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venerdì 5 aprile 2013
FORMIA ( LT) : CICCOLELLA SI PRESENTA: « SONO PRONTO A CREARE UNA SINERGIA CON I CITTADINI»
IERI L’UFFICIALITÀ PER ANIMA POPOLARE.
Un’attenzione rivolta tutta verso i cittadini con i quali instaurare una collaborazione sincronica all’amministrazione comunale è a fare da fil rouge per i punti presentati da Augusto Ciccolella. Il Candidato a Sindaco ha incontrato ieri presso l’Archivio Storico del comune di Formia il pubblico che ha assistito anche alla presentazione ufficiale della lista Anima popolare. Un programma semplice ma elaborato nei suoi aspetti più dettagliati, quello enunciato dalla presente Giovanna Frunzio, coordinatrice cittadina di Diritto e Libertà che affianca Anima Popolare nella candidatura di Ciccolella. Al primo posto per lei e il candidato a Primo cittadino vi è sicuramente un agire basato sul colloquio e ascolto della cittadinanza: «abbiamo deciso di affiancare Augusto – ha affermato la coordinatrice – perché è vicino alla gente e vive tra di essa, ascoltando i suoi disagi e portando avanti le lotte popolari che decide di intraprendere». Inoltre, durante il corso del dibattito sono stati discussi i propositi più emergenti da attuare, tra i quali la creazione di circuito ciclabile che colleghi Gianola – S. Janni che potrebbe far diminuire il traffico e l’inquinamento, la riqualificazione del parco De Curtis, la ricerca di una viabilità alternativa grazie ai collegamenti via mare (marebus) nel Golfo di Gaeta e a strade secondarie. E ancora: incentivi allo sport, al commercio con isole pedonali settimanali, abbattimento di barriere architettoniche, coinvolgimento nel turismo di alberghi in modo da creare pacchetti economici. A risaltare dal discorso di Ciccolella è soprattutto un concetto sul quale si fonda il programma elettorale per abbandonare l’attuazione di progetti da lui definiti “mega” e
concentrarsi su ciò che è veramente realizzabile e sfruttabile per migliorare la vita dei formiani. Su un argomento, poi, il candidato è stato categorico: «quando ho istituito la Notte bianca, il Sindaco che è entrato in carica dopo di me l’ha eliminata. Se mi dovesse essere data la possibilità di amministrare questa città io non mi sognerei mai di cancellare le Notti di Cicerone che rappresentano una grande fonte per il nostro territorio. L’unica cosa che farei sarebbe migliorarle rendendo i giovani più partecipativi durante l’evento». Inoltre «uffici comunale sempre aperti – ha continuato Ciccolella – non è giusto che i dipendenti lavorino solo quattro ore al giorno trascorrano il resto della giornata a far niente».Categorico, deciso, combattivo e anche passionale, come è stato definito da Giovanna Frunzio. Ma sarà così anche di fronte un eventuale ballottaggio?
IERI L’UFFICIALITÀ PER ANIMA POPOLARE.
Un’attenzione rivolta tutta verso i cittadini con i quali instaurare una collaborazione sincronica all’amministrazione comunale è a fare da fil rouge per i punti presentati da Augusto Ciccolella. Il Candidato a Sindaco ha incontrato ieri presso l’Archivio Storico del comune di Formia il pubblico che ha assistito anche alla presentazione ufficiale della lista Anima popolare. Un programma semplice ma elaborato nei suoi aspetti più dettagliati, quello enunciato dalla presente Giovanna Frunzio, coordinatrice cittadina di Diritto e Libertà che affianca Anima Popolare nella candidatura di Ciccolella. Al primo posto per lei e il candidato a Primo cittadino vi è sicuramente un agire basato sul colloquio e ascolto della cittadinanza: «abbiamo deciso di affiancare Augusto – ha affermato la coordinatrice – perché è vicino alla gente e vive tra di essa, ascoltando i suoi disagi e portando avanti le lotte popolari che decide di intraprendere». Inoltre, durante il corso del dibattito sono stati discussi i propositi più emergenti da attuare, tra i quali la creazione di circuito ciclabile che colleghi Gianola – S. Janni che potrebbe far diminuire il traffico e l’inquinamento, la riqualificazione del parco De Curtis, la ricerca di una viabilità alternativa grazie ai collegamenti via mare (marebus) nel Golfo di Gaeta e a strade secondarie. E ancora: incentivi allo sport, al commercio con isole pedonali settimanali, abbattimento di barriere architettoniche, coinvolgimento nel turismo di alberghi in modo da creare pacchetti economici. A risaltare dal discorso di Ciccolella è soprattutto un concetto sul quale si fonda il programma elettorale per abbandonare l’attuazione di progetti da lui definiti “mega” e
concentrarsi su ciò che è veramente realizzabile e sfruttabile per migliorare la vita dei formiani. Su un argomento, poi, il candidato è stato categorico: «quando ho istituito la Notte bianca, il Sindaco che è entrato in carica dopo di me l’ha eliminata. Se mi dovesse essere data la possibilità di amministrare questa città io non mi sognerei mai di cancellare le Notti di Cicerone che rappresentano una grande fonte per il nostro territorio. L’unica cosa che farei sarebbe migliorarle rendendo i giovani più partecipativi durante l’evento». Inoltre «uffici comunale sempre aperti – ha continuato Ciccolella – non è giusto che i dipendenti lavorino solo quattro ore al giorno trascorrano il resto della giornata a far niente».Categorico, deciso, combattivo e anche passionale, come è stato definito da Giovanna Frunzio. Ma sarà così anche di fronte un eventuale ballottaggio?
giovedì 4 aprile 2013
Formia (LT): Presentazione del Candidato Sindaco Augusto Ciccolella
http://vimeo.com/63248678


http://vimeo.com/63248678

Se non cambia in profondità diventa una trappola
di Paolo Savona - Il Sole 24 Ore.
