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domenica 16 marzo 2014
Su Pupia Tv il servizio sulla conferenza stampa di sostegno del Partito del Sud alla candidatura di Michele Emiliano alle prossime elezioni europee
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http://www.youtube.com/watch?v=eE3ethu5XBM
2 http://www.youtube.com/watch?v=oolGgfFoURM
http://www.pupia.tv - Napoli - Il Partito del Sud. Emiliano per le europee (15.03.14)
Leggi tutto »
2 http://www.youtube.com/watch?v=oolGgfFoURM
http://www.pupia.tv - Napoli - Il Partito del Sud. Emiliano per le europee (15.03.14)
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http://www.youtube.com/watch?v=eE3ethu5XBM
2 http://www.youtube.com/watch?v=oolGgfFoURM
http://www.pupia.tv - Napoli - Il Partito del Sud. Emiliano per le europee (15.03.14)
2 http://www.youtube.com/watch?v=oolGgfFoURM
http://www.pupia.tv - Napoli - Il Partito del Sud. Emiliano per le europee (15.03.14)
IL GIGANTE BUONO
di Bruno Pappalardo
Era proprio come l’ultima volta a Bari.
Era stato un felicissimo incontro, quello con il sindaco di Bari Emiliano, nel suo studio In Comune.
Beh, la saletta per piccole conferenze, spesso con la stampa, nell’Hotel Alabardieri di Napoli, dava la stessa sensazione di distesa fiducia con quell’uomo, un vero gigante.
Chissà, ovviamente scherzo, che non sia stato proprio per questo, per la sua bella altezza, che il PD lo abbia scelto e incaricato di capeggiare la propria lista per il Sud in Europa.
Chissà che la Merkel non si debba alzare sulle punte, come una ballerina,… nel balletto diPëtr Il'ic Cajkovskij, “lo Schiaccianoci” ma quello animato da Walt Disney che faceva ballare degli ippopotami in tutù,… ma che vado sproloquiando…?
Tuttavia il gigante, resta “buono “ come il nostro Vesuvio!
Una cosa, tra le tante dette, mi ha colpito annullando ogni altro ragionamento o congettura (…e ovviamente confutazione ) è questa idea del grande partito come ad esempio il PD che, nonostante s’agiti per dolenti mal di pancia, al suo interno, resta una grande forza propulsiva.
Questa forza è anche estesa tantissimo nelle amministrazioni del territorio nazionale.
Questa forza è, indirettamente, anche quella di Luigi de Magistris, sindaco di Napoli che, nonostante si tenga lontano dal PD, poco c’è da fare, la sua azione amministrativa, il suo operare, resta nell’area progressista. Luigi de Magistris, se dovesse perdere la sua scommessa sul riscatto della città, strascinerebbe inevitabilmente anche il PD, perché questo racconta e rappresenta massimamente l’area progressista. Se il PD dovesse perdere tutte le promesse ed enunciati, (nonostante insufficienti) fin’ora fatti in quest’ultimo governo, ebbene, perderebbero tutti i progressisti, ripeto per via indotta, provocata. Anche il sindaco di Napoli, dunque, lasciando voragini di vuoto di governance che s’aprirebbero alla destra conservatrice, retrocedente rispetto a riforme e sviluppo veloce del Paese come delle città.
E il Partito del Sud? Beh, il Partito ha scelto degli uomini e non compagini. Ha scelto prima il sindaco di Napoli e oggi quello di Bari, Emiliano.
Ha dunque una piccola storia da mostrare.
Una visione non unanimista delle varie e multiforme reggenze ma una concezione riformatrice, menscevica nel senso non letterario, ovvero quella voglia di trovarsi con quelli giusti perché onesti perché solo con questi è possibile riformare. Chi non paga l’affitto di casa e spessissimo in affitto.
Sarà un caso che entrambe le scelte del PdelSud siano state rivolte verso due ex-magistrati?
Dunque, il PdelSud parrebbe fuori da quei mal di pancia ? …Ma anche questa suonerebbe come una nota stonata.
Siamo dentro come forza alternativa, per empatia, per immedesimazione.
Sappiamo ciò che ci aspetta!
Si dirà di tutto! Si diranno anche ipocrisie:
La nostra rivoluzione meridionalista la stiamo concretando con tutte le forze. Per buoni che saranno se si dovesse perdere, ebbene si dirà: “era impossibile e anche sbagliato”; Se si dovesse raggiungere un qualche interessante risultato, allora si dirà: “…ma è valsa veramente la pena? “
Se, poi si dovesse riuscire, verrà detto : “…io ero certo ch’era una buona idea”!
Gli idioti si lasciano sempre uno spazio per darsi delle spiegazioni del perché una cosa ha o non ha funzionato.
Noi non abbiamo dubbi, abbiamo scelto!
di Bruno Pappalardo
Era proprio come l’ultima volta a Bari.
Era stato un felicissimo incontro, quello con il sindaco di Bari Emiliano, nel suo studio In Comune.
Beh, la saletta per piccole conferenze, spesso con la stampa, nell’Hotel Alabardieri di Napoli, dava la stessa sensazione di distesa fiducia con quell’uomo, un vero gigante.
Chissà, ovviamente scherzo, che non sia stato proprio per questo, per la sua bella altezza, che il PD lo abbia scelto e incaricato di capeggiare la propria lista per il Sud in Europa.
Chissà che la Merkel non si debba alzare sulle punte, come una ballerina,… nel balletto diPëtr Il'ic Cajkovskij, “lo Schiaccianoci” ma quello animato da Walt Disney che faceva ballare degli ippopotami in tutù,… ma che vado sproloquiando…?
Tuttavia il gigante, resta “buono “ come il nostro Vesuvio!
Una cosa, tra le tante dette, mi ha colpito annullando ogni altro ragionamento o congettura (…e ovviamente confutazione ) è questa idea del grande partito come ad esempio il PD che, nonostante s’agiti per dolenti mal di pancia, al suo interno, resta una grande forza propulsiva.
Questa forza è anche estesa tantissimo nelle amministrazioni del territorio nazionale.
Questa forza è, indirettamente, anche quella di Luigi de Magistris, sindaco di Napoli che, nonostante si tenga lontano dal PD, poco c’è da fare, la sua azione amministrativa, il suo operare, resta nell’area progressista. Luigi de Magistris, se dovesse perdere la sua scommessa sul riscatto della città, strascinerebbe inevitabilmente anche il PD, perché questo racconta e rappresenta massimamente l’area progressista. Se il PD dovesse perdere tutte le promesse ed enunciati, (nonostante insufficienti) fin’ora fatti in quest’ultimo governo, ebbene, perderebbero tutti i progressisti, ripeto per via indotta, provocata. Anche il sindaco di Napoli, dunque, lasciando voragini di vuoto di governance che s’aprirebbero alla destra conservatrice, retrocedente rispetto a riforme e sviluppo veloce del Paese come delle città.
E il Partito del Sud? Beh, il Partito ha scelto degli uomini e non compagini. Ha scelto prima il sindaco di Napoli e oggi quello di Bari, Emiliano.
Ha dunque una piccola storia da mostrare.
Una visione non unanimista delle varie e multiforme reggenze ma una concezione riformatrice, menscevica nel senso non letterario, ovvero quella voglia di trovarsi con quelli giusti perché onesti perché solo con questi è possibile riformare. Chi non paga l’affitto di casa e spessissimo in affitto.
Sarà un caso che entrambe le scelte del PdelSud siano state rivolte verso due ex-magistrati?
Dunque, il PdelSud parrebbe fuori da quei mal di pancia ? …Ma anche questa suonerebbe come una nota stonata.
Siamo dentro come forza alternativa, per empatia, per immedesimazione.
Sappiamo ciò che ci aspetta!
Si dirà di tutto! Si diranno anche ipocrisie:
La nostra rivoluzione meridionalista la stiamo concretando con tutte le forze. Per buoni che saranno se si dovesse perdere, ebbene si dirà: “era impossibile e anche sbagliato”; Se si dovesse raggiungere un qualche interessante risultato, allora si dirà: “…ma è valsa veramente la pena? “
Se, poi si dovesse riuscire, verrà detto : “…io ero certo ch’era una buona idea”!
Gli idioti si lasciano sempre uno spazio per darsi delle spiegazioni del perché una cosa ha o non ha funzionato.
Noi non abbiamo dubbi, abbiamo scelto!
sabato 15 marzo 2014
PARTITO DEL SUD, MICHELE EMILIANO, LA NOSTRA SCELTA EUROPEA
COMUNICATO
STAMPA
“Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha
fatto. Contano le azioni non le parole. Se dovessimo dar credito ai discorsi,
saremmo tutti bravi e irreprensibili”
Giovanni Falcone
Giovanni Falcone
Il Partito del Sud come sempre agisce
concretamente, le nostre scelte sono sempre improntate al pragmatismo e al solo
fine di raggiungere un unico obiettivo: Il
riscatto del Sud!
In
quest’ottica di concretezza va valutata la scelta del Partito del Sud di sostenere la candidatura europea di Michele Emiliano
per la sola circoscrizione meridionale. La preferenza a Michele Emiliano, probabile capolista della lista PD, sarà un elemento molto positivo per il sud, in quanto ciò
ci permetterà, di portare suo tramite, al Parlamento Europeo e all’attenzione
dell’opinione pubblica continentale le nostre proposte per il riscatto del Sud
ed il suo rinascimento. Molte di esse sono già in gran parte state presentate e
consegnate nelle mani del Sindaco
Michele Emiliano a Bari il 15 Febbraio scorso con il nostro libro Bianco: “Con Il Sud si Riparte!”.
