martedì 12 febbraio 2013

Una proposta per il Centro Sud. I fondi europei detassino tutte le imprese, non ne finanzino solo alcune



Scritto da: Piercamillo Falasca

Se mi capitasse la ventura di sedere in Parlamento, il primo atto che presenterei all’attenzione dell’aula sarebbe una mozione parlamentare che impegni il governo italiano ad aprire un negoziato con l’Unione Europea sull’utilizzo del fondi comunitari del periodo 2014-2020 (oggetto nei giorni scorsi dell’accordo sul bilancio), per convertirli in una consistente riduzione dell’imposizione sul reddito d’impresa per tutte le aziende residenti nelle regioni del Centro-Sud (le aree beneficiarie degli aiuti). È una proposta a cui il sottoscritto ha lavorato nel 2008 per l’Istituto Bruno Leoni e che, a distanza di anni, appare quanto mai opportuna (nella sua forma “radicale”, la trasformazione del Mezzogiorno in una grande No Tax Region per il reddito d’impresa).

Anche il ciclo di programmazione dei fondi strutturali 2007-2013, come quello precedente, ha purtroppo mostrato le sue falle: l’intermediazione politica e burocratica delle risorse comunitarie ne condiziona negativamente l’utilizzo, a scapito della trasparenza e dell’efficacia degli investimenti. Intorno ai fondi comunitari si è sviluppata e consolidata negli anni una pletora di interessi clientelari, che ne hanno snaturato la ratio. Sarebbe decisamente meglio una misura lineare e “impersonale”, una detassazione del reddito per tutte le attività economiche, che finisca così per premiare gli imprenditori più capaci e meritevoli e non per finanziarie improbabili ed anti-economiche attività, la cui ragion d’essere è costituita semplicemente dall’incasso dell’incentivo.

Non sfugge che una detassazione dell’imposta sul reddito per le imprese meridionali rischierebbe di avere più di un profilo di incompatibilità con le norme comunitarie in materia di aiuti di stato, tanto che l’eventuale placet dell’Unione Europea dovrebbe essere l’esito di una richiesta (esplicita e tutta politica) da parte del governo italiano di una deroga, di una vera e propria “eccezione”.

D’altro canto, si può davvero considerare aiuto di Stato un intervento di riduzione fiscale per un’area abitata da circa diciassette milioni di abitanti? Conti alla mano, il Mezzogiorno d’Italia sarebbe l’ottavo paese dell’Unione Europea. E non è azzardato considerarlo un paese quanto meno “per differenza”, rispetto al Centro-Nord dell’Italia: non c’è una statistica di natura socio-economica che sia una, in cui non si evidenzi la frattura profonda tra le due macroregioni della nazione e il carattere drammaticamente duale del paese.

Ciò detto, mai come in una fase di crisi come quella che stiamo vivendo e grazie alla credibilità faticosamente riconquistata nell’ultimo anno di governo Monti, l’Italia avrebbe la forza e la legittimità per  imporre questa posizione. L’abbattimento indifferenziato della pressione fiscale per le aziende sarebbe una leva per l’attrazione degli investimenti privati, ma rappresenterebbe soprattutto un messaggio chiaro di “astensione” della politica e della burocrazia da scelte e dinamiche che riguardano esclusivamente gli attori privati.

Fonte: www.libertiamo.it

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Scritto da: Piercamillo Falasca

Se mi capitasse la ventura di sedere in Parlamento, il primo atto che presenterei all’attenzione dell’aula sarebbe una mozione parlamentare che impegni il governo italiano ad aprire un negoziato con l’Unione Europea sull’utilizzo del fondi comunitari del periodo 2014-2020 (oggetto nei giorni scorsi dell’accordo sul bilancio), per convertirli in una consistente riduzione dell’imposizione sul reddito d’impresa per tutte le aziende residenti nelle regioni del Centro-Sud (le aree beneficiarie degli aiuti). È una proposta a cui il sottoscritto ha lavorato nel 2008 per l’Istituto Bruno Leoni e che, a distanza di anni, appare quanto mai opportuna (nella sua forma “radicale”, la trasformazione del Mezzogiorno in una grande No Tax Region per il reddito d’impresa).

Anche il ciclo di programmazione dei fondi strutturali 2007-2013, come quello precedente, ha purtroppo mostrato le sue falle: l’intermediazione politica e burocratica delle risorse comunitarie ne condiziona negativamente l’utilizzo, a scapito della trasparenza e dell’efficacia degli investimenti. Intorno ai fondi comunitari si è sviluppata e consolidata negli anni una pletora di interessi clientelari, che ne hanno snaturato la ratio. Sarebbe decisamente meglio una misura lineare e “impersonale”, una detassazione del reddito per tutte le attività economiche, che finisca così per premiare gli imprenditori più capaci e meritevoli e non per finanziarie improbabili ed anti-economiche attività, la cui ragion d’essere è costituita semplicemente dall’incasso dell’incentivo.

Non sfugge che una detassazione dell’imposta sul reddito per le imprese meridionali rischierebbe di avere più di un profilo di incompatibilità con le norme comunitarie in materia di aiuti di stato, tanto che l’eventuale placet dell’Unione Europea dovrebbe essere l’esito di una richiesta (esplicita e tutta politica) da parte del governo italiano di una deroga, di una vera e propria “eccezione”.

D’altro canto, si può davvero considerare aiuto di Stato un intervento di riduzione fiscale per un’area abitata da circa diciassette milioni di abitanti? Conti alla mano, il Mezzogiorno d’Italia sarebbe l’ottavo paese dell’Unione Europea. E non è azzardato considerarlo un paese quanto meno “per differenza”, rispetto al Centro-Nord dell’Italia: non c’è una statistica di natura socio-economica che sia una, in cui non si evidenzi la frattura profonda tra le due macroregioni della nazione e il carattere drammaticamente duale del paese.