Si susseguono le dichiarazioni sullo stato delle istituzioni europee comunitarie, alcune molto simili a un pentimento. Dire oggi che forse l'adesione all'euro è stata troppo frettolosa serve a ben poco, soprattutto se a gestire o solo suggerire che fare per uscire dalla "precipitazione" siano gli stessi autori o sostenitori della scelta non meditata.
Si susseguono le dichiarazioni sullo stato delle istituzioni europee comunitarie, alcune molto simili a un pentimento. Dire oggi che forse l'adesione all'euro è stata troppo frettolosa serve a ben poco, soprattutto se a gestire o solo suggerire che fare per uscire dalla "precipitazione" siano gli stessi autori o sostenitori della scelta non meditata.
Essi troveranno sempre motivi per difendere ciò che è stato fatto e quello che si va facendo "per evitare il peggio", ma non prendono atto che la china in cui l'Europa, e quindi l'Italia, va scivolando con queste scelte non si inverte.
Bene ha fatto Pellegrino Capaldo a ricordare da queste stesse colonne quali fossero le "regole di ingaggio" dell'Italia all'Unione europea, invocandone il rispetto. Chi lo ha fatto a tempo debito è stato emarginato e ha lasciato all'antipolitica il compito non di chiedere il rispetto dei patti, ma l'uscita disordinata dagli stessi.
Ancora più grave è il silenzio con cui è stata circondata l'analisi di Giuseppe Guarino sull'illegalità di alcuni provvedimenti comunitari presi dai capi di Stato della Ue, ultimo tra essi quello che va sotto il nome oscuro, ma dagli effetti tragici, di fiscal compact. Dire che siamo guidati da uomini ammantati di potere democratico a livello nazionale e sovranazionale non cancella la perdita della natura di Comunità di popoli retta dal diritto e l'essere ridiventati sudditi di poteri non facilmente individuabili. Le élite gioiscono per questa evoluzione e al popolo stordito non resta che una reazione di scomposta protesta che non lo toglie da questo status inaccettabile.
Il professor Capaldo - che avrebbe ben figurato tra i dieci "saggi" recentemente nominati dal presidente della Repubblica, almeno per la sua conoscenza del problema dei problemi, quello del debito pubblico - ha giustamente sostenuto che «quel che stiamo facendo è sbagliato, drammaticamente sbagliato» e «che ci stiamo costruendo da soli una trappola mortale».
Il professor Capaldo - che avrebbe ben figurato tra i dieci "saggi" recentemente nominati dal presidente della Repubblica, almeno per la sua conoscenza del problema dei problemi, quello del debito pubblico - ha giustamente sostenuto che «quel che stiamo facendo è sbagliato, drammaticamente sbagliato» e «che ci stiamo costruendo da soli una trappola mortale».
Ciò accade certamente perché l'Italia ha offerto il fianco con i suoi errori di governo, ma la trappola è quella dei meccanismi istituzionali denunciati dal professor Guarino. Non vi è una realtà da considerare indipendentemente dal diritto nascente dai trattati europei. Se la tesi di Guarino non viene contestata – e lui aspetta ansioso chi vorrà farlo – non c'è realpolitik che tenga.
Per evitare la trappola mortale occorre riformare l'architettura europea affinché possa produrre ciò che aveva promesso e stabilito per trattato. Non è solo l'articolo 126 di cui parla Capaldo, ma anche il più chiaro ed esaustivo articolo 2 (nonché 3bis e 3ter) del Trattato di Lisbona, i cui contenuti devono essere rispettati, riportando nell'ambito della legittimità le scelte fatte e quelle che si faranno. Altrimenti rimarremo in quella che Giovanni Papini, padre di tutti gli stili critici, definirebbe «baccanali di lirismo idealista».
Nella mia "Lettera agli amici tedeschi" – amici nei quali ancora confido e non solo per mera convenzione – ribadisco che abbiamo bisogno del mercato comune, che richiede l'euro per essere tale, ma che va completato con un assetto giuridico di Stato federale, perché altrimenti non sopravvive. E, semmai sopravvivesse così com'è, come sta accadendo, sarebbe una trappola mortale per tutti noi, come giustamente sostiene Capaldo.
Se vogliamo veramente muovere verso una definizione dei compiti sussidiari dell'Unione, il passo urgente da compiere – urgente da domani – è la nascita della scuola europea e la scelta della lingua ufficiale. Sarebbe la cartina da tornasole della volontà di procedere verso un'Europa unita.
