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sabato 7 settembre 2013
Napoli, sit-in davanti la Rai, IL SILENZIO, la via più lunga tra verità e la vita
Postiamo il report del sit in di protesta di stamani Sabato 07/09/2013 davanti alla sede RAI di Napoli di associazioni (tra cui il Partito del Sud) e liberi cittadini invaùiatoci dal nostro Responsabile della Sezione Guido Dorso di Napoli arch. Bruno Pappalardo :
Stamani davanti alla sede regionale della Rai, ossia la società concessionaria in esclusiva del “SERVIZIO PUBBLICO” in Italia , per meglio dire l’ente di partecipazione statale, ebbene, nel lungo vialone alberato di platani ombrosi di via Marconi di Napoli, c’è stato, come ampiamente divulgato, un sit, rabbioso ma non violento di liberi cittadini, associazioni della società civile e movimenti meridionalisti. Erano tutti lì per protestare contro l'assenza di notizie in merito alle dichiarazioni del pentito Schiavone sull'avvelenamento per rifiuti tossici dei nostri territori.
La cappa di omertà puntualmente è calata sull’Informazione. Figlia malfatta e serva di genitori forti come i poteri delle grandi lobby, degli interessi mafiomasssonici etcetera ma primariamente di quegli uomini della politica collusa sia con il crimine strutturato che con i sistemi economici di una finanza che compra armi. Non può slacciarsi l’omertà. Sarebbe come se L’Aquila chiedesse un parere tecnico al Sisma. Non è possibile mostrare la verità. La verità è quella degli uomini liberi. E’ il silenzio dello Stato e l’omertà che noi meridionali conosciamo bene!E’ quella delle morti nati dal tradimento di Don Liborio e, oggi, da quello delle istituzioni e dalla immarcescibile scilipotica “informazione”.
Il PARTITO E SUD era presente!
Ha garantito che in diretta internet, si riuscisse a portare la protesta a conoscenza della gente sostituendosi a chi doveva e meglio poteva. Troppo tardi!
Purtroppo è stata resa amara dalla reazione furiosa di alcune mamme doloranti perché già colpite dagli effetti della sconvolgente antropizzazione catastrofica della criminalità e dai colletti bianchi nostri, come quelli dei signorie del nord Europa. Tutti, dunque, compreso la Rai, sapevano!
Il Partito del Sud era lì dove palate di melma era stata utilizzata per coprire, livellare il terreno della morte sulla masso roccioso tufaceo della verità.
Bruno Pappalardo
Responsabile sez. Guido Dorso Partito del Sud - Napoli
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Postiamo il report del sit in di protesta di stamani Sabato 07/09/2013 davanti alla sede RAI di Napoli di associazioni (tra cui il Partito del Sud) e liberi cittadini invaùiatoci dal nostro Responsabile della Sezione Guido Dorso di Napoli arch. Bruno Pappalardo :
Stamani davanti alla sede regionale della Rai, ossia la società concessionaria in esclusiva del “SERVIZIO PUBBLICO” in Italia , per meglio dire l’ente di partecipazione statale, ebbene, nel lungo vialone alberato di platani ombrosi di via Marconi di Napoli, c’è stato, come ampiamente divulgato, un sit, rabbioso ma non violento di liberi cittadini, associazioni della società civile e movimenti meridionalisti. Erano tutti lì per protestare contro l'assenza di notizie in merito alle dichiarazioni del pentito Schiavone sull'avvelenamento per rifiuti tossici dei nostri territori.
La cappa di omertà puntualmente è calata sull’Informazione. Figlia malfatta e serva di genitori forti come i poteri delle grandi lobby, degli interessi mafiomasssonici etcetera ma primariamente di quegli uomini della politica collusa sia con il crimine strutturato che con i sistemi economici di una finanza che compra armi. Non può slacciarsi l’omertà. Sarebbe come se L’Aquila chiedesse un parere tecnico al Sisma. Non è possibile mostrare la verità. La verità è quella degli uomini liberi. E’ il silenzio dello Stato e l’omertà che noi meridionali conosciamo bene!E’ quella delle morti nati dal tradimento di Don Liborio e, oggi, da quello delle istituzioni e dalla immarcescibile scilipotica “informazione”.
Il PARTITO E SUD era presente!
Ha garantito che in diretta internet, si riuscisse a portare la protesta a conoscenza della gente sostituendosi a chi doveva e meglio poteva. Troppo tardi!
Purtroppo è stata resa amara dalla reazione furiosa di alcune mamme doloranti perché già colpite dagli effetti della sconvolgente antropizzazione catastrofica della criminalità e dai colletti bianchi nostri, come quelli dei signorie del nord Europa. Tutti, dunque, compreso la Rai, sapevano!
Il Partito del Sud era lì dove palate di melma era stata utilizzata per coprire, livellare il terreno della morte sulla masso roccioso tufaceo della verità.
Bruno Pappalardo
Responsabile sez. Guido Dorso Partito del Sud - Napoli
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Oggi alle ore 11.00, trasmetteremo la diretta del sit-in presso la sede RAI di Napoli
Il Partito del Sud aderisce al sit –
in che si terrà oggi presso la Rai di Napoli per protestare contro il
vergognoso silenzio della Rai dopo le dichiarazioni di Carmine
Schiavone.
Guarda la diretta su questa pagina a partire dalle ore 11.00
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Il Partito del Sud aderisce al sit –
in che si terrà oggi presso la Rai di Napoli per protestare contro il
vergognoso silenzio della Rai dopo le dichiarazioni di Carmine
Schiavone.
Guarda la diretta su questa pagina a partire dalle ore 11.00
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Meridionalista, Solidale, e amante della Democrazia, ecco il futuro Presidente e il futuro Sindaco
Si parla molto di elezioni nazionali, ma quelle che di certo si stanno avvicinando per molte città e regioni, anche molto importanti, sono le elezioni amministrative.
Spesso il dibattito politico si perde attorno a questioni di schieramento, aquestioni personali, a sterili dibattiti sull’agibilità politica(altro modo di dire inesistente fino a qualche mese fa) di questo o di quel personaggio politico.
La politica nazionale, quando va bene, si perde dietro a questioni macroeconomiche e di economia europea o planetaria, mentre le risposte rispetto ai problemi concreti del Paese e, a maggior ragione del Sud, restano lettera morta.
La disoccupazione giovanile e la perdita del lavoro di intere generazioni di italiani del sud, la mancanza di infrastrutture e di servizi di trasporto, un diverso trattamento nel sistema assicurativo rispetto al resto del paese e nel credito alle imprese e alle famiglie, un capacità produttiva del mezzogiorno che si assottiglia ogni giorno di più, le istituzioni che non riescono a difendere, anche qui nella migliore delle ipotesi, i cittadini dall’aggressione della criminalità organizzata, il ricatto lavoro o salute, la connivenza tra le mafie locali e alcune aziende (in maggioranza del nord) per lo sversamento di rifiuti di ogni genere, la mancanza di tutela dell’ambiente, i cittadini considerati meno di sudditi, una terra, come il sud, strategica non considerata nelle mappe dello sviluppo nazionale ed europeo, nessuna ipotesi di sviluppo verso il mediterraneo, un’informazione che continua a dipingere il sud come il peso senza il quale la nazione risorgerebbe, questi e tanti altri temi ci portano a pensare che il Sud, le sue città, le sue regioni hanno bisogno di una svolta.
Questa svolta deve nascere dal basso, da una nuova generazione di Sindaci e di Presidenti di Regione, consapevoli che il Sud ha bisogno, pur nelle diversità, di una politica comune pensata per questi territori e soprattutto di un impegno personale e politico diverso.
