domenica 12 maggio 2013

sabato 11 maggio 2013

#amministrativeformia / Intervista ad Augusto Ciccolella


#amministrativeformia / Intervista ad Augusto Ciccolella
Di Raffaele Vallefuoco


Augusto Ciccolella c'è, ed è “l’anima popolare” di questa campagna elettorale. Dopo le due esperienze consiliari, nel 1993 e nel 2008, ha deciso di mettersi completamente in discussione lanciando la sua sfida “ai soliti noti della politica” e capeggiando una lista animata da ‘Diritti e Libertà’ e ‘Partito del Sud’, del quale è stato candidato alle elezioni regionali. Gli spazi per incidere ce li aveva, ma evidentemente il Consiglio Comunale gli stava stretto. Perciò “senza aprire il libro dei sogni”, come esordisce, ci presenta le sue priorità da sindaco. 

In primis un’amministrazione vicina e a portata di tutti: 
“Ho sempre sofferto nel vedere i miei concittadini fare la fila per ottenere un atto di nascita, per colloquiare con un dipendente dell’ufficio tecnico, elemosinare un appuntamento col Sindaco. Per questo “la riorganizzazione della macchina amministrativa è fondamentale per una buona e fluida gestione comunale”. 

Quindi, facendo leva sugli ultimi avvicendamenti amministrativi, introduce un metodo. “Dare continuità elle esperienze amministrative, non cancellando quanto fatto da quella precedente. Conserverò quanto fatto di buono cercando, anzi, di migliorarlo”.

 Poi tornando alla concretezza programmatica. Sulla disabilità? I servizi, le cure, le strutture, tutto deve migliorare per garantire alti standard qualitativi.  Affinché la nostra città possa essere davvero la città di tutti. Diventa fondamentale intervenirein modo serio, in ossequio alle normative vigenti sull’abbattimento delle barriere architettoniche”. 

Poi, rimanendo nell’alveo del governo delle piccole cose:
“Bisogna anche abbattere i costi dei buoni pasto e del trasporto scolastico, garantendo l’eguaglianza tra le classi sociali, evitando di dare vita a invidiee dualità già dai primi anni  di scuola”. 

E ancora “dotare la nostra città di una connessione Wi-Fi gratuita e allestire una sala comunale con disponibilità di postazioni Pc”.

 Salta da un punto all’altro il candidato Ciccolella. Cerca di toccare tutte le priorità elaborate insieme alla sua squadra, della quale si dice orgogliosissimo. 

Viabilità alternativa. “Potrebbe essere il toccasana per snellire il traffico locale”. 

E ancora rifiuti. Vuole caratterizzarsi per innovazione. “Guardo al ‘modello San Giorgio a Cremano’, puntando al conferimento nelle isole ecologiche, garantendo ai cittadini automatiche agevolazioni fiscali, liberando forza lavoro da dedicare all’abbellimento della città”.

 Tornando ancora sulla gestione della macchina amministrativa, e in particolare sul personale del Comune: “Se dovessi essere eletto sindaco non prenderei due vecchietti pensionati a fungere da  addetti stampa. Con le somme che percepiscono assumerei 5 stagisti. Li sceglierei tra i ragazzi formiani che abbiano avuto voti di laurea eccellenti, lauree di diverse tipologie, collocandoli in segreteria per diffondere le attività del Comune, per ascoltare i cittadini, per risolverne i problemi,
promuovere la nostra città”. 

Ma se è arrivata l’ora di chiudere il libro dei sogni, qualche piccola ambizione se la concede Ciccolella: “Formia è totalmente sprovvista di centri attrattivi quali palasport, un teatro di dimensioni dignitose, acquario, parco giochi come Mirabilandia. Se ne potrebbero fare, favorendo gli investimenti dei privati”. 

Certo, piccole cose rispetto ai grandi problemi patiti dalla città. 

La disoccupazione, disagio sociale. “E l’ora di un serio impegno” promette. Ci dimentichiamo qualcosa? Certo: il turismo. “Ci vuole una progettualità che permetta la presenza di turisti per undici mesi all’anno. La soluzione potrebbe provenire dall’ospitalità diffusa”.

 Insomma Augusto Ciccolella è proprio pronto per essere il sindaco dall’anima popolare. Lo avranno capito i cittadini?


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#amministrativeformia / Intervista ad Augusto Ciccolella
Di Raffaele Vallefuoco


Augusto Ciccolella c'è, ed è “l’anima popolare” di questa campagna elettorale. Dopo le due esperienze consiliari, nel 1993 e nel 2008, ha deciso di mettersi completamente in discussione lanciando la sua sfida “ai soliti noti della politica” e capeggiando una lista animata da ‘Diritti e Libertà’ e ‘Partito del Sud’, del quale è stato candidato alle elezioni regionali. Gli spazi per incidere ce li aveva, ma evidentemente il Consiglio Comunale gli stava stretto. Perciò “senza aprire il libro dei sogni”, come esordisce, ci presenta le sue priorità da sindaco. 

In primis un’amministrazione vicina e a portata di tutti: 
“Ho sempre sofferto nel vedere i miei concittadini fare la fila per ottenere un atto di nascita, per colloquiare con un dipendente dell’ufficio tecnico, elemosinare un appuntamento col Sindaco. Per questo “la riorganizzazione della macchina amministrativa è fondamentale per una buona e fluida gestione comunale”. 

Quindi, facendo leva sugli ultimi avvicendamenti amministrativi, introduce un metodo. “Dare continuità elle esperienze amministrative, non cancellando quanto fatto da quella precedente. Conserverò quanto fatto di buono cercando, anzi, di migliorarlo”.

 Poi tornando alla concretezza programmatica. Sulla disabilità? I servizi, le cure, le strutture, tutto deve migliorare per garantire alti standard qualitativi.  Affinché la nostra città possa essere davvero la città di tutti. Diventa fondamentale intervenirein modo serio, in ossequio alle normative vigenti sull’abbattimento delle barriere architettoniche”. 

Poi, rimanendo nell’alveo del governo delle piccole cose:
“Bisogna anche abbattere i costi dei buoni pasto e del trasporto scolastico, garantendo l’eguaglianza tra le classi sociali, evitando di dare vita a invidiee dualità già dai primi anni  di scuola”. 

E ancora “dotare la nostra città di una connessione Wi-Fi gratuita e allestire una sala comunale con disponibilità di postazioni Pc”.

 Salta da un punto all’altro il candidato Ciccolella. Cerca di toccare tutte le priorità elaborate insieme alla sua squadra, della quale si dice orgogliosissimo. 

Viabilità alternativa. “Potrebbe essere il toccasana per snellire il traffico locale”. 

E ancora rifiuti. Vuole caratterizzarsi per innovazione. “Guardo al ‘modello San Giorgio a Cremano’, puntando al conferimento nelle isole ecologiche, garantendo ai cittadini automatiche agevolazioni fiscali, liberando forza lavoro da dedicare all’abbellimento della città”.

 Tornando ancora sulla gestione della macchina amministrativa, e in particolare sul personale del Comune: “Se dovessi essere eletto sindaco non prenderei due vecchietti pensionati a fungere da  addetti stampa. Con le somme che percepiscono assumerei 5 stagisti. Li sceglierei tra i ragazzi formiani che abbiano avuto voti di laurea eccellenti, lauree di diverse tipologie, collocandoli in segreteria per diffondere le attività del Comune, per ascoltare i cittadini, per risolverne i problemi,
promuovere la nostra città”. 

Ma se è arrivata l’ora di chiudere il libro dei sogni, qualche piccola ambizione se la concede Ciccolella: “Formia è totalmente sprovvista di centri attrattivi quali palasport, un teatro di dimensioni dignitose, acquario, parco giochi come Mirabilandia. Se ne potrebbero fare, favorendo gli investimenti dei privati”. 

Certo, piccole cose rispetto ai grandi problemi patiti dalla città. 

La disoccupazione, disagio sociale. “E l’ora di un serio impegno” promette. Ci dimentichiamo qualcosa? Certo: il turismo. “Ci vuole una progettualità che permetta la presenza di turisti per undici mesi all’anno. La soluzione potrebbe provenire dall’ospitalità diffusa”.

 Insomma Augusto Ciccolella è proprio pronto per essere il sindaco dall’anima popolare. Lo avranno capito i cittadini?


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venerdì 10 maggio 2013

Napoli Nord Ovest: domani e domenica appuntamenti elettorali a Melito



I giovani “rottamatori” di Melito Adesso, assieme al candidato sindaco Venanzio Carpentieri, incontreranno la cittadinanza domenica prossima 12 maggio nei pressi di un gazebo informativo allestito in villa comunale. 
Non solo politica e programmi, però. E’ stata organizzata, infatti, una vera e propria festa con musica, animazione e intrattenimento per i più piccoli, al fine di veicolare il messaggio secondo cui a Melito bisogna ripartire dalle nuove generazioni e costruire una città a misura di bambino. 
L’appuntamento, quindi, è per domenica 12 maggio, a partire dalle ore 10, presso l’unica area verde melitese.