Nella mia "Lettera agli amici tedeschi" – amici nei quali ancora confido e non solo per mera convenzione – ribadisco che abbiamo bisogno del mercato comune, che richiede l'euro per essere tale, ma che va completato con un assetto giuridico di Stato federale, perché altrimenti non sopravvive. E, semmai sopravvivesse così com'è, come sta accadendo, sarebbe una trappola mortale per tutti noi, come giustamente sostiene Capaldo.
Se vogliamo veramente muovere verso una definizione dei compiti sussidiari dell'Unione, il passo urgente da compiere – urgente da domani – è la nascita della scuola europea e la scelta della lingua ufficiale. Sarebbe la cartina da tornasole della volontà di procedere verso un'Europa unita.
Abbiamo bisogno di una costituente che decida subito il da farsi, ma soprattutto che individui se è possibile fare ciò che deve essere fatto. Altrimenti, come extrema ratio, non resterebbe altro che decidere insieme un'uscita ordinata e governata dagli accordi presi, perché non possono essere ottemperati o perché non lo si vuole. Da parte nostra, come di altri. Allontaniamo dalla politica gli illusi e coloro che sanno solo proporre di distruggere e non correggere ciò che è stato fatto.
Fonte: www.ilsole24ore.com.
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di Paolo Savona - Il Sole 24 Ore.
Si susseguono le dichiarazioni sullo stato delle istituzioni europee comunitarie, alcune molto simili a un pentimento. Dire oggi che forse l'adesione all'euro è stata troppo frettolosa serve a ben poco, soprattutto se a gestire o solo suggerire che fare per uscire dalla "precipitazione" siano gli stessi autori o sostenitori della scelta non meditata.
Si susseguono le dichiarazioni sullo stato delle istituzioni europee comunitarie, alcune molto simili a un pentimento. Dire oggi che forse l'adesione all'euro è stata troppo frettolosa serve a ben poco, soprattutto se a gestire o solo suggerire che fare per uscire dalla "precipitazione" siano gli stessi autori o sostenitori della scelta non meditata.
Essi troveranno sempre motivi per difendere ciò che è stato fatto e quello che si va facendo "per evitare il peggio", ma non prendono atto che la china in cui l'Europa, e quindi l'Italia, va scivolando con queste scelte non si inverte.
Bene ha fatto Pellegrino Capaldo a ricordare da queste stesse colonne quali fossero le "regole di ingaggio" dell'Italia all'Unione europea, invocandone il rispetto. Chi lo ha fatto a tempo debito è stato emarginato e ha lasciato all'antipolitica il compito non di chiedere il rispetto dei patti, ma l'uscita disordinata dagli stessi.
Ancora più grave è il silenzio con cui è stata circondata l'analisi di Giuseppe Guarino sull'illegalità di alcuni provvedimenti comunitari presi dai capi di Stato della Ue, ultimo tra essi quello che va sotto il nome oscuro, ma dagli effetti tragici, di fiscal compact. Dire che siamo guidati da uomini ammantati di potere democratico a livello nazionale e sovranazionale non cancella la perdita della natura di Comunità di popoli retta dal diritto e l'essere ridiventati sudditi di poteri non facilmente individuabili. Le élite gioiscono per questa evoluzione e al popolo stordito non resta che una reazione di scomposta protesta che non lo toglie da questo status inaccettabile.
Il professor Capaldo - che avrebbe ben figurato tra i dieci "saggi" recentemente nominati dal presidente della Repubblica, almeno per la sua conoscenza del problema dei problemi, quello del debito pubblico - ha giustamente sostenuto che «quel che stiamo facendo è sbagliato, drammaticamente sbagliato» e «che ci stiamo costruendo da soli una trappola mortale».
Il professor Capaldo - che avrebbe ben figurato tra i dieci "saggi" recentemente nominati dal presidente della Repubblica, almeno per la sua conoscenza del problema dei problemi, quello del debito pubblico - ha giustamente sostenuto che «quel che stiamo facendo è sbagliato, drammaticamente sbagliato» e «che ci stiamo costruendo da soli una trappola mortale».
Ciò accade certamente perché l'Italia ha offerto il fianco con i suoi errori di governo, ma la trappola è quella dei meccanismi istituzionali denunciati dal professor Guarino. Non vi è una realtà da considerare indipendentemente dal diritto nascente dai trattati europei. Se la tesi di Guarino non viene contestata – e lui aspetta ansioso chi vorrà farlo – non c'è realpolitik che tenga.
Per evitare la trappola mortale occorre riformare l'architettura europea affinché possa produrre ciò che aveva promesso e stabilito per trattato. Non è solo l'articolo 126 di cui parla Capaldo, ma anche il più chiaro ed esaustivo articolo 2 (nonché 3bis e 3ter) del Trattato di Lisbona, i cui contenuti devono essere rispettati, riportando nell'ambito della legittimità le scelte fatte e quelle che si faranno. Altrimenti rimarremo in quella che Giovanni Papini, padre di tutti gli stili critici, definirebbe «baccanali di lirismo idealista».
Nella mia "Lettera agli amici tedeschi" – amici nei quali ancora confido e non solo per mera convenzione – ribadisco che abbiamo bisogno del mercato comune, che richiede l'euro per essere tale, ma che va completato con un assetto giuridico di Stato federale, perché altrimenti non sopravvive. E, semmai sopravvivesse così com'è, come sta accadendo, sarebbe una trappola mortale per tutti noi, come giustamente sostiene Capaldo.
