesiastici che i piemontesi accorparono allo Stato.
Serviranno a dare lavoro ai nostri giovani. Vi sono centinaia di caserme vuote, conventi abbandonati, milioni di ettari di terreno abbandonati.
Rifaremo la nostra economia, oggi assoggettata completamente a quella Tosco padana.
Ci riprenderemo il Banco di Napoli e quello di Sicilia regalati al San Paolo Imi di Torino e all'Unicredit di Milano.
Ci riprenderemo il commercio, oggi completamente nelle mani del Nord. Vi sono nel sud ben 19.000 supermercati del nord. Ci riprenderemo le frequenze radio televisive.
Ogni città deve avere la sua televisione per spiegare al nostro popolo la Storia del Sud, dalle origini ai nostri giorni, compreso quello che hanno chiamato risorgimento.
Oggi vi sono tre compagnie televisive, una pubblica e due priivate. La pubblica è nelle mani dei partiti che stanno al governo e all'opposizione; le due tv private sono milanesi e torinesi. Rivogliamo la nostra economia, e soprattutto la nostra dignità.
La Democrazia è questa, è nata nella Magna Grecia, dobbiamo solo esserne coscienti.
Abbiamo insegnato al mondo intero questi principi. E' arrivata l'ora di riprendercela.
I Tosco padani l'hanno male interpretata. Ora paghino i debiti che i loro governi hanno procurato alla nazione intera.
Faremo ritornare gran parte degli emigranti cacciati dal Bel Paese. Ci sarà lavoro per tutti. Cultura,Agricoltura, commercio, artigianato, turismo, pesca,industrie pulite, radio e televisioni, compagnie di assicurazioni, oggi inesistenti.,Banche, oggi tutte del nord.
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Di Antonio Ciano
Ad oggi abbiamo parlato sempre delle condizioni economiche e sociali del Regno delle Due Sicilie. Eravamo superiori in tutto. Nel 1861, all'atto della cosiddetta unità d'Italia, il Tesoro era di 668 milioni di lire di allora.. I due terzi di quel tesoro appartenevano al Regno delle Due Sicilie.
Solo 27 milioni erano del Piemonte, che ci regalò anche 1.148.000.000 ( Un MiliardoCentoquarantotto milioni di lire di debiti) che hanno dovuto pagare i meridionali. E' arrivata l'ora di rifare l'Italia.
Vogliamo la nostra Macro Regione. I debiti li devono pagare coloro che li hanno fatti, cioè il Nord.
Ci saranno in Italia tre Macro regioni, tre parlamenti, coordinati da quello Centrale.
IL centralismo piemontese è fallito. in 153 anni hanno colonizzato interamente l'economia del Sud. Rivogliamo il nostro mare, la nostra acqua,. i nostri porti, il demanio, le ricchezze del sottosuolo.
Con i proventi del petrolio siciliano e lucano costruiremo le infrastrutture necessarie per lo sviluppo del Sud: Autostrade, ferrovie, scuole,ospedali, condotte d'acqua ancora mancanti in molti paesi.
Con una politica turistica seria rivaluteremo i nostri siti archeologici, i nostri musei.
Ci riprenderemo i beni demaniali ed ecclesiastici che i piemontesi accorparono allo Stato.
Serviranno a dare lavoro ai nostri giovani. Vi sono centinaia di caserme vuote, conventi abbandonati, milioni di ettari di terreno abbandonati.
Rifaremo la nostra economia, oggi assoggettata completamente a quella Tosco padana.
Ci riprenderemo il Banco di Napoli e quello di Sicilia regalati al San Paolo Imi di Torino e all'Unicredit di Milano.
Ci riprenderemo il commercio, oggi completamente nelle mani del Nord. Vi sono nel sud ben 19.000 supermercati del nord. Ci riprenderemo le frequenze radio televisive.
Ogni città deve avere la sua televisione per spiegare al nostro popolo la Storia del Sud, dalle origini ai nostri giorni, compreso quello che hanno chiamato risorgimento.
Oggi vi sono tre compagnie televisive, una pubblica e due priivate. La pubblica è nelle mani dei partiti che stanno al governo e all'opposizione; le due tv private sono milanesi e torinesi. Rivogliamo la nostra economia, e soprattutto la nostra dignità.
La Democrazia è questa, è nata nella Magna Grecia, dobbiamo solo esserne coscienti.
Abbiamo insegnato al mondo intero questi principi. E' arrivata l'ora di riprendercela.
I Tosco padani l'hanno male interpretata. Ora paghino i debiti che i loro governi hanno procurato alla nazione intera.
Faremo ritornare gran parte degli emigranti cacciati dal Bel Paese. Ci sarà lavoro per tutti. Cultura,Agricoltura, commercio, artigianato, turismo, pesca,industrie pulite, radio e televisioni, compagnie di assicurazioni, oggi inesistenti.,Banche, oggi tutte del nord.
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Ad oggi abbiamo parlato sempre delle condizioni economiche e sociali del Regno delle Due Sicilie. Eravamo superiori in tutto. Nel 1861, all'atto della cosiddetta unità d'Italia, il Tesoro era di 668 milioni di lire di allora.. I due terzi di quel tesoro appartenevano al Regno delle Due Sicilie.
Solo 27 milioni erano del Piemonte, che ci regalò anche 1.148.000.000 ( Un MiliardoCentoquarantotto milioni di lire di debiti) che hanno dovuto pagare i meridionali. E' arrivata l'ora di rifare l'Italia.
Vogliamo la nostra Macro Regione. I debiti li devono pagare coloro che li hanno fatti, cioè il Nord.
Ci saranno in Italia tre Macro regioni, tre parlamenti, coordinati da quello Centrale.
IL centralismo piemontese è fallito. in 153 anni hanno colonizzato interamente l'economia del Sud. Rivogliamo il nostro mare, la nostra acqua,. i nostri porti, il demanio, le ricchezze del sottosuolo.
Con i proventi del petrolio siciliano e lucano costruiremo le infrastrutture necessarie per lo sviluppo del Sud: Autostrade, ferrovie, scuole,ospedali, condotte d'acqua ancora mancanti in molti paesi.
Con una politica turistica seria rivaluteremo i nostri siti archeologici, i nostri musei.
Ci riprenderemo i beni demaniali ed ecclesiastici che i piemontesi accorparono allo Stato.
Serviranno a dare lavoro ai nostri giovani. Vi sono centinaia di caserme vuote, conventi abbandonati, milioni di ettari di terreno abbandonati.
Rifaremo la nostra economia, oggi assoggettata completamente a quella Tosco padana.
Ci riprenderemo il Banco di Napoli e quello di Sicilia regalati al San Paolo Imi di Torino e all'Unicredit di Milano.
Ci riprenderemo il commercio, oggi completamente nelle mani del Nord. Vi sono nel sud ben 19.000 supermercati del nord. Ci riprenderemo le frequenze radio televisive.