Ciò detto, mai come in una fase di crisi come quella che stiamo vivendo e grazie alla credibilità faticosamente riconquistata nell’ultimo anno di governo Monti, l’Italia avrebbe la forza e la legittimità per  imporre questa posizione. L’abbattimento indifferenziato della pressione fiscale per le aziende sarebbe una leva per l’attrazione degli investimenti privati, ma rappresenterebbe soprattutto un messaggio chiaro di “astensione” della politica e della burocrazia da scelte e dinamiche che riguardano esclusivamente gli attori privati.

Fonte: www.libertiamo.it

COMUNICATO STAMPA PARTITO DEL SUD: PRESENTAZIONE LISTA DEL PARTITO DEL SUD A ROMA IL 16 FEBBRAIO 2013


Il Partito del Sud presenta sabato 16 febbraio alle ore 11 alla Città dell’Altra Economia, Largo Dino Frisullo zona ex Mattatoio al quartiere Testaccio di Roma, la sua lista di candidati alle elezioni politiche nazionali del 24 e 25 febbraio 2013, al Senato Lazio.


Siamo l’unica lista autenticamente meridionalista ed autonoma dagli altri schieramenti , da non confondere con altre liste che parlano genericamente di Sud e poi si trovano in coalizione con la Lega Nord, cosa che per noi è un tragicomico paradosso.

Il Partito del Sud vuole invece mostrare il volto autentico del meridionalismo, sulla base delle lezioni di grandi meridionalisti del passato come Dorso e Salvemini, basato sull’identità meridionale e sulla verità storica della “malaunità” del 1861 che per noi è stata la vera origine della questione meridionale. Questo non per nostalgici ritorni al passato o separatismi, ma per guardare al futuro ritrovando l’orgoglio di essere meridionali e lottando per la piena applicazione di quell’articolo 3 della nostra Costituzione, per un paese più uguale e più giusto dove i giovani meridionali abbiano le stesse probabilità di trovare un lavoro senza dover per forza emigrare e dove la mobilità dei cittadini e delle merci non venga limitata al Sud da Trenitalia o da strade disastrose come la SA-RC, mentre c’e’ chi pensa ad inutili ponti e altre cattedrali nel deserto, tutto ciò è colpa dello Stato italiano e non certo del popolo meridionale….dopo 152 anni di “prima il Nord”, è venuto il momento di ripartire da Sud.

Ripartire da Sud perché dopo 20 anni di berlusconismo, con intervalli dei governi Prodi, siamo arrivati al capolinea, sia con l’illusione della “locomotiva del nord” sia con un modello liberista che affidava tutto al ruolo salvifico del mercato. C’è invece bisogno di una buona politica lontana dall’esempio dei partiti tradizionali, sia di destra che di centro che di sinistra, che riporti i cittadini ad interessarsi della cosa pubblica superando il disgusto che oggi dilaga dopo gli ultimi scandali.

Serve un nuovo modello di sviluppo che riporti l’Italia in Europa per gli investimenti nella ricerca e nell’educazione, serve investire nelle nuove tecnologie come la banda larga e serve difendere i nostri prodotti tipici e le nostre ricchezze culturali e naturali e non nuovi condoni o altri abusi edilizi. Infine serve difendere le nostre piccole e medie industrie e non le FIAT che privatizzano i profitti e socializzano le perdite o le ILVA che portano alla drammatica scelta tra salute e lavoro a Taranto.

Sul fronte della legalità tolleranza zero con le mafie e con l’intreccio tra queste e le lobbies economiche e finanziarie, ricordando che devono essere inasprite le leggi contro la corruzione e reintrodotto il falso in bilancio anche per combattere le mafie che non sono più quelle con la lupara ma proprietarie di società e di banche.

Non a caso quindi vogliamo presentare la nostra lista, fatta non da professionisti della politica ma da professionisti, dipendenti, pensionati, commercianti, cassintegrati…tutte persone innamorate della propria terra, alla Città dell’Altra Economia ed invece delle promesse da televenditore o il rigore da professore della Bocconi, noi preferiamo presentare la nostra passione e il nostro impegno civile per un paese più unito, più equo e più giusto.


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Il Partito del Sud presenta sabato 16 febbraio alle ore 11 alla Città dell’Altra Economia, Largo Dino Frisullo zona ex Mattatoio al quartiere Testaccio di Roma, la sua lista di candidati alle elezioni politiche nazionali del 24 e 25 febbraio 2013, al Senato Lazio.


Siamo l’unica lista autenticamente meridionalista ed autonoma dagli altri schieramenti , da non confondere con altre liste che parlano genericamente di Sud e poi si trovano in coalizione con la Lega Nord, cosa che per noi è un tragicomico paradosso.

Il Partito del Sud vuole invece mostrare il volto autentico del meridionalismo, sulla base delle lezioni di grandi meridionalisti del passato come Dorso e Salvemini, basato sull’identità meridionale e sulla verità storica della “malaunità” del 1861 che per noi è stata la vera origine della questione meridionale. Questo non per nostalgici ritorni al passato o separatismi, ma per guardare al futuro ritrovando l’orgoglio di essere meridionali e lottando per la piena applicazione di quell’articolo 3 della nostra Costituzione, per un paese più uguale e più giusto dove i giovani meridionali abbiano le stesse probabilità di trovare un lavoro senza dover per forza emigrare e dove la mobilità dei cittadini e delle merci non venga limitata al Sud da Trenitalia o da strade disastrose come la SA-RC, mentre c’e’ chi pensa ad inutili ponti e altre cattedrali nel deserto, tutto ciò è colpa dello Stato italiano e non certo del popolo meridionale….dopo 152 anni di “prima il Nord”, è venuto il momento di ripartire da Sud.