Estratto da Napoli 24 ore


GENNARO RICCIO, 34 ANNI, BIOLOGO  E RICERCATORE.

Meridionalista convinto, si è candidato alle scorse comunali di Napoli nelle fila del Partito del Sud a sostegno di Luigi De Magistris. Ha sposato il progetto di “Melito ADESSO” per essere partecipe a questo momento di cambiamento.
 
Per Melito, adesso, vorrei???
“Legalità e trasparenza, auspicio per l’intera area a nord di Napoli”.

GENNARO RICCIO, 34 ANNI, BIOLOGO E RICERCATORE. 

 Meridionalista convinto, si è candidato alle scorse comunali di Napoli nelle fila del Partito del Sud a sostegno di Luigi De Magistris
Ha sposato il progetto di “Melito ADESSO” per essere partecipe a questo momento di cambiamento. 

 Per Melito, adesso, vorrei??? “Legalità e trasparenza, auspicio per l’intera area a nord di Napoli”. 




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I giovani “rottamatori” di Melito Adesso, assieme al candidato sindaco Venanzio Carpentieri, incontreranno la cittadinanza domenica prossima 12 maggio nei pressi di un gazebo informativo allestito in villa comunale. 
Non solo politica e programmi, però. E’ stata organizzata, infatti, una vera e propria festa con musica, animazione e intrattenimento per i più piccoli, al fine di veicolare il messaggio secondo cui a Melito bisogna ripartire dalle nuove generazioni e costruire una città a misura di bambino. 
L’appuntamento, quindi, è per domenica 12 maggio, a partire dalle ore 10, presso l’unica area verde melitese.

Estratto da Napoli 24 ore


GENNARO RICCIO, 34 ANNI, BIOLOGO  E RICERCATORE.

Meridionalista convinto, si è candidato alle scorse comunali di Napoli nelle fila del Partito del Sud a sostegno di Luigi De Magistris. Ha sposato il progetto di “Melito ADESSO” per essere partecipe a questo momento di cambiamento.
 
Per Melito, adesso, vorrei???
“Legalità e trasparenza, auspicio per l’intera area a nord di Napoli”.

GENNARO RICCIO, 34 ANNI, BIOLOGO E RICERCATORE. 

 Meridionalista convinto, si è candidato alle scorse comunali di Napoli nelle fila del Partito del Sud a sostegno di Luigi De Magistris
Ha sposato il progetto di “Melito ADESSO” per essere partecipe a questo momento di cambiamento. 

 Per Melito, adesso, vorrei??? “Legalità e trasparenza, auspicio per l’intera area a nord di Napoli”. 




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Dossier Regione Campania: il cittadino campano è quello che costa meno allo stato

Basta scavare appena oltre la coltre dello stereotipo ed appaiono immediatamente altre, diverse e ben nascoste verità. ( PdelSUD)


Fonte: Il Lazzaro

Un dossier diffuso dalla Regione Campania e ripreso dal quotidiano Il Mattino, sfata l’ennesimo luogo comune sui cittadini campani e meridionali, ovvero che costino tanto allo Stato, per gli sprechi che nella regione vengono posti in essere, e che giustificano quindi il motto “prima il nord” tanto caro all’elettorato leghista dell’intera penisola.

Secondo i dati della Regione Campania, infatti, ogni abitante della Campania costa 12.822 euro. Oltre 5mila euro in meno della media nazionale. Al di sopra di questa soglia ci sono i «paperoni» d’Italia: il Piemonte (18.267 euro), l’Emilia Romagna (18.503), la Lombardia (20.052), il Lazio (25.334). Nella parte bassa della classifica si incontrano, invece, Toscana (17.618 euro), Veneto (15.788) e tanto Mezzogiorno: Calabria (15.033), Sicilia (14.417), Puglia (14.035) e appunto la Campania. Naturalmente il valore pro capite è strettamente collegato alla densità di popolazione: dove ci sono più abitanti occorrono maggiori servizi. E, quindi, inevitabilmente capita di dover stringere la cinghia. Come avviene in una famiglia molto numerosa.(Il Mattino)

Come si rileva dunque, il dato è piuttosto omogeneo in tutto il Mezzogiorno d’Italia, distruggendo l’alibi cavalcato ad altre latitudini per ottenere voti.

Ma proprio dove c’è più bisogno, è il ragionamento che fanno il presidente Stefano Caldoro e gli altri governatori meridionali, servirebbe un aiuto maggiore da parte dello Stato. Attraverso i trasferimenti di risorse e non solo. Questo, invece, molto spesso non avviene a causa – osservano – di criteri discutibili e di un sistema perequativo che scricchiola pericolosamente.

Così Salvatore Varriale, capodipartimento delle risorse umane, finanziarie e strumentali di palazzo Santa Lucia: «La spesa pubblica allargata delle amministrazioni centrali è la quarta in valore assoluto ma, rapportando queste cifre alla popolazione, la regione Campania diventa ultima per spesa pro capite sostenuta dalle amministrazioni centrali. Ciò – sottolinea Varriale – sfata il mito della Regione spendacciona e pone semmai un problema di qualità della spesa e di maggior sostegno del territorio ad ogni livello».

Un’altra bufala, archiviata.

Fonte: Il Lazzaro
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Basta scavare appena oltre la coltre dello stereotipo ed appaiono immediatamente altre, diverse e ben nascoste verità. ( PdelSUD)


Fonte: Il Lazzaro

Un dossier diffuso dalla Regione Campania e ripreso dal quotidiano Il Mattino, sfata l’ennesimo luogo comune sui cittadini campani e meridionali, ovvero che costino tanto allo Stato, per gli sprechi che nella regione vengono posti in essere, e che giustificano quindi il motto “prima il nord” tanto caro all’elettorato leghista dell’intera penisola.

Secondo i dati della Regione Campania, infatti, ogni abitante della Campania costa 12.822 euro. Oltre 5mila euro in meno della media nazionale. Al di sopra di questa soglia ci sono i «paperoni» d’Italia: il Piemonte (18.267 euro), l’Emilia Romagna (18.503), la Lombardia (20.052), il Lazio (25.334). Nella parte bassa della classifica si incontrano, invece, Toscana (17.618 euro), Veneto (15.788) e tanto Mezzogiorno: Calabria (15.033), Sicilia (14.417), Puglia (14.035) e appunto la Campania. Naturalmente il valore pro capite è strettamente collegato alla densità di popolazione: dove ci sono più abitanti occorrono maggiori servizi. E, quindi, inevitabilmente capita di dover stringere la cinghia. Come avviene in una famiglia molto numerosa.(Il Mattino)

Come si rileva dunque, il dato è piuttosto omogeneo in tutto il Mezzogiorno d’Italia, distruggendo l’alibi cavalcato ad altre latitudini per ottenere voti.

Ma proprio dove c’è più bisogno, è il ragionamento che fanno il presidente Stefano Caldoro e gli altri governatori meridionali, servirebbe un aiuto maggiore da parte dello Stato. Attraverso i trasferimenti di risorse e non solo. Questo, invece, molto spesso non avviene a causa – osservano – di criteri discutibili e di un sistema perequativo che scricchiola pericolosamente.

Così Salvatore Varriale, capodipartimento delle risorse umane, finanziarie e strumentali di palazzo Santa Lucia: «La spesa pubblica allargata delle amministrazioni centrali è la quarta in valore assoluto ma, rapportando queste cifre alla popolazione, la regione Campania diventa ultima per spesa pro capite sostenuta dalle amministrazioni centrali. Ciò – sottolinea Varriale – sfata il mito della Regione spendacciona e pone semmai un problema di qualità della spesa e di maggior sostegno del territorio ad ogni livello».

Un’altra bufala, archiviata.

Fonte: Il Lazzaro

Il nostro amico Alessio Postiglione (Capo Gabinetto Politico di Luigi de Magistris) chiarisce qualcosa d'importante su "la Repubblica"...


"Funziona vendere il Patrimonio per ripagare il debito? Il paradosso di Fisher nelle proposte neoliberiste di Gianni Lettieri, leader dell'opposizione Pdl al Comune di Napoli. La mia analisi per Repubblica."

Alessio Postiglione



 Giovedì, 9 Maggio 2013 (Alessio Postiglione da la Repubblica Napoli!)

