lunedì 10 giugno 2013

COMUNICATO STAMPA SEGRETERIA REGIONALE SICILIANA DEL PdelSUD


COMUNICATO STAMPA


Un Altro morto dell’Esercito in missione in Afghanistan. Il Capitano dei bersaglieri Giuseppe La Rosa di 31 anni, Siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), ucciso da una bomba lanciata contro l’automezzo dell’esercito Italiano, su cui si trovava in missione di pattugliamento.

In Afghanistan si continua a morire per una missione militare detta di “pace”, ed in effetti aiuta le popolazioni locali con iniziative umanitarie,  ma di fatto serve di sostegno ad un governo Afghano alleato delle multinazionali Americane ed Europee.

Il Partito del Sud esprime profondo cordoglio alla famiglia del Capitano La Rosa ed auspica che non ci siano più morti militari e civili.

Inoltre si chiede fermamente al Governo Italiano di ritirare Tutti i Militari impiegati nelle così dette missioni di “pace” per evitare ulteriori vittime di guerra di tutte le nazioni.
Infine riteniamo che l’attuale crisi economica che attraversa il paese, non permette al Governo Italiano di spendere circa tre milioni di euro al giorno per le spese militari di tutti i contingenti all’estero (Afghanistan-Bosnia-Libano- Somalia ecc.).


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COMUNICATO STAMPA


Un Altro morto dell’Esercito in missione in Afghanistan. Il Capitano dei bersaglieri Giuseppe La Rosa di 31 anni, Siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), ucciso da una bomba lanciata contro l’automezzo dell’esercito Italiano, su cui si trovava in missione di pattugliamento.

In Afghanistan si continua a morire per una missione militare detta di “pace”, ed in effetti aiuta le popolazioni locali con iniziative umanitarie,  ma di fatto serve di sostegno ad un governo Afghano alleato delle multinazionali Americane ed Europee.

Il Partito del Sud esprime profondo cordoglio alla famiglia del Capitano La Rosa ed auspica che non ci siano più morti militari e civili.

Inoltre si chiede fermamente al Governo Italiano di ritirare Tutti i Militari impiegati nelle così dette missioni di “pace” per evitare ulteriori vittime di guerra di tutte le nazioni.
Infine riteniamo che l’attuale crisi economica che attraversa il paese, non permette al Governo Italiano di spendere circa tre milioni di euro al giorno per le spese militari di tutti i contingenti all’estero (Afghanistan-Bosnia-Libano- Somalia ecc.).


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sabato 8 giugno 2013

La Banca del Mezzogiorno, ma forse intendevano l’orario di sportello.