Ripartire da Sud perché dopo 20 anni di berlusconismo, con intervalli dei governi Prodi, siamo arrivati al capolinea, sia con l’illusione della “locomotiva del nord” sia con un modello liberista che affidava tutto al ruolo salvifico del mercato. C’è invece bisogno di una buona politica lontana dall’esempio dei partiti tradizionali, sia di destra che di centro che di sinistra, che riporti i cittadini ad interessarsi della cosa pubblica superando il disgusto che oggi dilaga dopo gli ultimi scandali.

Serve un nuovo modello di sviluppo che riporti l’Italia in Europa per gli investimenti nella ricerca e nell’educazione, serve investire nelle nuove tecnologie come la banda larga e serve difendere i nostri prodotti tipici e le nostre ricchezze culturali e naturali e non nuovi condoni o altri abusi edilizi. Infine serve difendere le nostre piccole e medie industrie e non le FIAT che privatizzano i profitti e socializzano le perdite o le ILVA che portano alla drammatica scelta tra salute e lavoro a Taranto.

Sul fronte della legalità tolleranza zero con le mafie e con l’intreccio tra queste e le lobbies economiche e finanziarie, ricordando che devono essere inasprite le leggi contro la corruzione e reintrodotto il falso in bilancio anche per combattere le mafie che non sono più quelle con la lupara ma proprietarie di società e di banche.

Non a caso quindi vogliamo presentare la nostra lista, fatta non da professionisti della politica ma da professionisti, dipendenti, pensionati, commercianti, cassintegrati…tutte persone innamorate della propria terra, alla Città dell’Altra Economia ed invece delle promesse da televenditore o il rigore da professore della Bocconi, noi preferiamo presentare la nostra passione e il nostro impegno civile per un paese più unito, più equo e più giusto.


lunedì 11 febbraio 2013

Prossimi appuntamenti Partito del Sud Lazio per la campagna elettorale




Prossimi appuntamenti Partito del Sud Lazio per la campagna elettorale:

giovedì 14 - Antonio Ciano e Augusto Ciccolella a ITRI TV

venerdì 15 - Enzo Riccio alla camera di Commercio di Viterbo che incontra i candidati del Lazio

sabato 16 - presentazione lista dei candidati Partito del Sud al Senato Lazio alla sala Convegni della Città Altra Economia, Largo Dino Frisullo, ex Mattatoio quartiere Testaccio, ROMA
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Prossimi appuntamenti Partito del Sud Lazio per la campagna elettorale:

giovedì 14 - Antonio Ciano e Augusto Ciccolella a ITRI TV

venerdì 15 - Enzo Riccio alla camera di Commercio di Viterbo che incontra i candidati del Lazio

sabato 16 - presentazione lista dei candidati Partito del Sud al Senato Lazio alla sala Convegni della Città Altra Economia, Largo Dino Frisullo, ex Mattatoio quartiere Testaccio, ROMA

domenica 10 febbraio 2013

La favola del voto utile


Riceviamo e postiamo:




Di Lucio Garofalo

C’era una volta un principe azzurro, era un tipo affascinante ma un po’ spocchioso, che non si degnava mai di partecipare alla vita del popolo, di scendere dal castello dorato in cui risiedeva per mescolarsi in mezzo ai sudditi. Egli preferiva il lusso, la sontuosa vita di corte, i ricevimenti solenni, le feste con le tavole ricche e imbandite di cibi succulenti, i pranzi luculliani, i divertimenti e i balli in compagnia di dame eleganti, avvenenti e condiscendenti, e via discorrendo. Ebbene, tutti abbiamo letto la fiaba dei fratelli Grimm da piccoli, per cui sappiamo come è andata a finire: il principe azzurro baciò la bellissima Biancaneve, apparentemente morta, distesa in una bara di cristallo nascosta nella foresta dai sette nani, lei si risvegliò, poi si sposarono e vissero felici e contenti.
Ora, uscendo fuor di metafora, si sa che la vita reale non è esattamente una favola e che la realtà non è certo di origine onirica. Ma la vera favola, purtroppo, intesa nel senso di chimera, è esattamente quella di chi si illude di poter cambiare lo stato di cose presenti attraverso il voto. C’è una cricca di politici corrotti da mandare a casa? E’ vero.
Ma pensiamo di poterlo farlo con l’esercizio del voto? Delegando qualcuno a salire in Parlamento, nel “castello dorato”, nel favoloso regno della Casta a fare “piazza pulita”? Io temo che chiunque dovesse ricevere un simile mandato finirà (inevitabilmente) per cedere alle lusinghe del potere e della ricchezza, come d’altronde si è verificato finora.
O credete davvero che qualcuno sia riuscito a difendere e a conservare a lungo, con tenacia e coerenza, le proprie posizioni “dure e pure”, come una “pecorella tra i lupi”? Beato chi ci crede! Ma se costoro, in gran parte (non proprio tutti, è vero, ma serve il lanternino per scoprire le eccezioni) non sanno nemmeno cosa significhi guadagnarsi da vivere con un lavoro vero, faticoso ma dignitoso. Sono tutti milionari (anzi, quasi tutti, i distinguo sono opportuni e doverosi, ancorché difficili), senza dubbio sono privilegiati.
Pertanto, cosa volete che sappiano della gente in carne ed ossa che lavora e soffre.
Ormai questi privilegiati formano una casta autoreferenziale che è soggetta e devota ad un’altra casta, molto più potente, corrotta e parassitaria: l’alta finanza internazionale.
Questo mondo privilegiato e parassitario è, metaforicamente parlando, un po’ come il “castello dorato” nella fiaba di Biancaneve. Invece, il “popolo bue” come se la passa?
Vediamo alcuni dati concreti e drammatici. Circa 20 milioni di famiglie, ma il dato è ufficiale, quindi è truccato al ribasso, sono già oltre la soglia dell’indigenza, 7 milioni di giovani sono senza lavoro e senza futuro, 14 milioni di pensionati sono già nella triste condizione di dover contare euro e centesimi per sapere se mangeranno il giorno dopo.
Ma tutto ciò non “commuove” affatto il potere dell’alta finanza e dei suoi politici servili.
Il prossimo attacco programmato è in direzione dell’esproprio della piccola proprietà immobiliare individuale; nessuno lo dice, ma l’offensiva portata avanti dall’agenzia Equitalia supportata dal potere statale, è già in atto, è già abbastanza avanzata. Sono ormai circa 400 mila le piccole proprietà espropriate per debiti insolventi, per tasse non pagate, per mutui non onorati. L’estensione media di queste proprietà non supera gli 80 metri quadri, si tratta di povera gente che credeva di essersi costruita un minimo di sicurezza faticando per anni e anni per pagarle. Il colpo di maglio deve aspettare, però, il dopo-elezioni. E c’è chi è talmente ingenuo da illudersi che basti un voto per delegare qualcuno a “mandare a casa” questi servili e devoti funzionari del capitale finanziario?
Allora preferisco credere veramente alla fiaba di Biancaneve e del principe azzurro.

