venerdì 19 luglio 2013

PLATANIA (CZ) Domenica 4 Agosto: SUD VERITY DAY - Il giorno della verità con Antonio Ciano

I FALSI MITI DEL RISORGIMENTO

- L'unità d'Italia raccontata da Sud Ne parliamo con ANTONIO CIANO, autore del bestseller "I SAVOIA E IL MASSACRO DEL SUD"

Domenica 4 agosto 2013 Ore 21.00
Platania (CZ) - Via Veneto - Villa Comunale


 
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I FALSI MITI DEL RISORGIMENTO

- L'unità d'Italia raccontata da Sud Ne parliamo con ANTONIO CIANO, autore del bestseller "I SAVOIA E IL MASSACRO DEL SUD"

Domenica 4 agosto 2013 Ore 21.00
Platania (CZ) - Via Veneto - Villa Comunale


 

giovedì 18 luglio 2013

IMPORTANTI RICONOSCIMENTI PER ANTONIO CIANO - L'Associazione Politico Culturale "Radici" lo premierà il 24 agosto a Cirò Marina (KR) per l'impegno storico di riscoperta

Antonio Ciano, Presidente Onorario del Partito del Sud, vedrà riconosciuti i suoi tanti meriti e l'impegno come ricercatore di verità storiche nascoste e taciute grazie all'iniziativa dell' Associazione Politico Culturale Radici che lo premierà nelle tre giornate dedicate alla cultura che si terranno a Cirò Marina (KR) dal 23 al 25 Agosto 2013.

 L'autore del libro " I savoia e il massacro del Sud" verrà premiato nella giornata del 24 Agosto, alle ore 21,00 in Piazza Diaz, dal Presidente della Associazione Radici Signora Francesca Gallello con il premio Internazionale "Conoscere le nostre Radici"; sempre ad Antonio Ciano è stato riconosciuto anche il premio " L'impegno e l' amore per la mia terra".

 Le motivazioni dei premi sono le seguenti : "Per l'impegno il valore e il lavoro svolto come storico con impegno e amorevole pensiero verso la gente della sua terra d'origine e verso tutti coloro che hanno dovuto lasciare la loro terra,visto l'importanza e l'arricchimento storico che trasmette attraverso le sue opere letterarie e di ricerca storica ".

 Ad Antonio Ciano i complimenti e le felicitazioni per l'importante riconoscimento da parte di tutti i membri e simpatizzanti del Partito del Sud.






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Antonio Ciano, Presidente Onorario del Partito del Sud, vedrà riconosciuti i suoi tanti meriti e l'impegno come ricercatore di verità storiche nascoste e taciute grazie all'iniziativa dell' Associazione Politico Culturale Radici che lo premierà nelle tre giornate dedicate alla cultura che si terranno a Cirò Marina (KR) dal 23 al 25 Agosto 2013.

 L'autore del libro " I savoia e il massacro del Sud" verrà premiato nella giornata del 24 Agosto, alle ore 21,00 in Piazza Diaz, dal Presidente della Associazione Radici Signora Francesca Gallello con il premio Internazionale "Conoscere le nostre Radici"; sempre ad Antonio Ciano è stato riconosciuto anche il premio " L'impegno e l' amore per la mia terra".

 Le motivazioni dei premi sono le seguenti : "Per l'impegno il valore e il lavoro svolto come storico con impegno e amorevole pensiero verso la gente della sua terra d'origine e verso tutti coloro che hanno dovuto lasciare la loro terra,visto l'importanza e l'arricchimento storico che trasmette attraverso le sue opere letterarie e di ricerca storica ".

 Ad Antonio Ciano i complimenti e le felicitazioni per l'importante riconoscimento da parte di tutti i membri e simpatizzanti del Partito del Sud.






mercoledì 17 luglio 2013

Angelina Romano, vittima dell’esercito Piemontese, avrà dedicata una strada a Longobardi (CS) grazie all’impegno del Partito del Sud



Dopo i risultati ottenuti a Napoli rispetto a una toponomastica che riveda e riscopra uomini e donne del sud che sono stati vittime e protagonisti della guerra di occupazione che ha portato all’unificazione del territorio italiano, come appunto la intitolazione di una strada di Napoli ai Martiri di Pietrarsa, ecco che il Partito del Sud ottiene un ulteriore risultato importante e concreto con la dedicazione di una strada del Comune di Longobardi ad Angelina Romano e di una piazza che prenderà il nome di “Largo Briganti”.

La riscoperta della storia, la dedicazione di strade e piazze agli eroi del sud che diedero la vita per la propria terra contro l’invasione piemontese e le ingiustizie sociali che ne derivarono è uno degli impegni politici che il Partito del Sud sta portando concretamente a termine, insieme all’ impegno per una politica solidale e progressista che risponda ai reali bisogni della popolazione, primo fra tutti il lavoro, coniugando quindi lo sviluppo dei territori con l’impegno sociale e culturale grazie alla storia millenaria che permea le nostre meravigliose terre; per far questo è fondamentale anche la riscoperta delle nostre radici storiche, per ritrovare un orgoglio e una dignità di popolo spesso sopiti sotto cumuli di menzogne.

A Longobardi, in provincia di Cosenza, l’iniziativa è partita dal Consigliere Comunale del Partito del Sud Franco Gaudio che ha proposto la dedicazione di una strada ad Angelina Romano, bambina di otto anni fucilata dai bersaglieri piemontesi a Castellammare del Golfo senza alcun motivo. La storia di questa piccola vittima di una guerra di invasione assurda, è stata scoperta grazie alla ricerca storica di Antonio Ciano fondatore del Partito del Sud.

Oltre alla strada dedicata ad Angelina Romano, il Comune di Longobardi e la sua Amministrazione Comunale, hanno deciso di dedicare una piazza del centro abitato ai "Briganti" che combatterono per la propria terra contro chi era venuto per prendere e per nulla lasciare a queste terre.


Le cerimonie di dedicazione si terranno il prossimo 3 agosto a Longobardi in provincia di Cosenza.

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Dopo i risultati ottenuti a Napoli rispetto a una toponomastica che riveda e riscopra uomini e donne del sud che sono stati vittime e protagonisti della guerra di occupazione che ha portato all’unificazione del territorio italiano, come appunto la intitolazione di una strada di Napoli ai Martiri di Pietrarsa, ecco che il Partito del Sud ottiene un ulteriore risultato importante e concreto con la dedicazione di una strada del Comune di Longobardi ad Angelina Romano e di una piazza che prenderà il nome di “Largo Briganti”.

La riscoperta della storia, la dedicazione di strade e piazze agli eroi del sud che diedero la vita per la propria terra contro l’invasione piemontese e le ingiustizie sociali che ne derivarono è uno degli impegni politici che il Partito del Sud sta portando concretamente a termine, insieme all’ impegno per una politica solidale e progressista che risponda ai reali bisogni della popolazione, primo fra tutti il lavoro, coniugando quindi lo sviluppo dei territori con l’impegno sociale e culturale grazie alla storia millenaria che permea le nostre meravigliose terre; per far questo è fondamentale anche la riscoperta delle nostre radici storiche, per ritrovare un orgoglio e una dignità di popolo spesso sopiti sotto cumuli di menzogne.

