martedì 5 marzo 2013

PIU' A SUD - LA VIGNETTA DI FRANCO GALLO


ANALISI DEL VOTO

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ANALISI DEL VOTO

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LONGOBARDI (CS) MERCOLEDI' 6 MARZO : ECONOMIA NEL MEZZOGIORNO - ASSEMBLEA ISCRITTI

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Gianfranco Viesti: “Il Sud non vive sulle spalle di chi produce”


Non è affatto vero che il sud vive sulle spalle di chi produce. Tutti gli indicatori, le cifre contenute nei documenti ufficiali del governo,  dicono il contrario, che il Sud in questi anni è stato privato di risorse che gli erano dovute. Dobbiamo combattere il pregiudizio che dipinge il Sud antropologicamente diverso, perciò incapace di emulare gli standard europei. Il sud deve fare però la sua parte, responsabilizzandosi”. Parliamo di Mezzogiorno, Europa e federalismo con il professor Gianfranco Viesti, ordinario di Economia applicata presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bari.
Gianfranco Viesti professore di Economia applicata presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bari.
Gianfranco Viesti (laurea in economia all’Università Bocconi) ha lavorato a lungo presso il Centro Studi sui processi di Internazionalizzazione della Bocconi e  l’Istituto per la Ricerca Sociale (Milano). Ha collaborato con l’Ocse, la Banca Mondiale e l’ILO in Asia e in America Latina. Ha fatto anche parte del Consiglio di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti. Figura di spicco nei Comitati scientifici dell’Osservatorio sulle Piccole e Medie Imprese, di Legambiente, del Consiglio Italiano per le Scienze Sociali,  oggi è Presidente dell’Ente Fiera del Levante. Tra i più insigni intellettuali meridionalisti, fra i suoi ultimi lavori possiamo citareMezzogiorno a tradimento. Il Nord, il Sud e la politica che non c’è” (Laterza Roma-Bari, 2009) e “Più lavoro, più talenti. Giovani, donne, Sud. Le risposte alla crisi”  (Donzelli, Roma, marzo 2010). L’ultima sua fatica, appena uscita per i tipi di Laterza, è “Il Mezzogiorno vive sulle spalle dell’Italia che produce: falso!”.
Professor Viesti, recentemente  ha affermato che la crisi potrebbe essere l’occasione per ripensare al Sud e alle sue debolezze e ricercare con creatività soluzioni ai suoi problemi. Può chiarire questa sua posizione?
Di solito si pensa molto poco al Sud perché si ritiene che tutto sia stato già fatto, tutto sia stato sperimentato e non ci sia più nulla da fare. Ma questo tipo di ragionamento adesso si può applicare allo stesso modo all’Italia. Anche l’Italia appare come un paese travolto dalle sue difficoltà. E proprio per questo che la crisi, economica e politica, deve obbligarci a mettere da parte questo tipo di pregiudizi e, quindi, a tornare a ripensare all’Italia ed al Mezzogiorno partendo dalle loro potenzialità, dalle loro possibilità. È difficile, lo so, ma è l’unica cosa da fare.
In un saggio del 2003 lei diceva che il  Mezzogiorno è una buona scusa per non affrontare realmente i problemi italiani. Vogliamo esplicitarlo questo concetto?
E certo, perché si ritiene che tantissime cose positive che accadono negli altri paesi europei, in Italia non si possono fare perché gli italiani sono fatti in maniera diversa, perché da noi le cose vanno in certo modo. Il Mezzogiorno, secondo questa tesi, è l’Italia al quadrato, nel senso che si ritiene che al Sud sia impossibile fare tutta una serie di cose perché l’atteggiamento delle persone, delle istituzioni, della politica, è di basso livello ed impediscono al Sud di diventare un posto normale, secondo quelli che sono gli standard europei. Se non combattiamo questi pregiudizi le cose che si possono fare diventano pochissime. Non dobbiamo accettare di farci vincere dal peso dei guai, del retaggio del passato, che potrebbero gravare molto negativamente anche sul futuro.
Si può affermare che negli ultimi anni c’è stata una drastica redistribuzione di risorse   dal Sud al Centro nord?
Certamente.  Ed è stata ancora più grave perché si sono associate due cose: la crisi economica, con un calo di reddito, di benessere, per tutti, e, nell’ambito di questo calo, un’azione che ha penalizzato molto più il Sud rispetto al resto del paese. Questa azione è stata più intensa, forte, più determinata tra il 2008 ed il 2011, durante il governo guidato da Berlusconi. I numeri di questa redistribuzione sono contenuti nei documenti ufficiali dei governi, sono nelle cifre relative agli investimenti pubblici ed in quelle che indicano la spesa corrente procapite. Ho provato a richiamare queste cifre in un modo comprensibile per il grande pubblico in un libro appena uscito per i tipi di Laterza, che si intitola: “Il Mezzogiorno vive sulle spalle dell’Italia che produce: falso!”. In esso sono trattati, argomentati, anche questi fenomeni che sono ignorati da gran parte dell’opinione pubblica.
Cosa può fare lo Stato per aiutare il Mezzogiorno ad uscire dalla sua condizione?