Banca-del-MezzogiornoL’Onorevole toscano Marco Causi del Pd ha avuto il merito, nei giorni scorsi, di riaccendere i riflettori sulla fantomatica Banca del Mezzogiorno, banca pubblica voluta e annunciata dal Governo Berlusconi e, in particolare dal Ministro Tremonti per “risollevare le sorti del sud”.
Anzi di più. Se andiamo oggi sul sito della banca, che poi diventa un sottosito di Poste Italiane ecco cosa troviamo scritto in pompa magna: Banca del Mezzogiorno nasce per sostenere i progetti di sviluppo delle PMI del Mezzogiorno aumentando la disponibilità di credito a medio – lungo termine”.
Ebbene, Marco Causi, ha chiesto al Ministero del Tesoro che fine avesse fatto il progetto e se questo stava andando avanti.
Da quanto apprendiamo il Governo con estrema chiarezza e quasi con candore ha dichiarato più o meno nella sostanza che: nessun “Tremonti bond” è stato emesso a favore del sud, che il progetto per quelle che erano le sue finalità iniziali è fallito “perché sono cambiate le condizioni economiche”, che la Banca eroga fondi solo alle grandi aziende (del Nord diciamo noi e non solo noi) che investono nel meridione (in realtà realizzano opere appaltate al sud), ed eroga prestiti ai dipendenti di Poste Italiane.
Il Partito del Sud si chiede se questo sia il modo di intervenire nel Sud Italia e se è pensabile che ci sia una banca pubblica, pagata dai contribuenti che operi in questo modo, facendo tra l’altro credere nelle sue pagine descrittive che sta aiutando le PMI del Mezzogiorno.
Se lo Stato Italiano non comprende che l’investimento vero nel sud è quello che consente a imprese e imprenditori del sud, con sede legale a sud, con cuore e testa a sud di crescere allora vuol dire che ci si riempie la bocca di sud e le tasche di altre zone d’Italia.
E ci chiediamo anche se e quale sia stata la reazione a queste comunicazioni da parte di tutti quegli onorevoli che al sud prendono il loro voto, ma che presto dimenticano…
E ci chiediamo: se la mission della banca è fallita, perché e per chi bisogna tenerla ancora in piedi ?
A questo punto non ci resta che pensare che la Banca del Mezzogiorno non sia stata pensata per indicare un’area geografica, ma semplicemente l’orario di sportello.
Segreteria Nazionale del Partito del Sud
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Banca-del-MezzogiornoL’Onorevole toscano Marco Causi del Pd ha avuto il merito, nei giorni scorsi, di riaccendere i riflettori sulla fantomatica Banca del Mezzogiorno, banca pubblica voluta e annunciata dal Governo Berlusconi e, in particolare dal Ministro Tremonti per “risollevare le sorti del sud”.
Anzi di più. Se andiamo oggi sul sito della banca, che poi diventa un sottosito di Poste Italiane ecco cosa troviamo scritto in pompa magna: Banca del Mezzogiorno nasce per sostenere i progetti di sviluppo delle PMI del Mezzogiorno aumentando la disponibilità di credito a medio – lungo termine”.
Ebbene, Marco Causi, ha chiesto al Ministero del Tesoro che fine avesse fatto il progetto e se questo stava andando avanti.
Da quanto apprendiamo il Governo con estrema chiarezza e quasi con candore ha dichiarato più o meno nella sostanza che: nessun “Tremonti bond” è stato emesso a favore del sud, che il progetto per quelle che erano le sue finalità iniziali è fallito “perché sono cambiate le condizioni economiche”, che la Banca eroga fondi solo alle grandi aziende (del Nord diciamo noi e non solo noi) che investono nel meridione (in realtà realizzano opere appaltate al sud), ed eroga prestiti ai dipendenti di Poste Italiane.
Il Partito del Sud si chiede se questo sia il modo di intervenire nel Sud Italia e se è pensabile che ci sia una banca pubblica, pagata dai contribuenti che operi in questo modo, facendo tra l’altro credere nelle sue pagine descrittive che sta aiutando le PMI del Mezzogiorno.
Se lo Stato Italiano non comprende che l’investimento vero nel sud è quello che consente a imprese e imprenditori del sud, con sede legale a sud, con cuore e testa a sud di crescere allora vuol dire che ci si riempie la bocca di sud e le tasche di altre zone d’Italia.
E ci chiediamo anche se e quale sia stata la reazione a queste comunicazioni da parte di tutti quegli onorevoli che al sud prendono il loro voto, ma che presto dimenticano…
E ci chiediamo: se la mission della banca è fallita, perché e per chi bisogna tenerla ancora in piedi ?
A questo punto non ci resta che pensare che la Banca del Mezzogiorno non sia stata pensata per indicare un’area geografica, ma semplicemente l’orario di sportello.
Segreteria Nazionale del Partito del Sud

mercoledì 5 giugno 2013

A Napoli dopo il caffè sospeso...ci siamo inventati anche la ...tessera sospesa! di B. Pappalardo


Ricevo e posto questo simpatico articolo del nostro amico Bruno Pappalardo del PdSUD di Napoli...