A Longobardi, in provincia di Cosenza, l’iniziativa è partita dal Consigliere Comunale del Partito del Sud Franco Gaudio che ha proposto la dedicazione di una strada ad Angelina Romano, bambina di otto anni fucilata dai bersaglieri piemontesi a Castellammare del Golfo senza alcun motivo. La storia di questa piccola vittima di una guerra di invasione assurda, è stata scoperta grazie alla ricerca storica di Antonio Ciano fondatore del Partito del Sud.

Oltre alla strada dedicata ad Angelina Romano, il Comune di Longobardi e la sua Amministrazione Comunale, hanno deciso di dedicare una piazza del centro abitato ai "Briganti" che combatterono per la propria terra contro chi era venuto per prendere e per nulla lasciare a queste terre.


Le cerimonie di dedicazione si terranno il prossimo 3 agosto a Longobardi in provincia di Cosenza.

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Un Sud Competitivo, da Longobardi parte la sfida del Sud Project Camp

SPClogoorizzontaleSUD PROJECT CAMP è un nuovo format, un nuovo modo di incontrarsi, un vero e proprio laboratorio aperto che partirà in tutte le regioni meridionali, dedicato alla scoperta e valorizzazione del Mezzogiorno d’Italia, della sua vera storia, dei suoi prodotti, delle sue eccellenze, del suo futuro.
L’evento è un vero e proprio festival delle peculiarità del Sud Italia che coniuga informazione e momenti di cultura attraverso iniziative sociali e culturali, convegni e seminari, con svago e divertimento rappresentati dall’esibizione di artisti locali, dalla degustazione di prodotti tipici in un clima di musica e festa, fino alla presenza di stand gastronomici e non solo.
La “puntata zero” di SPC partirà da Longobardi, sabato 3 agosto, presso la struttura “Atlantis Park”, in occasione dell’intitolazione di una via del Comune di Longobardi  alla memoria di Angelina Romano, martire dell’Unità di Italia, e di uno spiazzo, denominato Largo Briganti. L’iniziativa dell’intitolazione delle strade è nata su proposta del Consigliere comunale di Longobardi del Partito del Sud Franco Gaudio e fatta propria dall’intero Consiglio Comunale e dalla Città calabrese.
L’evento si pregia del Patrocinio del Comune di Longobardi e della BCC Banca Bruzia nonché della presenza di importanti aziende operanti nel territorio calabrese.

PROGRAMMA DELL’EVENTO “SUD PROJECT CAMP – MAGMA”
19.30 – apertura degli Stand Gastronomici
20.00 – esibizione scuola di danza “Manhattan school”
21.00 – Dibattito “Dalla Conquista Militare all’economia coloniale” con il contributo di importanti personalità della società meridionale
22.00 – apertura stand di degustazione gratuita prodotti meridionali
22.00 – 24.000 – SPC la festa: musica, balli, degustazioni, esibizione di artisti locali, stand gastronomici

Con il Patrocinio di : Comune di Longobardi, BCC Banca Bruzia
Con la partecipazione di: Scuola di ballo “Manhattan school” , l’Artista Enzo Ruffolo, noto cantastorie della tradizione meridionale, le cantine vinicole “Odoardi” e “Caparra & Siciliani”, il Consorzio del Maialino nero di Calabria, i noti marchi di beverage “Fonte Noce” “Redrink” e “Bergotto” e molti altri ancora.

Fonte : SPC

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SPClogoorizzontaleSUD PROJECT CAMP è un nuovo format, un nuovo modo di incontrarsi, un vero e proprio laboratorio aperto che partirà in tutte le regioni meridionali, dedicato alla scoperta e valorizzazione del Mezzogiorno d’Italia, della sua vera storia, dei suoi prodotti, delle sue eccellenze, del suo futuro.
L’evento è un vero e proprio festival delle peculiarità del Sud Italia che coniuga informazione e momenti di cultura attraverso iniziative sociali e culturali, convegni e seminari, con svago e divertimento rappresentati dall’esibizione di artisti locali, dalla degustazione di prodotti tipici in un clima di musica e festa, fino alla presenza di stand gastronomici e non solo.
La “puntata zero” di SPC partirà da Longobardi, sabato 3 agosto, presso la struttura “Atlantis Park”, in occasione dell’intitolazione di una via del Comune di Longobardi  alla memoria di Angelina Romano, martire dell’Unità di Italia, e di uno spiazzo, denominato Largo Briganti. L’iniziativa dell’intitolazione delle strade è nata su proposta del Consigliere comunale di Longobardi del Partito del Sud Franco Gaudio e fatta propria dall’intero Consiglio Comunale e dalla Città calabrese.
L’evento si pregia del Patrocinio del Comune di Longobardi e della BCC Banca Bruzia nonché della presenza di importanti aziende operanti nel territorio calabrese.

PROGRAMMA DELL’EVENTO “SUD PROJECT CAMP – MAGMA”
19.30 – apertura degli Stand Gastronomici
20.00 – esibizione scuola di danza “Manhattan school”
21.00 – Dibattito “Dalla Conquista Militare all’economia coloniale” con il contributo di importanti personalità della società meridionale
22.00 – apertura stand di degustazione gratuita prodotti meridionali
22.00 – 24.000 – SPC la festa: musica, balli, degustazioni, esibizione di artisti locali, stand gastronomici

Con il Patrocinio di : Comune di Longobardi, BCC Banca Bruzia
Con la partecipazione di: Scuola di ballo “Manhattan school” , l’Artista Enzo Ruffolo, noto cantastorie della tradizione meridionale, le cantine vinicole “Odoardi” e “Caparra & Siciliani”, il Consorzio del Maialino nero di Calabria, i noti marchi di beverage “Fonte Noce” “Redrink” e “Bergotto” e molti altri ancora.

Fonte : SPC

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Partigiani meridionali in Piemonte. Un’indagine che brucia un pregiudizio…