Ogni città deve avere la sua televisione per spiegare al nostro popolo la Storia del Sud, dalle origini ai nostri giorni, compreso quello che hanno chiamato risorgimento.
Oggi vi sono tre compagnie televisive, una pubblica e due priivate. La pubblica è nelle mani dei partiti che stanno al governo e all'opposizione; le due tv private sono milanesi e torinesi. Rivogliamo la nostra economia, e soprattutto la nostra dignità.
La Democrazia è questa, è nata nella Magna Grecia, dobbiamo solo esserne coscienti.
Abbiamo insegnato al mondo intero questi principi. E' arrivata l'ora di riprendercela.
I Tosco padani l'hanno male interpretata. Ora paghino i debiti che i loro governi hanno procurato alla nazione intera.
Faremo ritornare gran parte degli emigranti cacciati dal Bel Paese. Ci sarà lavoro per tutti. Cultura,Agricoltura, commercio, artigianato, turismo, pesca,industrie pulite, radio e televisioni, compagnie di assicurazioni, oggi inesistenti.,Banche, oggi tutte del nord.
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venerdì 11 aprile 2014
Motta Santa Lucia (CZ), sabato 12 Aprile ore 16.30: Presentazione lavori letterari sulla vicenda di Giuseppe Vilella
Motta Santa Lucia , sabato 12 Aprile ore 16.30.
Con la presenza dell' Ing. Francesco Cefali'- Coord. Della Sez. PdelSUD di Lamezia Terme
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Con la presenza dell' Ing. Francesco Cefali'- Coord. Della Sez. PdelSUD di Lamezia Terme
Motta Santa Lucia , sabato 12 Aprile ore 16.30.
Con la presenza dell' Ing. Francesco Cefali'- Coord. Della Sez. PdelSUD di Lamezia Terme
Con la presenza dell' Ing. Francesco Cefali'- Coord. Della Sez. PdelSUD di Lamezia Terme
Emergenza viabilità in Cilento
PARTITO DEL SUD CAMPANIA - COMUNICATO
Emergenza viabilità nel Cilento: il Partito del Sud non lascia soli i territori
Emergenza viabilità nel Cilento: il Partito del Sud non lascia soli i territori e si schiera al fianco del PD in questa giusta battaglia per la garanzia di un diritto; le strade.
Nel nostro Paese, dove non c'e alcuna equità nella distribuzione della rete ferroviaria e degli aeroporti, le strade sono troppo spesso I'unico vero strumento di collegamento tra ì territori ed il resto d'Italia. Questo è tanto più vero nel Mezzogiorno dove la rete ferroviaria è ancora più carente, l'alta velocita inesistente o quasi, gli aeroporti pochi e non facili da raggiungere. Le strade, in questo contesto, rivestono un ruolo di fondamentale importanza per la vita delle comunità. Le strade sono il veicolo principale dell'economia, sono la "conditio sine qua non" per I'incremento del lavoro e degli scambi commerciali, le strade troppo spesso sono l'unico modo per raggiungere un ospedale e per farlo in tempo utile a non morire!
Ebbene sono tanti i territori italiani martoriati dalle calamità naturali: terremoti, frane. alluvioni. Di alcuni se ne sente parlare, altri invece sembrano completamente dimenticati, come se non esistessero.
Il Cilento è ancora oggi una delle oasi felici della Campania, una regione a sud di Salerno protetta dal marchio Parco Naturale del Cilento, Vallo di Diano e i Monti Alburni; una regione tanto bella ed incontaminata che ha ben meritato di entrare a far parte del Patrimonio UNESCO, riserva di biosfera primo geoparco d'Italia.
Ebbene il Cilento oggi è ISOLATO: da gennaio 2013, causa le forti piogge. molte delle strade di collegamento col resto della Regione e con i'interno sono chiuse al traffico e, oggi, le strade per così dire alternative sono in sofferenza poiché non sono adeguate soprattutto alla percorrenza di mezzi pesanti. I danni alla popolazione sono immensi.
- I due principali presidi ospedalieri che sono ubicati su Vallo della Lucania e Sapri (vista la chiusura dell'Ospedale di Agropoli) per alcuni paesi diventano raggiungibili in tempi non compatibili con patologie che richiedono tempestività. Oggi nel Cilento la possibilità di morire in ambulanza a causa della non percorribilità delle strade è purtroppo molto alta.
- L'economia interna risente fortemente di questi disagi ed un lavoratore oggi nel Cilento, è costretto ad uscire molto prima di casa e rincasare molto dopo per poter esercitare un suo diritto: il lavoro.
- I ragazzi che vanno a scuola sono costretti a viaggi su strade impervie e a tempi di percorrenza che li fanno sentire sempre di più lontani dai loro coetanei europei.
- La principale vocazione di questo territorio, il turismo, è ridotta allo stremo: i turisti non vengono nel Cilento poiché non sanno come raggiungere l'area, soprattutto dopo la soppressione del metrò del mare, che quantomeno garantiva un po' di respiro alle aree costiere.
Dinanzi a tutto ciò non si può tacere, non si possono chiudere gli occhi. Il Partito del Sud è nato anche per far sì che la flebile voce del Sud possa diventare piri forte cosi da farsi ascoltare. Il Partito del Sud si batte ogni giorno per garantire che venga finalmente fatta le vera unità d'Italia. che è soprattutto garanzia di uguali diritti ed uguali opportunità,
Il Cilento ha bisogno di un tempestivo intervento dello Stato ed è per questo che non esitiamo a schierarci al fianco del PD in questa battaglia di civiltà.
Napoli, 10 Aprile 2014
Il Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud
(a nome del Coordinamento Regionale Campania del PdSUD)
Andrea Balia
L'assessore del Comune di Novi Velia
(a nome del Partito del Sud Salerno)
Dott.ssa Valeria Romanelli
Partito del Sud Campania - Via Nicolardi, 143 - 80131 Napoli - tel/fax 081/8430502
e-mail : partitodelsud.campania@gmail.com
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PARTITO DEL SUD CAMPANIA - COMUNICATO
Emergenza viabilità nel Cilento: il Partito del Sud non lascia soli i territori
Emergenza viabilità nel Cilento: il Partito del Sud non lascia soli i territori e si schiera al fianco del PD in questa giusta battaglia per la garanzia di un diritto; le strade.
Nel nostro Paese, dove non c'e alcuna equità nella distribuzione della rete ferroviaria e degli aeroporti, le strade sono troppo spesso I'unico vero strumento di collegamento tra ì territori ed il resto d'Italia. Questo è tanto più vero nel Mezzogiorno dove la rete ferroviaria è ancora più carente, l'alta velocita inesistente o quasi, gli aeroporti pochi e non facili da raggiungere. Le strade, in questo contesto, rivestono un ruolo di fondamentale importanza per la vita delle comunità. Le strade sono il veicolo principale dell'economia, sono la "conditio sine qua non" per I'incremento del lavoro e degli scambi commerciali, le strade troppo spesso sono l'unico modo per raggiungere un ospedale e per farlo in tempo utile a non morire!