Deve fare lo Stato. Deve svolgere bene le sue funzioni di base, deve garantire innanzitutto la sicurezza dei cittadini, intraprendere una guerra finale senza quartiere contro le mafie, innalzando il livello di legalità diffusa. Deve garantire il territorio e la sicurezza delle persone dai rischi geologici, sismici, idraulici, mettendo in sicurezza il territorio. Deve far si che le scuole siano dei posti civili, dove tutti i ragazzi possano andare ad imparare senza rischi per la propria sicurezza, che le università pubbliche nel sud sopravvivano, vengano sostenute, cosa nient’affatto garantita dopo le misure degli ultimi governi, compreso quello guidato dal professor Monti. Deve consentire ai cittadini del Sud di muoversi sul territorio in modi e con costi ragionevoli. La circostanza che sia impossibile usare un qualsiasi mezzo pubblico per andare da Bari a Cosenza è totalmente inaccettabile: non è possibile che un cittadino di Bari o di Cosenza debba avere solo l’automobile come possibilità per recarsi da una città all’altra. Non è più tempo di pensare a futuribili, grandi investimenti in infrastrutture, non è un problema di binari, per intenderci, ma di treni.
E l’Europa?
L’Europa può fare moltissimo. È assolutamente decisiva per il futuro di tutti noi e bisognerebbe parlarne molto di più. L’Europa deve fare però due cose. La prima è  modificare questa linea di politica economica di austerità cieca e assoluta, che sta portando le società europee in una situazione di grande difficoltà e di grande pericolo, che io vedo molto simile a quello degli anni Trenta del Novecento. Ce lo dice quello che sta accadendo in Grecia, in Spagna, ed oggi anche in Italia. L’austerità da sola genera recessione e quindi altra austerità. La seconda cosa che deve fare l’Europa è avere più coraggio, come l’ha avuto moltissime volte in passato, nell’investimento sul suo futuro. Deve invertire questa tendenza autolesionista a ridurre il bilancio comunitario, a bloccare le grandi infrastrutture europee, a contenere i grandi progetti di ricerca comunitaria. Queste misure di politica economica sono decisive per il rilancio della competitività delle nostre economie e, quindi, del benessere nell’intera Europa.
Il dibattito sul federalismo fiscale si è da tempo arenato. A che punto è l’applicazione dei  decreti attuativi della Legge 42 del 2009?
Pessimo, perché siamo in mezzo al guado. Il primo lavoro che fu fatto con i governi precedenti è stato a mio avviso molto negativo, perché confuso ed, in misura rilevante, ispirato dall’obiettivo di mantenere una parte più grande possibile di gettito fiscale nelle regioni più ricche. Parliamo, per fare un esempio, del problema del finanziamento delle amministrazioni comunali, soprattutto di quelle del Mezzogiorno, lasciato dalla riforma nell’assoluta incertezza. Con il governo Monti l’operazione si è del tutto arenata, il che è un bene perché non si è proseguito su quelle linee, ma è un male perché ci lascia in una condizione di assoluta incertezza. Qualsiasi sindaco del Mezzogiorno è alle prese con un’assoluta difficoltà nel fornire ai propri cittadini più elementari, di base. Se a ciò si aggiunge che negli ultimi anni sono stati ridotti del 90% le risorse nazionali per le politiche sociali, cioè le politiche per i più deboli, le famiglie più numerose, la non autosufficienza, si capisce che proprio in questo periodo di forte emergenza, indotta dalla crisi, il peso dei servizi di assistenza è stato scaricato tutto sulle spalle delle amministrazioni locali, che non sono assolutamente in grado di farvi fronte.
Crede  che il federalismo sia la risposta giusta ai problemi dell’Italia?
Dunque, la parola in sé non mi piace. Credo che un ragionevole grado di decentramento delle responsabilità sia una buona cosa. Deve essere però ragionevole: molte cose le deve fare il governo nazionale, alcune cose devono farle le regioni e i comuni. Ma il decentramento deve accompagnarsi ad una responsabilità fiscale di tutti, soprattutto nel Mezzogiorno. Voglio dire che è comunque finito il tempo delle risorse indefinite e della possibilità, quando finiscono i soldi, di indebitarsi con lo Stato. Per il Sud il decentramento può essere utile perché così è chiamato ad essere responsabile di ciò che fa.
Quali responsabilità imputerebbe alle classi dirigenti meridionali per le condizioni in cui attualmente versano le regioni del Sud?
Molte, ma meno di quelle che normalmente si attribuiscono loro. Nel dibattito italiano il Sud va male perché tutte le colpe sono delle classi dirigenti locali, ignorando il quadro politico nazionale, la situazione dei bilanci dei comuni, la dotazione di infrastrutture. Sicuramente, il quadro è molto più vario e la cosa veramente  importante non è dire che la classi dirigenti meridionali fanno schifo, come dicono da più parti nel mondo politico e tra gli opinionisti, ma riconoscere che nel Mezzogiorno ci sono amministrazioni buone ed altre molto cattive. Il punto è quindi capire perché alcune amministrazioni sono efficienti, virtuose, ed altre no.
twitter: @profgviesti
Fonte: Calabriaonwen