Immaginiamo che il prossimo Presidente di Regione, o Sindaco delle nostre città, debba essere innanzitutto “meridionalista”, convinto che il futuro dell’intero paese si costruisca partendo dalla propria terra, facendo ripartire il sud, sostenendo il nostro tessuto produttivo e promuovendo la spinta propulsiva delle nuove generazioni, facendo sistema a sud e lottando in tutte le sedi istituzionali per questo.
Debba essere solidale, ricordare le origini dei popoli del sud nati da un crogiuolo di popoli giunti da tutto il Mediterraneo e perfettamente amalgamatisi e, proprio per questo, essere sempre pronto all’accoglienza perché consapevole della propria identità e della propria storia di meridionale.
Debba essere amante della Democrazia e rispettoso di una Costituzione non ancora del tutto applicata specialmente nella parte relativa ai diritti di tutti i cittadini italiani ovunque essi risiedano e a prescindere da dove risiedano…
I prossimi sindaci e i prossimi presidenti di regione dovranno essere uomini e donne che amano questo sud e pronti per esso a lavorare e ad agire insieme.
Dovranno essere convinti che tutto questo si può fare… perché si può fare !
Il Partito del Sud appoggerà questi sindaci e presidenti sapendo che questa nuova generazione di amministrazioni del sud non potrà essere né alleati di chi e con chi ha voluto il male del sud (leggasi Lega Nord), né collegati con altri partiti collegati in qualche modo con loro a livello nazionale.
Il Partito del Sud sarà presente alle prossime elezioni amministrative.
Fonte: Partito del Sud - Puglia
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Si parla molto di elezioni nazionali, ma quelle che di certo si stanno avvicinando per molte città e regioni, anche molto importanti, sono le elezioni amministrative.
Spesso il dibattito politico si perde attorno a questioni di schieramento, aquestioni personali, a sterili dibattiti sull’agibilità politica(altro modo di dire inesistente fino a qualche mese fa) di questo o di quel personaggio politico.
La politica nazionale, quando va bene, si perde dietro a questioni macroeconomiche e di economia europea o planetaria, mentre le risposte rispetto ai problemi concreti del Paese e, a maggior ragione del Sud, restano lettera morta.
La disoccupazione giovanile e la perdita del lavoro di intere generazioni di italiani del sud, la mancanza di infrastrutture e di servizi di trasporto, un diverso trattamento nel sistema assicurativo rispetto al resto del paese e nel credito alle imprese e alle famiglie, un capacità produttiva del mezzogiorno che si assottiglia ogni giorno di più, le istituzioni che non riescono a difendere, anche qui nella migliore delle ipotesi, i cittadini dall’aggressione della criminalità organizzata, il ricatto lavoro o salute, la connivenza tra le mafie locali e alcune aziende (in maggioranza del nord) per lo sversamento di rifiuti di ogni genere, la mancanza di tutela dell’ambiente, i cittadini considerati meno di sudditi, una terra, come il sud, strategica non considerata nelle mappe dello sviluppo nazionale ed europeo, nessuna ipotesi di sviluppo verso il mediterraneo, un’informazione che continua a dipingere il sud come il peso senza il quale la nazione risorgerebbe, questi e tanti altri temi ci portano a pensare che il Sud, le sue città, le sue regioni hanno bisogno di una svolta.
Questa svolta deve nascere dal basso, da una nuova generazione di Sindaci e di Presidenti di Regione, consapevoli che il Sud ha bisogno, pur nelle diversità, di una politica comune pensata per questi territori e soprattutto di un impegno personale e politico diverso.
Immaginiamo che il prossimo Presidente di Regione, o Sindaco delle nostre città, debba essere innanzitutto “meridionalista”, convinto che il futuro dell’intero paese si costruisca partendo dalla propria terra, facendo ripartire il sud, sostenendo il nostro tessuto produttivo e promuovendo la spinta propulsiva delle nuove generazioni, facendo sistema a sud e lottando in tutte le sedi istituzionali per questo.
Debba essere solidale, ricordare le origini dei popoli del sud nati da un crogiuolo di popoli giunti da tutto il Mediterraneo e perfettamente amalgamatisi e, proprio per questo, essere sempre pronto all’accoglienza perché consapevole della propria identità e della propria storia di meridionale.
Debba essere amante della Democrazia e rispettoso di una Costituzione non ancora del tutto applicata specialmente nella parte relativa ai diritti di tutti i cittadini italiani ovunque essi risiedano e a prescindere da dove risiedano…
I prossimi sindaci e i prossimi presidenti di regione dovranno essere uomini e donne che amano questo sud e pronti per esso a lavorare e ad agire insieme.
Dovranno essere convinti che tutto questo si può fare… perché si può fare !
Il Partito del Sud appoggerà questi sindaci e presidenti sapendo che questa nuova generazione di amministrazioni del sud non potrà essere né alleati di chi e con chi ha voluto il male del sud (leggasi Lega Nord), né collegati con altri partiti collegati in qualche modo con loro a livello nazionale.
Il Partito del Sud sarà presente alle prossime elezioni amministrative.
Fonte: Partito del Sud - Puglia
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venerdì 6 settembre 2013
“Un mare piccolo mescolatore di lingue e culture… oggi ospite di portaerei e bombe”
Come Sindaco di Napoli, ma soprattutto come persona che è cresciuta e si è formata a ridosso di un mare piccolo quanto mescolatore di lingue e culture, sono oggi inquieto dinanzi un attacco militare, l’ennesimo, fatto a ridosso del nostro Mediterraneo. Perché è proprio questo mare ad essere oggi ospite di portaerei e bombe tutte indirizzate contro Damasco e la Siria, contro un regime di un sanguinario assassino figlio di un altrettante sanguinario assassino. Avevo 15 anni quando ebbi il primo moto di indignazione politica per un un fatto che accadeva lontano dal nostro paese, proprio in Siria, dove Hafez al Assad diede il via al massacro dei dissidenti della città di Hama. Era il febbraio del 1982, pochi mesi dopo altri pesanti massacri: l’invasione di un Libano in piena guerra civile da parte degli israeliani, il successivo massacro dei campi palestinesi di Sabra e Chatila, e per noi una coppa del mondo dei mondiali di calcio vinta con il Presidente della Repubblica Sandro Pertini deciso a dedicare e regalare quel trofeo a chi più di tutti pagava le conseguenze di una regione in perenne lotta, i palestinesi. Una perenne lotta dettata si da protagonismi che definiremmo regionali, ma eterodiretti da protagonismi internazionali, quasi tutti occidentali. Se l’America latina era il cortile degli Usa, il Medio Oriente è sempre stato il disordinato ripostiglio, la mal gestita armeria, di qualunque potenza internazionale. E lo è ancora oggi, con la Siria teatro di guerra e soprattutto con le vittime civili, quelle di ieri che sono troppe per una comunità internazionale incapace di indignarsi e intervenire univocamente e, ancora, per oggi con il prevedibile danno collaterale di altri civili ammazzati messo cinicamente in contro.
Per questo domani aderiremo all’appello del Papa esponendo una bandiera, quella della pace, dalla facciata del Municipio.