Meridionali e Resistenza, un ossimoro? Risponde Roberto Placido, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte. Fu, la Resistenza (1943-1945), un grandioso fatto  storico consumatosi nel triangolo industriale e nel centro del Paese con drammatiche fiammate di violenza che hanno avuto come scenario Roma (l’attacco di via Rasella e l’eccidio delle fosse Ardeatine)?
Roberto Placido, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte
Per rispondere a questa domanda e gettare alle ortiche un insulso luogo comune secondo cui i meridionali sarebbero stati a guardare, il Consiglio regionale del Piemonte, auspice il suo vicepresidente Roberto Placido, di concerto con Claudio Dellavalle, presidente dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della Società contemporanea “Giorgio Agosti”, ha dato alle stampe un volume prezioso.
Titolo dell’accurata ricerca, realizzata con il contributo di tutti gli Istituti della Resistenza del Piemonte e con l’obiettivo di  promuovere un’indagine  sull’apporto di quei giovani e meno giovani dell’Italia del Sud che fecero parte, con ruoli e responsabilità diverse del movimento di Liberazione: “ Il contributo del Sud alla lotta di Liberazione in Piemonte 1943-1945”.
Per fare il punto sulla documentata ricerca che nel Nord indica seimila partigiani meridionali (di cui mille calabresi) ed illustrata a in un  convegno  su “Resistenza e meridionali” svoltosi a Torino, ma anche per tentare di chiarire meglio una delle questioni laterali (l’apporto dei meridionali alla Resistenza) ma cruciale per il processo unitario del Paese  che ormai, nonostante quale voce stonata, è più che consolidato, abbiamo interpellato il  vicepresidente del Consiglio regionale  Roberto Placido.
 Sul ruolo del meridionali nella Resistenza non mancano pubblicazioni anche significative, né sono  mancati i riferimenti a personaggi di primo rilievo sia per l’attività politica, sia per l’attività militare. In che cosa la ricerca in questione può essere considerata originale?
La ricerca intende affrontare la partecipazione e il ruolo avuto da migliaia di giovani meridionali nella resistenza nella nostra regione non come un contributo aggiuntivo,  ma come un elemento costitutivo della lotta di liberazione. Quindi, come un dato che costringe a ripensare l’insieme del movimento e il suo significato generale,  nazionale. La Resistenza è stata sempre vista come fenomeno circoscritto al Centro-Nord del Paese. Le generazioni di origine meridionale che negli anni, in Piemonte e nelle altre regioni, hanno partecipato alle manifestazioni celebrative sono sempre state mosse da motivazioni politico-idelogiche  più che da un sentimento dovuto alla partecipazione attiva alla lotta di Liberazione. Oggi, questa ricerca ed il convegno organizzato a Torino , riconducono a un orizzonte di insieme, integrando lo sguardo da Sud con quello da Nord, così che l’approfondimento delle conoscenze possa portare ad una giusta valorizzazione di quell’esperienza. D’ ora in avanti, anche i discendenti di chi ha partecipato a quella straordinaria esperienza, potranno sapere, con orgoglio, di essere stati protagonisti della costruzione della democrazia italiana. Di qui la necessità non solo di un rapporto integrato tra i ricercatori, ma in primo luogo delle istituzioni, nazionali e locali, per creare le condizioni per poter procedere in modo unitario. Il convegno tenutosi a Torino il 16 giugno scorso, in cui erano presenti oltre alla Regione Piemonte, le sei Regioni meridionali e la vice Presidente del Senato, senatrice  Fedeli, hanno rappresentato bene questa esigenza unitaria. Lo straordinario successo del convegno, successo di pubblico e di presenze istituzionali,  fa ben sperare  sulla possibilità di realizzare la ricerca, attivando sia gli Istituti storici della resistenza, sia associazioni e singoli ricercatori interessati su obiettivi comuni
Può citare eventi specifici o nomi di meridionali che, partecipando alla Resistenza in Piemonte, hanno pagato prezzi elevati per quelle scelte e verso i quali la sua regione ma direi il Paese hanno  un enorme debito di riconoscenza?
Non c’è che l’imbarazzo della scelta, perché nelle formazioni piemontesi entrarono molti giovani meridionali, di diversa estrazione sociale, di diversa formazione: in altre parole una parte significativa della migliore gioventù meridionale. In appendice al volume, che  si è voluto preparare per dare risalto e concretezza alla proposta di ricerca e che è stato presentato al convegno del 16 giugno, sono riportati centinaia, migliaia di nomi di partigiani meridionali. Rispetto ai dati di cui oggi si disponiamo, ad esempio sono circa un migliaio i partigiani di origine calabrese.  Per altro nella prima parte del volume sono riportati alcuni storie e profili di singoli combattenti  per far cogliere, a puro titolo di esempio, le molte articolazioni con cui quella presenza si è manifestata. Il profilo della singola persona, del singolo partigiano va assolutamente riconosciuto e valorizzato. Però è anche vero che quando si supera una certa soglia quantitativa i comportamenti individuali producono effetti collettivi complessi, che richiedono per essere compresi di essere collocati nelle vicende degli anni 1943-45.
Com’è avvenuta l’aggregazione dei meridionali nel movimento di liberazione piemontese? Quali sono state le ragioni e le dinamiche fondamentali?
Si possono riconoscere due percorsi: il primo è costituito da quei meridionali che vengono sorpresi dall’8 settembre mentre stanno svolgendo il servizio militare in Piemonte. Se riescono a sfuggire ai tentativi di cattura da parte dei tedeschi, hanno due scelte: nascondersi o aggregarsi alle formazioni partigiane che si vanno costituendo. Un secondo percorso riguarda i meridionali che sono già in Piemonte, o perché immigrati negli anni precedenti o perché nati in Piemonte da famiglie di meridionali immigrate a partire dagli anni del primo dopoguerra. Malgrado gli ostacoli frapposti dal regime fascista, i flussi immigratori non si fermarono e portarono, soprattutto nei centri industriali, soprattutto a Torino, quote consistenti di immigrati da Sud, un’anticipazione del massiccio esodo che si produrrà negli anni Cinquanta. L’aggregazione fra meridionali segue percorsi diversi: può derivare dal fatto di essere militari nella stesso reparto o nella stessa caserma, o di essere relativamente vicini alle basi delle formazioni partigiane. La scelta può essere immediata oppure essere il risultato di una valutazione più meditata e quindi dilazionata di qualche mese. A volte dipende molto dall’ esigenza di mantenere un rapporto tra “paesani”,  come espressione di una solidarietà regionale che l’uso del dialetto rendeva immediatamente evidente.
Nella ricerca sono inserite mirabilmente due storie esemplari di partigiani meridionali, quella di Nunziato di Francesco che  nasce a Linguaglossa (Catania)  e di Michele Ficco di  Cerignola (Foggia)…Vuole ricordare qualche storia tra i  mille calabresi che hanno combattuto fascisti e nazisti?
Tra i calabresi a puro titolo esemplificativo si possono ricordare i fratelli Nicoletta, originari di Crotone, che ebbero un ruolo notevole fin dalle prime battute nell’organizzazione del movimento partigiano nelle valli a ovest di Torino, in un’area che conobbe scontri durissimi e continuamente rinnovati tra tedeschi e fascisti e formazioni partigiane di diversa ispirazione. Giulio Nicoletta interpretò in questo contesto un ruolo originale di comandante-mediatore riconosciuto da tutte le  formazioni presenti in quelle valli. Oppure,  si può citare il nucleo di ufficiali di origine calabrese che divennero una parte importante delle strutture di comando delle formazioni garibaldine nel Biellese orientale o le decine di giovani calabresi, che caddero in quei mesi e per i quali la ricerca dovrebbe aiutarci a rinnovare ricordo e gratitudine.
 Si può asserire, senza nulla togliere a nessuno, che probabilmente i meridionali che hanno aderito alle lotte partigiane in Piemonte ma in generale nel Nord del Paese, correvano rischi anche più grossi?
Certamente i giovani di origine meridionale che operarono nelle fila della resistenza piemontese si trovavano obiettivamente in una condizione di maggiore difficoltà rispetto ai loro coetanei piemontesi,  perché la loro condizione di sbandati non era compensata da nessun retroterra ( familiare, di comunità) su cui contare per sfuggire alla minaccia della cattura, della deportazione o dell’uccisione. Erano cioè più esposti al rischio. Nei contesti rurali, questo rischio poteva essere contenuto da atteggiamenti diffusi nella popolazione di protezione nei confronti di giovani che il più delle volte condividevano con i locali una comune cultura contadina.
La presenza di tantissimi meridionali in Piemonte nel triangolo industriale, molti dei quali sono stati partigiani,   non ritiene sia dovuta anche ai flussi migratori provocati subito dopo l’Unità  dal modello squilibrato di sviluppo che è stato imposto all’Italia: il Mezzogiorno come bacino di  forza lavoro da utilizzare per l’industrializzazione del Nord?
Come si è accennato prima,  l’approfondimento di quella componente meridionale della resistenza, che deriva dai flussi migratori degli anni Venti e Trenta, è certamente un obiettivo della ricerca, che non sarà facile cogliere fino in fondo per la difficoltà di disporre di una adeguata documentazione. Tuttavia,  è un percorso da tentare per due ragioni principali: la prima deriva dal fatto che abbiamo esempi particolarmente significativi della rilevanza del problema ( vedi ad esempio la figura di Dante Di Nanni); la seconda che questa dimensione ci apre un territorio poco frequentato che riguarda la partecipazione alla lotta di resistenza nelle realtà urbane, in cui lo scontro ha un tasso di pericolosità spesso più elevato rispetto alle formazioni che operano nelle valli e comunque in un ambiente contadino. Questo tipo di partecipazione alla lotta,  richiede motivazioni politiche più definite, soprattutto in rapporto ai movimenti di lotta che si manifestano nelle fabbriche in parallelo con la lotta armata delle formazioni partigiane.
Quando diciamo che sono stati  tantissimi i  meridionali tra i partigiani in Piemonte, possiamo andare oltre e fornire  qualche numero  preciso, magari spiegando come si è giunti alla determinazione del dato? 
I numeri che sono stati forniti derivano da un grosso lavoro compiuto in occasione delle celebrazioni del cinquantesimo della Liberazione dagli Istituti piemontesi. Venne allora costruito un data base che ha reso disponibili i dati su ogni singolo partigiano che aveva richiesto dopo la fine della guerra il riconoscimento dell’attività svolta. I dati sui partigiani meridionali derivano da   questo data base, che è una fonte preziosa, ma che richiede oggi alcuni interventi di affinamento e completamento.
 Si può anche individuare, grosso modo, l’orientamento politico dei meridionali che aderirono al movimento di liberazione ?
Salvo qualche caso si può avere solo un’indicazione indiretta sull’orientamento politico delle formazioni di cui i partigiani meridionali fecero parte. Va tenuto presente che si tratta di un indicatore di massima, perché non c’è un rapporto diretto tra il colore della formazione e la scelta politica dei partigiani che in essa militano. Sulla fedeltà politica prevale quella di appartenenza e, quindi,  di rapporto personale con il comandante o con i compagni. La banda partigiana, rispetto ad una formazione militare tradizionale, ha un tasso elevato di autonomia che dipende dal rapporto tra i comandanti e i singoli partigiani. Inoltre, gran parte dei partigiani sanno poco o nulla di politica; salvo il caso di una minoranza che viene dall’antifascismo storico, la prima maturazione politica per molti di loro avviene nel corso di quell’esperienza eccezionale che fu la lotta di liberazione. Da questo punto di vista, diventa interessante riuscire a seguire le vicende dei partigiani nel dopo liberazione, per cercare di capire come quell’esperienza poté incidere sugli orientamenti successivi e sulle loro scelte di cittadini.
Per lo più sono stati gregari o si individuano tra  meridionali personalità di spicco? 
Questa è una domanda da verificare con la ricerca. Per ora,  possiamo dire che furono di origine meridionale comandanti tra i più prestigiosi e amati del movimento partigiano piemontese. Possiamo citare Pompeo Colajanni o il già ricordato Giulio Nicoletta. Così come tra i cosiddetti gregari possiamo citare figure splendide di protagonisti che seppero dare un’impronta precisa al loro impegno fino alla prova estrema. La ricerca su questo piano ci potrà riservare interessanti sorprese e forse a scoprire una forte omogeneità di comportamenti tra partigiani che pure provenivano da contesti lontanissimi.