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Non è affatto vero che il sud vive sulle spalle di chi produce. Tutti gli indicatori, le cifre contenute nei documenti ufficiali del governo,  dicono il contrario, che il Sud in questi anni è stato privato di risorse che gli erano dovute. Dobbiamo combattere il pregiudizio che dipinge il Sud antropologicamente diverso, perciò incapace di emulare gli standard europei. Il sud deve fare però la sua parte, responsabilizzandosi”. Parliamo di Mezzogiorno, Europa e federalismo con il professor Gianfranco Viesti, ordinario di Economia applicata presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bari.
Gianfranco Viesti professore di Economia applicata presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bari.
Gianfranco Viesti (laurea in economia all’Università Bocconi) ha lavorato a lungo presso il Centro Studi sui processi di Internazionalizzazione della Bocconi e  l’Istituto per la Ricerca Sociale (Milano). Ha collaborato con l’Ocse, la Banca Mondiale e l’ILO in Asia e in America Latina. Ha fatto anche parte del Consiglio di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti. Figura di spicco nei Comitati scientifici dell’Osservatorio sulle Piccole e Medie Imprese, di Legambiente, del Consiglio Italiano per le Scienze Sociali,  oggi è Presidente dell’Ente Fiera del Levante. Tra i più insigni intellettuali meridionalisti, fra i suoi ultimi lavori possiamo citareMezzogiorno a tradimento. Il Nord, il Sud e la politica che non c’è” (Laterza Roma-Bari, 2009) e “Più lavoro, più talenti. Giovani, donne, Sud. Le risposte alla crisi”  (Donzelli, Roma, marzo 2010). L’ultima sua fatica, appena uscita per i tipi di Laterza, è “Il Mezzogiorno vive sulle spalle dell’Italia che produce: falso!”.
Professor Viesti, recentemente  ha affermato che la crisi potrebbe essere l’occasione per ripensare al Sud e alle sue debolezze e ricercare con creatività soluzioni ai suoi problemi. Può chiarire questa sua posizione?
Di solito si pensa molto poco al Sud perché si ritiene che tutto sia stato già fatto, tutto sia stato sperimentato e non ci sia più nulla da fare. Ma questo tipo di ragionamento adesso si può applicare allo stesso modo all’Italia. Anche l’Italia appare come un paese travolto dalle sue difficoltà. E proprio per questo che la crisi, economica e politica, deve obbligarci a mettere da parte questo tipo di pregiudizi e, quindi, a tornare a ripensare all’Italia ed al Mezzogiorno partendo dalle loro potenzialità, dalle loro possibilità. È difficile, lo so, ma è l’unica cosa da fare.
In un saggio del 2003 lei diceva che il  Mezzogiorno è una buona scusa per non affrontare realmente i problemi italiani. Vogliamo esplicitarlo questo concetto?
E certo, perché si ritiene che tantissime cose positive che accadono negli altri paesi europei, in Italia non si possono fare perché gli italiani sono fatti in maniera diversa, perché da noi le cose vanno in certo modo. Il Mezzogiorno, secondo questa tesi, è l’Italia al quadrato, nel senso che si ritiene che al Sud sia impossibile fare tutta una serie di cose perché l’atteggiamento delle persone, delle istituzioni, della politica, è di basso livello ed impediscono al Sud di diventare un posto normale, secondo quelli che sono gli standard europei. Se non combattiamo questi pregiudizi le cose che si possono fare diventano pochissime. Non dobbiamo accettare di farci vincere dal peso dei guai, del retaggio del passato, che potrebbero gravare molto negativamente anche sul futuro.
Si può affermare che negli ultimi anni c’è stata una drastica redistribuzione di risorse   dal Sud al Centro nord?
Certamente.  Ed è stata ancora più grave perché si sono associate due cose: la crisi economica, con un calo di reddito, di benessere, per tutti, e, nell’ambito di questo calo, un’azione che ha penalizzato molto più il Sud rispetto al resto del paese. Questa azione è stata più intensa, forte, più determinata tra il 2008 ed il 2011, durante il governo guidato da Berlusconi. I numeri di questa redistribuzione sono contenuti nei documenti ufficiali dei governi, sono nelle cifre relative agli investimenti pubblici ed in quelle che indicano la spesa corrente procapite. Ho provato a richiamare queste cifre in un modo comprensibile per il grande pubblico in un libro appena uscito per i tipi di Laterza, che si intitola: “Il Mezzogiorno vive sulle spalle dell’Italia che produce: falso!”. In esso sono trattati, argomentati, anche questi fenomeni che sono ignorati da gran parte dell’opinione pubblica.
Cosa può fare lo Stato per aiutare il Mezzogiorno ad uscire dalla sua condizione?
Deve fare lo Stato. Deve svolgere bene le sue funzioni di base, deve garantire innanzitutto la sicurezza dei cittadini, intraprendere una guerra finale senza quartiere contro le mafie, innalzando il livello di legalità diffusa. Deve garantire il territorio e la sicurezza delle persone dai rischi geologici, sismici, idraulici, mettendo in sicurezza il territorio. Deve far si che le scuole siano dei posti civili, dove tutti i ragazzi possano andare ad imparare senza rischi per la propria sicurezza, che le università pubbliche nel sud sopravvivano, vengano sostenute, cosa nient’affatto garantita dopo le misure degli ultimi governi, compreso quello guidato dal professor Monti. Deve consentire ai cittadini del Sud di muoversi sul territorio in modi e con costi ragionevoli. La circostanza che sia impossibile usare un qualsiasi mezzo pubblico per andare da Bari a Cosenza è totalmente inaccettabile: non è possibile che un cittadino di Bari o di Cosenza debba avere solo l’automobile come possibilità per recarsi da una città all’altra. Non è più tempo di pensare a futuribili, grandi investimenti in infrastrutture, non è un problema di binari, per intenderci, ma di treni.
E l’Europa?
L’Europa può fare moltissimo. È assolutamente decisiva per il futuro di tutti noi e bisognerebbe parlarne molto di più. L’Europa deve fare però due cose. La prima è  modificare questa linea di politica economica di austerità cieca e assoluta, che sta portando le società europee in una situazione di grande difficoltà e di grande pericolo, che io vedo molto simile a quello degli anni Trenta del Novecento. Ce lo dice quello che sta accadendo in Grecia, in Spagna, ed oggi anche in Italia. L’austerità da sola genera recessione e quindi altra austerità. La seconda cosa che deve fare l’Europa è avere più coraggio, come l’ha avuto moltissime volte in passato, nell’investimento sul suo futuro. Deve invertire questa tendenza autolesionista a ridurre il bilancio comunitario, a bloccare le grandi infrastrutture europee, a contenere i grandi progetti di ricerca comunitaria. Queste misure di politica economica sono decisive per il rilancio della competitività delle nostre economie e, quindi, del benessere nell’intera Europa.
Il dibattito sul federalismo fiscale si è da tempo arenato. A che punto è l’applicazione dei  decreti attuativi della Legge 42 del 2009?
Pessimo, perché siamo in mezzo al guado. Il primo lavoro che fu fatto con i governi precedenti è stato a mio avviso molto negativo, perché confuso ed, in misura rilevante, ispirato dall’obiettivo di mantenere una parte più grande possibile di gettito fiscale nelle regioni più ricche. Parliamo, per fare un esempio, del problema del finanziamento delle amministrazioni comunali, soprattutto di quelle del Mezzogiorno, lasciato dalla riforma nell’assoluta incertezza. Con il governo Monti l’operazione si è del tutto arenata, il che è un bene perché non si è proseguito su quelle linee, ma è un male perché ci lascia in una condizione di assoluta incertezza. Qualsiasi sindaco del Mezzogiorno è alle prese con un’assoluta difficoltà nel fornire ai propri cittadini più elementari, di base. Se a ciò si aggiunge che negli ultimi anni sono stati ridotti del 90% le risorse nazionali per le politiche sociali, cioè le politiche per i più deboli, le famiglie più numerose, la non autosufficienza, si capisce che proprio in questo periodo di forte emergenza, indotta dalla crisi, il peso dei servizi di assistenza è stato scaricato tutto sulle spalle delle amministrazioni locali, che non sono assolutamente in grado di farvi fronte.
Crede  che il federalismo sia la risposta giusta ai problemi dell’Italia?
Dunque, la parola in sé non mi piace. Credo che un ragionevole grado di decentramento delle responsabilità sia una buona cosa. Deve essere però ragionevole: molte cose le deve fare il governo nazionale, alcune cose devono farle le regioni e i comuni. Ma il decentramento deve accompagnarsi ad una responsabilità fiscale di tutti, soprattutto nel Mezzogiorno. Voglio dire che è comunque finito il tempo delle risorse indefinite e della possibilità, quando finiscono i soldi, di indebitarsi con lo Stato. Per il Sud il decentramento può essere utile perché così è chiamato ad essere responsabile di ciò che fa.
Quali responsabilità imputerebbe alle classi dirigenti meridionali per le condizioni in cui attualmente versano le regioni del Sud?
Molte, ma meno di quelle che normalmente si attribuiscono loro. Nel dibattito italiano il Sud va male perché tutte le colpe sono delle classi dirigenti locali, ignorando il quadro politico nazionale, la situazione dei bilanci dei comuni, la dotazione di infrastrutture. Sicuramente, il quadro è molto più vario e la cosa veramente  importante non è dire che la classi dirigenti meridionali fanno schifo, come dicono da più parti nel mondo politico e tra gli opinionisti, ma riconoscere che nel Mezzogiorno ci sono amministrazioni buone ed altre molto cattive. Il punto è quindi capire perché alcune amministrazioni sono efficienti, virtuose, ed altre no.
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Fonte: Calabriaonwen

