venerdì 15 marzo 2013

Federalismo, Svimez: in 10 anni lo 0,3% del Pil dell’Italia al Sud


federalismo fiscale
In quindici anni, dal 1995 al 2010, la Germania ha destinato alle aree depresse (i Lander orientali) lo 0,8% medio annuo del Pil, pari a 277 miliardi di euro. Nello stesso periodo il Fas italiano ha erogato alle aree depresse italiane, soprattutto ma non esclusivamente meridionali, una cifra oltre quattro volte inferiore, 65 miliardi, pari allo 0,3% medio annuo del Pil.
I tedeschi ci insegnano che per rilanciare la crescita nazionale occorre destinare risorse proprio alle aree depresse, portando avanti strategie di politica economica regionale nell’interesse dello sviluppo generale, e non puntare esclusivamente sulle Regioni più ricche conferendo loro maggiori autonomia di spesa ed entrate. In questo modo si spacca il Paese.
È quanto emerge dallo studio “Il sistema di perequazione fiscale in Germania e gli effetti sulla riduzione dei divari” di Gaetano Stornaiuolo pubblicato sull’ultimo numero della Rivista Economica del Mezzogiorno, trimestrale della SVIMEZ, Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, diretto da Riccardo Padovani.
Condotto su dati statistici federali e regionali tedeschi, a oltre vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, lo studio prende in esame i costi dell’unificazione tedesca analizzando gli effetti delle politiche di sviluppo, la tipologia e l’entità dei trasferimenti finanziari erogati per la riduzione dei divari tra Est e Ovest. La sfida delle istituzioni, si legge nello studio, è combinare l’esigenza di autonomia finanziaria territoriale con il diritto di tutti i cittadini a ricevere servizi pubblici standard adeguati. In un Paese dalla forte tradizione federalista come la Germania, la scelta è stata chiara: le politiche regionali e i trasferimenti finanziari sono stati erogati soprattutto dallo Stato centrale ai Lander orientali nell’interesse dello sviluppo economico dell’intero Paese, “poiché si ritiene che una crescita economica regionale non adeguata possa alla fine minacciare la stabilità di tutta l’economia”.
In Italia, invece, non è stato così. Secondo il pensiero prevalente nel dibattito politico in questi ultimi anni il federalismo dovrebbe assumere come modello di finanziamento delle principali funzioni legate allo sviluppo economico delle Regioni un meccanismo di ripartizione delle risorse erariali direttamente proporzionale alla capacità fiscale di ciascuna Regione, a scapito degli obiettivi di equità tra le persone e di solidarietà tra i territori. Secondo questo approccio il federalismo dovrebbe condurre a “ridurre o rinviare le politiche di intervento a favore dello sviluppo delle aree arretrate del Paese” affidando il ruolo di traino nazionale alle Regioni-locomotiva, senza scommettere sul Sud perché “i flussi finanziari sono stati senza ritorni economici”.
Secondo la SVIMEZ ciò che serve, invece, è il coraggio politico di scegliere di ridurre i divari territoriali non solo con trasferimenti a favore dei servizi essenziali, ma anche con interventi a sostegno dello sviluppo proprio nelle aree depresse in ritardo del Mezzogiorno, che possono garantire maggiori potenzialità di crescita non solo al Mezzogiorno stesso ma all’intero Paese.

Fonte: BlogSicilia


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federalismo fiscale
In quindici anni, dal 1995 al 2010, la Germania ha destinato alle aree depresse (i Lander orientali) lo 0,8% medio annuo del Pil, pari a 277 miliardi di euro. Nello stesso periodo il Fas italiano ha erogato alle aree depresse italiane, soprattutto ma non esclusivamente meridionali, una cifra oltre quattro volte inferiore, 65 miliardi, pari allo 0,3% medio annuo del Pil.
I tedeschi ci insegnano che per rilanciare la crescita nazionale occorre destinare risorse proprio alle aree depresse, portando avanti strategie di politica economica regionale nell’interesse dello sviluppo generale, e non puntare esclusivamente sulle Regioni più ricche conferendo loro maggiori autonomia di spesa ed entrate. In questo modo si spacca il Paese.
È quanto emerge dallo studio “Il sistema di perequazione fiscale in Germania e gli effetti sulla riduzione dei divari” di Gaetano Stornaiuolo pubblicato sull’ultimo numero della Rivista Economica del Mezzogiorno, trimestrale della SVIMEZ, Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, diretto da Riccardo Padovani.
Condotto su dati statistici federali e regionali tedeschi, a oltre vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, lo studio prende in esame i costi dell’unificazione tedesca analizzando gli effetti delle politiche di sviluppo, la tipologia e l’entità dei trasferimenti finanziari erogati per la riduzione dei divari tra Est e Ovest. La sfida delle istituzioni, si legge nello studio, è combinare l’esigenza di autonomia finanziaria territoriale con il diritto di tutti i cittadini a ricevere servizi pubblici standard adeguati. In un Paese dalla forte tradizione federalista come la Germania, la scelta è stata chiara: le politiche regionali e i trasferimenti finanziari sono stati erogati soprattutto dallo Stato centrale ai Lander orientali nell’interesse dello sviluppo economico dell’intero Paese, “poiché si ritiene che una crescita economica regionale non adeguata possa alla fine minacciare la stabilità di tutta l’economia”.
In Italia, invece, non è stato così. Secondo il pensiero prevalente nel dibattito politico in questi ultimi anni il federalismo dovrebbe assumere come modello di finanziamento delle principali funzioni legate allo sviluppo economico delle Regioni un meccanismo di ripartizione delle risorse erariali direttamente proporzionale alla capacità fiscale di ciascuna Regione, a scapito degli obiettivi di equità tra le persone e di solidarietà tra i territori. Secondo questo approccio il federalismo dovrebbe condurre a “ridurre o rinviare le politiche di intervento a favore dello sviluppo delle aree arretrate del Paese” affidando il ruolo di traino nazionale alle Regioni-locomotiva, senza scommettere sul Sud perché “i flussi finanziari sono stati senza ritorni economici”.
Secondo la SVIMEZ ciò che serve, invece, è il coraggio politico di scegliere di ridurre i divari territoriali non solo con trasferimenti a favore dei servizi essenziali, ma anche con interventi a sostegno dello sviluppo proprio nelle aree depresse in ritardo del Mezzogiorno, che possono garantire maggiori potenzialità di crescita non solo al Mezzogiorno stesso ma all’intero Paese.