Ebbene sono tanti i territori italiani martoriati dalle calamità naturali: terremoti, frane. alluvioni. Di alcuni se ne sente parlare, altri invece sembrano completamente dimenticati, come se non esistessero.
Il Cilento è ancora oggi una delle oasi felici della Campania, una regione a sud di Salerno protetta dal marchio Parco Naturale del Cilento, Vallo di Diano e i Monti Alburni; una regione tanto bella ed incontaminata che ha ben meritato di entrare a far parte del Patrimonio UNESCO, riserva di biosfera primo geoparco d'Italia.
Ebbene il Cilento oggi è ISOLATO: da gennaio 2013, causa le forti piogge. molte delle strade di collegamento col resto della Regione e con i'interno sono chiuse al traffico e, oggi, le strade per così dire alternative sono in sofferenza poiché non sono adeguate soprattutto alla percorrenza di mezzi pesanti. I danni alla popolazione sono immensi.
- I due principali presidi ospedalieri che sono ubicati su Vallo della Lucania e Sapri (vista la chiusura dell'Ospedale di Agropoli) per alcuni paesi diventano raggiungibili in tempi non compatibili con patologie che richiedono tempestività. Oggi nel Cilento la possibilità di morire in ambulanza a causa della non percorribilità delle strade è purtroppo molto alta.
- L'economia interna risente fortemente di questi disagi ed un lavoratore oggi nel Cilento, è costretto ad uscire molto prima di casa e rincasare molto dopo per poter esercitare un suo diritto: il lavoro.
- I ragazzi che vanno a scuola sono costretti a viaggi su strade impervie e a tempi di percorrenza che li fanno sentire sempre di più lontani dai loro coetanei europei.
- La principale vocazione di questo territorio, il turismo, è ridotta allo stremo: i turisti non vengono nel Cilento poiché non sanno come raggiungere l'area, soprattutto dopo la soppressione del metrò del mare, che quantomeno garantiva un po' di respiro alle aree costiere.
Dinanzi a tutto ciò non si può tacere, non si possono chiudere gli occhi. Il Partito del Sud è nato anche per far sì che la flebile voce del Sud possa diventare piri forte cosi da farsi ascoltare. Il Partito del Sud si batte ogni giorno per garantire che venga finalmente fatta le vera unità d'Italia. che è soprattutto garanzia di uguali diritti ed uguali opportunità,
Il Cilento ha bisogno di un tempestivo intervento dello Stato ed è per questo che non esitiamo a schierarci al fianco del PD in questa battaglia di civiltà.
Napoli, 10 Aprile 2014
Il Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud
(a nome del Coordinamento Regionale Campania del PdSUD)
Andrea Balia
L'assessore del Comune di Novi Velia
(a nome del Partito del Sud Salerno)
Dott.ssa Valeria Romanelli
Partito del Sud Campania - Via Nicolardi, 143 - 80131 Napoli - tel/fax 081/8430502
e-mail : partitodelsud.campania@gmail.com
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giovedì 10 aprile 2014
Emiliano non si candida, il Sud perde un’occasione, il fronte progressista pure.
La notizia ormai è cronaca, Michele Emiliano, dopo essere
stato sostituito come capolista PD nella circoscrizione meridionale da Pina
Picierno, ha rinunciato alla sua candidatura alle prossime elezioni europee.
Per noi del Partito del Sud, che lo avevamo sostenuto da subito in questa sua missione organizzando fra le altre una conferenza stampa a Napoli il 15 marzo, è una notizia certamente non positiva, in quanto, come
ripetuto più volte in precedenti comunicati, Emiliano era per noi l’uomo giusto
per portare con forza meridionalista, nelle opportune sedi, le giuste istanze
di riscatto del Sud, nonché cercare di porre rimedio dall’ Europa alle tante
emergenze che attanagliano i nostri territori.
Pensiamo quindi che questa sia un’occasione persa per il Sud
e secondariamente anche un’occasione persa per lanciare un segnale nella
giusta direzione da quello che, piaccia o non piaccia, è il più grande partito
progressista italiano che ha così perso l’occasione di candidare un suo uomo di
prestigio che avrebbe ben rappresentato quel Sud che non china il capo e lavora
duramente e onestamente portando risultati tangibili, come appunto succede a
Bari dove, ormai al termine del suo mandato decennale di Sindaco, il gradimento dei cittadini verso il Sindaco
Emiliano è il più elevato d’Italia, soprattutto
per i parametri d’efficienza e di buona amministrazione della macchina
comunale; si sarebbe in altre parole candidato, suo tramite, quel Sud che
funziona e che risponde concretamente alle esigenze dei cittadini.
Resta il rammarico dell’occasione persa per il Sud e
comunque essendo la nostra scelta sull’uomo e non sul suo partito, come più
volte veicolato, esploreremo con quei Sindaci come Michele Emiliano, Luigi de
Magistris ed altri sinceri meridionalisti progressisti che hanno a cuore il
Sud, altri percorsi utili per portare le istanze della nostra terra nei luoghi
dove le decisioni si prendono, per un’Europa ed un’Italia“viste da Sud”.
Natale Cuccurese
Presidente Nazionale del Partito del Sud
La notizia ormai è cronaca, Michele Emiliano, dopo essere
stato sostituito come capolista PD nella circoscrizione meridionale da Pina
Picierno, ha rinunciato alla sua candidatura alle prossime elezioni europee.
Per noi del Partito del Sud, che lo avevamo sostenuto da subito in questa sua missione organizzando fra le altre una conferenza stampa a Napoli il 15 marzo, è una notizia certamente non positiva, in quanto, come
ripetuto più volte in precedenti comunicati, Emiliano era per noi l’uomo giusto
per portare con forza meridionalista, nelle opportune sedi, le giuste istanze
di riscatto del Sud, nonché cercare di porre rimedio dall’ Europa alle tante
emergenze che attanagliano i nostri territori.
Pensiamo quindi che questa sia un’occasione persa per il Sud
e secondariamente anche un’occasione persa per lanciare un segnale nella
giusta direzione da quello che, piaccia o non piaccia, è il più grande partito
progressista italiano che ha così perso l’occasione di candidare un suo uomo di
prestigio che avrebbe ben rappresentato quel Sud che non china il capo e lavora
duramente e onestamente portando risultati tangibili, come appunto succede a
Bari dove, ormai al termine del suo mandato decennale di Sindaco, il gradimento dei cittadini verso il Sindaco
Emiliano è il più elevato d’Italia, soprattutto
per i parametri d’efficienza e di buona amministrazione della macchina
comunale; si sarebbe in altre parole candidato, suo tramite, quel Sud che
funziona e che risponde concretamente alle esigenze dei cittadini.
