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lunedì 10 marzo 2014
IMOLA 9 MARZO 2014: MARCIA DI PROTESTA CONTRO IL BIOCIDIO AL SUD
"PER IL LAVORO EMIGRIAMO MA NON DIMENTICHIAMO LA TERRA CHE AMIAMO"
Ieri a Imola (BO) marcia di protesta contro il biocidio nella Campania Felix.
Dopo Modena il 3 Novembre, Reggio Emilia l'8 Dicembre 2013 e Udine il 1 febbraio 2014 ancora si protesta al nord.
Il Partito del Sud ancora presente, senza bandiere come richiesto dagli organizzatori,insieme ad altre Associazioni, Movimenti e singoli cittadini.
Il corteo si è snodato per le strade del centro di Imola. Durante il percorso sono stati distribuiti volanti ai passanti. Al termine del corteo hanno preso la parola con interventi applauditi singoli cittadini e rappresentanti di #ioL8 ; è stato inoltre letto un comunicato ove si è posto in evidenza il fatto che i cittadini campani sollevano e hanno sollevato da anni il problema dell'avvelenamento dei territori ai danni del Sud in generale e della Campania in particolare, il tutto però nel silenzio colpevole sia degli organi della Stato preposti al controllo dei territori relativi, sia dei mezzi d'informazione, favorendo così nei fatti non solo una distorta visione delle cause e dei veri responsabili del problema nell'opinione pubblica nazionale, ma anche, di riflesso, permettendo che il problema raggiungesse la gravità attuale.
Ancora una volta dimostrato nei fatti l'attaccamento alla propria terra d'origine dei tanti cittadini meridionali emigrati per lavoro al nord.
"PER IL LAVORO EMIGRIAMO MA NON DIMENTICHIAMO LA TERRA CHE AMIAMO"
Ieri a Imola (BO) marcia di protesta contro il biocidio nella Campania Felix.
Dopo Modena il 3 Novembre, Reggio Emilia l'8 Dicembre 2013 e Udine il 1 febbraio 2014 ancora si protesta al nord.
Il Partito del Sud ancora presente, senza bandiere come richiesto dagli organizzatori,insieme ad altre Associazioni, Movimenti e singoli cittadini.
Il corteo si è snodato per le strade del centro di Imola. Durante il percorso sono stati distribuiti volanti ai passanti. Al termine del corteo hanno preso la parola con interventi applauditi singoli cittadini e rappresentanti di #ioL8 ; è stato inoltre letto un comunicato ove si è posto in evidenza il fatto che i cittadini campani sollevano e hanno sollevato da anni il problema dell'avvelenamento dei territori ai danni del Sud in generale e della Campania in particolare, il tutto però nel silenzio colpevole sia degli organi della Stato preposti al controllo dei territori relativi, sia dei mezzi d'informazione, favorendo così nei fatti non solo una distorta visione delle cause e dei veri responsabili del problema nell'opinione pubblica nazionale, ma anche, di riflesso, permettendo che il problema raggiungesse la gravità attuale.
Ancora una volta dimostrato nei fatti l'attaccamento alla propria terra d'origine dei tanti cittadini meridionali emigrati per lavoro al nord.
domenica 9 marzo 2014
sabato 8 marzo 2014
Ecco perchè io mi fido sempre delle donne. Buon 8 marzo.
Di Marenza De Michele
Giornata di vento oggi a Bologna, sole e vento...che strana giornata, che rara occasione pr andare a ritroso nello spazio e nel tempo, alle generazioni di donne da cui provengo, di cui sono fiera: contadine analfabete -mani callose, portamento fiero e sguardo sereno- madri innanzittutto, senza smettere mai di essere figlie sorelle amiche amanti, donne che non conoscevano nè sapevano neanche pronunciare la parola 'mestruazioni', ma più prudentemente ne sussurravano tra loro chiamandole 'marchese', donne che arrossivano anche di fronte allo sguardo di un uomo, donne d'altri tempi, donne indimenticabili.
E in questa strana giornata in cui solo voci di uomini ho sentito a celebrare la bellezza e la fatica del vivere al femminile, voglio aggiungere la mia voce di donna tra le donne -non permetto a nessuno, tantomeno al consumismo, di scipparmi la possibilità di una celebrazione/commemorazione del mio modo di essere al mondo- e affermare forte e chiaro che noi donne non siamo poi molto diverse dalle nostre radici, meglio non fidarsi mai delle apparenze, possiamo anche spararci delle pose ma restiamo fiere forti e serene, degne della 'mission' che madre matura ci ha affidato, essere sempre e comunque portatrici di vita.
Ecco perchè io mi fido sempre delle donne.
Buon 8 marzo.
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Giornata di vento oggi a Bologna, sole e vento...che strana giornata, che rara occasione pr andare a ritroso nello spazio e nel tempo, alle generazioni di donne da cui provengo, di cui sono fiera: contadine analfabete -mani callose, portamento fiero e sguardo sereno- madri innanzittutto, senza smettere mai di essere figlie sorelle amiche amanti, donne che non conoscevano nè sapevano neanche pronunciare la parola 'mestruazioni', ma più prudentemente ne sussurravano tra loro chiamandole 'marchese', donne che arrossivano anche di fronte allo sguardo di un uomo, donne d'altri tempi, donne indimenticabili.
E in questa strana giornata in cui solo voci di uomini ho sentito a celebrare la bellezza e la fatica del vivere al femminile, voglio aggiungere la mia voce di donna tra le donne -non permetto a nessuno, tantomeno al consumismo, di scipparmi la possibilità di una celebrazione/commemorazione del mio modo di essere al mondo- e affermare forte e chiaro che noi donne non siamo poi molto diverse dalle nostre radici, meglio non fidarsi mai delle apparenze, possiamo anche spararci delle pose ma restiamo fiere forti e serene, degne della 'mission' che madre matura ci ha affidato, essere sempre e comunque portatrici di vita.
Ecco perchè io mi fido sempre delle donne.
Buon 8 marzo.
Di Marenza De Michele
Giornata di vento oggi a Bologna, sole e vento...che strana giornata, che rara occasione pr andare a ritroso nello spazio e nel tempo, alle generazioni di donne da cui provengo, di cui sono fiera: contadine analfabete -mani callose, portamento fiero e sguardo sereno- madri innanzittutto, senza smettere mai di essere figlie sorelle amiche amanti, donne che non conoscevano nè sapevano neanche pronunciare la parola 'mestruazioni', ma più prudentemente ne sussurravano tra loro chiamandole 'marchese', donne che arrossivano anche di fronte allo sguardo di un uomo, donne d'altri tempi, donne indimenticabili.
E in questa strana giornata in cui solo voci di uomini ho sentito a celebrare la bellezza e la fatica del vivere al femminile, voglio aggiungere la mia voce di donna tra le donne -non permetto a nessuno, tantomeno al consumismo, di scipparmi la possibilità di una celebrazione/commemorazione del mio modo di essere al mondo- e affermare forte e chiaro che noi donne non siamo poi molto diverse dalle nostre radici, meglio non fidarsi mai delle apparenze, possiamo anche spararci delle pose ma restiamo fiere forti e serene, degne della 'mission' che madre matura ci ha affidato, essere sempre e comunque portatrici di vita.