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BACIATA DA DIO, BRUCIATA DALL'UOMO

Nessuna parola, nessun commento può essere abbastanza indignato e può descrivere in modo efficace il nostro stato d'animo in questo momento. Uno dei luoghi simbolo di Napoli è andato distrutto.




Vedere bruciare la città della scienza e' come vedere bruciare la speranza di una città proiettata verso il futuro. Questo luogo deve rinascere più bello di prima, possiamo contribuire tutti alla ricostruzione con un piccolo versamento sul Conto Corrente, intestato a Fondazione Idis Città della Scienza – IBAN IT41X0101003497100000003256 – causale: Ricostruire Città della Scienza.
Tutte le info sulla pagina Facebook di Citta della Scienza

Prima










Dopo



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Vedere bruciare la città della scienza e' come vedere bruciare la speranza di una città proiettata verso il futuro. Questo luogo deve rinascere più bello di prima, possiamo contribuire tutti alla ricostruzione con un piccolo versamento sul Conto Corrente, intestato a Fondazione Idis Città della Scienza – IBAN IT41X0101003497100000003256 – causale: Ricostruire Città della Scienza.
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Dopo



LA MIA CITTA’ BRUCIA


di Bruno Pappalardo, SUDVOX, 05.03. 2013

Sul luogo delle “morti bianche” dei miasmi che ammorbavano la città, delle acque nere, del benzopirene che strappava gli alveoli, sorse una città.
Dalle ceneri di un disastro ambientale ed umano sorse una città.
Ditemi se non era un sogno! Una vera  favola che potrebbe iniziare proprio con, “ C’era una volta….e, poi , vissero…”
Da una straordinaria visione di Vittorio Silvestrini nacque quella “Della Scienza”
Capite, … “ Scienza”ovvero  il sapere scientifico che si trasforma in conoscenza della realtà trasferendo in altri generi del pensiero.
Nasceva in momento difficile di Napoli che pareva riscattarsi con il suo “rinascimento” che falso o vero, ridava speranza ad una umanità ormai bombardata a tappeto dalle politiche del cosmopolitismo del severo consumismo che cercava mercati interni e scegliendo il Sud.
Napoli si riscattò con una città nuova e sfrontata; …voleva essere migliore di tutte!
La città nella mia città, orgoglio non solo del mondo - ma soprattutto nostro e mio -, non esiste più. Solo travi sottili ustionateate. Il cemento annerito da seducenti sfumature.
Non posso crederci, un altro colpetto al mio amore è giunto e non so darmi pace.
………………………………………………………………………..
Gnomo. Che vuoi tu inferire?
Folletto. Voglio inferire che gli uomini sono tutti morti, e la razza è perduta.
Gnomo. Oh cotesto è caso da gazzette. Ma pure fin qui non s'è veduto che ne ragionino. 
Gnomo. Né anche si potrà sapere a quanti siamo del mese, perché non si stamperanno più lunari. Folletto. Non sarà gran male, che la luna per questo non fallirà la strada.
Gnomo. E i giorni della settimana non avranno più nome.
(Leopardi, le operette morali)

Sia maledetto il DOLO o l’INCURIA o la MALEDETTA SORTE!
Chiedo ai giovani che qui sono nati e che da qui fuggono, ritornate!
Io non riuscirò, Io ho fallito!
Vi chiedo, come un guerriero a terra, tornate perché siete voi la mia nuova città e darete voi i nuovi nomi ai nuovi giorni delle nuove settimane.

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di Bruno Pappalardo, SUDVOX, 05.03. 2013

Sul luogo delle “morti bianche” dei miasmi che ammorbavano la città, delle acque nere, del benzopirene che strappava gli alveoli, sorse una città.
Dalle ceneri di un disastro ambientale ed umano sorse una città.
Ditemi se non era un sogno! Una vera  favola che potrebbe iniziare proprio con, “ C’era una volta….e, poi , vissero…”
Da una straordinaria visione di Vittorio Silvestrini nacque quella “Della Scienza”
Capite, … “ Scienza”ovvero  il sapere scientifico che si trasforma in conoscenza della realtà trasferendo in altri generi del pensiero.
Nasceva in momento difficile di Napoli che pareva riscattarsi con il suo “rinascimento” che falso o vero, ridava speranza ad una umanità ormai bombardata a tappeto dalle politiche del cosmopolitismo del severo consumismo che cercava mercati interni e scegliendo il Sud.
Napoli si riscattò con una città nuova e sfrontata; …voleva essere migliore di tutte!
La città nella mia città, orgoglio non solo del mondo - ma soprattutto nostro e mio -, non esiste più. Solo travi sottili ustionateate. Il cemento annerito da seducenti sfumature.
Non posso crederci, un altro colpetto al mio amore è giunto e non so darmi pace.
………………………………………………………………………..
Gnomo. Che vuoi tu inferire?
Folletto. Voglio inferire che gli uomini sono tutti morti, e la razza è perduta.
Gnomo. Oh cotesto è caso da gazzette. Ma pure fin qui non s'è veduto che ne ragionino. 
Gnomo. Né anche si potrà sapere a quanti siamo del mese, perché non si stamperanno più lunari. Folletto. Non sarà gran male, che la luna per questo non fallirà la strada.
Gnomo. E i giorni della settimana non avranno più nome.
(Leopardi, le operette morali)