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Riceviamo e postiamo:




Di Lucio Garofalo

C’era una volta un principe azzurro, era un tipo affascinante ma un po’ spocchioso, che non si degnava mai di partecipare alla vita del popolo, di scendere dal castello dorato in cui risiedeva per mescolarsi in mezzo ai sudditi. Egli preferiva il lusso, la sontuosa vita di corte, i ricevimenti solenni, le feste con le tavole ricche e imbandite di cibi succulenti, i pranzi luculliani, i divertimenti e i balli in compagnia di dame eleganti, avvenenti e condiscendenti, e via discorrendo. Ebbene, tutti abbiamo letto la fiaba dei fratelli Grimm da piccoli, per cui sappiamo come è andata a finire: il principe azzurro baciò la bellissima Biancaneve, apparentemente morta, distesa in una bara di cristallo nascosta nella foresta dai sette nani, lei si risvegliò, poi si sposarono e vissero felici e contenti.
Ora, uscendo fuor di metafora, si sa che la vita reale non è esattamente una favola e che la realtà non è certo di origine onirica. Ma la vera favola, purtroppo, intesa nel senso di chimera, è esattamente quella di chi si illude di poter cambiare lo stato di cose presenti attraverso il voto. C’è una cricca di politici corrotti da mandare a casa? E’ vero.
Ma pensiamo di poterlo farlo con l’esercizio del voto? Delegando qualcuno a salire in Parlamento, nel “castello dorato”, nel favoloso regno della Casta a fare “piazza pulita”? Io temo che chiunque dovesse ricevere un simile mandato finirà (inevitabilmente) per cedere alle lusinghe del potere e della ricchezza, come d’altronde si è verificato finora.
O credete davvero che qualcuno sia riuscito a difendere e a conservare a lungo, con tenacia e coerenza, le proprie posizioni “dure e pure”, come una “pecorella tra i lupi”? Beato chi ci crede! Ma se costoro, in gran parte (non proprio tutti, è vero, ma serve il lanternino per scoprire le eccezioni) non sanno nemmeno cosa significhi guadagnarsi da vivere con un lavoro vero, faticoso ma dignitoso. Sono tutti milionari (anzi, quasi tutti, i distinguo sono opportuni e doverosi, ancorché difficili), senza dubbio sono privilegiati.
Pertanto, cosa volete che sappiano della gente in carne ed ossa che lavora e soffre.
Ormai questi privilegiati formano una casta autoreferenziale che è soggetta e devota ad un’altra casta, molto più potente, corrotta e parassitaria: l’alta finanza internazionale.
Questo mondo privilegiato e parassitario è, metaforicamente parlando, un po’ come il “castello dorato” nella fiaba di Biancaneve. Invece, il “popolo bue” come se la passa?
Vediamo alcuni dati concreti e drammatici. Circa 20 milioni di famiglie, ma il dato è ufficiale, quindi è truccato al ribasso, sono già oltre la soglia dell’indigenza, 7 milioni di giovani sono senza lavoro e senza futuro, 14 milioni di pensionati sono già nella triste condizione di dover contare euro e centesimi per sapere se mangeranno il giorno dopo.
Ma tutto ciò non “commuove” affatto il potere dell’alta finanza e dei suoi politici servili.
Il prossimo attacco programmato è in direzione dell’esproprio della piccola proprietà immobiliare individuale; nessuno lo dice, ma l’offensiva portata avanti dall’agenzia Equitalia supportata dal potere statale, è già in atto, è già abbastanza avanzata. Sono ormai circa 400 mila le piccole proprietà espropriate per debiti insolventi, per tasse non pagate, per mutui non onorati. L’estensione media di queste proprietà non supera gli 80 metri quadri, si tratta di povera gente che credeva di essersi costruita un minimo di sicurezza faticando per anni e anni per pagarle. Il colpo di maglio deve aspettare, però, il dopo-elezioni. E c’è chi è talmente ingenuo da illudersi che basti un voto per delegare qualcuno a “mandare a casa” questi servili e devoti funzionari del capitale finanziario?
Allora preferisco credere veramente alla fiaba di Biancaneve e del principe azzurro.

sabato 9 febbraio 2013

VICENZA SABATO 16 FEBBRAIO: RIUNIONE ISCRITTI DEL PARTITO DEL SUD RESIDENTI IN VENETO



Convocata a Brendola (VI) la riunione degli iscritti e simpatizzanti del PdSUD residenti in Veneto per sabato 16 Febbraio 2013 alle ore 13,30 c/o Becast Caffè a Brendola (VI) , Via L. Einaudi 5, uscita Casello Autostrada Montecchio Maggiore 

Dopo un breve pranzo di lavoro avremo a disposizione per la riunione una saletta riservata fino alle ore 17,00, termine della riunione.




Ordine Del Giorno:

- Tesseramento 2013

- Relazione situazione politica nazionale, a cura del co- Presidente Nazionale del Partito del Sud - Natale Cuccurese, e locale, ad opera del Coord. Regionale Veneto del Partito del Sud - Filippo Romeo.