Ecco perchè io mi fido sempre delle donne.
Buon 8 marzo.
Giornata di vento oggi a Bologna, sole e vento...che strana giornata, che rara occasione pr andare a ritroso nello spazio e nel tempo, alle generazioni di donne da cui provengo, di cui sono fiera: contadine analfabete -mani callose, portamento fiero e sguardo sereno- madri innanzittutto, senza smettere mai di essere figlie sorelle amiche amanti, donne che non conoscevano nè sapevano neanche pronunciare la parola 'mestruazioni', ma più prudentemente ne sussurravano tra loro chiamandole 'marchese', donne che arrossivano anche di fronte allo sguardo di un uomo, donne d'altri tempi, donne indimenticabili.
E in questa strana giornata in cui solo voci di uomini ho sentito a celebrare la bellezza e la fatica del vivere al femminile, voglio aggiungere la mia voce di donna tra le donne -non permetto a nessuno, tantomeno al consumismo, di scipparmi la possibilità di una celebrazione/commemorazione del mio modo di essere al mondo- e affermare forte e chiaro che noi donne non siamo poi molto diverse dalle nostre radici, meglio non fidarsi mai delle apparenze, possiamo anche spararci delle pose ma restiamo fiere forti e serene, degne della 'mission' che madre matura ci ha affidato, essere sempre e comunque portatrici di vita.
Ecco perchè io mi fido sempre delle donne.
Buon 8 marzo.
8 Marzo "Festa della donna" .....
di Bruno Pappalardo
Che conta amare se mai venne conosciuto.
Che conta non aver conosciuto i salti nella campana?
Conta forse l’amor conosciuto che da angoscia?
Vale la pena conoscere le pene?
Pensate che Concetta dovette chiedersi se il mistero, la gioia dei sensi o la miseria era tanta o poca e se insopportabile?
Concetta dovette chiedersi se l’amore o la ragione o l’ansia di un bacio al suo ragazzo biondo fossero così importanti da diventare la forma del suo mondo? NO!
Concetta Biondi non sapeva nulla.
Non poteva sapere perché, in quel vespro caldo e buio, s’ illuminassero i gradini davanti casa.
Il fuoco alto nascondeva la fioca luce del Rosario di sera che le donne lamentavano.
Divenne notte in un baleno ma fu eternità.
Concetta ebbe paura quando giunsero quelle giubbe nere e rosse ma anche nere con lucenti e alti coltelli.
Vide il padre sull’uscio piegarsi, prono come ossequio ma era spada straniera trapassata.
Fuggi in cantina. Pensava che nessuno potesse mai raggiungerla.
Aveva sempre pensato che l’interrato cubicolo di terra fosse il suo mondo quieto dove le urla della madre che voleva andasse a prendere acqua non sarebbero mai giunte.
Si rintanò dietro le botti di vino.
Per pochi minuti pensò alla luce sui prati.
Senti il piede pesante e argentino per le armi che scendevano le nove tavole della rampetta.
Erano nove, quante volte le aveva contate.
Aveva appreso dal maestro, in quell’anno, a calcolare fino a dieci,…si erano nove ma… sette, otto, nove,…
Sentì un dolore atroce sotto la grezza vestina terrea, poi fiacco il respiro.
Venti coltelli lunghi la colpirono e così le botti.
Il vino vecchio rubinaceo si accordò col sangue corindòne.
1 e 2,…3, 4e5,…6 zoppo…, 7e8 e poi, 9; i gradini, la fine del gioco.
Lo stupro materiale e immateriale, la violenza, materiale e immateriale contro il debole; La prevaricazione, la minaccia, la paura, il ricatto, vigliaccamente contro le donne, contro le donne bambine tante, tante, migliaia di campane non saltate, sono la somma e il codice della infamia, dell’ignominia che s’annida tra le pieghe di lenzuola fredde e la cultura sotterrata in quella cantina umida, condensa rossa di un 7 agosto a Pontelandolfo.
opera di Bruno Pappalardo n.01 “ il vino vecchio, ...” dal cellulare
opera di Bruno Pappalardo n.01 “ il Sud ferito” dal cellulare

di Bruno Pappalardo
Che conta amare se mai venne conosciuto.
Che conta non aver conosciuto i salti nella campana?
Conta forse l’amor conosciuto che da angoscia?
Vale la pena conoscere le pene?
Pensate che Concetta dovette chiedersi se il mistero, la gioia dei sensi o la miseria era tanta o poca e se insopportabile?
Concetta dovette chiedersi se l’amore o la ragione o l’ansia di un bacio al suo ragazzo biondo fossero così importanti da diventare la forma del suo mondo? NO!
Concetta Biondi non sapeva nulla.
Non poteva sapere perché, in quel vespro caldo e buio, s’ illuminassero i gradini davanti casa.
Il fuoco alto nascondeva la fioca luce del Rosario di sera che le donne lamentavano.
Divenne notte in un baleno ma fu eternità.
Concetta ebbe paura quando giunsero quelle giubbe nere e rosse ma anche nere con lucenti e alti coltelli.
Vide il padre sull’uscio piegarsi, prono come ossequio ma era spada straniera trapassata.
Fuggi in cantina. Pensava che nessuno potesse mai raggiungerla.
Aveva sempre pensato che l’interrato cubicolo di terra fosse il suo mondo quieto dove le urla della madre che voleva andasse a prendere acqua non sarebbero mai giunte.
Si rintanò dietro le botti di vino.
Per pochi minuti pensò alla luce sui prati.
Senti il piede pesante e argentino per le armi che scendevano le nove tavole della rampetta.
Erano nove, quante volte le aveva contate.
Aveva appreso dal maestro, in quell’anno, a calcolare fino a dieci,…si erano nove ma… sette, otto, nove,…
Sentì un dolore atroce sotto la grezza vestina terrea, poi fiacco il respiro.
Venti coltelli lunghi la colpirono e così le botti.
Il vino vecchio rubinaceo si accordò col sangue corindòne.
1 e 2,…3, 4e5,…6 zoppo…, 7e8 e poi, 9; i gradini, la fine del gioco.
Lo stupro materiale e immateriale, la violenza, materiale e immateriale contro il debole; La prevaricazione, la minaccia, la paura, il ricatto, vigliaccamente contro le donne, contro le donne bambine tante, tante, migliaia di campane non saltate, sono la somma e il codice della infamia, dell’ignominia che s’annida tra le pieghe di lenzuola fredde e la cultura sotterrata in quella cantina umida, condensa rossa di un 7 agosto a Pontelandolfo.
opera di Bruno Pappalardo n.01 “ il vino vecchio, ...” dal cellulare
opera di Bruno Pappalardo n.01 “ il Sud ferito” dal cellulare

A proposito delle polemiche sugli squilibri Nord e Sud: Gramsci, Nitti e altre storie
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di Gigi Di Fiore
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Negli ultimi giorni, ho letto tanti interventi, rinnovate polemiche sullo squilibrio economico tra Nord e Sud. C'è chi dice: tutta colpa dei meridionali, che sanno solo piangersi addosso e si danno classi dirigenti non all'altezza da sempre.