Sia maledetto il DOLO o l’INCURIA o la MALEDETTA SORTE!
Chiedo ai giovani che qui sono nati e che da qui fuggono, ritornate!
Io non riuscirò, Io ho fallito!
Vi chiedo, come un guerriero a terra, tornate perché siete voi la mia nuova città e darete voi i nuovi nomi ai nuovi giorni delle nuove settimane.

venerdì 1 marzo 2013

COMUNICATO PDelSUD CALABRIA 28/02/2013: NUOVO ORGANIGRAMMA PARTITO DEL SUD IN CALABRIA




La struttura organizzativa del PdelSUD - Calabria, a dimostrazione di una continua crescita del Movimento nel territorio calabrese, su indicazione del Coordinatore regionale Giuseppe Spadafora ed in accordo con il Direttivo nazionale del movimento, nomina:

Franco Gallo, Coordinatore della provincia di Catanzaro;
Franco Gaudio, coordinatore della provincia di Cosenza;
Junio Iuele tesoriere regionale.

Conferma Pasquale Mesiti, Coordinatore per la provincia di Reggio Calabria.

Sicuri che queste nomine contribuiranno ad un ulteriore radicamento del PdelSUD, facciamo gli auguri di buon lavoro.


Enzo Riccio, Segretario Organizzativo nazionale del Partito del Sud
Giuseppe Spadafora, Coordinatore Partito del Sud - Calabria 


Fonte: Partito del Sud - Roma


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La struttura organizzativa del PdelSUD - Calabria, a dimostrazione di una continua crescita del Movimento nel territorio calabrese, su indicazione del Coordinatore regionale Giuseppe Spadafora ed in accordo con il Direttivo nazionale del movimento, nomina:

Franco Gallo, Coordinatore della provincia di Catanzaro;
Franco Gaudio, coordinatore della provincia di Cosenza;
Junio Iuele tesoriere regionale.

Conferma Pasquale Mesiti, Coordinatore per la provincia di Reggio Calabria.

Sicuri che queste nomine contribuiranno ad un ulteriore radicamento del PdelSUD, facciamo gli auguri di buon lavoro.


Enzo Riccio, Segretario Organizzativo nazionale del Partito del Sud
Giuseppe Spadafora, Coordinatore Partito del Sud - Calabria 


Fonte: Partito del Sud - Roma


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giovedì 28 febbraio 2013

LA STORIA DELLE BAMBOLE SPETTINATE


di Bruno Pappalardo, 28.02.2013, SUDVOX

Non è la battuta di un noto politico ma una storia vera letta per caso.
E’ la storia di una donna; un’insegnante in pensione. Racconta di aver vissuto sulla sua pelle  la crisi della donna nella società e la durezza del lavoro, il lottare con le esigenze affettive della famiglia,  un marito intellettuale,  tuttavia maschio e realizzato nel suo ruolo di prof universitario. Insomma  una donna fortunata ma,  proprio da questa meravigliosa gabbia d’oro,  registrava le sue sconfitte, come  capire che il nuovo ruolo della donna si è aggiunto al vecchio. Reclama il diritto ai sentimenti e  il diritto ad essere donna come sentirsi e volere, dice: “Sono stata una bambola pettinatissima, vestita dei piumaggi necessari a sentirmi donna e ad attrarre gli uomini che io stessa desideravo” (..) Ma poi, ha ritenuto  necessario attivare la sua parte intellettuale per un più  splendente piumaggio, quello che la mente è capace di fare,  “accendere in me una luce diversa”  (…) E’ stata, dunque,  meglio con se stessa, poteva  scegliere e cosa mostrare di se. E’  stata male  con uomini che “pretendevano una disponibilità fisica e psicologica. Perciò ho cominciato a spettinarmi, a cercare chi le stesse accanto anche spettinata. un nuovo rapporto” con i suoi uomini ambigui. Gli uomini,  ”preferiscono le bionde”. Ebbene, lei: "Non mi sono data per vinta: mai stata “bionda” n vita mia. Sapete perché? Quel colore non mi dona.  Molti uomini mi hanno apprezzata ma non capìta. Avevo ricoperto tutti i ruoli che la società gi aveva  proposto.(…)       
Ci  vuole tanto tempo per i cambiamenti di governo, economia e una cultura diversa per levare dalle spalle delle donne il carico delle ambiguità. Dobbiamo educarci  perché si possa accettare di essere “bambole spettinate”!
La lettura era lunga e interessante e non sarei riuscito mai a trasmetterne la bellezza e la profondità del racconto ma, tuttavia, mi ha lasciato, per un verso soddisfatto ma anche inquieto.
Insomma “essere bambole spettinate” corrisponde ad essere assolutamente diversi da quello che gli altri s’aspettano (vale molto in politica questa cosa) da te e, per quanto sia giusto rispondere alle loro istanze,  bisogna  e,  la dico meglio, … essere se stessi.  Vuol dire soprattutto far prevalere quella parte di te che prova a raggiungere le mete, gli obbiettivi, l’esito felice di un ottenimento ma rispettandosi, rispettando la propria storia, personale, ideologica e politica ma anche  essere pragmatici.
Mi sono posto il problema, impellente, di nuovi iscritti, al fare proselitismo!
Sono stato ai banchetti e la prima domanda che ti fanno è: ” chi siete ?”
Una domanda difficile perché bisogna rispondere prontamente. I viandanti sono prontissimi a scappar via come fulmini! E, a dire il vero, con me scappavano perché tentavo di dire effettivamente chi eravamo:  “ Siamo per il recupero della…”e … prendevano il largo infilandosi dal tabaccaio o al bar.
PENSO CHE BOSOGNA SPETTINARSI!