Fonte: BlogSicilia


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giovedì 14 marzo 2013

Cavour, i Savoia e le persecuzioni della chiesa - Antonio Ciano



Di Antonio Ciano

” Raccogliete le pietre che i vostri persecutori vi lanciano e con le stesse fabbricherete un’altra casa”Questo è il pensiero di Ignazio di Loyola, fondatore della "Compagnia di Gesù" . La massoneria, Cavour hanno massacrato centinaia di monaci, hanno chiuso centinaia di conventi. I cattolici furono i primi a pagare. Don Bosco predisse la fine di casa Savoia entro quattro generazioni. La profezia si è avverata. Papa Francesco è originario piemontese, la cui famiglia fu sicuramente costretta ad emigrare perchè cattolica. Papa Francesco è un gesuita e conosce appieno la storia. Dobbiamo smantellare la massoneria imperante in Italia e nel mondo, se vogliamo una società più giusta. Non è possibile che 180 famiglie debbano possedere l'80% della ricchezza mondiale.


Pio IX, con un’allocuzione mise in luce le angherie che la Chiesa subiva nel Reame, denunciò al mondo la soppressione delle libertà operata dalla feccia nordista, la soppressione dei giornali di opposizione, le città eccidiate ed incendiate, la prigionia di vescovi e preti, la fucilazione di migliaia di contadini e, per tutta risposta:”...i giornali compri(venduti al nuovo regime tirannico)accusavanlo di proteggere i briganti, e di avere duro cuore per l’Italia; quasi la fittizia Italia che arde e fucila dovesse meritare l’approvazione del vicario di Dio”( De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Vol. II, pag 465)
Cialdini imprigionò monsignor Maresca, vicario generale di Napoli ed altri cinque sacerdoti, lo scarcerò solo dopo che un mortale morbo, dovuto alla sporcizia del luogo, ebbe colpito il prelato.
La giunta luogotenenziale di Napoli non perse tempo a sequestrare le rendite e le mense degli arcivescovadi e degli istituti di beneficenza: sul territorio continentale delle Due Sicilie ve ne erano ben 8539 con reddito di 2.579.839 ducati lasciati alla Chiesa dai nostri padri ed incamerati dal governo piemontese ( De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza,pag 471).
L’immenso Albergo dei Poveri fatto costruire dai Borbone per togliere dalle strade i mendicanti e dar loro un letto ed un lavoro, per dare ai ragazzi un mestiere, diventò luogo di miseria, di rapine,  semenzaio di immoralità. Mandarono fotografi a ritrarre le più belle alunne e poi, riferisce il il De Sivo a pag 417 del citato suo libro, inviarono  l’effigie a Torino, per la scelta! Furono dichiarate brigantesse le maestre e le allieve degli educandati dei Miracoli e San Marcellino che non avevano voluto giurare ai nuovi rigeneratori e non avevano voluto cantare il Te Deum per i colonizzatori sabaudi. I rigeneratori, i nuovi colonizzatori, addossarono la colpa di ciò a monsignor Tipaldi il quale fu multato ed incarcerato. I garibaldini il primo di ottobre stamparono una lettera che fecero circolare per la città e indirizzata alla Guardia Nazionale:” i preti, complici del papa. Sono come lui, vostri nemici; lavatevi di questa sozzura. Ogni volta che sul vostro passaggio si incontra la grottesca figura del figlio del sanfedismo e dell’Inquisizione, dovete come schifosa schiacciarla. Fate sparire dalla luce del sole quei cappelloni multiformi, simbolo per l’Italia di miserie e vergogne di diciotto secoli.”(Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza, 1985, pag. 472)  Garibaldi non sapeva che a Napoli l’inquisizione non aveva mai messo piede e che i sanfedisti avevano cacciato in mare i bastardi giacobini che al pari dei piemontesi avevano spogliato il popolo di ogni ben di Dio.
Come già si era praticato in Piemonte dal 1847 in poi, si cominciò a dar luogo all’esproprio dei beni della Chiesa. Prima ancora che fosse fatta la cosiddetta unità d’Italia, con decreto del 17 febbraio del 1861, il Carignano dichiarò cessati gli enti morali e le case monastiche di ambo i sessi, le congregazioni regolari: monaci e suore furono scacciati dai loro conventi dopo di che i liberatori fanno a gara nel depredare le ricchezze dei monasteri.
Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù diceva ai suoi discepoli:” Raccogliete le pietre che i vostri persecutori vi lanciano e con le stesse fabbricherete un’altra casa”.( Giuseppe Buttà, Viaggio da Boccadifalco a Gaeta, Bompiani, 1985, pag.243) 
Il Garibaldi, pontefice massimo della massoneria nel Regno delle Due Sicilie, da Londra ricevette un ordine preciso:desertificare le coscienze della gente del Sud e distruggere la Chiesa Cattolica, l’unica in grado, col tempo, di stanare dalle fogne gli incappucciati di casa Savoia. I primi ad essere perseguitati ed esiliati dal suo governo dittatoriale  furono il vescovo di Montuoro, di Bovino, il cardinale di Napoli, l’arcivescovo di Reggio e quello di Sorrento; non vollero sottomettersi ai voleri del nizzardo, osannato dalla massoneria come il liberatore nonché come  il portatore dei germi della libertà. La libertà che il nizzardo portava era quella di rubare e  fucilare la classe contadina ed operaia in nome di casa Savoia e smantellare i beni della Chiesa che davano lavoro a migliaia di contadini, assistenza a migliaia di vecchi, di vedove, di orfani, di bambini ed un po’ di dignità ai bisognosi.
Il cardinale di Napoli, primo vescovo del Regno, fu esiliato a Marsiglia il 21 Settembre; lo seguì dopo sei giorni di carcere alla Concordia, l’arcivescovo di Sorrento mons. Francesco Saverio Apuzzo. La Chiesa di Roma fu perseguitata senza sosta dal criminale senza orecchie, (come ce lo ha presentato nel suo libro Vincenzo Gulì, Il saccheggio del Sud), il fanatico giacobino che pensava di distruggere la Fede con l’esilio dei vescovi, con la fucilazione dei preti e dei contadini, con  l’esproprio dei beni ecclesiastici. Costui sapeva bene che nel Regno Felice non vi era praticamente disoccupazione e l’emigrazione era parola sconosciuta, che quasi tutti avevano un lavoro dignitoso e le donne procreavano sempre più bambini; società che molti chiamavano socialismo ma che i cattolici chiamavano “ Società di Cristo” ossia  una società solidale con i più deboli,una società ove i  parassiti erano tutti liberali.  I propugnatori di quella società di uguali, da sempre, sono stati i Gesuiti. L’ 11 Settembre il carognone abolì la benemerita Compagnia di Gesù; 400 padri Gesuiti furono espulsi dai conventi e buttati sulla strada. La massoneria “... perseguita la Compagnia di Gesù perché essa è il martello che stritola gli empii, essendo la più dotta difensrice dei diritti di Santa Romana Chiesa” ( Giuseppe Buttà, Viaggio da Boccadifalco a Gaeta, pag. 243) I beni dei Gesuiti furono incamerati dai savoiardi. A tal fine si costituì una apposita giunta per legalizzare il furto. Viva l’Italia!
Nel 1818 l’alleanza sanfedista e controrivoluzionaria tra il papato ed i Borbone fu suggellata con un concordato. Il clero fu messo in una posizione privilegiata nel contesto della società civile e subalterna rispetto ai poteri dello Stato. ( Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità,Giangiacono Feltrinelli Editore, Milano, 1983, pag 63) Ciò fu fatto per combattere lo strapotere dei latifondisti e dare alla gente più potere, giacchè, solo la Chiesa era in grado di temperare la potenza dei capitalisti del tempo.
La Chiesa, secondo una statistica del 1848, nella sola parte continentale del Regno delle Due Sicilie era influente, economicamente potentissima.                                                                                                Gli ordini monastici erano 39 e contavano più di 12000 membri; possedevano 848 case madri, terreni e conventi, un patrimonio stimato in quasi 40 milioni di lire dell’epoca( mille lire di allora equivalevano a circa 6 milioni di lire del 1977)
Gli ordini Religiosi femminili erano 13 con 250 case e 5000 componenti mentre l’Episcopato era formato da 20 arcivescovi e settantasette vescovi, il cui patrimonio si aggirava sui 39 milioni di lire del 1848.( Franco Molfese,Ibidem, pag 63) Insomma, 79 milioni di lire, a tanto ammontavano i beni della Chiesa e Cavour lo sapeva, un vero tesoro, una montagna di denaro fresco incamerato dal Piemonte e dal Nord. Da considerare che, nel 1861 il Piemonte contribuì al Tesoro italiano con soli 27 milioni di lire. I savoiardi saccheggiarono quelle ricchezze per eliminare il loro debito pubblico di 1,150,000,000 di lire del 1860, una vera voragine debitoria, e per dare luogo alla industrializzazione della Padania, oggi  terminata. Questo  Stato oggi sta vendendo ancora beni demaniali del Sud, sempre per alleggerire il debito pubblico.