Le repliche: no, lo squilibrio si è accentuato nel tempo per scelte di politica economica, a partire dai primi vent'anni dell'unità d'Italia, che hanno favorito le regioni settentrionali. E ancora: il Sud è stato sempre considerato terra di consumo, di tassazione, di interventi residuali.
Mentre impazzano questi scritti sui giornali, arriva la notizia che la Corte dei conti, numeri alla mano, ha scoperto che da noi si pagano molte più imposte che nelle altre regioni italiani. E che tutto nasce da una discutibile interpretazione di federalismo. Insomma, è ormai chiaro che il famigerato squilibrio in tempi di crisi e la scomoda questione meridionale siano il vero nodo del possibile sviluppo dell'intero Paese.
Negli interventi degli ultimi giorni, per evidenziare i limiti della classe dirigente del Sud, qualcuno ha citato Gramsci, le sue idee sul ceto latifondista meridionale che, all'alba dell'unità d'Italia, si chiuse nella conservazione di potere e ricchezze, saldandosi con i ceti imprenditoriali del Nord. Ma Gramsci era andato più avanti nelle sue interpretazioni sul Risorgimento. Aveva considerato la guerra del brigantaggio una lotta civile, una guerra contadina, anche se non organizzata.
E aveva auspicato che, dopo quella guerra, i contadini meridionali potessero prendere coscienza di classe unendo le loro forze agli operai del Nord. Dunque, brigantaggio sanguinosa rivolta sociale contro le false promesse unitarie e la conservazione dei ceti dei possidenti meridionali. Una lettura che sarebbe stata seguita anche da Franco Molfese, mentre Gaetano Salvemini riprese poi la tesi gramsciana sulla speranza di saldatura sociale operai del nord-contadini del Sud, per favorire lo sviluppo nel Mezzogiorno.
Le tasse. Il prezioso studio di Francesco Saverio Nitti, "Il bilancio dello Stato dal 1862 al 1896-97" pubblicato nel 1900, già conteneva interessanti osservazioni sulla tassazione dei primi 30 anni di unità. "L'Italia meridionale è assai più duramente colpita dalle imposte dell'Italia settentrionale", scriveva lo studioso lucano. Era il risultato di uno studio statistico su distribuzione dei tributi, ripartizione della spesa pubblica e ricchezza comparati tra le diverse regioni italiane.
"Per 40 anni lo Stato ha destinato le sue risorse prevalentemente alle regioni della valle del Po" scriveva ancora Nitti. Aggiungendo: "In proporzione alla sua ricchezza, l'Italia settentrionale ha pagato assai meno di quanto dovuto allo Stato e l'Italia meridionale molto di più". Da qui una conclusione: il famoso divario Nord-Sud, all'inizio minimo, nei primi 30 anni di unità era andato progressivamente aumentato. Curioso, no?
Naturalmente, anche Nitti fu allora criticato. Molti polemizzarono con il suo metodo statistico, con le sue conclusioni. E ti pareva. Nitti pensava a correttivi in uno Stato accentrato nella sua amministrazione. La ricetta di Salvemini era invece il decentramento nelle scelte.
"Dal 1860 ad oggi vi è stato un drenaggio continuo di capitali dal Sud al Nord per opera della politica dello Stato"; "Il Mezzogiorno ha funzionato come colonia di consumo e ha permesso lo svolgersi della grande industria del Nord": altre affermazioni di Nitti. Leggo di nuovo questi scritti e mi rendo conto che, nel dibattito in corso, si ripropongono tesi già di un secolo fa. Forse, queste analisi si dovrebbero conoscere di più. Forse si dovrebbe ripartire da basi nuove. Con onestà intellettuale. Ma spesso, in un mercato di lettori (pochi di questi tempi) assai spesso vergini di conoscenze storiche, imporre tesi e libri a effetto è gioco facile. Ahimé.
Le repliche: no, lo squilibrio si è accentuato nel tempo per scelte di politica economica, a partire dai primi vent'anni dell'unità d'Italia, che hanno favorito le regioni settentrionali. E ancora: il Sud è stato sempre considerato terra di consumo, di tassazione, di interventi residuali.
Mentre impazzano questi scritti sui giornali, arriva la notizia che la Corte dei conti, numeri alla mano, ha scoperto che da noi si pagano molte più imposte che nelle altre regioni italiani. E che tutto nasce da una discutibile interpretazione di federalismo. Insomma, è ormai chiaro che il famigerato squilibrio in tempi di crisi e la scomoda questione meridionale siano il vero nodo del possibile sviluppo dell'intero Paese.
Negli interventi degli ultimi giorni, per evidenziare i limiti della classe dirigente del Sud, qualcuno ha citato Gramsci, le sue idee sul ceto latifondista meridionale che, all'alba dell'unità d'Italia, si chiuse nella conservazione di potere e ricchezze, saldandosi con i ceti imprenditoriali del Nord. Ma Gramsci era andato più avanti nelle sue interpretazioni sul Risorgimento. Aveva considerato la guerra del brigantaggio una lotta civile, una guerra contadina, anche se non organizzata.
E aveva auspicato che, dopo quella guerra, i contadini meridionali potessero prendere coscienza di classe unendo le loro forze agli operai del Nord. Dunque, brigantaggio sanguinosa rivolta sociale contro le false promesse unitarie e la conservazione dei ceti dei possidenti meridionali. Una lettura che sarebbe stata seguita anche da Franco Molfese, mentre Gaetano Salvemini riprese poi la tesi gramsciana sulla speranza di saldatura sociale operai del nord-contadini del Sud, per favorire lo sviluppo nel Mezzogiorno.
Le tasse. Il prezioso studio di Francesco Saverio Nitti, "Il bilancio dello Stato dal 1862 al 1896-97" pubblicato nel 1900, già conteneva interessanti osservazioni sulla tassazione dei primi 30 anni di unità. "L'Italia meridionale è assai più duramente colpita dalle imposte dell'Italia settentrionale", scriveva lo studioso lucano. Era il risultato di uno studio statistico su distribuzione dei tributi, ripartizione della spesa pubblica e ricchezza comparati tra le diverse regioni italiane.
"Per 40 anni lo Stato ha destinato le sue risorse prevalentemente alle regioni della valle del Po" scriveva ancora Nitti. Aggiungendo: "In proporzione alla sua ricchezza, l'Italia settentrionale ha pagato assai meno di quanto dovuto allo Stato e l'Italia meridionale molto di più". Da qui una conclusione: il famoso divario Nord-Sud, all'inizio minimo, nei primi 30 anni di unità era andato progressivamente aumentato. Curioso, no?
Naturalmente, anche Nitti fu allora criticato. Molti polemizzarono con il suo metodo statistico, con le sue conclusioni. E ti pareva. Nitti pensava a correttivi in uno Stato accentrato nella sua amministrazione. La ricetta di Salvemini era invece il decentramento nelle scelte.