Dunque bisogna fare i conti con chi ci troviamo davanti. Ecco la conclusione  di  questo bizzarro riflettere. Sempre coniugare la realtà con la tua/ nostra storia identitaria ma per  la  volta prossima,  
chiedersi come, tecnicamente ma anche pragmaticamente,porsi davanti alla nostra azione di tesseramento o adesioni  
Non faremo mai nuovi iscritti se chiederemo o vorremmo da costoro la conoscenza del nostro passato! Non faremo mai nuovi iscritti se proveremo a farlo, …durante la narrazione scapperanno come fulmini!  
Riusciremo solo offrendo valori di riscatto semplici ma accompagnati da  proposte che parlino chiaro!
Qui c’è la pezza qui il sapone, vai, muoviti!
Qui la mia proposta di rinascita basata sull’istantanea lotta alla disoccupazione!
Qui la soluzione perché i nostri figli possano studiare e restare in questa terra e lavorare!
Qui, il credito dovutoti per andare avanti con la tua azienda!
Qui la migliore assistenza sanitaria possibile per oggi e domani sarà ancora migliore!
Qui la giusta RC/auto che non ti penalizza e ti discrimina!
Qui t’accolgo per assisterti ma anche  valutare i tuoi debiti verso lo Stato e come uscirne!
ECCO SU COSA LAVORARE!
,… OCCORRE LA SOLA STORIA DELL’OPPRESSIONE DA POLITICHE AFFLITTIVE CONTRO IL SUD. 
(per queste - forse politiche -  amministrative)
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di Bruno Pappalardo, 28.02.2013, SUDVOX

Non è la battuta di un noto politico ma una storia vera letta per caso.
E’ la storia di una donna; un’insegnante in pensione. Racconta di aver vissuto sulla sua pelle  la crisi della donna nella società e la durezza del lavoro, il lottare con le esigenze affettive della famiglia,  un marito intellettuale,  tuttavia maschio e realizzato nel suo ruolo di prof universitario. Insomma  una donna fortunata ma,  proprio da questa meravigliosa gabbia d’oro,  registrava le sue sconfitte, come  capire che il nuovo ruolo della donna si è aggiunto al vecchio. Reclama il diritto ai sentimenti e  il diritto ad essere donna come sentirsi e volere, dice: “Sono stata una bambola pettinatissima, vestita dei piumaggi necessari a sentirmi donna e ad attrarre gli uomini che io stessa desideravo” (..) Ma poi, ha ritenuto  necessario attivare la sua parte intellettuale per un più  splendente piumaggio, quello che la mente è capace di fare,  “accendere in me una luce diversa”  (…) E’ stata, dunque,  meglio con se stessa, poteva  scegliere e cosa mostrare di se. E’  stata male  con uomini che “pretendevano una disponibilità fisica e psicologica. Perciò ho cominciato a spettinarmi, a cercare chi le stesse accanto anche spettinata. un nuovo rapporto” con i suoi uomini ambigui. Gli uomini,  ”preferiscono le bionde”. Ebbene, lei: "Non mi sono data per vinta: mai stata “bionda” n vita mia. Sapete perché? Quel colore non mi dona.  Molti uomini mi hanno apprezzata ma non capìta. Avevo ricoperto tutti i ruoli che la società gi aveva  proposto.(…)       
Ci  vuole tanto tempo per i cambiamenti di governo, economia e una cultura diversa per levare dalle spalle delle donne il carico delle ambiguità. Dobbiamo educarci  perché si possa accettare di essere “bambole spettinate”!
La lettura era lunga e interessante e non sarei riuscito mai a trasmetterne la bellezza e la profondità del racconto ma, tuttavia, mi ha lasciato, per un verso soddisfatto ma anche inquieto.
Insomma “essere bambole spettinate” corrisponde ad essere assolutamente diversi da quello che gli altri s’aspettano (vale molto in politica questa cosa) da te e, per quanto sia giusto rispondere alle loro istanze,  bisogna  e,  la dico meglio, … essere se stessi.  Vuol dire soprattutto far prevalere quella parte di te che prova a raggiungere le mete, gli obbiettivi, l’esito felice di un ottenimento ma rispettandosi, rispettando la propria storia, personale, ideologica e politica ma anche  essere pragmatici.
Mi sono posto il problema, impellente, di nuovi iscritti, al fare proselitismo!
Sono stato ai banchetti e la prima domanda che ti fanno è: ” chi siete ?”
Una domanda difficile perché bisogna rispondere prontamente. I viandanti sono prontissimi a scappar via come fulmini! E, a dire il vero, con me scappavano perché tentavo di dire effettivamente chi eravamo:  “ Siamo per il recupero della…”e … prendevano il largo infilandosi dal tabaccaio o al bar.
PENSO CHE BOSOGNA SPETTINARSI!

Dunque bisogna fare i conti con chi ci troviamo davanti. Ecco la conclusione  di  questo bizzarro riflettere. Sempre coniugare la realtà con la tua/ nostra storia identitaria ma per  la  volta prossima,  
chiedersi come, tecnicamente ma anche pragmaticamente,porsi davanti alla nostra azione di tesseramento o adesioni  
Non faremo mai nuovi iscritti se chiederemo o vorremmo da costoro la conoscenza del nostro passato! Non faremo mai nuovi iscritti se proveremo a farlo, …durante la narrazione scapperanno come fulmini!  
Riusciremo solo offrendo valori di riscatto semplici ma accompagnati da  proposte che parlino chiaro!
Qui c’è la pezza qui il sapone, vai, muoviti!
Qui la mia proposta di rinascita basata sull’istantanea lotta alla disoccupazione!
Qui la soluzione perché i nostri figli possano studiare e restare in questa terra e lavorare!
Qui, il credito dovutoti per andare avanti con la tua azienda!
Qui la migliore assistenza sanitaria possibile per oggi e domani sarà ancora migliore!
Qui la giusta RC/auto che non ti penalizza e ti discrimina!
Qui t’accolgo per assisterti ma anche  valutare i tuoi debiti verso lo Stato e come uscirne!
ECCO SU COSA LAVORARE!
,… OCCORRE LA SOLA STORIA DELL’OPPRESSIONE DA POLITICHE AFFLITTIVE CONTRO IL SUD. 
(per queste - forse politiche -  amministrative)