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Meridionali e Resistenza, un ossimoro? Risponde Roberto Placido, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte. Fu, la Resistenza (1943-1945), un grandioso fatto  storico consumatosi nel triangolo industriale e nel centro del Paese con drammatiche fiammate di violenza che hanno avuto come scenario Roma (l’attacco di via Rasella e l’eccidio delle fosse Ardeatine)?
Roberto Placido, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte
Per rispondere a questa domanda e gettare alle ortiche un insulso luogo comune secondo cui i meridionali sarebbero stati a guardare, il Consiglio regionale del Piemonte, auspice il suo vicepresidente Roberto Placido, di concerto con Claudio Dellavalle, presidente dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della Società contemporanea “Giorgio Agosti”, ha dato alle stampe un volume prezioso.
Titolo dell’accurata ricerca, realizzata con il contributo di tutti gli Istituti della Resistenza del Piemonte e con l’obiettivo di  promuovere un’indagine  sull’apporto di quei giovani e meno giovani dell’Italia del Sud che fecero parte, con ruoli e responsabilità diverse del movimento di Liberazione: “ Il contributo del Sud alla lotta di Liberazione in Piemonte 1943-1945”.
Per fare il punto sulla documentata ricerca che nel Nord indica seimila partigiani meridionali (di cui mille calabresi) ed illustrata a in un  convegno  su “Resistenza e meridionali” svoltosi a Torino, ma anche per tentare di chiarire meglio una delle questioni laterali (l’apporto dei meridionali alla Resistenza) ma cruciale per il processo unitario del Paese  che ormai, nonostante quale voce stonata, è più che consolidato, abbiamo interpellato il  vicepresidente del Consiglio regionale  Roberto Placido.
 Sul ruolo del meridionali nella Resistenza non mancano pubblicazioni anche significative, né sono  mancati i riferimenti a personaggi di primo rilievo sia per l’attività politica, sia per l’attività militare. In che cosa la ricerca in questione può essere considerata originale?
La ricerca intende affrontare la partecipazione e il ruolo avuto da migliaia di giovani meridionali nella resistenza nella nostra regione non come un contributo aggiuntivo,  ma come un elemento costitutivo della lotta di liberazione. Quindi, come un dato che costringe a ripensare l’insieme del movimento e il suo significato generale,  nazionale. La Resistenza è stata sempre vista come fenomeno circoscritto al Centro-Nord del Paese. Le generazioni di origine meridionale che negli anni, in Piemonte e nelle altre regioni, hanno partecipato alle manifestazioni celebrative sono sempre state mosse da motivazioni politico-idelogiche  più che da un sentimento dovuto alla partecipazione attiva alla lotta di Liberazione. Oggi, questa ricerca ed il convegno organizzato a Torino , riconducono a un orizzonte di insieme, integrando lo sguardo da Sud con quello da Nord, così che l’approfondimento delle conoscenze possa portare ad una giusta valorizzazione di quell’esperienza. D’ ora in avanti, anche i discendenti di chi ha partecipato a quella straordinaria esperienza, potranno sapere, con orgoglio, di essere stati protagonisti della costruzione della democrazia italiana. Di qui la necessità non solo di un rapporto integrato tra i ricercatori, ma in primo luogo delle istituzioni, nazionali e locali, per creare le condizioni per poter procedere in modo unitario. Il convegno tenutosi a Torino il 16 giugno scorso, in cui erano presenti oltre alla Regione Piemonte, le sei Regioni meridionali e la vice Presidente del Senato, senatrice  Fedeli, hanno rappresentato bene questa esigenza unitaria. Lo straordinario successo del convegno, successo di pubblico e di presenze istituzionali,  fa ben sperare  sulla possibilità di realizzare la ricerca, attivando sia gli Istituti storici della resistenza, sia associazioni e singoli ricercatori interessati su obiettivi comuni
Può citare eventi specifici o nomi di meridionali che, partecipando alla Resistenza in Piemonte, hanno pagato prezzi elevati per quelle scelte e verso i quali la sua regione ma direi il Paese hanno  un enorme debito di riconoscenza?
Non c’è che l’imbarazzo della scelta, perché nelle formazioni piemontesi entrarono molti giovani meridionali, di diversa estrazione sociale, di diversa formazione: in altre parole una parte significativa della migliore gioventù meridionale. In appendice al volume, che  si è voluto preparare per dare risalto e concretezza alla proposta di ricerca e che è stato presentato al convegno del 16 giugno, sono riportati centinaia, migliaia di nomi di partigiani meridionali. Rispetto ai dati di cui oggi si disponiamo, ad esempio sono circa un migliaio i partigiani di origine calabrese.  Per altro nella prima parte del volume sono riportati alcuni storie e profili di singoli combattenti  per far cogliere, a puro titolo di esempio, le molte articolazioni con cui quella presenza si è manifestata. Il profilo della singola persona, del singolo partigiano va assolutamente riconosciuto e valorizzato. Però è anche vero che quando si supera una certa soglia quantitativa i comportamenti individuali producono effetti collettivi complessi, che richiedono per essere compresi di essere collocati nelle vicende degli anni 1943-45.
Com’è avvenuta l’aggregazione dei meridionali nel movimento di liberazione piemontese? Quali sono state le ragioni e le dinamiche fondamentali?
Si possono riconoscere due percorsi: il primo è costituito da quei meridionali che vengono sorpresi dall’8 settembre mentre stanno svolgendo il servizio militare in Piemonte. Se riescono a sfuggire ai tentativi di cattura da parte dei tedeschi, hanno due scelte: nascondersi o aggregarsi alle formazioni partigiane che si vanno costituendo. Un secondo percorso riguarda i meridionali che sono già in Piemonte, o perché immigrati negli anni precedenti o perché nati in Piemonte da famiglie di meridionali immigrate a partire dagli anni del primo dopoguerra. Malgrado gli ostacoli frapposti dal regime fascista, i flussi immigratori non si fermarono e portarono, soprattutto nei centri industriali, soprattutto a Torino, quote consistenti di immigrati da Sud, un’anticipazione del massiccio esodo che si produrrà negli anni Cinquanta. L’aggregazione fra meridionali segue percorsi diversi: può derivare dal fatto di essere militari nella stesso reparto o nella stessa caserma, o di essere relativamente vicini alle basi delle formazioni partigiane. La scelta può essere immediata oppure essere il risultato di una valutazione più meditata e quindi dilazionata di qualche mese. A volte dipende molto dall’ esigenza di mantenere un rapporto tra “paesani”,  come espressione di una solidarietà regionale che l’uso del dialetto rendeva immediatamente evidente.