"Dal 1860 ad oggi vi è stato un drenaggio continuo di capitali dal Sud al Nord per opera della politica dello Stato"; "Il Mezzogiorno ha funzionato come colonia di consumo e ha permesso lo svolgersi della grande industria del Nord": altre affermazioni di Nitti. Leggo di nuovo questi scritti e mi rendo conto che, nel dibattito in corso, si ripropongono tesi già di un secolo fa. Forse, queste analisi si dovrebbero conoscere di più. Forse si dovrebbe ripartire da basi nuove. Con onestà intellettuale. Ma spesso, in un mercato di lettori (pochi di questi tempi) assai spesso vergini di conoscenze storiche, imporre tesi e libri a effetto è gioco facile. Ahimé.
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di Gigi Di Fiore
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Negli ultimi giorni, ho letto tanti interventi, rinnovate polemiche sullo squilibrio economico tra Nord e Sud. C'è chi dice: tutta colpa dei meridionali, che sanno solo piangersi addosso e si danno classi dirigenti non all'altezza da sempre.
Le repliche: no, lo squilibrio si è accentuato nel tempo per scelte di politica economica, a partire dai primi vent'anni dell'unità d'Italia, che hanno favorito le regioni settentrionali. E ancora: il Sud è stato sempre considerato terra di consumo, di tassazione, di interventi residuali.
Mentre impazzano questi scritti sui giornali, arriva la notizia che la Corte dei conti, numeri alla mano, ha scoperto che da noi si pagano molte più imposte che nelle altre regioni italiani. E che tutto nasce da una discutibile interpretazione di federalismo. Insomma, è ormai chiaro che il famigerato squilibrio in tempi di crisi e la scomoda questione meridionale siano il vero nodo del possibile sviluppo dell'intero Paese.
Negli interventi degli ultimi giorni, per evidenziare i limiti della classe dirigente del Sud, qualcuno ha citato Gramsci, le sue idee sul ceto latifondista meridionale che, all'alba dell'unità d'Italia, si chiuse nella conservazione di potere e ricchezze, saldandosi con i ceti imprenditoriali del Nord. Ma Gramsci era andato più avanti nelle sue interpretazioni sul Risorgimento. Aveva considerato la guerra del brigantaggio una lotta civile, una guerra contadina, anche se non organizzata.
E aveva auspicato che, dopo quella guerra, i contadini meridionali potessero prendere coscienza di classe unendo le loro forze agli operai del Nord. Dunque, brigantaggio sanguinosa rivolta sociale contro le false promesse unitarie e la conservazione dei ceti dei possidenti meridionali. Una lettura che sarebbe stata seguita anche da Franco Molfese, mentre Gaetano Salvemini riprese poi la tesi gramsciana sulla speranza di saldatura sociale operai del nord-contadini del Sud, per favorire lo sviluppo nel Mezzogiorno.
Le tasse. Il prezioso studio di Francesco Saverio Nitti, "Il bilancio dello Stato dal 1862 al 1896-97" pubblicato nel 1900, già conteneva interessanti osservazioni sulla tassazione dei primi 30 anni di unità. "L'Italia meridionale è assai più duramente colpita dalle imposte dell'Italia settentrionale", scriveva lo studioso lucano. Era il risultato di uno studio statistico su distribuzione dei tributi, ripartizione della spesa pubblica e ricchezza comparati tra le diverse regioni italiane.
"Per 40 anni lo Stato ha destinato le sue risorse prevalentemente alle regioni della valle del Po" scriveva ancora Nitti. Aggiungendo: "In proporzione alla sua ricchezza, l'Italia settentrionale ha pagato assai meno di quanto dovuto allo Stato e l'Italia meridionale molto di più". Da qui una conclusione: il famoso divario Nord-Sud, all'inizio minimo, nei primi 30 anni di unità era andato progressivamente aumentato. Curioso, no?
Naturalmente, anche Nitti fu allora criticato. Molti polemizzarono con il suo metodo statistico, con le sue conclusioni. E ti pareva. Nitti pensava a correttivi in uno Stato accentrato nella sua amministrazione. La ricetta di Salvemini era invece il decentramento nelle scelte.
"Dal 1860 ad oggi vi è stato un drenaggio continuo di capitali dal Sud al Nord per opera della politica dello Stato"; "Il Mezzogiorno ha funzionato come colonia di consumo e ha permesso lo svolgersi della grande industria del Nord": altre affermazioni di Nitti. Leggo di nuovo questi scritti e mi rendo conto che, nel dibattito in corso, si ripropongono tesi già di un secolo fa. Forse, queste analisi si dovrebbero conoscere di più. Forse si dovrebbe ripartire da basi nuove. Con onestà intellettuale. Ma spesso, in un mercato di lettori (pochi di questi tempi) assai spesso vergini di conoscenze storiche, imporre tesi e libri a effetto è gioco facile. Ahimé.
Le repliche: no, lo squilibrio si è accentuato nel tempo per scelte di politica economica, a partire dai primi vent'anni dell'unità d'Italia, che hanno favorito le regioni settentrionali. E ancora: il Sud è stato sempre considerato terra di consumo, di tassazione, di interventi residuali.
Mentre impazzano questi scritti sui giornali, arriva la notizia che la Corte dei conti, numeri alla mano, ha scoperto che da noi si pagano molte più imposte che nelle altre regioni italiani. E che tutto nasce da una discutibile interpretazione di federalismo. Insomma, è ormai chiaro che il famigerato squilibrio in tempi di crisi e la scomoda questione meridionale siano il vero nodo del possibile sviluppo dell'intero Paese.
Negli interventi degli ultimi giorni, per evidenziare i limiti della classe dirigente del Sud, qualcuno ha citato Gramsci, le sue idee sul ceto latifondista meridionale che, all'alba dell'unità d'Italia, si chiuse nella conservazione di potere e ricchezze, saldandosi con i ceti imprenditoriali del Nord. Ma Gramsci era andato più avanti nelle sue interpretazioni sul Risorgimento. Aveva considerato la guerra del brigantaggio una lotta civile, una guerra contadina, anche se non organizzata.
E aveva auspicato che, dopo quella guerra, i contadini meridionali potessero prendere coscienza di classe unendo le loro forze agli operai del Nord. Dunque, brigantaggio sanguinosa rivolta sociale contro le false promesse unitarie e la conservazione dei ceti dei possidenti meridionali. Una lettura che sarebbe stata seguita anche da Franco Molfese, mentre Gaetano Salvemini riprese poi la tesi gramsciana sulla speranza di saldatura sociale operai del nord-contadini del Sud, per favorire lo sviluppo nel Mezzogiorno.
Le tasse. Il prezioso studio di Francesco Saverio Nitti, "Il bilancio dello Stato dal 1862 al 1896-97" pubblicato nel 1900, già conteneva interessanti osservazioni sulla tassazione dei primi 30 anni di unità. "L'Italia meridionale è assai più duramente colpita dalle imposte dell'Italia settentrionale", scriveva lo studioso lucano. Era il risultato di uno studio statistico su distribuzione dei tributi, ripartizione della spesa pubblica e ricchezza comparati tra le diverse regioni italiane.