LA FONDAZIONE di Gianni Lettieri, “Fare città”, sabato scorso ha presentato pubblicamente le sue nuove proposte. Lettieri, strategicamente, rispetto all’approccio pubblicista dei beni comuni dell’attuale giunta, rilancia una visione privatistica del Comune.
Due i passaggi salienti: amministrare il Comune come un’azienda che produce utili e vendita di tutto il patrimonio immobiliare alienabile e non strategico tramite l’affidamento a una società specializzata. Tralascio l’analisi delle altre proposte, spesso dal sapore elettoralistico, come il project financing, previsto da leggi dello Stato — il problema al Sud sono semmai gli imprenditori che investono — e l’idea di un amministratore unico per le partecipate, superata da un recente provvedimento statale che proibisce di prendere componenti nei board che non siano dipendenti pubblici. 
I due punti poc’anzi portati all’attenzione del lettore sono quelli strategici, infatti, perché rivelatori di una concezione, diffusa anche a sinistra, che definirei di antistatalismo istituzionale. Non è solo la politica ad aver subito un lento e pericoloso processo di logoramento, ma lo stesso Stato, percepito come una consorteria inefficiente (“il comitato d’affari della borghesia”, direbbe Marx) o un Leviatano che “mette le mani in tasca ai cittadini”, come ripetono le destre. 
Lettieri, dunque, ripropone alcune vecchie idee neoliberiste, che sono all’origine della crisi, e non ne possono rappresentare la soluzione. Questa temperie antistatalista è allettante perché contiene una dose di buon senso e semplificazione: è sotto gli occhi di tutti che il privato funzioni generalmente meglio dello Stato. Ma la realtà è diversa, proprio perché è più complessa. Particolarmente seducente è l’idea che un Comune povero nel reddito (la leva fiscale) ma ricco nel patrimonio possa utilizzare quest’ultimo per liberarsi dalla tenaglia del debito. Giova ricordare che la Patrimonio Spa, e le società di cartolarizzazione Scip 1 e 2, volute nel 2001 da Tremonti, si sono rivelate un grande flop. In quell’occasione, lo Stato mise su l’ennesimo carrozzone pubblico, in cui si entrava senza concorso (potenza degli strumenti privatistici: le Scip erano società di diritto lussemburghese!), e la vendita del patrimonio non ridusse il debito. Si potrebbe obiettare che le Scip furono inefficienti perché pubbliche. Ma se l’utile, cioè la differenza rispetto alla stima iniziale dell’immobile, a fronte della quale la società di cartolarizzazione emette obbligazioni, e quanto poi effettivamente si lucra dalla vendita, andasse in tasca a un privato, incentivato a vendere, che beneficio collettivo avremmo a vendere il nostro patrimonio? 
Non a caso, le società di cartolarizzazione si assicurano sempre contrattualmente un utile indipendentemente da come andranno le vendite. Il problema, infatti, è insito nella deflazione del debito che si genera attraverso l’impegno a dover vendere “tutto il patrimonio per pagare il debito”, noto in economia come paradosso Fisher. Se tanti soggetti contemporaneamente si trovano nelle condizioni di dover ripagare un debito e vendono le loro case per rimborsare un mutuo, i prezzi delle case crollano, a detrimento anche degli altri proprietari che vedono disintegrarsi il valore dei propri asset e sono spinti verso altre vendite forzate. La deflazione generalizzata dei prezzi fa si che il valore reale del debito aumenti, anche se il suo valore nominale diminuisce. La soluzione, allora, è la messa a reddito di gran parte del patrimonio, non la vendita generalizzata. In tema di riduzione dei fitti passivi, il Comune di Napoli, nel 2012, ha risparmiato circa 6 milioni di euro, mentre i 100 milioni di euro incassati dalle dismissioni hanno dimostrato il netto cambio di passo rispetto al passato. 
Inoltre, sul fronte della ricognizione delle cifre utilizzabili nel piano di rientro dal debito, il Comune, da una prima stima di un miliardo di euro di patrimonio stimato, è passato a 730 milioni, proprio in via cautelativa. Certo, esiste una pressione verso la vendita del patrimonio, indipendente da Lettieri e utilizzata ampiamente nei piani di rientro dei Comuni: m questi anni, privatizzazioni e vendita di asset pubblici hanno creato rendite private, allargato il gap Nord-Sud, aumentato il debito pubblico e abbattuto il Pil. Sarebbe, forse, giunto il momento di rilanciare una vera riflessione critica che, al buon senso comune, sostituisca l’analisi ragionata dei dati, per migliorare Napoli.

Alessio Postiglione

Fonte : 
la Repubblica  
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"Funziona vendere il Patrimonio per ripagare il debito? Il paradosso di Fisher nelle proposte neoliberiste di Gianni Lettieri, leader dell'opposizione Pdl al Comune di Napoli. La mia analisi per Repubblica."

Alessio Postiglione



 Giovedì, 9 Maggio 2013 (Alessio Postiglione da la Repubblica Napoli!)

LA FONDAZIONE di Gianni Lettieri, “Fare città”, sabato scorso ha presentato pubblicamente le sue nuove proposte. Lettieri, strategicamente, rispetto all’approccio pubblicista dei beni comuni dell’attuale giunta, rilancia una visione privatistica del Comune.
Due i passaggi salienti: amministrare il Comune come un’azienda che produce utili e vendita di tutto il patrimonio immobiliare alienabile e non strategico tramite l’affidamento a una società specializzata. Tralascio l’analisi delle altre proposte, spesso dal sapore elettoralistico, come il project financing, previsto da leggi dello Stato — il problema al Sud sono semmai gli imprenditori che investono — e l’idea di un amministratore unico per le partecipate, superata da un recente provvedimento statale che proibisce di prendere componenti nei board che non siano dipendenti pubblici. 
I due punti poc’anzi portati all’attenzione del lettore sono quelli strategici, infatti, perché rivelatori di una concezione, diffusa anche a sinistra, che definirei di antistatalismo istituzionale. Non è solo la politica ad aver subito un lento e pericoloso processo di logoramento, ma lo stesso Stato, percepito come una consorteria inefficiente (“il comitato d’affari della borghesia”, direbbe Marx) o un Leviatano che “mette le mani in tasca ai cittadini”, come ripetono le destre. 
Lettieri, dunque, ripropone alcune vecchie idee neoliberiste, che sono all’origine della crisi, e non ne possono rappresentare la soluzione. Questa temperie antistatalista è allettante perché contiene una dose di buon senso e semplificazione: è sotto gli occhi di tutti che il privato funzioni generalmente meglio dello Stato. Ma la realtà è diversa, proprio perché è più complessa. Particolarmente seducente è l’idea che un Comune povero nel reddito (la leva fiscale) ma ricco nel patrimonio possa utilizzare quest’ultimo per liberarsi dalla tenaglia del debito. Giova ricordare che la Patrimonio Spa, e le società di cartolarizzazione Scip 1 e 2, volute nel 2001 da Tremonti, si sono rivelate un grande flop. In quell’occasione, lo Stato mise su l’ennesimo carrozzone pubblico, in cui si entrava senza concorso (potenza degli strumenti privatistici: le Scip erano società di diritto lussemburghese!), e la vendita del patrimonio non ridusse il debito. Si potrebbe obiettare che le Scip furono inefficienti perché pubbliche. Ma se l’utile, cioè la differenza rispetto alla stima iniziale dell’immobile, a fronte della quale la società di cartolarizzazione emette obbligazioni, e quanto poi effettivamente si lucra dalla vendita, andasse in tasca a un privato, incentivato a vendere, che beneficio collettivo avremmo a vendere il nostro patrimonio? 
Non a caso, le società di cartolarizzazione si assicurano sempre contrattualmente un utile indipendentemente da come andranno le vendite. Il problema, infatti, è insito nella deflazione del debito che si genera attraverso l’impegno a dover vendere “tutto il patrimonio per pagare il debito”, noto in economia come paradosso Fisher. Se tanti soggetti contemporaneamente si trovano nelle condizioni di dover ripagare un debito e vendono le loro case per rimborsare un mutuo, i prezzi delle case crollano, a detrimento anche degli altri proprietari che vedono disintegrarsi il valore dei propri asset e sono spinti verso altre vendite forzate. La deflazione generalizzata dei prezzi fa si che il valore reale del debito aumenti, anche se il suo valore nominale diminuisce. La soluzione, allora, è la messa a reddito di gran parte del patrimonio, non la vendita generalizzata. In tema di riduzione dei fitti passivi, il Comune di Napoli, nel 2012, ha risparmiato circa 6 milioni di euro, mentre i 100 milioni di euro incassati dalle dismissioni hanno dimostrato il netto cambio di passo rispetto al passato. 
Inoltre, sul fronte della ricognizione delle cifre utilizzabili nel piano di rientro dal debito, il Comune, da una prima stima di un miliardo di euro di patrimonio stimato, è passato a 730 milioni, proprio in via cautelativa. Certo, esiste una pressione verso la vendita del patrimonio, indipendente da Lettieri e utilizzata ampiamente nei piani di rientro dei Comuni: m questi anni, privatizzazioni e vendita di asset pubblici hanno creato rendite private, allargato il gap Nord-Sud, aumentato il debito pubblico e abbattuto il Pil. Sarebbe, forse, giunto il momento di rilanciare una vera riflessione critica che, al buon senso comune, sostituisca l’analisi ragionata dei dati, per migliorare Napoli.