A nostro avviso il Sud può farcela: se messo in condizione
di competere con pari opportunità con il resto del Paese, se ad esso verranno
date le giuste attenzioni sotto forma di politiche in grado di far ripartire
l’economia e la competitività meridionale soffocate da politiche falsamente
assistenziali e mai volte allo sviluppo reale del territorio stesso, alla lotta
senza quartiere alle mafie, alla salvaguardia del territorio e dell’ambiente,
alla dotazione di adeguate e moderne infrastrutture autostradali, ferroviarie,
aeroportuali, portuali, alla risoluzione del drammatico ed inaccettabile
problema dell’avvelenamento da rifiuti tossici dei territori, alla paritaria
contribuzione degli obblighi assicurativi, alla dotazione di tutti quegli
strumenti atti a competere sui mercati nazionali ed internazionali a pari
dignità.
Il
supporto a questa candidatura nasce con l’intenzione di spronare il fronte
progressista ad avere un’attenzione
maggiore alle regioni e alle ragioni del Mezzogiorno, lavoriamo e lavoreremo
a questo progetto con umiltà conoscendo la nostra forza, ma anche con
determinazione e impegno assoluto, per sostenere la candidatura del meridionalista Michele Emiliano,
proposta dal maggior partito progressista italiano.
Riteniamo
infatti che essa sia un’opportunità in
più per il Sud, al fine unico di mettere “al centro” il SUD. E’ la strada
giusta, a nostro avviso, per portare in Europa, e non solo, da Sud, istanze e
proposte per una Europa e un Paese migliore con, lo sottolineiamo, un SUD protagonista.
A nostro
avviso è quindi doveroso, a Sud, puntare su quei pochi candidati sinceramente
meridionalisti presenti in ambito progressista affinché questi si impegnino nel
rappresentare il Sud e le sue istanze in
Europa, proponendo disegni di legge e petizioni al fine di porre termine
alle troppe discriminazioni a cui è soggetto il popolo meridionale.
Riteniamo
quindi, in questo caso, che rafforzare la linea meridionalista nel maggior
partito progressista italiano come è il PD, pur in presenza di luci e qualche
ombra, sia certamente buona cosa anche al
fine di prevenire a livello nazionale quegli “scippi” che il Sud ha subito
negli ultimi anni anche grazie all’accondiscendenza verso strategie e
uomini del nord.
L’impegno
e la condivisione del Partito del Sud
è quindi, più, prima e oltre che sul partito che lo presenta in lista, innanzitutto sul sincero meridionalista,
sul sindaco fra i più amati d’Italia per la competente opera di
amministratore negli ultimi dieci anni, sul paladino della legalità in innumerevoli battaglie da magistrato
prima e da politico poi.
Riteniamo
che, con Michele Emiliano la
garanzia di vedere sostenuta con forza
la nostra battaglia per il riscatto del Sud sia certa, anche perché la
vicinanza ai temi meridionalisti del Sindaco di Bari fa spesso risaltare ancora
di più la distanza, talvolta, da alcuni di quei temi del suo partito.
Siamo
certi, quindi, che con la sua auspicabile elezione, il nostro Partito, suo
tramite, possa presentare proposte in
Europa viste da Sud, il tutto sostenuto - ci auguriamo - anche dal suo
gruppo parlamentare europeo, con quindi la concreta possibilità che quanto
proposto venga preso nella giusta considerazione e possa essere recepito dal
Parlamento Europeo e fatto applicare in Italia, avendo nel contempo non solo la
giusta visibilità mediatica, ma anche la concreta possibilità di spostare
l’asse del principale partito progressista italiano, piaccia o non piaccia, in direzione Sud… E’ ancora poco..? A
noi non sembra !
Il tutto a
cura non solo del nostro Partito ma con
il supporto di tutti quei sinceri meridionalisti, progressisti e non nostalgici,
che vorranno partecipare alla costruzione di disegni di legge e petizioni sulle
nostre piattaforme da presentare poi a Bruxelles; con proposte quindi non certo
calate e confezionate dall’alto in conciliabolo di pochi, come velleitariamente
proposto, anche in passato, da sparuti gruppetti o singoli, ma costruite
insieme, sulle nostre piattaforme web pubblicamente nei prossimi mesi, in
un’esperienza di democrazia partecipata dal basso come a memoria d’uomo non se
ne ricordano al Sud.
Crediamo che la candidatura di Michele Emiliano
possa essere finalmente una possibilità di costruzione di un percorso di
rilancio dell’azione meridionalista e di consapevolezza a Sud al fine di dare
finalmente risposte concrete alle popolazioni del nostro Mezzogiorno.
Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud
Il Partito del Sud –
Meridionalisti Progressisti. Per saperne
di più:
Il Partito del Sud nasce per realizzare un sogno: un SUD rinnovato e motore del Paese.
Il Partito del Sud
1. Ripudia:
Concetti, pratiche e organizzazioni di stampo malavitoso;
Qualunque ideologia che si fondi o fomenti una qualsiasi forma di violenza;
Ideologie, linguaggi o forme diversificate di razzismo;
1. Ripudia:
Concetti, pratiche e organizzazioni di stampo malavitoso;
Qualunque ideologia che si fondi o fomenti una qualsiasi forma di violenza;
Ideologie, linguaggi o forme diversificate di razzismo;
Ogni forma di discriminazione basata su differenze di costumi, sesso,
religione, etnia.
2. Esclude in ogni caso, sempre e aprioristicamente,
intese o alleanze con partiti o formazioni politiche che abbiano tra i propri
esponenti di spicco persone coinvolte in vicende malavitose, che professino
tesi di stampo razzista o fascista, strategie di tipo violento, oppure che
siano stati alleati, nella loro storia o percorso
politico, con partiti xenofobi o antimeridionali.
3. Persegue tutte le iniziative utili a fare luce sulla verità storica degli eventi e delle condizioni socio economiche riguardanti i territori del Sud Italia, anche antecedenti al 1861.
4. Si propone di affermare in Italia una riforma costituzionale che consenta alle identità territoriali di promuovere uno sviluppo autodeterminato e sostenibile coerente con la propria storia e vocazione.
Il Partito del Sud nasce a livello nazionale nel dicembre 2007 a Gaeta (LT)su iniziativa di Antonio Ciano, dopo alcune esperienze locali dello stesso Antonio Ciano in una delle città simbolo del cosiddetto “risorgimento”, una delle ultime roccaforti dell’ex Regno delle Due Sicilie a cadere sotto l’invasione piemontese del 1860-1861…. (continua)
Tutto ciò che si vuole sapere sul Partito
del Sud la sua azione, i suoi programmi è disponibile sul blog del partito: : http://partitodelsud.blogspot.it
.
COMUNICATO
STAMPA
“Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha
fatto. Contano le azioni non le parole. Se dovessimo dar credito ai discorsi,
saremmo tutti bravi e irreprensibili”
Giovanni Falcone
Giovanni Falcone
Il Partito del Sud come sempre agisce
concretamente, le nostre scelte sono sempre improntate al pragmatismo e al solo
fine di raggiungere un unico obiettivo: Il
riscatto del Sud!
In
quest’ottica di concretezza va valutata la scelta del Partito del Sud di sostenere la candidatura europea di Michele Emiliano
per la sola circoscrizione meridionale. La preferenza a Michele Emiliano, probabile capolista della lista PD, sarà un elemento molto positivo per il sud, in quanto ciò
ci permetterà, di portare suo tramite, al Parlamento Europeo e all’attenzione
dell’opinione pubblica continentale le nostre proposte per il riscatto del Sud
ed il suo rinascimento. Molte di esse sono già in gran parte state presentate e
consegnate nelle mani del Sindaco
Michele Emiliano a Bari il 15 Febbraio scorso con il nostro libro Bianco: “Con Il Sud si Riparte!”.
A nostro avviso il Sud può farcela: se messo in condizione
di competere con pari opportunità con il resto del Paese, se ad esso verranno
date le giuste attenzioni sotto forma di politiche in grado di far ripartire
l’economia e la competitività meridionale soffocate da politiche falsamente
assistenziali e mai volte allo sviluppo reale del territorio stesso, alla lotta
senza quartiere alle mafie, alla salvaguardia del territorio e dell’ambiente,
alla dotazione di adeguate e moderne infrastrutture autostradali, ferroviarie,
aeroportuali, portuali, alla risoluzione del drammatico ed inaccettabile
problema dell’avvelenamento da rifiuti tossici dei territori, alla paritaria
contribuzione degli obblighi assicurativi, alla dotazione di tutti quegli
strumenti atti a competere sui mercati nazionali ed internazionali a pari
dignità.
Il
supporto a questa candidatura nasce con l’intenzione di spronare il fronte
progressista ad avere un’attenzione
maggiore alle regioni e alle ragioni del Mezzogiorno, lavoriamo e lavoreremo
a questo progetto con umiltà conoscendo la nostra forza, ma anche con
determinazione e impegno assoluto, per sostenere la candidatura del meridionalista Michele Emiliano,
proposta dal maggior partito progressista italiano.
Riteniamo
infatti che essa sia un’opportunità in
più per il Sud, al fine unico di mettere “al centro” il SUD. E’ la strada
giusta, a nostro avviso, per portare in Europa, e non solo, da Sud, istanze e
proposte per una Europa e un Paese migliore con, lo sottolineiamo, un SUD protagonista.
A nostro
avviso è quindi doveroso, a Sud, puntare su quei pochi candidati sinceramente
meridionalisti presenti in ambito progressista affinché questi si impegnino nel
rappresentare il Sud e le sue istanze in
Europa, proponendo disegni di legge e petizioni al fine di porre termine
alle troppe discriminazioni a cui è soggetto il popolo meridionale.
Riteniamo
quindi, in questo caso, che rafforzare la linea meridionalista nel maggior
partito progressista italiano come è il PD, pur in presenza di luci e qualche
ombra, sia certamente buona cosa anche al
fine di prevenire a livello nazionale quegli “scippi” che il Sud ha subito
negli ultimi anni anche grazie all’accondiscendenza verso strategie e
uomini del nord.