Nella ricerca sono inserite mirabilmente due storie esemplari di partigiani meridionali, quella di Nunziato di Francesco che  nasce a Linguaglossa (Catania)  e di Michele Ficco di  Cerignola (Foggia)…Vuole ricordare qualche storia tra i  mille calabresi che hanno combattuto fascisti e nazisti?
Tra i calabresi a puro titolo esemplificativo si possono ricordare i fratelli Nicoletta, originari di Crotone, che ebbero un ruolo notevole fin dalle prime battute nell’organizzazione del movimento partigiano nelle valli a ovest di Torino, in un’area che conobbe scontri durissimi e continuamente rinnovati tra tedeschi e fascisti e formazioni partigiane di diversa ispirazione. Giulio Nicoletta interpretò in questo contesto un ruolo originale di comandante-mediatore riconosciuto da tutte le  formazioni presenti in quelle valli. Oppure,  si può citare il nucleo di ufficiali di origine calabrese che divennero una parte importante delle strutture di comando delle formazioni garibaldine nel Biellese orientale o le decine di giovani calabresi, che caddero in quei mesi e per i quali la ricerca dovrebbe aiutarci a rinnovare ricordo e gratitudine.
 Si può asserire, senza nulla togliere a nessuno, che probabilmente i meridionali che hanno aderito alle lotte partigiane in Piemonte ma in generale nel Nord del Paese, correvano rischi anche più grossi?
Certamente i giovani di origine meridionale che operarono nelle fila della resistenza piemontese si trovavano obiettivamente in una condizione di maggiore difficoltà rispetto ai loro coetanei piemontesi,  perché la loro condizione di sbandati non era compensata da nessun retroterra ( familiare, di comunità) su cui contare per sfuggire alla minaccia della cattura, della deportazione o dell’uccisione. Erano cioè più esposti al rischio. Nei contesti rurali, questo rischio poteva essere contenuto da atteggiamenti diffusi nella popolazione di protezione nei confronti di giovani che il più delle volte condividevano con i locali una comune cultura contadina.
La presenza di tantissimi meridionali in Piemonte nel triangolo industriale, molti dei quali sono stati partigiani,   non ritiene sia dovuta anche ai flussi migratori provocati subito dopo l’Unità  dal modello squilibrato di sviluppo che è stato imposto all’Italia: il Mezzogiorno come bacino di  forza lavoro da utilizzare per l’industrializzazione del Nord?
Come si è accennato prima,  l’approfondimento di quella componente meridionale della resistenza, che deriva dai flussi migratori degli anni Venti e Trenta, è certamente un obiettivo della ricerca, che non sarà facile cogliere fino in fondo per la difficoltà di disporre di una adeguata documentazione. Tuttavia,  è un percorso da tentare per due ragioni principali: la prima deriva dal fatto che abbiamo esempi particolarmente significativi della rilevanza del problema ( vedi ad esempio la figura di Dante Di Nanni); la seconda che questa dimensione ci apre un territorio poco frequentato che riguarda la partecipazione alla lotta di resistenza nelle realtà urbane, in cui lo scontro ha un tasso di pericolosità spesso più elevato rispetto alle formazioni che operano nelle valli e comunque in un ambiente contadino. Questo tipo di partecipazione alla lotta,  richiede motivazioni politiche più definite, soprattutto in rapporto ai movimenti di lotta che si manifestano nelle fabbriche in parallelo con la lotta armata delle formazioni partigiane.
Quando diciamo che sono stati  tantissimi i  meridionali tra i partigiani in Piemonte, possiamo andare oltre e fornire  qualche numero  preciso, magari spiegando come si è giunti alla determinazione del dato? 
I numeri che sono stati forniti derivano da un grosso lavoro compiuto in occasione delle celebrazioni del cinquantesimo della Liberazione dagli Istituti piemontesi. Venne allora costruito un data base che ha reso disponibili i dati su ogni singolo partigiano che aveva richiesto dopo la fine della guerra il riconoscimento dell’attività svolta. I dati sui partigiani meridionali derivano da   questo data base, che è una fonte preziosa, ma che richiede oggi alcuni interventi di affinamento e completamento.
 Si può anche individuare, grosso modo, l’orientamento politico dei meridionali che aderirono al movimento di liberazione ?
Salvo qualche caso si può avere solo un’indicazione indiretta sull’orientamento politico delle formazioni di cui i partigiani meridionali fecero parte. Va tenuto presente che si tratta di un indicatore di massima, perché non c’è un rapporto diretto tra il colore della formazione e la scelta politica dei partigiani che in essa militano. Sulla fedeltà politica prevale quella di appartenenza e, quindi,  di rapporto personale con il comandante o con i compagni. La banda partigiana, rispetto ad una formazione militare tradizionale, ha un tasso elevato di autonomia che dipende dal rapporto tra i comandanti e i singoli partigiani. Inoltre, gran parte dei partigiani sanno poco o nulla di politica; salvo il caso di una minoranza che viene dall’antifascismo storico, la prima maturazione politica per molti di loro avviene nel corso di quell’esperienza eccezionale che fu la lotta di liberazione. Da questo punto di vista, diventa interessante riuscire a seguire le vicende dei partigiani nel dopo liberazione, per cercare di capire come quell’esperienza poté incidere sugli orientamenti successivi e sulle loro scelte di cittadini.
Per lo più sono stati gregari o si individuano tra  meridionali personalità di spicco? 
Questa è una domanda da verificare con la ricerca. Per ora,  possiamo dire che furono di origine meridionale comandanti tra i più prestigiosi e amati del movimento partigiano piemontese. Possiamo citare Pompeo Colajanni o il già ricordato Giulio Nicoletta. Così come tra i cosiddetti gregari possiamo citare figure splendide di protagonisti che seppero dare un’impronta precisa al loro impegno fino alla prova estrema. La ricerca su questo piano ci potrà riservare interessanti sorprese e forse a scoprire una forte omogeneità di comportamenti tra partigiani che pure provenivano da contesti lontanissimi.