Luigi de Magistris
Sindaco di Napoli – da un post su Facebook
Sindaco di Napoli – da un post su Facebook
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Come Sindaco di Napoli, ma soprattutto come persona che è cresciuta e si è formata a ridosso di un mare piccolo quanto mescolatore di lingue e culture, sono oggi inquieto dinanzi un attacco militare, l’ennesimo, fatto a ridosso del nostro Mediterraneo. Perché è proprio questo mare ad essere oggi ospite di portaerei e bombe tutte indirizzate contro Damasco e la Siria, contro un regime di un sanguinario assassino figlio di un altrettante sanguinario assassino. Avevo 15 anni quando ebbi il primo moto di indignazione politica per un un fatto che accadeva lontano dal nostro paese, proprio in Siria, dove Hafez al Assad diede il via al massacro dei dissidenti della città di Hama. Era il febbraio del 1982, pochi mesi dopo altri pesanti massacri: l’invasione di un Libano in piena guerra civile da parte degli israeliani, il successivo massacro dei campi palestinesi di Sabra e Chatila, e per noi una coppa del mondo dei mondiali di calcio vinta con il Presidente della Repubblica Sandro Pertini deciso a dedicare e regalare quel trofeo a chi più di tutti pagava le conseguenze di una regione in perenne lotta, i palestinesi. Una perenne lotta dettata si da protagonismi che definiremmo regionali, ma eterodiretti da protagonismi internazionali, quasi tutti occidentali. Se l’America latina era il cortile degli Usa, il Medio Oriente è sempre stato il disordinato ripostiglio, la mal gestita armeria, di qualunque potenza internazionale. E lo è ancora oggi, con la Siria teatro di guerra e soprattutto con le vittime civili, quelle di ieri che sono troppe per una comunità internazionale incapace di indignarsi e intervenire univocamente e, ancora, per oggi con il prevedibile danno collaterale di altri civili ammazzati messo cinicamente in contro.
Per questo domani aderiremo all’appello del Papa esponendo una bandiera, quella della pace, dalla facciata del Municipio.
Luigi de Magistris
Sindaco di Napoli – da un post su Facebook
Sindaco di Napoli – da un post su Facebook
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Il Premio "Radici" ad Antonio Ciano - Servizio del TG RAI 3 Calabria del 28 Agosto 2013
https://www.youtube.com/watch?v=Hb14npdtvX0&feature=youtu.be
L'Associazione Politico Culturale "Radici" ha premiato Antonio Ciano il 24 agosto a Cirò Marina (KR) per l'impegno storico di riscoperta di verità taciute
Antonio Ciano, Presidente Onorario del Partito del Sud, ha visto riconosciuti i suoi tanti meriti e l'impegno come ricercatore di verità storiche nascoste e taciute grazie all'iniziativa dell' Associazione Politico Culturale Radici che lo ha premiato a Cirò Marina (KR).
L'autore del libro " I savoia e il massacro del Sud" è stato premiato il 24 Agosto in Piazza Diaz, dal Presidente della Associazione Radici Signora Francesca Gallello con il premio Internazionale "Conoscere le nostre Radici"; sempre ad Antonio Ciano è stato riconosciuto anche il premio " L'impegno e l' amore per la mia terra".
Le motivazioni dei premi sono le seguenti : "Per l'impegno il valore e il lavoro svolto come storico con impegno e amorevole pensiero verso la gente della sua terra d'origine e verso tutti coloro che hanno dovuto lasciare la loro terra,visto l'importanza e l'arricchimento storico che trasmette attraverso le sue opere letterarie e di ricerca storica "
Ad Antonio Ciano i complimenti e le felicitazioni per l'importante riconoscimento da parte di tutti i membri e simpatizzanti del Partito del Sud.
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https://www.youtube.com/watch?v=Hb14npdtvX0&feature=youtu.be
L'Associazione Politico Culturale "Radici" ha premiato Antonio Ciano il 24 agosto a Cirò Marina (KR) per l'impegno storico di riscoperta di verità taciute
Antonio Ciano, Presidente Onorario del Partito del Sud, ha visto riconosciuti i suoi tanti meriti e l'impegno come ricercatore di verità storiche nascoste e taciute grazie all'iniziativa dell' Associazione Politico Culturale Radici che lo ha premiato a Cirò Marina (KR).
L'autore del libro " I savoia e il massacro del Sud" è stato premiato il 24 Agosto in Piazza Diaz, dal Presidente della Associazione Radici Signora Francesca Gallello con il premio Internazionale "Conoscere le nostre Radici"; sempre ad Antonio Ciano è stato riconosciuto anche il premio " L'impegno e l' amore per la mia terra".
Le motivazioni dei premi sono le seguenti : "Per l'impegno il valore e il lavoro svolto come storico con impegno e amorevole pensiero verso la gente della sua terra d'origine e verso tutti coloro che hanno dovuto lasciare la loro terra,visto l'importanza e l'arricchimento storico che trasmette attraverso le sue opere letterarie e di ricerca storica "
Ad Antonio Ciano i complimenti e le felicitazioni per l'importante riconoscimento da parte di tutti i membri e simpatizzanti del Partito del Sud.
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L'Italia dell'8 settembre
di Gigi Di Fiore
Fonte: Il Mattino
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Quella data è rimasta un marchio d'infamia. L'Italia dell'8 settembre, si dice. E si indica la propensione a fuggire, scansare pericoli e responsabilità. L'Italia degli opportunismi, dei calcoli. L'Italia cinica che cambia idea, senza pensarci due volte. L'Italia furbetta, ma cogliona, che non sa farsi apprezzare e tende ad annullare il suo meglio, il suo coraggio, le sue capacità.
Sono ormai passati 70 anni da quell'8 settembre del 1943. L'armistizio con gli anglo-americani, sbarcati a luglio in Sicilia e in quello stesso giorno in Calabria, era stato firmato cinque giorni prima a Cassibile. L'armistizio corto, viene definito. Una nobilitazione formale, a indicare nella sostanza una resa senza condizioni con trasmigrazioni di alleanze, nell'illusione di poter diventare cobelligeranti degli ex nemici anglo-americani.
Alle 18,30 il generale americano Dwight Eisenhower comunicò la notizia dai microfoni di Radio Algeri. Colse di sorpresa re sciaboletta (Vittorio Emanuele III), il suo capo del governo Pietro Badoglio, ministri, generali, alti burocrati e uomini di corte, che volevano tergiversare: non aveva dato loro tempo sufficiente per una fuga meno frettolosa.
Alle 19,45 Badoglio fu costretto a confermare la notizia dai microfoni dell'Eiar. Il corteo della vergogna partì da Roma il giorno dopo: era la fuga del governo, del re e della sua corte per Brindisi. Fu la prima capitale di un regno del sud da operetta. Territorio limitato a due province pugliesi, anglo-americani padroni della situazione dopo la rapida avanzata dalla Calabria.
Migliaia e migliaia di italiani lasciati in balia delle onde. Non era il tutti a casa. I tedeschi erano diventati feroci nemici in patria, senza che fossero ancora stati sconfitti. Anzi. L'Italia, unita faticosamente 84 anni prima, era di nuovo divisa in due: al centro-nord, la Repubblica di Salò con le armi dei tedeschi; al sud un fantomatico regno, amministrato in realtà dai nuovi Alleati. Un caos totale. Da altri migliaia di morti, sangue, lager, sofferenze.
La fuga del re fu decisa per salvare una parvenza di continuazione istituzionale di una patria morta, fu giustificato da storici e Savoia. Feroce fu Benedetto Croce su Vittorio Emanuele III e suo figlio Umberto II: la monarchia stava per vivere i suoi ultimi mesi. Ma in quel caos, conseguenza di una guerra fatale, inutile, velleitaria, voluta dal fascismo con il consenso di milioni di italiani, morirono civili e militari lasciati senza ordini. Tanti alzarono la testa, mostrarono coraggio, dignità: partigiani, militari, anche gente senza divisa che mostrò solidarietà e coraggio.