Quante volte avete sentito di quella abitudine tutta napoletana del “Caffè Sospeso”. Ricordo con piacere di averne fatto una gradevolissima nota, del “‘o caffettiere ‘a domicilio”, una storia vera che  s’intrecciava con quella di un ragazzo, Gigginiello  (Luigino) che, poco dopo la fine dell’ultimo conflitto bellico, passava per i bassi di Napoli, di mattina, sul presto, ristorando i propri clienti assonnati. Il gestore del bar, che gli lasciava l’armamentario, trasportato in appositi contenitori per tenere caldo la bevanda, prendeva tutto il guadagno lasciando al ragazzo una percentuale.
Il ragazzo era intraprendente e per guadagnare di più, cercava di ingraziarsi la clientela aggiungendo un caffè a quello regolato durante la trattativa e da lasciare quando gli fosse stato richiesto.
Il Caffè Sospeso, di cui tanto si è parlato e scritto, invece, era anche quello di un qualsiasi signore che consumava la solita tazzina al bar ma lasciava pagato un caffè per chi, durante la giornata, a discrezione del titolare, avesse avuto bisogno di rianimarsi da qualcosa, …spesso dalla misera.
Ebbene, oggi vi racconto un’altra storia vera e straordinariamente più bella perché non parla di miseria ma di sentimenti, di passione, di slancio.
Ho avuto modo, allora, ieri di associare un nuovo iscritto al nostro partito e avviare velocemenete una sorta di trattativa alla maniera di Gigginiello.
Il nuovo iscritto è un ex ingegnere dell’Alenia.  Una persona splendida e preparata, soprattutto sulla nostra storia e con tanta voglia di rinvigorirne la memoria. E’ uomo pratico e ben consapevole che il nostro è tra quelli che pur restando ancorati ma non fermi alla nostra storia, cerca anche concretezza.
L’incontro era stato predisposto la settimana prima; scegliemmo il Pan (Palazzo d’Arte di Napoli).
Puntuale come tutte le persone educate, rubiamo il bureau  del palazzo per compilare la scheda.
Ecco la trattativa (si fa per dire). Mi chiese quanto doveva; correttamente gli feci leggere le nostre modalità di adesione. Gli sottolineai anche l’importanza del contributo, unica fonte di sostentamento della nostra organizzazione e quanto poteva essere importante scegliere la quota di 50.00 euro di “sostenitore” Capivo anche che l’ingegnere voleva intanto accostarsi e anche approfondire con calma e, dunque, lasciai stare! Ma quella mia indicazione dovette speditamente mettere in moto l’uomo pratico. L’uomo dei calcoli d‘aerodinamica.
Mi disse: “facciamo così, lascio 30.00 scegliendo quella di “socio ordinario”, (ossia di 20.00 euro) le 10 euro restanti che possano aiutare un disoccupato appassionato alla nostra terra, ad iscriversi senza penare”   
Ieri sera s’è inventato il “TESSERAMENTO SOSPESO! 
Bello il “Caffè” ma meglio la smania appassionata di cambiare!
Grazie Michele!!!


Bruno Pappalardo

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Ricevo e posto questo simpatico articolo del nostro amico Bruno Pappalardo del PdSUD di Napoli...



Quante volte avete sentito di quella abitudine tutta napoletana del “Caffè Sospeso”. Ricordo con piacere di averne fatto una gradevolissima nota, del “‘o caffettiere ‘a domicilio”, una storia vera che  s’intrecciava con quella di un ragazzo, Gigginiello  (Luigino) che, poco dopo la fine dell’ultimo conflitto bellico, passava per i bassi di Napoli, di mattina, sul presto, ristorando i propri clienti assonnati. Il gestore del bar, che gli lasciava l’armamentario, trasportato in appositi contenitori per tenere caldo la bevanda, prendeva tutto il guadagno lasciando al ragazzo una percentuale.
Il ragazzo era intraprendente e per guadagnare di più, cercava di ingraziarsi la clientela aggiungendo un caffè a quello regolato durante la trattativa e da lasciare quando gli fosse stato richiesto.
Il Caffè Sospeso, di cui tanto si è parlato e scritto, invece, era anche quello di un qualsiasi signore che consumava la solita tazzina al bar ma lasciava pagato un caffè per chi, durante la giornata, a discrezione del titolare, avesse avuto bisogno di rianimarsi da qualcosa, …spesso dalla misera.
Ebbene, oggi vi racconto un’altra storia vera e straordinariamente più bella perché non parla di miseria ma di sentimenti, di passione, di slancio.
Ho avuto modo, allora, ieri di associare un nuovo iscritto al nostro partito e avviare velocemenete una sorta di trattativa alla maniera di Gigginiello.
Il nuovo iscritto è un ex ingegnere dell’Alenia.  Una persona splendida e preparata, soprattutto sulla nostra storia e con tanta voglia di rinvigorirne la memoria. E’ uomo pratico e ben consapevole che il nostro è tra quelli che pur restando ancorati ma non fermi alla nostra storia, cerca anche concretezza.
L’incontro era stato predisposto la settimana prima; scegliemmo il Pan (Palazzo d’Arte di Napoli).
Puntuale come tutte le persone educate, rubiamo il bureau  del palazzo per compilare la scheda.
Ecco la trattativa (si fa per dire). Mi chiese quanto doveva; correttamente gli feci leggere le nostre modalità di adesione. Gli sottolineai anche l’importanza del contributo, unica fonte di sostentamento della nostra organizzazione e quanto poteva essere importante scegliere la quota di 50.00 euro di “sostenitore” Capivo anche che l’ingegnere voleva intanto accostarsi e anche approfondire con calma e, dunque, lasciai stare! Ma quella mia indicazione dovette speditamente mettere in moto l’uomo pratico. L’uomo dei calcoli d‘aerodinamica.
Mi disse: “facciamo così, lascio 30.00 scegliendo quella di “socio ordinario”, (ossia di 20.00 euro) le 10 euro restanti che possano aiutare un disoccupato appassionato alla nostra terra, ad iscriversi senza penare”   
Ieri sera s’è inventato il “TESSERAMENTO SOSPESO! 
Bello il “Caffè” ma meglio la smania appassionata di cambiare!
Grazie Michele!!!