Resta il rammarico dell’occasione persa per il Sud e
comunque essendo la nostra scelta sull’uomo e non sul suo partito, come più
volte veicolato, esploreremo con quei Sindaci come Michele Emiliano, Luigi de
Magistris ed altri sinceri meridionalisti progressisti che hanno a cuore il
Sud, altri percorsi utili per portare le istanze della nostra terra nei luoghi
dove le decisioni si prendono, per un’Europa ed un’Italia“viste da Sud”.
Natale Cuccurese
Presidente Nazionale del Partito del Sud
mercoledì 9 aprile 2014
Su "WebNapoli24: Secessionismo farlocco, tra adulazioni, rammarichi e trasformismo…
Di Andrea Balia
Fonte: WebNapoli24.com
Abbiamo assistito agli arresti dei secessionisti veneti….secessionisti da operetta. Anche se va detto che in parte s’evolvono : dal carrarmato di cartone con bandiera della Serenissima d’anni fa, s’è passato alla modifica d’un trattore fornito di bocca di fuoco, pur se così non tremebonda; e la magistratura ha rilevato contatti con la mafia albanese per l’acquisto d’armi da guerra.
Quindi, tutto sommato, nell’ottica di chi è preposto al rispetto della legalità e della democrazia, prevenire è sempre preferibile al curare. C’entra davvero poco il rispetto dell’autodeterminazione dei popoli che affligge nei commenti tante vedove affrante. Quella è concessa richiederla con metodi legali e pacifici. O se proprio si sceglie di voler fare il duro e puro per le rivoluzioni ci si attrezza per davvero, non certo modificando i, anzi il, trattore. Elementi, comunque, pur se conditi dai modi folkloristici e inappropriati agli obiettivi preposti, di spirito e metodologie sovversive sussistono per l’intervento delle forze dell’ordine.
La magistratura ci fornisce di altri due elementi degni di nota, ascoltati anche in tv sulle reti nazionali :
1) slogan razzisti e antimeridionali tra cui il banale ma deciso ”mai ai napoletani”, che dovrebbe far riflettere quei sudisti ringalluzziti e partecipi idealmente con questi personaggi veneti;
2) i rapporti verificati di questi signori con indipendentisti siciliani e separatisti campani. Chi siano quest’ultimi non è dato sapere con certezza, si può provare ad immaginare conoscendo proclami, orientamenti, libri e quant’altro, ma il punto al momento non è questo.
Chi vivrà vedrà, mentre invece interessanti sono le reazioni :
- c’è, come sopra accennato, quelli che sono stati folgorati da tanta audacia, e invitano al sostegno.
Componenti militar/fasciste esercitano anche il loro fascino, in chi attende da una vita poter dar sfogo alle sue propensioni a queste pratiche;
- ci sono i “rammaricati” : quelli che dicono “ vedi… loro si muovono e noi mai… cosa aspettiamo? Siamo sempre troppo molli, divisi e poco fattivi”
- ci sono poi i trasformisti : quelli che “odorato il fieto del miccio (in italiano sentito puzza di bruciato…)” hanno iniziato a virare, fare i distinguo, modificare spudoratamente la loro linea politica…..”si….ma noi parlavamo di separatismo solo per sparare alto e ottenere qualcosa…..forse si potrebbe…. ma i metodi non devono esser questi… bla, bla, bla….” Certo ha contribuito un sovvertimento viscerale sopraggiunto preannunciante un fenomeno evacuatorio non da poco…. visto che si parla d’intercettazioni,di perquisizioni, ecc…ecc…
Insomma alla fine del ragionamento una riflessione sorge spontanea : ma organizzarsi e dare il contributo di ognuno a creare una rappresentatività politica del Sud, degna, ben strutturata e secondo metodi e percorsi legali e democratici….proprio no?
Rifuggire da un cialtronismo su cui mette subito cappello una vergogna come la Lega….proprio no?
E’ pur comprensibile il gusto del sogno, il sostenere elucubrazioni letterarie, il gusto dell’epìco…. che questo poi sia giusto e praticabile è tutt’altra storia…
Fonte foto: dalla rete
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Di Andrea Balia
Fonte: WebNapoli24.com
Abbiamo assistito agli arresti dei secessionisti veneti….secessionisti da operetta. Anche se va detto che in parte s’evolvono : dal carrarmato di cartone con bandiera della Serenissima d’anni fa, s’è passato alla modifica d’un trattore fornito di bocca di fuoco, pur se così non tremebonda; e la magistratura ha rilevato contatti con la mafia albanese per l’acquisto d’armi da guerra.
Quindi, tutto sommato, nell’ottica di chi è preposto al rispetto della legalità e della democrazia, prevenire è sempre preferibile al curare. C’entra davvero poco il rispetto dell’autodeterminazione dei popoli che affligge nei commenti tante vedove affrante. Quella è concessa richiederla con metodi legali e pacifici. O se proprio si sceglie di voler fare il duro e puro per le rivoluzioni ci si attrezza per davvero, non certo modificando i, anzi il, trattore. Elementi, comunque, pur se conditi dai modi folkloristici e inappropriati agli obiettivi preposti, di spirito e metodologie sovversive sussistono per l’intervento delle forze dell’ordine.
La magistratura ci fornisce di altri due elementi degni di nota, ascoltati anche in tv sulle reti nazionali :
1) slogan razzisti e antimeridionali tra cui il banale ma deciso ”mai ai napoletani”, che dovrebbe far riflettere quei sudisti ringalluzziti e partecipi idealmente con questi personaggi veneti;
2) i rapporti verificati di questi signori con indipendentisti siciliani e separatisti campani. Chi siano quest’ultimi non è dato sapere con certezza, si può provare ad immaginare conoscendo proclami, orientamenti, libri e quant’altro, ma il punto al momento non è questo.
Chi vivrà vedrà, mentre invece interessanti sono le reazioni :
- c’è, come sopra accennato, quelli che sono stati folgorati da tanta audacia, e invitano al sostegno.
Componenti militar/fasciste esercitano anche il loro fascino, in chi attende da una vita poter dar sfogo alle sue propensioni a queste pratiche;
- ci sono i “rammaricati” : quelli che dicono “ vedi… loro si muovono e noi mai… cosa aspettiamo? Siamo sempre troppo molli, divisi e poco fattivi”
- ci sono poi i trasformisti : quelli che “odorato il fieto del miccio (in italiano sentito puzza di bruciato…)” hanno iniziato a virare, fare i distinguo, modificare spudoratamente la loro linea politica…..”si….ma noi parlavamo di separatismo solo per sparare alto e ottenere qualcosa…..forse si potrebbe…. ma i metodi non devono esser questi… bla, bla, bla….” Certo ha contribuito un sovvertimento viscerale sopraggiunto preannunciante un fenomeno evacuatorio non da poco…. visto che si parla d’intercettazioni,di perquisizioni, ecc…ecc…
Insomma alla fine del ragionamento una riflessione sorge spontanea : ma organizzarsi e dare il contributo di ognuno a creare una rappresentatività politica del Sud, degna, ben strutturata e secondo metodi e percorsi legali e democratici….proprio no?