L'Italia dell'8 settembre tirò fuori energia per reagire: abbandonata da chi doveva governarla e guidarla, si riscattò. Ma tanti furono anche gli opportunisti, gli anti dell'ultima ora, i calcolatori. Sempre è stato così, nella nostra storia unitaria. Specie nel Sud, dove le rivoluzioni passive alla Cuoco sono state spesso perferite dalla maggioranza: fermi, senza prendere posizione, in attesa di vedere chi prevale.
Mai più 8 settembre, mai più gente furbetta che ci abbandona quando deve assumersi delle responsabilità. Eppure, certi esempi di questi giorni non fanno ben sperare. Fino a quando dovremo sentirci ripetere: italiani? Ah, siete sempre quelli dell'8 settembre. Bisogna riprendersi destini e scelte. Ricordare la storia deve pur servire a qualcosa.
Sono ormai passati 70 anni da quell'8 settembre del 1943. L'armistizio con gli anglo-americani, sbarcati a luglio in Sicilia e in quello stesso giorno in Calabria, era stato firmato cinque giorni prima a Cassibile. L'armistizio corto, viene definito. Una nobilitazione formale, a indicare nella sostanza una resa senza condizioni con trasmigrazioni di alleanze, nell'illusione di poter diventare cobelligeranti degli ex nemici anglo-americani.
Alle 18,30 il generale americano Dwight Eisenhower comunicò la notizia dai microfoni di Radio Algeri. Colse di sorpresa re sciaboletta (Vittorio Emanuele III), il suo capo del governo Pietro Badoglio, ministri, generali, alti burocrati e uomini di corte, che volevano tergiversare: non aveva dato loro tempo sufficiente per una fuga meno frettolosa.
Alle 19,45 Badoglio fu costretto a confermare la notizia dai microfoni dell'Eiar. Il corteo della vergogna partì da Roma il giorno dopo: era la fuga del governo, del re e della sua corte per Brindisi. Fu la prima capitale di un regno del sud da operetta. Territorio limitato a due province pugliesi, anglo-americani padroni della situazione dopo la rapida avanzata dalla Calabria.
Migliaia e migliaia di italiani lasciati in balia delle onde. Non era il tutti a casa. I tedeschi erano diventati feroci nemici in patria, senza che fossero ancora stati sconfitti. Anzi. L'Italia, unita faticosamente 84 anni prima, era di nuovo divisa in due: al centro-nord, la Repubblica di Salò con le armi dei tedeschi; al sud un fantomatico regno, amministrato in realtà dai nuovi Alleati. Un caos totale. Da altri migliaia di morti, sangue, lager, sofferenze.
La fuga del re fu decisa per salvare una parvenza di continuazione istituzionale di una patria morta, fu giustificato da storici e Savoia. Feroce fu Benedetto Croce su Vittorio Emanuele III e suo figlio Umberto II: la monarchia stava per vivere i suoi ultimi mesi. Ma in quel caos, conseguenza di una guerra fatale, inutile, velleitaria, voluta dal fascismo con il consenso di milioni di italiani, morirono civili e militari lasciati senza ordini. Tanti alzarono la testa, mostrarono coraggio, dignità: partigiani, militari, anche gente senza divisa che mostrò solidarietà e coraggio.
L'Italia dell'8 settembre tirò fuori energia per reagire: abbandonata da chi doveva governarla e guidarla, si riscattò. Ma tanti furono anche gli opportunisti, gli anti dell'ultima ora, i calcolatori. Sempre è stato così, nella nostra storia unitaria. Specie nel Sud, dove le rivoluzioni passive alla Cuoco sono state spesso perferite dalla maggioranza: fermi, senza prendere posizione, in attesa di vedere chi prevale.
Mai più 8 settembre, mai più gente furbetta che ci abbandona quando deve assumersi delle responsabilità. Eppure, certi esempi di questi giorni non fanno ben sperare. Fino a quando dovremo sentirci ripetere: italiani? Ah, siete sempre quelli dell'8 settembre. Bisogna riprendersi destini e scelte. Ricordare la storia deve pur servire a qualcosa.
Fonte: Il Mattino
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di Gigi Di Fiore
Fonte: Il Mattino
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Quella data è rimasta un marchio d'infamia. L'Italia dell'8 settembre, si dice. E si indica la propensione a fuggire, scansare pericoli e responsabilità. L'Italia degli opportunismi, dei calcoli. L'Italia cinica che cambia idea, senza pensarci due volte. L'Italia furbetta, ma cogliona, che non sa farsi apprezzare e tende ad annullare il suo meglio, il suo coraggio, le sue capacità.
Sono ormai passati 70 anni da quell'8 settembre del 1943. L'armistizio con gli anglo-americani, sbarcati a luglio in Sicilia e in quello stesso giorno in Calabria, era stato firmato cinque giorni prima a Cassibile. L'armistizio corto, viene definito. Una nobilitazione formale, a indicare nella sostanza una resa senza condizioni con trasmigrazioni di alleanze, nell'illusione di poter diventare cobelligeranti degli ex nemici anglo-americani.
Alle 18,30 il generale americano Dwight Eisenhower comunicò la notizia dai microfoni di Radio Algeri. Colse di sorpresa re sciaboletta (Vittorio Emanuele III), il suo capo del governo Pietro Badoglio, ministri, generali, alti burocrati e uomini di corte, che volevano tergiversare: non aveva dato loro tempo sufficiente per una fuga meno frettolosa.
Alle 19,45 Badoglio fu costretto a confermare la notizia dai microfoni dell'Eiar. Il corteo della vergogna partì da Roma il giorno dopo: era la fuga del governo, del re e della sua corte per Brindisi. Fu la prima capitale di un regno del sud da operetta. Territorio limitato a due province pugliesi, anglo-americani padroni della situazione dopo la rapida avanzata dalla Calabria.
Migliaia e migliaia di italiani lasciati in balia delle onde. Non era il tutti a casa. I tedeschi erano diventati feroci nemici in patria, senza che fossero ancora stati sconfitti. Anzi. L'Italia, unita faticosamente 84 anni prima, era di nuovo divisa in due: al centro-nord, la Repubblica di Salò con le armi dei tedeschi; al sud un fantomatico regno, amministrato in realtà dai nuovi Alleati. Un caos totale. Da altri migliaia di morti, sangue, lager, sofferenze.
La fuga del re fu decisa per salvare una parvenza di continuazione istituzionale di una patria morta, fu giustificato da storici e Savoia. Feroce fu Benedetto Croce su Vittorio Emanuele III e suo figlio Umberto II: la monarchia stava per vivere i suoi ultimi mesi. Ma in quel caos, conseguenza di una guerra fatale, inutile, velleitaria, voluta dal fascismo con il consenso di milioni di italiani, morirono civili e militari lasciati senza ordini. Tanti alzarono la testa, mostrarono coraggio, dignità: partigiani, militari, anche gente senza divisa che mostrò solidarietà e coraggio.
L'Italia dell'8 settembre tirò fuori energia per reagire: abbandonata da chi doveva governarla e guidarla, si riscattò. Ma tanti furono anche gli opportunisti, gli anti dell'ultima ora, i calcolatori. Sempre è stato così, nella nostra storia unitaria. Specie nel Sud, dove le rivoluzioni passive alla Cuoco sono state spesso perferite dalla maggioranza: fermi, senza prendere posizione, in attesa di vedere chi prevale.
Mai più 8 settembre, mai più gente furbetta che ci abbandona quando deve assumersi delle responsabilità. Eppure, certi esempi di questi giorni non fanno ben sperare. Fino a quando dovremo sentirci ripetere: italiani? Ah, siete sempre quelli dell'8 settembre. Bisogna riprendersi destini e scelte. Ricordare la storia deve pur servire a qualcosa.