1 Vincenzo Gulì, Il saccheggio del Sud, Campania Bella, 1998, Cercola (Napoli)

Parte di un capitolo del Libro " Le stragi e gli eccidi dei Savoia" di Antonio Ciano


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Di Antonio Ciano

” Raccogliete le pietre che i vostri persecutori vi lanciano e con le stesse fabbricherete un’altra casa”Questo è il pensiero di Ignazio di Loyola, fondatore della "Compagnia di Gesù" . La massoneria, Cavour hanno massacrato centinaia di monaci, hanno chiuso centinaia di conventi. I cattolici furono i primi a pagare. Don Bosco predisse la fine di casa Savoia entro quattro generazioni. La profezia si è avverata. Papa Francesco è originario piemontese, la cui famiglia fu sicuramente costretta ad emigrare perchè cattolica. Papa Francesco è un gesuita e conosce appieno la storia. Dobbiamo smantellare la massoneria imperante in Italia e nel mondo, se vogliamo una società più giusta. Non è possibile che 180 famiglie debbano possedere l'80% della ricchezza mondiale.


Pio IX, con un’allocuzione mise in luce le angherie che la Chiesa subiva nel Reame, denunciò al mondo la soppressione delle libertà operata dalla feccia nordista, la soppressione dei giornali di opposizione, le città eccidiate ed incendiate, la prigionia di vescovi e preti, la fucilazione di migliaia di contadini e, per tutta risposta:”...i giornali compri(venduti al nuovo regime tirannico)accusavanlo di proteggere i briganti, e di avere duro cuore per l’Italia; quasi la fittizia Italia che arde e fucila dovesse meritare l’approvazione del vicario di Dio”( De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Vol. II, pag 465)
Cialdini imprigionò monsignor Maresca, vicario generale di Napoli ed altri cinque sacerdoti, lo scarcerò solo dopo che un mortale morbo, dovuto alla sporcizia del luogo, ebbe colpito il prelato.
La giunta luogotenenziale di Napoli non perse tempo a sequestrare le rendite e le mense degli arcivescovadi e degli istituti di beneficenza: sul territorio continentale delle Due Sicilie ve ne erano ben 8539 con reddito di 2.579.839 ducati lasciati alla Chiesa dai nostri padri ed incamerati dal governo piemontese ( De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza,pag 471).
L’immenso Albergo dei Poveri fatto costruire dai Borbone per togliere dalle strade i mendicanti e dar loro un letto ed un lavoro, per dare ai ragazzi un mestiere, diventò luogo di miseria, di rapine,  semenzaio di immoralità. Mandarono fotografi a ritrarre le più belle alunne e poi, riferisce il il De Sivo a pag 417 del citato suo libro, inviarono  l’effigie a Torino, per la scelta! Furono dichiarate brigantesse le maestre e le allieve degli educandati dei Miracoli e San Marcellino che non avevano voluto giurare ai nuovi rigeneratori e non avevano voluto cantare il Te Deum per i colonizzatori sabaudi. I rigeneratori, i nuovi colonizzatori, addossarono la colpa di ciò a monsignor Tipaldi il quale fu multato ed incarcerato. I garibaldini il primo di ottobre stamparono una lettera che fecero circolare per la città e indirizzata alla Guardia Nazionale:” i preti, complici del papa. Sono come lui, vostri nemici; lavatevi di questa sozzura. Ogni volta che sul vostro passaggio si incontra la grottesca figura del figlio del sanfedismo e dell’Inquisizione, dovete come schifosa schiacciarla. Fate sparire dalla luce del sole quei cappelloni multiformi, simbolo per l’Italia di miserie e vergogne di diciotto secoli.”(Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza, 1985, pag. 472)  Garibaldi non sapeva che a Napoli l’inquisizione non aveva mai messo piede e che i sanfedisti avevano cacciato in mare i bastardi giacobini che al pari dei piemontesi avevano spogliato il popolo di ogni ben di Dio.
Come già si era praticato in Piemonte dal 1847 in poi, si cominciò a dar luogo all’esproprio dei beni della Chiesa. Prima ancora che fosse fatta la cosiddetta unità d’Italia, con decreto del 17 febbraio del 1861, il Carignano dichiarò cessati gli enti morali e le case monastiche di ambo i sessi, le congregazioni regolari: monaci e suore furono scacciati dai loro conventi dopo di che i liberatori fanno a gara nel depredare le ricchezze dei monasteri.
Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù diceva ai suoi discepoli:” Raccogliete le pietre che i vostri persecutori vi lanciano e con le stesse fabbricherete un’altra casa”.( Giuseppe Buttà, Viaggio da Boccadifalco a Gaeta, Bompiani, 1985, pag.243) 