Rifuggire da un cialtronismo su cui mette subito cappello una vergogna come la Lega….proprio no?
E’ pur comprensibile il gusto del sogno, il sostenere elucubrazioni letterarie, il gusto dell’epìco…. che questo poi sia giusto e praticabile è tutt’altra storia…
Fonte foto: dalla rete
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lunedì 7 aprile 2014
Gigi Di Fiore: Documenti inediti sull'eccidio di Pontelandolfo Città Martire del 14 agosto 1861, sul Mattino
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di Gigi Di Fiore
Fonte: Il Mattino
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I documenti inediti di una storia crudele: brigantaggio e diario del canonico di Venafro |
Per chi ama la storia, e soprattutto la verità, la lettura di nuovi documenti è sempre un'emozione. Scoprire vicende che non si conoscevano appaga curiosità e arricchisce il quadro di periodi storici da approfondire.
Prendete il diario, poco noto, del suddiacono Nicola Nola di Venafro, di cui sono state pubblicate (da Palladino editore a cura di Antonio D'Ambrosio) le pagine sugli anni 1860-61. E' ricco di episodi, notizie che, messe insieme a tante altre, forniscono bene l'idea di cosa accadde nel Sud in quel periodo.
Il brigantaggio, i contadini arrestati, le uccisioni a sangue freddo. Il Mezzogiorno non era terra per educande, regnava la paura, l'instabilità, l'incertezza. I militari piemontesi-italiani facevano il bello e il cattivo tempo. Il canonico racconta di una "barbara uccisione di tre abitanti di Letino". Le circostanze e i dettagli spietati ci riportano a immagini più recenti, alla guerra più vicina di 70 anni fa.
I militari rastrellavano chi faceva parte delle bande intorno ai monti del Matese. Molta gente, terrorizzata, fuggiva dai paesi. Bastava un sospetto, un indizio, una spia che indicava qualcuno come complice delle bande per essere fucilati senza processo. Anche da Letino la gente fuggiva. Scrive il canonico Nola: "Il comandante piemontese mise ogni opera per averli tra le mani; carcerò un povero vecchio in ostaggio per suo figlio che stava tra i fuggiaschi; e con lusinghe fece rivelare dove stavano".
Le pagine sono quelle del 23 luglio 1861, un episodio che colpì molto il religioso. I militari raggiunsero i fuggiaschi di Letino, li circondarono mentre dormivano, li arrestarono. I più fortunati riuscirono a scappare. Testimonia il canonico: "Avutoli nelle mani, il comandante li portò a Venafro e col telegrafo ebbe da Isernia che subito gli avesse fucilati".
Senza processo, senza precise accuse. Per evitare problemi, i militari li portarono via con l'inganno. Racconta ancora il suddiacono Nola: "Sotto pretesto di portarli nel carcere di Teano, li portarono sul luogo del supplizio. Uno dei tre, un sarto, si voltò ai piemontesi e disse se ci volete uccidere fateci prima confessare. La risposta fu una grandine di palle alla testa, alla mano. I tre rimasero stesi a terra senza vita".
Il peggio arrivò anche dopo: i soldati rovistarono nelle tasche degli uccisi, "facendo proprio quanto ritrovarono". I tre fucilati furono il giorno dopo gettati "nella fossa di San Pascale vecchio, in uno spettacolo da inorridire e un fetore d'inferno". Orrori e spietatezza di una guerra non dichiarata da migliaia di morti: la guerra civile del Sud, nei mesi dell'unità d'Italia. Pagine nuove e documenti in archivi locali ne sono illuminanti flash. Spesso, la pigrizia dei ricercatori si ferma alle carte già conosciute. Ed è un peccato.
Prendete il diario, poco noto, del suddiacono Nicola Nola di Venafro, di cui sono state pubblicate (da Palladino editore a cura di Antonio D'Ambrosio) le pagine sugli anni 1860-61. E' ricco di episodi, notizie che, messe insieme a tante altre, forniscono bene l'idea di cosa accadde nel Sud in quel periodo.
Il brigantaggio, i contadini arrestati, le uccisioni a sangue freddo. Il Mezzogiorno non era terra per educande, regnava la paura, l'instabilità, l'incertezza. I militari piemontesi-italiani facevano il bello e il cattivo tempo. Il canonico racconta di una "barbara uccisione di tre abitanti di Letino". Le circostanze e i dettagli spietati ci riportano a immagini più recenti, alla guerra più vicina di 70 anni fa.
I militari rastrellavano chi faceva parte delle bande intorno ai monti del Matese. Molta gente, terrorizzata, fuggiva dai paesi. Bastava un sospetto, un indizio, una spia che indicava qualcuno come complice delle bande per essere fucilati senza processo. Anche da Letino la gente fuggiva. Scrive il canonico Nola: "Il comandante piemontese mise ogni opera per averli tra le mani; carcerò un povero vecchio in ostaggio per suo figlio che stava tra i fuggiaschi; e con lusinghe fece rivelare dove stavano".
Le pagine sono quelle del 23 luglio 1861, un episodio che colpì molto il religioso. I militari raggiunsero i fuggiaschi di Letino, li circondarono mentre dormivano, li arrestarono. I più fortunati riuscirono a scappare. Testimonia il canonico: "Avutoli nelle mani, il comandante li portò a Venafro e col telegrafo ebbe da Isernia che subito gli avesse fucilati".
Senza processo, senza precise accuse. Per evitare problemi, i militari li portarono via con l'inganno. Racconta ancora il suddiacono Nola: "Sotto pretesto di portarli nel carcere di Teano, li portarono sul luogo del supplizio. Uno dei tre, un sarto, si voltò ai piemontesi e disse se ci volete uccidere fateci prima confessare. La risposta fu una grandine di palle alla testa, alla mano. I tre rimasero stesi a terra senza vita".
Il peggio arrivò anche dopo: i soldati rovistarono nelle tasche degli uccisi, "facendo proprio quanto ritrovarono". I tre fucilati furono il giorno dopo gettati "nella fossa di San Pascale vecchio, in uno spettacolo da inorridire e un fetore d'inferno". Orrori e spietatezza di una guerra non dichiarata da migliaia di morti: la guerra civile del Sud, nei mesi dell'unità d'Italia. Pagine nuove e documenti in archivi locali ne sono illuminanti flash. Spesso, la pigrizia dei ricercatori si ferma alle carte già conosciute. Ed è un peccato.
Nuovi documenti sull'eccidio di Pontelandolfo Città Martire del 14 agosto 1861, sul Mattino in edicola ieri
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di Gigi Di Fiore
Fonte: Il Mattino
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I documenti inediti di una storia crudele: brigantaggio e diario del canonico di Venafro |
Per chi ama la storia, e soprattutto la verità, la lettura di nuovi documenti è sempre un'emozione. Scoprire vicende che non si conoscevano appaga curiosità e arricchisce il quadro di periodi storici da approfondire.