Sono ormai passati 70 anni da quell'8 settembre del 1943. L'armistizio con gli anglo-americani, sbarcati a luglio in Sicilia e in quello stesso giorno in Calabria, era stato firmato cinque giorni prima a Cassibile. L'armistizio corto, viene definito. Una nobilitazione formale, a indicare nella sostanza una resa senza condizioni con trasmigrazioni di alleanze, nell'illusione di poter diventare cobelligeranti degli ex nemici anglo-americani.
Alle 18,30 il generale americano Dwight Eisenhower comunicò la notizia dai microfoni di Radio Algeri. Colse di sorpresa re sciaboletta (Vittorio Emanuele III), il suo capo del governo Pietro Badoglio, ministri, generali, alti burocrati e uomini di corte, che volevano tergiversare: non aveva dato loro tempo sufficiente per una fuga meno frettolosa.
Alle 19,45 Badoglio fu costretto a confermare la notizia dai microfoni dell'Eiar. Il corteo della vergogna partì da Roma il giorno dopo: era la fuga del governo, del re e della sua corte per Brindisi. Fu la prima capitale di un regno del sud da operetta. Territorio limitato a due province pugliesi, anglo-americani padroni della situazione dopo la rapida avanzata dalla Calabria.
Migliaia e migliaia di italiani lasciati in balia delle onde. Non era il tutti a casa. I tedeschi erano diventati feroci nemici in patria, senza che fossero ancora stati sconfitti. Anzi. L'Italia, unita faticosamente 84 anni prima, era di nuovo divisa in due: al centro-nord, la Repubblica di Salò con le armi dei tedeschi; al sud un fantomatico regno, amministrato in realtà dai nuovi Alleati. Un caos totale. Da altri migliaia di morti, sangue, lager, sofferenze.
La fuga del re fu decisa per salvare una parvenza di continuazione istituzionale di una patria morta, fu giustificato da storici e Savoia. Feroce fu Benedetto Croce su Vittorio Emanuele III e suo figlio Umberto II: la monarchia stava per vivere i suoi ultimi mesi. Ma in quel caos, conseguenza di una guerra fatale, inutile, velleitaria, voluta dal fascismo con il consenso di milioni di italiani, morirono civili e militari lasciati senza ordini. Tanti alzarono la testa, mostrarono coraggio, dignità: partigiani, militari, anche gente senza divisa che mostrò solidarietà e coraggio.
L'Italia dell'8 settembre tirò fuori energia per reagire: abbandonata da chi doveva governarla e guidarla, si riscattò. Ma tanti furono anche gli opportunisti, gli anti dell'ultima ora, i calcolatori. Sempre è stato così, nella nostra storia unitaria. Specie nel Sud, dove le rivoluzioni passive alla Cuoco sono state spesso perferite dalla maggioranza: fermi, senza prendere posizione, in attesa di vedere chi prevale.
Mai più 8 settembre, mai più gente furbetta che ci abbandona quando deve assumersi delle responsabilità. Eppure, certi esempi di questi giorni non fanno ben sperare. Fino a quando dovremo sentirci ripetere: italiani? Ah, siete sempre quelli dell'8 settembre. Bisogna riprendersi destini e scelte. Ricordare la storia deve pur servire a qualcosa.
Fonte: Il Mattino
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giovedì 5 settembre 2013
ACQUAPPESA M. (CS) : VIDEO - L'INTERVENTO DI G. SPADAFORA DEL PdelSUD AL CONVEGNO - INCONTRO "UN ALTRO SUD"
https://www.youtube.com/watch?v=DPc95ClWa2c&feature=youtu.be
L'intervento di Giuseppe Spadafora al convegno-incontro di giovedì 29 agosto 2013 tenuto al ristorante Acquadimare, lungomare di Intavolata.
Sono intervenuti il Sindaco di Acquappesa Saverio Capua, il Presidente del Consiglio Provinciale di Cosenza Orlandino Greco, il professore Michele Borrelli dell'Unical, l'On. Giuseppe Pierino e il Coordinatore Calabrese del PdelSud Giuseppe Spadafora, a cui vanno i nostri complimenti, che ha portato la posizione e le idee del Partito del Sud con un'intervento chiaro, esaustivo e deciso, lungamente applaudito dal folto pubblico e richiamato più volte nel corso del successivo dibattito.
( PdelSUD)
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L'intervento di Giuseppe Spadafora al convegno-incontro di giovedì 29 agosto 2013 tenuto al ristorante Acquadimare, lungomare di Intavolata.
Sono intervenuti il Sindaco di Acquappesa Saverio Capua, il Presidente del Consiglio Provinciale di Cosenza Orlandino Greco, il professore Michele Borrelli dell'Unical, l'On. Giuseppe Pierino e il Coordinatore Calabrese del PdelSud Giuseppe Spadafora, a cui vanno i nostri complimenti, che ha portato la posizione e le idee del Partito del Sud con un'intervento chiaro, esaustivo e deciso, lungamente applaudito dal folto pubblico e richiamato più volte nel corso del successivo dibattito.
( PdelSUD)
https://www.youtube.com/watch?v=DPc95ClWa2c&feature=youtu.be
L'intervento di Giuseppe Spadafora al convegno-incontro di giovedì 29 agosto 2013 tenuto al ristorante Acquadimare, lungomare di Intavolata.
Sono intervenuti il Sindaco di Acquappesa Saverio Capua, il Presidente del Consiglio Provinciale di Cosenza Orlandino Greco, il professore Michele Borrelli dell'Unical, l'On. Giuseppe Pierino e il Coordinatore Calabrese del PdelSud Giuseppe Spadafora, a cui vanno i nostri complimenti, che ha portato la posizione e le idee del Partito del Sud con un'intervento chiaro, esaustivo e deciso, lungamente applaudito dal folto pubblico e richiamato più volte nel corso del successivo dibattito.
( PdelSUD)
L'intervento di Giuseppe Spadafora al convegno-incontro di giovedì 29 agosto 2013 tenuto al ristorante Acquadimare, lungomare di Intavolata.
Sono intervenuti il Sindaco di Acquappesa Saverio Capua, il Presidente del Consiglio Provinciale di Cosenza Orlandino Greco, il professore Michele Borrelli dell'Unical, l'On. Giuseppe Pierino e il Coordinatore Calabrese del PdelSud Giuseppe Spadafora, a cui vanno i nostri complimenti, che ha portato la posizione e le idee del Partito del Sud con un'intervento chiaro, esaustivo e deciso, lungamente applaudito dal folto pubblico e richiamato più volte nel corso del successivo dibattito.
( PdelSUD)
Il Partito del Sud aderisce al sit – in del 7 settembre presso la Rai di Napoli per protestare contro il vergognoso silenzio della Rai dopo le dichiarazioni di Carmine Schiavone.
Alla luce delle dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone rilasciate il 23 agosto 2013 a Sky TG 24 riportanti : "Le istituzioni ci hanno abbandonato", sostiene l'ex boss del clan dei Casalesi e collaboratore di giustizia. E poi: le terre del Sud sono state avvelenate, "il vero affare del clan è il traffico dei rifiuti dal Nord e dall'Europa. La mafia non sarà mai distrutta" - Schiavone, nel corso dell’intervista a SkyTG24, parla anche dei rifiuti tossici interratti dal lungo mare di Baia Domizia fino a Pozzuoli. E aggiunge: "La mafia non sarà mai distrutta perché ci sono troppo interessi, sia a livello economico sia a livello elettorale. L’organizzazione mafiosa non morirà mai"."