- Iniziative politiche a Vicenza in vista della prossime elezioni comunali

- Analisi organizzazione elettorale e territoriale

- Varie ed eventuali




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Convocata a Brendola (VI) la riunione degli iscritti e simpatizzanti del PdSUD residenti in Veneto per sabato 16 Febbraio 2013 alle ore 13,30 c/o Becast Caffè a Brendola (VI) , Via L. Einaudi 5, uscita Casello Autostrada Montecchio Maggiore 

Dopo un breve pranzo di lavoro avremo a disposizione per la riunione una saletta riservata fino alle ore 17,00, termine della riunione.




Ordine Del Giorno:

- Tesseramento 2013

- Relazione situazione politica nazionale, a cura del co- Presidente Nazionale del Partito del Sud - Natale Cuccurese, e locale, ad opera del Coord. Regionale Veneto del Partito del Sud - Filippo Romeo.

- Iniziative politiche a Vicenza in vista della prossime elezioni comunali

- Analisi organizzazione elettorale e territoriale

- Varie ed eventuali




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Vandalismo! Basilica di San Domenico Maggiore a Napoli ha subito un’incursione notturna di leghisti; hanno applicato sulla facciata il simbolo il “Sole delle Alpi”


di Bruno Pappalardo

Per essere un partito, un soggetto politico, non  è affatto necessario dover dimostrare nobili progenitori o una storia alla spalle, un background derivante da lontane e forti origini radicate nella narrazione d’una collettività.  Nuovi movimenti e associazioni e partiti sorgono per nuovi obiettivi e nuovi uomini si propongono  in una società in trasformazione, dunque nulla di male!  

Avercela, però una lontana e propria storia??! E’tutto grazia del il buon dio! E’ un notevole valore aggiunto!  
La LEGA, orfana di una memoria e non potendo dimostrare alcuna delle ascendance  dalle rivoluzionarie teorie di costruzione universalistiche del mondo che esordirono, vivide già oltre la metà del XVIII sec., ebbene, provò, prima ancora del ’89, ad inventarsi ed esibire un pèdigrée con il quale accompagnare i propri valori unicamente economici, merciai. Occorreva un più robusto contributo culturale, nonché  storico-ideologico, un chiaro legame ad una etnia, una comunità, una religione, un sapere ben definito. Occorrevano, quindi, dei simboli, dei  riti, testimonianza di questa origine. Ma divenne, da subito evidente che si trattava di una mistificazione e segno di uno spavaldo panico di non essere riconosciuto come figlio naturale di quel territorio. Era la stupida ma purtroppo dolorosa e ingiustificata vergogna dell’orfano: essere NULLA.  Apposta  fanno ritornare, dal passato, i nuovi genitori, i Celti. Con una farsesca  ritualità si poteva perfino asserire che il “Sole delle Alpi” fosse esclusivamente nordico. Miglio se la poteva risparmiare!

Il simbolo si genera da una sintesi di appartenenza storico-culturale di un singolo o gruppo o popolo, con il quale  ci si riconosce come identità. Il simbolo ha un indubitabilmente alto e valore di collante.
E’ cosa sciocca quanto insulsa.      
La STELLA  è un disegno solo  simulante, per l’appunto, un fiore con sei petali inscritti in un cerchio. Perché in cerchio così doppio?  Perché la necessità di chiuderlo? Una necessità grafica di logotipia?
Quella della “ruota del Sole” o del “fiore del sole” ha origini lontane dall’India al  Tibet, dalla iconologia egiziana (culto del sole)a quella del 3200 a.C. in Galles con gli Stonehenge, esprimono essenzialmente un misticismo dinamico e perpetuo che viene chiuso nel cerchio energico: la conoscenza, la vita.  Il simbolo esprime la concezione universalistica incentrata sul circolare del sole e sul principio che essa si rappresenta come allegoria della vita e della morte; Il cerchio nasce  da un centro da cui si dipartono i petali (la natura) ma che devono essere intesi anche come anelli orbitanti  intorno al sole. Nel  centro è anche l’uomo.
Siamo davanti a quel “sincretismo” originatosi dall’incontro di diverse culture indoeuropee e orientali pagane su cui si formò San Domenico di Guzman. Il santo, fondatore dell’ordine domenicano  (1216 d.C. )  che si ispirava alla regola di S. Agostino, a sua volta, influenzato dalle teorie neoplatoniche del mondo.  L’uomo, per trovare se stesso e la sua ragione, non ha bisogno di guardare al di fuori di sé ma basta una ricerca interiore, (Il cerchio) L’uomo “agostiniano”, vive all’interno di un sistema chiuso ma dinamico, dove trova la luce della ragione che porta a Dio.

La basilica di San Domenico Maggiore a Napoli  (l’ edificazione tra il 1283 e il 1324) presenta, appunto, sui  portali ferrei  dell’ingresso, il cosiddetto “Sole delle Alpi” ma, inveroil Sole origine della Vita. E’ lì dal 1324!
Signori leghisti, meridionali venduti, non è un vostro simbolo, è solo parte della cultura del mondo.  
Proviene dal mondo indo-orientale ed  specificamente ellenistico. S’associa e assomiglia anche ad una “ruota” che è emblema immemorabile, (4500 a.C.)dell’uomo. Guarda caso, apparteneva proprio ai nomadi che sarebbero i vostri veri padri. Anche i Celti erano nomadi nati dai Rom o zingari che ancora tentate di buttar fuori dall’Italia con tanto odio. Attenzione! Sono proprio i vostri progenitori! E’ sacrilegio!
S. Agostino moriva nel 430. E’ verosimile che sia stato portato nel territorio nordico  proprio dai domenicani in quanto incaricati, da Onofrio III, ad essere” Frati Predicatori-Teologi” e che viaggiavano per tutto il globo terracqueo per convertire l’uomo. La gente dimentica! Non il SUD!
Un poco alla volta prima ci  vengono sottratti i nostri simboli e,  poi,  valori di diritto e giustizia e soprattutto la  libertà della dignità. 