Prendete il diario, poco noto, del suddiacono Nicola Nola di Venafro, di cui sono state pubblicate (da Palladino editore a cura di Antonio D'Ambrosio) le pagine sugli anni 1860-61. E' ricco di episodi, notizie che, messe insieme a tante altre, forniscono bene l'idea di cosa accadde nel Sud in quel periodo.
Il brigantaggio, i contadini arrestati, le uccisioni a sangue freddo. Il Mezzogiorno non era terra per educande, regnava la paura, l'instabilità, l'incertezza. I militari piemontesi-italiani facevano il bello e il cattivo tempo. Il canonico racconta di una "barbara uccisione di tre abitanti di Letino". Le circostanze e i dettagli spietati ci riportano a immagini più recenti, alla guerra più vicina di 70 anni fa.
I militari rastrellavano chi faceva parte delle bande intorno ai monti del Matese. Molta gente, terrorizzata, fuggiva dai paesi. Bastava un sospetto, un indizio, una spia che indicava qualcuno come complice delle bande per essere fucilati senza processo. Anche da Letino la gente fuggiva. Scrive il canonico Nola: "Il comandante piemontese mise ogni opera per averli tra le mani; carcerò un povero vecchio in ostaggio per suo figlio che stava tra i fuggiaschi; e con lusinghe fece rivelare dove stavano".
Le pagine sono quelle del 23 luglio 1861, un episodio che colpì molto il religioso. I militari raggiunsero i fuggiaschi di Letino, li circondarono mentre dormivano, li arrestarono. I più fortunati riuscirono a scappare. Testimonia il canonico: "Avutoli nelle mani, il comandante li portò a Venafro e col telegrafo ebbe da Isernia che subito gli avesse fucilati".
Senza processo, senza precise accuse. Per evitare problemi, i militari li portarono via con l'inganno. Racconta ancora il suddiacono Nola: "Sotto pretesto di portarli nel carcere di Teano, li portarono sul luogo del supplizio. Uno dei tre, un sarto, si voltò ai piemontesi e disse se ci volete uccidere fateci prima confessare. La risposta fu una grandine di palle alla testa, alla mano. I tre rimasero stesi a terra senza vita".
Il peggio arrivò anche dopo: i soldati rovistarono nelle tasche degli uccisi, "facendo proprio quanto ritrovarono". I tre fucilati furono il giorno dopo gettati "nella fossa di San Pascale vecchio, in uno spettacolo da inorridire e un fetore d'inferno". Orrori e spietatezza di una guerra non dichiarata da migliaia di morti: la guerra civile del Sud, nei mesi dell'unità d'Italia. Pagine nuove e documenti in archivi locali ne sono illuminanti flash. Spesso, la pigrizia dei ricercatori si ferma alle carte già conosciute. Ed è un peccato.
Prendete il diario, poco noto, del suddiacono Nicola Nola di Venafro, di cui sono state pubblicate (da Palladino editore a cura di Antonio D'Ambrosio) le pagine sugli anni 1860-61. E' ricco di episodi, notizie che, messe insieme a tante altre, forniscono bene l'idea di cosa accadde nel Sud in quel periodo.
Il brigantaggio, i contadini arrestati, le uccisioni a sangue freddo. Il Mezzogiorno non era terra per educande, regnava la paura, l'instabilità, l'incertezza. I militari piemontesi-italiani facevano il bello e il cattivo tempo. Il canonico racconta di una "barbara uccisione di tre abitanti di Letino". Le circostanze e i dettagli spietati ci riportano a immagini più recenti, alla guerra più vicina di 70 anni fa.
I militari rastrellavano chi faceva parte delle bande intorno ai monti del Matese. Molta gente, terrorizzata, fuggiva dai paesi. Bastava un sospetto, un indizio, una spia che indicava qualcuno come complice delle bande per essere fucilati senza processo. Anche da Letino la gente fuggiva. Scrive il canonico Nola: "Il comandante piemontese mise ogni opera per averli tra le mani; carcerò un povero vecchio in ostaggio per suo figlio che stava tra i fuggiaschi; e con lusinghe fece rivelare dove stavano".
Le pagine sono quelle del 23 luglio 1861, un episodio che colpì molto il religioso. I militari raggiunsero i fuggiaschi di Letino, li circondarono mentre dormivano, li arrestarono. I più fortunati riuscirono a scappare. Testimonia il canonico: "Avutoli nelle mani, il comandante li portò a Venafro e col telegrafo ebbe da Isernia che subito gli avesse fucilati".
Senza processo, senza precise accuse. Per evitare problemi, i militari li portarono via con l'inganno. Racconta ancora il suddiacono Nola: "Sotto pretesto di portarli nel carcere di Teano, li portarono sul luogo del supplizio. Uno dei tre, un sarto, si voltò ai piemontesi e disse se ci volete uccidere fateci prima confessare. La risposta fu una grandine di palle alla testa, alla mano. I tre rimasero stesi a terra senza vita".
Il peggio arrivò anche dopo: i soldati rovistarono nelle tasche degli uccisi, "facendo proprio quanto ritrovarono". I tre fucilati furono il giorno dopo gettati "nella fossa di San Pascale vecchio, in uno spettacolo da inorridire e un fetore d'inferno". Orrori e spietatezza di una guerra non dichiarata da migliaia di morti: la guerra civile del Sud, nei mesi dell'unità d'Italia. Pagine nuove e documenti in archivi locali ne sono illuminanti flash. Spesso, la pigrizia dei ricercatori si ferma alle carte già conosciute. Ed è un peccato.
Nuovi documenti sull'eccidio di Pontelandolfo Città Martire del 14 agosto 1861, sul Mattino in edicola ieri
LA COLONNA INFAME,…
di Bruno Pappalardo
QUI, OVE S'APRE QUESTO LARGO,SORGEVA UN TEMPO LA BOTTEGA DEL BARBIERE GIAN GIACOMO MORA CHE, ORDITA CON IL COMMISSARIO DELLA PUBBLICA SANITÀ GUGLIELMO PIAZZA E CON ALTRI UNA COSPIRAZIONE, MENTRE UN'ATROCE PESTILENZA INFURIAVA, COSPARGENDO DIVERSI LOCHI DI LETALI UNGUENTI MOLTI CONDUSSE AD UN'ORRENDA MORTE. GIUDICATI ENTRAMBI TRADITORI DELLA PATRIA,
IL SENATO DECRETÒ'CHE DALL'ALTO DI UN CARRO PRIMA FOSSERO MORSI CON TENAGLIE ROVENTI,
MUTILATI DELLA MANO DESTRA, SPEZZATE L'OSSA DEGLI ARTI, INTRECCIATI ALLA RUOTA, DOPO SEI ORE SGOZZATI, BRUCIATI E POI, PERCHÉ DI COTANTO SCELLERATI UOMINI NULLA AVANZASSE, CONFISCATI I BENI, LE CENERI DISPERSE NEL CANALE. PARIMENTI DIEDE ORDINE CHE AD IMPERITURO RICORDO LA FABBRICA OVE IL MISFATTO FU TRAMATO FOSSE RASA AL SUOLO NÉ MAI PIÙ RICOSTRUITA; SULLE MACERIE ERETTA UNA COLONNA DA CHIAMARE INFAME.LUNGI ADUNQUE DA QUI, ALLA LARGA, PROBI CITTADINI, CHE UN ESECRANDO SUOLO NON ABBIA A CONTAMINARVI! ADDÌ I AGOSTO 1630
(Senatore Monti prefetto della pubblica sanità )
Quante cose ci son da dire sulle colonne.