Salviamo gli ulivi secolari, il Partito del Sud appoggia la petizione on line


olivosecolareIl Partito del Sud di Puglia appoggia la Petizione on line per salvare gli ulivi secolari della nostra regione. Ancora una volta in Consiglio Regionale si discuterà di una deroga alla legge che li tutela. La domanda è, a che pro ?
Chiediamo ai Consiglieri Regionali pugliesi di non rendersi responsabili di questo ulteriore scempio e schiaffo alla nostra regione.
Riportiamo di seguito il testo della petizione lanciata on line e il link
“Il 5 marzo si discuterà in Regione Puglia una deroga all’attuale legge 14/2007 che oggi tutela il patrimonio pugliese degli ulivi secolari, con una mappatura degli ulivi del territorio e la creazione di Elenchi Regionali che tutelano questo albero unico al mondo. Se la deroga dovesse passare, gli ulivi monumentali di Puglia potranno essere estirpati senza dover richiedere pareri paesaggistici (oggi gli unici vincoli che proteggono questo splendido patrimonio del sud) nessun vincolo, senza alcun criterio per lasciare spazio a capannoni, case ed ogni altra volontà urbanistica. Aiutateci a DIRE NO a scellerati azioni distruttive dell’uomo, a NON consentire ulteriori azioni distruttive del nostro territorio, già fortemente segnata da una politica miope e a salvaguardare questi MONUMENTI DELLA NATURA. Segnaliamo per dovere di cronaca che è in atto da diversi anni una richiesta presso l’UNESCO per il riconoscimento dei nostri ulivi quale PATRIMONIO DELL’UMANITA’.”
La petizione è stata creata da Simona su avaaz.org e noi vi abbiamo aderito

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olivosecolareIl Partito del Sud di Puglia appoggia la Petizione on line per salvare gli ulivi secolari della nostra regione. Ancora una volta in Consiglio Regionale si discuterà di una deroga alla legge che li tutela. La domanda è, a che pro ?
Chiediamo ai Consiglieri Regionali pugliesi di non rendersi responsabili di questo ulteriore scempio e schiaffo alla nostra regione.
Riportiamo di seguito il testo della petizione lanciata on line e il link
“Il 5 marzo si discuterà in Regione Puglia una deroga all’attuale legge 14/2007 che oggi tutela il patrimonio pugliese degli ulivi secolari, con una mappatura degli ulivi del territorio e la creazione di Elenchi Regionali che tutelano questo albero unico al mondo. Se la deroga dovesse passare, gli ulivi monumentali di Puglia potranno essere estirpati senza dover richiedere pareri paesaggistici (oggi gli unici vincoli che proteggono questo splendido patrimonio del sud) nessun vincolo, senza alcun criterio per lasciare spazio a capannoni, case ed ogni altra volontà urbanistica. Aiutateci a DIRE NO a scellerati azioni distruttive dell’uomo, a NON consentire ulteriori azioni distruttive del nostro territorio, già fortemente segnata da una politica miope e a salvaguardare questi MONUMENTI DELLA NATURA. Segnaliamo per dovere di cronaca che è in atto da diversi anni una richiesta presso l’UNESCO per il riconoscimento dei nostri ulivi quale PATRIMONIO DELL’UMANITA’.”
La petizione è stata creata da Simona su avaaz.org e noi vi abbiamo aderito

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martedì 26 febbraio 2013

Agli elettori del Lazio...1275 volte grazie!!!

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Per la prima volta una lista meridionalista si presentava al Senato nella Regione Lazio, il Partito del Sud è riuscito in questo miracolo e in questo blitz brigantesco con la tenacia immane di un drappello di briganti a Roma e di un altro in Alta Terra di Lavoro.

E' stato davvero difficile raccogliere le firme ed adempiere a tutte le formalità burocratiche della casta nazional-padana ma ce l'abbiamo fatta e alla fine, ancora più eroicamente abbiamo sfidato con un budget di 3000 Euro le corazzate nemiche con la forza mediatica di un Grillo o con i milioni di Euro di PD, UDC e PDL e compagnia brutta, in una campagna elettorale che come sempre, viene fatta in condizioni di massima illegalità e di nessuna "par condicio" di fatto. 

Oltre i pochi mezzi economici, la presenza concreta di attivisti in sole due province quella di Roma e di Latina, da notare che le presenze in TV nazionali sono state pari a zero...qui la casta si difende con una vergognosa legge dello Stato, chiamata pure vergognosamente "par condicio" che pretende la presenza in almeno 1/4 del territori o meglio 1/4 di copertura della popolazione totale italiana, vale a dire per andare almeno ad una tribuna politica (non certo a Ballarò o da Gruber o da Santoro...) devi presentare la lista almeno in 4 regioni come il Lazio...rispetto per gli altri che con fatica e sacrificio presentano la lista solo nel Lazio pari a zero. Ma chi non ci prova nemmeno, queste cose non solo non le sa ma non le può manco immaginare...
Per non parlare della solita storia dei manifesti e degli spazi gratuiti concessi dal Comune, nonostante qui le regole ci siano e sono chiare, non c'è nessun controllo e quindi vige la legge del taglione, chi spende di più sporcando ed imbrattando tutti i muri, vince in visibilità ed arroganza.
Abbiamo provato quindi con gli spot radio e le campagne facebook/google, applicando pure gli strumenti internet tanto invocati per il successo di Grillo senza sperare che i tanti gonzi del nostro mondo capiscano che in quel caso sono solo degli acceleratori di una visibilità mediatica che già c'è...comunque abbiamo fatto esperienza ed abbiamo l'orgoglio di averci provato e di averci messo la faccia e soprattutto di avere più di 1200 nuovi amici che ci hanno dato fiducia. Da notare poi il voto a Roma dove abbiamo superato i 600 voti ed in alcuni comuni dove abbiamo una presenza e c'è una maggiore coscienza identitaria come a Formia, a Gaeta, a Castelforte, in Alta Terra di Lavoro, dove sfioriamo l'1%. E' ancora poco? Certo...però e' un segnale importante, considerate le difficili condizioni di partenza già dette in una regione che non è del Sud ed alle elezioni politiche dove l'appello al "voto utile" è pressante, inoltre questo è anche un benchmark ossia un numero di partenza col quale confrontarsi in futuro in questo territorio. Per gli altri non resta che l'invidia e la maldicenza, dicendo che loro ne prenderebbero 100.000 di voti ma sparare palle è oramai un triste sport nazionale al quale, purtroppo, anche i meridionali si sono adeguati e fanno a gara con i Cavalieri di Arcore.
Ci spiace notare infatti che ci sono sempre i professori di meridionalismo dal PC che continuano a darci lezioni comodamente da casa, altri che vaneggiano sul "risveglio" di un popolo che da 20 anni non hanno mai risvegliato né si vedono segnali confortanti all'orizzonte visto il desolante voto soprattutto del Sud (addirittura più di 6000 voti in Campania per la Lega Nord!!!) e illudono le persone di un loro potenziale che non hanno oggi e non avranno mai basta vedere quanti sono i loro iscritti che pagano una quota annuale e non i contatti di una mailing list, per non parlare di quelli con le pretese di "indipendenza o niente" che non hanno nessun contatto con la realtà e nemmeno si sono mai visti ad un'elezione amministrativa nel comune di Roccasecca (con tutto il rispetto per gli abitanti di quel comune...) ma loro aspirano alle corti dell'Aia o di Strarburgo....per finire, come diceva Pasolini, odio gli indifferenti e gli ignavi che ti cercano solo per presentare il loro giornaletto o il loro libricino, ma quando poi si tratta di scendere con noi in piazza per fare volantinaggio o per manifestare per la nostra terra, non li trovi mai e sono sempre impegnatissimi...ma quest'esperienza ci è servita anche per capire perfettamente chi è con noi e chi non lo è.
Grazie invece a tutti i briganti e le brigantesse che ci hanno aiutato in quest'avventura e a tutti gli elettori che ci hanno dato fiducia, più forza ci darete e saremo sempre di più per difendere davvero la nostra terra con un meridionalismo progressista ed identitario che parla di verità storica e di legalità, di lavoro e di autonomia del Sud per un paese più giusto e più solidale. Per chi ci vuole davvero aiutare a crescere concretamente nel Lazio, per essere sempre più presenti in più circoscrizioni, in più comuni e provincie, può scriverci a:
partitodelsud.roma@gmail.com


Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud




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Per la prima volta una lista meridionalista si presentava al Senato nella Regione Lazio, il Partito del Sud è riuscito in questo miracolo e in questo blitz brigantesco con la tenacia immane di un drappello di briganti a Roma e di un altro in Alta Terra di Lavoro.

E' stato davvero difficile raccogliere le firme ed adempiere a tutte le formalità burocratiche della casta nazional-padana ma ce l'abbiamo fatta e alla fine, ancora più eroicamente abbiamo sfidato con un budget di 3000 Euro le corazzate nemiche con la forza mediatica di un Grillo o con i milioni di Euro di PD, UDC e PDL e compagnia brutta, in una campagna elettorale che come sempre, viene fatta in condizioni di massima illegalità e di nessuna "par condicio" di fatto. 

Oltre i pochi mezzi economici, la presenza concreta di attivisti in sole due province quella di Roma e di Latina, da notare che le presenze in TV nazionali sono state pari a zero...qui la casta si difende con una vergognosa legge dello Stato, chiamata pure vergognosamente "par condicio" che pretende la presenza in almeno 1/4 del territori o meglio 1/4 di copertura della popolazione totale italiana, vale a dire per andare almeno ad una tribuna politica (non certo a Ballarò o da Gruber o da Santoro...) devi presentare la lista almeno in 4 regioni come il Lazio...rispetto per gli altri che con fatica e sacrificio presentano la lista solo nel Lazio pari a zero. Ma chi non ci prova nemmeno, queste cose non solo non le sa ma non le può manco immaginare...
Per non parlare della solita storia dei manifesti e degli spazi gratuiti concessi dal Comune, nonostante qui le regole ci siano e sono chiare, non c'è nessun controllo e quindi vige la legge del taglione, chi spende di più sporcando ed imbrattando tutti i muri, vince in visibilità ed arroganza.
Abbiamo provato quindi con gli spot radio e le campagne facebook/google, applicando pure gli strumenti internet tanto invocati per il successo di Grillo senza sperare che i tanti gonzi del nostro mondo capiscano che in quel caso sono solo degli acceleratori di una visibilità mediatica che già c'è...comunque abbiamo fatto esperienza ed abbiamo l'orgoglio di averci provato e di averci messo la faccia e soprattutto di avere più di 1200 nuovi amici che ci hanno dato fiducia. Da notare poi il voto a Roma dove abbiamo superato i 600 voti ed in alcuni comuni dove abbiamo una presenza e c'è una maggiore coscienza identitaria come a Formia, a Gaeta, a Castelforte, in Alta Terra di Lavoro, dove sfioriamo l'1%. E' ancora poco? Certo...però e' un segnale importante, considerate le difficili condizioni di partenza già dette in una regione che non è del Sud ed alle elezioni politiche dove l'appello al "voto utile" è pressante, inoltre questo è anche un benchmark ossia un numero di partenza col quale confrontarsi in futuro in questo territorio. Per gli altri non resta che l'invidia e la maldicenza, dicendo che loro ne prenderebbero 100.000 di voti ma sparare palle è oramai un triste sport nazionale al quale, purtroppo, anche i meridionali si sono adeguati e fanno a gara con i Cavalieri di Arcore.
Ci spiace notare infatti che ci sono sempre i professori di meridionalismo dal PC che continuano a darci lezioni comodamente da casa, altri che vaneggiano sul "risveglio" di un popolo che da 20 anni non hanno mai risvegliato né si vedono segnali confortanti all'orizzonte visto il desolante voto soprattutto del Sud (addirittura più di 6000 voti in Campania per la Lega Nord!!!) e illudono le persone di un loro potenziale che non hanno oggi e non avranno mai basta vedere quanti sono i loro iscritti che pagano una quota annuale e non i contatti di una mailing list, per non parlare di quelli con le pretese di "indipendenza o niente" che non hanno nessun contatto con la realtà e nemmeno si sono mai visti ad un'elezione amministrativa nel comune di Roccasecca (con tutto il rispetto per gli abitanti di quel comune...) ma loro aspirano alle corti dell'Aia o di Strarburgo....per finire, come diceva Pasolini, odio gli indifferenti e gli ignavi che ti cercano solo per presentare il loro giornaletto o il loro libricino, ma quando poi si tratta di scendere con noi in piazza per fare volantinaggio o per manifestare per la nostra terra, non li trovi mai e sono sempre impegnatissimi...ma quest'esperienza ci è servita anche per capire perfettamente chi è con noi e chi non lo è.
Grazie invece a tutti i briganti e le brigantesse che ci hanno aiutato in quest'avventura e a tutti gli elettori che ci hanno dato fiducia, più forza ci darete e saremo sempre di più per difendere davvero la nostra terra con un meridionalismo progressista ed identitario che parla di verità storica e di legalità, di lavoro e di autonomia del Sud per un paese più giusto e più solidale. Per chi ci vuole davvero aiutare a crescere concretamente nel Lazio, per essere sempre più presenti in più circoscrizioni, in più comuni e provincie, può scriverci a:
partitodelsud.roma@gmail.com


Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud




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