San Domenico Maggiore, simbolo delle orbite del sole
grafico delle orbite solari secondo San Domenico
ruota a sei raggi sanscrita/civiltà dell'India


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di Bruno Pappalardo

Per essere un partito, un soggetto politico, non  è affatto necessario dover dimostrare nobili progenitori o una storia alla spalle, un background derivante da lontane e forti origini radicate nella narrazione d’una collettività.  Nuovi movimenti e associazioni e partiti sorgono per nuovi obiettivi e nuovi uomini si propongono  in una società in trasformazione, dunque nulla di male!  

Avercela, però una lontana e propria storia??! E’tutto grazia del il buon dio! E’ un notevole valore aggiunto!  
La LEGA, orfana di una memoria e non potendo dimostrare alcuna delle ascendance  dalle rivoluzionarie teorie di costruzione universalistiche del mondo che esordirono, vivide già oltre la metà del XVIII sec., ebbene, provò, prima ancora del ’89, ad inventarsi ed esibire un pèdigrée con il quale accompagnare i propri valori unicamente economici, merciai. Occorreva un più robusto contributo culturale, nonché  storico-ideologico, un chiaro legame ad una etnia, una comunità, una religione, un sapere ben definito. Occorrevano, quindi, dei simboli, dei  riti, testimonianza di questa origine. Ma divenne, da subito evidente che si trattava di una mistificazione e segno di uno spavaldo panico di non essere riconosciuto come figlio naturale di quel territorio. Era la stupida ma purtroppo dolorosa e ingiustificata vergogna dell’orfano: essere NULLA.  Apposta  fanno ritornare, dal passato, i nuovi genitori, i Celti. Con una farsesca  ritualità si poteva perfino asserire che il “Sole delle Alpi” fosse esclusivamente nordico. Miglio se la poteva risparmiare!

Il simbolo si genera da una sintesi di appartenenza storico-culturale di un singolo o gruppo o popolo, con il quale  ci si riconosce come identità. Il simbolo ha un indubitabilmente alto e valore di collante.
E’ cosa sciocca quanto insulsa.      
La STELLA  è un disegno solo  simulante, per l’appunto, un fiore con sei petali inscritti in un cerchio. Perché in cerchio così doppio?  Perché la necessità di chiuderlo? Una necessità grafica di logotipia?
Quella della “ruota del Sole” o del “fiore del sole” ha origini lontane dall’India al  Tibet, dalla iconologia egiziana (culto del sole)a quella del 3200 a.C. in Galles con gli Stonehenge, esprimono essenzialmente un misticismo dinamico e perpetuo che viene chiuso nel cerchio energico: la conoscenza, la vita.  Il simbolo esprime la concezione universalistica incentrata sul circolare del sole e sul principio che essa si rappresenta come allegoria della vita e della morte; Il cerchio nasce  da un centro da cui si dipartono i petali (la natura) ma che devono essere intesi anche come anelli orbitanti  intorno al sole. Nel  centro è anche l’uomo.
Siamo davanti a quel “sincretismo” originatosi dall’incontro di diverse culture indoeuropee e orientali pagane su cui si formò San Domenico di Guzman. Il santo, fondatore dell’ordine domenicano  (1216 d.C. )  che si ispirava alla regola di S. Agostino, a sua volta, influenzato dalle teorie neoplatoniche del mondo.  L’uomo, per trovare se stesso e la sua ragione, non ha bisogno di guardare al di fuori di sé ma basta una ricerca interiore, (Il cerchio) L’uomo “agostiniano”, vive all’interno di un sistema chiuso ma dinamico, dove trova la luce della ragione che porta a Dio.

La basilica di San Domenico Maggiore a Napoli  (l’ edificazione tra il 1283 e il 1324) presenta, appunto, sui  portali ferrei  dell’ingresso, il cosiddetto “Sole delle Alpi” ma, inveroil Sole origine della Vita. E’ lì dal 1324!
Signori leghisti, meridionali venduti, non è un vostro simbolo, è solo parte della cultura del mondo.  
Proviene dal mondo indo-orientale ed  specificamente ellenistico. S’associa e assomiglia anche ad una “ruota” che è emblema immemorabile, (4500 a.C.)dell’uomo. Guarda caso, apparteneva proprio ai nomadi che sarebbero i vostri veri padri. Anche i Celti erano nomadi nati dai Rom o zingari che ancora tentate di buttar fuori dall’Italia con tanto odio. Attenzione! Sono proprio i vostri progenitori! E’ sacrilegio!
S. Agostino moriva nel 430. E’ verosimile che sia stato portato nel territorio nordico  proprio dai domenicani in quanto incaricati, da Onofrio III, ad essere” Frati Predicatori-Teologi” e che viaggiavano per tutto il globo terracqueo per convertire l’uomo. La gente dimentica! Non il SUD!
Un poco alla volta prima ci  vengono sottratti i nostri simboli e,  poi,  valori di diritto e giustizia e soprattutto la  libertà della dignità. 