Se vogliamo veramente muovere verso una definizione dei compiti sussidiari dell'Unione, il passo urgente da compiere – urgente da domani – è la nascita della scuola europea e la scelta della lingua ufficiale. Sarebbe la cartina da tornasole della volontà di procedere verso un'Europa unita.
Nella mia "Lettera agli amici tedeschi" – amici nei quali ancora confido e non solo per mera convenzione – ribadisco che abbiamo bisogno del mercato comune, che richiede l'euro per essere tale, ma che va completato con un assetto giuridico di Stato federale, perché altrimenti non sopravvive. E, semmai sopravvivesse così com'è, come sta accadendo, sarebbe una trappola mortale per tutti noi, come giustamente sostiene Capaldo.
Se vogliamo veramente muovere verso una definizione dei compiti sussidiari dell'Unione, il passo urgente da compiere – urgente da domani – è la nascita della scuola europea e la scelta della lingua ufficiale. Sarebbe la cartina da tornasole della volontà di procedere verso un'Europa unita.
Abbiamo bisogno di una costituente che decida subito il da farsi, ma soprattutto che individui se è possibile fare ciò che deve essere fatto. Altrimenti, come extrema ratio, non resterebbe altro che decidere insieme un'uscita ordinata e governata dagli accordi presi, perché non possono essere ottemperati o perché non lo si vuole. Da parte nostra, come di altri. Allontaniamo dalla politica gli illusi e coloro che sanno solo proporre di distruggere e non correggere ciò che è stato fatto.
Fonte: www.ilsole24ore.com.
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mercoledì 3 aprile 2013
martedì 2 aprile 2013
UNA BRUTTA STORIELLA
di Bruno Pappalardo, 02.04.2013
immaginiamoci (non posso farla lunga) una gigantesca scatola, un cubo,(metafora del mito della caverna di Platone semplificato) aperto su una sola delle sue sei facce.
Sul fondo ci sono degli uomini che dalla nascita sono incatenati ai piedi e al collo ma che non guardano l’ingresso. Non l’hanno mai visto avendo il volto rivolto verso il fondo della scatola.
Dietro alle loro spalle, in sequenza, c’è una strada attraversata da altri uomini, ma liberi, che conducono oggetti, cose reali, forme visibili. Poi, oltre la strada la luce dell’uscita.
Gli uomini incatenati vedono le ombre degli uomini e degli oggetti caricati sulle spalle. Sono proiezioni, forme di un mondo parallelo. Sono confuse, ottenebrate, deformi.
Esse corrispondono all’idea d’una realtà. (doxa,opinione)
Ma per quegli uomini quella è la vera, assoluta REALTA’,… l’unica che conoscono e vedono.
Ora poniamo il caso che uno di quegli uomini incatenati riuscisse a liberarsi delle catene e si voltasse incamminandosi verso l’uscita. Avvertirebbe subito il bruciore agli occhi (vedere la realtà crea dolore) per la luce dell’ingresso. Osserverebbe con la luce vivida e chiara, gli oggetti reali e non li riconoscerebbe.
Avanzando e uscendo dalla scatola potrebbe percepire i giochi delle acque, la bellezza del cielo, il volo di aquilotti e l’abbacinante sole.
Quell’uomo libero, dovrebbe corrispondere ad un SAGGIO.
Avrebbe acquisito la “CONOSCENZA” sia delle cose sensibili, (ossia le ombre, opinioni) che gli oggetti reali (mediante la luce secondo Platone e per bocca di Socrate nel VI e VII libri de La Repubblica). Ma anche l’idea del BENE , ossia il sole.
Bene! Quando e se quell’uomo dovesse essere catturato e incatenato, di nuovo col volto al fondo del cubo e se raccontasse tutto quanto visto, verrebbe irriso, canzonato e ritenuto bugiardo.
E’, dunque, lontana la possibilità di trasmettere la conoscenza. E’ lontana, dunque, la possibilità che esistano dei SAGGI che possano portare il BENE, l’ETICA e la GIUSTIZIA. Il Saggio come il filosofo ovvero il GIUSTO. Solo la conoscenza del CONCETTO di essa è il sapere vero e universale potrebbe salvarci. (non l’opinione che tende a confondere la verità e la sua immagine)
Può dirsi Saggio o Giusto o uomo da Bene quell’uomo che avendo conosciuto l’apparenza delle cose sensibili e anche quelle materiali, avendo visto le proiezioni di un altro mondo, dirsi convinto della certezza dell’uno e il contrario dell’altro?
La questione sarebbe veramente lunga se entrassimo nelle asserzioni di Platone e Socrate senza dimenticare Plotino sulla giusto, sulla virtù e sul’’etica del giusto che caratterizzò un lungo discorrere soprattutto sull’utilità ma anche inconsistenza delle stesse argomentazioni.
Ciò che volevo sottolineare era che quell’uomo tornato nel cubo non veniva creduto. Quell’uomo aveva visto. Ma cosa contava nella sua dimensione di prigioniere? Nulla! Allora meglio vivere la virtualità di un mondo (che diventa UNICO) a cui si chiede d’essere quello vero!