Questa inscrizione del Manzoni è scolpita sulla “COLONNA INFAME”, un’altra storia di dolore.
Già perché la “colonna” definisce un luogo o un evento accaduto e spesso eretta su quello diventandone recapito di quella cosa semmai da lasciare ai posteri. Si pensa subito alla Roma antica e a quella Traiana costruita per celebrare le vittorie di Roma e di Traiano sui Daci; …come questa tante altre. Dunque per celebrare virtù, gloria e storia. Mussolini ne fece d’essa qualcosa di simile. Veniva di continuo utilizzata (semmai rivisitata) per i suoi edifici-monumenti per esaltarne la maestosità del proprio mito e l’ardimento delle sue gesta e quelle delle genti italiote.
Lascando stare tutte le significazioni del passato magneogreco, insomma, questa, ha sempre rappresentato qualcosa di indicativo come quelle “spezzate”. Vengono ancora erette a memoria di fatti connessi a gruppi di soldati uccisi in guerra o da singoli individui; Simboleggia la vita interrotta prima del suo termine naturale. Nella antica Napoli e nel suo Centro Storico sono presenti colonne incastonate nei cantoni dei palazzi (antiche insule) che marcavano i crocevia e luoghi e ad uso d’orientamento.
Di tutte altre significazioni antropologiche e psicologiche bisognerebbe scrivere una enciclopedia. Intendo la colonna o obelisco come simulacro, feticcio, referente incoscio o conscio-pagano dell’organo maschile e altre ponderazioni del genere.
Importante dunque la colonna. Forse per questo a Napoli, quando c’è da maledire qualcosa o qualcuno, ebbene, per evitarsi la blasfemia, è uso dire “ mannaggia ‘a culonna” !
Vorrei parlarvi di questa straordinaria espressione nata nel ‘500 a Napoli (nulla a che vedere come erroneamente si crede, con la colonna dove venne legato il Cristo per essere fustigato) ma il resto del foglio bianco già urla.
Dunque si è partito dai due condannati, il barbiere Mora e del commissario Piazza con la soddisfazione di un certo Monti;
Vi ricordate il “cucù” di B. che faceva capolino da dietro una colonna e indirizzato alla Merkel, sorpresa e imbarazzata ma sorridente per la sorprendente stupidità del premier italiano?
Vi ricordate di qualche giorno addietro, quando Il Grillo nazionale, in Pompei, abbraccia una colonna degli scavi e dice: “Queste macerie, un giorno, saranno tutte nostre”! Inquietante, metafora della rovina, come dire, … dato che di certo tutto franerà, ebbene, io, Grillo, governerò con esse o su di esse.
Vi ricordate che sono entrambi due pregiudicati? ( fossi io non camperei bene con un omicidio colposo)
Vi ricordate che i due, nonostante pregiudicati e condannati vengono a contrattar governi e incontrare il Presidente Napolitano? Perché? Cosa abbiamo da imparare da costoro?
Vi ricordate i mille annunci d’ogni genere dei due ?
Ve lo ricordate ( uno dei tanti) il patto con gli italiani da Vespa per un milione di occupati?
Ve le ricordate le casette di legno della “ la costruzione delle “new town” fu seguita dai media con dirette tv e programmi ad hoc, con tanto champagne nel frigorifero a favore di telecamera “ Alla fine realizzò subito una nuova area di degrado con un paio di centinaia di malati che tali divennero in quelle case.
Ve lo ricordate lo slogan di Grillo,”tutti a casa” rivolgendosi ai ladri in Parlamento avvezzi solo a concertare condoni? (proprio lui che si è salvato da una condanna colossale per abuso edilizio - terrazzi e due piscine)!
Spero che Renzi non s’avvicini troppo ad una colonna per farsi propaganda,… E’INFAME e PORTA MALE!!
Meglio i comizi a pagamento da 90.00 euro (maledetta Europa) non rischiando più, della piazza, neppure una pernacchia!


di Bruno Pappalardo
QUI, OVE S'APRE QUESTO LARGO,SORGEVA UN TEMPO LA BOTTEGA DEL BARBIERE GIAN GIACOMO MORA CHE, ORDITA CON IL COMMISSARIO DELLA PUBBLICA SANITÀ GUGLIELMO PIAZZA E CON ALTRI UNA COSPIRAZIONE, MENTRE UN'ATROCE PESTILENZA INFURIAVA, COSPARGENDO DIVERSI LOCHI DI LETALI UNGUENTI MOLTI CONDUSSE AD UN'ORRENDA MORTE. GIUDICATI ENTRAMBI TRADITORI DELLA PATRIA,
IL SENATO DECRETÒ'CHE DALL'ALTO DI UN CARRO PRIMA FOSSERO MORSI CON TENAGLIE ROVENTI,
MUTILATI DELLA MANO DESTRA, SPEZZATE L'OSSA DEGLI ARTI, INTRECCIATI ALLA RUOTA, DOPO SEI ORE SGOZZATI, BRUCIATI E POI, PERCHÉ DI COTANTO SCELLERATI UOMINI NULLA AVANZASSE, CONFISCATI I BENI, LE CENERI DISPERSE NEL CANALE. PARIMENTI DIEDE ORDINE CHE AD IMPERITURO RICORDO LA FABBRICA OVE IL MISFATTO FU TRAMATO FOSSE RASA AL SUOLO NÉ MAI PIÙ RICOSTRUITA; SULLE MACERIE ERETTA UNA COLONNA DA CHIAMARE INFAME.LUNGI ADUNQUE DA QUI, ALLA LARGA, PROBI CITTADINI, CHE UN ESECRANDO SUOLO NON ABBIA A CONTAMINARVI! ADDÌ I AGOSTO 1630
(Senatore Monti prefetto della pubblica sanità )
Quante cose ci son da dire sulle colonne.
Questa inscrizione del Manzoni è scolpita sulla “COLONNA INFAME”, un’altra storia di dolore.