Alessio Postiglione

Fonte : 
la Repubblica  

giovedì 9 maggio 2013

VOTA AUGUSTO CICCOLELLA CANDIDATO A SINDACO DI FORMIA (LT)



Di Giovanna Frunzio
Fonte: http://www.forumnews.it/?p=6235

Dopo l`impegno per le elezioni del governo ora pensiamo a quello che ci attende per la nostra città. Le votazioni per una nuova amministrazione sono vicine e Centro Democratico-diritti e libertà ha deciso di perseguire una diversa linea di intendi. Per la costituzione del governo( chi ci ha seguiti e votato lo sa) il partito aveva creato una coalizione con le forze del centro sinistra. Per la nostra città invece abbiamo ritenuto opportuno separarci dalla coalizione. Perché? Il motivo sta nelle nostre idee , nella nostra ricerca di un cambiamento reale, nella nostra volontà di offrire ai cittadini di Formia un`alternativa nuova, giovane e onesta. Noi crediamo che i cittadini vivano i problemi di ogni giorno in maniera profonda e spesso tra loro c`é anche chi potrebbe contribuire con idee utili ed innovative. Inoltre crediamo che, tra i cittadini, dare ai giovani, soprattutto a quelli che non hanno ancora un lavoro, e alle donne la possibilità di essere parte attiva nel governo della città é uno dei nostri obiettivi. Ma soprattutto cercare di contrastare, con proposte che nascono dal basso, il dominio incontrastato delle solite facce. Questi stessi obiettivi li ritroviamo nel Partito del Sud con il quale ci siamo incontrati e con il quale abbiamo condiviso diversi punti del programma politico. Il candidato a sindaco, che entrambi i partiti hanno deciso di appoggiare, é uno di noi e vive, come ognuno di noi, il dissesto e l` incuria che negli ultimi anni hanno caratterizzato questa città. É una persona semplice che ha la capacità di ascoltare le persone semplici ed é animato da un profondo amore per Formia e da una reale e fattiva volontà di cambiamento. Augusto Ciccolella rappresenta la voce del popolo e ama lavorare per il popolo affinché i cittadini possano sentirsi partecipi nel governo della città e possano sentire le istituzioni vicine ai loro bisogni e alle loro richieste.

Fonte: http://www.forumnews.it/?p=6235

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Di Giovanna Frunzio
Fonte: http://www.forumnews.it/?p=6235

Dopo l`impegno per le elezioni del governo ora pensiamo a quello che ci attende per la nostra città. Le votazioni per una nuova amministrazione sono vicine e Centro Democratico-diritti e libertà ha deciso di perseguire una diversa linea di intendi. Per la costituzione del governo( chi ci ha seguiti e votato lo sa) il partito aveva creato una coalizione con le forze del centro sinistra. Per la nostra città invece abbiamo ritenuto opportuno separarci dalla coalizione. Perché? Il motivo sta nelle nostre idee , nella nostra ricerca di un cambiamento reale, nella nostra volontà di offrire ai cittadini di Formia un`alternativa nuova, giovane e onesta. Noi crediamo che i cittadini vivano i problemi di ogni giorno in maniera profonda e spesso tra loro c`é anche chi potrebbe contribuire con idee utili ed innovative. Inoltre crediamo che, tra i cittadini, dare ai giovani, soprattutto a quelli che non hanno ancora un lavoro, e alle donne la possibilità di essere parte attiva nel governo della città é uno dei nostri obiettivi. Ma soprattutto cercare di contrastare, con proposte che nascono dal basso, il dominio incontrastato delle solite facce. Questi stessi obiettivi li ritroviamo nel Partito del Sud con il quale ci siamo incontrati e con il quale abbiamo condiviso diversi punti del programma politico. Il candidato a sindaco, che entrambi i partiti hanno deciso di appoggiare, é uno di noi e vive, come ognuno di noi, il dissesto e l` incuria che negli ultimi anni hanno caratterizzato questa città. É una persona semplice che ha la capacità di ascoltare le persone semplici ed é animato da un profondo amore per Formia e da una reale e fattiva volontà di cambiamento. Augusto Ciccolella rappresenta la voce del popolo e ama lavorare per il popolo affinché i cittadini possano sentirsi partecipi nel governo della città e possano sentire le istituzioni vicine ai loro bisogni e alle loro richieste.

Fonte: http://www.forumnews.it/?p=6235

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SUD, SVIMEZ: IN CINQUE ANNI PERSI OLTRE 300MILA POSTI DI LAVORO




Fonte : Svimez

Le Slides


Nel Mezzogiorno il 27% degli occupati totali ma quasi il 60% delle perdite 
La crisi al Nord iniziata ben prima del 2008 
Giannola: “Partire dal Sud per frenare il declino nazionale, l’Europa cresce tre volte più di noi” 

È il Sud a pagare ancora una volta il prezzo più pesante della crisi, in termini di occupazione e
di rischio desertificazione industriale.
Secondo elaborazioni SVIMEZ su dati Istat in quattro anni, dal 2008 al 2012, al Sud sono andati in fumo 301.270 posti di lavoro; il 59,5% delle perdite, in un’area che concentra il 27% degli occupati nazionali. Dei posti di lavoro persi, 141mila solo nell’industria. Mentre secondo altre elaborazioni SVIMEZ su dati EUROSTAT anche le regioni del Nord in termini di produzione della ricchezza perdono posizioni in Europa, e da ben prima del 2008, anno di inizio della recessione globale. È quanto emerge dalla relazione del Presidente della SVIMEZ Adriano Giannola oggi a Napoli al convegno “Il rilancio 
dell’economia meridionale”. 

Dal 2008 al 2012 persi in Italia 505.961 posti di lavoro - Secondo elaborazioni SVIMEZ su dati
Istat in quattro anni, dal 2008 al 2012, in Italia sono andati in fumo 505.961 posti di lavoro, di cui
204.691 al Centro-Nord e 301.270 al Sud. Qui in fatti si concentrano le perdite; a fronte del 27%
degli occupati nazionali, i posti di lavoro persi sono il 59,5% del totale nazionale.

La crisi dell’industria, i giovani e le donne - La metà circa è andata persa nell’industria: dal 2007
al 2012 il Sud ha perso oltre 141mila occupati industriali, passando dai 951mila occupati del 2007 a
809mila del 2012, con una riduzione del 15%. Il doppio del Centro-Nord, che in valori assoluti ha
perso 315mila occupati industriali, -7,7% in cinque anni. A farne le spese soprattutto giovani e donne. L’anno scorso, infatti, solo poco più di un giovane su tre under 34 ha lavorato al Sud (37,9%), e
poco più di una giovane donna su cinque (23,6%).

La crisi della ricchezza: un declino che unisce Nord e Sud – Se il Sud resta un’emergenza nazionale, la situazione critica del Centro-Nord risale a ben prima del fatidico 2008, anno di inizio della
recessione globale. Basta fare un passo indietro al 2000 – 2007 e confrontare i dati italiani con le
dinamiche europee. Secondo elaborazioni SVIMEZ si dati EUROSTAT, la variazione cumulata del
reddito pro capite in sette anni, dal 2000 al 2007, nel Sud è del 17,6%, a fronte del 15% del CentroNord, ma circa la metà della dinamica della Ue a 27 (31,6%). Il deterioramento della posizione italiana non risparmia quasi nessuna regione: nella classifica delle regioni NUTS2 dei 27 paesi europei la Lombardia scivola dal 17° posto del 2000 al 29° del 2007, l’Emilia Romagna dal 19° al
38°, per diventare 44° nel 2010, il Veneto dal 28° del 2000 al 46° del 2007, che diventa 55° tre
anni dopo; il Piemonte sprofonda dal 40° al 62° e arriva nel 2010 all’84°. In discesa anche le regioni meridionali. L’Abruzzo passa dal 127° posto del 2000 al 167° sette anni dopo, per poi risalire, si fa per dire, nel 2010 a 164°; il Molise passa in dieci anni dal 157° al 185°, la Basilicata dal
183° al 201°, la Puglia dal 188° al 214°, la Sicilia dal 196° al 217°, la Sardegna dal 174° al 189°,
la Calabria dal 201° al 222°. In coda la Campania, dal 200° al 224°.

Il 20% del Pil dal manifatturiero: chi ha centrato e chi no l’obiettivo di Confindustria - In dieci anni, sempre dal 2000 al 2010, la quota nazionale del manifatturiero sul valore aggiunto totale è
scesa dal 19 al 16,6%, mentre nel Centro-Nord è passata da 21,5% al 18,8%. A livello regionale alcune regioni già superano l’obiettivo del peso del 20% del manifatturiero sul valore aggiunto totale
indicato da Confindustria alle forze politiche in campagna elettorale nel Documento programmatico: il Veneto nel 2010 era al 24,5%, le Marche al 24,2%, l’Emilia Romagna al 23,2%, la Lombardia
al 22,6%, il Piemonte poco sopra la soglia indicata, 20,5%, la Toscana al 16,1%, la Liguria al 10% e
il Lazio al 6,4%.