"Per 40 anni lo Stato ha destinato le sue risorse prevalentemente alle regioni della valle del Po" scriveva ancora Nitti. Aggiungendo: "In proporzione alla sua ricchezza, l'Italia settentrionale ha pagato assai meno di quanto dovuto allo Stato e l'Italia meridionale molto di più". Da qui una conclusione: il famoso divario Nord-Sud, all'inizio minimo, nei primi 30 anni di unità era andato progressivamente aumentato. Curioso, no?
Naturalmente, anche Nitti fu allora criticato. Molti polemizzarono con il suo metodo statistico, con le sue conclusioni. E ti pareva. Nitti pensava a correttivi in uno Stato accentrato nella sua amministrazione. La ricetta di Salvemini era invece il decentramento nelle scelte.
"Dal 1860 ad oggi vi è stato un drenaggio continuo di capitali dal Sud al Nord per opera della politica dello Stato"; "Il Mezzogiorno ha funzionato come colonia di consumo e ha permesso lo svolgersi della grande industria del Nord": altre affermazioni di Nitti. Leggo di nuovo questi scritti e mi rendo conto che, nel dibattito in corso, si ripropongono tesi già di un secolo fa. Forse, queste analisi si dovrebbero conoscere di più. Forse si dovrebbe ripartire da basi nuove. Con onestà intellettuale. Ma spesso, in un mercato di lettori (pochi di questi tempi) assai spesso vergini di conoscenze storiche, imporre tesi e libri a effetto è gioco facile. Ahimé.
venerdì 7 marzo 2014
giovedì 6 marzo 2014
INCIDENTE FERROVIARIO GIMIGLIANO - COMUNICATO STAMPA PdelSUD PROV. CATANZARO
Il Partito del Sud Pr. Catanzaro esprime la più profonda
indignazione per l’incidente ferroviario di Gimigliano, sulla line della
Calabrolucana, che non può e non deve essere considerato come semplice
fatalità.
E’ la conseguenza della politica dei trasporti scellerata posta in
essere negli ultimi anni non solo in Calabria ma in tutto il Sud. Le linee
ferroviarie devono essere ammodernate così come le carrozze ferroviarie.
L’efficienza va curata con un adeguata manutenzione.
In Europa viaggiano
tranquillamente treni storici puliti e perfetti in efficienza e velocità.
Perché qui da noi non si può fare? Quali interessi nascosti impediscono un
armonico ed efficiente sviluppo ferroviario che consenta di collegare Cosenza e
Catanzaro in meno di un’ora?
I nostri studenti e noi stessi abbiamo diritto a
spostarci con velocità e sicurezza.
Lo dice anche la Costituzione. O forse la
Costituzione non vale a queste latitudini perchè “prima il Nord”?
Franco Gallo
(Coordinatore Pr. Catanzaro Partito del Sud)
Il Partito del Sud Pr. Catanzaro esprime la più profonda
indignazione per l’incidente ferroviario di Gimigliano, sulla line della
Calabrolucana, che non può e non deve essere considerato come semplice
fatalità.
E’ la conseguenza della politica dei trasporti scellerata posta in
essere negli ultimi anni non solo in Calabria ma in tutto il Sud. Le linee
ferroviarie devono essere ammodernate così come le carrozze ferroviarie.
L’efficienza va curata con un adeguata manutenzione.
In Europa viaggiano
tranquillamente treni storici puliti e perfetti in efficienza e velocità.
Perché qui da noi non si può fare? Quali interessi nascosti impediscono un
armonico ed efficiente sviluppo ferroviario che consenta di collegare Cosenza e
Catanzaro in meno di un’ora?
I nostri studenti e noi stessi abbiamo diritto a
spostarci con velocità e sicurezza.
Lo dice anche la Costituzione. O forse la
Costituzione non vale a queste latitudini perchè “prima il Nord”?
Franco Gallo
(Coordinatore Pr. Catanzaro Partito del Sud)
Sud Project Camp patrocina Medity - Il Laboratorio aperto nelle piazze del Sud! partecipa all'Expò dell'Integrazione oltre la Sicurezza
Fonte: Medity
Il Sud Project Camp, l’Associazione che ha dato vita ad un Laboratorio aperto nelle piazze del Sud! partecipa all’Expò dell’Integrazione oltre la Sicurezza.
Cosciente che il Sud ha bisogno di una coscienza comune, di condividere idee, esperienze e progetti, nasce l’idea di Sud Project Camp proprio fare questo: far incontrare gli uomini e le donne, i giovani del Sud di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali e creare “un luogo” dove poter: incontrarsi, conoscersi e condividere esperienze.
Il sodalizio è convinto che il Sud abbia tante risorse, è giunto il momento di metterle in comune, da qui nasce SUD PROJECT CAMP - Laboratorio aperto nelle piazze del Sud!
In quest’ottica Sud Project Camp punta su Medity.
Il presidente di Sud Project Camp, Michele Dell'Edera, in occasione del patrocinio a Medity, ha dichiarato: «E' con immenso piacere che supportiamo, con il nostro patrocinio, come Sud Project Camp il Medity Expo 2014 perché ogni spazio o iniziativa che dia spazio e forza a idee innovative al sud e da sud è nell'interesse della nostra associazione supportarlo e promuoverlo. In effetti il scopo è quello di promuovere iniziative e sostenere progetti al fine di stimolare l'incontro tra le persone per favorire quello scambio di esperienze fondamentale per lo sviluppo dei nostri territori. Occasioni come il Medity consentono di raccogliere idee e progetti utili a politiche di rilancio delle regioni del sud Italia. Inoltre l'incontro favorisce sicuramente la creazione di classi dirigenti e management dal basso».
Il Sud Projetc Camp rivolge una particolare attenzione ai giovani e a chi decide di scommettere sul Sud, avrà degli spazi dedicati all’editoria meridionale, altri dedicati al “compra sud”, altri ancora all’offerta formativa da e per il sud. Non viene dimenticato il lavoro, come non viene dimenticato il rispetto della salute e dell’ambiente, la capacità di autoccupazione dando valore a tutte quelle idee che diventano impresa, attività economica e sociale. Uno spazio contro ogni possibile infiltrazione mafiosa e contro tutte le forme di delinquenza palese ed occulta.
Scopo dell’Associazione Sud Project Camp è quello di promuovere iniziative e sostenere progetti al fine di stimolare l’incontro tra le persone e così favorire quello scambio di esperienze e di relazioni che è fondamentale per lo sviluppo dei nostri territori.
Creare la rete è il primo passo verso la costruzione di una coscienza condivisa meridionale. In oltre la raccolta di idee e progetti per lo sviluppo del Sud favorirà naturalmente la creazione di una classe dirigente dal basso che possa essere da stimolo e da supporto a tutto ciò che si vorrà mettere in campo per il Sud.
Emblematico è il logo di “Sud Project Camp” realizzato da Bruno Pappalardo, in quanto rappresenta in se la missione dell’Associazione. Dal sito dell’Associazione si riporta la descrizione del logo:
«Il Logo rappresenta un albero frondoso dalle corte radici ma che si percepiscono strutturalmente forti e su cui si regge un tronco ampio – come le sue potenziali risorse e come la Grande Storia del Sud narra.