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martedì 16 luglio 2013

Comunicato pdsud lazio: il Partito del Sud chiede le dimissioni del vice-presidente Calderoli e la sostituzione del commissario Bondi



A seguito delle vergognose dichiarazioni razziste del (poco) On. Calderoli sul Ministro Kyenge, il Partito del Sud -Lazio chiede le dimissioni di Calderoli da Vice-Presidente del Senato della Repubblica.
Il Vice-Presidente "padano" non nuovo a sparate razziste contro gli extra-comunitari o contro i meridionali (chi ricorda il delirante "Napoli è una fogna da derattizzare" ? ) è una vergogna per un paese civile ed un esempio negativo per i giovani.

Inoltre il Partito del Sud chiede la sostituzione del Commissario Bondi ai vertici dell'ILVA, nominato commissario governativo dell'ILVA dal Governo Letta, per alcune sue battute poco felici sull'aumento delle patologie tumorali a Taranto. Il supermanager, invece di preoccuparsi di effettuare delle serie politiche di bonifica che occorrono a Taranto al più presto, distoglie l'attenzione dagli effetti mortali dell'ILVA con ridicole dichiarazioni sulla diffusione del fumo e alcol a Taranto. Il commissario Bondi, poi, dovrebbe spiegare a quelle mamme di quel 49% di bambini in eta pediatrica che ogni anno si ammalano di tumore quante sigarette hanno fumato e quanto alcool hanno bevuto per ammalarsi cosi gravemente. Queste dichiarazioni offendono gli ammalati e le loro famiglie, offendono inoltre il Sud terra di atroci dilemmi tra salute e lavoro. Taranto in particolar modo.
Il Partito del Sud si stringe in particolar modo a tutti i cittadini e le cittadine di Taranto e di tutte le città con crisi ambientali, chiede spiegazioni e chiarimenti o le automatiche dimissioni e sostituzione del Commissario Bondi.



Partito del Sud - Lazio


Coord. Regionale
Antonio Rosato

Vice-Presidente Nazionale
Enzo Riccio


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A seguito delle vergognose dichiarazioni razziste del (poco) On. Calderoli sul Ministro Kyenge, il Partito del Sud -Lazio chiede le dimissioni di Calderoli da Vice-Presidente del Senato della Repubblica.
Il Vice-Presidente "padano" non nuovo a sparate razziste contro gli extra-comunitari o contro i meridionali (chi ricorda il delirante "Napoli è una fogna da derattizzare" ? ) è una vergogna per un paese civile ed un esempio negativo per i giovani.

Inoltre il Partito del Sud chiede la sostituzione del Commissario Bondi ai vertici dell'ILVA, nominato commissario governativo dell'ILVA dal Governo Letta, per alcune sue battute poco felici sull'aumento delle patologie tumorali a Taranto. Il supermanager, invece di preoccuparsi di effettuare delle serie politiche di bonifica che occorrono a Taranto al più presto, distoglie l'attenzione dagli effetti mortali dell'ILVA con ridicole dichiarazioni sulla diffusione del fumo e alcol a Taranto. Il commissario Bondi, poi, dovrebbe spiegare a quelle mamme di quel 49% di bambini in eta pediatrica che ogni anno si ammalano di tumore quante sigarette hanno fumato e quanto alcool hanno bevuto per ammalarsi cosi gravemente. Queste dichiarazioni offendono gli ammalati e le loro famiglie, offendono inoltre il Sud terra di atroci dilemmi tra salute e lavoro. Taranto in particolar modo.
Il Partito del Sud si stringe in particolar modo a tutti i cittadini e le cittadine di Taranto e di tutte le città con crisi ambientali, chiede spiegazioni e chiarimenti o le automatiche dimissioni e sostituzione del Commissario Bondi.



Partito del Sud - Lazio


Coord. Regionale
Antonio Rosato

Vice-Presidente Nazionale
Enzo Riccio


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lunedì 15 luglio 2013

Viviamo il tempo dell’insensibilità e dell’indifferenza

foto ansa
Immagine Ansa
Il profitto. L’unico obiettivo è il profitto. Nessuna attenzione alle persone e alla loro sensibilità, nessuna attenzione per chi soffre o addirittura sta morendo.
Ciascuno di noi è un numero da inserire in una statistica da leggere a seconda delle proprie convenienze. Non ci sono più dati oggettivi, si può dire tutto e il contrario di tutto senza correre il rischio di essere smentiti.
E’ l’epoca del lavoro barattato con la salute, della produzione barattata con l’ambiente, del profitto di pochi barattato con la vita di molti.
Non vogliamo dire che questo avviene solo al Sud, purtroppo no, ma avviene soprattutto al Sud (in tutti i sud), terra dalla quale succhiare tutto e non lasciare nulla, terra alla quale dare l’illusione di un lavoro senza dare la speranza di un futuro.
Le dichiarazioni di Bondi rispetto all’ILVA, anche se semplicemente firmate da lui, come qualcuno dice, per distrazione, sono di una gravità senza precedenti, anzi con il precedente della Ministra Lorenzin nella Terra dei Fuochi, dove in pratica la colpa non è di chi inquina ma di chi muore.
A Taranto come  a Napoli e come in tutto il Sud abbiamo tanti vizi, il primo come dice il buon Covatta è che siamo “noi ad essere napoletani (meridionali)”… gli altri sono che: fumiamo, ci ubriachiamo, esageriamo con il cibo, siamo sporchi e chi più ne ha più ne metta.
E allora Taranto con il suo +25% e + 30% delle morti per cancro, con i suoi morti bambini, non deve prendersela con le industrie che nulla hanno fatto per tutelare l’ambiente, ma con il traffico di sigarette e il consumo di alcool. Veramente singolare, se non fosse tragico !
Gli uomini e le donne di Taranto, come quelle di Brindisi, della terra dei fuochi e di tante altre zone del sud vengono trattati come sudditi a cui il padrone già concede qualche stipendio, figuriamoci. Cosa avranno da protestare !?!
E questi grandi uomini re indiscussi dell’insensibilità e dell’indifferenza vengono ancora additati come “salvatori della patria”.
A questo punto viene da chiedersi: Cos’è la Patria !? e per chi lavora ?