Decisamente più basse le cifre al Sud. Se l’Abruzzo è in linea con l’obiettivo indicato, con il 20,2%,
il Molise si ferma al 15%, la Basilicata al 13%, la Puglia al 10,6%, la Campania all’8,8%, la Sardegna al 7,5%, per finire con la Calabria, fanalino di coda, ferma al 5,5%, il dato più basso a livello nazionale, distante quattro volte dall’obiettivo del 20%.

Una strategia – Paese centrata sul Sud - “I dati sulla crisi dell’occupazione industriale al Sud e
sulla quota di ricchezza prodotta dal manifatturiero a livello regionale segnalano come il Sud sia
terra dell’emergenza ma anche delle maggiori opportunità e margini di crescita, ha dichiarato il
Presidente della SVIMEZ Adriano Giannola. In questo senso occorre un piano di primo intervento
che sappia fronteggiare l’emergenza sociale sotto gli occhi di tutti ma anche avviare una strategia
di medio e lungo termine centrata su alcuni fattori basilari per attivare lo sviluppo, in primis politica industriale ed energetica, logistica e filiere territoriali, fiscalità di vantaggio, intervento
sull’Irap”.

Fonte : Svimez

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Fonte : Svimez

Le Slides


Nel Mezzogiorno il 27% degli occupati totali ma quasi il 60% delle perdite 
La crisi al Nord iniziata ben prima del 2008 
Giannola: “Partire dal Sud per frenare il declino nazionale, l’Europa cresce tre volte più di noi” 

È il Sud a pagare ancora una volta il prezzo più pesante della crisi, in termini di occupazione e
di rischio desertificazione industriale.
Secondo elaborazioni SVIMEZ su dati Istat in quattro anni, dal 2008 al 2012, al Sud sono andati in fumo 301.270 posti di lavoro; il 59,5% delle perdite, in un’area che concentra il 27% degli occupati nazionali. Dei posti di lavoro persi, 141mila solo nell’industria. Mentre secondo altre elaborazioni SVIMEZ su dati EUROSTAT anche le regioni del Nord in termini di produzione della ricchezza perdono posizioni in Europa, e da ben prima del 2008, anno di inizio della recessione globale. È quanto emerge dalla relazione del Presidente della SVIMEZ Adriano Giannola oggi a Napoli al convegno “Il rilancio 
dell’economia meridionale”. 

Dal 2008 al 2012 persi in Italia 505.961 posti di lavoro - Secondo elaborazioni SVIMEZ su dati
Istat in quattro anni, dal 2008 al 2012, in Italia sono andati in fumo 505.961 posti di lavoro, di cui
204.691 al Centro-Nord e 301.270 al Sud. Qui in fatti si concentrano le perdite; a fronte del 27%
degli occupati nazionali, i posti di lavoro persi sono il 59,5% del totale nazionale.

La crisi dell’industria, i giovani e le donne - La metà circa è andata persa nell’industria: dal 2007
al 2012 il Sud ha perso oltre 141mila occupati industriali, passando dai 951mila occupati del 2007 a
809mila del 2012, con una riduzione del 15%. Il doppio del Centro-Nord, che in valori assoluti ha
perso 315mila occupati industriali, -7,7% in cinque anni. A farne le spese soprattutto giovani e donne. L’anno scorso, infatti, solo poco più di un giovane su tre under 34 ha lavorato al Sud (37,9%), e
poco più di una giovane donna su cinque (23,6%).

La crisi della ricchezza: un declino che unisce Nord e Sud – Se il Sud resta un’emergenza nazionale, la situazione critica del Centro-Nord risale a ben prima del fatidico 2008, anno di inizio della
recessione globale. Basta fare un passo indietro al 2000 – 2007 e confrontare i dati italiani con le
dinamiche europee. Secondo elaborazioni SVIMEZ si dati EUROSTAT, la variazione cumulata del
reddito pro capite in sette anni, dal 2000 al 2007, nel Sud è del 17,6%, a fronte del 15% del CentroNord, ma circa la metà della dinamica della Ue a 27 (31,6%). Il deterioramento della posizione italiana non risparmia quasi nessuna regione: nella classifica delle regioni NUTS2 dei 27 paesi europei la Lombardia scivola dal 17° posto del 2000 al 29° del 2007, l’Emilia Romagna dal 19° al
38°, per diventare 44° nel 2010, il Veneto dal 28° del 2000 al 46° del 2007, che diventa 55° tre
anni dopo; il Piemonte sprofonda dal 40° al 62° e arriva nel 2010 all’84°. In discesa anche le regioni meridionali. L’Abruzzo passa dal 127° posto del 2000 al 167° sette anni dopo, per poi risalire, si fa per dire, nel 2010 a 164°; il Molise passa in dieci anni dal 157° al 185°, la Basilicata dal
183° al 201°, la Puglia dal 188° al 214°, la Sicilia dal 196° al 217°, la Sardegna dal 174° al 189°,
la Calabria dal 201° al 222°. In coda la Campania, dal 200° al 224°.

Il 20% del Pil dal manifatturiero: chi ha centrato e chi no l’obiettivo di Confindustria - In dieci anni, sempre dal 2000 al 2010, la quota nazionale del manifatturiero sul valore aggiunto totale è
scesa dal 19 al 16,6%, mentre nel Centro-Nord è passata da 21,5% al 18,8%. A livello regionale alcune regioni già superano l’obiettivo del peso del 20% del manifatturiero sul valore aggiunto totale
indicato da Confindustria alle forze politiche in campagna elettorale nel Documento programmatico: il Veneto nel 2010 era al 24,5%, le Marche al 24,2%, l’Emilia Romagna al 23,2%, la Lombardia
al 22,6%, il Piemonte poco sopra la soglia indicata, 20,5%, la Toscana al 16,1%, la Liguria al 10% e
il Lazio al 6,4%.

Decisamente più basse le cifre al Sud. Se l’Abruzzo è in linea con l’obiettivo indicato, con il 20,2%,
il Molise si ferma al 15%, la Basilicata al 13%, la Puglia al 10,6%, la Campania all’8,8%, la Sardegna al 7,5%, per finire con la Calabria, fanalino di coda, ferma al 5,5%, il dato più basso a livello nazionale, distante quattro volte dall’obiettivo del 20%.

Una strategia – Paese centrata sul Sud - “I dati sulla crisi dell’occupazione industriale al Sud e
sulla quota di ricchezza prodotta dal manifatturiero a livello regionale segnalano come il Sud sia
terra dell’emergenza ma anche delle maggiori opportunità e margini di crescita, ha dichiarato il
Presidente della SVIMEZ Adriano Giannola. In questo senso occorre un piano di primo intervento
che sappia fronteggiare l’emergenza sociale sotto gli occhi di tutti ma anche avviare una strategia
di medio e lungo termine centrata su alcuni fattori basilari per attivare lo sviluppo, in primis politica industriale ed energetica, logistica e filiere territoriali, fiscalità di vantaggio, intervento
sull’Irap”.