Le Foglie sono “Fogli; ciascun a è una idea!… Un’altra enorme ricchezza ma, sono dunque, “Progetti” che si realizzeranno perché l’albero possa ergersi più alto ed estendere profonde le sue radici. Le foglie insomma, sono disegni piani. A volte sarà rigoglioso ma, a volte, spoglio. Quando ciò accadrà non sarà per povertà di proposte ma per aver consumato, compiuto, concretato il progetto.
Le Radici sono il nostro passato ma soprattutto la voglia di ripartire da noi stessi, dalla nostra terra una volta per tutte e dire: Il Sud si fa Sistema Propositivo e Vince!»
Cosciente che il Sud ha bisogno di una coscienza comune, di condividere idee, esperienze e progetti, nasce l’idea di Sud Project Camp proprio fare questo: far incontrare gli uomini e le donne, i giovani del Sud di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali e creare “un luogo” dove poter: incontrarsi, conoscersi e condividere esperienze.
Il sodalizio è convinto che il Sud abbia tante risorse, è giunto il momento di metterle in comune, da qui nasce SUD PROJECT CAMP - Laboratorio aperto nelle piazze del Sud!
In quest’ottica Sud Project Camp punta su Medity.
Il presidente di Sud Project Camp, Michele Dell'Edera, in occasione del patrocinio a Medity, ha dichiarato: «E' con immenso piacere che supportiamo, con il nostro patrocinio, come Sud Project Camp il Medity Expo 2014 perché ogni spazio o iniziativa che dia spazio e forza a idee innovative al sud e da sud è nell'interesse della nostra associazione supportarlo e promuoverlo. In effetti il scopo è quello di promuovere iniziative e sostenere progetti al fine di stimolare l'incontro tra le persone per favorire quello scambio di esperienze fondamentale per lo sviluppo dei nostri territori. Occasioni come il Medity consentono di raccogliere idee e progetti utili a politiche di rilancio delle regioni del sud Italia. Inoltre l'incontro favorisce sicuramente la creazione di classi dirigenti e management dal basso».
Il Sud Projetc Camp rivolge una particolare attenzione ai giovani e a chi decide di scommettere sul Sud, avrà degli spazi dedicati all’editoria meridionale, altri dedicati al “compra sud”, altri ancora all’offerta formativa da e per il sud. Non viene dimenticato il lavoro, come non viene dimenticato il rispetto della salute e dell’ambiente, la capacità di autoccupazione dando valore a tutte quelle idee che diventano impresa, attività economica e sociale. Uno spazio contro ogni possibile infiltrazione mafiosa e contro tutte le forme di delinquenza palese ed occulta.
Scopo dell’Associazione Sud Project Camp è quello di promuovere iniziative e sostenere progetti al fine di stimolare l’incontro tra le persone e così favorire quello scambio di esperienze e di relazioni che è fondamentale per lo sviluppo dei nostri territori.
Creare la rete è il primo passo verso la costruzione di una coscienza condivisa meridionale. In oltre la raccolta di idee e progetti per lo sviluppo del Sud favorirà naturalmente la creazione di una classe dirigente dal basso che possa essere da stimolo e da supporto a tutto ciò che si vorrà mettere in campo per il Sud.
Emblematico è il logo di “Sud Project Camp” realizzato da Bruno Pappalardo, in quanto rappresenta in se la missione dell’Associazione. Dal sito dell’Associazione si riporta la descrizione del logo:
«Il Logo rappresenta un albero frondoso dalle corte radici ma che si percepiscono strutturalmente forti e su cui si regge un tronco ampio – come le sue potenziali risorse e come la Grande Storia del Sud narra.
Le Foglie sono “Fogli; ciascun a è una idea!… Un’altra enorme ricchezza ma, sono dunque, “Progetti” che si realizzeranno perché l’albero possa ergersi più alto ed estendere profonde le sue radici. Le foglie insomma, sono disegni piani. A volte sarà rigoglioso ma, a volte, spoglio. Quando ciò accadrà non sarà per povertà di proposte ma per aver consumato, compiuto, concretato il progetto.
Le Radici sono il nostro passato ma soprattutto la voglia di ripartire da noi stessi, dalla nostra terra una volta per tutte e dire: Il Sud si fa Sistema Propositivo e Vince!»
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Fonte: Medity
Il Sud Project Camp, l’Associazione che ha dato vita ad un Laboratorio aperto nelle piazze del Sud! partecipa all’Expò dell’Integrazione oltre la Sicurezza.
Cosciente che il Sud ha bisogno di una coscienza comune, di condividere idee, esperienze e progetti, nasce l’idea di Sud Project Camp proprio fare questo: far incontrare gli uomini e le donne, i giovani del Sud di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali e creare “un luogo” dove poter: incontrarsi, conoscersi e condividere esperienze.
Il sodalizio è convinto che il Sud abbia tante risorse, è giunto il momento di metterle in comune, da qui nasce SUD PROJECT CAMP - Laboratorio aperto nelle piazze del Sud!
In quest’ottica Sud Project Camp punta su Medity.
Il presidente di Sud Project Camp, Michele Dell'Edera, in occasione del patrocinio a Medity, ha dichiarato: «E' con immenso piacere che supportiamo, con il nostro patrocinio, come Sud Project Camp il Medity Expo 2014 perché ogni spazio o iniziativa che dia spazio e forza a idee innovative al sud e da sud è nell'interesse della nostra associazione supportarlo e promuoverlo. In effetti il scopo è quello di promuovere iniziative e sostenere progetti al fine di stimolare l'incontro tra le persone per favorire quello scambio di esperienze fondamentale per lo sviluppo dei nostri territori. Occasioni come il Medity consentono di raccogliere idee e progetti utili a politiche di rilancio delle regioni del sud Italia. Inoltre l'incontro favorisce sicuramente la creazione di classi dirigenti e management dal basso».
Il Sud Projetc Camp rivolge una particolare attenzione ai giovani e a chi decide di scommettere sul Sud, avrà degli spazi dedicati all’editoria meridionale, altri dedicati al “compra sud”, altri ancora all’offerta formativa da e per il sud. Non viene dimenticato il lavoro, come non viene dimenticato il rispetto della salute e dell’ambiente, la capacità di autoccupazione dando valore a tutte quelle idee che diventano impresa, attività economica e sociale. Uno spazio contro ogni possibile infiltrazione mafiosa e contro tutte le forme di delinquenza palese ed occulta.
Scopo dell’Associazione Sud Project Camp è quello di promuovere iniziative e sostenere progetti al fine di stimolare l’incontro tra le persone e così favorire quello scambio di esperienze e di relazioni che è fondamentale per lo sviluppo dei nostri territori.
Creare la rete è il primo passo verso la costruzione di una coscienza condivisa meridionale. In oltre la raccolta di idee e progetti per lo sviluppo del Sud favorirà naturalmente la creazione di una classe dirigente dal basso che possa essere da stimolo e da supporto a tutto ciò che si vorrà mettere in campo per il Sud.
Emblematico è il logo di “Sud Project Camp” realizzato da Bruno Pappalardo, in quanto rappresenta in se la missione dell’Associazione. Dal sito dell’Associazione si riporta la descrizione del logo:
«Il Logo rappresenta un albero frondoso dalle corte radici ma che si percepiscono strutturalmente forti e su cui si regge un tronco ampio – come le sue potenziali risorse e come la Grande Storia del Sud narra.