Il Partito del Sud si chiede come mai nulla sia stato fatto ad oggi dagli organi preposti della Stato soprattutto in merito a provvedimenti immediati per la tutela della salute dei cittadini meridionali dei territori coinvolti dall’avvelenamento, inoltre reputa inaccettabile da parte della RAI il silenzio totale sulle dichiarazioni del pentito, silenzio inaccettabile per un servizio che dovrebbe essere pubblico e per un’azienda che vive grazie anche ai soldi versati dai meridionali.
Alla luce di questo il Partito del Sud aderisce al sit-in di protesta che si terrà Sabato 7 settembre dalle ore 10.30 nei pressi della sede Rai di Napoli in via G. Marconi 9 assieme ai cittadini e altre associazioni territoriali per protestare contro questo inconcepibile e vergognoso silenzio .
Inoltre il Partito del Sud , come da precedente comunicato del 24 agosto, reitera la richiesta di dimissioni del Ministro della salute Lorenzin e richiede l'inizio immediato della bonifica dei territori interessati, ogni ulteriore ritardo rappresenterebbe un vero e proprio crimine contro la popolazione dei territori avvelenati e significherebbe che lo Stato non ottempera ai suoi dovere nei confronti dei cittadini, facendosi complice di un'emergenza sanitaria dai contorni spaventosi, cosa che non reputiamo possibile. Richiediamo inoltre che la bonifica immediata sia sottoposta,in ogni sua fase, alla supervisione dei competenti organi dell'Unione Europea a garanzia dei cittadini già più volte offesi e traditi.
Bruno Pappalardo
Coordinatore Partito del Sud - Napoli
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Alla luce delle dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone rilasciate il 23 agosto 2013 a Sky TG 24 riportanti : "Le istituzioni ci hanno abbandonato", sostiene l'ex boss del clan dei Casalesi e collaboratore di giustizia. E poi: le terre del Sud sono state avvelenate, "il vero affare del clan è il traffico dei rifiuti dal Nord e dall'Europa. La mafia non sarà mai distrutta" - Schiavone, nel corso dell’intervista a SkyTG24, parla anche dei rifiuti tossici interratti dal lungo mare di Baia Domizia fino a Pozzuoli. E aggiunge: "La mafia non sarà mai distrutta perché ci sono troppo interessi, sia a livello economico sia a livello elettorale. L’organizzazione mafiosa non morirà mai"."
Il Partito del Sud si chiede come mai nulla sia stato fatto ad oggi dagli organi preposti della Stato soprattutto in merito a provvedimenti immediati per la tutela della salute dei cittadini meridionali dei territori coinvolti dall’avvelenamento, inoltre reputa inaccettabile da parte della RAI il silenzio totale sulle dichiarazioni del pentito, silenzio inaccettabile per un servizio che dovrebbe essere pubblico e per un’azienda che vive grazie anche ai soldi versati dai meridionali.
Alla luce di questo il Partito del Sud aderisce al sit-in di protesta che si terrà Sabato 7 settembre dalle ore 10.30 nei pressi della sede Rai di Napoli in via G. Marconi 9 assieme ai cittadini e altre associazioni territoriali per protestare contro questo inconcepibile e vergognoso silenzio .
Inoltre il Partito del Sud , come da precedente comunicato del 24 agosto, reitera la richiesta di dimissioni del Ministro della salute Lorenzin e richiede l'inizio immediato della bonifica dei territori interessati, ogni ulteriore ritardo rappresenterebbe un vero e proprio crimine contro la popolazione dei territori avvelenati e significherebbe che lo Stato non ottempera ai suoi dovere nei confronti dei cittadini, facendosi complice di un'emergenza sanitaria dai contorni spaventosi, cosa che non reputiamo possibile. Richiediamo inoltre che la bonifica immediata sia sottoposta,in ogni sua fase, alla supervisione dei competenti organi dell'Unione Europea a garanzia dei cittadini già più volte offesi e traditi.
Bruno Pappalardo
Coordinatore Partito del Sud - Napoli
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mercoledì 4 settembre 2013
Una dedica riparatrice a una brigantessa di nove anni
di Livia Capasso
Fonte: Dol's.it
Non c’è comune in Italia, piccolo o grande che sia, che non celebri le glorie del nostro Risorgimento, a cui va il merito di aver concepito e poi realizzato l’unità della penisola. Migliaia di corsi, viali, piazze portano i nomi di Mazzini, Cavour, Garibaldi, e tramandano la memoria dei reali di casa Savoia, che hanno favorito l’iniziativa e governato l’Italia unita fino a consegnarla nelle mani della Repubblica. Ma la storia a volte nasconde anche realtà scomode, a lungo tenute nascoste, e ogni tanto si squarcia il velo su episodi feroci e brutali, davanti ai quali ci assale un dubbio: il Risorgimento fu davvero una guerra di liberazione o non fu piuttosto una guerra di invasione e di conquista da parte dei Piemontesi? Già alcuni storici concordano nel giudicarlo un evento voluto da pochi e motivato da interessi economici. La fucilazione di Angelina Romano, ad opera dei soldati del regio esercito italiano, rientra tra gli eventi più agghiaccianti.
Castellammare del Golfo, provincia di Trapani, 3 gennaio 1862
I soldati piemontesi erano stati mandati in Sicilia per reprimere il malcontento popolare, generato soprattutto dall’introduzione della leva militare obbligatoria, provvedimento sconosciuto sotto i Borbone, che avrebbe costretto tanti giovani ad allontanarsi dalle famiglie e dalla loro terra per sette lunghi anni. Molti si rifugiarono nelle montagne, altri ebbero il coraggio di contestare, e il 2 gennaio 1862 diedero l’assalto alla sede del commissario di leva. Per reprimere la rivolta arrivarono da Palermo i bersaglieri sotto il comando del generale Quintini, già noto nell’isola per l’efferatezza della sua condotta. I rivoltosi fuggirono un po’ ovunque. I bersaglieri, nelle loro perlustrazioni, si imbatterono a Falconiera in un gruppo di cittadini, tra cui anche il parroco del paese, che si erano rifugiati lì per paura, e il generale Quintini, dopo un sommario interrogatorio, diede ordine di fucilarli. Nel frattempo si udì una bambina piangere, aveva freddo e fame, ed era terrorizzata dallo spettacolo a cui involontariamente aveva dovuto assistere; i soldati, senza tanti scrupoli, la presero di peso e la misero davanti al plotone di esecuzione. La sua fucilazione è registrata nell’archivio storico militare con queste parole: “Castellammare del Golfo, 3 gennaio 1862, Romano Angelina, di anni 9, fucilata, accusata di brigantaggio”.
I soldati piemontesi erano stati mandati in Sicilia per reprimere il malcontento popolare, generato soprattutto dall’introduzione della leva militare obbligatoria, provvedimento sconosciuto sotto i Borbone, che avrebbe costretto tanti giovani ad allontanarsi dalle famiglie e dalla loro terra per sette lunghi anni. Molti si rifugiarono nelle montagne, altri ebbero il coraggio di contestare, e il 2 gennaio 1862 diedero l’assalto alla sede del commissario di leva. Per reprimere la rivolta arrivarono da Palermo i bersaglieri sotto il comando del generale Quintini, già noto nell’isola per l’efferatezza della sua condotta. I rivoltosi fuggirono un po’ ovunque. I bersaglieri, nelle loro perlustrazioni, si imbatterono a Falconiera in un gruppo di cittadini, tra cui anche il parroco del paese, che si erano rifugiati lì per paura, e il generale Quintini, dopo un sommario interrogatorio, diede ordine di fucilarli. Nel frattempo si udì una bambina piangere, aveva freddo e fame, ed era terrorizzata dallo spettacolo a cui involontariamente aveva dovuto assistere; i soldati, senza tanti scrupoli, la presero di peso e la misero davanti al plotone di esecuzione. La sua fucilazione è registrata nell’archivio storico militare con queste parole: “Castellammare del Golfo, 3 gennaio 1862, Romano Angelina, di anni 9, fucilata, accusata di brigantaggio”.