L’Italia degli elettori ha chiesto il cambiamento o solo un miglioramento? Pare che quanto abbia chiesto, ebbene, l’abbia chiesto veramente male! Sono gli elettori e i non elettori che hanno generato la ingovernabilità. Se avessero voluto la soluzione avrebbe dato più voti ad un solo partito. Si è piuttosto rifugiata, sperando e forse volendo, anche in una falsa realtà, un’altra storia, quella dei web, dai cui si è capito, che è solo una delle tante oligarchia. L’oligarchia appartiene a tutti coloro che hanno il nome del proprio leader nel simbolo, l’oligarchia è quella dei Saggi o dei Tecnici. Quella del Denaro che controlla i mercati e infine, oggi, sostituendosi a tutte le precedenti, quella cibernetica (controllo dei sistemi - tutti soprattutto della comunicazione) della informazione che sta degenerando in un regime politico del caos, della baraonda, della destabilizzazione per il controllo pieno delle masse. E’ in pericolo la democrazia.
Il regime è sempre la dimensione propria della violenza, della prevaricazione e libertà della delinquenza che ( è di oggi la notizia delle minacce “vere” al pm Di Matteo) per riuscire, ancora una volta ad accordarsi con ciò che gli ingenui cittadini hanno creduto di votare in quanto liberi.

di Bruno Pappalardo, 02.04.2013
immaginiamoci (non posso farla lunga) una gigantesca scatola, un cubo,(metafora del mito della caverna di Platone semplificato) aperto su una sola delle sue sei facce.
Sul fondo ci sono degli uomini che dalla nascita sono incatenati ai piedi e al collo ma che non guardano l’ingresso. Non l’hanno mai visto avendo il volto rivolto verso il fondo della scatola.
Dietro alle loro spalle, in sequenza, c’è una strada attraversata da altri uomini, ma liberi, che conducono oggetti, cose reali, forme visibili. Poi, oltre la strada la luce dell’uscita.
Gli uomini incatenati vedono le ombre degli uomini e degli oggetti caricati sulle spalle. Sono proiezioni, forme di un mondo parallelo. Sono confuse, ottenebrate, deformi.
Esse corrispondono all’idea d’una realtà. (doxa,opinione)
Ma per quegli uomini quella è la vera, assoluta REALTA’,… l’unica che conoscono e vedono.
Ora poniamo il caso che uno di quegli uomini incatenati riuscisse a liberarsi delle catene e si voltasse incamminandosi verso l’uscita. Avvertirebbe subito il bruciore agli occhi (vedere la realtà crea dolore) per la luce dell’ingresso. Osserverebbe con la luce vivida e chiara, gli oggetti reali e non li riconoscerebbe.
Avanzando e uscendo dalla scatola potrebbe percepire i giochi delle acque, la bellezza del cielo, il volo di aquilotti e l’abbacinante sole.
Quell’uomo libero, dovrebbe corrispondere ad un SAGGIO.
Avrebbe acquisito la “CONOSCENZA” sia delle cose sensibili, (ossia le ombre, opinioni) che gli oggetti reali (mediante la luce secondo Platone e per bocca di Socrate nel VI e VII libri de La Repubblica). Ma anche l’idea del BENE , ossia il sole.
Bene! Quando e se quell’uomo dovesse essere catturato e incatenato, di nuovo col volto al fondo del cubo e se raccontasse tutto quanto visto, verrebbe irriso, canzonato e ritenuto bugiardo.
E’, dunque, lontana la possibilità di trasmettere la conoscenza. E’ lontana, dunque, la possibilità che esistano dei SAGGI che possano portare il BENE, l’ETICA e la GIUSTIZIA. Il Saggio come il filosofo ovvero il GIUSTO. Solo la conoscenza del CONCETTO di essa è il sapere vero e universale potrebbe salvarci. (non l’opinione che tende a confondere la verità e la sua immagine)
Può dirsi Saggio o Giusto o uomo da Bene quell’uomo che avendo conosciuto l’apparenza delle cose sensibili e anche quelle materiali, avendo visto le proiezioni di un altro mondo, dirsi convinto della certezza dell’uno e il contrario dell’altro?
La questione sarebbe veramente lunga se entrassimo nelle asserzioni di Platone e Socrate senza dimenticare Plotino sulla giusto, sulla virtù e sul’’etica del giusto che caratterizzò un lungo discorrere soprattutto sull’utilità ma anche inconsistenza delle stesse argomentazioni.
Ciò che volevo sottolineare era che quell’uomo tornato nel cubo non veniva creduto. Quell’uomo aveva visto. Ma cosa contava nella sua dimensione di prigioniere? Nulla! Allora meglio vivere la virtualità di un mondo (che diventa UNICO) a cui si chiede d’essere quello vero!
L’Italia degli elettori ha chiesto il cambiamento o solo un miglioramento? Pare che quanto abbia chiesto, ebbene, l’abbia chiesto veramente male! Sono gli elettori e i non elettori che hanno generato la ingovernabilità. Se avessero voluto la soluzione avrebbe dato più voti ad un solo partito. Si è piuttosto rifugiata, sperando e forse volendo, anche in una falsa realtà, un’altra storia, quella dei web, dai cui si è capito, che è solo una delle tante oligarchia. L’oligarchia appartiene a tutti coloro che hanno il nome del proprio leader nel simbolo, l’oligarchia è quella dei Saggi o dei Tecnici. Quella del Denaro che controlla i mercati e infine, oggi, sostituendosi a tutte le precedenti, quella cibernetica (controllo dei sistemi - tutti soprattutto della comunicazione) della informazione che sta degenerando in un regime politico del caos, della baraonda, della destabilizzazione per il controllo pieno delle masse. E’ in pericolo la democrazia.