Bruno Pappalardo

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lunedì 3 giugno 2013

BOLOGNA VENERDI' 7 GIUGNO: RIUNIONE DEGLI ISCRITTI E SIMPATIZZANTI DEL PARTITO DEL SUD DELL' EMILIA ROMAGNA


Per parlare "da nord" del nostro passato e del nostro presente, convocata a Bologna la riunione degli iscritti e simpatizzanti del PdelSUD residenti in Emilia Romagna per venerdì 7 Giugno ore 19:30 Via Zanardi 246, per discutere di cosa fare, per guardare al nostro futuro.

Ordine Del Giorno:

- Tesseramento 2013

- Relazione situazione politica nazionale, a cura del Presidente Nazionale del Partito del Sud - Natale Cuccurese, e locale ad opera del Coord. Regionale Emilia Romagna del Partito del Sud - Fabrizio Bensai.

- Analisi organizzazione territoriale in vista delle nuove iniziative in programma sui territori

- Varie ed eventuali

Dopo una breve cena di lavoro c/o Ristorante il Vaporino avremo a disposizione per la riunione una saletta riservata fino alle ore 23,00, termine della riunione.




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Per parlare "da nord" del nostro passato e del nostro presente, convocata a Bologna la riunione degli iscritti e simpatizzanti del PdelSUD residenti in Emilia Romagna per venerdì 7 Giugno ore 19:30 Via Zanardi 246, per discutere di cosa fare, per guardare al nostro futuro.

Ordine Del Giorno:

- Tesseramento 2013

- Relazione situazione politica nazionale, a cura del Presidente Nazionale del Partito del Sud - Natale Cuccurese, e locale ad opera del Coord. Regionale Emilia Romagna del Partito del Sud - Fabrizio Bensai.

- Analisi organizzazione territoriale in vista delle nuove iniziative in programma sui territori

- Varie ed eventuali

Dopo una breve cena di lavoro c/o Ristorante il Vaporino avremo a disposizione per la riunione una saletta riservata fino alle ore 23,00, termine della riunione.




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PIU' A SUD - LA VIGNETTA DI FRANCO GALLO


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domenica 2 giugno 2013

Buongiorno alla Repubblica nata il 2 giugno del 1946 sulle ceneri della infame monarchia sabauda.


Il Partito del Sud  festeggia come festa nazionale il 2 giugno, festa della Repubblica nata dalla resistenza sulle ceneri di Casa Savoia.

Non riconosce invece la "festa"del 17 marzo che è giornata infausta, nacque infatti il Regno sedicente d’Italia ed è per noi un giorno di lutto nazionale, che i massoni al governo hanno dichiarato festa nazionale.

La Costituzione Repubblicana non va cambiata ma difesa e finalmente applicata in ogni sua parte !

Buon 2 Giugno a tutti !

Il testo completo della Costituzione 


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Il Partito del Sud  festeggia come festa nazionale il 2 giugno, festa della Repubblica nata dalla resistenza sulle ceneri di Casa Savoia.

Non riconosce invece la "festa"del 17 marzo che è giornata infausta, nacque infatti il Regno sedicente d’Italia ed è per noi un giorno di lutto nazionale, che i massoni al governo hanno dichiarato festa nazionale.

La Costituzione Repubblicana non va cambiata ma difesa e finalmente applicata in ogni sua parte !

Buon 2 Giugno a tutti !