Il Garibaldi, pontefice massimo della massoneria nel Regno delle Due Sicilie, da Londra ricevette un ordine preciso:desertificare le coscienze della gente del Sud e distruggere la Chiesa Cattolica, l’unica in grado, col tempo, di stanare dalle fogne gli incappucciati di casa Savoia. I primi ad essere perseguitati ed esiliati dal suo governo dittatoriale  furono il vescovo di Montuoro, di Bovino, il cardinale di Napoli, l’arcivescovo di Reggio e quello di Sorrento; non vollero sottomettersi ai voleri del nizzardo, osannato dalla massoneria come il liberatore nonché come  il portatore dei germi della libertà. La libertà che il nizzardo portava era quella di rubare e  fucilare la classe contadina ed operaia in nome di casa Savoia e smantellare i beni della Chiesa che davano lavoro a migliaia di contadini, assistenza a migliaia di vecchi, di vedove, di orfani, di bambini ed un po’ di dignità ai bisognosi.
Il cardinale di Napoli, primo vescovo del Regno, fu esiliato a Marsiglia il 21 Settembre; lo seguì dopo sei giorni di carcere alla Concordia, l’arcivescovo di Sorrento mons. Francesco Saverio Apuzzo. La Chiesa di Roma fu perseguitata senza sosta dal criminale senza orecchie, (come ce lo ha presentato nel suo libro Vincenzo Gulì, Il saccheggio del Sud), il fanatico giacobino che pensava di distruggere la Fede con l’esilio dei vescovi, con la fucilazione dei preti e dei contadini, con  l’esproprio dei beni ecclesiastici. Costui sapeva bene che nel Regno Felice non vi era praticamente disoccupazione e l’emigrazione era parola sconosciuta, che quasi tutti avevano un lavoro dignitoso e le donne procreavano sempre più bambini; società che molti chiamavano socialismo ma che i cattolici chiamavano “ Società di Cristo” ossia  una società solidale con i più deboli,una società ove i  parassiti erano tutti liberali.  I propugnatori di quella società di uguali, da sempre, sono stati i Gesuiti. L’ 11 Settembre il carognone abolì la benemerita Compagnia di Gesù; 400 padri Gesuiti furono espulsi dai conventi e buttati sulla strada. La massoneria “... perseguita la Compagnia di Gesù perché essa è il martello che stritola gli empii, essendo la più dotta difensrice dei diritti di Santa Romana Chiesa” ( Giuseppe Buttà, Viaggio da Boccadifalco a Gaeta, pag. 243) I beni dei Gesuiti furono incamerati dai savoiardi. A tal fine si costituì una apposita giunta per legalizzare il furto. Viva l’Italia!
Nel 1818 l’alleanza sanfedista e controrivoluzionaria tra il papato ed i Borbone fu suggellata con un concordato. Il clero fu messo in una posizione privilegiata nel contesto della società civile e subalterna rispetto ai poteri dello Stato. ( Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità,Giangiacono Feltrinelli Editore, Milano, 1983, pag 63) Ciò fu fatto per combattere lo strapotere dei latifondisti e dare alla gente più potere, giacchè, solo la Chiesa era in grado di temperare la potenza dei capitalisti del tempo.
La Chiesa, secondo una statistica del 1848, nella sola parte continentale del Regno delle Due Sicilie era influente, economicamente potentissima.                                                                                                Gli ordini monastici erano 39 e contavano più di 12000 membri; possedevano 848 case madri, terreni e conventi, un patrimonio stimato in quasi 40 milioni di lire dell’epoca( mille lire di allora equivalevano a circa 6 milioni di lire del 1977)
Gli ordini Religiosi femminili erano 13 con 250 case e 5000 componenti mentre l’Episcopato era formato da 20 arcivescovi e settantasette vescovi, il cui patrimonio si aggirava sui 39 milioni di lire del 1848.( Franco Molfese,Ibidem, pag 63) Insomma, 79 milioni di lire, a tanto ammontavano i beni della Chiesa e Cavour lo sapeva, un vero tesoro, una montagna di denaro fresco incamerato dal Piemonte e dal Nord. Da considerare che, nel 1861 il Piemonte contribuì al Tesoro italiano con soli 27 milioni di lire. I savoiardi saccheggiarono quelle ricchezze per eliminare il loro debito pubblico di 1,150,000,000 di lire del 1860, una vera voragine debitoria, e per dare luogo alla industrializzazione della Padania, oggi  terminata. Questo  Stato oggi sta vendendo ancora beni demaniali del Sud, sempre per alleggerire il debito pubblico.