Fonte : Svimez

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mercoledì 8 maggio 2013

Il disastro dell'euro spiegato trent'anni prima



Uno degli aspetti più inquietanti e forse il più criminale, che hanno portato alla nascita della moneta unica, risiede proprio nel fatto che il suo fallimento era già stato previsto almeno tre decenni prima della sua nascita.
La sua insostenibilità era già stata scritta e documentata scientificamente da autorevoli economisti, appartenenti a differenti scuole di pensiero economico, che denunciarono, già a quell'epoca, quelle che sarebbero state le conseguenze in termini di macelleria sociale, di aggressione dei diritti e dei salari del ceto medio popolare, che si sarebbero determinate per effetto della creazione di un'area valutaria non ottimale tra nazioni con strutturali differenze economiche.
Agganciare la valuta della Germania a quella di Paesi economicamente più deboli e con inflazione più alta, senza prevedere meccanismi certi ed automatici di riequilibriofra i Paesi in surplus e quelli in deficit, non poteva non determinare la costruzione di un rapporto asimmetrico: da una parte la Germania e i Paesi forti nel ruolo di leaders, dall’altra i Paesi più deboli nel ruolo di followers, impossibilitati a recuperare competitività e sostanzialmente costretti a riprodurre le politiche economiche e sociali tedesche, con le conseguenze che vediamo oggi, dopo dieci anni di moneta unica (la quale rappresenta il caso “estremo” di sistema valutario a cambi fissi): deflazione, spinta al ribasso dei diritti e dei salari dei ceti medi e popolari, innalzamento della disoccupazione, politiche di rigore destinate a portare il Paese ad avvitarsi in spirali recessive.
Ma si è voluto procedere ugualmente, nonostante si conosce perfettamente che il progetto dell'euro non sarebbe potuto essere sostenibile. Ciò per il semplice fatto che, secondo una consolidata scuola di pensiero adottata dai padri fondatori, le crisi che si sarebbero avute successivamente, avrebbero creato di per se le condizioni (anche nell'opinione pubblica) per favorire una maggiore integrazione politica e fiscale ritenuta, secondo loro, indispensabile per sanare divergenti aree con caratteristiche economiche, fiscali e sociali differenti.
Tant'è che lo stesso Mario Monti, qualche mese fa, intervenendo ad un dibattito, ha affermato:« Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti.
I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario.
…È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata. »Quello che segue, è un testo scritto dall’economista post Keynesiano Nicholas Kaldor nel1971 quando la moneta unica europea era solo un progetto sulla carta che si sarebbe realizzato circa 30 anni dopo, in “Effetti Dinamici del Mercato Comune” pubblicato inizialmente su New Statesman il 12 marzo 1971 e ristampato anche (come capitolo 12, pp 187 – 220) in “Altri Saggi di Economia Applicata” – volume 6 della Raccolta di saggi economici di Nicholas Kaldor. Abbiamo evidenziato in grassetto alcuni passaggi. E’ particolarmente significativo che Kaldor abbia precisamente previsto le cause della crisi dell’euro: lo squilibrio commerciale e della bilancia dei pagamenti a causa di un regime di cambi fissi in assenza di regole sui salari, un fisco centralizzato e riequilibratori automatici. Trent’anni prima che l’euro nascesse era perfettamente chiaro perché non avrebbe funzionato.Kaldor, nel 1971, scriveva: da Keynes blog,"…Un giorno le nazioni d’Europa saranno pronte ad unire le loro identità nazionali e a creare una nuova Unione Europea – gli Stati Uniti d’Europa. Se e quando lo faranno, ci sarà un Governo Europeo che assumerà tutte le funzioni che fanno capo al Governo Federale degli Stati Uniti d’America, o del Canada o dell’Australia. Questo implicherà la creazione di una “piena unione economica e monetaria”. Ma si commette un errore pericoloso nel credere che l’unione politica e monetaria possa precedere l’unione politica o che opererà (come si legge nelle parole del rapporto Werner) “un agente di fermentazione per la creazione di una unione politica della quale nel lungo non sarà in ogni caso in grado di fare a meno”. Poiché se la creazione di una unione monetaria e il controllo della Comunità sui bilanci nazionali saranno tali da generare pressioni che conducono ad una rottura dell’intero sistema, è chiaro che lo sviluppo dell’unione politica sarà ostacolato e non promosso.
Altri estratti dal capitolo:pag. 202Gli eventi degli ultimi anni – in cui si evidenziava la necessità di una rivalutazione del marco tedesco e di una svalutazione del franco francese – hanno dimostrato l’insufficienza della Comunità stante l’attuale grado di integrazione economica. Il sistema presuppone piena convertibilità delle valute e cambi fissi tra gli stati membri, lasciando la politica monetaria e fiscale alla discrezione dei singoli stati.Sotto questo sistema, come gli eventi hanno dimostrato, alcuni paesi tenderanno ad acquisire crescenti (ed indesiderati) surplus commerciali nei confronti dei loro partner commerciali, mentre altri accumulano crescenti deficit. Ciò porta con sé due effetti indesiderati. Trasmette pressioni inflazionistiche da alcuni membri ad altri; e mette i paesi in surplus nelle condizioni di fornire finanziamenti in automatico ai paesi in deficit in scala crescente.
,Pag. 205…. Questo è un altro modo per dire che l’obiettivo di una piena unione monetaria ed economica non si può ottenere senza una unione politica; e la seconda presuppone integrazione fiscale e non mera armonizzazione fiscale. Essa richiede la creazione di un Governo e Parlamento della Comunità che si assumano la responsabilità almeno della maggior parte della spesa attualmente finanziata dai governi nazionali e la finanzi attraverso tasse equamente ripartite tra i membri comunitari. Con un sistema integrato di questo tipo le aree più ricche finanziano in automatico quelle più povere, e le aree che sperimentano un declino delle esportazioni sono automaticamente alleggerite pagando meno e ricevendo di più dalla Fisco centrale. La tendenze cumulative all’aumento e alla diminuzione sono così tenute sotto controllo da uno stabilizzatore fiscale costruito all’interno del sistema che consente alle aree in surplus di fornire automaticamente aiuto a quelle in deficit.
Pag. 206…quel che il Rapporto sbaglia nel riconoscere è che l’esistenza di un sistema centrale di tassazione e spesa è uno strumento per l’erogazione di “aiuti regionali” molto più potente di qualunque cosa che l’“intervento speciale” per lo sviluppo delle regioni sia capace di fornire.
D’altra parte l’attuale piano della Comunità è come quella casa che “divisa contro se stessa non riesce a stare”. L’Unione monetaria e il controllo della Comunità sui bilanci impedirà ad ogni singolo stato membro di perseguire autonome politiche di piena occupazione – di intervenire per compensare le cadute del livello della produzione e dell’occupazione – eccetto che non beneficiando dell’appoggio di un forte Governo comunitario in grado di preservare i suoi cittadini dalle conseguenze peggiori.
Pag. 192Myrdal coniò la locuzione “causazione circolare e cumulativa” per spiegare perché il tasso di sviluppo economico delle diverse aree del mondo non tende ad uno stato di equilibrio uniforme ma, al contrario, tende a cristallizzarsi in un numero limitato di aree ad elevata crescita il cui successo ha l’effetto di inibire lo sviluppo di altre aree. Questa tendenza non potrebbe operare se le variazioni dei salari monetari fossero sempre tali da compensare la differenza nei tassi di incremento della produttività. Tuttavia non è questo il caso che si verifica: per ragioni forse non pienamente comprese, la dispersione nei tassi di aumento dei salari tra le diverse aree tende sempre ad essere considerevolmente più piccola di quella relativa alle variazioni della produttività. E’ per questa ragione che in un’area valutaria comune, o in un sistema di valute convertibili con cambi fissi, le aree che crescono di più tendono ad acquisire un vantaggio competitivo cumulativo rispetto alle aree che crescono a tassi inferiori. I “salari efficienti” (calcolati come rapporto tra salari monetari e produttività) tenderanno, nel corso naturale degli eventi, a diminuire nel primo gruppo di paesi rispetto al secondo – anche nella situazione in cui nei due gruppi i salari monetari tendono contemporaneamente a crescere in termini assoluti. Proprio in ragione degli incrementi dei differenziali di produttività, i costi comparati di produzione nelle aree a maggior crescita tendono a diminuire nel tempo rispetto a quelli delle aree a minor crescita ed aumentano di conseguenza il vantaggio competitivo delle prime."