Il testo completo della Costituzione 


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A proposito di 2 Giugno, Repubblica, fascisti, Sud...

di Lucio Volino

"Non molti sanno che la prima Repubblica autonoma antifascista fu dichiarata nel Sud. Era il 15 settembre del 1943 ed il partigiano Domenico Bochicchio conquistò la cittadina di Maschito,piccolo comune arberesce vicino Venosa in provincia di Potenza,e proclamò la Repubblica indipendente di Maschito . Bochicchio fu eletto sindaco e fu formato un consiglio comunale con consiglieri ed assessori. Il primo atto del consiglio fu di dichiarare decaduto il regime fascista e la monarchia sabauda. Tutto il paese si organizzò per l'autogestione e principalmente per la ridistribuzione di beni alimentari e delle medicine . Purtroppo la Repubblica durò solo una ventina di giorni poi le milizie fasciste ripresero la cittadina e terminò quella esperienza.solo mesi dopo nacquero le Repubbliche partigiane del Nord. La Repubblica di Maschitto aveva molte caratteristiche libertarie."

Lucio Volino - Partito del Sud  Napoli


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di Lucio Volino

"Non molti sanno che la prima Repubblica autonoma antifascista fu dichiarata nel Sud. Era il 15 settembre del 1943 ed il partigiano Domenico Bochicchio conquistò la cittadina di Maschito,piccolo comune arberesce vicino Venosa in provincia di Potenza,e proclamò la Repubblica indipendente di Maschito . Bochicchio fu eletto sindaco e fu formato un consiglio comunale con consiglieri ed assessori. Il primo atto del consiglio fu di dichiarare decaduto il regime fascista e la monarchia sabauda. Tutto il paese si organizzò per l'autogestione e principalmente per la ridistribuzione di beni alimentari e delle medicine . Purtroppo la Repubblica durò solo una ventina di giorni poi le milizie fasciste ripresero la cittadina e terminò quella esperienza.solo mesi dopo nacquero le Repubbliche partigiane del Nord. La Repubblica di Maschitto aveva molte caratteristiche libertarie."

Lucio Volino - Partito del Sud  Napoli


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sabato 1 giugno 2013

In difesa della Costituzione (Bologna, 2 giugno 2013)



Il Partito del Sud condivide gli scopi della manifestazione in difesa della Costituzione Repubblicana.


“Non è cosa vostra”: manifestazione organizzata da Libertà e giustizia contro gli stravolgimenti della Carta da parte delle oligarchie
Organizzata da Libertà e giustizia, domenica 2 giugno, dalle ore 13,30 alle ore 17,30, a Bologna, in piazza Santo Stefano, si terrà la manifestazione “Non è cosa vostra” – Cittadini e associazioni per la Costituzione. Sul palco saranno presenti GustavoZagrebelsky, Stefano Rodotà, Roberto Saviano, Salvatore Settis, Sandra Bonsanti, Nando dalla Chiesa, Maurizio Landini, Carlo Smuraglia, Susanna Camusso, Lorenza Carlassare e molti altri rappresentanti di associazioni in difesa della Costituzione della Repubblica. Quali sono le motivazioni dell’evento politico? Ecco, di seguito alcuni stralci tratti dal sito dell’associazione promotrice (leggi il manifesto completo)
0-costituzione.«Da anni, ormai, sotto la maschera della ricerca di efficienza si tenta di cambiare il senso della Costituzione: da strumento di democrazia a garanzia di oligarchie. Non è in gioco solo una forma di governo che, per motivi tecnici, può piacere più di un’altra. L’uguaglianza, la giustizia sociale, la protezione dei deboli e di coloro che la crisi ha posto ai margini della società, la trasparenza del potere e la responsabilità dei governanti sono caratteri della democrazia, cioè del governo diffuso tra i molti. L’oligarchia è il regime della disuguaglianza, del privilegio, del potere nascosto e irresponsabile, cioè del governo concentrato tra i pochi che si difendono dal cambiamento, sempre gli stessi che si riproducono per connivenze e clientele. Parlando di oligarchie, non si deve pensare solo alla politica, ma al complesso d’interessi nazionali e internazionali, economico-finanziari e militari, che nella politica trovano la loro garanzia di perpetuità e i loro equilibri.
Di fronte alle difficoltà di salvaguardare questi equilibri e alla volontà di rinnovamentoche in molte recenti occasioni si è manifestata nella società italiana, è evidente la pulsione che si è impadronita di chi sta al vertice della politica: si vuole “razionalizzare” le istituzioni in senso oligarchico. Invece di aprirle alla democrazia, le si vuole chiudere o, almeno, congelare. L’incredibile decisione di confermare al suo posto il presidente della Repubblica uscente è l’inequivoca rappresentazione d’un sistema di complicità che vuole sopravvivere senza cambiare. L’ancora più incredibile applauso, commosso e grato, che ha salutato quella rielezione – rielezione che a qualunque osservatore sarebbe dovuta apparire una disfatta – è la dimostrazione del sentimento di scampato pericolo.
2-libertà e giustiziaOgni sistema di potere a rischio, o per incapacità di mediare le sue interne contraddizioni o per la pressione esternada parte di chi ne è escluso, reagisce con l’istinto di sopravvivenza. Ma le riforme, in questo contesto, non possono essere altro che mosse ostili. Per questo, di fronte alla retorica riformista, noi diciamo: in queste condizioni, le vostre riforme non saranno che contro-riforme e il fossato che vi separa dalla democrazia si allargherà. Contro gli accordi che nascondono contro-riforme, noi, per parte nostra, useremo tutti gli strumenti per impedirle e chiediamo a coloro che siedono in Parlamento di prendere posizione con chiarezza e impegnativamente e di garantire comunque la possibilità per gli elettori di esprimersi con il referendum, se e quando fosse il momento».
Per maggiori informazioni: Associazione Libertà e giustizia; tel. 02-45491066 – fax 02-45491067; info@libertaegiustizia.itwww.libertaegiustizia.it.
(n.m.)
(LucidaMente, anno VIII, n. 89, maggio 2013)