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foto ansa
Immagine Ansa
Il profitto. L’unico obiettivo è il profitto. Nessuna attenzione alle persone e alla loro sensibilità, nessuna attenzione per chi soffre o addirittura sta morendo.
Ciascuno di noi è un numero da inserire in una statistica da leggere a seconda delle proprie convenienze. Non ci sono più dati oggettivi, si può dire tutto e il contrario di tutto senza correre il rischio di essere smentiti.
E’ l’epoca del lavoro barattato con la salute, della produzione barattata con l’ambiente, del profitto di pochi barattato con la vita di molti.
Non vogliamo dire che questo avviene solo al Sud, purtroppo no, ma avviene soprattutto al Sud (in tutti i sud), terra dalla quale succhiare tutto e non lasciare nulla, terra alla quale dare l’illusione di un lavoro senza dare la speranza di un futuro.
Le dichiarazioni di Bondi rispetto all’ILVA, anche se semplicemente firmate da lui, come qualcuno dice, per distrazione, sono di una gravità senza precedenti, anzi con il precedente della Ministra Lorenzin nella Terra dei Fuochi, dove in pratica la colpa non è di chi inquina ma di chi muore.
A Taranto come  a Napoli e come in tutto il Sud abbiamo tanti vizi, il primo come dice il buon Covatta è che siamo “noi ad essere napoletani (meridionali)”… gli altri sono che: fumiamo, ci ubriachiamo, esageriamo con il cibo, siamo sporchi e chi più ne ha più ne metta.
E allora Taranto con il suo +25% e + 30% delle morti per cancro, con i suoi morti bambini, non deve prendersela con le industrie che nulla hanno fatto per tutelare l’ambiente, ma con il traffico di sigarette e il consumo di alcool. Veramente singolare, se non fosse tragico !
Gli uomini e le donne di Taranto, come quelle di Brindisi, della terra dei fuochi e di tante altre zone del sud vengono trattati come sudditi a cui il padrone già concede qualche stipendio, figuriamoci. Cosa avranno da protestare !?!
E questi grandi uomini re indiscussi dell’insensibilità e dell’indifferenza vengono ancora additati come “salvatori della patria”.
A questo punto viene da chiedersi: Cos’è la Patria !? e per chi lavora ?

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domenica 14 luglio 2013

LA VIGNETTA DI FRANCO GALLO


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Agosto di 150 anni fa, sì alla legge Pica sul brigantaggio. E fu il via alle norme speciali per il Su

di Gigi Di Fiore

Fonte : Il Mattino

Tra un mese saranno 150 anni. L'italia dell'eterna emergenza, l'Italia dei provvedimenti speciali cominciava proprio da lì, dalla legge Pica. Era il 15 agosto del 1863, quando il neonato Parlamento di Palazzo Carignano a Torino disse sì a quei nove articoli scritti per reprimere, con le maniere forti, la rivolta del brigantaggio nelle regioni meridionali.

Sì, la prima legge eccezionale del nostro Paese iniziò da tribunali militari, fucilazioni senza garanzie, controllo militare di sei regioni. Di proroga in proroga, con quelle norme si arrivò al 1865. Dopo lo stato d'assedio del 1862, approvato anche per frenare i colpi di coda dei garibaldini all'Aspromonte, fu di fatto una separazione giuridica dell'Italia.

Il Paese unito due anni prima veniva diviso sulla Costituzione: nel centro-nord osservanza delle garanzie costituzionali, al Sud lo Statuto albertino diventava carta straccia. A vantaggio del potere militare, che calpestava il principio del giudice naturale e mortificava il diritto alla difesa. A proporre la legge fu un deputato abruzzese: Giuseppe Pica.

Fu introdotto, per la prima volta, anche il termine di camorrista in una norma. Bastava un sospetto, una soffiata e si poteva essere esaminati da una commissione provinciale che poteva inviare il presunto camorrista al domicilio coatto. Camorristi in città, briganti nelle campagne.

Qualche anno fa, gli Archivi di Stato pubblicarono dei preziosi volumi con l'elenco di tutti i documenti conservati in Italia sul brigantaggio post-unitario. Una mole enorme di fonti che forniscono un quadro drammatico delle lacrime e sangue di quegli anni nel Mezzogiorno d'Italia.

Commissioni provinciali, tribunali speciali, udienze rapide. Solo fino al 1864, i tribunali militari affrontarono 3616 processi con 9290 imputati. E il generale Alfonso La Marmora, prefetto e comandante militare a Napoli, sul periodo che aveva preceduto la legge dichiarò: "Da maggio 1861 a febbraio 1863 abbiamo ucciso o fucilato 7151 briganti".

Mano pesante. Repressione, nel Far West a Sud dell'Italia. La legge che violava lo Statuto se la rideva sull'eguaglianza dei cittadini italiani: quelli del centro-nord erano più uguali degli altri.

Dalla legge Pica si è arrivati alle leggi straordinarie in materia economica, poi a quelle sulla criminalità organizzata. Scrisse Aurelio Saffi, garibaldino e componente della commissione d'inchiesta sul brigantaggio, alla moglie: "La natura del brigantaggio è essenzialmente sociale e, per accidente, politica. La causa radicale e permanente è la misera condizione de' braccianti lavoratori delle campagne e de' pastori".

Fonte : Il Mattino


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di Gigi Di Fiore

Fonte : Il Mattino

Tra un mese saranno 150 anni. L'italia dell'eterna emergenza, l'Italia dei provvedimenti speciali cominciava proprio da lì, dalla legge Pica. Era il 15 agosto del 1863, quando il neonato Parlamento di Palazzo Carignano a Torino disse sì a quei nove articoli scritti per reprimere, con le maniere forti, la rivolta del brigantaggio nelle regioni meridionali.

Sì, la prima legge eccezionale del nostro Paese iniziò da tribunali militari, fucilazioni senza garanzie, controllo militare di sei regioni. Di proroga in proroga, con quelle norme si arrivò al 1865. Dopo lo stato d'assedio del 1862, approvato anche per frenare i colpi di coda dei garibaldini all'Aspromonte, fu di fatto una separazione giuridica dell'Italia.

Il Paese unito due anni prima veniva diviso sulla Costituzione: nel centro-nord osservanza delle garanzie costituzionali, al Sud lo Statuto albertino diventava carta straccia. A vantaggio del potere militare, che calpestava il principio del giudice naturale e mortificava il diritto alla difesa. A proporre la legge fu un deputato abruzzese: Giuseppe Pica.

Fu introdotto, per la prima volta, anche il termine di camorrista in una norma. Bastava un sospetto, una soffiata e si poteva essere esaminati da una commissione provinciale che poteva inviare il presunto camorrista al domicilio coatto. Camorristi in città, briganti nelle campagne.

Qualche anno fa, gli Archivi di Stato pubblicarono dei preziosi volumi con l'elenco di tutti i documenti conservati in Italia sul brigantaggio post-unitario. Una mole enorme di fonti che forniscono un quadro drammatico delle lacrime e sangue di quegli anni nel Mezzogiorno d'Italia.