Le Foglie sono “Fogli; ciascun a è una idea!… Un’altra enorme ricchezza ma, sono dunque, “Progetti” che si realizzeranno perché l’albero possa ergersi più alto ed estendere profonde le sue radici. Le foglie insomma, sono disegni piani. A volte sarà rigoglioso ma, a volte, spoglio. Quando ciò accadrà non sarà per povertà di proposte ma per aver consumato, compiuto, concretato il progetto.
Le Radici sono il nostro passato ma soprattutto la voglia di ripartire da noi stessi, dalla nostra terra una volta per tutte e dire: Il Sud si fa Sistema Propositivo e Vince!»
Cosciente che il Sud ha bisogno di una coscienza comune, di condividere idee, esperienze e progetti, nasce l’idea di Sud Project Camp proprio fare questo: far incontrare gli uomini e le donne, i giovani del Sud di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali e creare “un luogo” dove poter: incontrarsi, conoscersi e condividere esperienze.
Il sodalizio è convinto che il Sud abbia tante risorse, è giunto il momento di metterle in comune, da qui nasce SUD PROJECT CAMP - Laboratorio aperto nelle piazze del Sud!
In quest’ottica Sud Project Camp punta su Medity.
Il presidente di Sud Project Camp, Michele Dell'Edera, in occasione del patrocinio a Medity, ha dichiarato: «E' con immenso piacere che supportiamo, con il nostro patrocinio, come Sud Project Camp il Medity Expo 2014 perché ogni spazio o iniziativa che dia spazio e forza a idee innovative al sud e da sud è nell'interesse della nostra associazione supportarlo e promuoverlo. In effetti il scopo è quello di promuovere iniziative e sostenere progetti al fine di stimolare l'incontro tra le persone per favorire quello scambio di esperienze fondamentale per lo sviluppo dei nostri territori. Occasioni come il Medity consentono di raccogliere idee e progetti utili a politiche di rilancio delle regioni del sud Italia. Inoltre l'incontro favorisce sicuramente la creazione di classi dirigenti e management dal basso».
Il Sud Projetc Camp rivolge una particolare attenzione ai giovani e a chi decide di scommettere sul Sud, avrà degli spazi dedicati all’editoria meridionale, altri dedicati al “compra sud”, altri ancora all’offerta formativa da e per il sud. Non viene dimenticato il lavoro, come non viene dimenticato il rispetto della salute e dell’ambiente, la capacità di autoccupazione dando valore a tutte quelle idee che diventano impresa, attività economica e sociale. Uno spazio contro ogni possibile infiltrazione mafiosa e contro tutte le forme di delinquenza palese ed occulta.
Scopo dell’Associazione Sud Project Camp è quello di promuovere iniziative e sostenere progetti al fine di stimolare l’incontro tra le persone e così favorire quello scambio di esperienze e di relazioni che è fondamentale per lo sviluppo dei nostri territori.
Creare la rete è il primo passo verso la costruzione di una coscienza condivisa meridionale. In oltre la raccolta di idee e progetti per lo sviluppo del Sud favorirà naturalmente la creazione di una classe dirigente dal basso che possa essere da stimolo e da supporto a tutto ciò che si vorrà mettere in campo per il Sud.
Emblematico è il logo di “Sud Project Camp” realizzato da Bruno Pappalardo, in quanto rappresenta in se la missione dell’Associazione. Dal sito dell’Associazione si riporta la descrizione del logo:
«Il Logo rappresenta un albero frondoso dalle corte radici ma che si percepiscono strutturalmente forti e su cui si regge un tronco ampio – come le sue potenziali risorse e come la Grande Storia del Sud narra.
Le Foglie sono “Fogli; ciascun a è una idea!… Un’altra enorme ricchezza ma, sono dunque, “Progetti” che si realizzeranno perché l’albero possa ergersi più alto ed estendere profonde le sue radici. Le foglie insomma, sono disegni piani. A volte sarà rigoglioso ma, a volte, spoglio. Quando ciò accadrà non sarà per povertà di proposte ma per aver consumato, compiuto, concretato il progetto.
Le Radici sono il nostro passato ma soprattutto la voglia di ripartire da noi stessi, dalla nostra terra una volta per tutte e dire: Il Sud si fa Sistema Propositivo e Vince!»
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Convegno di Carlopoli -"IL MASSACRO DEL TERRITORIO DEL SUD NELL'ECONOMIA COLONIALE ITALIANA." Gli interventi di Franco Gaudio, Franco Gallo e Spadafora Giuseppe del Direttivo Calabria PdelSUD
https://www.youtube.com/watch?v=Vtnp9ob7HS0&feature=youtu.be
Gi interventi del Coordinatore del Partito del Sud Calabria Giuseppe Spadafora, il Coordinatore Partito del Sud Pr. Cosenza Franco Gaudio. e Franco Gallo Coordinatore Partito del Sud Pr. Catanzaro.
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Gi interventi del Coordinatore del Partito del Sud Calabria Giuseppe Spadafora, il Coordinatore Partito del Sud Pr. Cosenza Franco Gaudio. e Franco Gallo Coordinatore Partito del Sud Pr. Catanzaro.
https://www.youtube.com/watch?v=Vtnp9ob7HS0&feature=youtu.be
Gi interventi del Coordinatore del Partito del Sud Calabria Giuseppe Spadafora, il Coordinatore Partito del Sud Pr. Cosenza Franco Gaudio. e Franco Gallo Coordinatore Partito del Sud Pr. Catanzaro.
Gi interventi del Coordinatore del Partito del Sud Calabria Giuseppe Spadafora, il Coordinatore Partito del Sud Pr. Cosenza Franco Gaudio. e Franco Gallo Coordinatore Partito del Sud Pr. Catanzaro.
mercoledì 5 marzo 2014
Il SUD, adesso, con qualche opportunità in più, grazie anche alla concretezza del Partito del Sud
Lo avevamo detto! Il 15 febbraio il convegno organizzato a Bari con
i Sindaci delle due maggiori città del Sud continentale, Bari e Napoli, Emiliano e De Magistris, avrebbe
cambiato verso alla storia politica del
Sud.
Non crediamo di esagerare a dirlo
adesso, non abbiamo esagerato quando avevamo annunciato l’evento di Bari come
una possibile svolta.
In effetti, fino al 15 febbraio,
in pochi parlavano, non solo nei comizi elettorali, ma anche nelle riunioni di
partito, di Sud se non come puro esercizio dialettico. Dal 15 in poi c’è stata
una forte attenzione, specialmente in ambito progressista, il campo che più ci interessa, ai temi legati al Mezzogiorno.
Hanno cominciato De Magistris ed Emiliano lo stesso giorno, il 15 Febbraio insieme con noi, sia nella conferenza stampa, sia nel convegno “Con il Sud si riparte!” a porre l’accento sul Sud come chiave
fondamentale per le politiche utili a far ripartire l’intero Paese.