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Il Partito del Sud condivide gli scopi della manifestazione in difesa della Costituzione Repubblicana.


“Non è cosa vostra”: manifestazione organizzata da Libertà e giustizia contro gli stravolgimenti della Carta da parte delle oligarchie
Organizzata da Libertà e giustizia, domenica 2 giugno, dalle ore 13,30 alle ore 17,30, a Bologna, in piazza Santo Stefano, si terrà la manifestazione “Non è cosa vostra” – Cittadini e associazioni per la Costituzione. Sul palco saranno presenti GustavoZagrebelsky, Stefano Rodotà, Roberto Saviano, Salvatore Settis, Sandra Bonsanti, Nando dalla Chiesa, Maurizio Landini, Carlo Smuraglia, Susanna Camusso, Lorenza Carlassare e molti altri rappresentanti di associazioni in difesa della Costituzione della Repubblica. Quali sono le motivazioni dell’evento politico? Ecco, di seguito alcuni stralci tratti dal sito dell’associazione promotrice (leggi il manifesto completo)
0-costituzione.«Da anni, ormai, sotto la maschera della ricerca di efficienza si tenta di cambiare il senso della Costituzione: da strumento di democrazia a garanzia di oligarchie. Non è in gioco solo una forma di governo che, per motivi tecnici, può piacere più di un’altra. L’uguaglianza, la giustizia sociale, la protezione dei deboli e di coloro che la crisi ha posto ai margini della società, la trasparenza del potere e la responsabilità dei governanti sono caratteri della democrazia, cioè del governo diffuso tra i molti. L’oligarchia è il regime della disuguaglianza, del privilegio, del potere nascosto e irresponsabile, cioè del governo concentrato tra i pochi che si difendono dal cambiamento, sempre gli stessi che si riproducono per connivenze e clientele. Parlando di oligarchie, non si deve pensare solo alla politica, ma al complesso d’interessi nazionali e internazionali, economico-finanziari e militari, che nella politica trovano la loro garanzia di perpetuità e i loro equilibri.
Di fronte alle difficoltà di salvaguardare questi equilibri e alla volontà di rinnovamentoche in molte recenti occasioni si è manifestata nella società italiana, è evidente la pulsione che si è impadronita di chi sta al vertice della politica: si vuole “razionalizzare” le istituzioni in senso oligarchico. Invece di aprirle alla democrazia, le si vuole chiudere o, almeno, congelare. L’incredibile decisione di confermare al suo posto il presidente della Repubblica uscente è l’inequivoca rappresentazione d’un sistema di complicità che vuole sopravvivere senza cambiare. L’ancora più incredibile applauso, commosso e grato, che ha salutato quella rielezione – rielezione che a qualunque osservatore sarebbe dovuta apparire una disfatta – è la dimostrazione del sentimento di scampato pericolo.
2-libertà e giustiziaOgni sistema di potere a rischio, o per incapacità di mediare le sue interne contraddizioni o per la pressione esternada parte di chi ne è escluso, reagisce con l’istinto di sopravvivenza. Ma le riforme, in questo contesto, non possono essere altro che mosse ostili. Per questo, di fronte alla retorica riformista, noi diciamo: in queste condizioni, le vostre riforme non saranno che contro-riforme e il fossato che vi separa dalla democrazia si allargherà. Contro gli accordi che nascondono contro-riforme, noi, per parte nostra, useremo tutti gli strumenti per impedirle e chiediamo a coloro che siedono in Parlamento di prendere posizione con chiarezza e impegnativamente e di garantire comunque la possibilità per gli elettori di esprimersi con il referendum, se e quando fosse il momento».
Per maggiori informazioni: Associazione Libertà e giustizia; tel. 02-45491066 – fax 02-45491067; info@libertaegiustizia.itwww.libertaegiustizia.it.
(n.m.)
(LucidaMente, anno VIII, n. 89, maggio 2013)