San Domenico Maggiore, simbolo delle orbite del sole
grafico delle orbite solari secondo San Domenico
ruota a sei raggi sanscrita/civiltà dell'India


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venerdì 8 febbraio 2013

Borse di Studio, il Ministro fa un passo indietro, ma il problema è un altro


Proviamo a fare un ragionamento, il Ministro Profumo, o qualcuno del ministero aveva messo su un Decreto legge in cui per accedere al bando per ottenere Borse di Studio i ragazzi italiani dovevano presentare la documentazione con l’indicazione del reddito che non doveva superare il massimo ISEE previsto dal decreto stesso. Tutto normale si dirà. Si assolutamente normale e di prassi se non fosse per un particolare i diritti degli italiani sono stati divisi dal decreto per aree geografiche. Un Italiano del nord poteva essere considerato benestante e quindi non in grado di partecipare al bando se il suo reddito superava i 20000 €, un italiano del centro 17.000 €, un italiano del sud 14.000 €. In pratica la repubblica Italiana stabiliva per legge che a sud si può, anzi si deve campare con 14.000 euro, al nord con 20.000 €. Si rende legge quindi una discriminazione.
Giustamente gli studenti innanzitutto, ma anche movimenti meridionalisti e partiti politici hanno fatto presente con vibrate proteste questa stortura, diremmo questa aberrazione del sistema tecnocratico che guida il Paese per il quale la legge dei numeri e delle statistiche prevarica su qualsiasi cosa.
Il ministro Profumo ha fatto un passo indietro, è vero, ma il problema è che un modo di pensare discriminatorio non dovrebbe essere assunto neanche per sbaglio come ipotesi di una legge di uno stato che si vanta di essere unitario.
L’idea che si possa legiferare ipotizzando diritti differenziati geograficamente è sbagliata, è assurda e mette questa si in discussione l’unità di Italia.
Non si vogliono differenziare le politiche a seconda delle necessità e delle peculiarità dei territori e si differenziano i diritti dei cittadini che, fino a prova contraria sono tutti italiani…
O no ?
Michele Dell’Edera

Fonte: Sud24.it

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Proviamo a fare un ragionamento, il Ministro Profumo, o qualcuno del ministero aveva messo su un Decreto legge in cui per accedere al bando per ottenere Borse di Studio i ragazzi italiani dovevano presentare la documentazione con l’indicazione del reddito che non doveva superare il massimo ISEE previsto dal decreto stesso. Tutto normale si dirà. Si assolutamente normale e di prassi se non fosse per un particolare i diritti degli italiani sono stati divisi dal decreto per aree geografiche. Un Italiano del nord poteva essere considerato benestante e quindi non in grado di partecipare al bando se il suo reddito superava i 20000 €, un italiano del centro 17.000 €, un italiano del sud 14.000 €. In pratica la repubblica Italiana stabiliva per legge che a sud si può, anzi si deve campare con 14.000 euro, al nord con 20.000 €. Si rende legge quindi una discriminazione.
Giustamente gli studenti innanzitutto, ma anche movimenti meridionalisti e partiti politici hanno fatto presente con vibrate proteste questa stortura, diremmo questa aberrazione del sistema tecnocratico che guida il Paese per il quale la legge dei numeri e delle statistiche prevarica su qualsiasi cosa.
Il ministro Profumo ha fatto un passo indietro, è vero, ma il problema è che un modo di pensare discriminatorio non dovrebbe essere assunto neanche per sbaglio come ipotesi di una legge di uno stato che si vanta di essere unitario.
L’idea che si possa legiferare ipotizzando diritti differenziati geograficamente è sbagliata, è assurda e mette questa si in discussione l’unità di Italia.
Non si vogliono differenziare le politiche a seconda delle necessità e delle peculiarità dei territori e si differenziano i diritti dei cittadini che, fino a prova contraria sono tutti italiani…
O no ?
Michele Dell’Edera

Fonte: Sud24.it

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Comizio del Partito del Sud sabato 9 a Formia (LT) con presentazione della sua lista meridionalista e dei suoi candidati.


Il Partito del Sud presenta sabato 9 a Formia (LT) la sua lista meridionalista, autonoma dagli schieramenti di destra, centro e sinistra, al Senato Lazio.
Saranno presenti i nostri candidati, ci sarà un comizio ed un volantinaggio del nostro movimento.

Diamo appuntamento a tutti gli amici e simpatizzanti sabato 9 alle ore 12 a Piazza Mattei a Formia, in caso di brutto tempo ci trasferiremo presso la Sala Boffa del Comune di Formia.

Il comizio iniziera alle 11.00


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Il Partito del Sud presenta sabato 9 a Formia (LT) la sua lista meridionalista, autonoma dagli schieramenti di destra, centro e sinistra, al Senato Lazio.
Saranno presenti i nostri candidati, ci sarà un comizio ed un volantinaggio del nostro movimento.

Diamo appuntamento a tutti gli amici e simpatizzanti sabato 9 alle ore 12 a Piazza Mattei a Formia, in caso di brutto tempo ci trasferiremo presso la Sala Boffa del Comune di Formia.

Il comizio iniziera alle 11.00


giovedì 7 febbraio 2013

Presentazione multimediale del programma del Partito del Sud

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L'incredibile storia dello smantellamento del sistema bancario meridionale confrontato ai favori alle banche tosco-padane come Monte dei Paschi di Siena!


E' davvero sorprendente leggere in questi giorni dello scandalo del Monte dei Paschi di Siena, la ridda di ipotesi su malagestione connesse a malapolitica, ipotesi di tangenti, indagini della Guardia di Finanza, operazioni spericolate su derivati, acquisti ad un prezzo fuori mercato di altre banche, buchi di bilancio, ispezioni non molto accurate di Banca d'Italia...ma noi meridionali non dovevamo prendere esempio dalla buona amministrazione del centro-nord???


Mi torna in mente l'incredibile storia dello smantellamento delle più grandi banche meridionali, in particolare la storia del Banco di Napoli, il glorioso e plurisecolare banco napoletano che negli anni '90 entrò in crisi, anni difficili almeno come quelli attuali. La crisi ci fu sicuramente anche per errori di gestione e connessioni con la "malapolitica" ma anche e soprattutto per fattori esterni come la mancata erogazione di fondi già promessi alle aziende meridionali con la chiusura di AgenSud, l'agenzia che aveva preso il posto della Cassa del Mezzogiorno. 