Il regime è sempre la dimensione propria della violenza, della prevaricazione e libertà della delinquenza che ( è di oggi la notizia delle minacce “vere” al pm Di Matteo) per riuscire, ancora una volta ad accordarsi con ciò che gli ingenui cittadini hanno creduto di votare in quanto liberi.

Legge Elettorale: Anche M5S si è accorto che il Mattarellum può liberarci dalla Kasta.
Di Emiddio De Franciscis Di Casanova
Partito del Sud - Napoli
Nei mesi del governo Monti ed in campagna elettorale nessuno, oltre noi, ha richiamato come opprotuna la "riesumazione" della precedente legge elettorale (mattarellum).
Tutti i partiti (M5S taceva) erano infatti impegnati a progettare un'altra legge truffa ai danni dei cittadini in grado di conservare il potere alla Kasta. Peccato (per loro) che per troppa cupidigia non si siano messi d'accordo. Ho sempre sostenuto che se si abroga il "porcellum" mi sembra normale che possa tornare in vigore la norma precedente, spazzata via unilateralmente dal PdL, non perchè non funzionasse.
Il mattarellum, come la vigente legge elettorale dei Sindaci, è il frutto di una lunga stagione di referendum elettorali promossa da Mariotto Segni attraverso i Comitati referendum elettorali (COREL) nei quali , come me, erano presenti cittadini ed trasversalmente, politici di tutti gli schieramenti.
Pochi ricordano che in italia (iniziale minuscola) vigeva il proporzionale e 4 preferenze, concepito perchè delle maggioranze risicate occupassero tutto il parlamento. Il meccanismo tornava utile anche al controllo del voto "mafioso/camorrista", ma anche più semplicemente di scambio di "favori" e raccomandazioni (tipico della prima Repubblica).
Una grande rivoluzione fu quella di ridurre le preferenze a una sola (e già qui si dissolsero alcune confraternite di potere) e poi alla elezione diretta dei rappresentanti di un territorio: il maggioritario uninominale.
Si tratta di una LEGGE veramente di gradimento POPOLARE, che fa paura solo a coloro che non vogliono l'autodeterminazione dei cittadini elettori.
.
Leggi tutto »
Partito del Sud - Napoli
Nei mesi del governo Monti ed in campagna elettorale nessuno, oltre noi, ha richiamato come opprotuna la "riesumazione" della precedente legge elettorale (mattarellum).
Tutti i partiti (M5S taceva) erano infatti impegnati a progettare un'altra legge truffa ai danni dei cittadini in grado di conservare il potere alla Kasta. Peccato (per loro) che per troppa cupidigia non si siano messi d'accordo. Ho sempre sostenuto che se si abroga il "porcellum" mi sembra normale che possa tornare in vigore la norma precedente, spazzata via unilateralmente dal PdL, non perchè non funzionasse.
Il mattarellum, come la vigente legge elettorale dei Sindaci, è il frutto di una lunga stagione di referendum elettorali promossa da Mariotto Segni attraverso i Comitati referendum elettorali (COREL) nei quali , come me, erano presenti cittadini ed trasversalmente, politici di tutti gli schieramenti.
Pochi ricordano che in italia (iniziale minuscola) vigeva il proporzionale e 4 preferenze, concepito perchè delle maggioranze risicate occupassero tutto il parlamento. Il meccanismo tornava utile anche al controllo del voto "mafioso/camorrista", ma anche più semplicemente di scambio di "favori" e raccomandazioni (tipico della prima Repubblica).
Una grande rivoluzione fu quella di ridurre le preferenze a una sola (e già qui si dissolsero alcune confraternite di potere) e poi alla elezione diretta dei rappresentanti di un territorio: il maggioritario uninominale.
Si tratta di una LEGGE veramente di gradimento POPOLARE, che fa paura solo a coloro che non vogliono l'autodeterminazione dei cittadini elettori.
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Di Emiddio De Franciscis Di Casanova
Partito del Sud - Napoli
Nei mesi del governo Monti ed in campagna elettorale nessuno, oltre noi, ha richiamato come opprotuna la "riesumazione" della precedente legge elettorale (mattarellum).
Tutti i partiti (M5S taceva) erano infatti impegnati a progettare un'altra legge truffa ai danni dei cittadini in grado di conservare il potere alla Kasta. Peccato (per loro) che per troppa cupidigia non si siano messi d'accordo. Ho sempre sostenuto che se si abroga il "porcellum" mi sembra normale che possa tornare in vigore la norma precedente, spazzata via unilateralmente dal PdL, non perchè non funzionasse.
Il mattarellum, come la vigente legge elettorale dei Sindaci, è il frutto di una lunga stagione di referendum elettorali promossa da Mariotto Segni attraverso i Comitati referendum elettorali (COREL) nei quali , come me, erano presenti cittadini ed trasversalmente, politici di tutti gli schieramenti.