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La disoccupazione spacca in due l'Italia: Il Nord cresce, il Mezzogiorno affonda



In cinque anni di crisi nell'area centro settentrionale del Paese sono stati creati 12.400 posti di lavoro, nel meridione ne sono stati distrutti 335.500. Il Report Sud di Diste Consulting-Fondazione Curella racconta uno Stato profodamente diviso anche sul fronte dei consumi e dell'economia: nel centro sud la recessione è sempre più profonda

di ROSARIA AMATO
Fonte: La Repubblica



Ma non c'è solo l'abisso disoccupazione. Tutti i dati degli ultimi dodici mesi esprimono lo sfascio di una parte importante del Paese. Nel 2012 il Pil è sceso del 3,4% a fronte di un calo del 2% nel Centro/Nord. Per l'economia meridionale si tratta della quinta diminuzione consecutiva nell'arco degli ultimi cinque anni, che ha riportato il livello del Pil indietro di oltre il 10%, mentre per l'area centro settentrionale il consuntivo 2012 costituisce una inversione di tendenza, dopo un biennio di parziale recupero delle perdite subite nel 2008/2010, per cui la flessione del Pil rispetto al 2007 ha sfiorato il 6%. È vero che pochi giorni fa il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha lanciato il grido di dolore delle imprese industriali, concentrate soprattutto nel Nord del Paese. Ma il Sud è passato da una posizione marginale alla quasi totale scomparsa della propria industria: "Negli ultimi 5 anni - dice Alessandro La Monica, presidente di Diste Consulting - il ruolo già marginale dell'industria si è ulteriormente assottigliato, scendendo da una quota sul Pil nazionale del 13,7% al 12% e perdendo in termini di valore aggiunto il 20,5%: il nostro manifatturiero è destinato all'estinzione".

Molto più deciso che nel resto del Paese anche il calo dei consumi delle famiglie residenti nel Mezzogiorno, che hanno subito un taglio del 5,5%, "un crollo la cui intensità non ha precedenti negli ultimi sessant'anni", ricorda l'indagine. Per le famiglie centro-settentrionali il calo è stato del 3,6%.

Secondo le stime del Report Sud, per l'anno in corso il Pil dovrebbe calare del 2,2% nel Sud/Isole e dell'1,2% nel Centro/Nord. Ma così la situazione del Mezzogiorno diventa irrecuperabile, denuncia il presidente della Fondazione Curella, Pietro Busetta: "Al di là del fatto contingente, cioè la crisi che dal 2008 ha colpito l'Italia, il tema di fondo è che quest'area non è stata mai adeguatamente considerata, gli interventi sono sempre stati contenuti e limitati rispetto alle emergenze. Nel Mezzogiorno su 21 milioni di abitanti ci sono solo 6 milioni di occupati, compreso il sommerso. Per arrivare non dico agli standard della Finlandia, ma semplicemente al tasso di occupazione dell'Emilia Romagna, dovrebbero lavorare altri tre milioni di persone. Impossibile? Eppure l'ex Germania dell'Est in poco più di 10 anni ha raggiunto standard occidentali".