Già perché la “colonna” definisce un luogo o un evento accaduto e spesso eretta su quello diventandone recapito di quella cosa semmai da lasciare ai posteri. Si pensa subito alla Roma antica e a quella Traiana costruita per celebrare le vittorie di Roma e di Traiano sui Daci; …come questa tante altre. Dunque per celebrare virtù, gloria e storia. Mussolini ne fece d’essa qualcosa di simile. Veniva di continuo utilizzata (semmai rivisitata) per i suoi edifici-monumenti per esaltarne la maestosità del proprio mito e l’ardimento delle sue gesta e quelle delle genti italiote.
Lascando stare tutte le significazioni del passato magneogreco, insomma, questa, ha sempre rappresentato qualcosa di indicativo come quelle “spezzate”. Vengono ancora erette a memoria di fatti connessi a gruppi di soldati uccisi in guerra o da singoli individui; Simboleggia la vita interrotta prima del suo termine naturale. Nella antica Napoli e nel suo Centro Storico sono presenti colonne incastonate nei cantoni dei palazzi (antiche insule) che marcavano i crocevia e luoghi e ad uso d’orientamento.
Di tutte altre significazioni antropologiche e psicologiche bisognerebbe scrivere una enciclopedia. Intendo la colonna o obelisco come simulacro, feticcio, referente incoscio o conscio-pagano dell’organo maschile e altre ponderazioni del genere.
Importante dunque la colonna. Forse per questo a Napoli, quando c’è da maledire qualcosa o qualcuno, ebbene, per evitarsi la blasfemia, è uso dire “ mannaggia ‘a culonna” !
Vorrei parlarvi di questa straordinaria espressione nata nel ‘500 a Napoli (nulla a che vedere come erroneamente si crede, con la colonna dove venne legato il Cristo per essere fustigato) ma il resto del foglio bianco già urla.
Dunque si è partito dai due condannati, il barbiere Mora e del commissario Piazza con la soddisfazione di un certo Monti;
Vi ricordate il “cucù” di B. che faceva capolino da dietro una colonna e indirizzato alla Merkel, sorpresa e imbarazzata ma sorridente per la sorprendente stupidità del premier italiano?
Vi ricordate di qualche giorno addietro, quando Il Grillo nazionale, in Pompei, abbraccia una colonna degli scavi e dice: “Queste macerie, un giorno, saranno tutte nostre”! Inquietante, metafora della rovina, come dire, … dato che di certo tutto franerà, ebbene, io, Grillo, governerò con esse o su di esse.
Vi ricordate che sono entrambi due pregiudicati? ( fossi io non camperei bene con un omicidio colposo)
Vi ricordate che i due, nonostante pregiudicati e condannati vengono a contrattar governi e incontrare il Presidente Napolitano? Perché? Cosa abbiamo da imparare da costoro?
Vi ricordate i mille annunci d’ogni genere dei due ?
Ve lo ricordate ( uno dei tanti) il patto con gli italiani da Vespa per un milione di occupati?
Ve le ricordate le casette di legno della “ la costruzione delle “new town” fu seguita dai media con dirette tv e programmi ad hoc, con tanto champagne nel frigorifero a favore di telecamera “ Alla fine realizzò subito una nuova area di degrado con un paio di centinaia di malati che tali divennero in quelle case.
Ve lo ricordate lo slogan di Grillo,”tutti a casa” rivolgendosi ai ladri in Parlamento avvezzi solo a concertare condoni? (proprio lui che si è salvato da una condanna colossale per abuso edilizio - terrazzi e due piscine)!
Spero che Renzi non s’avvicini troppo ad una colonna per farsi propaganda,… E’INFAME e PORTA MALE!!
Meglio i comizi a pagamento da 90.00 euro (maledetta Europa) non rischiando più, della piazza, neppure una pernacchia!


domenica 6 aprile 2014
La Rai non si smentisce...
di Andrea Balìa
E ti pareva! Eravamo in trepidante attesa che l’emittente televisiva nazionale ci facesse dono, nello specifico a noi napoletani, ma poi a tutta l’opinione pubblica della penisola, del solito servizio “gioiello” che, prendendo spunto da un normale reportage sportivo non divagasse – guarda un po’ – nel solito commento esteso al sociale e alle problematiche della città.
L’evento Coppa Davis crea un giro d’affari stimabile in circa 7 milioni d’euro? E cosa volete che sia? Gli alberghi del lungomare sono strapieni come non mai e nei B & B ci vuole fortuna e raccomandazione a trovare una camera? Quisquilie! I ristoranti iniziano ad avere il pienone? Cosa volete che sia….! Il tempo fa le bizze? Eh…ma Napoli sta tradendo! Ovvero, detto fra noi, non siamo attendibili manco più in quello….se si faceva a Bolzano e pioveva…beh allora sì che poteva essere giustificato! Il campo di gara è bellissimo, gli atleti e tifosi (molti stranieri) sono entusiasti? Si, ma quel palazzo ancora disastrato alla vicina Riviera di Chiaia….che poi la magistratura abbia fermato tutto per indagini….va bè…ma non è bello da vedere!
Quale occasione migliore per gettare una mirata e ulteriore spruzzata di fango sulla città, la sua gente coniugando il tutto con l’amministrazione comunale e il suo sindaco, sempre così allenati all’attacco pervicace e quotidiano!
Prego signori s’accomodino…la terra di conquista artefice di inenarrabili nefandezze è sempre là!
Eduardo docet….
Andrea Balia
Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud
.
di Andrea Balìa
E ti pareva! Eravamo in trepidante attesa che l’emittente televisiva nazionale ci facesse dono, nello specifico a noi napoletani, ma poi a tutta l’opinione pubblica della penisola, del solito servizio “gioiello” che, prendendo spunto da un normale reportage sportivo non divagasse – guarda un po’ – nel solito commento esteso al sociale e alle problematiche della città.
L’evento Coppa Davis crea un giro d’affari stimabile in circa 7 milioni d’euro? E cosa volete che sia? Gli alberghi del lungomare sono strapieni come non mai e nei B & B ci vuole fortuna e raccomandazione a trovare una camera? Quisquilie! I ristoranti iniziano ad avere il pienone? Cosa volete che sia….! Il tempo fa le bizze? Eh…ma Napoli sta tradendo! Ovvero, detto fra noi, non siamo attendibili manco più in quello….se si faceva a Bolzano e pioveva…beh allora sì che poteva essere giustificato! Il campo di gara è bellissimo, gli atleti e tifosi (molti stranieri) sono entusiasti? Si, ma quel palazzo ancora disastrato alla vicina Riviera di Chiaia….che poi la magistratura abbia fermato tutto per indagini….va bè…ma non è bello da vedere!
Quale occasione migliore per gettare una mirata e ulteriore spruzzata di fango sulla città, la sua gente coniugando il tutto con l’amministrazione comunale e il suo sindaco, sempre così allenati all’attacco pervicace e quotidiano!
Prego signori s’accomodino…la terra di conquista artefice di inenarrabili nefandezze è sempre là!
Eduardo docet….
Andrea Balia
Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud
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