1 Vincenzo Gulì, Il saccheggio del Sud, Campania Bella, 1998, Cercola (Napoli)

Parte di un capitolo del Libro " Le stragi e gli eccidi dei Savoia" di Antonio Ciano


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Eletto il nuovo Papa, un argentino, del Sud del mondo....


Eletto come nuovo Papa al solo terzo tentativo Josè Mario Bergoglio, un argentino d'origini italiane, un cardinale del SudAmerica, delle terre latinoamericane, del Sud del mondo.
Il nome scelto Francesco e il suo profilo umano ed ecclesiale e di vicinanza al popolo e ai poveri in particolare, sono auspicio di semplicità, apertura, riforme e d'una più sana e partecipe interpretrazione del ruolo del papato e della Chiesa in generale.

Il Partito del Sud fa i migliori auguri al Papa Francesco di difendere davvero i diritti dei diseredati e dei sofferenti, e di battersi per il riscatto delle popolazioni martoriate dalle prevaricazioni, dalle ingiustizie e dall'indifferenza dei potenti.



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Eletto come nuovo Papa al solo terzo tentativo Josè Mario Bergoglio, un argentino d'origini italiane, un cardinale del SudAmerica, delle terre latinoamericane, del Sud del mondo.
Il nome scelto Francesco e il suo profilo umano ed ecclesiale e di vicinanza al popolo e ai poveri in particolare, sono auspicio di semplicità, apertura, riforme e d'una più sana e partecipe interpretrazione del ruolo del papato e della Chiesa in generale.

Il Partito del Sud fa i migliori auguri al Papa Francesco di difendere davvero i diritti dei diseredati e dei sofferenti, e di battersi per il riscatto delle popolazioni martoriate dalle prevaricazioni, dalle ingiustizie e dall'indifferenza dei potenti.



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mercoledì 13 marzo 2013

lunedì 11 marzo 2013

ECCO L’IGNIFUGA ASSENZA NELLA “ CITTA’ DELLA SCIENZA!”


Ignoranza.
di Bruno Pappalardo 

Nel  corsivo di Camillo Langone dal titolo «Dovevano bruciarla prima» in relazione al rogo di Città della Scienza a Napoli,  il  perspicace e brillante giornalista de “il Foglio” di Giuliano Ferrara, disserta sulle cause che hanno generato il divertente incendio, asserendo appunto  che non crede affatto potesse essere  così attraente per i ragazzi studenti di Napoli, perché “mirava alla, (sola) comprensione del funzionamento di telescopi ecaleidoscopi, sai che spasso” e che non fossero ignifughi i materiali strutturali.
Non solo, A loro, ai ragazzi, ad esempio, neppure era giusto inculcare teorie come quelle evoluzionistiche di Darwin perché formatore di nichilismo.
Cita, per questa cosa, un filosofo, un certo Fabrice Hadjadj,  (nessuno sa che è autore di un febbricitantelavoro letterario molto vicino all'invasato mistico di cui la Chiesa non ha bisogno.  (pubblica,La Fede Dei Demoni nel 2010) Asserisce, infatti,  in quel suo pasticcio, che non è l’ateismo il nemico della verità cristianità, il vero satana, ma i vizi dello spiritualismo.

Ecco chi chiama a testimoniare il  Langone, per sostenere la sua delirante e sorprendente tesi  pur di supportare la bella frase, sicuramente pensata tutta una notte:  dire a un ragazzo che discende dai primati (teoria evoluzionista )  significa approfittare della sua natura fiduciosa per gettarlo nella disperazione e indurlo a comportarsi da scimmia”  
Ecco volevo rassicurare tutti coloro che Charles Darwin non è affatto morto!
Ma qualora, come sosteneva,  K. Popper, si dovessero aggiungere  altre “non filosofiche” teorie che possano “confutare” l’ipotesi evoluzionista contro quella creazionista del “il Foglio” ebbene, se ne riparlerà.
Dunque il dotto, seducente e super preparato giornalista, tenta subdolamente e subliminalmente (sotto il velo del dolore) di insinuare e anche suggestionare  gli inconsci cagionevoli  dei nostri fanciulli e sorprendendo anche gli adulti napoletani. Cerca di generare maggiore confusione. E’ stato questa, la confusione e insussistenza delle prove che costoro hanno utilizzato per colonizzare, speculare e vessare  il Sud e Napoli.  
Forse la cosa nasce proprio da un convegno del CNR,  fatto nel febbraio del 2009 e voluto dal vice presidente Roberto De Mattei, storico, dove vennero asserite verità come quelle del francese Guy Berthault. Patrocinò, senza uno straccetto di prova, l’ipotesi che la lunghezza dei tempi geologici di Darwin erano sbagliati. Dovevano essere più corti per cui la Terra è più giovane. Questo fa saltare tutto l’impianto scientifico di teorie sulla tettonica a placche e anche delle teorie sulla formazione del nostro pianeta.
Ritenne pure che il Gran Canyon s’era formato in un solo anno  e, ancora, per questo bisognava dre un addio a Darwin. Il vero motivo era quello di presentare un libro intitolato “Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi” salutato sia dal “Giornale" di Berlusconi che (uguale) da “Libero” .
Grave fu il fatto che le strabocchevoli deduzioni furono  fatte passare come conclusione scientifiche  del Cnr.
Ecco da dove giunge quell'articolo su Napoli.
Ecco chi ha acceso la vera miccia ad un incendio ancor più rovinoso di quello napoletano. Si chiama trasandata, incapace, somara cialtroneria.
Pericolosissima, anodina ma anche il proprio contrario esaltatorio,  l’ esplosiva ignoranza diffusa sull’intero territorio nazionale ma, talvolta,  conservato in celle frigorifere, da propinare per il solo Sud.
Aspettiamo solo dal Langone un’edizione speciale che ci informi che ‘la terra è ritornata piatta’.

Non c’è cosa peggiore dell' agire contro la conoscenza, la scienza e i suoi luoghi.!