Ci fu all'epoca una strana severità della Banca d'Italia nelle sue ispezioni (severità che mi sembra sia mancata del tutto con il Monte dei Paschi...) e sulle contabilizzazione dei cosiddetti "crediti incagliati ed in sofferenza" (come poi dimostrato anni dopo dalla SGA, la "bad bank"  che recuperò già a fine 2006 ca. il 70% per poi superare il 90% di crediti recuperati e superò di gran lunga le pessimistiche previsioni di Ciampi che stimava oltre il 50% di crediti non recuperabili) e varie dichiarazioni alquanto sospette "sull'inefficienza bancaria meridionale" di alcuni esponenti politici tra cui Dini e Ciampi, sospette soprattutto alla luce di quello che avvenne dopo questa crisi e le scelte del Ministero del Tesoro. Tutto questo è ben spiegato, con numerosi altri dettagli, dal libro "Il declino del sistema bancario meridionale" di Emilio Esposito ed Antonio Falconio che consiglio a tutti per approfondimenti, cifre, eventi e date.

La fine di secoli di storia gloriosa avvenne qualche anno più tardi, il Banco di Napoli fu ceduto ad una banca come BNL che aveva molti problemi in più del Banco di Napoli sia per la liquidità sia per lo stato patrimoniale, ma era una Banca in maggioranza pubblica del Ministero del Tesoro che ritenne che 60 Miliardi di Lire (praticamente una miseria....) era un'offerta accettabile per lo storico Banco di Napoli (che secondo alcuni è ancora più antico del Monte dei Paschi di Siena nato nel 1472, infatti è nato ufficialmente come "Monte di Pietà" nel 1539 ma secondo alcune ricerche è ancora più antico e risale al XV secolo...) e stranamente qualche anno la stessa BNL-INA hanno rivenduto il Banco di Napoli ben 6.000 (!!!) Miliardi al gruppo torinese San Paolo realizzando una incredibile plusvalenza per BNL ....salvando così la BNL dalla crisi e facendo di fatto scomparire il Banco di Napoli, che rimane oggi praticamente solo come marchio e con una società al 100% controllata da Intesa-SanPaolo quindi le decisioni si prendono a Torino (sede legale) e a Milano (sede operativa) e le relative fondazioni investono ovviamente il 99% al Nord e qualche spicciolo al Sud.

Possiamo sopportare ancora altre bugie ai danni del Sud, altri trattamenti discriminatori e altre desertificazioni  bancarie, produttive e sociali al Sud?


Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud



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E' davvero sorprendente leggere in questi giorni dello scandalo del Monte dei Paschi di Siena, la ridda di ipotesi su malagestione connesse a malapolitica, ipotesi di tangenti, indagini della Guardia di Finanza, operazioni spericolate su derivati, acquisti ad un prezzo fuori mercato di altre banche, buchi di bilancio, ispezioni non molto accurate di Banca d'Italia...ma noi meridionali non dovevamo prendere esempio dalla buona amministrazione del centro-nord???


Mi torna in mente l'incredibile storia dello smantellamento delle più grandi banche meridionali, in particolare la storia del Banco di Napoli, il glorioso e plurisecolare banco napoletano che negli anni '90 entrò in crisi, anni difficili almeno come quelli attuali. La crisi ci fu sicuramente anche per errori di gestione e connessioni con la "malapolitica" ma anche e soprattutto per fattori esterni come la mancata erogazione di fondi già promessi alle aziende meridionali con la chiusura di AgenSud, l'agenzia che aveva preso il posto della Cassa del Mezzogiorno. 

Ci fu all'epoca una strana severità della Banca d'Italia nelle sue ispezioni (severità che mi sembra sia mancata del tutto con il Monte dei Paschi...) e sulle contabilizzazione dei cosiddetti "crediti incagliati ed in sofferenza" (come poi dimostrato anni dopo dalla SGA, la "bad bank"  che recuperò già a fine 2006 ca. il 70% per poi superare il 90% di crediti recuperati e superò di gran lunga le pessimistiche previsioni di Ciampi che stimava oltre il 50% di crediti non recuperabili) e varie dichiarazioni alquanto sospette "sull'inefficienza bancaria meridionale" di alcuni esponenti politici tra cui Dini e Ciampi, sospette soprattutto alla luce di quello che avvenne dopo questa crisi e le scelte del Ministero del Tesoro. Tutto questo è ben spiegato, con numerosi altri dettagli, dal libro "Il declino del sistema bancario meridionale" di Emilio Esposito ed Antonio Falconio che consiglio a tutti per approfondimenti, cifre, eventi e date.

La fine di secoli di storia gloriosa avvenne qualche anno più tardi, il Banco di Napoli fu ceduto ad una banca come BNL che aveva molti problemi in più del Banco di Napoli sia per la liquidità sia per lo stato patrimoniale, ma era una Banca in maggioranza pubblica del Ministero del Tesoro che ritenne che 60 Miliardi di Lire (praticamente una miseria....) era un'offerta accettabile per lo storico Banco di Napoli (che secondo alcuni è ancora più antico del Monte dei Paschi di Siena nato nel 1472, infatti è nato ufficialmente come "Monte di Pietà" nel 1539 ma secondo alcune ricerche è ancora più antico e risale al XV secolo...) e stranamente qualche anno la stessa BNL-INA hanno rivenduto il Banco di Napoli ben 6.000 (!!!) Miliardi al gruppo torinese San Paolo realizzando una incredibile plusvalenza per BNL ....salvando così la BNL dalla crisi e facendo di fatto scomparire il Banco di Napoli, che rimane oggi praticamente solo come marchio e con una società al 100% controllata da Intesa-SanPaolo quindi le decisioni si prendono a Torino (sede legale) e a Milano (sede operativa) e le relative fondazioni investono ovviamente il 99% al Nord e qualche spicciolo al Sud.

Possiamo sopportare ancora altre bugie ai danni del Sud, altri trattamenti discriminatori e altre desertificazioni  bancarie, produttive e sociali al Sud?


Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud



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