Autore: Paolo Cardenà 


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Uno degli aspetti più inquietanti e forse il più criminale, che hanno portato alla nascita della moneta unica, risiede proprio nel fatto che il suo fallimento era già stato previsto almeno tre decenni prima della sua nascita.
La sua insostenibilità era già stata scritta e documentata scientificamente da autorevoli economisti, appartenenti a differenti scuole di pensiero economico, che denunciarono, già a quell'epoca, quelle che sarebbero state le conseguenze in termini di macelleria sociale, di aggressione dei diritti e dei salari del ceto medio popolare, che si sarebbero determinate per effetto della creazione di un'area valutaria non ottimale tra nazioni con strutturali differenze economiche.
Agganciare la valuta della Germania a quella di Paesi economicamente più deboli e con inflazione più alta, senza prevedere meccanismi certi ed automatici di riequilibriofra i Paesi in surplus e quelli in deficit, non poteva non determinare la costruzione di un rapporto asimmetrico: da una parte la Germania e i Paesi forti nel ruolo di leaders, dall’altra i Paesi più deboli nel ruolo di followers, impossibilitati a recuperare competitività e sostanzialmente costretti a riprodurre le politiche economiche e sociali tedesche, con le conseguenze che vediamo oggi, dopo dieci anni di moneta unica (la quale rappresenta il caso “estremo” di sistema valutario a cambi fissi): deflazione, spinta al ribasso dei diritti e dei salari dei ceti medi e popolari, innalzamento della disoccupazione, politiche di rigore destinate a portare il Paese ad avvitarsi in spirali recessive.
Ma si è voluto procedere ugualmente, nonostante si conosce perfettamente che il progetto dell'euro non sarebbe potuto essere sostenibile. Ciò per il semplice fatto che, secondo una consolidata scuola di pensiero adottata dai padri fondatori, le crisi che si sarebbero avute successivamente, avrebbero creato di per se le condizioni (anche nell'opinione pubblica) per favorire una maggiore integrazione politica e fiscale ritenuta, secondo loro, indispensabile per sanare divergenti aree con caratteristiche economiche, fiscali e sociali differenti.
Tant'è che lo stesso Mario Monti, qualche mese fa, intervenendo ad un dibattito, ha affermato:« Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti.
I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario.
…È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata. »Quello che segue, è un testo scritto dall’economista post Keynesiano Nicholas Kaldor nel1971 quando la moneta unica europea era solo un progetto sulla carta che si sarebbe realizzato circa 30 anni dopo, in “Effetti Dinamici del Mercato Comune” pubblicato inizialmente su New Statesman il 12 marzo 1971 e ristampato anche (come capitolo 12, pp 187 – 220) in “Altri Saggi di Economia Applicata” – volume 6 della Raccolta di saggi economici di Nicholas Kaldor. Abbiamo evidenziato in grassetto alcuni passaggi. E’ particolarmente significativo che Kaldor abbia precisamente previsto le cause della crisi dell’euro: lo squilibrio commerciale e della bilancia dei pagamenti a causa di un regime di cambi fissi in assenza di regole sui salari, un fisco centralizzato e riequilibratori automatici. Trent’anni prima che l’euro nascesse era perfettamente chiaro perché non avrebbe funzionato.Kaldor, nel 1971, scriveva: da Keynes blog,"…Un giorno le nazioni d’Europa saranno pronte ad unire le loro identità nazionali e a creare una nuova Unione Europea – gli Stati Uniti d’Europa. Se e quando lo faranno, ci sarà un Governo Europeo che assumerà tutte le funzioni che fanno capo al Governo Federale degli Stati Uniti d’America, o del Canada o dell’Australia. Questo implicherà la creazione di una “piena unione economica e monetaria”. Ma si commette un errore pericoloso nel credere che l’unione politica e monetaria possa precedere l’unione politica o che opererà (come si legge nelle parole del rapporto Werner) “un agente di fermentazione per la creazione di una unione politica della quale nel lungo non sarà in ogni caso in grado di fare a meno”. Poiché se la creazione di una unione monetaria e il controllo della Comunità sui bilanci nazionali saranno tali da generare pressioni che conducono ad una rottura dell’intero sistema, è chiaro che lo sviluppo dell’unione politica sarà ostacolato e non promosso.
Altri estratti dal capitolo:pag. 202Gli eventi degli ultimi anni – in cui si evidenziava la necessità di una rivalutazione del marco tedesco e di una svalutazione del franco francese – hanno dimostrato l’insufficienza della Comunità stante l’attuale grado di integrazione economica. Il sistema presuppone piena convertibilità delle valute e cambi fissi tra gli stati membri, lasciando la politica monetaria e fiscale alla discrezione dei singoli stati.Sotto questo sistema, come gli eventi hanno dimostrato, alcuni paesi tenderanno ad acquisire crescenti (ed indesiderati) surplus commerciali nei confronti dei loro partner commerciali, mentre altri accumulano crescenti deficit. Ciò porta con sé due effetti indesiderati. Trasmette pressioni inflazionistiche da alcuni membri ad altri; e mette i paesi in surplus nelle condizioni di fornire finanziamenti in automatico ai paesi in deficit in scala crescente.
,Pag. 205…. Questo è un altro modo per dire che l’obiettivo di una piena unione monetaria ed economica non si può ottenere senza una unione politica; e la seconda presuppone integrazione fiscale e non mera armonizzazione fiscale. Essa richiede la creazione di un Governo e Parlamento della Comunità che si assumano la responsabilità almeno della maggior parte della spesa attualmente finanziata dai governi nazionali e la finanzi attraverso tasse equamente ripartite tra i membri comunitari. Con un sistema integrato di questo tipo le aree più ricche finanziano in automatico quelle più povere, e le aree che sperimentano un declino delle esportazioni sono automaticamente alleggerite pagando meno e ricevendo di più dalla Fisco centrale. La tendenze cumulative all’aumento e alla diminuzione sono così tenute sotto controllo da uno stabilizzatore fiscale costruito all’interno del sistema che consente alle aree in surplus di fornire automaticamente aiuto a quelle in deficit.
Pag. 206…quel che il Rapporto sbaglia nel riconoscere è che l’esistenza di un sistema centrale di tassazione e spesa è uno strumento per l’erogazione di “aiuti regionali” molto più potente di qualunque cosa che l’“intervento speciale” per lo sviluppo delle regioni sia capace di fornire.
D’altra parte l’attuale piano della Comunità è come quella casa che “divisa contro se stessa non riesce a stare”. L’Unione monetaria e il controllo della Comunità sui bilanci impedirà ad ogni singolo stato membro di perseguire autonome politiche di piena occupazione – di intervenire per compensare le cadute del livello della produzione e dell’occupazione – eccetto che non beneficiando dell’appoggio di un forte Governo comunitario in grado di preservare i suoi cittadini dalle conseguenze peggiori.
Pag. 192Myrdal coniò la locuzione “causazione circolare e cumulativa” per spiegare perché il tasso di sviluppo economico delle diverse aree del mondo non tende ad uno stato di equilibrio uniforme ma, al contrario, tende a cristallizzarsi in un numero limitato di aree ad elevata crescita il cui successo ha l’effetto di inibire lo sviluppo di altre aree. Questa tendenza non potrebbe operare se le variazioni dei salari monetari fossero sempre tali da compensare la differenza nei tassi di incremento della produttività. Tuttavia non è questo il caso che si verifica: per ragioni forse non pienamente comprese, la dispersione nei tassi di aumento dei salari tra le diverse aree tende sempre ad essere considerevolmente più piccola di quella relativa alle variazioni della produttività. E’ per questa ragione che in un’area valutaria comune, o in un sistema di valute convertibili con cambi fissi, le aree che crescono di più tendono ad acquisire un vantaggio competitivo cumulativo rispetto alle aree che crescono a tassi inferiori. I “salari efficienti” (calcolati come rapporto tra salari monetari e produttività) tenderanno, nel corso naturale degli eventi, a diminuire nel primo gruppo di paesi rispetto al secondo – anche nella situazione in cui nei due gruppi i salari monetari tendono contemporaneamente a crescere in termini assoluti. Proprio in ragione degli incrementi dei differenziali di produttività, i costi comparati di produzione nelle aree a maggior crescita tendono a diminuire nel tempo rispetto a quelli delle aree a minor crescita ed aumentano di conseguenza il vantaggio competitivo delle prime."

Autore: Paolo Cardenà 


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Luigi de Magistris a difesa delle aziende del Sud....

riceviamo dall'Ufficio Comunicazione di Luigi de Magistris e, con soddisfazione, postiamo :


Il sindaco di Napoli de Magistris, insieme all'assessore al lavoro Panini, ha incontrato oggi, presso Palazzo San Giacomo, le lavoratrici e i lavoratori della Selex. Al centro dell'incontro, la denuncia della volontà di Finmeccanica di spostare la dipendenza delle attività di ingegneria della logistica fra Genova e altre città del Nord, impoverendo così la capacità produttiva della sede di Giugliano. Il sindaco si è impegnato a porre la questione al dicastero competente, ovvero il ministero allo Sviluppo economico, con l'intenzione di chiedere una rivisitazione del piano industriale orientato, politicamente, verso un depotenziamento della capacità innovativa del territorio campano e una progressiva riduzione dell'occupazione. L'obiettivo è infatti quello di assegnare allo stabilimento di Giugliano la direzione generale della logistica come effetto dell'inversione di rotta richiesta. Il sindaco ha infatti ricordato di avere contestato, soprattutto nel recente passato, la tendenza dell'azienda a spostare investimenti e attività di eccellenza verso il centro-nord, determinando conseguenze negative sul tessuto produttivo -occupazionale locale. Lo rende noto l'ufficio stampa del sindaco.

Marzia Bonacci
portavoce Luigi de Magistris

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riceviamo dall'Ufficio Comunicazione di Luigi de Magistris e, con soddisfazione, postiamo :


Il sindaco di Napoli de Magistris, insieme all'assessore al lavoro Panini, ha incontrato oggi, presso Palazzo San Giacomo, le lavoratrici e i lavoratori della Selex. Al centro dell'incontro, la denuncia della volontà di Finmeccanica di spostare la dipendenza delle attività di ingegneria della logistica fra Genova e altre città del Nord, impoverendo così la capacità produttiva della sede di Giugliano. Il sindaco si è impegnato a porre la questione al dicastero competente, ovvero il ministero allo Sviluppo economico, con l'intenzione di chiedere una rivisitazione del piano industriale orientato, politicamente, verso un depotenziamento della capacità innovativa del territorio campano e una progressiva riduzione dell'occupazione. L'obiettivo è infatti quello di assegnare allo stabilimento di Giugliano la direzione generale della logistica come effetto dell'inversione di rotta richiesta. Il sindaco ha infatti ricordato di avere contestato, soprattutto nel recente passato, la tendenza dell'azienda a spostare investimenti e attività di eccellenza verso il centro-nord, determinando conseguenze negative sul tessuto produttivo -occupazionale locale. Lo rende noto l'ufficio stampa del sindaco.