Occorrebbe la scatola nera nei loro cervelli per risalire al disastro verificatosi all'interno del vuoto abitacolo, l'orgia di stupidità, mediocrità e lombrosiana  cultura della diffamazione criminogena.        


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Ignoranza.
di Bruno Pappalardo 

Nel  corsivo di Camillo Langone dal titolo «Dovevano bruciarla prima» in relazione al rogo di Città della Scienza a Napoli,  il  perspicace e brillante giornalista de “il Foglio” di Giuliano Ferrara, disserta sulle cause che hanno generato il divertente incendio, asserendo appunto  che non crede affatto potesse essere  così attraente per i ragazzi studenti di Napoli, perché “mirava alla, (sola) comprensione del funzionamento di telescopi ecaleidoscopi, sai che spasso” e che non fossero ignifughi i materiali strutturali.
Non solo, A loro, ai ragazzi, ad esempio, neppure era giusto inculcare teorie come quelle evoluzionistiche di Darwin perché formatore di nichilismo.
Cita, per questa cosa, un filosofo, un certo Fabrice Hadjadj,  (nessuno sa che è autore di un febbricitantelavoro letterario molto vicino all'invasato mistico di cui la Chiesa non ha bisogno.  (pubblica,La Fede Dei Demoni nel 2010) Asserisce, infatti,  in quel suo pasticcio, che non è l’ateismo il nemico della verità cristianità, il vero satana, ma i vizi dello spiritualismo.

Ecco chi chiama a testimoniare il  Langone, per sostenere la sua delirante e sorprendente tesi  pur di supportare la bella frase, sicuramente pensata tutta una notte:  dire a un ragazzo che discende dai primati (teoria evoluzionista )  significa approfittare della sua natura fiduciosa per gettarlo nella disperazione e indurlo a comportarsi da scimmia”  
Ecco volevo rassicurare tutti coloro che Charles Darwin non è affatto morto!
Ma qualora, come sosteneva,  K. Popper, si dovessero aggiungere  altre “non filosofiche” teorie che possano “confutare” l’ipotesi evoluzionista contro quella creazionista del “il Foglio” ebbene, se ne riparlerà.
Dunque il dotto, seducente e super preparato giornalista, tenta subdolamente e subliminalmente (sotto il velo del dolore) di insinuare e anche suggestionare  gli inconsci cagionevoli  dei nostri fanciulli e sorprendendo anche gli adulti napoletani. Cerca di generare maggiore confusione. E’ stato questa, la confusione e insussistenza delle prove che costoro hanno utilizzato per colonizzare, speculare e vessare  il Sud e Napoli.  
Forse la cosa nasce proprio da un convegno del CNR,  fatto nel febbraio del 2009 e voluto dal vice presidente Roberto De Mattei, storico, dove vennero asserite verità come quelle del francese Guy Berthault. Patrocinò, senza uno straccetto di prova, l’ipotesi che la lunghezza dei tempi geologici di Darwin erano sbagliati. Dovevano essere più corti per cui la Terra è più giovane. Questo fa saltare tutto l’impianto scientifico di teorie sulla tettonica a placche e anche delle teorie sulla formazione del nostro pianeta.
Ritenne pure che il Gran Canyon s’era formato in un solo anno  e, ancora, per questo bisognava dre un addio a Darwin. Il vero motivo era quello di presentare un libro intitolato “Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi” salutato sia dal “Giornale" di Berlusconi che (uguale) da “Libero” .
Grave fu il fatto che le strabocchevoli deduzioni furono  fatte passare come conclusione scientifiche  del Cnr.
Ecco da dove giunge quell'articolo su Napoli.
Ecco chi ha acceso la vera miccia ad un incendio ancor più rovinoso di quello napoletano. Si chiama trasandata, incapace, somara cialtroneria.
Pericolosissima, anodina ma anche il proprio contrario esaltatorio,  l’ esplosiva ignoranza diffusa sull’intero territorio nazionale ma, talvolta,  conservato in celle frigorifere, da propinare per il solo Sud.
Aspettiamo solo dal Langone un’edizione speciale che ci informi che ‘la terra è ritornata piatta’.

Non c’è cosa peggiore dell' agire contro la conoscenza, la scienza e i suoi luoghi.!

Occorrebbe la scatola nera nei loro cervelli per risalire al disastro verificatosi all'interno del vuoto abitacolo, l'orgia di stupidità, mediocrità e lombrosiana  cultura della diffamazione criminogena.        


domenica 10 marzo 2013

Grande manifestazione per Città della Scienza...


Stamani, Domenica 10/03/2013, grande manifestazione/corteo di cittadini, sindaco e istituzioni locali, bambini, associazioni...per Città della Scienza e per la sua auspicabile e veloce ricostruzione!
Eravamo là anche noi del Partito del Sud!


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Stamani, Domenica 10/03/2013, grande manifestazione/corteo di cittadini, sindaco e istituzioni locali, bambini, associazioni...per Città della Scienza e per la sua auspicabile e veloce ricostruzione!
Eravamo là anche noi del Partito del Sud!


sabato 9 marzo 2013

L'iniziativa di Borrelli a difesa della dignità del Sud, contro "il Foglio"...


L'iniziativa di Francesco Emilio Borrelli dei Verdi, unitamente allo storico locale pizzeria di Gino Sorbillo, con una pizza "Città della Scienza" il cui ricavato di ordinazioni verrà devoluto a sostegno dei fondi per la ricostruzione dell'importante museo incendiato per dolo su cui sta indagando la magistratura. Operazione simbolica ma significativa anche contro il "giornale" (sic!) "il Foglio" di Giuliano Ferrara (giustamente dichiarato " non buono manco per incartare le pizze") che ha pubblicato il filo/leghista e vergognoso articolo del cialtrone Langone dove si dichiarava che Città della Scienza bisognava incendiarla già prima.
Ringraziamo l'amico Borrelli per la pronta e sempre puntuale vicinanza a temi a noi cari per la difesa delle nostre terre!
Temi ambientali e identitari sono e devono diventare temi sempre più sinergici per forze politiche come i Verdi ed il Partito del Sud!
Di nuovo grazie caro Francesco!