Dopo più di 150 anni, Longobardi, deliziosa cittadina cosentina, illuminata dal sole e bagnata da un mare azzurro, dai colori cangianti, è stato il primo centro italiano a intitolare una strada ad Angelina, martire della nostra unità. L’iniziativa, nata su proposta di Franco Gaudio, Consigliere comunale, nonché gentile autore della foto, ha avuto il patrocinio, oltre che del Comune stesso, della Banca Bruzia e di importanti aziende locali.
Il territorio, conteso da tanti popoli che vi si stabilirono per la fertilità del suolo, per la posizione favorevole ai traffici economici e culturali, e per la natura difensiva delle coste, frastagliate e ricche di alti promontori, conserverà la memoria della piccola vittima di soprusi politici, accanto a tre Madonne e tre sante, fino ad ora uniche rappresentanti femminili nell’odonomastica cittadina su un totale di novanta aree di circolazione.
I longobardesi non sono nuovi a episodi di soprusi: il nome stesso del paese deriva dagli invasori Longobardi che dal nord Europa vi giunsero nel VII secolo; durante il dominio francese, nella lotta tra Borbonici e Napoleonici, dovettero subire saccheggi e angherie, durante le quali furono trucidate centinaia di persone e le loro case date al fuoco. Fu terra di briganti, sulla cui valutazione la critica storica è ancora discorde. Oggi, per riparare a una ingiustizia, dedica una strada ad Angelina, brigantessa di nove anni!
di Livia Capasso
Fonte: Dol's.it
Non c’è comune in Italia, piccolo o grande che sia, che non celebri le glorie del nostro Risorgimento, a cui va il merito di aver concepito e poi realizzato l’unità della penisola. Migliaia di corsi, viali, piazze portano i nomi di Mazzini, Cavour, Garibaldi, e tramandano la memoria dei reali di casa Savoia, che hanno favorito l’iniziativa e governato l’Italia unita fino a consegnarla nelle mani della Repubblica. Ma la storia a volte nasconde anche realtà scomode, a lungo tenute nascoste, e ogni tanto si squarcia il velo su episodi feroci e brutali, davanti ai quali ci assale un dubbio: il Risorgimento fu davvero una guerra di liberazione o non fu piuttosto una guerra di invasione e di conquista da parte dei Piemontesi? Già alcuni storici concordano nel giudicarlo un evento voluto da pochi e motivato da interessi economici. La fucilazione di Angelina Romano, ad opera dei soldati del regio esercito italiano, rientra tra gli eventi più agghiaccianti.
Castellammare del Golfo, provincia di Trapani, 3 gennaio 1862
I soldati piemontesi erano stati mandati in Sicilia per reprimere il malcontento popolare, generato soprattutto dall’introduzione della leva militare obbligatoria, provvedimento sconosciuto sotto i Borbone, che avrebbe costretto tanti giovani ad allontanarsi dalle famiglie e dalla loro terra per sette lunghi anni. Molti si rifugiarono nelle montagne, altri ebbero il coraggio di contestare, e il 2 gennaio 1862 diedero l’assalto alla sede del commissario di leva. Per reprimere la rivolta arrivarono da Palermo i bersaglieri sotto il comando del generale Quintini, già noto nell’isola per l’efferatezza della sua condotta. I rivoltosi fuggirono un po’ ovunque. I bersaglieri, nelle loro perlustrazioni, si imbatterono a Falconiera in un gruppo di cittadini, tra cui anche il parroco del paese, che si erano rifugiati lì per paura, e il generale Quintini, dopo un sommario interrogatorio, diede ordine di fucilarli. Nel frattempo si udì una bambina piangere, aveva freddo e fame, ed era terrorizzata dallo spettacolo a cui involontariamente aveva dovuto assistere; i soldati, senza tanti scrupoli, la presero di peso e la misero davanti al plotone di esecuzione. La sua fucilazione è registrata nell’archivio storico militare con queste parole: “Castellammare del Golfo, 3 gennaio 1862, Romano Angelina, di anni 9, fucilata, accusata di brigantaggio”.
I soldati piemontesi erano stati mandati in Sicilia per reprimere il malcontento popolare, generato soprattutto dall’introduzione della leva militare obbligatoria, provvedimento sconosciuto sotto i Borbone, che avrebbe costretto tanti giovani ad allontanarsi dalle famiglie e dalla loro terra per sette lunghi anni. Molti si rifugiarono nelle montagne, altri ebbero il coraggio di contestare, e il 2 gennaio 1862 diedero l’assalto alla sede del commissario di leva. Per reprimere la rivolta arrivarono da Palermo i bersaglieri sotto il comando del generale Quintini, già noto nell’isola per l’efferatezza della sua condotta. I rivoltosi fuggirono un po’ ovunque. I bersaglieri, nelle loro perlustrazioni, si imbatterono a Falconiera in un gruppo di cittadini, tra cui anche il parroco del paese, che si erano rifugiati lì per paura, e il generale Quintini, dopo un sommario interrogatorio, diede ordine di fucilarli. Nel frattempo si udì una bambina piangere, aveva freddo e fame, ed era terrorizzata dallo spettacolo a cui involontariamente aveva dovuto assistere; i soldati, senza tanti scrupoli, la presero di peso e la misero davanti al plotone di esecuzione. La sua fucilazione è registrata nell’archivio storico militare con queste parole: “Castellammare del Golfo, 3 gennaio 1862, Romano Angelina, di anni 9, fucilata, accusata di brigantaggio”.
Dopo più di 150 anni, Longobardi, deliziosa cittadina cosentina, illuminata dal sole e bagnata da un mare azzurro, dai colori cangianti, è stato il primo centro italiano a intitolare una strada ad Angelina, martire della nostra unità. L’iniziativa, nata su proposta di Franco Gaudio, Consigliere comunale, nonché gentile autore della foto, ha avuto il patrocinio, oltre che del Comune stesso, della Banca Bruzia e di importanti aziende locali.
Il territorio, conteso da tanti popoli che vi si stabilirono per la fertilità del suolo, per la posizione favorevole ai traffici economici e culturali, e per la natura difensiva delle coste, frastagliate e ricche di alti promontori, conserverà la memoria della piccola vittima di soprusi politici, accanto a tre Madonne e tre sante, fino ad ora uniche rappresentanti femminili nell’odonomastica cittadina su un totale di novanta aree di circolazione.
I longobardesi non sono nuovi a episodi di soprusi: il nome stesso del paese deriva dagli invasori Longobardi che dal nord Europa vi giunsero nel VII secolo; durante il dominio francese, nella lotta tra Borbonici e Napoleonici, dovettero subire saccheggi e angherie, durante le quali furono trucidate centinaia di persone e le loro case date al fuoco. Fu terra di briganti, sulla cui valutazione la critica storica è ancora discorde. Oggi, per riparare a una ingiustizia, dedica una strada ad Angelina, brigantessa di nove anni!
martedì 3 settembre 2013
"Ci risiamo"
Di Antonio Rosato
Ci risiamo.
Ancora una volta, e ci si smarrisce nei calcoli con leggi che penalizzano costantemente le tasche dei meridionali. Ancora una volta un provvedimento che penalizza il meridione, i suoi cittadini, le imprese e la già fragile e precaria micro economia che a stento tenta di tenere salda quella dignità che di fatto è messa a dura prova.
Ci riferiamo all’ICI, quella tassa già odiosa di per se per mille e un motivo.