Il problema del Sud Italia, osserva Busetta, è anche quello della classe dirigente. Tanto che lo studioso avanza una proposta di "tutoraggio" del Mezzogiorno: "Le zone a sviluppo ritardato sono tali perché le classi dirigenti non sono in grado di gestirle. Devono essere guidate. Non è vero che il problema investe allo stesso modo tutta la classe dirigente italiana, non è così, si vede dai risultati: la Lombardia è una delle zone più sviluppate d'Europa, si confronta con la California. La democrazia, certo, comporta anche la libertà di autogestirsi. Io non chiedo una totale sostituzione della classe dirigente meridionale, piuttosto interventi appropriati, che possano destinare le risorse e le spese alle esigenze delle Regioni meridionali. Affidare tutto alla classe dirigente del Sud significa disperdere queste risorse, come è avvenuto finora".

Fonte: La Repubblica

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In cinque anni di crisi nell'area centro settentrionale del Paese sono stati creati 12.400 posti di lavoro, nel meridione ne sono stati distrutti 335.500. Il Report Sud di Diste Consulting-Fondazione Curella racconta uno Stato profodamente diviso anche sul fronte dei consumi e dell'economia: nel centro sud la recessione è sempre più profonda

di ROSARIA AMATO
Fonte: La Repubblica



Ma non c'è solo l'abisso disoccupazione. Tutti i dati degli ultimi dodici mesi esprimono lo sfascio di una parte importante del Paese. Nel 2012 il Pil è sceso del 3,4% a fronte di un calo del 2% nel Centro/Nord. Per l'economia meridionale si tratta della quinta diminuzione consecutiva nell'arco degli ultimi cinque anni, che ha riportato il livello del Pil indietro di oltre il 10%, mentre per l'area centro settentrionale il consuntivo 2012 costituisce una inversione di tendenza, dopo un biennio di parziale recupero delle perdite subite nel 2008/2010, per cui la flessione del Pil rispetto al 2007 ha sfiorato il 6%. È vero che pochi giorni fa il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha lanciato il grido di dolore delle imprese industriali, concentrate soprattutto nel Nord del Paese. Ma il Sud è passato da una posizione marginale alla quasi totale scomparsa della propria industria: "Negli ultimi 5 anni - dice Alessandro La Monica, presidente di Diste Consulting - il ruolo già marginale dell'industria si è ulteriormente assottigliato, scendendo da una quota sul Pil nazionale del 13,7% al 12% e perdendo in termini di valore aggiunto il 20,5%: il nostro manifatturiero è destinato all'estinzione".

Molto più deciso che nel resto del Paese anche il calo dei consumi delle famiglie residenti nel Mezzogiorno, che hanno subito un taglio del 5,5%, "un crollo la cui intensità non ha precedenti negli ultimi sessant'anni", ricorda l'indagine. Per le famiglie centro-settentrionali il calo è stato del 3,6%.

Secondo le stime del Report Sud, per l'anno in corso il Pil dovrebbe calare del 2,2% nel Sud/Isole e dell'1,2% nel Centro/Nord. Ma così la situazione del Mezzogiorno diventa irrecuperabile, denuncia il presidente della Fondazione Curella, Pietro Busetta: "Al di là del fatto contingente, cioè la crisi che dal 2008 ha colpito l'Italia, il tema di fondo è che quest'area non è stata mai adeguatamente considerata, gli interventi sono sempre stati contenuti e limitati rispetto alle emergenze. Nel Mezzogiorno su 21 milioni di abitanti ci sono solo 6 milioni di occupati, compreso il sommerso. Per arrivare non dico agli standard della Finlandia, ma semplicemente al tasso di occupazione dell'Emilia Romagna, dovrebbero lavorare altri tre milioni di persone. Impossibile? Eppure l'ex Germania dell'Est in poco più di 10 anni ha raggiunto standard occidentali".

Il problema del Sud Italia, osserva Busetta, è anche quello della classe dirigente. Tanto che lo studioso avanza una proposta di "tutoraggio" del Mezzogiorno: "Le zone a sviluppo ritardato sono tali perché le classi dirigenti non sono in grado di gestirle. Devono essere guidate. Non è vero che il problema investe allo stesso modo tutta la classe dirigente italiana, non è così, si vede dai risultati: la Lombardia è una delle zone più sviluppate d'Europa, si confronta con la California. La democrazia, certo, comporta anche la libertà di autogestirsi. Io non chiedo una totale sostituzione della classe dirigente meridionale, piuttosto interventi appropriati, che possano destinare le risorse e le spese alle esigenze delle Regioni meridionali. Affidare tutto alla classe dirigente del Sud significa disperdere queste risorse, come è avvenuto finora".

Fonte: La Repubblica

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