Fonte : Francesco Emilio Borrelli
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L'iniziativa di Francesco Emilio Borrelli dei Verdi, unitamente allo storico locale pizzeria di Gino Sorbillo, con una pizza "Città della Scienza" il cui ricavato di ordinazioni verrà devoluto a sostegno dei fondi per la ricostruzione dell'importante museo incendiato per dolo su cui sta indagando la magistratura. Operazione simbolica ma significativa anche contro il "giornale" (sic!) "il Foglio" di Giuliano Ferrara (giustamente dichiarato " non buono manco per incartare le pizze") che ha pubblicato il filo/leghista e vergognoso articolo del cialtrone Langone dove si dichiarava che Città della Scienza bisognava incendiarla già prima.
Ringraziamo l'amico Borrelli per la pronta e sempre puntuale vicinanza a temi a noi cari per la difesa delle nostre terre!
Temi ambientali e identitari sono e devono diventare temi sempre più sinergici per forze politiche come i Verdi ed il Partito del Sud!
Di nuovo grazie caro Francesco!






Fonte : Francesco Emilio Borrelli

venerdì 8 marzo 2013

IO L'8 OGNI GIORNO


Marenza De Michele - da Partito del Sud Donne

Noi lottiamo tutti i giorni, lo facciamo e lo sappiamo fare -crediamo amiamo soffriamo-, non ci tiriamo indietro e ogni volta che possiamo proviamo a costruire -un'amore, una casa, una famiglia, una vita- e anche quando diciamo di aver paura è solo un attimo, poi raddrizziamo la testa e andiamo avanti...
Siamo il meglio delle donne, siamo forti ma sensibili, accoglienti quanto basta per crescere e poi lasciar andare...siamo quello che tutti vorremmo diventare...siamo DONNE, e oggi lo diciamo a testa alta...e a muso duro, se è necessario...perchè noi non ci tiriamo indietro, mai...
Auguri a noi, auguri a me, e auguri a chi sta con noi...
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Marenza De Michele - da Partito del Sud Donne

Noi lottiamo tutti i giorni, lo facciamo e lo sappiamo fare -crediamo amiamo soffriamo-, non ci tiriamo indietro e ogni volta che possiamo proviamo a costruire -un'amore, una casa, una famiglia, una vita- e anche quando diciamo di aver paura è solo un attimo, poi raddrizziamo la testa e andiamo avanti...
Siamo il meglio delle donne, siamo forti ma sensibili, accoglienti quanto basta per crescere e poi lasciar andare...siamo quello che tutti vorremmo diventare...siamo DONNE, e oggi lo diciamo a testa alta...e a muso duro, se è necessario...perchè noi non ci tiriamo indietro, mai...
Auguri a noi, auguri a me, e auguri a chi sta con noi...

DICHIARAZIONI DEL SINDACO DE MAGISTRIS AD AGORA' RAI 3 IN ONDA OGGI 8 MARZO

Riceviamo dall'Ufficio Comunicazione di Luigi De Magistris e pubblichiamo:


Sono stato nell'immediato sul luogo, mentre bruciava tutto, ed ho fatto il magistrato per 15 anni: l'impressione è che si sia trattato di un atto criminale studiato e quindi drammatico. Poi devo aggiungere che, come detto anche in passato, il momento è molto delicato: nelle stagioni di crisi le mafie, avendo liquidità, possono cercare di recuperare terreno. Soprattutto possono tentare di recuperare quel consenso sociale che negli ultimi anni hanno perso”. Lo afferma il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ai microfoni di Agorà in una intervista che andrà in onda domani, 8 marzo, all'interno del programma di Rai Tre. “Si deve stare attenti dunque: quando cresce la disperazione tra la gente, le mani criminali possono farsi avanti. Sono perciò preoccupato, ma anche molto fiducioso: fiducioso per la reazione avuta in queste ore dai napoletani e dall'intero paese”. Secondo de Magistris, “da mesi si registra in città un'aria pesante non solo dovuta alla tensione sociale. Penso ad alcuni tentativi dei mesi scorsi che mi hanno allarmato: il tentativo di far tornare l'emergenza dei rifiuti oppure il caso del gasolio che è stato un atto doloso. Napoli è una città simbolo da diversi punti di vista: può essere il simbolo della riscossa ma, se non si è attenti, può essere anche il simbolo del nuovo affossamento. Se pensano di affossarla, però, dovranno passare sul mio cadavere: io sono napoletano e credo in Napoli, noi non molleremo”. Alla domanda se ci sia un legame fra quanto accaduto a Chiaia e l'incendio di Città della Scienza, il sindaco ha detto: “Ho molta fiducia nella magistratura napoletana perchè molto attrezzata professionalmente. Apparentemente non esiste collegamento, però dal punto di vista investigativo si deve saper leggere questa città, oltre che dal punto di vista politico e sociale. Nei mesi scorsi, al ministro dell'Interno, di cui ho molta stima, e allo stesso presidente della Repubblica, avevo sottolineato le mie preoccupazioni, quindi non lancio allarmi del giorno dopo. E' un momento molto delicato, anche e soprattutto per Napoli, e la storia insegna che nei momenti del conflitto sociale può accadere di tutto. Per questo il mio compito è quello di unire le forze sane e democratiche della città”. Su Città della Scienza, de Magistris spiega: “Per capire cosa rappresentasse Città della Scienza, basta guardare gli occhi dei bambini e dei ragazzi napoletani: era il loro luogo. Perciò è un attacco all'identità della nostra città. Al suo presente e al suo futuro, perchè il futuro è cultura, arte e scienza e bellezza. Ed ecco perchè Napoli sta reagendo ed ecco perchè ci sono stati attestati di solidarietà e vicinanza da parte di tutto il paese: sindaci, associazioni, mondo della cultura e dell'arte. Come già accaduto nella storia, Napoli può essere punto di svolta e di ripartenza in positivo. Ora si deve ricostruire immediatamente: c'è un rapporto ottimo tra le istituzioni, con il presidente della Regione e con il governo che subito è sceso in campo. Ricostruire immediatamente, dunque, meglio di prima e ancor più forte di prima: così saranno i bambini e i ragazzi, di nuovo, ad occupare quel luogo. Come durante le Quattro giornate Napoli organizzò la resistenza al nazifascismo, anche oggi saranno i napoletani a liberare la città dalla cappa del malaffare e da chiunque voglia mettere le mani di nuovo sulla città”.