Pochi ricordano che in italia (iniziale minuscola) vigeva il proporzionale e 4 preferenze, concepito perchè delle maggioranze risicate occupassero tutto il parlamento. Il meccanismo tornava utile anche al controllo del voto "mafioso/camorrista", ma anche più semplicemente di scambio di "favori" e raccomandazioni (tipico della prima Repubblica).
Una grande rivoluzione fu quella di ridurre le preferenze a una sola (e già qui si dissolsero alcune confraternite di potere) e poi alla elezione diretta dei rappresentanti di un territorio: il maggioritario uninominale.
Si tratta di una LEGGE veramente di gradimento POPOLARE, che fa paura solo a coloro che non vogliono l'autodeterminazione dei cittadini elettori.
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Partito del Sud - Napoli
Nei mesi del governo Monti ed in campagna elettorale nessuno, oltre noi, ha richiamato come opprotuna la "riesumazione" della precedente legge elettorale (mattarellum).
Tutti i partiti (M5S taceva) erano infatti impegnati a progettare un'altra legge truffa ai danni dei cittadini in grado di conservare il potere alla Kasta. Peccato (per loro) che per troppa cupidigia non si siano messi d'accordo. Ho sempre sostenuto che se si abroga il "porcellum" mi sembra normale che possa tornare in vigore la norma precedente, spazzata via unilateralmente dal PdL, non perchè non funzionasse.
Il mattarellum, come la vigente legge elettorale dei Sindaci, è il frutto di una lunga stagione di referendum elettorali promossa da Mariotto Segni attraverso i Comitati referendum elettorali (COREL) nei quali , come me, erano presenti cittadini ed trasversalmente, politici di tutti gli schieramenti.
Pochi ricordano che in italia (iniziale minuscola) vigeva il proporzionale e 4 preferenze, concepito perchè delle maggioranze risicate occupassero tutto il parlamento. Il meccanismo tornava utile anche al controllo del voto "mafioso/camorrista", ma anche più semplicemente di scambio di "favori" e raccomandazioni (tipico della prima Repubblica).
Una grande rivoluzione fu quella di ridurre le preferenze a una sola (e già qui si dissolsero alcune confraternite di potere) e poi alla elezione diretta dei rappresentanti di un territorio: il maggioritario uninominale.
Si tratta di una LEGGE veramente di gradimento POPOLARE, che fa paura solo a coloro che non vogliono l'autodeterminazione dei cittadini elettori.
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Le competenze, il Savonarola e il rivoluzionario…
di Andrea Balìa
E’ di moda la “cyber democrazia”, ovvero una sorta di delirio d’onnipotenza dove dopo qualche ora di navigazione magicamente ognuno può prodursi al meglio in tutto. Se ne possono andare a far benedire anni di studio, specializzazioni, sacrifici, gavetta e acquisizioni di competenze in un’autoesaltazione di sé stessi, con un effetto – come dice il politologo ed esperto di comunicazione Massimiliano Panarari - di “aurea mediocritas”. L’antipolitica ha le sue ragioni, le caste le loro grosse e grasse colpe, ma i rimedi ci lasciano enormi dubbi perché le soluzioni fumogene e i Savonarola di provincia azzerano categorie e schiere di professioni, studiosi, intellettuali, accomunando tutti ad una generica casta da mettere al muro per una sommaria fucilazione di massa. Il principio di rispetto per le minoranze resta, e dovrebbe essere, uno dei pochi baluardi ancora difendibili d’un vero principio democratico.

Invece va diffondendosi il desiderio d’un pensiero, o meglio atteggiamento, saccente, escludente ogni carica e ruolo, totalizzante e che mira ad una rappresentatività che copra e riempia tutti i parametri percentuali. E sui pensieri unici questo paese crediamo abbia già dato, si sia fatto già il suo bel calvario. Il Golgota è ancora là, ben visibile! Il Sud ha quasi terminato la saliva utile a leccarsi le ferite, e le parole spese da nuovi santoni nelle piazze non garantiscono a che le sue ragioni siano prioritarie nell’agenda di chi le ha spese, contraddicendole con attestati di stima strumentalmente proclamati in altre piazze e altri luoghi a beneficio di quelli precedentemente additati come carnefici.
Questi fatti stanno là scolpiti a dimostrare l’inaffidabilità e un credito già bruciato cui meridionali attenti non dovrebbero dar credito con facilità. L’innamoramento altresì è fenomeno italico d’atavica abitudine, predisposizione all’individuazione d’un salvatore della patria sempre nuovo e atteso. Leader o presunti tali del movimentismo meridionalista o pseudo tale continuano invece a voler cercare fama e gloria di fianco o addirittura al desco del nuovo messia. In questo scenario va riconosciuto il gesto puramente e semplicemente “rivoluzionario” d’un “buonasera” o d’un bacio e un abbraccio agli ultimi d’un uomo figlio del Sud del mondo. Semplice, diretto, non escludente e, pur se detentore d’una verità millenaria, poco propenso a giudizi massificanti.