Fosse altro per quanto già incamerato tra progetti, bolli, permessi, iva sui materiali di costruzione e sui compensi per il lavoro svolto da imbianchini, elettricisti, imprese edili, idrauilici e a seguire tutti quanti hanno prestato la loro opera, e lo stato ha incassato già migliaia di euro dal proprietario per la costruzione dell’immobile. Tra tasse dirette e tasse indirette il committente versa nelle casse dello stato una percentuale che va ben oltre la metà della spesa totale.
Spesso poi lo si fa per i figli, si fanno sacrifici enormi. Rinunce alle quali spesso è impossibile poi rimediare. Tutto ciò per vedere poi quel figlio essere costretto ad abbandonare il meridione, i suoi affetti, i suoi progetti, i suoi sogni. Alle ortiche gli studi fatti per svolgere poi di fatto lavori molto più umili, per emigrare a latitudini nordiche.
Topograficamente a certi paralleli serve comunque una casa, lo sappiamo, in affitto o indebitandosi per tutta la vita con le banche (nessuna è meridionale ricordiamolo) o finanziarie le quali poi di fatto sono le vere proprietarie dell’immobile tra le altre cose.
Quella casa, in una città lontana, più fredda dove il riscaldamento serve davvero per mesi l’anno (e giù con le accise derivate ancora nel granaio), dove non ci sono gli affetti lasciati molto più a sud etc etc, risulta come prima casa solo perché abituale dimora.
Quanti meridionali dunque hanno lasciato al paesello la casetta o il rudere ereditato dai genitori.
Milioni e milioni di meridionali che si troveranno a pagare l’IMU come seconda casa per quel rudere adesso. Una abitazione vuota, spesso ereditata appunto, che non da reddito materiale se non quello che serve per completare il modello F24 per la riscossione dei tributi.
Ma non solo, oltre al danno anche la beffa, poiché questo governo mascherato da colori politici di cui onestamente si fa a capire il confine dell’uno e dell’altro, anzi spesso si manifesta per quello che forse è davvero da sempre, cosa ha pensato di fare.
Ha pensato bene di trovare le mancanze dei proventi IMU con una nuova tassa. Una tassa ancora da capire bene nei dettagli, ma della quale si conoscono almeno un paio di cose. La prima che sarà corposa perché mette assieme IMU e altre imposte.
Si andrà verso a una service-tax, cosi la chiamano per renderla meno cruda, un’imposta omni-comprensiva concentrata sui valori degli immobili, sui servizi che vengono erogati alle abitazioni e sul valore dei territori dove sorge la casa.
Ma a pagarla sarà l’inquilino stavolta, quindi ancora soldi succhiati a quei milioni di meridionali che costretti ad emigrare lasceranno al nord altri milioni di euro che impoveriranno loro e arricchiranno ancora una volta le casse tosco-padane.
Non ci saranno di conseguenza risorse familiari per quell'imbianchino, per quell'idraulico, per quell'elettricista che dal Sud sarà costretto a chiudere ed emigrare anche lui probabilmente, arrecando danno su danno. E a pagare di più come diceva Antonio De Curtis, è sempre pantalone.
Il Partito del Sud dice basta a questo continuo atto di vampirismo che succhia sempre il sangue del meridione e dei meridionali. Questo stato sanguisuga deve la deve smettere con l’opera di desertificazione economica, culturale, industriale e quell'esodo forzato che ha oramai caratteristiche bibliche. Si, proprio come quell'esodo che porto gli ebrei a cercare rifugio nel deserto. Esodo che ebbe poi come risultato, la schiavitù del popolo ebraico.
Antonio Rosato
Coord. Partito del Sud - Lazio
.
Di Antonio Rosato
Ci risiamo.
Ancora una volta, e ci si smarrisce nei calcoli con leggi che penalizzano costantemente le tasche dei meridionali. Ancora una volta un provvedimento che penalizza il meridione, i suoi cittadini, le imprese e la già fragile e precaria micro economia che a stento tenta di tenere salda quella dignità che di fatto è messa a dura prova.
Ci riferiamo all’ICI, quella tassa già odiosa di per se per mille e un motivo.
Fosse altro per quanto già incamerato tra progetti, bolli, permessi, iva sui materiali di costruzione e sui compensi per il lavoro svolto da imbianchini, elettricisti, imprese edili, idrauilici e a seguire tutti quanti hanno prestato la loro opera, e lo stato ha incassato già migliaia di euro dal proprietario per la costruzione dell’immobile. Tra tasse dirette e tasse indirette il committente versa nelle casse dello stato una percentuale che va ben oltre la metà della spesa totale.
Spesso poi lo si fa per i figli, si fanno sacrifici enormi. Rinunce alle quali spesso è impossibile poi rimediare. Tutto ciò per vedere poi quel figlio essere costretto ad abbandonare il meridione, i suoi affetti, i suoi progetti, i suoi sogni. Alle ortiche gli studi fatti per svolgere poi di fatto lavori molto più umili, per emigrare a latitudini nordiche.
Topograficamente a certi paralleli serve comunque una casa, lo sappiamo, in affitto o indebitandosi per tutta la vita con le banche (nessuna è meridionale ricordiamolo) o finanziarie le quali poi di fatto sono le vere proprietarie dell’immobile tra le altre cose.
Quella casa, in una città lontana, più fredda dove il riscaldamento serve davvero per mesi l’anno (e giù con le accise derivate ancora nel granaio), dove non ci sono gli affetti lasciati molto più a sud etc etc, risulta come prima casa solo perché abituale dimora.
Quanti meridionali dunque hanno lasciato al paesello la casetta o il rudere ereditato dai genitori.
Milioni e milioni di meridionali che si troveranno a pagare l’IMU come seconda casa per quel rudere adesso. Una abitazione vuota, spesso ereditata appunto, che non da reddito materiale se non quello che serve per completare il modello F24 per la riscossione dei tributi.
Ma non solo, oltre al danno anche la beffa, poiché questo governo mascherato da colori politici di cui onestamente si fa a capire il confine dell’uno e dell’altro, anzi spesso si manifesta per quello che forse è davvero da sempre, cosa ha pensato di fare.
Ha pensato bene di trovare le mancanze dei proventi IMU con una nuova tassa. Una tassa ancora da capire bene nei dettagli, ma della quale si conoscono almeno un paio di cose. La prima che sarà corposa perché mette assieme IMU e altre imposte.
Si andrà verso a una service-tax, cosi la chiamano per renderla meno cruda, un’imposta omni-comprensiva concentrata sui valori degli immobili, sui servizi che vengono erogati alle abitazioni e sul valore dei territori dove sorge la casa.
Ma a pagarla sarà l’inquilino stavolta, quindi ancora soldi succhiati a quei milioni di meridionali che costretti ad emigrare lasceranno al nord altri milioni di euro che impoveriranno loro e arricchiranno ancora una volta le casse tosco-padane.
Non ci saranno di conseguenza risorse familiari per quell'imbianchino, per quell'idraulico, per quell'elettricista che dal Sud sarà costretto a chiudere ed emigrare anche lui probabilmente, arrecando danno su danno. E a pagare di più come diceva Antonio De Curtis, è sempre pantalone.
Il Partito del Sud dice basta a questo continuo atto di vampirismo che succhia sempre il sangue del meridione e dei meridionali. Questo stato sanguisuga deve la deve smettere con l’opera di desertificazione economica, culturale, industriale e quell'esodo forzato che ha oramai caratteristiche bibliche. Si, proprio come quell'esodo che porto gli ebrei a cercare rifugio nel deserto. Esodo che ebbe poi come risultato, la schiavitù del popolo ebraico.
Antonio Rosato
Coord. Partito del Sud - Lazio
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