 -- Marzia Bonacci portavoce Luigi de Magistris



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Riceviamo dall'Ufficio Comunicazione di Luigi De Magistris e pubblichiamo:


Sono stato nell'immediato sul luogo, mentre bruciava tutto, ed ho fatto il magistrato per 15 anni: l'impressione è che si sia trattato di un atto criminale studiato e quindi drammatico. Poi devo aggiungere che, come detto anche in passato, il momento è molto delicato: nelle stagioni di crisi le mafie, avendo liquidità, possono cercare di recuperare terreno. Soprattutto possono tentare di recuperare quel consenso sociale che negli ultimi anni hanno perso”. Lo afferma il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ai microfoni di Agorà in una intervista che andrà in onda domani, 8 marzo, all'interno del programma di Rai Tre. “Si deve stare attenti dunque: quando cresce la disperazione tra la gente, le mani criminali possono farsi avanti. Sono perciò preoccupato, ma anche molto fiducioso: fiducioso per la reazione avuta in queste ore dai napoletani e dall'intero paese”. Secondo de Magistris, “da mesi si registra in città un'aria pesante non solo dovuta alla tensione sociale. Penso ad alcuni tentativi dei mesi scorsi che mi hanno allarmato: il tentativo di far tornare l'emergenza dei rifiuti oppure il caso del gasolio che è stato un atto doloso. Napoli è una città simbolo da diversi punti di vista: può essere il simbolo della riscossa ma, se non si è attenti, può essere anche il simbolo del nuovo affossamento. Se pensano di affossarla, però, dovranno passare sul mio cadavere: io sono napoletano e credo in Napoli, noi non molleremo”. Alla domanda se ci sia un legame fra quanto accaduto a Chiaia e l'incendio di Città della Scienza, il sindaco ha detto: “Ho molta fiducia nella magistratura napoletana perchè molto attrezzata professionalmente. Apparentemente non esiste collegamento, però dal punto di vista investigativo si deve saper leggere questa città, oltre che dal punto di vista politico e sociale. Nei mesi scorsi, al ministro dell'Interno, di cui ho molta stima, e allo stesso presidente della Repubblica, avevo sottolineato le mie preoccupazioni, quindi non lancio allarmi del giorno dopo. E' un momento molto delicato, anche e soprattutto per Napoli, e la storia insegna che nei momenti del conflitto sociale può accadere di tutto. Per questo il mio compito è quello di unire le forze sane e democratiche della città”. Su Città della Scienza, de Magistris spiega: “Per capire cosa rappresentasse Città della Scienza, basta guardare gli occhi dei bambini e dei ragazzi napoletani: era il loro luogo. Perciò è un attacco all'identità della nostra città. Al suo presente e al suo futuro, perchè il futuro è cultura, arte e scienza e bellezza. Ed ecco perchè Napoli sta reagendo ed ecco perchè ci sono stati attestati di solidarietà e vicinanza da parte di tutto il paese: sindaci, associazioni, mondo della cultura e dell'arte. Come già accaduto nella storia, Napoli può essere punto di svolta e di ripartenza in positivo. Ora si deve ricostruire immediatamente: c'è un rapporto ottimo tra le istituzioni, con il presidente della Regione e con il governo che subito è sceso in campo. Ricostruire immediatamente, dunque, meglio di prima e ancor più forte di prima: così saranno i bambini e i ragazzi, di nuovo, ad occupare quel luogo. Come durante le Quattro giornate Napoli organizzò la resistenza al nazifascismo, anche oggi saranno i napoletani a liberare la città dalla cappa del malaffare e da chiunque voglia mettere le mani di nuovo sulla città”.

 -- Marzia Bonacci portavoce Luigi de Magistris



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mercoledì 6 marzo 2013

Morto Hugo Chavez, il leader venezuelano a capo di una rivoluzione, positiva ma anche contraddittoria, in un altro Sud del mondo...


Stroncato da una lunga malattia è morto Hugo Chavez, leader contrastato ma anche molto amato da buona parte del suo popolo - quello delle fasce deboli. Grande amico di Castro, dei governi argentini e dei brasiliani. Nemico giurato del Fondo Monetario Mondiale. In ogni caso interprete della volontà di riscatto di un altro Sud, quello del SudAmerica!


"Nel suo Paese è riuscito comunque a galvanizzare masse con le sue "misiones ", i programmi sociali, che non hanno cambiato l'esistenza degli indigenti ma certo gliela hanno resa meno penosa e umiliante. Grazie a Chávez migliaia di venezuelani si sono potuti operare gratis, molti hanno avuto una casa, altri un paio di occhiali, altri ancora un vitalizio.
Giudicare oggi la profondità dei cambiamenti che è riuscito a realizzare non è facile. Bisognerà lasciar riposare tutta la sabbia della propaganda prima di valutare gli effetti del suo "socialismo del XXI secolo" 

Al Popolo Venezuelano giungano le condoglianze del Partito del Sud



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Stroncato da una lunga malattia è morto Hugo Chavez, leader contrastato ma anche molto amato da buona parte del suo popolo - quello delle fasce deboli. Grande amico di Castro, dei governi argentini e dei brasiliani. Nemico giurato del Fondo Monetario Mondiale. In ogni caso interprete della volontà di riscatto di un altro Sud, quello del SudAmerica!


"Nel suo Paese è riuscito comunque a galvanizzare masse con le sue "misiones ", i programmi sociali, che non hanno cambiato l'esistenza degli indigenti ma certo gliela hanno resa meno penosa e umiliante. Grazie a Chávez migliaia di venezuelani si sono potuti operare gratis, molti hanno avuto una casa, altri un paio di occhiali, altri ancora un vitalizio.
Giudicare oggi la profondità dei cambiamenti che è riuscito a realizzare non è facile. Bisognerà lasciar riposare tutta la sabbia della propaganda prima di valutare gli effetti del suo "socialismo del XXI secolo" 

Al Popolo Venezuelano giungano le condoglianze del Partito del Sud



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