Sono stati loro ad affermare l’importanza di un coordinamento dei Sindaci e delle regioni del Sud sulle
proposte e le politiche da adottare, sono stai loro nei giorni successivi a
riportare loro idee, e anche quelle del Partito del Sud proposte a Bari nel libro bianco sul Sud consegnato nelle mani dei due Sindaci, all’attenzione dell’opinione
pubblica nazionale attraverso numerosi interventi e articoli su giornali e all’attenzione
dei consessi politici intervenendo, come ha fatto Emiliano, nelle varie
riunioni del Partito Democratico in Puglia.
Anche il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha fatto diversi dei
suoi interventi politici degli ultimi tempi puntando la sua bussola finalmente a Sud.
Abbiamo visto giusto quindi, in
fondo da diverso tempo, come Partito del Sud, a puntare su autentici leader del panorama politico progressista del Sud e difensori autentici del proprio territorio quali i Sindaci di Bari e di Napoli.
Abbiamo visto giusto, ben lontani dal velleitario coro unanimista, nel voler spronare il fronte progressista ad avere un’attenzione maggiore alle
regioni e alle ragioni del Mezzogiorno, lo abbiamo fatto con umiltà conoscendo la nostra forza, ma anche con determinazione e impegno assoluto, tanto è vero che il
maggior partito politico italiano progressista, il Partito Democratico,candida con lungimiranza come capolista alle elezioni Europee, nella circoscrizione meridionale, il meridionalista Michele Emiliano. Del resto è di questi giorni
l’invio, da parte del Partito Democratico del sud, su spinta di Michele
Emiliano, al Presidente del Consiglio Renzi, di un documento che pone alla sua attenzione dei punti e delle questioni proprie e proposte , da sempre, dal Partito del Sud.
Alcuni pseudo meridionalisti, molti col cuore a destra, hanno criticato questa candidatura europea e il Sindaco uscente di Bari quasi come se, con essa, avesse tradito il sud perché
succube del “sistema”.
Noi pensiamo che sbaglino gravemente, ancora una volta.
Riteniamo infatti che questa candidatura sia un’opportunità in più per il Sud, inoltre nelle prossime settimane faremo i dovuti annunci su questa, come su
tutta una serie di collaborazioni politiche che stiamo instaurando in tutto il mondo progressista al fine unico di mettere “al centro” il SUD.
E’ la strada giusta, a nostro avviso, per portare
in Europa, e non solo, da Sud,
istanze e proposte per una Europa e un
Paese migliore con, lo sottolineiamo, un
SUD protagonista.
Da sempre abbiamo pensato che il Sud avesse bisogno di concretezza
e di giuste strategie .
Sulla concretezza ormai non ci sono dubbi, concreti lo siamo stati e lo saremo, sulle giuste strategie non ci dilunghiamo ulteriormente, i fatti parlano per noi, invece per le prossime strategie, anche elettorali, a
brevissimo seguiranno i relativi annunci.
Se volete dateci una mano, sarete i benvenuti, darete una mano e in modo concreto al SUD.
SEGRETERIA POLITICA NAZIONALE PARTITO DEL SUD
SEGRETERIA POLITICA NAZIONALE PARTITO DEL SUD
Lo avevamo detto! Il 15 febbraio il convegno organizzato a Bari con
i Sindaci delle due maggiori città del Sud continentale, Bari e Napoli, Emiliano e De Magistris, avrebbe
cambiato verso alla storia politica del
Sud.
Non crediamo di esagerare a dirlo
adesso, non abbiamo esagerato quando avevamo annunciato l’evento di Bari come
una possibile svolta.
In effetti, fino al 15 febbraio,
in pochi parlavano, non solo nei comizi elettorali, ma anche nelle riunioni di
partito, di Sud se non come puro esercizio dialettico. Dal 15 in poi c’è stata
una forte attenzione, specialmente in ambito progressista, il campo che più ci interessa, ai temi legati al Mezzogiorno.
Hanno cominciato De Magistris ed Emiliano lo stesso giorno, il 15 Febbraio insieme con noi, sia nella conferenza stampa, sia nel convegno “Con il Sud si riparte!” a porre l’accento sul Sud come chiave
fondamentale per le politiche utili a far ripartire l’intero Paese.
Sono stati loro ad affermare l’importanza di un coordinamento dei Sindaci e delle regioni del Sud sulle
proposte e le politiche da adottare, sono stai loro nei giorni successivi a
riportare loro idee, e anche quelle del Partito del Sud proposte a Bari nel libro bianco sul Sud consegnato nelle mani dei due Sindaci, all’attenzione dell’opinione
pubblica nazionale attraverso numerosi interventi e articoli su giornali e all’attenzione
dei consessi politici intervenendo, come ha fatto Emiliano, nelle varie
riunioni del Partito Democratico in Puglia.
Anche il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha fatto diversi dei
suoi interventi politici degli ultimi tempi puntando la sua bussola finalmente a Sud.
Abbiamo visto giusto quindi, in
fondo da diverso tempo, come Partito del Sud, a puntare su autentici leader del panorama politico progressista del Sud e difensori autentici del proprio territorio quali i Sindaci di Bari e di Napoli.
Abbiamo visto giusto, ben lontani dal velleitario coro unanimista, nel voler spronare il fronte progressista ad avere un’attenzione maggiore alle
regioni e alle ragioni del Mezzogiorno, lo abbiamo fatto con umiltà conoscendo la nostra forza, ma anche con determinazione e impegno assoluto, tanto è vero che il
maggior partito politico italiano progressista, il Partito Democratico,candida con lungimiranza come capolista alle elezioni Europee, nella circoscrizione meridionale, il meridionalista Michele Emiliano. Del resto è di questi giorni
l’invio, da parte del Partito Democratico del sud, su spinta di Michele
Emiliano, al Presidente del Consiglio Renzi, di un documento che pone alla sua attenzione dei punti e delle questioni proprie e proposte , da sempre, dal Partito del Sud.
Alcuni pseudo meridionalisti, molti col cuore a destra, hanno criticato questa candidatura europea e il Sindaco uscente di Bari quasi come se, con essa, avesse tradito il sud perché
succube del “sistema”.
Noi pensiamo che sbaglino gravemente, ancora una volta.
Riteniamo infatti che questa candidatura sia un’opportunità in più per il Sud, inoltre nelle prossime settimane faremo i dovuti annunci su questa, come su
tutta una serie di collaborazioni politiche che stiamo instaurando in tutto il mondo progressista al fine unico di mettere “al centro” il SUD.
E’ la strada giusta, a nostro avviso, per portare
in Europa, e non solo, da Sud,
istanze e proposte per una Europa e un
Paese migliore con, lo sottolineiamo, un
SUD protagonista.
Da sempre abbiamo pensato che il Sud avesse bisogno di concretezza
e di giuste strategie .
Sulla concretezza ormai non ci sono dubbi, concreti lo siamo stati e lo saremo, sulle giuste strategie non ci dilunghiamo ulteriormente, i fatti parlano per noi, invece per le prossime strategie, anche elettorali, a
brevissimo seguiranno i relativi annunci.
Se volete dateci una mano, sarete i benvenuti, darete una mano e in modo concreto al SUD.
SEGRETERIA POLITICA NAZIONALE PARTITO DEL SUD
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