Invece va diffondendosi il desiderio d’un pensiero, o meglio atteggiamento, saccente, escludente ogni carica e ruolo, totalizzante e che mira ad una rappresentatività che copra e riempia tutti i parametri percentuali. E sui pensieri unici questo paese crediamo abbia già dato, si sia fatto già il suo bel calvario. Il Golgota è ancora là, ben visibile! Il Sud ha quasi terminato la saliva utile a leccarsi le ferite, e le parole spese da nuovi santoni nelle piazze non garantiscono a che le sue ragioni siano prioritarie nell’agenda di chi le ha spese, contraddicendole con attestati di stima strumentalmente proclamati in altre piazze e altri luoghi a beneficio di quelli precedentemente additati come carnefici.Questi fatti stanno là scolpiti a dimostrare l’inaffidabilità e un credito già bruciato cui meridionali attenti non dovrebbero dar credito con facilità. L’innamoramento altresì è fenomeno italico d’atavica abitudine, predisposizione all’individuazione d’un salvatore della patria sempre nuovo e atteso. Leader o presunti tali del movimentismo meridionalista o pseudo tale continuano invece a voler cercare fama e gloria di fianco o addirittura al desco del nuovo messia. In questo scenario va riconosciuto il gesto puramente e semplicemente “rivoluzionario” d’un “buonasera” o d’un bacio e un abbraccio agli ultimi d’un uomo figlio del Sud del mondo. Semplice, diretto, non escludente e, pur se detentore d’una verità millenaria, poco propenso a giudizi massificanti.
Andrea Balìa
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di Andrea Balìa
E’ di moda la “cyber democrazia”, ovvero una sorta di delirio d’onnipotenza dove dopo qualche ora di navigazione magicamente ognuno può prodursi al meglio in tutto. Se ne possono andare a far benedire anni di studio, specializzazioni, sacrifici, gavetta e acquisizioni di competenze in un’autoesaltazione di sé stessi, con un effetto – come dice il politologo ed esperto di comunicazione Massimiliano Panarari - di “aurea mediocritas”. L’antipolitica ha le sue ragioni, le caste le loro grosse e grasse colpe, ma i rimedi ci lasciano enormi dubbi perché le soluzioni fumogene e i Savonarola di provincia azzerano categorie e schiere di professioni, studiosi, intellettuali, accomunando tutti ad una generica casta da mettere al muro per una sommaria fucilazione di massa. Il principio di rispetto per le minoranze resta, e dovrebbe essere, uno dei pochi baluardi ancora difendibili d’un vero principio democratico.

Invece va diffondendosi il desiderio d’un pensiero, o meglio atteggiamento, saccente, escludente ogni carica e ruolo, totalizzante e che mira ad una rappresentatività che copra e riempia tutti i parametri percentuali. E sui pensieri unici questo paese crediamo abbia già dato, si sia fatto già il suo bel calvario. Il Golgota è ancora là, ben visibile! Il Sud ha quasi terminato la saliva utile a leccarsi le ferite, e le parole spese da nuovi santoni nelle piazze non garantiscono a che le sue ragioni siano prioritarie nell’agenda di chi le ha spese, contraddicendole con attestati di stima strumentalmente proclamati in altre piazze e altri luoghi a beneficio di quelli precedentemente additati come carnefici.
Questi fatti stanno là scolpiti a dimostrare l’inaffidabilità e un credito già bruciato cui meridionali attenti non dovrebbero dar credito con facilità. L’innamoramento altresì è fenomeno italico d’atavica abitudine, predisposizione all’individuazione d’un salvatore della patria sempre nuovo e atteso. Leader o presunti tali del movimentismo meridionalista o pseudo tale continuano invece a voler cercare fama e gloria di fianco o addirittura al desco del nuovo messia. In questo scenario va riconosciuto il gesto puramente e semplicemente “rivoluzionario” d’un “buonasera” o d’un bacio e un abbraccio agli ultimi d’un uomo figlio del Sud del mondo. Semplice, diretto, non escludente e, pur se detentore d’una verità millenaria, poco propenso a giudizi massificanti.

Invece va diffondendosi il desiderio d’un pensiero, o meglio atteggiamento, saccente, escludente ogni carica e ruolo, totalizzante e che mira ad una rappresentatività che copra e riempia tutti i parametri percentuali. E sui pensieri unici questo paese crediamo abbia già dato, si sia fatto già il suo bel calvario. Il Golgota è ancora là, ben visibile! Il Sud ha quasi terminato la saliva utile a leccarsi le ferite, e le parole spese da nuovi santoni nelle piazze non garantiscono a che le sue ragioni siano prioritarie nell’agenda di chi le ha spese, contraddicendole con attestati di stima strumentalmente proclamati in altre piazze e altri luoghi a beneficio di quelli precedentemente additati come carnefici.Questi fatti stanno là scolpiti a dimostrare l’inaffidabilità e un credito già bruciato cui meridionali attenti non dovrebbero dar credito con facilità. L’innamoramento altresì è fenomeno italico d’atavica abitudine, predisposizione all’individuazione d’un salvatore della patria sempre nuovo e atteso. Leader o presunti tali del movimentismo meridionalista o pseudo tale continuano invece a voler cercare fama e gloria di fianco o addirittura al desco del nuovo messia. In questo scenario va riconosciuto il gesto puramente e semplicemente “rivoluzionario” d’un “buonasera” o d’un bacio e un abbraccio agli ultimi d’un uomo figlio del Sud del mondo. Semplice, diretto, non escludente e, pur se detentore d’una verità millenaria, poco propenso a giudizi massificanti.
Andrea Balìa
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sabato 30 marzo 2013
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