Marzia Bonacci
portavoce Luigi de Magistris

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Anche il Partito del Sud Puglia contro la legge “Taglia Ulivi” – #fatequalcosadimeridionale


olivosecolareIl prossimo 12 maggio si terrà una nuova tappa sul territorio pugliese per dire NO alla modifica della L.R. 14/2007 a tutela degli ulivi secolari ribattezzata dispregiativamente“TAGLIA ULIVI”.
Una legge che anche dal punto di vista del Partito del Sud di Puglia è totalmente sbagliata. Riteniamo che la politica, e non solo su tematiche ambientali, deve imparare a salvaguardare e a proteggere quelle che sono le “ricchezze” del sud.
La tecnocrazia e gli interessi non possono prevalere sul territorio e sui dirittidelle persone.
Per questo intendiamo appoggiare qualsiasi inziziativa in tal senso e invitiamo quanti, simpatizzanti e iscritti possono partecipare all’evento di recarsi sul posto.
Ecco di seguito le informazioni sull’evento tratte dalla Pagina Facebook dedicata alla manifestazione.
Masseria Brancati – cda Brancati sn – Ostuni (BR)
Infoline: 330 822 910 (Corrado) -3273357137 (Simona)
www.masseriabrancati.com
Coordinate satellitari acquisite da “Google maps”:
40.778202, 17.557182
Indicazione per raggiungere la masseria:
- Dalla SS 379 uscita Ostuni Pilone, proseguire verso Ostuni
a circa 3 km dopo una curva a gomito vs dx, al biforcamento prima del ponte prendere a dx. La masseria è subito sulla dx…
- Da Ostuni:
prende la sp per Villanova, al 1° rondò proseguire verso sx direzione Rosamarina Pilone a circa 2,5 km subito dopo il ponte prendere la strada a sx e subito a dx troverete la masseria…
PROGRAMMA:
MARCIA DEGLI ULIVI:
un lento ed esaltante cammino tra gli ulivi plurisecolari della Masseria Brancati, rappresentativi di questi monumenti pugliesi, dove potremo ammirare alcuni esemplari MILLENARI.
MERCATINO DEL BARATTO:
tutto il giorno all’interno della masseria potremo scambiarci o solo ammirare le “cose vecchie”,, per una diffusione della sensibilità al RIUSO, al RICICLO, ad una SECONDA VITA dei nostri oggetti.
Ognuno è libero di portare OGGETTI, ABITI DISMESSI e offrirli ai partecipanti in cambio di altri oggetti. E’ ammessa anche la formula VENDITA.
TONY ESPOSITO e JOE AMORUSO
Ospiti d’eccezione e testimonial
con Vincenzo Scrimieri, Nico Vignola, Piero Boggia,
Antonio Colonna, Giuseppe Sabatelli.
Colazione al sacco con “tendenza alla condivisione” .
TAVOLA ROTONDA ECOLOGISTA, AMBIENTALE, AGRICOLA ED ECONOMICA per l’individuazione di strumenti di sviluppo e tutela reali del nostro territorio e delle sue risorse a cura di Eugenio Lombardi e Simona Ciccarese.
TAVOLA ROTONDA LEGISLATIVO-POLITICA per la definizione di mezzi legislativi e politici di salvaguardia a cura di Donato Cippone e del Movimento per la Governabilità XII Ottobre.
ORGANISMI PARTECIPANTI:
WWF, Legambiente, FAI Ambiente Italia, Touring Club e Rotary International, Ecomuseo Urbano del Nord Barese (organizzatore), AZIENDE AGRICOLE appartenenti al PARCO NATURALE DUNE COSTIERE, Movimento per la Governabilità – XII Ottobre (organizzatore), Mov. Ecologisti e Civili, VERDI, MoVimento 5 Stelle.
Attendiamo ancora conferme di partecipazione da parte di ANPA Puglia, Confartigianato sede di Brindisi.
Altri Organizzatori: Donato Cippone, Riccardo Fornarelli, Eugenio Lombardi, Simona Ciccarese, Florenza Mongelli.
Ribadiamo ancora una volta ai politici e agli amministratori locali e regionali che la tutela e la valorizzazione del territorio non può passare dalla logica dell’urbanizzazione e cementificazione a discapito di ulivi, carrubi, macchia mediterranea e dei tanti millenari segni identitari. Fra le iniziative di denuncia e sensibilizzazione ,anche una lettera personale alla First Lady Michelle Obama da tempo sostenitrice della dieta mediterranea e che ha adottato il millenario ulivo di Vernole, a cura dell’Ecomuseo Urbano del Nord Barese.
“Valutiamo adeguatamente la reale vocazione della Puglia: Turismo e Agricoltura di qualità.Divulghiamo e differenziamo la Nostra proposta sui mercati domestici e internazionali” (Riccardo Fornarelli).


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olivosecolareIl prossimo 12 maggio si terrà una nuova tappa sul territorio pugliese per dire NO alla modifica della L.R. 14/2007 a tutela degli ulivi secolari ribattezzata dispregiativamente“TAGLIA ULIVI”.
Una legge che anche dal punto di vista del Partito del Sud di Puglia è totalmente sbagliata. Riteniamo che la politica, e non solo su tematiche ambientali, deve imparare a salvaguardare e a proteggere quelle che sono le “ricchezze” del sud.
La tecnocrazia e gli interessi non possono prevalere sul territorio e sui dirittidelle persone.
Per questo intendiamo appoggiare qualsiasi inziziativa in tal senso e invitiamo quanti, simpatizzanti e iscritti possono partecipare all’evento di recarsi sul posto.
Ecco di seguito le informazioni sull’evento tratte dalla Pagina Facebook dedicata alla manifestazione.
Masseria Brancati – cda Brancati sn – Ostuni (BR)
Infoline: 330 822 910 (Corrado) -3273357137 (Simona)
www.masseriabrancati.com
Coordinate satellitari acquisite da “Google maps”:
40.778202, 17.557182
Indicazione per raggiungere la masseria:
- Dalla SS 379 uscita Ostuni Pilone, proseguire verso Ostuni
a circa 3 km dopo una curva a gomito vs dx, al biforcamento prima del ponte prendere a dx. La masseria è subito sulla dx…
- Da Ostuni:
prende la sp per Villanova, al 1° rondò proseguire verso sx direzione Rosamarina Pilone a circa 2,5 km subito dopo il ponte prendere la strada a sx e subito a dx troverete la masseria…
PROGRAMMA:
MARCIA DEGLI ULIVI:
un lento ed esaltante cammino tra gli ulivi plurisecolari della Masseria Brancati, rappresentativi di questi monumenti pugliesi, dove potremo ammirare alcuni esemplari MILLENARI.
MERCATINO DEL BARATTO:
tutto il giorno all’interno della masseria potremo scambiarci o solo ammirare le “cose vecchie”,, per una diffusione della sensibilità al RIUSO, al RICICLO, ad una SECONDA VITA dei nostri oggetti.
Ognuno è libero di portare OGGETTI, ABITI DISMESSI e offrirli ai partecipanti in cambio di altri oggetti. E’ ammessa anche la formula VENDITA.
TONY ESPOSITO e JOE AMORUSO
Ospiti d’eccezione e testimonial
con Vincenzo Scrimieri, Nico Vignola, Piero Boggia,
Antonio Colonna, Giuseppe Sabatelli.
Colazione al sacco con “tendenza alla condivisione” .
TAVOLA ROTONDA ECOLOGISTA, AMBIENTALE, AGRICOLA ED ECONOMICA per l’individuazione di strumenti di sviluppo e tutela reali del nostro territorio e delle sue risorse a cura di Eugenio Lombardi e Simona Ciccarese.
TAVOLA ROTONDA LEGISLATIVO-POLITICA per la definizione di mezzi legislativi e politici di salvaguardia a cura di Donato Cippone e del Movimento per la Governabilità XII Ottobre.
ORGANISMI PARTECIPANTI:
WWF, Legambiente, FAI Ambiente Italia, Touring Club e Rotary International, Ecomuseo Urbano del Nord Barese (organizzatore), AZIENDE AGRICOLE appartenenti al PARCO NATURALE DUNE COSTIERE, Movimento per la Governabilità – XII Ottobre (organizzatore), Mov. Ecologisti e Civili, VERDI, MoVimento 5 Stelle.
Attendiamo ancora conferme di partecipazione da parte di ANPA Puglia, Confartigianato sede di Brindisi.
Altri Organizzatori: Donato Cippone, Riccardo Fornarelli, Eugenio Lombardi, Simona Ciccarese, Florenza Mongelli.
Ribadiamo ancora una volta ai politici e agli amministratori locali e regionali che la tutela e la valorizzazione del territorio non può passare dalla logica dell’urbanizzazione e cementificazione a discapito di ulivi, carrubi, macchia mediterranea e dei tanti millenari segni identitari. Fra le iniziative di denuncia e sensibilizzazione ,anche una lettera personale alla First Lady Michelle Obama da tempo sostenitrice della dieta mediterranea e che ha adottato il millenario ulivo di Vernole, a cura dell’Ecomuseo Urbano del Nord Barese.
“Valutiamo adeguatamente la reale vocazione della Puglia: Turismo e Agricoltura di qualità.Divulghiamo e differenziamo la Nostra proposta sui mercati domestici e internazionali” (Riccardo Fornarelli).


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