L’impegno
e la condivisione del Partito del Sud
è quindi, più, prima e oltre che sul partito che lo presenta in lista, innanzitutto sul sincero meridionalista,
sul sindaco fra i più amati d’Italia per la competente opera di
amministratore negli ultimi dieci anni, sul paladino della legalità in innumerevoli battaglie da magistrato
prima e da politico poi.
Riteniamo
che, con Michele Emiliano la
garanzia di vedere sostenuta con forza
la nostra battaglia per il riscatto del Sud sia certa, anche perché la
vicinanza ai temi meridionalisti del Sindaco di Bari fa spesso risaltare ancora
di più la distanza, talvolta, da alcuni di quei temi del suo partito.
Siamo
certi, quindi, che con la sua auspicabile elezione, il nostro Partito, suo
tramite, possa presentare proposte in
Europa viste da Sud, il tutto sostenuto - ci auguriamo - anche dal suo
gruppo parlamentare europeo, con quindi la concreta possibilità che quanto
proposto venga preso nella giusta considerazione e possa essere recepito dal
Parlamento Europeo e fatto applicare in Italia, avendo nel contempo non solo la
giusta visibilità mediatica, ma anche la concreta possibilità di spostare
l’asse del principale partito progressista italiano, piaccia o non piaccia, in direzione Sud… E’ ancora poco..? A
noi non sembra !
Il tutto a
cura non solo del nostro Partito ma con
il supporto di tutti quei sinceri meridionalisti, progressisti e non nostalgici,
che vorranno partecipare alla costruzione di disegni di legge e petizioni sulle
nostre piattaforme da presentare poi a Bruxelles; con proposte quindi non certo
calate e confezionate dall’alto in conciliabolo di pochi, come velleitariamente
proposto, anche in passato, da sparuti gruppetti o singoli, ma costruite
insieme, sulle nostre piattaforme web pubblicamente nei prossimi mesi, in
un’esperienza di democrazia partecipata dal basso come a memoria d’uomo non se
ne ricordano al Sud.
Crediamo che la candidatura di Michele Emiliano
possa essere finalmente una possibilità di costruzione di un percorso di
rilancio dell’azione meridionalista e di consapevolezza a Sud al fine di dare
finalmente risposte concrete alle popolazioni del nostro Mezzogiorno.
Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud
Il Partito del Sud –
Meridionalisti Progressisti. Per saperne
di più:
Il Partito del Sud nasce per realizzare un sogno: un SUD rinnovato e motore del Paese.
Il Partito del Sud
1. Ripudia:
Concetti, pratiche e organizzazioni di stampo malavitoso;
Qualunque ideologia che si fondi o fomenti una qualsiasi forma di violenza;
Ideologie, linguaggi o forme diversificate di razzismo;
1. Ripudia:
Concetti, pratiche e organizzazioni di stampo malavitoso;
Qualunque ideologia che si fondi o fomenti una qualsiasi forma di violenza;
Ideologie, linguaggi o forme diversificate di razzismo;
Ogni forma di discriminazione basata su differenze di costumi, sesso,
religione, etnia.
2. Esclude in ogni caso, sempre e aprioristicamente,
intese o alleanze con partiti o formazioni politiche che abbiano tra i propri
esponenti di spicco persone coinvolte in vicende malavitose, che professino
tesi di stampo razzista o fascista, strategie di tipo violento, oppure che
siano stati alleati, nella loro storia o percorso
politico, con partiti xenofobi o antimeridionali.
3. Persegue tutte le iniziative utili a fare luce sulla verità storica degli eventi e delle condizioni socio economiche riguardanti i territori del Sud Italia, anche antecedenti al 1861.
4. Si propone di affermare in Italia una riforma costituzionale che consenta alle identità territoriali di promuovere uno sviluppo autodeterminato e sostenibile coerente con la propria storia e vocazione.
Il Partito del Sud nasce a livello nazionale nel dicembre 2007 a Gaeta (LT)su iniziativa di Antonio Ciano, dopo alcune esperienze locali dello stesso Antonio Ciano in una delle città simbolo del cosiddetto “risorgimento”, una delle ultime roccaforti dell’ex Regno delle Due Sicilie a cadere sotto l’invasione piemontese del 1860-1861…. (continua)
Tutto ciò che si vuole sapere sul Partito
del Sud la sua azione, i suoi programmi è disponibile sul blog del partito: : http://partitodelsud.blogspot.it
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venerdì 14 marzo 2014
Il17 marzo noi del Partito del Sud non festeggiamo...ed a teatro a Roma c'è Terroni di Roberto D'Alessandro!
Ancora una volta ci tocca sorbire la retorica risorgimentale ed una valanga di falsità e inesattezze sulla nostra vera storia con la "giornata dell'Unità (quale???) d'Italia" che ci vogliono far festeggiare il 17 marzo.
E ancora una volta noi del Partito del Sud ribadiamo che non festeggiamo e non festeggeremo mai tale data, che ricordiamo celebra un'annessione ed una conquista militare del Regno di Sardegna ai danni del Regno delle Due Sicilie ed il 17 marzo 1861 ci fu l' inizio dell'VIII legislatura (come mai fu mantenuta perfino la numerazione del parlamento sabaudo? E perché Vittorio Emanuele II non divenne Vittorio Emanuele I Re d'Italia?) che si definì "italiana" ma era in realtà piemontese in tutto e per tutto, ricordiamo infine che all'epoca in "Italia" non c'era Roma e neppure il Veneto....insomma una celebrazione davvero fuori luogo, tanto più che segna l'inizio di un periodo nefasto per il Sud con una guerra civile in corso e che diventò ancora più crudele, durò circa 10 anni e fu relegata dalla storiografia ufficiale a "guerra di repressione del brigantaggio". Fu invece molte cose, ma in sintesi rivolta sociale e legittima resistenza ad un'invasione militare che depredò la nostra terra e la relegò al ruolo di colonia interna.
Lontani da nostalgie reazionarie e separatiste, noi del Partito del Sud da sempre affermiamo la nostra identità meridionale, che deve essere fondata sulla verità storica e non sulla farsa risorgimentale, ancora oggi raccontata in modo deamicisiano. Su quest'identità dobbiamo costruire, o meglio ricostruire, la nostra natura di popolo con la voglia riscatto per terminare una colonizzazione che oramai dura da più di 150 anni. Noi possiamo e sappiamo farlo solo con il metodo democratico con la crescita di un forte movimento meridionalista, progressista e solidale per il nostro Sud e per tutti i Sud del mondo, solo così per noi si potrà realizzare la "rivoluzione meridionale" e non con i proclami e le rivoluzioni dietro un PC continuamente annunciate in rete, giornali e giornaletti, libri e libretti....tutte cose che possono essere contorno...ma non la portata principale di un impegno politico per un movimento di massa.
Proprio per scoprire la nostra "vera storia", invitiamo tutti allo spettacolo del nostro amico Roberto D'Alessandro, basato sul best-seller di Pino Aprile....sarà un raggio di luce e di verità in una giornata retorica e funesta. Tutti alTeatro dei Servi, in via del Mortaro al centro, alle ore 21 del 17 marzo per vedere Terroni!
Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud
Ancora una volta ci tocca sorbire la retorica risorgimentale ed una valanga di falsità e inesattezze sulla nostra vera storia con la "giornata dell'Unità (quale???) d'Italia" che ci vogliono far festeggiare il 17 marzo.
E ancora una volta noi del Partito del Sud ribadiamo che non festeggiamo e non festeggeremo mai tale data, che ricordiamo celebra un'annessione ed una conquista militare del Regno di Sardegna ai danni del Regno delle Due Sicilie ed il 17 marzo 1861 ci fu l' inizio dell'VIII legislatura (come mai fu mantenuta perfino la numerazione del parlamento sabaudo? E perché Vittorio Emanuele II non divenne Vittorio Emanuele I Re d'Italia?) che si definì "italiana" ma era in realtà piemontese in tutto e per tutto, ricordiamo infine che all'epoca in "Italia" non c'era Roma e neppure il Veneto....insomma una celebrazione davvero fuori luogo, tanto più che segna l'inizio di un periodo nefasto per il Sud con una guerra civile in corso e che diventò ancora più crudele, durò circa 10 anni e fu relegata dalla storiografia ufficiale a "guerra di repressione del brigantaggio". Fu invece molte cose, ma in sintesi rivolta sociale e legittima resistenza ad un'invasione militare che depredò la nostra terra e la relegò al ruolo di colonia interna.
Lontani da nostalgie reazionarie e separatiste, noi del Partito del Sud da sempre affermiamo la nostra identità meridionale, che deve essere fondata sulla verità storica e non sulla farsa risorgimentale, ancora oggi raccontata in modo deamicisiano. Su quest'identità dobbiamo costruire, o meglio ricostruire, la nostra natura di popolo con la voglia riscatto per terminare una colonizzazione che oramai dura da più di 150 anni. Noi possiamo e sappiamo farlo solo con il metodo democratico con la crescita di un forte movimento meridionalista, progressista e solidale per il nostro Sud e per tutti i Sud del mondo, solo così per noi si potrà realizzare la "rivoluzione meridionale" e non con i proclami e le rivoluzioni dietro un PC continuamente annunciate in rete, giornali e giornaletti, libri e libretti....tutte cose che possono essere contorno...ma non la portata principale di un impegno politico per un movimento di massa.
Proprio per scoprire la nostra "vera storia", invitiamo tutti allo spettacolo del nostro amico Roberto D'Alessandro, basato sul best-seller di Pino Aprile....sarà un raggio di luce e di verità in una giornata retorica e funesta. Tutti alTeatro dei Servi, in via del Mortaro al centro, alle ore 21 del 17 marzo per vedere Terroni!
Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud
giovedì 13 marzo 2014
L'UFFICIALITA' DELLA PREFETTURA DI COSENZA ALLE TITOLAZIONI DI LONGOBARDI DELLO SCORSO AGOSTO IMPORTANTE PRECEDENTE PER ALTRE AUSPICABILI TITOLAZIONI AI "BRIGANTI"
Nell'immagine la nota della Prefettura di Cosenza con la quale si autorizza il Comune di Longobardi in merito alle intitolazioni di Vie e Piazze, di conseguenza sono ufficiali a tutti gli effetti le titolazioni di Via Angelina Romano e Largo dei Briganti ( Patrioti Calabresi ).
Questa notizia è molto importante perchè crea un precedente, pertanto da oggi non ci sono più dubbi sulla liceità delle titolazioni a quelli che, in quel periodo storico e successivamente definiti "Briganti", erano in realtà Patrioti delle Due Sicilie.
Ci auguriamo che , dopo le titolazioni di Longobardi (CS) del 3 Agosto 2013 che per la prima volta nella storia ha visto, grazie all'azione concreta del Partito del Sud tramite il proprio Consigliere Comunale di minoranza Franco Gaudio, la titolazione di un Largo ai Briganti ( Patrioti Calabresi), altre numerose titolazioni possano seguire in tutto il Sud e in tutta Italia.
Ringraziamo ancora una volta il Sindaco di Longobardi Giacinto Mannarino e tutto il Consiglio Comunale che ha votato in modo unanime a favore delle due titolazioni.
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Questa notizia è molto importante perchè crea un precedente, pertanto da oggi non ci sono più dubbi sulla liceità delle titolazioni a quelli che, in quel periodo storico e successivamente definiti "Briganti", erano in realtà Patrioti delle Due Sicilie.
Ci auguriamo che , dopo le titolazioni di Longobardi (CS) del 3 Agosto 2013 che per la prima volta nella storia ha visto, grazie all'azione concreta del Partito del Sud tramite il proprio Consigliere Comunale di minoranza Franco Gaudio, la titolazione di un Largo ai Briganti ( Patrioti Calabresi), altre numerose titolazioni possano seguire in tutto il Sud e in tutta Italia.
Ringraziamo ancora una volta il Sindaco di Longobardi Giacinto Mannarino e tutto il Consiglio Comunale che ha votato in modo unanime a favore delle due titolazioni.
Il Sindaco di Longobardi Giacinto Mannarino e Natale Cuccurese Presidente nazionale del Partito del Sud inaugurano Largo dei Briganti ( Patrioti Calabresi ) il 3 Agosto 2013 a Longobardi (CS)
Il Sindaco di Longobardi Giacinto Mannarino e Antonio Ciano Presidente Onorario del Partito del Sud, che ha scoperto con ricerche d'archivio la storia della inumana fucilazione della piccola Angelina, inaugurano Via Angelina Romano il 3 Agosto 2013 a Longobardi (CS)
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Nell'immagine la nota della Prefettura di Cosenza con la quale si autorizza il Comune di Longobardi in merito alle intitolazioni di Vie e Piazze, di conseguenza sono ufficiali a tutti gli effetti le titolazioni di Via Angelina Romano e Largo dei Briganti ( Patrioti Calabresi ).
Questa notizia è molto importante perchè crea un precedente, pertanto da oggi non ci sono più dubbi sulla liceità delle titolazioni a quelli che, in quel periodo storico e successivamente definiti "Briganti", erano in realtà Patrioti delle Due Sicilie.
Ci auguriamo che , dopo le titolazioni di Longobardi (CS) del 3 Agosto 2013 che per la prima volta nella storia ha visto, grazie all'azione concreta del Partito del Sud tramite il proprio Consigliere Comunale di minoranza Franco Gaudio, la titolazione di un Largo ai Briganti ( Patrioti Calabresi), altre numerose titolazioni possano seguire in tutto il Sud e in tutta Italia.
Ringraziamo ancora una volta il Sindaco di Longobardi Giacinto Mannarino e tutto il Consiglio Comunale che ha votato in modo unanime a favore delle due titolazioni.
Questa notizia è molto importante perchè crea un precedente, pertanto da oggi non ci sono più dubbi sulla liceità delle titolazioni a quelli che, in quel periodo storico e successivamente definiti "Briganti", erano in realtà Patrioti delle Due Sicilie.
Ci auguriamo che , dopo le titolazioni di Longobardi (CS) del 3 Agosto 2013 che per la prima volta nella storia ha visto, grazie all'azione concreta del Partito del Sud tramite il proprio Consigliere Comunale di minoranza Franco Gaudio, la titolazione di un Largo ai Briganti ( Patrioti Calabresi), altre numerose titolazioni possano seguire in tutto il Sud e in tutta Italia.
Ringraziamo ancora una volta il Sindaco di Longobardi Giacinto Mannarino e tutto il Consiglio Comunale che ha votato in modo unanime a favore delle due titolazioni.
Il Sindaco di Longobardi Giacinto Mannarino e Natale Cuccurese Presidente nazionale del Partito del Sud inaugurano Largo dei Briganti ( Patrioti Calabresi ) il 3 Agosto 2013 a Longobardi (CS)
Il Sindaco di Longobardi Giacinto Mannarino e Antonio Ciano Presidente Onorario del Partito del Sud, che ha scoperto con ricerche d'archivio la storia della inumana fucilazione della piccola Angelina, inaugurano Via Angelina Romano il 3 Agosto 2013 a Longobardi (CS)
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Napoli sabato 15 Marzo - Conferenza Stampa congiunta Michele Emiliano, Partito del Sud. “Il ruolo del Sud quale volano di sviluppo per l’Europa “
Invito Stampa
Sabato 15 marzo alle ore 11,30 presso l’ Hotel Palazzo Alabardieri, in
via Alabardieri, 38 a Napoli si terrà la conferenza stampa dal titolo: “Il ruolo del Sud quale volano di sviluppo
per l’Europa "
Alla Conferenza stampa
parteciperanno il Sindaco di Bari
Michele Emiliano , capolista alle Europee per la circoscrizione Meridionale
del Partito Democratico, e il Presidente
Nazionale del Partito del Sud Natale Cuccurese.
Durante la conferenza stampa sarà
spiegato come si potrà dare nuovo
slancio e un ruolo importante a tutte le regioni del Sud Italia in Europa e
come, lo stesso Meridione, potrà svolgere
un ruolo strategico e trainante nel Mediterraneo utile all’Italia e a tutto
il Vecchio Continente per uscire dall’attuale crisi.
Sarà illustrato inoltre come
questa attività vedrà svilupparsi, all’interno del fronte progressista, una forte sinergia e collaborazione
tra il Partito del Sud e Michele Emiliano, Sindaco tra i più
amati d’Italia, grande sostenitore della legalità, convinto meridionalista.
In conferenza stampa dopo gli
interventi del Sindaco di Bari Michele Emilianoedel Presidente del
Partito del Sud Natale Cuccurese i
colleghi della stampa, se lo riterranno, potranno rivolgere ai convenuti delle
domande.
Sarà consegnata Cartella Stampa
con relativo comunicato stampa.
E’ gradita la presenza.
Per ulteriori info e logistica
telefonare a :
Emiddio de Franciscis di Casanova:
335 6667952 Coordinatore Regionale
Campania Partito del Sud)
Andrea Balìa 335 437136 (Vice
Presidente Nazionale Partito del Sud)
Invito Stampa
Sabato 15 marzo alle ore 11,30 presso l’ Hotel Palazzo Alabardieri, in
via Alabardieri, 38 a Napoli si terrà la conferenza stampa dal titolo: “Il ruolo del Sud quale volano di sviluppo
per l’Europa "
Alla Conferenza stampa
parteciperanno il Sindaco di Bari
Michele Emiliano , capolista alle Europee per la circoscrizione Meridionale
del Partito Democratico, e il Presidente
Nazionale del Partito del Sud Natale Cuccurese.
Durante la conferenza stampa sarà
spiegato come si potrà dare nuovo
slancio e un ruolo importante a tutte le regioni del Sud Italia in Europa e
come, lo stesso Meridione, potrà svolgere
un ruolo strategico e trainante nel Mediterraneo utile all’Italia e a tutto
il Vecchio Continente per uscire dall’attuale crisi.
Sarà illustrato inoltre come
questa attività vedrà svilupparsi, all’interno del fronte progressista, una forte sinergia e collaborazione
tra il Partito del Sud e Michele Emiliano, Sindaco tra i più
amati d’Italia, grande sostenitore della legalità, convinto meridionalista.
In conferenza stampa dopo gli
interventi del Sindaco di Bari Michele Emilianoedel Presidente del
Partito del Sud Natale Cuccurese i
colleghi della stampa, se lo riterranno, potranno rivolgere ai convenuti delle
domande.
Sarà consegnata Cartella Stampa
con relativo comunicato stampa.
E’ gradita la presenza.
Per ulteriori info e logistica
telefonare a :
Emiddio de Franciscis di Casanova:
335 6667952 Coordinatore Regionale
Campania Partito del Sud)
Andrea Balìa 335 437136 (Vice
Presidente Nazionale Partito del Sud)
mercoledì 12 marzo 2014
FRANCESCO ANTONIO CEFALI’ PROTAGONISTA DELLA TRASMISSIONE “IO MI RICORDO”
FRANCESCO ANTONIO CEFALI’
Coordinatore della Sezione “Michelina De Cesare” del Partito del Sud Lamezia Terme PROTAGONISTA DELLA TRASMISSIONE
“IO MI RICORDO”
Condotta da Renato Grandinetti ESSE-TV Emittente Televisiva Calabrese Canale 112/190
In diretta Sabato 15 Marzo 2014 dalle 14:45 alle 17:15
Guardaci anche tu, parleremo della tua terra, della tua storia!
Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/822547541093401/?source=1
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Condotta da Renato Grandinetti ESSE-TV Emittente Televisiva Calabrese Canale 112/190
In diretta Sabato 15 Marzo 2014 dalle 14:45 alle 17:15
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FRANCESCO ANTONIO CEFALI’
Coordinatore della Sezione “Michelina De Cesare” del Partito del Sud Lamezia Terme PROTAGONISTA DELLA TRASMISSIONE
“IO MI RICORDO”
Condotta da Renato Grandinetti ESSE-TV Emittente Televisiva Calabrese Canale 112/190
In diretta Sabato 15 Marzo 2014 dalle 14:45 alle 17:15
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In diretta Sabato 15 Marzo 2014 dalle 14:45 alle 17:15
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Rivoluzioni d’idee, di penna o grillesche…L'articolo di Marzo di Andrea Balìa su WebNapoli24
Di Andrea Balia
Sulle angosce del Sud, sui suoi problemi, sul degrado socio/economico, potremmo dire sulle ipotesi risolutive della cosiddetta “Questione Meridionale” ne leggiamo tante. Di frequente compare il personaggio nuovo con la ricetta giusta in tasca.
Quasi sempre è qualcuno che, anche meritevolmente, s’è avvicinato da poco al problema, alla storia del meridione d’Italia, alle verità occultate, contraffatte, manipolate, mal raccontate, e, sottovalutando il pensiero, le analisi di chi lo ha preceduto scarnificando i pro e i contro delle diverse idee in campo, crede, commettendo un peccato d’ingenuità, d’avere la soluzione a portata di mano.
Qualcuno, ancor più ingenuo, gli va dietro alimentando confusione a confusione.
Di solito è diffusa l’idea forte, quella di far saltare il banco, e il come attuare ciò passa in secondo piano, ci si innamora dell’ipotesi rivoluzionaria relegando metodi e attuabilità nell’angolo o da valutarsi come problematiche unicamente ineluttabili e consequenziali.
Vediamo tutti, in questi giorni, la tragedia dell’Ucraina, cosa sta succedendo in Crimea e come le potenze mondiali siano così poco propense a far sì che all’interno d’un paese si risolva il tutto all’interno di esso.
Talvolta è successo, vero, ma, stranamente in luoghi, per una serie di ragioni, non ritenuti strategici per collocazione geografica o portatori di scarsi interessi commerciali e politici. Il Sud dell’Italia non appartiene a questa categoria ma purtroppo o meno alla prima. A parte la considerazione che le rivoluzioni per avere qualche probabilità passano per l’uso delle armi che, detto tra noi e come disse qualcuno, è cosa assai scomoda con cui avere propensione,voglia, tempo ed età per essere praticata.
Altra italica peculiarità è quella per l’innamoramento per l’uomo forte, risolutivo e che le canta a tutti, come da sproloqui grilleschi in atto, che se poi accenna pur solo di striscio a federalismi avanzati, secessioni e restaurazioni di vecchi confini, allora diventano il nuovo carro da assaltare da parte d’un sudismo d’accatto.
Non a caso non usiamo il termine meridionalismo, che è ben’altra cosa e con cui ed a cui impropriamente tutti s’appellano.
Certo il lavorare quotidianamente ad un progetto è più faticoso, così come fare e costruire una squadra anzicchè inneggiare al nuovo capetto o a quello da sempre in incubazione che, chissà poi perché, non ha mai conseguito la patente da vero leader.
Più sognante ed esaltante fantasticare di ribaltare il carro, più comodo affidarsi alla penna di chi molto scrive e poco fa, o come dicevamo di saltare sull’opzione del nuovo politico dissacratore. Individuare e sensibilizzare quei pochi, ma esistenti, politici onesti e di qualità ad un progetto serio richiede altresì fatica e impegno.
Dulcis in fundo resta l’opzione di “quando tutto il popolo avrà capito”, salvo a non trovarlo ormai stecchito…
Andrea Balìa
Fonte : webnapoli24.com
.
Di Andrea Balia
Sulle angosce del Sud, sui suoi problemi, sul degrado socio/economico, potremmo dire sulle ipotesi risolutive della cosiddetta “Questione Meridionale” ne leggiamo tante. Di frequente compare il personaggio nuovo con la ricetta giusta in tasca.
Quasi sempre è qualcuno che, anche meritevolmente, s’è avvicinato da poco al problema, alla storia del meridione d’Italia, alle verità occultate, contraffatte, manipolate, mal raccontate, e, sottovalutando il pensiero, le analisi di chi lo ha preceduto scarnificando i pro e i contro delle diverse idee in campo, crede, commettendo un peccato d’ingenuità, d’avere la soluzione a portata di mano.
Qualcuno, ancor più ingenuo, gli va dietro alimentando confusione a confusione.
Di solito è diffusa l’idea forte, quella di far saltare il banco, e il come attuare ciò passa in secondo piano, ci si innamora dell’ipotesi rivoluzionaria relegando metodi e attuabilità nell’angolo o da valutarsi come problematiche unicamente ineluttabili e consequenziali.
Vediamo tutti, in questi giorni, la tragedia dell’Ucraina, cosa sta succedendo in Crimea e come le potenze mondiali siano così poco propense a far sì che all’interno d’un paese si risolva il tutto all’interno di esso.
Talvolta è successo, vero, ma, stranamente in luoghi, per una serie di ragioni, non ritenuti strategici per collocazione geografica o portatori di scarsi interessi commerciali e politici. Il Sud dell’Italia non appartiene a questa categoria ma purtroppo o meno alla prima. A parte la considerazione che le rivoluzioni per avere qualche probabilità passano per l’uso delle armi che, detto tra noi e come disse qualcuno, è cosa assai scomoda con cui avere propensione,voglia, tempo ed età per essere praticata.
Altra italica peculiarità è quella per l’innamoramento per l’uomo forte, risolutivo e che le canta a tutti, come da sproloqui grilleschi in atto, che se poi accenna pur solo di striscio a federalismi avanzati, secessioni e restaurazioni di vecchi confini, allora diventano il nuovo carro da assaltare da parte d’un sudismo d’accatto.
Non a caso non usiamo il termine meridionalismo, che è ben’altra cosa e con cui ed a cui impropriamente tutti s’appellano.
Certo il lavorare quotidianamente ad un progetto è più faticoso, così come fare e costruire una squadra anzicchè inneggiare al nuovo capetto o a quello da sempre in incubazione che, chissà poi perché, non ha mai conseguito la patente da vero leader.
Più sognante ed esaltante fantasticare di ribaltare il carro, più comodo affidarsi alla penna di chi molto scrive e poco fa, o come dicevamo di saltare sull’opzione del nuovo politico dissacratore. Individuare e sensibilizzare quei pochi, ma esistenti, politici onesti e di qualità ad un progetto serio richiede altresì fatica e impegno.
Dulcis in fundo resta l’opzione di “quando tutto il popolo avrà capito”, salvo a non trovarlo ormai stecchito…
Andrea Balìa
Fonte : webnapoli24.com
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martedì 11 marzo 2014
Storie, controstorie e false verità sul Risorgimento: da Fenestrelle all'eccidio di Pontelandolfo
Sul "Mattino di oggi un ottimo articolo di Gigi Di Fiore, che ben spiega come mai il 17 marzo ci sia poco da festeggiare...
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di Gigi Di Fiore
Fonte: Il Mattino
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Negli ultimi tempi si assiste ad uno strano fenomeno, che sembra rovesciare la categoria del cosiddetto revisionismo. E' il revisionismo del revisionismo, fenomeno tutto italiano e tutto concentrato sul nostro Risorgimento. Accademici, ricercatori, cultori di storia si affannano a smentire, e rivedere documenti e ricerche che hanno riletto vicende oscure e per anni rimosse. Vicende che riguardano, guarda caso, l'annessione del Mezzogiorno al resto dell'Italia.
Ha cominciato, tra i primi, il professore di storia medievale Alessandro Barbero. Dopo decenni di inerzia, spinto da pubblicazioni di "storici non patentati" (come lui li definisce), ha speso molte energie, limitandosi a ricerche vicino casa sua (leggi Archivio di Stato di Torino), per ridimensionare il fenomeno dei prigionieri napoletani, catturati dall'esercito piemontese e spediti al Nord in tristi luoghi di detenzione come Fenestrelle.
Obiettivo della ricerca era smentire l'esistenza di un fenomeno vasto (eppure documenti ufficiali parlano di 8mila meridionali trasferiti al nord come prigionieri di guerra), con decine di morti tra strutture di detenzione, trasferimenti forzati al nord e ospedali militari. L'obiettivo era fare scalpore, probabilmente vendere un libro, ripetere che solo gli storici di professione possono occuparsi di certe cose e che tutto era stato già detto e scritto nei termini accettati da anni dall'accademia ufficiale.
Certo, è ben strano che, se tutto, sulla nostra storia Risorgimentale, è stato già scritto, esistano ancora cattedre universitarie che studiano quel periodo. A che serve una ricerca su qualcosa di cui si sa tutto? Mistero. Ma, sul tema, un bel libricino, scritto da Gennaro De Crescenzo e intitolato "Il Sud dalla Borbonia felix al carcere di Fenestrelle" riprende la questione. E allarga il campo di visuale.
Citando, alla sua maniera, fonti e documenti, De Crescenzo solletica la curiosità del ricercatore vero, disposto anche a spostarsi in più parti d'Italia per visionare più archivi, e suggerisce documenti conservati in registri parrocchiali e ospedali militari, dove compaiono più tracce di prigionieri militari del sud morti tra il 1861 e il 1863.
Non si capisce dove voglia portare questo filone revisionista del revisionismo se non a rivendicare le "patenti di storico", per chissà quali fini. La verità è materia difficile, ha bisogno sempre di allargare il campo delle fonti, arare episodi trascurati, arricchirsi di sensibilità che mutano con il passare degli anni.