Commissioni provinciali, tribunali speciali, udienze rapide. Solo fino al 1864, i tribunali militari affrontarono 3616 processi con 9290 imputati. E il generale Alfonso La Marmora, prefetto e comandante militare a Napoli, sul periodo che aveva preceduto la legge dichiarò: "Da maggio 1861 a febbraio 1863 abbiamo ucciso o fucilato 7151 briganti".

Mano pesante. Repressione, nel Far West a Sud dell'Italia. La legge che violava lo Statuto se la rideva sull'eguaglianza dei cittadini italiani: quelli del centro-nord erano più uguali degli altri.

Dalla legge Pica si è arrivati alle leggi straordinarie in materia economica, poi a quelle sulla criminalità organizzata. Scrisse Aurelio Saffi, garibaldino e componente della commissione d'inchiesta sul brigantaggio, alla moglie: "La natura del brigantaggio è essenzialmente sociale e, per accidente, politica. La causa radicale e permanente è la misera condizione de' braccianti lavoratori delle campagne e de' pastori".

Fonte : Il Mattino


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sabato 13 luglio 2013

Sui media calabresi si parla del prossimo evento Sud Project Camp del 3 agosto a Longobardi (CS)

Tele Cosenza

Longobardi: il 3 agosto il “Sud Project Camp”

Si terra’ a Longobardi (CS) il 3 agosto il prossimo appuntamento del “Sud Project Camp”. La manifestazione sara’ ospitata nell’area comunale denominata “Atlantis Park” e prevede l’esibizione di gruppi di artisti locali, lo svolgimento di alcuni convegni e seminari e l’allestimento di stand legati alla gastronomia locale. Il “Sud Project Camp” e’ un’iniziativa della “Stamperia della Societa’ dei Foglianti”, associazione di promozione sociale con sede a Napoli. L’idea e’ di far incontrare gli uomini e le donne, i giovani del Sud di tutte le eta’ e di tutte le estrazioni sociali e creare “un luogo” dove poter condividere esperienze. Un vero laboratorio aperto nelle piazze del Sud, per la costruzione di una coscienza condivisa meridionale, la raccolta di idee e progetti per lo sviluppo del Sud, la creazione di una classe dirigente dal basso che possa essere da stimolo e da supporto per tutto cio’ che si vorra’ mettere in campo per il Sud. L’idea e’ nata durante i lavori dell’ultimo congresso del Partito del Sud ed e’ aperta a quanti, singoli cittadini, associazioni, gruppi di opinione, gruppi spontanei, consorzi di produttori, imprenditori ed operai, vogliano creare un unico cartello di incontri da svolgersi su tutto il territorio nazionale.

http://www.telecosenza.it/wp/?p=19630






Sabato 13 Luglio 2013


LONGOBARDI (CS)

"Sud project camp"
laboratorio politico

11/07/2013

L'appuntamento il 3 agosto nella cittadina del Tirreno cosentino. Iniziativa della "Stamperia della Società dei Foglianti". Obiettivo: aprire laboratori Sud

"Sud project camp"
laboratorio politico
Si terrà a Longobardi il 3 agosto l'appuntamento del " SUd Project Camp". La manifesatzione  sarà ospitata nell'area comunale denominata "Atlantis Park" e prevede l'esibizione  di gruppi artistici locali, lo svolgimento di alcuni  convegni e seminari e l'allestimento di stand legati alla gastronomia locale. Il "Sud Project Camp" è un'iniziativa della "Stamperia della Società dei Foglianti", associazione di promozione sociale con sede a Napoli. "L'idea- si legge in una nota- è nata  durante i lavori  dell'ultimo congresso  del partito del Sud ed è aperta a quanti, singoli cittadini, associazioni, gruppi di opinione, gruppi spontanei, consorzi di produttori, imprenditori ed operai, vogliano creare un unico cartello di incontri  da svolgersi su tutto il territorio nazionale. ""Un vero laboratorio aperto nelle piazze del sud- si conclude- per la costruzione di una coscienza  condivisa meridionale, la raccolta di idee e progetti per lo sviluppo del Sud, la creazione di una classe dirigente dal basso che possa essere da stimolo e da supporto per tutto ciò che si vorrà mettere in campo per il sud"

http://www.gazzettadelsud.it/news//53765/-Sud-project-camp--.html#.Ud7E1uwWUYg.facebook

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Tele Cosenza

Longobardi: il 3 agosto il “Sud Project Camp”

Si terra’ a Longobardi (CS) il 3 agosto il prossimo appuntamento del “Sud Project Camp”. La manifestazione sara’ ospitata nell’area comunale denominata “Atlantis Park” e prevede l’esibizione di gruppi di artisti locali, lo svolgimento di alcuni convegni e seminari e l’allestimento di stand legati alla gastronomia locale. Il “Sud Project Camp” e’ un’iniziativa della “Stamperia della Societa’ dei Foglianti”, associazione di promozione sociale con sede a Napoli. L’idea e’ di far incontrare gli uomini e le donne, i giovani del Sud di tutte le eta’ e di tutte le estrazioni sociali e creare “un luogo” dove poter condividere esperienze. Un vero laboratorio aperto nelle piazze del Sud, per la costruzione di una coscienza condivisa meridionale, la raccolta di idee e progetti per lo sviluppo del Sud, la creazione di una classe dirigente dal basso che possa essere da stimolo e da supporto per tutto cio’ che si vorra’ mettere in campo per il Sud. L’idea e’ nata durante i lavori dell’ultimo congresso del Partito del Sud ed e’ aperta a quanti, singoli cittadini, associazioni, gruppi di opinione, gruppi spontanei, consorzi di produttori, imprenditori ed operai, vogliano creare un unico cartello di incontri da svolgersi su tutto il territorio nazionale.

http://www.telecosenza.it/wp/?p=19630






Sabato 13 Luglio 2013


LONGOBARDI (CS)

"Sud project camp"
laboratorio politico

11/07/2013

L'appuntamento il 3 agosto nella cittadina del Tirreno cosentino. Iniziativa della "Stamperia della Società dei Foglianti". Obiettivo: aprire laboratori Sud

"Sud project camp"
laboratorio politico
Si terrà a Longobardi il 3 agosto l'appuntamento del " SUd Project Camp". La manifesatzione  sarà ospitata nell'area comunale denominata "Atlantis Park" e prevede l'esibizione  di gruppi artistici locali, lo svolgimento di alcuni  convegni e seminari e l'allestimento di stand legati alla gastronomia locale. Il "Sud Project Camp" è un'iniziativa della "Stamperia della Società dei Foglianti", associazione di promozione sociale con sede a Napoli. "L'idea- si legge in una nota- è nata  durante i lavori  dell'ultimo congresso  del partito del Sud ed è aperta a quanti, singoli cittadini, associazioni, gruppi di opinione, gruppi spontanei, consorzi di produttori, imprenditori ed operai, vogliano creare un unico cartello di incontri  da svolgersi su tutto il territorio nazionale. ""Un vero laboratorio aperto nelle piazze del sud- si conclude- per la costruzione di una coscienza  condivisa meridionale, la raccolta di idee e progetti per lo sviluppo del Sud, la creazione di una classe dirigente dal basso che possa essere da stimolo e da supporto per tutto ciò che si vorrà mettere in campo per il sud"

http://www.gazzettadelsud.it/news//53765/-Sud-project-camp--.html#.Ud7E1uwWUYg.facebook

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