Sui prigionieri napoletani, i lati oscuri erano molto semplici: la guerra del Piemonte contro le Due Sicilie non era dichiarata; si era sempre detto che i soldati sardo-piemontesi venivano a portare civiltà contro lo straniero (ma poi lo stesso ministro Manfredo Fanti fu costretto ad ammettere in Parlamento il 18 aprile 1861 che, nelle Due Sicilie, l'esercito era composto da italiani); si era sempre evidenziato che l'annessione non aveva avuto oppositori, se non qualche mercenario straniero, che tutto era stato una passeggiata finita dopo l'ingresso di Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860.
Evidentemente, quei prigionieri furono fonte di imbarazzo anche allora: dimostravano l'esistenza di una guerra tra due Stati legittimi, tra due Stati italiani, una guerra che aveva tutte le sembianze di una conquista. Ma tant'è. Mi sembra assai più incredibile il tentativo, attraverso la ripresa del libricino di Davide Fernando Panella pubblicato ben 12 anni fa, di ridimensionare la portata di quello che fu un vero e proprio eccidio compiuto dalle truppe piemontesi-italiane a Pontelandolfo in provincia di Benevento. Proprio nel saggio di Panella si legge: "Risulta in modo evidente che, nell'anno 1861, a Pontelandolfo la mortalità raggiunse un picco molto elevato rispetto al decennio precedente". Dall'eccidio del 14 agosto 1861 al dicembre, i morti risultarono infatti 199.
Ancora ci si arrocca sui numeri: furono solo tredicii morti, altro che eccidio. I tredici noti sono quelli ufficiali, scolpiti nella famosa lapide voluta dal Comune (dove compaiono anche i nomi dei quattro uccisi dalla banda dei briganti di Cosimo Giordano sette giorni prima), in una manifestazione del 1973. Fu la manifestazione cui partecipò anche Carlo Alianello, che da poco aveva pubblicato il suo unico saggio con l'editore Rusconi: "La conquista del Sud". Fu proprio Alianello, molto prima di Pino Aprile, in quel libro del 1972 a paragonare l'eccidio di Pontelandolfo alle stragi naziste.
Ecco cosa scrisse l'autore de "L'eredità della priora" e dell'"Alfiere": "A proposito, cos'è questa faccenda di Pontelandolfo e Casalduni, delle quali località nessuna storia cosiddetta conformista, parla mai o accenna appena? Robetta; qualcosina di simile a quelle assai più recenti di Marzabotto e Filetto, moltiplicate almeno per tre. Cosa avrebbero fatto, nella seconda guerra mondiale, le Ss di Himmler, se qualche villaggio italiano si fosse proclamato antitedesco e antifascista? Be', i piemontesi fecero la medesima cosa, ma ci misero più impegno, un tantino più d'ira".
A cercare e studiare, tra registri parrocchiali, documenti dell'Ufficio storico dell'Esercito a Roma, carte comunali, si scopre che quella del 14 agosto 1861 fu una strage per "diritto di rappresaglia". Ho speso molto tempo a cercare verità su quella vicenda, nel 2004 pubblicai i nomi dei 41 soldati piemontesi uccisi in precedenza e i 3 scampati (non furono 45 soldati morti, come sostiene qualcuno: i documenti all'Ufficio storico sono chiari), poi mi dilungai sulla figura del colonnello vicentino Pier Eleonoro Negri che guidò la colonna dei 300 bersaglieri. Il mio primo libro sull'eccidio è del 1998, ristampato di recente con Focus storia: "1861, Pontelandolfo e Casalduni un massacro dimenticato". Libro citato e ripreso anche da Pino Aprile.
Ebbene, nei registri di morti e vivi nell'anno successivo alla strage, risulta che i defunti furono maggiori di quelli di anni precedenti e poi seguenti. Non solo. Nel dibattito parlamentare del dicembre 1861, l'onorevole milanese Giuseppe Ferrari racconta gli orrori visti ("solo 3 case lasciate intatte") e i giornali dell'epoca parlano di 164 morti accertati.
L'anagrafe allora non era così avanzata come oggi, non c'erano computer né impiegati comunali addetti alla materia. A Pontelandolfo, poi, ci fu anche molta difficoltà a trovare i corpi rimasti sotto le case incendiate e carbonizzati. E poi la vergogna, la paura e denunciare i nomi di congiunti morti, nel timore di qualche ulteriore rappresaglia dei soldati che pure ci fu nei giorni successivi. Piaccia o no, a me non è mai piaciuto l'orrore di quell'atto, Pontelandolfo resta una pagina nera della nostra storia unitaria.
Nel 2011, a nome dell'Italia unita, andò a chiedere scusa a Pontelandolfo anche Giuliano Amato nella veste di presidente del Comitato per le celebrazioni dei 150 anni. Negli atti parlamentari del 1861, nei documenti diplomatici, negli affannosi dispacci militari (che ho pubblicato ne "I vinti del Risorgimento" nel 2004 e poi in "Controstoria dell'unità d'Italia" nel 2007) si legge l'orrore: civili uccisi a freddo, per rappresaglia, perchè ritenuti amici dei briganti.
Eppure quella era già regno d'Italia da 5 mesi, ma il Sud era in preda ad una guerra civile. No, l'annessione del Mezzogiorno al resto della penisola non fu una passeggiata. Ma c'è chi vuole ancora sminuire la violenza e i metodi che furono necessari nel Mezzogiorno subito dopo la marcia di Garibaldi: senza cannoni e fucili, il Sud non sarebbe stato tenuto unito al resto d'Italia. La verità è fatta di più finestre, non solo quelle che convengono. Almeno che non si abbiano altri obiettivi.
Ha cominciato, tra i primi, il professore di storia medievale Alessandro Barbero. Dopo decenni di inerzia, spinto da pubblicazioni di "storici non patentati" (come lui li definisce), ha speso molte energie, limitandosi a ricerche vicino casa sua (leggi Archivio di Stato di Torino), per ridimensionare il fenomeno dei prigionieri napoletani, catturati dall'esercito piemontese e spediti al Nord in tristi luoghi di detenzione come Fenestrelle.
Obiettivo della ricerca era smentire l'esistenza di un fenomeno vasto (eppure documenti ufficiali parlano di 8mila meridionali trasferiti al nord come prigionieri di guerra), con decine di morti tra strutture di detenzione, trasferimenti forzati al nord e ospedali militari. L'obiettivo era fare scalpore, probabilmente vendere un libro, ripetere che solo gli storici di professione possono occuparsi di certe cose e che tutto era stato già detto e scritto nei termini accettati da anni dall'accademia ufficiale.
Certo, è ben strano che, se tutto, sulla nostra storia Risorgimentale, è stato già scritto, esistano ancora cattedre universitarie che studiano quel periodo. A che serve una ricerca su qualcosa di cui si sa tutto? Mistero. Ma, sul tema, un bel libricino, scritto da Gennaro De Crescenzo e intitolato "Il Sud dalla Borbonia felix al carcere di Fenestrelle" riprende la questione. E allarga il campo di visuale.
Citando, alla sua maniera, fonti e documenti, De Crescenzo solletica la curiosità del ricercatore vero, disposto anche a spostarsi in più parti d'Italia per visionare più archivi, e suggerisce documenti conservati in registri parrocchiali e ospedali militari, dove compaiono più tracce di prigionieri militari del sud morti tra il 1861 e il 1863.
Non si capisce dove voglia portare questo filone revisionista del revisionismo se non a rivendicare le "patenti di storico", per chissà quali fini. La verità è materia difficile, ha bisogno sempre di allargare il campo delle fonti, arare episodi trascurati, arricchirsi di sensibilità che mutano con il passare degli anni.
Sui prigionieri napoletani, i lati oscuri erano molto semplici: la guerra del Piemonte contro le Due Sicilie non era dichiarata; si era sempre detto che i soldati sardo-piemontesi venivano a portare civiltà contro lo straniero (ma poi lo stesso ministro Manfredo Fanti fu costretto ad ammettere in Parlamento il 18 aprile 1861 che, nelle Due Sicilie, l'esercito era composto da italiani); si era sempre evidenziato che l'annessione non aveva avuto oppositori, se non qualche mercenario straniero, che tutto era stato una passeggiata finita dopo l'ingresso di Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860.
Evidentemente, quei prigionieri furono fonte di imbarazzo anche allora: dimostravano l'esistenza di una guerra tra due Stati legittimi, tra due Stati italiani, una guerra che aveva tutte le sembianze di una conquista. Ma tant'è. Mi sembra assai più incredibile il tentativo, attraverso la ripresa del libricino di Davide Fernando Panella pubblicato ben 12 anni fa, di ridimensionare la portata di quello che fu un vero e proprio eccidio compiuto dalle truppe piemontesi-italiane a Pontelandolfo in provincia di Benevento. Proprio nel saggio di Panella si legge: "Risulta in modo evidente che, nell'anno 1861, a Pontelandolfo la mortalità raggiunse un picco molto elevato rispetto al decennio precedente". Dall'eccidio del 14 agosto 1861 al dicembre, i morti risultarono infatti 199.
Ancora ci si arrocca sui numeri: furono solo tredicii morti, altro che eccidio. I tredici noti sono quelli ufficiali, scolpiti nella famosa lapide voluta dal Comune (dove compaiono anche i nomi dei quattro uccisi dalla banda dei briganti di Cosimo Giordano sette giorni prima), in una manifestazione del 1973. Fu la manifestazione cui partecipò anche Carlo Alianello, che da poco aveva pubblicato il suo unico saggio con l'editore Rusconi: "La conquista del Sud". Fu proprio Alianello, molto prima di Pino Aprile, in quel libro del 1972 a paragonare l'eccidio di Pontelandolfo alle stragi naziste.
Ecco cosa scrisse l'autore de "L'eredità della priora" e dell'"Alfiere": "A proposito, cos'è questa faccenda di Pontelandolfo e Casalduni, delle quali località nessuna storia cosiddetta conformista, parla mai o accenna appena? Robetta; qualcosina di simile a quelle assai più recenti di Marzabotto e Filetto, moltiplicate almeno per tre. Cosa avrebbero fatto, nella seconda guerra mondiale, le Ss di Himmler, se qualche villaggio italiano si fosse proclamato antitedesco e antifascista? Be', i piemontesi fecero la medesima cosa, ma ci misero più impegno, un tantino più d'ira".
A cercare e studiare, tra registri parrocchiali, documenti dell'Ufficio storico dell'Esercito a Roma, carte comunali, si scopre che quella del 14 agosto 1861 fu una strage per "diritto di rappresaglia". Ho speso molto tempo a cercare verità su quella vicenda, nel 2004 pubblicai i nomi dei 41 soldati piemontesi uccisi in precedenza e i 3 scampati (non furono 45 soldati morti, come sostiene qualcuno: i documenti all'Ufficio storico sono chiari), poi mi dilungai sulla figura del colonnello vicentino Pier Eleonoro Negri che guidò la colonna dei 300 bersaglieri. Il mio primo libro sull'eccidio è del 1998, ristampato di recente con Focus storia: "1861, Pontelandolfo e Casalduni un massacro dimenticato". Libro citato e ripreso anche da Pino Aprile.
Ebbene, nei registri di morti e vivi nell'anno successivo alla strage, risulta che i defunti furono maggiori di quelli di anni precedenti e poi seguenti. Non solo. Nel dibattito parlamentare del dicembre 1861, l'onorevole milanese Giuseppe Ferrari racconta gli orrori visti ("solo 3 case lasciate intatte") e i giornali dell'epoca parlano di 164 morti accertati.
L'anagrafe allora non era così avanzata come oggi, non c'erano computer né impiegati comunali addetti alla materia. A Pontelandolfo, poi, ci fu anche molta difficoltà a trovare i corpi rimasti sotto le case incendiate e carbonizzati. E poi la vergogna, la paura e denunciare i nomi di congiunti morti, nel timore di qualche ulteriore rappresaglia dei soldati che pure ci fu nei giorni successivi. Piaccia o no, a me non è mai piaciuto l'orrore di quell'atto, Pontelandolfo resta una pagina nera della nostra storia unitaria.
Nel 2011, a nome dell'Italia unita, andò a chiedere scusa a Pontelandolfo anche Giuliano Amato nella veste di presidente del Comitato per le celebrazioni dei 150 anni. Negli atti parlamentari del 1861, nei documenti diplomatici, negli affannosi dispacci militari (che ho pubblicato ne "I vinti del Risorgimento" nel 2004 e poi in "Controstoria dell'unità d'Italia" nel 2007) si legge l'orrore: civili uccisi a freddo, per rappresaglia, perchè ritenuti amici dei briganti.
Eppure quella era già regno d'Italia da 5 mesi, ma il Sud era in preda ad una guerra civile. No, l'annessione del Mezzogiorno al resto della penisola non fu una passeggiata. Ma c'è chi vuole ancora sminuire la violenza e i metodi che furono necessari nel Mezzogiorno subito dopo la marcia di Garibaldi: senza cannoni e fucili, il Sud non sarebbe stato tenuto unito al resto d'Italia. La verità è fatta di più finestre, non solo quelle che convengono. Almeno che non si abbiano altri obiettivi.
Fonte: Il Mattino
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Sul "Mattino di oggi un ottimo articolo di Gigi Di Fiore, che ben spiega come mai il 17 marzo ci sia poco da festeggiare...
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di Gigi Di Fiore
Fonte: Il Mattino
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Negli ultimi tempi si assiste ad uno strano fenomeno, che sembra rovesciare la categoria del cosiddetto revisionismo. E' il revisionismo del revisionismo, fenomeno tutto italiano e tutto concentrato sul nostro Risorgimento. Accademici, ricercatori, cultori di storia si affannano a smentire, e rivedere documenti e ricerche che hanno riletto vicende oscure e per anni rimosse. Vicende che riguardano, guarda caso, l'annessione del Mezzogiorno al resto dell'Italia.
Ha cominciato, tra i primi, il professore di storia medievale Alessandro Barbero. Dopo decenni di inerzia, spinto da pubblicazioni di "storici non patentati" (come lui li definisce), ha speso molte energie, limitandosi a ricerche vicino casa sua (leggi Archivio di Stato di Torino), per ridimensionare il fenomeno dei prigionieri napoletani, catturati dall'esercito piemontese e spediti al Nord in tristi luoghi di detenzione come Fenestrelle.
Obiettivo della ricerca era smentire l'esistenza di un fenomeno vasto (eppure documenti ufficiali parlano di 8mila meridionali trasferiti al nord come prigionieri di guerra), con decine di morti tra strutture di detenzione, trasferimenti forzati al nord e ospedali militari. L'obiettivo era fare scalpore, probabilmente vendere un libro, ripetere che solo gli storici di professione possono occuparsi di certe cose e che tutto era stato già detto e scritto nei termini accettati da anni dall'accademia ufficiale.
Certo, è ben strano che, se tutto, sulla nostra storia Risorgimentale, è stato già scritto, esistano ancora cattedre universitarie che studiano quel periodo. A che serve una ricerca su qualcosa di cui si sa tutto? Mistero. Ma, sul tema, un bel libricino, scritto da Gennaro De Crescenzo e intitolato "Il Sud dalla Borbonia felix al carcere di Fenestrelle" riprende la questione. E allarga il campo di visuale.
Citando, alla sua maniera, fonti e documenti, De Crescenzo solletica la curiosità del ricercatore vero, disposto anche a spostarsi in più parti d'Italia per visionare più archivi, e suggerisce documenti conservati in registri parrocchiali e ospedali militari, dove compaiono più tracce di prigionieri militari del sud morti tra il 1861 e il 1863.
Non si capisce dove voglia portare questo filone revisionista del revisionismo se non a rivendicare le "patenti di storico", per chissà quali fini. La verità è materia difficile, ha bisogno sempre di allargare il campo delle fonti, arare episodi trascurati, arricchirsi di sensibilità che mutano con il passare degli anni.
Sui prigionieri napoletani, i lati oscuri erano molto semplici: la guerra del Piemonte contro le Due Sicilie non era dichiarata; si era sempre detto che i soldati sardo-piemontesi venivano a portare civiltà contro lo straniero (ma poi lo stesso ministro Manfredo Fanti fu costretto ad ammettere in Parlamento il 18 aprile 1861 che, nelle Due Sicilie, l'esercito era composto da italiani); si era sempre evidenziato che l'annessione non aveva avuto oppositori, se non qualche mercenario straniero, che tutto era stato una passeggiata finita dopo l'ingresso di Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860.
Evidentemente, quei prigionieri furono fonte di imbarazzo anche allora: dimostravano l'esistenza di una guerra tra due Stati legittimi, tra due Stati italiani, una guerra che aveva tutte le sembianze di una conquista. Ma tant'è. Mi sembra assai più incredibile il tentativo, attraverso la ripresa del libricino di Davide Fernando Panella pubblicato ben 12 anni fa, di ridimensionare la portata di quello che fu un vero e proprio eccidio compiuto dalle truppe piemontesi-italiane a Pontelandolfo in provincia di Benevento. Proprio nel saggio di Panella si legge: "Risulta in modo evidente che, nell'anno 1861, a Pontelandolfo la mortalità raggiunse un picco molto elevato rispetto al decennio precedente". Dall'eccidio del 14 agosto 1861 al dicembre, i morti risultarono infatti 199.
Ancora ci si arrocca sui numeri: furono solo tredicii morti, altro che eccidio. I tredici noti sono quelli ufficiali, scolpiti nella famosa lapide voluta dal Comune (dove compaiono anche i nomi dei quattro uccisi dalla banda dei briganti di Cosimo Giordano sette giorni prima), in una manifestazione del 1973. Fu la manifestazione cui partecipò anche Carlo Alianello, che da poco aveva pubblicato il suo unico saggio con l'editore Rusconi: "La conquista del Sud". Fu proprio Alianello, molto prima di Pino Aprile, in quel libro del 1972 a paragonare l'eccidio di Pontelandolfo alle stragi naziste.
Ecco cosa scrisse l'autore de "L'eredità della priora" e dell'"Alfiere": "A proposito, cos'è questa faccenda di Pontelandolfo e Casalduni, delle quali località nessuna storia cosiddetta conformista, parla mai o accenna appena? Robetta; qualcosina di simile a quelle assai più recenti di Marzabotto e Filetto, moltiplicate almeno per tre. Cosa avrebbero fatto, nella seconda guerra mondiale, le Ss di Himmler, se qualche villaggio italiano si fosse proclamato antitedesco e antifascista? Be', i piemontesi fecero la medesima cosa, ma ci misero più impegno, un tantino più d'ira".
A cercare e studiare, tra registri parrocchiali, documenti dell'Ufficio storico dell'Esercito a Roma, carte comunali, si scopre che quella del 14 agosto 1861 fu una strage per "diritto di rappresaglia". Ho speso molto tempo a cercare verità su quella vicenda, nel 2004 pubblicai i nomi dei 41 soldati piemontesi uccisi in precedenza e i 3 scampati (non furono 45 soldati morti, come sostiene qualcuno: i documenti all'Ufficio storico sono chiari), poi mi dilungai sulla figura del colonnello vicentino Pier Eleonoro Negri che guidò la colonna dei 300 bersaglieri. Il mio primo libro sull'eccidio è del 1998, ristampato di recente con Focus storia: "1861, Pontelandolfo e Casalduni un massacro dimenticato". Libro citato e ripreso anche da Pino Aprile.
Ebbene, nei registri di morti e vivi nell'anno successivo alla strage, risulta che i defunti furono maggiori di quelli di anni precedenti e poi seguenti. Non solo. Nel dibattito parlamentare del dicembre 1861, l'onorevole milanese Giuseppe Ferrari racconta gli orrori visti ("solo 3 case lasciate intatte") e i giornali dell'epoca parlano di 164 morti accertati.
L'anagrafe allora non era così avanzata come oggi, non c'erano computer né impiegati comunali addetti alla materia. A Pontelandolfo, poi, ci fu anche molta difficoltà a trovare i corpi rimasti sotto le case incendiate e carbonizzati. E poi la vergogna, la paura e denunciare i nomi di congiunti morti, nel timore di qualche ulteriore rappresaglia dei soldati che pure ci fu nei giorni successivi. Piaccia o no, a me non è mai piaciuto l'orrore di quell'atto, Pontelandolfo resta una pagina nera della nostra storia unitaria.
Nel 2011, a nome dell'Italia unita, andò a chiedere scusa a Pontelandolfo anche Giuliano Amato nella veste di presidente del Comitato per le celebrazioni dei 150 anni. Negli atti parlamentari del 1861, nei documenti diplomatici, negli affannosi dispacci militari (che ho pubblicato ne "I vinti del Risorgimento" nel 2004 e poi in "Controstoria dell'unità d'Italia" nel 2007) si legge l'orrore: civili uccisi a freddo, per rappresaglia, perchè ritenuti amici dei briganti.
Eppure quella era già regno d'Italia da 5 mesi, ma il Sud era in preda ad una guerra civile. No, l'annessione del Mezzogiorno al resto della penisola non fu una passeggiata. Ma c'è chi vuole ancora sminuire la violenza e i metodi che furono necessari nel Mezzogiorno subito dopo la marcia di Garibaldi: senza cannoni e fucili, il Sud non sarebbe stato tenuto unito al resto d'Italia. La verità è fatta di più finestre, non solo quelle che convengono. Almeno che non si abbiano altri obiettivi.
Ha cominciato, tra i primi, il professore di storia medievale Alessandro Barbero. Dopo decenni di inerzia, spinto da pubblicazioni di "storici non patentati" (come lui li definisce), ha speso molte energie, limitandosi a ricerche vicino casa sua (leggi Archivio di Stato di Torino), per ridimensionare il fenomeno dei prigionieri napoletani, catturati dall'esercito piemontese e spediti al Nord in tristi luoghi di detenzione come Fenestrelle.
Obiettivo della ricerca era smentire l'esistenza di un fenomeno vasto (eppure documenti ufficiali parlano di 8mila meridionali trasferiti al nord come prigionieri di guerra), con decine di morti tra strutture di detenzione, trasferimenti forzati al nord e ospedali militari. L'obiettivo era fare scalpore, probabilmente vendere un libro, ripetere che solo gli storici di professione possono occuparsi di certe cose e che tutto era stato già detto e scritto nei termini accettati da anni dall'accademia ufficiale.
Certo, è ben strano che, se tutto, sulla nostra storia Risorgimentale, è stato già scritto, esistano ancora cattedre universitarie che studiano quel periodo. A che serve una ricerca su qualcosa di cui si sa tutto? Mistero. Ma, sul tema, un bel libricino, scritto da Gennaro De Crescenzo e intitolato "Il Sud dalla Borbonia felix al carcere di Fenestrelle" riprende la questione. E allarga il campo di visuale.
Citando, alla sua maniera, fonti e documenti, De Crescenzo solletica la curiosità del ricercatore vero, disposto anche a spostarsi in più parti d'Italia per visionare più archivi, e suggerisce documenti conservati in registri parrocchiali e ospedali militari, dove compaiono più tracce di prigionieri militari del sud morti tra il 1861 e il 1863.
Non si capisce dove voglia portare questo filone revisionista del revisionismo se non a rivendicare le "patenti di storico", per chissà quali fini. La verità è materia difficile, ha bisogno sempre di allargare il campo delle fonti, arare episodi trascurati, arricchirsi di sensibilità che mutano con il passare degli anni.
Sui prigionieri napoletani, i lati oscuri erano molto semplici: la guerra del Piemonte contro le Due Sicilie non era dichiarata; si era sempre detto che i soldati sardo-piemontesi venivano a portare civiltà contro lo straniero (ma poi lo stesso ministro Manfredo Fanti fu costretto ad ammettere in Parlamento il 18 aprile 1861 che, nelle Due Sicilie, l'esercito era composto da italiani); si era sempre evidenziato che l'annessione non aveva avuto oppositori, se non qualche mercenario straniero, che tutto era stato una passeggiata finita dopo l'ingresso di Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860.
Evidentemente, quei prigionieri furono fonte di imbarazzo anche allora: dimostravano l'esistenza di una guerra tra due Stati legittimi, tra due Stati italiani, una guerra che aveva tutte le sembianze di una conquista. Ma tant'è. Mi sembra assai più incredibile il tentativo, attraverso la ripresa del libricino di Davide Fernando Panella pubblicato ben 12 anni fa, di ridimensionare la portata di quello che fu un vero e proprio eccidio compiuto dalle truppe piemontesi-italiane a Pontelandolfo in provincia di Benevento. Proprio nel saggio di Panella si legge: "Risulta in modo evidente che, nell'anno 1861, a Pontelandolfo la mortalità raggiunse un picco molto elevato rispetto al decennio precedente". Dall'eccidio del 14 agosto 1861 al dicembre, i morti risultarono infatti 199.
Ancora ci si arrocca sui numeri: furono solo tredicii morti, altro che eccidio. I tredici noti sono quelli ufficiali, scolpiti nella famosa lapide voluta dal Comune (dove compaiono anche i nomi dei quattro uccisi dalla banda dei briganti di Cosimo Giordano sette giorni prima), in una manifestazione del 1973. Fu la manifestazione cui partecipò anche Carlo Alianello, che da poco aveva pubblicato il suo unico saggio con l'editore Rusconi: "La conquista del Sud". Fu proprio Alianello, molto prima di Pino Aprile, in quel libro del 1972 a paragonare l'eccidio di Pontelandolfo alle stragi naziste.
Ecco cosa scrisse l'autore de "L'eredità della priora" e dell'"Alfiere": "A proposito, cos'è questa faccenda di Pontelandolfo e Casalduni, delle quali località nessuna storia cosiddetta conformista, parla mai o accenna appena? Robetta; qualcosina di simile a quelle assai più recenti di Marzabotto e Filetto, moltiplicate almeno per tre. Cosa avrebbero fatto, nella seconda guerra mondiale, le Ss di Himmler, se qualche villaggio italiano si fosse proclamato antitedesco e antifascista? Be', i piemontesi fecero la medesima cosa, ma ci misero più impegno, un tantino più d'ira".
A cercare e studiare, tra registri parrocchiali, documenti dell'Ufficio storico dell'Esercito a Roma, carte comunali, si scopre che quella del 14 agosto 1861 fu una strage per "diritto di rappresaglia". Ho speso molto tempo a cercare verità su quella vicenda, nel 2004 pubblicai i nomi dei 41 soldati piemontesi uccisi in precedenza e i 3 scampati (non furono 45 soldati morti, come sostiene qualcuno: i documenti all'Ufficio storico sono chiari), poi mi dilungai sulla figura del colonnello vicentino Pier Eleonoro Negri che guidò la colonna dei 300 bersaglieri. Il mio primo libro sull'eccidio è del 1998, ristampato di recente con Focus storia: "1861, Pontelandolfo e Casalduni un massacro dimenticato". Libro citato e ripreso anche da Pino Aprile.
Ebbene, nei registri di morti e vivi nell'anno successivo alla strage, risulta che i defunti furono maggiori di quelli di anni precedenti e poi seguenti. Non solo. Nel dibattito parlamentare del dicembre 1861, l'onorevole milanese Giuseppe Ferrari racconta gli orrori visti ("solo 3 case lasciate intatte") e i giornali dell'epoca parlano di 164 morti accertati.
L'anagrafe allora non era così avanzata come oggi, non c'erano computer né impiegati comunali addetti alla materia. A Pontelandolfo, poi, ci fu anche molta difficoltà a trovare i corpi rimasti sotto le case incendiate e carbonizzati. E poi la vergogna, la paura e denunciare i nomi di congiunti morti, nel timore di qualche ulteriore rappresaglia dei soldati che pure ci fu nei giorni successivi. Piaccia o no, a me non è mai piaciuto l'orrore di quell'atto, Pontelandolfo resta una pagina nera della nostra storia unitaria.
Nel 2011, a nome dell'Italia unita, andò a chiedere scusa a Pontelandolfo anche Giuliano Amato nella veste di presidente del Comitato per le celebrazioni dei 150 anni. Negli atti parlamentari del 1861, nei documenti diplomatici, negli affannosi dispacci militari (che ho pubblicato ne "I vinti del Risorgimento" nel 2004 e poi in "Controstoria dell'unità d'Italia" nel 2007) si legge l'orrore: civili uccisi a freddo, per rappresaglia, perchè ritenuti amici dei briganti.
Eppure quella era già regno d'Italia da 5 mesi, ma il Sud era in preda ad una guerra civile. No, l'annessione del Mezzogiorno al resto della penisola non fu una passeggiata. Ma c'è chi vuole ancora sminuire la violenza e i metodi che furono necessari nel Mezzogiorno subito dopo la marcia di Garibaldi: senza cannoni e fucili, il Sud non sarebbe stato tenuto unito al resto d'Italia. La verità è fatta di più finestre, non solo quelle che convengono. Almeno che non si abbiano altri obiettivi.
Fonte: Il Mattino
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